
La definizione di Agonismo ci rimanda ad Agone, che oltre ad
essere un pesce commestibile che frequenta i laghi subalpini italiani,
significa letteralmente "gara - competizione", derivando dal greco
"Agon".
Alla voce Agonismo il dizionario sentenzia: "particolare
o deciso impegno di un atleta nella competizione sportiva", o ancora:
"strenuo impegno, volontà di vincere una competizione".
E' vero e ne sono assolutamente convinto che lo sport debba
essere prima di tutto partecipazione, così come non mi convince chi avverte
come "politicamente scorretto" l'agonismo nell'attività fisica. Siamo
tutti d'accordo che l'agonismo non è obbligatorio.
Ma, non riesco a pensare ad una realtà meno agonistica della
nostra società contemporanea; qui sì che mi vien da riflettere se l'agonismo
contribuisca al bene comune.
Si è agonisti dichiarati in tutto, tranne che nello sport,
dove spesso ci si vergogna di confessarsi agonisti, soprattutto se non siamo
"nati per vincere".
Ma nello sport l'agonismo è una legittima attrazione e
l'esperienza diventa davvero tale solo se la si è praticata e la si pratica da
agonisti.
D'altra parte è un fatto che a vincere una competizione sia
solo uno.
E gli altri che si sono allenati ma non hanno vinto?
Naturalmente non tutti i partecipanti possono aspirare a
vincere (qui la mia esperienza è consolidata), non per questo motivo bisogna
smettere le velleità agonistiche, anzi: se così fosse la gloria di un vincitore
in una competizione con pochissimi partecipanti sarebbe davvero poca cosa.
Bisogna immaginare un motivo per competere che sia diverso
dalla sola aspirazione di vittoria.
Così, spesso accade che oltre alla definizione della
categoria correlata all'età, data dalla Federazione, ci creiamo altre e
infinite sottocategorie, solo mentali, solo nostre, assolutamente personali,
che rinfocolano la nostra motivazione e aiutano ad accettare volentieri la
costanza negli allenamenti.
E se qualche dolorino dovesse importunarci, pronti ad
aiutarci avremo i nostri solerti Dottor Sportivi, prodighi di consigli e
terapie disinfiammanti. Tecar, Laser.. magari un bel plantare; e via, come
nuovi e più leggeri di prima! Però, nella rilettura dell'ultimo periodo, mi
par di cogliere un'ironia neanche tanto sottile; forse è meglio eliminarlo.
Come? Andrea mi dice che l'ha già mandato "in stampa",
va beh pazienza, mi tengo la responsabilità di ciò che ho scritto.
E' comunque sicuro che ancora rappresentiamo un target
appetibile, non solo per quanto riguarda indumenti, scarpe, riviste di settore,
integratori, etc.
Per ognuno la misura raggiunta o il tempo realizzato
costituiscono inevitabilmente il riferimento primo con cui confrontarsi nelle
successive gare o addirittura provare a migliorarle l'anno successivo, innescando
di fatto un agonismo virtuoso, del tutto personale, solo nostro, che ci porta
ad affermare: "mi batterò"!
A volte stabiliamo un personale rapporto agonistico con un
amico, che al momento della gara diventa l'avversario assoluto, come è giusto
che sia; se davvero ci si rispetta, si deve sempre dare il massimo, vincerà il migliore
in quel momento.
Ma ancora, ulteriori stimoli potremmo riuscire a trarli
leggendo graduatorie e statistiche, valutando le condizioni ambientali del tal
risultato: "c'era vento contro" (di bolina, direbbe Giovanni
Soldini); oppure: "pioveva", (non nelle indoor, per carità); dandoci
nuovi giustificati obbiettivi di miglioramento.
Oppure potremmo ricavare soddisfazioni verificando dettagli
che solo noi possiamo cogliere.
Ricordo un anno in cui, con un po' di fortuna, vinsi
all'ultimo anno di categoria e, dopo un'immersione completa nei risultati di
tutta la mia fascia d'età, un po' rimbambito, mi accorsi che nessun altro, anche
nelle altre gare, era riuscito a salire sul podio.
Tutte cose che forse appaiono un po' come "carezze
mentali", ma direi che possiamo non vergognarci di gioire delle piccole
gratificazioni personali, soprattutto se rappresentano nuova benzina da mettere
nelle gambe e benefici massaggi per la mente.
Prof. Plantarino
Nessun commento:
Posta un commento