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15/09/13

Orvieto '13: le F45

Riprendo il racconto statistico dei campionati italiani master di Orvieto, che si era interrotto per i Mondiali di atletica, che mi hanno coinvolto nelle diverse dirette via Facebook. Comunque, ripartiamo dalle F45, tra le quali svettano le prestazioni di Susanna Tellini, capace di vincere 3 ori e conquistare pure il record italiano del salto in lungo. 3 ori anche per Maria Letizia Bartolozzi nel lanci. Ma andiamo con ordine. Sui 100 vittoria della mantovana con 13"24, davanti a Daniela Sellitto forse una co-favorita, ma che era stata battuta anche in batteria. Finale al cardiopalma sui 200, con Alessandra Grasso (28"33) di misura sulla Peppa Perlino (28"36), tornata a livelli che le competono. Primo titolo italiano per la Grasso? Doppietta di Gigliola Giorgi su 400-800 (1'02"52 e 2'26"61): il secondo titolo tra l'altro impreziosito dalla vittoria su una star del mezzofondo master, ovvero la mia concittadina Laura Avigo. 7 dovrebbero essere i titoli italiani individuali della Giorgi, che quest'anno ha fatto poker, avendo vinto le stesse distanze anche a livello indoor. Avigo che si prende però il titolo sui 1500 con 5'02"59, suo 23° titolo italiano da me certificato (sul mio fallace data-base), il 14° sui 1500 tra indoor ed outdoor. Nei 5000 Lorella Pagliacci si intasca il titolo con 18'14"30, 7° titolo italiano individuale. Francesca Ragnetti vince in solitaria i 2000 siepi, ed è il suo 3° titolo consecutivo sulla distanza all'interno della categoria. La multiplista Rossella Zanni si vince gli 80hs con 13"16, per quello che dovrebbe essere il suo 29° titolo italiano di sempre, il 4° del 2013 (arriverà anche seconda nell'alto). 400hs ad appannaggio di Cristina Amigoni, 1'09"20, 6° scudetto personale. Nell'alto Chiara Ansaldi si intasca l'oro con 1,50 (11 titoli per lei), mentre nell'asta Daniela Parenti arriva a 2,80 (inciso: due donne nell'asta F45 sembra un buon viatico per il futuro della specialità tra le master, che vive sulla presenza complessiva di non più di una manciata di atlete... anche perchè l'asta è entrata tardi nel panorama delle gare assolute, quindi...). E veniamo così al lungo, dove si è assistito al botta e risposta a suon di record tra la citata Susanna Tellini e Barbara Ferrarini. Tellini al primo salto sfiora il record detenuto dalla Ferrarini con 5,03 (era 5,04). Al 3° salto risponde Barbara: 5,02 e al quarto ottiene il primato italiano e il primo posto: 5,10. Al 5° la risposta con il ri-record: 5,11 con -1,4. Visto che scrivo a distanza di mesi, è giusto ricordare che quel record è stato nuovamente migliorato durante i WMG da Chiara Ansaldi, che con lo stesso dato del vento della Tellini (-1,4) ha avanzato di un nuovo centimetro il primato: 5,12. Questa la cronologia recente del record:

  • 4,75 (np) - Lia Masotti - Verona 06/03/1989
  • 4,98 (0,3) - Carla Forcellini - Aarhus 25/07/2004
  • 5,00 (1,2) - Rossella Zanni - Modena 21/04/2012
  • 5,04 (0,2) - Barbara Ferrarini - S. Giovanni L. 21/10/2012
  • 5,10 (-0,6) - Barbara Ferrarini - Orvieto 30/06/2013
  • 5,11 (-1,4) - Susanna Tellini - Orvieto 30/06/2013
  • 5,12 (-1,4) - Chiara Ansaldi - Torino 08/08/2013 
Altro oro, il terzo, nel triplo per la Tellini con 10,39. Antonella Bevilacqua vince il peso con 9,06, 15° titolo italiano e bis con quello indoor (stesso bis del 2012). E poi troviamo la tripletta di Maria Letizia Bartolozzi: prima nel martello con 33,94, prima nel martellone con 10,65, e prima nel disco con 29,66, per lei 22 titoli italiani, ben 9 solo negli ultimi 2 anni tutti nel settore dei lanci. Giavellotto a Nicoletta Rusconi con 21,56, al suo primo titolo italiano. Nei 5 km di marcia il titolo va in provincia di Brescia, a Roberta Mombelli, che vince con 28'44"42. 9 le sue maglie tricolori. Nella staffetta veloce, infine, il Marathon Trieste della Grasso si impone con 53"72, mentre l'ASD Romatletica nella 4x400 con 4'37"59

Già pubblicato

28/07/13

Orvieto '13: gli M40

Ho deciso di andare per "pillole" a parlare dei Campionati Italiani di Orvieto, così da riuscire, forse, in qualche modo, a portarle avanti meglio e più velocemente. Passiamo così alla categoria M40.
  • 100/200: no comment. 
  • 400: Vince il navigato Max Poeta di pochissimo sul "nuovo" Simone Pratesi: 51"91 a 52"15. Per Poeta 6° titolo italiano individuale sui 400 (3 indoor e 3 outdoor). Nelle 30 precedenti edizioni, solo in 8 circostanze si era vinto il titolo M40 sui 400 sotto i 52". Il tempo di Poeta è lo stesso con cui vinse nel 2001 Riccardo Longinari. In 3 circostanze si è vinto sotto i 51" ed uno solo, Enrico Saraceni, ha vinto gli italiani sotto i 50" (nel 2005 con 49"61).   
  • 800: Cesare Lazzarini, uno dei migliori 800isti master "giovanili" delle ultime stagioni, si impone anche qui su un atleta messosi in luce nelle ultime 3 stagioni, Ugo Piccioli. 2'02"49 a 2'03"24. Per Lazzarini si tratta del 5° titolo italiano individuale, il 4° sugli 800 (ma vanta anche lo scudetto 2011 sui 400 M35). Solo in 3 circostanze (su 30 edizioni) questo titolo è stato vinto con un tempo inferiore ai 2' (l'ultima nel 2007 con Giovanni Latini). Il tempo necessario a Lazzarini per vincere il titolo è stato l'11° di sempre, ma si sa che in un 800 che attribuisce un titolo non è assolutamente scontata la prestazione cronometrica. 
  • 1500: con 4'19"46 si aggiudica il titolo Alessandro Maraspin, che, vedendo i tempi d'arrivo, sembra aver vinto nettamente la pugna (2° Alessandro Leban con 4'23"34). Per lui si tratta del primo scudetto a livello individuale (ma quest'anno si è portato a casa anche quello della 4x1500 a Gorizia). 
  • 5000: Diego Papoccia è il nuovo campione italiano con il tempo di 15'13"58, che rappresenta il 5° tempo di sempre necessario per vincere questo alloro. Nessun M40 è mai riuscito in questa manifestazione a scendere sotto i 15', con un record della manifestazione fissato da Marco Cacciamani nel 2001 a 15'05"11. Primo titolo master su pista in assoluto per Papoccia.
  • 3000 siepi: 3° titolo italiano sui 3000 siepi per Riccardo Baggia con 10'15"38, che segue quello che vinse nel 2012 a Comacchio. Il primo lo vinse nel 2008, anno in cui si aggiudicò anche i 10000, per un totale di 4 titoli tricolore nella propria faretra. Ritirato il Campione d'Europa sulla distanza, Walter De Laurentiis in una delle gare più "affollate" sulle siepi degli ultimi anni.
  • 110hs/400hs: doppietta di Gian Luca Camaschella, il re degli ostacoli della categoria. Sui 110hs 17"24 ma con 2,0 di vento contrario. 1'01"27 invece sui 400hs, vinti di poco su Sante Galassi. Seconda doppietta consecutiva per Camaschella nelle medesime specialità dopo quella di Comacchio del 2012 e 4° e 5° titolo italiano per lui, dopo il primo sui 400hs risalente al 2009. L'anno scorso vinse in 59"11, ovvero con lo stesso tempo con cui vinse il primo titolo nel 2009. In 8 circostanze il titolo dei 400hs si è vinto sotto il minuto (con il record dei campionati in possesso di Frederic Peroni con 57"19 del 2006).
  • alto: Stefano Salso si aggiudica il titolo con 1,87, vincendo il suo 4° titolo consecutivo in soli due anni, tra indoor e outdoor, nella categoria M40. 2° Luca Tonello, un altro "grande" dell'alto master degli ultimi anni, con 5 titoli all'attivo. 6^ prestazione di sempre per vincere un italiano M40 outdoor nell'alto per Salso.
  • asta: vittoria netta di Daniele Caporale con 3,70. Anche per lui 4° titolo italiano consecutivo in soli due anni, dopo quelli indoor e outdoor del 2012 e 2013. 
  • lungo: bella sfida tra il vincitore Stefano Tarì e Simone Sbaragli. Tarì salta subito la misura vincente, 6,32, poi al terzo è costretto a fermarsi e ad assistere alla gara, ovvero ai tentativi di Sbaragli di portargli via il titolo. E Sbaragli si è effettivamente avvicinato molto in almeno 3 salti (6,27, 6,26, e 6,25). Per Tarì si tratta del 7° titolo italiano nel salto in lungo (comprese le indor) in 4 stagioni (non ha conquistato solo quello outdoor del 2012). 
  • triplo: il citato Simone Sbaragli si rifa però nel triplo, vincendo con 13,32 davanti a... già citato Luca Tonello. Primo titolo outdoor per Sbaragli, e 5° totale, visto che ha vinto 4 titoli consecutivi indoor a partire dal 2010 e sempre tra gli M40, diventando anche l'M40 italiano con più titoli nel triplo tra indoor e outdoor (5, contro i 4 di Marchetti, Arfanotti, Riccitelli).
  • peso: Vincenzo Tarallo spara a 13,60 e rintuzza i tentativi di Francesco Longo, arrivato a 13,31.  E così Tarallo fa doppietta con il titolo indoor che aveva vinto con una prestazione più o meno simile. Solo Edmund Lanziner nel 2000 era riuscito a superare ad un campionato italiano i 14 metri.
  • disco: netto dominio di Francesco Acquasanta che si impone con 8 metri di vantaggio. 41,49. Decimo titolo per Acquasanta, che arriva così alla "stella". 3° titolo nel disco, mentre gli altri 7 sono stati conquistati nel pentalanci. 
  • martello: Massimiliano Remus mette a referto solo due bombe da tre e si porta a casa con 44,16 il suo primo titolo italiano (strano, pensavo fossero molti di più...). 
  • giavellotto: 50,01, e titolo a Luca Bonanni in una gara mai davvero in bilico. Primo titolo anche per lui. 
  • martellone: Il già citato Remus cerca di contrastare l'allora a Stefano Carpita, che si impone di 40 cm: 14,44 a 14,04. Secondo titolo italiano per Carpita, che vinse il primo nel 2008, sempre nel martellone ma da M35.
  • marcia 5 km - sesto titolo italiano di sempre per Luigi Paulini, che ha la meglio per una decina di secondi su Albano Montresor (24'08" a 24'19"). 
  • 4x100: la Colosseo 2000 si impone con 45"27, bissando il titolo già vinto nel 2009. Il tempo di allora (45"36) rappresentava il record italiano M40, che nel 2011 era stato scalzato dalla San Marco di Venezia a Mestre con 45"28. Di conseguenza il record italiano ripassa nelle gambe dell'Atletica Colosseo 2000, anche se di un sol centesimo. De Feo, Donnarumma e Nasti facevano parte di quella staffetta, unitamente a Max Scarponi, che ad Orvieto è stato sostituito da Marco Rossi. 
  • 4x400: l'atletica Roma Acquacetosa fa suo il titolo della 4x400 con 3'37"22, per quello che è il 3° titolo nella distanza per la società romana. I titoli nelle staffette maschile sono invece 6. 

09/07/13

Italiani Orvieto: le F40 e le 5 doppiette

Velocità: Neumann su 100 e 200, Moroni sui 400 - doppietta per Denise Neumann su 100 e 200,  che conquista così il 10° e l'11° titolo tricolore individuale rispettivamente con 12"40 ventoso e 26"01. 3° titolo consecutivo sui 100. Sui 400 invece Maria Costanza Moroni all'ultimo anno di categoria si impone nettamente con 1'00"32, vincendo il suo 7° scudetto tricolore (nel lungo vincerà l'8°). Solo nel 2009 il titolo fu attribuito con un tempo sotto il minuto (il 59"50 di Maria Ruggieri a Cattolica), mentre quello della Moroni è il terzo tempo di sempre necessario per vincere un campionato italiano sui 400 piani. 

Mezzofondo: la Tiselli continua a macinare medaglie - Zugnoni nei 5000 - Altra Doppietta (alla fine le doppiette tra le F40 saranno addirittura 5: Neumann, Moroni, Sapienza, Proietti Pannuzzi e appunto Tiselli) per Paola Tiselli, che fa suoi gli 800 e 1500, rispettivamente con i crono di 2'22"05 e 4'45"42. I suoi titoli italiani individuali salgono così a 25 (27 con le staffette) ai quali si sono aggiunti quindi il 4° consecutivo sia sugli 800 che sui 1500 outdoor. Sui 5000, invece, secondo titolo del 2013 per Cinzia Zugnoni, che aveva vinto anche i 3000 indoor ad Ancona. Vittoria nettissima la sua, con 17'45"44, che in pratica rappresenta il "record dei campionati", visto che il precedente record F40 era stato stabilito proprio l'anno scorso con un tempo praticamente simile (17'45"71 di Anna Spagnoli). E' la terza circostanza che il titolo si vince correndo sotto i 18'. 

Salti - nomi altisonanti: Moroni record "ventoso" nel lungo - il ritorno di Debora Locatelli - Giordo nel triplo - come si diceva, il 8° scudetto di Maria Costanza Moroni da master, arriva dal salto in lungo. Al 5° volo, piazza il pareggio al suo attuale record italiano di 5,53, purtroppo viziato da un aliseo di 2,8, un punto più alto di quando fece il primato a Donnas l'anno scorso. Alle sue spalle Tiziana Bignami, tornata a buoni livelli soprattutto nella velocità. Clamoroso ritorno in pedana nell'alto di Debora Locatelli, che ha fatto sua la gara per distacco a 1,53. Dopo essersi cimentata in qualche gara di lanci per ritornare nel mondo agonistico, il 25 maggio è tornata finalmente all'antico amore del salto in alto a Donnas, saltando 1,50. Ad Orvieto la sua seconda apparizione, a 1,53. Certo, i record master della Bugarini sono ancora lontani, ma siamo solo all'inizio della risalita. Infine Roberta Giordo si impone nel triplo con 10,18 in una competizione comunque combattuta. E' il suo secondo titolo, dopo lo scudetto nel triplo indoor a marzo.

Lanci - doppiette di Sapienza e Proietti Pannuzzi - la Greceanu si prende il giavellotto - Altre due doppiette dai lanci, dove Pasqualina Proetti Pannunzi fa suoi sia il lancio del peso con 11,02, che il lancio del disco con una bordata a 40,62. I suoi titoli salgono così a 13, con il titolo nel disco e il nel peso (compresi quelli vinti al coperto). L'altra doppietta se l'è intascata di Santa Sapienza, prima nella tradizionale accoppiata martello-martellone. Il primo vinto con 38,82, il secondo con 13,29. Titoli individuali che schizzano a 21, i primi dei quali vinti nel 2004, compresi i pentalanci invernali ed estivi. Infine invasione di campo di Nely Mery Greceanu, che dal triplo va a conquistarsi la vittoria nel giavellotto con 26,87, suo 15° titolo italiano in carriera, comunque il 4° nel giavellotto.

Marcia - Valeria Pedetti al bis - Valeria Pedetti, profeta in patria, dopo il titolo dell'anno scorso a Comacchio, bissa il tricolore vincendo con un gran crono: 25'18"91. 3° titolo italiano in carriera.

Staffette a Roma e in Liguria - La quadriga della Roma Acquacetosa ha vinto il titolo con 53"86 in solitaria, bissando il successo del 2011 nella stessa categoria (ma con 5" in meno...). LA società genovese del Trionfo Ligure vince invece la 4x400 con 4'29"17, primo titolo conquistato in una staffetta. 

04/07/13

Orvieto '13: gli M35

Velocità: doppietta di Pau e Super-Lisa - 100 e 200 M35 hanno dimostrato come l'onda lunga del masterismo, prima o poi arriva. Non si ricorda una partecipazione così ampia a queste due prove di sprint, e lo spettacolo ne ha sicuramente beneficiato. La finale dei 100 M35 ha anzi rappresentato una prova di uno spessore tecnico davvero notevole. Il sardo Giovanni Pau, che in carriera (questo ho trovato sulla rete) ha corso in 10"53 (con -1,9) sui 100 e 10"41 ventoso. Ma anche Andrea Rabino, 60ista di primo piano del primo lustro del XXI secolo, capace di correre in 6"63 e presente ad un paio di mondiali indoor, un paio di universiadi e un paio di europei indoor. Tra i partenti, favoriti per l'oro, Stefano Tugnolo, vincitore dei 100 dell'anno scorso, di fatto il primo competitor di Pau (già dopo le batterie la sfida sembrava portare ad uno scontro tra i due) e il lombardo Andrea Marinoni, talento "emergente" dello sprintismo master. La gara si risolve di prepotenza per il sardo, con un crono ventoso ma eccellente (11"05 con 2,7) davanti a Tugnolo (11"15)  e Marinoni (11"19). A parziale scusante di Tugnolo, l'aver partecipato tra la batteria e la finale, alla gara del salto in lungo (di cui parlerò dopo) e in cui otterrà una clamorosa soddisfazione. Si passa ai due ed è doppietta per Pau, che vince di soli 2 centesimi su Marinoni (campione italiano della distanza indoor) senza però che vi sia stata sfida. 23"27 a 23"29 con vento praticamente simile (1,6 contro 1,7... sempre a favore) ma in due serie differenti. Già perchè Pau è stato inserito nelle serie senza tempo, partendo così col pettorale alto e aspettando che scendessero tutti gli altri dal cancelletto. Peccato per la mancata sfida diretta. Infine i 400 di Tommaso Lisa, che spara un incredibile 49"22 assolutamente fuori portata per tutti i suoi avversari e conquista il suo primo titolo master. E' la prima volta che un atleta M35 riesce ad andare sotto i 50" ad un campionato italiano master outdoor (quindi record dei campionati per Lisa), mentre di fatto il primo a riuscire in questa impresa fu Francesco Cundò nell'edizione indoor del 2009 (49"88). Comunque, in 3 sotto i 52": notevolmente aumentato il tasso tecnico rispetto alle edizioni precedenti. 

Mezzofondo: la quasi fuga-bidone degli 800 e le vittorie di Dell'Aquila (1500) e Miggiano (5000) - Prima serie degli 800, quella senza tempi o dei "rincalzi". Parte a tuono Walter Molino, passa "tranquillamente" in 1'01"5 e va in progressione: 2'01"89. Il jolly che mette tutti quelli che seguiranno nella condizione di dover metter da parte eventuali tattiche. Ci riuscirà il solo Enea Zampini, nella terza serie, che tra l'altro prima di Orvieto vantava un 2'01"86 appena sotto al tempo di Molino. Dopo un passaggio a 59"4, Zampini riesce a chiudere in 2'00"50, suo miglior risultato cronometrico delle ultime 5 stagioni. Nei 1500 sarà invece Felice Dell'Aquila ad imporsi, con 4'08"78, conquistando il suo secondo titolo italiano del 2013, dopo quello dei 10000 a Gorizia. Nei 5000 lo scudetto se lo cuce addosso Antonio Miggiano con 14'47"57, stabilendo anche il record dei campionati per la categoria M35. Record che risaliva addirittura al 1988. Solo in quell'anno si riuscì infatti a scendere sotto i 15' nei 5000 (Claudio Mazzola). Giusto sottolineare la prestazione di Ivan Di Mario, che con 14'51"44 avrebbe vinto tutte le edizioni di italiani master sui 5000 tranne... questa. 

Ostacoli e siepi: Longoni continua il suo "row"; Citterio ottimo sui 400hs - Gadaleta nelle siepi - Sabino Gadaleta conquista il suo primo titolo italiano (10'03"46) sui 3000 siepi, mentre aggiunge un'altra tacca al suo ormai nutritissimo carnet Stefano Longoni, che si avvia ad essere uno deglki atleti M35 (tra tutte le specialità) con più scudetti. Scontata la sua vittoria nei 110hs con 15"56, ma con due metri di vento contrario, per il suo 9° titolo individuale tra 60hs, 110hs, lungo e triplo. Adesso è salito al 5° posto dei più vittoriosi master M35, dopo il trio al comando con 12 titoli (Corrado Minervini, Giovanni Ferrari e purtroppo il sottoscritto), e i 10 titoli di Diego Zambelli. Davanti ha ancora una stagione, in cui dovrà vincere 60hs e 110hs, e aggiungere una specialità in cui eccelle, come triplo o lungo. Difficile ma non impossibile. Infine nei 400hs Paolo Citterio fa suo il 7° sigillo tricolore, il 4° consecutivo sugli ostacoli bassi. Anche lui, vincendo l'anno prossimo in questa specialità, potrebbe essere uno dei pochi che nella categoria M35 che sia riuscito a vincere il famoso five-in-a-row (cinque consecutivi) nella sua permanenza in categoria (come per Longoni nei 60hs). Fino ad oggi tra gli M35, in 32 anni di storia, tra tutte le categorie, sia indoor che outdoor, il "filotto" è riuscito al solo Marco Fracassetti nel giavellotto (dal '93 al '97). Poi tante quaterne... riusciranno Longoni e Citterio nell'impresa?

Salti - Arduini chiude incontrastato - Tugnolo vola nel lungo - Alborè facile e Giannotti solitario nell'asta - Francesco Arduini, il killer, già ad 1,60 vince la gara, ma per tenersi caldo nel tepore orvietano, opta per una condotta di gara "strana", ovvero salta tutte le misure in solitaria sino a 2,05. 9 i salti effettuati prima di incappare nel primo errore a 1,95. Al secondo tentativo passa la misura, e al primo i 2,00, la misura che gli consegnerà il titolo italiano. Infine i 3 nulli a 2,05: 15 salti in una gara, un buon allenamento. 6° titolo italiano per lui. Nel salto in lungo impresa di Stefano Tugnolo, che nonostante invada una specialità non sua, spara un 7,01 ventoso che ha dell'incredibile (lui che è uno sprinter). Solo Mario Bartolozzi nel 2008 era riuscito a vincere un titolo M35 sopra i 7 metri (7,23 ventoso anche per lui). Di fatto nessun atleta M35 è mai riuscito a superare la barriera con vento regolare. Terzo titolo italiano per Tugnolo, che l'anno scorso aveva ottenuto la doppietta 100-200. Nel triplo cataloghiamo a livello di "formalità" la vittoria di Francesco Alborè (13,58) al 5° alloro nazionale master, mentre Alessandro Giannotti vince l'asta in solitaria con 3,00. Primo scudetto.

Lanci - due doppiette, Trabucco e Valsecchi - Mutti nel giavellotto - Davide Trabucco mette la doppietta su peso e disco. Sul peso favorito anche dalla solitudine: 11,38. Nel Disco gara più combattuta e vittoria con 35,33, ovvero un metro e mezzo circa su Alessandro Valsecchi, che invece vincerà martello e martellone. Per Trabucco primi due titoli italiani tra i master. Alessandro Valsecchi vince invece il martello, come detto, in 31,80, mentre si ritrova da solo nel martellone che vince con una misura comunque "concorrenziale": 12,15. 7° titolo italiano nei lanci per il lecchese. Infine 47,69 nel giavellotto per Francesco Mutti, cioè più di 2 metri in più di quanto da lui stesso ottenuto nel 2012 per vincere l'analogo titolo italiano. 2° titolo italiano consecutivo per lui.

La marcia a Magliulo - Vincenzo Magliulo è ormai 2/3 anni che fa parlare di sè e non poteva di certo sfuggirgli il suo 4° titolo italiano nella marcia con il crono di 21'54"65. Miglior tempo di sempre ad un campionato italiano master e prima volta che si vede un atleta scendere sotto i 22' nella medesima specialità ad un italiano.

4x400 all'Athlon Bastia - 3'43"01 e titolo solitario per gli umbri che conquistano il loro settimo titolo italiano in una staffetta tra tutte le categorie, il secondo in una 4x400. 

03/07/13

Orvieto 2013: Voci, Uva e Metafore (dalla A di Atletica alla U di Uva)

Non potrei parlare di risultati e prestazioni individuali, perché non lo so' fare. Sigma poi è efficiente e veloce, ormai completo anche di fotofinish (per i velocisti). Sulle valutazioni delle prestazioni, per nostra fortuna, il puntuale Andycop non teme confronti. Così, tranquillo e asciutto, come si farebbe dire ad un bimbo che ancora non parla ma indossa l'ultimo modello di pannolone che assorbe fino a cinque litri (!).. posso trastullarmi in note varie, fatue ed amene, pescate fresche come monetine lucenti dal Pozzo di San Patrizio nella splendida Orvieto
Orvieto Scalo, non si offendano i locali, non è granché, anche se non manca nulla. Infatti il mio albergo si trova come l'imbottitura di un panino tra: la statale e la linea ferroviaria regionale davanti; la linea ad alta velocità e l'autostrada, dietro, WOW! 
Io ne ho viste e sentite cose, che voi Masters che non siete potuti venire a Orvieto, non potreste immaginarvi. Tendini in fiamme al largo dei bastioni di Orvieto; e ho visto saltatori e velocisti balenare nel sole vicino alle porte di Ciconìa. 
Ma sì, perdiamo qualche minuto e raccontiamoci l'udito, il visto, l'annusato o magari il sentito, inteso come sensazione; altrimenti.. "tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia"; come disse "il replicante" Rutger Hauer in "Blade Runner". 
Voci, rumori, colori e l'aria di Orvieto, frazione Ciconìa, località La Svolta, bella pista! 
Come nelle bancarelle di un grande mercato, in vendita si trova di tutto, bisogna solo scegliere cosa val la pena portarsi a casa. 
Non saprei proprio cosa abbia più dignità di essere raccontato. 
Scrivo dunque ciò che mi è rimasto impresso senza preoccuparmi troppo se qualcuno, che mi leggerà fino alla fine, penserà che la mia mente necessiti di cure sollecite. 
Ho visto le solite medaglie: d'oro quasi zecchino, d'argento quasi ottocento e di bronzo quasi di Riace. Ho visto maglie, di campioni tricolori, fabbricate in Marocco. Il vino però, un Orvieto D.O.P.; pare assolutamente originale. 
Passo, osservo e ascolto: incontri di vecchi amici e anche nemici che si rivedono in queste occasioni. Le tensioni del pre-partenza e le liberazioni al termine della gara, tra sogni infranti, risultati insperati e promesse di future vendette o resurrezioni sportive. 
Due donne, con il naso appiccicato ai fogli delle fotine appese sul muro dietro le tribune: "eccola qua, come corre bene lei! Però, le braccia.. sì, sì le braccia non sono in sincrono con le gambe, ecco vedi, il braccio destro dovrebbe essere..." Mamma mia, speriamo che nessuno osservi e commenti le mie fotine (semmai verranno appese). 
Una atleta effettua i primi allunghi di riscaldamento. Appoggiata al muretto, cercando una minuscola striscia di ombra, l'allenatrice la riprende ad alta voce per invitarla ad usare le braccia in modo più efficace. Parla in toscano (o italiano, come direbbe un toscano), "pija, devi pijare di più!", pronunciando "pigia" come si pronuncerebbe Peugeot. L'atleta prova un nuovo allungo; l'allenatrice urla ancora: "pija, pija, pija". L'atleta tenta di abbozzare una risposta; ma l'allenatrice alza ancora la voce a coprire qualsiasi replica: "tu pija, pija, pija", arrivando ad espandere il suo verbo anche nell'altra metà del campo di riscaldamento. Pigiare o spingere? Non saprei, ma di sicuro desidererei un allenatore più discreto. 
Passo nei pressi del supercampione che parla con tutti e di tutto ma poi capisco che in fondo, parla sempre di se stesso. 
Passa un terzetto corricchiando; l'atleta al centro parla ai due che l'accompagnano. Il tono è piuttosto alto, forse a cercare ulteriori consensi. "E il bello è che sti regazzetti de ventanni se cagheno sotto appena vedono un cinquantenne che 'riva e je rompe er .. Eeeee...". Puli Puli Puli pu fa il tacchinoo, Qua Qua Qua fa l'occhettaa... grazie a Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto (da L'inquilino). Io questo vibrante orgoglio dell'atletico ometto di mezza età non riesco proprio a condividerlo, soprattutto se esercitato a scapito di ragazzi dotati magari di poco talento atletico. Mio nonno, quando ero ragazzo mi diceva: "alla tua età io saltavo i fossi per lunga e con una gamba sola"; poi guardandomi negli occhi attendeva che comprendessi la sua ironia per poterne ridere assieme. Al 50enne al centro del terzetto potremmo dire di riflettere sulla possibilità di una eventuale piccola invidia (inconsapevole?) di un cinquantenne che non potrà mai più avere 20 anni. La morale forse può essere questa: anche una pirlata, se filtrata e ragionata, ritrova un suo senso. Ah, la gioventù che non ritorna! 
Termino il riscaldamento e nel tragitto verso la cosiddetta "camera d'appello" mi si slaccia una stringa. Mentre mi chino sento una voce potente, alzo gli occhi, è Carmelo Rado che parla con qualche persona attorno a lui. Dal tono della voce si capisce che "la confidenza" non pretende la riservatezza. E allora? Allora ve la racconto! Carmelo, narra di quando era militare ad Orvieto, - "a volte capitava di andare a rubare qualche grappolo d'uva dalle vigne" - e aggiunge: "io vi dico una cosa: se il vino di Orvieto è buono quanto quell'uva..."; e qui si sofferma sulla dolcezza e l'assoluta bontà di quell'uva, mai più trovata così buona per il resto della vita. L'espressione del viso si ammorbidisce, come se tornassero quei magici acini tra le sue labbra. - "Se il vino di Orvieto è buono quanto quell'uva: è sicuramente il migliore del mondo!" - Stringa allacciata. Fine della storia. Cioè, non proprio, perché la sera capirò finalmente cosa stava raccontando Rado. 
A cena, tra persone che in fondo si conoscono poco, ci si lascia andare a qualche ricordo, pescato al volo dalla memoria, chissà perché proprio quello. Ancora di più mi stupisce la persona che non parla per tutta la sera, ma poi, sollecitato dal gesto di un cameriere, racconta. Racconta un ricordo del collegio, di una piccola astuzia di ragazzi che cercavano di rendere meno dura la loro esistenza. Piccole cose, eppure preziose, piccoli oggetti di argento ossidato, che vengono lucidati, fatti brillare e regalati a chi ascolta. L'importante è essere lì. La sera, facendo quei quattro passi che magari aiutano la digestione, mi si accende una luce, meglio: un led (così risparmiamo) nella mia mente non più così vispa. Ma sì, come ho fatto a non cogliere subito la metafora di Rado? I poeti usano la metafora per raccontare e io gonzo mi ero fermato all'uva e al vino. Che sciocco, certo, quell'uva infinitamente buona e non più assaggiata, era la rappresentazione struggente della sua gioventù! Benigni disse: "quando hai la fortuna di incontrare un grande saggio, ti metti in silenzio e lo ascolti. Un po' come andare a sedersi sotto la grande quercia e appena cade una ghianda, svelto la raccogli e te la metti in tasca". 
Conosco Carmelo Rado solo di fama, ma mi era parso abbastanza saggio quel che diceva, inoltre nessuno può mettere in dubbio che sia anche grande. E se non fosse sufficiente... la FIDAL ha appena consegnato a Rado il premio "Quercia al merito"! Ci si dà appuntamento per le prossime gare, magari a Torino, dove qualcuno, vista la tangente da pagare si è rifiutato di iscriversi, altri si sono iscritti ma si dicono pentiti e altri ancora ci saranno senza remore di nessun tipo. Altre voci, altri rumori, altri colori saranno a nostra disposizione, anche se pagati a caro prezzo. Statemi bene, tutti. 

 il corridor cortese

03/06/13

Il record della Borsi e i 15 anni persi dell'ostacolismo italiano

La storia dell'atletica la scrivono i numeri. Non son possibili revisionismi o interpretazioni: esiste solo la fredda verità data da un numero, o meglio, da una successione di numeri. Tempi e misure. Leggiamo il record di 12"76 di Veronica Borsi così: è la quarta italiana di sempre a scendere sotto i 13", dopo Carla Tuzzi e Micol Cattaneo, e dall'anno scorso Marzia Caravelli, che aveva, com'è arcinoto, l'ultimo record italiano di 12"85 a Montgeron. Se contiamo invece le prestazioni sotto i 13", la prestazione della Borsi porta il totale a 6: 2 a testa Tuzzi e Caravelli, e una per Borsi e Cattaneo. Statisticamente la Caravelli è sicuramente l'atleta azzurra che più ha segnato la specialità (così dicono i numeri) vantando ad oggi 6 delle 10 migliori prestazioni all-time, che elenco qui sotto:
  1. 12"76 (0,6) - Veronica Borsi - Orvieto (02/06/2013)
  2. 12"85 (1,8) - Marzia Caravelli - Montgeron (13/05/2012)
  3. 12"96 (-0,1) - Marzia Caravelli - Roma (31/05/2012)
  4. 12"97 (1,1) - Carla Tuzzi - Valencia (12/06/1994)
  5. 12"97 (-0,2) - Carla Tuzzi - Trento (16/06/1994)
  6. 12"98 (-1,3) - Micol Cattaneo - Annecy (22/06/2008)
  7. 13"00 (0,2) - Marzia Caravelli - Cagliari (01/06/2013)
  8. 13"01 (0,7) - Marzia Caravelli - Pergine (23/07/2011)
  9. 13"01 (0,0) - Marzia Caravelli - Arzana (30/07/2011)
  10. 13"01 (0,4) - Marzia Caravelli - Londra (06/08/2012)
Com'è altrettanto arcinoto, la lista all-time dei 110hs è stata devastata nelle ultime 3 stagioni, e due anni solari. 7 dei 10 risultati qui sopra, sono arrivati proprio dal 2011 a al 2013, e naturalmente è logico pensare e tutto sembra far ipotizzare che si fluidificherà ulteriormente. Guardavo la citata lista all-time e mi è venuta in mente questa cosa: cos'è successo all'ostacolismo italiano femminile post-Tuzzi (quindi da metà degli anni '90) e pre-Cattaneo (la prima rondine, diciamocelo, della primavera ostacolista italiana, avvenuta nel 2008). Cioè per 15 anni, cos'è successo all'ostacolismo italiano? Scorrendo la lista si trova la sparata di Margaret Macchiut nel 2006 (13"03), unica mosca bianca di un digiuno quaternario. Non conosco le ragioni, naturalmente, pongo solitamente problemi senza conoscere le risposte. Significativo che in quella stessa lista di sempre compaia all'ottavo posto di sempre Ilena Ongar, che a metà degli anni '70 correva in 13"24. Mi immagino cioè una curva prestativa che non ha seguito il suo corso, che si è interrotta forse troppe volte, e che ha lasciato questa branca dell'atletica femminile scoperta per troppi anni. Non per nulla a chi me lo chiede (in pochi invero...) suggerisco sempre di gettare a capofitto le proprie figlie in cerca di uno sport a fare ostacoli. 

Secondo il ranking dei Paesi di All-Athletics, oggi i 100hs femminili italiani rappresentano la seconda forza europea dietro la Russia (ma di un soffio... l'Italia sembra aver messo comunque la freccia dopo l'ultima infornata di risultati) e la quarta mondiale, dietro agli USA e il Canada, ma davanti all'Australia di quella aliena là che ben conoscete. Naturalmente il ranking si costruiscono sulle prime tre atlete, quindi sulla creme del movimento. 

Altra riflessione: Veronica Borsi, l'italiana più veloce di sempre sugli ostacoli "alti", si colloca al 69° posto di sempre delle liste europee, con la 631° prestazione, insieme a Nina Derbina, Xenia Siska, Julie Baumann e Nicole Ramalalanirina. Ci sono rimasto un pò, perchè la prestazione alle nostre latitudini pare qualche cosa di mostruoso, mentre sul piano storico sembra rivelare quel famoso gap generazionale. Certo, se poi andiamo a leggere le interpreti autrici di quelle 630 prestazioni, trovi dei veri e propria Frankenstein dell'atletica, costruite pezzo per pezzo negli arsenali militari oltrecortina o imballate all'Area 51, accanto agli alieni antropomorfi portati di nascosto dai campi di grano di Rosswell. Comunque cosa vuol dire 12"76? Sembra il classico tempo da correre in una semifinale di qualcosa di molto importante, come successe infatti a Tatyana Dektyarova ai mondiali di Daegu '11 (3^ in semifinale, la stessa battuta al Terra Sarda dalla Caravelli) o Susanna Kallur agli Europei di Goteborg '06. Andando più indietro negli anni, a Bettine Jahn alle semifinali dei mondiali di Helsinki '83, o a Yordanka Donkova nelle semifinali di Roma '83... devo continuare? Insomma, ci siamo capiti: 12"76 è lo Stargate che porta al Paradiso. Ma lo Stargate ha i suoi tempi in cui attivarlo, e ora andrà attivato al momento giusto e al posto giusto. 

Chiudo con una riflessione mia personale: non posso far a meno di pensare al "prima", così come successo con Emanuele Abate durante la stagione indoor (e l'esplosione di Dal Molin). Ora non posso non ricordare la presenza (compare pure nelle foto di Orvieto) di Marzia Caravelli. Marzia ha corso in 13"00 e 13"06 nel giro di un paio di giorni, cioè tempi comunque incastonati nella storia dell'ostacolismo italiano, e che adesso passano necessariamente in secondo piano, benchè piccole pietre miliari. Ora quella rabbia (da atleta non posso non pensare che sorga spontaneo uno spirito di rivalsa immediato), speriamo venga incanalato pacatamente in un meccanismo così delicato come una gara ad ostacoli alti ma corti. Alla fine Marzia è praticamente ai livelli dell'anno scorso. Si preannuncia una calda estate (in attesa di quella vera) di ostacolismo, anche con la pungolatura della Cattaneo, anche lei messasi in scia in fondo al rettifilo prima della chicane.