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17/08/13

Mosca '13: Day VII - chi piange e chi ride - Donato e la maledizione mondiale

Foto G. Colombo/Fidal
100 hs femminili - Marzia ride, Veronica piange - Si comincia subito con Marzia Caravelli, che dopo un cappuccio e una brioche in partenza (0"232 la sua reazione mattutina allo sparo... ovvero circa 6/7 da una partenza "buona") imprime nella storia un bel 13"07 con 0,5 contro di vento. Partendo "normalmente" avrebbe corso uno dei suoi tempi periodici dell'anno (un 13"00 o 13"01). Non sarebbe cambiato molto, visto che passavano ben in 4 e lei era seconda. Male invece Veronica Borsi, che nonostante un infortunio aveva voluto esserci lo stesso: 13"35, e fuori, quando sarebbe bastato un molto più che abbordabile (per lei) 13"23. Marzia prosegue, e adesso si fa davvero dura: probabilmente nemmeno correndo su tempi da record italiano si potrà andare in finale... certo, partendo "reattivamente" qualcosa dovrebbe venir molto meglio. Marzia è la seconda italiana di sempre ad arrivare ad una sermifinale mondiale: la prima e unica fu Patrizia Lombardo a Roma '87. Si fermarono in batteria sia la Tuzzi (per ben 3 volte: Goteborg '95, Stoccarda '93 e Atene '97), la stessa Caravelli a Daegu '11, e naturalmente la Borsi. Solo 4 atlete italiane in 30 anni di mondiali, e solo due di esse in semifinale. La Caravelli, col suo 13"07, stabilisce anche il miglior tempo azzurro di sempre ad un mondiale (precedente il 13"10 di Carla Tuzzi ad Atene '97).

200 maschili - Demonte fugace apparizione - non ha particolarmente inciso la presente di Enrco Demonte nei 200 maschili. Troppo lontana la condizione di quel 20"45 per poter ambire a correre quanto meno la semifinale che si raggiungeva col minimo B, ovvero 20"60. E' comunque difficile correre così veloce con soli 2 risultati all'attivo sub 21". 

Triplo maschile - dalla Caporetto si salva la vedetta lombarda - che mattinata pazzesca. Daniele Greco che si infortuna ancor prima di entrare in trincea, quando ancora è nelle retrovie in attesa di passare alla prima linea. Clamoroso: una delle poche nostre carte da giocare sul tavolo del consesso internazionale, scartata subito. Per fortuna c'è Fabrizio Donato, no? Macchè, Fabrizio incappa in una giornataccia, di quelle che statisticamente posso accadere (dopo parecchi mesi di astinenza agonistica) e il risultato è quello che può succedere a qualunque atleta che non ha seguito i pattern necessari per rendere il massimo. 16,53, 10 centimetri dalla qualificazione, e l'addio ai sogni di medaglia del bronzo olimpico. Ma che vogliamo? Che sia sempre festa? C'è da dire che nella impareggiabile carriera di Donato, nonostante le 5 partecipazioni ai mondiali, il laziale non è mai riuscito ad arrivare in finale. Così dall'ecatombe di sogni, dalla gragnuola di raffiche di mitra del nemico, esce indenne e a sorpresa la vedetta lombarda, Fabrizio Schembri. 16,83 e qualificazione diretta. Uno dei momenti più elevati della sua carriera, nella quale ha avuto la "sfortuna" di coabitare con due mostri sacri come Donato e Greco. Fino al suo salto di 16,83, in finale ad un mondiale c'erano andati solo Dario Badinelli a Roma '87 (11°), e Paolo Camossi due volte, a Siviglia '99 (dove fu 5° con 17,29) e ad Edmonton '01 (11°). 15 le presenze azzurre, e per Schembri si tratta del terzo mondiale. Greco partecipò alla sfortunata spedizione di Berlino, dove tutti e tre gli azzurri uscirono malamente. Nelle 15 partecipazioni mondiali, solo Camossi è riuscito a superare i 17 metri (il già ricordato 17,29). 

4x400 femminile - finalmente una sorpresa positiva - nel bollettino di guerra, finalmente arrivano le notizie positive. Dopo Schembri, che lenisce un minimo le ferite azzurre triplistiche, arriva una bella prova di coraggio della 4x400 femminile, che si guadagna una storica finale della 4x400. Era dal 1999 (Siviglia) che non si correva una finale con il quartetto del miglio femminile. Nel '97 ad Atene si era invece verificata la prima finale italiana della 4x400. Gli split presi elettricamente dicono Bazzoni 52"46, Milani 52"60, Chigbolu 53"68 e Grenot 50"88 (tempi presi sulla linea del traguardo con apposito software di cronometraggio sportivo). C'è da dire che il cambio tra Chigbolu e Grenot è avvenuto 5 metri prima del traguardo, giusto per la precisione. E ora? Ora la finale sarà impresa ardua: si parte dalla 6^ posizione, e il miglior risultato ad un mondiale sono stati due ottavi posti... 

Considerazione dell'ottava giornata - Ma che belli questi mondiali... peccato che nelle gare all'interno dello stadio l'azzurro non vada proprio di moda.

06/03/11

Europei Indoor - Antonietta di Martino Oro - Fabrizio Donato vola a 17.73 - Tamgho nuovo record mondiale

(di Sasuke) Si sono conclusi oggi pomeriggio, a Parigi, i campionati europei indoor 2011. Risultati di altissimo livello (tra i cui autori anche i nostri azzurri) hanno animato questa terza e ultima giornata di gare. Diretta tv su Rai Sport (così come ieri, l'atletica è stata tenuta sorprendentemente in considerazione; inizialmente erano previste delle differite, per di più accorciate) con il commento poco attento di uno dei sostitutiti di Bragagna (di cui purtroppo al momento non mi sovviene il nome) e di Attilio Monetti, non senza qualche gaffe.

 La miglior prestazione assoluta della giornata viene dal salto triplo, con il francese Teddy Tamgho capace di aggiungere un altro centimetro al suo record mondiale (nella sua serie ben due 17.92, oltre ad un 17.65 e un 17.46). Ieri giunse quarto nel lungo, ricevendo non poche critiche per essersi "sprecato" prima della gara principale (il triplo) compromettendo le prestazioni... penso che ora si rimangeranno ciò che hanno detto. Da lodare, infatti, la decisione di Tamgho di mettersi alla prova in un doppio evento. Se un velocista può spaziare dai 100 ai 400 perchè un triplista non può fare anche il lungo? Dopotutto saranno diversi, ma salti in estensione rimangono. Dietro di lui un grande Fabrizio Donato, capace di tornare (anzi, di andare per la prima volta) oltre il muro dei 17.70 che non aveva mai superato. Per lui una serie con un 17.70, un 17.49 (chiuso male, ma che sarebbe potuto essere molto di più) e infine un 17.73, misura che sarebbe bastata per l'oro ai mondiali di Berlino. Non fosse stata per la presenza di Tamgho per Fabrizio sarebbe stato oro; ora, se rimane su questi livelli (che non mi aspettavo assolutamente, visto il suo miglior salto stagionale ad "appena" 17.03) ai mondiali può dire la sua; Tamgho non sarà sempre in forma da record mondiale, no?
Poi Marian Oprea, capace di andare subito in testa con un ottimo 17.62, seguito però da un 17.43 e da una serie di nulli e salti di scarso valore. Sopra gli 17 metri anche il secondo francese Yoann Rapinier (al personale, 17.23) e Christian Olsson (17.20, uguale al personale). Ultima posizione per un modesto Daniele Greco, fermo a 16.24; molto meno esplosivo di Donato in pedana, mi è sembrato piuttosto spento. In qualificazione si era destreggiato bene (16.75), peccato che in finale abbia fatto così male; consola solo il fatto che anche facendo meglio si arrivava a poco.

Tutte le 8 atlete in gara superano facilmente 1.92 ma quando l'asticella viene posizionata a 1.96 le vittime iniziano ad aumentare. Fuori dai giochi anche la russa Svetlana Shkolina, che in qualificazione si era ben comportata, saltando tutte le misure (fino a 1.94) al primo tentativo senza nemmeno togliersi i pantaloni (per lei uno stagionale e personale di 2.00 metri esatti, dietro alla Di Martino nelle liste mondiali). La svedese Ebba Jungmark, assente la forte connazionale Emma Green, è capace di superare il personale (1.93) con un buon 1.96 al terzo colpo. Anche Ruth Beitia, la spagnola alta più di 1.90, dopo essere entrare in finale per il rotto della cuffia, supera 1.96 al primo colpo. Posizionata l'asticella a 1.99 solo Antonietta di Martino, la world-leader, supera la misura (al primo tentativo, come tutte le altre) aggiudicandosi l'oro. Per la campana di Cava dei Tirreni, poi, un buon 2.01 (seconda prestazione di sempre in Italia al coperto) al secondo tentativo e tre errori alla quota di 2.03. Ottima gara, senza sbavature fino a 1.99, dove la nostra avrebbe potuto giocarsela anche con la Vlasic e la Friedrich, qui assenti per varie ragioni (la croata per studi universitari, la tedesca per un brutto infortunio) e poi un buon proseguio. Finalmente, dopo tanti anni di attività, anche per Antonietta è arrivato un oro!

Buoni riscontri nel salto con l'asta femminile. Anna Rogowska, già campionessa mondiale, vince con l'ottima misura di 4.85 (eguagliando la european leading della Isinbaeva, zarina dell'asta qui assente a causa di un virus influenzale) su Silke Spiegelbulg (vicina al personale con 4.75) e Kristina Gadshiew (4.65). Ottima anche Minna Nikkanen, al quarto record nazionale norvegese della manifestazione con 4.60; buona anche Jirina Ptacinkova (4.60, =PB) e Alexandra Kyriashova, russa capace di 4.60.
Lungo donne che vede l'affermazione della talentuosa russa Darya Klishina (6.80) sulla portoghese, Naide Gomes (6.79eYuliya Pidluzhnaya (6.75). Ultima posizione per la svizzera Irene Pusterla, incapace di andare oltre 6.43; in qualificazione era stata capace del primato nazionale, 6.71.

Negli 800 metri uomini, doppietta di Adam Kszctot (1.47.87) e Marcin Lewandowski (1.48.23). Fuori dai giochi lo spagnolo Luis Alberto Marco, in testa ai 400 metri in 54.55, che cade per terra durante il terzo giro inspiegabilmente e conclude ultimo in 2.00.58, bravo a finire comunque la gara.
Tra le donne, affermazione Yevgeniya Zinurova (2.00.19) su Jennifer Meadows (2.00.50) e l'altra russa Yuliya Rusanova (2.00.80, prima ai campionati russi in 1.58.14 davanti alla stessa Zinurova). La Meadows e Marilyn Okoro (quinta, 2.02.46) correranno poi anche la 4x400.

Dal breve rettilineo dei 60 metri, interessanti affermazioni. Doppietta delle due ucraine, favorite, con Olesya Povh (solito 7.13 per lei) su Mariya Ryemyen (solito 7.15). Completa il podio la norvegese Ezinne Okparaebo (7.20) su Jodie Williams (giovane 1993, 7.21, =PB) la terza ucraina Hrystyina Stuy (7.21, PB). Occupano le ultime posizioni le due forti francesi, Veronique Mang (7.22) e Myriam Soumare (7.24).
Tra gli uomini, vittoria di un redivivo Francis Obikwelu, capace di abbassare il personale e il record nazionale a 6.53, su Dwain Chambers. L'ex campione europeo e campione mondiale dei 60 è comunque capace di regolare tutti gli altri con 6.54. Terzo il favorito della vigilia, il francese Christophe Lemaitre (6.58) che batte di un centesimo un ottimo Emanuele di Gregorio che porta lo stagionale a 6.59 (partito benissimo l'azzurro si spegne ai 40 metri, complice un piccolo infortunio; il terzo posto era alla sua portata, ma è stato bravissimo comunque). Quinto Martial Mbandjock, in 6.61.

La giornata si conclude con le due staffette, maschile e femminile. Tra le donne affermazione della solita Russia, imprendibile (benchè priva delle migliori, come la Firova) in 3.29.24 davanti all'Inghilterra (3.31.36), la Francia (3.32.16) e l'Italia, quarta come all'aperto, con il nuovo record nazionale portato a 3.33.70. Le azzurre, lanciate discretamente da Giulia Arcioni, con buone frazioni di Maria Enrica Spacca e Chiara Bazzoni, rimangono in ultima posizione fino al rettilineo finale dove Marta Milani supera l'Ucraina e la Germania giungendo quarta. Tra gli uomini, vittoria della Francia con il nuovo record nazionale in 3.06.17, sulla Gran Bretagna (3.06.46) e il Belgio, che schiera i due gemelli Borlèe, ma che paga una terza frazione poco emozionante e chiude terzo in 3.06.57; al quarto posto, e quindi giù dal podio, in 3.06.99 la formazione russa.

Italia che giunge quindi settima nel medagliere (2 ori e un argento) e ottava (con 42 punti) nella classifica per piazzamenti. Peggio che nel 2009, dove l'Italia fu terza con 2 ori, 2 argenti e 2 bronzi. Meglio, però, che agli Europei all'aperto dove l'Italia giunse appena diciassettesima. Vittoria, come sempre, alla Russia con 6 ori, davanti alla Francia (5 ori e 4 argenti) e la Germania (3 ori). Dietro, davanti all'italia per un maggior numero di argenti, Inghiliterra (2-5-1), Polonia (2-1-2), Repubblica Ceca (2-1-1). Medaglie però tutte traducibili anche a livello mondiale, a Daegu verso la fine di Agosto. Un discreto risultato per l'Italia, visto anche come molti dei migliori atleti abbiano snobbato la stagione al coperto.

20/02/11

E se Donato a Parigi facesse anche il lungo? L'analisi di Sasuke

Fabrizio Donato quest’anno compirà 35 anni: potrà quindi considerato, per quanto continuerà a gareggiare come senior, a tutti gli effetti un master M35. Ciò nonostante Fabrizio è riuscito, a questo punto della carriera a saltare 17.03 di Salto Triplo (record Italiano di categoria di oltre un metro sul precedente) ma anche, e soprattutto direi, 8.03 di Salto in Lungo. Perché “soprattutto”? Perché questa misura rappresenta per lui il nuovo record personale, sia all’aperto che al coperto, la miglior prestazione italiana stagionale, il minimo per i campionati europei e l’ottava prestazione mondiale (quinta europea) davanti anche al potente triplista Teddy Tamgho.  Ma vediamo un pò la situazione in entrambe le discipline:

  • nel Triplo, raggiunto nell’ultima rassegna continentale al coperto, Donato vanta un personale di 17.60 (all’aperto, risalente al 2000!) e di 17.59 al coperto (misura con cui vinse l’oro a Torino 2009 e stabilì il nuovo record dei campionati). Misura che, per quanto superlativa, sembra essere un po’ fuori dalla portata di questo Fabrizio Donato, che rimane comunque ad ottimi livelli. Il miglior europeo è al momento, manco a dirlo, Teddy Tamgho. Il francese, però, per quanto fermo ad un modesto (per lui, per gli altri sarebbe ottimo) 17.64 potrebbe essere capace di superare anche il muro dei 18 indoor con un salto ben riuscito. (Poco) dietro di lui il campione europeo Philipps Idowu con 17.56, ma che sarà probabilmente assente a Parigi avendo dichiarato di non essere interessato a parteciparvi. Dietro di loro il russo Lyukman Adams (17.32) e il rumeno Marian Oprea (17.30) sullo svedese Christian Olsson (17.20). Davanti al nostro anche il fuoriclasse cubano Alexis Copello (17.14, ma non è europeo) e un altro russo, il giovane Alexsey Fedorov (17.05). Le possibilità per fare bene ci sono indubbiamente, ma per il podio potrebbe essere richiesta una misura tra i 17.30 e i 17.40. Alla portata, seppure non facile, del nostro che cercherà di difendere il titolo.
  • Nel Lungo, Fabrizio Donato è comunque quinto nelle liste europee. Sopra di lui, ma non lontani, la promessa russa Alexandr Menkov (8.17), il greco Louis Tsatoumas (8.10), lo svedese Michel Torneo (8.10) e lo spagnolo Eusebio Caceras (8.08). Tutte misure che sarebbero alla portata di Fabrizio, e sicuramente anche di Andrew Howe (il quale però non centra con l’articolo, perciò non spenderò troppe parole per lui; peccato abbia saltato quasi totalmente le indoor). Fatto sta che secondo me Donato farebbe bene ad iscriversi ad entrambe le discipline. La posizione europea è la stessa, ma nel lungo gli avversari sono meno pericolosi di quelli che troverebbe nel triplo.

07/02/11

Il 17,03 di Fabrizio Donato è record italiano M35: 1 metro e 32 in più

Fabrizio Donato a Torino '09
L'avevo pure annunciato: e naturalmente è successo. Fabrizio Donato al suo esordio come atleta nel suo 35 anno di vita, non poteva non coincidere con il record italiano di salto triplo nella categoria M35. Ora, sarebbe interessante capire se un atleta che ottiene i record nella stessa gara, nella stessa serie, debbano essere tutti considerati come record. Infatti, ad Ancona, sabato, Donato ha fatto questa serie in crescendo: 15,96 - 16,45 - 16,78 - 16,83 - 17,03. 5 record italiani di fila, se volessimo essere precisi, visto che il precedente era detenuto da Diego Lamenti con 15,71 (Ancona, 18/02/2007). Nell'attesa di capire se nella cronologia dei record debbano essere inseriti tutti o solo il migliore, registriamo il 14 record italiano over-35 del 2011. Un inizio davvero non male. Il fatto che molti record siano di stampo M35 o F35, dimostra che l'atletica sta diventando un può più matura. Ma questa non era una novità. Il record mondiale M35 indoor è detenuto da Jonathan Edwards, che saltò 17,44 ad età compiuta. Ciò vorrebbe dire che per Donato le possibilità di entrare nella storia master (ammesso che lo abbia mai preso in considerazione) l'opportunità si aprirebbe solo a partire dall'anno prossimo, visto che i record sono attribuiti solo ad età compiuta e lui è nato a giugno. Per la Fidal invece conta l'anno di nascita (come in tutte le altre federazioni). 

Altri 3 biglietti per Parigi: Abate nei 60hs, Donato nel triplo e Giordano-Bruno nell'asta

Emanuele Abate a Torino '09
A Magglingen (testimone!) finalmente anche il poliziotto Emanuele Abate stacca il biglietto per Parigi 2011 nella specialità dei 60 ostacoli: 7"72, al centesimo, così come chiesto dalla Fidasics. Record personale e 11° tempo europeo del 2011. Meritato, visto che il giorno precedente sul linoleum della pista in località End Der Welt ("fine del mondo") di Biel nel cantone Berna, aveva corso in 7"73 e 7"75. E ho pure il video! Prossimamente on-line il video (anche se non era lui l'obiettivo della ripresa, lo confesso, ma atleti più "contenuti" della medesima batteria). Se dovesse essere convocato per Parigi dalla Fidal, sarebbe per lui la seconda partecipazione ad un Euroindoor dopo quella fugace di Torino '09, dove uscì però mestamente in batteria con un anonimo 7"94
Naturalmente oblitera il ticket to Paris anche Fabrizio Donato a primo tentativo, nella gara di salto triplo che è avvenuto ad Ancona: 17,03 che supera il 16,93 di Fabrizio Schembri, che è la quinta prestazione mondiale dell'anno: peccato che i primi 4 siano tutti europei... naturalmente a Parigi Fabrizio avrà il non facile compito di difendere un titolo europeo dall'astro (non nascente, ormai) il ventenne Teddy Thamgo, che quest'anno ha sparato un 17,59 (la stessa misura di Donato ottenuta a Torino per vincere l'oro) giusto per mettere tra sé e il resto del mondo una trentina di centimetri... e poi salterà in casa, particolare di non poco conto, anche se il triplo vive di equilibri diversi rispetto alle altre specialità... 
Infine nono lasciapassare per Anna Giordano-Bruno nel salto con l'asta, che a Udine ha saltato la stessa misura passata dalla Benecchi la settimana scorsa: 4,35. La Giordano-Bruno è nella breve storia della specialità, l'unica italiana ad essere riuscita a superare le qualificazioni di un Euroindoor (a Torino 2009, con 4,40). Peccato che poi in finale incappò in tre nulli. Le finaliste invece agli Europei Indoor furono 2, con Maria Carla Bresciani che a Stoccolma '96 giunse 15^ (ma senza le forche delle qualificazioni). 

06/02/11

Fra poco torno... flash

Sono attualmente a Magglingen, al meeting internazionale (non certo per meriti, intendiamoci...). Domani aggiorno il blog con il 6"62 di Emanuele Di Gregorio in Germania (battuti Lemaitre, che non passa però per essere un fulmine nei primi metri, e il britannico Lewis-Francis). Nel frattempo apprendo dal sito Fidal che si è aggiunto il settimo sigillo per Parigi 2011, che è quello (quasi scontato) di Fabrizio Donato: su 7 che andranno in Francia, per ora 3 sono triplisti. Qui in Svizzera, nella prima giornata Emanuele Abate corre ad un solo centesimo dal minimo sui 60hs (7"73 contro 7"72), poi in finale forza i tempi e peggiora lievemente: 7"76. Micol Cattaneo eliminata per falsa partenza, ma oggi si replica con tutte le gare di ieri. Una minuta svizzera, di cognome Sigg, ha corso i 60 piani in 7"53. La notizia? Ha solo 15 anni... un fenomeno precoce. Da Ancona sembra che Annalisa Gambelli (F45) forse ha migliorato nuovamente un record italiano master: quello dei 200 indoor. Da domani tutti gli aggiornamenti.

26/01/11

Verso Parigi 2011: Il triplo italiano agli Euroindoor

Parlando del minimo ottenuto da Schembri, mi è venuta da fare questa riflessione statistica sul salto triplo italiano agli Euroindoor. Ebbene, iniziamo dal fatto che se potessimo contare le presenze ai campionati europei indoor degli atleti italiani raccoglieremmo 29 caps (tra qualificazioni e finali). Le 29 presenze si riducono di fatto a 24 partecipazioni (ma secondo me, il fatto di passare le qualificazioni attribuirebbe due presenze, non una nell'overall di maglie azzurre). Nel club azzurro dei presenti agli euroindoor del salto triplo si trovano solo 9 atleti, nonostante la storia dei campionati continentali indoor sia ormai ultra quarantennale. Dario Badinelli vanta 7 presenze, ed è l'atleta italiano con più presente nel salto triplo. 4 gettoni (e 5 caps) per la leggenda di Mexico-68 Giuseppe Gentile (ma tenete presente che le prime edizioni fino al 1968 non erano considerati ancora Campionati Europei), così come Roberto Mazzuccato. A 3 presenze (e 6 caps) si ferma Fabrizio Donato. 2 Paolo Piapan, e a 1 Alessandro Ussi, Paolo Camossi, Salvatore Morello e Daniele Greco. Fabrizio Schembri, che la settimana scorsa ha ottenuto con 16,93 il lasciapassare per Parigi '11 (teorico... perchè poi la Fidal vuol sempre avere l'ultima parola) potrebbe essere quindi il decimo atleta italiano a cimentarsi in questa specialità ad un campionato europeo indoor. Per quanto riguarda i risultati, l'apogeo della specialità è stato raggiunto da Fabrizio Donato nell'edizione 2009, quella torinese, dove sulla magica pedana del Lingotto (erano lì, no?) riuscì a stampare un bestiale 17,59. Per trovare un'altra medaglia bisogna tornare invece all'edizione 2000 di Gand, in Belgio, quando Paolo Camossi riuscì invece a giungere terzo con 17,05. Statisticamente si contano 16 piazzamenti tra il 4° e l'8° posto (fino cioè a quella posizione che le Federazioni ritengono "significativa" per un'ipotetico campionato a squadre). Due quarti posti (Donato a Vienna '02 e Gentile nell'edizione del '66 di Dortmund), tre quinti: Badinelli nel 1989 a L'Aja, in quella che rimane la sua miglior prestazione in un Europeo. Ancora Giuseppe Gentile a Madrid nell'annata d'oro 1968, e Paolo Piapan a Milano nel '78 (l'edizione passata alla storia per la presenza sulla pedana dell'alto dell'Angelo Biondo). Roberto Mazzuccato ha ottenuto due settimi e due ottavi posti, mentre è significativo come Dario Badinelli fosse arrivato ben sei volte tra i primi 8 in una finale continentale. Se è chiaro che non è stato il triplista più vincente, di sicuro il bresciano è stato quello più longevo ad alti livelli. Lo stesso Fabrizio Donato, che quest'anno fa-35, nonostante sia stato l'atleta con più anni di attività ad alto livello, porta nel proprio carnet un numero inferiore di finali. Proprio sulla longevità in questa particolare manifestazione si può disquisire: Dario Badinelli, tra la prima e l'ultima edizione di Euroindoor cui ha partecipato, ha lasciato intercorrere 8 anni (dal 1983 al 1990). Fabrizio Donato, partecipando sia all'edizione 2000 sia a quella del 2009, ha già coperto un arco temporale di 10 anni. Partecipando anche quest'anno arriverebbe a 12 anni... sulla breccia. Sempre Dario Badinelli è stato l'atleta che ha collezionato più presenze consecutive ad un Europeo (4, dal 1983 al 1986). 
Dicevamo 24 partecipazioni (e 29 caps): su 24 partecipazioni, tenendo presente che in molti campionati si è svolta la finale diretta, solo in 3 casi non vi è stato accesso alla finale dal turno preliminare: la prima vittima illustre fu proprio Giuseppe Gentile a Praga '67 (fuori con 15,51). Poi è toccato in tempi recenti a Salvatore Morello (nel 2005, fuori con 15,82) e l'estroso Daniele Greco, vittima ormai di inciampi illustri (15,76 a Torino 2009). Quindi: in 8 circostanze gli italiani hanno fatte le qualificazioni, ed in 3 sono usciti dalla porta di servizio. 
Le misure: sarà un caso, ma le uniche due circostanze in cui un italiano ha superato la fettuccia dei 17 metri ha conquistato una medaglia europea (l'oro di Donato e il bronzo di Camossi). Nella lista all-time dei campionati troviamo poi il 16,90 sempre di Donato che gli valse il quarto posto a Vienna '02 e quindi il 16,86 in qualificazione di Camossi a Gand '00, l'edizione che lo vide sul podio col citato 17,05. Badinelli si è fermato al 5° posto di questa classifica avulsa con il 16,67 di Madrid. Qualcuno dovrebbe scrivere la storia di Dario Badinelli: un atleta che per molti versi si è fermato alle soglie del paradiso. Una longevità sportiva senza precedenti, ad alti livelli in cui è mancato sempre quel pizzico di fortuna che lo portasse a vincere una madaglia prestigiosa. Riflessione: su 29 caps (tra qualificazioni e finali) solo 11 sono prestazioni sopra i 16,50, che rappresenta una soglia di visibilità minima. C'è da dire che nei suoi 6 caps, Donato non è mai andato sotto questa soglia, così come Camossi, che però ha partecipato ad una sola edizione di Campionati Europei. In 7 non hanno invece raggiunto la soglia dei 16 metri (ed infatti in questa "fossa" si trovano ovviamente i 3 unici eliminati della storia del triplo italiano agli Euroindoor).