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17/01/13

Le strutture indoor e le occasioni perse

Il Pala-Eib di Brescia: un opportunità?

Più passa il tempo, e più mi convinco che l'Italia non abbia impianti indoor con la "I" maiuscola (ovvero gli anelli col "buco" dentro), non per chissà quali problemi strutturali ed economici, ma semplicemente per inerzia della classe dirigente che ci ha governato. E' chiaro che al mondo d'oggi non si va avanti senza avere risorse a disposizione, ma è altrettanto vero che quando quelle risorse ci sono, bisogna saperle investire o quanto meno utilizzare per il bene della popolazione da cui si eletti. A me sembra invece che, senza voler invocare alcuna malafede, la classe dirigente della Fidal, a livello centrale ma soprattutto a livello locale, degli ultimi 20 anni non sia stata all'altezza del compito cui era stata proposta. Anzi, a livello locale (parlo delle Fidal Provinciali e Regionali) sembra si sia puntato esclusivamente ad una mera attività burocratizzata, concentrata sui calendari-gara e organizzazione delle stesse, premiazioni, tesseramenti, affiliazioni... per carità, quello è uno dei compiti fondamentali, ma non bisogna mai dimenticarsi che chi è eletto in quegli organi debba avere anche un ruolo ATTIVO (quindi politico) sul territorio a favore dei propri tesserati. In questa ottica, muoversi per "agevolare" i tesserati sarebbe stato più che opportuno. E' avvenuto questo? A me sembra di no... tranne qualche lodevole eccezione.
Ho nella mente ciò che ha fatto l'amico Omar Lonati (quello in prima linea nella famosa protesta "Milano odia l'atletica"), prima di essere eletto nel Consiglio Provinciale della Fidal di Milano la scorsa settimana. Da solo, senza alcuna carica con la quale farsi annunciare, facendosi esclusivamente portatore del malessere dei propri amici, conoscenti e compagni di allenamento, nei due precedenti anni ha preso contatto con amministratori pubblici e soggetti privati, di opposizione e di governo, sondando, chiedendo, ipotizzando, prospettando, progettando. E ha chiesto preventivi, e li ha fatti girare a chi avrebbe dovuto elargire... ora ha certamente credito presso le istituzioni, visto che viene comunque viene sempre accolto e ha ormai intessuto un rapporto privilegiato con esse. Non ha ancora ottenuto nulla, dite? Senza quella famosa carica dirigenziale, è riuscito a farsi consegnare dal comune con il fattivo aiuto della Fidal Milano, alcuni nuovi macchinari per la Sala Pesi dell'Arena, oltre ad altre facilitazioni. Ecco, questo intendo per "saper cogliere le occasioni": prima bisogna però crearsele... certo che rimanendo sempre seduti e senza alzare mai il telefono, mettendoci la faccia, cosa volete che succeda? Davvero pensiamo che gli investitori, sia pubblici che privati, facciano la fila per telefonare in FIial e chiedere se si voglia un impianto indoor? Lasciatemi dubitare.
Queste riflessioni le sto facendo anche in virtù di alcuni fatti. La famosa pista di Genova, poi emigrata e ristrutturata per gli Europei di Torino (e correggetemi se sbaglio, perchè non si capisce più nulla di che fine abbia fatto quel ring), era stata offerta in giro per l'Italia al miglior offerente. Ricordo molto bene di aver partecipato ad una riunione della Fidal locale in cui si chiese se qualcuno conoscesse la disponibilità di capannoni o luoghi simili in cui collocare la pista degli Europei... e nessuno, almeno in Lombardia (con non so quanti miliardi di metri cubi di capannoni sfitti ed abbandonati per la crisi) ha fatto un solo passo in quella direzione,. nè Federale, nè privato. Del resto vi è per caso capitato di vedere una pista indoor in Lombardia? Ma a parte l'"offrire" la pista, qualcuno ha davvero cercato quel posto dove collocarla? Qualcuno si è interessato? O saputi i costi di gestione di un capannone (riscaldamento e noleggio della pista, presumo) si è ben guardato da azzardare proposte? Ragazzi, è chiaro che se ci sono costi, bisognerà tagliare da un'altra parte: penso che se venissero tagliati (per esempio) i premi di fine anno consegnati dalla Fidal (un gadget, anzichè una targa, per dire...), o i raduni-vacanza oceanici, in cambio di una pista indoor su cui fare attività invernale per tutti, nessuno si lamenterebbe (oddio, quasi...). Guardate pure quello che è successo a Bergamo lo scorso weekend: 400 atleti iscritti solo ai 60 metri. Voglio fare una provocazione: diciamocelo, l'iscrizione alle gare su pista in Italia è un obolo "politico" (1 o 2 euro). In Svizzera una gara costa ormai tra gli 8 e i 10 euro. Non dico tanto, ma 5 € per una gara al coperto in inverno, penso che non manderebbe in crisi il sistema e gli atleti... per le iscrizioni delle garesu strada si arriva ormai a prezzi oltre i 50 €, non dimentichiamocelo. 5 € per le 400 persone di cui sopra, per esempio, porterebbero ad un incasso di 2000 €. Con una serie di gare pianificate nei due mesi della stagione indoor, volete non arrivare a coprire con le sole iscrizioni buona parte delle spese necessarie a noleggiare un capannone, il riscaldamento e la pista? E il resto ce lo deve mettere la Fidal, perchè per questo esiste: favorire l'attività di tutti in primis, e non limitare completamente il proprio campo d'azione solo su alcuni aspetti.
Ma perchè volevo scrivere oggi? Ah, già... avevo letto che hanno deciso di ristrutturare il PalaEib di Brescia, (sullo svincolo della Tangenziale di Brescia a 100 metri dall'uscita dell'autostrada A4) un impianto a pianta circolare che accoglierà 3500 spettatori. Spazio a pallavolo e basket... perchè non provarci? Perchè non sondare? Perchè non intervenire? In provincia di Brescia, poi, ricordo che esiste un velodromo (a Montichiari) avveniristico e fresco di conio, i cui prezzi di gestione risultano esorbitanti visto lo scarsissimo afflusso di ciclisti e la scarsa diffusione di quello sport... perchè non provarci? Perchè non mostrare le foto dell'impianto di San Sebastian (dove si terrà il prossimo campionato europeo indoor master, tra circa due mesetti) dove una pista indoor è stata collocata all'interno dell'anello del velodromo? Magari ci saranno problemi insormontabili o strutturali... certo che se si rimane a braccia conserte ad ipotizzare, non succederà mai nulla. Ora, l'ultima frontiera sarà il palazzetto di Assago: aspetteremo il 2015 con nuove promesse politiche, quando con molto meno le soluzioni sarebbero già a disposizione. Finchè ci si aspetteranno i regali dagli altri, non lamentiamoci di quello che potremmo trovare una volta scartata la carta... 

15/01/13

Indoor: l'Italia paese dei velocisti per forza

(di Gianluca Zuddas e Andrea Benatti) - Quello che presentiamo è uno studio statistico basato su dati facilmente recuperabili sulla rete e relativo ad aspetti qualitativi e quantitativi dell'attività indoor italiana degli ultimi 8 anni (dal 2005 al 2012) nelle categorie "assolute" ovvero, Allievi, Junior, Promesse e Senior. La statistica è basata su chi ha corso o partecipato ad almeno una gara e sia stato classificato in qualunque modo. Abbiamo deciso di iniziare con le specialità "veloci" (60, 400 e 60hs), verificando l'eventuale interesse suscitato da questo studio, prima di poter proseguire con le altre specialità o addirittura estendere lo studio all'attività outdoor. Su queste ultime, probabilmente, si avrebbe un'analisi statistica più fedele alle dinamiche "sociali" sezionate a livello diacronico ed in divenire del mondo dell'atletica.
Le tabelle sono state pazientemente confezionate da Gianluca Zuddas, e si prestano, come del resto qualunque dato, ad essere interpretate. Ognuno ha un proprio filtro mentale, costruito dalle proprie esperienze e dai propri studi, che obbligatoriamente determina la propria visione dei fenomeni cui assiste. Gianluca ha estrapolato per ognuna delle specialità analizzate, diversi flussi di dati poi organizzati in tabelle con evidenziate le linee di tendenza. Sono tabelle sia di natura qualitativa che quantitativa, quindi ognuno può farsi le proprie idee con il massimo numero di dati estrapolati a disposizione.
Sarebbe interessante, quindi, che chi ci vedesse aspetti diversi rispetto a quelli che cercheremo di esporre, frutto appunto della nostra visione di questo mondo, li esponesse, ce li inviasse per la pubblicazione: io l'ho del resto sempre detto: il mio sito è a disposizione di tutti coloro che hanno voglia di migliorare questo sport e di apportare idee, motivi di confronto, critiche, spunti. Basta spedirmeli ad uno degli indirizzi che troverete in fondo a questo scritto. 

PREMESSA: le indoor, ovvero un mondo di scelte obbligate

innanzi tutto, è pacifico che l'attività indoor e le statistiche ad essa collegate, rispondano prima di tutto ad un pre-requisito che sposta in maniera determinante ogni forma di raccolta di dati: gli impianti. E' pacifico e logico che tale premessa non avrebbe senso se in ogni provincia italiana ci fosse uno o più impianti indoor. Ma sappiamo bene che una delle lacune principali di questo sport, è proprio la scarsa e difficile facoltà di "accedere" agli impianti indoor da parte degli atleti, in quanto... semplicemente non ci sono o sono molto pochi e distanti. E' conseguente il secondo assunto, ovvero che vi sarà più partecipazione a seconda della distanza "fisica" degli atleti all'impianto e per cerchi concentrici. Quindi più ci si allontana dall'impianto, più è logico pensare che minore sarà la partecipazione degli atleti. E sarà ancor più rara, la partecipazione, andando verso zone molto lontane da detti impianti, ovvero principalmente al sud del Paese. Lo sanno anche i muri che la difficoltà strutturale dell'atletica italiana indoor risiede principalmente nell'avere a disposizione un solo impianto con l'anello (Ancona) e una 15ina di cosiddetti "tunnel" (palazzetti con un unico rettilineo per i 60 metri) dislocati principalmente nel nord dal Paese. Tutto questo ha un portato statistico ovvio: enorme scarsità di dati relativi alle gare che non siano i 60 metri e i 60hs, ed enorme quantità di dati relativi alle gare compatibili con gli impianti a disposizione, che generalmente sono i 60, i 60hs, i salti e il lancio del peso. Comunque: vedremo che emergerà durante questo piccolo studio un macro-fenomeno di adattamento alle esigenze "invernali" che sarebbe bello sviluppare per vedere se tale fenomeno abbia poi ripercussioni sull'attività all'aperto.

I 60 metri maschili: il boom controverso e l'emergere dello "stallo tecnico" 

Il boom di sprinter è soprattutto quello giovanile

Nel prendere visione delle tabelle relative ai 60 maschili, salta subito all'occhio il dato complessivo di tutte le categorie assolute: nell'arco di 8 anni sui 60 metri maschili si è registrato un aumento abnorme dei partecipanti, ovvero un incremento del 75% che si commenta da solo. La crescita come denota la curva è stata pressochè costante negli anni e ha coinvolto soprattutto le categorie giovanili: vedremo come questo aspetto abbia un suo senso. Le ragioni sono facilmente intuibili: la diffusione e l'apertura sempre più frequente di "tunnel" quale unica opportunità di atletica in pista in inverno, il probabile/possibile ripiego di molti atleti di altre specialità in questa specialità. Gli incrementi per le singole categorie, come si può notare nella prima tabella, sono maggiori più in età giovanile: si pensi che nell'arco di 8 anni gli allievi che si sono dati ai 60 metri è aumentato del 105%! Gli junior 93%, le promesse del 57% e i senior "solo" del 31%. Qui forse ci sta la prima riflessione: mentre è chiaro che tra la categoria junior e quella promesse, in teoria la "specializzazione" dei singoli atleti sia già avvenuta, quindi le scelte di ripiegare sullo sprint sono meno riscontrabili, l'esodo massiccio degli allievi nella specialità è sintomatico del fenomeno in corso, che vedremo anche essere corroborato da un altro dato. Lo sport lo si vuole fare al chiuso in inverno (anche per colpa delle mamme...) e soprattutto in età giovanile c'è la necessità di "divertire" con l'atletica e non solo pianificare appuntamenti agonistici molto lontani nel tempo, che farebbero perdere giorno per giorno il necessario entusiasmo per far fatica. Probabilmente molti allenatori saranno "costretti" a far scendere molti dei propri allievi nell'arena dei 60 metri con il logico portato che dovranno anche adeguatamente  prepararli (ma non per manifestare la propria bravura, ma per permettere al ragazzo di non disamorarsi dell'atletica con prestazioni scadenti). Secondo voi, questo a che effetti nel lungo periodo porterà su una popolazione di allievi così vasta? Quanti, arrivata l'estate, si riconvertiranno ad altre specialità magari più lunghe (non necessariamente quelle del mezzofondo, ma anche i 400)?

Gli effetti dell'esodo di mini-sprinter sul sistema delle "scelte obbligate"

Quel fenomeno che è chiaramente palesato dai dati qui sopra menzionati e presenti nelle tabelle, ovvero un'esponenziale crescita di partecipanti alle gare indoor dei 60 metri, e la "riconversione" di molti altri atleti provenienti da altre specialità alo sprintismo, a nostro avviso si "legge" in un altro dato, ovvero nella tabella di pagina "6" dove sono presenti le medie generali dei tempi categoria per categoria (in pratica si sono presi tutti gli atleti che hanno corso i 60 metri, e, dopo aver sommato tutte le prestazioni anno per anno, si è fatta la media). In linea teorica, ed è il nostro assunto, quanto più aumentano le popolazioni in riferimento ad un determinato fenomeno sportivo (in questo caso correre i 60 metri), più le prestazioni in riferimento a quel determinato fenomeno miglioreranno. Assunto sbagliato? Dite voi. Del resto basta prendere macro-statistiche di ogni natura relativa ai fenomeni sportivi, e si vedrà che più competizione dovuta a più partecipazione, produce un miglioramento delle prestazioni medie. In teoria... nella realtà dei 60 metri italiani, invece, come dimostra la citata tabella, il fenomeno è ancora in una fase embrionale (il boom dei tunnel è comunque "recente") ma è chiaramente in stallo se non in recessione. Paradossalmente, cioè, è aumentata esponenzialmente la popolazione e sono stallate o peggiorate le prestazioni medie di quella popolazione. Essendo le categorie giovanili quelle che incidono di più sulla media, grazie al grande numero rispetto al totale, la ragione bisogna trovarla in queste categorie. La ragione del fenomeno, anche qui, noi l'abbiamo trovata su quelle che abbiamo chiamato "scelte obbligate". Ovvero, gli sprinter non sono più "i migliori" o meglio "i più dotati", ma molto semplicemente vengono buttati nella mischia sempre più ragazzi e ragazze "normali" o con scarse capacità, rallentando di molto l'output medio. Ma naturalmente l'afflusso non può non generare, e lo si vede nelle tabelle successive, un effetto "performance" non fosse altro che la base statistica si è quasi duplicata: e così a livello giovanile (allievi, junior e pure promesse, anche se con un'incidenza minore) il miglioramento pressochè costante delle prestazioni medie dei primi 10, 25 e 50 delle liste italiane. Guardate ad esempio a pagina 9, ovvero sulla tabella relativa alla media delle prime 50 prestazioni: il miglioramento degli allievi è addirittura mediamente di 8 centesimi, che detto in parole povere, significa che presi 50 allievi del 2012 e confrontati con 50 allievi del 2005, ognuno dei 50 allievi più recenti correrà 8 centesimi più veloce dei propri "cugini" più anziani: è un abisso! Addirittura 11 i centesimi della categoria junior, mentre più si invecchia di categoria, più la curva si appiattisce per poi invertire il segno con i senior.

Lo "stallo dei senior": quando entrano in gioco gli aspetti tecnici

Confrontandoci, io e Gianluca, abbiamo registrato la peculiarità di queste curve, notando appunto che a tutti i livelli, le medie dei primi 10, 25 e 50 dei senior, hanno continuato a stallare se non a regredire. Ma come? Aumenta la popolazione in maniera esponenziale (molti di coloro che erano allievi nel 2005, nel frattempo sono diventati senior) e le prestazioni medie dei senior non migliorano o addirittura peggiorano? Potrebbe essere un controsenso dal punto di vista logico. Abbiamo avanzato alcune ipotesi su questo punto: la prima è di natura quantitativa. I primi 10 o 25 delle classifiche dei 60 metri, bene o male, sono costituiti dagli stessi atleti, ovvero il "panel" di atleti rimane quello, con poche new entry anno per anno. Quindi l'innesto di novità ha uno scarso impatto sul sistema. Se vogliamo invece essere più arguti, probabilmente si ha la prova statistica di un "bug" di natura tecnica nel sistema di programmazione tecnica italiana. Cioè: sui grandi numeri giovanili, intervengono molti più fattori esogeni (rispetto agli atleti evoluti) a determinare la prestazione rispetto a quelli tecnici; i ragazzi dotati dimostrano molto più facilmente le proprie doti, senza doversi inventare allenamenti alla Asafa Powell; poi il fisico risponde e recupera più facilmente agli input inculcati con gli allenamenti, e le prestazioni nel breve periodo (quello di una o due stagioni) emergono quasi "forzatamente". Ma dopo? Dopo servono capacità tecniche da parte di chi allena: necessariamente. Non ci si può più basare sul "caso", sul "talento", ma sulla capacità dei tecnici di programmare, di pianificare, di modulare... volgarmente, di allenare. Sì, stiamo dicendo che in Italia non si sa allenare "bene" lo sprint, tanto che arrivati alla categoria promesse, lo tsunami di allievi e junior partito da lontanissimo si arena sulle spiagge delle promesse, spegnendosi del tutto sugli scogli dei senior. Avete altre spiegazioni? Tra la categoria junior e promesse, cioè, avviene uno step negativo, che in molti casi deriva anche da scelte di vita personali extra-sportive.. ma non dimenticatevi che stiamo parlando delle prestazioni medie dei migliori, che difficilmente (anche se può capitare) mollano l'osso quando l'hanno afferrato. Semplicemente anzichè migliorare, ci si ferma. E costituendo naturalmente fonte primaria dell'analisi qualitativa delle migliori prestazioni (sui primi 10 e sui primi 25) il prodotto delle prestazioni degli atleti militari, troviamo anche la certificazione di quello che si va dicendo da sempre: una volta entrati nei gruppi militari, molti atleti stallano o non migliorano, e siamo convinti che questo non derivi da una sorta di "appagamento" del posto fisso raggiunto, ma bensì di una diversa e forzata metodologia di allenamento dei neo-assunti, magari più intensa, che non produce risultati tangibili.

I 400 maschili 

i dati sui 400 maschili (e vedremo anche quelli femminili) non hanno un vero e proprio senso statistico, per l'esiguo numero di partecipanti dovuto all'arcinoto problema degli impianti. Ha senso interpretare il dato, se non nell'accezione negativa della scarsezza di dati acquisibili? Il dato della partecipazione generale è così rimasto pressochè invariato, così come quello delle singole categorie, con scostamenti minimi e poco apprezzabili. Anzi, si registra pure un calo tendenziale generale, se pur minimo... non si staranno convincendo anche i 400isti a passare ai 60?? Addirittura le prestazioni medie generali stanno pure peggiorando (pagina 12) con il clamoroso scivolone di quasi un secondo dei senior (da 52"50 a 53"46). Se guardate le tabelle delle prestazioni dei migliori (10, 25, 50) noterete un altro aspetto singolare: nel tempo, in 8 anni, benchè con una popolazione risicata, a migliorare quasi costantemente le prestazioni apicali sono stati quasi esclusivamente gli allievi, mentre per tutte le altre categorie si sono registrate paurose regressioni. Naturalmente sarebbe bello verificare questo dato sui 400 all'aperto, perchè una sola pista in tutta Italia non fa primavera, e le variabili che intervengono su questi dati sono troppo vincolate dalla lontananza della pista da parte degli atleti.

I 60hs maschili 

Può essere che questa scelte "forzate" abbiano favorito gli ostacoli "alti"? Vedremo che razza di risultati paradossali abbiamo trovato, nonostante i risultati a livello internazionale e l'affermarsi sempre più costante di atleti dal potenziale molto elevato qui in Italia. Ricordiamo che le altezze degli ostacoli sono di 106 cm per seniores e promesse, 100 per juniores e 91 cm per gli allievi. Registriamo subito un aumento bestiale della popolazione impegnata sugli ostacoli: dai 242 atleti che si sono cimentati nel 2007 (i dati dei 60 hs maschili e femminili partono solo dal 2007), si è passati nel 2012, dopo un costante aggiornamento, a 348, con un incremento del 43,8%. Anche qui, un'enormità. Naturalmente l'incremento riguarda principalmente le categorie giovanili, con un aumento rispettivo del 43,1% degli allievi, e addirittura del 73% per gli junior. Hanno avuto questi numeri, un aumento della qualità a livello prestativo? Assolutamente no, anzi! Tolti gli allievi (per i quali l'altezza diversa degli ostacoli, 91 cm ce li ha fatti escludere dalla tabella) si è registrato un peggioramento medio marcato a livello generale: sarà mai riconducibile all'assunto di cui abbiamo parlato prima, ovvero che la popolazione generale dedita ai 60hs sia diventata molto più eterogenea e meno professionalizzata? Sconcerta infatti il peggioramento dei senior, peggiorati nell'arco di 8 anni di ben 60 centesimi!!! Le curve prestative sembrano non cambiare rotta nemmeno analizzando i primi della classe, ovvero i 10, i 25 e i primi 50 delle graduatorie italiane. I senior sembrano davvero in affanno, mentre il vero punto di forza sembra sia dato dalla categoria promesse, che contrasta la deriva tecnico-prestativa dei senior in maniera lampante. Potremmo azzardare un cambio generazionale in atto? Altri suggerimenti per spiegare questi fenomeni che trovate nelle tabelle fino a pagina 21?

I 60 metri femminili boom: +87% di partecipanti 

In buona sostanza quanto detto per gli uomini è possibile affermarlo per le donne, che nel giro di qualche anno sono aumentate però più sensibilmente rispetto agli uomini. La media complessiva delle prestazioni risulta in linea con quella degli uomini, ovvero un peggioramento generalizzato, che già in precedenza abbiamo attribuito ad un afflusso senza limiti nella specialità. Paradossalmente però, risulta in controtendenza il risultato medio complessivo delle prestazioni delle senior, che è andato migliorando: c'è da dire, però, che il numero delle senior risulta davvero esiguo per essere "significativo" come effetto sul risultato finale. Le curve dei risultati medi delle prime 10, 25 e 50 in graduatoria delle singole categorie sembrano tutte rispondere agli stessi principi, ovvero, che più si avanza di categoria, più si migliora rispetto alla categoria precedente in "termini relativi", non assoluti. Ovvero più si cresce d'età, più il miglioramento rispetto alla categoria precedente, risulta marcato e di conseguenza le curve hanno un'inclinazione sempre maggiore. Naturalmente stiamo parlando di valori medi. Come se, diversamente che gli uomini, il famoso miglioramento dovuto all'aumento della base statistica effettivamente si verificasse. Anzi, a dire il vero il miglioramento progressivo potrebbe star ad indicare che le donne vengono allenate (mediamente) meglio degli uomini, ma qui, riflettendo, ci sarebbero da inserire ulteriori variabili, come ad esempio il fatto che lo sprint femminile in valori relativi a livello di strutturazione e prestazioni, sia partito da un gradino più basso rispetto a quello maschile azzurro, e di conseguenza determinati risultati potrebbero essere stati più "facilmente" raggiungibili rispetto ad un pari categoria maschile. Qualcun'altro a qualche altra teoria? Sta di fatto che si è registrata questa macro-tendenza... se qualcuno ha altre ipotesi..

I 400 femminili: quattro gatte 

Davvero pochi risultati complessivi, e di conseguenza dinamiche tutte da scoprire... appena fuori dall'impianto indoor di Ancona. I dati relativi alle prestazioni sono quanto mai infatti volatili e di difficile interpretazione, subendo l'impatto negativo e le oscillazioni del piccolo numero. Difficile quindi stabilire delle linee di tendenza e quelle che si registrano potrebbero essere inquietanti: un dato per tutti, la media delle prime 50 allieve è quasi 3 secondi migliore delle prime 50 junior! Questo è appunto l'effetto di un campione statistico, legato alle junior, evidentemente fallace. Anche perchè le allieve sarebbero migliori, sempre nel panel delle migliori 50, delle promesse e starebbero insidiando le senior, ormai a pochi decimi... attenzione!!!

I 60hs femminili: le senior migliorano

Anche i 60hs femminili presentano in piccolo le medesime dinamiche studiate prima. Le altezze degli ostacoli sono di 84 cm per seniores, promesse e juniores, 76 cm per le allieve. Stranamente però, a differenze che con gli uomini, l'aumento di atlete che si è dedicato agli ostacoli non è stata così cospicua. Si è passati infatti da 220 a 273 atlete, ovvero più o meno il dato dei 400 metri. La diffusione dei tunnel, cioè, non ha avuto lo stesso impatto che ha avuto con le prove brevi degli uomini. Una specialità stranamente disertata, nonostante... le opportunità. Come si è tra l'altro registrato in tutte le categorie, la media complessiva dei risultati ha comunque subito un peggioramento, in alcuni casi, come nelle junior e nelle promesse, davvero preoccupante. Si son persi anche cinque decimi nel solo giro dell'intorno di tempo considerato: una montagna (guardate la tabella di pagina 36). In leggero miglioramento il dato complessivo delle senior. Come vedremo però immediatamente, i miglioramenti sensibili sono nelle graduatorie "apicali", ovvero quelle delle prime dieci del ranking nazionale assoluto. Come è visibile nella tabella di pagina 37, le senior sono scese di 14 centesimi, mentre risultano oscillanti i dati delle altre categorie: non si segnala ancora un orientamento preciso per le altre. Stessi fenomeni registrati nelle 25, con una controtendenza negativa delle junior, mentre nelle 50, il vero metro di giudizio complessivo di una categoria, è clamorosa la caduta delle promesse, che hanno uno scivolone senza apparenti spiegazioni. Almeno, al momento. Il tutto, e vale la pena ricordarlo, negli anni che hanno visto atlete come Micol Cattaneo, Marzia Caravelli, Veronica Borsi e Giulia Pennella, realizzare prestazioni (assolute e di categoria) storicamente tra le migliori in questa disciplina.

Conclusioni

Terminiamo qui, ma ci sarebbe da dire e scrivere molto di più. Siamo solo due appassionati che hanno provato a dar senso a statistiche disponibili sulla rete. Ma è sui dati che si prendono le decisioni, non sul sentito dire. Già qualche giorno fa avevamo individuato quella che era una bufala, ovvero che il problema principale dell'atletica italiana fosse il reclutamento nelle scuole: dati alla mano abbiamo confutato questa leggenda urbana, individuando invece nelle falle del sistema-atletica italiano il vero colabrodo che fa perdere in mille rivoli centinaia di atleti. Ora si hanno a disposizione questi altri dati, relativi alle gare indoor: il rischio, questi dati sembrano dire, potrebbe essere uno schiacciamento verso determinate specialità, di molti degli atleti così faticosamente reclutati, tra l'altro in una specialità specifica, la velocità, che a livello internazionale sembra essere più che satura. Per dirla come un manager, una scelta strategicamente, perdente, benchè obbligata da molti fattori, il primo dei quali, le risorse a disposizione, che sono sempre meno. Nel documento allegato troverete gli indirizzi e-mail cui eventualmente spedire proposte, critiche, che pubblicheremo per poter dare un contributo ad una discussione... che non c'è ancora. Ringrazio personalmente Gianluca Zuddas che ha imbastito tutte le numerose tabelle e disegnato le curve. 

Indoor in Italia

12/01/13

Marco Segatel 1,95 a quasi 50 anni: a 5 cm il mondiale

Dopo i due record della Gambelli, ecco che nel giorno in cui a Bergamo si inaugura il nuovo scintillante palazzetto-tunnell, Marco Segatel onora il nuovo palazzetto con il record italiano M50 di salto in alto con un sontuoso 1,95. Addirittura 9 i centimetri in più rispetto a quanto tabellato prima del 2013, ovvero l'1,86 stabilito dallo stesso Segatel ai mondiali di Jyvaslyla l'anno scorso. Ad onor del vero i record stabiliti da Segatel oggi sono stati 3: uno eguagliato (a 1,86) e due miglioramenti: il primo a 1,90 e poi quello del record definitivo a 1,95. Il record europeo e mondiale è a "soli" 5 centimetri: i 2,00 metri precisi dell'unico essere umano over-50 ad essere andato oltre i 2 metri nella storia dell'umanità: il tedesco Thomas Zacharias, che nel lontano 1997, ai mondiali indoor di Birmingham, saltò proprio quella misura. La gara di Bergamo è stata semplicemente pazzesca: 37 persone a saltare! E tra i primi 4, tre over-35, ovvero i due fratelli Ciotti, del '76 (2,17 per Giulio e 2,09 per Nicola), mentre fa registrare la sua prima misura da master "in pectore" Andrea Bettinelli (classe '78): 2,13. Tornando a Marco: il suo 1,95 saltato a 51 anni (la miglior misura di tutto il 2012 fu un 1,90), convertito dall'AGC, significa una percentuale da far tremare i polsi: 98,56%! Se pensate che al 100% si pareggia il record del mondo assoluto... questo lo avvicina: 2,41. Vabbè, vi lascio alla cronologia recente del record. 
  • 1,83 - Vittoriano Drovandi - Firenze - 06/02/1993
  • 1,84 - Emanuel Manfredini - Ancona - 20/02/2010
  • 1,86 - Marco Segatel - Jyvaskyla - 06/04/2012
  • 1,86 - Marco Segatel - Bergamo - 12/01/2013
  • 1,90 - Marco Segatel - Bergamo - 12/01/2013
  • 1,95 - Marco Segatel - Bergamo - 12/01/2013

12/02/11

Tricolori giovanili: Trost (record junior) e Vallortigata a 1,89 - Super-Penella 8"13 negli hs - Derkach incredibile - Lorenzi sverniciato

Dariya Derkach, fenomeno del triplo
Mannaggia a me che non seguo con attenzione il mondo giovanile dell'atletica. Anche perché, diciamocelo, ci mancherebbe solo quello! Così mi limito ad un sopralluogo sul sito della Fidal alla ricerca di risultati di grido, ben sapendo che andrebbero tutti letti in quello specifico contesto e non certo in una panoramica di sistema. Vabbè, prendete così quello che scrive come viene. Le notizie del giorno sono diverse e molteplici. Iniziamo dai record italiani: nel momento in cui sto scrivendo già tre. Il più clamoroso sembra essere quello di Giulia Pennella, vincitrice della gara Promesse dei 60hs: 8"13. Un decimo in meno del suo precedente record italiano promesse di 8"23 e a soli 3 centesimi dal minimo della Fidasics per Parigi 2011 (Qui il risultato). Prendo in prestito Vasco: "...E Giulia e brava Giulia!". Ma allargate un attimo lo sguardo alla seconda, la sarda Francesca Albiani: 8"32, che se non ci fosse stata la Pennella, sarebbe stato un risultato di assoluto valore. Terza italiana dell'anno, visto che Veronica Borsi è scesa fino a 8"28. Micol Cattaneo sembra ancora un pò lontana dalle performance di un paio di anni fa, anche se sembra sulla buona strada (8"39 su a Magglingen), mentre Marzia Caravelli, dominatrice sugli ostacoli alti nel 2010, è addirittura bloccata a 8"46. Gli assoluti saranno imperdibili. Altro record italiano (ma junior) da parte di Alessia Trost, che è salita fino a 1,89, fallendo l'1,92, cioè il gate per Parigi. Mi si faceva notare da parte dell'accorto Sasuke, che la Trost aveva saltato nel 2009 il record italiano allieve di 1,87. Solo due centimetri in più in due anni: saltava troppo allora, o è successo qualcosa durante? L'1,89 è stato saltato anche dall'altra altista rampante del momento, Elena Vallortigara, vincitrice della gara promesse. Anche lei poi tre nulli a 1,92, e anche lei deve procrastinare l'eventuale pass per la Francia. Al secondo posto con "solo" 1,81 quella Chiara Vitobello che deteneva con 1,88 il record junior stabilito appena l'anno scorso. Quest'anno si è invece arenata a 1,84. Il terzo record italiano è arrivato grazie a Ottavia Cestonaro nel salto triplo allieve: 12,90 (qui il link alla gara): 10 centimetri in più di Maria Moro, che solo tre anni fa saltava 12,80. Mi ricordo che 5 o 6 anni fa scrivevo per una rivista locale di atletica del bresciano, e citavo già le imprese giovanili della Moro (che saltava per la bergamasca Estrada). Sembrava proiettata verso l'empireo della specialità, mentre oggi la troviamo al settimo posto della gara promesse con 12,28.  
Il poliziotto Daniele Greco riesce finalmente a vincere le proprie paure e a saltare nel triplo (promesse) ad un più che buono 16,48 (il link ai risultati), quest'anno sarà dura per il minimo europeista, ma l'atleta pugliese ci ha riservato sempre a grandi prestazioni (purtroppo frammiste a prestazioni non certo alla sua altezza). Come commentavo nel post precedente: una scheggia impazzita, genio e sregolatezza. Peccato che bisognerebbe essere geni nelle occasioni che contano e sregolatezza quando invece le gare... non servono. Nei 60hs allievi il nigeriano di Casalmaggiore, Eseosa Desalu piazza un sontuoso 7"86 (il link al risultato) che ha del magnificente. Nella discussione nata in calce al precedente articolo qui sotto, ci si chiedeva se sarebbe potuto essere il record italiano, visto che al momento risulta tabellato il 7"91 di Ivan Mach De Palmstein (sparito dalla circolazione da ormai un anno). Il sito della Fidal fuga questo dubbio: sarà italiano dall'anno prossimo: niente record ma non lasciamocelo sfuggire! Così non bisognerà lasciarsi sfuggire un'altra dai piedi esplosivi come quelli dell'ucraina Darya Derkach: assolutamente fuori range il suo risultato di 13,56, (link al risultato) che sarebbe addirittura migliore di 14 centimetri rispetto all'attuale record italiano (13,42) di Simona La Mantia. La seconda, per dar spessore alla prestazione, è arrivata a quasi 1 metro e 40 di distanza. Cito sempre il sito Fidal: seconda prestazione mondiale Under-20 dell'anno. Qui subentra il solito discorso sulla naturalizzazione degli atleti nati da genitori stranieri e vissuti fin dal primo giorno in Italia: sono assolutamente a favore dell'integrazione, così come avviene in Francia. Ma ci sarà modo di ritornarci sulla questione. Nei 400 junior sorprende in negativo la prestazione del fresco primatista italiano allievi dei 400, Marco Lorenzi (47"05 all'aperto a cancellare il record trentennale di Donato Sabia) che nel doppio giro di pista nel primo anno di categoria junior viene sbeffeggiato da Michele Tricca che gli rifila addirittura 1"5: 47"66 a 49"06. Troppo brutto per essere vero. Altro monumento caduto, quello di Andrea Sanguinetti nei 1500 maschili junior: sembrava imbattibile, visto lo spopolare nei cross invernali anche a livello internazionale. Invece sulla sua strada ha trovato Marco Zanni (i risultati). Gianmarco Tamberi, nel salto in alto junior, vince con un imponente 2,21 e sbaglia il 2,24 che sarebbe stato il nuovo record italiano di categoria (2,23 di Borghi che risale alla preistoria atletica... il 1980). Daniele Secci, il futuro del lancio del peso, arriva a 19,59 nel peso. Superiore. 

15/01/11

Esordio bomba di Manuela Levorato sui 60: 7"33 e minimo per gli Europei

Esordio in maniera fragorosa per l'amica (posso dirlo?!) Manuela Levorato a Udine: 7"33 sui 60 metri, e quel che più conta minimo (al centesimo) per i campionati Europei indoor di Parigi! 14 centesimi dal record italiano sempre in possesso di Marisa Masullo, ma avendo ancora due mesi di attività indoor, c'è da credere che si possa ambire a molto meglio rispetto al 7"33. Negli ultimi 5 anni, dopo la momentanea assenza per la maternità della Levorato, solo la Pistone e la Graglia erano riuscite a far meglio (7"31 per entrambe nel 2007 e un 7"32 per la Pistone nel 2009... ma nessuna atleta italiana sotto i 7"30 dopo... la stessa Levorato del periodo d'oro). In questi momenti si sta svolgendo la finale (anche se credo che potrebbe non parteciparvi), dove non vi sono avversarie che potrebbero impensierirla. Sarà da vedere fin dall'inizio della stagione come si comporterà con lei la federazione: esisteranno altre Grasso che ambiranno al suo posto? Nel prossimo post i risultati del sabato-indoor in Italia. 

24/09/10

Cos'è: uno scherzo? Una pista indoor a Montichiari... l'ennesimo sogno

Oggi sfogliando il Giornale di Brescia, la mia attenzione viene catturata dall'immagine a tutta pagina di una pista indoor. Chi fra di noi non ne sarebbe stato attratto? E' così raro leggere notizie sull'atletica al giorno d'oggi su qualsiasi pubblicazione che non tratti esclusivamente di questo sport, che addirittura vedersi una foto "dedicata" su un quotidiano è introvabile come un Gronchi Rosa. La notizia è sostanzialmente questa: a Montichiari, tra le province di Brescia e Mantova, è stato inaugurato in questi l'anno scorso (a maggio) un velodromo avveniristico (l'unico in Italia) dove il ciclismo indoor nazionale ha finalmente trovato una più che degna sistemazione. Dopo circa un anno dalla sua apertura gli amministratori sollevano un problema: la struttura è gigantesca, mastodontica, spaziale (nel senso che esternamente sembra proprio una maxi-astronave), ma di fatto viene utilizzata "relativamente" poco dal ciclismo. Inevitabile la necessità di sfruttarne gli spazi e i tempi per altre attività,  per ammortizzare gli sprechi gestionali che una tale struttura richiede. L'articolo che cito di Paolo Valentini dice espressamente "impensabile infatti... che la struttura possa reggere il peso gestionale economico basandosi unicamente su eventi legati alla bicicletta". Non so spinto da chi, l'ingegnere che ha progettato l'impianto (Eliseo Papa) presenta a questo punto un ulteriore progetto in maniera tale da dotare il velodromo di una pista di atletica, per avere alla fine un impianto simile al Luis Puig di Valencia, dove si svolsero i Campionati Mondiali Indoor del 2008. La notizia, potete capire, fino a questo punto sembra davvero una ventata di speranza per tutti i pistard atletici, finchè non leggo il proseguo della stessa che mi fa letteralmente crollare il mento sul giornale. Ebbene, sembrerebbe che l'assessore allo Sport di Montichiari abbia incontrato per discutere della cosa, indovinate chi? ...Franco Arese, e chi sennò?! Il progetto sarebbe stato presentato alla Fidal alcune settimane fa, e come dice l'assessore "Arese mi parve molto interessato e ni sollecitò a presentare un progetto". O mammmmmmamiaaa!! Frase che mi ha fatto accapponare la pelle: vi ricordate le promesse pre-Campionati Europei Indoor di Torino 2009? La pista che sarebbe rimasta in Piemonte? Una nuova struttura indoor? Sparito tutto. O il nuovo impianto di Padova, che come apprendiamo dal forum sarebbe terminato nelle murature, ma alla fine manca della pista e di tutti gli "interni" quindi non si vedrà nel 2010 e si "spera" nel 2011 per il completamento? O della pista di Urgnano, che di per certo è stata visitata da emissari della Fidal, ma alla fine è lì senza copertura a svernare in mezzo alla campagna bergamasca da oltre un lustro? Perchè dico questo: perchè è chiaro, benchè non venga espressamente scritto nel pezzo, che l'Amministrazione comunale di Montichiari, i gestori del Velodromo e la Federciclismo si aspettano qualche cosa dalla Fidal, così come si aspettano qualche cosa (probabilmente) da qualche anno gli amministratori comunali di Urgnano, così come si aspettano qualche cosa (probabilmente) quelli di Padova e come si aspettavano qualche cosa quelli di Torino. Oddio: non so ad Urgano o Torino si aspettano ancora qualche cosa: però faceva effetto pensare all'effetto domino di aspettative disilluse che la gente della Fidal semina ad ogni piè sospinto. Quel qualche cosa non è certo la pacca sulla spalla: "dai amico, sei un grande! Preparaci una bella pista indoor!", ma qualche cosa di poiù sostanzioso. Tant'è che nel titolo del pezzo si fa espresso riferimento ad un particolare problema: "Il problema? Trovare i fondi". Non conosco di certo il patrimonio della Fidal, ma non posso fare a meno di interrogarmi su quanto questo mandato abbia investito negli assett, che sono prodromici allo svolgimento dell'attività sportiva (scusate se utilizzo termini desueti). Qualcuno ha studiato l'impatto che ha avuto la struttura indoor di Ancona sul proselitismo atletico nel circondario? Secondo me parecchio, anche se non conosco i dati. Invece da questo punto di vista la propaganda di regime parla di aumenti inveterati di atleti tesserati che come più volte spiegato sono dovuti essenzialmente ai master e alla genialata dei cartellini fatti agli esordienti con la formula dell'usa-e-getta nelle piccole gare scolastiche. Così i tesserati sulla carta aumentano, le categorie centrali a poco a poco spariscono, e a livello internazionale torniamo con le ormai consuete figuracce. Se non c'è un campione statistico importante, inutile pensare di trovare campioni nell'atletica leggera... Ora aggrappiamoci all'ennesima piccola speranza del palazzetto di Montichiari: se mai leggeranno, gli suggerisco che non perdino tempo ad aspettare la Fidal. Cerchino loro i fondi e lo concludano: noi glielo invaderemmo ogni fine settimana, e se ci sarà pagare qualche cosa di più per fare una gara al caldo, io sarò il primo a pagarlo (chiaramente se la quota andrà nelle loro tasche e non in quelle della Fidal).

12/04/10

I 60hs femminili master 2010 indoor

2010 INDOOR
ID AGC GARA RESULT cat no ATLETA LOCALITA' DATA specialità
1 93,09 60HS 9"99 F50 1959 FORCELLINI CARLA KAMLOOPS 04/03/2010 ostacoli
2 89,93 60HS 9"34 F40 1970 PARISI FABIOLA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
3 89,63 60HS 10"03 F45 1964 ZANNI ROSSELLA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
4 81,55 60HS 10"30 F40 1970 DODI ELISABETTA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
5 81,44 60HS 10"56 F40 1968 LACAVA GIUSY ANCONA 20/02/2010 ostacoli
6 81,24 60HS 10"34 F40 1970 GRECEANU NELY MERY ANCONA 20/02/2010 ostacoli
7 75,94 60HS 12"22 F45 1961 PERGOLA ANNA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
8 75,92 60HS 11"71 F45 1965 PARISSENTI DOSOLINA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
9 75,08 60hs 12"24 F50 1960 TAVOSO MARISA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
10 73,27 60HS 11"86 F40 1967 PARI LICIA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
11 73,12 60HS 12"02 F40 1966 SANDIGLIANO ELENA AOSTA 06/02/2010 ostacoli
12 71,66 60HS 10"94 F35 1972 LODDO MARIA PAOLA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
13 71,66 60HS 12"81 F45 1962 DE ANGELIS ERSILIA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
14 71 60HS 10"93 F35 1973 LUCCHETTI NICOLETTA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
15 69,94 60HS 13"14 F50 1960 NADALI FIORETTA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
16 66,94 60HS 14"37 F50 1956 BELLOMI ANGELA ANCONA 20/02/2010 ostacoli
17 66,55 60HS 11"78 F35 1972 SESSA CARLA ANCONA 20/02/2010 ostacoli

Il lancio del peso femminile indoor 2010

2010 INDOOR
ID AGC GARA RESULT cat no ATLETA LOCALITA' DATA specialità
1 81,15 PESO 13,94 F45 1965 ROSOLEN MARA ANCONA 28/02/2010 lanci
2 77,35 PESO 9,12 F65 1944 FINAZZI MARIA LUISA ANCONA 20/02/2010 lanci
3 69,34 PESO 10,72 F50 1957 MELOTTI PAOLA ANCONA 20/02/2010 lanci
4 67,47 PESO 9,48 F55 1952 GRUFI ROSANNA ANCONA 20/02/2010 lanci
5 66,85 PESO 8,45 F60 1947 DI GIULIO ELVIA ANCONA 20/02/2010 lanci
6 66,34 PESO 10,82 F50 1960 MAGAGNI ANNA ANCONA 20/02/2010 lanci
7 62,53 PESO 9,68 F45 1961 DOVHOPOLYUK LYUBOV NAPOLI 07/02/2010 lanci
8 59,65 PESO 8,38 F55 1952 AUTERI MARIROSA ANCONA 20/02/2010 lanci
9 59,33 PESO 9,51 F50 1959 BOLZONELLA RAFFAELLA ANCONA 20/02/2010 lanci
10 57,21 PESO 9,33 F50 1960 CORAZZA TEUTERIA ANCONA 20/02/2010 lanci
11 57,15 PESO 8,35 F55 1952 FABBRI BIANCANGELA ANCONA 20/02/2010 lanci