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27/01/13

Salto in alto imperat: Trost 1,95 e Fassinotti 2.27 - Alloh 7"34

Fassinotti - foto Fidal.it
Trost inarrestabile - Il salto in alto in Italia è una di quelle isole felici (insieme al salto triplo) che permette di guardare il futuro con una certa carica positiva, e non solo per Alessia Trost. Negli anni, chissà per quali segni astrali, dai nostri vivai in via di depauperazione, sono sempre usciti atleti di ottime potenzialità, anche se molti si son persi strada facendo. Soprattutto tra le donne, sempre Trost a parte, sono almeno 3/4 le atlete che sono arrivate a lambire l'1,90 in età precocissima (ovvero la porta d'ingresso dell'elité mondiale) salvo poi deviare per sentieri impervi. Ieri Alessia Trost ha confermato che la prima rondine (l'impressionante 1,98 di Udine) fa proprio primavera, visto che ne è arrivata un'altra a 1,95 da Hustopece in Repubblica Ceca. Sicurezza assoluta fino a 1,95 raccontano le cronache di Nanja (salto con il quale vince la gara) e poi il tentativo di salire sull'ascensore per l'olimpo, ovvero i 2,00: peccato, nulla di fatto per questa volta, l'ascensore è arrivato un attimo in ritardo. Il suo Coach, Chessa, nel frattempo fa sapere dal sito della Fidal che potrebbero arrivare i 2,00. Dopo il titolo mondiale junior, la Trost vince quindi il primo meeting internazionale di una certa caratura: se fossimo nel tennis, avrebbe guadagnato molti punti nel seeding: prima di questa gara per All-Athletics risultava 24° al mondo, con 1146 punti. Ma già ad Hustopece ha superato la 7^ dello stesso seed, ovvero Emma Green Tregaro, l'8^, Irina Gordeyeva (fermatasi a 1,87), la 9^ (1,93), Olena Holosha o Kolosha (1,93), la 17^, Mirela Demireva e la 19^ Venelina Veneva-Mateeva. Come se avesse vinto un torneo challenge del circuito internazionale. 

Tamberi rimandato - Alla stessa riunione di Hustopece era anche presente un nuovo enfant prodige italico, Gianmarco Tamberi. Per lui la gara era invece quasi da grande Slam, rimanendo nel parallelo tennistico, visto che erano presenti Ivan Ukov, l'americano Jesse Williams, Barshim Mutaz (2,33 di recentissimo), Jaroslav Baba. Ma la gara finisce dopo soli tre salti, arenandosi a 2,18, ovvero quando gli altri iniziano a gareggiare. Non so che dire, non avendo visto la gara. Per come la vedo io, il salto in alto e il salto con l'asta, presentano delle variabili intervenienti diverse e in alcuni casi più complesse che in altre specialità. Il "campione" non è solo colui che è più dotato e che ha capacità di salto che lo proietterebbero sulla luna, ma è colui che riesce a gestire in ogni gara le variabili così da non avere mai cadute sotto determinati standard prestativi, anche di fronte alla classica giornata "no". Il super professionista in pratica è colui che si crea un "box" di capacità automatiche che gli consentano di gestire i momenti negativi, laddove per altri quella giornata si tramuta in una Caporetto. Quanta esperienza (ovvero stagioni ad alti livelli) servono? Comunque, come dicevo, non so in che fase di preparazione sia Tamberi, l'unica cosa tangibile rimane il 2,18, che ora dovrà necessariamente essere migliorato per le prossime battaglie. 

Fassinotti con vista su Goteborg - Così, mentre Tamberi incoccia appena sopra i 2,18, dalle nebbie di Londra ti rispunta Marco Fassinotti, che si apprende sempre dal sito della Fidal, come sia andato ad allenarsi a Birmingham con Grabarz. E se questi son gli effetti! 2,27 alla prima uscita a Londra, a due centimetri dal PB indoor ma anche la sua 3^ prestazione all-time ("davanti" vanta infatti il 2,29 degli Europei di Parigi '11, il 2,28 di Pescara del 2010). E "minimo" europeo centrato al centimetro (con la seconda "opzione" che non sia il titolo nazionale... diciamo). Probabile che Fassinotti risalga di molto il seed mondiale (di All-Athletics) dove attualmente è 57° alla pari di Filippo Campioli. Per curiosità: al momento il migliore degli italiani è proprio Gianmarco Tamberi, 23°, poi Silvano Chesani 51°. Nella graduatoria di specialità, l'Italia maschile risulta 11^ e 6^ delle europee.  

Alloh, pure... - Cambiamo panoramica, e vediamo altre specialità. Audrey Alloh intanto diventa la sesta italiana a guadagnarsi il diritto de jure di partecipare ai campionati europei di Goteborg con un tuonante 7"34,  ad un solo centesimo dal PB. Il tutto è avvenuto al meeting internazionale di Bordeaux, in Francia, dopo una batteria corsa in 7"40. Di questi tempi, crono mica male il 7"34, visto che anche Carmelita Jeter si è presa scoppole europee da parte della Sailer finendo a 7"29...

Cusma e Milani sugli 800: poche indicazioni - A Bordeaux si rivedono all'opera anche Elisa Cusma e Marta Milani, la prima probabilmente per ritrovare nel 2013 quel palcoscenico internazionale che nelle ultime due stagioni è un pò venuto meno, mentre per la bergamasca, per arrivarci, e per portare a termine definitivamente quella metamorfosi dai 400 agli 800 che potenzialmente potrebbe regalarle qualche soddisfazione. La prima uscita è finita con l'emiliana a 2'04"99 e la lombarda a 2'05"44. Come sono questi tempi? Per la Milani è pur sempre il personale indoor (aveva un 2'11" del 2007) e l'11° all-time personale. Promettente, insomma. Per la Cusma, invece, il risultato è di difficile comprensione, visto che negli 800 ci ha scritto migliaia di pagine. Diciamo che per ora questi tempi non ci dicono ancora a che punto stanno le due atlete. Il minimo del resto è ancora molto lontano (2'02"50): la presenza europea passerà solo per i campionati italiani?

Che Hooper! - Voliamo in Italia, e a Modena in particolare. Secondo me non viene dato sufficiente risultato ad un risultato decisamente "importante" (non direi clamoroso, teniamoci i termini per altri exploit). Gloria Hooper, specialista dei 200, sciabola un 7"44 sui 60 (con i quali ha vinto il meeting) che grida vendetta, soprattutto perchè è sempre passata non certo per il mostro delle partenze. Personale migliorato di 3 centesimi (vantava un 7"47). Se l'atleta migliora in alcune qualità come la velocità pura, chissà mai... dietro di lei Judy Ekeh, con 7"53, ma come già detto, da lei è fosfocreatina allo stato brado, mi aspetto sempre tempi nettamente migliori. Al maschile si porta a 6"78 Eseosa Desalu, vincendo la gara, altro tempo con il quale potersi pavoneggiare. Aveva 6"92, ergo miglioramento di 14 centesimi: un abisso. Nei 60hs fa una fugace apparizione Giulia Pennella, la 4^ "moschettiera" del quadriumvirato creatosi nelle ultime stagioni nell'ostacolismo veloce femminile azzurro. 8"47 interlocutorio per lei nelle batterie di Modena (senza poi cimentarsi nella finale). Lontana, quindi, dalle altre tre top-hurdler italiche (ma non avendo visto la gara non so se sia successo qualcosa durante). Giusto però ricordare che lo stesso tempo, 8"47, l'ha corso però in finale Alessandra Arienti, che pareggia il tempo già ottenuto il 19 sempre a Modena. 

Chi ha il minimo europeo guadagnato con i minimi?
  • alto donne: Alessia Trost, 1,98
  • 60hs uomini: Paolo Dal Molin, 7"68
  • 60 piani uomini: Michael Tumi, 6"61
  • 60 piani donne: Audrey Alloh, 7"34
  • alto uomini: Marco Fassinotti, 2,27
  • 60hs donne: Marzia Caravelli, 8"10

16/02/11

Ormai tutti si sono accorti della Derkach... e degli altri "stranieri-italiani"

Il titolo della pagina dedicata alla Derkach su Tuttosport
Dopo le incredibili prestazioni di Daria Derkach e dei ragazzi di varie nazionalità messisi in luce durante i Campionati Italiani Giovanili (ma la cui bravura era anche precedente... è che prima di Ancona, i risultati erano random e non si comprendeva appieno il fenomeno in maniera globale) diverse testate giornalistiche e diverse emittenti televisive hanno cominciato a parlare diffusamente di loro. E' il fenomeno del momento: nell'atletica italiana si parla di qualche cosa, finalmente. Arese in questo è stato fortunato, non neghiamolo, ma giusto per non attribuirgli più meriti di quelli che non avrà mai: deve ringraziare infatti le ondate migratorie degli ultimi anni, che hanno sopperito all'abbandono di massa dei ragazzi italiani da questo sport, lasciando spazio a ragazzi che per motivi sociali-culturali hanno abbracciato questo sport. L'atletica è ancora uno degli sport più a buon mercato nel mercato delle opportunità fornite ai ragazzini al giorno d'oggi: è chiaro che statisticamente il figlio di un immigrato (che non arriva solitamente in Italia con il lavoro già pronto, lo stipendio al VI livello, la moglie con l'impiego part-time... una volta ricongiunta) sposerà sport (quando è nelle condizioni di farlo) meno onerosi. A livello statistico, lo ricordo: ci sono sempre eccezioni. E' esattamente quello che stiamo vivendo noi, e che ha vissuto la Francia già da trent'anni: le seconde (e terze) generazioni di immigrati iniziano ad affacciarsi in maniera massiccia a questo mondo e sarebbe un gravissimo errore negare o impedire questo fenomeno. Thamgo, Soumarè, Pognon, Dijone, la Perec, la Arron, Sangoumà e Marie-Rose qualche anno fa, i tantissimi maghrebini del mezzofondo e centinaia di altri: oggi (e già da anni) la nazionale francese era ed è per l'80% composta da atleti immigrati che si sono ormai integrati nel tessuto sociale francese. Si sentono francesi, sono francesi! 
Come dicevamo, anche i media si sono accorti di loro, dei "nostri", ma ora si presenta un grave problema che forse altre nazioni riescono ad aggirare più velocemente: la nazionalizzazione. Eseosa Desalu, il burkinabè di Casalmaggiore, stella dei 60hs (avrebbe anche lui ottenuto il record italiano nei 60hs allievi, se non fosse stato... straniero. Ma non so quante volte avrà mai messo piede nel paese d'origine) secondo Tuttosport già al compimento del 18° anno potrà chiedere la cittadinanza. Gli altri dovranno passare per un lungo iter, fatto di carte, autorizzazioni, lunghe attese magari di documenti provenienti dai paesi di origine (pensare di ricevere comunicazioni da un Ufficio Anagrafe in certe zone del terzo mondo, è quanto meno arduo il solo pensarlo). Poi ci sono le sirene dei paesi di origine: proprio Tuttosport oggi fa un'intervista alla Derkach, in cui trapelano alcuni aspetti della sua vita sportiva. Pensate: due anni fa la Federazione Ucraina le avrebbe già chiesto di partecipare alle gare con la propria casacca: naturalmente ha dovuto rifiutare, visto che era seguita dallo staff della Fidal che avrà dovuto promettere mari e monti per trattenerla. Quello che sconcerta è che le avrebbe chiesto di tesserarsi per la propria federazione anche... la Spagna!! E che c'entra la Spagna con una ragazzina Ucraina che vive in Italia?? Misteri... ma con questo si capisce bene quanto attorno ai piccoli fenomeni nascano battaglie sotterranee per potersi fregiare delle loro prestazioni. La Derkach, infortuni-scongiurando, sembra una predestinata: impossibile non scommettere su di lei. E teniamo presente che il modo migliore per fare proselitismo tra i giovani, per una Federazione sportiva, sono gli esempi super-vincenti: se avessimo un Bolt, centinaia di ragazzini intaserebbero le piste quanto meno per provare a fare 100 metri come Usain... e senza dover andare a prenderli dentro le scuole uno per uno, faticando le leggendarie sette camicie solo per fargli provare uno scattino. 
Poi la selezione "naturale" farebbe il resto. Tra meno di un lustro, la Giamaica sfornerà probabilmente una tale quantità di velocisti che ci spaventeremo, grazie all'effetto mediatico "Bolt". Mai visto il documentario che gira sulla Rai di una manifestazione giovanile in Giamaica? Uno stadio da 40.000 pieno per assistere alle gare scolastiche di atletica in cui era presente l'extraterrestre tra il pubblico?? Invece, noi, tutte le carte che abbiamo avuto negli ultimi anni ce le siamo giocate assai male (e si sono giovate male loro stesse). Anche coloro che avevano la possibilità di spendere la propria immagine per iniziative popolari, tra i giovani, se ne sono stati ad allenarsi in silenzio a testa bassa fino a che lo stellone è passato e sono tornati a prestazioni "normali". Finita la poesia. 
Tornando alla Derkach, nella breve intervista che Tuttosport gli fa nell'articolo oggi in edicola (cui fa da contraltare un'intervista al suo tutor, Stefano Baldini che demonizza l'attuale legislazione in tema di naturalizzazione) traspare un problema più profondo: che mentre si aspetta di essere naturalizzati, questi ragazzini perdono tante possibilità di confrontarsi a livello internazionale. Proprio Daria segnala nel pezzo scritto da Andrea Schiavon, come, avendo accettato la (promessa) futura cittadinanza italiana, nel frattempo non abbia potuto partecipare ai Giochi Olimpici giovanili e ai mondiali del 2009... e questo nonostante avrebbe potuto vincere diverse medaglie. Alcuni ragazzi, ed è successo, stanchi di attendere, alla fine hanno ceduto alle pressioni e hanno deciso di scegliere la Nazionale del Paese dei propri genitori. Come dargli torto? Se i sogni non si vivono da ragazzini, quando li si può vivere? Ora, Daria ha un sogno: le Olimpiadi di Londra dell'anno prossimo, anche se si dice pronta ad aspettare quelle del 2016. E se l'anno prossimo (cavoli se me lo auguro!) dovesse esplodere definitivamente con misure abbondantemente oltre i 14, la Fidal le vieterebbe di andare alle Olimpiadi perchè non ancora cittadina italiana? Nel caso, spero prevalga il buon senso: i campioni dello sport appartengono a tutti, più che alle singole nazioni. Se volete saperne di più della Derkach, compratevi comunque Tuttosport di oggi!!