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29/08/13

Vizzoni e i 5 record (master) del martello

Foto Fidal.it/G. Colombo
Seguire le gare di Nicola Vizzoni, chiaramente, non vuol dire soltanto seguire le prestazioni di uno dei migliori atleti azzurri di sempre, ma anche, per un piccolo spicchio, di quelle di una grande fetta della storia del martello... master. Infatti Vizzoni, com'era preventivabile, sta riscrivendo i record della categoria: chissà adesso quando verranno abbattuti questi primati. Orbene, dopo aver portato il record da M35 a 80,29 a Firenze nel 2011, quest'anno, all'entrata nella categoria M40 (è infatti del '73), ecco superato il record M40 che apparteneva a Giovanni Sanguin, che non era nemmeno tanto datato (un 72,40 risalente al 2009). Il 23 febbraio Nicola batte il record per la prima volta a Lucca: 72,90 al 6° lancio. Il 3 maggio a Firenze porta il record a 74,87, al primo lancio. In Coppa Campioni, in Portogallo, il record viene ulteriormente incrementato con la vittoria con 75,03. Finita qui? Macchè: il 6 luglio a Livorno nuovo record: 76,06. Poi arrivano i Campionati Mondiali di Mosca, dove un 75,38 gli consente di accedere alla finale. In finale, al secondo lancio il toscano ci piazza il 77,61 che gli consentirà di raggiungere la 7^ piazza, ma anche di conseguire l'ulteriore miglioramento del record M40. Il suo 77,61 in AGC equivarrebbe ad un 96,61%, ovvero un 83,80... 

22/08/13

Hercule Poirot Ponchio contro le Covvietà di Alberto: la guerra degli anchormen ai mondiali

foto Photorun
Perchè sul carroccio dei monatti che portano gli appestati al Lazzaretto dell'Atletica, non ci mettiamo pure i telecronisti che commentano l'atletica sulle diverse tv? Sì, perchè l'atmosfera dell'atletica la creano loro, se non soprattutto loro. Il successo di uno sport passa anche per le ugole di chi lo commenta e ne fa vivere i diversi momenti. Continuo a ricordare l'effimero e sconvolgente successo del wrestling di qualche anno fa, micro fenomeno mediatico di massa favorito dalla contemporanea compenetrazione tra tv rivolta ai più giovani (Italia 1) e cronisti coinvolgenti e sufficientemente ironici. E naturalmente uno pseudo sport al passo con i tempi, ovvero cretino. Ora, l'argomento è sicuramente un campo minato, e non ci si troverà mai d'accordo su nulla, figurarsi sui personaggi televisivi. Argomento opinabile all'ennesima potenza. Qualcuno vuole la telecronaca precisa, qualcuno quella tecnica, qualcuno quella enfatica, qualcuno li preferisce passivi, come le cornici delle nature morte, e chi invece li preferisce attivi, come i telecronisti brasiliani quando debbono esultare per un goooooooooooool; qualcun'altro un pò di questo e un pò di quell'altro, altri solo i rumori dello stadio e tolgono l'audio. C'è anche chi non vuole che il telecronista si arrischi ai commenti tecnici, perchè ogni specialità ha una sua religione, un suo linguaggio, i suoi adepti con tanto di tessera d'iscrizione, e non è bello vedere il profano scimmiottare le Sacre Scrittire. C'è addirittura chi vuole Monetti, e anche questo è un fatto incontrovertibile. Quindi... 

Quindi la domanda da porsi è: cosa voglio da un telecronaca? Benchè sia un polemista di natura, la risposta che mi dò è che vorrei semplicemente divertirmi davanti alla tv. Voglio essere coinvolto dall'evento cui sto seguendo, e distrarmi, evadere. Sono anni che seguo l'atletica, e francamente per principio mi fa prurito che vi sia qualcuno che mi spieghi l'atletica come la si spiegherebbe all'esordiente alle prime armi, come fa, appunto, il nostro amico Attilio: "Ed ecco una gara sicuramente importante (il "sicuramente importante" è il marchio di fabbrica) il lancio del peso, che consiste nel lanciare una palla di ferro di 7,260 kg sopra la spalla, all'interno di un settore...". Daiiiiii, basta!! Voglio qualcuno che mi trascini nell'evento, mi faccia correre gli ultimi 100 metri di un 800 insieme a Duane Solomon che si immola alle divinità acidificate della Via Lattea, o che rispetti il silenzio ecumenico dei preparativi di una partenza dei 100 metri, per poi esplodere con la propria voce in armonia con i meccanismi degli sprinter caraibici; o riesca a farmi volare con Menkov ricordando il volo di Emmian; guardare con gli stessi occhi della telecamera l'imponenza di Harting e celebrarne l'imperiosità. Magari non si troverà nessuno in grado di evocare tutto questo. Nella mia esperienza l'unica telecronaca che mi ha davvero trascinato in questi anni udita da un telecronista italiano, è stata quella di Mazzocchi-Padre in coppia con Enzo Rossi (presumo fosse "quel" Enzo Rossi) sull'allora : come dire, l'appassionato di atletica che si lascia trascinare dagli eventi. Qui sotto la telecronaca della finale degli 800 di Stoccarda '93, con l'argento di D'Urso.


Ma Mazzocchi-Padre (bene distinguere le parentele) penso sia felicemente in pensione e quindi le opportunità per l'utente televisivo italiano si riducono drasticamente a Nonna Rai (o Bisnonna?) e ad Eurosport.

Ebbene, ammetto di aver alzato bandiera bianca sulla rete di Stato. Non ce la faccio più a sopportarli tutti insieme, perdonatemi. Franco Bragagna dall'alto della sua enorme mole di conoscenze, ha infatti ormai scavalcato la membrana che separa il ruolo del telecronista con quello del critico. E' al contempo cronista, critico, telespalla, intervistatore ed intervistato, in un'apoteosi che invade tutto lo spazio uditivo. Memorabili i suoi voli pindarici in mezzo a labirinti di parole, ai quali ci si aggrappa per scavare nei meandri della storia dei singoli personaggi sportivi. Come la canzone di Lucio Battisti: "Le discese ardite e le risalite su nel cielo aperto e poi giù il deserto e poi ancora in alto con un grande salto" e alla via così per ore. E' che questa invasione dell'ultracorpo ha attaccato come un blob anche le immagini, tanto che ormai le gare passano, finiscono, ricominciano, si interrompono, e le parole straripanti del nostro continuano per il loro viaggio nell'iperuranio atletico dimentiche di quello che avviene a pochi centimetri da lui. Un Golem di conoscenze, invero, anche perchè l'atletica la vive ormai da anni. Ma per il sottoscritto, che purtroppo vuole vivere tassativamente quello che sta succedendo lì in quel momento sulla pista e sulle pedane, è troppo. E' troppo, perchè la concentrazione viene deviata su Gotemburgo o Ietebori che dir si voglia (ormai un mantra) e i mille rivoli della vita quotidiana sportiva e i suoi retroscena. Per carità: percepisco un senso di mancanza a non seguirlo, perchè lo si ascolterebbe per ore, ma sorbole, non durante la sacralità degli avvenimenti sportivi!

Che poi il format previsto dalla Rai, ovvero l'intervista sistematica degli atleti (inclusa la totalità degli azzurri) da parte della Caporale, spezza lo scorrere degli eventi, il pathos che si costruisce a poco a poco tra utente televisivo e competizione sportiva: un crescendo ipnotico, che viene ammazzato sul più bello dai lamenti. Considerato l'andazzo generale degli azzurri, a Mosca molte interviste si sono trasformate infatti in una processione funebre. Mah... forse semplicemente non ci stanno, o almeno non così: le interviste post gara danno davvero troppo poco. Banalità. Sembra di assistere alle esternazioni dei calciatori che dicono da tempo immemore le stesse cose. Forse avrebbero più senso recuperarle "prima" della gara, per sapere le aspettative e le speranze: dopo è troppo facile. Come diceva Nanni Moretti: "D'Alema, dica qualcosa di sinistra!". Ecco, atleti, dite qualcosa di diverso! Oppure non dite, o liquidate la Caporale velocemente così da evitare le domande alla Marzullo, perchè il mondiale scorre dietro di voi impietoso, e per noi poveri spettatori doverci obnubilare quando ancora tutto il programma delle gare è là da venire, ci inquieta. Che poi, dopo anni e anni di dirette si è sentito per la prima volta un ringraziamento alla Federazione. Passi il primo, ma già al secondo ringraziamento il sospetto si è inoculato nella mia mente, lasciando percepire la presenza di una regia. Bocciati su tutta la linea i saluti "federali".

"Gutta cavat lapidem": la goccia scava la pietra... e pure la mia pazienza. Le gocce spillate dalle telecronache della Rai comprendono anche la strana e incomprensibile (e reiterata) presenza di Attilio Monetti. Monetti, se posso permettermi, dà l'impressione di ritenere che i telespettatori abbiano ancora le due reti della Rai, e pure in bianco e nero. Sicuramente un serio professionista, ma non c'è proprio con i tempi della tv attuale. Non ci troviamo tutti nel bar della canonica con la tv del parroco, costretti a guardare un solo programma televisivo per volta, perchè i programmi erano unici. L'utente dell'atletica è ormai nel 95% una persona che ne sa, purtroppo. Ce l'hai già spiegato mille volte quanti giri ci sono un 10000!! Comunque non comprendo una cosa: Monetti è del 1943, 70 anni. Possibile che si possa rimanere in un Ente Pubblico (o ad esso assimilato) sino a 70 anni? Fatto sta che il Nostro, non so se per semplice indolenza, egocentrismo, indifferenza o cos'altro, sembra abbia finito il quid di sopportazione al Monettismo, e così ormai come un Edward mani di forbice, rifila certe rasoiate all'Attilio, che le sue frasi rimangono a metà... e il telespettatore ignavo che non saprà mai di quanti giri è composto un 10000, come farà ad orientarsi in uno sport tanto complesso come l'atletica?

E non dimentichiamoci che ha fatto la sua comparizione ai microfoni Rai l'Hercule Poirot dei salti (giusto per la vaga somiglianza), Dino Ponchio, mentre ormai è inamovibile l'Er Piotta dello sprint, Stefano Tilli. Ponchio sicuramente ne sa, ma forse ne sa troppo per un pubblico televisivo anche specializzato come quello dell'atletica. Ascoltandolo per qualche minuto, non ho potuto non pensare che i mali tecnici dell'atletica italiana forse risiedano proprio nella visione fuori asse della realtà: troppa concentrata sul particolare infinitesimo, sul millimetro e l'angolo, da aver dimenticato il disegno generale. Poirot-Ponchio poi, dirà cose pure super tecniche, giuste o non giuste non sta a me dirlo, ma la tv non è certo il simposio seminarile della Fidal: la tv è la tv, ed è uno dei pochi mezzi per diffondere l'atletica. Se trasformiamo la pista nell'ovale del Cern, e il salto in lungo nella ricerca del bosone di Hings, che pubblicità gli faremmo? Che tecnicità si voleva trasmettere?

Tilli invece cerca di fare il Ponchio della situazione, ma con risultati catastrofici. Però almeno è godibile, perchè a certe affermazioni non si può non sorridere. E allora ditelo, no?! Non fatemi andare avanti vi prego sulla Rai... il solo parlarne mi angoscia, fatemi cambiare!!

Giro su Eurosport. Cova e Trezzi. Trezzi e Cova e le Covvietà, neologismo inventato dal sottoscritto all'ennesima affermazione (ovvia) dell'Albertone nazionale. Micidiale. La differenza sostanziale con la Rai sta nel fatto che questi due hanno un atteggiamento sicuramente meno "saccente". Nessuno di loro due vuole spiegarti il salto in lungo e i 100 metri, l'alto e i 400. Nessuno di loro ti considera uno sprovveduto, uno che ti guarda in tv e che non sa. Brutto atteggiamento considerare il pubblico televisivo inferiore culturalmente, soprattutto se è un pubblico specializzato. Di Covvietà in Covvietà, alcune che mi hanno strappato delle grasse risate, altre con il sorriso a denti stretti tipico della Settimana Enigmistica, ci siamo concentrati, io, Cova e Trezzi, sulle gare. Nessuno ci disturbava. Anche perchè loro, fuori dagli eventi televisivi per i quali vengono chiamati a commentare, penso che poco si interessino dell'atletica... non fanno gossip sugli amori e le fughe amorose degli atleti. Guardano le gare come noi, si sorprendono come noi (e non sanno assolutamente se Menkov ha usato il 35% dell'astragalo per saltare 8,56 o se er metro cubbo de aria sia più o meno permeabile nei 100 metri vista l'umidità al 78%). Diciamo che mancano le nozioni sugli atleti, spesso necessarie per introdurre o spiegare le gare. Gli scontri diretti, quanto meno un'infarinatura, dai!

Poi sul profilo facebook si può dialogare con loro in diretta, e un paio di interventi ho potuto pure inoltrarli... tant'è che la loro ironia si è abbattuta su di me dopo la finale dei 110hs vinta da Oliver, dopo che in semifinale avevo definito un "Dio" degli ostacoli Jason Richardson. Trezzi "Jason Richardoson sarà pure un Dio sugli ostacoli, come dice un nostro amico, ma alla fine il più forte è David Oliver". Cova, "eh già, sarà pure un Dio...". Ok, uno a zero e palla al centro... e comunque, il migliore tecnicamente rimane Jason Richardson, senza se e senza ma. In Rai non ci vedo proprio Bragagna rispondere o colloquiare con gli utenti televisivi... men che meno Monetti. Il modello televisivo della Rai è quello lì, un pò imbastito, statico, con davvero poco entusiasmo. Mentre si commentava sulla nostra pagina di facebook, gli amici seguivano lo streaming di altre emittenti estere dove i giornalisti si intrufolavano sulle tribune ad intervistare i tecnici... ecco, perchè i tecnici non vengono mai intervistati? Ma poi... durante! Non stanno mica gareggiando... qualche impressione a caldo potrebbero darla, e verrebbero incontro a molte esigenze.

Chi rimane? L'ormai amico Stefano Mei si era ritagliato uno spazio su Sky con Stefano Baldini alle Olimpiadi di Londra. Era Maurizio Compagnoni la voce portante? Il format era un mix tra quello vintage della Rai e quello stitico di Eurosport, prendendo un pò da uno e un pò dall'altro. Fiona May si era sostituita alla Caporale, con risultati simili. Per fortuna sono mancate le domande alla Marzullo. Comunque, non ci si può allontanare troppo nel narrare un evento sportivo da quello che sta accadendo sulle piste e sulle pedane, e nel contempo acuire la distanza tra il telespettatore e chi racconta l'evento. Al tempo dell'olimpiade Baldini dimostrò una grande umiltà (questo me lo ricordo bene) e con Stefano dimostrò (nonostante gli allora litigi con tutti noi via facebook per le mancate convocazioni aresiane) di avere una certa duttilità con il mezzo televisivo. Purtroppo il fatto che non vi sia più concorrenza (sparita Sky) porta i pochi o l'unico detentore del diritto televisivo a vendere un prodotto non sempre (o quasi mai) all'altezza delle aspettative. 

19/08/13

Mosca '13: Il primo mondiale di Giomi è... Aresiano

Foto G. Colombo/Fidal
Una pagina intera di giustificazioni sulla Gazzetta. Finisce nella povere il primo vero appuntamento di una certa caratura del nuovo mandato federale... Nuovo... ormai sono passati 9 mesi, e gli anni sono solo 4, quando ormai il primo anno agonistico è pressochè concluso (se non vogliamo dare peso agli pseudo c.d.s. di settembre). Sono passati 9 mesi dalle elezioni federali, e il travagliatissimo parto mondiale ha generato un mostriciattolo. E allora finalmente, ieri pomeriggio, ho capito perchè Arese si portasse appresso-appresso solo 15 persone ai grandi eventi internazionali (nel senso di atleti, il codazzo non è stato mai quantificato). Se ne aveva già sentore, ma ogni conferma è ben accetta. Ebbene, tornare a casa con un esercito di persone ingrigite dall'esito delle proprie prestazioni, acuisce la grande difficoltà del movimento. Quando invece andavano quattro gatti, magari il buco passava pure inosservato... o almeno, si sperava. Alla fine Arese o chi per lui, avrà capito che una quindicina di atleti era il numero perfetto: del resto con le 41 presenze-gare di Mosca, la classifica a punti è stata pressochè identica a quella di Daegu '11, dove le presenze-gara erano state 16. Quindi quasi triplicando gli sforzi, il risultato complessivo non è cambiato. Certo, con sostanziali differenze (qualcuna positiva, indubbiamente).

A me francamente è sembrato un pizzico patetico fare un'intervista del genere da parte di Giomi&Magnani, come se non fosse già chiaro prima di partire quale fosse lo Stato dell'Unione. Se Greco avesse fatto il miracolo (magari con la Trost) l'intervista avrebbe avuto lo stesso tenore? Francamente non penso. Anzi, NO sicuramente. E' che poi i dannati media guardano solo ad una cosa: le medaglie. Il Tg de La7 (l'unico che guardo) nei titoli iniziali ha proprio detto una cosa del genere: "solo una medaglia per l'Italia". Mannaggia a loro, che magari in redazione conoscono esclusivamente Bolt per osmosi o induzione. Chi avrebbe potuto vincere medaglie per gli azzurri, siamo sinceri? Forse la 33enne Rigaudo? O il 37enne Donato?  Tutti gli altri non potevano competere per le medaglie e per le finali, e lo si sapeva. Ecco, forse Chesani o Chiara Rosa avrebbero potuto accedere alla finale. Magari la 4x100 improvvisata in barba al "progetto staffetta", che a questo punto va sotto la voce "sperpero di risorse". Punto. Gli altri, è bene essere realisti, avrebbero prima camminato sull'acqua e poi diviso i pani e i pesci prima di arrivare in finale. Quindi: di cosa sorprendersi? L'Italia è questa, lo è da anni, e forse lo è sempre stata. E lo dico senza nemmeno tanta vis polemica. Poi parleremo dei motivi.

Per fortuna che sin dal giorno successivo all'elezione di Giomi avevo suggerito moderazione negli atteggiamenti federali, perchè poi succede che più in alto vai con le ali cerate, e più è clamoroso il tonfo a terra. Non dico che non si debbano portare 50 persone ad un mondiale contro le 15 di Arese, per carità, viste le battaglie virtuali combattute (e che sicuramente alle elezioni hanno giovato al solo Giomi). Dico solo che bisogna avere senso della misura, obiettività, valutazione oggettiva della situazione, perchè eravamo alla canna del gas a novembre, e non possiamo considerarci una gioiosa macchina da guerra nel marzo successivo, unti da chissà quale divinità salvifica. Bisognava approcciarsi con umiltà, sottolineando e marcando le difficoltà, e la fatica a superarle sin dall'inizio. Invece ci si è divertiti a considerarsi i Mourinho della situazione, con tutto il portato di naturali reazioni che una controprestazione sportiva può portare a chi si professa lo Special One e poi perde 6 a 0 con il Recreativo Huelva. Ho letto già qualche De Profundis su qualche quotidiano (magari da quei quotidiani che vaticinavano il nuovo corso)... ok, è eccessivo, visto che ci sono 3 anni davanti e tante opportunità e campioni là da venire, ma almeno quest'anno l'approccio giusto era quello di dire: non aspettiamoci nulla, ragazzi. Lavoriamo tutti insieme al "progetto". L'atletica italiana deve scordarsi il palcoscenico internazionale, e nel frattempo creare delle solide basi in cui tutti debbano riconoscersi. Solo con delle basi solide, domani, forse, si avranno i campioni. Se si continua a dar da bere solo alle foglie, la pianta muore.

Questa incredulità è invece uscita solo all'ultimo giorno dei mondiali, quando i Sioux avevano ormai annientato l'esercito federale a Little Big Horn. Nella conferenza stampa tenuta da Giomi, infatti, è emersa questa cosa, come se non lo si fosse saputo 6 mesi fa, dopo gli euroindoor. L'atletica mondiale è, evidentemente, altro. E se vi ricordate, Arese, a suo tempo, quando probabilmente comprese quale fosse la situazione, iniziò a parlare del leggendario "saio". Che altro voleva dire se non che non c'era rimasto più nulla in fondo al barile, e che fosse giunto il momento di ripartire umilmente da zero? 

Bisogna riconoscere sicuramente a Giomi l'apertura oceanica alla partecipazione: secondo me i diritti conseguiti dagli atleti sono sacrosanti, superiori alla stessa volontà della Federazione, tanto da farmi dire che una volta ottenuto il minimo, l'interlocutore dell'atleta dovrebbe diventare direttamente la federazione internazionale. C'è da dire, e questa è l'atletica, che alcuni minimi sono ottenuti effettivamente in condizioni eccezionali, irripetibili. I paletti alle prestazioni (tipo la location in cui vengono ottenuti) non può essere un fattore secondario. La Federazione Inglese ha prodotto un documento di una decina di pagine sui metodi di selezione, chi e come deve andare. Addirittura esiste la facoltà di ricorrere per chi è stato estromesso (con una Commissione che si riunisce ad hoc) e tutto è codificato millimetro per millimetro, sino allo spazio di discrezionalità del selezionatore. Alcune convocazioni avvengono de jure (vinci i trials, che sono obbligatori, hai il minimo A, amen... sei imbarcato), altre su quello che è indubbiamente un ruolo cui sono ascritte delle conoscenze specifiche. Non posso non rilevare che il CT della Nazionale Italiana appartenga a doppia mandata al mondo della strada, quindi in Inghilterra difficilmente potrebbe ricoprire un ruolo analogo.

Fatto sta che molte uscite pubbliche non hanno tenuto conto della situazione, soprattutto dopo gli Europei indoor di Goteborg. L'atletica indoor, si è dimostrato una volta di più, è melliflua e traditrice. La stragrande maggioranza dei top-player la diserta ormai come la peste... ci sarà un motivo, no? Ma forse era necessario iniziare con una lucidata agli ori di famiglia da esibire, per far vedere che l'atletica italiana c'era. Ok, c'era allora, ma nella competizione tascabile. Che poi... si è dimostrato come molti atleti abbiano raggiunto il top proprio in quella manifestazione, per poi squagliarai all'aperto. Come mai? 

La squadra azzurra rimane aggrappata agli atleti in età master o quasi. Quasi tutti i punti li hanno portati atleti sopra i 30 anni. Molti sulla rete hanno avuto atteggiamenti di ostilità verso la Grenot, che però è l'unica atleta delle corse in pista ad essersi avvicinata con ambizione ad una finale e che ha un minimo di spessore internazionale. 100, 200, 400, 800, 1500, 5000, 3000 siepi, 100hs, 110hs, 400hs... per il futuro magari qualche piccola speranzuccia, ma i vertici sono lontani come viaggi a curvatura sull'Enterprise. I top-player di quasi tutte le specialità sono professionisti che curano maniacalmente ogni particolare, mentre noi non abbiamo nemmeno i semi di questo professionismo. Questo mi fa dire che i Tedeschi sono stati ancora una volta più intelligenti: hanno selezionato le specialità, sono diventati luminari in esse, e in quelle specialità hanno fatto vendemmia di medaglie. 

E poi, nelle dichiarazioni di Giomi sorprende, davvero, l'aver preso sottogamba tutto quanto riguardava gli aspetti tecnici. Sembrava che fossero il fulcro della nuova gestione, ma che di fatto si è tradotto in una convocazione urbi et orbi dei tecnici degli atleti convocati di volta in volta in Nazionale. Ok, ci vuole. Ma il lavoro alla base? E i famosi Centri di Sviluppo Tecnico, così articolati e capillari, che fine hanno fatto? Oggi si scopre che verranno reclutati tecnici dall'estero... ma come, tutto quel ben di Dio articolato e complesso, crolla così su due piedi, rifugiandosi all'estero? Anzi sarà l'estero a venire in Italia... Ma non lo si diceva da secoli che i modelli di allenamento italiani fossero ormai obsoleti e resistenti al cambiamento, perchè sistematicamente filtrati da oltre 30 anni da personaggi che osteggiano ogni forma di evoluzione scientifica per mantenere una supremazia che di fatto è solo intellettuale, ma che di fatto rappresenta il freno all'intero sistema di conoscenze? In Italia le conoscenze divulgate sono quelle di 30 anni fa, e tutto ciò che è nuovo, è indistintamente ritenuto essere figlio del doping. E intanto il Sole continua a girare intorno alla terra...

Concludo perchè ci sarebbe da scrivere per ore: il modello organizzativo "studiato" a tavolino per la nuova Fidal, è evidente, è quello "manageriale", come ha sostenuto Magnani in un'intervista dopo 100 giorni di insediamento. Del resto questo è il bagaglio di esperienze che gli appartiene e che vorrebbe traslare. Gli atleti, i tecnici, le società al centro della ruota, e la Federazione lì in disparte come una benevola chioccia. Anzi, come un manager. E sottolineo queste stesse parole di Magnani, presenti nella già citata intervista: "Succede anche nel mondo dell’impresa: laddove le risorse umane vengono valorizzate e diventano “centrali”, i risultati sono sempre positivi. Ripeto, è stata una precisa scelta strategica e non il frutto del caso o della fortuna come qualcuno si era affrettato a dire, dopo i primi buoni risultati". Verrebbe da dire oggi: anche i risultati dei mondiali sono stati il frutto di precise scelte strategiche? Come dicevo: forse bisognava aspettare qualche mese, predicare moderazione e sobrietà, e stare con i piedi per terra in attesa che i progetti finalmente partissero (si spera almeno di vederlo a breve). Si evitano figuracce e conferenze stampa funerarie.

17/08/13

Mosca '13: Day VII - chi piange e chi ride - Donato e la maledizione mondiale

Foto G. Colombo/Fidal
100 hs femminili - Marzia ride, Veronica piange - Si comincia subito con Marzia Caravelli, che dopo un cappuccio e una brioche in partenza (0"232 la sua reazione mattutina allo sparo... ovvero circa 6/7 da una partenza "buona") imprime nella storia un bel 13"07 con 0,5 contro di vento. Partendo "normalmente" avrebbe corso uno dei suoi tempi periodici dell'anno (un 13"00 o 13"01). Non sarebbe cambiato molto, visto che passavano ben in 4 e lei era seconda. Male invece Veronica Borsi, che nonostante un infortunio aveva voluto esserci lo stesso: 13"35, e fuori, quando sarebbe bastato un molto più che abbordabile (per lei) 13"23. Marzia prosegue, e adesso si fa davvero dura: probabilmente nemmeno correndo su tempi da record italiano si potrà andare in finale... certo, partendo "reattivamente" qualcosa dovrebbe venir molto meglio. Marzia è la seconda italiana di sempre ad arrivare ad una sermifinale mondiale: la prima e unica fu Patrizia Lombardo a Roma '87. Si fermarono in batteria sia la Tuzzi (per ben 3 volte: Goteborg '95, Stoccarda '93 e Atene '97), la stessa Caravelli a Daegu '11, e naturalmente la Borsi. Solo 4 atlete italiane in 30 anni di mondiali, e solo due di esse in semifinale. La Caravelli, col suo 13"07, stabilisce anche il miglior tempo azzurro di sempre ad un mondiale (precedente il 13"10 di Carla Tuzzi ad Atene '97).

200 maschili - Demonte fugace apparizione - non ha particolarmente inciso la presente di Enrco Demonte nei 200 maschili. Troppo lontana la condizione di quel 20"45 per poter ambire a correre quanto meno la semifinale che si raggiungeva col minimo B, ovvero 20"60. E' comunque difficile correre così veloce con soli 2 risultati all'attivo sub 21". 

Triplo maschile - dalla Caporetto si salva la vedetta lombarda - che mattinata pazzesca. Daniele Greco che si infortuna ancor prima di entrare in trincea, quando ancora è nelle retrovie in attesa di passare alla prima linea. Clamoroso: una delle poche nostre carte da giocare sul tavolo del consesso internazionale, scartata subito. Per fortuna c'è Fabrizio Donato, no? Macchè, Fabrizio incappa in una giornataccia, di quelle che statisticamente posso accadere (dopo parecchi mesi di astinenza agonistica) e il risultato è quello che può succedere a qualunque atleta che non ha seguito i pattern necessari per rendere il massimo. 16,53, 10 centimetri dalla qualificazione, e l'addio ai sogni di medaglia del bronzo olimpico. Ma che vogliamo? Che sia sempre festa? C'è da dire che nella impareggiabile carriera di Donato, nonostante le 5 partecipazioni ai mondiali, il laziale non è mai riuscito ad arrivare in finale. Così dall'ecatombe di sogni, dalla gragnuola di raffiche di mitra del nemico, esce indenne e a sorpresa la vedetta lombarda, Fabrizio Schembri. 16,83 e qualificazione diretta. Uno dei momenti più elevati della sua carriera, nella quale ha avuto la "sfortuna" di coabitare con due mostri sacri come Donato e Greco. Fino al suo salto di 16,83, in finale ad un mondiale c'erano andati solo Dario Badinelli a Roma '87 (11°), e Paolo Camossi due volte, a Siviglia '99 (dove fu 5° con 17,29) e ad Edmonton '01 (11°). 15 le presenze azzurre, e per Schembri si tratta del terzo mondiale. Greco partecipò alla sfortunata spedizione di Berlino, dove tutti e tre gli azzurri uscirono malamente. Nelle 15 partecipazioni mondiali, solo Camossi è riuscito a superare i 17 metri (il già ricordato 17,29). 

4x400 femminile - finalmente una sorpresa positiva - nel bollettino di guerra, finalmente arrivano le notizie positive. Dopo Schembri, che lenisce un minimo le ferite azzurre triplistiche, arriva una bella prova di coraggio della 4x400 femminile, che si guadagna una storica finale della 4x400. Era dal 1999 (Siviglia) che non si correva una finale con il quartetto del miglio femminile. Nel '97 ad Atene si era invece verificata la prima finale italiana della 4x400. Gli split presi elettricamente dicono Bazzoni 52"46, Milani 52"60, Chigbolu 53"68 e Grenot 50"88 (tempi presi sulla linea del traguardo con apposito software di cronometraggio sportivo). C'è da dire che il cambio tra Chigbolu e Grenot è avvenuto 5 metri prima del traguardo, giusto per la precisione. E ora? Ora la finale sarà impresa ardua: si parte dalla 6^ posizione, e il miglior risultato ad un mondiale sono stati due ottavi posti... 

Considerazione dell'ottava giornata - Ma che belli questi mondiali... peccato che nelle gare all'interno dello stadio l'azzurro non vada proprio di moda.

15/08/13

Mosca '13: Day V e VI - il mistero della 4x400

Foto Fidal/G. Colombo
200 femminili - Gloria Hooper a 5 centesimi dalla semifinale... oppure 3 - Gloria Hooper sembra sicuramente più in palla rispetto agli italiani, dove fu fulminata dalla Caravelli. Ottimo il suo 23"10, che pecca sempre di un accelerazione ancora non all'altezza delle migliori al mondo (altrimenti, logicamente, sarebbe tra le migliori al mondo), e che pare più costruita muscolarmente rispetto alla scorsa stagione. Alla fine 3 centesimi dal terzo posto in batteria, che le avrebbe garantito il passaggio diretto. E 5 centesimi dall'ultimo tempo che invece le avrebbe consentito l'accesso con i tempi ripescati. Rabbia che si accentua se si considerano le 4 atlete che hanno accesso alle semifinali con tempi superiori al suo. Amen. Io me l'aspettavo già quest'anno un paio di decimi sotto i 23", ma chiaramente l'atletica non è una scienza perfetta. Era la 4^ italiana ad essere schierata ai mondiali sui 200, con 6 presenze-gara: 2 Marisa Masullo e Manuela Levorato, una a testa Danielle Perpoli e appunto la Hooper. Sia la Levorato (a Siviglia '99) che la Masullo (Helsinki '83) giunsero in semifinale (quando però i turni erano 4 e non 3 come questa edizione). La Levorato si corse anche la semifinale di Edmonton '01, mentre la Masullo superò le batteria di Tokyo '91, giungendo ai quarti. Le uniche uscite al primo turno sono così la Perpoli ad Atene '97, e la Hooper, purtroppo, in questa edizione. C'è da dire che il 23"10 della Hooper è il miglior tempo corso da un'italiana dopo la meravigliosa cavalcata della Levorato a Siviglia, che inanellò un 22"91 (0,5) in batteria, un pazzesco 22"60 (record italiano, con 1,1 di vento) nei quarti e un 22"70 (1,8) in semifinale (3° tempo italiano di sempre). 

800 femminili - Marta Milani: e se adesso tornasse ai 400? - Marta Milani passa per essere una bergamasca tutta di un pezzo. Però, e non ne ho mai fatto mistero, il passaggio agli 800 l'ho sempre visto con sospetto, nel senso che, benchè senta dire che lei sia entusiasta della specialità, ho come l'impressione che il suo ambiente naturale erano e rimangono i 400. Sui 400 appariva un drago, sugli 800 sembra un pulcino. Oggi possiamo dire che è andata pure bene (2'02"41), che rappresenta la sua 5^ prestazione di sempre, ma presumo che il 27° rango totale su 32 non sia il valore del suo spessore internazionale. Soprattutto, da profano della specialità, pare che anche se dovesse trovare la gara della vita da sub-2', sarà sempre una gara votata all'estrema regolarità, ovvero non certo la tipologia di gara da grandi manifestazioni sugli 800, dove le variabili e i cambi sono continui (Rudisha a parte...). Facevo questa riflessione nel momento in cui la sua batteria ha cambiato intensità e lei purtroppo non ha potuto seguire le proprie avversarie. La sua gara sembrano più i 400. Bisognerebbe capire qual'è il sogno... una finale mondiale? Una finale olimpica? Ci sono più spazi sui 400 o sugli 800? Estremamente difficile in entrambi i casi, anche se, probabilmente, a tavolino, gli 800 sembrano un sogno più ravvicinato. La mia impressione? Che negli 800 non infonde cattiveria (agonistica) come invece trasuda quando corre i 400. Sembra perennemente in difesa, mentre nei 400 è donna d'attacco. Questa la mia semplice riflessione da esterno. E così l'unica finalista rimane Elisa Cusma, che giunse all'atto finale di Berlino '09 (ed in semifinale a Osaka '07 ma con 1'58"63). E' anche l'unica atleta italiana ad aver superato un turno ai mondiali sugli 800. 

Alto femminile - Alessia Trost, la formalità prima della tempesta - Che dire? Fin troppo facile questa qualificazione: 1,92 incalzamagliata, e si ritorna in albergo per il contest, quello che ci potrà dire se Alessia dovrà aspettare per iniziare a volare, o se invece, è giunta finalmente l'ora di dimostrare che l'anticamera è finita, e al banchetto si abbufferà anche lei. Quindi non c'è molto da dire fino al giorno della finale. Era la 5^ azzurra a presentarsi ai mondiali in questa specialità dove ad Osaka Antonietta Di Martino si inerpicò sul K2 dell'argento, dopo una scalata clamorosa. 9 le partecipazioni azzurre (con le citate 5 atlete), con 3 partecipazioni e 2 finali per Antonella Bevilacqua, 3 partecipazioni e 3 finali per la Di Martino, e una partecipazione a testa per Sara Simeoni, Alessandra Bonfiglioli e Alessia Trost (4 atlete con il nome che inizia con "A"). Clamorosamente la Simeoni a Helsinki '83 non superò lo scoglio delle qualificazioni (saltò 1,84), così come la Bonfiglioli a Roma '87. Su 9 partecipazioni 6 finali, il 66%. Non male. Miglior risultato di un'italiana, il 2,03 di Antonietta Di Martino ad Osaka '07, poi il suo 1,99 che a Berlino '09 le regalò il 4° posto. La Bevilacqua giunse invece 6^ e 7^ alle due finali cui partecipò.

4x400 maschile - 7+ alla squadra, 3- al selezionatore - che poi la quadriga abbia fatto una buona prestazione è indubbio, visto il tempo finale (3'03"88), che la colloca al 36° rango di sempre nelle liste all-time italiane. Ma più che altro, a parte la posizione nella storia, è uno degli sporadici tentativi di uscire dalla glassa della specialità che l'ha irretita negli ultimi 15 anni. Si pensi che dal 2000 in poi, si ricorda solo un 3'01"96 del '05 a Firenze, un 3'03"66 ad Annecy nel '08, il 3'03"79 della Nazionale Promesse a Kaunas '09. Negli ultimi 13 anni, è il 4° tempo vergato nella storia. Però... però, cavolo, chi ha messo giù la squadra? Proprio in mattinata mi ero espresso con molti dubbi sulla disposizione della staffetta che vedeva Lorenzi in prima e Galvan in ultima. Perchè? Perchè non siamo gli USA, e se la gara si allontana dalle nostre possibilità, si allontano anche le opportunità di far bene. Cambiare dietro, o molto dietro, "carica" la staffetta (come in effetti puntualmente è successo) di variabili come il dover cambiare (com'è successo e come avevo previsto e scritto) in sesta corsia, con atleti in deficit organico costretti a spostarsi per la pista a cercare i propri compagni. E cambiare dietro vuol dire anche dover fare slalom tra staffettisti delle altre nazionali che avevano già cambiato; vuol dire cambiare nella confusione generale; vuol dire non accelerare come si dovrebbe per almeno 20/25 metri, prima di uscire dalla zona di campi elettromagnetici del Triangolo delle Bermuda. E poi vuol dire essersi portati in giro per la gara quel gap, e aver perso il treno di nazionali che poi si sono giocate il 3° posto. Mettendo un Galvan tra prima e seconda frazione (cioè quello più forte del lotto) di sicuro non si sarebbe corso in 3'00" (...record italiano), ma un 3'02" sarebbe stato alla portata. L'occasione era quella giusta. Bocciato colui che ha deciso le frazioni. 

50 km di marcia (ieri) - azzurri rincalzanti - La marcia maschile azzurra è attualmente in fase di deframmentazione come un disco rigido, per eliminare tutti i salti del file system. Ed è lungo il processo: bisogna aspettare tutta la notte... Marco De Luca chiude al 15° con 3h48'; Nkouloukidi 24° con 3h54' e Caporaso 42° con 4h05'. Prestazioni che non possono essere nel complesso essere considerate come sufficienti, considerato il pregresso. I dati sono inclementi: ci sono 24 risultati azzurri conclamati nella storia dei mondiali (e 10 tra squalifiche e ritiri). Totale 35 presenze-gara. Dei 24 risultati, in ben 17 circostanze un atleta azzurro è giunto in una posizione migliore del 15° di De Luca. 20 del 24° di Nkouloukidi, e nessuno peggio di Caporaso. Il peggior piazzamento era infatti stato un 28° rango. Questo naturalmente riportano le statistiche, non dico nulla di non noto. La morale è che la marcia italiana maschile sta molto male, ed è necessario una riorganizzazione strutturale. 

14/08/13

Mosca '13: l'insostenibile pausa del 5° giorno - divagazioni pericolose sulla Fidal

Foto G. Colombo/Fidal
Volevo provare a dare un giudizio sulla nazionale a metà mondiale, poi ho degenerato come al solito. Allora, i detrattori diranno che ci sono state secchiate di risultati di molti atleti di molto inferiori ai loro standard. Altri diranno che di contro ci sono risultati soddisfacenti, nell'alveo del "nuovo Corso". Dopo attenta riflessione, sono giunto a questa conclusione: la Gestione Giomi&C. non ha assolutamente sovvertito il passato. Questi sono i risultati, con i soliti alti e bassi, che vale l'atletica italiana da ormai 15 anni. Purtroppo molti di noi sono ancora abbagliati dell'eldorado dell'atletica azzurra degli anni '80/'90, quella che per intenderci Sandro Donati ci ha chiuso in un sepolcro. Al netto dei Libelli di Savonar-donati, diciamo che l'atletica italiana negli ultimi 100 anni è sempre stata  sempre ed inequivocabilmente quella che vediamo passarci sotto gli occhi oggi anno. Ogni tanto spunta il campione e arriva la medaglietta. Altre volte siam fortunati e ne arrivano due. Poi ci si attacca come cozze al campione del momento, mentre gli altri passano, nel fiume strabordante del panta rei; qualcuno mette fuori la testolina nel consesso internazionale per un paio stagioni, e poi ritorna inevitabilmente nella propria dimensione nazionale, dove si può fare gli sboroni e tirarsela autoctonamente. E' sempre stata così e non cambierà nei prossimi anni. 

Il mandato di Giormi non è che ha fatto i miracoli, parliamoci chiaro. Ha semplicemente osservato le proteste di massa contro Arese, ne ha valutato gli aspetti, e ne ha tratto le proprie considerazioni. Quindi ha prodotto una forma di navigazione a vista. Al momento (finalmente) il cavallo di battaglia sono le partecipazioni oceaniche. E chi potrebbe criticare una cosa del genere? Del resto lo stiamo dicendo sulla rete da secoli, si sono consumati milioni di kilobyte di post (fino agli insulti... durante il conclave pre Olimpiadi di Londra: purtroppo si è esagerato in qualche uscita, ma la rabbia era tanta). Che poi Vittori (da qualche parte, non so dove l'ho letto) dice in materia una cosa logica, nel criticare il nuovo sospettissimo e assolutamente innaturale "ringraziamento" alla Federazione ai microfoni della Caporale, che è una novità mai vista (voglio dire: metà intervista già se ne va in ringraziamenti al Gruppo Sportivo di turno che permette di stare a casa ad allenarsi, all'allenatore che li allena, alla mamma, alla fidanzata, al moroso, alla moglie e alle amanti, e ora 'sta trovata del Saluto alla Federazione? Indiziario...). Ebbene Vittori sostiene (e sono d'accordo con lui in questa circostanza) che le convocazioni sono assolutamente dovute, ovvero un diritto acquisito dagli atleti, una norma statutaria, non certo un regalo della Federazione! Perchè dunque questa necessità di inserire questa nuova voce nella lista dei ringraziamenti (che se poi si va male, verrebbe da dire che il "regalo" non è stato meritato, no?). 

Bè, l'immagine è tutto, e non prevede offuscamenti esterni. A mio modestissimo modo di vedere, si sta assistendo (questo è ciò che percepisco... voi eventualmente smentitemi) ad una sorta di "deresponsabilizzazione tecnica guidata", ovvero tutti gli atleti di una certa caratura vengono semplicemente resi autonomi nelle scelte tecniche (non so con che strumenti di supporto), e con la libertà di gestirsi, limitando a "0" gli interventi tecnici dall'alto. Questo naturalmente da una parte è una gran cosa (tutti i tecnici degli atleti finalmente felici di non doversi vedere "suggerire" l'arte da chi l'arte avrebbe dovuta impararla... almeno così verrà pensata), dall'altra riduce la Federazione ad una gigantesca organizzazione manageriale, che svende gli assets e il knowhow (come le conoscenze tecniche) per massimizzare la soddisfazione dei prodotti (gli atleti). Ovvero la Federazione rinuncia ad una delle sue prerogative statuarie (la diffusione del knowhow ai tesserati) per trasformarsi in una società di Servizi a supporto degli atleti. Piace, non piace, non è questo il problema. Politica che sicuramente può avere risultati nel breve termine, ma che, come secondo me si sta verificando, nel lungo periodo renderà ogni tecnico come una barchetta in mezza al mare, un Principato a sè stante, impermeabile alle innovazioni di natura tecnica, e arrogante nella sua torre di convinzioni.

Purtroppo oggi chi si isola, muore. Le conoscenze viaggiano istantaneamente da una parte all'altra del mondo, e questo modo tutto italiano di ritenersi depositari delle nozioni cardine dell'atletica leggera, ci ha fatto perdere almeno 20 anni di evoluzione tecnica. I tecnici italiani sono volontari quasi mai pagati, impossibilitati ad attingere a strumenti "esterofili", che si devono trovare ritagli di tempo per inventarsi le programmazioni: l'unico momento di scambio rimangono gli incontri con gli altri tecnici, che in definitiva sono a loro omologhi. Questi briefing tra tecnici italiani sono un paradosso: se le conoscenze totali son sempre le stesse, e nel frattempo non ci sono stati studi o indagini, o qualsivoglia forma di apprendimento dall'esterno del "gruppo", il totale del knowhow sarà esattamente pari a quello di prima. Cioè si mescola il tutto, ma la somma degli addendi, anche invertendoli, darà sempre il medesimo risultato. Serve interfacciarsi con l'estero, e questa "nuova" strada deresponsabilizzante (così chi sbaglia non potrà trovare scuse e indicare la Fidal... è solo colpa sua) non faciliterà di certo forme di professionalizzazione.

Vabbè, sono partito da una cosa e sono arrivato ad un'altra. Turbe psichiche. 

13/08/13

Mosca '13: Day IV - Se i salti steccano, è la fine - la miglior Rigaudo mondiale

Foto Fidal/G. Colombo
20 km di marcia femminile - diverse luci in fondo al tunnel - una gara con tante luci e poche ombre finalmente, dopo un paio di giornate passate in processione come ai funerali del sud a piangere dalla Caporale ma ringraziando la Santa Federazione (sospette queste invocazioni continue...). Intanto Elisa Rigaudo arriva 5^ (1h28'41") a 31" dal podio, nella gara dominata dalle Russe (quindi su due gare di marica, due ori russi). Eleonora Giorgi 10^ in 1h30'01" e quindi Antonella Palmisano con 1h30'50", che la pone al 13° posto. Davvero una boccata d'ossigeno dopo la 20 maschile, che ha segnato uno dei momenti peggiori della marcia italiana, e non certo per la fatica che ci hanno messo. C'è un gap tecnico notevole col resto del mondo, e lo si sta pagando. E non so perchè, in quanto ritengo che la popolazione attiva dedita alla marcia in Italia sia più o meno simile a quella degli altri Paesi, quindi il problema non è di materia prima, ma di "plasmazione" della stessa. La marcia femminile italiana ai mondiali ha naturalmente una sua tradizione: un oro con Annarita Sidoti ad Atene '97 (ma erano i 10 km di marcia), due argenti (con Perrone e Salvador rispettivamente a Goteborg '93 e Stoccarda '93, sempre sui 10 km), e il bronzo di Elisabetta Perrone a Edmonton '01, sui 20 km. Sono quindi 12 anni in cui non si vince più una medaglia nella marcia azzurra ai mondiali. Per Rigaudo il suo secondo miglior piazzamento ad un mondiale dopo Daegu '11 (4^), visto che a Helsinki '05 giunse 7^, 9^ a Berlino '09, 10^ a Parigi '03, e ritirata ad Osaka '07. La Rigaudo ha partecipato a edizioni consecutive dei mondiali, come già successo solo ad Elisabetta Perrone, che partecipò (da Stoccarda '93 a Parigi '03) e ad Annarita Sidoti, che invece marciò consecutivamente biannualmente dall'edizione del '91 a quella del '01. La Rigaudo ha stabilito anche il miglior tempo per un'italiana ad un mondiale sui 20 km (precedente della Perrone di Edmonton), mentre la Giorgi il 6° e la Palmisano l'8° su un campione di 19 presenze-gara sulla 20 km. Il totalone di partecipazioni è fissato ora a 32 (19 nella 20 km e 13 nella 10 km). Naturalmente per la Rigaudo il career high rimane il bronzo olimpico di Pechino '08. Per la Giorgi 4 posizione in meno rispetto all'Olimpiade... piano, piano... Mentre per la Palmisano esordio mondiale da incorniciare. Bene così.

Alto maschile - Chesani fuori a 2,26: un'altra tappa saltata - la gara sembra di Bondarenko a prescindere. Entra a 2,22 e poi passa direttamente a 2,29. Due salti e a Chattanooga, Tennesee, buttano la pasta. Superiore. Per parte italica, invece, si è mantenuta fede alla centenaria tradizione che vuole gli atleti azzurri (quasi) mai protagonisti nei grandi eventi internazionali nel salto in alto maschile. E questo nonostante statisticamente ci starebbe che atleti da 2,30 ogni tanto facciano coincidere il loro giorno di grazia con la gara più importante della loro vita. Una volta ogni 100 anni no? No, perchè è davvero singolare aver avuto uno stuolo di 2,30isti (almeno... negli ultimi 20 anni) e non aver avuto il primus inter pares capace dell'impresa. Sarebbe bastato qualche medaglino in più. Giusto per intenderci, visto che i numeri parlano più di mille parole: le uniche due medaglie italiane nel salto in alto risultano il bronzo di Erminio Azzaro agli Europei di Atene '69 e quello di Massimo Di Giorgio agli Euroindoor di Budapest '83 (l'ultima volta avevo sbagliato questo dato... non mi ricordo se è corretto). Poi più nulla, in 120 anni di storia dell'atletica moderna. Ai mondiali il miglior piazzamento risulta quello di Nicola Ciotti, ad Helsinki '05 con 2,29, mentre all'olimpiade due sesti posti, con il telecronista Mediaset Giacomo Crosa a Città del Messico '68 e Rodolfo Bergamo a Montreal '76. Archeologia del salto in alto. Rimanendo in tema di telecronsti, il papà di Rino Tommasi, Angiolo, arrivò 9° all'Olimpiade di Los Angeles del '32... ma basta, che si rischia di diventare nostalgici. Comunque è chiaro il panorama. C'è da dire che solo due atleti sono riusciti a saltare 2,30 ad una manifestazione internazionale: Fabrizio Borellini agli Euroindoor di Budapest '88 (giunse 4°), e Andrea Bettinelli agli Euroindoor di Madrid '05. Volenti o nolenti le medaglie (da 20 anni) si vincono da 2,32-2,33 in su. Servirebbe the perfect game il giorno giusto, sulla pedana giusta. E Chesani? Chesani era stato defraudato dall'Olimpiade di Londra. Chesani è sicuramente l'atleta italiano più solido delle ultime stagioni nella specialità, ma ancora a livello internazionale deve dimostrare la sua classe. Così gli italiani in finale ad un mondiale, rimangono in 3: i due gemelli Ciotti e Luca Toso, ad Helsinki '83. Chesani era alla sua 5^ manifestazione internazionale disputata: un campionato mondiale, due campionati europei, un campionato mondiale indoor, e uno europeo indoor. Comunque sfortunato il suo 2013: sia agli Euroindoor di Goteborg che ai mondiali, stessa misura di chi invece la finale l'ha disputata: qualche errorino in più gli ha negato le porte del paradiso.

Triplo Femminile - La Mantia a 8 centimetri dalla finale - ...e se le soddisfazione non arrivano dai salti, c'è da piangere. Pensate però che strano... la campionessa europea indoor di Parigi '11, ha partecipato a quattro edizioni di mondiali (Parigi '03, Helsinki '05, Daegu '11 e Mosca '13), oltre a due edizioni di Olimpiade (Atene '04 e Lonfra '12) e... non è mai andata in finale. Cioè, una campionessa che a livello continentale ha anche dominato (non ultimo il bronzo agli euroindoor di qualche mese fa) ma che di fronte al mondo non è mai riuscita ad esprimere il suo potenziale. Come mai? verrebbe da chiedersi. Non lo so, mi vien da rispondere. Che Mosca non le porti bene, lo testimonia il fatto che il suo peggior risultato ad un campionato internazionale assoluto, risulta un 13,60 saltato ai mondiali indoor di... Mosca '06. L'unica medaglia nella storia azzurra ai mondiali, rimane il bronzo di Magdelin Martinez a Parigi '03, dieci anni fa (con il mirabolante 14,90). Si contano 7 finaliste ai mondiali: 4 la Martinez, 2 Barbara Lah e 1 Antonella Capriotti... fa senso non vedere negli honours la La Mantia, no? 

12/08/13

Mosca '13: Day III - la tonnara delle siepi azzurre - Vizzoni tiene su la baracca

Foto Fidal/G. Colombo
3000 siepi uomini - chiamiamolo disastro, o Caporetto, o tonnara. Un assalto in cui i nostri sono stati falciati dalle mitraglie nemiche appena usciti dalle trincee. 2 squalificati e uno fuori malamente. Ma anche in costanza di tempi, gli altri due non sarebbero passati. L'unico al traguardo con un tempo certificato è stato infatti Patrick Nasti: 8'36"42. Jamel Chatbi (all'esordio in maglia azzurra) e Yuri Floriani invece risultano squalificati per irregolarità sugli ostacoli. Clamoroso al Cibali ci sarebbe da dire. La qualificazione era fissata a 8'25" circa, ovvero un tempo vicino a quello corso dagli italiani durante il corso dell'anno. Troppo difficile si vede. Sicuramente la peggior esibizione azzurra: a Helsinki '83 un finalista (Scartezzini); Roma '87 arrivarono in finale addirittura in 3 (Panetta che vinse, Lambruschini e Boffi). A Tokyo '91 i finalisti furono due (Lambruschini e Carosi). A Stoccarda '93 due finalisti (Lambruschini che arrivò al bronzo e Carosi); A Gotebord '95 ancora Lambruschini e Carosi (5°). Ad Atene '97, su 3 atleti, solo Carosi raggiunse la finale (Lambruschini si fermò in semifinale e Maffei uscì in batteria); A Siviglia '99 Maffei raggiunse la finale. Dal 1999 ad oggi il deserto, col solo Iannelli presentato a Parigi '03. Prima del 2000 lo score diceva 12 su 14 atleti azzurri in finale (un incredibile 85% di "finalizzazioni"). Dopo il 2000, 0 su 4, per uno 0% che parla da solo. Su 18 partecipazioni-gara di italiani ai mondiali sulle siepi, 3 atleti non sono finiti a referto, e purtroppo dopo il citato ritiro di Lambruschini ad Atene, a Mosca si fa il pieno con 2 squalifiche, che è quasi una novità in un 3000 siepi. Ma... dura lex, sed lex. Insomma, sarà stato un caso? Di sicuro non è stato bello vedere 3 italiani tra il fondo-classifica, e l'inizio degli atleti "DSQ" e "DNF". Male, male. 

Disco maschile - Faloci nel solco della tradizione dei lanci italiani: peggior prestazione nella gara più importante - Ora c'è rimasto solo Vizzoni nel ruolo di eccezione che conferma la regola, dopo che anche Chiara Rosa si è voluta omogenizzare con la truppa dei lanciatori italiani. Io l'articolo dedicato l'avevo scritto: non è possibile che tutti i lanciatori italiani (Vizzoni escluso) arrivino all'evento clou e stecchino sistematicamente la gara, ottenendo le loro peggiori prestazioni dell'anno. Faloci era (è) uomo quest'anno da 62 facile... 5 metri sotto quel signo non si spiegano, come non si spiegano tutte le defaillance degli altri lanciatori. Parola d'ordine: Taper, questo sconosciuto. Il periodo di approccio alle gare che viene segato con maniacalità quasi giapponese. Nemmeno volendo si riuscirebbe ad ottenere questi risultati: è come giocare al Totocalcio e totalizzare "0", che, per chi non lo sapesse, è difficile quanto ottenere "13". Solo che con 13 ti porti a casa il malloppo, con "0" ti devi fare un esame di coscienza sulla tua conoscenza del funambolico giuoco del calcio (vade retro satana!). Ora, Faloci lancia 57,54, quando in stagione aveva oltrepassato il "misura" per la finale 6 volte. 10 volte aveva lanciato sopra i 60 metri. Su 15 gare, non era mai sceso sotto i 58 metri... ai mondiali sì. Posto che Faloci ai mondiali ha dato il 110%, perchè ha lanciato così? Taper. Taper e ancora Taper. L'unico finalista azzurro ai mondiali così rimane il compianto Marco Martino, che riuscì nell'impresa a Roma '87. 1 su 9 partecipazioni italiane. 

400 maschili - Galvan e la nuova dimensione "europea" - Era francamente impossibile ambire ad una finale mondiale (44"95 il tempo dell'ottavo). ovvero una cosa che in Italia non si è mai vista tra Mondiali ed Olimpiadi, quindi era d'obbligo fare una bella figura. Missione compiuta, visto che Matteo Galvan si è piazzato 5° nella sua semifinale con 45"69, correndo in due volte nella stessa manifestazione sotto i 46", impresa riuscita anche a Licciardello in passato (a Pechino 2008: 45"25 in batteria e 45"64 in semifinale) e Alessandro Attene a Sydney 2000 (45"35 nei quarti e 45"79 in batteria). In realtà ci fu che fece addirittura meglio, cioè Ashraf Saber che agli Europei di Budapest '98 corse addirittura 3 volte sotto i 46" (45"64 in batteria, 45"78 in semifinale e 45"67 in finale, sesto) e Andrea Barberi a Goteborg '06: 45"81, 45"30, 45"70. Intanto Galvan scala le classifica del 400simo italiano. Nella media dei primi 10 risultati scende a 45"902, mentre i 400 sub 46" passano a 6. Galvan ha anche corso i 2 400 più veloci di un italiano ai mondiali: il precedente "primato" era il 45"70 di Andrea Barberi ad Helsinki '05. 16° il suo rango finale... 74 centesimi da un sogno: si può fare?

400hs femminili - Rockwell ferma a Milano - senza far polemica alcuna, che non c'è bisogno, si registra il 56"53 di Jennifer Rockwell nelle batterie dei 400hs. Le semifinali non erano impossibili, visto che "serviva" un 55"96. Il tempo se non altro dimostra che la condizione di Milano era quella attuale, e che la doppia periodizzazione non è riuscita al meglio. Comunque, per lei esordio ai mondiali, e 19° posto: purtroppo erano due le semifinali, quindi spazio solo a 16 atlete. Nella storia italiana ai mondiali sui 400hs, su 11 presenze-gara, si contano 6 semifinali (3 Niederstatter, 2 Trojer e 1 Ceccarelli), e nessuna finalista. Il tempo più veloce corso da un'italiana ai mondiali è stato il 55"10 di Monika Niederstatter a Siviglia '99 in batteria. 6 sono stati i tempi sotto i 56" (3 sempre la Niederstatter, 2 la Trojer e 1 la Ceccarelli).

Martello maschile - la barcarola dei lanci la tiene su Vizzoni - diamo solo questi numeri: l'ultimo oro italiano vinto in una grande manifestazione nei 4 lanci, fu quello di Alessandro Andrei a Los Angeles '84. L'ultima medaglia azzurra tra olimpiadi e mondiali è stata invece vinta 13 anni fa a Sydney 2000 da... Nicola Vizzoni. Vizzoni, ancora lui. Negli ultimi 30 anni, contando anche gli Europei, 3 sono le medaglie nei 4 lanci, tra uomini e donne: Vizzoni a Sydney, Vizzoni a Barcellona '10, e Chiara Rosa, bronzo a Helsinki '12. Cioè, senza Vizzoni (direi anche Chiara Rosa e Assunta Legnante) i lanci italiani sarebbero davvero residuali rispetto al resto dell'atletica. Ma Vizzoni c'è, e per fortuna a 41 anni tiene a galla la barcarola, che però fa acqua da tutte le parti. Il peso maschile è praticamente annullato, il giavellotto non produce talenti da 80 metri da 30 anni, il disco ha un potenziale finalista, ma si è perso in qualificazione. Il martello è l'unica specialità che ha un pò di spessore, ma una volta che Vizzoni deciderà di appendere il martello al chiodo (un paradosso... eheheh), che fine facciamo? Al femminile è forse peggio: ma questo lo vedremo un'altra volta. Per Vizzoni si tratta della sua 11^ finale tra Olimpiadi, Mondiali e Europei, con 2 argenti (Olimpiade '00 e Europeo '12). 7° ai mondiali lo fu anche a Siviglia nel 1999, 14 anni fa, ovvero due generazioni di atleti fa. Il suo 77,61 si colloca al 5° posto nelle prestazioni da finale. Una carriera super. 

11/08/13

Mosca '13: DAY II - sfortuna si dice "Libania" - le statistiche degli italiani

400 uomini - Matteo Galvan - 45"39 - 12° (qualificato in semi) - grande prestazione di Galvan in batteria, anche se la formula a 3 turni di fatto qualifica "quasi" tutti alle semifinali, eliminando solo 8 atleti con tempi superiori a 46"18. Il 45"39 si incanala in una strana tradizione 400istica azzurra del XXI secolo, per cui diversi italiani nelle batterie delle grandi manifestazioni, hanno ottenuto il loro PB. Ricordo Claudio Licciardello nelle batterie di Pechino (45"25) e Alessandro Attene nelle batterie di Sydney (45"35). Il 45"39 porta Galvan al 7° rango di sempre in Italia nella lista all-time, sub 46" per lui, che sale anche al 10° rango di sempre con 45"982 nella graduatoria sulla media delle prime 10 prestazioni personali. Per Galvan seconda partecipazione dopo Berlino '09, dove corse rispettivamente in 45"86 in batteria e 46"87 in semifinale. 12^ presenza di un italiano sui 400 ai mondiali, gli unici ad essere arrivati in semifinale sono stati lo stesso Galvan a Berlino '09 e Andrea Barberi ad Helsinki 05, ma da quando ormai i 400 si disputano su 3 turni anzichè 4, consentendo con 3 semifinali più spazio. Va detto che Galvan sarebbe giunto in semifinale anche se le semifinali fossero state solo due. Il suo 45"39 è anche il miglior tempo corso da un italiano ai mondiali assoluti, dove si registrano 6 sub 46": 3 di Andrea Barberi, 2 di Galvan e 1 di Nuti.

1500 donne - Margherita Magnani - 4'11"15 - 28^ (eliminata in batteria) - piccola/grande  delusione per la Magnani, che obiettivamente vedeva nella finale mondiale uno dei suoi obiettivi stagionali. Poi le gare di mezzofondo hanno la loro piccola storia, e ci sta anche di uscire. Le finaliste mondiali italiane rimangono due: Gabriella Dorio a Helsinki '83 e Fabia Trabaldo a Stoccarda '93. L'ultima italiana schierata sulla distanza fu Eleonora Berlanda a Helsinki '05. In pratica dal 1992, negli ultimi 20 anni, hanno partecipato ai mondiali proprio la Berlanda e la Magnani. Solo 5 azzurre presenti ai mondiali: Dorio con 2 partecipazioni, Possamai, Trabaldo, Berlanda e Magnani. Miglior tempo di sempre il 4'04"73 della Dorio nel '83.

peso donne - Chiara Rosa - 17,18 - 22^ (eliminata in qualificazione) - male. Si entrava in finale con 17,87, mentre la Rosa si è fermata 70 centimetri sotto, incanalandosi in quella strana patologia che coglie i lanciatori italiani nei grandi appuntamenti, e che fino ad oggi aveva preservato solo lei e Vizzoni. Rimane Vizzoni. Al suo 5° mondiale, Chiara ottiene la sua peggior prestazione, che comunque vedeva una finale, quella di Osaka '07 dove giunse 8^. L'8° posto è anche il miglior risultato ottenuto da un'italiana nel peso mondiale, unitamente all'analogo rango ottenuto da Assunta Legnante a Parigi '03. Proprio la Legnante ha invece il record di finali mondiali, con due (oltre a Parigi, arrivò in finale a Helsinki '05). 14 le presenze-gara per 5 atlete nella storia dei mondiali: le già citate Rosa (5 mondiali) e Legnante (3 mondiali), Mara Rosolen (3 mondiali), Agnese Maffeis (2 mondiali) e Cristiana Checchi (1). Il lancio più lungo di un'italiana ad un mondiale rimane il 18,77 della Rosa a Osaka '07.

marcia 20 km uomini - 14° Matteo Giupponi 1h23'27" - 28° Giorgio Rubino 1h25'42" - 43° Federico Tontodonati 1h29'26" - la marcia maschile, anche per le note vicende, non rappresenta più il nostro bagaglio di metalli di un tempo. Oggi manca un leader. Del resto nei 20 km di marcia ai mondiali vantiamo tre ori con Damiliano (Roma '87 e Tokyo '91) e Michele Didoni (Stoccarda '93), oltre all'argento di Giovanni De Benedictis a Stoccarda '93. Non dimentichiamoci poi che proprio Giorgio Rubino giunse 4° a Berlino '09. Ben 13 le prestazioni entro l'8° rango (quello di un'ipotetica finale). La spedizione di Mosca si piazza anche al... peggior posto di un trio italiano (quando sono arrivati in 3, ovvero avulso da squalifiche e ritiri) ai mondiali. Rubino era al suo 4° mondiale, mentre erano all'esordio sia Giupponi che Tontodonati. La marcia deve necessariamente ripartire.

800 uomini - in II semifinale Giordano Benedetti 1'48"31 - com'è lontano il Golden Gala. A me sembra che dopo quella gara qualcosa sia successo. All'aperto dopo il fantastico 1'44"67, non si trovano altri risultati degni di nota, anche perchè non ha praticamente mai corso, apparizioni a parte, come a Gateshead e a Vila Real, ma sopra gli 1'48". Da qui, a bocce ferme, si può dire che una prestazione una tantum non può creare aspettative. Ne servono diverse per capire lo spessore degli atleti a livello internazionale. E' una questione statistica. Benedetti in questo momento appare più come atleta da una gara sola, secca, cioè che possa massimizzare in una giornata perfetta, prestazioni da primi 8 in Europa. Oggi ai 600 il trentino ha mollato, e mi rendo conto che un 800, molto più che altre gare, è la gara dove lo stress dovuto a fatica e a decisioni da assumere nell'immediato, incidono molto più che in altre (nello sprint non si pensa... nel fondo, le scelte possono essere ponderate con più calma). La finale era fissata a 1'45"00: davvero difficile. Le statistiche sugli 800 degli italiani, sono al DAY 1.

400 donne - semifinali - 9^ Libania Grenot - 50"47 - 18^ Chiara Bazzoni 52"11 - sfortuna allo stato brado per la Grenot, ormai passata alla storia per le finali mancate. Pechino 50"83, Berlino 50"85, Londra 51"18. Stavolta la sua miglior gara di sempre in una manifestazione internazionale. La solita partenza ardita, e probabilmente il fatto di avere avuto la Ohuruogu lì davanti, una sola corsia più a destra, deve averle imbrigliato la sua smania di dare tutto. E così le ha preso le misure, e sul rettilineo finale finalmente un gran finale. 50"47, seconda prestazione di sempre in Italia, dopo il suo 50"30 di Pescara. Ma soprattutto tanta sfortuna: oggi la finale se l'era meritata. Per la Bazzoni, i mondiali hanno significato la 2^ e la 3^ prestazione personale di sempre. Meglio di così... peccato che in finale vi sia un RT di 0"288: cioè, bastava partire con un tempo di reazione "normale" per avvicinare la barriera dei 52" e abbattere il proprio personale. Comunque è la 18^ al mondo e le prospettive della staffetta aumentano esponenzialmente. 

10/08/13

Mosca '13: DAY 1 - le statistiche azzurre della prima giornata

Asta - Claudio Stecchi 5,40 (28) e Giuseppe Gibilisco 3 nulli - Claudio Michael Stecchi esordisce ad un mondiale assoluto e la sua gara frastagliata, finisce a 5,40. Pensate: 5,40 lo saltò suo padre Gianni a Roma '87 (26 anni fa), allorquando arrivò 11°. 5,40 lo stesso Gianni lo saltò anche in qualificazione. Insomma, 5,40 periodico nella famiglia Stecchi (fino ad oggi) ai mondiali. Sono 11 le presenze-gara azzurre ai mondiali assoluti nell'asta maschile, per 6 atleti azzurri totali. Naturalmente Giuseppe Gibilisco è top-scorer in quanto a presenze: a Mosca ha raggiunto la 5^ partecipazione a 12 anni dalla prima, ovvero a Edmonton '01 dove, come oggi, deragliò con 3 nulli alla misura di entrata. Poi l'apoteosi carrieristica a Parigi '03 (oro con 5,90), il posto a Helsinki '05 e il a Berlino '09. In totale 8 caps tra qualificazioni e finali. Gibilisco è anche l'unico italiano ad essere andato in finale ad un mondiale (come detto, 3 finali), mentre si sono fermati tutti gli altri in qualificazione (la famiglia Stecchi, Andrea Pegoraro, Andrea Giannini, Fabio Pizzolato e Maurilio Mariani). Il totale fa 3 finali su 11 partecipazioni. Due atleti azzurri presenti nell'asta nello stesso mondiale, li si ebbe (oltre che a Mosca) ad Atene '97: allora furono Andrea Giannini e Fabio Pizzolato. 

800 - Giordano Benedetti 1'47"90 - si guadagna la semifinale conquistando l'ultimo di 3 posti utili per accedere al turno successivo nella prima serie, quella più lenta. Fiuuu... potremmo aggiungere, visto che il tempo di Benedetti al momento è anche l'ultimo dei qualificati, anche in ragione della gara più lenta di tutte (passaggio in 54"8 ai 400). Benedetti, all'esordio mondiale, rappresenta la 14° presenza azzurra negli 800 ai mondiali. Un italiano in semifinale negli 800 non lo si vedeva dal 2003, quando Andrea Longo giunse addirittura 5° a Parigi. Poi sia Bobbato (Helsinki '05) e Riefeser (Berlino'09), uscirono in batteria. Giordano Benedetti presentandosi in semifinale, correrà la 6^ volta di un azzurro in una semifinale degli 800 ad un mondiale: la piccola impresa era già successa ad Andrea Longo (2 volte), a Davide Cadoni una, come a Giocondi, e infine una a Giuseppe D'Urso (che poi portò l'unica medaglia sugli 800). 

Maratona - Valeria Straneo - Argento con 2h25'58" -  Emma Quaglia 6^ con 2h34'16" - la notevole medaglia per la piemontese, arriva dopo una gara all'arrembaggio, dove a poco a poco si sono squagliate le etiopi in primis e quasi tutto il resto del mondo, tranne Edna Kiplagat. L'argento della Straneo rappresenta la miglior prestazione di sempre di un'azzurra ai mondiali nella maratona. Il miglior risultato prima di oggi, era rappresentato dal bronzo di Ornella Ferrara, vinto a Goteborg '95, 18 anni fa. Se allarghiamo lo sguardo a tutto il mezzofondo azzurro femminile ai mondiali outdoor, quindi comprendendo 1500, 5000 e 10000 alla maratona, troviamo solo un'altra medaglia, ovvero l'argento di Roberta Brunet sui 5000 ad Atene '97. 33 le presenze-gara tra tutte le edizioni dei mondiali d'atletica (solo in 2 occasioni non ci sono state presenti maratonete, ovvero a Siviglia '99 e Berlino '09). 3 atlete con 3 partecipazioni, ovvero la già citata Ornella Ferrara, la leggendaria Laura Foglie e Rosaria Console. Il tempo della Straneo è anche il miglior tempo di un'italiana ai mondiali (la maratona più veloce prima di oggi ai mondiali, era quella del bronzo della Ferrara con 2h30'11"). Alle olimpiadi, l'anno scorso, la Straneo corse più veloce, ovvero in 2h25'27", che è il tempo più veloce ad una maratona di una grande manifestazione di un'italiana. Il posto di Emma Quaglia, invece, rappresenta il 4° piazzamento di sempre di un'italiana ad un mondiale. Davanti la Straneo di oggi, la Ferrara medagliata, e ancora la Ferrara ad Atene '87. 6^ arrivò anche Laura Fogli nell'edizione inaugurale dei mondiali ad Helsinki '83. 

Martello - Nicola Vizzoni - 11° in qualificazione - 75,38 - capitano in tutti i sensi, visto che raggiunge la sua ennesima finale mondiale. 9^ partecipazione consecutiva di Vizzoni ai mondiali, la prima delle quali avvenne ad Atene '97 (16 anni fa). Per lui 5 finali, e questa rappresenta la terza consecutiva. Vizzoni è anche l'unico italiano ad essere arrivato in finale in un mondiale nel martello, su un totale di 18 presenze-gara, ma soli 5 atleti schierati (Vizzoni 9 partecipazioni, Sgrulletti 4, Paoluzzi 3, Serrani e Urlando con una partecipazione). Per ora il miglior piazzamento in finale per Vizzoni (e per l'Italia) è stato il 4° posto di Edmonton.

10000 - Daniele Meucci - 19° in 28'06"94 - presenza incolore di Meucci, che obiettivamente non poteva essere protagonista in una gara del genere. La storia dei 10000 azzurri ai mondiali è chiaramente la storia di Alberto Cova ad Helsinki '83, e la volata del "Cova! Cova! Cova!". Ma anche l'argento di Panetta a Roma '87. 11 le finali corse dagli azzurri e purtroppo peggio di Meucci, tra tutti gli azzurri, ci fu il solo Antibo a Tokyo '91, quando giunse 20°. Lo stesso Meucci a Daegu giunse al 12° rango, in una gara corsa però su ritmi più blandi. Baldini invece giunse 18° a Goteborg '85. Non è forse giunto il momento che Meucci si dedichi alla maratona, che presenta più variabili gestibili per gli atleti non-africani? Oggi il mezzofondo in pista non è assolutamente affrontabile con speranze di visibilità internazionale per un europeo.  

400 - Libania Grenot 11^ con 51"43 - Chiara Bazzoni 19^ con 52"14 - Belle prestazioni nelle batterie delle italiane, che ora si troveranno semifinali davvero dure. Primo turno con tempi già da medaglia tra le big (l'8° tempo è un 51"01), sintomo che la pista è davvero veloce e che per andare in finale la Grenot dovrà correre sul piede del record italiano. Intanto il 51"43 la pone all'11° rango, non lontano dal tempo di finale. Per la Bazzoni invece la certificazione di un salto prestativo notevole. 52"14 che è il suo 2° miglior tempo dopo il 52"06 di Mersin. Meglio di lei nella storia italiana ai mondiali, hanno fatto la Grenot, la Reina e la Milani. Su 8 partecipazioni italiane ai 400 femminili, tutte 8 hanno superato il primo turno approdando al turno successivo. Ma c'è da dire che fino a metà degli anni '00, i turni che portavano alla finale erano 4 ed era cronometricamente più facile passare il primo turno. Le vere semifinaliste infatti erano 3 fino a ieri (Grenot, Daniela Reina a Osaka '07, e Marta Milani a Daegu '11). Nessuna però è mai riuscita a raggiungere (ancora) la finale. L'unica ad aver disputato due mondiali è invece proprio Libania Grenot con quello di quest'anno. A Berlino '09 corse in 51"45... poi in semifinale riuscì a correre in 50"85. Basterebbe quel tempo per la finale? Non credo... servirà un tempo sui 50"50, o meno. Ma potrebbe farcela.

lungo - Darya Derkach - 28^ nel lungo - 6,16 - brutta prestazione per Darya, che trova la gara sbagliata al momento sbagliato. Amen. Chiaramente non ci si aspettava la medaglia, ma la tanto cara "esperienza" che si stratificasse. La Derkach è la 4^ italiana di sempre a scendere in pedana, dopo il mito vivente Fiona May, e il duo Capriotti-Uccheddu di inizio anni '90. Proprio Fiona May fu l'ultima italiana a cimentarsi nel lungo ai mondiali per l'Italia nel 2005 a Helsinki, 8 anni fa. E sempre la May vanta ben due ori, un argento e un bronzo in questa competizione con 5 finali disputate. 

06/08/13

Manu Gentili: un 55"83 per il nuovo record F35 agli italiani

Passa sotto silenzio (e ci mancherebbe) quello che rappresenta il nuovo record italiano F35 dei 400hs, ovvero il tempo ottenuto da Manu Gentili nella finale dei campionati italiani assoluti di Milano. Passa silenzio naturalmente perchè la Gentili non si è vista convocare per i Campionati Mondiali di Mosca, in costanza di Minimo "B" e dopo aver battuto colei che invece ci andrà, ovvero l'italo-americana Jennifer Rockwell. Come sempre, ricordiamo anche i meriti della Rockwell, che probabilmente ha soddisfatto i criteri della Fidal ad una determinata data (ragion per la quale, presumo, è stata preferita alla Gentili). Non voglio far polemica, almeno in questo post. Il tempo di Manu Gentili? 55"83, ovvero 6 centesimi in meno del tempo ottenuto a Mersin, in Turchia, nella medagliata esperienza ai Giochi del Mediterraneo. Qui sotto ho ricostruito la cronologia del record italiano F35, in cui compare, guarda un pò, la Coach della Gentili, ovvero Carla Barbarino. 
  • 61"6m - Tison G. - Bressanone 02/05/1998
  • 60"39 - Carla Barbarino - Pescara 14/09/2002
  • 59"98 - Emanuela Baggiolini - Clusone 30/06/2007
  • 59"72 - Emanuela Baggiolini - Busto Arsizio 08/07/2007
  • 59"61 - Emanuela Baggiolini - Busto Arsizio 26/06/2011
  • 56"72 - Manuela Gentili - Ginevra 01/06/2013
  • 55"89 - Manuela Gentili - Mersin 27/06/2013
  • 55"83 - Manuela Gentili - Milano 28/07/2013

29/07/13

Italians critics: con i trials a Mosca andava la Gentili e... Manenti avrebbe avuto le sue possibilità

Marani batte Manenti - foto Colombo/Fidal
Le immagini che scorrono della diretta Rai sembrano arrivare dritte-dritte dagli anni '70. L'Arena aveva un brutto aspetto, soprattutto per le condizioni del campo centrale, ridotto al campo di battaglia delle Termopili dopo l'ennesimo assalto degli Immortali di Serse respinto dagli spartani di Leonida. Campo giallo, spalti  opposti (ripresi dalle telecamere) desolatamente vuoti, gare come al solito povere più che tecnicamente (direi che il livello è sempre più o meno quello) di tessuto umano. Ciò che spiace, e però non aver preso atto da chi gestisce, che organizzare gli italiani assoluti all'arena, dieci giorni prima dei mondiali, è stato un grosso errore. O meglio, la summa di diversi errori. 

Facebook e Twitter raccontano una storia, scritta volenti o nolenti, dai protagonisti. La Rai, attraverso gli interventi di Giomi (Monsieur le President) e Magnani (dicasi il CT) e poi di Pierluigi Marzorati (ex cestista di Cantù e ora alla guida del Coni lombardo) al cospetto di The Voice Bragagna (che si è trascinata in questi tre giorni molto lenta, probabilmente per l'arsura milanese), ne raccontano un'altra. Ma che costava dire che il clima tropicale ha mortificato alcune gare? Che forse sarebbe meglio trovare altre location confacenti al clima? Che forse il periodo non era il più indicato? A forza di voler dimostrare di essere  migliori di quelli che hanno preceduto, si rischia di cadere nel surreale. Suvvia, basta, dai. La campagna elettorale è finita. Molte cose buone si son viste (per ora le partecipazioni oceaniche) ma quello che appariva un punto del programma giomiano, ovvero la rivisitazione dei Campionati Italiani Assoluti, tanto criticata nel recentissimo passato, è rimasta lettera morta. Anzi, se vogliamo, la manifestazione è pure peggiorata organizzativamente parlando, stando ai relata di diversi atleti (clamoroso lo sfogo di alcuni atleti del Decathlon a tal proposito, schiaffati a gareggiare alcune discipline in orari assurdi, quindi pianificati da chi, evidentemente, non conosceva la disciplina). 

Il periodo scelto, come detto, è clamorosamente errato. Ora, pensate solo al fatto che alcuni atleti si giocavano ancora la partecipazione ai mondiali di Mosca. Altri dovevano probabilmente dare le leggendarie prove di affidabilità tecnica. Ma a dieci giorni dai mondiali? Costringendo ad un reclutamento di energie nervose che se nella migliore delle ipotesi non porterà ad effetti negativi, di certo non è la condizione ideale per preparare un evento che per molti rappresenta l'evento della vita? Ci sarà un motivo per cui i trials in altre parti del mondo li organizzano 45/50 giorni prima, no? Per consentire una doppia periodizzazione, e permettere a chi strappa il pass di essere al massimo all'evento internazionale. Il periodo di collocamento degli italiani ha anche impedito che alcuni big italiani non fossero presenti... giustamente. Presumo per lo stesso motivo di cui sopra, ovvero non ci si può impegnare in un evento invasivo a pochi giorni dalla gara della stagione. 

Fissare la deadline per le convocazioni sotto i mondiali sotto i mondiali, è stato davvero un errore pacchiano. Per questo rispolvero sistematicamente l'idea dei trials, che dovrebbero essere pianificati con congruo anticipo, per consentire il diritto a chi se lo guadagna, di ottenere il minimo e non il contrario. Mi spiego: erroneamente si pensa "che i primi 3" vanno a mondiali/olimpiadi. In realtà è vero negli USA dove in ogni specialità sono una 15 coloro che hanno i minimi. La regola dei trials in realtà attribuisce con l'ordine d'arrivo, il diritto di partecipazione. Va da sè, che se il primo non ha il minimo, si passa al secondo, e così via, fino ad arrivare a tre o... a nessuno. Pensate ai 200 uomini: vince Diego Marani, che batte i due "papati" Davide Manenti e Enrico Demonte. Se avessero fatto gli italiani/trials 50 giorni fa, avrebbe avuto un mese e mezzo per ottenere il minimo, anche in località dove i tempi sono più "facilitati" dalle condizioni meteo/logistiche. Lui ha dimostrato di essere più forte: è certificato. Se poi non l'avesse ottenuto, si sarebbe passato al primo minimo "B" presente nell'ordine d'arrivo, ovvero a Manenti (Demonte ha il minimo A, e almeno di arrivare 4° con 3 A davanti, era certo di Mosca). Invece Marani, il più forte 200ista italiano, sta a casa senza più opportunità di dimostrare di ottenere e valere il minimo. E dire che il titolo è pure corroborato dal doppio turno: probabilmente c'è chi riesce a correre veloce nell'evento secco, ma coi turni non trova continuità. Marani sì. Marani si è fatto pure la finale degli europei l'anno scorso... doveva avere la sua possibilità, mentre questa idea incomprensibile di piazzare gli italiani ai piedi di Mosca, l'ha privato di un'opportunità. 

Ma il vero caso di scuola l'ha fatto però Manuela Gentili. Batte Jennifer Rockwell, che quest'anno aveva corso un tempo migliore del suo sui 400hs, e in costanza entrambe dello standard B, si è vista preferire l'italo-americana sulle scalette del volo Alitalia per Mockba. Sfortunata la Gentili, per la quale cambiano gli addendi, ma alla fine la somma degli eventi la porta sempre a guardare le sue gare dalle tribune o dalla tv, nonostante si conquisti con le unghie e con i denti il dovuto. I diritti sportivi si devono conquistare prima di tutto al cospetto gli uni degli altri, negli scontri diretti, anzi... nello scontro diretto, quale quello principale dell'anno, ovvero gli italiani assoluti! E' il senso stesso dello sport: i tempi ottenuti durante la stagione spesso sono estemporanei, unici, quasi mai ripetuti o avvicinati: per questo il tempo deve essere succursale al risultato tecnico. Le stesse indicazioni della Federazione lasciavano intendere che quella degli italiani sarebbe stata l'ultima chiamata... ciò che voglio dire, è che se tizio batte caio, non c'è tempo che tenga: lui deve andare.

E poi c'è la questione della risicata (e voluta) risicata partecipazione... ma questo è un altro discorso, di cui parlerò la prossima volta.