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11/08/10
Europei Master, capitolo-10: le foto di Tom Phillips
15/03/10
Over-35 incontenibili: altri 3 record del mondo indoor, e sono 62 in 3 mesi
(il belga Andre Lafere, dopo aver tagliato il traguardo con il nuovo record mondiale degli 800 M50 - foto di Tom Phillips) - L'universo master è in incredibile fermento: almeno questo stando ai 62 record mondiali indoor ottenuti nel giro di 2 mesi e mezzo nel corso della stagione indoor. In fondo all'articolo ne metto l'elenco completo, che risente comunque di informazioni parziali: potrebbero infatti essere di più, visto che la WMA non è che si dia molto da fare per rintracciare i vari record (basti pensare che sul sito ufficiale viene considerato record mondiale il 7"02 di Aaron Thigpen nei 60 M45, mentre sappiamo benissimo che non è quello). Nell'ultimo fine settimana altri 3 record mondiali: uno è addirittura coinciso con un titolo mondiale a Doha. Parlo di Bernard Lagat, che ha vinto i 3000 in Qatar in 7'37"97 abbassando il precedente primato del tedesco Dieter Baumann che girava intorno ai 7'40". Naturalmente a Lagat non è che importi molto in questo momento di aver ottenuto un primato M35, visto che si è intascato un titolo mondiale assoluto (mentre l'Italia continua a prendere "zero" ad ogni campionato non-europeo). Il secondo record viene invece da Gand, in Belgio, sede del prossimo campionato europeo indoor master nel 2011. Lo scenario è quello degli 800 M50, dove il campione del mondo in carica di categoria di Lahti-09, Andre Lafere, termina una gara incredibile in 1'59"74, cioè 25 centesimi in meno del precedente record di 1'59"99 detenuto dallo statunistense Steve Gallegos, che lo corse nel 2005 a Nampa. Le cronache parlano di una gara in solitaria con passaggi molto veloci sin dal principio e una vittoria di circa 17" sul secondo classificato. A proposito: a Gand si stavano tenendo i campionati belgi master OPEN, cioè aperti anche ai master esteri. Di fatto la notizia ci arriva direttamente dal nostro amico inglese Tom Phillips che ha corso proprio durante questa manifestazione. Esempio (secondo me) da applicare anche qui in Italia: i master non devono avere barriere, fatti naturalmente salvi i titoli a chi ne ha diritto: ma l'innalzamento medio delle prestazioni attraverso la partecipazione internazionale è sicuramente uno stimolo per tutti.Infine, terzo record e sempre da Gand. Stavolta al femminile, con protagonista Weia Reinboud, olandese (c'erano anche gli olandesi!!) che nel salto in alto W60 ha valicato l'asticella a 1,40, cioè 2 centimetri in più del record della cannibale di Riccione-07 (una decina di ori in quella edizione dei mondiali) Philippa Raschker (tra l'altro atleta della settimana assoluta per l'USATF, la Fidal americana senza con questo voler offendere pesantemente gli americani dandogli della Fidal...).
Sempre parlando di Record mondiali, segnalo che l'Italia nel frattempo ne ha perso uno, cioè quello del martellone W35 che era detenuto da Patrizia Aletta (15 metri tondi-tondi). Ebbene una svedesona (me l'immagino così, visto il risultato) ha lanciato il peso con maniglia a 17,79, cioè quasi 3 metri in più del precedente record detenuto dalla nostra connazionale. Nome della nuova record-woman: Anna Soderberg, che ha lanciato la misura il 6 febbraio a Goteborg. I record mondiali detenuti dagli italiani scendono così a 18.
Ultima curiosità non segnalata a suo tempo: il 5 gennaio a San Pietroburgo la 42enne russa Tatiana Ter-Mesrobyan (W40 de facto) ha saltato in lungo la misura (concedetemi l'aggettivo) galattica di 6,64. Cioè una misura che in Italia non si vede più dal ritiro di Fiona May. Che dire? Gli italiani assoluti li hanno vinti quest'anno con 6,04: fate voi ogni tipo di considerazione.
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23/01/10
A tu per tu con Tom Phillips, gli occhi del mondo master
(Tom, sulla sinistra, parte per la semifinale dei 200 a Lahti) - Ormai Tom Phillips è uno dei nostri amici più cari del mondo master internazionale: ovunque si vada è lì che fotografa e corre, corre e fotografa. Quante calorie brucerà ad ogni manifestazione? Visto che la sua grande passione è la velocità, lo trovo spesso nelle mie gare, anche se impegnato su qualche (poche) categorie più sopra, così che è inevitabile incrociarsi nelle call-room di mezza mondo a concentrarci e scambiare qualche battuta. Le sue bellissime foto sono gli occhi sul nostro scrigno di piccoli sogni (esterno alla nostra vita quotidiana): per fortuna qualcuno lo fa! Quella che segue è una piccola intervista a Tom, dove si è chiesto di raccontare la sua esperienza di fotografo e nello stesso momento di... atleta. In fondo all'articolo i link alle gallerie fotografiche di grandi manifestazioni internazionali in cui sono presenti gli italiani. Clikkando qui, anticipo il link al sito...- Qui l'intervista con le gallerie fotografiche...
- Tom, com'è che sei diventato un fotografo da-pista?
- Dopo circa 15 anni di lontananza dalle piste a causa di un serio infortunio, ho ricominciato a gareggiare a 46 anni. Inizialmente gareggiavo solamente nelle gare locali, quindi nei campionati di società. In quel periodo passavo molto tempo sulle Dolomiti, come fotografo di paesaggi, e l'equipaggiamento che utilizzavo (macchine fotografiche medie e grandi) erano ormai inutili per la pista. L'era del digitale era arrivata!! Nel frattempo ero diventato più competitivo sia a livello regionale che nazionale. Siamo nel 2005. Stavo anche utilizzando sempre più il mio tempo libero per allenarmi e sempre meno passandolo montagne, così vendetti alcune delle mie macchine fotografiche da rullino e "divenni digitale". Presi una fotocamera digitale SLR ed un paio di lenti per i Mondiali indoor di Linz nel marzo del 2006, dove lavorai non ufficialmente standomene sulle tribune. Il risultato mi piacque. E lo furono anche gli atleti. Nel Luglio 2006 divenni un fotografo ufficiale durante i Campionati Europei Master Outdoor di Poznan, e da allora ho iniziato.
- Sei anche un buon atleta e hai ottenuto buoni risultati nei grandi campionati internazionali. Come fai a correre e lavorare come fotografo?
- E' dura! Talvolta molto dura! Anche quando non stai gareggiando è impossibile essere ovunque e fotografare ogni cosa. La gara che dovrò affrontare è comunque in cima alle mie priorità. So sempre quando bisogna impacchettare la fotocamera, metterla via ed essere pronto per la mia gara. E' necessaria disciplina. Ma odio anche deludere gli amici che sperano che gli faccia qualche foto. Così, dopo la gara, immediatamente tiro fuori la fotocamera. Ho lavorato anche in condizioni di defaticamento che mi hanno permesso di riposare e fare foto. Anche così, però, non è facile. Sono andato bene a Lahti nei 100, ma sapevo che non potevo correre sia le semifinali che la finale dei 200 e contemporaneamente fare foto. Ma è stato molto difficile lasciare tutte le fotocamere in hotel e passare tutto il giorno ad essere "un atleta". Ma sono contento di averlo fatto, perchè poi sono stato orgoglioso del mio 4° posto. Credo che voi la chiamereste "medaglia di legno" in Italia, ma ho comunque perso un posto sul podio per solo 2 centesimi di secondo!
- Ci sono eventi che ti piace fotografare più di altri?
- Sicuramente! Essendo uno sprinter, è una gran cosa cercare di catturare i velocisti nella loro massima velocità, ma hai una sola possibilità di fare una foto per gara. Con i 400 metri, puoi avere anche due possibilità, e molte di più con gare dagli 800 metri in su. Fotografare le gare sulle lunghe distanze può essere noioso, ed è facile acquisire molte fotografie molto simili. Credo che sia molto importante capire cosa si stia fotografando. Questo permette al fotografo di anticipare l'azione. Ho dovuto imparare come molti concorsi si sviluppano, così da fotografarli meglio. Sto ancora imparando. Il martello e il salto con l'asta sono i più difficili: il martello per l'ovvia pericolosità, e l'asta perchè è così complicata.
- Hai un fotografo preferito il cui lavoro ti ha ispirato?
- Sulla attività in pista, no. Ci sono veramente pochi fotografi specializzati tra i master (che sono grandi per me!) e sebbene guardo molte foto sportive ogni settimana, non ho ancora trovato un fotografato favorito. Lontano dalla pista, quando sto scattando foto sulle montagne, il fotografo/scalatore John Beatty ha avuto una grossa influenza su di me.
- Qual'è il ricordo più bello come fotografo dell'atletica master?
- Darren Scott gareggiare contro i migliori sprinter italiani master in Riccione e a Clermont Ferrand! Mi ha fatto anche molto piacere il commento da un atleta cui cedetti diverse sue foto dopo i Mondiali di Lahti. Lei mi disse: "Ho imparato molto sul mio modo di correre dalle tue foto!". E' stata una cosa bella da ascoltare.
16/08/09
Lahti 2009: le foto del nostro amico Tom Phillips
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