(Colò, il primo da sinistra, sulla copertina di una pubblicazione relativa allo sport in riva al lago di Garda) - Werter Corbelli ha pubblicato una notizia molto interessante su Atleticanet: il ritrovamento nelle segrete della Fidal Piemonte del referto di una gara tenutasi nel rimpiantissimo Palavela di Torino il 2 febbraio del 2002 e che farebbe luce su una questione dibattuta nel mondo master: il record mondiale dei 60 metri M90. Sul record c'è stata molta confusione, probabilmente a partire dall'origine e dai protocolli utilizzati nel segnalare i record agli organismi internazionali deputati a ratificarli (la WMA a livello mondiale e la EVAA a livello europeo). Ora, in questo paio di anni che mi occupo di master di una cosa mi sono reso conto: che alla WMA non sanno manco da che parte sono girati e i record sono dei numeri che sbattono ogni tanto senza cognizione di causa, mentre la EVAA e il suo mentore per quanto riguarda le statistiche, Ivar Soderlind, sono più reattivi e minuziosi. Ho capito anche un'altra cosa: probabilmente i famosi protocolli per inserire un record (ingenuamente pensavo che la Federazione di appartenenza dell'atleta o sul cui territorio si è registrato un record, senza ritardo trasmetteva il risultato alla WMA o alla EVAA) non sono così radicati e molto meno prosaicamente dipende dalla volontà del singolo di andarsi a spulciare i risultati per poi inserirli nelle proprie ricerche. Così, quel 2 febbraio di 8 anni fa si presenta in una serie di rincalzo dei 60 metri l'hall-of-famer Vittorio Colò, classe 1911 (quindi 90enne in pectore) e corre i 60 metri in 10"91, di gran lunga inferiore a tutti i 60 metri corsi da over-90 nella storia dell'umanità e fin qui conosciuti (l'inciso mettiamocelo, non si sa mai). Quindi il record di Herbert Liedtke del 2007 a Boras (11"47) e quello di Ugo Sansonetti (11"38) di Ancona il mese scorso, semplicmente non sarebbero potuti esistere nella loro accezione di "record del mondo". Tradotto in AGC il tempo di Colò, si ottiene qualche cosa di abominevole: 108,36%, cioè come se avesse corso in 5"90 i 60 metri a 20 anni (il record del mondo di Mo Greene è 6"39). Ma qui, come tutti sappiamo, "pesa" l'errore statistico dell'algoritmo utilizzato per parametrare i risultati degli over-70 (tra l'altro denunciato pubblicamente dallo stesso Vittorio Colò in più circostanze!). Nei commenti di Corbelli, si cita che qualcuno avrebbe parlato del risultato del nonuagenario milanese utilizzando il termine "fantomatico": sarò forse stato io quel qualcuno? Non ricordo e non ho voglia di rileggermi tutti miei interventi che sono forse troppi, anche se per trovare i commenti a quello che succede nel mondo master italiano non bisogna andare tanto lontani sul web. Se dovessi averlo utilizzato, bè, come darmi torto visto che chi dovrebbe essere deputato a segnalarlo non lo ha mai fatto e non esistevano fino a poco fa elementi oggettivi utili per confermarlo? A Webatletica fa enorme piacere che un personaggio con il quale chi vi scrive (sia io che Daniele) si è allenato per oltre una decade sulla medesima pista del XXV aprile di Milano con la stessa magliettona verde della Riccardi (quando ancora era genuina), possa fregiarsi di un record tanto prestigioso. Grande Vittorio!27/03/10
60 metri M90: italian job
(Colò, il primo da sinistra, sulla copertina di una pubblicazione relativa allo sport in riva al lago di Garda) - Werter Corbelli ha pubblicato una notizia molto interessante su Atleticanet: il ritrovamento nelle segrete della Fidal Piemonte del referto di una gara tenutasi nel rimpiantissimo Palavela di Torino il 2 febbraio del 2002 e che farebbe luce su una questione dibattuta nel mondo master: il record mondiale dei 60 metri M90. Sul record c'è stata molta confusione, probabilmente a partire dall'origine e dai protocolli utilizzati nel segnalare i record agli organismi internazionali deputati a ratificarli (la WMA a livello mondiale e la EVAA a livello europeo). Ora, in questo paio di anni che mi occupo di master di una cosa mi sono reso conto: che alla WMA non sanno manco da che parte sono girati e i record sono dei numeri che sbattono ogni tanto senza cognizione di causa, mentre la EVAA e il suo mentore per quanto riguarda le statistiche, Ivar Soderlind, sono più reattivi e minuziosi. Ho capito anche un'altra cosa: probabilmente i famosi protocolli per inserire un record (ingenuamente pensavo che la Federazione di appartenenza dell'atleta o sul cui territorio si è registrato un record, senza ritardo trasmetteva il risultato alla WMA o alla EVAA) non sono così radicati e molto meno prosaicamente dipende dalla volontà del singolo di andarsi a spulciare i risultati per poi inserirli nelle proprie ricerche. Così, quel 2 febbraio di 8 anni fa si presenta in una serie di rincalzo dei 60 metri l'hall-of-famer Vittorio Colò, classe 1911 (quindi 90enne in pectore) e corre i 60 metri in 10"91, di gran lunga inferiore a tutti i 60 metri corsi da over-90 nella storia dell'umanità e fin qui conosciuti (l'inciso mettiamocelo, non si sa mai). Quindi il record di Herbert Liedtke del 2007 a Boras (11"47) e quello di Ugo Sansonetti (11"38) di Ancona il mese scorso, semplicmente non sarebbero potuti esistere nella loro accezione di "record del mondo". Tradotto in AGC il tempo di Colò, si ottiene qualche cosa di abominevole: 108,36%, cioè come se avesse corso in 5"90 i 60 metri a 20 anni (il record del mondo di Mo Greene è 6"39). Ma qui, come tutti sappiamo, "pesa" l'errore statistico dell'algoritmo utilizzato per parametrare i risultati degli over-70 (tra l'altro denunciato pubblicamente dallo stesso Vittorio Colò in più circostanze!). Nei commenti di Corbelli, si cita che qualcuno avrebbe parlato del risultato del nonuagenario milanese utilizzando il termine "fantomatico": sarò forse stato io quel qualcuno? Non ricordo e non ho voglia di rileggermi tutti miei interventi che sono forse troppi, anche se per trovare i commenti a quello che succede nel mondo master italiano non bisogna andare tanto lontani sul web. Se dovessi averlo utilizzato, bè, come darmi torto visto che chi dovrebbe essere deputato a segnalarlo non lo ha mai fatto e non esistevano fino a poco fa elementi oggettivi utili per confermarlo? A Webatletica fa enorme piacere che un personaggio con il quale chi vi scrive (sia io che Daniele) si è allenato per oltre una decade sulla medesima pista del XXV aprile di Milano con la stessa magliettona verde della Riccardi (quando ancora era genuina), possa fregiarsi di un record tanto prestigioso. Grande Vittorio!25/03/10
La Fidal Brescia dalla parte dei master: le iniziative del 2010 e un posto in TV
Una delle grandi novità del 2010 è stata anche la presenza di un'opportunità più unica che rara: cameramen professionista, Lorenzo Affò (che sta diventando un grande conoscitore del mondo atletico bresciano e master), che imbastisce servizi televisivi per i tg locali (qui il link al suo sito con i servizi già confezionati per l'atletica bresciana). Proprio in uno di questi, su Teletutto, è comparso il servizio sopra linkato relativo ai campionati italiani master indoor di Ancona, dove sono citate tutte le medaglie. I servizi forniti da Lorenzo (rintracciato dalla Fidal) hanno tra l'altro prezzi pazzeschi e potranno essere utilizzati da tutti coloro che organizzano manifestazioni sportive atletiche e vorranno vedersi un bel servizio durante il telegiornale delle Tv locali. Mica male, no? Anche qui, naturalmente c'è qualcuno che rappresentando una quota residuale del mondo atletico bresciano, pretende investimenti verso iniziative che lo favoriscono evidentemente, criticando quello che viene fatto per i master. Perchè, checchè se ne dica, quando si parla di risorse da investire non conta quanto in alto arrivi una società nei c.d.s. assoluti (patologia che Arese ha contribuito ad espandere in maniera esponenziale), ma quanto versa questa alle casse della Fidal, che vuol dire stringendo-stringendo, quanti atleti vengono tessera. E' meglio favorire una società che fa delle campagne-acquisti la propria filosofia vitae o è meglio chi i ragazzini se li va a cercare e strappare agli sport? Che li cresce, li educa, ci investe tempo e denaro? Fate voi ogni tipo di considerazione.
Per concludere: brava Fidal Brescia! Agli altri master "limitrofi", venite pure al Grand Prix Felter, il divertimento è assicurato.
24/03/10
Ancora quattro record mondiali per concludere la stagione indoor master
22/03/10
Gabre Gabric a nove colonne su Bresciaoggi

In provincia sono due i quotidiani che vanno per la maggiore: Il Giornale di Brescia e Bresciaoggi, due "giornaloni" che tirano oltre 100 mila copie al giorno. Proprio su quest'ultimo sabato scorso è uscito un'intervista a nove colonne ad uno dei monumenti del mondo master italiano, Gabre Gabric. L'occasione è stata l'attribuzione alla lanciatrice dell'Atletica Calvesi di Aosta dell'Oscar alla carriera del CONI bresciano. Un'intervista (basterà clikkare le immagini per poter leggerla integralmente) che ripercorre le tappe principali della sua esistenza (ma lo sapevate che per 50 anni la Gabric ha fatto la giornalista?) sportiva e non, commentando anche l'attuale situazione dell'atletica. I momenti migliori, dalle due olimpiadi (Berlino '36 e Londra '48) gli Europei di Vienna e Bruxelles, l'allenamento settimanale a Rezzato.21/03/10
Migidio Bourifa record italiano nella maratona M40
20/03/10
Anche la Gazzetta contro Arese e Petrucci
18/03/10
C.d.S. Indoor: buono il primo esperimento
Possiamo fare già un primo consuntivo di questo primo campionato italiano di società master indoor sperimentale? Credo di sì.
Innanzi tutto "un'iniziativa", una cosa positiva: una proposta anche nostra che diventa realtà. Non sempre e solo lamentele o critiche senza proposte. E' una cosa molto positiva, non credete? Un dialogo, un ponte con chi dovrebbe gestire il mondo master e sappiamo che tra i vari problemi che affiggono l'ufficio in questione, al primo posto (presumo) ci sia il reperimento delle risorse. E' la solita solfa che vi sto propinando da mesi: i master versano 100 e ricevono zero. Arese tiene tutto per i suoi faraonici progetti che ci stanno riempiendo di medaglie internazionali: questa è una cosa risaputa... Questo campionato era sperimentale: serviva per osservare se sarebbe stata una cosa da poter riproporre e cosa (nel caso) si sarebbe dovuto modificare. I commenti a tal proposito sembrano essere unanimi: nessuno parla di "inutilità" del campionato. Molti ci tengono e di conseguenza molti hanno le loro idee, mutuate com'è giusto che sia, dalle proprie realtà.
Penso che i problemi maggiori sorgano su alcuni aspetti (mi sono letto l'articolo di Werter Corbelli relativo allo stesso argomento): un regolamento dei c.d.s. è come una legge elettorale. Se esce in un modo, favorisce qualcuno, se esce in un altro, ne favorisce altri. Nella mia ingenuità (naturalmente da responsabile di una piccola società di "giovani" master che non potranno mai vincere un c.d.s. se non tra 30 anni) ritenevo e ritengo tutt'ora, che il vero obiettivo di un c.d.s. master (a livello indoor) sia garantire la massima partecipazione e non "ragionarlo" come fanno i senior (o meglio: come facevano... ora il c.d.s. senior è qualche cosa in più di un campionato interregionale di qualche anno fa). Corbelli propone, a mio modo di vedere, una cosa difficilmente praticabile: la scissione del campionato italiano di società indoor da quello individuale. Troppo oneroso: per i master e per le società. Non tutti abitano nelle Marche o lì vicino. Si rischia poi un flop clamoroso dovuto alla scarsa partecipazione che non è di certo una cosa auspicabile nella promozione del movimento verso le categorie più giovani. Due viaggi ad Ancona a proprie spese nel giro di poche settimane (mi piacerebbe conoscere le società che riescono a permettersi in tutti i casi il pagamento degli alberghi e dei viaggi degli atleti in tutte le circostanze) sono davvero troppi.
Questo discorso si collega strettamente con il secondo quesito: chi dovrebbe partecipare ad un campionato italiano di società indoor master? Sempre per Corbelli bisognerebbe convocare le prime società classificate del campionato outdoor di qualche mese prima. Io non la vedo così: i meriti eventualmente si conquistano sul campo nella stagione (poi nei master la mortalità e la rinascita societaria sono all'ordine del giorno), non si eridatano dalla stagione precedente. Visto che non c'è la possibilità logistica (mancano piste) e pratica (manca il tempo) di avere una prima fase, ritengo ancora una volta giusto che tutte le società indistintamente possano presenziare al campionato di società indoor. Poi i reali valori in campo, come ha dimostrato questo campionato indoor, emergono comunque e non ci sono assolutamente scossoni di alcun genere su chi poi andrà a vincere il titolo.
Esitono 14 specialità indoor: quest'anno, come concordato con Claudio Rapaccioni, si è ritenuto di individuare 7 gare più una staffetta per rendere più partecipato il c.d.s.. 7 gare ottenute da 7 atleti diversi, più la staffetta. L'ipotesi promossa da Corbelli di utilizzare i punteggi ottenuti in 10 gare (cioè 9 più la staffetta) ma con gli atleti che potrebbero portare 2 risultati ha un grosso difetto: favorirebbe le società con i master over-70, considerato l'arcinoto "problema" dello sfasamento delle tabelle che supervalutano le loro prestazioni a danno delle categorie più giovanili, che per ottenere i medesimi risultati dovrebbero avere tra le loro fila fenomeni della natura. L'idea delle 7 gare con 7 atleti diversi pone proprio un limite a questa sperequazione data da questo possibile elemento, dando più spazio alla squadra globalmente intesa. Poi nell'ipotesi dei 2 punteggi ad atleta, ipoteticamente con 5 atleti si parteciperebbe ai c.d.s.. Nella modalità di quest'anno, il minimo era chiaramente 7.
Sul sistema di punteggio (a punti o a posizioni) francamente non ho inclinazioni di alcun genere. Sicuramente con la classifica a posizioni le distanze risulterebbero più vicine, ma penso che alla fine la squadra più forte vinca comunque, sia in un modo che nell'altro.
Adesso studieremo delle valide proposte per la stagione 2011.
17/03/10
L'inviata di Podistidoc a Capua: il suo articolo sugli italiani master di cross
Italiani Master di Cross: a Capua l'atletica che conta! - Grande successo di quantità e qualità fra i bastioni di Capua - Lo stavano aspettando da parecchio tempo e finalmente hanno avuto l’assegnazione. Roberto Torisco e la sua società, l’Atletica Capua, lo hanno pienamente meritato. A mio avviso hanno sempre fatto del loro meglio per organizzare il cross tra i bastioni di Capua e il grande successo di questa edizione dei campionati italiani master di corsa campestre è una gratificazione per il loro impegno e la dedizione. Organizzazione perfetta.
Giornata di sole (e dopo una settimana di bufera, pioggia e neve ci voleva proprio un po’ di tiepido) e quasi 1100 atleti iscritti. Bazzico tra le gare master da qualche anno, prima come curiosa e poi come atleta e posso dire tranquillamente che a Capua c’era il meglio del mezzofondo! Anche se ho visto qualche presenza inconsueta… qualcuno che per dovere di squadra è passato dalla pista al fango! Ma il mondo master è pure questo. Solito percorso a me noto: giro da 2 km tra i bastioni di Capua. Nonostante l’acqua dei giorni precedenti è stato meglio di quanto ci si aspettava. Il fango c’era ma in misura accettabile. Percorso veloce, poche curve, lineare. Credo che sia stato apprezzato un po’ da tutti. Le gare si sono succedute con estrema precisione e regolarità. Hanno iniziato le donne doppiando il giro per 4 km e dopo gli uomini si sono dati battaglia nelle diverse batterie per un totale di 6 km.
A livello individuale, è stata davvero significativa la vittoria di Gaetana Scionti (ASD Stile Libero), primo anno nel mondo master. La forte atleta siciliana ha vinto la gara femminile riuscendo ad imporsi niente poco di meno che su Souma Spiridoyla (Hobby Marathon di Catanzaro) che ha comunque avuto una condotta di gara esemplare e ha vinto meritatamente il titolo per la categoria MF45. Eh si… un solo secondo ma una decina di anni di differenza, cosa che la dice lunga sulla forza dell’atleta italo-greca. Mi piace ricordare anche la grande gara di Jocelyne Farruggia (ASD CUS Romatletica) che è arrivata seconda di categoria ma che ha fatto una grande gara. Nella categoria MF40 pronostico rispettato per Rosa Alfieri (Atletica85 Faenza) mentre tra le cinquantenni vince il titolo italiano Monica Casadio (GPA Lughesina). Danila Moras (Livenza Sacile) non ha avversarie nemmeno sul cross e conquista l’ennesimo titolo tra le MF55. Finisce nelle mani di Franca Costantini il titolo delle MF60 e in quelle di Teresa di Carlo il titolo delle MF65 (non proprio scontato considerando la Snape Gatti in categoria!): le due compagne di squadra (Amatori Teramo) staranno ancora festeggiando! Il titolo MF70 se lo aggiudica Maria Cristina Fragiacomo (Atl. Aviano) mentre quello MF75 va alla grande Mimma Mazzenga (Atletica Città di Padova). Insieme a Lina Lombini (Lughesina) erano le più grandi della batteria femminile. Onore a loro!
In campo maschile, signori, c’era di tutto e di più!!! Categoria MM35: Roberto Catalano (CUS Torino) ha la meglio e porta a casa il titolo tricolore mentre tra gli MM40 il grande Valerio Brignone (Atletica Saluzzo) che chiude i 6 km di cross in 17’55… poco meno di 3’ al km! L’unico a scendere sotto i 18 minuti. Bella la batteria dei quarantenni! Nella categoria MM45 vince Giuseppe Pagano (Atletica Altopiano Trieste) che ha la meglio su Manfred Premstaller, uno tra i favoriti. Tra i cinquantenni, un dejà vu della sfida che quest’anno vede Paolo Bertazzoli (US Quercia Trentingrana) alle prese con il forte Maurizio Vagnoli (Atletica Maxicar Civitanova). Ha avuto la meglio Bertazzoli ma certo Vagnoli non resterà a guardare. Tra gli MM55 vittoria annunciata di Pier Mariano Penone (Atletica Saluzzo). Bella la sfida nella categoria MM60: se la vedevano Luigino Azzalin (Unione Sportiva San Michele), Antonio Trabucco (Running Club Futura) e Rolando Di Marco (Atletica Di Marco Sport). Ha avuto la meglio Gino! Titolo tricolore per lui. Nella categoria MM65 Giorgio Bianchi (US Quercia Trentingrana) porta a casa la vittoria mentre tra gli MM70 Fernando Rocca (Bovisio Masciago) ha la meglio sui suoi avversari. Tra gli MM75 ennesimo titolo per Bruno Baggia (Atletica Valli di Non e Sole) mentre i più grandi (MM80) sono stati Mario Ferracuti (Pod. Valtenna) e Rocco Moscarella (Pod. Camaldolese).
Il titolo femminile a squadre è andato all’Atletica 85 Faenza mentre quello maschile se lo sono aggiudicati gli atleti dell’Isaura Valle dell’Irno. Il titolo è rimasto in Campania, per la felicità degli organizzatori e della regione ospitante.
Tra le sorprese mi piace citare il successo della squadra umbra dell’AVIS Perugia, che sia in campo maschile che femminile ha piazzato un bel secondo posto. Credo che sia un risultato storico per la regione che premia la determinazione dei suoi componenti. Mi correggano se sbaglio gli amici umbri, ma credo che dietro il loro successo ci sia stato un vero e proprio progetto. Complimenti a loro e speriamo di rivederci presto.
Infine mi piace citare anche il terzo posto dell’Erco Sport, la mia ex-squadra... non tanto ex a dire la verità, per lo meno da un punto di vista sostanziale! Chissà per quale alchimia, ogni volta che vado a trovarli mi pare di stare a casa mia. Dopo un anno e mezzo mi sembrava di non essere mai andata via. Ho lasciato tanti cari amici giù e anche se non ci vediamo tanto spesso ne ho nostalgia e bei ricordi. Grazie davvero per il calore che mi dimostrate ogni volta che ci vediamo, per il tifo che mi avete fatto e per la giovialità. Mi ha fatto piacere rivedere Nicola, Franco, Ignazio, le mie compagne di squadra, gli amici di Capua, Gennaro, Adolfo… tutti!! Ho già fatto il biglietto per Telese!
ps. Mi stavo dimenticando di una cosa importantissima. La velocità con la quale sono state stilate le classifiche sia individuali che societarie! Mi sa che solo alle indoor di Ancona sono stati cosi veloci.... complimenti allo staff che ha curato questo aspetto.
Sonia Marongiu
16/03/10
il Duca e l'orgoglio ferito
L’angolo del Duca: L’inno infranto
Quest’estate, nell’ambito della spedizione burla, a Berlino, prima della 50 Km di marcia, c’era grande timore che potesse saltare fuori una medaglia tanto annunciata e poi, fortunatamente, non arrivata.
IL DUCA
15/03/10
Pur di cancellare la figuraccia di Doha, la Fidal dà spazio ai master di Capua
Over-35 incontenibili: altri 3 record del mondo indoor, e sono 62 in 3 mesi
(il belga Andre Lafere, dopo aver tagliato il traguardo con il nuovo record mondiale degli 800 M50 - foto di Tom Phillips) - L'universo master è in incredibile fermento: almeno questo stando ai 62 record mondiali indoor ottenuti nel giro di 2 mesi e mezzo nel corso della stagione indoor. In fondo all'articolo ne metto l'elenco completo, che risente comunque di informazioni parziali: potrebbero infatti essere di più, visto che la WMA non è che si dia molto da fare per rintracciare i vari record (basti pensare che sul sito ufficiale viene considerato record mondiale il 7"02 di Aaron Thigpen nei 60 M45, mentre sappiamo benissimo che non è quello). Nell'ultimo fine settimana altri 3 record mondiali: uno è addirittura coinciso con un titolo mondiale a Doha. Parlo di Bernard Lagat, che ha vinto i 3000 in Qatar in 7'37"97 abbassando il precedente primato del tedesco Dieter Baumann che girava intorno ai 7'40". Naturalmente a Lagat non è che importi molto in questo momento di aver ottenuto un primato M35, visto che si è intascato un titolo mondiale assoluto (mentre l'Italia continua a prendere "zero" ad ogni campionato non-europeo). Il secondo record viene invece da Gand, in Belgio, sede del prossimo campionato europeo indoor master nel 2011. Lo scenario è quello degli 800 M50, dove il campione del mondo in carica di categoria di Lahti-09, Andre Lafere, termina una gara incredibile in 1'59"74, cioè 25 centesimi in meno del precedente record di 1'59"99 detenuto dallo statunistense Steve Gallegos, che lo corse nel 2005 a Nampa. Le cronache parlano di una gara in solitaria con passaggi molto veloci sin dal principio e una vittoria di circa 17" sul secondo classificato. A proposito: a Gand si stavano tenendo i campionati belgi master OPEN, cioè aperti anche ai master esteri. Di fatto la notizia ci arriva direttamente dal nostro amico inglese Tom Phillips che ha corso proprio durante questa manifestazione. Esempio (secondo me) da applicare anche qui in Italia: i master non devono avere barriere, fatti naturalmente salvi i titoli a chi ne ha diritto: ma l'innalzamento medio delle prestazioni attraverso la partecipazione internazionale è sicuramente uno stimolo per tutti.Infine, terzo record e sempre da Gand. Stavolta al femminile, con protagonista Weia Reinboud, olandese (c'erano anche gli olandesi!!) che nel salto in alto W60 ha valicato l'asticella a 1,40, cioè 2 centimetri in più del record della cannibale di Riccione-07 (una decina di ori in quella edizione dei mondiali) Philippa Raschker (tra l'altro atleta della settimana assoluta per l'USATF, la Fidal americana senza con questo voler offendere pesantemente gli americani dandogli della Fidal...).
Sempre parlando di Record mondiali, segnalo che l'Italia nel frattempo ne ha perso uno, cioè quello del martellone W35 che era detenuto da Patrizia Aletta (15 metri tondi-tondi). Ebbene una svedesona (me l'immagino così, visto il risultato) ha lanciato il peso con maniglia a 17,79, cioè quasi 3 metri in più del precedente record detenuto dalla nostra connazionale. Nome della nuova record-woman: Anna Soderberg, che ha lanciato la misura il 6 febbraio a Goteborg. I record mondiali detenuti dagli italiani scendono così a 18.
Ultima curiosità non segnalata a suo tempo: il 5 gennaio a San Pietroburgo la 42enne russa Tatiana Ter-Mesrobyan (W40 de facto) ha saltato in lungo la misura (concedetemi l'aggettivo) galattica di 6,64. Cioè una misura che in Italia non si vede più dal ritiro di Fiona May. Che dire? Gli italiani assoluti li hanno vinti quest'anno con 6,04: fate voi ogni tipo di considerazione.
13/03/10
Doha, Mondiali Indoor: disastro Made in Italy - Prof, si dimetta
12/03/10
Campionati italiani di cross master: qualche succolenta info
settore femminile
- A livello individuale, tra le F35 sfida da seguire senza una vera e propria leader ante litteram (passatemela 'sta locuzione) tra Sonia Marongiu (Atletica Città di Padova, forumista Webatletica), Paola Giacomozzi (Olimpia 2004), Silvia Savorana (Atletica 85 Faenza), Annamaria Vanacore (Centro Ester) e Elisa Gabrielli (Atletica Gran Sasso): l'allibratore parla di una gara equilibrata ma senza un nome più accreditato di un altro. Punto interrogativo.
- Tra le F40 la sfida si giocherà tra Rosa Alfieri (Atletica 85 Faenza) e Lorella Pagliacci (CUS Tirreno Atletica).
- Tra le F45 non ci sarà storia perchè Souma Spiridoyla non ha attualmente avversarie (Hobby Marathon Catanzaro). Non si sono viste tra le iscritte Jocelyne Farruggia e nemmeno Nadia Dandolo che avrebbero messo un pò di pepe alla gara.
- Tra le F50 vedo il nome di Maria Lorenzoni (Atletica 85 Faenza) che è stata la grande assente alle indoor di Ancona. Crediamo per un piccolo infortunio o per altri programmi.
- Tra le F55 Danila Moras (Licenza Sacile) è la favorita.
- Nelle altre categorie non vi sono nomi troppo conosciuti eccetto quello di Mimma Mazzenga (Atletica Città di Padova) tra le F75. Questa spazia dai 60 alle corse campestri!
- M35: Kamel Hallag (Ideatletica Aurora) e Gennaro Varrella (International Security Service) sembrano i favoriti per il titolo di categoria.
- tra gli M40 sulla carta c’è il campione del mondo Valerio Brignone (Atletica Saluzzo), anche se Marco Calderone (Violetta Club Catanzaro) non resterà certo a guardare. E nemmeno Alessandro di Priamo (Villa Aurelia Roma).
- M45: Manfred Premstaller (Atletica Trento) il bookmaker crede che non abbia problemi di titolo anche se sarà una bella gara anche tra gli altri partecipanti considerando la presenza di Vito Franco (Polisportiva Astro 2000) e Mariano Morandi (Quercia Trentingrana).
- M50 Paolo Bertazzoli (Quercia Trentingrana) dato 1:1,5.
- M55 Giuseppe Pollicino (ASD Polisportiva Milazzo) sembra essere il favoritissimo specialmente da quando il suo competitor Rolando di Marco (Di Marco Sport) è passato di categoria tra gli M60 dove la sfida annunciata è quella che lo vedrà spalla a spalla con Antonio Trabucco.
- Tra gli M75 Bruno Baggia (Atletica Val di Non e sole) è da anni che non ha avversari….
11/03/10
il caso doping di Val Barnwell: una soap opera!
Il webatleta-del-mese di febbraio: Carla Forcellini
Dopo che a Gennaio avevamo virtualmente attribuito il premio di Atleta del Mese a Mario Longo, artefice di un grandissimo duplice record mondiale nei 60 metri (prima il pareggio a 7"02, poi l'abbattimento della barriera dei 7" con 6"97 ad Ancona), per febbraio siamo stati concordi (chi avrà seguito la trasmissione radio avrà sentito l'unanimità della decisione presa in diretta) nel ritenere Atleta del Mese la W50 Carla Forcellini. Il premio le viene attribuito per una serie di prestazioni ottenute non solo nella sua specialità cardine, il salto con l'asta, ma anche nelle due "collaterali" quali i 60 ostacoli e il salto in lungo. Sulla decisione pesa principalmente il record del mondo nell'asta W50, portato da 3,20 (che già gli apparteneva) a 3,30 il 16 febbraio a Firenze. Quindi i 4 record italiani ottenuti sempre nel mese di febbraio: quello già citato nel salto con l'asta (bè, era un record del mondo...), quello dei 60hs (10"33: ma a Kamloops a Marzo lo polverizzerà fino a 9"99) e i due del salto in lungo: 4,74 prima e 4,80 dopo sempre ad Ancona. A condire il tutto naturalmente i 3 titoli nazionali master ad Ancona. Più di così francamente era difficile chiederle. A Kamloops, come ben sapete dai nostri reportage, Carla vincerà l'oro nell'asta, l'argento nei 60hs e il bronzo nel salto in lungo. Un inizio di stagione davvero al fulmicotone per la cardiologa romana (almeno, così riportano altri siti).10/03/10
Kamloops 2010 - di Alessandro Tifi
Premetto l’ottima accoglienza ricevuta dai nostri innumerevoli connazionali di stanza sul posto, che si sono prodigati in ogni maniera ed oltre ogni piu’ rosea aspettativa, per renderci particolarmente piacevole il soggiorno. Questo aspetto ha contribuito non poco a far si che la trasferta abbia potuto arricchirsi di innumerevoli significati di amicizia che difficilmente saranno dimenticati. Con il senno di poi, lo sparuto manipolo di italiani presente, sarebbe potuto essere più consistente, vista l’accoglienza nelle famiglie che avrebbe permesso una notevole riduzione dei costi del soggiorno e visto l’aiuto venuto “dall’alto” che ci ha regalato un clima insolitamente mite e primaverile, permettendoci tra l’altro di svolgere i nostri riscaldamenti all’aperto, dato che dentro il palazzetto non ci sarebbe stato modo. Nonostante tale incoraggiante premessa, non si può non “infierire” sull’impianto messo a disposizione. Eccezionali, rispetto ai nostri standard italiani, le strutture sportive a disposizione della cittadina di kamloops, carente, molto carente l’impianto per l’atletica.