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15/08/10

Europei Master, capitolo-12: i record mondiali ed europei battuti

Sapete cos'è frustrante? Che si disputi un Campionato Europeo Master e che, di fatto, di una manifestazione così importante non rimanga che qualche sporadica traccia qua e là sulla rete. Il sito della EVAA, la Federazione Europea di Atletica Master, c'è da dire che ha seguito sufficientemente la manifestazione, ma dal punto di vista tecnico c'è davvero poco. Direi nulla. Ecco: non esiste al mondo commento alcuno alla manifestazione, che non sia parlare del numero di medaglie e dei soliti noti. Così va agli atti anche Nyiregyhaza, come in una catena di montaggio il pezzo passa di mano in mano, e si pensa alla prossima manifestazione: un'occasione persa da molti per dire la propria e dare un contributo alla creazione di un mondo "vivo", non solo il mero adempimento di un compito istituzionale, quale oggi appare, fatto di soli numeri (le medaglie), e di pochissimi contenuti: sportivi ma anche e soprattutto umani. Stimoliamo le discussioni sulle prestazioni, anche sulle tendenze in atto nel mondo master (che stanno cambiando, vivaddio), sui singoli, perchè la "rete" sociale che si crea attorno ad una passione circoscritta (quale può essere l'atletica over-35) crea il piccolo universo stesso dove tutti si possono riconoscere e confrontare. Eseguire il compitino, prendersi eventualmente la medaglia e poi tornarsene a casa per godersela appesa ad un muro non ha lo stesso sapore che condividerla con qualcuno. O no? Bisogna creare l'alone attorno alla medaglia, deve avere una sorta di aura fatta dei bei ricordi che con essa si sono vissuti. Per il momento vi porgo un altro strumento: i record mondiali e quelli europei battuti in Ungheria: sono 15 mondiali e 22 europei. Quello che segue ne è l'elenco con accanto i record battuti: nei lanci over-80 sono subentrati i nuovi attrezzi "più leggeri". Il tutto con beneficio di inventario, visto che i record sono un argomento tabù a livello internazionale. Notizia (forse, non mi ricordo...) ancora non data: Carla Forcellini ha stabilito il nuovo record europeo W50 di salto con l'asta (3,30).
  • Al link i record mondiali ed europei battuti a Nyiregyhaza
Record Mondiali (ed europei)
  • 400 W75: 1'25"72 - Emma Mazzenga (Italia) - Nyregyhaza - 20/07/2010, precedente 1'27"17 Margaret Peters (Nuova Zelanda) - 07/08/2009
  • 800 W75: 3'17"45 - Elfriede Hodapp (Germania) - Nyregyhaza - 23/07/2010, precedente 3'25"18 Emma Mazzenga (Italia) - Formia - 21/09/2008
  • 300HS W65: 55"30 - Oddbjorg Haakensveen (Norvegia) - Nyregyhaza - 18/07/2010, precedente 55"69 Rietje Dijkman (Olanda) - Edmonton - 26/07/2005
  • alto W80: 1,06 - Christel Happ (Germania) - Nyregyhaza - 18/07/2010, precedente 1,04 Helgi Pedel (Canada) - Toronto - 19/06/2004
  • asta W40: 3,85 - Irie Hill (GBR) - Nyregyhaza - 21/07/2010, precedente 3,71 stess atleta - Lahti - 02/08/2009
  • asta W80: 1,40 - Christel Happ (Germania) - Nyregyhaza - 21/07/2010, uguagliato 1,40 Johnnye Valien (USA) - Honolulu - 06/08/2005
  • peso W95 (2,0 kg): 5,32 - Gabre Gabric (Italia) - Nyregyhaza - 17/07/2010, precedente stessa atleta 5,20 - Novara - 09/05/2010
  • disco W70 (1,0 kg) 33,55 - Tamara Danilova (Russia) - Nyregyhaza - 21/07/2010, precedente 31,62 Rosemary Chrimes (GBR) - Derby - 08/06/2003
  • disco W95 (0,75 kg): 12,86 - Gabre Gabric (Italia) - Nyregyhaza - 21/07/2010, precedente stessa atleta 12,02 - Novara - 09/05/2010
  • weight W80 (4,0 kg): 10,27 - Justine Schirmer (Italia) - Nyregyhaza - 16/07/2010, precedente Anna Flaibani 7,93 - S. Benedetto - 23/05/2010
  • martello W80 (2,0 kg): 25,94 - Rachel Hanssens (Belgio) - Nyregyhaza - 18/07/2010, precedente Anna Flaibani 17,19 - S. Bendetto - 23/05/2010
  • giavellotto W80 (400 kg): 21,83 - Rachel Hanssens (Belgio) - Nyregyhaza - 16/07/2010, precedente stessa atleta 21,21 - Lahti - 03/08/2009
  • 4x100 W45: 49"33 - Francia - Nyregyhaza - 24/07/2010 - precedente, Germania 49"39 - Lahti 08/08/2009
  • 4x400 W55: 4'28"74 - GBR - Nyregyhaza - 24/07/2010 - precedente, Australia 4'39"31 - Lahti 08/08/2009
  • 4x400 W70: 6'10"39 - Germania - Nyregyhaza - 24/07/2010 - precedente, Canada 6'12"25 - Calgary 09/09/2008
Record Europei
  • 800 M80: 3'01"47 - Unto Mattson (Finlandia) - Nyregyhaza - 23/07/2010, precedente 3'03"38 Yrjo Torikka (Finlandia) - San Sebastian - 29/08/2005
  • 110hs M45: 15"00 (-0,9) - Marin Garrigues (Francia) - Nyregyhaza - 21/07/2010, precedente 15"'05 Greg Dunson (GBR) - Lahti - 06/08/2009
  • 300hs M75: 53"67 - Horst Schrader (Germania) - Nyiregyhaza - 18/07/2010, precedente 55"81 - Peter Field (GBR) - Poznan - 23/07/2006
  • asta W50: 3,30 - Carla Forcellini (Italia) - Nyiregyhaza - 18/07/2010, precedente 3,10 - stessa atleta - Roma - 13/06/2010
  • marcia 5km pista M90: 45'30"41 - Giovanni Vacalebre (Italia) - Nyiregyhaza - 16/07/2010, precedente 45'57"01 - Rodolfo Crasso - Comacchio - 03/06/2005
  • pentathlon W70: 3930 pt - Erika Sauer (Germania) 15/07/2010 - precedente, 3319 pt Gerd Mjelde (Norvegia) - Lubiana - 26/06/2006
  • pentathlon W75: 4531 pt - Leili Kaas (Estonia) - 15/07/2010 - precedente, 2505 pt Gerd Mjelde (Norvegia) - Lubiana - 01/08/2008

11/08/10

Europei Master, capitolo-10: le foto di Tom Phillips

(una delle foto di Tom Phillips: le 4x400 M40) - Esiste un inno del mondo master? Non preoccupatevi, l'ho trovato io: "Forever Young" (qui il video) musica originariamente risalente agli anni '80 (gli Alphaville!!) poi "ricondizionata" dal gruppo Mr Hudson & The Library e dal repper Jay-Z, che in maniera magari forse un pò scontata rappresenta il nostro spirito "sempre giovane". Un altro personaggio che sicuramente anima il nostro mondo con le sue arcinote foto, è il nostro amico Tom Phillips, che sul proprio sito, come ormai tradizione (me lo ricordo già a Riccione: da qualche parte su questo sito c'è pure la sua intervista... anzi, qui il link, l'ho appena trovato), ha pubblicato centinaia di foto relative ai Campionati Europei di Nyregyhaza. Ormai è un amico certificato degli italiani, tanto che molte di queste non sono solo destinate agli atleti brits, ma anche agli atleti azzurri. Molte davvero bellissime: immortalano emozioni, sguardi, atteggiamenti che mettono a nudo i nostri vissuti durante quei giorni. Un bel ricordo... davvero. Qui il link agli album fotografici di Tom.

09/08/10

Europei Master, capitolo-9: categoria M-W30 un fallimento?

(Alessandro Claut, nella foto Riccardi.it, primo italiano a vincere un titolo Europeo M30) - Mentre con lentezza certosina durante le ore vespertine compilo come un monaco benedettino appartenente a qualche sottordine confinato in qualche eremo sperduto sugli appennini i commenti alle prestazioni di ogni singolo atleta italiano presentatosi a Nyiregyhaza (spero di finirle per Gand 2011 e poi ricominciare la solfa), e con altrettanta lentezza dovuta alle umane passioni, alle umane faccende e ad un pò di indolenza agostana, mentre sto recuperando dalla mia videocamera una cinquantata di video relativi alle gare ungheresi (già sul blog di Webatletica ce n'è un nutrito elenco che si sta a poco a poco definendo), mi si è materializzata per incanto questa curiosità. Ma l'innovativa categoria M30 e W30 come è andata in Ungheria? Sapete che è una mia battaglia personale: l'estensione non del masterismo verso le fasce più giovani che praticano atletica, ma bensì la divisione tra chi pratica lo sport professionisticamente (gli atleti delle società militari e quelli "stipendiati") da quelli che lo sport lo praticano in maniera "interstiziale" rispetto agli impegni primari del vivere quotidiano. Per l'ennesima volta porto ad esempio il nuoto, il ciclismo, il tennis, dove a fronte di una categoria "chiusa" di atleti professionisti (che hanno la loro categoria), tutto il resto dell'attività è segmentata come nei master: quindi dopo le promesse ci si trova una maxicategoria fino ai 30 anni, e una, naturalmente dai 30 ai 35. Loro, questi sport, l'hanno capito: aspettare che la Fidal si muova verso l'atletica e la sua diffusione è come credere che Arese sia il Messia: un'eresia da passare sotto la Santa Inquisizione. Torniamoci, invece, sugli M30 e alle W30. Quest'anno, per chi non lo avesse visto, in Ungheria erano infatti presenti alcune gare riservate agli atleti dai 30 ai 34 anni. A conti fatti una manciata di atleti, spesso solo ungheresi (anche se la nostra compagine italiana era ben rappresentata da Alessandro Claut, 4° agli assoluti sugli 800... e vincitore dei 1500 a Nyiregyhaza: non certo un parvenu), ma quel che più conta, è utile sottolineare il fallimento dell'iniziativa. Non troviamo scuse, o almeno: troviamone le ragioni. Alla base ci stanno molti aspetti: il canonico retaggio culturale del mondo master, che passa sempre come quell'universo di anziani che praticano sport, e non uno spaccato dove ci sono (anche) atleti che non sfigurerebbero tra gli atleti assoluti. O atleti che si allenano quotidianamente, anche un paio di volte al giorno, che impegnano molte delle proprie risorse in questa attività. La realtà è che i media quando parlano di master, puntano sempre su ciò che fa notizia, e cioè le imprese di longevità degli over-90, dando così a tutti l'idea che vi siano non ANCHE loro, ma SOLO loro. Questo atteggiamento è ciò che stiamo combattendo anche dentro questo sito: più visibilità a tutti, anche e soprattutto a chi l'atleta lo fa seriamente: ma in definitiva stiamo parlando di sport o di "costume"? Di Scienza o di Atletica? Qui mi rifaccio alle tesi del Duca, che ormai ho fatto mie: lo sdoganamento del mondo master passa per la sua affermazione come sport, e come tale come prestazione (la gara) supportata da un percorso (sportivo) fatto di allenamenti. Il soggetto che si presenta ad una gara master basandosi esclusivamente sulle proprie doti, sulla partita di golf giocata settimanalmente, su teorie enogastronomiche di estrazione locale, su attività fisiche di proveninenza bucolica, scusate, è assai difficile da additare come esempio di "atletismo". Ma questo è. Questo è il mio pensiero sul proselitismo... e questa forse una delle cause del mancato afflusso di M30 e W30 a Nyiregyhaza. Un secondo aspetto del fallimento potrebbe essere stata la pubblicità della cosa: davvero poca, priva di sostanza, senza entusiasmo, come se fosse stato il compitino da assolvere velocemente. In ogni campo dell'esistenza, soprattutto quelli di carattere volontaristico, se non c'è un barlume di entusiasmo tutto crolla inopinatamente. Se fossi stato nel comitato organizzatore avrei devoluto ben più di qualche fondo ad incentivare questo aspetto, che poi è un progetto dai risvolti vastissimi: avrei fatto un censimento di tutti gli atleti over-30 in giro per l'Ungheria (prima) e per l'Europa (poi) e avrei provato ad imbastire delle gare di alto profilo tecnico. Avrei chiesto alle altre Federazioni di muoversi nello stesso modo. Avrei paventato la possibilità di vedere gare di altissimo lignaggio che avrebbero fatto bene non solo agli stessi atleti, ma a tutta la Manifestazione. Alla fine i "profani" del mondo master vanno a guardarsi i risultati, i tempi, le misure, le distanze, e state pur certi che se notano prestazioni inferiori o vicine alle proprie, questi inizieranno a interrogarsi sulla bontà della manifestazione, a chiedersi se potrebbero esserne all'altezza: qui scocca la scintilla. Se dovessero invece malauguratamente vedere i risultati di Nyiregyhaza (o quanto meno, il numero di partecipanti trentenni) dubito che questo coup de foudre potrà mai avvenire. Non so se la categoria M30 sarà più riproposta: personalmente me lo auguro, perchè mi rivedo in quegli anni sportivi vagare per il campo di allenamento senza meta alcuna che non preparare prestazioni che portassero a far parte di una staffetta che partecipasse ad una finale di un campionato di Società. La morte del "tendere" dell'uomo all'infinito. Nessuna possibilità di ambire ai minimi per gli italiani individuali (è già difficile dopo i 30, figuratevi tirar su una condizione sufficiente a fare prestazioni sportive decenti con la giornata, o la nottata, di lavoro alle spalle, la famiglia, e tutti quei piccoli meccanismi della vita che di sicuro una persona che vive e si dedica solo allo sport non può conoscere appieno). La mancanza di soddisfazione nel fare una cosa (correre per ottenere un tempo decente, che senso ha? Solo soddisfazione personale? Ma lo sport è "confronto", non "autosufficienza emozionale"). E' soprattutto parametrarsi con gli altri, non solo con sè stessi: chiaro che il percorso di ognuno è "personale", ma non sottovalutare mai che in ogni sentiero personale l'aspetto latente è proprio il "paragone" con il mondo che ci circonda, l'inserimento in una comunità di intenti... questa è purtroppo frutto della mia deformazione professionale e della mia visione della vita.
Per concludere: il connubio tra questi due aspetti, il retaggio culturale e la scarsa informazione sulla cosa, ha fatto perdere l'occasione a tutti di crescere. Non so cosa avvenne quando introdussero nella prima parte di questa decade gli M35, ma ipotizzo un inizio in sordina simile: guardando i risultati in maniera diacronica, basta vedere il gap che c'è sempre stato tra gli M35 e gli M40 che a poco a poco si sta sottilizzando. Ma il sorpasso non c'è ancora stato, come natura vorrebbe. Di fatto dopo quasi 10 anni non è stata ancora ben interiorizzata la categoria M35, figurarsi se si parte così con gli M30 quanto tempo ci vorrà per farli accettare al mondo dell'atletica. Entusiamo, signori, non immobilismo gerontocratico! Iniziative, non burocratizzazione estrema. Flessibilità, non rigidità anche nell'applicazione di norme quasi insignificanti come la conferma delle iscrizioni: leggevo su un forum spagnolo come alcuni atleti fossero arrivati a causa dei ritardi organizzativi (le famose navette dall'aeroporto a Nyiregyhaza) presso il TIC solo in tarda serata. La mattina dopo non hanno potuto partecipare alle loro competizioni perchè non avevano confermato la partecipazione... insomma, suvvia: il turismo a Nyiregyhaza non lo fa nessuno! Siamo ancora qui tra carne e pesce a domandarci quanto durante le trasferte master si è atleti rappresentanti di una Federazione (ma non le mandiamo lì le nostre iscrizioni?) o quanto ci si debba invece sentire atleti che indossano una maglietta diversa dal solito. Ma non può farlo la federazione direttamente, sentiti gli atleti intenzionati a partecipare qualche giorno prima dell'evento? Ci chiedono pure il telefono e la mail! Bisogna crescere in queste piccole cose se si vuole un mondo più funzionante, più allettante, migliore: le stupidità della burocrazia è sempre un drago che mangia troppe energie a tutti. Soprattutto ai sogni.

Raccolta di Video da Nyiregyhaza

06/08/10

Europei Master, capitolo-5: i record italiani

Quelli di Nyregyhaza sono stati Campionati Europei master molto particolari, per quanto riguarda i record italiani. Nelle precedenti manifestazioni internazionali ci eravamo abituati a registrare manciate di record che cadevano a grappoli, mentre in Ungheria le nuove migliori prestazioni italiane sono state ottenute quasi esclusivamente dalle donne e quasi esclusivamente con i nuovi attrezzi entrati in vigore quest'anno (ulteriormente scontati rispetto al passato) nelle categorie over-70 (o 80? Non ricordo). Le ragioni sono da ricercare nel fatto che la pista sulla quale si sono svolti questi Campionati Europei era probabilmente particolarmente lenta, oltre che presentare un rettilineo finale costantemente opposto al vento. Da qui i mancati record nella velocità (la specialità di punta del masterismo italiano attuale). Nel mezzofondo, Egger a parte, non si sono presentati molti dei big nostrani, nei lanci addirittura (quasi) nessuno, se non le terribili "ragazze" della Nuova Atletica dal Friuli e la solita Gabric. Ma vediamo nel dettaglio i nuovi record stabiliti, con una chiosa finale su altri record stabiliti nell'ultimo mese in Italia. Mi riserverò poi di comunicare gli atleti master dei mesi di giugno e luglio, che purtroppo, per motivi di tempo, non avevo nominato.

In Ungheria si sono registrate 10 nuove migliori prestazioni italiane master (una eguagliata). La parte del leone l'ha fatta la solita Gabre Gabric (W95) con i tre record in successione di peso, disco e giavellotto. Nel lancio del peso (con i 2 kg) 5,32 contro il 5,20 ottenuto a Novara in maggio. Nel disco 12,86, che migliora di poco il 12,79 lanciato dalla stessa Gabric a Saint Christophe, ad Aosta, nel settembre 2009. Infine 7,92 nel lancio del giavellotto, anche qui a migliorare un suo stesso risultato: il 7,85 lanciato agli Europei Indoor di Ancona l'anno scorso a marzo (ma chiaramente il giavellotto viene lanciato all'esterno... quindi è una prestazione outdoor). Tutti e tre i risultati sono anche record europei di categoria (che naturalmente le hanno consegnato le tre medaglie d'oro annesse e connesse). Ma soprattutto il risultato nel disco è il nuovo record mondiale! Per Gabre non cambia sostanzialmente nulla per quanto riguarda il numero di record detenuti: siamo a 13, il primo dei quali ottenuto nel 2003 a Torino nel peso F85.
Posto d'onore, quanto a Record stabiliti, per Rossella Zanni (W45): due record ottenuti in Ungheria. Uno è un "pareggio", cioè quello nel salto in alto (1,51) ottenuto durante l'heptathlon. Pensate che la gara individuale di alto W45 è stata vinta dalla polacca Marianna Biskup con... 1.51. La differenza? Che la Zanni nelle prove multiple ha piazzato un percorso netto sino a 1,51, mentre la Biskup ha "cippato" la prima a 1,51. Possiamo parlare quindi di una mancata campionessa europea? Non lo sapremo mail. Il secondo record della Zanni è invece arrivato proprio nelle prove multiple con 4736 punti, che migliora il suo risultato di Roma di 4680 punti. Terzo miglioramento per la modenese in meno di un anno, con un incremento di circa 100 punti dalla MPI ottenuta a Cattolica nel 2009 (4638 pt). La Zanni è quindi a quota 8 record italiani detenuti (tra outdoor e indoor), divisi tra salto in alto, prove multiple e 200hs.
Con due record italiani torna da Nyireghyhaza anche Anna Flaibani (W80) che ha migliorato il record del lancio del martello con il nuovo attrezzo da 2 kg (21,39) e nel pentathlon lanci, con 3279 punti. Nel martello il record era assai recente, risalendo agli italiani di Roma di giugno con 20,50. Record che in un anno è stato migliorato già 4 volte (anche grazie all'introduzione proprio del nuovo martello). Aveva iniziato la Fozzer con 11,75, poi era subentrata di prepotenza proprio la Flaibani che prima a San Benedetto (17,19), poi appunto a Roma era riuscita a migliorarlo. Quindi c'è il record nel pentahlon lanci, con 3279 punti, così come configurato con le nuove tabelle. Sicuramente meglio dei 2505 punti ottenuti sempre di Nives Fozzer a Pistoia, ma ad onor del vero la Flaibani era stata in grado di ottenere con le vecchie tabelle (e i vecchi attrezzi) di 3456 punti. Anche la Flaibani è una collezionista di record italiani: secondo il mio database adesso è salita a quota 23! Pensate che quello del lancio del peso F70 (3 kg) resiste ancora dal 1998 (12 anni) ed è il terzo record più datato nel lancio del peso master femminile. Là davanti resiste Ada Turci con il record ottenuto con il peso da 3 kg nel 1980 quanto era F55: sono passati "solo" 30 anni. Mentre, non so se può interessare in qualche modo, il record del '98 è al 32° posto nella classifica dei record più vecchi del mondo master femminile italiano.
Non poteva mancare nell'elenco la fenomenale altoatesina Waltraud Egger da quest'anno patrimonio della categoria W60. Poche apparizione nella stagione, ma tutte "determinanti" o "storiche". Il record nazionale le arriva paradossalmente nella gara dove Wlatraud si deve accontentare "solo" del bronzo negli 800 vinti dalla britannica Agnes Hitchmough. Il suo tempo, 2'39"58 abbassa addirittura di quasi 11" il suo stesso tempo ottenuto a Roma (2'50"31) corso durante gli italiani master. Prima dell'avvento di Frau Egger, il record era rimasto nella disponibilità di Noemi Gastaldi per 16 anni (correva l'anno 1994 con 2'56"66 stabilito durante gli Europei di Atene di quell'anno). Per Egger 15 record italiani, 11 individuali e 4 con le staffette nazionali, indoor ed outdoor. Propietaria dei record sugli 800 outdoor nell'arco di 15 anni e 3 categorie (F50, F55 e F60) (con 3 record indoor) vanta anche 3 record sui 1500, due sui 3000 e uno sui 5000 (quest'anno... specialità che le ha dato anche l'oro europeo): sta pe caso allungando le distanze?
All'appello ai record italiani non manca quasi mai Carla Forcellini (W50). Stavolta però non parliamo della sua asta, dove vanta tutti i record (indoor ed outdoor) delle categorie W40, W45 e W50. Nemmeno dal lungo, dove vanta 3 record. No, il record in Ungheria gli è arrivato dagli 80hs con 13"55, che ha abbassato il 13"81 di Roma (ma ottenuto con un monsone di 3 metri contrario). Il tempo le ha consentito di battere di un centesimo l'inglese Barker (che in batteria aveva fatto meglio di lei). Sempre in batteria la Forcellini aveva sfiorato di un solo centesimo (13"82) il predetto record. 13 i record incamerati al momento dalla romana (tolto un doppio record nell'asta F50 outdoor, avendolo saltato due volte): sei nell'asta, tre nel lungo, 3 negli ostacoli (ma quello di Nyiregyhaza è l'unico all'aperto), ed uno con la 4x100 nazionale W45. Il record più datato di Carla risale invece al febbraio 1999, nell'asta F40.
Non si può non citare nell'elenco anche Antonio Montaruli (M60) autore in Ungheria del tempo di 16"71 (vento nullo) nei 100 ostacoli. Miglior prestazione italiana nella nuova configurazione degli ostacoli. Quest'anno sono infatti cambiate le distanze utilizzate nelle gare ad ostacoli (ed in alcuni casi le altezze degli ostacoli stessi). Con un posizionamento probabilmente peggiorativo, è giusto ricordare però che sui 100hs M60, è tabellato un 16"44 ottenuto da Emilio Lombardi nel 1998.
Fin qui i record "ungheresi". Ma nell'ultimo mese sono successe diverse "cose" interessanti, che hanno mosso il mondo over-35 in avanti. Altri record, altri "momenti": il segno si sposta più avanti, un mondo si muove, si evolve.
L'evento clou è sicuramente il record italiano F45 dei 100 metri. Ebbene, dopo 3 miglioramente consecutivi nell'arco di un anno siglati dalla ex azurra Marinella Signori, ci si trova davanti al risultato di Annalisa Gambelli, classe '63 (come la Signori e anch'essa ex azzurra assoluta, con 2 presenze nel 1987) che a Osimo ha corso in 13"23 con un metro di vento contrario. Migliorato di 14 centesimi il tempo della Signori, con il quale aveva vinto gli italiani master romani. Proprio a Roma la Gambelli era arrivata a soli 5 centesimi dalla Signori (13"42). Questa la cronologia recente del record dei 100 F45.
  • 13"23 (1,0) - Gambelli Annalisa, Osimo 10/07/2010
  • 13"37 (0,1) - Marinella Signori, Roma 12/06/2010
  • 13"42 (1,0) - Marinella Signori, Lahti 30/07/2009
  • 13"46 (n.r.) - Marinella Signori, Cattolica 20/06/2009
L'effervescente velocità F45 ha portato anche ad un nuovo record: quello nei 200 della terza ex-azzurra, Daniela Ferrian (1961), che a Villanova il 15 luglio ha fermato i cronometri (purtroppo manuali) a 27"6, cioè un decimo in meno del tempo ottenuto da Umbertina Contini nel 1999. Adesso la Ferrian (51 presenze in Nazionale, 8^ per numero di caps nella storia della nazionale femminile assoluta, presente a 2 mondiali, 1 olimpiade e 1 europeo) detiene sia il record elettrico (28"30) che quello manuale F45. Il 27"7 della Contini era anche il più vecchio record outdoor femminile sui 200, l'ultimo ancora precedente al 2000. Adesso il record più anziano diviene il 28"97 dei 200 F50 della Silvana Zucchi ottenuto nel 2002.
La poliziotta Mara Rosolen (1965) nel frattempo porta a 14,90 il record nella categoria F45 (ancora lei!). Terzo miglioramento nel corso del 2010: agli italiani assoluti di Grosseto la Rosolen era stata in grado di lanciare 14,59. Ora si avvicina pericolosamente alla barriera dei 15.

01/08/10

Europei Master, capitolo-3: l'Italia migliore al maschile? Gli M35

Mandate i bambini a letto, chiudete le finestre di casa anche se siete oppressi dalla calura estiva, e, se amate un trattato di statistica applicata ai Campionati Europei Master, questo è l'articolo che fa per voi. Sicuramente non è un articolo per Lucilla Andreucci, inviata della Rai a Barcellona (per fortuna l'hanno accantonata sulla pista di riscaldamento, anche se probabilmente vedrei meglio un collegamento dagli spogliatoi), che non sembra avere una particolare simpatia per i master. Stendiamo un solenne velo pietoso sul personaggio: ma con tutti gli atleti di primo piano che ha sfornato l'atletica italiana, questa da dove è saltata fuori? Parliamo di cose serie. Scrivo veloce, perchè è sera e devo andare a dormire: passatemi qualche errore ortografico. E' che se perdo quello che ho nella "capa" poi va tutto a ramengo. L'argomento che voglio trattare in questo 3° articolo sugli Europei Master di Atletica di Nyiregyhaza, è legato all'analisi che ha fatto nell'articolo qui sotto Alessandro Tifi. Ci si domandava come "quantificare" o come "qualificare" un successo o meno di una spedizione di una squadra nazionale master, considerato che la base è esclusivamente volontaria. Così nell'osservare i risultati dei Campionati Europei di Barcellona, ho notato la classifica per Nazioni a seconda del piazzamento tra i primi 8 (i finalisti in pratica) dei rispettivi atleti. Perchè non farla anche per Nyiregyhaza, mi sono quindi domandato? Ma non generale: ci sono 26 specialità per una dozzina di categorie: verrebbe una classifica spropositata da giochi senza frontiere. Così ho analizzato categoria per categoria (per adesso solo al maschile) quelle che sono state le varie classifiche basate sui primi 8 classificati (quando c'erano) di ogni gruppo d'età. Questo tipo di dato disaggregato ha mostrato diverse dinamiche in atto, e ha dato (almeno nei miei confronti) delle risposte a quelle che erano solo delle credenze. Le medaglie hanno sicuramente un peso: una classifica a punti dà una dimensione diverse della realtà. Ebbene, ecco alcuni risultati commentati da quanto è emerso da queste classifiche avulse.

ITALIA
: I migliori piazzamenti dell'Italia sono stati i terzi posti nella categoria M35 (con 108 punti), nella M40 (ma con 67 punti), negli M60 (con 68 punti), negli M75 (con 64), e negli M90 (ma con 3 sole nazioni rappresentate). Gli M35 italiani quindi si sono rivelati la formazione italiana più compatta, con 13 specialità su 26 in cui si sono registrate le presenze di azzurri tra i primi otto della classifica finale. Buon segno? Direi proprio di sì: è il segno che il movimento si sta muovendo dal basso, anche se poi dimostra di avere peculiarità simili (anche se con numeri più contenuti) all'Inghilterra. In altre categorie, e in un paio di specialità, invece, si registrano delle preoccupanti flassioni. Ne parleremo oltre. Se guardiamo invece solo i punti totalizzati, che dimostrano una "profondità" della prestazione migliore, in testa troviamo i già citati M35 con i famosi 108 punti. Ma al secondo posto a sorpresa spuntano gli M45 con 90 punti (quarti nella classifica per Nazioni) quindi gli M50 con 71 (6' nell'overall). Italia davvero in affanno con gli M55 (14^ con 18 punti) e in subordine gli M65 (13imi con 20 pt). L'avevo anche scritto da qualche parte che gli M55 in Italia negli ultimi tempi sembravano un pò in affanno. Leggendo le "distinte" delle diverse categoria (spero di riuscire ad allegare il file excel) noterete che i punti degli italiani hanno una ben precisa matrice: la velocità in massima parte e i salti in minima. Mezzofondo in netta regressione rispetto a Lubiana, ma soprattutto lanci azzerati. Ma dove sono finiti tutti i lanciatori italiani? Lasciamo perdere la 3-R (Rado, Riboni e Rovelli), che al limite avrebbe "riempito" le caselle della categorie più anziane. Ma gli altri? Pensate: l'Italia M35 arriva 3^ nella classifica di categoria con "ZERO" punti dai lanci. ZERO anche negli M40, ZERO negli M45, 1 punto negli M50 (il buon Ballico), 3 negli M55, ZERO negli M60, M65, M70, M75... ragazzi, 4 punti: un sesto e un ottavo posto su 72 gare di lanci tra tutte le categorie: un pò poco, non vi pare? Invoco Michelangelo Bellantoni affinchè con il suo gruppo di lanci riesca a coinvolgere più lanciatori per le gare internazionali!

L'analisi categoria per categoria, fino agli M75. Gli M80, 85, 90 guardateli nel file allegato.
  • M35: la sorpresa Spagna - secondo il mio modesto parere la più grande sosrpesa di questi campionati a livello di team. La categoria M35 è un pò la categoria "laboratorio", quella che mostra le tenedenze dei prossimi anni. E' il luogo e il momento dove gli atleti "tornano" all'attività o semplicemente continuano cambiando percezione delle cose del mondo sportivo. Il successo spagnolo dimostra che sta succedendo qualche cosa nella penisola iberica. Una politica per i master? Non lo so... forse semplicemente un effetto-traino. Comunque sia 121 punti, 9 in più della Germania: 16 gare su 26 in cui c'erano spagnoli tra i primi otto delle rispettive classifiche finali, con 16 punti guadagnati solo nei 5 km di pista dove era presente l'atleta dell'anno europeo 2009 di Webatletica Juan Antonio Porras per la categoria M35. Italia come si diceva 3^ con 108 punti, a sole 4 distanze dalla Germania. Oltre i 100 anche l'Ungheria (101) e quindi solo 5° il Regno Unito con 86.
  • M40: si comincia a far sul serio, e le due realtà più importanti del movimento master europeo iniziano a dettare legge. 173 punti la Germania, che piazza uomini in finale su 24 discipline su 26 (anche se non sempre a medaglia). L'Inghilterra crolla nei lanci, dopo aver dominato la velocità in tutte le salse fermandosi a 140 punti. Terza l'Italia, ma a 67 punti, cioè 106 in meno della Germania, ed in sole 8 specialità. Battute di una sola attaccatura Spagna e Ungheria con 66 punti.
  • M45: nella categoria più prestigiosa (secondo il mio parere) dei master si registra il dominio assoluto dell'Inghilterra (seconda delle due sconfitte della Germania su 12 categorie presenti in Ungheria). 174 punti (e soli 10 punti dai lanci, caratteristica molto simile all'andamento degli italiani) che schiantano i 129 della Germania. Terza la miglior Francia dei Campionati Europei con 112 punti (per il resto i galletti al maschile prenderanno un sacco di schiaffi sportivi mai registrati prima). L'Italia chiude in quarta posizione con 90 punti (non male, il secondo punteggio maschile degli azzurri, dopo quello degli M35). Stacatissime le altre, con la Russia al quinto posto con soli 51 punti.
  • M50: hinc sunt leones. Da questa categoria in poi, sino ai 90, dominio incontrastato tedesco. Anche se la categoria 50 è stata probabilmente la più combattuta in assoluto. I tedeschi trovano la strenua e accesa difesa degli inglesi che arrivano a 8 lunghezze dal colpaccio: 96 a 88. Poi un incredibile ex-aequo a 76 punti: Spagna, Russia e Danimarca. L'Italia arriva 6^ con 71 punti, davanti alla Polonia con 67. Grande categoria davvero con 27 nazioni a punti.
  • M55: la categoria più nefasta per i nostri colori. Pochissimi atleti, anche se con qualche piccola-grande soddisfazione come l'argento del nostro CT. Mentre nella categoria M50 la Germania ha avuto qualche problema a vincere la resistenza delle altre compagini continentali, da questa in poi inizia il vero dominio teutonico. 155 punti su 19 specialità per spezzare le velleità di una insolitmante arcigna Russia (140 punti). Lanci tedeschi fonte ninesauribile di punti: ben 50 punti in 6 specialità. Terzi gli inglesi con 108 punti, poi la Cechia a 84. Bisogna arrivare a 46 punti per trovare i quinti, i finlandesi, staccatissimi. Italia al 14° posto con soli 18 punti conquistati in 5 specialità.
  • M60: Si sta entrando a poco a poco nel territorio di caccia grossa dei tedeschi. Stavolta i secondi, ancora gli ingelsi, vengono doppiati: 155 a 70. Addirittura 20 specialità con "finalisti" i tedeschi. Italia terza per un soffio, con 68 punti (11 specialità coperte) grazie esclusivamente alle corse.
  • M65: qui addirittura i punti di vantaggio della Germania sulla seconda sono stati più di 150: 230 a 81 sulla Russia. Tutto il resto d'Europa annichilito di fronte allo strapotere germanico . Anche qui si registra un'italietta da 20 punti e il 13° posto finale con soli 3 piazzamenti negli otto (anche se si contano le due medaglie di Boranga).
  • M70: l'apoteosi, l'apogeo dell'essenza del masterismo tedesco. 321 punti (leggesi trecentoventuno), portando finalisti in 26 specialità su 26, totalizzando l'high score in una sola specialità (i 400 con 33 punti), 215 punti di distacco dalla seconda, 17 volte in doppia cifra nelle 26 specialità anzidette. Strapotere è dire francamente poco. Tutti gli altri rimangono annichiliti di fronte a cotanto potere. In questo contesto, Italia settima con 43 punti ottenuti in 11 specialità.
  • M75: Se l'apogeo del forza dei tedeschi culmina con gli M70, con gli M75 il loro punteggio complessivo scende sotto i 200. 196 punti, contro i 93 della Finlandia. Italia buona terza con 64 punti.
  • M80, 85, 90: si conferma il predominio tedesco. Vi rimando al file allegato.

31/07/10

Europei Master, capitolo-2: l'analisi di Alessandro Tifi

(Alessandro Tifi in azione) - Quella che segue è l'analisi attenta e particolareggiata dei numeri di Nyregyhaza-2010 da parte di uno dei nostri più fedeli lettori: Alessandro Tifi.

Dopo aver seguito i campionati europei master in ungheria, da casa, e con l'indice puntato per vedere il prima possibile i risultati, ho provato a buttare giù due numeri . Si sono sfidati atleti in 12 diverse categorie maschili (fino agli mm90) in 23 diverse specialità e 12 categorie femminili (fino alle mf95, ma con l'assenza delle mf90) anch'esse in 23 diverse specialità, questo aggiunto alle staffette porta all'assegnazione di una montagna di medaglie. Le categorie più partecipate gli mm50 con 487 atleti-gara e le mm50 con 271. Le gare con più atleti i 200 maschili con 227 presenze-gara ed i 100 femminili con 110, ed in particolare i 200 mm45 con 39 partenti ed i 5000 mf50 con 20. Il tutto per 3406 atleti-gara maschi e 1721 donne, a cui vanno aggiunte 77 staffette maschili e 54 femminili. 36 sono le nazioni che hanno arricchito il medagliere, ma per chi, come me le medaglie se le sogna e magari ha come massimo obiettivo quello di passare un turno, o al massimo di aspirare ad una finale, altri due numeri. 30 sono le gare maschili in cui bastava partire per arrivare all'ambito podio (minimi, ritiri e squalifiche a parte), 52 quelle femminili, tutte "annidate" nelle categorie più "anta" con l'eccezione delle mm35. 9 su 16 gare di staffette femminili hanno presentato meno di quattro formazioni e per i maschi 8 su 20. Le gare con otto o meno partecipanti, l'ipotetico numero di una finale, sono state 139 su 227 per le femmine e 86 su 263 per gli uomini. Per ogni numero che sommo e che elenco (passatemi i sicuri ed gli innumerevoli errori), mi passano avanti gli occhi, pur non essendo stato presente, i volti dei molti amici ed immagino le loro imprese. Sfogliando i risultati, poi, mi rendo ancor più conto di quanto variegato sia questo mondo master: basti pensare a quanti diversi pesi hanno gli attrezzi nei lanci per le varie categorie o alla lunghezza delle gare ad ostacoli "bassi" che passano dai 400 ai 300 e fino ai 200, tra l'altro cambiando in età diverse tra uomini e donne! Tornando al medagliere, che non può essere lo specchio fedele del movimento master di una nazione, ma una piccola idea la può comunque dare, salta all'occhio lo strapotere della squadra tedesca, che con una "foto" può essere riassunto nella finale dei 400 mm70 con sei atleti ai primi sei posti!!! Chiusa la manifestazione "clou" all'aperto dell'anno, si respira già nell'aria l'attesa per i prossimi eventi "internazionali", il botto con i mondiali di luglio a Sacramento, scaldando i motori con gli europei a Gent, chi seguendo con l'indice puntato sulla tastiera da casa e chi, presente, in calze corte e chiodate a riempire di numeri ulteriori pagine, inseguendo la propria passione .

30/07/10

Europei Master, capitolo-4: gli opliti italiani

"Urlano e imprecano, affondando coltellate furenti, più addestrati alle risse che alla guerra. Creano una magnifica confusione; coraggiosi dilettanti, fanno la loro parte.". Delios, (in realtà il personaggio sarebbe dovuto essere Aristodemo) oplita di Leonida, re degli Spartani, nel pieno della battaglia delle Termopili descrive così (nella trasposizione cinematografica di Zack Snyder in 300) il guerreggiare dei tespiesi, arcadi, soldati improvvisati immolatisi alla causa dell'autonomia dell'ellade contro l'avanzare dello sterminato esercito del persiano Serse. Volevo parlare della spedizione italiana in Ungheria e cercavo di trovare un'immagine calzante alla nostra discesa di quasi-300 master a Nyiregyhaza: mi è venuto poi in mente il dialogo tra Leonida e i suoi super-fisicati spartani e alcuni di questi soldati dell'ultima ora. Ricordate?

Leonida: "Tu, dimmi, qual è il tuo mestiere?"
Tespiese1: "Sono un vasaio...Signore"
Leonida: "E tu, Arcade, qual è il tuo mestiere?"
Tespiese2: "Scultore, Signore"
Leonida:"Scultore, già...E tu?"
Tespiese3:"Fabbro, Signore"
Leonida(rivolto ai 300 Spartani):"SPARTANI, qual è il vostro mestiere?"
300 Spartani:"HA-UU, HA-UU, HA-UU!!!!".

Non abbiamo i fisici super allenati dei "pro", non abbiamo la loro preparazione, il loro tempo (facciamo tutti i vasai, i fabbri, gli scultori... o gli impiegati, infermieri, poliziotti) ma quando scendiamo sul campo di battaglia, nessuno può distinguere l'animus pugnandi che guida uno di "noi" da quello invece che guida chi fa questo sport in maniera professionistica. Tutto risponde alle stesse logiche: probabilmente con gli anni si è pure affinato. L'uomo sfida l'uomo, questa è l'atletica, questo è lo sport e probabilmente questa è la vita. Detto questo, la nostra piccola-grande spedizione italiana di opliti mi ha davvero sorpreso. Non so cosa sia successo in passato, ho partecipato solo a qualche "scaramuccia" oltre confine (Clermont , Lahti e Lubiana) dove gli italiani partecipavano con l'arte della guerriglia disorganizzata. Stavolta si è percepito più spirito di "squadra", probabilmente anche per la rincorsa alla Spagna, scappataci subito nel medagliere e raggiunta e superata solo con le staffette.
171 italiani al via (contati uno ad uno) sui quasi 300 iscritti previsti: ma è abbastanza naturale pensare ad un ridimensionamento numerico dopo la preventiva iscrizione. La colonna d'Italia è come al solito resistita sui soliti noti: Ugo Sansonetti, Gabre Gabric e Emma Mazzenga hanno portato a casa 3 ori a testa; Vincenzo Felicetti e Waltraud Egger due cadauno; E poi Enrico Saraceni e Carla Forcellini che hanno contribuito come al solito al bottino finale: in pratica un'Italia sostenuta in maniera vitale dai "senatori" del movimento, imprescindibile risorsa per rimanere a galla nel medagliere finale. Però... però si è assisitito anche ad altri fenomeni. E' indubitabile, come ho avuto modo di spiegare commentando le classifiche a punti dei finalisti (per ora solo maschili, ma le dinamiche femminili sono più o meno simili) che siamo comunque in presenza di alcuni fenomeni "diversi". A partire dalla competitività degli italiani nelle due categorie più "giovani": i 35enni e i 40enni: tutte e quattro le formazioni sono giunte infatti sul podio (tre terzi posti e un secondo) con la grande sospresa che illustrerò meglio in uno dei prossimi articoli, del posto d'onore delle W40. In queste categorie abbiamo vinto ben 31 medaglie (delle 101), di cui 11 ori, 10 argenti e 10 bronzi. Sicuramente le staffette risultato un cava di metallo di primo piano per i "giovani" (3 ori, 3 argenti e un bronzo), ma si stanno comunque mettendo in luce atleti di primo piano a livello internazionale. Francesco Arduini è sicuramente uno di questi (pirmo nell'alto M35 con 2,02), a ripercorrere la strada tracciata da Marco Segatel. Poi le due vittorie nella Maratona M35 e W40 da parte di Mario Prandi e Michela Ipino. Le conferme di Paola Tiselli (1500) e Emanuela Baggiolini (400hs) e la "novità" Stefano Vercelli sui 3000 siepi: questo è veramente forte, avendo disputato praticamente da una decade la finale dei campionati italiani assoluti sulle siepi. Alessandro Gulino (mannaggia a lui) si porta a casa il secondo titolo europeo dopo quello di Lubiana (ma sui 400): di sicuro la colonna portante di velocità-velocità prolungata delle spedizioni italiane. E naturalmente Max Scarponi sui 400, che conferma le sue ottime prestazioni palesate costantemente negli ultimi 3/4 anni. Fuori da queste categorie, nello spazio compreso tra i 44 e i 69 anni, solo Emanuel Manfredini è stata la vera novità (con la vittoria nell'alto M50). Gli altri appartengono, come scritto qualche riga fa, ai World-Class patrimonio del nostro piccolo mondo. Diciamo così che l'attuale nazionale master ha due anime: una senatoriale, quella dei grandi Master ultraottantenni, che vincono ridde di medaglie. Una "giovane" nata probabilmente sulla grande Adunata di Riccione '07, consolidata con Ancona '09, e che ha attratto numerosi atleti "senior" (ancora 'sta distizione esiste... quando l'aboliranno?) in età master dandogli stimoli nuovi per continuare a fare sport. Da queste due grandi manifestazioni, che probabilmente bisognava sfruttare ancor meglio, è nato il nuovo masterismo italiano, quello dei grandi numeri e sul quale si può e si deve cercare di migliorare per attrarre altri atleti. Noi le idee le abbiamo date di volta in volta, più di così... Prossimamente, appena l'avrò finito, fornirò un file con l'analisi delle prestazioni di TUTTI gli italiani che si sono presentati a Nyregyhaza (pure quelli che si sono ritirati...). Portate pazienza...

29/07/10

Europei Master, capitolo 1: L'imprimatur di Bragagna al mondo master e il medagliere

(lo stadio di Nyiregyhaza) - Non l'ho personalmente sentito, ma visto che me l'hanno raccontato già tre presone, non vedo perchè non crederci. Ebbene, durante la telecronaca dei Campionati Europei di Barcellona, ecco che succede l'imponderabile. Per non so quale astruso motivo, Franco Bragagna, "the t&f italian voice", interloquendo con Stefano Tilli, cita proprio il medagliere dei Campionati Europei Master, sottolineando come l'Italia sia riuscita a giungere al terzo posto finale, dietro a Germania ed Inghilterra ed augurandosi nel contempo che i più "giovani" senior possano fare altrettanto in terra iberica. Poi si è scivolati sull'immancabile citazione di Ugo Sansonetti e l'altrettanto sempre-presente Emma Mazzenga. A parte il siparietto (sembra che abbia chiesto poi a Tilli quando si cimenterà in questo mondo senza aver risposta), la cosa ha una portata eccezionale. Lo sdoganamento di una realtà avviene proprio nella comunicazione, nella presa d'atto della sua esistenza. Questo è il primo segno. Partiamo proprio da qui per comprendere lo spessore della spedizione italiana in Ungheria. Poi ognuno metta il suo commento o la sua analisi. Italia terza nel medagliere. Anni luce là davanti la Germania (con quasi 400 medaglie, 390, di cui 152 d'oro), quindi la più abbordabile Inghilterra (139 medaglie e 55 d'oro e tradizione rispettata) ed infine noi, che abbiamo passato la sorprendente Spagna solo sul filo di lana, con la kermesse finale delle staffette. Ma che hanno fatto 'sti spagnoli per crescere così tanto? Nel numero di medaglie abbiamo superato la quota di 100 (101), contro le "sole" 63 iberiche (superati nel complessivo anche da Russia, 80, e Finlandia, 67). Ma quello che pesa su queste classifiche, come tutti sappiamo, sono gli ori: ben 30 per la Spagna (quindi la metà delle proprie medaglie era del colore più pregiato), superati di una sola medaglia dall'Italia alla penultima gara (la 4x400 W35). Analizzando le medaglie iberiche, notiamo che 23 di esse sono arrivate da mezzofondo e marcia (diciamo la peculiarità storica di quella realtà atletica), 3 dai salti, 2 dalla velocità e una sola dagli ostacoli e dai lanci. Insomma, abbiamo capito dove risiede la forza spagnola. Ma sapete qual'è l'aspetto più "importante"? Che 23 di quelle medaglie sono state vinte nelle categorie sotto i 50 anni! Molti atleti erano nelle categorie dei 40 e altrettanti nei 35! Un movimento "giovane", passatemi il termeni (paradossale...) quindi, contrapposto a quello tedesco che diventa una macchina da guerra inarrestabile oltre i 60 anni. L'Italia invece ha un'anima velocistica ad età etoregenee (15 medaglie d'oro tra staffette, 100, 200 e 400): nei lanci, assenti i 3-super-"R" (Riboni, Rovelli, Rado) solo Gabre Gabric è riuscita a portare a casa il massimo alloro, anche se di fatto senza avversarie. Nel 2008 a Lubiana arrivarano 151 medaglie azzurre, ma attraverso la presenza in 1057 eventi in cui vi erano atleti italiani. A Nyiregyhaza abbiamo avuto la metà di "caps", 549, raccogliendo però il 75% dei metalli di allora. Quindi una qualità certamente superiore della nostra spedizione. Indubbiamente. Questo discende anche da un assunto: nel mondo master, più ci si allontana dal proprio luogo di residenza, più chi partecipa sottopone la propria partecipazione al risultato finale, quindi andare avanti nei turni e possibilmente vincere una medaglia. E' una questione di costi-ricavi e... convenienze economiche (Maurizio Pistillo a parte, che gioca su altre dinamiche, ma l'eccezione c'è sempre). Più ci si avvicina logisticamente, invece, più la base statistica (che è volontaria) si arricchisce di atleti di seconda e terza fascia, che partecipano anche col "rischio" di uscire subito nelle forche caudine dei vari turni. o di giungere in fondo alle classifiche finali. Questo in generale. Ciò non toglie che la nostra posizione nel medagliere è certamente una delle migliori a livello qualitativo all'estero di sempre. Lubiana era "dietro l'angolo" e ci fu invasione. Probabilmente la più grande partecipazione italiana all'estero di sempre da parte dei master italiani. Ma i conti si tirano quando si va lontano per tastare il polso di un movimento autofinanziato e le proprie aspettative. C'è da dire che se il movimento è affiatato, è anche possibile che avvengano dei fenomeni di "trascinamento" di molti più atleti, rispetto alle trasferte dove ogni atleta deve provvedere per sè. Appunto per i "federali": concentratevi su questo aspetto, già per Gand '11! Poi con l'effetto cascata ne beneficeranno sicuramente tutti. Ci si aspettava certo di più dalla Russia, data la vicinanza, dall'Ucraina (addirittura ad un tiro di schioppo) e soprattutto dalla Romania (coi confini a meno di 100 km) che vanta una cultura sportiva di comprovato spessore, ma che è tornata a casa con la coda fra le gambe e un pugno di medaglie. La EVAA spaccia questi campionati "scomodi" come l'ideale ponte verso l'est europeo: favorire la diffusione del masterismo nell'est d'Europa che a conti fatti evidentemente non viene colto dai destinatari del messaggio. In realtà ritengo che ci siano ragioni molto più terrene, come qualche voto in più per qualcuno in qualche assemblea della stessa EVAA da parte dei paesi minori, proprio come l'Ungheria. Politica, sempre e solo quella. Mi sbaglierò... Nella parte delle nazioni "deluse" ci metto al primo posto comunque la Finlandia: leoni in patria (riuscirono a battere nell'overall finale addirittura i mostri sacri tedeschi a Lahti), ma poco propensi a viaggiare all'estero. La già citata Russia la metto al secondo posto e sul terzo gradino del podio soprattutto la Francia, incapace di produrre un movimento d'avanguardia fuori dai propri confini. Un problema che si riscontra, ed è davvero stucchevole, è il fatto che i siti che vengono aperti per le varie manifestazioni internazionali master, vengono poi abbandonati (non ne viene pagato il dominio) e così i dati in essi contenuti vengono inopinatamente persi. Così era stato per Riccione '07: il bellissimo motore dei risultati un solo anno dopo sparì, dovendo tutti rifarci ai file .pdf per trovare contezza di tutto. Così accade per Lubiana e così è accaduto in molti altri casi. Così altre analisi più accurate è difficile approntarle in rapporto con Nyiregyhaza 2010. Nel prossimo articolo apriremo una voragine sulla gestione tecnica dei campionati europei... mi vengono i brividi solo a ripensarci.

18/07/10

Altra infornata di medaglie, ma l'Italia rimane al 9° posto

Ultimo articolo dall'Italia, poi parto anche io domani sul far della mattina per l'Ungheria, giusto per poter dire "c'ero anche io", visto che le mie velleità sportive sono limitate. Intanto oggi si è tenuta la 4^ giornata di questi campionati europei. In me comincia a farsi spazio una considerazione di fondo: bisogna fare qualche cosa! Mi spiego meglio, e seguite il mio ragionamento. Così per gioco, infatti, ho osservato prima distrattamente poi sempre con maggior attenzione l'evolversi del medagliere generale. La Germania è avanti anni luce a tutte le nazioni europee: ma ve lo siete mai chiesti il perchè? Avremo modo di parlarne più dettagliatamente a bocce ferme, ma ho notato che la gran parte delle medaglie arriva nelle categorie più "mature". In molte specialità ci sono solo tedeschi che sfidano tedeschi. Questo succede sostanzialmente perchè la Germania ha iniziato molti anni prima rispetto a tutti gli altri a portare atleti tra i master. E' risaputa la cultura sicuramente più vicina alla seconda e alla terza età che si vive in Germania, tipico dei paesi evoluti ed in cui l'età media sta inopinatamente crescendo. Di conseguenza una semina che parte da lontano, e che sta dando i suoi frutti di continuo. Purtroppo per emergere nel mondo master come realtà nazionale, bisogna richiamare quanti più atleti nelle età giovanili e sperare che vadano avanti il più possibile. Difficile credere di fare proseliti a 65/70 anni! Se si ha una base statistica importante, i risultati sono assicurati. Detto questo, ciò che veramente sorprende è la Spagna, che raramente ci aveva superato. A metà pomeriggio eravamo quasi riusciti a raggiungerla (con gli spagnoli crollati dal 2° al 7° posto) poi un'infornata di ori, e gli iberici sono ritornati lassù, al secondo posto con 35 medaglie di cui 17 d'oro. Ora, il masterismo internazionale ha una componente molto stretta con la lontananza dal luogo in cui si svolge la manifestazione. Più un paese è vicino, più saranno i partecipanti: ma allora come mai, la Spagna che è molto più lontana di noi, vince di più (e comunque, anche se riuscissimo a superarla, per loro sarà un'edizione storica)? Ve lo dico io: perchè i master spagnoli sono organizzati. O meglio: sono più organizzati di noi. E lo si capisce da tante piccole cose: da un sito istituzionale per i master, dall'aver favorito il crearsi di una commissione consultiva di atleti rappresentativi che entra nel merito delle decisioni sul mondo master spagnolo. Non ci sono santi che tengono: se ti senti parte di qualche cosa, la fai meglio. Se invece il tuo far parte di qualche cosa è solo una maglietta azzurra (purtroppo dell'Asics) acquistata a prezzo pieno, senza alcuna forma di aggregazione, organizzazione, passione (gli "impiegati" lasciamoli a casa per favore), iniziative, proposte... bè, siamo purtroppo costretti ad affidare le nostre sorti nazionali (in tema di medaglie) ai "soliti noti", con il grave pericolo che non venga fatto alcun tipo di proselitismo alla base, che in questo momento è necessario e vitale. Fino a ieri l'Italia aveva vinto 6 ori: tutti rigorosamente over-35. Oggi se ne sono aggiunti altri 3: uno da Vincenzo Menafro nei 20 km di marcia M75, mentre gli altri due (fortunatamente) dalla categoria dei 35enni. Il primo dal "nuovo" Stefano Vercelli (classe 1975, che ha vinto nei 3000 siepi. Speriamo che questo alloro lo spinga a cimentarsi sempre più, almeno a livello internazionale, con i master), il secondo sui 400hs da parte di Emanuela Baggiolini, che da qualche anno è diventata un'abitueè del mondo master nonostante la dimensione ancora "assoluta" che vanta nei 400hs. Quindi su nove ori, 8 di assidui frequentatori del mondo master, e uno di un parvenu. Tra gli argenti di giornata segnalo quello storico di Claudio Rapaccioni, il CT, che smessi per alcune decine di secondi i panni del direttore tecnico, ha pensato bene di vincere un prestigioso argento nei 400hs M55. Sorpresa anche nel lungo M65, ma stavolta in negativo: Lamberto Boranga, campione del mondo meno di un anno fa, ha infatti concluso al secondo posto e questa è sicuramente una notizia, nel salto in lungo con 5,08. Secondo argento per Andrea Naso nei 20 km di marcia M45 e ancora doppietta di argenti per Brunella Del Giudice (martello W65) e Natalia Marcenco (10 km di marcia W55). Dopo l'oro nei 5 km di marcia, Alfredo Tonnini si accontenta dell'argento nei 20 km di marcia M75, che sono stati un vero tripudio di azzurro, con la tripletta completata da Nazzareno Proietti. Ingeborg Zorzi anche lei sul posto d'onore: 1,25 nel salto in alto W60. Argento nei 400hs W40 anche per Barbara Ferrarini, che sembra non l'abbia presa molto bene. Barbara!!! E' un gioco! Un passatempo! Non prendertela per così poco!! Poi raffica di bronzi, che portano il totale delle medaglie italiane a 41: saremmo terzi per numero di medaglie, ma quel che conta, si sa, sono i dobloni d'oro. Dagli ostacoli bassi arrivano i terzi posti di Frederic Peroni (M45) e Antonio Montaruli (M60) detto "il giudice" (peccato per Frederic che probabilmente aveva nelle gambe i tempi per star davanti con i primi due). Terzo anche il decano Giorgio Bortolozzi nel salto in lungo M70. Nella stessa disciplina, ma M35, ottima medaglia per Stefano Tarì. La campionessa mondiale dei 400 hs W40, Cristina Amigoni, giunge sul gradino più basso del podio. Francesca Ragnetti medagliata sui 2000 siepi W40, e terza medagli di bronzo per Anna Flaibani nei lanci W80.

Italia a 18 medaglie: altri 3 ori dai "senatori"

Ormai tener il conto degli italiani che sono scesi in pista e delle medaglie sta diventando assai difficile. La macchina di questi 17imi campionati europei master si è messa in moto, e tutto funziona gioiosamente a pieno ritmo. Le prime informazioni parlano di un caldo sahariano. L'Italia è nel frattempo salita a 18 medaglie: rimango sbalordito sulla forza della Spagna (starà sfruttando l'effetto-Iniesta?) che ha già collezionato 10 ori e al momento risulta saldamente al secondo posto del medagliere, nonostante, presumo, un contingente inferiore al nostro. La Germania sta triturando invece ogni stelo d'erba che le cresce davanti: già 108 medaglie, di cui 41 d'oro. In casa nostra ieri eravamo fermi a 7 medaglie. Oggi diamo conto di un altro piccolo-grande incremento di budget, che ci ha fatto guadagnare due posizioni nel ranking generale, facendoci salire al settimo posto. 208 gli eventi in cui si sono registrate le presenze di italiani. Facciamo un piccolo riassunto.
  • Ori da parte dei senatori del mondo master italiano, una certezza che ci tiene a galla a livello internazionale, almeno in attesa che scendano in pista. E così Emma Mazzenga, Ugo Sansonetti e Gabre Gabric hanno portato a 6 gli ori della spedizione italiana in Ungheria. Medaglie che si aggiungono a quelle di Giovanni Vacalebre, Alfredo Tonnini e ancora Gabre Gabric nella giornata precedente. Appunto: in pratica sei allori dalle categorie superiori ai 75 anni. Speriamo che qualche "giovane" riesca a rimpinguare il medagliere. Nello specifico, nei 100 metri Ugo Sansonetti ha vinto con 18"18 nella categoria M90. Sempre sui 100 metri vittoria tra le W75 di Emma Mazzenga (17"48). Infine altro oro per Gabre Gabric nel peso col nuovo attrezzo da 2 kg: 5,32 che rappresenta anche il nuovo record europeo di categoria. Secondo record italiano su due gare per la Gabric.
  • Argenti - Nel carnet aggiungiamo quindi il secondo posto del bresciano Andrea Naso (1960) nei 5 km di marcia M45 (anche se è entrato nei 50), termo col quale avrebbe vinto la gara della categoria superiore (24'25"05). Miglior risultato di un italiano M45 nelle ultime 5 edizioni, laddove al massimo si contava il bronzo di Daniele Cladarelli ad Aarhus-04. Natalia Marcenco ha conquistato a sua volta il posto d'onore nei 5 km W55 con 30'53"77. Nei 100 femminili non poteva mancare l'appuntamento con la medaglia Pasqualina Cecotti, con 16"58 tra le W65. Rossella Zanni è giunta seconda nell'eptathlon con 4736 punti, altro record italiano della modenese (due in due giorni). E poi c'è il già citato argento di Brunella Del Giudice nel martellone.
  • Bronzi - strano: nel "dettaglio" del medagliere non compare il bronzo di Roberto Amici nei 5 km di marcia, e di conseguenza ci "manca" una medaglia nel complessivo. Prestigioso terzo posto per Paolo Chiapperini nei 100 metri M40 con 11"24 (2,2), in una gara dominata da Darren Scott (10"81). Il bronzo è arrivato anche da Ingeborg Zorzi nell'eptathlon W60 con 4423 punti, da Eddo Foroni nei 100 M85 (19"01). Di Alessandro Di Priamo ne abbiamo già parlato ieri, così come di Romolo Pelliccia, terzo nei 5 km di marcia.
100 metri: la gara più breve si conclude con 2 ori, 1 argento e 2 bronzi (sopra citati). Oltre a loro, altri 5 finalisti. Emiliano Raspi tra gli M35 (11"54 in finale), , sempre negli M35 Francesco Di Leonardo (11"58). Negli M50 addirittura 3 italiani in finale, che si piazzano al (Domenico Furia, 12"04), al (Massimo Clementoni con 12"17) e all' posto (Fernando Antonaci, con 12"22).

Marcia - 5°
Gabriele Caldarelli
nei 5 km di marcia M50 con 26'00"37, Alessandro Volpi nella medesima gara (26'20"01), mentre 10° Franco Venturi Degli Esposti con 26'22"59. Tra gli M55 11° rango per Sergio Fasano (30'02"11) e 17° Sergio Domizi con 32'35"76. Passando agli M60, troviamo il 17° posto di Paolo Muscas (1947) dopo una fatica durata 32'19"29, il 22° di Costantino Pinto (35'13"04) e il 23° di Roberto Cellini (37'17"17). Negli M65, 18° posto per Piergiorgio Andreotti con 33'52"61 e 20° per Ferdinando Mazzei con 35'35"13.