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17/08/13

Mosca '13: Day VII - chi piange e chi ride - Donato e la maledizione mondiale

Foto G. Colombo/Fidal
100 hs femminili - Marzia ride, Veronica piange - Si comincia subito con Marzia Caravelli, che dopo un cappuccio e una brioche in partenza (0"232 la sua reazione mattutina allo sparo... ovvero circa 6/7 da una partenza "buona") imprime nella storia un bel 13"07 con 0,5 contro di vento. Partendo "normalmente" avrebbe corso uno dei suoi tempi periodici dell'anno (un 13"00 o 13"01). Non sarebbe cambiato molto, visto che passavano ben in 4 e lei era seconda. Male invece Veronica Borsi, che nonostante un infortunio aveva voluto esserci lo stesso: 13"35, e fuori, quando sarebbe bastato un molto più che abbordabile (per lei) 13"23. Marzia prosegue, e adesso si fa davvero dura: probabilmente nemmeno correndo su tempi da record italiano si potrà andare in finale... certo, partendo "reattivamente" qualcosa dovrebbe venir molto meglio. Marzia è la seconda italiana di sempre ad arrivare ad una sermifinale mondiale: la prima e unica fu Patrizia Lombardo a Roma '87. Si fermarono in batteria sia la Tuzzi (per ben 3 volte: Goteborg '95, Stoccarda '93 e Atene '97), la stessa Caravelli a Daegu '11, e naturalmente la Borsi. Solo 4 atlete italiane in 30 anni di mondiali, e solo due di esse in semifinale. La Caravelli, col suo 13"07, stabilisce anche il miglior tempo azzurro di sempre ad un mondiale (precedente il 13"10 di Carla Tuzzi ad Atene '97).

200 maschili - Demonte fugace apparizione - non ha particolarmente inciso la presente di Enrco Demonte nei 200 maschili. Troppo lontana la condizione di quel 20"45 per poter ambire a correre quanto meno la semifinale che si raggiungeva col minimo B, ovvero 20"60. E' comunque difficile correre così veloce con soli 2 risultati all'attivo sub 21". 

Triplo maschile - dalla Caporetto si salva la vedetta lombarda - che mattinata pazzesca. Daniele Greco che si infortuna ancor prima di entrare in trincea, quando ancora è nelle retrovie in attesa di passare alla prima linea. Clamoroso: una delle poche nostre carte da giocare sul tavolo del consesso internazionale, scartata subito. Per fortuna c'è Fabrizio Donato, no? Macchè, Fabrizio incappa in una giornataccia, di quelle che statisticamente posso accadere (dopo parecchi mesi di astinenza agonistica) e il risultato è quello che può succedere a qualunque atleta che non ha seguito i pattern necessari per rendere il massimo. 16,53, 10 centimetri dalla qualificazione, e l'addio ai sogni di medaglia del bronzo olimpico. Ma che vogliamo? Che sia sempre festa? C'è da dire che nella impareggiabile carriera di Donato, nonostante le 5 partecipazioni ai mondiali, il laziale non è mai riuscito ad arrivare in finale. Così dall'ecatombe di sogni, dalla gragnuola di raffiche di mitra del nemico, esce indenne e a sorpresa la vedetta lombarda, Fabrizio Schembri. 16,83 e qualificazione diretta. Uno dei momenti più elevati della sua carriera, nella quale ha avuto la "sfortuna" di coabitare con due mostri sacri come Donato e Greco. Fino al suo salto di 16,83, in finale ad un mondiale c'erano andati solo Dario Badinelli a Roma '87 (11°), e Paolo Camossi due volte, a Siviglia '99 (dove fu 5° con 17,29) e ad Edmonton '01 (11°). 15 le presenze azzurre, e per Schembri si tratta del terzo mondiale. Greco partecipò alla sfortunata spedizione di Berlino, dove tutti e tre gli azzurri uscirono malamente. Nelle 15 partecipazioni mondiali, solo Camossi è riuscito a superare i 17 metri (il già ricordato 17,29). 

4x400 femminile - finalmente una sorpresa positiva - nel bollettino di guerra, finalmente arrivano le notizie positive. Dopo Schembri, che lenisce un minimo le ferite azzurre triplistiche, arriva una bella prova di coraggio della 4x400 femminile, che si guadagna una storica finale della 4x400. Era dal 1999 (Siviglia) che non si correva una finale con il quartetto del miglio femminile. Nel '97 ad Atene si era invece verificata la prima finale italiana della 4x400. Gli split presi elettricamente dicono Bazzoni 52"46, Milani 52"60, Chigbolu 53"68 e Grenot 50"88 (tempi presi sulla linea del traguardo con apposito software di cronometraggio sportivo). C'è da dire che il cambio tra Chigbolu e Grenot è avvenuto 5 metri prima del traguardo, giusto per la precisione. E ora? Ora la finale sarà impresa ardua: si parte dalla 6^ posizione, e il miglior risultato ad un mondiale sono stati due ottavi posti... 

Considerazione dell'ottava giornata - Ma che belli questi mondiali... peccato che nelle gare all'interno dello stadio l'azzurro non vada proprio di moda.

03/06/13

Il record della Borsi e i 15 anni persi dell'ostacolismo italiano

La storia dell'atletica la scrivono i numeri. Non son possibili revisionismi o interpretazioni: esiste solo la fredda verità data da un numero, o meglio, da una successione di numeri. Tempi e misure. Leggiamo il record di 12"76 di Veronica Borsi così: è la quarta italiana di sempre a scendere sotto i 13", dopo Carla Tuzzi e Micol Cattaneo, e dall'anno scorso Marzia Caravelli, che aveva, com'è arcinoto, l'ultimo record italiano di 12"85 a Montgeron. Se contiamo invece le prestazioni sotto i 13", la prestazione della Borsi porta il totale a 6: 2 a testa Tuzzi e Caravelli, e una per Borsi e Cattaneo. Statisticamente la Caravelli è sicuramente l'atleta azzurra che più ha segnato la specialità (così dicono i numeri) vantando ad oggi 6 delle 10 migliori prestazioni all-time, che elenco qui sotto:
  1. 12"76 (0,6) - Veronica Borsi - Orvieto (02/06/2013)
  2. 12"85 (1,8) - Marzia Caravelli - Montgeron (13/05/2012)
  3. 12"96 (-0,1) - Marzia Caravelli - Roma (31/05/2012)
  4. 12"97 (1,1) - Carla Tuzzi - Valencia (12/06/1994)
  5. 12"97 (-0,2) - Carla Tuzzi - Trento (16/06/1994)
  6. 12"98 (-1,3) - Micol Cattaneo - Annecy (22/06/2008)
  7. 13"00 (0,2) - Marzia Caravelli - Cagliari (01/06/2013)
  8. 13"01 (0,7) - Marzia Caravelli - Pergine (23/07/2011)
  9. 13"01 (0,0) - Marzia Caravelli - Arzana (30/07/2011)
  10. 13"01 (0,4) - Marzia Caravelli - Londra (06/08/2012)
Com'è altrettanto arcinoto, la lista all-time dei 110hs è stata devastata nelle ultime 3 stagioni, e due anni solari. 7 dei 10 risultati qui sopra, sono arrivati proprio dal 2011 a al 2013, e naturalmente è logico pensare e tutto sembra far ipotizzare che si fluidificherà ulteriormente. Guardavo la citata lista all-time e mi è venuta in mente questa cosa: cos'è successo all'ostacolismo italiano femminile post-Tuzzi (quindi da metà degli anni '90) e pre-Cattaneo (la prima rondine, diciamocelo, della primavera ostacolista italiana, avvenuta nel 2008). Cioè per 15 anni, cos'è successo all'ostacolismo italiano? Scorrendo la lista si trova la sparata di Margaret Macchiut nel 2006 (13"03), unica mosca bianca di un digiuno quaternario. Non conosco le ragioni, naturalmente, pongo solitamente problemi senza conoscere le risposte. Significativo che in quella stessa lista di sempre compaia all'ottavo posto di sempre Ilena Ongar, che a metà degli anni '70 correva in 13"24. Mi immagino cioè una curva prestativa che non ha seguito il suo corso, che si è interrotta forse troppe volte, e che ha lasciato questa branca dell'atletica femminile scoperta per troppi anni. Non per nulla a chi me lo chiede (in pochi invero...) suggerisco sempre di gettare a capofitto le proprie figlie in cerca di uno sport a fare ostacoli. 

Secondo il ranking dei Paesi di All-Athletics, oggi i 100hs femminili italiani rappresentano la seconda forza europea dietro la Russia (ma di un soffio... l'Italia sembra aver messo comunque la freccia dopo l'ultima infornata di risultati) e la quarta mondiale, dietro agli USA e il Canada, ma davanti all'Australia di quella aliena là che ben conoscete. Naturalmente il ranking si costruiscono sulle prime tre atlete, quindi sulla creme del movimento. 

Altra riflessione: Veronica Borsi, l'italiana più veloce di sempre sugli ostacoli "alti", si colloca al 69° posto di sempre delle liste europee, con la 631° prestazione, insieme a Nina Derbina, Xenia Siska, Julie Baumann e Nicole Ramalalanirina. Ci sono rimasto un pò, perchè la prestazione alle nostre latitudini pare qualche cosa di mostruoso, mentre sul piano storico sembra rivelare quel famoso gap generazionale. Certo, se poi andiamo a leggere le interpreti autrici di quelle 630 prestazioni, trovi dei veri e propria Frankenstein dell'atletica, costruite pezzo per pezzo negli arsenali militari oltrecortina o imballate all'Area 51, accanto agli alieni antropomorfi portati di nascosto dai campi di grano di Rosswell. Comunque cosa vuol dire 12"76? Sembra il classico tempo da correre in una semifinale di qualcosa di molto importante, come successe infatti a Tatyana Dektyarova ai mondiali di Daegu '11 (3^ in semifinale, la stessa battuta al Terra Sarda dalla Caravelli) o Susanna Kallur agli Europei di Goteborg '06. Andando più indietro negli anni, a Bettine Jahn alle semifinali dei mondiali di Helsinki '83, o a Yordanka Donkova nelle semifinali di Roma '83... devo continuare? Insomma, ci siamo capiti: 12"76 è lo Stargate che porta al Paradiso. Ma lo Stargate ha i suoi tempi in cui attivarlo, e ora andrà attivato al momento giusto e al posto giusto. 

Chiudo con una riflessione mia personale: non posso far a meno di pensare al "prima", così come successo con Emanuele Abate durante la stagione indoor (e l'esplosione di Dal Molin). Ora non posso non ricordare la presenza (compare pure nelle foto di Orvieto) di Marzia Caravelli. Marzia ha corso in 13"00 e 13"06 nel giro di un paio di giorni, cioè tempi comunque incastonati nella storia dell'ostacolismo italiano, e che adesso passano necessariamente in secondo piano, benchè piccole pietre miliari. Ora quella rabbia (da atleta non posso non pensare che sorga spontaneo uno spirito di rivalsa immediato), speriamo venga incanalato pacatamente in un meccanismo così delicato come una gara ad ostacoli alti ma corti. Alla fine Marzia è praticamente ai livelli dell'anno scorso. Si preannuncia una calda estate (in attesa di quella vera) di ostacolismo, anche con la pungolatura della Cattaneo, anche lei messasi in scia in fondo al rettifilo prima della chicane. 

02/02/13

Orgia azzurra: ma da domani sciopero

R. Bruni - foto Fidal.it
Penso che se mi avessero pagato per scrivere, non avrei scritto così tanto. Ma domani mi prendo un giorno di riposo e me ne vò ad Ancona a correre, e cascasse il mondo, domani non scrivo nulla... se ci riesco. Troppe cose successe oggi, tanto da farmi sbottare ad un tratto (dopo quel domino di risultati che sono piovuti dall'Europa) che "Giomi mi sembra l'Arrigo Sacchi dei Mondiali del '94". Quelli per intenderci dove tutto si aggiustò grazie alla Dea Fortuna sulla strada verso la finale col Brasile, ma che, purtroppo, si voltò proprio sulla curva finale, visto che Roby Baggio sparò sul tetto dello stadio di Pasadena il rigore maledetto. Di Tumi ne ho ampiamente parlato (prossimamente potrebbe pure assumermi come PR) con annessa vetrina dei sub-6"60 della storia dell'atletica azzurra, che trovate nella sezione "news". Peccato che le statistiche fornite dalla Fidal siano un pizzico asfittiche da questo punto di vista, fornendo solo la punta dell'iceberg di quello che potrebbe essere, e invece non è. Michael Tumi, quindi, nuovo record italiano sui 60 metri con 6"59, a Magglingen, e prima pagina dedicata del settimanale "Blu-Sky-Athletics" che non esiste chiaramente, ma dovrebbe, visto che più passa il tempo, più i media che parlano di atletica diminuiscono esponenzialmente. 

Bruni record nell'asta - Si va a Fermo, e troviamo il secondo record italiano di giornata. Roberta Bruni, la P!nk mora dell'asta italiana, che entra a piè pari nella storia assoluta dell'asta italiana, saltando 4,51 e relegando Anna Giordano Bruno nella cronologia storica della specialità. Anna Giordano Bruno, ricordiamolo, che aveva saltato 4,50 ad Udine nel 2010 e che aveva migliorato tre volte il record italiano indoor nel corso della propria blasonata carriera, finita troppo presto, purtroppo. Ma la vita non è solo atletica, giustamente, e c'è chi deve seguire la propria strada fuori da una pedana e da una pista. P!nk Bruni diventa così la nuova capostipite dell'astismo femminile italiano, che, stranamente, raramente ha vissuto di dualismi, lasciando sempre campo libero a rotazione alle migliori atlete. 

The Three Tenors dei 60hs femminili: Caravelli, Borsi e Cattaneo - in una giornata così densa di informazioni, risulta di incredibile qualità l'innalzamento dell'ostacolismo femminile italiano, di cui sto parlando insistimente da ormai diversi mesi. Marzia Caravelli sciabola il Pb sul verde linoleum dei record di Magglingen: 8"03 dopo una batteria corsa in 8"11. Micol Cattaneo a Karlsruhe 8"09 in finale, addirittura seconda in un meeting internazionale, dopo l'8"13 delle batterie. E poi Veronica Borsi, che a Mondeville ha sparato un 8"06 mirabolante (dopo un 8"12 corso in batteria). Fermiamoci tutti un attimo: in una giornata, ed in giro per l'Europa, si è di fatto riscritta la piccola storia dei 60hs femminili italiani. Marzia Caravelli si posiziona con un più "regolare" 8"03 al terzo posto di sempre (visto con gli occhi di oggi, quel 7"97 di Carla Tuzzi rimane davvero un'impresa grandiosa), anche perchè, incredibilmente, qualcuno in Fidal e testardamente ha voluto certificare l'8"04 (corso sub judice) ma per il quale ci fu squalifica, venendo smentiti anche a livello internazionale. Per fortuna è stata cancellata anche questa onta della vecchia gestione. O si rimangiavano la squalifica per la falsa (che a mio parere non era dovuta, vista anche la circolare chiarificatrice della IAAF in relazione a chi si muove sui blocchi prima dello sparo) o cancellavano il record. Hanno tenuto tutti e due. Amen... per fortuna c'è Marzia, vittima d'allora e oggi carnefice di tutta quella vicenda. Scordamoce O' Passato. Intanto, zitta-zitta, la Borsi mette la freccia e dal settimo rango di sempre, si issa al 4° posto, mentre la Cattaneo rimane ancorata al secondo posto, anche se aggiunge un cammeo alla sua carriera, che ormai lo possiamo dire, ha ripreso dal punto-e-virgola di quando fu costretta a sospendere l'attività. 

Dal Molishon scende ancora 7"64 - Paolo Oliver Dal Molishon riscrive ancora, per l'ennesima volta la sua personale storia con i 60hs. Aveva 7"68? Eccoci... e allora becchiamoci un 7"64 in batteria a Karlsruhe, a 7 centesimi dalla bandiera ficcata da Emanuele Abate in cima alla vetta azzurra della specialità. In finale corre la sua seconda prestazione di sempre: 7"66, prestazione che  mi è capitata pure di vedere in diretta. Un macellaio di ostacoli! 7"66 è davvero tempo bugiardo, e chissà se gli riuscisse di sfiorare quegli ostacoli come un cesellatore di diamanti De Beers, piuttosto di fare il tritacarne. Comunque, c'è!

Greco, secondo al mondo: 17,07 -  in questa orgia di risultati, mi scuso con Greco se ricordo che il suo risultato è secondo al mondo dietro al risultato di Marian Oprea. 17,07, ad Ancona, che è il suo terzo risultato di sempre (con un 17,28 là davanti). 

Anche la Magnani alla festa: 4'13"17 e 5^ all-time - Margherita Magnani, sempre a Karlsruhe, che arriva 4^ e mette il 5° posto di sempre nelle graduatorie italiane. Di sicuro la mezzofondista più in forma del momento. 

Degli altri (Chiara Rosa, Cerutti & Collio, Julaika Nicoletti, Audrey Alloh, Elisa Cusma & Marta Milani, Abdellah Haidane & Maksym Obrubansky) rimando alla prossima uscita. Mò basta per oggi, davvero troppo. Per domani scendo in sciopero e me ne vò ad Ancona ad immolare l'anima al Dio Kronos, sperando sia magnanimo. 

14/01/13

QueenItaly II: Caravelli a Goteborg - ma la Borsi si avvicina - Oliver Dal Molin tre bombe dalla Germania

Paolo Dal Molin - foto Colombo/Fidal

E uno: Marzia Caravelli è così la prima atleta azzurra a strappare (forse) il biglietto per Goteborg. Il "forse" è legato alle strane frasi sibilline contenute come da tradizione che si pensava abbandonata nei "criteri" di partecipazione proposti dalla Fidal per gli Europei Indoor. Infatti, sembra che il conseguimento del minimo sia ancora una volta sottoposto ad una valutazione da parte di terzi, benchè si sia sentito per tutta la campagna elettorale proferire esattamente il contrario. Van bene le convocazioni dirette dei campioni italiani indoor (altrochè)  me risulta ancora inspiegabile la chiosa finale che fa venir in mente i fantasmi che avevano decretato (probabilmente) la dipartita del vecchio mandato. Comunque, a Casal del Marmo 8"10 il crono che le vale (le varrebbe) al centesimo il biglietto per la Svezia, corroborato da un 8"12 in batteria. Finita qui? Macchè: la Caravelli, in corsa per il premio Stachanov dello Sportflex, ha visto bene di cimentarsi con ottimi risultati pure nei 60 metri, dove ha ottenuto ottimi riscontri, sia in finale che in batteria (7"54 e 7"53). Il suo personale score di gare nel giro di 8 giorni sale così a 7! Qualcuno la imbrigli! Scherzo naturalmente... Nella stessa finale dei 60 si rivede già su ottimi crono la maturata Audrey Alloh che si accomoda a 5 cent dal personale e 4 dal minimo europeo: 7"38 contro il 7"33 ereditato della precedente stagione. Attualmente la miglior sprinter azzurra, anche perchè ha regolato altre pretendenti a quella leadership dello sprint femminile che da qualche stagione risulta assai mutabile (Ilenia Draisci, 7"49 e 7"55Aurora Salvagno, brava a correre in 7"47 e 7"48...).
Da Saarbrucken Paolo Oliver Dal Molin, piazza anche lui tre cannonate nel giro di un pomeriggio, impressionando soprattutto nello sprint breve. 7"77 sui 60hs (minimo a 7"70, lo ricordo, e a pochi cent dal personale di 7"72 come si ricorda sul sito della Fidal), ma soprattutto 6"74 e 6"71 nei 60 metri, ovvero tempi con cui negli anni passati si è vinto pure il titolo italiano della specialità. Diciamo che la velocità c'è... ora manca il super-tempone negli ostacoli e poi alla via così, verso lo sfidone contro il chierico degli ostacoli, Abate.
Si torna in Italia. Caravelli chiama, Veronica Borsi risponde. E risponde alla grande, con un'analoga sfida alla distanza su 60hs e 60 metri ad Ancona, anche se dilazionati in due giornate. Sui 60 arriva addirittura il PB (7"47 e 7"49) per una Borsi che ho visto (da alcune foto) parecchio tirata. Il giorno successivo negli ostacoli arriva così, come per logica conseguenza, il personale sugli ostacoli: 8"16 e 8"18, PB di due centesimi e la lista all-time ora si fa più stretta, visto che la Macchiut dista "soli" due centesimi: lì c'è il sesto posto. A 8"13 è invece la Pennella. E ora sarà davvero un appuntamento da non perdere il campionato italiano, posto che mancano all'appello le altre due possibili, nonchè probabili avversarie, Micol Cattaneo e Giulia Pennella (quest'ultima sempre molto aggressiva al coperto, rispetto alle prestazioni outdoor). Oh, speriamo che quest'anno non vi siano cose strane sullo strart... nel senso: la regola è stata "interpretata" finalmente nero-su-bianco dal Council della IAAF, come già del resto si sarebbe dovuto desumere da quanto era stato scritto con la norma originaria, in merito al movimento degli atleti sui blocchi, e che già con un articolo scritto da una nostra collaboratrice (Dean) avevamo ben spiegato. Non si prendano le stesse cantonate di allora, e soprattutto non si cada ancora nel ridicolo con decisioni ex post di squalifiche non complete, risultati dati e non dati, gare falsate... chi ci rimette di tutta questa ignoranza delle norme sono in prima persona gli atleti, che nel caso specifico, non avevano nemmeno torto. Amen.
Rimango sugli ostacoli che, con alcuni salti (alto e triplo) rappresentano in questo momento i prodotti di punta del Made in Italy atletico. Giovanni Mantovani ad Ancona si costruisce in due run il primato personale portandolo prima a 7"84 dopo averlo abbassato inizialmente a 7"93. Anche quella che potrebbe essere la finale maschile dei 60hs comincia a presentare un campo di partenti per i quali potrebbero non esserci "lunghezze" di distanza tra i primi e gli altri. Meglio così. Decisamente.
Dai salti arriva il volo a vela di Stefano Tremigliozzi: 7,86 è un gran salto di questi tempi... a soli 4 centimetri dal suo PB indoor di due anni fa. Ma del resto lo aveva già preventivato alla stampa che valeva tanto in questo periodo... e così è stato. Nella sua scia Kevin Ojiaku, che si inabissa nella sabbia a 7,72, nuovo prestigioso record personale. 

10/01/13

Queenworld: i pimo temporale arriva dalla Russia

Nella carrellata della prima settimana di gare indoor femminili, non si segnalano grandissime prestazioni, anche perchè la stagione è proprio agli albori. Segnalo comunque l'impressionante miglioramento nel triplo della russa Irina Gumenyuk, (classe '88) salita a 14,48 a San Pietroburgo, di gran lunga il suo nuovo personale (vantava un 14,24 indoor dell'anno scorso e un 14,14 all'aperto nella Gardaland dell'atletica russa, ovvero Cheboksary). Gran 2000 sempre in Russia, sotto gli Urali, ad Ektarinburg: 5'44"08 per Svetlana Kireyeva (seguita a poca distanza da un paio di connazionali). Nel mezzofondo veloce riflettori e palcoscenico (dopo solo un weekend di gare, naturalmente) per Anzhelika Shevchenko: già 2'04"33 sugli 800 ma soprattutto 4'11"22 sui 1500 (entrambi i risultati stabiliti a San Pietroburgo). Nell'alto, a Celyabinsk, giusto ieri, l'armata rossa mette già due atlete sopra l'1,90, ovvero la "nuova" Oksana Starostina (1,91, nuovo PB, a 1 cm da quello assoluto), e la più talentuosa Marya Kuchina (stessa misura e vittoria della gara), classe '93, con un personale di 1,97 del 2011 (a 17 anni), bronzo dietro la Trost a Barcellona l'anno scorso ai mondiali junior (nella foto insieme dopo la conclusione della gara), argento nel 2009 ai mondiali allievi a Bressanone e Campionessa Europea junior a Tallin nel 2011: una predestinata, visto che si tratta di russi. Nei 60hs la leadership mondiale è al momento in mano... anzi, nei piedi, di Marzia Caravelli con il famoso 8"12. Già da questo fine settimana dovrebbe partire i primi Pershing e Cruise... li vedremo!

60 metri

7.361.1.Montell DOUGLAS86GBRF11.Lee Valley (GBR)06.011113
7.382.2.Nadezhda PALEYEVA85RUSF1.Yekaterinburg (RUS)07.011107

800 metri

2:04.331.1.Anzhelika SHEVCHENKO87UKRF1.St. Petersburg (RUS)06.011109
2:07.092.2.Polina DONTSOVA89RUSF2.St. Petersburg (RUS)06.011066

1500 metri

4:11.221.1.Anzhelika SHEVCHENKO87UKRF1.St. Petersburg (RUS)05.011138
4:19.312.2.Claire TARPLEE88IRLF1.Sheffield (GBR)06.011075

2000 metri

5:44.081.1.Svetlana KIREYEVA87RUSF1.Yekaterinburg (RUS)07.011140
5:46.362.2.Yelena SOBOLEVA82RUSF2.Yekaterinburg (RUS)07.011128
5:48.823.3.Anna SHCHAGINA91RUSF3.Yekaterinburg (RUS)07.011114

60hs

8.121.1.Marzia CARAVELLI81ITAH11.Ancona (ITA)05.011134
8.172.2.Svetlana TOPILINA85RUSF1.Yekaterinburg (RUS)07.011123
8.333.4.Franziska HOFMANN94GERH11.Chemnitz (GER)05.011089

alto

1.911.1.Oksana STAROSTINA88RUSF2.Chelyabinsk (RUS)09.011110
1.911.1.Mariya KUCHINA93RUSF1.Chelyabinsk (RUS)09.011110
1.893.3.Irina ILIYEVA95RUSF3.Chelyabinsk (RUS)09.011090
1.884.4.Yevgeniya KONONOVA89RUSF1.St. Petersburg (RUS)06.011080
1.884.4.Hanne VAN HESSCHE91BELF1.Gent (BEL)06.011080

triplo

14.481.1.Irina GUMENYUK88RUSF1.St. Petersburg (RUS)06.011147
14.192.2.Viktoriya DOLGACHYOVA91RUSF2.St. Petersburg (RUS)06.011116


07/01/13

Il sipario lo apre Marzia Caravelli: 8"12

Aveva finito la stagione con l'inopinata semifinale di Londra '12, comunque la si voglia vedere, l'acme della sua carriera agonistica. Parlo naturalmente di Marzia Caravelli. Carriera di fatto ri-esplosa solo da pochissime stagioni e che, pare, per recuperare il tempo perso, costringa l'atleta friulana a fare gli straordinari. Così come è ormai sua peculiarità, la sua preparazione diventano le gare, e le gare diventano la sua preparazione: visti i risultati, direi che la strada sembra essere quella giusta. La prima impresa dell'anno atletico su pista è naturalmente la sua, così come l'anno scorso. 8"12 ad Ancona ieri, che è a 2 cent dal minimo per gli europei e a 8 dal suo personale... e soprattutto a 15 (7"97) dal record italiano di Carla Tuzzi risalente al 1994. Nella lista all-time, la Caravelli, prima della Tuzzi, ha però ancora davanti (8"02) Micol Cattaneo (tornata prepotentemente in auge l'anno scorso) con la quale le promesse di disfide sono succulente. La Caravelli, poi, si cimenta sui 400: 57"06

Comunque: non male l'esordio di Giovanni Mantovani sui 60hs: 7"94 nella prima run e 7"99 in finale, dove è stato eguagliato dal più navigato Andrea Cocchi (stesso tempo). Al 5 di gennaio il tempo di Mantovani è il World Lead... un pizzico di notorietà effimera almeno per un giorno. 

Forse di estremo spessore il 16,12 nel triplo di Michele Boni, con un salto ancillare a 16,05. E dire che il miglior salto di tutto il 2012 era stato in 16,18 all'aperto... ottimo inizio, direi. 

15/01/12

Caravelli, sfondato il minimo: 8"09! Poi 7"41 sui 60 come la Alloh - Dal Molin 7"87

Super Marzia Caravelli 
Marzia Caravelli passa lo stargate dello standard IAAF abbattendo con un ariete il minimo per i campionati mondiali indoor di Istanbul, ed è così la prima atleta italiana a dover verificare se lo zainetto con le chiodate potrà viaggiare verso la Turchia come bagaglio a mano o dovranno essere invece stivate, facendo pagare alle casse federali la tax. A proposito... come si viaggia con Air-Fidal in mezzo alle elefantiache delegazioni che fanno parte della comitive? Stretti? A Casal Del Marmo, la friulana del Cus Cagliari, si disegna un altro pezzetto di notorietà diventando, almeno nella mia personale considerazione, la migliore atleta azzurra del momento, considerata l'età in cui è arrivata alla notorietà, l'esclusione dai gruppi militari (di cui non conosco ancora le dinamiche o la volontà stessa dell'atleta, se ancora incredibilmente non sono ancora riusciti a tesserarla... e nei gruppi sportivi militari negli ultimi anni abbiamo visto qualche atleta che non avrebbe meritato) e soprattutto il fatto che la Caravelli è una di quelle atlete e di quegli atleti, che strappa gli allenamenti ai doveri della vita quotidiana, al fatto di dover andare necessariamente a lavorare ed 
avere i ritmi che poco hanno a che fare con l'atletica di vertice.

Ma bando alle ciance: stando agli orari presenti sui referti virtuali del Sigma, Marzia inizia nell'impianto di Casal Del Marmo alle ore 14:45 zulu con le batterie dei 60hs: ed è subito boom! 8"18 alla prima e minimo per Istanbul. Pratica archiviata? Finito qui? Come direbbe Dan Peterson... "mamma butta la pasta?". Macchè, è solo l'inizio di un pomeriggio pazzesco. Passano tre-quarti d'ora, ed è ora della finale: sono le 15:33. La Caravelli decide di fare l'esosa: 8"09, primato personale, terza prestazione italiana all-time (dietro Tuzzi-Cattaneo e davanti a Bosco-Pennella-Macchiut, che la precedevano fino alle 15:32), e, udite-udite, terzo tempo (ad'ora) al mondo, ad un solo centesimo dalla avvenente Lolo Jones e due da Brianna Rollins. Poi magari nella serata scenderà qualche posizione, ma insomma... era bello scriverlo. Già ad adesso il racconto sarebbe perfetto, ma non è finita. Alle 16:55 inizia l'ipnotico walzer tra Marzia Caravelli e Audrey Alloh sui 60 piani, danzato sul piedino dei millesimi. In batteria la Alloh fucila il suo 4° tempo di sempre: 7"48. Gli risponde tre minuti dopo la Caravelli: 7"48. Personale (praticamente il 7° o l'8° in una settimana). Fa parte della disfida Jessica Paoletta, che in batteria arriva a 7"52, 4 cent dal pesonale. Alle 18:53 l'apoteosi: vince una rinnovata Alloh con 7"41 (personale) davanti ad una sempre più sorprendente Marzia Caravelli con lo stesso tempo e Jessica Paoletta con 7"53. Incredibile al Cibali. Ora si aspettano solo gli aggiornamenti delle liste mondiali per poter riflettere con un pò di pace meditativa su come girano le cose. Ottima Alloh, stupefacente Caravelli. Mi vengono in mente una serie di atleti di cui si è detto molto in questi anni, e ci si è fermati sempre ai "relata". Finalmente qualcuno che corre prima di parlare. 

Ci si sposta di qualche centinaia di chilometri a nord, e si va ad Hanau, in Germania. Stavolta il protagonista è Paolo Dal Molin, ostacolista in grandissima crescita e dai mezzi fisici da wide receiver. Sentendo le persone che gli stanno vicine, sembra che da un momento all'altro ci possa piazzare il tempone in grado di smascellare anche i palati fini. Per ora, sembra con un problema al femorale, arriva il 7"87 che è il suo personale di quasi un paio di decimi e la curiosità di vederlo all'opera a pieno regime, a stantuffare sugli ostacoli alti (qui i risultati di Hanau). 

Ad Ancona Giammarco Tamberi si issa fino a 2,18 nell'alto, retrocedendo di un paio di centimetri dalla precedente uscita. 

Alla prossima uscita, altri risultati in giro per l'Italia.

08/01/12

Marzia Caravelli altri botti: 8"21 nei 60hs e due personali in poche ore

Due giorni ad Ancona e 4 personali... per ora, risulta infatti iscritta anche ai 200. Marzia Caravelli inizia il 2012 continuando ad impressionare e sfiorando di soli 3 centesimi il limite per i mondiali indoor di Istambul sui 60hs. Marzia inizia il pomeriggio marchigiano con un 8"25 che è record personale, migliorando l'8"26 che aveva ottenuto due anni fa proprio sulla stessa pista. Non paga scende di nuovo in pista per la finale, e stampa un altrettanto scintillante 8"21. Ormai ad ogni gara cresce l'interesse e la curiosità di conoscere i limiti di questa ragazza arrivata ai vertici dell'atletica nazionale un attimo in ritardo. Ma la vita è adesso e le Olimpiadi sono nel 2012, quindi chissenefrega se arrivano a 30 anni o a 19. L'8"21 non le consente ancora di scalare posizioni nelle liste all-time, visto che il 5° posto occupato di Margaret Macchiut è fissato a 8"14. L'anno scorso, divagazione dovuta ad uno sguardo delle citate liste all-time, Giulia Pennella corse in 8"13, mentre Micol Cattaneo era arrivata a 8"02 nel 2008. Il record italiano è ancora una volta di Carla Tuzzi e ancora una volta sotto una barriera: quella degli 8" (7"97). 

07/01/12

Marzia Caravelli inizia col botto: 7"49 sui 60 piani ad Ancona

(Marzia Caravelli in una foto della Fidal Marche) - Qui siamo ancora tutti a smaltire i trigliceridi post-Cenone di capodanno, e arriva tra capo-e-collo la notizia come qualcuno abbia già iniziato la stagione indoor. Ed è subito botto, all'esordio della stagione indoor ad Ancona, ovvero nell'unico impianto presente in Italia. Chi è? Marzia Caravelli, che infila subito l'uno-due ad una sola settimana dall'inizio dell'anno sui 60 piani: 7"49 in finale dopo il 7"54 in batteria e l'impressione che nell'anno olimpico non si potesse iniziare meglio. Sul sito della Fidal non funziona più il link alle liste all-time, quindi non riesco a piazzare storicamente la sua prestazione. So solo che Carla Tuzzi, colei che detiene il record italiano outdoor dei 100hs e primo obiettivo della stagione all'aperto per Marzia, nel '96 correva in 7"43. Prima vittima sacrificale della nuova annata della ostacolista, Giulia Arcioni, che nel 2011 era stata inopinatamente una delle migliori sprinter italiane: 7"60 in batteria e 7"56 in finale, che in batteria ha trovato tra lei e la Caravelli pure l'ostica Martina Pratelli, infilatasi in 7"59. Passa mezz'ora e l'Arcioni si cimenta in un 400: 55"29, non male come esordio. L'anno scorso esordì con 55"01. Alle sue spalle è sorprendente l'allieva Lucia Pasquale (classe '95) che sciabola un 55"87 che migliora addirittura il suo PB all'aperto (fonte sito Fidal): nella sua bacheca svettava un 57"18 ottenuto a Bari a maggio dell'anno scorso. Se son rose...
Lo sprint maschile vede lo strapotere di Mario Brigida: 6"84 in batteria e 6"83 in finale, ovvero il suo personale migliorato due volte: Un annetto fa era riuscito a correre in 6"89. E poi Eusebio Haliti, nella stagione che dovrebbe lanciarlo definitivamente: 47"74 sui 400,  ovvero ad un solo centesimo dal suo personale indoor (sempre secondo la fonte Fidal) che ottenne anche in quel caso all'esordio annuale. Qui sotto il link ai risultati. 

24/07/11

Pergine: Caravelli 13"01, Howe 20"47

(di Sasuke) Una bella edizione la quindicesima del Meeting internazionale città di Pergine. Manifestazione che ha beneficiato della presenza di molti degli atleti di maggiore interesse del piano nazionale italiano alla ricerca dei minimi imposti dalla federazione mondiale. Varie le gare di buon livello in una giornata purtroppo tutto furchè estiva in cui il freddo ha fatto da padrone e infastidita prima da un forte vento contrario e poi da pioggia intensa. Nei 100 metri uomini sono al via nelle batterie vari atleti di livello. Jacques Riparelli sciabola un 10"39 (con vittoria quasi imbarazzante sul secondo, capace di 11"61) che desta interesse visto il muro di vento (-2.1!) contro il quale è stato corso. Purtroppo l'atleta, come un po' da sua caratteristica, in finale riesce a migliorarsi poco (10"37, ma con vento nullo) e quindi manca ancora una volta il minimo A richiesto dalla Fidal. Minimo che, personalmente, ritengo che Jacques valesse anche ieri ma che la sfortuna gli ha finora negato. Meriterebbe sicuramente di andare a Daegu: 13 volte i 100 metri quest'anno, di cui 9 sotto 10"40 e 4 volte sotto i 10"30; Cerutti non è costante (solo 10"61 l'ultima uscita e mai tempi sotto i 10"30 se non a Le Chaux-de-Fonds) e Di Gregorio lo è ancora meno visto che fatica a scendere sotto i 10"40 e non ha più confermato il 10"22 di Hengelo. Ma si sa, l'ultima parola la ha la federazione. Poco convincente Michael Tumi, che corre solo la batteria (10"80 dopo aver preso parte il giorno precedente al meeting di Barcellona dove aveva chiuso terzo in 10"61; comprensibilmente il ragazzo non ha ancora recuperato i numerosi turni degli europei Under-23). Discorso analogo per Francesco Basciani (10"78 in batteria e niente finale). Va ricordato comunque che tutti i tempi sono appesantiti da vento contrario. Rosario La Mastra, che quest'anno ha corso in 10"37 (a Misterbianco) fa 10"80 in batteria e 10"59 in finale; iscritti e non partiti tanto Delmas Obou che Maurizio Checcucci. Vittoria all'atleta delle Barbados, Andrew Hinds (10"23). Gara che al femminile non ha destato molto interesse: vittoria alla giamaicana di turno, Aleen Bailey (11"40) seguita da Judy Ekeh (11.88) a pari merito con la prima italiana Giorgia Candiani.

Ottimi risultati arrivano poi dal giro di pista. Grande prima serie (non ad invito) che vede la lotta tra Elena Maria Bonfanti e Clelia Calcagno. Vittoria della prima sulla seconda che ricompensa entrambe con un nuovo primato personale. 53"61 per la Bonfanti (eguagliato) contro il 53"90 per la Calcagno, atleta di carattere in grande crescità. Dietro di loro molto bene Chiara Natali, anche lei al personale, capace di 54"14;  nelle due serie ad invito primato personale e terza piazza per Manuela Gentili (53"70) chiamata ad un ennesimo test dalla Fidal in vista mondiali di Daegu (l'atleta è in possesso del minimo B, corso varie volte, ed è 25esima al mondo). Primato personale per Manuela (che ha corso anche a Barcellona ieri, in un ottimo 56"72: merita il mondiale). Meno bene Eleonora Sirtoli, ferma a 54"50. Al maschile bella gara del campione italiano Marco Vistalli, capace di abbassare lo stagionale fino a 45"76; bene anche Luca Galletti (46"66), un po' meno Isalbet Juarez (46"70) mentre migliora leggermente Claudio Licciardello, comunque non ancora in grande condizione (47"16). Negli 800 metri ad invito ci sono praticamente tutti i migliori specialisti italiani del doppio giro di pista. Al femminile ancora lontana da tempi degli anni passati Daniela Reina (2'05"24) mentre dietro di lei si comportano bene le due master Elisabetta Artuso (2'05"71, e stagionale) e Maria Vittoria Fontanesi (2'06"51) in una gara in cui si sono comportate discretamente anche Serena Monachino, Cristina Grange ed Eleonora Berlanda. Al maschile vittoria all'africano di turno (Amine el Manaaoui, 1'46"63). Abbastanza bene Mario Scapini, miglior italiano vicino ai suoi limiti (1'47"34) su Lukas Rifesser (1'47"81) ed un meno brillante Giordano Benedetti (1'48"62). Innegabile crisi del mezzofondo italiano, incapace di produrre atleti da meno di 1'47 o 3'40 nei 1500. Poco entusiasmanti i 5000 metri uomini; dominio keniano (i primi 5) e pochissima Italia. Indietro sia il campione italiano Stefano La Rosa (13'49"91) che il giovane medagliato sui 10000 europei, Ahmed El Mazoury (13'56"41). Test richiesto dallo stesso La Rosa, evidentemente non in grande condizione. Va detto che la gara è stata corsa sotto una forte pioggia.

Bravissima Marzia Caravelli: l'atleta del Cus Cagliari riscrive ancora una volta il suo personale (13"01) guadagnando una posizione nelle liste italiane all-time ed avvicinando il record nazionale. Altra atleta che merita senza dubbio di esserci a Daegu. Bravo (e un po' sfortunato, vento -0.7) anche Emanuele Abate. Ennesimo sub 13"70 (13"69) che gli da la vittoria della gara. Solo quarto (14"14) Stefano Tedesco. Da segnalare anche il 14"36 di Hassane Fofana in seconda batteria, che fatica con gli ostacoli dei grandi ma che si difende benissimo. Due atleti di talento, che hanno gareggiato moltissimo (Marzia ha persino vinto due titoli, 100hs e 200, onorando al massimo i campionati italiani, sdegnati da taluni) che, lo ripeto, vanno portati ai mondiali. Getto del peso all'insegna dello spagnolo Borja Jimenez (20.01) che centra il personale davanti, tra gli altri, all'eterno Paolo del Soglio (18.54 per un ragazzone classe 1970!), a Orazio Cremona (18.07) e a due opachi Marco Dodoni (17.20) e Andrea Ricci (15.59). La stranezza è che Dodoni è accreditato di uno strano 19.25 (unico lancio sopra i 18 metri tralaltro!) fatto in Congo a Brezzaville... non si offende nessuno se permetto di dubitare su tale risultato?
Bel 7.99 nel salto in lungo per Jaroslav Dobrovodsky con il primo italiano in terza posizione, Alessio Guarini (7.47). In gara anche James Beckford, il fenomeno giamaicano, fermatosi a 7.41; al femminile bel 6.34 della campionessa in carica Tania Vicenzino, davanti ad Elisa Zanei (6.22) ma dietro a Brianna Glenn. L'americana vince con 6.54. Male Dariya Derkach (solo 6.08) mentre Elisa Demaria non è quella dell'anno scorso (5.75 contro un personale di 6.45). Bella prova quella di Alex Schwazer, che si impone con grinta in una 10 km corsa in solitaria (squalificato, prima di essere doppiato, Matteo Giupponi) vinta a suon di mondiale stagionale e personale, 38'50"28. Bene anche Andrew Howe che con 20"47 (vento +0.7) batte Paul Hession (20"67). A livello mondiale è un tempo che dice poco, ma questo lo si stabilirà al mondiale.

14/06/11

Riflessioni sulle convocazioni per la coppa Europa

(di Sasuke) Mi concedo qualche riflessione sulla lista diramata dalla FIDAL circa i convocati per il Campionato Europeo per Nazioni che si terrà a Stoccolma questo finesettimana. Generalmente gli atleti sembrano essere stati convocati in base al piazzamento nelle graduatorie nazionali, e già questo è un bel passo in avanti. Rimane però qualche incertezza che prenderò in esame caso per caso.

Il doppio impegno sui 100 e 200 di Emanuele di Gregorio può starci, per quanto quest'ultimo non sia eccezionale sulla doppia distanza, anche se avrei visto più volentieri Andrew Howe (che però è dato per leggermente infortunato) qui piuttosto che nel lungo dove non ha ancora affrontato una gara e quindi non ci è dato sapere quanto è in grado di fare al momento.
Della staffetta si è già parlato, personalmente mi sembra poco sensato convocare sia Roberto Donati che Maurizio Checcucci visto che quest'anno hanno brillato ben poco (Donati è 17esimo sui 100 e addirittura 35esimo sui 200, distanza che dovrebbe essere la sua specialità vista l'importanza del correre bene i 200 per la staffetta secondo il prof. Di Mulo) piuttosto che Michael Tumi (che forse non è stato chiamato vista la concommitanza con i campionati italiani di categoria).

Tra le donne, non mi convince molto Audrey Alloh. Per quanto abbia al suo attivo un 11.65 corso ai primi di Maggio è poi crollata su tempi decisamente peggiori (11.93 11.98 11.99) venendo battuta da Jessica Paoletta e Giulia Arcioni. Ancora meno sensata la sua convocazione sui 200 metri, dove è addirittura decima con un tempo (24.41) non eccezionale ed addirittura ventoso. Sarebbero state molto meglio sia Marzia Caravelli (in gran forma e già impegnata sugli ostacoli) che Giulia Arcioni convocata solo in chiave staffetta. Mi convince invece tutto il resto della squadra anche se avrei schierato Marta Milani sugli 800 metri (vista la recente ottima prestazione) mettendo Chiara Bazzoni o Maria Enrica Spacca sui 400 lasciando così Elisa Cusma (che non è data in gran forma) solo sui 1500 evitandole il doppio impegno.

06/06/11

Altra sciabolata della Caravelli: 13"12 - Vizzoni oltrepassa ancora gli 80 metri

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Due risultati nel fine settimana sono sfuggiti alla rete della Coppa Italia di Firenze. Due grandi prestazioni azzurre: si scrivono altri piccoli pezzettini di storia di atletica italiana, evidentemente. Peccato che liste italiane all-time siano così limitate e non vi sia un documento che vada oltre i 30 atleti e le migliore 30 prestazioni. Chissà se Raul Leoni ha tutto questo materiale prezioso e lo possa pubblicare... un giorno. Naturalmente non è il caso delle due prestazioni che andiamo raccontando, ma mi andava di dirlo, visto che molti atleti arrivano a ridosso di quegli spartiacque ma non si sa dove potrebbero collocarsi. Riporto le notizie che ha dato il sito ufficiale della Fidal, a partire dell'over 80 di Nicola Vizzoni (1976) a Firenze (Coppa Italia poi annullata per pioggia) che è anche logicamente record italiano M35 (per questo rischia di vincere l'ambito premio riservato ai master che qualche sito attribuisce a tutti gli over-35, indipendentemente se uno sia un atleta che pratica l'attività master nei ritagli di tempo o che sia un atleta professionista. Abbiate pietà per favore quest'anno). La misura di Vizzoni è comunque 80,29, seconda prestazione mondiale dell'anno, terza prestazione personale di sempre (vanta l'80,50 di Formia del 2001 e sempre nel 2001 l'80,38 alla Notturna di Milano). E' invece la quinta volta che oltrepassa gli 80 metri e la 40° che oltrepassa i 78 metri. Che dire? Il capitano è già seduto in prima fila sul volo per Daegu e aspetta gli altri sfogliandosi una rivista patinata con le caratteristiche tecniche degli aerei Boeing. 
Ma nel frattempo, zitta-zitta, lemme-lemme, all'ombra delle maxi-prove di Veronica Borsi e Giulia Pennella di Firenze (quest'ultima ha attaccato il decimo ostacolo esattamente in sincronia con la italo-finlandese, impattandolo violentemente. Siccome non fa David di nome e Oliver di cognome, l'urto frontale l'ha praticamente inchiodata, facendola arrivare inerzialmente a 13"34), giganteggia da Postumia in Slovenia, Marzia Caravelli che tuona un sontuoso 13"12. Nel neo-dualismo Borsi-Pennella sembrava che la friulana si fosse apparentemente un pò emarginata, anche per la debacle ad Ancona  (sulla scena dei 60hs). A proposito: i cronisti tv e i giornalisti hanno sostenuto che con il 13"17 la Borsi si portava al 6° posto delle graduatorie all-time italiane. Imprecisione: in realtà, come avevo già scritto a tempo debito, il sesto posto la Borsi l'aveva conquistato già con il 13"21 di Ginevra, con cui aveva superato la Ongar, ribadendolo e migliorandolo con il citato 13"17. Giusto per la precisione. 
Per la Caravelli l'approccio è invece venuto da lontano, secondo i suoi personali sentieri che partono dai 200 metri piani. E così si è assistito al sensazionale 23"1 sui 200 a Latina, ribadito da un 23"51 (che dovrebbero porla tra la 12^ e la 13^ posizione all-time sulla distanza in Italia) e quindi l'esordio con un 13"23 sui 100hs a Orvieto, che altro non era che la seconda prestazione personale di sempre. E ora il mostruoso 13"12 sloveno con 0,3 di vento, ovvero ancora la seconda prestazione personale, a due centesimi dal personale, e vicinissima a tutta la storia dell'ostacolismo veloce italiano al femminile, dove in 13 centesimi ci sono Tuzzi, Cattaneo, Macchiut, Lombardo e... Caravelli. Mai come quest'anno però, le prime attrici protagoniste sono talmente vicine da far ipotizzare una sfida a quattro (mettiamoci anche la Cattaneo, oltre a Caravelli. Borsi, Pennella), ai prossimi campionati italiani assoluti. Una delle gare probabilmente più attese dei prossimi Assoluti. Assolutamente da non perdere. 

Ricordo infine, che giovedì sera ci sarà la diretta-radio su questo sito del Meeting di Oslo.

30/05/11

Latina - Juarez Isalbet 46"2 e Ale Cavallaro 21"0 - Caravelli sfolgorante in 23"1

Ora, non succeda come l'ultima volta dove mi permisi di criticare un cronometraggio manuale (mi sono arrivate pure mail di protesta e insulti), ma purtroppo ogni volta che vedo risultati manualizzati, mi viene un leggero moto di fastidio. L'ultimo atto di questo moto reazionario è avvenuto a Latina, Meeting dell'Asvel, che si pone come riunione di primo piano a livello nazionale visto il parterre de roi esibito ad ogni edizione. Facile ipotizzare che sia saltato l'impianto in stato d'opera, ma insomma, non me ne vogliate: un risultato manuale è qualche cosa che nel 2011 non rientra più nella logica nelle gare di atletica, soprattutto nello sprint e negli ostacoli, dove le differenze si fanno sui centesimi. Pensare che qualcuno aveva pure ipotizzato di inserire nel sistema di cronometraggio pure i millesimi (fisica quantistica probabilmente), quando qui si stanno ancora usando le clave. Così ci si trova a commentare l'8"5 e l'8"6 sugli 80 metri di Michael Tumi (con vento negativo, quasi di 3 metri). Se così fosse, per l'homo novus dello sprint italico sarebbe un deciso passo indietro rispetto alle uscite delle ultime settimane, visto che una traduzione automatica dell'8"5 totalizzerebbe un 8"74 di certo non paragonabile al 10"36 di Gavardo. Luca Verdecchia secondo in 8"6 dopo l'8"8 delle batterie. Esito? Rimandato a quel simulacro di competizione per società, deprezzata di ogni significato, che è la Coppa Italia (a proposito: ma i 100 li farà lui o Di Gregorio per l'Aeronautica?).
Ma il risultato più eclatante è forse il 46"2 del poliziotto bergamasco Isalbet Juarez, che sarebbe il suo personal best, ma sul quale aleggerà il dubbio del tempo effettivo, visto che Kronos ha delegato alla fallibilità umana i propri insindacabili responsi. Prima dell'Handy Time il miglior tempo l'aveva ottenuto quest'anno a Busto Arsizio con 46"72, mentre il primo sub-46" risaliva al 2009. A dare forse spessore al risultato di Juarez (che con questa è sceso per la 4^ volta sotto i 47") è stato il secondo posto con 46"4 di Mathieu Gnanligo, straniero in forza alla Cento Torri Pavia. Facciamo un paio di calcoli: secondo le statistiche di all-athletics, il portacolori del Benin è sceso 11 volte sotto i 46"50 e due sotto i 46" negli ultimi 5 anni. L'anno scorso corse in 46"32. Ergo: se il crono non è fallace, considerata la proprietà transitiva, Juarez batte un tizio che è stato anche n° 47 al mondo per due settimane (ora è al 199). Isalbet invece è al 207°, ma dopo il 46"2 dovrebbe guadagnare qualche posizione nella prossima formulazione del ranking.
I 200 sembrerebbero rimettere in carreggiata quel talento siciliano che un'estate di qualche anno fa sembrò spaccare il mondo della velocità italiana. Alessandro Cavallaro che mette in saccoccia un 21"0 con 1,2 di vento (l'anemometro, almeno quello, c'era). Ho giusto letto qualche minuto fa l'articolo sull'ultimo numero di "Atletica" della Fidal, celebrativo delle competenze sul prof Di Mulo, in cui si ripercorrevano, tra una domanda e l'altra, le gesta di quello che Pierangelo Molinaro definisce "un enigma fra i più grandi della nostra atletica, un grande talento che non si è mai espresso". A proposito, Sig. Molinaro: paragonare Di Mulo a Mourinho è davvero un azzardo: sulla bacheca degli honours non contano solo i successi (pochi e decuplicati rispetto a quello che sarebbe potuto essere se...) ma anche i non-successi e le scelte clamorose e prive di senso (la 4x100 femminile di Barcellona ce ne siamo già dimenticati?). Anche le statistiche hanno un loro peso, soprattutto in atletica. Starebbe meglio un accostamento al vulcanico Carletto Mazzon, ecco. Questo comunque ciò che dice il prof su Cavallaro: "Alessandro ha perso la testa, non le gambe. Forse all'inizio gli è riuscito tutto con un pò troppa facilità. Nell'inverno del 2000 andò in crisi e volle trasferirsi a Roma, da Tilli. Era tornato da me nel 2003, lo ripresi, ma non sono riuscito a recuperarlo dal punto di vista mentale, Ale non credeva più in quello che faceva, voleva discutere tutto". Strano, pensavo che nelle metodologie di allenamento moderne avesse fatto passi da gigante il feedback coach-atleta, soprattutto se l'atleta è evoluto e maturo. Mi sbagliavo. Comunque, Cavallaro, ormai  31enne, vanta qualche cosa come 42 caps sotto i 21", 10 volte sotto i 20"60, ma l'ultimo sub-21" risale ad un 20"94 (con 2,0) corso a Firenze nel 2008. Attualmente è il n° 409 al mondo sui 200, ma per 8 settimane arrivò fino alla 27^ posizione (tra il 2003 e il 2004).
Marco Najibe Salami (ma davvero che disdetta non avere avuto il cronometraggio elettrico!) è il mezzofondista veloce emergente del 2011, considerato che Obrist appare obnubilato da qualche tempo. 3'42"7 che è anche la sua terza prestazione all-time sui 1500, ma i primi due tempi risalivano al 2007 e al 2008. Poi un lungo periodo di oblio, prima dell'esplosione nella stagione indoor di quest'anno. Terzo Giulio Iannone, che al personale c'è invece arrivato: 3'43"0. Aveva 3'43"44 risalente al 2010.
Emanuele Formichetti spacca invece la barriera degli 8 metri nel lungo ma il vaso dei venti si era già riversato con tutti i suoi venti: 8,04 con 3,2 di vento, ma anche un 7,83 nella stessa serie con vento regolare. Allora, dal punto di vista statistico, il 7,83 è il suo quarto risultato di sempre all'aperto (8,10 il PB l'anno scorso a Grosseto). 5 le volte sopra i 7,80 nella carriera (regolari). Attualmente è 57° nel ranking mondiale, ma è arrivato sino a 46° del seeding.
Nel disco Hannes Kirchler abbatte la barriera dei 60 metri: 60,09, cioè la 53^ volta nella carriera sopra la barriera internazionale dei 60 metri. Ma quest'anno aveva lanciato anche 60,89 a Palmanova. 45° al mondo nel disco, ma nel passato (si torna indietro al 2007) era arrivato tra i primi 20 al mondo: 18°. Diamo un 7 anche al secondo arrivato, se non altro in ottica futura: Federico Apolloni, classe 1987: 58,72. Terza prestazione all-time personale.
Negli 80 femminili Giulia Arcioni affina le armi per la Coppa Italia: 9"4 con 1,4. Terza la nostra favorita Darya Derkach che ha notevoli doti non solo come saltatrice, ma anche come velocista (già a 11"93 sui 100 quest'anno), che viene cronometrata in 9"8.
Marzia Caravelli si esibisce nella canonica doppietta 100hs-200. Che stagione per gli ostacoli: la Caravelli ha già corso in 13"23 ad Orvieto. Veronica Borsi e la ritrovata Micol Cattaneo, rispettivamente 13"21 e 13"41. Si attendono solo le sfide dirette, dove all'appello manca solo la rivelazione dell'inverno Giulia Pennella. A Latina 13"4 con 1,5. Ma il risultato incredibile arriva nei 200: Marzia Caravelli catechizza la stessa Giulia Arcioni, molto più accreditata di lei sui 200 e piazza un sontuoso 23"1 con un vento di soli 0,9 a favore. E dire che prima di questo risultato incroyable, la Caravelli era scesa sotto i 24" in sole due circostanze (due volte 23"94 l'anno scorso). La Arcioni, se vogliamo, fa quello che sa fare la Arcioni: cioè correre in 23"4, che sta tra i suoi numeri. Del resto ha corso già sette volte sotto i 23"70 nella carriera: un 23"4 si inserisce in questo trend. Ora, con un piccolo sorriso, vien da chiedersi se Di Mulo anzichè convocare per i raduni delle staffette gente da 24"2, non pensi di convocare 100iste veloci (magari facendo qualche passo indietro, ma solo per onor patrio) o se sta proprio nel suo modulo alla Mourinho la 200ista o il 200ista nel complicatissimo meccanismo di una 4x100 (e che siano realmente veloci, è un particolare di secondaria importanza).