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07/02/12

Gli italiani del weekend: Collio a 6"62 - Di Martino 1,94 - Alloh 7"40

Simone Collio - foto RAI
I migliori italiani del weekend, già... ormai lo saprete tutti, senza che io stia qui a scriverlo, ma... lo scrivo lo stesso. Siamo ancora tutti un pò frastornati dall'impresa di Emanuele Abate, che con Marzia Caravelli e Daniele Greco, ha movimentato l'inverno indoor italiano. Nessuno dei tre rientra (probabilmente) nei piani federali ad ampio raggio, e questo è motivo di soddisfazione per il sottoscritto, perchè è la certificazione che alla fine la manzoniana Provvidenza ci mette sempre lo zampino, rovesciano tutti gli articolati piani delle umane tribolazioni a partire dal rilancio dell'Atletica di Arese, che come è noto, si caratterizza fondamentalmente in una serie di rosari vespertini da sottoporre ai suoi consiglieri sotto Pasqua e in corrispondenza della Novena di Natale. Metteteci un pò di pelo di fondoschiena, quattro code di lucertola, la pinna caudale di uno squalo bianco, tutto mescolato in un calderone di belladonna e arrivano le medaglie anche da Londra. Garantito. 

Per quanto mi riguarda, di sicuro la notizia importante (ma che è passata in secondo piano nonostante lo spessore della cosa) è il 6"62 di Simone Collio a Mondeville, in Francia, bollato in batteria. Dovrebbe essere il proprio 10° risultato personale di sempre, e il 14° mondiale dell'anno, 5° europeo, dopo Ramil Guljiev, il nuovo panzer rampante Julian Reus, l'altro panzer più navigato Christian Blum, e un nuovo astro dell'ormai compassato sprint britannico, Richard Kilty. Where is Dwain? Per Collio, poi, niente finale: leggendo il trafiletto-Gazzetta, ovvero lo spazio-perizoma in cui è ormai rilegata l'atletica dell'epoca Fidal-Concordia del Comandante Aresettino sulla rosea, Collio avrebbe sostenuto che non si sarebbe cimentato nella finale a causa del viaggio di 14 ore del giorno precedente. In via precauzionale avrebbe così deciso di abbassare i flaps in attesa di altre run e avvicinare così la soglia di eccellenza mondiale. Nel frattempo il risultato gli consente di andare dritto-dritto a Istanbul, e non certo per vedere la meravigliosa basilica (ora moschea) di Santa Sofia. Lo IAAF standard era 6"67: autentica, firma e raccomandata spedita. Tra i battuti di Collio nella vittoriosa semifinale, trovo un sorprendente (in negativo) Martial Mbadjock, ovvero il brutto anatroccolo dello sprint transalpino, che sembrava essere lì-lì per diventare l'alter ego di C-Lemaitre, correndo i 100 sotto i 10"10 e prendendosi a testare (sportive) proprio con il solitario Christophe. Poi dopo Barcellona è pure spuntato Vicault e il suo stellone sembra essere tramontato per crollare in una strana apatia: 6"79 non è tempo da top-sprinter evidentemente. Stranamente, ad oggi, non ho ancora sentito parlare nè di Fabio Cerutti nè di  Emanuele Di Gregorio. Che programmi hanno? Dove sono finiti? Lo sapremo solo vivendo. 

Un'altra big azzurra è tornata a mostrarsi al pubblico, è Santa Antonietta Di Martino da Cava (dei Tirreni), che sembra che sotto la propria cappelletta votiva in Campania abbia ricevuto negli scorsi mesi un ex voto da un voluminoso e misterioso personaggio in saio, che sarebbe partito per il pellegrinaggio addirittura da Cuneo, per poi immettersi sulla Via Francigena all'altezza di Fornovo di Taro per poi proseguire seguendo il flusso di lanzichenecchi verso il Sud. Antonietta esordisce, nonostante il peso degli ex voto, ad Arnstadt, in Germania, fermandosi a 1,94. 4^ in una gara internazionale: 6,5 o 6/7. Di un'altra dimensione spazio-temporale (attualmente) Anna Chicherova, presente alla stessa gara, che ormai dal flirt con i record del mondo, è passata al petting. 2,06, che vuol dire non solo una decimetro sul resto del mondo che conta, ma un gap di un lustro sulle concorrenti, Di Martino inclusa. Ma siamo solo a febbraio, e la via Francigena (al contrario, verso Canterbury) è molto lunga e ad agosto manca un'intera stagione e un'intera strategia preparativa. Nel frattempo la Hellebaut, zitta-zitta, si sta portando verso i 2 metri, e stai a vedere che fa ancora qualche sgarbo a qualcuno... chissà cosa sta pensando adesso di lei la Vlasic, che gli scippò con destrezza il titolo di Pechino. 

A Mondeville si vedono anche Giuseppe Gibilisco e Claudio Michel Stecchi, che si fermano entrambi a 5,42, al 5° e al 6° posto, ma con Stecchi davanti. Per Stecchi è pur sempre la 5^ prestazione personale di sempre, la terza indoor. Lontanissimo per ora e per entrambi lo standard-limit: 5,72

Audrey Alloh scopre invece un piccolo e salutare ridimensionamento internazionale dopo l'esplosione a 7"33 di un paio di settimane fa a Casal Del Marmo. 7"46 e 7"40 per un 5° posto alla spalle della super-bulgara Ivet Lalova (7"20). Contemporaneamente Judy Ekeh sembra esser caduta nello stesso picco negativo di omegawave a Modena: 7"63 e 7"54, molto lontani dal 7"38 "d'allenamento" stabilito in quelle famose prove cronometrate di cui ci si tramanderà il risultato nella minima tradizione orale locale. 

Si rivede (già ne sentivo la mancanza) Marzia Caravelli sui 60hs (ancora a Mondeville) e martella altri due tempi sotto il minimo per Istanbul, per portarsi avanti nella tabella di marcia nel caso che qualcuno in Fidal-Concordia si svegliasse con le solite palle girate e le chiedesse di correre almeno 7 volte sotto lo standard IAAF, ottenesse il nuovo record italiano, e battesse Lolo Jones e Sally Pearson almeno due volte nel giro di un paio di giorni. Ci scherzo, ma qualcuno una cosa del genere l'ha davvero subita pur di non portarlo agli ultimi mondiali di Doha un paio di anni fa. 8"15 e 8"12 per la friulana. Ma l'ostacolismo italiano femminile è in pieno fermento: Veronica Borsi in batteria finisce col ritrovarsi col record personale, 8"23, a soli 5 centesimi dal minimo per la Turchia. In finale 8"29. Negli stessi attimi, a Magglingen in Svizzera (ero lì...) Micol Cattaneo ha continuato invece la sua lenta ma efficace risalita verso il posto che occupava nemmeno tanto tempo fa: 8"21 in finale che rappresenta invece un avvicinamento a soli 3 centesimi dallo stesso limite per i mondiali. 8"29 in batteria mentre il giorno successivo, causa un piccolo risentimento, gara che scivola nell'anonimato. Ma non finisce qui! Giulia Pennella a Firenze 8"33 in batteria e 8"31 in finale! Ma insomma, manca ancora un piccolo step per raggiungere la Pennella dell'anno scorso. La vedremo agli italiani? Ma ci pensate? 4 atlete sotto o vicine al minimo per i mondiali... la specialità tecnicamente più competitiva a livello internazionale attualmente in Italia. 

Anche l'ostacolismo maschile sta alzando la testa: non solo Abate quindi, anche se ormai ha messo la freccia e se n'è andato dal gruppo per accedere alla Champions League, ma tanti "fattori" che statisticamente possono creare quel substrato dal quale è più probabile che si crei un altro campione. Stefano Tedesco, sembra aver trovato il bandolo della matassa dopo un momento di appannamento: 7"95 e poi 7"94 in finale all'Ovidio Bernes di Udine. Samuele Devarti, classe 1990, a Magglingen raggiunge il proprio personale a 7"96, così come vi riesce anche il supertalentuoso Hassane Fofana: 7"97. Lo stesso Hassane 8"01 in finale, degno scudiero dell'Abate recordman. Chiaramente sta vivendo il periodo di risettaggio del passaggio dell'ostacolo, dopo l'innalzamento degli stessi conseguente al passaggio di categoria. 

A Padova Raffaella Lamera si arrende a 1,80 nell'alto, cioè la stessa misura della talentuosa Chiara Vitobello a Modena. Ad Udine si rivede Davide Bressan (1975) a 5,10. Elisa Zanei a Pergine salta 6,10. Martina Amidei ad Aosta inanella un 7"59 e un 7"51, molto vicina quindi all'attuale gotha nazionale. A proposito, a Magglingen ho assistito alle performance di una ragazzina svizzera del 1996 (16 anni) che ha corso in 7"57 i 60. Si chiama Vivianne Sigg, e tenete bene a mente questo nome (se non altro se doveste mai andare ad un quiz televisivo del Canton Grigioni).  L'anno scorso corse a 15 anni in 7"53... minuta, esile... ma decisamente veloce, a quanto pare. 

Giovanni Galbieri a Modena continua a fare a capocciate con tempi appena sotto i 6"90 (6"88), mentre fa forse più impressione il 6"90 di Giovanni Cellario (classe 1994), secondo dietro Galbieri. Stefano Braga (1994), plana a 7,54 nel lungo, e di questo bisogna aver paura (parlo di avversari). 

22/05/11

Silvano Chesani a 2.28

(di Sasuke) Ottimi i risultati del 2° Memorial Coscioni tenutosi oggi ad Orvieto in Umbria. Vari gli azzurri protagonisti, ma il risultato di maggior livello è sicuramente il 2.28 azzeccato dal poliziotto Silvano Chesani, che strappa così il minimo B per i mondiali di Daegu (difficile che altri riescano nell'impresa, salvo forse Fassinotti, e quasi impossibile che qualche italiano riesca a superare 2.31). Fatto sta che Chesani è così, stando alle liste IAAF dove nemmeno compare (ma ha già saltato sia 2.23 che 2.26) è decimo al mondo e secondo in Europa.
Di seguito, ecco come è andata:

110 metri ostacoli - Uomini: Tra gli uomini, rientro nella gara junior per Ivan Mach di Palmstein. Dopo un lungo periodo senza gare il ragazzo è comunque capace di vincere (14.05) battendo con lo stesso tempo Hassane Fofana. Niente da segnalare dalla gara assoluta, con nessuno capace di fare meglio di 14.42.

100 metri ostacoli - Donne: Ottimi risultati, con la campionessa italiana all'aperto Marzia Caravelli che si impone con 13.23 su Veronica Borsi (13.28, PB), la giovane Giulia Pennella (13.48) e la specialista dell'eptathlon Francesca Doveri (13.68).
100 metri - Uomini: Risultati non eccezionali dai 100 metri, malgrado il vento talvolta a favore. Vince Simone Collio (10.58) su Marco Torrieri e Giovanni Galbieri (10.82 e 10.85). Interessante segnalare come il forte cadetto Filippo Pecchioli abbia vinto una serie assoluti, con 11.27. E qui si può aprire una parentesi: sarebbe giusto lasciar gareggiare gli atleti particolarmente forti e quindi ''limitati'' dalla loro categoria con gli assoluti di metodo, come avviene in altri paesi europei, o è meglio che si limiti ad eccezioni come questa? Varie posizioni sulla vicenda, io comunque trovo che concedere queste occasioni sia già una bella cosa.

100 metri - Donne: Molto bene l'ostacolista Veronica Borsi (11.75) che coglie il miglior tempo nella quarta serie. La prima serie è comunque la migliore, con Giulia Arcioni (11.84) davanti a Ilenia Draisci (11.91), Jessica Paoletta (11.96) e Audrey Alloh (solo 11.98, visto che aveva già corso sul piede degli 11.60 a Rovereto).

200 metri - Uomini: Prestazione non eccezionale per Roberto Donati, che corre in 21.68 dietro a Alessandro Cavallaro (21.48). Dietro di loro una promessa, Valerio Rosichini, e uno junior, Alberto Rontini con 21.69. Mi auguro che la Fidal ci pensi due volte prima di riproporre la famosa staffetta di Barcellona al Golden Gala...

200 metri - Donne: Bene, per una volta, Tiziana Grasso che si impone su Maria Enrica Spacca, alla presa con il mezzo giro di pista. Con -0.8 di vento, la favorita di Di Mulo vince in 24.22 sulla Spacca (24.31).

400 metri - Uomini: Pochi risultati interessanti. Da segnalare principalmente il ritorno di Domenico Rao che vince con 48.04.

400 metri - Donne: Ottima prestazione di Chiara Bazzoni, già capace di correre in 53.33 che batte il personale (53.44) e si candida ad essere una delle quattro della staffetta 4x400 anche quest'anno. Dietro di lei, comunque brava, Chiara Natali (54.77).

800 metri - Donne: Vince Elisabetta Artuso (di cui si parlava recentemente) con 2.08.26. Ritirata, anche in questa gara, stando alle classifiche Fidal Benedetta Ceccarelli.

400 metri ostacoli - Uomini e Donne: Buoni risultati tra gli uomini, leggermente peggiori tra le donne. Ritirata la favorita Benedetta Ceccarelli, la vittoria va alla junior Flavia Battaglia (1.00.06) su Marta Tomassetti (1.00.77). Tra gli uomini, affermazione con un tempo di altissimo livello per lo Jose Bencosme capace di un ottimo 50.66 che abbassa il personale di 51.04 dell'anno scorso. Dietro di lui un veterano, 1974, Aramis Diaz Martinez (51.04) e Leonardo Capotosti (51.47).

1500 metri - Uomini: Risultati molto modesti (sopra i 4 minuti) ad eccezione dei due vincitori, i keniani Ezekiel Kemboi Cheboi (3.42.81) e Joseph Boit (3.45.07).

Salto in Alto - Uomini: Gara di alto livello, degna di un campionato italiano. Oltre al già citato Chesani (2.28) si comportano bene anche gli altri, tutti atleti di primo livello. In ordine, al secondo posto Nicola Ciotti (2.24 alla terza prova, si cimenta poi invano sui 2.30), atleta del 1976, quindi Filippo Campioli (altro azzurro di Barcellona, 2.22 e una serie pulita con tre errori solo a 2.26), Andrea Lemmi (2.20, su livelli migliori dell'ultima uscita), Sandro Finesi (2.18) e all'ultimo posto Giulio Ciotti, meno in condizione del fratello (2.12).

Salto in Lungo - Uomini: Gara di ottimo livello, con uno scontro che vede partire subito bene Stefano Dacastello (tornato al lungo, 7.72 e 7.68) che viene superato al quinto turno da Emanuele Formichetti (7.74) ma che vede all'ultimo salto un ottimo 7.85 da parte di Emanuele Catania (1988) che si aggiudica la gara. Non male, visto come in Italia la barriera degli 8 metri sia dura da battere.

Salto con l'asta - Uomini e Donne: Meno brillante la prova dell'asta, che vede le imposizioni di Sergio d'Orio (che l'anno scorso arrivò a 5.40, personale stando alla IAAF, e che qui arrivà a 5.10) e della junior Letizia Marzenta (3.70).

Lancio del Disco - Uomini: Gara modesta, al di sotto dei 60 metri, con Giovanni Faloci che vince con 59.86.

Getto del Peso - Donne: Gara di livello medio-basso, come la specialità in Italia, in via di estinzione almeno quanto il mezzofondo veloce femminile, dove Elena Carini, una delle migliori, arriva a 15.45.

18/02/11

Nel sondaggino, Di Gregorio eletto miglior sprinter sui 60

Emanuele Di Gregorio nella finale di Barcellona '10
Il piccolo sondaggino da me indetto, volto a individuare a furor populi il miglior sprinter italiano al momento sui 60 metri, ha prevalso Emanuele Di Gregorio con il 49% delle preferenze, seguito da Simone Collio con il 27%. Fabio Cerutti sale sul podio virtuale con il 13% dei voti, mentre chiudono Gianni Tomasicchio (con il 5%) e Jacques Riparelli (con il 3%). Naturalmente su tutto pesano i risultati dell'ultimo mese di gare (e cos'altro se no?)  che hanno visto un Di Gregorio in palla, un Collio in ripresa ma non all'altezza del siciliano. Cerutti non si è mai visto e probabilmente non si vedrà sino alla stagione all'aperto. Discreto l'esordio di Riparelli, ma che al momento paga nei confronti di Tomasicchio (che lo sopravanza) il best time outdoor. Questo il risultato del sondaggio "chi è il velocista più forte sui 60 mt?".
  1. 49% - Emanuele Di Gregorio
  2. 27% - Simone Collio
  3. 13% - Fabio Cerutti
  4. 05% - Gianni Tomasicchio
  5. 03% - Jacques Riparelli

13/02/11

La Di Martino scende sulla terra: 1,92 - Di Gregorio sempre miglior sprinter europeo, ma Collio si avvicina - la Milani, invece, si allontana

Dai, tutto sommato bravi gli italiani a Karsruhe, anche se mi aspettavo un pizzichino di più da parte delle due ragazze azzurre, Antonietta Di Martino e Marta Milani, le cui azioni hanno subito un lieve calo. Stabili quelle di Emanuele Di Gregorio, mentre in leggera salita quelle di Simone Collio sui 60 metri. Ma andiamo con ordine. Nell'alto femminile, Antonietta Di Martino reduce non più di qualche ore fa dal sensazionale 2,04, torna in pedana. Un pò scarica? Forse. Pedana sorda? Forse. Fatto sta che arriva sì la vittoria, ma con 1,92, cioè 12 centimetri in meno di Banska Bytinka (era questo il nome slovacco?). Dietro, per numero di errori ma con la medesima misura, Viktorya Klyugina, mentre Svetlana Shkolina, salita fino a 2 metri non più di 3 giorni fa, sprofonda fino a 1,88. 12 centimetri anche lei in meno da pedana-a-pedana. In medio stat virtus, probabilmente. Autrici di una gara entusiasmante non più di qualche ora prima, entrambe le atlete sono arrivate in Germania con la spia della batteria accesa. Urgono i cavi per ripartire. Nei 400 Marta Milani si trova in una batteria da Campionati Italiani Promesse, con sole due atlete: risultato 53"89, cioè 79 cent in più rispetto all'ultima uscita. E adesso? Gli Europei col minimo a 53"00? Adesso mancano i due ultimi colpi agli Assoluti (di fatto uno, a meno che decida di tirare anche in batteria) a meno che trovi un ultimo meeting durante la settimana che porta ad Ancona. Bastava essere inserite nella batteria con la ceca Zuzana Hejnova (52"86 in seconda serie) per trovare un treno decente per Parigi. Dalla velocità maschile esce ancora a testa altissima Emanuele Di Gregorio che ormai è una sicurezza a certi livelli. 6"63 in finale (con RT 0"155) e 6"66 in batteria ma con 0"191 di reazione. Bastava una normale reazione di 0"16 anche in batteria e non così bradipeggiante come lo 0"191 fatto segnare dai blocchi (davvero tanto per un 60ista), per ottenere ancora una volta un tempo intorno ai 6"62/6"63. Se non altro l'onore di essersi messo alle spalle in finale quel simpatico globetrotter di Kim Collins che in batteria, a 35 anni, aveva ottenuto il proprio personale, con l'incredibile crono di 6"50. Possiamo omettere che sarebbe anche il record nazionale indoor delle Isole Saint Kitts e Nevis, tradizionale località caraibica dove si svolgono sport invernali? Buoni cenni di risalita da parte di Simone Collio. In batteria 6"68 ad un solo centesimo dal limite per gli europei e con un fenomenale RT di 0"139. In finale 6"69 con 0"148. Ancora un piccolo sforzo: poi manca ancora un mese all'appuntamento clou e nessuno in Europa sembra un fenomeno: Chambers si sta pure nascondendo. Ma attenzione adesso al fatto che a livello europeo si è intromesso il tedesco Tobias Unger, arrivato ad un solo centesimo da Di Gregorio (6"64).
Attenzione dai 60 femminili che si stanno vedendo altre cose, oltre a prezzemolina-Povh. Infatti la Maria Ryemyen, orfana della connazionale Povh (inizialmente prevista in gara) sciabola un 7"15 da vertigini, ottenuto soprattutto con un RT di 0"190. Questo vuol dire che con una partenza un pizzico più sveglia, vale già il 7"13 della Povh. Solo loro due si contenderanno il massimo alloro europeo? No, sbagliato. A 7"17 troviamo la norvegese (di certa origine nigeriana o di quella parte d'Africa) Ezinne Okparaebo. Podio a Parigi probabilmente con tempi sotto i 7"20. La campionessa Europea di Barcellona, Verena Sailer soffre questa distanza, e corre ancora tempi a portata di Manuela Levorato (7"28 e 7"31). Negli ostacoli femminili, sempre in ottica europea, la norvegese Christina Vukicevic (ma anche questa sembrerebbe di origine slave) ottiene due volte in poche ore il suo PB: 7"90 in entrambe le circostanze, e pole position sotto l'Arco di Trionfo. Record nazionale tedesco invece dall'asta, vinta da Silke Speigelburg con 4,76. La Isimbayeva è avvertita, anche se questa settimana ha già riprovato il record del mondo a Mosca a 5,01. L'animale americano David Oliver, come preventivato, ha dominato i 60hs. 7"40, trascinandosi però alle spalle, tra gli altri, i francesi Dimitri Bascou (7"53) e Darien Garfield (7"56): tutti e due al primato personale, che mette a questo punto un pò di pressione sul ceco Svoboda, che era stato un pò lo spauracchio dei meeting europei degli ultimi 20 giorni. Il lungo maschile, come segnalato, continua quest'anno a non decollare. Nonostante il parterre de roi, vittoria al ghanese Gaisah con 7,92, davanti al greco Tsatoumas con 7,96. Terzo il redivivo Beyer con 7,95. Nils Winter addirittura 7,68, mentre Emanuele Formichetti 7,64. 

12/02/11

Domani sera Meeting di Karlsruhe: allacciamo le cinture

Il monumentale David Oliver
Nel meeting tedesco di Karlsruhe (cambiate blog, per favore, se scrivo ancora una volta che in Germania fanno meeting internazionali ogni 3 giorni e in Italia non ne fanno più da anni) la bestia-umana David Oliver sarà come il famelico leone invitto del Colosseo, che sbrana da ormai un paio di anni tutto quello che gli viene portato in offerta con ferocia e senza lasciare brandelli di cartilagine in giro. Pulisce pure, prima di leccarsi. Non so se gli piace la cucina cinese, ma domani sera tra le varie portate avrà un certo Liu Xiang, che non più di 3 mesi fa correva in 13"09 ai campionati asiatici, mentre a couple di giorni fa terminava a 7"60 la sua fatica sui 5 ostacoli al coperto (ma 7"42 di PB). Troppo piano per l'animale americano, che sembra più un body-builder che un ostacolista. Una cassa toracica a prova di Mister Olympia, per lui che divora gli ostacoli come se fossero pillole di BCAA. A proposito, il suo recente 7"37 a Stoccarda è un solo centesimo superiore al record americano, detenuto in contemporanea dai tre Dioscuri dell'ostacolismo americano, che il solo pronunciarli fa tremare i polsi: Greg Foster, Allen Johnson e Terrence Trammell. Il primo correva quel tempo addirittura nell'87. L'ultimo è ancora vivo (sportivamente) e più che vegeto. Una divinità a tre teste vissuta in epoche diverse. Si aggiungerà anche la quarta in modo da poterli raffigurare come il Monte Rushmore nell'albo dei record, coi faccioni impressi nella roccia? Sto impazzendo, è vero, ma questo Oliver sembra davvero un Golem, quei mostri della mitologia ebraica, senza punti deboli. 
Nei 60 metri Mike Rodgers è l'uomo ovunque della stagione europea indoor: ma stavolta arriva diretto da Stoccarda dove si è preso l'oremus da quel "vecchietto" di Kim Collins (6"52 a 6"53), che giusto per non perdere il vizietto si ripresenta sui blocchi di partenza. Ma saranno della partita anche i nostri Emanuele Di Gregorio e Simone Collio: il primo è al momento capolista continentale, mentre il secondo è alla ricerca di una prova convincente, anche se probabilmente ha ambizioni più rivolte all'estate. Di sicuro se ci piazza il tempone, non lo vedo abbandonare la pugna per dedicarsi al giardinaggio durante gli Eruoindoor. Ma attenzione anche al mio "amico" Pascal Mancini (Svizzera) che è uno degli sprinter del vecchio continente più in palla e che su facebook dichiarava di essere in forma eccezionale e che se non fosse stato per la falsa di due giorni fa... vediamo. Non ci resta di aspettare quello che succederà nel tardo pomeriggio di domenica, visto che è prevista una nutrita schiera di sprinter della blue-stars flag. 
E poi, poteva mancare Oleysia Povh? L'Alessia? No. E' diventata come il prezzemolo. Visto i neologismi creatisi negli ultimi anni qui in Italia, di matrice televisiva, la chiameremo la "prezzemolina-Povh". Sta monetizzando il suo stato di forma, evidentemente: ma ci arriva a Parigi, tra un mese? 8 gare in 15 giorni: stasera arriva a 10. Chiamate la neuro. Sulla sua strada la tedesca Verena Seiler (sembra quasi un cognome austriaco), oro dei 100 di Barcellona e Bronzo nei 60 di Torino '09, ma che rischia tanto davanti alla pallottola ucraina. Poi zitta-zitta, alle spalle della prezzemolina, arriva la connazionale Maria Ryemyen, che intanto ha piazzato un doppio 7"17 nell'ultima gara e chissà mai che gli piazza pure il colpaccio prima o poi. Gara da vedere assolutamente, anche perchè del lotto fa parte anche la francese Soumarè, che a Barcellona ha vinto i 200 e che rappresenta la vera erede di Madamoiselle Arron. 
Nei 400 Marta Milani, migliorata fino a 53"10, ha uno dei 2/3 match-point per ottenere il minimo per Parigi che ancora non ha ottenuto (per soli 10 centesimi). La russa di turno capita a fagiolo: Antonina Krivoshapka, con Pb di 49"29 all'aperto e di 50"55 indoor. La gara avrà quindi già in partenza un attore protagonista. Vedremo se poi se la Milani potrà essere l'attrice co-protagonista o una comparsa. Mauriel  Hurtis a sorpresa tra le partecipanti della disfida. 
Chiaro, sicura protagonista sarà poi Antonietta Di Martino, che tutto si può dire, tranne che non sia in forma. Vediamo se la pedana di Karlsruhe sarà bella dinamica come quella di Banska Bi-qualcosa in Slovacchia. Solite avversarie di stagione e di nazione (russa): Svetlana Shkolina e Vicktorya Klyugina.  
Infine, Emanuele Formichetti iscritto nella gara di lungo, che vedrà al via anche il kafkiano Sebastian Bayer (un giorno da leone nella sua carriera, quello di Torino '09, e tanti altri... no) e l'altro tedesco Nils Winter, che la stagione indoor ce l'ha... nel Dna. Per motivi semantici. 

11/02/11

Dusseldorf: Collio non convince - Obrist non va - Kim Collins sensazionale: 6"52

Kim Collins in action
In Germania, ma ormai è un mantra, organizzano meeting internazionali con cadenza bisettimanale. In Italia zero-virgola-zero da molti anni. Messaggio trasversale per i "governi del fare" di RamsArese II, che di colpe sulla mancanza di infrastrutture ne ha tante. Questa sera a Dusseldorf ennesimo meeting di una lunga teoria: situazione che bisogna anche benedire, perché permette ai nostri atleti di avere delle opportunità per ottenere i minimi. Ma pensate che paradosso: la Fidal mette dei minimi per partecipare agli europei, e dall'altra parte di fatto non mette nelle condizioni gli atleti (leggi: strutture) per ottenerli. Pazzesco. Dopo i fuochi d'artificio in Slovacchia di Antonietta Di Martino e in parte di Nicola Ciotti, arriva a due soli giorni di distanza l'ennesimo meeting internazionale tedesco. Presenti due italiani: Simone Collio e Christian Obrist. Il primo, con un minimo per gli Europei inchiodato a 6"67, ha esordito nella stagione 2011 con un 6"72 per ora solo un pizzico preoccupante. Quante opportunità avrà nei prossimi 10 giorni di scendere in pista, prima della deadline collocata con il triplice fischio dei Campionati Nazionali? Accorto quindi fino a prova contraria Emanuele Di Gregorio, che partendo un paio di settimane prima con le gare ha potuto mettere subito a posto qualche particolare. Christian Obrist, dopo la fugace apparizione a Lievin sugli 800, torna all'ovile dei più sicuri 1500, ma con il medesimo risultato: oltre 2" dal biglietto per Parigi. 3'44"45, che è superiore addirittura ai tempi di Salami e Leone in chiave Italica, e che nelle precedenti uscite si erano avvicinati maggiormente al 3'42"10 fissato dalla Fidasics. 
Le altre gare: la ticinese Irene Pusterla riesce ad arrivare seconda nel salto in lungo con 6,48 (ma una settimana fa era stata in grado di arrivare sino a 6,57 a Magglingen), in una specialità che a livello mondiale sembra soffrire una caduta verticale delle prestazioni. Nelle batterie dei 60 femminili non solo si mette in luce la solita "nuova" Oleysia Povh (7"16), ma anche la connazionale Maryia Ryemyen, che è scesa al personale di 7"17 con un RT "lento" di 0,192. In finale la Povh stabilisce il suo PB a 7"13, sancendo una superiorità ancora marcata, se non altro per l'incredibile regolarità: 7 prestazioni tra i 7"13 e i 7"17 in tre settimane. Seconda la stars-&-stripes Gloria Asumnu con 7"14, mentre terza (ribadendo il 7"17) la Ryemyen. Saranno le due ucraine a contendersi le medaglie più pregiate a Parigi? Sembrerebbe di sì: al momento le altre nel continente sembrano molto distanti. Negli 800 femminili vittoria della lituana Egle Balcinuaite, con 2'01"23. Ma si sa: gli 800 al momento non sono più una questione italiana, finchè non sentiremo parlare di Cusma o Reina. Nei 60hs l'americana Kellie Wells spara subito il miglior tempo mondiale dell'anno in batteria: 7"84 con un RT reattivo di 0"125. 7"89 in finale. Nel triplo la tedesca Katja Demut, dopo aver fatto faville una settimana fa (ne avevo parlato già in un post) ribadisce il proprio stato di forma stabilendo un'altra volta il record tedesco con 14,47, e la miglior prestazione mondiale dell'anno (a Chemnitz aveva saltato 14,45). Brutta notizia per la La Mantia che vede migliorare anche l'ucraina Olga Saladuha fino a 14,45. Saranno loro due le vere avversarie della siciliana a Parigi. Nel peso in tre sopra i 20 metri, con il tedesco Ralf Bartels a sparare la palla a 20,91. 5° quell'Andy Dittmar iscritto agli Euroindoor... master con 18,20. Il profeta in patria Malte Mohr si candida ad essere l'unico vero avversario credibile di Lavillenie a Parigi: 5,85 per vincere la gara. Nei 60 Kim Collins (da quest'anno master pure lui) riesce a fulminare i propri compagni di ventura con una sciabolata in batteria a 6"60, regolando gente come il trinidegno Marc Burns e Ronald Pognon (ma che sembra inesorabilmente sulla via del tramonto: questo ragazzo ha un PB di 6"45). Mentre nella prima batteria Mike Rodgers (quella di Collio) si abbatte sul traguardo in 6"57. Arriva in finale anche il mio "amico" elvetico di facebook Pascal Mancini (6"69). La finale è una storia a sè stante, e incredibile ma vero, Kim Collins piomba sulla fettuccia in 6"52 (miglior tempo mondiale dell'anno, lo stesso di Nesta Carter). Migliora anche Michael Rodgers, 6"53. L'unico europeo in finale, Mancini, squalificato per falsa partenza. Più ci si avvicina agli Euroindoor più Di Gregorio sembra davvero il favorito numero "1" dei 60 francesi. Nei 60hs Petr Svoboda si conferma l'europeo più in palla: 7"57, mettendo in fila, tra gli altri anche il rientrante in Europa Liu Xiang (7"60) e il francese Darien Garfield 7"65. Torno un attimo su un'impresa di pochi giorni fa di "O' animale" Ashton Eaton, durante il record del mondo di eptathlon del weekend scorso: 60hs in 7"60: come uno super-specialista come Liu Xiang. Capito che razza di fenomeno? I 1500 hanno visto come al solito il domino di atleti keniani: ben 6 da 3'34" a 3'38". Inutile soffermarsi sui nomi. Non c'è nemmeno più gusto. Stessa cosa dicasi degli 800, dove Lalang Boaz (indovinate la nazionalità... magari aggiungeteci un "kip" davanti) ha dominato con 1'46"00

02/07/10

L'angolo del Duca: Webatletica porta bene

C’era una volta un tormentone televisivo che recitava “le iene portano bene” ed ora, anche se la rima manca, in un impeto di autocelebrazione, vogliamo appropriarci di questo concetto ed asserire che anche noi portiamo veramente bene. Si sono appena conclusi i 100° campionati Italiani di atletica in pista e i due risultati che piu’ ci hanno colpito, anche perché si sa che abbiamo un debole per la velocità, sono quelli relativi alla gara delle gare: i 100 mt. La regina è tornata. Finalmente, Manuela Levorato, dopo anni atleticamente complicati, un po’ per problemi fisici e soprattutto per la più grande gioia che una donna possa provare, è tornata su buonissimi livelli vincendo il titolo con un convincente 11”49, dopo aver segnato anche 11”48 in batteria. Ottimi tempi, oltretutto con vento leggermente contro e quindi un grandissimo bentornato e l’augurio piu’ grosso per limare ancora di qualche centesimo il suo crono ed ottenere il passaporto per Barcellona che, a mio avviso, le spetterebbe comunque di diritto.
In campo maschile, invece, ancora Simone Collio ma questa volta con la gara, credo, piu’ bella della sua vita. 10”16, pur su una pista veloce come Grosseto, con vento leggermente contro, è un crono stratosferico. Sono molto felice perché Simone, in forma alquanto riservata, si era educatamente lamentato, con noi, per alcune illazioni che lo riguardavano, anche in merito ai suoi crono di Rieti. Adesso, ha veramente dimostrato di essere un atleta capace di avvicinare quel primato italiano che appare irraggiungibile e gli auguriamo di cuore, di riuscirci, preferibilmente nell’ambito dei prossimi campionati europei di Barcellona.
Manuela Levorato, Simone Collio, due grandi atleti che in un modo o in un altro hanno mostrato attenzione per il nostro lavoro di appassionati di questo sport e siamo molto felici di aver portato loro bene. La nostra copertina oggi è tutta per loro.

IL DUCA

22/07/09

Macchè Simone Collio: meglio Jamel Chatbi

E' davvero poco logico il mondo dell'atletica leggera italiana. Sono ormai due giorni che imperversano questioni davvero stucchevoli sul tempo di Simone Collio sui 100 metri ad un meeting regionale a Rieti (cosa sarebbe stato se l'impulso sullo sparo fosse stato fatto in un meeting della Golden League? Probabilmente adesso non saremmo qui a dubitare o semplicmente non ci sarebbe stato il tempo): adesso il mondo si divide in Ceruttisti e fan di Collio, soprattutto dopo la frase sibillina dello stesso Cerutti nel proprio profilo su Facebook (citata pure dalla Gazzetta dello Sport). Ma per cosa, santiddio? I grandi dualismi della storia dello sport sono stati sempre funzionali alla conquista di qualche cosa di importante. Ha quindi più senso oggi porsi quesiti amletici se fosse stato meglio (nella sfida intergenerazionale) Pietro Mennea o Livio Berruti (entrambi Campioni Olimpici) o gettarsi a capofitto nella guerra di nervi tra Fabio Cerutti e Simone Collio (vincitori al più di medaglie ai Giochi del Mediterreo) per un primato che oggettivamente vale poco? Senza poi dimenticare che il dualismo è in realtà una sfida trina, con il performante Di Gregorio (anche se nelle ultime uscite è apparso un pò stonato). Fate vobis, a me la questione sembra davvero di poco conto. Si sta parlando di due buoni atleti (con tendenze all'ottimo ma non penso che si arrivi mai all'eccellenza internazionale), ma che nelle more delle loro gambe non potranno mai ambire ad una medaglia in una grande manifestazione internazionale (ciò che poi conta veramente in una vita sportiva di primo piano) per entrare di diritto nella storia dell'atletica. Parole al vento (ne sto leggendo tante e molte sono pure stucchevoli). Tempi che cambiano: parliamo con il t9 e quindi non lamentiamoci se arriviamo a sbranarci per un tempone ottenuto ad una gara regionale da un atleta talentuoso e che rischia di diventare, se non confermato nel breve periodo, la sua condanna. Piuttosto, nessuno parla di Jamel Chatbi. E che c'entra, direte voi? Ne parlo spesso, perchè abbiamo condiviso gli stessi spazi sportivi (la pista di Cividino, a cavallo tra le province di Bergamo e Brescia... 5 utilizzatori totali in 8 anni), il candido affetto della stessa persona che ha scoperto Jamel su un campo da calcio (l'anziano Arrigo Fratus) e che adesso lotta strenuamente contro un grave imprevisto della vita, e diversi pensieri sparsi buttati lì tra una ripetuta e l'altra. Ebbene Jamel ha corso i 3000 siepi al meeting di Tangeri un paio di settimane fa in 8'08"86, portandosi sulle spalle la maglietta del Reame del Marocco. Jamel vive in Italia praticamente da quando aveva 7/8 anni (una quindicina di anni circa) e c'è stato un momento della sua vita sportiva (circa 3 o 4 anni fa) in cui sperava di poter essere naturalizzato italiano (detenendone i requisiti, naturalmente) per poter ritagliarsi un pezzo di cielo, un lavoro, un futuro. Oggi sul suo carro stanno salendo in molti: alcuni di loro che pubblicamente si vantano di lui e dei suoi risultati, in realtà talvolta non gli sono stati così vicini come sembrerebbe. Molti gli hanno mentito, molti gli hanno fatto promesse, anche legate alla possibile naturalizzazione in tempi brevi (ma non mi arrischio a fare nomi): poi evidentemente Jamel non ha avuto la stessa bella presenza di altri atleti naturalizzati in tempi brevi, e di lui si sono letteralmente dimenticati (nonostante le promesse!). E questo nonostante negli ultimi 3 anni sia sceso costantemente sotto gli 8'30" nei 3000 siepi, laddove la nostra martoriata nazione sportiva (nelle prove superiori ai 1500) è davvero all'anno zero. Amareggiato, ha percorso la sua strada, da solo: magari accompagnandola con un'imprecazione in bergamasco (conosce pure il dialetto) ma di grandissimo coraggio. Sfidare il mondo partendo da Castelli Calepio (BG), rischiando di suo con l'abbandono del posto sicuro da operaio (che deve sfidare in pista coloro che ricevono uno stipendio dallo stato e possono vivere solo di quello) e vincendo prima di tutto le grandi conflittualità del mezzofondo marocchino (organizzative e interrelazionali), quindi imponendosi con i risultati internazionali (partendo proprio dai giochi del Mediterraneo). Oggi il suo 8'08"86 sarebbe a meno di 3 decimi dal record italiano di Francesco Panetta (8'08"57), ottenuto, udite-udite, 22 anni fa. Al momento è settimo nelle liste mondiali dell'anno, preceduto da 3 keniani, 2 francesi e un atleta del Bahrein. Per uno così qualcuno si sarebbe dovuto muovere per tempo, presumo, soprattutto perchè la sua "italianità" è molto più radicata (oltre che ad essere un suo diritto ampiamente acquisito secondo la legge) di quella di decine di altre persone italiane. Guarda caso la possibile naturalizzazione sarebbe potuta avvenire sotto questo regime Fidal (rinnovato l'anno scorso) ma evidentemente esistono due pesi e due misure (e le errate valutazioni sul potenzialie degli atleti): la società italiana in pochi anni si è rivoluzionata, e stiamo già vivendo la seconda generazione (come Jamel) della prima ondata di migrazioni dai paesi meno abbienti. In Francia la squadra di atletica è costituita per un buon 80% da atleti figli di emigranti, l'Inghilterra l'integrazione è anche più radicata. Jamel era un italiano per diritto, per istruzione, per rispetto della legge, ma NESSUNO (organi federali in primis, che sono riusciti nel caso Grenot ha "tagliare" sui tempi della naturalizzazione, così come riferito a suo tempo) ha pensato bene di dargli l'opportunità. E così la scelta di essere marocchino, al 100%, anche se in fondo in fondo, una buona percentuale di testardaggine tipicamente bergamasca gli è rimasta e gli rimarrà. Continuiamo così a farci sfuggire le opportunità, e a prediligere la politica dell'immagine (come l'esaltazione senza limite delle vittorie agli Euroindoor, unica manifestazione biennale dove Arese riesce a sorridere) a quella fredda ma non mendace dei numeri. Statisticamente, ci sono più possibilità di trovare un talento se aumento il numero di praticante presi in considerazione, non il contrario. Concludo: l'atletica italiana è esclusivamente figlia del caso, cioè i "campioni" son sempre frutto della pura casualità e soprattutto del lavoro fatto a livello periferico da tecnici appassionati e non remunerati. Non esiste una vera e propria "scuola" italiana in nessuna specialità, e quelle del passato sono ormai dimenticate o lasciano retaggi difficile da superare e che spesso più che essere un valore aggiunto, sono vere e proprie tare. Anzi, una scuola c'è: la marcia. Affidiamoci a lei anche per Berlino.

La prima del Duca: un'edizione straordinaria

Ecco il primo intervento del Duca, a caldo. Si era pianificato un intervento sui Regionali Lombardi, ma come non intevenire su un argomento di così sconttante attualità come l'incredibile 10"06 di Simone Collio e tutte le polemiche che ne sono nate? Tra l'altro leggevo un intervento di Vittori su Noivelocisti decisamente duro e critico sulle dichiarazioni dello stesso Collio fatte sul suo blog... Ma qui l'intervento del Duca...


"Voglio subito inaugurare le “Edizioni straordinarie del Duca”, vale a dire interventi improvvisi su argomenti che non possono non essere commentati a caldo.

Lo confesso, non ho saputo resistere dal scrivere qualcosa sul 10,06 di Collio a Rieti.Ora il problema è ovviamente molto articolato poiché, in tale risultato, ci sono una serie di elementi concomitanti che andrebbero di per se approfonditi, singolarmente, per pagine intere. Voglio, quindi, fare solo alcune considerazioni partendo da una premessa.

L’atletica è sicuramente uno sport oggettivo, vale a dire le prestazioni dei singoli atleti non possono risentire di nessuna influenza dall’esterno. Ci sono solo due fattori che contano, l’essere umano ed il cronometro; se le gambe ti sostengono i risultati arrivano, altrimenti non c’è nulla da fare.

Mi scuseranno ovviamente coloro che praticano specialità non di corsa, lanci e salti, ma il discorso anche qui non cambia, in quanto al posto del cronometro c’è un metro piuttosto che un’asticella, ma nessun soggetto estraneo potrà mettere in discussione la prestazione. Tra l’altro questo è uno dei motivi per cui ho sempre ritenuto la marcia una specialità che andrebbe non considerata nell’ambito dell’atletica, ma come sport a se stante, in quanto l’elemento soggettivo del giudice ha una rilevanza straordinaria.

Ora, se questa oggettività si perde, la natura stessa di questo sport muore e nulla ha più senso perché venendo meno le certezze, vengono meno gli stimoli, la voglia di sacrificarsi, la resistenza alle scorciatoie e così via. I riscontri cronometrici devono, quindi, essere la base certa delle gare di corsa nell’atletica; non esiste che ci possano essere sbagli, specialmente se da tali riscontri dipende un record o un minimo per una partecipazione ad una manifestazione importante.

Siamo nel 2009, siamo circondati e travolti dalla tecnologia piu’ avanzata, serve solo un po’di attenzione e buon senso, onde evitare che l’imperizia umana possa creare un danno, perché di danno si deve parlare quando si creano false illusioni e pericolose invidie.

Ovviamente io non ho niente contro Collio, ottimo atleta che seguo da oltre un decennio, avendolo tra l’altro visto correre decine di volte nel suo periodo antecedente il trasferimento a Rieti, ma bisogna essere realisti per rispetto innanzitutto dell’atleta stesso che fa la prestazione discutibile e ovviamente degli altri.

Oltretutto se i risultati sospetti avvengono sempre sulle stesse piste, che si abbia il coraggio di dichiarare i risultati ottenuti su tali piste non idonei ai fini statistici. Peraltro cio’ avviene già con il meeting di Donnas, piu’ o meno dichiaratamente, tant’è vero che nessun atleta di grandissimo livello si sogna di parteciparvi per ottenere record o minimi vari.

Cio’ non vuol dire, chiaramente, che i risultati ottenuti su determinate piste siano tutti inficiati da qualche irregolarità, ma troppo spesso si verificano casi suscettibili di dubbi profondi, risultati che poi, mai piu’ vengono ripetuti.

Mi auguro quindi che quest’ ultimo caso eclatante possa dare lo spunto per una maggiore chiarezza nell’esclusivo interesse di tutti, atleti ed appassionati.

Il Duca".