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28/09/13

Provocazione: e se la smettessimo di parlare di doping a scuola?

Tanto? Quante volte se n'è parlato nelle scuole... davvero? Vogliamo prenderci in giro? Quasi mai direi. Ma poi quali scuole? In quali gradi? In che modo lo si affronterebbe il problema del doping? E i ragazzi, lo recepirebbero questo problema? Invariabilmente, da qualunque discussione, articolo, opinione, in cui si parla di doping esce come unica soluzione affrontabile per sconfiggere la piaga del doping nella società, quella di andare nelle scuole e diffondere questi principi contrari all'uso di sostanze dopanti. Mi posso permettere di dire una cosa, che come al solito risulterà scomoda? Basta con questa baggianata della scuola come panacea di tutti i mali!

Appellarsi alla scuola, si è capito, è il modo di uscire da una discussione con le mani pulite, la coscienza a posto, la soluzione cui nessuno dice di no e con la classica proposta cui tutti assentono senza batter ciglio: tanto poi nessuno materialmente farà nulla con le scuole, si sa. Tanto nessuno andrà nei Ministeri o nei Provveditorati a dire: ehi, bisogna parlare di doping! Ma poi chi dovrebbe parlarne? I professori di educazione fisica? I professori di filosofia? Quelli di analisi? Di Sociologia? E' molto poco prosaicamente la classica non-soluzione all'italiana, la procrastinazione del problema, assolutamente impossibile da diffondere capillarmente e da applicare al nostro sistema scolastico costruttivamente, ma che lo stesso rappresenta in tutti i commenti la panacea a tutti i problemi italiani.

La scuola: quella stessa scuola per la quale i genitori devono comprarsi gli arredi per garantire ai figli un minimo di ambientazione, dove i docenti non hanno una formazione specifica sul doping? (ma vi rendete conto? Chi sa di doping tanto da doversene fare docente?). C'è un problema? Basta andare nelle scuole, no? Ci sono talmente tanti problemi da risolvere attraverso la scuola, che servirebbero probabilmente 24 ore al giorno intensive di lezione per i poveri studenti per capire in che razza di mondo stanno vivendo. Quindi, capite subito come quando qualcuno dice che il problema si risolve a scuola, secondo me, lui per primo sta sottovalutando il problema e non sa come risolverlo... o comunque, risulterebbe una soluzione nel lunghissimo periodo (pensate che razza di operazione capillare, profonda, duratura, onerosa, dovrebbe essere...), senza sapere tra l'altro se avrà mai successo. 

Prendete la piaga della mafia in Sicilia. Come si risolve il problema della criminalità mafiosa? Risposta del 99% di coloro che si esprimono sulla cosa: con la scuola. Ah sì? Ma come? Dicendo cosa? Sapete invece secondo me come si risolve il problema della Mafia, della Camorra e di tutte le criminalità organizzate? Con il lavoro. Date un posto di lavoro a tutti i disoccupati in Sicilia (la manovalanza della criminalità) e vedrete come la Mafia inizierà a perdere il suo potere contrattuale in pochissimo tempo con chi non ha nulla e deve cercarselo in tutti i modi. Anche la quotidiana sopravvivenza. Poi se vogliamo, andiamo nelle scuole a spiegare perchè la Mafia non riesce ad attecchire con chi ha la possibilità di vivere un'esistenza tranquilla. Una realtà concettuale, non sarà mai così aderente come quella fattuale. Soprattutto con i ragazzi. 

Come per il doping. Dire che il doping è sbagliato è una cosa universalmente condivisa. Lo sanno tutti ed è inutile dirlo: è forse il modo di dirlo in una scuola che lo rende più pregnante e convincente? No. I ragazzi sono attirati da milioni di attrattive, e quella del doping sarebbe l'ennesima materia senza significato per la stragrande maggioranza di loro.

Ma allora come si combatte il doping? Penso che il doping esisterà sempre. Perchè? Perchè fa parte dell'indole dell'uomo cercare di avvantaggiarsi sugli altri uomini in tutti i modi. Nello sport, poi, dove la competizione tra uomini raggiunge il massimo della conflittualità (solo dopo la guerra), perchè pensare che ci si trasformi tutti da homo hominis lupus ad agnellus rispettando le regole? E' impossibile: possiamo stare tutto il giorno, tutti i giorni in una scuola, ma la necessità di prevalere gli uni sugli altri emergerà sempre in qualche modo ed in qualcuno, tanto da portarlo a violare le regole. La scuola, nonostante vi siano passati tutti, non ha mai eliso la commissione dei reati in una società, quindi come si può pensare che ci riesca a tabula-rasa nel doping? Fantascienza.

Ho cercato di arrivare ad un piano più profondo e non so se ci sono arrivato: ho però questa idea che vi espongo. Il vero senso della scuola, non è quanto trasmette in termini di nozioni (almeno, non quella dell'obbligo), quanto la socializzazione alle norme (intesa come imparare le regole tacite della società) da parte degli studenti. Al rispetto dell'autorità (il professore), delle gerarchie. La scuola è la forma palese in cui la società insegna ai propri aderenti come viverla in maniera fattiva e funzionale. La lotta al doping quindi non la si insegna nelle scuole sostenendo l'ovvietà che il doping è una pratica vietata, quanto molto più semplicemente facendo capire che bisogna rispettare l'autorità e le regole. Il rispetto delle regole aiuta alla lotta al doping (così come per tutto il resto di devianze sociali) non il sostenere che il doping fa male.

Mia madre ha insegnato per oltre 35 anni; mia sorella lo fa da oltre 10. Ebbene, quando sento parlare delle loro esperienze quotidiane scolastiche, il minimo comune denominatore che emerge in maniera netta, è il progressivo sfaldamento dell'autorità dell'insegnante. L'insegnante è diventato quasi un collaboratore alla pari con gli studenti, uno cui si può ribattere tranquillamente, contestare, insultare, denigrare, diffamare. Nemmeno tanto tempo fa, nell'esistenza di ognuno di noi, vi erano invece più figure autoritarie nel succedersi della vita (il maestro, il professore, l'allenatore, il prete...) che affermavano continuamente la necessità del rispetto di piccole grandi regole, tacitamente o palesemente. Una società in cui non si rispettano le regole, è una società in cui si assiste a tutte le derive possibili ed immaginabili. Il mancato rispetto delle regole, porta alla conflittualità tra i cittadini tradendo il patto sociale che sta alla base del reciproco rispetto.

Questa riflessione mi è scaturita ascoltando Alessandro Donati l'altra sera ad Assago, nell'incontro organizzato dall'amico Marco La Rosa. Il passaggio per me illuminante è stato quello in cui Donati ha tratteggiato uno spaccato del mondo sportivo che si è svegliato un bel giorno col tempio inaccessibile di convinzioni violato dalla magistratura. La legge penale, e non quella sportiva e le organizzazioni che ne fanno parte, è riuscita a scardinare il portone omertoso e connivenziale del mondo del doping. La legge penale (almeno, quella italiana...) non si ferma al consumatore, al drogato, ma cerca anche gli spacciatori (i dopatori), gli organizzatori, le reti malavitose: com'è giusto che sia in una società che vuole debellare una piaga sociale! Questa è l'unica soluzione. La repressione di tutta la rete! Pensate che la legge penale in Italia è talmente evoluta da punire anche chi "assume", fattispecie che non è invece prevista dalla normativa per gli stupefacenti, per cui i consumatori al massimo incorrono in sanzioni amministrative e solo se trovati in possesso di piccoli quantitativi di droga sufficiente a scagionarli dalla possibile cessione. Il consumo di fatto non è punito, ma tutto quello che c'è prima sì.

Come dice Donati: il mondo (di connivenze) dello sport invece ci ha fregato tutti: l'unico colpevole universalmente riconosciuto rimane quel povero pirla dell'atleta, solo nella sua stupidità, apparentemente autonomo in tutto: dall'acquisto delle sostanze dopanti, ai fantasiosi suppellettili per occultarle, ai fantasmagorici viaggi per acquistarla, ai metodi naif di conservarli ed inocularli (servirebbero equipe mediche, ma loro ci riescono da soli: campioni in medicina). Piccoli chimici crescono... e noi chiaramente siamo tentati a crederci. Cazzate. Il doping è necessariamente una rete, una ragnatela di persone che punta ad un profitto (da una parte sportivo, dall'altra economico e per qualcuno politico), che va sconfitta con un'azione repressiva che deve essere edulcorata dal sistema sportivo (come sostiene Donati). Io ci vedrei bene un pool di Carabinieri o di poliziotti, specializzati, attinti dalle risorse umane derivanti da ruoli tecnici già previsti nelle forze dell'ordine (come tecnici di laboratorio e chimici) che operino solo in ragione di un obiettivo super-specialistico e che oggi è una piaga sociale con un arcobaleno di ripercussioni negative sulla società. Gli organismi di natura elettiva, politica, rappresentativa, sportiva, si è capito abbastanza chiaramente, sono troppo tentati a chiudere un paio di occhi a testa alla volta sulle pratiche poco ortodosse dei propri adepti... E se lo lascia intendere Donati, io gli credo. Voi no?

30/04/11

Atletica Paralimpica: un pass per Londra 2012 al meeting di Parma e uno... sfiorato

Continua il "fenomeno" Atletica Paralimpica, che cresce quotidianamente con tanti piccoli gesti, contatti, situazioni: ogni organizzazione vive di vita propria grazie alla quotidiana tessitura di rapporti, che la aiutano ad avere un peso ed una visibilità anche nella società. Già nella scorsa occasione, si parlava dello sdoganamento dell'Atletica Paralimpica dai retaggi che già l'atletica dei master stava passando: ciò che importa non è "chi" e "come" fa la prestazione sportiva, ma "cosa" fa. Appunto, l'atletica. Contano solo i risultati e l'eterna sfida atleta contro atleta o atleta contro cronometro. Non contano nè le protesi, nè l'età, nè le carrozzelle, nè la grazia con cui si accompagnano i movimenti (anche se personalmente mi è capitato di assistere alle volate di tale Guido Muller, tedesco di 70 anni che corre i 400 sotto il minuto, e se non fosse stato per i capelli bianchi e gli occhiali, erano di una grazia e di una poesia che raramente si vedono su una pista di atletica).
Ma torniamo all'atletica Paralimpica. Ultima tappa, che come mi scrive Marco La Rosa è stata permessa grazie all'accoglienza della Fidal Parmense e del Comitato Emila Romagna, si sono potute inserire nel programma delle gare per queste categorie di Atleti: quindi 100mt, Lancio del disco, Lancio del giavellotto e Lancio della Clava. Ottimi i risultati per le due ragazze della velocità, giunte entrambe ai record personali: Martina Caironi scesa a 18"70 nei 100mt, tempo di assoluto livello internazionale, e già minimo "A" per le prossime paralimpiadi di Londra 2012. Anche Giusy Versace al nuovo record personale: 17"02, limite "B" per Londra a soli 2 centersimi dal Limite B per Londra
Ottimi risultati anche dalle pedane con numerosi record personali. Marco Dell'Infante F55 scaglia il disco fino a 22,35 mt, così come Massimo Pallavidini F55, che ottiene il personale a 17,93 mt; Mauro Perrone F32 arriva a 8,14 mt e Alex Straser F53 (r) a 16,82 mt. Infine Elena Favaretto F12 supera i 20 mt, con ben 20,90 mt. Carmen Acunto F55 al rientro gare nel disco riprende con un buon 17,90 mt.
Ottimi risultati dei ragazzi anche nel lancio del giavellotto e Mauro Perrone tornato a ottimi livelli nel lancio della clava con 17,62 mt.
Per la riuscita del meeting serale di Parma, un grande ringraziamento di Marco La Rosa ai giudici FIDAL intervenuti in particolar modo a Federica Toschi che ha assistito ed aiutato nella realizzazione di queste belle gare.

14/04/11

Atletica Paralimpica: da oggi raduni della nazionale a Settimo e Schio con Giusy Versace

Bello poter finalmente parlare di un mondo legato all'atletica che sta crescendo e che sta avendo una dignità esclusivamente sportiva e non solo solidaristica. E' un pò come la storia dei master: nemmeno dieci anni fa parlare di master voleva dire parlare dei vecchietti di Scommettiamo Che? che zampettavano lungo la pista dell'Arena in una memorabile 4x100. Gli aspetti prettamente sportivi erano quasi secondari (anzi, senza il quasi) mentre quello che attirava era molto più probabilmente la curiosità di vedere degli ottuagenari un pò picchiati correre al loro massimo. Oggi, dopo anni di battaglie, articoli e milioni di parole, il mondo master non ha più quella immagine, grazie al cielo (anche se c'è qualche reazionario autoreferente che metterebbe tutti, da Vizzoni a Riboni, sullo stesso piano) ma una più legata ai risultati, alle prestazioni... allo sport insomma. Così sta avvenendo con gli sport paralimpici e nell'atletica in particolare, dove quasi tutto (mi si permetterà) si deve a Oscar Pistorius, che volenti o nolenti, con le sue prestazioni superiori , quasi tutti i normodotati del mondo sui 400, anche in costanza di protesi allungabili alla bisogna. Anche in Italia si è iniziato ad voler vedere in maniera sistematica questo sport, che passa necessariamente attraverso l'organizzazione di opportunità collettive di miglioramento. Ed è così che da oggi fino a domenica, a Settimo Milanese presso il Centro Sportivo Scolastico, ci sarà il raduno Promozionale della Nazionale Paralimpica di atletica settore lanci patrocinato dalla FISPES (il Comitato Italiano Paralimpico). 
Questo l'elenco degli atleti convocati per l'occasione: Elena Favaretto, Carmen Acunto, Debora Dell'infante, Mauro Perrone, Marco Dell'Infante, Alex Straser, Alessandro Strati. Saranno presenti i tecnici Nazionali Andrea Meneghin e Nadia Checchini, oltre ai tecnici dei ragazzi Roberto Cristofori, Matteo Zanetti e il tecnico referente organizzativo Marco La Rosa.
Contemporaneamente a Schio, si svolgerà il raduno per gli atleti Amputati. Presenti in questo caso Giusy Versace, Martina Caironi e Riccardo Scendoni, reduci dagli ottimi risultati delle ultime uscite. Per molti di questi ragazzi, grande soddisfazione per la prima Convocazione Ufficiale, sottolineando il fatto della giovane età di alcuni atleti e dimostrazione di un chiaro e nuovo incentivo alla promozione e all'investimento nei talenti. Una prima anche per il comune di Settimo Milanese, da sempre attento alle attività sportive e rinomato per le ottime strutture del US Settiimo Calcio e la famosa struttura natatoria-piscina Centro DDS fucina di campioni quali l'Olimpionico Luca Sacchi.
Su Giusy Versace, non so se siete stati attenti sui giornali, ma è ormai globalmente considerata la Pistorious  all'italiana, visto che utilizza protesi simili a quelle dell'asso sudafricano. Ma ormai è una sorta di eroina, un esempio per molti ragazzi, che devono uscire da una tragedia e che devono tornare (o iniziare) a vedersi come atleti... e che atleti! Per molti dei convocati l'obiettivo è chiaro: le Olimpiadi Paralimpiche di Londra 2012. 

25/03/11

Oscar Pistorious: l'intervista a Marco La Rosa (coach della Nazionale Paralimpica) sulle prestazioni monstre del sudafricano

Oscar Pistorius sui blocchi
Dopo il 45"61 di Oscar Pistorius a Pretoria di un paio di giorni fa, ho contattato Marco La Rosa, allenatore della H2 Dinamic Trainers, team che allena molti atleti con protesi, nonchè uno dei coach della Nazionale Paralimpica. Ho chiesto a lui di spiegarmi da un'altra prospettiva il fenomeno Pistorius, che mai come oggi è un atleta pari o superiore ai normodotati.
Allora Marco, cosa dici del 45"61 di Pistorius?
Grandissima prestazione di Oscar, che come ti ho gia' accennato, beh, ha finalmente ripreso ad allenarsi alla grande, stimolato anche dal resto del mondo degli sprinter disabili che per la prima volta dal 2004 lo ha costretto ad un secondo posto nei 100mt ai recenti Campionati Mondiali Paralimpici di atletica in Nuova  Zelanda (svoltisi a gennaio, n.d.r.).
Ma qual'è il segreto del suo successo?
Vola innanzitutto perchè è un grande ragazzo. Ora è pure un grande atleta che sta sdoganando al mondo l'universo della disabilità spesso sottovalutate e considerate "piccole pagine" del grande libro dello sport mondiale. E poi con la sua notorietà ha dato a tanti disabili la speranza di tornare ad essere "normali" che non è una cosa secondaria. 
Qual'è il panorama che si apre dopo questa prestazione-monstre?
Ora tornerà " a bomba" la polemica sui vantaggi/svantaggi di queste protesi; se sia corretto o meno concedergli di partecipare e sfidare il mondo dei normodotati. Nel tempo si sono fatte tante chiacchiere, ma a dire il vero le risposte serie sono state assai poche.
Ma quali sono queste differenze, secondo la tua esperienza sul campo?
Come ci eravamo già detti tempo fa, ti avevo evidenziato l'enorme differenza di atleti con amputazioni mono o bilaterali e quanto queste due "storie" debbano essere vagliate attentamente per fare delle considerazioni oggettive sulle prestazioni di un atleta con protesi. La monoamputazione determina la ricerca di un piede con pari-risposta elastica da parte della gamba amputata. Significa un'altezza paritetica tra i due arti. Vuol dire ricercare la regolazione di risposte tra un arto meccanico e uno biologico. e questo impegna moltissimo del tempo da destinare agli allenamenti. Senza poi dimenticare le variabili legate al peso dei due arti: insomma la monoamputazione, nel campo dello sport Paralimpico, è paradossalmente peggio della bi-amputazione. Insomma...una bella guerra! Incredibilmente nella bi-amputazione questi limiti vengono addirittura valicati. Ti faccio questa domanda, ammetto un pizzico provocatoria: quanto è alto Oscar Pistorius? Paradossalmente... quanto vuole! Certo che un assetto di corsa con un baricentro molto alto nei 400 mt determina una splendida ampiezza di passo e conseguente mantenimento di alta velocità. E' fisica. Mi domando perchè queste cose non siano state vagliate in tutti i vari test e chiacchiere degli ultimi anni... 
Quindi, cosa si sarebbe dovuto fare?
Quanto pesano e a quanto sono testate in risposta elastica i piedi di quelle protesi? In linea teorica si dovrebbe rispondere "per il peso dell'atleta in questione", giusto? Ma siamo sicuri che sia stato uno dei test effettuati? E chiaramente si potrà poi ragionare su quanto incidono negativamente nei primi 10 appoggi e soprattutto poi quanto rendono dopo i fatidici 37/38 secondi, laddove cioè negli atleti normodotati il "lattato" blocca parte dei meccanismi della corsa, rendendo "un calvario" gli ultimi 70 metri.
Quindi?
Andrea, come ti ho sempre detto è impossibile non sottolineare la straordinarietà dell'atleta Pistorius e la personale ammirazione che si è consolidata in un'amicizia con lo stesso Oscar, che potrebbe anche farmi una sorpresa tra un paio di mesetti, però bisogna essere chiari nello sport; chiari per tutti, senza lasciarsi trascinare dall'emotività o dalle chiacchiere che hanno riempito i giornali due anni fa; senza mai approfondire realmente il problema anche a discapito di altri atleti portatori di protesi.
Ma a che fenomeni si assiste adesso nel mondo degli atleti amputati?
Ti dico solo che nel mondo ci sono ora ragazzi biamputati che dopo solo 6 mesi di atletica corrono già in 23"5 sui 200mt: un piccolo dubbio me lo pongo, senza conoscere il passato sportivo dell'atleta. Oscar ha perso per un soffio i 100mt battuto da un atleta che nei 200mt non vede neppure e dove l'assetto di gara e le due riposte elastiche lo portano a velocità incredibili. Vuoi qualche esempio? Tu sei un velocista: se ti dico correre 60mt in 7"55 e i 100mt in 11"00, non ti poni qualche dubbio sugli ultimi 40mt corsi in 3"5? Forse è nelle possibilità di Usain, ma per un disabile sembra un pò anomalo. Potrei indicarti di guardare la foto sulla Gazzetta di oggi, e osservare quanta "luce da terra" esiste fra la amputazione e la pista. Di cuore e serenamente ti dico: "forse un po' troppo per una amputazione alle caviglie (normalmente 15cm da terra, non certo 35 cm). Potrei farti degli esempi pratici di miglioramenti di 2" sui 60 metri di una ragazza per il solo fatto di aver cambiato i "piedi".
Ma Pistorius quindi, che colpe ha?
Nessuna! E' un atleta straordinario, che tutto il mondo degli amputati sognerebbe di diventare. Sta aprendo un mondo che viveva nascosto dagli sguardi di tutti. E' il precursore di ogni cosa che riguardi gli amputati, ha onori ed oneri. E' un grande, ma io penso anche a tutti quelli che hanno un solo arto, e che non potranno mai correre in 45" i 400. Oggi per loro sembra impossibile. Ipotizzo un mondo tra qualche anno dove i biamputati viaggeranno più veloci di Bolt: sarà uno spettacolo meraviglioso e darà molta speranza a chi vive nella propria esistenza una tragedia.
In conclusione?
Lancio un arrivederci "2013", per vedere nei 200mt mondiali disabili cosa succederà. Se il Re dovrà lottare per non cedere lo scettro a tempi da folli. E soprattutto dico a tutti che da metà aprile Oscar sarà qui in Italia in pianta stabile per allenamenti e meeting e se le premesse sono queste, vedremo grandi gare!

04/03/11

Prima mattinata di gare - Simona La Mantia a 14.38

(Scritto da Sasuke) Si sono aperti stamattina, al Palais Omnisport di Parigi Bercy, i Campionati Europei di Atletica Indoor 2011. Passaggio del turno con o senza problemi per quasi tutti gli italiani in gara e  buoni risultati dai nostri atleti nella mattinata

Simona La Mantia - Possibile Oro agli EuroIndoor
Uno su tutti il 14.38 con cui la siciliana Simona La Mantia, già argento a Barcellona 2010 agli Europei all'aperto, si è piazzata seconda su 20 atlete al via. Per lei subito un 14.00 (che non avrebbe garantito l'accesso alla finale, si passava con 14.10) e poi l'ottimo salto, miglior misura italiana stagionale che la posiziona sesta al mondo e in Europa (posizione che peraltro già occupava) qui dietro solo alla russa Natalya Kutyakova, vicina al personale all'aperto (14.55) con 14.44.
Eliminata una delle avversarie più pericolose, la tedesca Katja Demut (capace quest'anno di 14.47 e 14.45) che non va oltre 13.81 e il quindicesimo posto. Fuori dai giochi anche le due pericolose greche Paraskevi Papahristou (stagionale a 14.40, qui appena 13.72) e Niki Paneta (14.39) che non ha nemmeno cominciato la gara. Alla forte russa Olesya Zabara (14.38 di stagionale) è bastato un salto a 14.13 per entrare in finale. Considerata anche l'assenza di Olha Saladuha la nostra Simona è la seconda tra le partenti come stagionale (dietro solo alla russa Kutyakova). Bene anche Dana Veldakova (14.27, sb), Snezana Rodic (14.25, pb) e Petia Dachava (14.20, pb). Completano la finale la rumena Cristina Bujin (14.12) e la greca Athanasia Perrà (14.01).

3000 metri maschili che vedranno tra i 13 finalisti i due italiani Daniele Meucci e Stefano La Rosa. Meucci è ottimo terzo nella sua batteria, corsa tatticamente e dominata da Mo Farah in 8.02.36; Daniele riesce nella non facile impresa di approdare in finale con il peggiore dei tempi (8.02.71) superando in volata lo spagnolo Francisco Javier Alves (8.02.90). La Rosa è invece quarto nella terza serie, e primo tra i tre ripescati (con 8.01.89). Da segnalare come Stefano abbia tenuto il ritmo fino ed oltre i 1000 metri (2.42.39, più veloce di 3 e 5 secondi rispetto alle altre serie) che mostra come il nostro ci tenga ad affrontare la finale. Migliore del turno Hayle Ibrahimov (8.00.36).

400 maschili senza italiani al via, poco da segnalare; migliori tempi quelli di Richard Buck (46.57) e del favorito francese Leslie Djhone (46.63). Prova femminile più interessante vista la presenza di Marta Milani, che supera senza problemi il turno giungendo terza nella terza batteria, dietro a Kseniya Zadorina (54.25) e Denisa Rosolova (54.41) correndo in 54.48. Ora la attendono le semifinali, dove si troverà opposta nella prima serie (fortunatamente quella con atlete meno forti) principalmente alla Zadorina e alla tedesca Janin Lindenberg (53.43 in batteria, accreditata con 52.26). Non impossibile il passaggio alla finale.

Non molto brillante Giulia Pennella, già capace di 8.13 quest'anno. La ragazza, complice forse un po' di tensione ed inesperienza, giunge quinta nella seconda serie, dominata dalla favorita Christina Vukicevic che vince in un già notevole 7.95. La Pennella, che ha corso in 8.25, avrebbe dovuto fare almeno 8.22 per passare il turno. Buono anche il 7.96 della co-favorita, la tedesca Carolin Nytra.

Nel lungo uomini, nessuno ha superato gli 8 metri. Miglior qualificato il francese, stella del salto triplo, Teddy Tamgho, deciso a vincere entrambi gli eventi. Per lui, 7.97 al terzo salto. Per entrare in finale serviva 7.88 (c'erano 14 atleti in 16 centimetri di differenza).
Peso uomini che vede solo 4 uomini superare la soglia richiesta per la finale (20.10), il migliore è stato il francese Gaetan Bucki che centra la finale e il personale al primo lancio con 20.39. Al secondo posto, con il nuovo record nazionale del Portogallo, Marco Fortes (20.34) su Ralf Bartels (20.33) e Maksim Sidorov (20.19).

12/02/11

Anche La Rosa e Scapini con il biglietto per Parigi

Da Siviglia l'Italia rimpingua il proprio numero di figurine Panini per l'album di Parigi 2011. Si sa, a Modena, sede della più celebre ditta confezionatrice di "figu", gli album devono essere confezionati con congruo anticipo per poterli commercializzare, quindi si prende alla bene-e-meglio quello che per la Fidal dovrebbe essere il criterio di selezione (il minimo). Ma poi il consulto di geni della Federazione vorrà avere l'ultima parola: l'oracolo sulle convocazioni. Poi ci si trova come l'album di Spagna '82 con qualche carneade peruviano mai visto nei tabellini delle partite del Mundial ma di cui si ha un'immagine eterea. L'assenza di regole certe, matrice storica della Fidasics, che caratterizza ogni decisione, alla fine farà capolino: la discrezionalità dell'uomo (italiano) che fa a capocciate contro la certezza dei cronometri e delle bindelle metriche. Speriamo che vi sia un giorno un moto di rigetto collettivo (almeno, così sembrerebbe, stando ai pubblici proclami di tutti) verso Moubarakarese e i suoi satrapi e la loro triste tirannia cadente, sorpassata, perdente, che caratterizza la vita atletica italiana da diversi anni (ci metterei anche i predecessori, anche se più passano gli anni, più appaiono dei giganti di fronte agli scempi odierni). Parlando di sport, che è quel che mi interessa, torniamo a Siviglia. Meeting indoor della RFEA, Real Federacion Espanola de Atletismo (loro possono ancora organizzare meeting indoor internazionali, in Italia non se ne parla più). Due mezzofondisti azzurri riescono nell'impresa di obliterare il biglietto per la Francia (sempre con quella piccola postilla in calce al contratto) e l'impresa è forse più degna di nota di altre, visto che a compierla non sono stati due atleti di primo piano della nostra atletica. Ma che stanno risalendo la china. Il primo è stato Stefano La Rosa, che sui 3000 ha sbaragliato gli spagnoli di turno (e il mezzofondo in Spagna è molto più in salute che qui da noi, anche se dopo l'operacion Galgo molti hanno abbassato le antenne) correndo in 7'53"86, cioè 14 centesimi in meno di quanto richiesto per convolare e quarto tempo europeo dell'anno. Gara vinta, una novità in una gara di 3000 metri a livello internazionale. Secondo il sito della Fidal, quasi 15" in meno rispetto al proprio personale di 8'08". Se partecipasse alla gara di Parigi, sarebbe il 23° atleta azzurro schierato nella storia degli Euroindoor sui 3000 metri (per ora il bottino è di due ori, con Gennaro Di Napoli e Cosimo Caliandro, e due argenti, con Stefano Mei e Alberto Cova). Al settimo posto Simone Gariboldi con 8'00"78. Ottimo anche il comportamento del giovane (ma da quanto tempo ne stiamo parlando ormai?) Mario Scapini, che terminando terzo ha fermato gli omega-timing in 1'47"44. Sette centesimi in meno del suo PB (fonte Fidal) e ottavo tempo europeo dell'anno. Più di mezzo secondo meno del minimo richiesto. Provate a non portarlo... Gli 800 degli italiani agli Euroindoor (scriverò prossimamente una piccola rassegna storica sui 3000 e gli 800 maschili, visti i pass ottenuti) sono un pezzo di storia di tutti i migliori specialisti, da Donato Sabia (unico oro mai vinto), a Giuseppe D'Urso (argento), Carlo Grippo, Andrea Benvenuti, Andrea Longo, Tonino Viali... vedremo se Scapini saprà scrivere un altro capitolo a questa storia.