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10/08/13

Mosca '13: DAY 1 - le statistiche azzurre della prima giornata

Asta - Claudio Stecchi 5,40 (28) e Giuseppe Gibilisco 3 nulli - Claudio Michael Stecchi esordisce ad un mondiale assoluto e la sua gara frastagliata, finisce a 5,40. Pensate: 5,40 lo saltò suo padre Gianni a Roma '87 (26 anni fa), allorquando arrivò 11°. 5,40 lo stesso Gianni lo saltò anche in qualificazione. Insomma, 5,40 periodico nella famiglia Stecchi (fino ad oggi) ai mondiali. Sono 11 le presenze-gara azzurre ai mondiali assoluti nell'asta maschile, per 6 atleti azzurri totali. Naturalmente Giuseppe Gibilisco è top-scorer in quanto a presenze: a Mosca ha raggiunto la 5^ partecipazione a 12 anni dalla prima, ovvero a Edmonton '01 dove, come oggi, deragliò con 3 nulli alla misura di entrata. Poi l'apoteosi carrieristica a Parigi '03 (oro con 5,90), il posto a Helsinki '05 e il a Berlino '09. In totale 8 caps tra qualificazioni e finali. Gibilisco è anche l'unico italiano ad essere andato in finale ad un mondiale (come detto, 3 finali), mentre si sono fermati tutti gli altri in qualificazione (la famiglia Stecchi, Andrea Pegoraro, Andrea Giannini, Fabio Pizzolato e Maurilio Mariani). Il totale fa 3 finali su 11 partecipazioni. Due atleti azzurri presenti nell'asta nello stesso mondiale, li si ebbe (oltre che a Mosca) ad Atene '97: allora furono Andrea Giannini e Fabio Pizzolato. 

800 - Giordano Benedetti 1'47"90 - si guadagna la semifinale conquistando l'ultimo di 3 posti utili per accedere al turno successivo nella prima serie, quella più lenta. Fiuuu... potremmo aggiungere, visto che il tempo di Benedetti al momento è anche l'ultimo dei qualificati, anche in ragione della gara più lenta di tutte (passaggio in 54"8 ai 400). Benedetti, all'esordio mondiale, rappresenta la 14° presenza azzurra negli 800 ai mondiali. Un italiano in semifinale negli 800 non lo si vedeva dal 2003, quando Andrea Longo giunse addirittura 5° a Parigi. Poi sia Bobbato (Helsinki '05) e Riefeser (Berlino'09), uscirono in batteria. Giordano Benedetti presentandosi in semifinale, correrà la 6^ volta di un azzurro in una semifinale degli 800 ad un mondiale: la piccola impresa era già successa ad Andrea Longo (2 volte), a Davide Cadoni una, come a Giocondi, e infine una a Giuseppe D'Urso (che poi portò l'unica medaglia sugli 800). 

Maratona - Valeria Straneo - Argento con 2h25'58" -  Emma Quaglia 6^ con 2h34'16" - la notevole medaglia per la piemontese, arriva dopo una gara all'arrembaggio, dove a poco a poco si sono squagliate le etiopi in primis e quasi tutto il resto del mondo, tranne Edna Kiplagat. L'argento della Straneo rappresenta la miglior prestazione di sempre di un'azzurra ai mondiali nella maratona. Il miglior risultato prima di oggi, era rappresentato dal bronzo di Ornella Ferrara, vinto a Goteborg '95, 18 anni fa. Se allarghiamo lo sguardo a tutto il mezzofondo azzurro femminile ai mondiali outdoor, quindi comprendendo 1500, 5000 e 10000 alla maratona, troviamo solo un'altra medaglia, ovvero l'argento di Roberta Brunet sui 5000 ad Atene '97. 33 le presenze-gara tra tutte le edizioni dei mondiali d'atletica (solo in 2 occasioni non ci sono state presenti maratonete, ovvero a Siviglia '99 e Berlino '09). 3 atlete con 3 partecipazioni, ovvero la già citata Ornella Ferrara, la leggendaria Laura Foglie e Rosaria Console. Il tempo della Straneo è anche il miglior tempo di un'italiana ai mondiali (la maratona più veloce prima di oggi ai mondiali, era quella del bronzo della Ferrara con 2h30'11"). Alle olimpiadi, l'anno scorso, la Straneo corse più veloce, ovvero in 2h25'27", che è il tempo più veloce ad una maratona di una grande manifestazione di un'italiana. Il posto di Emma Quaglia, invece, rappresenta il 4° piazzamento di sempre di un'italiana ad un mondiale. Davanti la Straneo di oggi, la Ferrara medagliata, e ancora la Ferrara ad Atene '87. 6^ arrivò anche Laura Fogli nell'edizione inaugurale dei mondiali ad Helsinki '83. 

Martello - Nicola Vizzoni - 11° in qualificazione - 75,38 - capitano in tutti i sensi, visto che raggiunge la sua ennesima finale mondiale. 9^ partecipazione consecutiva di Vizzoni ai mondiali, la prima delle quali avvenne ad Atene '97 (16 anni fa). Per lui 5 finali, e questa rappresenta la terza consecutiva. Vizzoni è anche l'unico italiano ad essere arrivato in finale in un mondiale nel martello, su un totale di 18 presenze-gara, ma soli 5 atleti schierati (Vizzoni 9 partecipazioni, Sgrulletti 4, Paoluzzi 3, Serrani e Urlando con una partecipazione). Per ora il miglior piazzamento in finale per Vizzoni (e per l'Italia) è stato il 4° posto di Edmonton.

10000 - Daniele Meucci - 19° in 28'06"94 - presenza incolore di Meucci, che obiettivamente non poteva essere protagonista in una gara del genere. La storia dei 10000 azzurri ai mondiali è chiaramente la storia di Alberto Cova ad Helsinki '83, e la volata del "Cova! Cova! Cova!". Ma anche l'argento di Panetta a Roma '87. 11 le finali corse dagli azzurri e purtroppo peggio di Meucci, tra tutti gli azzurri, ci fu il solo Antibo a Tokyo '91, quando giunse 20°. Lo stesso Meucci a Daegu giunse al 12° rango, in una gara corsa però su ritmi più blandi. Baldini invece giunse 18° a Goteborg '85. Non è forse giunto il momento che Meucci si dedichi alla maratona, che presenta più variabili gestibili per gli atleti non-africani? Oggi il mezzofondo in pista non è assolutamente affrontabile con speranze di visibilità internazionale per un europeo.  

400 - Libania Grenot 11^ con 51"43 - Chiara Bazzoni 19^ con 52"14 - Belle prestazioni nelle batterie delle italiane, che ora si troveranno semifinali davvero dure. Primo turno con tempi già da medaglia tra le big (l'8° tempo è un 51"01), sintomo che la pista è davvero veloce e che per andare in finale la Grenot dovrà correre sul piede del record italiano. Intanto il 51"43 la pone all'11° rango, non lontano dal tempo di finale. Per la Bazzoni invece la certificazione di un salto prestativo notevole. 52"14 che è il suo 2° miglior tempo dopo il 52"06 di Mersin. Meglio di lei nella storia italiana ai mondiali, hanno fatto la Grenot, la Reina e la Milani. Su 8 partecipazioni italiane ai 400 femminili, tutte 8 hanno superato il primo turno approdando al turno successivo. Ma c'è da dire che fino a metà degli anni '00, i turni che portavano alla finale erano 4 ed era cronometricamente più facile passare il primo turno. Le vere semifinaliste infatti erano 3 fino a ieri (Grenot, Daniela Reina a Osaka '07, e Marta Milani a Daegu '11). Nessuna però è mai riuscita a raggiungere (ancora) la finale. L'unica ad aver disputato due mondiali è invece proprio Libania Grenot con quello di quest'anno. A Berlino '09 corse in 51"45... poi in semifinale riuscì a correre in 50"85. Basterebbe quel tempo per la finale? Non credo... servirà un tempo sui 50"50, o meno. Ma potrebbe farcela.

lungo - Darya Derkach - 28^ nel lungo - 6,16 - brutta prestazione per Darya, che trova la gara sbagliata al momento sbagliato. Amen. Chiaramente non ci si aspettava la medaglia, ma la tanto cara "esperienza" che si stratificasse. La Derkach è la 4^ italiana di sempre a scendere in pedana, dopo il mito vivente Fiona May, e il duo Capriotti-Uccheddu di inizio anni '90. Proprio Fiona May fu l'ultima italiana a cimentarsi nel lungo ai mondiali per l'Italia nel 2005 a Helsinki, 8 anni fa. E sempre la May vanta ben due ori, un argento e un bronzo in questa competizione con 5 finali disputate. 

17/02/13

Assoluti: crisi del lungo femminile e la rinascita maschile - 400: ma chi si è inventato la formula?

Tremigliozzi - foto G. Colombo/Fidal
Non mi piace scrivere telecronache di gare di cui si sanno già i risultati. Quindi cerco la "notizia", più che la secca cronaca, che a parte fare un sunto di una classifica, non fa. Ad esempio, la gara di salto in alto di Alessia Trost sta diventando una non-notizia, nel senso che ormai la "base" di partenza per lei è 1,95, poi tutto quello che arriva di sopra fa notizia. Pazzesco solo a pensarci un mesetto fa. Colpa sua, naturalmente, che ha abituato in solo 30 giorni e a chi la guarda di aspettarsi ormai un altro salto "storico" oltre i 2 metri. Ce li ha nei piedi quei salti e probabilmente è solo questione di calcolo delle probabilità, che è probabilmente direttamente proporzionale al numero di gare cui si cimenta. Interessante notare come in questo primo scorcio di stagione abbia letteralmente dominato il mondo della specialità, mettendo i 5 risultati delle sue 5 gare tra i primi 10 salti globali. 

Lungo sì, lungo no - Si sta assistendo invece nel lungo italiano ad una rinascita in chiave maschile, contrapposta ad un'involuzione tecnica di quello femminile, che, solo grazie al primo salto di Giulia Liboà (6 metri netti) si è evitato che cadesse nell'onta internazionale del cinque-virgola. Ok, mancava Tania Vicenzino, che avrebbe tenuto la coperta alta fino al mento coprendo un pò il malessere di una specialità con evidenti difficoltà strutturali. Onore alla Liboà, chiaramente, talento da curare con i guanti bianchi, che si fregia dello scudetto con un unico salto valido (il primo) degno di nota, e che magari se ne avesse infilato un altro avrebbe migliorato quello stesso salto. Ma non siamo in Sliding-Doors e sul grande libro della storia dell'atletica italiana verrà vergato indelebilmente un 6,00 metri. Per trovare un titolo italiano vinto sotto i 6 metri, infatti, bisogna tornare al 1983, trent'anni fa, quando Cristina Bobbi vinse con 5,97. Non me ne voglia la Liboà, che è campionessa italiana-punto (mi sembra di essere Bragagna con queste frasi) se prendo solo il suo risultato (e non la sua prestazione, che rimane quella di una campionessa italiana-punto) per riflettere su tutta una specialità di cui è in questo momento la primus-inter-pares. Proprio al 1983 bisogna tornare per trovare una prestazione inferiore al 6,00 utile a vincere il titolo italiano. Senza dimenticare che nel 2010 si vinse con 6,03, il risultato immediatamente superiore. Domanda: forse che a livello di indicazioni tecniche negli ultimi anni si è perso qualche cosa? L'alternativa per rialzare la coperta era naturalmente già in pista: Darya Derkach, che con 6,20 ha vinto la gara... promesse. Ma è ancora formalmente ucraina, quindi il titolo italiano assoluto le è stato precluso. Davvero assurdo il modulo dei campionati italiani, non trovate? O alle promesse si dedica un campionato italiano, o semplicemente non si fa il campionato italiano promesse. Altrimenti si verificano situazione agonistiche paradossali, quando l'unico metro di giudizio dovrebbero essere i cronometri e le bindelle. Di fatto c'è un mondo di "esodati", che vantano un minimo inferiore a quello richiesto per gli assoluti, ma superiore a quello delle promesse, che giustamente recriminano per questo vulnus. Si allarghino allora le maglie del minimo assoluti, piuttosto che creare delle sacche di atleti sfigati. 

Lungo maschile invece effervescente, finalmente. L'era Howe aveva nascosto per anni l'assenza di una cultura lunghistica di caratura internazionale. I salti clou arrivavano infatti sempre col contagocce e randomizzanti, mentre adesso sembra finalmente essersi creato un gruppo di long jumpers da otto metri, a prescindere dalle fortune e sfortune di Howe. Peccato per il contrattempo di Emanuele Catania in finale (non so cosa gli sia successo) perchè sarebbe stata una sfida stellare (per le nostre latitudini ma anche per il momento internazionale, dove gli over-8 sono calati vittime di una crisi senza precedenti). Stefano Tremigliozzi si è fatto una serie culminata con un signor 7,95, ma anche un 7,91 e un 7,89. Chapeaux! Ma impressiona anche Kevin Ojiaku, che è arrivato al personale di 7,91. Tremigliozzi scala la graduatoria all-time italiana salendo al 7° posto (era 9°) ad un solo centimetro da Catania, mentre Ojiaku si issa al 10° posto. Tre atleti entrati o che hanno migliorato la top-ten nazionale nel 2013: sicuramente un segnale di vita. 

L'opinabilissima formula dei 400 metri - vincere una batteria e non essere in finale. Quanto meno discutibile, no? La formula dei campionati italiani assoluti sui 400 è una cazzata clamorosa, che ha tolto sicuramente molto spettacolo e protagonisti alla finale. Un provincialismo spinto. Già la presenza di 7 batterie avrebbe dovuto far scattare un campanello d'allarme, perchè nelle gare dove ci sono in palio i titoli, la bilancia, anche nei turni preliminari, deve essere il piazzamento e non il tempo. I tempi devono essere "ancillari", ovvero completare gli spazi del turno successivo. Vi immaginate se nell'antica Grecia, l'alloro che dispensava l'immortalità fosse finito sulla testa del primo della seconda serie? Dai! Così le batterie dei 400 femminili sono diventate un non-senso, anche perchè la previsione di una testa di serie, di fatto sconfessava la formula dei tempi, imponendo alla testa di serie stessa di dannarsi autonomamente per ottenere non solo la vittoria, ma anche il crono adeguato per accedere alla finale. Ma allora si attribuisca il titolo italiano a serie, no? Serviva un turno in più, necessariamente, perchè così in una botta sola al femminile ci siamo giocati Manuela Gentili, Flavia Battaglia, Yadisley Pedroso Gonzalex, ma anche Chiara Varisco e Anna Laura Marone, perchè no? Probabilmente non si è avuto un campo di partenti nella gara femminile così competitivo (mancava di fatto solo la Milani e la Grenot), svilito da una formula quanto meno pazzesca. Prendiamoci quello che c'è, e cioè il sontuoso miglioramento di Maria Benedicta Chigbolu, 53"86, che ha margini di miglioramento secondo me notevoli. E poi ha carattere, che nelle gare indoor fa sempre spettacolo. Il miglior tempo le darà modo di avere esterna in finale Maria Enrica Spacca (53"95), che dovrebbe partire in 6^. Sorpresa per la grande prestazione della junior Lucia Pasquale, 54"83, 5^ atleta di finale. La gara sarà comunque una bella kermesse tra 3 delle 4 staffettiste storiche della nazionale (Bazzoni, Spacca, Bonfanti) e le emergenti Chigbolu. Peccato davvero per questa formula. 

Negli uomini, fortunatamente, le batterie erano solo 5 e così la formula è stata ridisegnata. Il primo in finale diretto, e poi un ripescato. Chiaramente la formula con un solo turno preliminare ha costretto anche chi era nettamente in testa a tirare come un dannato per l'attribuzione delle corsie in finale, che si sa, a livello indoor contribuiscono non poco alla prestazione finale. Aver avuto due semifinali (quindi 3 turni in 3 giorni) attribuendo ai due vincitori le due migliori corsie, avrebbe sicuramente collocato meglio i migliori sulla pista, rispetto ad oggi pomeriggio. Haliti avrà comunque la miglior corsia, con Isalbet in sesta. Tricca sarà costretto a partire da molto basso (2^, visto il 5° tempo?). Insomma, ci sarà comunque da divertirsi, ma cribbio... 

16/02/11

Ormai tutti si sono accorti della Derkach... e degli altri "stranieri-italiani"

Il titolo della pagina dedicata alla Derkach su Tuttosport
Dopo le incredibili prestazioni di Daria Derkach e dei ragazzi di varie nazionalità messisi in luce durante i Campionati Italiani Giovanili (ma la cui bravura era anche precedente... è che prima di Ancona, i risultati erano random e non si comprendeva appieno il fenomeno in maniera globale) diverse testate giornalistiche e diverse emittenti televisive hanno cominciato a parlare diffusamente di loro. E' il fenomeno del momento: nell'atletica italiana si parla di qualche cosa, finalmente. Arese in questo è stato fortunato, non neghiamolo, ma giusto per non attribuirgli più meriti di quelli che non avrà mai: deve ringraziare infatti le ondate migratorie degli ultimi anni, che hanno sopperito all'abbandono di massa dei ragazzi italiani da questo sport, lasciando spazio a ragazzi che per motivi sociali-culturali hanno abbracciato questo sport. L'atletica è ancora uno degli sport più a buon mercato nel mercato delle opportunità fornite ai ragazzini al giorno d'oggi: è chiaro che statisticamente il figlio di un immigrato (che non arriva solitamente in Italia con il lavoro già pronto, lo stipendio al VI livello, la moglie con l'impiego part-time... una volta ricongiunta) sposerà sport (quando è nelle condizioni di farlo) meno onerosi. A livello statistico, lo ricordo: ci sono sempre eccezioni. E' esattamente quello che stiamo vivendo noi, e che ha vissuto la Francia già da trent'anni: le seconde (e terze) generazioni di immigrati iniziano ad affacciarsi in maniera massiccia a questo mondo e sarebbe un gravissimo errore negare o impedire questo fenomeno. Thamgo, Soumarè, Pognon, Dijone, la Perec, la Arron, Sangoumà e Marie-Rose qualche anno fa, i tantissimi maghrebini del mezzofondo e centinaia di altri: oggi (e già da anni) la nazionale francese era ed è per l'80% composta da atleti immigrati che si sono ormai integrati nel tessuto sociale francese. Si sentono francesi, sono francesi! 
Come dicevamo, anche i media si sono accorti di loro, dei "nostri", ma ora si presenta un grave problema che forse altre nazioni riescono ad aggirare più velocemente: la nazionalizzazione. Eseosa Desalu, il burkinabè di Casalmaggiore, stella dei 60hs (avrebbe anche lui ottenuto il record italiano nei 60hs allievi, se non fosse stato... straniero. Ma non so quante volte avrà mai messo piede nel paese d'origine) secondo Tuttosport già al compimento del 18° anno potrà chiedere la cittadinanza. Gli altri dovranno passare per un lungo iter, fatto di carte, autorizzazioni, lunghe attese magari di documenti provenienti dai paesi di origine (pensare di ricevere comunicazioni da un Ufficio Anagrafe in certe zone del terzo mondo, è quanto meno arduo il solo pensarlo). Poi ci sono le sirene dei paesi di origine: proprio Tuttosport oggi fa un'intervista alla Derkach, in cui trapelano alcuni aspetti della sua vita sportiva. Pensate: due anni fa la Federazione Ucraina le avrebbe già chiesto di partecipare alle gare con la propria casacca: naturalmente ha dovuto rifiutare, visto che era seguita dallo staff della Fidal che avrà dovuto promettere mari e monti per trattenerla. Quello che sconcerta è che le avrebbe chiesto di tesserarsi per la propria federazione anche... la Spagna!! E che c'entra la Spagna con una ragazzina Ucraina che vive in Italia?? Misteri... ma con questo si capisce bene quanto attorno ai piccoli fenomeni nascano battaglie sotterranee per potersi fregiare delle loro prestazioni. La Derkach, infortuni-scongiurando, sembra una predestinata: impossibile non scommettere su di lei. E teniamo presente che il modo migliore per fare proselitismo tra i giovani, per una Federazione sportiva, sono gli esempi super-vincenti: se avessimo un Bolt, centinaia di ragazzini intaserebbero le piste quanto meno per provare a fare 100 metri come Usain... e senza dover andare a prenderli dentro le scuole uno per uno, faticando le leggendarie sette camicie solo per fargli provare uno scattino. 
Poi la selezione "naturale" farebbe il resto. Tra meno di un lustro, la Giamaica sfornerà probabilmente una tale quantità di velocisti che ci spaventeremo, grazie all'effetto mediatico "Bolt". Mai visto il documentario che gira sulla Rai di una manifestazione giovanile in Giamaica? Uno stadio da 40.000 pieno per assistere alle gare scolastiche di atletica in cui era presente l'extraterrestre tra il pubblico?? Invece, noi, tutte le carte che abbiamo avuto negli ultimi anni ce le siamo giocate assai male (e si sono giovate male loro stesse). Anche coloro che avevano la possibilità di spendere la propria immagine per iniziative popolari, tra i giovani, se ne sono stati ad allenarsi in silenzio a testa bassa fino a che lo stellone è passato e sono tornati a prestazioni "normali". Finita la poesia. 
Tornando alla Derkach, nella breve intervista che Tuttosport gli fa nell'articolo oggi in edicola (cui fa da contraltare un'intervista al suo tutor, Stefano Baldini che demonizza l'attuale legislazione in tema di naturalizzazione) traspare un problema più profondo: che mentre si aspetta di essere naturalizzati, questi ragazzini perdono tante possibilità di confrontarsi a livello internazionale. Proprio Daria segnala nel pezzo scritto da Andrea Schiavon, come, avendo accettato la (promessa) futura cittadinanza italiana, nel frattempo non abbia potuto partecipare ai Giochi Olimpici giovanili e ai mondiali del 2009... e questo nonostante avrebbe potuto vincere diverse medaglie. Alcuni ragazzi, ed è successo, stanchi di attendere, alla fine hanno ceduto alle pressioni e hanno deciso di scegliere la Nazionale del Paese dei propri genitori. Come dargli torto? Se i sogni non si vivono da ragazzini, quando li si può vivere? Ora, Daria ha un sogno: le Olimpiadi di Londra dell'anno prossimo, anche se si dice pronta ad aspettare quelle del 2016. E se l'anno prossimo (cavoli se me lo auguro!) dovesse esplodere definitivamente con misure abbondantemente oltre i 14, la Fidal le vieterebbe di andare alle Olimpiadi perchè non ancora cittadina italiana? Nel caso, spero prevalga il buon senso: i campioni dello sport appartengono a tutti, più che alle singole nazioni. Se volete saperne di più della Derkach, compratevi comunque Tuttosport di oggi!!

14/02/11

Il personaggio dei Campionati Italiani Giovanili: Darya Derkach

Se fossi Rams-Arese II avrei già mandato stamattina qualcuno dei miei flessuosi satrapi (con inclinazioni ad angolo retto) sotto la casa di Darya Derkach e poi ce l'avrei mandato il giorno dopo e poi un giorno sì e l'altro pure, a costo di essere denunciato per stalking. A che pro?? Per farle ponti d'oro necessari per accelerare a velocità curvatura (quella di Star Trek) il processo di naturalizzazione come cittadina italiana. Sì, perchè se si lasciano sfuggire questo talento fotonico, dovrebbero proprio vergognarsi di fare i dirigenti di questo sport. Metto già da parte l'arretratezza culturale e le polemiche di stampo autoctono: andiamo verso... scusate, siamo già in una società globalizzata e glocalizzata: i confini sono solo quelli fissati dalla libertà del pensiero. Non volere che chi è nato in Italia, ha vissuto in Italia, è andato a scuola in Italia, ha frequentato i nostri figli italiani, parla italiano con inflessioni dialettali, diventi italiano, è una pazzia oggi. Ora, Darya Derkach agli italiani giovanili si è resa autrice di due prestazioni mostruose e abbandoniamo ogni freno alle parole elogiative, visto ciò che si è visto. Chi non lo sapesse, ha saltato (e naturalmente vinto) nel salto triplo con 13,56 e nel salto in lungo con 6,45. Nel lungo, riportano le cronache, avrebbe addirittura staccato prima dell'asse e avrebbe chiuso in maniera non perfetta. E' solo una piccola junior, ma per comprendere lo spessore monumentale di ciò che ha fatto, basti ricordare che in due giorni sulla pedana di Ancona ha fatto meglio di qualsiasi atleta italiana della sua categoria ha fatto in milioni di gare e decine di migliaia di atlete a partire dalla creazione della Fidal. E questo l'ha fatto non in una specialità, ma in due. Lungo e Triplo. Meglio di Simona La Mantia (argento di Barcellona '10) e meglio di Maria Chiara Baccini che nel '99 aveva saltato 6,31. Fosse stata italiana, avremmo due record italiani. Ma è Ucraina. Se fossi ancora Rams-Arese II (...e per fortuna non lo sono) anzi, inizierei a temere che la eco delle prestazioni stellari della Derkach arrivino sino a Kiev e che a questi non venga voglia di richiamare in patria Darya (magari solo per vestire la maglia giallo-azzurra della nazionale) affiancandola alla loro nuova ondata di talenti che sta invadendo le piste europee (a partire dal terribile duo di sprinters Povh-Ryemyen). La Derkach al momento detiene la migliore prestazione mondiale Under 20 nel lungo e la seconda nel triplo. La 36^ mondiale assoluta nel triplo e 30^ nel lungo (ma è junior, cavoli!). E per fortuna l'Ucraina ha per il momento un paio di atlete messe meglio della Derkach in quelle due specialità! Ma a parte la Saladuha con 14,45 nel triplo e la Rybalko a 6,64 nel lungo, le altre due sono a pochissimi centimetri da Darya: nemmeno un pazzo non sarebbe venuto a prendersela a piedi per farle indossare il body canarino dell'Ucraina. Ma cosa sappiamo di Darya? Le mie conoscenze sono frutto di un puzzle virtuale: suo padre si chiama Sergj ed è il suo allenatore (che allena anche altri talenti italiani del luogo): ma entrambi i genitori sarebbero dei grandi ex atleti ucraini. Vive a Pagani in provincia di Salerno. C'è un articolo del Corriere dello Sport, secondo il quale la Derkach sarebbe andata con i propri genitori (e quelli di altri quattro ragazzi stranieri fuoriclasse dimoranti in Italia) in udienza da Rams-Arese II, che dopo la benedizione urbi-et-orbi gli avrebbe assicurato di considerarli "nostri atleti". Facciamo gli scongiuri.