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13/08/13

Mosca '13: Day IV - Se i salti steccano, è la fine - la miglior Rigaudo mondiale

Foto Fidal/G. Colombo
20 km di marcia femminile - diverse luci in fondo al tunnel - una gara con tante luci e poche ombre finalmente, dopo un paio di giornate passate in processione come ai funerali del sud a piangere dalla Caporale ma ringraziando la Santa Federazione (sospette queste invocazioni continue...). Intanto Elisa Rigaudo arriva 5^ (1h28'41") a 31" dal podio, nella gara dominata dalle Russe (quindi su due gare di marica, due ori russi). Eleonora Giorgi 10^ in 1h30'01" e quindi Antonella Palmisano con 1h30'50", che la pone al 13° posto. Davvero una boccata d'ossigeno dopo la 20 maschile, che ha segnato uno dei momenti peggiori della marcia italiana, e non certo per la fatica che ci hanno messo. C'è un gap tecnico notevole col resto del mondo, e lo si sta pagando. E non so perchè, in quanto ritengo che la popolazione attiva dedita alla marcia in Italia sia più o meno simile a quella degli altri Paesi, quindi il problema non è di materia prima, ma di "plasmazione" della stessa. La marcia femminile italiana ai mondiali ha naturalmente una sua tradizione: un oro con Annarita Sidoti ad Atene '97 (ma erano i 10 km di marcia), due argenti (con Perrone e Salvador rispettivamente a Goteborg '93 e Stoccarda '93, sempre sui 10 km), e il bronzo di Elisabetta Perrone a Edmonton '01, sui 20 km. Sono quindi 12 anni in cui non si vince più una medaglia nella marcia azzurra ai mondiali. Per Rigaudo il suo secondo miglior piazzamento ad un mondiale dopo Daegu '11 (4^), visto che a Helsinki '05 giunse 7^, 9^ a Berlino '09, 10^ a Parigi '03, e ritirata ad Osaka '07. La Rigaudo ha partecipato a edizioni consecutive dei mondiali, come già successo solo ad Elisabetta Perrone, che partecipò (da Stoccarda '93 a Parigi '03) e ad Annarita Sidoti, che invece marciò consecutivamente biannualmente dall'edizione del '91 a quella del '01. La Rigaudo ha stabilito anche il miglior tempo per un'italiana ad un mondiale sui 20 km (precedente della Perrone di Edmonton), mentre la Giorgi il 6° e la Palmisano l'8° su un campione di 19 presenze-gara sulla 20 km. Il totalone di partecipazioni è fissato ora a 32 (19 nella 20 km e 13 nella 10 km). Naturalmente per la Rigaudo il career high rimane il bronzo olimpico di Pechino '08. Per la Giorgi 4 posizione in meno rispetto all'Olimpiade... piano, piano... Mentre per la Palmisano esordio mondiale da incorniciare. Bene così.

Alto maschile - Chesani fuori a 2,26: un'altra tappa saltata - la gara sembra di Bondarenko a prescindere. Entra a 2,22 e poi passa direttamente a 2,29. Due salti e a Chattanooga, Tennesee, buttano la pasta. Superiore. Per parte italica, invece, si è mantenuta fede alla centenaria tradizione che vuole gli atleti azzurri (quasi) mai protagonisti nei grandi eventi internazionali nel salto in alto maschile. E questo nonostante statisticamente ci starebbe che atleti da 2,30 ogni tanto facciano coincidere il loro giorno di grazia con la gara più importante della loro vita. Una volta ogni 100 anni no? No, perchè è davvero singolare aver avuto uno stuolo di 2,30isti (almeno... negli ultimi 20 anni) e non aver avuto il primus inter pares capace dell'impresa. Sarebbe bastato qualche medaglino in più. Giusto per intenderci, visto che i numeri parlano più di mille parole: le uniche due medaglie italiane nel salto in alto risultano il bronzo di Erminio Azzaro agli Europei di Atene '69 e quello di Massimo Di Giorgio agli Euroindoor di Budapest '83 (l'ultima volta avevo sbagliato questo dato... non mi ricordo se è corretto). Poi più nulla, in 120 anni di storia dell'atletica moderna. Ai mondiali il miglior piazzamento risulta quello di Nicola Ciotti, ad Helsinki '05 con 2,29, mentre all'olimpiade due sesti posti, con il telecronista Mediaset Giacomo Crosa a Città del Messico '68 e Rodolfo Bergamo a Montreal '76. Archeologia del salto in alto. Rimanendo in tema di telecronsti, il papà di Rino Tommasi, Angiolo, arrivò 9° all'Olimpiade di Los Angeles del '32... ma basta, che si rischia di diventare nostalgici. Comunque è chiaro il panorama. C'è da dire che solo due atleti sono riusciti a saltare 2,30 ad una manifestazione internazionale: Fabrizio Borellini agli Euroindoor di Budapest '88 (giunse 4°), e Andrea Bettinelli agli Euroindoor di Madrid '05. Volenti o nolenti le medaglie (da 20 anni) si vincono da 2,32-2,33 in su. Servirebbe the perfect game il giorno giusto, sulla pedana giusta. E Chesani? Chesani era stato defraudato dall'Olimpiade di Londra. Chesani è sicuramente l'atleta italiano più solido delle ultime stagioni nella specialità, ma ancora a livello internazionale deve dimostrare la sua classe. Così gli italiani in finale ad un mondiale, rimangono in 3: i due gemelli Ciotti e Luca Toso, ad Helsinki '83. Chesani era alla sua 5^ manifestazione internazionale disputata: un campionato mondiale, due campionati europei, un campionato mondiale indoor, e uno europeo indoor. Comunque sfortunato il suo 2013: sia agli Euroindoor di Goteborg che ai mondiali, stessa misura di chi invece la finale l'ha disputata: qualche errorino in più gli ha negato le porte del paradiso.

Triplo Femminile - La Mantia a 8 centimetri dalla finale - ...e se le soddisfazione non arrivano dai salti, c'è da piangere. Pensate però che strano... la campionessa europea indoor di Parigi '11, ha partecipato a quattro edizioni di mondiali (Parigi '03, Helsinki '05, Daegu '11 e Mosca '13), oltre a due edizioni di Olimpiade (Atene '04 e Lonfra '12) e... non è mai andata in finale. Cioè, una campionessa che a livello continentale ha anche dominato (non ultimo il bronzo agli euroindoor di qualche mese fa) ma che di fronte al mondo non è mai riuscita ad esprimere il suo potenziale. Come mai? verrebbe da chiedersi. Non lo so, mi vien da rispondere. Che Mosca non le porti bene, lo testimonia il fatto che il suo peggior risultato ad un campionato internazionale assoluto, risulta un 13,60 saltato ai mondiali indoor di... Mosca '06. L'unica medaglia nella storia azzurra ai mondiali, rimane il bronzo di Magdelin Martinez a Parigi '03, dieci anni fa (con il mirabolante 14,90). Si contano 7 finaliste ai mondiali: 4 la Martinez, 2 Barbara Lah e 1 Antonella Capriotti... fa senso non vedere negli honours la La Mantia, no? 

05/06/13

Chesani contro la maledizione del salto in alto italiano: un solo bronzo in 120 anni

Bello il giochino di alimentare il calderone degli over-2,30 della storia del Salto in Alto azzurro. Come è ormai arcinoto, Silvano Chesani ha saltato a Modena lo scorso 1 giungo la misura di 2,31 al terzo tentativo, con (per la cronaca) un successivo tentativo di saltare 2,34, purtroppo (evidentemente) fallito. La serie conta anche un 2,26 saltato prima del 2,31. Purtroppo la storia del salto in alto maschile italiano è una vicenda purtroppo quasi esclusivamente autoctona, nel senso che le grandi prestazioni di altisti azzurri sono state generalmente "una tantum", ovvero eventi (o qualche evento) quasi mai coincidenti con le grandi manifestazioni. Naturalmente il 2,31 o meglio ancora, il 2,33 (saltato durante la stagione indoor) che Silvano Chesani ha nelle caviglie, se saltati al posto giusto, nel momento giusto, potrebbero fargli togliere qualche soddisfazione. Ovvietà... direte. Me lo dico anch'io. 

Comunque, i dati sono impietosi per i maschietti nel salto in alto: l'unica medaglia azzurra conquistata tra Olimpiadi, Mondiali, Europei, Mondiali Indoor e Europei Indoor, risulta il bronzo (a questo punto un macigno statistico) di Erminio Azzaro ai Campionati Europei di Atene 1969, con la misura di 2,17. Una medaglia in 120 anni di storia dell'atletica (togliendo i Giochi del Mediterraneo e la Coppa Europa se me lo consentite, dove comunque Andrea Bettinelli vinse l'edizione del 2007 a Milano con 2,30). Non molto, diciamocelo. Volete vedere? Alle Olimpiadi il miglior risultato è stato il posto di Giacomo Crosa (proprio il giornalista...) a Città del Messico '76 e di Rodolfo Bergamo a Montreal '76 (12 finalisti totali). Ai mondiali il di Nicola Ciotti a Helsinki '05 (e solo 3 finalisti). Agli Europei il citato bronzo di Azzaro e poi viene il posto di Talotti a Monaco '02. Ai mondiali indoor il rango di Giulio Ciotti a Mosca '06. Infine 3 quarti posti nella manifestazione più abbordabile, ovvero i campionati europei indoor: Massimo Di Giorgio a Budapest '83, Fabrizio Borellini a Budapest '88 e Filippo Campioli a Torino '09. 
E questo nonostante si siano comunque succedute nidiate di ottimi e fenomenali atleti che, arrivati vicini alle porte del paradiso, si sono visti tutti, irrimediabilmente, sciogliersi le ali e precipitare a terra. Eppure si è assistito a stagioni con diversi atleti italiani sopra i 2,20 ma che nonostante questo, non hanno mai prodotto l'eccezione "statistica", visto l'altissimo livellamento verso il basso (ma a quote elevate). Vista in maniera diversa: va da sè che i campioni è più facile trovarli se la base statistica è ampia: il salto in alto maschile italiano ha trovato l'ampia base statistica, ma non ha mai trovato il super-atleta. Chissà perchè. 

Torniamo a Chesani, uno di coloro che potrebbe interrompere questa maledizione, e al suo 2,31. E' implicito che detto quanto trovate qui sopra, la "storia" del salto in alto maschile italiano la scrivano i primatisti e i vincitori di titoli italiani. Oppure chi ha superato i 2,30. Dopo il 2,33 indoor Chesani aveva raggiunto quella specie di salto tabù di Marcello Benvenuti saltato a Verona il 12 settembre del 1989. Salto che rimane ancora quale record italiano outdoor. Chesani, stranamente, all'aperto non aveva ancora saltato, prima di questo 1 giugno, un risultato superiore ai 2,30, essendosi in precedenza fermato a 2,28 ad Orvieto e Torino nel 2011. Aggiorno quindi la lista all-time dei salti di Silvano Chesani, che già avevo proposto qualche mese fa in seguito al record italiano indoor. La lista comprende anche i salti ancillari:
  • 2,33 - Ancona - 17/02/2013 (indoor)
  • 2,31 - Ancona - 26/02/2012 (indoor)
  • 2,31 - Modena - 01/06/2013 (outdoor)
  • 2,29 - Ancona - 17/02/2013 (indoor-ancillare)
  • 2,29 - Ancona - 26/02/2013 (indoor-ancillare)
  • 2,28 - Orvieto - 22/05/2011 (outdoor)
  • 2,28 - Torino - 26/06/2011 (outdoor)
  • 2,28 - Banska - 06702/2013 (indoor)
Salgono invece a 23 le salti di italiani sopra i 2,30 all'aperto, per un totale (contando le indoor) di 40 gare in cui un italiano è riuscito a saltare oltre la soglia di eccellenza. Questa la classifica delle gare oltre i 2,30 (sia all'aperto che indoor) da parte degli italiani. Silvano Chesani scala una posizione, pareggiando Fillipo Campioli a quota 3. :
  1. 9 volte - Andrea Bettinelli
  2. 8 volte - Nicola Ciotti
  3. 6 volte - Alessandro Talotti
  4. 4 volte - Giulio Ciotti
  5. 3 volte - Filippo Campioli - Silvano Chesani
  6. 2 volte - Gianmarco Tamberi
  7. 1 volta - Marcello Benvenuti - Luca Toso - Massimo Di Giorgio - Roberto Ferrari - Fabrizio Borellini
Se contiamo invece anche i salti ancillari, Marcello Benvenuti nella famosa progressione di Verona saltò 2,30 alla prima. Quel 2,30 dovrebbe essere l'unico salto ancillare saltato da un italiano sopra i 2,30 (poi saltò, com'è arcinoto, 2,33). Di conseguenza i salti sopra i 2,30 in realtà sarebbero 41. Se qualcuno sa altro delle progressioni (ovvero se sono noti altri salti ancillari oltre i 2,30) o vuole correggere, mi dica. Sono curioso. 

18/02/13

... e il terzo record di Chesani

Chesani e Ciotti - G. Colombo/Fidal
Tre record italiani in un giorno. Quante volte è successo? Non è dato di sapere, e questa cosa mi manda in bestia. Non esistono cronologie dei record italiani indoor in circolazione da poter sviscerare come gli aruspici facevano con le interiora degli animali sacrificali e così dire: non è mai successo! Ma c'è davvero qualcuno che può ricostruire altre evidenze statistiche del genere, anche all'aperto? Mi sa di no, temo. L'ultimo record di cui non ho ancora parlato è così il clamoroso 2,33 di Silvano Chesani, poliziotto trentino che ha cancellato dalla lista dei record (non dalla cronologia, perchè sembra non esistere) Alessandro Talotti, che aveva il famoso 2,32 di Glasgow del 2005 e nel frattempo diventato consigliere federale. Purtroppo il fatto di ottenere 3 records-in-a-row nel giro di pochi minuti, ha tolto ad ognuno di essi il giusto lustro che la singolarità avrebbe consegnato. La grandezza del gesto di Chesani sta in un dato: in Italia solo Marcello Benvenuti a Verona il 12 settembre del 1989 saltò così in alto. Chesani, stranamente, all'aperto non ha ancora totalizzato un risultato superiore ai 2,30, essendosi fermato a 2,28 ad Orvieto e Torino nel 2011. C'è da dire che quest'anno quello stesso 2,28 era stato raggiunto anche a Banska Bystrica l'8 febbraio. Naturalmente Chesani è passato alla storia attraverso la cronaca, ovvero dopo il clamoroso 2,31 dell'anno scorso (minimo olimpico) e la successiva mancata convocazione per Londra. Dopo quel risultato, è giusto ammetterlo, Chesani subì una clamorosa flessione, probabilmente data da una preparazione estrema in vista dell'Olimpiade, tanto che il suo miglior risultato all'aperto della scorsa stagione fu il 2,22 di Bressanone. Ad Ancona, questa domenica, Chesani non solo ha ottenuto il primato italiano (con un sontuoso 2,33) ma anche il suo terzo salto di sempre, ovvero quel 2,29 necessario per battere un Fassinotti davvero da grande manifestazione. Stessa misura prodromica al 2,31 dell'anno scorso, quasi che fosse la porta d'accesso ai salti oltre i 2,30. Ricapitolando, compresi i salti ancillari, questa è la classifica dei migliori salti di Chesani in carriera:
  • 2,33 - Ancona - 17/02/2013 (indoor)
  • 2,31 - Ancona - 26/02/2012 (indoor)
  • 2,29 - Ancona - 17/02/2013 (indoor-ancillare)
  • 2,29 - Ancona - 26/02/2013 (indoor-ancillare)
  • 2,28 - Orvieto - 22/05/2011 (outdoor)
  • 2,28 - Torino - 26/06/2011 (outdoor)
  • 2,28 - Banska - 06702/2013 (indoor)
Il salto di Chesani ha rappresentato il 17° risultato oltre i 2,30 da parte di un azzurro al coperto (non penso che esistano salti ancillari da parte di nessun italiano sopra i 2,30). Sono 22 le prove sopra la medesima misura, per un totale di 39 gare di italiani sopra la soglia di eccellenza. Questa la classifica delle gare oltre i 2,30 (sia all'apeto che indoor) da parte degli italiani:
  1. 9 volte - Andrea Bettinelli
  2. 8 volte - Nicola Ciotti
  3. 6 volte - Alessandro Talotti
  4. 4 volte - Giulio Ciotti
  5. 3 volte - Filippo Campioli
  6. 2 volte - Silvano Chesani - Gianmarco Tamberi
  7. 1 volta - Marcello Benvenuti - Luca Toso - Massimo Di Giorgio - Roberto Ferrari - Fabrizio Borellini
Sarebbe stato bello sapere la progressione del record di Marcello Benvenuti, visto che, volenti o nolenti, più alto di lui ancora nessuno è arrivato. E sono passati quasi 24 anni. Tornanto a Chesani, nelle graduatorie mondiali risulta attualmente al 5° posto in una classifica colonizzata da Moutaz Essa Barshim e dal russo Aleksey Dmitrik

09/02/13

Tamberi, Chesani e Gibilisco: risvolti statistici dei nuovi 3 promossi

E' continuata anche questa settimana l'ondata azzurra atletica di questa stagione indoor. L'exploit infrasettimanale è stato sicuramente il 2,30 di Gianmarco Tamberi a Banska Bystrika (in Slovacchia), che, dopo due settimane di rodaggio (era partito da 2,18, ricordate?) è finalmente esploso nel suo secondo over-2,30 di carriera. Il suo Pb rimane il 2,31 di Bressanone dell'anno scorso, a 2 centimetri dalla Maledizione di Marcello Benvenuti, che dal 1989 è rimasto assiso sul trono più alto della specialità con 2,33 nonostante, penso, sia stato il record che negli anni ha trovato più interpreti capaci di valerlo. Ma record è quando record lo si fa, direbbe Forrest Gump. Nella progressione di Tamberi, mi preme sottolineare alcuni aspetti: la sua serie è stata: 2,15, 2,20, 2,23 alla terza, 2,26, 2,28 e 2,30. Ebbene, già il salto a 2,26 rappresentava il suo PB indoor (aveva 2,24). Considerando anche i salti ancillari della gara di Bressanone (la sua migliore in carriera), quel salto rappresentava già il suo 3° salto di sempre al pari del medesimo risultato ottenuto a Misano Adriatico ai campionati italiani promesse. Infatti a Bressanone saltò prima del 2,31, un 2,28. Il successivo 2,28 si è quindi collocato al secondo posto al pari del citato salto alto-atesino. E quindi il 2,30, secondo salto di sempre, record personale triturato, e in una sola gara riscritta tutta la personal-jerarchy dei migliori salti di sempre (ancillari inclusi) che dovrebbe essere più o meno così (indoor ed outdoor incluse):
  1. 2,31 - Bressanone - 08/07/2012
  2. 2,30 - Banska - 05/02/2013
  3. 2,28 - Bressanone - 08/07/2012
  4. 2,28 - Banska - 05/02/2013
  5. 2,26 - Misano - 15/06/2012
  6. 2,26 - Banska - 05/02/2013
Naturalmente in ottica nazionale, Tamberi rappresenta l' atleta azzurro ad aver superato i 2,30, impresa riuscita all'incostante Talotti con 2,32 nel 2005, al più redditizio Nicola Ciotti in ben 5 circostanze con un Pb a 2,31; al gemello Giulio nel 2006 nella medesima gara di Hustopcece dove Nicola ottenne il suo 2,31. Ad Andrea Bettinelli, per ben 4 volte oltre i 2,30. Al leggendario Fabrizio Borellini (talento precocissimo), ed a Filippo Campioli, 2 volte oltre la soglia d'eccellenza mondiale. Infine Silvano Chesani, che proprio l'anno scorso ottenne l'inveterato 2,31 minimo olimpico, che però... non gli valse le olimpiadi, come è ben risaputo a chi mi legge. Nella storia dell'atletica indoor azzurra, per 16 volte un italiano ha finito la gara oltre i 2,30. 

Nella stessa gara di Tamberi di Banska, è doveroso ricordare anche il 2,28 di Silvano Chesani, uscito dal vortice depressionario in cui era caduto proprio dopo quel leggendario 2,31 che tanto aveva fatto parlare l'anno scorso. Naturalmente anche questo risultato rappresenta per lui un momento apicale della propria carriera ad oggi, collocandosi di fatto al secondo rango di sempre (proprio dopo il 2,31), al pari di altri 2 risultati analoghi ottenuti nel 2011. Stranamente, ed è questo il motivo per cui la Federazione aresiana non volle convocarlo per le Olimpiadi, dopo una stagione indoor 2012 senza precedenti, all'aperto Silvano non arrivò oltre il 2,22 dei campionati italiani di Bressanone, ovvero 9 centimetri sotto il culmine raggiunto ai campionati italiani indoor di Ancona a febbraio. Probabilmente nel post 2,31, ottenuto il minimo olimpico, l'intento sarà stato quello di pianificare un  picco di forma per agosto, cosa che, come è noto non è stata possibile portare a termine per mancata convocazione olimpica. Mi è sfuggito un particolare: naturalmente sia Chesani che Tamberi hanno già staccato il biglietto per Goteborg. 

Altro biglietto per Goteborg l'ha strappato il redivivo Giuseppe Gibilisco, uscito l'anno scorso dalle cronache molto presto, offuscato parzialmente anche dall'astro nascente Claudio Michel Stecchi, che invero sta un pò faticando a carburare. In attesa di un futuro cambio-generazionale, il vecchio leone siciliano, che non dimentichiamo è stato Campione del Mondo del 2003 del salto con l'asta (già 10 anni??), ha lasciato ancora un graffio, benchè statisticamente i 3 nulli alla misura di entrata negli anni abbiano subito un aumento per lui. 5,55 la sua misura a Pardubice in Cechia, che, vista nell'ottica mondiale dei risultati cui stiamo assistendo, appare come un risultato sufficiente. In realtà il 5,55, che ci crediate o meno, è il 3° risultato di sempre al coperto di Gibilisco (con un Pb indoor di 5,70). Un attimo... il sito della Fidal non è per nulla aggiornato. In realtà il Pb indoor di Gibilisco è 5,81 a Donetsk nel 2004. e quello di Pardubice è il suo 17° risultato di sempre... avevo dimenticato che prima del 2005 per la Fidal è buio completo. Comunque, ora sarà curioso vedere la sfida tra i nuovi astisti (alla fine, non molti) e i vecchi (Gibi e Rubbiani in pole). 

22/05/11

Silvano Chesani a 2.28

(di Sasuke) Ottimi i risultati del 2° Memorial Coscioni tenutosi oggi ad Orvieto in Umbria. Vari gli azzurri protagonisti, ma il risultato di maggior livello è sicuramente il 2.28 azzeccato dal poliziotto Silvano Chesani, che strappa così il minimo B per i mondiali di Daegu (difficile che altri riescano nell'impresa, salvo forse Fassinotti, e quasi impossibile che qualche italiano riesca a superare 2.31). Fatto sta che Chesani è così, stando alle liste IAAF dove nemmeno compare (ma ha già saltato sia 2.23 che 2.26) è decimo al mondo e secondo in Europa.
Di seguito, ecco come è andata:

110 metri ostacoli - Uomini: Tra gli uomini, rientro nella gara junior per Ivan Mach di Palmstein. Dopo un lungo periodo senza gare il ragazzo è comunque capace di vincere (14.05) battendo con lo stesso tempo Hassane Fofana. Niente da segnalare dalla gara assoluta, con nessuno capace di fare meglio di 14.42.

100 metri ostacoli - Donne: Ottimi risultati, con la campionessa italiana all'aperto Marzia Caravelli che si impone con 13.23 su Veronica Borsi (13.28, PB), la giovane Giulia Pennella (13.48) e la specialista dell'eptathlon Francesca Doveri (13.68).
100 metri - Uomini: Risultati non eccezionali dai 100 metri, malgrado il vento talvolta a favore. Vince Simone Collio (10.58) su Marco Torrieri e Giovanni Galbieri (10.82 e 10.85). Interessante segnalare come il forte cadetto Filippo Pecchioli abbia vinto una serie assoluti, con 11.27. E qui si può aprire una parentesi: sarebbe giusto lasciar gareggiare gli atleti particolarmente forti e quindi ''limitati'' dalla loro categoria con gli assoluti di metodo, come avviene in altri paesi europei, o è meglio che si limiti ad eccezioni come questa? Varie posizioni sulla vicenda, io comunque trovo che concedere queste occasioni sia già una bella cosa.

100 metri - Donne: Molto bene l'ostacolista Veronica Borsi (11.75) che coglie il miglior tempo nella quarta serie. La prima serie è comunque la migliore, con Giulia Arcioni (11.84) davanti a Ilenia Draisci (11.91), Jessica Paoletta (11.96) e Audrey Alloh (solo 11.98, visto che aveva già corso sul piede degli 11.60 a Rovereto).

200 metri - Uomini: Prestazione non eccezionale per Roberto Donati, che corre in 21.68 dietro a Alessandro Cavallaro (21.48). Dietro di loro una promessa, Valerio Rosichini, e uno junior, Alberto Rontini con 21.69. Mi auguro che la Fidal ci pensi due volte prima di riproporre la famosa staffetta di Barcellona al Golden Gala...

200 metri - Donne: Bene, per una volta, Tiziana Grasso che si impone su Maria Enrica Spacca, alla presa con il mezzo giro di pista. Con -0.8 di vento, la favorita di Di Mulo vince in 24.22 sulla Spacca (24.31).

400 metri - Uomini: Pochi risultati interessanti. Da segnalare principalmente il ritorno di Domenico Rao che vince con 48.04.

400 metri - Donne: Ottima prestazione di Chiara Bazzoni, già capace di correre in 53.33 che batte il personale (53.44) e si candida ad essere una delle quattro della staffetta 4x400 anche quest'anno. Dietro di lei, comunque brava, Chiara Natali (54.77).

800 metri - Donne: Vince Elisabetta Artuso (di cui si parlava recentemente) con 2.08.26. Ritirata, anche in questa gara, stando alle classifiche Fidal Benedetta Ceccarelli.

400 metri ostacoli - Uomini e Donne: Buoni risultati tra gli uomini, leggermente peggiori tra le donne. Ritirata la favorita Benedetta Ceccarelli, la vittoria va alla junior Flavia Battaglia (1.00.06) su Marta Tomassetti (1.00.77). Tra gli uomini, affermazione con un tempo di altissimo livello per lo Jose Bencosme capace di un ottimo 50.66 che abbassa il personale di 51.04 dell'anno scorso. Dietro di lui un veterano, 1974, Aramis Diaz Martinez (51.04) e Leonardo Capotosti (51.47).

1500 metri - Uomini: Risultati molto modesti (sopra i 4 minuti) ad eccezione dei due vincitori, i keniani Ezekiel Kemboi Cheboi (3.42.81) e Joseph Boit (3.45.07).

Salto in Alto - Uomini: Gara di alto livello, degna di un campionato italiano. Oltre al già citato Chesani (2.28) si comportano bene anche gli altri, tutti atleti di primo livello. In ordine, al secondo posto Nicola Ciotti (2.24 alla terza prova, si cimenta poi invano sui 2.30), atleta del 1976, quindi Filippo Campioli (altro azzurro di Barcellona, 2.22 e una serie pulita con tre errori solo a 2.26), Andrea Lemmi (2.20, su livelli migliori dell'ultima uscita), Sandro Finesi (2.18) e all'ultimo posto Giulio Ciotti, meno in condizione del fratello (2.12).

Salto in Lungo - Uomini: Gara di ottimo livello, con uno scontro che vede partire subito bene Stefano Dacastello (tornato al lungo, 7.72 e 7.68) che viene superato al quinto turno da Emanuele Formichetti (7.74) ma che vede all'ultimo salto un ottimo 7.85 da parte di Emanuele Catania (1988) che si aggiudica la gara. Non male, visto come in Italia la barriera degli 8 metri sia dura da battere.

Salto con l'asta - Uomini e Donne: Meno brillante la prova dell'asta, che vede le imposizioni di Sergio d'Orio (che l'anno scorso arrivò a 5.40, personale stando alla IAAF, e che qui arrivà a 5.10) e della junior Letizia Marzenta (3.70).

Lancio del Disco - Uomini: Gara modesta, al di sotto dei 60 metri, con Giovanni Faloci che vince con 59.86.

Getto del Peso - Donne: Gara di livello medio-basso, come la specialità in Italia, in via di estinzione almeno quanto il mezzofondo veloce femminile, dove Elena Carini, una delle migliori, arriva a 15.45.

09/05/11

Meeting di Trento: Chesani 2,26 nell'alto - 75,52 nel giavellotto di Bonvecchio - Hooper 11"78 nei 100

(foto Fidalveneto) - A Trento vola il poliziotto Silvano Chesani nell'alto. Addirittura 2,26, miglior prestazione italiana dell'anno, che migliora il già suo National Seasonal Best (si può dire) 2,23 di Modena. Nella velocità, mannaggia a loro, non ci sono i dati del vento: guardando i risultati del salto in lungo, dove invece è presente il dato anemometrico, ci sono state folate anche di 4 metri... in mezzo ad altre "regolari" naturalmente. Poi c'è da dire che chissà come, i dati del vento spuntano da qualche parte. Diciamo che non tutti sanno usare il Sigma nel pieno delle sue potenzialità (alcuni, come in Sicilia o altre regione, non lo usano proprio). Tutto questo per dire che Davide Deimichei ha corso in un tonante 10"50, che è il miglior risultato italiano dell'anno (ma è nelle sue possibilità, visto che ha corso un 10"56 con 2,1 una settimana fa). Dietro di lui la "speranza", il 400ista Marco Lorenzi (1993) con 10"71 che ha avuto l'onore di mettersi alle spalle il carabiniere Alessandro Rocco. 800 di spessore: Abdulaye Wagne segna un clamoroso 1'48"77, e batte l'azzurrabile Lukas Riffeser (1'49"28). Nel peso il 39enne Marco Dodoni lancia 17,46, anche se nei lanci il risultatone è quello di Norbert Bonvecchio: 75,52. Seconda prestazione italiana dell'anno, dietro al over-77 di Leonardo Gottardo. E quel che più conta primato personale! 
Nei 100 femminili, Gloria Hooper (1992) infila l'11"78: primato personale. E che primato! Fino ad oggi solo Audrey Alloh aveva fatto meglio con 11"65. Poi c'è la nigeriana (con speranze di italianizzazione) Ekeh con 11"73 (a Pavia ieri). Le statistiche le devono ancora aggiornare quelli della Fidal: certo che dopo un mese di attività, se solo due atlete italiane sono scese sotto i 12", c'è proprio spazio per tutti in questa specialità. E Di Mulo lo sa, tanto che tende a privarsene per scegliere quelle sopra i 12", che sono molte di più. E' semplicemente un calcolo matematico, no? Brava Francesca Endrizzi (1983) nei 400: 55"37, mentre sorprende negli 800 sempre più la... mmm... si offende se la chiamiamo "master" noi "master"?... Maria Vittoria Fontanesi (1974) 2'06"14, cioè la miglior prestazione italiana dell'anno con anni di luce sul resto della truppa (ma Cusma, Reina e Artuso sono sono ancora entrate nell'arena). Ma vi rendete conto? Le quattro migliori mezzofondiste veloci italiane hanno tutte più di 30 anni, e due più di 35? Poi, sarà solo il meeting di Trento, ma chi vince i 3000 femminili? Un'altra ragazzina del 1974: Francesca Iachemet in 10'31'15. Come si interpretano queste informazioni? Non ci sono più ragazze che hanno voglia di far fatica o si stanno allungando a dismisura le carriere delle atlete, sfociando nelle categorie master? Nel lungo femminili due atlete italiane sopra i 6 metri: di per sè una notizia. Peccato che entrambi i risultati siano ventosi. Laura Strati (1990) 6,19 con 3,0, mentre Elisa Zanei (1984) 6,13 con 2,3.