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16/02/13

Assoluti, ostacoli: una meteora degli Urali sui 60hs: 8"00 per Borsi - Dal Molishon si abbatte sugli ostacoli

V. Borsi - foto Colombo/Fidal
Il primo appunto naturalmente è legato alla formula alquanto discutibile di far gareggiare due categorie insieme con minimi diversi, e così con due gare a due velocità... in una. E' sicuramente necessario entrare nel merito di questa forma di organizzazione della gara: deve esserci un unico metro ed un unico cronometro di giudizio, non due, perchè entrambi condizionano la gara. A parte questo, la prima giornata degli Assoluti brilla di uno dei meteoriti caduti sugli Urali che si è materializzato nella 4^ corsia della pista di Ancona ed è terminato contro i sacconi a fondo pista. Rimasti bruciati? Vabbè, Veronica Borsi, ce l'aveva ormai nella camera di combustione questo proiettile, mancava solo il cane che si abbattesse sul percussore, e che il proiettile partisse. A dire il vero, in finale la percussione di Micol Cattaneo è sembrata più bi-filare e penetrante, tanto che sul primo ostacolo c'era proprio lei. Invece... invece Veronica è uscita in un trionfo di forza ed eleganza piombato a 8"00 sul traguardo. 8"00? What's?? Sentivo dire in Tv (telecronache ormai fuori controllo) che quel tempo era il 2° di sempre. No, non è vero, bisognerebbe essere precisi. La Borsi diventa la seconda performer di sempre, per l'ormai arcinoto record di Carla Tuzzi di 7"97. In realtà la stessa Tuzzi ha corso 3 volte sotto gli 8"00, ovvero il 7"97 del primato che è doppio, perchè nello stesso giorno dei campionati europei di Parigi '94, la Tuzzi corse quel tempo sia in semifinale che in finale, dove giunse 5^. Poi c'è un terzo tempo corso al Pireo di Atene l'anno successivo: 7"98. La Borsi naturalmente fa un balzo di 6 centesimi dal precedente Pb, scavalcando nelle liste all-time la grande assente della gara, ovvero Marzia Caravelli, 8"04, che Micol Cattaneo, 8"02 nel 2008. E in Europa, adesso? Nel 2013 la Borsi risulta 5^, visto che prima di oggi le classifiche europee erano così strutturate:

7.931.1.Yuliya KONDAKOVA81RUSF1.Moskva (RUS)03.021176
7.942.2.Alina TALAY89BLRF11.Val-de-Reuil (FRA)12.021173
7.953.3.Eline BERINGS86BELF1.Gent (BEL)02.021171
7.95-3.Yuliya KONDAKOVA81RUSF1.Moskva (RUS)12.021171
7.994.5.Tiffany PORTER87GBRF2.Boston (USA)02.021162
Come dicevo, seconda Micol Cattaneo 8"18 (ma 8"16 in semifinale), mentre Giulia Pennella, a poco a poco, ima ima, sta tornando sui livelli di un paio di anni fa (corse in 8"13!), con un 8"22 in semi e un 8"25 in finale. Alessandra Arienti si guadagna il posto appena fuori dal podio, 8"38, che pareggia il suo miglior tempo corso proprio quest'anno a padova. 

Dal Molishon, che disastro in finale! - Paolo Dal Molin, altrimenti detto "Dal Molishon" quando gli entrano 3 ostacoli su 5, diventa in realtà The Carpenter, il falegname, quando le percentuali scendono sotto il 50% di ostacoli imbroccati, diventando un vero e proprio piallatore di legno. In batteria passeggia in 7"83, tempo che gli avrebbe consentito di vincere la finale con dei balzi successivi. Propellente alla gara l'aveva sicuramente messa la presenza di Manuelcop Abate, che nonostante fosse all'esordio ha piazzato in batteria un 7"82 per niente male. Sms con ricevuta di ritorno per quella che sembrava dover essere una sfida stellare. Si passa al secondo turno e Dal Molishon sciabola un 7"67 da urlo che subito fa intendere mirabilie per la scena finale, quella dove ne rimane uno solo in piedi. A 3 cent dal personale e 3^ prestazione personale di sempre. Dall'altra parte, Abate, trotterella a 7"75, e insomma, qui ci sarebbe stato da rimanere attaccati al divano se... Abate non ci avesse fatto lo scherzetto finale, abbandonando prima di varcare l'androne che immetteva al centro dell'Arena, in mezzo ai leoni. Rimane da solo, così, Dal Molishon: brutta cosa essere da "soli" nel senso agonistico, con gli altri competitors con parecchia luce tra le imbarcazioni. Cosa passerà nella mente di chi deve solo fare il compitino al meglio? Magari un pensierino al record? Fatto sta che Paolone parte come se dovesse correre un 60 piani, ovvero tuonando una partenza che lascia già tutti ad un metro. Sul primo ostacolo la gara sembra già archiviata, ma l'impatto col primo ostacolo è da sturm und drang, tanto che ancora si sente l'eco nel palazzetto di Ancona. Lo iato tra particelle di materia e antimateria. L'accelerazione viene compromessa, i serbatoi iniziano a dispensare propellente in maniera randomizzante, e Tedesco, con la sua gara regolarissima, inanella ostacolo su ostacolo. Dal Molin, si affossa, si rialza, riaccelera, rifrena come un toro ferito e poi, boom, altra botta sul 5° ostacolo e il volo planare verso il traguardo. Il titolo torna nelle mani di Stefano Tedesco, 7"87, con Michele Calvi a 7"95 e Andrea Cocchi 7"96. Quarto Dal Molin a 7"97, che per quello che è successo, sembra quasi un record mondiale... adesso, come per la Champions League, agli Europei andranno in 3: i già qualificati Dal Molin e Abate, e il vincitore dello scudetto, Tedesco. 

02/02/13

Orgia azzurra: ma da domani sciopero

R. Bruni - foto Fidal.it
Penso che se mi avessero pagato per scrivere, non avrei scritto così tanto. Ma domani mi prendo un giorno di riposo e me ne vò ad Ancona a correre, e cascasse il mondo, domani non scrivo nulla... se ci riesco. Troppe cose successe oggi, tanto da farmi sbottare ad un tratto (dopo quel domino di risultati che sono piovuti dall'Europa) che "Giomi mi sembra l'Arrigo Sacchi dei Mondiali del '94". Quelli per intenderci dove tutto si aggiustò grazie alla Dea Fortuna sulla strada verso la finale col Brasile, ma che, purtroppo, si voltò proprio sulla curva finale, visto che Roby Baggio sparò sul tetto dello stadio di Pasadena il rigore maledetto. Di Tumi ne ho ampiamente parlato (prossimamente potrebbe pure assumermi come PR) con annessa vetrina dei sub-6"60 della storia dell'atletica azzurra, che trovate nella sezione "news". Peccato che le statistiche fornite dalla Fidal siano un pizzico asfittiche da questo punto di vista, fornendo solo la punta dell'iceberg di quello che potrebbe essere, e invece non è. Michael Tumi, quindi, nuovo record italiano sui 60 metri con 6"59, a Magglingen, e prima pagina dedicata del settimanale "Blu-Sky-Athletics" che non esiste chiaramente, ma dovrebbe, visto che più passa il tempo, più i media che parlano di atletica diminuiscono esponenzialmente. 

Bruni record nell'asta - Si va a Fermo, e troviamo il secondo record italiano di giornata. Roberta Bruni, la P!nk mora dell'asta italiana, che entra a piè pari nella storia assoluta dell'asta italiana, saltando 4,51 e relegando Anna Giordano Bruno nella cronologia storica della specialità. Anna Giordano Bruno, ricordiamolo, che aveva saltato 4,50 ad Udine nel 2010 e che aveva migliorato tre volte il record italiano indoor nel corso della propria blasonata carriera, finita troppo presto, purtroppo. Ma la vita non è solo atletica, giustamente, e c'è chi deve seguire la propria strada fuori da una pedana e da una pista. P!nk Bruni diventa così la nuova capostipite dell'astismo femminile italiano, che, stranamente, raramente ha vissuto di dualismi, lasciando sempre campo libero a rotazione alle migliori atlete. 

The Three Tenors dei 60hs femminili: Caravelli, Borsi e Cattaneo - in una giornata così densa di informazioni, risulta di incredibile qualità l'innalzamento dell'ostacolismo femminile italiano, di cui sto parlando insistimente da ormai diversi mesi. Marzia Caravelli sciabola il Pb sul verde linoleum dei record di Magglingen: 8"03 dopo una batteria corsa in 8"11. Micol Cattaneo a Karlsruhe 8"09 in finale, addirittura seconda in un meeting internazionale, dopo l'8"13 delle batterie. E poi Veronica Borsi, che a Mondeville ha sparato un 8"06 mirabolante (dopo un 8"12 corso in batteria). Fermiamoci tutti un attimo: in una giornata, ed in giro per l'Europa, si è di fatto riscritta la piccola storia dei 60hs femminili italiani. Marzia Caravelli si posiziona con un più "regolare" 8"03 al terzo posto di sempre (visto con gli occhi di oggi, quel 7"97 di Carla Tuzzi rimane davvero un'impresa grandiosa), anche perchè, incredibilmente, qualcuno in Fidal e testardamente ha voluto certificare l'8"04 (corso sub judice) ma per il quale ci fu squalifica, venendo smentiti anche a livello internazionale. Per fortuna è stata cancellata anche questa onta della vecchia gestione. O si rimangiavano la squalifica per la falsa (che a mio parere non era dovuta, vista anche la circolare chiarificatrice della IAAF in relazione a chi si muove sui blocchi prima dello sparo) o cancellavano il record. Hanno tenuto tutti e due. Amen... per fortuna c'è Marzia, vittima d'allora e oggi carnefice di tutta quella vicenda. Scordamoce O' Passato. Intanto, zitta-zitta, la Borsi mette la freccia e dal settimo rango di sempre, si issa al 4° posto, mentre la Cattaneo rimane ancorata al secondo posto, anche se aggiunge un cammeo alla sua carriera, che ormai lo possiamo dire, ha ripreso dal punto-e-virgola di quando fu costretta a sospendere l'attività. 

Dal Molishon scende ancora 7"64 - Paolo Oliver Dal Molishon riscrive ancora, per l'ennesima volta la sua personale storia con i 60hs. Aveva 7"68? Eccoci... e allora becchiamoci un 7"64 in batteria a Karlsruhe, a 7 centesimi dalla bandiera ficcata da Emanuele Abate in cima alla vetta azzurra della specialità. In finale corre la sua seconda prestazione di sempre: 7"66, prestazione che  mi è capitata pure di vedere in diretta. Un macellaio di ostacoli! 7"66 è davvero tempo bugiardo, e chissà se gli riuscisse di sfiorare quegli ostacoli come un cesellatore di diamanti De Beers, piuttosto di fare il tritacarne. Comunque, c'è!

Greco, secondo al mondo: 17,07 -  in questa orgia di risultati, mi scuso con Greco se ricordo che il suo risultato è secondo al mondo dietro al risultato di Marian Oprea. 17,07, ad Ancona, che è il suo terzo risultato di sempre (con un 17,28 là davanti). 

Anche la Magnani alla festa: 4'13"17 e 5^ all-time - Margherita Magnani, sempre a Karlsruhe, che arriva 4^ e mette il 5° posto di sempre nelle graduatorie italiane. Di sicuro la mezzofondista più in forma del momento. 

Degli altri (Chiara Rosa, Cerutti & Collio, Julaika Nicoletti, Audrey Alloh, Elisa Cusma & Marta Milani, Abdellah Haidane & Maksym Obrubansky) rimando alla prossima uscita. Mò basta per oggi, davvero troppo. Per domani scendo in sciopero e me ne vò ad Ancona ad immolare l'anima al Dio Kronos, sperando sia magnanimo. 

20/01/13

Cannonata di Tumi: 6"61 - Boni a 16,65

Michael Tumi - foto G. Colombo/Fidal
Il primo terra-aria dello sprint azzurro parte da Modena, e colpisce il bersaglio dopo soli sei secondi e sessantun centesimi: affondato l'obiettivo. A premere il bottone il Guardiamarina Michael Tumi, che con una volata riscrive la sua storia personale, si inserisce nelle liste all-time italiane e si può pure di permettere di guardare praticamente tutti i pretendenti dello scettro globale del velocismo in scatola dall'alto al basso. Tutti tranne uno, al momento, ovvero il carneade Joseph Morris, emerso dalla terra di Mezzo con 6"57. Ma chi è costui? Al momento quel 6"61 stabilito nelle batterie di Modena con la nuova maglia cremisi delle Fiamme Oro, rappresenta infatti il secondo tempo mondiale dell'anno, dopo che una certa aristocrazia di sprinter (baroni, visconti e marchesi, comunque non di più al momento) aveva già fatto la propria uscita. Proprio ieri infatti un tizio di nome Michael Rodgers aveva aperto la stagione di caccia con 6"64. Di sicuro si trova la leadership continentale, e anche nettamente, visto che sotto i 6"70, oltre a lui troviamo il solo Greg Cackett e Fabio Cerutti, autore di un doppio 6"69 proprio a Modena, il primo sulla scia di Tumi. Sul sito della Fidal si dice che sia il 9° performer di sempre italiano: del resto con un tempo del genere... ora, facile dirsi che mancano solo uno o due cent per... ma su quei tempi, ogni centesimo da guadagnare sarebbe come una arrampicata sulla roccia con le nude mani e con pendenze in negativo, che si accentuano sempre di più. Così, dopo l'infortunio di inizio anno 2012 che l'ha condizionato, per tutta la stagione, Tumi ricomincia da dove si era fermato.... anzi, lo troviamo alla fermata successiva. Naturalmente, siamo di fronte anche al secondo minimo italiano guadagnato sul campo di battaglia, dopo quello già staccato dalla Caravelli. 

Come già menzionato, Fabio Cerutti da Modena torna con il doble 6"69, che ha già caratura internazionale... ma credo che dopo aver visto Tumi sfrecciargli via in batteria, sarà tornato a casa con la rabbia del felino che deve rifarsi al più presto. Del resto lo sprint vive sì di tempi cronometrati, ma prima di tutto è man vs man. Poi in gare da 6 secondi, non c'è tempo materialmente "durante" di guardarsi gli avversari: la gara è prima, negli incroci pericolosi degli sguardi tra i gladiatori nei bui ed angusti tunnel che portano all'Arena. Lì bisogna sbattere la lama della spada contro il corpetto dell'armatura, urlando l'urlo di battaglia: ora è andata così, ma è questo che fa crescere lo spessore delle prestazioni: la guerra.

Rimaniamo a Modena: nei 60 femminili vince Judy Ekeh, colei cioè, che senza tanti giri di parole è probabilmente una delle migliori carte per il futuro del martoriato sprint azzurro, che ha bisogno di risalire la china. L'esordio è fissato a 7"55 e 7"57: è l'esordio, eh, quindi sicuramente suscettibile di notevoli miglioramenti, ma nel 2010, quasi tre anni fa quando ancora era allieva, siglò il famoso è mirabolante 7"46 proprio sulla medesima pista e che, almeno personalmente, le chiama vendetta. I muscoli sono stati forgiati nel fulmicotone, come si è potuto capire, ma ora c'è bisogno che Michelangelo tolga dalla massa indistinta di marmo, il capolavoro che vi è celato dentro. Un talento del genere deve necessariamente esplodere. Alle sue spalle, si fa così una bella passerella la ex azzurra Elena Sordelli (ma se va avanti così, magari ci ritorna pure) classe 1976, prima 7"60 e poi 7"58, ad un solo centesimo dal record italiano F35 da lei stesso stabilito l'anno scorso twice. Ne  fa le spese così Doris Tomasini, terza nella finale con 7"61

L'ostacolismo imperat sempre di questi tempi in Italia: dopo la minimata Caravelli, e la quasi minimata Borsi, scende la terza incomoda: Micol Cattaneo, e l'esordio non è malvagio, tutt'altro, ma visto che ci siamo fatti tutti il palato fine, vedere l'8"30 e l'8"28, sembra porre la comasca sulla seconda file della grid di pole position, con un certo distacco dalla prima fila. Ma è donna sportivamente cattiva, quindi per lei si sarà trattato del warm-up, in attesa di sparare il girone quando servirà. Cito per i posteri anche Alessandra Arienti, 8"47 e 8"48, e la Sara Balduchelli delle batterie, 8"53.

Come annunciato, poi c'è il triplone di Michele Boni ad Ancona: 16,65 e un triplo salto con chiusura nella propria storia personale. A 32 anni ha riscritto così tutta la sua carriera: primato personale ogni-luogo, e la seconda performance mondiale dell'anno, dopo il salto di Marian Oprea, somewhere che non conosco. Misura ottenuta al 5°, con l'ultimo salto a 16,62, ovvero il suo secondo salto più lungo di sempre: i senatori del triplo diventano così di fatto 3 (il giovane Greco non ha ancora l'età senatoriale): Donato, Schembri e Boni. Con Greco, appunto, il triplismo italiano si porta decisamente avanti nel ranking del triplo mondiale. A proposito, verifico... l'Italia al momento è infatti seconda dietro solo agli Stati Uniti nella classifica a punti di All Athletics, ma davanti a mostri sacri come Cuba e Russia:

1.(1.)Stati Uniti d'America (USA)Nord e Centro-America3924(3932)(3)
2.(2.)Italia (ITA)Europa3816(3824)(3)
3.(3.)Francia (FRA)Europa3642(3646)(3)
4.(4.)Russia (RUS)Europa3612(3620)(3)
5.(5.)Cuba (CUB)Nord e Centro-America3584(3588)(3)

Naturalmente sarebbe una grave caduta di stile non citare l'ennesimo record nel salto con l'asta junior di Roberta Bruni: 4,30... mancando poi l'aggancio al 4,40 necessario per il volo presunto per Goteborg. Dopo l'abbandono di Anna Giordano Bruno, una delle risicatissime freccia nella faretra della specialità. Elena Scarpellini l'anno scorso (non ne conosco i motivi), ha volato a vista, mentre Giorgia Benecchi mi sembra espressione di estremo genio, ma anche un pò di sregolatezza. 


07/02/12

Gli italiani del weekend: Collio a 6"62 - Di Martino 1,94 - Alloh 7"40

Simone Collio - foto RAI
I migliori italiani del weekend, già... ormai lo saprete tutti, senza che io stia qui a scriverlo, ma... lo scrivo lo stesso. Siamo ancora tutti un pò frastornati dall'impresa di Emanuele Abate, che con Marzia Caravelli e Daniele Greco, ha movimentato l'inverno indoor italiano. Nessuno dei tre rientra (probabilmente) nei piani federali ad ampio raggio, e questo è motivo di soddisfazione per il sottoscritto, perchè è la certificazione che alla fine la manzoniana Provvidenza ci mette sempre lo zampino, rovesciano tutti gli articolati piani delle umane tribolazioni a partire dal rilancio dell'Atletica di Arese, che come è noto, si caratterizza fondamentalmente in una serie di rosari vespertini da sottoporre ai suoi consiglieri sotto Pasqua e in corrispondenza della Novena di Natale. Metteteci un pò di pelo di fondoschiena, quattro code di lucertola, la pinna caudale di uno squalo bianco, tutto mescolato in un calderone di belladonna e arrivano le medaglie anche da Londra. Garantito. 

Per quanto mi riguarda, di sicuro la notizia importante (ma che è passata in secondo piano nonostante lo spessore della cosa) è il 6"62 di Simone Collio a Mondeville, in Francia, bollato in batteria. Dovrebbe essere il proprio 10° risultato personale di sempre, e il 14° mondiale dell'anno, 5° europeo, dopo Ramil Guljiev, il nuovo panzer rampante Julian Reus, l'altro panzer più navigato Christian Blum, e un nuovo astro dell'ormai compassato sprint britannico, Richard Kilty. Where is Dwain? Per Collio, poi, niente finale: leggendo il trafiletto-Gazzetta, ovvero lo spazio-perizoma in cui è ormai rilegata l'atletica dell'epoca Fidal-Concordia del Comandante Aresettino sulla rosea, Collio avrebbe sostenuto che non si sarebbe cimentato nella finale a causa del viaggio di 14 ore del giorno precedente. In via precauzionale avrebbe così deciso di abbassare i flaps in attesa di altre run e avvicinare così la soglia di eccellenza mondiale. Nel frattempo il risultato gli consente di andare dritto-dritto a Istanbul, e non certo per vedere la meravigliosa basilica (ora moschea) di Santa Sofia. Lo IAAF standard era 6"67: autentica, firma e raccomandata spedita. Tra i battuti di Collio nella vittoriosa semifinale, trovo un sorprendente (in negativo) Martial Mbadjock, ovvero il brutto anatroccolo dello sprint transalpino, che sembrava essere lì-lì per diventare l'alter ego di C-Lemaitre, correndo i 100 sotto i 10"10 e prendendosi a testare (sportive) proprio con il solitario Christophe. Poi dopo Barcellona è pure spuntato Vicault e il suo stellone sembra essere tramontato per crollare in una strana apatia: 6"79 non è tempo da top-sprinter evidentemente. Stranamente, ad oggi, non ho ancora sentito parlare nè di Fabio Cerutti nè di  Emanuele Di Gregorio. Che programmi hanno? Dove sono finiti? Lo sapremo solo vivendo. 

Un'altra big azzurra è tornata a mostrarsi al pubblico, è Santa Antonietta Di Martino da Cava (dei Tirreni), che sembra che sotto la propria cappelletta votiva in Campania abbia ricevuto negli scorsi mesi un ex voto da un voluminoso e misterioso personaggio in saio, che sarebbe partito per il pellegrinaggio addirittura da Cuneo, per poi immettersi sulla Via Francigena all'altezza di Fornovo di Taro per poi proseguire seguendo il flusso di lanzichenecchi verso il Sud. Antonietta esordisce, nonostante il peso degli ex voto, ad Arnstadt, in Germania, fermandosi a 1,94. 4^ in una gara internazionale: 6,5 o 6/7. Di un'altra dimensione spazio-temporale (attualmente) Anna Chicherova, presente alla stessa gara, che ormai dal flirt con i record del mondo, è passata al petting. 2,06, che vuol dire non solo una decimetro sul resto del mondo che conta, ma un gap di un lustro sulle concorrenti, Di Martino inclusa. Ma siamo solo a febbraio, e la via Francigena (al contrario, verso Canterbury) è molto lunga e ad agosto manca un'intera stagione e un'intera strategia preparativa. Nel frattempo la Hellebaut, zitta-zitta, si sta portando verso i 2 metri, e stai a vedere che fa ancora qualche sgarbo a qualcuno... chissà cosa sta pensando adesso di lei la Vlasic, che gli scippò con destrezza il titolo di Pechino. 

A Mondeville si vedono anche Giuseppe Gibilisco e Claudio Michel Stecchi, che si fermano entrambi a 5,42, al 5° e al 6° posto, ma con Stecchi davanti. Per Stecchi è pur sempre la 5^ prestazione personale di sempre, la terza indoor. Lontanissimo per ora e per entrambi lo standard-limit: 5,72

Audrey Alloh scopre invece un piccolo e salutare ridimensionamento internazionale dopo l'esplosione a 7"33 di un paio di settimane fa a Casal Del Marmo. 7"46 e 7"40 per un 5° posto alla spalle della super-bulgara Ivet Lalova (7"20). Contemporaneamente Judy Ekeh sembra esser caduta nello stesso picco negativo di omegawave a Modena: 7"63 e 7"54, molto lontani dal 7"38 "d'allenamento" stabilito in quelle famose prove cronometrate di cui ci si tramanderà il risultato nella minima tradizione orale locale. 

Si rivede (già ne sentivo la mancanza) Marzia Caravelli sui 60hs (ancora a Mondeville) e martella altri due tempi sotto il minimo per Istanbul, per portarsi avanti nella tabella di marcia nel caso che qualcuno in Fidal-Concordia si svegliasse con le solite palle girate e le chiedesse di correre almeno 7 volte sotto lo standard IAAF, ottenesse il nuovo record italiano, e battesse Lolo Jones e Sally Pearson almeno due volte nel giro di un paio di giorni. Ci scherzo, ma qualcuno una cosa del genere l'ha davvero subita pur di non portarlo agli ultimi mondiali di Doha un paio di anni fa. 8"15 e 8"12 per la friulana. Ma l'ostacolismo italiano femminile è in pieno fermento: Veronica Borsi in batteria finisce col ritrovarsi col record personale, 8"23, a soli 5 centesimi dal minimo per la Turchia. In finale 8"29. Negli stessi attimi, a Magglingen in Svizzera (ero lì...) Micol Cattaneo ha continuato invece la sua lenta ma efficace risalita verso il posto che occupava nemmeno tanto tempo fa: 8"21 in finale che rappresenta invece un avvicinamento a soli 3 centesimi dallo stesso limite per i mondiali. 8"29 in batteria mentre il giorno successivo, causa un piccolo risentimento, gara che scivola nell'anonimato. Ma non finisce qui! Giulia Pennella a Firenze 8"33 in batteria e 8"31 in finale! Ma insomma, manca ancora un piccolo step per raggiungere la Pennella dell'anno scorso. La vedremo agli italiani? Ma ci pensate? 4 atlete sotto o vicine al minimo per i mondiali... la specialità tecnicamente più competitiva a livello internazionale attualmente in Italia. 

Anche l'ostacolismo maschile sta alzando la testa: non solo Abate quindi, anche se ormai ha messo la freccia e se n'è andato dal gruppo per accedere alla Champions League, ma tanti "fattori" che statisticamente possono creare quel substrato dal quale è più probabile che si crei un altro campione. Stefano Tedesco, sembra aver trovato il bandolo della matassa dopo un momento di appannamento: 7"95 e poi 7"94 in finale all'Ovidio Bernes di Udine. Samuele Devarti, classe 1990, a Magglingen raggiunge il proprio personale a 7"96, così come vi riesce anche il supertalentuoso Hassane Fofana: 7"97. Lo stesso Hassane 8"01 in finale, degno scudiero dell'Abate recordman. Chiaramente sta vivendo il periodo di risettaggio del passaggio dell'ostacolo, dopo l'innalzamento degli stessi conseguente al passaggio di categoria. 

A Padova Raffaella Lamera si arrende a 1,80 nell'alto, cioè la stessa misura della talentuosa Chiara Vitobello a Modena. Ad Udine si rivede Davide Bressan (1975) a 5,10. Elisa Zanei a Pergine salta 6,10. Martina Amidei ad Aosta inanella un 7"59 e un 7"51, molto vicina quindi all'attuale gotha nazionale. A proposito, a Magglingen ho assistito alle performance di una ragazzina svizzera del 1996 (16 anni) che ha corso in 7"57 i 60. Si chiama Vivianne Sigg, e tenete bene a mente questo nome (se non altro se doveste mai andare ad un quiz televisivo del Canton Grigioni).  L'anno scorso corse a 15 anni in 7"53... minuta, esile... ma decisamente veloce, a quanto pare. 

Giovanni Galbieri a Modena continua a fare a capocciate con tempi appena sotto i 6"90 (6"88), mentre fa forse più impressione il 6"90 di Giovanni Cellario (classe 1994), secondo dietro Galbieri. Stefano Braga (1994), plana a 7,54 nel lungo, e di questo bisogna aver paura (parlo di avversari). 

12/06/11

Mondovì: Benscome scende a 50"48 sui 4h - Riparelli 10"31 - la Cattaneo 13"39

L'MVP del XII Meeting di Primavera di Mondovì, non perdo tempo ad attribuirlo, va dritto-dritto a Josè Reynaldo Bencosme de Leon, classe 1992 e 19 anni appena compiuti: 50"48 sui 400hs e personale limato di un altro paio di decimi, laddove al Memorial Coscioni ad Orvieto di metà maggio aveva corso l'allora PB di 50"66. E' così la terza volta che Bencosme scende sotto i 51" nel giro di un mese, e si lancia senza rete ad essere il miglior specialista degli ostacoli bassi in Italia. Carabelli non è ancora pervenuto, mentre Panizza ha un solo caps sotto i 51". Bencosme, un tizio su cui puntare. Nella sua scia l'aviere Andrea Gallina stabilisce il proprio personale: 51"33, quando possedeva un 51"38 risalente al 2010. 
Frizzantini i 100 metri, dove Jacques Riparelli dopo i 100 di Torino (10"41), colloca nella propria bacheca un 10"31 nelle batterie, che dovrebbe essere il proprio nono tempo all-time, al pari di un analogo tempo stabilito a Rieti nel 2009. Il suo PB rimane un 10"23 corso a Pergine Valsugana nel 2008, ma è giusto ricordare le 7 volte in cui il padovano è sceso sotto i 10"30. A Torino era arrivato a 3 centesimi da Cerutti e uno da Collio. Oggi un ottimo risultato i prospettiva e le sue azioni crescono. Nel mio toto-staffetta 4x100 targata-Daegu (in cui tengo fermi Collio-Di Gregorio in seconda-terza) vedo Cerutti con una quotazione in Borsa leggermente superiore a Riparelli per la prima frazione, con Tumi in sospeso in attesa degli scontri diretti. Howe è certo a scatola chiusa della quarta: in sua assenza Tumi non sembra plasmabile al quarto modulo, mentre Riparelli probabilmente avrebbe qualche chance in più di Cerutti. Checcucci e Donati solo ipotizzabili solo per il selezionatore, visto che al momento non sono all'altezza dei nominati. Attenzione nel frattempo a Delmas Obou, che ha cominciato a martellare sistematicamente la pista su tempi attorno ai 10"4. 10"47 con -0,6 per lui in batteria. Stefano Anceschi, di cui avevo dato notizia del ritorno a Modena, scende a 10"84 in batteria. Nella finalissima Obou a momenti fa lo scherzetto a Riparelli, che lo sopravanza di pochi centimetri ma con un arretramento sensibile: 10"44 pari. 
Nei 200 di Adam Idrissa (20"84), al terzo posto si vede Diego Marani: 21"24 con vento praticamente nullo: -0,2. Mi vien da dire questa cosa su Marani: un talento, sicuramente. Un ragazzo che corre sotto i 21"  5 volte (2 nel 2009 e 3 nel 2010) non può non essere uno che bolina sopra la media. Ha i numeri... ma quando piazza il risultato da urlo? I suoi risultati sono tutti medio-alti ma senza il picco che dà la visibilità internazionale; come se avesse stallato e non riuscisse a cambiare marcia. Bisogna pensare in grande, forse, e provare qualche cosa di diverso: nel 2010 Marani aveva corso i 100 solo due volte, in tempi che apparentemente non sembrano confacenti ad un 200 di spessore: 10"61 e 10"75. Comunque, vedremo cosa succederà in futuro.
Isalbet Juarez nel frattempo fa un piccolo passo indietro sui 400: magari lo si voleva più vicino ai 46" che ai 47": 46"82. Non mi viene in mente proprio la staffetta per la Coppa Europa, se non per la presenza di Vistalli. Poi il panorama sembra molto fluido, compreso per i senatori: Barbieri, Galletti, Tricca, Juarez, Fontana. La ratio imporrebbe di sfruttare la squadra navigata: quindi Vistalli, Barbieri, Galletti e Fontana. Ma il Prof ci fa sempre qualche sorpresina dell'ultimo secondo. Aspettiamocela.
Negli 800 maschili il veterano di mille battaglie Livio Sciandra, arriva alla soglia del paradiso dell'ottocentista ambizioso: 1'50"10. Rappresenta il suo miglior tempo dell'anno, ma è dal 2000 che almeno una volta l'anno scende sotto quel dato (68 le volte conteggiate da all-athletics): bisognerebbe festeggiare la 12^ stagione. 
Lo sprint tra le donne italiane quest'anno stenta ancora a decollare (vento e altre facezie a parte): Maria Aurora Salvagno si ferma a 11"88 (vento nullo) vincendo la gara (quest'anno 11"74 regolare e 11"58 ventoso). 
Cristina Grange, classe 1980, vince gli 800 in 2'07"19. Vale dire l'ottavo tempo personale di sempre. Ora, Cusma come sta? La Fontanesi, sua matatrice sui 1500 a Firenze si rivedrà ancora in pista? Esiste ancora un mezzofondo veloce in Italia? Preghiamo tutti che ritorni Elisa... 
Miglior risultato femminile quindi per Micol Cattaneo, sui 100hs: non penso sia ancora quello che desidera, ma è bello rivederla ad alti livelli. 13"39 dopo il 13"35 a Bellinzona (era quello il tempo?). Deve limare ancora un decimino per diventare competitivo con Borsi-Caravelli, mentre probabilmente con la Pennella se la giocherebbe. Chissà chi verrà convocato in Coppa Europa... 

10/06/11

Micol Cattaneo scende a 13"35 - Si rivede Andrea Longo sugli 800 e Stefano Anceschi sui 100

  • Dopo il 13"41 di Ginevra, Micol Cattaneo scende a 13"35 con 0,1 di vento contrario a Bellinzona, in Canton Ticino, mercoledì sera. E ora è ad un solo centesimo da Giulia Pennella, e si è messa in scia di Caravelli-Borsi. Sempre più vicini ad un campionato italiano dove i 100hs femminili rappresenteranno una delle gare clou della due giorni torinese. Nella stessa riunione la comasca ha corso i 100 in 11"99. Qui i risultati della gara
  • Al meeting "Claudia Cavulli" di Imola sui 100 maschili si rivede Stefano Anceschi sui 100, capace nel recente passato di correre una decina di volte sotto i 10"50. Nel 2007 gli uscì anche un 20"3 in Nigeria, mentre vanta sei risultati sotto i 21" con un PB di 20"86 stabilito al Meeting Primo Nebiolo (come quello di stasera) del 2006. Purtroppo il risultato a Imola non è molto confortante: 11"01, ma dopo che nel 2010 non si era praticamente mai visto in pista. Gara vinta da Enrico Cioli con 10"83. Negli 800 si rivede invece Andrea Longo, che invece non si era mai fermato, su discreti livelli: 1'52"87. E' dal 2007 che non scende sotto gli 1'50". Lo junior Marco Zanni (1992) vince con 1'51"56, a 5 centesimi dal personale ottenuto un mesetto fa. Valeria Canella sta invece vivendo nel lungo un'involuzione: solo 5,74 per lei che abitualmente veleggia sopra i 6,00 metri. 
  • Ai regionali del Lazio junior-promesse (ma open) Delmas Obou corre in 10"45 con 2,1, davanti a Marco Torrieri 10"60. 48"03 di Lorenzo Valentini sui 400, che si è presentato anche sui 200 correndo in 21"73 ventoso. Sergio D'Orio 5,20 nel salto con l'asta. Emanuele Catania sfrutta il vento abbondantemente a favore per planare a 7,63. Mauro Quattrociocchi (1985) entra nel club dei 16 metri nel triplo: 16,01 con 1,4 di vento. Quest'anno aveva saltato 16,13 ma ventoso in Portogallo. Velocissime (col vento) le sprinter: Jessica Paoletta chiude le fotocellule in 11"57 con 2,5 di vento, davanti ad Ilenia Draisci 11"63, che correrà in 24"05 i 200 con 3,2 di vento. Serena Monachino 55"57 sui 400. Manuela Vellecco scende sotto i 14" nei 100hs (anche qui... con vento): 13"94 con 2,1.