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10/03/11

Europei a Parigi 2011: qualche statistica finale - uomini

Salgono a 985 i caps totali della Nazionale Italiana ai Campionati Europei Indoor (comprensivi dei Giochi Europei), 700 maschili e solo 285 femminili. 40 le presenze-gara in questa manifestazione, con Marta Milani che ne totalizza 4 in un colpo solo (i tre turni dei 400 e la 4x400). Le medaglie complessive sono 86, distribuite quasi equamente: 30 ori, 30 argenti e 26 bronzi. Seguono alcune chicche statistiche della partecipazione agli Europei Indoor. Per ora maschile. Seguiranno le donne.
  • 60 maschili - Le 3 presenze di Emanuele Di Gregorio e le 2 di Michael Tumi (fermatosi in semifinale) portano il totale storico a 117 caps. Quella del siciliano era la 24^ finale conquistata da un azzurro, ma solo in 7 circostanze si era fatto meglio, vale a dire tutte quelle in cui si sono vinte medaglie (l'unico oro di Stefano Tilli nel '83, i 4 argenti e i due bronzi, uno dei quali conquistato proprio da Di Gregorio nell'edizione di Torino '09). Per 6 volte un italiano è giunto 4° (PP Pavoni due volte). Sempre Di Gregorio arriva a 6 caps agli Euroindoor (3 in ognuna delle due edizioni disputate), raggiungendo Fabio Cerutti e Gianfranco Lazzer. Più presenze ne hanno Antonio UlloPierfrancesco PavoniFrancesco ScuderiStefano Tilli Giovanni GrazioliMichael Tumi è il 25° italiano schierato sui 60 ad un Euroindoor. Il 6"59 di Di Gregorio in finale, è il 5° tempo ottenuto ad un Europeo al coperto da un italiano, dietro ai due 6"56 di Torino, ai due 6"58 di Pavoni, ed insieme ad altri 6"59 ottenuti sempre da Pavoni, uno da parte di Tilli ed uno di Ullo. Così 9 volte un italiano è sceso sotto i 6"60 agli Europei. 
  • 800 maschili - Mario Scapini ottiene la 55^ e 56^ presenza di un italiano ad un Europeo indoor. In 15 circostanze gli azzurri sono arrivati in semifinale, e ben in 9 sono andati in finale (un oro, Sabia nell'84, un argento e due bronzi). L'ultimo finalista fu Maurizio Bobbato nel 2007 a Birmingham, dove giunse terzo. Il tempo di Scapini in semifinale, 1'49"57, era il 7° (su appunto 15) più veloce di un azzurro in semifinale, ma questo non gli ha impedito di finire il suo sogno ai piedi dell'atto conclusivo. In batteria, addirittura, il 5° tempo di sempre su 32 (1'48"92). Ma si sa che ogni 800 ha una sua storia. Scapini è il 23° azzurro schierato dalla Fidal sugli 800. 
  • 3000 maschili - L'Italia presenta due atleti, Stefano La Rosa e Daniele Meucci. E' la settima volta che due italiani partecipano in coppia ad un Euroindoor, in 4 circostanze sono arrivati entrambi in finale. In 21 circostanze gli italiani hanno corso la finale dei 3000, con 41 caps totali e due ori (Di Napoli nel '92 e Caliandro nel '07) e due argenti (Cova nel '82 e Mei nell'86). Il 10° posto di La Rosa è il 17° di sempre di un italiano, mentre l'11° di Meucci si colloca addirittura al 19°. Per entrambi i nostri portacolori si è trattato dell'esordio in un Euroindoor. Il tempo di La Rosa in batteria (8'01"89) si colloca al 18° rango. Chiaramente più indietro gli altri risultati. 
  • alto maschile - anche qui 55 caps totali nella storia dei Campionati Europei Indoor. Esordio positivo per Marco Fassinotti, classe 1989, che con 2,29 in finale ottiene il personale indoor, 5^ prestazione di sempre agli Euroindoor di un azzurro, dopo i 2,30 ottenuti da Andrea Bettinelli (in due cicostanze), Filippo Campioli e Fabrizio Borellini. 38 volte gli italiani hanno disputato la finale di salto in alto ma l'Italia non ha mai vinto una medaglia agli Europei al coperto, vantando come migliori piazzamenti i quarti posti di Massimo Di Giorgio (Budapest '83), Fabrizio Borellini (Budapest '88) e Filippo Campioli a Torino '09. Il sesto posto di Fassinotti è comunque l'ottavo di sempre. Singolare la storia di Nicola Ciotti ai Campionati Europei al coperto, probabilmente "maledetta": 5 partecipazioni consecutive (dal 2002 ad oggi) e mai una volta ad oltrepassare le qualificazioni. A Torino non giunse alla qualificazione nemmeno con 2,27. A sua consolazione, il fatto di essere l'azzurro che ha partecipato a più edizioni di giochi europei nel salto in alto. 
  • asta maschile - si arriva a 39 presenze italiane totali nella storia della specialità. Ma l'ultima medaglia risale addirittura al 1976, 35 anni fa, quando Renato Dionisi portava a casa il bronzo da Monaco. L'altra medaglia nella specialità fu vinta sempre da Dionisi: l'oro di Rotterdam, nel 1973. Paradossalmente l'astista più vincente a livello internazionale della storia azzurra, Giuseppe Gibilisco, ha un rapporto conflittuale con questa manifestazione. 4 partecipazioni e 4 uscite in qualificazione, con due "NM" consecutivi (3 nulli alla misura di entrata): a Torino nel 2009 e appunto a Parigi 2011. Da cancellare. Stesso destino per Giorgio Piantella: due partecipazioni agli Euroindoor, e due uscite con 5,40 in qualificazione, mentre quanto meno promettente il 5,40 del 20enne Claudio Michael Stecchi, che ha ottenuto la stessa misura (5,40) che ottenne il padre Gianni in qualificazione a Lievin '87. Almeno su questo aspetto, ha già pareggiato il papà. 26 le finali disputate dagli italiani nell'asta, ma tenendo conto che fino agli anni '90 la finale era diretta, senza forche caudine delle qualificazioni. L'ultimo finalista fu comunque Gianni Iapichino, marito di Fiona May, a Parigi '94 (17 anni fa), dove giunse 6°. Da allora 11 partecipazioni ed altrettante uscite in qualificazione. E' la seconda volta che si presentano 3 astisti italiani ad un Euroindoor: la volta precedente avvenne a Budapest '88. 
  • triplo maschile - unica medaglia al maschile che ci portiamo a casa da Parigi. Ma che medaglia! I due salti più lontani della storia della specialità in Italia: 17,70 prima e 17,73 poi per Fabrizio Donato, già campione a Torino '09. Il 17,73 è l'11^ prestazione mondiale indoor di sempre ed è il salto più lungo nella storia a livello indoor per un atleta arrivato... secondo. Se consideriamo anche le prestazioni all'aperto, solo due atleti nella storia dell'atletica leggera hanno saltato più di 17,73 senza riuscire a vincere: Jonathan Edwards alle Olimpiadi di Atlanta '96, nella gara vinta da Kenny Harrison con 18,09 e Leonid Voloshin ai mondiali di Tokyo '91, laddove vinse ancora Harrison con 17,78. Il 17,70 è invece al terzo posto nella speciale classifica dei "secondo salti" di sempre. Donato ottiene l'argento dopo l'oro di Torino, che è la terza medaglia italiana nella specialità. Il primo medagliato fu Paolo Camossi, bronzo a Gand nel 2000. Donato passa anche in testa nella classifica delle presenze nel triplo agli Euroindoor con 8 caps (contro i 7 di Dario Badinelli). Nelle quattro edizioni in cui ha partecipato, Donato ha sempre raggiunto la finale (vanta, oltre alle due medaglie, un 4° e un 6° rango). Sfortunato invece l'esordio all'europeo di Fabrizio Schembri, fuori dalla finale per pochi centimetri (16,59 per lui). Schembri era il 10° italiano schierato ad un Euroindoor nel triplo. Daniele Greco raggiunge finalmente la finale con una prestazione solida in qualificazione (16,75), ma si perde ancora una volta, stavolta in finale dove si ferma a 16,24.

    05/03/11

    Europei Indoor - Incredibile Simona La Mantia: Oro con 14.60

    Renaud Lavillenie - A quando il record di Bubka?

    (di Sasuke) Innanzitutto mi scuso per l’articolo non proprio veloce, ma mi sono gustato le varie gare trasmesse in tv solo adesso (avendole registrate) causa allenamenti personali. Farò anche un veloce resoconto del pomeriggio di ieri; vari risultati di alto livello, uno su tutti quello della palermitana Simona La Mantia, favoloso oro (dopo l’argento di Parigi) con una serie d’altissimo livello culminata con due 14.60.
    Andando per ordine:
    Ieri pomeriggio, nei 60 ostacoli (dove Giulia Pennella è uscita in batteria con 8.25) affermazione e miglior prestazione europea per la tedesca Carolin Nytra (ottimo 7.80) su Tiffany Ofili (anche lei a 7.80, record nazionale di Inghilterra) e Christina Vukicevic (7.83, record nazionale di Norvegia). Gara, dunque, di altissimo livello con un podio con misure eccellenti.
    Meno brillanti i 60 ostacoli con Emanuele Abate complessivamente undicesimo, che paga la mancanza di un turno; l’azzurro comunque si difende, correndo in 7.74, misura molto vicina al personale. Vittoria finale a Petr Svoboda (7.49) su Garfield Darien, francese, in 7.56 (che eguaglia il personale), Adrien Delghelt (belga, personale a 7.57) e Felipe Vicancos (quarto, in 7.59, spagnolo al personale).
    Salto in alto uomini che vede in qualificazione l’eliminazione di uno dei favoriti, il russo Sergey Mudrov (aveva già saltato 2.30) che non va oltre un modestissimo 2.17. Discreta la prestazione di Nicola Ciotti, nono e primo degli esclusi a 2.22 (a pari merito con 3 altri atleti che hanno superato tutte le misure e si sono arrestati a 2.27); buoni, comunque, i suoi tentativi. Specialmente l’ultimo dove l’asticella sarebbe potuta non cadere. Ottimo, invece, Marco Fassinotti; il giovane azzurro, portato anche se senza minimo, si dimostra più che all’altezza della situazione; centra la finale con il personale al coperto portato a 2.27. Finale di altissimo livello; Marco giunge sesto (su otto) portando però il personale ad un ottimo 2.29 (migliore anche del suo 2.28 all’aperto) e tentando poi tre volte con discreti risultati ma senza fortuna i 2.32 dell’uguagliamento del primato italiano al coperto (di Alessandro Talotti, 2.32).
    Vittoria al russo Ivan Uhkov (2.38, per la terza volta, e un buon tentativo su tre al primato del mondo a 2.44) su un redivivo Jaroslav Baba (2.34, in una serie perfetta) e il campione europeo all’aperto Alexandr Shustov al personale (2.34). Bene anche il greco Kostadinos Baniotis (2.32).
    Salto in alto donne di buon livello, con Antonietta di Martino che non sbaglia nulla (1.80 - 1.85 - 1.89 - 1.92 - 1.94, tutte al primo tentativo) e che passa in finale al primo posto insieme alla russa Svetlana Shkolina; la Di Martino, forte del suo 2.04, è una forte candidata all’oro. Eliminata la giovane talento dell’alto, Mariya Kuchina (1.92 per lei, unica incertezza della gara il primo tentativo a 1.75) che paga l’errore in più compiuto a favore di Ruth Beitia, che centra la finale.
    Salto in lungo uomini dove vince il tedesco, già campione Europeo indoor 2009, Sebastian Bayer; non sarà riuscito a centrare quel 8.71 di due anni fa, ma qui con 8.16 ha portato a casa l’oro. Sopra gli otto metri anche il francese Kafetien Gomis (8.03) e Morten Jensen (8.00) con il primatista del mondo del triplo indoor Teddy Tamgho in quarta posizione con 7.98; gare che sarebbe stata alla portata di Fabrizio Donato, vedremo se la scelta di non doppiare si rivelerà saggia. Peccato anche per l’assenza di Andrew Howe, che ha saltato le gare indoor quasi totalmente (unica apparizione in un modesto 60 metri in 6.78), che avrebbe potuto senz’altro dire la sua.
    Salto in lungo donne, qualificazione, con buone misure. La russa Yuliya Pidluzhnaya è la migliore con 6.74 sulla svizzera, al record nazionale, Irene Pusterla in 6.71; avercela noi, qui in Italia, un simile talento: peccato!
    Eliminata una delle favorite, la russa Anna Nazarova, con 6.57; meglio Darya Klishina con 6.65 e l’atleta della Bielorussia, Veranika Shutkova con 6.67.
    Salto con l’asta uomini di alto livello, che vede in gare tre azzurri. Prestazioni più che dimenticabili da parte di tutti e tre. Giuseppe Gibilisco, che a Parigi 8 anni fa vinse un oro mondiale, non è in grado di superare 5.55 (per lui tre X alla misura di entrata) che ne evidenziano la scarsa condizione. Negativa anche la prova di Giorgio Piantella che ha bisogno di due tentativi per avere ragione di 5.20 e di tre per superare 5.40; non va oltre, giungendo penultimo. Leggermente (una posizione) meglio Claudio Stecchi, incapace di migliorare il suo personale fino a 5.55, che va scusato perché avrebbe comunque dovuto superarsi e per la giovane età. Escluso in qualificazione anche uno dei favoriti, Maksym Mazuryk, incapace di superare i 5.65 della qualificazione immediata. Finale all’insegna, ancora una volta, del francese Renaud Lavillenie. Il fenomeno sbaglia alcuni salti (5.61 al secondo, 5.71 al primo, 5.81 al primo, 5.91 al terzo) ma poi, avendo già vinto la gara, non si accontenta e supera al primo tentativo la misura eccellente di 6.03 che è mondiale stagionale, record nazionale e record dei campionati. Non contento (in realtà lo era, euforico ed esultante, è corso dappertutto) tenta addirittura tre tentativi al primato mondiale a 6.16, non andandoci neanche troppo lontano. Argento a Jerome Clavier in 5.76 e bronzo al tedesco Malte Mohr (solo 5.71, con un tentativo a 5.81 sbagliato di un soffio) a pari merito, ma con meno errori di Pawel Wojciechowski.

    Asta donne con tre atlete capaci di superare tutte le misure, fino al 4.55 della qualificazione immediata, al primo colpo. La favorita, Anna Rogowska, già campionessa mondiale nel 2009 a Berlino, e la co-favorita Silke Spiegelbulg, insieme alla connazionale Eliveta Ryzih. Da segnalare anche il triplo record nazionale della finlandese Minna Nikkanen (4.45, 4.50, 4.55) e l’eliminazione della diciassettenne Angelica Bengsston, opaca; per lei alcuni errori e tre X alla misura non impossibile di 4.45; buona la prestazione di Anna Giordano Bruno, prima delle escluse (le altre però sono a 10 cm da lei) che dopo alcune incertezze (due errori a 4.35) riesce a superare al secondo colpo 4.45, misura che non masticava da un anno (quando superò 4.50 del tuttora primato italiano al coperto). Ottima prova, speriamo ora che Anna sappia ritornare ai suoi massimi livelli. Negativa, invece, la prova di Giorgia Benecchi; ultima, con la misura modestissima di 3.90 (al secondo) e tre errori a 4.15. Peccato, visto che hai campionati italiani era stata capace di un 4.30 con margine: vale senza dubbio di più.
    Peso donne che ha visto imporsi Anna Avdeyeva (18.70) su Christina Schwanitz (18.65) e bronzo a Josephine Terlecki (modesto 18.09, pb, sufficiente per il terzo posto). Male Chiara Rosa: la veneta, qualificata con la quinta misura (17.83) non va oltre il settimo posto (17.54 e ben quattro nulli). Come sempre, la Rosa rende poco nelle occasioni che contano. Anche a Barcellona, dopo una facile qualificazione, si spense totalmente in finale.
    Molto brava Marta Milani, capace di agguantare il sesto tempo (53.44) nella sua semifinale, dietro a Kseniya Zadorina (52.88) e Janin Lindenberg (53.12). In finale, dove le altre sono accreditate molto meglio di lei, si difende ma finisce ultima in 53.23, tempo non lontano dal suo primato. Esperienza positiva per lei, sperando di vederla sotto il muro dei 53 il prossimo anno. Era comunque difficile ipotizzare una posizione migliore. Vittoria a Denisa Rosolova (51.73, pb) su Olesya Krasnomovets (51.80). Per il quinto posto serviva 52.62, ben sotto il personale della Milani.
    400 maschili che già nelle batterie lasciano intendere la supremazia di Leslie Djhone, primo in 46.26; in finale fa ancora meglio, vincendo con 45.54 dopo un primo giro in un velocissimo 21.30 (tempo di discreto livello anche per i 200, chissà quanto varrebbe sulla distanza); staccato di quasi un secondo Thomas Schneider (46.42).
    Discreta prestazione, quella di Mario Scapini sugli 800 metri. Il giovane lombardo è il secondo dei qualificati alle semifinali, dietro il campione europeo Marcin Lewandowski (1.48.81 contro 1.48.92). In semifinale purtroppo giunge quarto nella sua serie (con 1.49.57) ed è il primo degli esclusi per la finale; tempo che sarebbe stato sufficiente a vincere la seconda batteria. Purtroppo la formula promuove solo i primi 3 qualificati di ogni serie… forse sarebbe stato meglio i primi due più i migliori due tempi?
    Tremila metri donne dove per giungere in finale bastava 9.17.29; prestazione alla portata di Silvia Weissteiner che, però, si spegne intorno ai 2000 metri e giunge ultima con il tempo non esaltante di 9.19.69; in un’intervista aveva detto di pensare di valere sui 9 minuti, peccato che non sia stato così. Miglior tempo, 9.00.80.

    Finale dei 3000 metri al britannico Mo Farah, favorito che vince con un modesto 7.53.00 una gara tatticissima con Hayle Ibrahimov (7.53.32) battuto in volata.

    Non granché Stefano la Rosa (decimo, 8.04.21) né Daniele Meucci (undicesimo, 8.04.82). La Rosa ha provato a correre un po’ di testa, ma è stato subito inglobato; Meucci ha combattuto di più ma alla fine, quando i primi hanno cambiato il ritmo, per i nostri (abituati a gare più regolari) non c’è stato scampo.
    60 metri femminili all’insegna di Olesya Povh (7.18) e Mariya Ryemyen (7.19); Manuela Levorato corre bene, e giunge terza nella sua serie (in 7.34, dietro a Ezinne Okparaebo in 7.21 e Veronique Mang in 7.27). In semifinale è meno decisa, e finisce ultima in 7.36. Discreto campionato Europeo per lei, peccato solo che non abbia confermato (ma c’è andata vicina) quel 7.31 di inizio stagione. Difficile, comunque, giungere in finale: serviva 7.27.
    Migliori le solite due, nel solito ordine (7.13 e 7.16) con Myriam Soumare (7.18, personale), Veronique Mang (7.20) e Jodie Williams (7.21) a fare da contorno. In finale anche una terza ucraina in 7.22, Hrystyna Stuy.
    60 metri maschili  dove Emanuele di Gregorio passa il turno agguantando la qualificazione in 6.70 giungendo terzo in batteria; ripescato anche Michael Tumi, che giunge quinto nella sua con 6.74. Ottima prestazione di Pascal Mancini (6.61, peggio in semifinale, 6.67) e di Francis Obikwelu (6.61 anche per lui) che superano Di Gregorio nelle liste europee. Fatica il primatista europeo Dwain Chambers, terzo nella sua serie in un modesto 6.71. Christophe Lemaitre il migliore con 6.59; semifinali con Di Gregorio che si ben comporta, in 6.62, che il primo dei ripescati (eguagliando lo stagionale) e sesto complessivo dietro Christophe Lemaitre (ottimo 6.55), Brian Mariano (6.60), Obikwelu, Chambers e Martial Mbandjock (al personale) in 6.61; quindicesimo Michael Tumi, bravo ad eguagliare il personale a 6.71; discrete possibilità di far bene per Emanuele di Gregorio; Lemaitre è imprendibile, ma tutti gli altri sono effettivamente alla sua portata, a cominciare da Chambers che non sembra molto in palla.
    Ottocento donne che vedranno in finale, tra le altre, Jennifer Meadows (2.00.65), Yevgeniya Zinurova (2.00.93) e Yuliya Rusanova (fin’ora molto tranquilla, 2.02.48).
    Ed infine, last but not least, la gara di triplo donne dove Simona La Mantia ha vinto una favolosa medaglia d’oro. Come sognava Gibilisco, finalmente è tornato a suonare l’inno di Mameli ad una manifestazione internazionale di Atletica Leggera. La serie della siciliana presenta un 14.17, un 14.60, un 14.49, un nullo, un 14.60 e un altro nullo. Tre delle quattro misure sarebbero bastate a vincere la gara e a fare il mondiale stagionale. Simona ha dimostrato, ancora una volta, che l’argento di Barcellona non è stato solo un colpo di fortuna. Al secondo posto, Olesya Zabara (14.45, sb) su Dana Veldakova (14.39, sb), Snezana Rodic (14.35) e Cristina Bujin (14.19).
    Domani ultima giornata, con un’altra grande speranza azzurra: la primatista italiana del salto in alto, Antonietta di Martino.

    03/03/11

    Europei: i Preview di Sasuke delle gare di mezzofondo

    Mohammed Farah - Il favorito sui 3000 metri
    Gare di mezzofondo prive di molti dei possibili protagonisti azzurri, specialmente Elisa Cusma (che nel 2009 fu bronzo, e che quest‘anno sembra aver saltato le Indoor a causa di una microfrattura) e Christian Obrist (non in grande condizione e non convocato dalla Fidal). Al via saranno l’ottocentista Mario Scapini (lasciati a casa Lukas Rifesser, per quanto abbia ottenuto un buon 1.48.37, e il campione italiano Giordano Benedetti) e Stefano La Rosa, Daniele Meucci e Silvia Weissteiner nei 3000, la gara più lunga disputata al coperto nei campionati. La Weissteiner, campionessa italiana e bronzo agli EuroIndoor 2007 non è in grande condizione (ferma a circa 9.22) ma crede di avere nelle gambe almeno 9.00 e mira alla finale (a cui accederanno le prime 10); fin’ora La Rosa meglio di Meucci (che ha anche saltato i campionati italiani, io personalmente non l’avrei convocato, oltre a non avere il minimo.

    Negli 800 uomini, 26 iscritti con il nostro Mario Scapini in decima posizione. Meglio di lui lo spagnolo Kevin Lopez (1.46.06, quest’anno al personale), il polacco campione degli 800 all’aperto Marcin Lewandowski (1.46.17) i due tedeschi Robin Schembera (1.46.35) e Sebastian Keiner (1.46.72). In totale comunque 8 atleti sotto l’1.46. Difficile che Scapini riesca ad ottenere un piazzamento di buon livello; presente anche ai mondiali di Doha fu eliminato in batteria con un tempo sopra 1.48.

    1500 maschili di scarso interesse, con 28 atleti al via, sia per la mancanza di un vero fenomeno (il migliore è il francese Yoann Kowal con 3.38.07) sia per la mancanza di italiani in gara. Avrebbe meritato la convocazione Marco Salami, migliore in Italia quest’anno con tempi sul 3.43; iscritto anche il serbo Goran Nava con 3.42.57.

    29 iscritti sui 3000 maschili, dove il britannico Mo Farah avrà pochi problemi a portare a casa un facile oro. Accreditato con 7.35.81, il più vicino dei suoi rivali sarà Hayle Ibrahimov con 7.42.57.
    In 14esima posizione troviamo Stefano La Rosa (7.53.86) che può sicuramente fare bene, un po’ più indietro Daniele Meucci (21esimo) che con il suo 7.59.58 faticherà non poco per passare il primo turno.

    800 metri donne senza italiane, vista l’assenza di Elisa Cusma e di Daniela Reina, comunque più forte all’aperto che al coperto. 21 iscritte, su tutte spicca il nome di Yuliya Rusanova, praticamente esplosa questa stagione con il secondo miglior tempo di sempre sui 600 metri indoor (1.24.02) e un ottimo 1.58.14 sul doppio giro di pista che la pone tra le migliori (anzi, la migliore) al mondo in chiave mondiali di Daegu. Dopo di lei, di alto livello, l’altra russa Yevgeniya Zinurova (1.58.83) e la britannica, buona anche sui 400 metri ed iscritta in chiave staffetta, Jennifer Meadows (1.59.22). Le altre sopra i due minuti.

    1500 metri donne con 25 atlete, nomi interessanti quelli della spagnola campionessa d’Europa 2010 Nuria Fernandez, accreditata del miglior personale (4.01.77) alla quale si opporranno le due polacche Sylwia Ejdys (4.05.38) e Renata Plis (4.07.10). Meno bene le russe, che pagano l’assenza della campionessa Anna Alminova, che ha corso solo un 2000 con risultati modesti.

    3000 donne con 20 atlete, con Silvia Weissteiner in 20esima posizione con 9.22.39; tempo, però, corso in un campionato nazionale e quindi in una gara tattica. Vale sicuramente di meno (nel senso di tempo, di più come prestazione). Al via nove atlete sotto i 9 minuti, tra cui la migliore è Helen Clitheroe (8.39.81). La Weissteiner ha anche un ottimo 8.44.81 come personale, che la piazzerebbe settima tra le partenti.
    Al via anche la turca, naturalizzata, di origine etiope Alemitu Bekele.

    02/03/11

    Europei - i Preview di Sasuke i 60 e i 400

    Vania Stambolova: una favorita per i 400
    Primo articolo di una serie di preview più specifiche che copriranno le gare in cui saranno impegnati i nostri atleti, quindi le più interessanti dal mio punto di vista. Italia presente in varie discipline e assente in altrettante (mezzofondo, con nessun azzurro negli 800 e nei 1500 femminili e nei 1500 maschili; lungo donne, visto il momento della specialità, così come il peso uomini e i 400 al maschile. Nessun’azzurro nemmeno nelle prove multiple) che punta a far bene dopo l’ottimo terzo posto nel medagliere di due anni fa, con ben due ori. Ma vediamo meglio cosa ci aspetta:
    Nella sfida al maschile troviamo iscritti 38 atleti. Il nostro Emanuele di Gregorio è terzo come accredito stagionale, dietro ai soli Dwain Chambers (6.57) e Christophe Lemaitre (6.58). Tra i due si prevede un bel duello, anche se Chambers è sempre stato una spanna superiore a chiunque (ad eccezione del trio Gay-Powell-Bolt) sulla breve distanza e io non credo avrà troppe difficoltà a confermare il terzo titolo al coperto di fila, dopo Torino (6.46) e Doha, ai mondiali, (6.48). Se Di Gregorio non scende ancora un pò (nel 2009 corse la finale, bronzo, in un ottimo 6.56) potrebbe trovare qualche difficoltà nel regolare i 4 atleti iscritti con 6.63 (lui ha 6.62); l’olandese Brian Mariano, il tedesco Christian Blum, l’inglese Joel Fearon e il giovane russo Aleksandr Shpaer. Dietro di loro due atleti a 6.64 (l’inglese Harry Aikines e il tedesco Tobias Unger), 4 con 6.65, due con 6.66 (tra cui il francese Martial Mbandjock, curiosamente non molto forte nella breve distanza, accreditato con un personale a 6.65 mentre nei 100 metri è sceso fino a 10.06) e a seguire, in 28esima posizione, al battesimo tra i grandi, la promessa Michael Tumi (6.71). Per il ragazzo sarà più che altro un’esperienza, viste le scarse possibilità di fare bene; sono d’accordo con la convocazione, ma concordo anche sul fatto, di cui si discuteva qualche giorno fa, che la Fidal avrebbe potuto portare anche Jacques Riparelli; sia per ripagarlo del torto ingiustamente subito l’anno scorso sia per la consistenza attorno a tempi di discreto valore come 6.72.
    Nella prova femminile meno iscritte, 26 atlete. La nostra Manuela Levorato, è 13esima ma può, nella mia opinione, mirare anche alla finale. Molto brava, accreditata con 7.31, sembra che questa stagione sia tornata alla forma di qualche anno fa. Un po’ spenta nella finale (ma ottima in batteria) dei campionati italiani assoluti è riuscita a regolare comunque le avversarie. Per lei, un ritorno di forza alle gare indoor a cui non prendeva parte dal 2004.
    Migliori iscritte il duo di ucraine Olesya Povh (7.13) e Mariya Ryemyen; entrambe migliorate molto (l’anno scorso avevano rispettivamente 7.23 e 7.26) si allenano insieme e sono candidate all’oro. La Povh fa sapere, tramite un’intervista, di essere una 60ista poco adatta ai 100 metri. Strana dichiarazione che fa presumere che all’aperto non riuscirà a confermare risultati di grande valore (il PB sui 100 è comunque un discreto 11.29). Dietro di loro la naturalizzata norvegese Ezinne Okparaebo (7.17) e a pari merito, le due francesi medagliate agli europei (argento e bronzo) Veronique Mang (7.19) e Myriam Soumare (7.19). Più staccate la campionessa d’Europa Verena Sailer (7.25) e la fenomenale inglese, classe 1993, Jodie Williams (anche lei all’esordio tra i grandi) con 7.24. Dietro di loro varie atlete fino ad arrivare a Manuela Levorato (che è a pari merito con altre due velociste).
    Poco interessante la prova dei 400 uomini, con nessun azzurro al via e snobbata dai maggiori specialisti (come i gemelli Borlée iscritti solo nella staffetta). Nessun atleta accreditato di stagionale migliore di 46; la lista propone comunque il francese Leslie Djhone (46.13) opposto al britannico Nigel Levine (46.17) e il tedesco Thomas Schneider (46.19). Più staccati gli altri, con solo 12 atleti (su 28) accreditati con meno di 47 secondi, minimo Fidal.
    Di miglior qualità, anche se priva delle migliori (come la russa Tatyana Firova), la prova femminile dei 400. Solo 18 iscritte, con Marta Milani quasi nel mezzo, ottava, con il suo 53.09 (ma anche 53.10 e, fin’ora, mai battuta sul doppio giro di pista indoor). La migliore la russa Olesya Krasnomovets (51.22), di poco più forte della bulgara Vania Stambolova (51.27) e la russa Kseniya Zadorina (51.38). Dietro anche Denisa Rosolova (52.21) su Jarin Lindenberg (52.26). Poi, con 52.94 e 52.99 altre due atlete davanti alla nostra Marta Milani. Per quanto mi riguarda, la nostra può giocarsi un posto in finale e tentare di pareggiare il quinto posto ottenuto 2 anni fa da Daniela Reina. Poche speranze di medaglia per lei, viste le tre atlete sotto 51.30, ma tante possibilità di fare bene, e non solo in chiave staffetta.

    01/03/11

    Europei a Parigi 2011, il preview di Sasuke

    Lemaitre vs Chambers: una delle sfide di Parigi
    (scritto da Sasuke) - Primo di una serie di articoli che si concentreranno sull’appuntamento clou di questa stagione al coperto, gli Europei Indoor di Parigi. Manifestazione fortunatamente coperta sia da Eurosport che, per chi che come me non è intenzionato ad abbonarsi a Sky che considero una “fucina di repliche” quantomeno per tutto fuorché lo sport, da Rai Sport 1 e 2. Prima giornata trasmessa quasi integralmente, seconda e terza in, purtroppo, differita. Di seguito gli orari integrali (grazie ad Atleticanet):


    Venerdì 4 marzo

    • ore 9.00-11.30 e 16.45-19.00 in diretta su Eurosport
    • ore 15.50-19.05 in diretta su RaiSport 1

    Sabato 5 marzo

    • ore 17.15-19.00 sintesi su Eurosport
    • ore 22.00-0.00 in differita su RaiSport 2

    Domenica 6 marzo

    • ore 15.30-18.00 in diretta su Eurosport
    • ore 20.30-23.30 in differita su RaiSport 1

    Dal palinsesto Rai sembra ovviamente necessario mandare in differita la massima rassegna annuale al coperto per far posto al solito calcio (campionato italiano di… serie D e il torneo di Viareggio) o eventi imperdibili come gli Europei di Tiro a segno o il basket femminile italiano. Mi auguro che al commento ci sia almeno Franco Bragagna, vista la scarsa competenza (per non dire di peggio) di tutti gli altri che hanno provato a sostituirlo. Il mondiale di fondo dura fino al 6 Marzo ed è in concomitanza con gli Europei… ma la Rai non sembra trasmetterlo perciò… mi auguro vivamente che Franco non ci dia buca come fece agli assoluti. Per carità, non conosco il commento tecnico di Eurosport, ma quest’estate durante alcuni meeting minori (come quello di Zagabria, Iaaf World Challenge) ho avuto la possibilità di sentire commenti ancora peggiori su Sportitalia.
    Ma vediamo un po’ i numeri di questo campionato: 630 atleti, partecipanti da 46 stati, di cui 346 uomini e 284 donne. Le gare presenti sono, al contrario dei campionati all’aperto, di meno e rispettivamente:

    • 60 metri
    • 400 metri
    • 60 metri ostacoli
    • 800 metri
    • 1500 metri
    • 3000 metri
    • Salto in alto
    • Salto in lungo
    • Salto con l’asta
    • Salto triplo
    • Getto del peso
    • Pentathlon
    • Staffetta 4x400

    L’assenza di alcune specialità (i 200 su tutte) costringe spesso gli atleti che partecipano alle gare al coperto a cimentarsi in distanze alternative. Un esempio su tutti l’ostacolista Kerron Clement che detiene il record mondiale sui 400 indoor in 44.57. Sembra che i 200, presenti in numerosi meeting e campionati nazionali, siano stati eliminati perché la corsia influenzava troppo il piazzamento finale. Facendo così, però, si sono messi fuori gioco atleti come il tedesco Sebastian Ernst che con 20.42 nei 200 metri indoor è escluso dai giochi perché non abbastanza rapido (60) ne abbastanza resistente (400). Tanti protagonisti, ma anche tante assenze. A cominciare dalle forti quattrocentiste russe, passando per astiste come Svetlana Feofanova ed Yelena Isinbaeva (che ha rinunciato a causa di un virus influenzale), senza dimenticare Nadzeya Ostapchuk: la pesista ha rinunciato totalmente alle indoor e gareggerà solo all’aperto. Defezione pesante anche quello di Jessica Ennis; la poliedrica britannica aveva apertamente detto di voler fare suo il record mondiale di pentathlon indoor… ma purtroppo gli infortuni gliel'hanno impedito.
    Tra le sfide più interessanti la rivincita Chambers-Lemaitre nei 60 (l’anno scorso vinsero una sfida a testa, Chambers nel Campionato Europeo per Nazioni a Bergen, Lemaitre ai più importanti Europei) dove il britannico negli ultimi anni è stato tra i migliori esponenti (anzi, il migliore) sulla distanza (suo il record europeo a 6.42, corso durante gli ultimi europei indoor), l’asta maschile con 6 atleti sopra i 5.80 capeggiati dal francese Renaud Lavillenie (5.93), il triplo maschile con, malgrado l’assenza del britannico Philipps Idowu, uno sfavillante Teddy Tamgho che ha incrementato di un cm il suo stesso record mondiale (17.91 metri). Da non sottovalutare nemmeno il russo Ivan Uhkov, saltatore in alto di livello assoluto (già capace di due 2.38 e vari assalti al nuovo mondiale a 2.44) esponente di una scuola, quella russa, capace di portare 8 saltatori oltre il minimo richiesto dalla Fidal (2.27) tra cui 6 oltre i 2.30.
    Al femminile, buon 60 metri con varie atlete sotto i 7.20 (tra cui la ucraina Olesya Povh, la migliore con 7.13) e interessanti gare di lungo (con le russe a dominare, Anna Nazarena è a 6.89) e ostacoli (4 donne sotto gli 8 secondi) senza sottovalutare l’asta (con Silke Spiegelbulg, reduce di record nazionale, opposta alla polacca Anna Rogowska), l’alto (con la nostra Antonietta di Martino, che sovrasta le altre dal 2.04; previsione personale, con 2 metri si centrerà l’oro) e gli 800 con una formidabile Yuliya Rusanova (1.58.14, ma ottima anche sui 600 metri).

    27/02/11

    La Fidal ci ripensa: per la Milani a Parigi c'è posto nella prova individuale

    Marta Milani - foto Fidal
    (scritto da Sasuke) - Discutevamo nei giorni scorsi di come molti atleti fossero stati convocati senza aver ottenuto il minimo e di come Marta Milani, la “pupilla” di Arese, fosse rimasta fuori dai 400 metri e iscritta solo in chiave staffetta. Decisione quantomeno discutibile visti i suoi riscontri (53.09 e 53.10), la partecipazione vittoriosa ai campionati Italiani e una serie di 6 gare vinte su 6. Apprendo tramite il sito ufficiale dell’atleta (www.martamilani.com) che la Fidal sembra aver miracolosamente visto la luce, infatti la stessa atleta afferma: “Finalmente la convocazione è ufficiale, mercoledì prossimo sarò in partenza per i campionati europei indoor di Parigi! Gareggerò sia nella gara individuale che nella staffetta 4×400…saranno tre giorni intensi!
    Sono contento per Marta che a mio avviso si era meritata la convocazione molto più di altri; è circa ventesima in Europa (le liste Iaaf non sono aggiornate con i recenti campionati russi), ma davanti a lei ci sono ben 10 (!) russe di cui solo 3 potranno disputare il campionato. Daniela Reina si piazzò quinta in finale e la Milani vale quei tempi… penso che se corre al meglio un approdo tra le prime sei non sia impossibile.

    24/02/11

    I convocati di Parigi: 14 minimi e ne vanno in 27, ma non la Milani sui 400 (ma non era la pupilla di Arese?)

    Marta Milani, scippata dalla gara individuale dei 400
    (scritto da Sasuke) - Più in ritardo delle altre federazioni europee, anche quella italiana, la Fidal (nota anche come Fidasics da queste parti) ha finalmente svelato la lista definitiva degli atleti che saranno presenti alla rassegna continentale indoor di Parigi. 14 uomini, 8 donne e 5 staffettiste della 4x400 femminile. Fortunatamente tutti gli atleti che sono riusciti ad ottenere il minimo sono stati convocati; non dovremo quindi trovarci a leggere altre lettere aperte come l’anno scorso, quando Jacques Riparelli fu ingiustamente escluso dai mondiali di Doha per chissà quali ragioni. Oltre ai già noti 14 nomi, tutti presenti, la Fidal sorprende puntando sui giovani. Sono quindi presenti, anche se non hanno conseguito il minimo, l’altista Marco Fassinotti (2.24, ma anche 2.28 l’anno scorso), il triplista Daniele Greco (16.65, ma anche 17.20 due anni fa e 16.95 l'anno scorso), il trio al completo degli astisti: Giuseppe Gibilisco (5.50), Giorgio Piantella (5.55) e il giovane Claudio Stecchi (5.50). Oltre a loro, premiati anche i due titoli italiani (promesse e assoluti) sui 60 metri della giovane promessa Michael Tumi (6.71), terzo in graduatoria in Italia dietro Emanuele Di Gregorio e Simone Collio. Oltre a loro, Raffaella Lamera (1.90, ma 1.95 lo scorso anno) ma non le più giovani Alessia Trost (1.89) ed Elena Vallortigara (1.90) che hanno però saltato gli italiani per problemi alle caviglie e Daniele Meucci, bronzo dei 10000 europei di Barcellona ma non troppo incisivo in queste indoor; complice, forse, un doppio impegno con le campestri. Spicca inoltre la presenza del primatista italiano di salto triplo e oro a Torino 2009 con il record dei campionati portato a 17.59, Fabrizio Donato, iscritto sia nel triplo che nel lungo (grazie all'ottimo 8.03). Sono convinto che Fabrizio potrà dire la sua in entrambe le specialità e, perchè no, puntare magari anche a due medaglie!
    Purtroppo, e spiace dirlo, non vedo troppo senso in queste manovre. Capisco dare spazio ai giovani, ma evidentemente il criterio non è solo quello… vista la presenza di Gibilisco, Piantella, Lamera e Meucci. Quello che mi spiace è vedere esclusa Marta Milani, che ci teneva molto, dalla prova individuale. Nemmeno Daniela Reina conseguì il fatidico 53.00 due anni fa (per quanto avesse un personale di 52.95), ma partecipò e arrivò quinta in una finale di alto livello con 53.11; è stata convocata con la staffetta, è vero, insieme a Chiara Bazzoni, Giulia Arcioni, Maria Enrica Spacca e Elena Maria Bonfanti (evidentemente la riserva, grazie ad un buon 54.29). Almeno questa volta non si può dire che non abbiano convocato le migliori.
    Non dimentichiamoci che a Torino l’Italia arrivò terza (!!) nel medagliere grazie a due ori. Speriamo di riuscire quantomeno ad avvicinare quel risultato, anche grazie ad Antonietta di Martino da cui, personalmente, mi aspetto grandi risultati.
    Concludo copia-incollando l’elenco finale dei convocati dal sito Fidal.

    UOMINI (14)
    • 60 -  EMANUELE DI GREGORIO - C.S. Aeronautica Mil. - MICHAEL TUMI C.S. Aeronautica Mil./Atl. Vicentina
    • 800 - MARIO SCAPINI - Cus Pro Patria Milano
    • 3000 - STEFANO LA ROSA - C.S. Carabinieri Sez. Atletica - DANIELE MEUCCI - C.S. Esercito
    • 60hs - EMANUELE ABATE - G.S. Fiamme Oro Padova
    • Alto - NICOLA CIOTTI - C.S. Carabinieri Sez. Atletica - MARCO FASSINOTTI C.S. Aeronautica Mil./Atl. Mizuno Piemonte Ass.
    • Asta - GIUSEPPE GIBILISCO - G.A. Fiamme Gialle/Bruni Pubbl. Atl. Vomano - GIORGIO PIANTELLA C.S. - Carabinieri Sez. Atletica - CLAUDIO M. STECCHI - G.A. Fiamme Gialle/Assi Giglio Rosso Firenze
    • Lungo/TriploFABRIZIO DONATO - G.A. Fiamme Gialle
    • Triplo - DANIELE GRECO - G.S. Fiamme Oro Padova - FABRIZIO SCHEMBRI - C.S. Carabinieri Sez. Atletica
    DONNE (13)
    • 60 - MANUELA LEVORATO - C.S. Aeronautica Mil.
    • 60hs - GIULIA PENNELLA - C.S. Esercito/Audacia Record Atletica
    • Alto - ANTONIETTA DI MARTINO - G.A. Fiamme Gialle - RAFFAELLA LAMERA C.S. Esercito
    • Asta - GIORGIA BENECCHI C.S. Esercito/Cus Parma - ANNA GIORDANO BRUNO - Assindustria Sport Padova
    • Triplo - SIMONA LA MANTIA - G.A. Fiamme Gialle
    • Peso - CHIARA ROSA - G.S. Fiamme Azzurre
    • 4x400 - GIULIA ARCIONI - G.S. Forestale - CHIARA BAZZONI - C.S. Esercito - ELENA M. BONFANTI - Atl. Lecco-Colombo Costruz. - MARTA MILANI - C.S. Esercito - MARIA E. SPACCA - G.S. Forestale

    20/02/11

    E se Donato a Parigi facesse anche il lungo? L'analisi di Sasuke

    Fabrizio Donato quest’anno compirà 35 anni: potrà quindi considerato, per quanto continuerà a gareggiare come senior, a tutti gli effetti un master M35. Ciò nonostante Fabrizio è riuscito, a questo punto della carriera a saltare 17.03 di Salto Triplo (record Italiano di categoria di oltre un metro sul precedente) ma anche, e soprattutto direi, 8.03 di Salto in Lungo. Perché “soprattutto”? Perché questa misura rappresenta per lui il nuovo record personale, sia all’aperto che al coperto, la miglior prestazione italiana stagionale, il minimo per i campionati europei e l’ottava prestazione mondiale (quinta europea) davanti anche al potente triplista Teddy Tamgho.  Ma vediamo un pò la situazione in entrambe le discipline:

    • nel Triplo, raggiunto nell’ultima rassegna continentale al coperto, Donato vanta un personale di 17.60 (all’aperto, risalente al 2000!) e di 17.59 al coperto (misura con cui vinse l’oro a Torino 2009 e stabilì il nuovo record dei campionati). Misura che, per quanto superlativa, sembra essere un po’ fuori dalla portata di questo Fabrizio Donato, che rimane comunque ad ottimi livelli. Il miglior europeo è al momento, manco a dirlo, Teddy Tamgho. Il francese, però, per quanto fermo ad un modesto (per lui, per gli altri sarebbe ottimo) 17.64 potrebbe essere capace di superare anche il muro dei 18 indoor con un salto ben riuscito. (Poco) dietro di lui il campione europeo Philipps Idowu con 17.56, ma che sarà probabilmente assente a Parigi avendo dichiarato di non essere interessato a parteciparvi. Dietro di loro il russo Lyukman Adams (17.32) e il rumeno Marian Oprea (17.30) sullo svedese Christian Olsson (17.20). Davanti al nostro anche il fuoriclasse cubano Alexis Copello (17.14, ma non è europeo) e un altro russo, il giovane Alexsey Fedorov (17.05). Le possibilità per fare bene ci sono indubbiamente, ma per il podio potrebbe essere richiesta una misura tra i 17.30 e i 17.40. Alla portata, seppure non facile, del nostro che cercherà di difendere il titolo.
    • Nel Lungo, Fabrizio Donato è comunque quinto nelle liste europee. Sopra di lui, ma non lontani, la promessa russa Alexandr Menkov (8.17), il greco Louis Tsatoumas (8.10), lo svedese Michel Torneo (8.10) e lo spagnolo Eusebio Caceras (8.08). Tutte misure che sarebbero alla portata di Fabrizio, e sicuramente anche di Andrew Howe (il quale però non centra con l’articolo, perciò non spenderò troppe parole per lui; peccato abbia saltato quasi totalmente le indoor). Fatto sta che secondo me Donato farebbe bene ad iscriversi ad entrambe le discipline. La posizione europea è la stessa, ma nel lungo gli avversari sono meno pericolosi di quelli che troverebbe nel triplo.

    14/02/11

    E la Pennella aveva fatto il minimo per Parigi...

    Giulia Pennella - foto Fidal
    Fermi tutti. Stavo parlando con nuovi amici di un forum relativo al biathlon, ma che spazia un pò su tutte le specialità, quando un forumista mi ha fatto notare una cosa abbastanza lapalissiana: Giulia Pennella, correndo ad Ancona in 8"13 la finale dei 60hs promesse ha ottenuto il minimo per i Campionati Europei di Parigi. Touchè! Me lo sono perso, pensando, chissà perchè, che fosse 8"10. Quindi, alla fine ero stato buon profeta ad eleggerla atleta della IV settimana. Comunque, il suo tempo di Ancona è il quarto tempo italiano di sempre nella specialità (guida Carla Tuzzi con 7"97, seguita da Micol Cattaneo con 8"02 e Manuela Bosco con 8"12) e il suo è il 13° pass italiano per la Francia. Ora, come scritto qualche post fa, si chiederà alla Pennella una conferma che passerà con una solida prova agli italiani assoluti del prossimo fine-settimana. Avversarie di turno saranno Veronica Bosco (8"28), la sarda Francesca Albiani (8"32) e Francesca Doveri (8"32). Non dimentichiamo che rientrerà anche Micol Cattaneo (8"39) dopo un periodo piuttosto lungo di assenza dalle gare che contano, senza mai dimenticare la campionessa uscente Marzia Caravelli che ha dominato la stagione ostacolistica 2010 in chiave italiana, ma che fino ad ora è apparsa un pò spenta oltre che dilettarsi ai 200. Faccio notare che nella top-ten di sempre, sono entrate proprio quest'anno sia la Pennella, che la Borsi (che si è collocata al 7° posto), che la Albiani, che zitta-zitta si è accomodata all'8° davanti ad una delle icone dell'atletica nazionale degli anni '80, Patrizia Lombardo (8"33). Ed anche Francesca Doveri ha scritto proprio quest'anno un pezzetto di storia, posizionandosi al decimo posto con 8"34 insieme a Margherita Nicolussi. 

    12/02/11

    Anche La Rosa e Scapini con il biglietto per Parigi

    Da Siviglia l'Italia rimpingua il proprio numero di figurine Panini per l'album di Parigi 2011. Si sa, a Modena, sede della più celebre ditta confezionatrice di "figu", gli album devono essere confezionati con congruo anticipo per poterli commercializzare, quindi si prende alla bene-e-meglio quello che per la Fidal dovrebbe essere il criterio di selezione (il minimo). Ma poi il consulto di geni della Federazione vorrà avere l'ultima parola: l'oracolo sulle convocazioni. Poi ci si trova come l'album di Spagna '82 con qualche carneade peruviano mai visto nei tabellini delle partite del Mundial ma di cui si ha un'immagine eterea. L'assenza di regole certe, matrice storica della Fidasics, che caratterizza ogni decisione, alla fine farà capolino: la discrezionalità dell'uomo (italiano) che fa a capocciate contro la certezza dei cronometri e delle bindelle metriche. Speriamo che vi sia un giorno un moto di rigetto collettivo (almeno, così sembrerebbe, stando ai pubblici proclami di tutti) verso Moubarakarese e i suoi satrapi e la loro triste tirannia cadente, sorpassata, perdente, che caratterizza la vita atletica italiana da diversi anni (ci metterei anche i predecessori, anche se più passano gli anni, più appaiono dei giganti di fronte agli scempi odierni). Parlando di sport, che è quel che mi interessa, torniamo a Siviglia. Meeting indoor della RFEA, Real Federacion Espanola de Atletismo (loro possono ancora organizzare meeting indoor internazionali, in Italia non se ne parla più). Due mezzofondisti azzurri riescono nell'impresa di obliterare il biglietto per la Francia (sempre con quella piccola postilla in calce al contratto) e l'impresa è forse più degna di nota di altre, visto che a compierla non sono stati due atleti di primo piano della nostra atletica. Ma che stanno risalendo la china. Il primo è stato Stefano La Rosa, che sui 3000 ha sbaragliato gli spagnoli di turno (e il mezzofondo in Spagna è molto più in salute che qui da noi, anche se dopo l'operacion Galgo molti hanno abbassato le antenne) correndo in 7'53"86, cioè 14 centesimi in meno di quanto richiesto per convolare e quarto tempo europeo dell'anno. Gara vinta, una novità in una gara di 3000 metri a livello internazionale. Secondo il sito della Fidal, quasi 15" in meno rispetto al proprio personale di 8'08". Se partecipasse alla gara di Parigi, sarebbe il 23° atleta azzurro schierato nella storia degli Euroindoor sui 3000 metri (per ora il bottino è di due ori, con Gennaro Di Napoli e Cosimo Caliandro, e due argenti, con Stefano Mei e Alberto Cova). Al settimo posto Simone Gariboldi con 8'00"78. Ottimo anche il comportamento del giovane (ma da quanto tempo ne stiamo parlando ormai?) Mario Scapini, che terminando terzo ha fermato gli omega-timing in 1'47"44. Sette centesimi in meno del suo PB (fonte Fidal) e ottavo tempo europeo dell'anno. Più di mezzo secondo meno del minimo richiesto. Provate a non portarlo... Gli 800 degli italiani agli Euroindoor (scriverò prossimamente una piccola rassegna storica sui 3000 e gli 800 maschili, visti i pass ottenuti) sono un pezzo di storia di tutti i migliori specialisti, da Donato Sabia (unico oro mai vinto), a Giuseppe D'Urso (argento), Carlo Grippo, Andrea Benvenuti, Andrea Longo, Tonino Viali... vedremo se Scapini saprà scrivere un altro capitolo a questa storia. 

    09/02/11

    Nicola Ciotti: 2,28, nuovo record M35 e soprattutto... 10° pass per Parigi!

    Non si erano ancora spente le grida napoletane successive ad una delle imprese più notevoli degli ultimi anni dell'atletica italiana (il 2,04 di Antonietta Di Martino) che sulla stessa pedana di Banska Bistryca si sono cimentati gli uomini, guidati dal fenomeno del momento, il russo dinoccolato Ivan Ukhov. Un'altra storia nella storia, la sua, come quelle di chi proviene da quel paese e abbina l'armonia di un gesto, con i silenzi delle sconfinate distese bianche, unite a quel pizzico di spensieratezza che stride con l'apparato organizzativo di cui sono parte. Un giorno la racconteremo. Ivan Ukhov naturalmente ha dominato la sua gara, saltando ancora una volta laddove nessun uomo riesce ad arrivare da quando Stefan Holm ha appeso le chiodate al fianco delle corna di Alce: 2,38. Dietro, dopo l'americano Jesse Williams (2,34 SB), all'ucraino Dmytru Demyanyuk (2,32 PB) e al russo Sergey Mudrov (2,30) (per entrambi record personale) troviamo il quasi 35enne Nicola Ciotti con 2,28. Il risultato in un colpo solo rappresenta il decimo pass italiano per Parigi 2011, e il record italiano M35 indoor del salto in alto, che migliora il 2,22 detenuto dallo stesso Nicola Ciotti e da Luca Toso. Qui il link al risultato

    Di Martino incontenibile: 2,04 e record italiano!

    Incredibile Antonietta Di Martino, che a Banska Bistryca in Slovacchia poco fa (la gara è iniziata alle 17 locali) ha saltato la misura stellare di 2,04: in un colpo solo record italiano, miglior prestazione mondiale dell'anno, e primato personale anche contando i risultati all'aperto, dove aveva come PB (e record nazionale) 2,03. Il vecchio primato italiano indoor lo deteneva proprio la Di Martino che sulla stessa pedana tre anni fa aveva valicato l'asticella a 2,00. E adesso la napoletana si candida per l'alloro più pregiato ai prossimi Campionati Europei Indoor che si terranno a Parigi tra un mesetto. Le avversarie al momento sono tutte nella russa Shkolina che nella stessa gara ha concluso a 2,00. Nella cronologia del record è da tener presente che la Di Martino in Slovacchia ha valicato i 2,00 metri (record eguagliato) e i 2,02 (che sarebbe stato il nuovo record italiano). Immagini in diretta in streaming in questo momento della gara maschile. 

    08/02/11

    A Lievin stecca Obrist - La Mantia "solo" 14,05 - Italiani opachi

    Mi aspettavo Christian Obrist sui 1500 a Parigi, mentre a sorpresa me lo sono trovato iscritto sugli 800 a Lievin. Ed è finita che si è preso pure una bastonata (solo sportiva, eh) dal rampante Giordano Benedetti, ma purtroppo per entrambi ben lontani dal minimo della Fidasics: 1'49"76 contro l'1'50"83 dell'altoatesino. Pass nemmeno per Agnes Tschurtschenthaler, molto lontana dal 9'03" richiesto dalla Federazione. 9'25"87, lontanissima da tutte le altre contendenti della gara. Simona La Mantia è giunta buona seconda, ma con un 14,05 non certo "da medaglia" a Parigi (e un solo salto oltre i 14), ma c'è tanto tempo per rimediare. L'ha preceduta l'ucraina Olha Saladuha con 14,37. Fabrizio Schembri invece non è andato oltre un buon 16,72, ma che è misura che non gli potrà regalare grande soddisfazioni tra un mese. 
    Il miglior risultato tecnico l'ha sicuramente ottenuto Teddy Thamgo che nel salto triplo è arrivato a 17,64. Misura-monstre. Jonathan Edwards si sta avvicinando. 
    Nei 60 femminili non poteva mancare l'ucraina Olesya Povh, onnipresente in giro per l'Europa negli ultimi tempi e che stavolta ha avuto un pò di difficoltà ad annichilire l'africana Ruddy Zang Milama (7"17 per entrambe). Nessuna novità in chiave europea su questa specialità che possa impensierire ulteriormente Manuela Levorato da quello che dovrebbe essere un obiettivo primario: accedere alla finale. Poi c'è tempo per sognare.  
    Nei 60 maschili Christophe Lemaitre continua ad arrancare in tempi appena sotto i 6"70: le sue gare di solito, all'aperto, iniziano proprio da lì, dove al coperto in realtà finiscono (6"68 e 6"69). Lemaitre si è poi cimentato in un 200 chiudendo secondo in 21"18 battuto dal tedesco Sebastian Ernst con 20"93. Registro nelle batterie la lenta eclissi di Ronald Pognon (6"76), mentre non sembra aver fine la carriera di Kim Collins, che ha finito in 6"61 terzo dopo il 6"62 in batteria. Vittoria del giamaicano di turno, Lerone Clarke con 6"59
    E siccome in Francia hanno una cultura dello spettacolo connesso all'atletica, ci hanno piazzato pure un bel 300 con Leslie Dijone che vince in 32"68. In gara anche i fratelli-gemelli Borlee. 
    Gli 800 femminili, orfani di Elisa Cusma, che ormai mi rassegno a non vedere fino agli italiani, si animano a livello continentale: stavolta a vincerli è stata la britannica Jennifer Meadows con 2'00"29.   
    Renaud Lavillenie supera ancora i 5,90 nel salto con l'asta, e si candida all'oro parigino. 

    Waiting for (Howe) Godot

    La vita sportiva di Andrew Howe è qualche cosa di meraviglioso, concedetemi questa divagazione. Ogni campione appartiene idealmente alla collettività, che a sua volta si sente di dover partecipare ad ogni svolta della carriera del proprio paladino come se fosse la propria. E soffre quando le cose non vanno come dovrebbero. Poi Howe è un ragazzo simpatico, che sa ridere (particolare di non poco conto), e che sa esaltare. Chi naviga in questo mondo da almeno 10 anni, conosce a menadito tutte le sue imprese fin da quelle giovanili (stellari) che ne facevano il più grande talento atletico mai comparso sul territorio nazionale: non solo il lungo, ma il triplo, gli ostacoli, la velocità. Un essere fisicamente superiore, senza tanti giri di parole. Ad un certo punto della sua carriera è però successo qualche cosa: forse gli infortuni, forse le scelte di qualcuno esterno al suo gruppo, forse i desiderata dello stesso atleta. Fatto sta che si sono cominciate ad assommare stagioni in cui sembrava si potesse assistere a bombe (sportive) atomiche (l'anno successivo a quello buono) a stagioni in cui seguivano sistematicamente infortuni o controprestazioni. L'anno scorso Howe la concluse con un clamoroso crono sui 200 all'Arena (20"30 con un'umidità da metropoli del nord), tanto da lasciarci tutti con le mascelle smascellate. Sapete qual'è il problema? Paradossalmente il suo punto di forza, cioè l'ecletticità come velocista e saltatore. Un dualismo mai risolto, in un'epoca di estrema specializzazione che nel lungo periodo può essere più che un vantaggio, un grande svantaggio. Ma questo è solo il mio Andycop-pensiero, nulla di che: non creo opinione. Tutto questo infatti potrebbe portare ad essere fortissimi velocisti e fortissimi saltatori, ma molto difficilmente ad essere il migliore velocista e il migliore saltatore. Che è quello che tutti si aspettano. Questione di tempi da dedicare ai particolari. I migliori sprinter mondiali vivono di quello, così come i saltatori. Quest'anno quello di Howe, quindi, che anno sarà? Se l'è chiesto il quotidiano Tuttosport, che più che chiederselo glielo ha proprio chiesto direttamente a Lui, dopo il 60 in 6"78 ad Ancona. Apriti cielo! Ebbene il quotidiano sportivo cita una pregressa intervista ad Howe di non più di due settimane prima dove riferiva i propri intendimenti: esordio nel lungo a Stoccarda (sabato scorso) "per superare comodamente gli 8 metri"; poi Parigi "Massì, è una gara che ho già vinto ma non c'è motivo per non riprovarci". Ed infine Il Proclama:  "L'ideale sarebbe chiudere questa parte di stagione con un salto intorno agli 8,30". Tutto chiaro, no? No. Virata di 180° e clamorosa ritrattazione nell'intervista che compare oggi sul giornale torinese: "Adesso basta. E' stato un buon allenamento (il 6"78 di Ancona) ma di gare non ne faccio più fino a primavera". Poi l'intervistatore, Guido Alessandrini, fa una domanda intrigante: "D'accordo, ma il lungo? Tra pochi giorni ci sono i Tricolori, e poi appunto, l'Europeo...". Risposta: "Sì, all'inizio l'idea era di andarci, ma non sono uno che può improvvisare". Perdonate l'irriverenza, ma qui mi è scappata una piccola risata a denti stretti (come le battute sulla Settimana Enigmistica). Howe continua: "Ho pesci più grossi da prendere e mi riferisco al mondiale estivo". Ok, su questo non ci sono dubbi: è molto più importante. L'articolo è intitolato "Howe ci ripensa di nuovo" e di certo non potrà essere ricordato come un momento di comunicazione memorabile per lui, anzi. L'immagine intrinseca che ne esce è quella di una certa improvvisazione sulle tappe (l'immagine, eh... poi magari nella sostanza gli obiettivi sono belli delineati) e il quotidiano rimarca proprio questo aspetto. Naturalmente pensate come l'avranno presa alla Fidasics!! Fa quasi tenerezza quindi la conseguente e dovuta intervista al DT della Nazionale di Atletica Francesco Uguagliati che sembra accettare senza muovere un dito la decisione di Andrew. Ma qualcuno ha mai pensato che Uguagliati o qualcuno della Fidal abbia mai potuto influire sulle decisioni dello staff di Howe? Se qualcuno crede alle favole, alzi la mano... 
    Seconda immagine che Tuttosport regala all'atletica: la Fidal non controlla (evidentemente) i propri atleti di punta che stabiliscono così le proprie priorità. E le impongono. Sarà giusto, sarà sbagliato: non sono certo io a dirlo. Di sicuro questo sarebbe nelle intenzione della Federazione di Atletica, che tutto sta facendo per la propria immagine dopo le devastazioni al napalm che hanno fatto negli ultimi 6 anni, ma che evidentemente nulla può. Come verniciare la carrozzeria dopo aver negli anni venduto il motore e le ruote dell'auto per poter dire che è una bella automobile. Del resto chi semina grandine, di solito raccoglie tempesta. La fragilità degli organismi tecnici e amministrativi, gli interessi di parte spinti all'estremo fino a cambiare le regole per favorire determinate società a scapito di altre, i personalismi e l'arroganza di chi fa parte di questo sistema, il vizio o peccato originale di un presidente ineleggibile ma che lo stesso gestisce la res pubblica (da sei anni!) fanno il resto, caricando di incoerenze tutto l'organizzazione sportiva. Un baraccone, appunto. Quindi, viva Howe e i suoi ripensamenti: giusto che si diverta almeno lui. 

    Il weekend atletico italiano verso Parigi 2011 - le donne

    Maria Enrica Spacca, ottimo esordio sui 400

    • 60 metri: Si va avanti con una sola atleta, Manuela Levorato, che al meeting di Stoccarda ha registrato una giornata di stallo dal punto di vista cronometrico (7"34 e 7"39) ma che se vogliamo è la conferma ad alti livelli della veneziana. Manca più di un mese agli Europei, e pensare di migliorare di un decimo aggiustando qualche particolare non sembra azzardato. La finale si conquista con tempi solitamente tra i 7"25 e i 7"30. Non è un'impresa. La medaglia, guardando le liste dell'anno, sarà vicina ai 7"20 (solo una per ora è scesa sotto questo limite e anche in più circostanze, l'ucraina Povh). Arcioni e Salvagno ancora troppo lontane dal limite per sperare di essere convocate in questa specialità.
    • 400 metri: è bagarre per i quattro posti della 4x400 di Parigi, che verrà sicuramente schierata. Marta Milani piazza il personale a 53"10, 44 centesimi in meno del PB dell'anno scorso, ma non ancora sufficiente per partecipare alla gara individuale (avendo conosciuto da qualche uccellino gli atteggiamenti dello staff tecnico della Fidal a Barcellona sulle staffette, c'è da credere che stiano facendo le corna sul fatto che la Milani faccia il minino: preferiscono che gli atleti si dedichino ai quartetti senza ulteriori distrazioni). Maria Enrica Spacca, l'avevo evocata non più di una settimana fa: mi ha ascoltato e siglato un gran 53"42 sulla scia della Milani. Secondo tempo dell'anno in Italia, e quasi la certezza di prendere un volo Air France (low cost, naturalmente, visti i mille rivoli in cui si perdono i denari stoccati presso il deposito di Paperon' de Paperoni). Stecca clamorosamente Daniela Reina (56"25 ad Ancona) che fonti la davano allenarsi per gli 800, e che ha intravisto probabilmente la possibilità della staffetta. Troppo alto per essere vero: deve essere successo qualche cosa durante la gara. Salgono così le azioni di Giulia Arcioni (54"35) e Chiara Bazzoni (54"27) (visto che Grenot non ci sarà quasi sicuramente). Ma un altro paio di atlete sono scese sotto i 55": gli italiani assoluti saranno davvero il banco di prova finale per stabilire la quadriga europea.
    • 800 metri: la specialità è al momento con l'encefalogramma piatto. Daniela Reina ha provato i 400 (con scarsa fortuna). La migliore attualmente in Italia è stata la giovanissima Serena Monachino che ha corso in 2'09"44, cioè un'eternità (sportiva) dai limite di 2'02"80. La specialità, volenti o nolenti, in questo momento è solo Elisa Cusma, nella speranza che la Reina sia protagonista. Dietro il vuoto.
    • 1500 metri: stesso identico discorso al millimetro con gli 800, solo che non c'è una seconda Daniela Reina che possa essere una valida scelta alternativa a Elisa Cusma. Al momento la migliore in Italia è addirittura un'atleta del '76 (una master de facto e di diritto) Eleonora Berlanda. Il mezzofondo veloce femminile, tolta la Cusma, è all'anno zero: se n'è reso conto qualcuno?
    • 3000 metri: non si sono viste ancora all'opera nè Elena Romagnolo, nè Silvia Weissteiner (ma è anche vero che non la si sente da un pò di tempo), nè Federica Dal Ri. L'unica con velleità europeiste sembra essere l'altoatesina Agnes Tschurtschenthaler, che sarà schierata nei prossimi giorni in un 3000 in giro per i meeting europei. Davvero difficile pensare che poi si ritrovino tutte agli italiani per fare una gara a ritmi elevati per ottenere un minimo a scapito di un titolo nazionale. Mettiamoci anche i 3000 tra le specialità in via d'estinzione (e nonostante sia stata nel passato una delle specialità più ricche di medaglie: dagli ori di Agnese Possamai fino alla medaglia di bronzo di Silvia Weissteinter di Birmingham '07). 
    • salto in alto: la regina (Antonietta Di Martino) ha archiviato la pratica fin dalla prima uscita: 1,95 e mamma butta la pasta che arrivo di Dan-Petersiana memoria (bello sapere che il Dan di Chattanooga, Tennesee, è tornato ad allenare: meglio ancora sentire le sue cronache della NBA negli anni '80). La domanda è: accanto al suo posto nella fila F della seconda classe del volo per Parigi, ci sarà Elena Vallortigara o Alessia Trost... o nessuna delle due? A naso, visto come il faccione di Rams-Arese II si è speso per loro nel corso dell'ultimo anno, se una delle due promettenti ragazze dovesse ottenere il minimo, la porterebbe. Trost nell'ultima uscita batte Vallortigara a Udine: e questo è un colpo, visto che la seconda sembrava un pelo più forte (ha anche un paio di anni in più). Il problema sono le misure: a 1,80 agli europei si entra, non si finisce la gara. I campioni, volenti o nolenti, sono quelli che tengono un trend medio alto, lasciando davvero poco spazio alle battute a vuoto. Ma stiamo parlando di ragazzine che non hanno in un caso nemmeno 17 anni. Di sicuro la specialità è viva e anche coperta per l'immediato futuro.
    • salto triplo: anche qui Simona La Mantia mette agli atti il minimo. Stasera sarà di nuovo in scena a Lievin, in Francia. Mi sa che ci si ferma qui, visto che Magdelin Martinez (anche lei da quest'anno sarebbe "master") non si è ancora vista. All'orizzonte si profila un fenomeno di estrazione nobilissima (quella dell'est europeo), e dai piedi fotonici: Dariya Derkach. 16 anni, ucraina ma che vive in Campania (la mamma partecipa all'attività master nazionale) e si sa come la penso su questi ragazzi di seconda generazione: sono nati in Italia, frequentano le scuole italiane, parlano italiano: se lo vogliono loro, non vedo perchè puntare su molti di questi ragazzi per l'atletica nazionale del domani. I fenomeni sociali che si registrano oggi in Italia, non possono emarginare questi fenomeni: l'integrazione parte dai giovani. Così tantissimi ragazzini di origine nordafricana li vediamo sempre più affollare le gare di mezzofondo (in contrasto con l'abbandono da esodo degli italiani), quelli centrafricani nella velocità: è lo stesso identico fenomeno avvenuto in Francia, che ha esperienze di immigrazione più radicate. Cosa aspettiamo a seguirli?
    • salto in lungo: peccato che Irene Pusterla sia nata qualche km oltre il confine Italo-Svizzero. Avremmo potuto contare su una speranza per l'immediato futuro, visto che ritirata Fiona May, la specialità è stata inserita dal WWF tra le specie estinte con l'orso del Kispius. La Pusterla a Magglingen (testimone oculare il sottoscritto) ha saltato 6,57. Minimo anche per la Fidal, ma non è appunto italiana. Tania Vicenzino plana a 6,42 (che è un ottimo salto) ma non sembra ancora pronta per tenere trend superiori a 6,50. Troppo "alesaggio" tra una gara e l'altra (ha anche un 6,28). La giovanissima Dariya Derkach, zitta-zitta, intanto arriva a 6,31. Lei è il futuro, se la Federazione Ucraina non se ne accorge prima.
    • salto con l'asta: Benecchi e Giordano-Bruno sono già in Francia. Ma ho una specie di presentimento sulle astiste italiane: la poca solidità internazionale. Come dire: andare agli Euroindoor solo per far presenza. Il minimo sembra quasi più abbordabile rispetto agli altri (si pensi al 2'02" sugli 800), ma poi il senso della previsione di un minimo Fidal perde in questo caso la sua valenza: sarebbe necessario ottenere la misura richiesta per l'ingresso in finale (almeno 4,40). Speriamo che le due ragazze di cui sopra migliorino i loro stagionali.
    • lancio del peso: l'unica pretendente alla Francia è Chiara Rosa, che spesso è vittima di sè stessa e delle proprie elucubrazioni. Spara 'sto peso con rabbia e Amen! Così al momento non ha ancora ottenuto il minimo, ma è assolutamente alla sua portata...