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13/08/13

Mosca '13: Day IV - Se i salti steccano, è la fine - la miglior Rigaudo mondiale

Foto Fidal/G. Colombo
20 km di marcia femminile - diverse luci in fondo al tunnel - una gara con tante luci e poche ombre finalmente, dopo un paio di giornate passate in processione come ai funerali del sud a piangere dalla Caporale ma ringraziando la Santa Federazione (sospette queste invocazioni continue...). Intanto Elisa Rigaudo arriva 5^ (1h28'41") a 31" dal podio, nella gara dominata dalle Russe (quindi su due gare di marica, due ori russi). Eleonora Giorgi 10^ in 1h30'01" e quindi Antonella Palmisano con 1h30'50", che la pone al 13° posto. Davvero una boccata d'ossigeno dopo la 20 maschile, che ha segnato uno dei momenti peggiori della marcia italiana, e non certo per la fatica che ci hanno messo. C'è un gap tecnico notevole col resto del mondo, e lo si sta pagando. E non so perchè, in quanto ritengo che la popolazione attiva dedita alla marcia in Italia sia più o meno simile a quella degli altri Paesi, quindi il problema non è di materia prima, ma di "plasmazione" della stessa. La marcia femminile italiana ai mondiali ha naturalmente una sua tradizione: un oro con Annarita Sidoti ad Atene '97 (ma erano i 10 km di marcia), due argenti (con Perrone e Salvador rispettivamente a Goteborg '93 e Stoccarda '93, sempre sui 10 km), e il bronzo di Elisabetta Perrone a Edmonton '01, sui 20 km. Sono quindi 12 anni in cui non si vince più una medaglia nella marcia azzurra ai mondiali. Per Rigaudo il suo secondo miglior piazzamento ad un mondiale dopo Daegu '11 (4^), visto che a Helsinki '05 giunse 7^, 9^ a Berlino '09, 10^ a Parigi '03, e ritirata ad Osaka '07. La Rigaudo ha partecipato a edizioni consecutive dei mondiali, come già successo solo ad Elisabetta Perrone, che partecipò (da Stoccarda '93 a Parigi '03) e ad Annarita Sidoti, che invece marciò consecutivamente biannualmente dall'edizione del '91 a quella del '01. La Rigaudo ha stabilito anche il miglior tempo per un'italiana ad un mondiale sui 20 km (precedente della Perrone di Edmonton), mentre la Giorgi il 6° e la Palmisano l'8° su un campione di 19 presenze-gara sulla 20 km. Il totalone di partecipazioni è fissato ora a 32 (19 nella 20 km e 13 nella 10 km). Naturalmente per la Rigaudo il career high rimane il bronzo olimpico di Pechino '08. Per la Giorgi 4 posizione in meno rispetto all'Olimpiade... piano, piano... Mentre per la Palmisano esordio mondiale da incorniciare. Bene così.

Alto maschile - Chesani fuori a 2,26: un'altra tappa saltata - la gara sembra di Bondarenko a prescindere. Entra a 2,22 e poi passa direttamente a 2,29. Due salti e a Chattanooga, Tennesee, buttano la pasta. Superiore. Per parte italica, invece, si è mantenuta fede alla centenaria tradizione che vuole gli atleti azzurri (quasi) mai protagonisti nei grandi eventi internazionali nel salto in alto maschile. E questo nonostante statisticamente ci starebbe che atleti da 2,30 ogni tanto facciano coincidere il loro giorno di grazia con la gara più importante della loro vita. Una volta ogni 100 anni no? No, perchè è davvero singolare aver avuto uno stuolo di 2,30isti (almeno... negli ultimi 20 anni) e non aver avuto il primus inter pares capace dell'impresa. Sarebbe bastato qualche medaglino in più. Giusto per intenderci, visto che i numeri parlano più di mille parole: le uniche due medaglie italiane nel salto in alto risultano il bronzo di Erminio Azzaro agli Europei di Atene '69 e quello di Massimo Di Giorgio agli Euroindoor di Budapest '83 (l'ultima volta avevo sbagliato questo dato... non mi ricordo se è corretto). Poi più nulla, in 120 anni di storia dell'atletica moderna. Ai mondiali il miglior piazzamento risulta quello di Nicola Ciotti, ad Helsinki '05 con 2,29, mentre all'olimpiade due sesti posti, con il telecronista Mediaset Giacomo Crosa a Città del Messico '68 e Rodolfo Bergamo a Montreal '76. Archeologia del salto in alto. Rimanendo in tema di telecronsti, il papà di Rino Tommasi, Angiolo, arrivò 9° all'Olimpiade di Los Angeles del '32... ma basta, che si rischia di diventare nostalgici. Comunque è chiaro il panorama. C'è da dire che solo due atleti sono riusciti a saltare 2,30 ad una manifestazione internazionale: Fabrizio Borellini agli Euroindoor di Budapest '88 (giunse 4°), e Andrea Bettinelli agli Euroindoor di Madrid '05. Volenti o nolenti le medaglie (da 20 anni) si vincono da 2,32-2,33 in su. Servirebbe the perfect game il giorno giusto, sulla pedana giusta. E Chesani? Chesani era stato defraudato dall'Olimpiade di Londra. Chesani è sicuramente l'atleta italiano più solido delle ultime stagioni nella specialità, ma ancora a livello internazionale deve dimostrare la sua classe. Così gli italiani in finale ad un mondiale, rimangono in 3: i due gemelli Ciotti e Luca Toso, ad Helsinki '83. Chesani era alla sua 5^ manifestazione internazionale disputata: un campionato mondiale, due campionati europei, un campionato mondiale indoor, e uno europeo indoor. Comunque sfortunato il suo 2013: sia agli Euroindoor di Goteborg che ai mondiali, stessa misura di chi invece la finale l'ha disputata: qualche errorino in più gli ha negato le porte del paradiso.

Triplo Femminile - La Mantia a 8 centimetri dalla finale - ...e se le soddisfazione non arrivano dai salti, c'è da piangere. Pensate però che strano... la campionessa europea indoor di Parigi '11, ha partecipato a quattro edizioni di mondiali (Parigi '03, Helsinki '05, Daegu '11 e Mosca '13), oltre a due edizioni di Olimpiade (Atene '04 e Lonfra '12) e... non è mai andata in finale. Cioè, una campionessa che a livello continentale ha anche dominato (non ultimo il bronzo agli euroindoor di qualche mese fa) ma che di fronte al mondo non è mai riuscita ad esprimere il suo potenziale. Come mai? verrebbe da chiedersi. Non lo so, mi vien da rispondere. Che Mosca non le porti bene, lo testimonia il fatto che il suo peggior risultato ad un campionato internazionale assoluto, risulta un 13,60 saltato ai mondiali indoor di... Mosca '06. L'unica medaglia nella storia azzurra ai mondiali, rimane il bronzo di Magdelin Martinez a Parigi '03, dieci anni fa (con il mirabolante 14,90). Si contano 7 finaliste ai mondiali: 4 la Martinez, 2 Barbara Lah e 1 Antonella Capriotti... fa senso non vedere negli honours la La Mantia, no? 

05/03/11

Europei Indoor - Incredibile Simona La Mantia: Oro con 14.60

Renaud Lavillenie - A quando il record di Bubka?

(di Sasuke) Innanzitutto mi scuso per l’articolo non proprio veloce, ma mi sono gustato le varie gare trasmesse in tv solo adesso (avendole registrate) causa allenamenti personali. Farò anche un veloce resoconto del pomeriggio di ieri; vari risultati di alto livello, uno su tutti quello della palermitana Simona La Mantia, favoloso oro (dopo l’argento di Parigi) con una serie d’altissimo livello culminata con due 14.60.
Andando per ordine:
Ieri pomeriggio, nei 60 ostacoli (dove Giulia Pennella è uscita in batteria con 8.25) affermazione e miglior prestazione europea per la tedesca Carolin Nytra (ottimo 7.80) su Tiffany Ofili (anche lei a 7.80, record nazionale di Inghilterra) e Christina Vukicevic (7.83, record nazionale di Norvegia). Gara, dunque, di altissimo livello con un podio con misure eccellenti.
Meno brillanti i 60 ostacoli con Emanuele Abate complessivamente undicesimo, che paga la mancanza di un turno; l’azzurro comunque si difende, correndo in 7.74, misura molto vicina al personale. Vittoria finale a Petr Svoboda (7.49) su Garfield Darien, francese, in 7.56 (che eguaglia il personale), Adrien Delghelt (belga, personale a 7.57) e Felipe Vicancos (quarto, in 7.59, spagnolo al personale).
Salto in alto uomini che vede in qualificazione l’eliminazione di uno dei favoriti, il russo Sergey Mudrov (aveva già saltato 2.30) che non va oltre un modestissimo 2.17. Discreta la prestazione di Nicola Ciotti, nono e primo degli esclusi a 2.22 (a pari merito con 3 altri atleti che hanno superato tutte le misure e si sono arrestati a 2.27); buoni, comunque, i suoi tentativi. Specialmente l’ultimo dove l’asticella sarebbe potuta non cadere. Ottimo, invece, Marco Fassinotti; il giovane azzurro, portato anche se senza minimo, si dimostra più che all’altezza della situazione; centra la finale con il personale al coperto portato a 2.27. Finale di altissimo livello; Marco giunge sesto (su otto) portando però il personale ad un ottimo 2.29 (migliore anche del suo 2.28 all’aperto) e tentando poi tre volte con discreti risultati ma senza fortuna i 2.32 dell’uguagliamento del primato italiano al coperto (di Alessandro Talotti, 2.32).
Vittoria al russo Ivan Uhkov (2.38, per la terza volta, e un buon tentativo su tre al primato del mondo a 2.44) su un redivivo Jaroslav Baba (2.34, in una serie perfetta) e il campione europeo all’aperto Alexandr Shustov al personale (2.34). Bene anche il greco Kostadinos Baniotis (2.32).
Salto in alto donne di buon livello, con Antonietta di Martino che non sbaglia nulla (1.80 - 1.85 - 1.89 - 1.92 - 1.94, tutte al primo tentativo) e che passa in finale al primo posto insieme alla russa Svetlana Shkolina; la Di Martino, forte del suo 2.04, è una forte candidata all’oro. Eliminata la giovane talento dell’alto, Mariya Kuchina (1.92 per lei, unica incertezza della gara il primo tentativo a 1.75) che paga l’errore in più compiuto a favore di Ruth Beitia, che centra la finale.
Salto in lungo uomini dove vince il tedesco, già campione Europeo indoor 2009, Sebastian Bayer; non sarà riuscito a centrare quel 8.71 di due anni fa, ma qui con 8.16 ha portato a casa l’oro. Sopra gli otto metri anche il francese Kafetien Gomis (8.03) e Morten Jensen (8.00) con il primatista del mondo del triplo indoor Teddy Tamgho in quarta posizione con 7.98; gare che sarebbe stata alla portata di Fabrizio Donato, vedremo se la scelta di non doppiare si rivelerà saggia. Peccato anche per l’assenza di Andrew Howe, che ha saltato le gare indoor quasi totalmente (unica apparizione in un modesto 60 metri in 6.78), che avrebbe potuto senz’altro dire la sua.
Salto in lungo donne, qualificazione, con buone misure. La russa Yuliya Pidluzhnaya è la migliore con 6.74 sulla svizzera, al record nazionale, Irene Pusterla in 6.71; avercela noi, qui in Italia, un simile talento: peccato!
Eliminata una delle favorite, la russa Anna Nazarova, con 6.57; meglio Darya Klishina con 6.65 e l’atleta della Bielorussia, Veranika Shutkova con 6.67.
Salto con l’asta uomini di alto livello, che vede in gare tre azzurri. Prestazioni più che dimenticabili da parte di tutti e tre. Giuseppe Gibilisco, che a Parigi 8 anni fa vinse un oro mondiale, non è in grado di superare 5.55 (per lui tre X alla misura di entrata) che ne evidenziano la scarsa condizione. Negativa anche la prova di Giorgio Piantella che ha bisogno di due tentativi per avere ragione di 5.20 e di tre per superare 5.40; non va oltre, giungendo penultimo. Leggermente (una posizione) meglio Claudio Stecchi, incapace di migliorare il suo personale fino a 5.55, che va scusato perché avrebbe comunque dovuto superarsi e per la giovane età. Escluso in qualificazione anche uno dei favoriti, Maksym Mazuryk, incapace di superare i 5.65 della qualificazione immediata. Finale all’insegna, ancora una volta, del francese Renaud Lavillenie. Il fenomeno sbaglia alcuni salti (5.61 al secondo, 5.71 al primo, 5.81 al primo, 5.91 al terzo) ma poi, avendo già vinto la gara, non si accontenta e supera al primo tentativo la misura eccellente di 6.03 che è mondiale stagionale, record nazionale e record dei campionati. Non contento (in realtà lo era, euforico ed esultante, è corso dappertutto) tenta addirittura tre tentativi al primato mondiale a 6.16, non andandoci neanche troppo lontano. Argento a Jerome Clavier in 5.76 e bronzo al tedesco Malte Mohr (solo 5.71, con un tentativo a 5.81 sbagliato di un soffio) a pari merito, ma con meno errori di Pawel Wojciechowski.

Asta donne con tre atlete capaci di superare tutte le misure, fino al 4.55 della qualificazione immediata, al primo colpo. La favorita, Anna Rogowska, già campionessa mondiale nel 2009 a Berlino, e la co-favorita Silke Spiegelbulg, insieme alla connazionale Eliveta Ryzih. Da segnalare anche il triplo record nazionale della finlandese Minna Nikkanen (4.45, 4.50, 4.55) e l’eliminazione della diciassettenne Angelica Bengsston, opaca; per lei alcuni errori e tre X alla misura non impossibile di 4.45; buona la prestazione di Anna Giordano Bruno, prima delle escluse (le altre però sono a 10 cm da lei) che dopo alcune incertezze (due errori a 4.35) riesce a superare al secondo colpo 4.45, misura che non masticava da un anno (quando superò 4.50 del tuttora primato italiano al coperto). Ottima prova, speriamo ora che Anna sappia ritornare ai suoi massimi livelli. Negativa, invece, la prova di Giorgia Benecchi; ultima, con la misura modestissima di 3.90 (al secondo) e tre errori a 4.15. Peccato, visto che hai campionati italiani era stata capace di un 4.30 con margine: vale senza dubbio di più.
Peso donne che ha visto imporsi Anna Avdeyeva (18.70) su Christina Schwanitz (18.65) e bronzo a Josephine Terlecki (modesto 18.09, pb, sufficiente per il terzo posto). Male Chiara Rosa: la veneta, qualificata con la quinta misura (17.83) non va oltre il settimo posto (17.54 e ben quattro nulli). Come sempre, la Rosa rende poco nelle occasioni che contano. Anche a Barcellona, dopo una facile qualificazione, si spense totalmente in finale.
Molto brava Marta Milani, capace di agguantare il sesto tempo (53.44) nella sua semifinale, dietro a Kseniya Zadorina (52.88) e Janin Lindenberg (53.12). In finale, dove le altre sono accreditate molto meglio di lei, si difende ma finisce ultima in 53.23, tempo non lontano dal suo primato. Esperienza positiva per lei, sperando di vederla sotto il muro dei 53 il prossimo anno. Era comunque difficile ipotizzare una posizione migliore. Vittoria a Denisa Rosolova (51.73, pb) su Olesya Krasnomovets (51.80). Per il quinto posto serviva 52.62, ben sotto il personale della Milani.
400 maschili che già nelle batterie lasciano intendere la supremazia di Leslie Djhone, primo in 46.26; in finale fa ancora meglio, vincendo con 45.54 dopo un primo giro in un velocissimo 21.30 (tempo di discreto livello anche per i 200, chissà quanto varrebbe sulla distanza); staccato di quasi un secondo Thomas Schneider (46.42).
Discreta prestazione, quella di Mario Scapini sugli 800 metri. Il giovane lombardo è il secondo dei qualificati alle semifinali, dietro il campione europeo Marcin Lewandowski (1.48.81 contro 1.48.92). In semifinale purtroppo giunge quarto nella sua serie (con 1.49.57) ed è il primo degli esclusi per la finale; tempo che sarebbe stato sufficiente a vincere la seconda batteria. Purtroppo la formula promuove solo i primi 3 qualificati di ogni serie… forse sarebbe stato meglio i primi due più i migliori due tempi?
Tremila metri donne dove per giungere in finale bastava 9.17.29; prestazione alla portata di Silvia Weissteiner che, però, si spegne intorno ai 2000 metri e giunge ultima con il tempo non esaltante di 9.19.69; in un’intervista aveva detto di pensare di valere sui 9 minuti, peccato che non sia stato così. Miglior tempo, 9.00.80.

Finale dei 3000 metri al britannico Mo Farah, favorito che vince con un modesto 7.53.00 una gara tatticissima con Hayle Ibrahimov (7.53.32) battuto in volata.

Non granché Stefano la Rosa (decimo, 8.04.21) né Daniele Meucci (undicesimo, 8.04.82). La Rosa ha provato a correre un po’ di testa, ma è stato subito inglobato; Meucci ha combattuto di più ma alla fine, quando i primi hanno cambiato il ritmo, per i nostri (abituati a gare più regolari) non c’è stato scampo.
60 metri femminili all’insegna di Olesya Povh (7.18) e Mariya Ryemyen (7.19); Manuela Levorato corre bene, e giunge terza nella sua serie (in 7.34, dietro a Ezinne Okparaebo in 7.21 e Veronique Mang in 7.27). In semifinale è meno decisa, e finisce ultima in 7.36. Discreto campionato Europeo per lei, peccato solo che non abbia confermato (ma c’è andata vicina) quel 7.31 di inizio stagione. Difficile, comunque, giungere in finale: serviva 7.27.
Migliori le solite due, nel solito ordine (7.13 e 7.16) con Myriam Soumare (7.18, personale), Veronique Mang (7.20) e Jodie Williams (7.21) a fare da contorno. In finale anche una terza ucraina in 7.22, Hrystyna Stuy.
60 metri maschili  dove Emanuele di Gregorio passa il turno agguantando la qualificazione in 6.70 giungendo terzo in batteria; ripescato anche Michael Tumi, che giunge quinto nella sua con 6.74. Ottima prestazione di Pascal Mancini (6.61, peggio in semifinale, 6.67) e di Francis Obikwelu (6.61 anche per lui) che superano Di Gregorio nelle liste europee. Fatica il primatista europeo Dwain Chambers, terzo nella sua serie in un modesto 6.71. Christophe Lemaitre il migliore con 6.59; semifinali con Di Gregorio che si ben comporta, in 6.62, che il primo dei ripescati (eguagliando lo stagionale) e sesto complessivo dietro Christophe Lemaitre (ottimo 6.55), Brian Mariano (6.60), Obikwelu, Chambers e Martial Mbandjock (al personale) in 6.61; quindicesimo Michael Tumi, bravo ad eguagliare il personale a 6.71; discrete possibilità di far bene per Emanuele di Gregorio; Lemaitre è imprendibile, ma tutti gli altri sono effettivamente alla sua portata, a cominciare da Chambers che non sembra molto in palla.
Ottocento donne che vedranno in finale, tra le altre, Jennifer Meadows (2.00.65), Yevgeniya Zinurova (2.00.93) e Yuliya Rusanova (fin’ora molto tranquilla, 2.02.48).
Ed infine, last but not least, la gara di triplo donne dove Simona La Mantia ha vinto una favolosa medaglia d’oro. Come sognava Gibilisco, finalmente è tornato a suonare l’inno di Mameli ad una manifestazione internazionale di Atletica Leggera. La serie della siciliana presenta un 14.17, un 14.60, un 14.49, un nullo, un 14.60 e un altro nullo. Tre delle quattro misure sarebbero bastate a vincere la gara e a fare il mondiale stagionale. Simona ha dimostrato, ancora una volta, che l’argento di Barcellona non è stato solo un colpo di fortuna. Al secondo posto, Olesya Zabara (14.45, sb) su Dana Veldakova (14.39, sb), Snezana Rodic (14.35) e Cristina Bujin (14.19).
Domani ultima giornata, con un’altra grande speranza azzurra: la primatista italiana del salto in alto, Antonietta di Martino.

04/03/11

Prima mattinata di gare - Simona La Mantia a 14.38

(Scritto da Sasuke) Si sono aperti stamattina, al Palais Omnisport di Parigi Bercy, i Campionati Europei di Atletica Indoor 2011. Passaggio del turno con o senza problemi per quasi tutti gli italiani in gara e  buoni risultati dai nostri atleti nella mattinata

Simona La Mantia - Possibile Oro agli EuroIndoor
Uno su tutti il 14.38 con cui la siciliana Simona La Mantia, già argento a Barcellona 2010 agli Europei all'aperto, si è piazzata seconda su 20 atlete al via. Per lei subito un 14.00 (che non avrebbe garantito l'accesso alla finale, si passava con 14.10) e poi l'ottimo salto, miglior misura italiana stagionale che la posiziona sesta al mondo e in Europa (posizione che peraltro già occupava) qui dietro solo alla russa Natalya Kutyakova, vicina al personale all'aperto (14.55) con 14.44.
Eliminata una delle avversarie più pericolose, la tedesca Katja Demut (capace quest'anno di 14.47 e 14.45) che non va oltre 13.81 e il quindicesimo posto. Fuori dai giochi anche le due pericolose greche Paraskevi Papahristou (stagionale a 14.40, qui appena 13.72) e Niki Paneta (14.39) che non ha nemmeno cominciato la gara. Alla forte russa Olesya Zabara (14.38 di stagionale) è bastato un salto a 14.13 per entrare in finale. Considerata anche l'assenza di Olha Saladuha la nostra Simona è la seconda tra le partenti come stagionale (dietro solo alla russa Kutyakova). Bene anche Dana Veldakova (14.27, sb), Snezana Rodic (14.25, pb) e Petia Dachava (14.20, pb). Completano la finale la rumena Cristina Bujin (14.12) e la greca Athanasia Perrà (14.01).

3000 metri maschili che vedranno tra i 13 finalisti i due italiani Daniele Meucci e Stefano La Rosa. Meucci è ottimo terzo nella sua batteria, corsa tatticamente e dominata da Mo Farah in 8.02.36; Daniele riesce nella non facile impresa di approdare in finale con il peggiore dei tempi (8.02.71) superando in volata lo spagnolo Francisco Javier Alves (8.02.90). La Rosa è invece quarto nella terza serie, e primo tra i tre ripescati (con 8.01.89). Da segnalare come Stefano abbia tenuto il ritmo fino ed oltre i 1000 metri (2.42.39, più veloce di 3 e 5 secondi rispetto alle altre serie) che mostra come il nostro ci tenga ad affrontare la finale. Migliore del turno Hayle Ibrahimov (8.00.36).

400 maschili senza italiani al via, poco da segnalare; migliori tempi quelli di Richard Buck (46.57) e del favorito francese Leslie Djhone (46.63). Prova femminile più interessante vista la presenza di Marta Milani, che supera senza problemi il turno giungendo terza nella terza batteria, dietro a Kseniya Zadorina (54.25) e Denisa Rosolova (54.41) correndo in 54.48. Ora la attendono le semifinali, dove si troverà opposta nella prima serie (fortunatamente quella con atlete meno forti) principalmente alla Zadorina e alla tedesca Janin Lindenberg (53.43 in batteria, accreditata con 52.26). Non impossibile il passaggio alla finale.

Non molto brillante Giulia Pennella, già capace di 8.13 quest'anno. La ragazza, complice forse un po' di tensione ed inesperienza, giunge quinta nella seconda serie, dominata dalla favorita Christina Vukicevic che vince in un già notevole 7.95. La Pennella, che ha corso in 8.25, avrebbe dovuto fare almeno 8.22 per passare il turno. Buono anche il 7.96 della co-favorita, la tedesca Carolin Nytra.

Nel lungo uomini, nessuno ha superato gli 8 metri. Miglior qualificato il francese, stella del salto triplo, Teddy Tamgho, deciso a vincere entrambi gli eventi. Per lui, 7.97 al terzo salto. Per entrare in finale serviva 7.88 (c'erano 14 atleti in 16 centimetri di differenza).
Peso uomini che vede solo 4 uomini superare la soglia richiesta per la finale (20.10), il migliore è stato il francese Gaetan Bucki che centra la finale e il personale al primo lancio con 20.39. Al secondo posto, con il nuovo record nazionale del Portogallo, Marco Fortes (20.34) su Ralf Bartels (20.33) e Maksim Sidorov (20.19).

Partono gli Europei e La Mantia impressiona - Qualificata Marta Milani, La Rosa e Meucci - Eliminata la Pennella

Thamgo: doppietta in vista? - Foto Fidal.it
Partono i campionati Europei a Parigi e Simona La Mantia mette giù un carico da briscola: 14,38 e secondo posto, dietro alla sorprendente russa Natalya Kutyakova che con 14,44 stabilisce il suo record personale indoor. Flop fragoroso della favorita tedesca Katja Demut, quest'anno due volte record teutonico prima con 14,45 e poi con 14,47. Fuori in qualificazione addirittura con 13,81, mentre si andava in finale con un modesto 14,01. Ora, Simona La Mantia ha in mano un match point di quelli che capitano raramente nella vita sportiva: fuori la Demut, la Kutyakova già oltre il suo massimo, dietro le avversarie (la slovacca Dana Veldakova, 14,27 e la slovena Snezana Rodic, 14,25) sono ancora oltre o vicine ai propri limiti, mentre la La Mantia sembra (così dice nel post-gara) di avere ancora ampi margini di miglioramento. La finale domani nel primo pomeriggio. Possibilità di medaglie più che concrete, anche perchè molte delle possibili competitors si sono date alla stagione outdoor. Simona La Mantia avrà la possibilità di migliorare il suo 8° posto di Madrid '05 (14,06 dopo una tribolata qualificazione a 13,96). Nel triplo azzurro femminile agli Europei Indoor, quella della La Mantia sarà la 4^ finale di un'italiana, con l'historic-high nell'argento di Magdelin Martinez proprio a Madrid '05. Seconda presenza della siciliana a questo tipo di manifestazione (dopo Madrid): solo 4 italiane hanno partecipato nella storia agli Europei Indoor nel triplo, con questi caps: 3 caps la Martineze e la La Mantia (su due edizioni, ma con la partecipazione alla finale, la La Mantia toccherà quota 4), 2 caps la Capriotti (su due manifestazioni) e 2 Barbara Lah (su una). E ora vediamo come domani verranno aggiornate queste statistiche (ci penserà Sasuke a raccontarci gli eventi da stasera in poi... io ho un appuntamento ad Ancona). 
In mattinata tranquilla qualificazione per Marta Milani (non ho visto il video, ma stando al tempo e alla posizione) con 54"48. Terza in batteria e ne passavano tre prima di ricorrere al sudoku dei ripescaggi. Poteva starci bene anche la mia pupilla Maria Enrica Spacca. Si passava in semifinale con 54"94: per la serie, poteva starci pure la Bazzoni e la Arcioni. Desolante panorama: 18 partenti, 12 qualificate, 1 squalificata. Così è la vita. Ora si fa dura per la Milani: 8° tempo. Passano le prime tre di ogni semifinale, e nella sua è capitata con la russa di turno, Kseniya (bel nome!) Zadorina (51"88 indoor quest'anno), la tedesca Janin Lindenberg (52"26 indoor a Leipzig una settimana fa). I giochi si fanno con la bielorussa Hanna Tashpulatava che ha corso quest'anno in 52"94, un solo decimino meglio della Milani, e la turca Pinar Saka (52"99) che nonostante il miglior personale, avrà qualche difficoltà in più. Di buono ci sarà la corsia: la 4^, con la tedesca e la russa davanti a fare da pace. La turca paga proprio la brutta batteria e sarà schiaffata in prima corsia, e la gara per lei sarà tutta in salita. Dovrà spendere troppo per stare davanti alla Milani. La bergamasca è stata la 11^ atleta azzurra a scendere in pista sui 400 in Europeo Indoor. Due argenti nella storia della specialità: Rita Bottiglieri a Milano '78 ed Erika Rossi a Goteborg '84. 27 anni dall'ultima medaglia. Nell'ultima edizione di Torino '09 Daniela Reina giunse ottimamente 5^, correndo la semifinale in 53"21 e la finale in 53"11, i tempi che quest'anno sta correndo la Milani. Solo in 4 circostanze un'italiana è giunta in finale: nei due citati argenti della Bottiglieri e della Rossi, ancora la Rossi (4^) ad Atene 1985 e la già citata Reina due anni fa. Impresa non da poco quindi. Pensate che nel 1996, a Stoccolma, Virna De Angeli nonostante avesse corso in semifinale in 52"65 non riuscì a raggiungere la finale. Per quanto riguarda i caps nella specialità (ma una volta, come ricordava Jack Robechaux, le edizioni erano annuali e non biennali come adesso) guida Erika Rossi con 9 (su 4 edizioni), davanti a Daniela Reina con 5 (su due edizioni) e Virna De Angeli con 4 (sempre su due edizioni). Il 54"48 della Milani in batteria è stato il 23° tempo su 27 corso dalle italiani in tutti i turni di un Campionato Europeo Indoor: speriamo che in semifinale corra... da top-10 (sotto i 53"2).
Sfortunata Giulia Pennella nelle batterie dei 60hs: 8"25 e fuori dall'accesso alle semifinali per soli 3 centesimi. Prendere o lasciare? Prendere: quest'anno è arrivata a 8"13 e c'era bisogno di un bagno di umiltà in un consesso internazionale. Il tempo ci sta: la Pennella sta correndo da un mese al massimo, e ha vinto prima il titolo promesse e poi quello assoluto non più di due settimane fa. Pensare che nelle batterie dell'Europeo potesse migliorare ulteriormente era difficile. Penso che non lo avesse messo nemmeno in preventivo una partecipazione a questa manifestazione. E di conseguenza la preparazione era probabilmente tarata per metà febbraio: sicuramente la curva prestativa è in questo momento in discesa. Di sicuro questa potrebbe essere una buona esperienze per lei e per il suo coach nella pianificazione stagionale. La Pennella è la decima atleta italiana a scendere in pista negli ostacoli agli Euroindoor. Solo in tre sono arrivate in finale (ma spesso c'era solo la batteria prima dell'atto finale). L'ultima finalista è quella Carla Tuzzi cui proprio la Pennella ha sottratto il record promesse in questa stagione (5^ proprio a Parigi nel 1994 con quello che è il record italiano di 7"97). Comunque sia, su 29 gare italiane, l'8"25 si piazza al 9° posto. Quindi non male in chiave storica, ma significativo che il mondo degli ostacoli è migliorato.
Daniele Meucci e Stefano La Rosa passano in finale con 8'01"89 il secondo e 8'02"71 il primo. 
Dalle altre gare:
  • lungo maschile (qualificazioni): Teddy Thamgo ha la miglior prestazione con 7,97, questo a testimonianza dello scarso spessore tecnico della gara, definita anche dal limite per accedere alla finale: 7,88. Piovono le sorprese, come l'eliminazione del greco Tsatoumas (che aveva la miglior prestazione mondiale dell'anno). Lo svedese Tourneus, protagonista degli ultimi meeting, passa per il rotto della cuffia (a parità di prestazione, 7,88) nello spareggio con il francese Salim Sdiri (altro favorito... fuori). Fuori anche lo spagnolo Caceres (8° al mondo) con 7,81. In compenso ci sarà il campione europeo uscente, Sebastian Bayer.  
  • 400 maschili (batterie) - si passava in semifinale con 47"89. Fuori clamorosamente lo svedese Johan Wissman, quest'anno mai veramente in forma. 

08/02/11

A Lievin stecca Obrist - La Mantia "solo" 14,05 - Italiani opachi

Mi aspettavo Christian Obrist sui 1500 a Parigi, mentre a sorpresa me lo sono trovato iscritto sugli 800 a Lievin. Ed è finita che si è preso pure una bastonata (solo sportiva, eh) dal rampante Giordano Benedetti, ma purtroppo per entrambi ben lontani dal minimo della Fidasics: 1'49"76 contro l'1'50"83 dell'altoatesino. Pass nemmeno per Agnes Tschurtschenthaler, molto lontana dal 9'03" richiesto dalla Federazione. 9'25"87, lontanissima da tutte le altre contendenti della gara. Simona La Mantia è giunta buona seconda, ma con un 14,05 non certo "da medaglia" a Parigi (e un solo salto oltre i 14), ma c'è tanto tempo per rimediare. L'ha preceduta l'ucraina Olha Saladuha con 14,37. Fabrizio Schembri invece non è andato oltre un buon 16,72, ma che è misura che non gli potrà regalare grande soddisfazioni tra un mese. 
Il miglior risultato tecnico l'ha sicuramente ottenuto Teddy Thamgo che nel salto triplo è arrivato a 17,64. Misura-monstre. Jonathan Edwards si sta avvicinando. 
Nei 60 femminili non poteva mancare l'ucraina Olesya Povh, onnipresente in giro per l'Europa negli ultimi tempi e che stavolta ha avuto un pò di difficoltà ad annichilire l'africana Ruddy Zang Milama (7"17 per entrambe). Nessuna novità in chiave europea su questa specialità che possa impensierire ulteriormente Manuela Levorato da quello che dovrebbe essere un obiettivo primario: accedere alla finale. Poi c'è tempo per sognare.  
Nei 60 maschili Christophe Lemaitre continua ad arrancare in tempi appena sotto i 6"70: le sue gare di solito, all'aperto, iniziano proprio da lì, dove al coperto in realtà finiscono (6"68 e 6"69). Lemaitre si è poi cimentato in un 200 chiudendo secondo in 21"18 battuto dal tedesco Sebastian Ernst con 20"93. Registro nelle batterie la lenta eclissi di Ronald Pognon (6"76), mentre non sembra aver fine la carriera di Kim Collins, che ha finito in 6"61 terzo dopo il 6"62 in batteria. Vittoria del giamaicano di turno, Lerone Clarke con 6"59
E siccome in Francia hanno una cultura dello spettacolo connesso all'atletica, ci hanno piazzato pure un bel 300 con Leslie Dijone che vince in 32"68. In gara anche i fratelli-gemelli Borlee. 
Gli 800 femminili, orfani di Elisa Cusma, che ormai mi rassegno a non vedere fino agli italiani, si animano a livello continentale: stavolta a vincerli è stata la britannica Jennifer Meadows con 2'00"29.   
Renaud Lavillenie supera ancora i 5,90 nel salto con l'asta, e si candida all'oro parigino. 

30/01/11

Terzo e quarto pass per Parigi 2011: tocca a Simona La Mantia e Emanuele Di Gregorio

Di Gregorio a Torino '09: in primo piano l'oro Chambers
Dopo Manuela Levorato e Fabrizio Schembri, è la volta di Simona La Mantia e Emanuele Di Gregorio. La prima sulla magica pedana di Ancona ottiene il terzo pass per Parigi, campionati europei indoor. 14,33 l'ottima misura ottenuta per ottenere il terzo lasciapassare per la Francia, e che rappresenta la seconda prestazione mondiale dell'anno, dopo il record tedesco di 14,45 di Katja Demut. La siciliana aveva già partecipato all'edizione 2005 dei Campionati Europei indoor, dove giunse 8^ con 14,06 dopo una qualificazione a 13,96. Se fosse convocata (non temo che possano mettere in dubbio l'argento di Barcellona, ma con questa federazione tutto è possibile) sarebbe la 7^ partecipazione di un'italiana nel salto triplo agli Europei Indoor. Solo in tre circostanze, su 6 ad oggi, le italiane sono arrivate in finale (una a testa Magdelin Martinez, Simona La Mantia e  Barbara Lah, nel 1998) con l'argento europeo della italo-cubana proprio nell'edizione di Madrid 2005 con 14,54.
Emanuele Di Gregorio ha invece cercato ti tirar fuori subito le castagne dal fuoco in batteria, ad Ancona, nella gara a corollario dei campionati italiani di prove multiple. 6"67, esattamente come quanto richiesto dalla Federazione per andare a Parigi. Nei prossimi giorni produrrò la statistica sui 60 metri maschili degli italiani agli Europei Indoor, che sono tanti. Sale così a quattro il numero di italiani che hanno ottenuto il minimo per Parigi, che, continuo a ripetere, non è condizione unica per volare Air France: naturalmente ci sono tecnici federali che vogliono avere l'ultima parola. In finale Di Gregorio ha corso in 6"73, mentre Riparelli, secondo, continua a stallare attorno ai 6"74, 6"75. Il tempo di Di Gregorio è attualmente al terzo posto in Europa, dopo il 6"66 del francese Jimmy Vicaut (segnalato a suo tempo) e del britannico Mark Lewis Francis. Di Gregorio ha un bronzo conquistato a Torino '09 da difendere, non dimentichiamolo.