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06/03/11

Europei Indoor - Antonietta di Martino Oro - Fabrizio Donato vola a 17.73 - Tamgho nuovo record mondiale

(di Sasuke) Si sono conclusi oggi pomeriggio, a Parigi, i campionati europei indoor 2011. Risultati di altissimo livello (tra i cui autori anche i nostri azzurri) hanno animato questa terza e ultima giornata di gare. Diretta tv su Rai Sport (così come ieri, l'atletica è stata tenuta sorprendentemente in considerazione; inizialmente erano previste delle differite, per di più accorciate) con il commento poco attento di uno dei sostitutiti di Bragagna (di cui purtroppo al momento non mi sovviene il nome) e di Attilio Monetti, non senza qualche gaffe.

 La miglior prestazione assoluta della giornata viene dal salto triplo, con il francese Teddy Tamgho capace di aggiungere un altro centimetro al suo record mondiale (nella sua serie ben due 17.92, oltre ad un 17.65 e un 17.46). Ieri giunse quarto nel lungo, ricevendo non poche critiche per essersi "sprecato" prima della gara principale (il triplo) compromettendo le prestazioni... penso che ora si rimangeranno ciò che hanno detto. Da lodare, infatti, la decisione di Tamgho di mettersi alla prova in un doppio evento. Se un velocista può spaziare dai 100 ai 400 perchè un triplista non può fare anche il lungo? Dopotutto saranno diversi, ma salti in estensione rimangono. Dietro di lui un grande Fabrizio Donato, capace di tornare (anzi, di andare per la prima volta) oltre il muro dei 17.70 che non aveva mai superato. Per lui una serie con un 17.70, un 17.49 (chiuso male, ma che sarebbe potuto essere molto di più) e infine un 17.73, misura che sarebbe bastata per l'oro ai mondiali di Berlino. Non fosse stata per la presenza di Tamgho per Fabrizio sarebbe stato oro; ora, se rimane su questi livelli (che non mi aspettavo assolutamente, visto il suo miglior salto stagionale ad "appena" 17.03) ai mondiali può dire la sua; Tamgho non sarà sempre in forma da record mondiale, no?
Poi Marian Oprea, capace di andare subito in testa con un ottimo 17.62, seguito però da un 17.43 e da una serie di nulli e salti di scarso valore. Sopra gli 17 metri anche il secondo francese Yoann Rapinier (al personale, 17.23) e Christian Olsson (17.20, uguale al personale). Ultima posizione per un modesto Daniele Greco, fermo a 16.24; molto meno esplosivo di Donato in pedana, mi è sembrato piuttosto spento. In qualificazione si era destreggiato bene (16.75), peccato che in finale abbia fatto così male; consola solo il fatto che anche facendo meglio si arrivava a poco.

Tutte le 8 atlete in gara superano facilmente 1.92 ma quando l'asticella viene posizionata a 1.96 le vittime iniziano ad aumentare. Fuori dai giochi anche la russa Svetlana Shkolina, che in qualificazione si era ben comportata, saltando tutte le misure (fino a 1.94) al primo tentativo senza nemmeno togliersi i pantaloni (per lei uno stagionale e personale di 2.00 metri esatti, dietro alla Di Martino nelle liste mondiali). La svedese Ebba Jungmark, assente la forte connazionale Emma Green, è capace di superare il personale (1.93) con un buon 1.96 al terzo colpo. Anche Ruth Beitia, la spagnola alta più di 1.90, dopo essere entrare in finale per il rotto della cuffia, supera 1.96 al primo colpo. Posizionata l'asticella a 1.99 solo Antonietta di Martino, la world-leader, supera la misura (al primo tentativo, come tutte le altre) aggiudicandosi l'oro. Per la campana di Cava dei Tirreni, poi, un buon 2.01 (seconda prestazione di sempre in Italia al coperto) al secondo tentativo e tre errori alla quota di 2.03. Ottima gara, senza sbavature fino a 1.99, dove la nostra avrebbe potuto giocarsela anche con la Vlasic e la Friedrich, qui assenti per varie ragioni (la croata per studi universitari, la tedesca per un brutto infortunio) e poi un buon proseguio. Finalmente, dopo tanti anni di attività, anche per Antonietta è arrivato un oro!

Buoni riscontri nel salto con l'asta femminile. Anna Rogowska, già campionessa mondiale, vince con l'ottima misura di 4.85 (eguagliando la european leading della Isinbaeva, zarina dell'asta qui assente a causa di un virus influenzale) su Silke Spiegelbulg (vicina al personale con 4.75) e Kristina Gadshiew (4.65). Ottima anche Minna Nikkanen, al quarto record nazionale norvegese della manifestazione con 4.60; buona anche Jirina Ptacinkova (4.60, =PB) e Alexandra Kyriashova, russa capace di 4.60.
Lungo donne che vede l'affermazione della talentuosa russa Darya Klishina (6.80) sulla portoghese, Naide Gomes (6.79eYuliya Pidluzhnaya (6.75). Ultima posizione per la svizzera Irene Pusterla, incapace di andare oltre 6.43; in qualificazione era stata capace del primato nazionale, 6.71.

Negli 800 metri uomini, doppietta di Adam Kszctot (1.47.87) e Marcin Lewandowski (1.48.23). Fuori dai giochi lo spagnolo Luis Alberto Marco, in testa ai 400 metri in 54.55, che cade per terra durante il terzo giro inspiegabilmente e conclude ultimo in 2.00.58, bravo a finire comunque la gara.
Tra le donne, affermazione Yevgeniya Zinurova (2.00.19) su Jennifer Meadows (2.00.50) e l'altra russa Yuliya Rusanova (2.00.80, prima ai campionati russi in 1.58.14 davanti alla stessa Zinurova). La Meadows e Marilyn Okoro (quinta, 2.02.46) correranno poi anche la 4x400.

Dal breve rettilineo dei 60 metri, interessanti affermazioni. Doppietta delle due ucraine, favorite, con Olesya Povh (solito 7.13 per lei) su Mariya Ryemyen (solito 7.15). Completa il podio la norvegese Ezinne Okparaebo (7.20) su Jodie Williams (giovane 1993, 7.21, =PB) la terza ucraina Hrystyina Stuy (7.21, PB). Occupano le ultime posizioni le due forti francesi, Veronique Mang (7.22) e Myriam Soumare (7.24).
Tra gli uomini, vittoria di un redivivo Francis Obikwelu, capace di abbassare il personale e il record nazionale a 6.53, su Dwain Chambers. L'ex campione europeo e campione mondiale dei 60 è comunque capace di regolare tutti gli altri con 6.54. Terzo il favorito della vigilia, il francese Christophe Lemaitre (6.58) che batte di un centesimo un ottimo Emanuele di Gregorio che porta lo stagionale a 6.59 (partito benissimo l'azzurro si spegne ai 40 metri, complice un piccolo infortunio; il terzo posto era alla sua portata, ma è stato bravissimo comunque). Quinto Martial Mbandjock, in 6.61.

La giornata si conclude con le due staffette, maschile e femminile. Tra le donne affermazione della solita Russia, imprendibile (benchè priva delle migliori, come la Firova) in 3.29.24 davanti all'Inghilterra (3.31.36), la Francia (3.32.16) e l'Italia, quarta come all'aperto, con il nuovo record nazionale portato a 3.33.70. Le azzurre, lanciate discretamente da Giulia Arcioni, con buone frazioni di Maria Enrica Spacca e Chiara Bazzoni, rimangono in ultima posizione fino al rettilineo finale dove Marta Milani supera l'Ucraina e la Germania giungendo quarta. Tra gli uomini, vittoria della Francia con il nuovo record nazionale in 3.06.17, sulla Gran Bretagna (3.06.46) e il Belgio, che schiera i due gemelli Borlèe, ma che paga una terza frazione poco emozionante e chiude terzo in 3.06.57; al quarto posto, e quindi giù dal podio, in 3.06.99 la formazione russa.

Italia che giunge quindi settima nel medagliere (2 ori e un argento) e ottava (con 42 punti) nella classifica per piazzamenti. Peggio che nel 2009, dove l'Italia fu terza con 2 ori, 2 argenti e 2 bronzi. Meglio, però, che agli Europei all'aperto dove l'Italia giunse appena diciassettesima. Vittoria, come sempre, alla Russia con 6 ori, davanti alla Francia (5 ori e 4 argenti) e la Germania (3 ori). Dietro, davanti all'italia per un maggior numero di argenti, Inghiliterra (2-5-1), Polonia (2-1-2), Repubblica Ceca (2-1-1). Medaglie però tutte traducibili anche a livello mondiale, a Daegu verso la fine di Agosto. Un discreto risultato per l'Italia, visto anche come molti dei migliori atleti abbiano snobbato la stagione al coperto.

05/03/11

Europei Indoor - Incredibile Simona La Mantia: Oro con 14.60

Renaud Lavillenie - A quando il record di Bubka?

(di Sasuke) Innanzitutto mi scuso per l’articolo non proprio veloce, ma mi sono gustato le varie gare trasmesse in tv solo adesso (avendole registrate) causa allenamenti personali. Farò anche un veloce resoconto del pomeriggio di ieri; vari risultati di alto livello, uno su tutti quello della palermitana Simona La Mantia, favoloso oro (dopo l’argento di Parigi) con una serie d’altissimo livello culminata con due 14.60.
Andando per ordine:
Ieri pomeriggio, nei 60 ostacoli (dove Giulia Pennella è uscita in batteria con 8.25) affermazione e miglior prestazione europea per la tedesca Carolin Nytra (ottimo 7.80) su Tiffany Ofili (anche lei a 7.80, record nazionale di Inghilterra) e Christina Vukicevic (7.83, record nazionale di Norvegia). Gara, dunque, di altissimo livello con un podio con misure eccellenti.
Meno brillanti i 60 ostacoli con Emanuele Abate complessivamente undicesimo, che paga la mancanza di un turno; l’azzurro comunque si difende, correndo in 7.74, misura molto vicina al personale. Vittoria finale a Petr Svoboda (7.49) su Garfield Darien, francese, in 7.56 (che eguaglia il personale), Adrien Delghelt (belga, personale a 7.57) e Felipe Vicancos (quarto, in 7.59, spagnolo al personale).
Salto in alto uomini che vede in qualificazione l’eliminazione di uno dei favoriti, il russo Sergey Mudrov (aveva già saltato 2.30) che non va oltre un modestissimo 2.17. Discreta la prestazione di Nicola Ciotti, nono e primo degli esclusi a 2.22 (a pari merito con 3 altri atleti che hanno superato tutte le misure e si sono arrestati a 2.27); buoni, comunque, i suoi tentativi. Specialmente l’ultimo dove l’asticella sarebbe potuta non cadere. Ottimo, invece, Marco Fassinotti; il giovane azzurro, portato anche se senza minimo, si dimostra più che all’altezza della situazione; centra la finale con il personale al coperto portato a 2.27. Finale di altissimo livello; Marco giunge sesto (su otto) portando però il personale ad un ottimo 2.29 (migliore anche del suo 2.28 all’aperto) e tentando poi tre volte con discreti risultati ma senza fortuna i 2.32 dell’uguagliamento del primato italiano al coperto (di Alessandro Talotti, 2.32).
Vittoria al russo Ivan Uhkov (2.38, per la terza volta, e un buon tentativo su tre al primato del mondo a 2.44) su un redivivo Jaroslav Baba (2.34, in una serie perfetta) e il campione europeo all’aperto Alexandr Shustov al personale (2.34). Bene anche il greco Kostadinos Baniotis (2.32).
Salto in alto donne di buon livello, con Antonietta di Martino che non sbaglia nulla (1.80 - 1.85 - 1.89 - 1.92 - 1.94, tutte al primo tentativo) e che passa in finale al primo posto insieme alla russa Svetlana Shkolina; la Di Martino, forte del suo 2.04, è una forte candidata all’oro. Eliminata la giovane talento dell’alto, Mariya Kuchina (1.92 per lei, unica incertezza della gara il primo tentativo a 1.75) che paga l’errore in più compiuto a favore di Ruth Beitia, che centra la finale.
Salto in lungo uomini dove vince il tedesco, già campione Europeo indoor 2009, Sebastian Bayer; non sarà riuscito a centrare quel 8.71 di due anni fa, ma qui con 8.16 ha portato a casa l’oro. Sopra gli otto metri anche il francese Kafetien Gomis (8.03) e Morten Jensen (8.00) con il primatista del mondo del triplo indoor Teddy Tamgho in quarta posizione con 7.98; gare che sarebbe stata alla portata di Fabrizio Donato, vedremo se la scelta di non doppiare si rivelerà saggia. Peccato anche per l’assenza di Andrew Howe, che ha saltato le gare indoor quasi totalmente (unica apparizione in un modesto 60 metri in 6.78), che avrebbe potuto senz’altro dire la sua.
Salto in lungo donne, qualificazione, con buone misure. La russa Yuliya Pidluzhnaya è la migliore con 6.74 sulla svizzera, al record nazionale, Irene Pusterla in 6.71; avercela noi, qui in Italia, un simile talento: peccato!
Eliminata una delle favorite, la russa Anna Nazarova, con 6.57; meglio Darya Klishina con 6.65 e l’atleta della Bielorussia, Veranika Shutkova con 6.67.
Salto con l’asta uomini di alto livello, che vede in gare tre azzurri. Prestazioni più che dimenticabili da parte di tutti e tre. Giuseppe Gibilisco, che a Parigi 8 anni fa vinse un oro mondiale, non è in grado di superare 5.55 (per lui tre X alla misura di entrata) che ne evidenziano la scarsa condizione. Negativa anche la prova di Giorgio Piantella che ha bisogno di due tentativi per avere ragione di 5.20 e di tre per superare 5.40; non va oltre, giungendo penultimo. Leggermente (una posizione) meglio Claudio Stecchi, incapace di migliorare il suo personale fino a 5.55, che va scusato perché avrebbe comunque dovuto superarsi e per la giovane età. Escluso in qualificazione anche uno dei favoriti, Maksym Mazuryk, incapace di superare i 5.65 della qualificazione immediata. Finale all’insegna, ancora una volta, del francese Renaud Lavillenie. Il fenomeno sbaglia alcuni salti (5.61 al secondo, 5.71 al primo, 5.81 al primo, 5.91 al terzo) ma poi, avendo già vinto la gara, non si accontenta e supera al primo tentativo la misura eccellente di 6.03 che è mondiale stagionale, record nazionale e record dei campionati. Non contento (in realtà lo era, euforico ed esultante, è corso dappertutto) tenta addirittura tre tentativi al primato mondiale a 6.16, non andandoci neanche troppo lontano. Argento a Jerome Clavier in 5.76 e bronzo al tedesco Malte Mohr (solo 5.71, con un tentativo a 5.81 sbagliato di un soffio) a pari merito, ma con meno errori di Pawel Wojciechowski.

Asta donne con tre atlete capaci di superare tutte le misure, fino al 4.55 della qualificazione immediata, al primo colpo. La favorita, Anna Rogowska, già campionessa mondiale nel 2009 a Berlino, e la co-favorita Silke Spiegelbulg, insieme alla connazionale Eliveta Ryzih. Da segnalare anche il triplo record nazionale della finlandese Minna Nikkanen (4.45, 4.50, 4.55) e l’eliminazione della diciassettenne Angelica Bengsston, opaca; per lei alcuni errori e tre X alla misura non impossibile di 4.45; buona la prestazione di Anna Giordano Bruno, prima delle escluse (le altre però sono a 10 cm da lei) che dopo alcune incertezze (due errori a 4.35) riesce a superare al secondo colpo 4.45, misura che non masticava da un anno (quando superò 4.50 del tuttora primato italiano al coperto). Ottima prova, speriamo ora che Anna sappia ritornare ai suoi massimi livelli. Negativa, invece, la prova di Giorgia Benecchi; ultima, con la misura modestissima di 3.90 (al secondo) e tre errori a 4.15. Peccato, visto che hai campionati italiani era stata capace di un 4.30 con margine: vale senza dubbio di più.
Peso donne che ha visto imporsi Anna Avdeyeva (18.70) su Christina Schwanitz (18.65) e bronzo a Josephine Terlecki (modesto 18.09, pb, sufficiente per il terzo posto). Male Chiara Rosa: la veneta, qualificata con la quinta misura (17.83) non va oltre il settimo posto (17.54 e ben quattro nulli). Come sempre, la Rosa rende poco nelle occasioni che contano. Anche a Barcellona, dopo una facile qualificazione, si spense totalmente in finale.
Molto brava Marta Milani, capace di agguantare il sesto tempo (53.44) nella sua semifinale, dietro a Kseniya Zadorina (52.88) e Janin Lindenberg (53.12). In finale, dove le altre sono accreditate molto meglio di lei, si difende ma finisce ultima in 53.23, tempo non lontano dal suo primato. Esperienza positiva per lei, sperando di vederla sotto il muro dei 53 il prossimo anno. Era comunque difficile ipotizzare una posizione migliore. Vittoria a Denisa Rosolova (51.73, pb) su Olesya Krasnomovets (51.80). Per il quinto posto serviva 52.62, ben sotto il personale della Milani.
400 maschili che già nelle batterie lasciano intendere la supremazia di Leslie Djhone, primo in 46.26; in finale fa ancora meglio, vincendo con 45.54 dopo un primo giro in un velocissimo 21.30 (tempo di discreto livello anche per i 200, chissà quanto varrebbe sulla distanza); staccato di quasi un secondo Thomas Schneider (46.42).
Discreta prestazione, quella di Mario Scapini sugli 800 metri. Il giovane lombardo è il secondo dei qualificati alle semifinali, dietro il campione europeo Marcin Lewandowski (1.48.81 contro 1.48.92). In semifinale purtroppo giunge quarto nella sua serie (con 1.49.57) ed è il primo degli esclusi per la finale; tempo che sarebbe stato sufficiente a vincere la seconda batteria. Purtroppo la formula promuove solo i primi 3 qualificati di ogni serie… forse sarebbe stato meglio i primi due più i migliori due tempi?
Tremila metri donne dove per giungere in finale bastava 9.17.29; prestazione alla portata di Silvia Weissteiner che, però, si spegne intorno ai 2000 metri e giunge ultima con il tempo non esaltante di 9.19.69; in un’intervista aveva detto di pensare di valere sui 9 minuti, peccato che non sia stato così. Miglior tempo, 9.00.80.

Finale dei 3000 metri al britannico Mo Farah, favorito che vince con un modesto 7.53.00 una gara tatticissima con Hayle Ibrahimov (7.53.32) battuto in volata.

Non granché Stefano la Rosa (decimo, 8.04.21) né Daniele Meucci (undicesimo, 8.04.82). La Rosa ha provato a correre un po’ di testa, ma è stato subito inglobato; Meucci ha combattuto di più ma alla fine, quando i primi hanno cambiato il ritmo, per i nostri (abituati a gare più regolari) non c’è stato scampo.
60 metri femminili all’insegna di Olesya Povh (7.18) e Mariya Ryemyen (7.19); Manuela Levorato corre bene, e giunge terza nella sua serie (in 7.34, dietro a Ezinne Okparaebo in 7.21 e Veronique Mang in 7.27). In semifinale è meno decisa, e finisce ultima in 7.36. Discreto campionato Europeo per lei, peccato solo che non abbia confermato (ma c’è andata vicina) quel 7.31 di inizio stagione. Difficile, comunque, giungere in finale: serviva 7.27.
Migliori le solite due, nel solito ordine (7.13 e 7.16) con Myriam Soumare (7.18, personale), Veronique Mang (7.20) e Jodie Williams (7.21) a fare da contorno. In finale anche una terza ucraina in 7.22, Hrystyna Stuy.
60 metri maschili  dove Emanuele di Gregorio passa il turno agguantando la qualificazione in 6.70 giungendo terzo in batteria; ripescato anche Michael Tumi, che giunge quinto nella sua con 6.74. Ottima prestazione di Pascal Mancini (6.61, peggio in semifinale, 6.67) e di Francis Obikwelu (6.61 anche per lui) che superano Di Gregorio nelle liste europee. Fatica il primatista europeo Dwain Chambers, terzo nella sua serie in un modesto 6.71. Christophe Lemaitre il migliore con 6.59; semifinali con Di Gregorio che si ben comporta, in 6.62, che il primo dei ripescati (eguagliando lo stagionale) e sesto complessivo dietro Christophe Lemaitre (ottimo 6.55), Brian Mariano (6.60), Obikwelu, Chambers e Martial Mbandjock (al personale) in 6.61; quindicesimo Michael Tumi, bravo ad eguagliare il personale a 6.71; discrete possibilità di far bene per Emanuele di Gregorio; Lemaitre è imprendibile, ma tutti gli altri sono effettivamente alla sua portata, a cominciare da Chambers che non sembra molto in palla.
Ottocento donne che vedranno in finale, tra le altre, Jennifer Meadows (2.00.65), Yevgeniya Zinurova (2.00.93) e Yuliya Rusanova (fin’ora molto tranquilla, 2.02.48).
Ed infine, last but not least, la gara di triplo donne dove Simona La Mantia ha vinto una favolosa medaglia d’oro. Come sognava Gibilisco, finalmente è tornato a suonare l’inno di Mameli ad una manifestazione internazionale di Atletica Leggera. La serie della siciliana presenta un 14.17, un 14.60, un 14.49, un nullo, un 14.60 e un altro nullo. Tre delle quattro misure sarebbero bastate a vincere la gara e a fare il mondiale stagionale. Simona ha dimostrato, ancora una volta, che l’argento di Barcellona non è stato solo un colpo di fortuna. Al secondo posto, Olesya Zabara (14.45, sb) su Dana Veldakova (14.39, sb), Snezana Rodic (14.35) e Cristina Bujin (14.19).
Domani ultima giornata, con un’altra grande speranza azzurra: la primatista italiana del salto in alto, Antonietta di Martino.

04/03/11

Prima mattinata di gare - Simona La Mantia a 14.38

(Scritto da Sasuke) Si sono aperti stamattina, al Palais Omnisport di Parigi Bercy, i Campionati Europei di Atletica Indoor 2011. Passaggio del turno con o senza problemi per quasi tutti gli italiani in gara e  buoni risultati dai nostri atleti nella mattinata

Simona La Mantia - Possibile Oro agli EuroIndoor
Uno su tutti il 14.38 con cui la siciliana Simona La Mantia, già argento a Barcellona 2010 agli Europei all'aperto, si è piazzata seconda su 20 atlete al via. Per lei subito un 14.00 (che non avrebbe garantito l'accesso alla finale, si passava con 14.10) e poi l'ottimo salto, miglior misura italiana stagionale che la posiziona sesta al mondo e in Europa (posizione che peraltro già occupava) qui dietro solo alla russa Natalya Kutyakova, vicina al personale all'aperto (14.55) con 14.44.
Eliminata una delle avversarie più pericolose, la tedesca Katja Demut (capace quest'anno di 14.47 e 14.45) che non va oltre 13.81 e il quindicesimo posto. Fuori dai giochi anche le due pericolose greche Paraskevi Papahristou (stagionale a 14.40, qui appena 13.72) e Niki Paneta (14.39) che non ha nemmeno cominciato la gara. Alla forte russa Olesya Zabara (14.38 di stagionale) è bastato un salto a 14.13 per entrare in finale. Considerata anche l'assenza di Olha Saladuha la nostra Simona è la seconda tra le partenti come stagionale (dietro solo alla russa Kutyakova). Bene anche Dana Veldakova (14.27, sb), Snezana Rodic (14.25, pb) e Petia Dachava (14.20, pb). Completano la finale la rumena Cristina Bujin (14.12) e la greca Athanasia Perrà (14.01).

3000 metri maschili che vedranno tra i 13 finalisti i due italiani Daniele Meucci e Stefano La Rosa. Meucci è ottimo terzo nella sua batteria, corsa tatticamente e dominata da Mo Farah in 8.02.36; Daniele riesce nella non facile impresa di approdare in finale con il peggiore dei tempi (8.02.71) superando in volata lo spagnolo Francisco Javier Alves (8.02.90). La Rosa è invece quarto nella terza serie, e primo tra i tre ripescati (con 8.01.89). Da segnalare come Stefano abbia tenuto il ritmo fino ed oltre i 1000 metri (2.42.39, più veloce di 3 e 5 secondi rispetto alle altre serie) che mostra come il nostro ci tenga ad affrontare la finale. Migliore del turno Hayle Ibrahimov (8.00.36).

400 maschili senza italiani al via, poco da segnalare; migliori tempi quelli di Richard Buck (46.57) e del favorito francese Leslie Djhone (46.63). Prova femminile più interessante vista la presenza di Marta Milani, che supera senza problemi il turno giungendo terza nella terza batteria, dietro a Kseniya Zadorina (54.25) e Denisa Rosolova (54.41) correndo in 54.48. Ora la attendono le semifinali, dove si troverà opposta nella prima serie (fortunatamente quella con atlete meno forti) principalmente alla Zadorina e alla tedesca Janin Lindenberg (53.43 in batteria, accreditata con 52.26). Non impossibile il passaggio alla finale.

Non molto brillante Giulia Pennella, già capace di 8.13 quest'anno. La ragazza, complice forse un po' di tensione ed inesperienza, giunge quinta nella seconda serie, dominata dalla favorita Christina Vukicevic che vince in un già notevole 7.95. La Pennella, che ha corso in 8.25, avrebbe dovuto fare almeno 8.22 per passare il turno. Buono anche il 7.96 della co-favorita, la tedesca Carolin Nytra.

Nel lungo uomini, nessuno ha superato gli 8 metri. Miglior qualificato il francese, stella del salto triplo, Teddy Tamgho, deciso a vincere entrambi gli eventi. Per lui, 7.97 al terzo salto. Per entrare in finale serviva 7.88 (c'erano 14 atleti in 16 centimetri di differenza).
Peso uomini che vede solo 4 uomini superare la soglia richiesta per la finale (20.10), il migliore è stato il francese Gaetan Bucki che centra la finale e il personale al primo lancio con 20.39. Al secondo posto, con il nuovo record nazionale del Portogallo, Marco Fortes (20.34) su Ralf Bartels (20.33) e Maksim Sidorov (20.19).

14/01/11

Verso gli Europei indoor di Parigi: gli atleti d'oro dell'atletica italiana - Agnese Possamai

Agnese Possamai dietro Mary Decker Slaney a LA '84
Quest'anno, come sempre a Marzo, si terranno i 31imi campionati Europei Assoluti a Parigi. Dopo il bicchiere mezzo vuoto conquistato a Barcellona (17imi nel medagliere europeo, su una 40ina di Nazioni partecipanti, ma da 4^ nazione dal punto di vista demografico). Cosa vuol dire? Che ci sono una decina di paesi che nonostante abbiamo una popolazione decisamente inferiore a quella italiana, riescono a produrre un'atletica qualitativamente migliore. Ma qui non scopriamo l'acqua calda: lo sfacelo è davanti agli occhi di tutti. Così per trovare sprazzi di azzurro nell'atletica internazionale bisogna gioco-forza spostare lo sguardo al fulgido passato. Chi ha più di 30 anni si ricorderà certamente una serie di atleti italiani decisamente forti, non certo la manciata di atleti della prima decade degli anni 2000 targata Arese I e II. Se si pensa agli anni '80 e '90, a tutti vengono sì in mente i grandi campioni, ma anche una squadra nazionale compatta, infarcita di una quantità tale di talenti che oggi farebbero patti col diavolo pur di avercene uno (e chissà che non li abbiano davvero fatti!). Mennea, Simeoni, Tilli, Badinelli, Pavoni, Cova, Panetta, Mei...  sono solo gli epigoni di un periodo aureo del nostro sport, che viste le attuali condizioni, difficilmente tornerà almeno nei prossimi dieci anni. Perchè purtroppo i danni non sono stati solo causati alla struttura apicale (l'atletica di vertice) ma fin dalle fondamenta, cioè i giovani. E per ricreare un tessuto coeso, che abbia delle prospettive serie di crescite, ci vorrà parecchio tempo, tante energie e i risultati bisognerà aspettarli con una certa pazienza. Tutto questo largo e forse noioso preambolo per introdurre un'atleta che fa parte dell'epoca d'oro dell'atletica italiana, che se avrò tempo e modo vorrò descrivere in qualche post. L'atleta che mi piacerebbe tratteggiare a tinte veloci e potenti è Agnese Possamai, il cui ricordo sembra essere già disperso nell'oblio, nonostante sia stata una delle donne italiane più vincenti della storia dell'atletica nazionale. Parlo di lei anche perchè Agnese Possamai era una donna che andava forte soprattutto in inverno e in particolar modo nelle gare indoor, cui lega la maggior parte dei propri successi.
La Possamai nacque il 17 gennaio 1953 a Lentiai, in provincia di Belluno. Sulla rete c'è un bellissimo articolo della Gazzetta dello Sport del 1998 che parla di lei, scritto da Rosanna Schirer e che racchiude in poche righe tutto ciò che è stato Agnese Possamai, dal suo esordio in una gara di atletica a 24 anni, nel '77, sino ai trionfi con la nazionale, ai 3 titoli di campionessa europea indoor (seconda solo a Sara Simeoni per numero di vittorie agli Europei indoor da parte di atleti italiani).


POSSAMAI CORRERE OPERAIO, di Rosanna Schierer


Agnese Possamai, detta Mammina volante, ha iniziato a correre nel '77, quando lavorava in fabbrica e suo figlio Simone aveva gia due anni e mezzo. "Ho sempre avuto una predisposizione per l'atletica: alle medie ero brava nel salto in alto e in lungo, ma in realta ho iniziato per caso. Una domenica un amico che faceva atletica mi ha visto correre a una non competitiva. Ho partecipato a qualche provinciale e, tra lo stupore delle altre ragazze che non mi conoscevano, ho vinto addirittura una gara regionale. Cosi e iniziato il periodo piu bello della mia vita". Gia, perche le vittorie della Possamai sono sempre state inaspettate. Agnese ha vestito 60 volte la maglia azzurra conquistando 22 titoli e due record italiani, stabiliti entrambi sui 3.000: quello indoor a Milano nell' 82 con 8'53"77 (strappatole di recente da Elisa Rea) e quello all'aperto a Helsinki nell'83 con 8'37"96 (toltole da Roberta Brunet 13 anni dopo), piu 3 medaglie d'oro ad altrettanti campionati Europei indoor ('81 nei 1500 m., '82 e '85 nei 3.000 m.). Nell'84 partecipa all'Olimpiade boicottata da tutto il blocco sovietico: è decima in finale. "Di quei Giochi conservo un ricordo negativo. Di solito arrivavo nella citta che ospitava la gara solo alcuni giorni prima, ma in quel caso ho raggiunto Los Angeles con due settimane di anticipo. Ero sempre sudata anche quando andavo a letto; sono arrivata in pista stressatissima. Appena tornata a casa ho vinto una gara". Dopo aver corso sulle piste (8 titoli italiani outdoor e 7 indoor) e i prati di mezzo mondo, aggiudicandosi per 7 volte gli italiani di corsa campestre ('78, '80, '81, '82, '84, '85, e '86), Agnese decide di passare anche alla maratona. Nel ' 91, durante la preparazione prima di un' altra gara, cade e si fa male al un ginocchio. La operano al menisco; e solo dopo due anni e altri due interventi uno specialista le dice che si tratta di lesione ai legamenti. Nel '92 Agnese abbandona l'attivita e torna a lavorare in fabbrica alla Zanussi, dove si producono compressori per frigoriferi. E ricorda : "Eravamo un bel gruppo di mezzofondiste: la Gargano, la Cruciata, la Dorio e io, che correvo malissimo aiutata dalla forza di volonta. A loro dicevo che non sarei piu tornata a lavorare in una fabbrica. Infatti credo sia sbagliato non pensare al futuro di un'atleta. Per correre ho lasciato il lavoro, ho rinunciato a piu di 12 anni di contributi e quando si e giovani non si pensa alle assicurazioni private. Gli atleti, come i militari, giurano fedelta alla nazione, ma a fine carriera nessuno li aiuta e restano solo i bei ricordi". Oggi la Possamai vive a Lentiai, suo paese natale, col marito Paolo e il figlio Simone, che lavora nella sua stessa fabbrica. Ora e testimonial dello spot tv delle "Coperte di lana Merinos Somma".

BIOGRAFIA 17 gennaio 1953 Agnese Possamai nasce a Lentiai (BL). 1977-1992 veste 60 volte la maglia azzurra. vince 22 titoli italiani. 1979 e 2 negli 800 ai giochi del mediterraneo. 1981 e prima nei 1.500 agli europei indoor. e 2 nei 3.000 e 3 nei 1.500 in coppa europa. 1982 e prima nei 3.000 agli europei indoor e stabisce il record italiano con 8' 53"77. 1983 agli europei stabilisce il record italiano dei 3.000. con 8' 37"86. e 2 nei 3.000 agli europei indoor e prima nei 1.500 in coppa europa. 1984 ai giochi di los angeles e 10 nei 3.000. 1985 prima nei 3.000 agli europei indoor. 1987 e 2 sui 1.500 ai giochi del mediterraneo. 1992 lascia l'attività.