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02/09/13

L'analisi della crisi dei 100 femminili in Italia

Con lo studio che segue abbiamo voluto dare un piccolissimo contributo per far emergere alcune tendenze in atto nello sprint femminile italiano, da troppi anni divenuta disciplina di scarsissimo impatto internazionale. L'ultima grande atleta fu Manuela Levorato, dopo di che, salvo sporadiche apparizioni una tantum, non si è concretizzata alcuna valida alternativa. Si aspetta, è noto, che le straniere di seconda generazione sappiano sovvertire le tendenze, anche se quello che si è visto fino ad oggi confermerebbe le tendenze generali: i fenomeni si mettono in luce, e poi non riescono a progredire come le premesse avevano lasciato intuire. Qui sotto quindi vi lascio al piccolo lavoro confezionato da me e Gianluca Zuddas. 

23/02/13

Manu Levorato pareggia il suo record agli Assoluti: 7"41

Nella semifinale (vinta) dei Campionati Italiani Assoluti di una settimana fa, Manuela Levorato pareggia il suo stesso record italiano F35 dei 60 metri, correndo per la seconda volta in poco tempo in 7"41, che aveva corso a Padova una sola settimana prima, ovvero il 9 di febbraio. La Levorato aveva corso in 7"45 la batteria, riuscendo poi appunto a correre in 7"41 la semifinale e concedendosi quindi senza dubbio delle chance per la finale, visto che nell'altra "semi" Draisci ed Amidei avevano corso in 7"40, e solo la Alloh era riuscita a correre sotto i 7"40: 7"38. 3 centesimi dalla migliore insomma, e 1 solo dal podio nella grid-line della finale. Poi in finale, qualche cosa si è inceppato, e amen... è andata così. Tre turni di sprint a tuono rimangono nelle gambe di tutti, ma soprattutto in quegli atleti che hanno passato molta della passata stagione a digiuno di gare. Che poi, ho "sindacato" sul fatto che non sono normali tre gare di sprint in una giornata sola. E' una pazzia... e chissà cosa avrebbe fatto Tumi se ne avesse corse solo due. I record europei e mondiali di "longevità" sono fissati a rispettivamente a 7"17 da parte della russa Irina Khabarova per il Vecchio continente, e addirittura 7"01 per quanto riguarda il Record Mondiale, da parte di Sua Altezza Marlene Ottey. Marlene Ottey che ha stabilito anche quello W40 con 7"17 (inferiore a quello italiano assoluto di 2 centesimi, non dimentichiamocelo) e 7"30 da W45. Incredibile fenomeno di longevità sportiva. 

09/02/13

Manu Levorato, un ritorno da regina sui 60 (e due record master)

Manu Levorato - foto atleticamondiale.it
Mi perdonerà Manu Levorato se metto le sue prestazioni inizialmente qui nella sezione dedicata ai master piuttosto che in quella assoluta, visto lo spessore della prestazione di oggi, ma rimedierò poi parlando della settimana italiana più tardi (o domani, o quando avrò tempo!). Il "regina" del titolo, la Blue Queen, è naturalmente legato a doppio filo col mio sito e alla sua immagine che ne svetta in cima e per la quale la ringrazierò sempre. Non so se l'avermi dato questa possibilità di scrivere con il suo volto che svettava in vetta al sito le abbia creato qualche difficoltà di natura relazionale con qualcuno (spero sempre che tra persone adulte, almeno questo, ce lo si risparmi), ma sicuramente ha dato a me (e al Duca) la possibilità di aver avuto quanto meno una presentazione artistica  nettamente superiore agli altri siti paralleli (non dico concorrenti: non penso di poter concorrere da solo contro le armate di giornalisti degli altri siti internet che parlano di atletica on-track). Quindi un occhio di riguardo per una delle più forti specialiste di sempre nello sprint azzurro (non azzardo ranking: la più forte di sempre è stata sicuramente Giuseppina Leone, dall'alto della sua medaglia olimpica sui 100, poi mi astengo da altre classifiche) che entrata nel suoi 35 ha continuato ad ottenere risultati che la pongono tutt'oggi tra le migliori italiane, tanto da non poter non essere presa in considerazione tra le possibili protagoniste del 2013. Oggi la Levorato a Padova ha esordito a livello indoor da "master" dopo che nel 2012 non era riuscita a correre per alcuni fastidi fisici. 7"42 in batteria e 7"41 in finale, che entrambi rappresentano naturalmente i nuovi record italiani master. Le valgono anche il ruolo di seconda performer italiana assoluta dell'anno, dietro ad Audrey Alloh (che per inciso, è presente anche lei nel banner del mio sito! Dovrebbe essere lei, penso). Naturalmente obiettivo Campionati Italiani: e sarebbe davvero bello ritrovare a Goteborg una Blue Queen. Qui sotto la cronologia del record italiano F35 dei 60 metri. 
  • 7"89 - Tiziana Bignami - Clermont Ferrand - 18/03/2008
  • 7"73 - Lusia Puleanga - Torino - 22/02/2009
  • 7"70 - Sordelli Elena - Modena - 14/01/2012
  • 7"61 - Sordelli Elena - Modena - 14/01/2012
  • 7"60 - Sordelli Elena - Modena - 21/01/2012
  • 7"57 - Sordelli Elena - Modena - 21/01/2012
  • 7"57 - Sordelli Elena - Saronno - 29/01/2012
  • 7"42 - Levorato Manuela - Padova - 09/02/2013
  • 7"41 - Levorato Manuela - Padova - 09/02/2013 

28/01/11

Manuela Levorato: 7"31 e sono 3 volte sotto il minimo

L'impianto di Chemnitz
Ieri sera a Chemnitz, in Sassonia, altro colpo di Manuela Levorato sui 60 metri, che sancisce una volta di più il diritto della padovana ad essere sui blocchi dei Campionati Europei Indoor di Parigi. 7"31 in batteria e 7"35 in finale, dove è giunta terza battuta dalla ghanese Anim Vida e dall'irlandese Ailis McSweeny, rispettivamente con 7"30 e 7"34. E dire che dopo le batterie la "manu" aveva il miglior tempo, dopo aver regolato la stessa McSweeny. Due volte annichilita (sia in batteria che in finale) la russa Mariya Bolikova (coscritta della Levorato) e che nel seeding 2011 ha già corso in 7"30 a Omsk e possibile avversaria proprio dell'italiana a Parigi. Il resto del meeting ha visto la vittoria di un altro africano nei 60: Egwero Ogho-Oghene che ha siglato un buon 6"64. In ottica Parigi 2011 si è messo in luce il francese Jimmi Vicaut con 6"66, e il tedesco Christian Blum con 6"67. Gli altri sprinter tedeschi: Martin Keller 6"71 e Thobias Unger 6"74. Nei 1500 il keniano di turno, Nixon Chepseba spara un mostruoso 3'35"78, ma sorprende il 4° (dopo un paio di altri africani): il ventenne francese Jamale Arras, cui il tempo di 3'41"42, regala una visibilità internazionale. Sarà quasi sicuramente presente a Parigi. Nei 60hs Petr Svoboda migliora di un centesimo il già suo miglior tempo mondiale dell'anno, spostandolo da 7"56 a 7"55 (7"57 in batteria). Ma non dimentichiamo anche l'olandese Gregory Sedoc (trentenne) 7"67. Il solito Renaud Lavillenie vince la gara di salto con l'asta a 5,80, provando poi vanamente 6,03. 6° il trentanovenne Tim Lobinger, con 5,30. Nel lungo Nils Winter "corto", con un modesto per lui 7,75 che lo relega al terzo posto, battuto dal connazionale Alyn Camara (7,86). Un altro tedesco, Ralf Bartels vince la gara di lancio del peso con 20,24 (in tre sopra i 20). L'elvetica Lisa Urech vince i 60hs con 8"06. Arriva anche il record tedesco indoor: è quello siglato da Katja Demut nel triplo, dove ha vinto la gara con 14,45. Un'avversaria di Chiara Rosa oltrepassa i 18 metri: è Christina Schwanitz che ha gettato il peso fino a 18,05. Qui il link ai risultati.   

27/01/11

Verso Parigi 2011: i 60 femminili agli Euroindoor premiano Marisa Masullo e Rita Bottiglieri

Marisa Masullo
Dopo che ieri sera mi sono attardato a disquisire della storia del triplo maschile italiano agli Europei Indoor (una sorta di tributo a Fabrizio Schembri e al suo minimo ottenuto), stessa cosa facciamo oggi con i 60 femminili, stavolta per rendere omaggio alla seconda atleta italiana ad aver ottenuto il lasciapassare per Parigi '11, Manuela Levorato (pazzesco... solo due atleti azzurri col minimo a 3 settimane dalla deadline!). Nella storia delle 31 edizioni di questa manifestazione (cui si aggiungono le 4 prodromiche definite allora "Giochi Europei"), si contano 42 presenze di atlete italiane, dato comprensivo di tutti i turni sostenuti dalle diverse atlete nel corso di ogni edizione. Le 42 presenze, spremute di tutti i turni, si trasformano in 26 partecipazioni (quest'ultime sono il dato che la Fidal considera a tutti gli effetti valido per indicare il numero di maglie azzurre, ma sapete che su questo dato non sono assolutamente d'accordo: se la Nazionale di calcio annovera tra le presenze ogni turno passato, perchè nell'atletica sia chi si ferma in batteria che chi supera 4 turni deve avere un solo caps? E' la legge del merito che suffraga questa necessità di soppesare in maniera diversa la qualità della partecipazione ad una grande manifestazione: quindi un turno, un caps. Tre turni, tre caps). Le atlete italiane che hanno partecipato a questa specialità nei 45 anni della manifestazione sono state 13, e capeggia la classifica delle presenze Marisa Masullo con 7 caps, davanti a Rita Bottiglieri e Cecilia Molinari con 5, quindi Manuela Levorato e Anita Pistone con 4. Per quanto riguarda il dato riferito alle sole edizioni (avulso dai turni passati) capeggiano questa particolare classifica con 4 partecipazioni Marisa Masullo (presente alle edizioni '78, '80, '83 e '90) e Cecilia Molinari ('70, '71, 73', '75). Manuela Levorato, se fosse convocata dopo il minimo ottenuto un paio di settimane fa, salirebbe a 3 presenze, dopo quella di Valencia '98 e Gand '00. Marisa Masullo è riuscita a partecipare a due edizioni di Europei a distanza di ben 13 anni (Milano '78 e Glasgow '90). Se Manuela Levorato dovesse essere sui blocchi dell'impianto indoor di Parigi, supererebbe questo record, visto che tra l'edizione del '98 a Valencia e quelli di quest'anno intercorrerebbero ben 14 stagioni. Tra le presenze "strane" (nel senso che praticavano un'altra specialità) nella storia dei 60 femminili agli europei troviamo la triplista Antonella Capriotti (nel 1982 a Milano) e quello dell'ostacolista Carla Tuzzi nel 1996 a Stoccolma. 
L'aspetto tecnico: dicevamo, 26 partecipazioni. 13 qualificazioni a semifinali o direttamente alla finale, e 13 uscite al primo turno. 50% di "passabilità", se così la vogliamo chiamare. Due medaglie vinte, il bronzo di Marisa Masullo a Budapest 1983 dove la milanese giunse terza con quello che è tutt'ora il record italiano di 7"19 e l'altro bronzo di Rita Bottiglieri nel 1977 a San Sebastian con 7"34. Solo 5 le finali conquistate (sempre su 26), quindi poco meno del 20% delle atlete azzurre schierate sui 60 è arrivato a giocarsi un europeo. Ma ciò significa anche che chi arriva in finale ha il 40% di possibilità di vincere una medaglia. Rita Bottiglieri è giunta anche 5^ nel '75 a Katowice (l'unica ad arrivare due volte in una finale), mentre le altre due finaliste, sono state Anita Pistone e Maria Aurora Salvagno nell'ultima edizione di Torino '09. Stranamente nessuna finale per Manuela Levorato, che proprio nel suo periodo migliore (dal 2001 al 2005) non partecipò ad alcuna edizione di questa manifestazione. Nelle sue due partecipazioni si è infatti fermata sempre in semifinale. 
I tempi: chiaramente il miglior tempo ottenuto durante gli Euroindoor è il record italiano di 7"19 della Masullo. Anche il secondo tempo gli appartiene, ottenuto sempre nella performante edizione dell'83 (7"23 in batteria, poi si andava direttamente in finale). I successivi quattro tempi sono tutti ad appannaggio di Manuela Levorato, nelle quattro volate che l'hanno vista protagonista nelle due partecipazioni: 7"26, due volte 7"27 e un 7"29. Al terzo posto Anita Pistone con 7"32, nella semifinale di Torino '09. 

23/01/11

Missile terra-terra ucraino sui 60: Olesya Povh 7"14

Olesya Povh
La 22enne Ucraina Olesya Povh ha iniziato l'anno sparando subito un risultato che sa già di podio ai campionati europei indoor (che poi si svolgeranno a Parigi a marzo): 7"14 ottenuto a Sumy, in una riunione indoor in terra di Ucraina. Migliorato di quasi un decimo il suo precedente PB di 7"23. Il tempo più veloce in Europa nello scorso inverno era stato il 7"19 della campionessa europea dei 200 Myiriam Soumarè: già un puntello messo più in alto sulla parete, quindi. Il 7"14 è anche al momento il tempo più veloce al mondo, visto che allo stato delle cose capeggiava il 7"22 della ventenne stars-&-stripes Kendrick, dal fragoroso nome Stormy. Un'ipoteca sull'europeo? Vedremo: spesso dall'est sono arrivati risultati clamorosi che non hanno poi avuto l'impimatur dove contava davvero, anche se la prestazione non l'ha ottenuta certo Miss Carneade, ma una velocista europea già evoluta. Il panorama europeo femminile dei 60 metri, prima che si mettano in moto le temibilissime francesi, vede al momento veleggiare con il vento in poppa proprio la Povh, con il citato tempo. Poi si trova il 7"28 della britannica Jeanette Kwakye, e il 7"29 dell'altra ucraina Hrystyna Stuy. Quindi due russe prima della nostra Manuela Levorato (7"32) Svetlana Nabokina (7"29), Mariya Bolikova (7"30). Per Manuela l'obiettivo-finale non sembra una chimera oggi, dopo gli anni passati in bacino di carenaggio della maternità e un paio di anni di affinamento delle armi. 

16/01/11

La redenzione-Fidal sulla Levorato: la dovuta segnalazione - su e-bay l'istantanea del volto di Di Mulo al momento della notizia

L'apertura del sito Fidal di oggi
Ieri, col solito impeto che mi contraddistingue nel fornire le notizie, avevo segnalato l'abominio della mancanza sul sito ufficiale della Fidal della news più importante di giornata, ovvero il biglietto per Parigi staccato da Manuela Levorato due volte nel giro di un paio d'ore. Siccome è anche l'unica atleta italiana ad essere riuscita nell'impresa fino ad oggi (ed è un'altra notizia di per sè), non vederla nella home del sito www.fidal.it sembrava davvero troppo, visto che quanto successo al meeting di Udine faceva comunque parte della cronaca. Ammetto che mi ero sorpreso a leggere la firma in calce all'articolo, perché mi è sempre sembrato uno dei pochi là dentro nel palazzo (che sta inopinatamente crollando) a salvarsi. Poi, in questa serie di elucubrazioni, aggiungeteci ciò che è successo alla Levorato a Barcellona nemmeno 5 mesi fa: l'esclusione dalla staffetta, con l'inserimento della carneade Grasso (chi è costei?) in una sorta di suicidio federale per compiere l'omicidio sportivo di un'atleta che evidentemente deve risultare alquanto scomoda (come dire, sullo zero-a-zero nella finale di Champions League a 5' dalla fine tolgo Lionel Messi al Barcellona per inserire al suo posto un Ranocchia qualunque, che ho scoperto da poco essere un calciatore). Voi non l'avreste fatto uno-più-uno con i dati forniti qui sopra? E invece probabilmente c'è stato qualche malinteso: i risultati femminili, come ho potuto appurare direttamente, erano stati oscurati per qualche arcano motivo, con una lugubre scritta che sapeva di operazione-KGB che suonava più o meno così "i risultati dei 60 femminili per ragioni tecniche saranno forniti solo nella giornata di domani". Poi ragionandoci, sembrava doppiamente strano che fossero saltati due volte i risultati che riguardavano i 60 femminili, nonostante fra le due corse fossero partite serie e serie tra 60 maschili, 60hs maschili e 60hs femminili. Giustamente l'articolista ha cercato di informarsi sulla cosa prima di sparare la notizia.
Comunque, con la rettifica ufficiale comparsa in nottata sul sito ufficiale della Fidal, tutto è tornato al proprio posto. Mi scuso ancora con Alessio Giovannini, che gira come una trottola per il mondo (quanto meno virtuale) per imbastire articoli su articoli. Manuela ha adesso lo spazio che gli spetta come eroina di giornata (purtroppo in uno sport divenuto di nicchia come l'atletica, poter ambire alla copertina del sito Ufficiale della federazione è di per sè un piccolo traguardo). Ora sarebbe davvero bello vedere la faccia certamente soddisfatta del Prof. Di Mulo nell'apprendere la notizia. Da quanto aspettava una velocista? Purtroppo per lui è sempre la stessa. 

15/01/11

Fidal-Bavaglio: sul sito ufficiale, omessi i risultati della Levorato (7"33 e 7"32) minimo per Parigi - Riparelli 6"73 - Bazzoni 54"27

Jacques Riparelli
Dopo il flash sulle batteria (7"33), dalla finale del meeting di Udine arriva il 7"32 sui 60 piani che proietta Manuela Levorato ancora nel gotha della velocità continentale. Tempo da finale europea o qualche cosa di molto vicino: e siamo solo al 15 di gennaio, ovvero quasi due mesi dall'evento clou della stagione indoor. Con la maternità della Pistone, a livello indoor la velocità femminile in questo momento sembra essere solo la Levorato, con buona pace di molti tecnici federali che piuttosto che studiare metodi per far andar forte qualche atleta, puntano sul fatto che ne vadano piano altri. La pulizia evidentemente non dovrebbe interessare solo la parte politica, ma anche tecnica di questa federazione. Ma la cosa che fa scalpore è l'assoluta assenza di cenni su di lei sul sito Ufficiale della Fidal, che pur parlando del meeting di Udine omette clamorosamente di citarla, parlando del solo Riparelli e dell'astista Anna Giordano Bruno. Uno scandalo senza precedenti ordito dalla cupola Fidasics a danno di un'atleta evidentemente scomoda. Se non ci credete, guardate il buon a.g. cos'ha scritto sul sito Fidal a questo link (clikkate qui). E pensare che ci sono altri che copiano-incollano (senza leggere) tutto quello che scrivono costoro...
A Udine, Levorato a parte, ottima la seconda al traguardo sui 60, Martina Favaretto, con 7"78... ma è un'allieva classe 1995! Per parte sua Jacques Riparelli (1983) esordisce sui 60 con 6"78 in batteria, con un promettente 6"73 in finale. Sarà l'anno buono per lui, dopo la presa in giro di cui fu vittima nel pre-Doha nel 2010? Ricordo (agli smemorati) che la Fidasics gli chiese determinati standard e determinati risultati: ottenuteli arrivò la beffa dell'esclusione dalla trasferta ai Mondiali di Doha che lo portò a scrivere una lettera (pacata) di  pubblica protesta. Proprio quella lettera probabilmente gli negò il caps nella 4x100 medagliata di Barcellona (in alternativa a Tomasicchio) come ultimo frazionista, al posto di Checcucci, che fu sverniciato da uno stanco Mbadjock (che veniva da 7 turni tra 100 e 200 e staffetta). Sarebbe stato oro e un probabile sub-38". Nei 60hs buon 8"75 della "multiplista" Elisa Trevisan (che vincerà anche il lungo con 5,64).  Anna Giordano Bruno salta già 4,30 nell'asta, ma non basta per ottenere il minimo per la manifestazione continentale fissato a 4,35, che l'atleta tenta senza buona fortuna.
A Modena vince i 60 maschili con 6"85 il bronzo mondiale sui 100 di Bressanone 2009, l'allora allievo Giovanni Galbieri (1993) che mette sulla carlinga la sagoma di un atleta specialista delle indoor come Andrea Luciani (6"92 ma 6"77 di PB), dal quale ci si aspetta sempre il salto di qualità che porta nel bagaglio a mano. Duplice 8"01 sui 60hs per uno dei migliori ostacolisti degli ultimi anni, Emanuele Abate. Siamo ancora lontani da 7"72 per obliterare il biglietto per Parigi, ma come per tutti gli altri siamo solo a gennaio. Dietro di lui, ma di non molto, Nicola Comencini: 8"04 e 8"05 in batteria. Doris Tomasini (1984) non sembra essere ancora a livello di Levorato: 7"57 in finale dopo il 7"67 in batteria. Sorprende il comportamento della seconda, la junior Gloria Hooper (1992), che entrata in finale con il 6° tempo (7"89), riesce ad infilare atlete più blasonate di lei e a piombare sul traguardo a 7"72.  Nei 60hs femminili, dopo un anno di purgatorio, è tornata a far parlare di sè la bresciana Sara Balduchelli con 8"60 e 8"61 non troppo distante dai suoi picchi. Nella sua scia Elisa Bettini (8"67 e 8"71). Parlando di ostacoli al femminile l'associazione di idee mi porta a ricordare Micol Cattaneo, sulla quale ci sarebbe da scrivere un bell'atto di accusa contro l'inerzia della Federazione, su quanto ci tenga agli atleti di punta, su quanto li segua... lo scriverò prima o poi. Tra gli allievi impegnati negli ostacoli alti notevole 8"16 di Eseosa Desalu, che regola un'altrettanto interessante 8"19 di Gabriele Argenton.
A Parma altra riunione indoor, ma sulla pista resized da 160 metri (ma è già tanto che ci sia, no?). Curve ad angolo, che non favoriscono certo il tempo, ma di sicuro assicurano lo spettacolo del man vs man. Negli 800 solo un atleta sotto i 2', Gabriele Bizzotto (1993) con 1'59"20. Più interessanti i risultati tra gli over-35 (preparo un articolo a parte per questo). 
Infine ad Ancona solita invasione oceanica di atleti, alla ricerca disperata di gare: come dire, la domanda c'è, manca l'offerta (di palazzetti), ma sappiamo bene che soddisfare queste esigenze della base non rappresenta un'esigenza sentita dalla Fidasics. Conta solo la medaglietta nelle grandi manifestazioni. Comunque, 6"90 per portarsi a casa i 60 maschili per Mario Brigida (1986). Nei 400 solo in due sotto i 50", ma non di tanto: 49"45 e 49"47 rispettivamente per Mario Di Giambattista e Emanuele Magi. Sui 3000 si fa notare con un ottimo 8'24"36 lo junior Stefano Massimi. Tra le donne, 7"64 e 7"62 sui 60 per Francesca Ramini. Altra allieva veloce alle sue spalle: Roberta Del Gatto (1995) che sigla 7"81. Gara clou sui 400 con la sfida azzurra tra Chiara Bazzoni e la duecentista Giulia Arcioni (evidentemente in cerca di affinare le armi per la stagione all'aperto sul mezzo giro di pista): sfida che va alla prima per 54"27 a 54"88, con tempi molto interessanti. 

Esordio bomba di Manuela Levorato sui 60: 7"33 e minimo per gli Europei

Esordio in maniera fragorosa per l'amica (posso dirlo?!) Manuela Levorato a Udine: 7"33 sui 60 metri, e quel che più conta minimo (al centesimo) per i campionati Europei indoor di Parigi! 14 centesimi dal record italiano sempre in possesso di Marisa Masullo, ma avendo ancora due mesi di attività indoor, c'è da credere che si possa ambire a molto meglio rispetto al 7"33. Negli ultimi 5 anni, dopo la momentanea assenza per la maternità della Levorato, solo la Pistone e la Graglia erano riuscite a far meglio (7"31 per entrambe nel 2007 e un 7"32 per la Pistone nel 2009... ma nessuna atleta italiana sotto i 7"30 dopo... la stessa Levorato del periodo d'oro). In questi momenti si sta svolgendo la finale (anche se credo che potrebbe non parteciparvi), dove non vi sono avversarie che potrebbero impensierirla. Sarà da vedere fin dall'inizio della stagione come si comporterà con lei la federazione: esisteranno altre Grasso che ambiranno al suo posto? Nel prossimo post i risultati del sabato-indoor in Italia. 

27/09/10

L'angolo del Duca: Levorato, Marani... due esempio agli antipodi

Le accalorate dissertazioni di Andrea sulla formula dei c.d.s. si sposano perfettamente con i risultati tecnici che sono scaturiti dalla due giorni di gare, appena conclusesi a Borgo Valsugana in provincia di Trento. Certo, a piccolissima giustificazione di prestazioni non esaltanti, va evidenziato il periodo dell’anno in cui l’esimia federazione ha deciso di assegnare gli scudetti dell’atletica e questo è sicuramente il quarto punto che aggiungerei alle tre proposte fatte, in concreto, da Andy: la scelta di una data diversa, nel cuore della stagione agonistica. Ma tant’è, questo è quello che oggi passa il convento e questo è quello che bisogna commentare. La vittoria è andata, forse contro pronostico in campo maschile, alla Bruni Vomano Teramo che ha battuto, di soli 8 punti, i campioni uscenti dell’Atletica Riccardi Milano. In campo femminile conferma della Sai Fondiaria Torino che l’ha spuntata, in maniera meno evidente delle previsioni, sulla Italgest Milano. Tantissimi complimenti ai vincitori perché, in ogni caso, chi vince merita sempre il massimo degli encomi ma, come detto, non si può non ribadire la pochezza tecnica dei risultati di una manifestazione che dovrebbe essere il fiore all’occhiello di tutto il movimento nazionale, il vero stimolo per i giovani ad avvicinarsi a questo sport. Il bello di questa competizione, infatti, dovrebbe essere l’opportunità data ad atleti, per cosi’ dire minori, di poter gareggiare con i grandi campioni, ma di questi, a Borgo Valsugana, se ne sono visti pochissimi e, mi sia consentito, il loro impegno, in taluni casi, è stato abbastanza discutibile.
Un Gibilisco che salta 5,20 e se ne va in tutta fretta senza neanche partecipare alla festa finale della sua società che, per la prima volta vince lo scudetto; una Grenot che viene sbandierata nel trafiletto di presentazione dalla Gazzetta e poi non si presenta proprio al campo di gara, sono, in estrema sintesi il senso del totale fallimento o, se vogliamo, del non senso di una manifestazione che, cosi’ concepita, fa piu’ male che bene a tutto il movimento.
Ma come sempre mi piace entrare nel merito di approfondimenti particolari e dopo aver comunque fatto il doveroso plauso alla miglior prestazione tecnica della giornata, il 7.98 nel lungo di un ritrovato, da mille infortuni, Da Castello, voglio raccontare due brevi storie.
Manuela Levorato e Diego Marani sono due atleti, velocisti ( 100, 200 mt e staffetta veloce). Tutti conoscono la Levorato, molti, credo ormai, conoscono Marani, promessa di belle speranze, classe 1990, che quest’anno ha avuto l’onore di gareggiare al Golden Gala di Roma nella serie dei più  forti sui 200 mt. stabilendo, tra l’altro, il suo personale con 20”91.
Bene, il baldo giovanotto di Mantova, personaggio di poche parole e molta sostanza, almeno sino ad ieri, rappresentava certamente una delle frecce migliori nell’arco della famiglia Tamaro. Sabato ha contribuito alla vittoria della 4x100 ed ieri, sui blocchi di partenza, vantava la miglior performance stagionale tra i partecipanti, in ogni caso 4° tempo dell’anno dopo l’irraggiungibile Howe, Galvan e Donati. Il risultato finale recita 21”73, nono posto ex aequo in classifica, un punteggio gara di 15,5 punti, neanche a farlo apposta 8,5 in meno di quelli ottenuti dal triplista Greco della Bruni, buon velocista ma non specialista della distanza, che ha vinto con 21”24. Casualmente la Riccardi ha perso il titolo di 8 punti ma, per un gioco di scarti, quelli dei 200 potrebbero anche non essere stati decisivi. Rimane il fatto che la prestazione ha del clamoroso, c’erano condizioni climatiche piuttosto buone, vento a favore anche in curva, si gareggiava in leggera altura, insomma tutto per fare bene ed invece… Mi sono ovviamente ben documentato sul fatto che il ragazzo potesse essersi fatto male, ma pare proprio di no anche se, alla fine della gara, qualcuno ha sentito dirgli che gli doleva leggermente dove si era infortunato proprio nel corso del Golden Gala….. e quindi, aggiungo io, non ha voluto rischiare per non compromettere il prosieguo della stagione….
Ma come? La tua società lotta punto a punto per riconquistare un titolo italiano a cui tiene tantissimo e per cui ha fatto sacrifici economici notevolissimi e tu, giovane di belle speranze, ti spaventi, ammesso che sia vero, per un dolorino e tiri i remi in barca per paura di farti male nell’ultima gara dell’anno. Personalmente, e chi mi conosce sa che non ho alcun tipo di relazione con la Riccardi, sono rimasto indignato per questa cosa, per questo scarso attaccamento ad una maglia, alla passione di chi sta dietro e di tutti quelli, suoi compagni di squadra, che hanno invece dato l’anima per ottenere un risultato che è sfuggito per un soffio. Veramente un esempio negativo che viene ancor più amplificato da colei che ha,invece, illuminato questi oscuri campionati di società. 
Lo so, qualcuno penserà che sono fissato nell’encomiare ed esaltare le gesta di Manuela Levorato, ma sono fatto così, sono solo per gli estremi: grandi passioni o grandi ostilità. Tanto mi era invisa la signora Levorato nella prima parte della sua carriera agonistica per certi atteggiamenti fuori dalle righe che, a mio avviso, la rendevano antipatica e di cattivo esempio, tanto mi appassiona adesso con il suo entusiasmo, la sua voglia di rivalsa, il suo grande amore per l’atletica.
Forse esageravo prima, forse esagero adesso, ma quel che ha fatto la Principessa di Dolo nei due giorni dei c.d.s. è, a mio avviso, spettacolare. Ha vinto i 100 in 11”59, fatto vincere la 4x100 e vinto ancora sui 200 che ha corso, per la prima volta nell’anno, in 23”68 e rifilando 90 centesimi all’allieva di Di Mulo, la ormai famosa, grazie a WebAtletica e forse solo per WebAtletica, Tiziana Grasso.
L’ira agonistica di Manuela mi ha ricordato la sposa di Kill Bill ed in tal senso ho voluto questa copertina, intesa come la vendetta di un’atleta assurdamente bistrattata agli Europei di Barcellona con l’esclusione dalla staffetta di cui tanto abbiamo parlato. Come gli atleti veri ed autentici, Manuela ha voluto subito reagire, dimostrando a tutti che Lei è ancora la numero 1 e lo sarà sicuramente ancora per tanto. Un’atleta di 33 anni che prepara, con il massimo dello scrupolo, un appuntamento invero di poco prestigio, che si sacrifica, facendo tre gare in 24 ore, dando il massimo in ciascuna e sapendo, oltretutto, quanto le possibilità di vittoria per la sua squadra fossero minime, rappresenta una delle poche speranze per un’atletica italiana allo sbando. Credo veramente che Manuela Levorato sia, meglio di chiunque altro, in questo momento, il punto di riferimento per tutti quegli atleti che amano questo sport, per quelli che vogliono intraprenderlo e per quelli che non sanno se continuarlo o meno.
Manuela Levorato è l’atletica italiana,per il suo passato, per il suo presente e per il suo futuro che, sono stracerto, sarà ancora molto luminoso…..e mi raccomando, ripassa bene l’inglese nei prossimi due anni.

IL DUCA

31/08/10

Il Duca: bordate su Di Mulo, coach della velocità della nazionale italiana

C'era una volta un sport oggettivo - Il Duca

Ho sempre considerato l’atletica il più bello sport del mondo per la perfetta fusione di due elementi, per me, fondamentali: l’armonia dei movimenti e l’oggettività delle prestazioni. Dalla corsa ai lanci per finire coi salti, ogni disciplina è contrassegnata da queste due caratteristiche essenziali ed è per questo, mi scuseranno gli appassionati, che ho sempre considerato la marcia una specialità al di fuori dell’atletica leggera, in quanto si è costretti a fare movimenti controllati e poco armoniosi, ma soprattutto perché si è soggetti alla valutazione di molteplici giudici, sparsi lungo il percorso, che giudicano lo stile di marcia, con occhi sempre totalmente diversi. Ma, a parte questa eccezione, per ogni altra disciplina vige la legge del cronometro, del metro o dell’asticella da saltare e non possono esserci alternative, non ci possono essere raccomandazioni, il più forte prevale e riceve le giuste gratificazioni in funzione dei risultati oggettivamente ottenuti, laddove per gratificazioni si intendono le medaglie, ma anche e soprattutto le convocazioni per le più importanti manifestazioni internazionali, l’onore di vestire la maglia azzurra e, per le specialità di corsa veloce, la possibilità di far parte delle staffette
E già, questa è la bellezza dell’atletica, ma nella federazione delle banane puo’ succedere di tutto..
Nello stracitato film di Woody Allen l’ormai famoso Castrado, nel suo primo discorso da nuovo dittatore dello stato libero delle bananas, immaginario staterello del centro america, dichiarò al popolo festante che da quel momento la lingua ufficiale sarebbe stato lo svedese…”.
Ma veniamo ai fatti ed andiamo con ordine per raccontare ed evidenziare questa ennesima buffonata all’italiana, questa solita mistificazione della realtà ed esaltazione di personaggi di dubbio valore umano. Noi di Webatletica, già alcuni mesi fa, avevamo subodorato che qualcosa di strano stava accadendo nell’ambito delle staffette italiane e, per primi, avevamo evidenziato una notizia riportata su un trafiletto, dalla Gazzetta, in merito all’esclusione di Fabio Cerutti dalla staffetta azzurra di velocità. In un primo momento, dopo una iniziale serie di informazioni raccolte, avevamo creduto che tale clamorosa esclusione di uno dei tre più forti velocisti italiani fosse dovuta, in qualche misura, a dissidi interni con qualche suo compagno di squadra. Successivamente, però, avevamo avuto modo di appurare come tale sensazione fosse inesatta e che Cerutti si fosse, di fatto, autoescluso perché con il suo allenatore aveva deciso di non partecipare ad una serie di raduni federali organizzati ad hoc per amalgamare la squadra e, di fatto, provare la scienza del cambio… Avevamo, quindi, archiviato la questione, convinti certamente della totale buona fede degli atleti coinvolti, ma con la consapevolezza che qualcosa di strano ci fosse comunque sotto.
Ed i fatti ci hanno puntualmente dato ragione.
Prima, una strana convocazione per la Coppa Europa di Manuela Grillo per la staffetta femminile. "Strana" perché in quel momento aveva il 19° tempo in Italia sui 100 mt, ma chissà, poteva essere interpretato come un premio alla carriera e poi, di fatto, non era stata titolare nella prova effettiva.
Ma ecco il delirio, il misfatto si compie nel corso degli Europei, un delitto quasi perfetto perché nessuno se ne accorge, a parte ovviamente i diretti interessati. La peggiore spedizione italiana ad un campionato europeo di atletica viene etichettata, da ogni parte, come un grandissimo risultato tecnico ed il fiore all’occhiello di questa mistificazione della realtà diventa l’argento della staffetta 4x100 maschile ottenuto grazie al profeta del cambio, lo scienziato del passaggio del testimone: il prof. Filippo Di Mulo da Catania.
Immagino che ormai Arese abbia appeso foto del prof. in ogni luogo che frequenta e pare che, persino nella sua macchina, abbia messo un’immaginetta del profeta con scritto “non correre pensa a me”. Che poi… professore di cosa? Sicuramente non di psicologia perchè quando insegnavano tale materia lui sicuramente sarà sempre stato assente, un po’ come devono aver fatto Tomasicchio e Riparelli che, pur non avendo saltato un raduno federale, come concordato, sono stati accantonati nella composizione della staffetta, per far posto a due atleti, a cui rivolgiamo tutta la nostra stima, ma che erano andati meno forti di loro, per tutto l’anno. Quindi l’unica spiegazione è che andavano ai raduni, ma non partecipavano alle lezioni e quindi non sono stati promossi o, forse, sono due capoccioni e non si sono applicati… chissà? Ed allora, se qualcuno ancora non avesse colto bene il senso, vediamo il vero autentico misfatto di cui nessuno ha parlato: la 4 x 100 femminile. Composizione squadra che ha fatto le semifinali:
Jessica Paoletta, Tiziana Maria Grasso, Giulia Arcioni, Audrey Alloh.
Tempo ottenuto in batteria 44”15, seste. Tempo utile per qualificarsi 43”90. Fuori.
Ma analizziamo le partecipanti
  • Jessica Paoletta, tempo dell’anno in Italia 11”52
  • Giulia Arcioni, tempo dell’anno 11”58
  • Audrey Alloh, tempo dell’anno 11”69
  • Tiziana Maria Grasso 34° tempo dell’anno 12”10 a Catania, con vento +1,9
Lo so, non ci si può credere ed è per questo che ho voluto riportare le classifiche ufficiali in modo tale che possano giustamente risentirsi tutte quelle atlete che il cronometro ha oggettivamente segnalato come più veloci della Grasso. Vorrei, tra tutte, citare subito la Giovanetti, la Draisci e la Salvagno che non hanno avuto il giusto premio per la loro ottima stagione, prima di arrivare all’apoteosi dell’obbrobrio, dell’insensibilità e dell’ arroganza più totale. Prof. Di Mulo, ci spieghi dunque, se ha coraggio, ma non è certo una dote di Castrado e dei suoi sgherri piu’ fidati, l’esclusione della Levorato. Sinceramente pensavo che Manuela si fosse fatta male durante la non brillante batteria ed invece... stava benissimo, salvo essere incappata in una prestazione non esaltante, figlia sicuramente della tensione, della voglia di strafare e di voler mettersi in mostra dopo anni atleticamente travagliati. Sappiamo per certo che la Levorato aveva aderito al programma federale e partecipato a tutti i raduni imposti dal guru dei cambi, con evidenti sacrifici considerato i suoi fondamentali doveri di mamma. La partecipazione alla staffetta, oltre ad essere un diritto per lei che è stata, oltre ad esserlo attualmente, la più forte velocista italiana di tutti i tempi, sarebbe stata una garanzia certa di finale e soprattutto il minimo premio per tutto quello che ci ha regalato negli anni, oltre che per l’impegno profuso da quando ha ripreso ad allenarsi.
Metterla da parte come un calzino bucato è stato un atto spregevole ed è per questo che la mia disistima per il Prof. Di Mulo è infinita, per non parlare del fatto, non facciamo finta di dimenticarlo che, grazie a lui, abbiamo perso un oro certo nella staffetta maschile e ci siamo fatti deridere pubblicamente per questo, da un certo sig. Le Maitre, sulle televisioni francesi.
Ma questa è la punta dell’iceberg dell’arroganza della federazione e dei suoi uomini; ci sono tantissime situazioni che potrei raccontare, ma non posso essere il solo a farlo. Ha ragione il mio amico Riccardo, la colpa non è solo di Arese, ma anche e soprattutto di quelli che potrebbero contestarlo e non lo fanno perché, in fin dei conti, va bene cosi’…. Se tante piccolissime voci come la nostra si levassero, allora veramente qualcosa potrebbe cambiare e la federazione delle banane tornare ad essere una vera federazione del piu’ bello sport oggettivo del mondo.

IL DUCA

02/07/10

L'angolo del Duca: Webatletica porta bene

C’era una volta un tormentone televisivo che recitava “le iene portano bene” ed ora, anche se la rima manca, in un impeto di autocelebrazione, vogliamo appropriarci di questo concetto ed asserire che anche noi portiamo veramente bene. Si sono appena conclusi i 100° campionati Italiani di atletica in pista e i due risultati che piu’ ci hanno colpito, anche perché si sa che abbiamo un debole per la velocità, sono quelli relativi alla gara delle gare: i 100 mt. La regina è tornata. Finalmente, Manuela Levorato, dopo anni atleticamente complicati, un po’ per problemi fisici e soprattutto per la più grande gioia che una donna possa provare, è tornata su buonissimi livelli vincendo il titolo con un convincente 11”49, dopo aver segnato anche 11”48 in batteria. Ottimi tempi, oltretutto con vento leggermente contro e quindi un grandissimo bentornato e l’augurio piu’ grosso per limare ancora di qualche centesimo il suo crono ed ottenere il passaporto per Barcellona che, a mio avviso, le spetterebbe comunque di diritto.
In campo maschile, invece, ancora Simone Collio ma questa volta con la gara, credo, piu’ bella della sua vita. 10”16, pur su una pista veloce come Grosseto, con vento leggermente contro, è un crono stratosferico. Sono molto felice perché Simone, in forma alquanto riservata, si era educatamente lamentato, con noi, per alcune illazioni che lo riguardavano, anche in merito ai suoi crono di Rieti. Adesso, ha veramente dimostrato di essere un atleta capace di avvicinare quel primato italiano che appare irraggiungibile e gli auguriamo di cuore, di riuscirci, preferibilmente nell’ambito dei prossimi campionati europei di Barcellona.
Manuela Levorato, Simone Collio, due grandi atleti che in un modo o in un altro hanno mostrato attenzione per il nostro lavoro di appassionati di questo sport e siamo molto felici di aver portato loro bene. La nostra copertina oggi è tutta per loro.

IL DUCA

05/06/10

Super-Levorato in Coppa Italia: 11"59 - Belletti record nel giavellotto M40

Proprio qualche giorno fa, disquisendo con il Duca all'Arena Civica di Milano, ci si domandava preoccupati che fine avesse fatto Manuela Levorato. Perchè? Perchè di lei il Sigma non aveva più lasciato traccia dall'ultima gara di Lodi del settembre 2009. Poi perchè dopo l'intervista che ci aveva rilasciato qualche mese fa, la "Manu" la sentivamo essere diventata nostra "amica" virtuale, con tutti i buoni pensieri che accompagnano le sorti di chi consideriamo tali. "Ma tu hai letto qualche suo risultato da qualche parte?"; "Macchè, sai che guardo solo quelli dei nati dal '75 indietro". Invece era solo sulla rampa di lancio pronta per questo esordio in salsa "europea" allo Stadio Ridolfi di Firenze, teatro della vituperata Coppa Italia (per la formula e la conseguente mancanza di alcuni protagonisti di primo piano dell'atletica italiana). Piccola divagazione: ma avete visto la Coppa Italia, pur purgata del fascino proprio dello scudetto attribuito con i c.d.s., di alcune società, di molti atleti di primo piano, quanta più attenzione porti oggi (nei media) rispetto a quello che è la finale dei c.d.s. "civili" di oggi? Quanti più risultati degni di nota? Quanto si possa "parlare" di atletica (piuttosto che guardare disinteressati ad atleti di secondo piano che lottano per lo scudettino)? E invece la Fidal cos'ha fatto? Ha inventato quel mostro di Campionato di Società per le società civili, con mille regolucce stupide a paritre da quella del rientro degli atleti militari alla società d'origine. Ma quelli adesso sono pagati dallo Stato, da NOI! E invece rappresentano gli interessi PRIVATI delle società d'origine, che per i più grandi detrattori delle società militari dovrebbe essere considerato mille volte peggio, visto il "peculato" dei beni dello Stato! In quel giorno gli viene pagato lo stipendio? Tutto sembra derivare da una politica da oggetto di scambio (se uno , è lecito pensare che in questo mondo qualcun'altro riceva). Così ci rimangono questi surrogati del vecchio campionato di società, che era il vero laboratorio dell'atletica italiana, quello che metteva in vetrina il meglio (perchè costretti dai gruppi "statali" ad adempiere a questi obblighi). La morte in diretta dell'atletica italiana sull'altare delle elezioni federali del 2008.
Ma torniamo alle cose belle e felici: nel pomeriggio di ieri, mentro ero impegnato nella mia sfida personale a Donnas, il Duca mi ha poi mandato un sms "Manuela Levorato 11"59 a Firenze!". Evvai, grande rientro! Il bello è vedere sfilare dietro la regina indiscussa della velocità italiana al femminile, anche se la vera sfida (mancata) sarà con Aurora Salvagno (appunto assente). Per il momento, la capolista stagionale con 11"58, Giulia Arcioni, è stata messa dietro.
  • Velocità - Nei 100 maschili Simone Collio ha dimostrato di essere ancora una volta il più forte degli sprinter italiani. Aveva impressionato nelle settimane scorse Giovanni Tomasicchio, autore di un sensazionale 10"25 a Rieti davanti ad Andrew Howe. Ma poi, nello sprint, contano le sfide dirette: i tempi ottenuti fuori dalle Arene sono i ruggiti dei leoni nella savana, per incutere timore e potersela giustamente tirare nel backstage che porta ai blocchi di partenza. Tomasicchio si sfalda non appena incontra il vecchio leone navigato, Collio, inchinandosi anche all'ancor più vecchio leone (master) Maurizio Checcucci: 10"34 contro 10"46 e 10"47. Quarto (10"48) quel Jacques Riparelli il cui grido di dolore dopo la mala-esclusione dai mondiali di Doha (una delle più grandi prese per i fondelli di Arese&C s.p.a. ad un atleta) avevamo raccolto e divulgato, salvo poi accorgerci con sconcerto che lo stesso Riparelli, dopo aver menato fendenti a destra e manca per l'ingiustizia subita, la settima successiva a Doha si sarebbe presentato regolarmente al raduno della nazionale. Ma come? Vai fino in fondo!! Collio è comunque ancora il punto fermo, il resto della velocità italiana è ondivago, impalpabile: tutti ambiscono alla staffetta, ma forse il solo Collio e proprbabilmente Di Gregorio (anche se ha gareggiato col contagocce) sono al momento sicuri in una di quelle specialità dove la medaglia non è assolutamente una chimera. Su Fabio Cerutti pende ancora la scomunica della Fidal, ma che, siamo arci-sicuri, rientrerà se il Dio del tempo, Kronos, gli darà ragione facendo rimangiare alla stessa Fidal le proprie decisioni, esponendola ancora una volta al ridicolo (ma tanto è ridotta ormai allo Status di Circo itinerante). I 200 dimostrano di essere una specialità ostica per gli italiani: non so se si tratti della maledizione di Pietro Mennea, che allontana ogni forma di velocista decente da questa specialità. Stavolta complice anche il forte vento contrario, il solo Diego Marani scende sotto i 21" (20"99), mentre gli altri si perdono nella profonda caverna dei 21", compreso Fabio Cerutti dirottato per questioni di scuderia sulla prova più lunga (3° con 21"54).
  • Nei 400 maschili si rivede un altro dei nostri intervistati del passato: Andrea Barberi! Strafelici per questo: 46"06 per siglare il rientro di Andrea dopo un paio di anni di tribolazioni, con il sogno dell'olimpiade infranto sul più bello, dopo una stagione incredibile (il 2007) conclusa con il record italiano. Ora pensare ad una 4x400 competitiva agli europei di Barcellona non è affatto un azzardo: Licciardello, Barberi e Vistalli con tempi pari o inferiori ai 46". Manca il quarto incomodo. Al femminile Marta Milani, dopo aver preso qualche scoppola in Lombardia (l'ho vista soccombere personalmente a Gavardo su un 400), torna sotto i 53" e vince in 52"77. La Grenot, bontà sua, a metà giugno non ha ancora esordito: in Italia alcuni atleti-top (o meglio, i loro allenatori) hanno un ego superiore a quella di Bolt, Powell e Gay messi insieme (che hanno già corso 5/6 volte a testa) e centellinano le loro uscite come le apparizioni di Fatima. Li paghiamo noi, mentre Bolt & c. li pagano gli sponsor e c'è una sostanziale differenza di carattere etico.
  • Mezzonfondo: Nei 1500 vince l'eterno Christian Obrist (3'54"05) che di queste gare ne ha vinte una quantità infinita. Siamo sempre in attesa del salto di qualità, e, per parte mia, di quella "cattiveria" a livello internazionale gli possa dare più visibilità. Sembra sempre infatti timoroso, coperto, quasi impaurito quando gli avversari sono sulla carta più forti di lui. Poi l'altoatesino doppia sugli 800: 1'48"55. Nelle siepi sfida Matteo Villani vs Yuri Floriani su ritmi finalmente accettabili: 8'33"57 contro 8'34"15. Bisgonerà scendere di una decina di secondi per sperare in qualche cosa di importante anche in prospettiva Barcellona. A proposito: non conosco i limiti imposti dalla Fidal per partecipare agli europei. Sempre negli 800 si rivede il neo-over-35 Andrea Longo, 4° in 1'51"14: esordio sofferto, vedremo le prossime prove.
  • ostacoli: la gara sui 110hs ha dimostrato che è l'anno del finanziere Stefano Tedesco. A Firenze, in un contesto dove le prove veloci non si sono particolarmente messe in evidenza, ottiene 13"79, distanziando nettamente colui che negli ultimi anni aveva primeggiato sulla scena nazionale, Emanuele Abate, 14"10. Vento di un metro contrario. Nei 400hs si rivede Gianni Carabelli con un buon tempo: 50"66. Cosa gli avranno chiesto per partecipare agli Europei? Speriamo che questa seconda-vita sportiva del varesino coincida comunque con maggiori soddisfazioni. Tra le donne, (parlo dei 100hs) assente Micol Cattaneo (non so francamente che tipo di infortunio la tenga lontana dalle piste) sta dominando la scena da quest'inverno Marzia Caravelli, autrice di un pregevole 13"34 contro vento. I 400hs al femminile sono invece da un paio di anni una specialità in stallo. Benedetta Ceccarelli vince in 57"21 senza particolari patemi (era assente la Gentili, sua castigatrice un paio di settimane fa) ma i tempi del resto d'Europa, per non spingerci troppo lontano, sono leggermente più bassi. Proprio in questa specialità la Fidal quest'anno ha deciso di incrementare sensibilmente il minimo di partecipazione ai Campionati Assoluti, per invogliare qualcun'altra a qualche sacrificio in più.
  • salti: una bellissima gara di salto con l'asta al Ridolfi, con Giuseppe Gibilisco che regola Giorgio Piantella (al personale): 5,70 vs 5,60. Ancora una volta Gibilisco dimostra di essere una delle nostre poche carte giocabili a livello internazionale. Salto in alto (maschile) tecnicamente povero, così spazio all'impresa della bergamasca Raffaella Lamera, che ottiene un siderale 1,95, uno dei migliori risultati dell'anno a livello europeo. 1,75 per Roberta Bugarini (1969) che sfiora il record del mondo di categoria per 1 solo centimetro, ma contemporaneamente migliora di 1 cm quello europeo da lei stesso dentenuto. Nel triplo Fabrizio Donato salta un grande 17,00 metri mettendo a bada 3 arcigni avversari, tutti giunti a cavallo dei 16,50 (Schembri, Boni e Greco). Timidi cenni di ripresa da parte di Magdelin Martinez (13,86). Ma con queste misure a livello internazionale non si supera i turni preliminari. Brava Barbara Lah (1972) seconda con 13,00.
  • Lanci: Vizzoni c'è. 76,90 e un bel biglietto da visita con sullo sfondo le guglie della Sagrada Familia di Gaudì. Al terzo posto trovo Giovanni Sanguin (1969) che lancia 69,99. Il giovane promettente Gianluca Tamberi vince nel giavellotto (73,82). Al quarto posto troviamo invece quel Moreno Belletti (classe 1970) che con 64,51 ha stabilito la nuova Miglior Prestazione Italiana M40. La precedente appartenenva a Moreno Marson (60,33) e risaliva al 2002. Altro 40enne a dominare il peso: Paolone Dal Soglio con 17,81. Tra le donne Chiara Rosa torna su livelli che le confacciono: 17,99. Salis sopra i 70 nel martello (70,16).
Chi va in Coppa Campioni? La formula è davvero ridicola. 4 società militari e 4 società civili che per l'occasione hanno potuto godere di ulteriori "arrivi" in prestito, visto che, poverine, sono state falcidiate dal ritorno sotto le divise dei loro atleti di punta (pagati da noi). Lo spettacolo, volenti o nolenti, lo fanno sempre i soliti, cioè coloro che possoono fare atletica potendo contare su uno stipendio. Poi possiamo anche disquisire all'infinito sulla moralità della cosa (come più volte ribadito in questo articolo: soldi dei contribuenti). Ma vedere l'atletica italiana di vertice e contemporaneamente non vedere le squadre militari sembra essere una cosa impossibile e al momento quasi stupida: sono gli estremi di una medesima dimensione. Più si procede verso un estremo, meno si potrà "godere" di quell'altro. Quindi, oggi come oggi: o vogliamo un'atletica competitiva (e allora ammettiamo i gruppi sportivi militari, che nel frattempo, FFGG a parte, sono ridotti a pelle e ossa) o non ci lamentiamo se tornando da Mondiali ed Olimpiadi si vedrà lo zero stampato sulla fronte. Stravincono le Fiamme Gialle (che quindi andranno in Coppa Campioni) che danno alla Riccardi, Campione d'Italia di società "solo" 50 punti (cioè potevano batterla non presentandosi su 6 gare su 20). E questo nonostante gli "innesti" derivati dai prestiti. E se la Riccardi ha "tenuto" le altre società civili sono letteralmente naufragate, quando solo pochi mesi fa alla finale dei c.d.s. sembrava di assistere a scene di estremo giubilo. Tra le donne scudetto all'Esercito sulla Forestale. Terza l'Italgest (ma culturalmente i gruppi sportivi militari tra le donne hanno un'altra storia... più contenuta). Quarte le Fiamme Azzurre e solo quinta la SAI (campione d'Italia "civile").
E dopo tutto questo, due campionati paralleli, prestiti, rientri, allievi che fanno i c.d.s. con i pesi e le misure dei senior, espulsioni, scomuniche, allenatori-contro, c'è ancora chi pensa che in questa Fidal ci sia qualche cosa da salvare. E Arese, siccome ha una grossa carica di ironia, ha precisato pure che potrebbe ricandidarsi.

17/11/09

In serata l'intervista a Manuela Levorato

(Manuela Levorato, nella foto tra due icone del mondo master femminile, Lusia Puleanga e Rosa Marchi) - Da qualche altra parte la chiameremmo "intervista esclusiva!": su Webatletica è invece una voce, dolce, che viene da "fuori": viene dal mondo assoluto, dal quale spesso prendiamo le distanze, ma che inevitabilmente rappresenta la nostra pietra di paragone. Qui tra i master cerco di alimentare colpevolmente e quotidianamente la "piccola bugia" di un mondo che dentro di sè (e solo lì!!) mi piacerebbe vivesse degli stessi sogni che gli altri mondi per ben più onorevoli obiettivi sportivi, vivono. Ad un nostra amica che mi ricordava di tenere i piedi per terra, ribattevo che per qualche minuto, in questo scrigno (di sogni?) che è Webatletica, si può pensare di essere qualche cosa di più che atleti "maturati", si può vivere di questa piccola bugia e vedersi ciò che in realtà fuori da qui... non si è. Questa è la verità. L'intervista che comparirà stasera su Webatletica a Manuela Levorato fa rivivere la nostra stessa passione per questo sport, i sacrifici, che poi, come per tutto nella vita, sono la possibilità di vivere di sogni e il fatto di poterli rincorrere. Anche se piccoli e insignificanti. Ringrazio Manuela per questa grande possibilità che mi ha dato di riportare i suoi pensieri: l'immagine che ne ho avuto è quella di una mamma che, lei sì, vive coi piedi per terra, ma alimentando i propri sogni, anche se quello più grande se lo stringe quotidianamente tra le braccia. Grazie Manu. A stasera per l'interivista!

16/11/09

Manuela Levorato intervistata da Webatletica

(Lusia Puleanga, Manuela Levorato e Rosa Marchi durante una sessione d'allenamento) - E finalmente eccola qui, l'intervista a Manuela Levorato. Le domande sono frutto di un abile ricamo tra gli interrogativi del Duca e i miei. Come dicevo nel precedente articolo introduttivo, il ritratto che ne esce è sicuramente diverso da quello che ci si aspeterebbe da una delle più grandi atlete italiane di della velocità femminile. Qui sotto l'intervista. Buona lettura!
  • Webatletica: Manuela, il tuo ritorno all'attività agonistica ha destato una certa sorpresa, in quanto dopo la persistente sfortuna da te subita nel momento clou della tua brillantssima carriera, si pensava che la nascita della tua splendida Giulia avesse coinciso con il tuo abbandono. Tale ritorno era già stato programmato all'inizio della maternità o, dopo il lieto evento, è scattato in Te un nuovo impeto e nuovi irrefrenabili stimoli?
  • Manuela: Credo non mi sia mai passato in mente di smettere... dopo anni di vicessitudini (nel 2005 operazione ad entrambi i tendini d'achille, ripetuta nel 2006 e due anni di riabilitazione), ho avuto bisogno di fare il punto della situazione e tracciare la linea retta della mia vita... a questo punto è arrivata la mia piccola Giulia. Ma non ho mollato mai. Ho vacillato un poco dopo le Olimpiadi di Sidney dove le aspettative erano tante e mi sono rotta un piede quando gia' stavo li. Più che altro mi ha fatto male lo speculare dietro al mio infortunio. Le mie perplessità sono però svanite nelle 24 ore del viaggio di ritorno! Faccio il lavoro piu' bello del mondo e lo amo cosi' tanto che accetto quel che viene, gioie e dolori, noi atleti siamo assolutamente privilegiati in tante cose. Comunque già mentre aspettavo Giulia pensavo alle mie scarpette chiodate e dopo averla allattata tre mesi sono ripartita con gran voglia. Anche perchè nel frattempo i tendini si erano sistemati ed anch'io sicuramente rasserenata. Sono tornata dal mio allenatore storico Mario Del Giudice e abbiamo ritrovato subito tanta voglia di lavorare insieme. Se devo essere sincera la mia piccola Giulia è stata una motivazione formidabile, ci tenevo cosiì tanto a fare una stagione discreta, il massimo è stato averla avuta in tribuna alla finale dei CdS a Caorle e avere vinto... tra l'alto era anche la prima che vincevo!
  • Webatletica: La tua stagione agonistica, sicuramente condizionata da una preparazione approssimativa dopo il lungo stop, è stata sicuramente buona laddove, specialmente sui 100, hai trovato delle buone performaces. Tra l'altro è stata veramente encomiabile la tua voglia di gareggiare sino all'ultima gara della stagione, presentandoti ad una riunione regionale a Cremona dove hai ottenuto il tuo personale dell'anno. Quali sono, dunque i tuoi obiettivi futuri? Vuoi programmare una stagione alla volta o la tua mente è proiettata con decisione a Londra 2010 per cercare di prendere quella rivincita contro il destino che ti ha precluso la possibilità di partecipare ad una Olimpiade?
  • Manuela: Ammetto che quest'anno fisicamente è stato oltremodo faticoso riprendere a gareggiare. La gravidanza mi ha dato molto benessere e non ho messo un chilo però la mia massa muscolare era sparita ed il mio fiato cortissimo. Faticavo a fare due giri di corsa! Secondo me riprendere una specialità improntata sulla potenza e sugli stimoli nervosi come la velocità è molto duro. Mi sembrava che tutte le mie vecchie sensazione si fossero attutite, ovvero la testa si ricordava certe cose, ma il corpo proprio non rispondeva! Insomma questo è stato l'inizio. Poi le cose sono migliorate però senza una lunga ricostruzione in atletica non fai niente. Non mi sono molto divertita a fare mezzo secondo di più sui 100 però in cuor mio sapevo che era una sorta di base o passaggio che facevo per l'anno a venire. Quando ho cominciato ad ingranare era fine settembre perciò ho inseguito tutte le gare che c'erano e purtroppo ad Ottobre ho trovato solo il Meeting di Cremona. Spero di essere stata lungimirante e aver messo un "tappetino" per un 2010 ben diverso. Gli Europei del prossimo anno sono uno stimolo forte e congeniale per me... e si, a Londra ci penso e come: ci porterei anche Giulia!
  • Webatletica: Come vedi il futuro delle sprinter Italiane e soprattutto, ritieni che all'orizzonte ci possa essere qualche ragazza che possa ricalcare, in qualche modo, la tua splendida carriera?
  • Manuela: Per quanto riguarda la panoramica azzurra della velocità sono anni che qualcosa si intraverde, Vincenza Calì ha fisico e talento, peccato per gli infortuni che la frenano. Anita Pistone si è difesa bene. Ora mi piace la giovane Martina Giovannetti che deve peroò costruirsi bene. Includo Libania Grenot che sui 200mt ha fatto molto bene: ecco un'atleta molto determinata che farà ottime cose. Sento spesso dire che il mio settore a livello internazionale latita un po', ma voglio chiarire che emergere nella velocità è quasi impossibile per una serie di fattori e credo non esista sport individuale più competititvo del nostro.
  • Webatletica: Vorremmo chiederti qualcosa sulla Fidal e sul Presidente Federale, ma non vogliamo certo metterti in imbarazzo. Ti chediamo però: secondo te, quale è il motivo che spinge sempre meno giovani ad intraprendere quel meravglioso sport che è l'atletica leggera?
  • Manuela: Il mio contatto personale con il Presidente Arese è sempre stato cordiale e ho l'impressione sia mosso dalle migliori intenzioni, mi auguro ci siano nuove idee dopo un anno difficile come questo passato. Sarebbe bello che per lo meno si utilizzassero i personaggi dell'Atletica Leggera per fare beli spot... lo sport moderno è fatto anche di questo e se penso al nuoto, alla scherma... bisogna saper vendere i propri buoni risultati, che sono pochi ma ci sono!
  • Webatletica: Cosa si può salvare ancora di questa atletica italiana?
  • Manuela: Quello che salvo di quest'atletica... Devo dire che a Bressanone il nostro settore giovanile ha fatto vedere tante cose interessanti... e salvo le donne. Su tutte Di Martino, Cusma e Clarissa Claretti. Begli esempi di passione e serietà per questo nostro lavoro.
  • Webatletica: Manuela, questo è un sito per appassionati di atletica, i cui lettori son in grande maggioranza degli atleti master. Cosa ne pensi del movimento master in Italia e che immagine ti sei fatta?
  • Manuela: Il mondo Master lo conosco molto bene perche' mi alleno da tempo con Rosa Marchi che partecipa da anni alle gare internazionali Master. Poi con il Mitico Enrico Saraceni col quale siamo stati in Nazionale insieme e seguo con entusiasmo i suoi ottimi risultati... e ricordo pure di essere stata in un raduno-staffette tanti anni fa con Mario Longo. Seguo con curiosità la sua dichiarata impresa! E qualche giorno fa in campo e' venuta ad allenarsi Miss Haka, Lusia Puleanga! Nella mia zona il movimento è molto vivo e ci sono parecchi societa' Master: lo trovo salutare, divertente ed e' sicuramente un mondo che si espandera' parecchio in futuro.
  • Webatletica: Lo so che è prematuro, ma a Torino, nel 2013, ci saranno le Olimpiadi Master (quest'anno in Australia c'erano 28000 atleti!). In quella data, se tu fossi ancora in attività, cosa potrebbe spingerti a partecipare? La qualità della manifestazione o il semplice piacere?
  • Manuela: Mmm... facendo due calcoli... a volte penso che non potrei vivere neanche dopo senza praticare sport... solo che a me piace esclusivamente con l'agonismo, quindi non lo escludo... fisico permettendo!
  • Webatletica: C'è una tua avversaria nella tua vita sportiva da sprinter che ti ha particolarmente colpito?
  • Manuela: Molte, nel bene e nel male. Mi sono accorta negli anni che anche quelle che vedevo come inscalfibili e immortali spesso nella vita privata si rivelavano tutt'altro. Marion Jones è stata quella che più mi ha colpito; la guardavo come ad una marziana inarrivabile per tutti i metri che riusciva a darmi... se poi penso che e' finita pure in carcere... mi sento contenta per quello che nel mio piccolo sono rimasta. Nel bene invece mi sono piaciute la francese Muriel Hurtis e la belga Kim Gavaert, ora entrambe mamme, mie coetanee e avversarie di tante gare. Forti e talentuose mi hanno sempre dato l'impressione di poter realizzare onestamente quello che han fatto.
  • Webatletica: C'è invece un aneddotto curioso che ti riguarda nel mondo dell'atletica?
  • Manuela: Aneddoti...oddio..talmente tanti... chissa' che non avremo modo di incontrarci un giorno in una pista di atletica e chiacchierare un po'... anche solo da amici!

27/10/09

Manuela Levorato: un esempio di grandissima passione…

L’angolo del Duca : Un esempio di grandissima passione…

Il 2009 ha rappresentato sicuramente uno dei punti più bassi dell’atletica leggera Italiana, con il picco rappresentato dalla disastrosa prestazione ai mondiali di Berlino e le conseguenti critiche nei confronti della Presidenza Federale che, però, hanno sortito l’effetto di un moscerino che si scontra contro un carroarmato.
Credo sia però giusto ricordare anche qualche momento positivo di questa annata agonistica come ad esempio le buone prestazioni agli Euroindoor di Torino, qualche allievo, promessa e juniores che si è messo in mostra, ma c’è qualcosa che mi ha colpito particolarmente in quanto va al di là della prestazione vera e propria e rappresenta, invece, uno straordinario esempio di passione, volontà, modestia che deve essere sicuramente uno sprone per tutti quelli che amano e praticano questo sport: il ritorno di Manuela Levorato. Devo ammettere che tale evento mi ha realmente sorpreso in quanto l’atleta di Dolo aveva conosciuto, dopo anni di grande splendore, culminati con due record italiani, due ori agli Eurojuniores di Goteborg e due bronzi agli Europei di Monaco, (sempre nei 100 e 200 metri) un inesorabile declino causato da tutta una serie di infortuni che avevano minato la sua splendida corsa. Non posso negare di essere stato molto critico nei confronti di Manuela già nel suo momento di massimo splendore agonistico, imputandole talora degli atteggiamenti un pò troppo da primadonna e poca disponibilità verso le sue avversarie italiane che mi sembrava trattasse con estrema superficialità, essendo nettamente piu’ forte di tutte.
Poi, quando erano cominciati i problemi fisici, avevo sempre pensato che fossero dovuti all’aver abbandonato quel tipo di vita estremamente rigido che un’atleta di livello deve sostenere, a scapito di una serie di attività extra che l’hanno vista impegnata, specialmente dopo Monaco (spettacoli televisivi, passerelle di moda, etc...). Quindi la sua maternità, dopo alcuni anni agonisticamente bui, mi aveva fatto pensare, senza ombra di dubbio, ad un definitivo abbandono dalle scene sportive. Invece, quasi all’improvviso, il ritorno. 11 mesi dopo la nascita della sua bambina Giulia, una settimana prima degli italiani assoluti, un cento metri che le sarà sembrato forse più lungo del solito, ma poi subito un significativo tempo, 11"68, che le ha dato il minimo per Milano. Poi una serie di gare altalenanti, frutto ovviamente di una preparazione approssimativa, un quarto posto agli assoluti, uno stagionale di 11"65 a Padova e la voglia incredibile di continuare a gareggiare il più possibile al punto che si è presentata, lei grande regina della velocità, ad una riunione regionale di fine stagione, a Cremona, per cercare di prolungare il piu’ possibile quella meravigliosa sensazione che procura stare inginocchiati sui blocchi di partenza in attesa dello sparo. Grazie Manuela, grazie veramente perché la tua incredibile voglia di rimetterti in gioco deve essere il miglior auspicio per la rinascita del movimento dell’atletica in Italia. Grazie e scusa veramente se negli anni ho dubitato della tua passione, della tua volontà, della tua modestia, della tua generosità, del tuo grandissimo cuore, perché solo una persona dotata di questi splendidi valori puo’ fare quello che tu stai facendo adesso. Londra è una bellissima città e ti auguro veramente che tu possa esserci, nel 2012, per partecipare a quell’unica manifestazione che, solo per mera sfortuna, non sei mai riuscita a disputare.

IL DUCA