01/06/12

Golden Gala: Hinc Sunt Leones

Bolt italiano - foto Virgilio.it
Meraviglioso meeting il Golden Gala, e insomma, lo dico ad un sacco di ore di distanza dai fatti quindi a bocce impietosamente ferme. Ci sarebbe da scrivere per ore, per giorni, probabilmente: dall'Angelo dell'Atletica caduto negli inferi della normalità, e resuscitato nella serata romana. Agli Dei d'ebano della corsa prolungata, alla piccola e ritrovata visibilità dell'atletica italiana, rinata autonomamente dalle proprie ceneri, nelle piccole e medie "aziende" private, che non hanno avuto la sfortuna di interfacciarsi con il marketing d'immagine-Fidal. Allo scadentissimo prodotto che ha fornito la Rai (che mi darà modo di scrivere a parte...) nemmeno lontanamente paragonabile a quello che stava accadendo in quel momento in pista. A quello che ritengo il biscottone finale della 4x100 italiana, che almeno al sottoscritto, ha rovinato una grandissima serata di atletica come non se ne vedevano da tempo.

E parto quindi con quei 100 che hanno rimesso al proprio posto dell'Olimpo il Puma Usain. Ieri sera abbiamo commentato in diretta sul nostro profilo di facebook tutti gli avvenimenti della serata (oltre 700 commenti), e si commentava come un 9"76 sui 100 sia diventato quasi... normale. Ma poi si scopre che quel 9"76 è in realtà l'8° tempo di sempre al mondo, e che Usain Bolt ha corso con tempi inferiori o uguali già in 6 circostanze. Nei 7 tempi precedenti a quello di ieri sera in quattro circostanze qualcuno che non si chiamasse Bolt era andato più veloce (in condizioni meteo regolari): il 9"69 di Ty Gay a Shanghai nel 2009; il 9"71 dello stesso Gay "rubando" il risucchio della cannonata più veloce della storia di Bolt: il 9"58 di Berlino 2009. Poi Asafa The Mindless, e i suoi 9"72 a NY nel 2008 e il 9"74 di Rieti del 2007, allora record mondiale e ad oggi il più veloce 100 corso sul suolo italico. 25 sono i 100 corsi sotto i 9"80 nella storia dell'umanità: 8 sono di Bolt, 8 di Powell, 7 di Tyson Gay, e una a testa per Maurice Greene e Nesta Carter. Giusto per ricordare che se un domani avessimo un Bolt vs Powell vs Gay, insomma, avremmo sul piatto 23 sub-9"80: la storia recente dei 100 metri. In sè la gara ha visto la solita grande partenza di Starting-Kim (Collins) poi arrotato dalle leve di Usain e risucchiato dall'ammasso muscolare di Asafa Powell. Poi Bolt, finita l'accelerazione, esce dall'uscio del drive da solo, insolitamente cattivo e lasciando molto poco alla fantasia. Non gigioneggia più evidentemente anche durante la gara. La gara ha ritrovato la sua sacralità anche per lui, perchè gli Dei dell'atletica permettono sì di fare tutto ciò che vuoi, ma poi ti puniscono, nel modo più clamoroso, come avvenne a Daegu l'anno scorso. Powell rimane disturbato dal brusio dell'Olimpico, rimane inchiodato per qualche metro di troppo, accelerando in un'insolita melassa, per poi impressionare per una 30ina di metri e poi mollare ad una decina di metri dal traguardo: 9"91, alla sua 83^ volta sotto i 10". Ma non mi è dispiaciuto. Rimasto fuori dalla lotta praticamente dal primo centimetro, ma poi emerso nelle bracciate finali a risalire come un salmone la corrente, è stato invece Christophe Lemaitre, al suo SB con 10"04, dopo un avvio di stagione un pò stentato. In crescita, ma apparentemente fuori dai giochi medagliferi per Londra... ad oggi. 4° Rolling-Kim, 10"05 (a 36 anni) e probabilmente il miglior partente al mondo al momento. Solo 5° Lerone Di Lernia Clarke: 10"16. Aumentate dalla stagione al coperto di 40 metri le gittate delle gare, lo sprinter più vintage in circolazione sembra essersi lentamente sfaldato. 

Nei 3000 siepi volatona impressionante di Paul Kipsiele Koech, atipicamente keniano. Stabilisce la terza prestazione di sempre nelle siepi (7'54"31 a 68 centesimi dal record del mondo), che non è come sosteneva Bragagna il record keniano (ma chi gliele dà queste informazioni?) avendo l'anno scorso Kipruto fallito l'aggancio per un solo centesimo a Monaco. Ma è una prestazione mostruosa per come è stata concepita e portata a termine. L'atipicità del keniano risiede nel suo modo di correre non più elegante e flessuoso, cui mi ero abituato, ma nervoso, convinto, potente... quasi da 800ista, e le velocità tenute da Koech erano quasi quelle. Diventano con queste 33 le volte di un uomo sotto gli 8' nelle siepi, 22 delle quali appartenenti ad atleti keniani. Se proprio vogliamo... 8 delle 11 rimanenti le ha ottenute Saif Saed Shaheen, che altri non era che un altro atleta keniano emigrato a suon di dollaroni in Qatar. Ergo, 30 su 33 prestazioni sono, de facto, keniane. Per rigor di cronaca: le ultime 3 sono del marocchino Brahim Boulami. Quindi, tirando le somme: 33 prestazioni, tutte ottenute da atleti africani. Dopo il solito rosario di atleti keniani, è giusto ricordare l'11° posto di Yuri Floriani con il minimo olimpico (e l'ancillare Europeo): 8'22"62. Il minimo A era 8'23"10: Fidal costretta a portarsi un atleta in più con sommo dispiacere delle casse federali (i consiglieri non saranno infatti tagliati, visto che i biglietti per lo Stadio di Londra sono stati già acquistati dalla Fidal... e non si ancora quanti e per chi). Scalata di Floriani anche nelle liste italiane all-time: dal 17° posto al 13°, appena alle spalle di Pregnolato e Iannelli.

Passo di volata ai 100hs, dove dopo il passaggio a vuoto di Ostrava, Marzia Caravelli spara l'ennesima prestazione per la quale ormai scarseggio gli aggettivi. Io l'avevo vaticinato: serve adesso confermarsi sotto i 13": detto-fatto. 12"96, secondo tempo italiano di sempre, benchè arrivi con l'ultimo posto delle traguardate. Ma si sa che esiste una grandezza relativa e una assoluta: nella relatività del nostro mondo italico, nella relatività con la quale Marzia ha dovuto affrontare l'atletica, nella relatività con la quale è stata considerata da questo stesso mondo atletico, il risultato è impressionante. Poi davanti le arrivano, a pochi centimetri invero, 7 atlete tra le più forti al mondo, ma che dell'atletica si nutrono quotidianamente, vita-natural-durante. E ora i due migliori tempi di sempre in Italia sono i suoi. Servirebbe un 12"8x per accedere alla finale olimpica: si spera sempre che non adottino le tre semifinali come per i mondiali... ma dubito. La gara in sè è stata vinta da Dawn Harper (12"66) davanti a Kellie Wells (12"67) e Brigitte Ann-Foster. Ma di fatto il circus delle migliori si sta alternando nelle posizioni e nei risultati. L'unica fuori portata (ma da qualche settimana in letargo olimpico) sembra essere Sally Pearson. Nella cronaca, commento tecnico sublime di Tilli: il problema per la Caravelli consterebbe nei 2 centesimi persi nel tempo di reazione. Da qui si capisce perchè ha fatto lo sprinter e non il tecnico degli ostacoli. 0"17 di RT contro 0"15, pur rappresentando nell'ovvietà una reazione di 2 centesimi più lenta, non può giustificare 3 decimi sul computo di una gara. Vuoi mai che Collio partendo in 0"120 possa battere Bolt? Dem... 

Nelle retrovie degli 800 si ritrova Mario Scapini: 1'46"95, mentre Giordano Benedetti chiude addirittura rialzandosi. Primo sub 1'47" per il milanese, che è da anni ritenuto con Benedetti l'unico 800 degno di tal nome in Italia. Peccato che a causa di qualche infortunio, oggi non sia a 1'45", perchè la stoffa c'è (frase di una banalità senza fine... mi dà fastidio utilizzarla, ma non mi veniva altra immagine da utilizzare). Comunque sia, minimo per Helsinki. E la Fidal paga. Vittoria ad un altro fenomeno classe '94: il keniano Leonard Kirwa Kosencha in 1'44"42. Questo ragazzo a Rabat la settimana scorso aveva corso in 1'43"60. Fenomeno. 

Ad Helsinki per ora non va Josè Reynlado Bencosme De Leon: 50"16 (16 cent dal minimo europeo) ma sua seconda prestazione di sempre, che a suo dire è stata condizionata in maniera pesante dagli shuttle che siluravano nelle corsie a lui interne (essendo stato piazzato in 9^ corsia). Nella gara degli "altri", scontro tra probabili "olimpici": Batman Jackson vs Javier Culson. Vittoria per il quasi-due-metri Culson, autore di una partenza balistica da record del mondo, arenatasi sull'erta finale. Inspiegabile invece la gestione della gara di Batman. Sornione al limite del misterioso per 6 ostacoli e poi cimentatosi in una sorta di cambio di ritmo fuori da ogni regola nel resto della gara. 48"14 a 48"25. Della sfida avrebbe fatto parte anche Felix The Cat Sanchez, colpito dai crampi dopo l'ultimo ostacolo mentre era in atto una sua prodigiosa rimonta. Chi mi sta deludendo a spron battente è il sudafricano Ly Van Zyl, l'anno scorso autore di diversi 47-e-... e quest'anno incapace di scendere sotto i 50". 

Nei concorsi maschili, completamente dimenticati dalla Rai, miglior prestazione mondiale nell'alto del britannico Robbie Grabarz (2,33). Tra l'altro, salto in alto che quest'anno stenta a decollare, sia tra gli uomini che tra le donne. Olimpia aperta al momento a qualsiasi risultato e a qualsiasi vincitore. Negativa la prova dei due italiani: 2,20 sia per Fassinotti che per Chesani, che al momento  sono lontanissimi sia da Helsinki, che ad anni luce da Londra (bisognerà saltare 2,31 per l'A...). Nell'asta Renaud Lavillenie salta in registrata 5,82, e per fortuna c'era una curva dell'Olimpico che lo stava guardando. 5,42 per Claudio Michel Stecchi. Gli si chiede 5,60 per andare ad Helsinki. Nell'altrettanto riferita gara di salto in lungo, un salto notevole d 8,32 passa agli archivi statistici come se nulla fosse. Autore ne è il britannico Greg Rutherford, il più costante lunghista del 2012. Del resto una gara con 3 atleti sopra gli 8,17 non poteva che passare inosservata. Infine l'iraniano Hadadi si aggiudica il disco con 66,73. Retrocessi sotto i 60 gli italiani, dopo le bordate dei giorni scorsi: Faloci 59,33 e 57,74

Nelle donne, i 100 rappresentano il minimo raggiunto dalla Rai per quanto riguarda l'atletica negli ultimi 15 anni. Ci possono dare anche come commentatori gli specialisti del biliardo, concentrarsi solo sulle gare di corsa, dimenticarsi dei concorsi, ma staccare le immagini a metà della gara dei 100 femminili è una cosa senza precedenti. Avevano solo 11" netti per riuscirci e... ci sono riusciti! Meravigliosi. Quindi riprese le immagini su Rai3 ecco che si celebra il record nazionale di Maurille Ahoure appunto con 11"00. Solo seconda Shelly Ann Fraser con 11"06 e terza Kerron Stewart con 11"10. Ma mancano ancora una settantina di giorni ad Olimpia... 

Negli 800 schiaffoni sia per la discussa Pamela Jelimo (a dire di Bragagna tacciata di dopinghismo dalla tv tedesca) che soprattutto per Caster Semenya, finita a boccheggiare nelle retrovie. Il doppio giro trova un'ennesima protagonista, nei piedi di Fantu Magiso, etiope di nuova nomina. 1'57"56 e adesso abbiate paura di lei. La mancata-italiana Yuneyisi Santiusti 1'59"23 (ottima quarta, dietro la russa Savinova). In fondo alla fila una più convincente Marta Milani, che ottiene un comunque onorevole 2'02"02, che viste le premesse è tempo da leccarsi le labbra. Purtroppo mancano una decina di centesimi per Helsinki, e una settantina per il minimo B di Londra. Poco, dopo tutto. Nei 1500 altri risultati-monstre: Abeba Aregawi 3'56"54, miglior tempo mondiale dell'anno. Buona regolarità per la piccola Margherita Magnani: 4'12"17. Soli due secondi ad Helsinki, e penso che a questo punto lo meriterebbe pure. E' l'unica alternativa azzurra ad Elisa Cusma nel mezzofondo veloce. Cusma misteriosamente assente sugli 800... 5000 infine con ben due italiane che filano dritte-dritte a Londra: sono l'eterna Silvia Weissteiner ed Elena Romagnolo, che si sono tirate la gara sotto i 15'20" necessari per imporre alla Fidal la convocazione a furor di popolo. Un attimo... salvo che questi la pensino in maniera diversa, perchè nulla di quello che sembra in Fidal è. Ci vogliono sempre mettere la loro insindacabile ultima parola... metti mai che rimane a terra un consigliere. Che fare? L'atleta o il consigliere? Dubbio atroce.  Per Silvia 15'18"04 mentre per la Romagnolo 15'19"78, 22 centesimi sotto il minimo richiesto. Ogni tanto un pò di fortuna serve, che dite? 

Nei 400hs di Kaliese Spencer (54"39) davanti ad una ancora poco convincente Lashinda Demus, ma in una serie in cui c'erano probabilmente 5 delle 8 probabili finaliste di Londra, ecco in 9^ corsia che compare la esile Manuela Gentili: 56"36, a solo un decimo dalla stella cadente Melanie Walker. Chissà perchè, mi ero concentrato sulla Antyukh, pensando fosse la Gentili: colpa della mise. All'esordio solo 6 centesimi dal minimo europeo, mentre per quello olimpico serve la forza per chiudere in 55"50, benchè il minimo B sia ampiamente conseguito (56"65). Direi che non si può non portare, già con questo tempo. 

Nel triplo, parata di stelle con sparano già i saltoni che darebbero le medaglie allo stadio olimpico di Londra: Saladukha 14,75, Olga Rypakova 14,73, Caterine Ibarguen 14,71... vado avanti? Naufraga invece Simona La Mantia, che non riesce in questa parte della sua carriera a tornare sui suoi livelli. 13,87, cioè quasi un metro da tutto quello che domani conterà. 14,10 e 14,30 i minimi londinesi, 14.00 quello finnico. Nel peso il tank all-blacks Valerie Adams bombarda a 21,03, miglior prestazione mondiale dell'anno (297^ prestazione di sempre). 6^ Chiara Rosa con il suo SB: 18,63. Bisogna arrivare a 19 per ambire alla finale, visto che il minimo non ha mai rappresentato un problema per lei. Infine Barbora Spotakova proietta il giavellotto a 68,65, miglior prestazione mondiale dell'anno e 25^ di sempre. Sotto tono, e anche di molto, Christina Obergfoll e Mariya Abakumova. Zhara Bani 57,01

E le staffette? Bè, quelle necessitano di un articolo a parte perchè oggi è ufficiale, nella 4x100 abbiamo un problema: si chiama Simone Collio

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