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| Simone Collio - foto RAI |
07/02/12
Gli italiani del weekend: Collio a 6"62 - Di Martino 1,94 - Alloh 7"40
22/05/11
Silvano Chesani a 2.28
Di seguito, ecco come è andata:
110 metri ostacoli - Uomini: Tra gli uomini, rientro nella gara junior per Ivan Mach di Palmstein. Dopo un lungo periodo senza gare il ragazzo è comunque capace di vincere (14.05) battendo con lo stesso tempo Hassane Fofana. Niente da segnalare dalla gara assoluta, con nessuno capace di fare meglio di 14.42. 100 metri ostacoli - Donne: Ottimi risultati, con la campionessa italiana all'aperto Marzia Caravelli che si impone con 13.23 su Veronica Borsi (13.28, PB), la giovane Giulia Pennella (13.48) e la specialista dell'eptathlon Francesca Doveri (13.68).
100 metri - Uomini: Risultati non eccezionali dai 100 metri, malgrado il vento talvolta a favore. Vince Simone Collio (10.58) su Marco Torrieri e Giovanni Galbieri (10.82 e 10.85). Interessante segnalare come il forte cadetto Filippo Pecchioli abbia vinto una serie assoluti, con 11.27. E qui si può aprire una parentesi: sarebbe giusto lasciar gareggiare gli atleti particolarmente forti e quindi ''limitati'' dalla loro categoria con gli assoluti di metodo, come avviene in altri paesi europei, o è meglio che si limiti ad eccezioni come questa? Varie posizioni sulla vicenda, io comunque trovo che concedere queste occasioni sia già una bella cosa.
100 metri - Donne: Molto bene l'ostacolista Veronica Borsi (11.75) che coglie il miglior tempo nella quarta serie. La prima serie è comunque la migliore, con Giulia Arcioni (11.84) davanti a Ilenia Draisci (11.91), Jessica Paoletta (11.96) e Audrey Alloh (solo 11.98, visto che aveva già corso sul piede degli 11.60 a Rovereto).
200 metri - Uomini: Prestazione non eccezionale per Roberto Donati, che corre in 21.68 dietro a Alessandro Cavallaro (21.48). Dietro di loro una promessa, Valerio Rosichini, e uno junior, Alberto Rontini con 21.69. Mi auguro che la Fidal ci pensi due volte prima di riproporre la famosa staffetta di Barcellona al Golden Gala...
200 metri - Donne: Bene, per una volta, Tiziana Grasso che si impone su Maria Enrica Spacca, alla presa con il mezzo giro di pista. Con -0.8 di vento, la favorita di Di Mulo vince in 24.22 sulla Spacca (24.31).
400 metri - Uomini: Pochi risultati interessanti. Da segnalare principalmente il ritorno di Domenico Rao che vince con 48.04.
400 metri - Donne: Ottima prestazione di Chiara Bazzoni, già capace di correre in 53.33 che batte il personale (53.44) e si candida ad essere una delle quattro della staffetta 4x400 anche quest'anno. Dietro di lei, comunque brava, Chiara Natali (54.77).
800 metri - Donne: Vince Elisabetta Artuso (di cui si parlava recentemente) con 2.08.26. Ritirata, anche in questa gara, stando alle classifiche Fidal Benedetta Ceccarelli.
400 metri ostacoli - Uomini e Donne: Buoni risultati tra gli uomini, leggermente peggiori tra le donne. Ritirata la favorita Benedetta Ceccarelli, la vittoria va alla junior Flavia Battaglia (1.00.06) su Marta Tomassetti (1.00.77). Tra gli uomini, affermazione con un tempo di altissimo livello per lo Jose Bencosme capace di un ottimo 50.66 che abbassa il personale di 51.04 dell'anno scorso. Dietro di lui un veterano, 1974, Aramis Diaz Martinez (51.04) e Leonardo Capotosti (51.47).
1500 metri - Uomini: Risultati molto modesti (sopra i 4 minuti) ad eccezione dei due vincitori, i keniani Ezekiel Kemboi Cheboi (3.42.81) e Joseph Boit (3.45.07).
Salto in Alto - Uomini: Gara di alto livello, degna di un campionato italiano. Oltre al già citato Chesani (2.28) si comportano bene anche gli altri, tutti atleti di primo livello. In ordine, al secondo posto Nicola Ciotti (2.24 alla terza prova, si cimenta poi invano sui 2.30), atleta del 1976, quindi Filippo Campioli (altro azzurro di Barcellona, 2.22 e una serie pulita con tre errori solo a 2.26), Andrea Lemmi (2.20, su livelli migliori dell'ultima uscita), Sandro Finesi (2.18) e all'ultimo posto Giulio Ciotti, meno in condizione del fratello (2.12).
Salto in Lungo - Uomini: Gara di ottimo livello, con uno scontro che vede partire subito bene Stefano Dacastello (tornato al lungo, 7.72 e 7.68) che viene superato al quinto turno da Emanuele Formichetti (7.74) ma che vede all'ultimo salto un ottimo 7.85 da parte di Emanuele Catania (1988) che si aggiudica la gara. Non male, visto come in Italia la barriera degli 8 metri sia dura da battere.
Salto con l'asta - Uomini e Donne: Meno brillante la prova dell'asta, che vede le imposizioni di Sergio d'Orio (che l'anno scorso arrivò a 5.40, personale stando alla IAAF, e che qui arrivà a 5.10) e della junior Letizia Marzenta (3.70).
Lancio del Disco - Uomini: Gara modesta, al di sotto dei 60 metri, con Giovanni Faloci che vince con 59.86.
Getto del Peso - Donne: Gara di livello medio-basso, come la specialità in Italia, in via di estinzione almeno quanto il mezzofondo veloce femminile, dove Elena Carini, una delle migliori, arriva a 15.45.
18/02/11
Nel sondaggino, Di Gregorio eletto miglior sprinter sui 60
| Emanuele Di Gregorio nella finale di Barcellona '10 |
- 49% - Emanuele Di Gregorio
- 27% - Simone Collio
- 13% - Fabio Cerutti
- 05% - Gianni Tomasicchio
- 03% - Jacques Riparelli
13/02/11
La Di Martino scende sulla terra: 1,92 - Di Gregorio sempre miglior sprinter europeo, ma Collio si avvicina - la Milani, invece, si allontana
12/02/11
Domani sera Meeting di Karlsruhe: allacciamo le cinture
| Il monumentale David Oliver |
11/02/11
Dusseldorf: Collio non convince - Obrist non va - Kim Collins sensazionale: 6"52
| Kim Collins in action |
02/07/10
L'angolo del Duca: Webatletica porta bene
Manuela Levorato, Simone Collio, due grandi atleti che in un modo o in un altro hanno mostrato attenzione per il nostro lavoro di appassionati di questo sport e siamo molto felici di aver portato loro bene. La nostra copertina oggi è tutta per loro.
IL DUCA
22/07/09
Macchè Simone Collio: meglio Jamel Chatbi

E' davvero poco logico il mondo dell'atletica leggera italiana. Sono ormai due giorni che imperversano questioni davvero stucchevoli sul tempo di Simone Collio sui 100 metri ad un meeting regionale a Rieti (cosa sarebbe stato se l'impulso sullo sparo fosse stato fatto in un meeting della Golden League? Probabilmente adesso non saremmo qui a dubitare o semplicmente non ci sarebbe stato il tempo): adesso il mondo si divide in Ceruttisti e fan di Collio, soprattutto dopo la frase sibillina dello stesso Cerutti nel proprio profilo su Facebook (citata pure dalla Gazzetta dello Sport). Ma per cosa, santiddio? I grandi dualismi della storia dello sport sono stati sempre funzionali alla conquista di qualche cosa di importante. Ha quindi più senso oggi porsi quesiti amletici se fosse stato meglio (nella sfida intergenerazionale) Pietro Mennea o Livio Berruti (entrambi Campioni Olimpici) o gettarsi a capofitto nella guerra di nervi tra Fabio Cerutti e Simone Collio (vincitori al più di medaglie ai Giochi del Mediterreo) per un primato che oggettivamente vale poco? Senza poi dimenticare che il dualismo è in realtà una sfida trina, con il performante Di Gregorio (anche se nelle ultime uscite è apparso un pò stonato). Fate vobis, a me la questione sembra davvero di poco conto. Si sta parlando di due buoni atleti (con tendenze all'ottimo ma non penso che si arrivi mai all'eccellenza internazionale), ma che nelle more delle loro gambe non potranno mai ambire ad una medaglia in una grande manifestazione internazionale (ciò che poi conta veramente in una vita sportiva di primo piano) per entrare di diritto nella storia dell'atletica. Parole al vento (ne sto leggendo tante e molte sono pure stucchevoli). Tempi che cambiano: parliamo con il t9 e quindi non lamentiamoci se arriviamo a sbranarci per un tempone ottenuto ad una gara regionale da un atleta talentuoso e che rischia di diventare, se non confermato nel breve periodo, la sua condanna. Piuttosto, nessuno parla di Jamel Chatbi. E che c'entra, direte voi? Ne parlo spesso, perchè abbiamo condiviso gli stessi spazi sportivi (la pista di Cividino, a cavallo tra le province di Bergamo e Brescia... 5 utilizzatori totali in 8 anni), il candido affetto della stessa persona che ha scoperto Jamel su un campo da calcio (l'anziano Arrigo Fratus) e che adesso lotta strenuamente contro un grave imprevisto della vita, e diversi pensieri sparsi buttati lì tra una ripetuta e l'altra. Ebbene Jamel ha corso i 3000 siepi al meeting di Tangeri un paio di settimane fa in 8'08"86, portandosi sulle spalle la maglietta del Reame del Marocco. Jamel vive in Italia praticamente da quando aveva 7/8 anni (una quindicina di anni circa) e c'è stato un momento della sua vita sportiva (circa 3 o 4 anni fa) in cui sperava di poter essere naturalizzato italiano (detenendone i requisiti, naturalmente) per poter ritagliarsi un pezzo di cielo, un lavoro, un futuro. Oggi sul suo carro stanno salendo in molti: alcuni di loro che pubblicamente si vantano di lui e dei suoi risultati, in realtà talvolta non gli sono stati così vicini come sembrerebbe. Molti gli hanno mentito, molti gli hanno fatto promesse, anche legate alla possibile naturalizzazione in tempi brevi (ma non mi arrischio a fare nomi): poi evidentemente Jamel non ha avuto la stessa bella presenza di altri atleti naturalizzati in tempi brevi, e di lui si sono letteralmente dimenticati (nonostante le promesse!). E questo nonostante negli ultimi 3 anni sia sceso costantemente sotto gli 8'30" nei 3000 siepi, laddove la nostra martoriata nazione sportiva (nelle prove superiori ai 1500) è davvero all'anno zero. Amareggiato, ha percorso la sua strada, da solo: magari accompagnandola con un'imprecazione in bergamasco (conosce pure il dialetto) ma di grandissimo coraggio. Sfidare il mondo partendo da Castelli Calepio (BG), rischiando di suo con l'abbandono del posto sicuro da operaio (che deve sfidare in pista coloro che ricevono uno stipendio dallo stato e possono vivere solo di quello) e vincendo prima di tutto le grandi conflittualità del mezzofondo marocchino (organizzative e interrelazionali), quindi imponendosi con i risultati internazionali (partendo proprio dai giochi del Mediterraneo). Oggi il suo 8'08"86 sarebbe a meno di 3 decimi dal record italiano di Francesco Panetta (8'08"57), ottenuto, udite-udite, 22 anni fa. Al momento è settimo nelle liste mondiali dell'anno, preceduto da 3 keniani, 2 francesi e un atleta del Bahrein. Per uno così qualcuno si sarebbe dovuto muovere per tempo, presumo, soprattutto perchè la sua "italianità" è molto più radicata (oltre che ad essere un suo diritto ampiamente acquisito secondo la legge) di quella di decine di altre persone italiane. Guarda caso la possibile naturalizzazione sarebbe potuta avvenire sotto questo regime Fidal (rinnovato l'anno scorso) ma evidentemente esistono due pesi e due misure (e le errate valutazioni sul potenzialie degli atleti): la società italiana in pochi anni si è rivoluzionata, e stiamo già vivendo la seconda generazione (come Jamel) della prima ondata di migrazioni dai paesi meno abbienti. In Francia la squadra di atletica è costituita per un buon 80% da atleti figli di emigranti, l'Inghilterra l'integrazione è anche più radicata. Jamel era un italiano per diritto, per istruzione, per rispetto della legge, ma NESSUNO (organi federali in primis, che sono riusciti nel caso Grenot ha "tagliare" sui tempi della naturalizzazione, così come riferito a suo tempo) ha pensato bene di dargli l'opportunità. E così la scelta di essere marocchino, al 100%, anche se in fondo in fondo, una buona percentuale di testardaggine tipicamente bergamasca gli è rimasta e gli rimarrà. Continuiamo così a farci sfuggire le opportunità, e a prediligere la politica dell'immagine (come l'esaltazione senza limite delle vittorie agli Euroindoor, unica manifestazione biennale dove Arese riesce a sorridere) a quella fredda ma non mendace dei numeri. Statisticamente, ci sono più possibilità di trovare un talento se aumento il numero di praticante presi in considerazione, non il contrario. Concludo: l'atletica italiana è esclusivamente figlia del caso, cioè i "campioni" son sempre frutto della pura casualità e soprattutto del lavoro fatto a livello periferico da tecnici appassionati e non remunerati. Non esiste una vera e propria "scuola" italiana in nessuna specialità, e quelle del passato sono ormai dimenticate o lasciano retaggi difficile da superare e che spesso più che essere un valore aggiunto, sono vere e proprie tare. Anzi, una scuola c'è: la marcia. Affidiamoci a lei anche per Berlino.La prima del Duca: un'edizione straordinaria
Ecco il primo intervento del Duca, a caldo. Si era pianificato un intervento sui Regionali Lombardi, ma come non intevenire su un argomento di così sconttante attualità come l'incredibile 10"06 di Simone Collio e tutte le polemiche che ne sono nate? Tra l'altro leggevo un intervento di Vittori su Noivelocisti decisamente duro e critico sulle dichiarazioni dello stesso Collio fatte sul suo blog... Ma qui l'intervento del Duca...
"Voglio subito inaugurare le “Edizioni straordinarie del Duca”, vale a dire interventi improvvisi su argomenti che non possono non essere commentati a caldo.
Lo confesso, non ho saputo resistere dal scrivere qualcosa sul 10,06 di Collio a Rieti.
L’atletica è sicuramente uno sport oggettivo, vale a dire le prestazioni dei singoli atleti non possono risentire di nessuna influenza dall’esterno.
Il Duca".
