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17/08/13

Mosca '13: Day VII - chi piange e chi ride - Donato e la maledizione mondiale

Foto G. Colombo/Fidal
100 hs femminili - Marzia ride, Veronica piange - Si comincia subito con Marzia Caravelli, che dopo un cappuccio e una brioche in partenza (0"232 la sua reazione mattutina allo sparo... ovvero circa 6/7 da una partenza "buona") imprime nella storia un bel 13"07 con 0,5 contro di vento. Partendo "normalmente" avrebbe corso uno dei suoi tempi periodici dell'anno (un 13"00 o 13"01). Non sarebbe cambiato molto, visto che passavano ben in 4 e lei era seconda. Male invece Veronica Borsi, che nonostante un infortunio aveva voluto esserci lo stesso: 13"35, e fuori, quando sarebbe bastato un molto più che abbordabile (per lei) 13"23. Marzia prosegue, e adesso si fa davvero dura: probabilmente nemmeno correndo su tempi da record italiano si potrà andare in finale... certo, partendo "reattivamente" qualcosa dovrebbe venir molto meglio. Marzia è la seconda italiana di sempre ad arrivare ad una sermifinale mondiale: la prima e unica fu Patrizia Lombardo a Roma '87. Si fermarono in batteria sia la Tuzzi (per ben 3 volte: Goteborg '95, Stoccarda '93 e Atene '97), la stessa Caravelli a Daegu '11, e naturalmente la Borsi. Solo 4 atlete italiane in 30 anni di mondiali, e solo due di esse in semifinale. La Caravelli, col suo 13"07, stabilisce anche il miglior tempo azzurro di sempre ad un mondiale (precedente il 13"10 di Carla Tuzzi ad Atene '97).

200 maschili - Demonte fugace apparizione - non ha particolarmente inciso la presente di Enrco Demonte nei 200 maschili. Troppo lontana la condizione di quel 20"45 per poter ambire a correre quanto meno la semifinale che si raggiungeva col minimo B, ovvero 20"60. E' comunque difficile correre così veloce con soli 2 risultati all'attivo sub 21". 

Triplo maschile - dalla Caporetto si salva la vedetta lombarda - che mattinata pazzesca. Daniele Greco che si infortuna ancor prima di entrare in trincea, quando ancora è nelle retrovie in attesa di passare alla prima linea. Clamoroso: una delle poche nostre carte da giocare sul tavolo del consesso internazionale, scartata subito. Per fortuna c'è Fabrizio Donato, no? Macchè, Fabrizio incappa in una giornataccia, di quelle che statisticamente posso accadere (dopo parecchi mesi di astinenza agonistica) e il risultato è quello che può succedere a qualunque atleta che non ha seguito i pattern necessari per rendere il massimo. 16,53, 10 centimetri dalla qualificazione, e l'addio ai sogni di medaglia del bronzo olimpico. Ma che vogliamo? Che sia sempre festa? C'è da dire che nella impareggiabile carriera di Donato, nonostante le 5 partecipazioni ai mondiali, il laziale non è mai riuscito ad arrivare in finale. Così dall'ecatombe di sogni, dalla gragnuola di raffiche di mitra del nemico, esce indenne e a sorpresa la vedetta lombarda, Fabrizio Schembri. 16,83 e qualificazione diretta. Uno dei momenti più elevati della sua carriera, nella quale ha avuto la "sfortuna" di coabitare con due mostri sacri come Donato e Greco. Fino al suo salto di 16,83, in finale ad un mondiale c'erano andati solo Dario Badinelli a Roma '87 (11°), e Paolo Camossi due volte, a Siviglia '99 (dove fu 5° con 17,29) e ad Edmonton '01 (11°). 15 le presenze azzurre, e per Schembri si tratta del terzo mondiale. Greco partecipò alla sfortunata spedizione di Berlino, dove tutti e tre gli azzurri uscirono malamente. Nelle 15 partecipazioni mondiali, solo Camossi è riuscito a superare i 17 metri (il già ricordato 17,29). 

4x400 femminile - finalmente una sorpresa positiva - nel bollettino di guerra, finalmente arrivano le notizie positive. Dopo Schembri, che lenisce un minimo le ferite azzurre triplistiche, arriva una bella prova di coraggio della 4x400 femminile, che si guadagna una storica finale della 4x400. Era dal 1999 (Siviglia) che non si correva una finale con il quartetto del miglio femminile. Nel '97 ad Atene si era invece verificata la prima finale italiana della 4x400. Gli split presi elettricamente dicono Bazzoni 52"46, Milani 52"60, Chigbolu 53"68 e Grenot 50"88 (tempi presi sulla linea del traguardo con apposito software di cronometraggio sportivo). C'è da dire che il cambio tra Chigbolu e Grenot è avvenuto 5 metri prima del traguardo, giusto per la precisione. E ora? Ora la finale sarà impresa ardua: si parte dalla 6^ posizione, e il miglior risultato ad un mondiale sono stati due ottavi posti... 

Considerazione dell'ottava giornata - Ma che belli questi mondiali... peccato che nelle gare all'interno dello stadio l'azzurro non vada proprio di moda.

03/06/13

Il record della Borsi e i 15 anni persi dell'ostacolismo italiano

La storia dell'atletica la scrivono i numeri. Non son possibili revisionismi o interpretazioni: esiste solo la fredda verità data da un numero, o meglio, da una successione di numeri. Tempi e misure. Leggiamo il record di 12"76 di Veronica Borsi così: è la quarta italiana di sempre a scendere sotto i 13", dopo Carla Tuzzi e Micol Cattaneo, e dall'anno scorso Marzia Caravelli, che aveva, com'è arcinoto, l'ultimo record italiano di 12"85 a Montgeron. Se contiamo invece le prestazioni sotto i 13", la prestazione della Borsi porta il totale a 6: 2 a testa Tuzzi e Caravelli, e una per Borsi e Cattaneo. Statisticamente la Caravelli è sicuramente l'atleta azzurra che più ha segnato la specialità (così dicono i numeri) vantando ad oggi 6 delle 10 migliori prestazioni all-time, che elenco qui sotto:
  1. 12"76 (0,6) - Veronica Borsi - Orvieto (02/06/2013)
  2. 12"85 (1,8) - Marzia Caravelli - Montgeron (13/05/2012)
  3. 12"96 (-0,1) - Marzia Caravelli - Roma (31/05/2012)
  4. 12"97 (1,1) - Carla Tuzzi - Valencia (12/06/1994)
  5. 12"97 (-0,2) - Carla Tuzzi - Trento (16/06/1994)
  6. 12"98 (-1,3) - Micol Cattaneo - Annecy (22/06/2008)
  7. 13"00 (0,2) - Marzia Caravelli - Cagliari (01/06/2013)
  8. 13"01 (0,7) - Marzia Caravelli - Pergine (23/07/2011)
  9. 13"01 (0,0) - Marzia Caravelli - Arzana (30/07/2011)
  10. 13"01 (0,4) - Marzia Caravelli - Londra (06/08/2012)
Com'è altrettanto arcinoto, la lista all-time dei 110hs è stata devastata nelle ultime 3 stagioni, e due anni solari. 7 dei 10 risultati qui sopra, sono arrivati proprio dal 2011 a al 2013, e naturalmente è logico pensare e tutto sembra far ipotizzare che si fluidificherà ulteriormente. Guardavo la citata lista all-time e mi è venuta in mente questa cosa: cos'è successo all'ostacolismo italiano femminile post-Tuzzi (quindi da metà degli anni '90) e pre-Cattaneo (la prima rondine, diciamocelo, della primavera ostacolista italiana, avvenuta nel 2008). Cioè per 15 anni, cos'è successo all'ostacolismo italiano? Scorrendo la lista si trova la sparata di Margaret Macchiut nel 2006 (13"03), unica mosca bianca di un digiuno quaternario. Non conosco le ragioni, naturalmente, pongo solitamente problemi senza conoscere le risposte. Significativo che in quella stessa lista di sempre compaia all'ottavo posto di sempre Ilena Ongar, che a metà degli anni '70 correva in 13"24. Mi immagino cioè una curva prestativa che non ha seguito il suo corso, che si è interrotta forse troppe volte, e che ha lasciato questa branca dell'atletica femminile scoperta per troppi anni. Non per nulla a chi me lo chiede (in pochi invero...) suggerisco sempre di gettare a capofitto le proprie figlie in cerca di uno sport a fare ostacoli. 

Secondo il ranking dei Paesi di All-Athletics, oggi i 100hs femminili italiani rappresentano la seconda forza europea dietro la Russia (ma di un soffio... l'Italia sembra aver messo comunque la freccia dopo l'ultima infornata di risultati) e la quarta mondiale, dietro agli USA e il Canada, ma davanti all'Australia di quella aliena là che ben conoscete. Naturalmente il ranking si costruiscono sulle prime tre atlete, quindi sulla creme del movimento. 

Altra riflessione: Veronica Borsi, l'italiana più veloce di sempre sugli ostacoli "alti", si colloca al 69° posto di sempre delle liste europee, con la 631° prestazione, insieme a Nina Derbina, Xenia Siska, Julie Baumann e Nicole Ramalalanirina. Ci sono rimasto un pò, perchè la prestazione alle nostre latitudini pare qualche cosa di mostruoso, mentre sul piano storico sembra rivelare quel famoso gap generazionale. Certo, se poi andiamo a leggere le interpreti autrici di quelle 630 prestazioni, trovi dei veri e propria Frankenstein dell'atletica, costruite pezzo per pezzo negli arsenali militari oltrecortina o imballate all'Area 51, accanto agli alieni antropomorfi portati di nascosto dai campi di grano di Rosswell. Comunque cosa vuol dire 12"76? Sembra il classico tempo da correre in una semifinale di qualcosa di molto importante, come successe infatti a Tatyana Dektyarova ai mondiali di Daegu '11 (3^ in semifinale, la stessa battuta al Terra Sarda dalla Caravelli) o Susanna Kallur agli Europei di Goteborg '06. Andando più indietro negli anni, a Bettine Jahn alle semifinali dei mondiali di Helsinki '83, o a Yordanka Donkova nelle semifinali di Roma '83... devo continuare? Insomma, ci siamo capiti: 12"76 è lo Stargate che porta al Paradiso. Ma lo Stargate ha i suoi tempi in cui attivarlo, e ora andrà attivato al momento giusto e al posto giusto. 

Chiudo con una riflessione mia personale: non posso far a meno di pensare al "prima", così come successo con Emanuele Abate durante la stagione indoor (e l'esplosione di Dal Molin). Ora non posso non ricordare la presenza (compare pure nelle foto di Orvieto) di Marzia Caravelli. Marzia ha corso in 13"00 e 13"06 nel giro di un paio di giorni, cioè tempi comunque incastonati nella storia dell'ostacolismo italiano, e che adesso passano necessariamente in secondo piano, benchè piccole pietre miliari. Ora quella rabbia (da atleta non posso non pensare che sorga spontaneo uno spirito di rivalsa immediato), speriamo venga incanalato pacatamente in un meccanismo così delicato come una gara ad ostacoli alti ma corti. Alla fine Marzia è praticamente ai livelli dell'anno scorso. Si preannuncia una calda estate (in attesa di quella vera) di ostacolismo, anche con la pungolatura della Cattaneo, anche lei messasi in scia in fondo al rettifilo prima della chicane. 

02/03/13

Goteborg '13: il tributo a Veronica Borsi

La carrellata della telecamera sulle partenti della finale dei 60hs ad un certo punto indugia su una sincronista, con i capelli tirati sulla nuca, il volto cerato quasi da bambola. Mancava solo la mollettina sul naso e il dejavù sportivo si sarebbe completato. Veronica Borsi, la Valchiria di Bracciano, anche se non su un cavallo alato, cambia una storia che stava perdendosi nel mito, ovvero nella tradizione orale di chi allora c'era e che inizia a confondere e rimescolare date, avvenimenti, persone. Bisogna tornare indietro nel tempo (e di molto!) per trovare delle medaglie negli ostacoli femminili italici. L'oro olimpico di Trebisonda (Ondina) Valla nel '36, quello europeo di Claudia Testoni nel '38, che suonano come le vittorie dell'Italia di Pozzo tra i mondiali del '34, le olimpiadi del '36 e ancora i mondiali del '38. Vittorie in bianco e nero, con rare immagini a scatti, infeltrite, ingiallite. Lo sport pionieristico di un tempo. Da allora, dal 1938, cioè 75 anni fa, l'Italia femminile non ha più vinto una gara di ostacoli (compresi i 400hs) a livello internazionale, tra olimpiadi, mondiali, europei, indoor e outdoor. Settantacinque anni. A rompere questo infinito mettallifero digiuno ci pensò solo nel 1977 la proteiforme Rita Bottiglieri, che proprio in un'edizione di Campionato Europeo Indoor, a San Sebastian, giunse terza: bronzo. Un bronzo in 75 anni di storia sportiva. In tutto questo caleidoscopio di immagini di atlete sono passati fenomeni come Ileana Ongar (8^ alle olimpiadi di Montreal '76), Carla Tuzzi, Patrizia Lombardo... ma solo 11 finaliste nella ultracentenaria storia dell'atletica italiana nelle 5 maggiori manifestazioni internazionali previste. Tutto questo lunghissimo preambolo per dare peso, se ancora ce ne fosse stato bisogno, all'impresa di Veronica Borsi, che ha combattuto sì contro 7 atlete, ma anche contro un plumbeo fardello storico, che aveva regalato solo 3 medaglie in oltre un secolo di vita e nonostante le generazioni e generazioni di atlete passate sulle piste e fra gli ostacoli. Capite cosa intendo? 

Per farlo, per entrare nella storia delle specialità, c'era bisogno non di una, ma di due imprese, come si è poi potuto comprendere: correre veloce come nessuna italiana aveva mai fatto prima, ovvero con il record italiano, ed arrivare là davanti, tra le elette. Ed è successo ben due volte nel breve spazio di poche manciate di minuti: in semifinale con 7"96 e in finale con 7"94. Due volte come a Parigi '94 quando Carla Tuzzi, pur arrivando "solo" 5^ dovette scardinare la piccola storia sportiva del nostro paese sui 60hs per ben due volte: 7"97 sia in semifinale che in finale, ma, appunto, solo quinto posto. Del resto il record era nelle corde: 8"05 in batteria con una dormita di 0"24 di tempo di reazione. Ancor più incredibile il 7"96 con 0"206 di tempo di reazione! In semifinale, con una reazione da sprinter "normale" avrebbe già corso in 7"90! Ma non stiamo qui a smacchiare i ghepardi o altre tipologie di felini: bronzo europeo, dopo 36 anni dall'ultima medaglia italiana negli ostacoli e 77 dalla prima. Quarta medaglia di sempre in una grande manifestazione internazionale (sui 400hs non si son mai viste medaglie), assieme a miti dell'atletica azzurra. 

La gara, parlando di cronaca spicciola, è andata alla nerboruta turca Nevin Yanit, 7"89 (Pb e record nazionale) comunque più abile a sfruttare un'accelerazione più aggressiva. Seconda la favorita, probabilmente, ovvero la bielorussa Alina Talay. La Borsi, nella gara in sè, dopo un avvio non ancora esplosivo a livello delle proprie competitors, ha comunque ostentato una tecnica pazzesca, pulita, limpida, fluida, perfetta. I canoni estetici di quieta grandezza e nobile semplicità delle statue greche secondo il pensiero di Winkelmann sono stati tutti soddisfatti appieno. L'equilibrio perfetto del corpo che ritma plasticamente nello spazio. Sembra quasi blasfemia parlare di medaglie, ma poi lo sport cos'è se non confronto? Scontro? Vincitori e vinti? Anzi, soprattutto vincitori e vinti: si ricordano i vincitori delle battaglie, e non quanti morti si contarono sul campo o in quanti giorni servirono per portare a casa la battaglia. 

Nella finale è risorta dalle proprie ceneri definitivamente Micol Cattaneo, 7^ con 8"11, ma ottima e coriacea interprete della semifinale con 8"07: di fatto il ritorno su quel sentiero che aveva lasciato un paio di stagioni fa. Non c'è stata invece, e qui mi piange il cuore, Marzia Caravelli, bombardata dall'influenza e da qualche dolorino fisico. A gennaio la finale degli Europei per lei sarebbe stata una formalità, visti i risultati messi in cascina in quel periodo. Peccato, peccato davvero, che non sia riuscita ad emarginare le variabili indipendenti della preparazioni e nel momento topico si sia fermata sulla soglia di ciò che nelle ultime due stagioni, gli avrebbe consentito di marchiare a fuoco vivo l'esempio di sportività, sacrificio, abnegazione che ha dato a tutti noi. Marzia, con le sue difficoltà logistiche e temporali, non certo tipiche di un'atleta d'elitè ma a noi tutti note (ma che per Lei sono state presumo degli stimoli), rappresenta quel sogno che si avvera per tutti noi che dobbiamo ritagliarci con estrema fatica nella quotidianità spazi e tempi per qualche cosa che amiamo. Mi perdona Veronica per questa debolezza umana verso Marzia? 

16/02/13

Assoluti, ostacoli: una meteora degli Urali sui 60hs: 8"00 per Borsi - Dal Molishon si abbatte sugli ostacoli

V. Borsi - foto Colombo/Fidal
Il primo appunto naturalmente è legato alla formula alquanto discutibile di far gareggiare due categorie insieme con minimi diversi, e così con due gare a due velocità... in una. E' sicuramente necessario entrare nel merito di questa forma di organizzazione della gara: deve esserci un unico metro ed un unico cronometro di giudizio, non due, perchè entrambi condizionano la gara. A parte questo, la prima giornata degli Assoluti brilla di uno dei meteoriti caduti sugli Urali che si è materializzato nella 4^ corsia della pista di Ancona ed è terminato contro i sacconi a fondo pista. Rimasti bruciati? Vabbè, Veronica Borsi, ce l'aveva ormai nella camera di combustione questo proiettile, mancava solo il cane che si abbattesse sul percussore, e che il proiettile partisse. A dire il vero, in finale la percussione di Micol Cattaneo è sembrata più bi-filare e penetrante, tanto che sul primo ostacolo c'era proprio lei. Invece... invece Veronica è uscita in un trionfo di forza ed eleganza piombato a 8"00 sul traguardo. 8"00? What's?? Sentivo dire in Tv (telecronache ormai fuori controllo) che quel tempo era il 2° di sempre. No, non è vero, bisognerebbe essere precisi. La Borsi diventa la seconda performer di sempre, per l'ormai arcinoto record di Carla Tuzzi di 7"97. In realtà la stessa Tuzzi ha corso 3 volte sotto gli 8"00, ovvero il 7"97 del primato che è doppio, perchè nello stesso giorno dei campionati europei di Parigi '94, la Tuzzi corse quel tempo sia in semifinale che in finale, dove giunse 5^. Poi c'è un terzo tempo corso al Pireo di Atene l'anno successivo: 7"98. La Borsi naturalmente fa un balzo di 6 centesimi dal precedente Pb, scavalcando nelle liste all-time la grande assente della gara, ovvero Marzia Caravelli, 8"04, che Micol Cattaneo, 8"02 nel 2008. E in Europa, adesso? Nel 2013 la Borsi risulta 5^, visto che prima di oggi le classifiche europee erano così strutturate:

7.931.1.Yuliya KONDAKOVA81RUSF1.Moskva (RUS)03.021176
7.942.2.Alina TALAY89BLRF11.Val-de-Reuil (FRA)12.021173
7.953.3.Eline BERINGS86BELF1.Gent (BEL)02.021171
7.95-3.Yuliya KONDAKOVA81RUSF1.Moskva (RUS)12.021171
7.994.5.Tiffany PORTER87GBRF2.Boston (USA)02.021162
Come dicevo, seconda Micol Cattaneo 8"18 (ma 8"16 in semifinale), mentre Giulia Pennella, a poco a poco, ima ima, sta tornando sui livelli di un paio di anni fa (corse in 8"13!), con un 8"22 in semi e un 8"25 in finale. Alessandra Arienti si guadagna il posto appena fuori dal podio, 8"38, che pareggia il suo miglior tempo corso proprio quest'anno a padova. 

Dal Molishon, che disastro in finale! - Paolo Dal Molin, altrimenti detto "Dal Molishon" quando gli entrano 3 ostacoli su 5, diventa in realtà The Carpenter, il falegname, quando le percentuali scendono sotto il 50% di ostacoli imbroccati, diventando un vero e proprio piallatore di legno. In batteria passeggia in 7"83, tempo che gli avrebbe consentito di vincere la finale con dei balzi successivi. Propellente alla gara l'aveva sicuramente messa la presenza di Manuelcop Abate, che nonostante fosse all'esordio ha piazzato in batteria un 7"82 per niente male. Sms con ricevuta di ritorno per quella che sembrava dover essere una sfida stellare. Si passa al secondo turno e Dal Molishon sciabola un 7"67 da urlo che subito fa intendere mirabilie per la scena finale, quella dove ne rimane uno solo in piedi. A 3 cent dal personale e 3^ prestazione personale di sempre. Dall'altra parte, Abate, trotterella a 7"75, e insomma, qui ci sarebbe stato da rimanere attaccati al divano se... Abate non ci avesse fatto lo scherzetto finale, abbandonando prima di varcare l'androne che immetteva al centro dell'Arena, in mezzo ai leoni. Rimane da solo, così, Dal Molishon: brutta cosa essere da "soli" nel senso agonistico, con gli altri competitors con parecchia luce tra le imbarcazioni. Cosa passerà nella mente di chi deve solo fare il compitino al meglio? Magari un pensierino al record? Fatto sta che Paolone parte come se dovesse correre un 60 piani, ovvero tuonando una partenza che lascia già tutti ad un metro. Sul primo ostacolo la gara sembra già archiviata, ma l'impatto col primo ostacolo è da sturm und drang, tanto che ancora si sente l'eco nel palazzetto di Ancona. Lo iato tra particelle di materia e antimateria. L'accelerazione viene compromessa, i serbatoi iniziano a dispensare propellente in maniera randomizzante, e Tedesco, con la sua gara regolarissima, inanella ostacolo su ostacolo. Dal Molin, si affossa, si rialza, riaccelera, rifrena come un toro ferito e poi, boom, altra botta sul 5° ostacolo e il volo planare verso il traguardo. Il titolo torna nelle mani di Stefano Tedesco, 7"87, con Michele Calvi a 7"95 e Andrea Cocchi 7"96. Quarto Dal Molin a 7"97, che per quello che è successo, sembra quasi un record mondiale... adesso, come per la Champions League, agli Europei andranno in 3: i già qualificati Dal Molin e Abate, e il vincitore dello scudetto, Tedesco. 

02/02/13

Orgia azzurra: ma da domani sciopero

R. Bruni - foto Fidal.it
Penso che se mi avessero pagato per scrivere, non avrei scritto così tanto. Ma domani mi prendo un giorno di riposo e me ne vò ad Ancona a correre, e cascasse il mondo, domani non scrivo nulla... se ci riesco. Troppe cose successe oggi, tanto da farmi sbottare ad un tratto (dopo quel domino di risultati che sono piovuti dall'Europa) che "Giomi mi sembra l'Arrigo Sacchi dei Mondiali del '94". Quelli per intenderci dove tutto si aggiustò grazie alla Dea Fortuna sulla strada verso la finale col Brasile, ma che, purtroppo, si voltò proprio sulla curva finale, visto che Roby Baggio sparò sul tetto dello stadio di Pasadena il rigore maledetto. Di Tumi ne ho ampiamente parlato (prossimamente potrebbe pure assumermi come PR) con annessa vetrina dei sub-6"60 della storia dell'atletica azzurra, che trovate nella sezione "news". Peccato che le statistiche fornite dalla Fidal siano un pizzico asfittiche da questo punto di vista, fornendo solo la punta dell'iceberg di quello che potrebbe essere, e invece non è. Michael Tumi, quindi, nuovo record italiano sui 60 metri con 6"59, a Magglingen, e prima pagina dedicata del settimanale "Blu-Sky-Athletics" che non esiste chiaramente, ma dovrebbe, visto che più passa il tempo, più i media che parlano di atletica diminuiscono esponenzialmente. 

Bruni record nell'asta - Si va a Fermo, e troviamo il secondo record italiano di giornata. Roberta Bruni, la P!nk mora dell'asta italiana, che entra a piè pari nella storia assoluta dell'asta italiana, saltando 4,51 e relegando Anna Giordano Bruno nella cronologia storica della specialità. Anna Giordano Bruno, ricordiamolo, che aveva saltato 4,50 ad Udine nel 2010 e che aveva migliorato tre volte il record italiano indoor nel corso della propria blasonata carriera, finita troppo presto, purtroppo. Ma la vita non è solo atletica, giustamente, e c'è chi deve seguire la propria strada fuori da una pedana e da una pista. P!nk Bruni diventa così la nuova capostipite dell'astismo femminile italiano, che, stranamente, raramente ha vissuto di dualismi, lasciando sempre campo libero a rotazione alle migliori atlete. 

The Three Tenors dei 60hs femminili: Caravelli, Borsi e Cattaneo - in una giornata così densa di informazioni, risulta di incredibile qualità l'innalzamento dell'ostacolismo femminile italiano, di cui sto parlando insistimente da ormai diversi mesi. Marzia Caravelli sciabola il Pb sul verde linoleum dei record di Magglingen: 8"03 dopo una batteria corsa in 8"11. Micol Cattaneo a Karlsruhe 8"09 in finale, addirittura seconda in un meeting internazionale, dopo l'8"13 delle batterie. E poi Veronica Borsi, che a Mondeville ha sparato un 8"06 mirabolante (dopo un 8"12 corso in batteria). Fermiamoci tutti un attimo: in una giornata, ed in giro per l'Europa, si è di fatto riscritta la piccola storia dei 60hs femminili italiani. Marzia Caravelli si posiziona con un più "regolare" 8"03 al terzo posto di sempre (visto con gli occhi di oggi, quel 7"97 di Carla Tuzzi rimane davvero un'impresa grandiosa), anche perchè, incredibilmente, qualcuno in Fidal e testardamente ha voluto certificare l'8"04 (corso sub judice) ma per il quale ci fu squalifica, venendo smentiti anche a livello internazionale. Per fortuna è stata cancellata anche questa onta della vecchia gestione. O si rimangiavano la squalifica per la falsa (che a mio parere non era dovuta, vista anche la circolare chiarificatrice della IAAF in relazione a chi si muove sui blocchi prima dello sparo) o cancellavano il record. Hanno tenuto tutti e due. Amen... per fortuna c'è Marzia, vittima d'allora e oggi carnefice di tutta quella vicenda. Scordamoce O' Passato. Intanto, zitta-zitta, la Borsi mette la freccia e dal settimo rango di sempre, si issa al 4° posto, mentre la Cattaneo rimane ancorata al secondo posto, anche se aggiunge un cammeo alla sua carriera, che ormai lo possiamo dire, ha ripreso dal punto-e-virgola di quando fu costretta a sospendere l'attività. 

Dal Molishon scende ancora 7"64 - Paolo Oliver Dal Molishon riscrive ancora, per l'ennesima volta la sua personale storia con i 60hs. Aveva 7"68? Eccoci... e allora becchiamoci un 7"64 in batteria a Karlsruhe, a 7 centesimi dalla bandiera ficcata da Emanuele Abate in cima alla vetta azzurra della specialità. In finale corre la sua seconda prestazione di sempre: 7"66, prestazione che  mi è capitata pure di vedere in diretta. Un macellaio di ostacoli! 7"66 è davvero tempo bugiardo, e chissà se gli riuscisse di sfiorare quegli ostacoli come un cesellatore di diamanti De Beers, piuttosto di fare il tritacarne. Comunque, c'è!

Greco, secondo al mondo: 17,07 -  in questa orgia di risultati, mi scuso con Greco se ricordo che il suo risultato è secondo al mondo dietro al risultato di Marian Oprea. 17,07, ad Ancona, che è il suo terzo risultato di sempre (con un 17,28 là davanti). 

Anche la Magnani alla festa: 4'13"17 e 5^ all-time - Margherita Magnani, sempre a Karlsruhe, che arriva 4^ e mette il 5° posto di sempre nelle graduatorie italiane. Di sicuro la mezzofondista più in forma del momento. 

Degli altri (Chiara Rosa, Cerutti & Collio, Julaika Nicoletti, Audrey Alloh, Elisa Cusma & Marta Milani, Abdellah Haidane & Maksym Obrubansky) rimando alla prossima uscita. Mò basta per oggi, davvero troppo. Per domani scendo in sciopero e me ne vò ad Ancona ad immolare l'anima al Dio Kronos, sperando sia magnanimo. 

14/01/13

QueenItaly II: Caravelli a Goteborg - ma la Borsi si avvicina - Oliver Dal Molin tre bombe dalla Germania

Paolo Dal Molin - foto Colombo/Fidal

E uno: Marzia Caravelli è così la prima atleta azzurra a strappare (forse) il biglietto per Goteborg. Il "forse" è legato alle strane frasi sibilline contenute come da tradizione che si pensava abbandonata nei "criteri" di partecipazione proposti dalla Fidal per gli Europei Indoor. Infatti, sembra che il conseguimento del minimo sia ancora una volta sottoposto ad una valutazione da parte di terzi, benchè si sia sentito per tutta la campagna elettorale proferire esattamente il contrario. Van bene le convocazioni dirette dei campioni italiani indoor (altrochè)  me risulta ancora inspiegabile la chiosa finale che fa venir in mente i fantasmi che avevano decretato (probabilmente) la dipartita del vecchio mandato. Comunque, a Casal del Marmo 8"10 il crono che le vale (le varrebbe) al centesimo il biglietto per la Svezia, corroborato da un 8"12 in batteria. Finita qui? Macchè: la Caravelli, in corsa per il premio Stachanov dello Sportflex, ha visto bene di cimentarsi con ottimi risultati pure nei 60 metri, dove ha ottenuto ottimi riscontri, sia in finale che in batteria (7"54 e 7"53). Il suo personale score di gare nel giro di 8 giorni sale così a 7! Qualcuno la imbrigli! Scherzo naturalmente... Nella stessa finale dei 60 si rivede già su ottimi crono la maturata Audrey Alloh che si accomoda a 5 cent dal personale e 4 dal minimo europeo: 7"38 contro il 7"33 ereditato della precedente stagione. Attualmente la miglior sprinter azzurra, anche perchè ha regolato altre pretendenti a quella leadership dello sprint femminile che da qualche stagione risulta assai mutabile (Ilenia Draisci, 7"49 e 7"55Aurora Salvagno, brava a correre in 7"47 e 7"48...).
Da Saarbrucken Paolo Oliver Dal Molin, piazza anche lui tre cannonate nel giro di un pomeriggio, impressionando soprattutto nello sprint breve. 7"77 sui 60hs (minimo a 7"70, lo ricordo, e a pochi cent dal personale di 7"72 come si ricorda sul sito della Fidal), ma soprattutto 6"74 e 6"71 nei 60 metri, ovvero tempi con cui negli anni passati si è vinto pure il titolo italiano della specialità. Diciamo che la velocità c'è... ora manca il super-tempone negli ostacoli e poi alla via così, verso lo sfidone contro il chierico degli ostacoli, Abate.
Si torna in Italia. Caravelli chiama, Veronica Borsi risponde. E risponde alla grande, con un'analoga sfida alla distanza su 60hs e 60 metri ad Ancona, anche se dilazionati in due giornate. Sui 60 arriva addirittura il PB (7"47 e 7"49) per una Borsi che ho visto (da alcune foto) parecchio tirata. Il giorno successivo negli ostacoli arriva così, come per logica conseguenza, il personale sugli ostacoli: 8"16 e 8"18, PB di due centesimi e la lista all-time ora si fa più stretta, visto che la Macchiut dista "soli" due centesimi: lì c'è il sesto posto. A 8"13 è invece la Pennella. E ora sarà davvero un appuntamento da non perdere il campionato italiano, posto che mancano all'appello le altre due possibili, nonchè probabili avversarie, Micol Cattaneo e Giulia Pennella (quest'ultima sempre molto aggressiva al coperto, rispetto alle prestazioni outdoor). Oh, speriamo che quest'anno non vi siano cose strane sullo strart... nel senso: la regola è stata "interpretata" finalmente nero-su-bianco dal Council della IAAF, come già del resto si sarebbe dovuto desumere da quanto era stato scritto con la norma originaria, in merito al movimento degli atleti sui blocchi, e che già con un articolo scritto da una nostra collaboratrice (Dean) avevamo ben spiegato. Non si prendano le stesse cantonate di allora, e soprattutto non si cada ancora nel ridicolo con decisioni ex post di squalifiche non complete, risultati dati e non dati, gare falsate... chi ci rimette di tutta questa ignoranza delle norme sono in prima persona gli atleti, che nel caso specifico, non avevano nemmeno torto. Amen.
Rimango sugli ostacoli che, con alcuni salti (alto e triplo) rappresentano in questo momento i prodotti di punta del Made in Italy atletico. Giovanni Mantovani ad Ancona si costruisce in due run il primato personale portandolo prima a 7"84 dopo averlo abbassato inizialmente a 7"93. Anche quella che potrebbe essere la finale maschile dei 60hs comincia a presentare un campo di partenti per i quali potrebbero non esserci "lunghezze" di distanza tra i primi e gli altri. Meglio così. Decisamente.
Dai salti arriva il volo a vela di Stefano Tremigliozzi: 7,86 è un gran salto di questi tempi... a soli 4 centimetri dal suo PB indoor di due anni fa. Ma del resto lo aveva già preventivato alla stampa che valeva tanto in questo periodo... e così è stato. Nella sua scia Kevin Ojiaku, che si inabissa nella sabbia a 7,72, nuovo prestigioso record personale. 

07/02/12

Gli italiani del weekend: Collio a 6"62 - Di Martino 1,94 - Alloh 7"40

Simone Collio - foto RAI
I migliori italiani del weekend, già... ormai lo saprete tutti, senza che io stia qui a scriverlo, ma... lo scrivo lo stesso. Siamo ancora tutti un pò frastornati dall'impresa di Emanuele Abate, che con Marzia Caravelli e Daniele Greco, ha movimentato l'inverno indoor italiano. Nessuno dei tre rientra (probabilmente) nei piani federali ad ampio raggio, e questo è motivo di soddisfazione per il sottoscritto, perchè è la certificazione che alla fine la manzoniana Provvidenza ci mette sempre lo zampino, rovesciano tutti gli articolati piani delle umane tribolazioni a partire dal rilancio dell'Atletica di Arese, che come è noto, si caratterizza fondamentalmente in una serie di rosari vespertini da sottoporre ai suoi consiglieri sotto Pasqua e in corrispondenza della Novena di Natale. Metteteci un pò di pelo di fondoschiena, quattro code di lucertola, la pinna caudale di uno squalo bianco, tutto mescolato in un calderone di belladonna e arrivano le medaglie anche da Londra. Garantito. 

Per quanto mi riguarda, di sicuro la notizia importante (ma che è passata in secondo piano nonostante lo spessore della cosa) è il 6"62 di Simone Collio a Mondeville, in Francia, bollato in batteria. Dovrebbe essere il proprio 10° risultato personale di sempre, e il 14° mondiale dell'anno, 5° europeo, dopo Ramil Guljiev, il nuovo panzer rampante Julian Reus, l'altro panzer più navigato Christian Blum, e un nuovo astro dell'ormai compassato sprint britannico, Richard Kilty. Where is Dwain? Per Collio, poi, niente finale: leggendo il trafiletto-Gazzetta, ovvero lo spazio-perizoma in cui è ormai rilegata l'atletica dell'epoca Fidal-Concordia del Comandante Aresettino sulla rosea, Collio avrebbe sostenuto che non si sarebbe cimentato nella finale a causa del viaggio di 14 ore del giorno precedente. In via precauzionale avrebbe così deciso di abbassare i flaps in attesa di altre run e avvicinare così la soglia di eccellenza mondiale. Nel frattempo il risultato gli consente di andare dritto-dritto a Istanbul, e non certo per vedere la meravigliosa basilica (ora moschea) di Santa Sofia. Lo IAAF standard era 6"67: autentica, firma e raccomandata spedita. Tra i battuti di Collio nella vittoriosa semifinale, trovo un sorprendente (in negativo) Martial Mbadjock, ovvero il brutto anatroccolo dello sprint transalpino, che sembrava essere lì-lì per diventare l'alter ego di C-Lemaitre, correndo i 100 sotto i 10"10 e prendendosi a testare (sportive) proprio con il solitario Christophe. Poi dopo Barcellona è pure spuntato Vicault e il suo stellone sembra essere tramontato per crollare in una strana apatia: 6"79 non è tempo da top-sprinter evidentemente. Stranamente, ad oggi, non ho ancora sentito parlare nè di Fabio Cerutti nè di  Emanuele Di Gregorio. Che programmi hanno? Dove sono finiti? Lo sapremo solo vivendo. 

Un'altra big azzurra è tornata a mostrarsi al pubblico, è Santa Antonietta Di Martino da Cava (dei Tirreni), che sembra che sotto la propria cappelletta votiva in Campania abbia ricevuto negli scorsi mesi un ex voto da un voluminoso e misterioso personaggio in saio, che sarebbe partito per il pellegrinaggio addirittura da Cuneo, per poi immettersi sulla Via Francigena all'altezza di Fornovo di Taro per poi proseguire seguendo il flusso di lanzichenecchi verso il Sud. Antonietta esordisce, nonostante il peso degli ex voto, ad Arnstadt, in Germania, fermandosi a 1,94. 4^ in una gara internazionale: 6,5 o 6/7. Di un'altra dimensione spazio-temporale (attualmente) Anna Chicherova, presente alla stessa gara, che ormai dal flirt con i record del mondo, è passata al petting. 2,06, che vuol dire non solo una decimetro sul resto del mondo che conta, ma un gap di un lustro sulle concorrenti, Di Martino inclusa. Ma siamo solo a febbraio, e la via Francigena (al contrario, verso Canterbury) è molto lunga e ad agosto manca un'intera stagione e un'intera strategia preparativa. Nel frattempo la Hellebaut, zitta-zitta, si sta portando verso i 2 metri, e stai a vedere che fa ancora qualche sgarbo a qualcuno... chissà cosa sta pensando adesso di lei la Vlasic, che gli scippò con destrezza il titolo di Pechino. 

A Mondeville si vedono anche Giuseppe Gibilisco e Claudio Michel Stecchi, che si fermano entrambi a 5,42, al 5° e al 6° posto, ma con Stecchi davanti. Per Stecchi è pur sempre la 5^ prestazione personale di sempre, la terza indoor. Lontanissimo per ora e per entrambi lo standard-limit: 5,72

Audrey Alloh scopre invece un piccolo e salutare ridimensionamento internazionale dopo l'esplosione a 7"33 di un paio di settimane fa a Casal Del Marmo. 7"46 e 7"40 per un 5° posto alla spalle della super-bulgara Ivet Lalova (7"20). Contemporaneamente Judy Ekeh sembra esser caduta nello stesso picco negativo di omegawave a Modena: 7"63 e 7"54, molto lontani dal 7"38 "d'allenamento" stabilito in quelle famose prove cronometrate di cui ci si tramanderà il risultato nella minima tradizione orale locale. 

Si rivede (già ne sentivo la mancanza) Marzia Caravelli sui 60hs (ancora a Mondeville) e martella altri due tempi sotto il minimo per Istanbul, per portarsi avanti nella tabella di marcia nel caso che qualcuno in Fidal-Concordia si svegliasse con le solite palle girate e le chiedesse di correre almeno 7 volte sotto lo standard IAAF, ottenesse il nuovo record italiano, e battesse Lolo Jones e Sally Pearson almeno due volte nel giro di un paio di giorni. Ci scherzo, ma qualcuno una cosa del genere l'ha davvero subita pur di non portarlo agli ultimi mondiali di Doha un paio di anni fa. 8"15 e 8"12 per la friulana. Ma l'ostacolismo italiano femminile è in pieno fermento: Veronica Borsi in batteria finisce col ritrovarsi col record personale, 8"23, a soli 5 centesimi dal minimo per la Turchia. In finale 8"29. Negli stessi attimi, a Magglingen in Svizzera (ero lì...) Micol Cattaneo ha continuato invece la sua lenta ma efficace risalita verso il posto che occupava nemmeno tanto tempo fa: 8"21 in finale che rappresenta invece un avvicinamento a soli 3 centesimi dallo stesso limite per i mondiali. 8"29 in batteria mentre il giorno successivo, causa un piccolo risentimento, gara che scivola nell'anonimato. Ma non finisce qui! Giulia Pennella a Firenze 8"33 in batteria e 8"31 in finale! Ma insomma, manca ancora un piccolo step per raggiungere la Pennella dell'anno scorso. La vedremo agli italiani? Ma ci pensate? 4 atlete sotto o vicine al minimo per i mondiali... la specialità tecnicamente più competitiva a livello internazionale attualmente in Italia. 

Anche l'ostacolismo maschile sta alzando la testa: non solo Abate quindi, anche se ormai ha messo la freccia e se n'è andato dal gruppo per accedere alla Champions League, ma tanti "fattori" che statisticamente possono creare quel substrato dal quale è più probabile che si crei un altro campione. Stefano Tedesco, sembra aver trovato il bandolo della matassa dopo un momento di appannamento: 7"95 e poi 7"94 in finale all'Ovidio Bernes di Udine. Samuele Devarti, classe 1990, a Magglingen raggiunge il proprio personale a 7"96, così come vi riesce anche il supertalentuoso Hassane Fofana: 7"97. Lo stesso Hassane 8"01 in finale, degno scudiero dell'Abate recordman. Chiaramente sta vivendo il periodo di risettaggio del passaggio dell'ostacolo, dopo l'innalzamento degli stessi conseguente al passaggio di categoria. 

A Padova Raffaella Lamera si arrende a 1,80 nell'alto, cioè la stessa misura della talentuosa Chiara Vitobello a Modena. Ad Udine si rivede Davide Bressan (1975) a 5,10. Elisa Zanei a Pergine salta 6,10. Martina Amidei ad Aosta inanella un 7"59 e un 7"51, molto vicina quindi all'attuale gotha nazionale. A proposito, a Magglingen ho assistito alle performance di una ragazzina svizzera del 1996 (16 anni) che ha corso in 7"57 i 60. Si chiama Vivianne Sigg, e tenete bene a mente questo nome (se non altro se doveste mai andare ad un quiz televisivo del Canton Grigioni).  L'anno scorso corse a 15 anni in 7"53... minuta, esile... ma decisamente veloce, a quanto pare. 

Giovanni Galbieri a Modena continua a fare a capocciate con tempi appena sotto i 6"90 (6"88), mentre fa forse più impressione il 6"90 di Giovanni Cellario (classe 1994), secondo dietro Galbieri. Stefano Braga (1994), plana a 7,54 nel lungo, e di questo bisogna aver paura (parlo di avversari).