
Nel medesimo numero si leggono i risultati di quell'anno dei vari campionati master/amatori che allora erano uniti. Appunto... poi ci tornerò in maniera più dettagliata quando proporremo la nostra proposta di revisione delle categorie dell'atletica italiana (intendiamoci: per i master non cambierebbe nulla!). Quello che mi preme sottolineare oggi è com'era strutturato allora il mondo "alternativo": a parte le classiche categorie master, vi era la categoria M20 (che copriva 1o anni) e quella M30. Oggi li chiamiamo "Amatori", un ibrido che a mio modo di vedere non può più esistere in termini "filosofici" (noi vogliamo fare atletica senza agonismo... detto in sintesi, cioè un paradosso), ma che deve entrare ed essere incastonato nelle categorie master a tutti gli effetti. Per gli M30 è solo questione di tempo: già quest'anno agli Europei in Ungheria, sono previste alcune prove sperimentali per gli atleti dai 30 ai 34 anni d'età. Scommettete che già dagli Europei del 2012 la categoria sarà presente a tutti gli effetti? L'altra categoria è quella M20... discorso molto difficile. Ci vuole un pò di tempo per metabolizzarlo, ma in questo periodo di crisi dell'atletica italiana può essere un ottima ancora di salvezza. In pratica, mutuando sport come il nuoto e il ciclismo (cioè sport indivduali che hanno capito questa cosa...) è necessario fornire a quegli atleti di non prima schiera (chiamiamoli "professionisti", quelli che per intenderci sono pagati per correre o che sono stipendiati dallo Stato) la possibilità di poter emergere in qualche cosa. Gli sport individuali necessitano di stimoli, obiettivi, seppur minimi. Gli atleti che in quella fascia d'età entrano nel mondo del lavoro o dell'università e non hanno avuto la fortuna di entrare in un gruppo sportivo militare, non avranno più nessuna possibilità di competere contro chi ha più tempo e soldi per farlo. E proprio per questo che la "fuga" di atleti avviene in quegli anni. Arginare il deflusso potrebbe essere proprio incamerare tutti gli atleti in questa categoria, e dargli la possibilità di avere dei propri campionati nazionali (coi master). E abbattiamo questa distinzione assoluti/master: la vera distinzione dovrebbe essere professionisti/non professionisti. Molti discorsi sarebbe più facile affrontarli.
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