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17/08/13

Mosca '13: Day VII - chi piange e chi ride - Donato e la maledizione mondiale

Foto G. Colombo/Fidal
100 hs femminili - Marzia ride, Veronica piange - Si comincia subito con Marzia Caravelli, che dopo un cappuccio e una brioche in partenza (0"232 la sua reazione mattutina allo sparo... ovvero circa 6/7 da una partenza "buona") imprime nella storia un bel 13"07 con 0,5 contro di vento. Partendo "normalmente" avrebbe corso uno dei suoi tempi periodici dell'anno (un 13"00 o 13"01). Non sarebbe cambiato molto, visto che passavano ben in 4 e lei era seconda. Male invece Veronica Borsi, che nonostante un infortunio aveva voluto esserci lo stesso: 13"35, e fuori, quando sarebbe bastato un molto più che abbordabile (per lei) 13"23. Marzia prosegue, e adesso si fa davvero dura: probabilmente nemmeno correndo su tempi da record italiano si potrà andare in finale... certo, partendo "reattivamente" qualcosa dovrebbe venir molto meglio. Marzia è la seconda italiana di sempre ad arrivare ad una sermifinale mondiale: la prima e unica fu Patrizia Lombardo a Roma '87. Si fermarono in batteria sia la Tuzzi (per ben 3 volte: Goteborg '95, Stoccarda '93 e Atene '97), la stessa Caravelli a Daegu '11, e naturalmente la Borsi. Solo 4 atlete italiane in 30 anni di mondiali, e solo due di esse in semifinale. La Caravelli, col suo 13"07, stabilisce anche il miglior tempo azzurro di sempre ad un mondiale (precedente il 13"10 di Carla Tuzzi ad Atene '97).

200 maschili - Demonte fugace apparizione - non ha particolarmente inciso la presente di Enrco Demonte nei 200 maschili. Troppo lontana la condizione di quel 20"45 per poter ambire a correre quanto meno la semifinale che si raggiungeva col minimo B, ovvero 20"60. E' comunque difficile correre così veloce con soli 2 risultati all'attivo sub 21". 

Triplo maschile - dalla Caporetto si salva la vedetta lombarda - che mattinata pazzesca. Daniele Greco che si infortuna ancor prima di entrare in trincea, quando ancora è nelle retrovie in attesa di passare alla prima linea. Clamoroso: una delle poche nostre carte da giocare sul tavolo del consesso internazionale, scartata subito. Per fortuna c'è Fabrizio Donato, no? Macchè, Fabrizio incappa in una giornataccia, di quelle che statisticamente posso accadere (dopo parecchi mesi di astinenza agonistica) e il risultato è quello che può succedere a qualunque atleta che non ha seguito i pattern necessari per rendere il massimo. 16,53, 10 centimetri dalla qualificazione, e l'addio ai sogni di medaglia del bronzo olimpico. Ma che vogliamo? Che sia sempre festa? C'è da dire che nella impareggiabile carriera di Donato, nonostante le 5 partecipazioni ai mondiali, il laziale non è mai riuscito ad arrivare in finale. Così dall'ecatombe di sogni, dalla gragnuola di raffiche di mitra del nemico, esce indenne e a sorpresa la vedetta lombarda, Fabrizio Schembri. 16,83 e qualificazione diretta. Uno dei momenti più elevati della sua carriera, nella quale ha avuto la "sfortuna" di coabitare con due mostri sacri come Donato e Greco. Fino al suo salto di 16,83, in finale ad un mondiale c'erano andati solo Dario Badinelli a Roma '87 (11°), e Paolo Camossi due volte, a Siviglia '99 (dove fu 5° con 17,29) e ad Edmonton '01 (11°). 15 le presenze azzurre, e per Schembri si tratta del terzo mondiale. Greco partecipò alla sfortunata spedizione di Berlino, dove tutti e tre gli azzurri uscirono malamente. Nelle 15 partecipazioni mondiali, solo Camossi è riuscito a superare i 17 metri (il già ricordato 17,29). 

4x400 femminile - finalmente una sorpresa positiva - nel bollettino di guerra, finalmente arrivano le notizie positive. Dopo Schembri, che lenisce un minimo le ferite azzurre triplistiche, arriva una bella prova di coraggio della 4x400 femminile, che si guadagna una storica finale della 4x400. Era dal 1999 (Siviglia) che non si correva una finale con il quartetto del miglio femminile. Nel '97 ad Atene si era invece verificata la prima finale italiana della 4x400. Gli split presi elettricamente dicono Bazzoni 52"46, Milani 52"60, Chigbolu 53"68 e Grenot 50"88 (tempi presi sulla linea del traguardo con apposito software di cronometraggio sportivo). C'è da dire che il cambio tra Chigbolu e Grenot è avvenuto 5 metri prima del traguardo, giusto per la precisione. E ora? Ora la finale sarà impresa ardua: si parte dalla 6^ posizione, e il miglior risultato ad un mondiale sono stati due ottavi posti... 

Considerazione dell'ottava giornata - Ma che belli questi mondiali... peccato che nelle gare all'interno dello stadio l'azzurro non vada proprio di moda.

15/08/13

Mosca '13: Day V e VI - il mistero della 4x400

Foto Fidal/G. Colombo
200 femminili - Gloria Hooper a 5 centesimi dalla semifinale... oppure 3 - Gloria Hooper sembra sicuramente più in palla rispetto agli italiani, dove fu fulminata dalla Caravelli. Ottimo il suo 23"10, che pecca sempre di un accelerazione ancora non all'altezza delle migliori al mondo (altrimenti, logicamente, sarebbe tra le migliori al mondo), e che pare più costruita muscolarmente rispetto alla scorsa stagione. Alla fine 3 centesimi dal terzo posto in batteria, che le avrebbe garantito il passaggio diretto. E 5 centesimi dall'ultimo tempo che invece le avrebbe consentito l'accesso con i tempi ripescati. Rabbia che si accentua se si considerano le 4 atlete che hanno accesso alle semifinali con tempi superiori al suo. Amen. Io me l'aspettavo già quest'anno un paio di decimi sotto i 23", ma chiaramente l'atletica non è una scienza perfetta. Era la 4^ italiana ad essere schierata ai mondiali sui 200, con 6 presenze-gara: 2 Marisa Masullo e Manuela Levorato, una a testa Danielle Perpoli e appunto la Hooper. Sia la Levorato (a Siviglia '99) che la Masullo (Helsinki '83) giunsero in semifinale (quando però i turni erano 4 e non 3 come questa edizione). La Levorato si corse anche la semifinale di Edmonton '01, mentre la Masullo superò le batteria di Tokyo '91, giungendo ai quarti. Le uniche uscite al primo turno sono così la Perpoli ad Atene '97, e la Hooper, purtroppo, in questa edizione. C'è da dire che il 23"10 della Hooper è il miglior tempo corso da un'italiana dopo la meravigliosa cavalcata della Levorato a Siviglia, che inanellò un 22"91 (0,5) in batteria, un pazzesco 22"60 (record italiano, con 1,1 di vento) nei quarti e un 22"70 (1,8) in semifinale (3° tempo italiano di sempre). 

800 femminili - Marta Milani: e se adesso tornasse ai 400? - Marta Milani passa per essere una bergamasca tutta di un pezzo. Però, e non ne ho mai fatto mistero, il passaggio agli 800 l'ho sempre visto con sospetto, nel senso che, benchè senta dire che lei sia entusiasta della specialità, ho come l'impressione che il suo ambiente naturale erano e rimangono i 400. Sui 400 appariva un drago, sugli 800 sembra un pulcino. Oggi possiamo dire che è andata pure bene (2'02"41), che rappresenta la sua 5^ prestazione di sempre, ma presumo che il 27° rango totale su 32 non sia il valore del suo spessore internazionale. Soprattutto, da profano della specialità, pare che anche se dovesse trovare la gara della vita da sub-2', sarà sempre una gara votata all'estrema regolarità, ovvero non certo la tipologia di gara da grandi manifestazioni sugli 800, dove le variabili e i cambi sono continui (Rudisha a parte...). Facevo questa riflessione nel momento in cui la sua batteria ha cambiato intensità e lei purtroppo non ha potuto seguire le proprie avversarie. La sua gara sembrano più i 400. Bisognerebbe capire qual'è il sogno... una finale mondiale? Una finale olimpica? Ci sono più spazi sui 400 o sugli 800? Estremamente difficile in entrambi i casi, anche se, probabilmente, a tavolino, gli 800 sembrano un sogno più ravvicinato. La mia impressione? Che negli 800 non infonde cattiveria (agonistica) come invece trasuda quando corre i 400. Sembra perennemente in difesa, mentre nei 400 è donna d'attacco. Questa la mia semplice riflessione da esterno. E così l'unica finalista rimane Elisa Cusma, che giunse all'atto finale di Berlino '09 (ed in semifinale a Osaka '07 ma con 1'58"63). E' anche l'unica atleta italiana ad aver superato un turno ai mondiali sugli 800. 

Alto femminile - Alessia Trost, la formalità prima della tempesta - Che dire? Fin troppo facile questa qualificazione: 1,92 incalzamagliata, e si ritorna in albergo per il contest, quello che ci potrà dire se Alessia dovrà aspettare per iniziare a volare, o se invece, è giunta finalmente l'ora di dimostrare che l'anticamera è finita, e al banchetto si abbufferà anche lei. Quindi non c'è molto da dire fino al giorno della finale. Era la 5^ azzurra a presentarsi ai mondiali in questa specialità dove ad Osaka Antonietta Di Martino si inerpicò sul K2 dell'argento, dopo una scalata clamorosa. 9 le partecipazioni azzurre (con le citate 5 atlete), con 3 partecipazioni e 2 finali per Antonella Bevilacqua, 3 partecipazioni e 3 finali per la Di Martino, e una partecipazione a testa per Sara Simeoni, Alessandra Bonfiglioli e Alessia Trost (4 atlete con il nome che inizia con "A"). Clamorosamente la Simeoni a Helsinki '83 non superò lo scoglio delle qualificazioni (saltò 1,84), così come la Bonfiglioli a Roma '87. Su 9 partecipazioni 6 finali, il 66%. Non male. Miglior risultato di un'italiana, il 2,03 di Antonietta Di Martino ad Osaka '07, poi il suo 1,99 che a Berlino '09 le regalò il 4° posto. La Bevilacqua giunse invece 6^ e 7^ alle due finali cui partecipò.

4x400 maschile - 7+ alla squadra, 3- al selezionatore - che poi la quadriga abbia fatto una buona prestazione è indubbio, visto il tempo finale (3'03"88), che la colloca al 36° rango di sempre nelle liste all-time italiane. Ma più che altro, a parte la posizione nella storia, è uno degli sporadici tentativi di uscire dalla glassa della specialità che l'ha irretita negli ultimi 15 anni. Si pensi che dal 2000 in poi, si ricorda solo un 3'01"96 del '05 a Firenze, un 3'03"66 ad Annecy nel '08, il 3'03"79 della Nazionale Promesse a Kaunas '09. Negli ultimi 13 anni, è il 4° tempo vergato nella storia. Però... però, cavolo, chi ha messo giù la squadra? Proprio in mattinata mi ero espresso con molti dubbi sulla disposizione della staffetta che vedeva Lorenzi in prima e Galvan in ultima. Perchè? Perchè non siamo gli USA, e se la gara si allontana dalle nostre possibilità, si allontano anche le opportunità di far bene. Cambiare dietro, o molto dietro, "carica" la staffetta (come in effetti puntualmente è successo) di variabili come il dover cambiare (com'è successo e come avevo previsto e scritto) in sesta corsia, con atleti in deficit organico costretti a spostarsi per la pista a cercare i propri compagni. E cambiare dietro vuol dire anche dover fare slalom tra staffettisti delle altre nazionali che avevano già cambiato; vuol dire cambiare nella confusione generale; vuol dire non accelerare come si dovrebbe per almeno 20/25 metri, prima di uscire dalla zona di campi elettromagnetici del Triangolo delle Bermuda. E poi vuol dire essersi portati in giro per la gara quel gap, e aver perso il treno di nazionali che poi si sono giocate il 3° posto. Mettendo un Galvan tra prima e seconda frazione (cioè quello più forte del lotto) di sicuro non si sarebbe corso in 3'00" (...record italiano), ma un 3'02" sarebbe stato alla portata. L'occasione era quella giusta. Bocciato colui che ha deciso le frazioni. 

50 km di marcia (ieri) - azzurri rincalzanti - La marcia maschile azzurra è attualmente in fase di deframmentazione come un disco rigido, per eliminare tutti i salti del file system. Ed è lungo il processo: bisogna aspettare tutta la notte... Marco De Luca chiude al 15° con 3h48'; Nkouloukidi 24° con 3h54' e Caporaso 42° con 4h05'. Prestazioni che non possono essere nel complesso essere considerate come sufficienti, considerato il pregresso. I dati sono inclementi: ci sono 24 risultati azzurri conclamati nella storia dei mondiali (e 10 tra squalifiche e ritiri). Totale 35 presenze-gara. Dei 24 risultati, in ben 17 circostanze un atleta azzurro è giunto in una posizione migliore del 15° di De Luca. 20 del 24° di Nkouloukidi, e nessuno peggio di Caporaso. Il peggior piazzamento era infatti stato un 28° rango. Questo naturalmente riportano le statistiche, non dico nulla di non noto. La morale è che la marcia italiana maschile sta molto male, ed è necessario una riorganizzazione strutturale. 

27/01/13

Salto in alto imperat: Trost 1,95 e Fassinotti 2.27 - Alloh 7"34

Fassinotti - foto Fidal.it
Trost inarrestabile - Il salto in alto in Italia è una di quelle isole felici (insieme al salto triplo) che permette di guardare il futuro con una certa carica positiva, e non solo per Alessia Trost. Negli anni, chissà per quali segni astrali, dai nostri vivai in via di depauperazione, sono sempre usciti atleti di ottime potenzialità, anche se molti si son persi strada facendo. Soprattutto tra le donne, sempre Trost a parte, sono almeno 3/4 le atlete che sono arrivate a lambire l'1,90 in età precocissima (ovvero la porta d'ingresso dell'elité mondiale) salvo poi deviare per sentieri impervi. Ieri Alessia Trost ha confermato che la prima rondine (l'impressionante 1,98 di Udine) fa proprio primavera, visto che ne è arrivata un'altra a 1,95 da Hustopece in Repubblica Ceca. Sicurezza assoluta fino a 1,95 raccontano le cronache di Nanja (salto con il quale vince la gara) e poi il tentativo di salire sull'ascensore per l'olimpo, ovvero i 2,00: peccato, nulla di fatto per questa volta, l'ascensore è arrivato un attimo in ritardo. Il suo Coach, Chessa, nel frattempo fa sapere dal sito della Fidal che potrebbero arrivare i 2,00. Dopo il titolo mondiale junior, la Trost vince quindi il primo meeting internazionale di una certa caratura: se fossimo nel tennis, avrebbe guadagnato molti punti nel seeding: prima di questa gara per All-Athletics risultava 24° al mondo, con 1146 punti. Ma già ad Hustopece ha superato la 7^ dello stesso seed, ovvero Emma Green Tregaro, l'8^, Irina Gordeyeva (fermatasi a 1,87), la 9^ (1,93), Olena Holosha o Kolosha (1,93), la 17^, Mirela Demireva e la 19^ Venelina Veneva-Mateeva. Come se avesse vinto un torneo challenge del circuito internazionale. 

Tamberi rimandato - Alla stessa riunione di Hustopece era anche presente un nuovo enfant prodige italico, Gianmarco Tamberi. Per lui la gara era invece quasi da grande Slam, rimanendo nel parallelo tennistico, visto che erano presenti Ivan Ukov, l'americano Jesse Williams, Barshim Mutaz (2,33 di recentissimo), Jaroslav Baba. Ma la gara finisce dopo soli tre salti, arenandosi a 2,18, ovvero quando gli altri iniziano a gareggiare. Non so che dire, non avendo visto la gara. Per come la vedo io, il salto in alto e il salto con l'asta, presentano delle variabili intervenienti diverse e in alcuni casi più complesse che in altre specialità. Il "campione" non è solo colui che è più dotato e che ha capacità di salto che lo proietterebbero sulla luna, ma è colui che riesce a gestire in ogni gara le variabili così da non avere mai cadute sotto determinati standard prestativi, anche di fronte alla classica giornata "no". Il super professionista in pratica è colui che si crea un "box" di capacità automatiche che gli consentano di gestire i momenti negativi, laddove per altri quella giornata si tramuta in una Caporetto. Quanta esperienza (ovvero stagioni ad alti livelli) servono? Comunque, come dicevo, non so in che fase di preparazione sia Tamberi, l'unica cosa tangibile rimane il 2,18, che ora dovrà necessariamente essere migliorato per le prossime battaglie. 

Fassinotti con vista su Goteborg - Così, mentre Tamberi incoccia appena sopra i 2,18, dalle nebbie di Londra ti rispunta Marco Fassinotti, che si apprende sempre dal sito della Fidal, come sia andato ad allenarsi a Birmingham con Grabarz. E se questi son gli effetti! 2,27 alla prima uscita a Londra, a due centimetri dal PB indoor ma anche la sua 3^ prestazione all-time ("davanti" vanta infatti il 2,29 degli Europei di Parigi '11, il 2,28 di Pescara del 2010). E "minimo" europeo centrato al centimetro (con la seconda "opzione" che non sia il titolo nazionale... diciamo). Probabile che Fassinotti risalga di molto il seed mondiale (di All-Athletics) dove attualmente è 57° alla pari di Filippo Campioli. Per curiosità: al momento il migliore degli italiani è proprio Gianmarco Tamberi, 23°, poi Silvano Chesani 51°. Nella graduatoria di specialità, l'Italia maschile risulta 11^ e 6^ delle europee.  

Alloh, pure... - Cambiamo panoramica, e vediamo altre specialità. Audrey Alloh intanto diventa la sesta italiana a guadagnarsi il diritto de jure di partecipare ai campionati europei di Goteborg con un tuonante 7"34,  ad un solo centesimo dal PB. Il tutto è avvenuto al meeting internazionale di Bordeaux, in Francia, dopo una batteria corsa in 7"40. Di questi tempi, crono mica male il 7"34, visto che anche Carmelita Jeter si è presa scoppole europee da parte della Sailer finendo a 7"29...

Cusma e Milani sugli 800: poche indicazioni - A Bordeaux si rivedono all'opera anche Elisa Cusma e Marta Milani, la prima probabilmente per ritrovare nel 2013 quel palcoscenico internazionale che nelle ultime due stagioni è un pò venuto meno, mentre per la bergamasca, per arrivarci, e per portare a termine definitivamente quella metamorfosi dai 400 agli 800 che potenzialmente potrebbe regalarle qualche soddisfazione. La prima uscita è finita con l'emiliana a 2'04"99 e la lombarda a 2'05"44. Come sono questi tempi? Per la Milani è pur sempre il personale indoor (aveva un 2'11" del 2007) e l'11° all-time personale. Promettente, insomma. Per la Cusma, invece, il risultato è di difficile comprensione, visto che negli 800 ci ha scritto migliaia di pagine. Diciamo che per ora questi tempi non ci dicono ancora a che punto stanno le due atlete. Il minimo del resto è ancora molto lontano (2'02"50): la presenza europea passerà solo per i campionati italiani?

Che Hooper! - Voliamo in Italia, e a Modena in particolare. Secondo me non viene dato sufficiente risultato ad un risultato decisamente "importante" (non direi clamoroso, teniamoci i termini per altri exploit). Gloria Hooper, specialista dei 200, sciabola un 7"44 sui 60 (con i quali ha vinto il meeting) che grida vendetta, soprattutto perchè è sempre passata non certo per il mostro delle partenze. Personale migliorato di 3 centesimi (vantava un 7"47). Se l'atleta migliora in alcune qualità come la velocità pura, chissà mai... dietro di lei Judy Ekeh, con 7"53, ma come già detto, da lei è fosfocreatina allo stato brado, mi aspetto sempre tempi nettamente migliori. Al maschile si porta a 6"78 Eseosa Desalu, vincendo la gara, altro tempo con il quale potersi pavoneggiare. Aveva 6"92, ergo miglioramento di 14 centesimi: un abisso. Nei 60hs fa una fugace apparizione Giulia Pennella, la 4^ "moschettiera" del quadriumvirato creatosi nelle ultime stagioni nell'ostacolismo veloce femminile azzurro. 8"47 interlocutorio per lei nelle batterie di Modena (senza poi cimentarsi nella finale). Lontana, quindi, dalle altre tre top-hurdler italiche (ma non avendo visto la gara non so se sia successo qualcosa durante). Giusto però ricordare che lo stesso tempo, 8"47, l'ha corso però in finale Alessandra Arienti, che pareggia il tempo già ottenuto il 19 sempre a Modena. 

Chi ha il minimo europeo guadagnato con i minimi?
  • alto donne: Alessia Trost, 1,98
  • 60hs uomini: Paolo Dal Molin, 7"68
  • 60 piani uomini: Michael Tumi, 6"61
  • 60 piani donne: Audrey Alloh, 7"34
  • alto uomini: Marco Fassinotti, 2,27
  • 60hs donne: Marzia Caravelli, 8"10