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03/03/13

Goeborg '13: Michael Tumi's Tribute

Da quando esiste l'atletica indoor? Più o meno 45/50 anni. Interessante oggi svegliarsi e pensare: ma chi organizzò la prima indoor della storia? Dove avvenne? Al Madison Square Garden, l'ombelico del mondo al coperto? Poi uno potrebbe anche (a ragione) chiedermi: ma tu ti svegli al mattino pensando a queste cazzate? Vero, touchè. No, seguitemi un attimo: i primi Giochi Europei Indoor risalgono a metà degli anni '60: stiamo parlando di quasi 50 anni fa. Stranamente nemmeno su wikipedia, in nessuna lingua a me nota, nessuna web-cellula della conoscenza globale parla della storia dell'atletica indoor. Qualcuno che dicesse, che so: la prima gara al coperto si è svolta in Massachusetts, o in una ex fabbrica di cotone nei sobborghi di Londra, allorquando in seguito ad una copiosa nevicata londinese, l'Università di Eton e il King's College si sfidarono tra gli arcolai e i cascami di cashmere. Nulla di tutto questo. Strano, no? Perchè pensavo a questo? Perchè ieri vedendo la finale dei 60 metri maschili, un metro dopo il traguardo sono rimasto atono e afono (a dimostrarlo c'è la registrazione in diretta radio che abbiamo fatto sul canale di Queenatletica). Volevo vedere vincere Michael The Hammer Tumi senza se e senza ma, e non vederlo gridare, che so: "cazzoooo!" come fece Giorgio Lamberti (erano forse nella piscina di Perth?) a non so quale edizione dei mondiali di nuoto, mi ha un pò interdetto. Poi (e qui mi ricollego al discorso di prima) è uscito il metro di giudizio di Santa Madre Atletica, ovvero il cronometro: 6"52. Ma di che stiamo parlando? In oltre 50 anni di atletica italiana uno solo ha fatto meglio del 6"52 di Michael Tumi, ovvero Michael Tumi due settimane fa ad Ancona, quando corse 6"51. E' davanti a 50 anni di storia sportiva di un intero paese nella specialità tra l'altro più affollata. 

Quindi bronzo. Bronzo europeo. Il primo passo ufficiale nel mondo dei Dioscuri della Velocità. Un aereo abbattuto impresso sulla carlinga. Un mondo dal quale si entra e si esce con la volatilità dei bosoni. Difficile rimanerci una volta entrati. La gara, diciamoci la verità, è vissuta sulla fastidiosa presenza del terzo incomodo, James Desaolu. Un menage a troi? Ma non dovevamo vederci solo noi due? Io e Jimbo Vicaut? No, Io e i due Jimmy. E sì che i messaggi d'amore se li erano mandati solo loro due, Jimmy e Michael, nel corso nella fugace stagione al coperto. Jimbo Vicaut sempre lo stesso messaggio: 6"53, 6"53, 6"53... Cosa gli voleva dire? Michael rispondeva invece con uno spread un pò più ampio, e alla fine con un bel sms d'amore: 6"51. E invece, ecco che alla fine si materializza questo Desaolu, fino a ieri un ragazzone sotto l'ala della chiocciata di Bulldog Chambers e che aveva un personale di 6"58 prima di presentarsi a Goteborg. Metamorfizzato nel breve giro di una settimana, da contorno di patate al forno come possibile finalista a protagonista assoluto. Da crisalide a butterfly.

Eppure in batteria quel Desaolu era stato catechizzato da Michael: 6"59 a 6"62, e pareva pure già inchiodato quell'inglese lì. Sembrava aver raggiunto i giri imposti dal limitatore, e a cominciar a battere in testa. Invece nella semifinale "2" accade l'arcano. Vicaut va sui blocchi ostentando  quella sicurezza e sicumera che se ci fosse stato un Cassano qualunque gli avrebbe tirato uno schiaffone senza nemmeno lasciarlo parlare. E infatti arriva puntuale la smacchiata di leopardo: Desaolu scappa come dannato dai blocchi tramortendo il francese sgomento e migliora il suo Pb di 6 centesimi e, a parer mio, si sarebbe potuto pure accontentare. Ma non sarà così, come è ormai ampiamente noto. "Solo" 6"60 per Vicaut, che probabilmente senza Desaolu non avrebbe cominciato a preoccuparsi così subitamente di quello che sarebbe potuto avvenire di lì a poco. 

Ma si arriva alla finale. Sorteggiano le corsie centrali? Peccato, visto che Tumi e Vicaut vengono posti ai margini delle corsie centrali (in 3^ e in 6^), mentre al centro nevralgico della gara verranno posti Said Ndure e James Desaolu. Ndure non è da podio e creerà un buco di sicuro in mezzo alla pista. Così avviene, infatti. Allo sparo Tumi martella il suo Drive ormai calibrato al micron (in tre turni anche l'RT sembra esser stato calibrato: 0"158, 0"158 e 0"160), ma sulla sua destra stavolta come se fosse una massa informe umana composta dall'unione dei pezzi di due esseri umani, Vicaut e Desaolu, spinge all'unisono questa macchina da corsa che procede simmetricamente e in regime di coppia. Tumi non può vederla o percepirla subito, visto quel metro e mezzo creatosi dal buco nero gravitazionale generatosi dall'implosione della stella nana Ndure. Deve vedere Tumi e si volta. Ma ormai il centauro creatosi dallo iato Desaolu-Vicaut distorce il piano spazio-temporale e collassa sul traguardo: 6"48. 6"48, cioè i quinti europei di sempre, dietro al Bulldog, a Ronald Pognon, Jason Gardener e Linford Christie. Tumi terzo in Europa, ovvero l'ottava medaglia della storia italiana dei 60 metri agli euroindoor, con l'unico oro ancora nelle mani di Stefano Tilli, quando vinse a Budapest nel 1983. Penso però che gli rimanga la consapevolezza che all'aperto potrà fare qualche cosa di grande. 

17/02/13

Tumi, The Earthquake si abbatte sul palaindoor: scossa del 6,51 su Ancona

M. Tumi - rubata dal suo profilo fb
Ho una risorsa scarsa, il tempo. Tre record italiani in una botta sono pesanti da digerire in un solo articolo. Magari lo possono fare su qualche giornale generalista, ma qui bisogna dare spazio a imprese da pioggia di meteoriti negli Urali, appunto. Inizio con il terremoto del 6° grado e 51 della scala Richter che si è abbattuto sul Pala Banca Marche di Ancona alle 16:20. Prima due scosse telluriche di avvertimento (un 6"73 in mattinata e un 6"69 a mezzogiorno), poi in pieno pomeriggio arriva the Big One, quello che si aspettavano a San Francisco sulla faglia di Sant'Andrea, ed invece ha colpito sul litorale adriatico. Testimoni parlano che qualche minuto dell'evento sismico prima i cani avessero iniziato ad ululare e gli uccellini avessero tutti smesso di tweettare. Poi tutto si è fermato, il silenzio immoto. Quindi il rombo profondo, ed infine l'esplosione. 6"51! Mamma mia Michael Tumi, che razza di gara ci hai piazzato. Godiamo un pizzico con te, se ce lo consenti. Guardavo Tumi e guardavo Collio&Cerutti, Tumi e Collio&Cerutti e pensavo: cavolo, stanno andando pianino i ragazzi. Invece per i due sarà un 6"68 e un 6"69, che varrebbe da solo l'accesso alla finale continentale, quanto meno. Ma allora quello là davanti che diavolo ha combinato? Il Demiurgo della Transizione, cioè quella fase all'uscita del Drive, dove esplodono i Class Superior. La frustata, lo snodo di potenza e velocità, che discrimina l'umano dal "nato per fare quella cosa lì". Non so cosa darei per vivere almeno una volta quell'attimo di transizione come se fosse una spinta di un motore a curvatura e vedere gli avversari annaspare nella melassa spazio-temporale di una gara di sprint. 6"51 è tanta roba, come si dice oggi. E' un tempo che proietta Tumi vicino alla inviolata barriera dei 10"00, le Colonne di Ercole dello sprint azzurro, oltre le quali ci sono i confini della terra (e l'acqua precipita nel nulla?). 

6"51, forse non l'avete ancora compreso, è qualche cosa di clamoroso. Al mondo ha fatto meglio quest'anno solo Doc Patton, l'amico di merende del Principe WJ Spearmon (classe '77, come Manuela Levorato... giusto per). Yuniel Perez, il cubano che non t'aspetti, è anche lui a 6"51. Lerone Di Lernia Clarke a 6"52 (il Di Lernia, sta per gli inguardabili monili che porta e probabilmente secondo al solo Gatlin nel 2012, ma infinocchiato dal ridicolo sistema di start dei mondiali indoor di Istanbul, che a causa del rimbombo falcidiò grappoli di atleti top, compreso Dayron Robles sugli hs). Ora l'appuntamento con la bragagnana Gotemburgo, dove non registrano scossette telluriche da tempo immemore e dove appresso-appresso si troverà Jimmy Vicaut, un pò ColinJacksononiano in volto e 6"53 periodico quest'anno. Conoscemmo Vicaut (ve lo ricordate?) a Tallin nel 2011, quando ai campionati europei junior sciabolò un 10"07 mirabolante con 0,3 di vento. Ora però quel Vicaut vale quanto questo Tumi (anzi...), e poi ci sarà Bulldog Chambers, il terzo uomo più veloce della storia dei 60 metri. 

Dimenticavo un piccolo particolare: naturalmente record italiano, e 7° atleta europeo di sempre. Cosa si prova, Michael, a seguire da vicino Bulldong Chambers, Ronald Pognon, Jason Gardener, Linford Christie, Colin Jackson e Charalmbos Papadias (vabbè, Papadias lasciamolo perdere)? I love this game!

02/02/13

Orgia azzurra: ma da domani sciopero

R. Bruni - foto Fidal.it
Penso che se mi avessero pagato per scrivere, non avrei scritto così tanto. Ma domani mi prendo un giorno di riposo e me ne vò ad Ancona a correre, e cascasse il mondo, domani non scrivo nulla... se ci riesco. Troppe cose successe oggi, tanto da farmi sbottare ad un tratto (dopo quel domino di risultati che sono piovuti dall'Europa) che "Giomi mi sembra l'Arrigo Sacchi dei Mondiali del '94". Quelli per intenderci dove tutto si aggiustò grazie alla Dea Fortuna sulla strada verso la finale col Brasile, ma che, purtroppo, si voltò proprio sulla curva finale, visto che Roby Baggio sparò sul tetto dello stadio di Pasadena il rigore maledetto. Di Tumi ne ho ampiamente parlato (prossimamente potrebbe pure assumermi come PR) con annessa vetrina dei sub-6"60 della storia dell'atletica azzurra, che trovate nella sezione "news". Peccato che le statistiche fornite dalla Fidal siano un pizzico asfittiche da questo punto di vista, fornendo solo la punta dell'iceberg di quello che potrebbe essere, e invece non è. Michael Tumi, quindi, nuovo record italiano sui 60 metri con 6"59, a Magglingen, e prima pagina dedicata del settimanale "Blu-Sky-Athletics" che non esiste chiaramente, ma dovrebbe, visto che più passa il tempo, più i media che parlano di atletica diminuiscono esponenzialmente. 

Bruni record nell'asta - Si va a Fermo, e troviamo il secondo record italiano di giornata. Roberta Bruni, la P!nk mora dell'asta italiana, che entra a piè pari nella storia assoluta dell'asta italiana, saltando 4,51 e relegando Anna Giordano Bruno nella cronologia storica della specialità. Anna Giordano Bruno, ricordiamolo, che aveva saltato 4,50 ad Udine nel 2010 e che aveva migliorato tre volte il record italiano indoor nel corso della propria blasonata carriera, finita troppo presto, purtroppo. Ma la vita non è solo atletica, giustamente, e c'è chi deve seguire la propria strada fuori da una pedana e da una pista. P!nk Bruni diventa così la nuova capostipite dell'astismo femminile italiano, che, stranamente, raramente ha vissuto di dualismi, lasciando sempre campo libero a rotazione alle migliori atlete. 

The Three Tenors dei 60hs femminili: Caravelli, Borsi e Cattaneo - in una giornata così densa di informazioni, risulta di incredibile qualità l'innalzamento dell'ostacolismo femminile italiano, di cui sto parlando insistimente da ormai diversi mesi. Marzia Caravelli sciabola il Pb sul verde linoleum dei record di Magglingen: 8"03 dopo una batteria corsa in 8"11. Micol Cattaneo a Karlsruhe 8"09 in finale, addirittura seconda in un meeting internazionale, dopo l'8"13 delle batterie. E poi Veronica Borsi, che a Mondeville ha sparato un 8"06 mirabolante (dopo un 8"12 corso in batteria). Fermiamoci tutti un attimo: in una giornata, ed in giro per l'Europa, si è di fatto riscritta la piccola storia dei 60hs femminili italiani. Marzia Caravelli si posiziona con un più "regolare" 8"03 al terzo posto di sempre (visto con gli occhi di oggi, quel 7"97 di Carla Tuzzi rimane davvero un'impresa grandiosa), anche perchè, incredibilmente, qualcuno in Fidal e testardamente ha voluto certificare l'8"04 (corso sub judice) ma per il quale ci fu squalifica, venendo smentiti anche a livello internazionale. Per fortuna è stata cancellata anche questa onta della vecchia gestione. O si rimangiavano la squalifica per la falsa (che a mio parere non era dovuta, vista anche la circolare chiarificatrice della IAAF in relazione a chi si muove sui blocchi prima dello sparo) o cancellavano il record. Hanno tenuto tutti e due. Amen... per fortuna c'è Marzia, vittima d'allora e oggi carnefice di tutta quella vicenda. Scordamoce O' Passato. Intanto, zitta-zitta, la Borsi mette la freccia e dal settimo rango di sempre, si issa al 4° posto, mentre la Cattaneo rimane ancorata al secondo posto, anche se aggiunge un cammeo alla sua carriera, che ormai lo possiamo dire, ha ripreso dal punto-e-virgola di quando fu costretta a sospendere l'attività. 

Dal Molishon scende ancora 7"64 - Paolo Oliver Dal Molishon riscrive ancora, per l'ennesima volta la sua personale storia con i 60hs. Aveva 7"68? Eccoci... e allora becchiamoci un 7"64 in batteria a Karlsruhe, a 7 centesimi dalla bandiera ficcata da Emanuele Abate in cima alla vetta azzurra della specialità. In finale corre la sua seconda prestazione di sempre: 7"66, prestazione che  mi è capitata pure di vedere in diretta. Un macellaio di ostacoli! 7"66 è davvero tempo bugiardo, e chissà se gli riuscisse di sfiorare quegli ostacoli come un cesellatore di diamanti De Beers, piuttosto di fare il tritacarne. Comunque, c'è!

Greco, secondo al mondo: 17,07 -  in questa orgia di risultati, mi scuso con Greco se ricordo che il suo risultato è secondo al mondo dietro al risultato di Marian Oprea. 17,07, ad Ancona, che è il suo terzo risultato di sempre (con un 17,28 là davanti). 

Anche la Magnani alla festa: 4'13"17 e 5^ all-time - Margherita Magnani, sempre a Karlsruhe, che arriva 4^ e mette il 5° posto di sempre nelle graduatorie italiane. Di sicuro la mezzofondista più in forma del momento. 

Degli altri (Chiara Rosa, Cerutti & Collio, Julaika Nicoletti, Audrey Alloh, Elisa Cusma & Marta Milani, Abdellah Haidane & Maksym Obrubansky) rimando alla prossima uscita. Mò basta per oggi, davvero troppo. Per domani scendo in sciopero e me ne vò ad Ancona ad immolare l'anima al Dio Kronos, sperando sia magnanimo. 

Tuuuuuuuumiiiiii, è la Fine del Mondo: 6"53

Tumi nella foto di Athletic-Elite su fb
Raccontano che tutto avvenne nella bottega svizzera delle meraviglie, ovvero la pista in località End Der Welt (si chiama proprio così, "fine del mondo"), perchè posizionata in cima ad una montagna, in cima alla quale arrivi dopo diversi tornanti all'esterno dei quali sorgono diversi impianti sportivi per i più diversi sport, accanto ad una pista oggi innevata, è adagiato ed incastonato nella montagna uno scrigno di vetro all'interno del quale c'è l'impianto indoor di Magglingen. La strada si ferma lì: Fine del Mondo appunto, anche come location, come struttura, come impianto. Già teatro del record italiano di Emanuele Abate l'anno scorso di cui fui testimone oculare, una pista che non puà far invidia. Vorrei polemizzare con le geriatria Fidal che non muove dita da anni per non intaccare i budget che servono ad alimentare altri rubinetti per non spenderli in ritenuti inutili affitti o noleggi di capannoni e piste, ma rimando il tutto per concentrarmi sulla notizia del mese (ogni mese, qui, stiamo celebrando qualcuno). Michael Tumi, ha sfondato oggi il muro della storia dello sprint azzurro, chiedendo prima "permesso?" con un 6"59 in batteria, e poi spazzando via con sicumera 23 anni di fatiche azzurre in soli sei-secondi-e-cinquanta-tre-centesimi. 6"53 altrimenti detto. Chissà cosa si prova a correre così veloce: una volta vorrei provare con uno scooter, giusto per provarne l'ebbrezza. Sapete qual'è il brutto e il bello dell'atletica? Che quando uno spara un tempone in una gara che non valga per qualche medaglia, subito la menta vola: quanto vale? Quanto si può migliorare? Gli altri dove sono? Varrà meno di 10"10? Questo è il vero filo che ci lega all'atletica nei secula seculorum, ovvero il tendere a qualche cosa di migliore, migliorabile, perfettibile. Nessuno ha mai corso la propria miglior prestazione della vita poi dicendo di aver raggiunto il massimo: questo è l'aspetto subdolo di questo sport, che ci continua a legare alla pista per cercare di migliorare. Ma qui, riempiti da questa notizia, è quasi logico pensare al meglio, almeno a livello continentale. 

Ma torniamo a Tumi, che, se non fosse ancora chiaro, ha stabilito il nuovo record italiano. Di colpo cancellati Pierfrancesco Pavoni, Simone Collio e Fabio Cerutti. Cancellati solo dal libro dei record, eh, ma da vecchio sprinter so che se c'è una cosa che ti surriscalda il Sistema Nervoso Centrale (diciamo pure, ti fa incazzare... ma nel senso buono) è quando qualcuno ti batte un record. Passi per Pierfrancesco Pavoni (anche se intimamente ritengo che un fremito gli sarà pur passato per i quadricipiti), ma Simone Collio e Fabio Cerutti sono ancora in attività, e se la ragionano come me, avranno avuto l'istantaneo istinto fulminante di buttarsi su un blocco di partenza e spararsi un 60 di sole reazioni fosfocratiniche. Non può non essere così. Un precursore induce all'inseguimento. 

Ah, che poi quel 6"53 è anche il miglior crono mondiale dell'anno, mica noccioline. Vediamo qualche chicca statistica, ovvero che quel tempone lo colloca come 17° performer di sempre in Europa, in una graduatoria guidata da Bulldong Chambers (6"42 in semifinale agli Europei di Torino '09). Sono 60 le volte in cui un europeo ha corso sotto i 6"53 di Tumi, che ha pareggiato gente come Jimmy Vicaut e Francis Obikwelu, ovvero atleti già noti alle cronache sprintistiche internazionali. Christophe Lemaitre, che non passa per essere un fulmine (ma se corre sotto i 10", che volete?) ha "solo" 6"55. Insomma, nel giochino chi è più forte di chi, Tumi inizia a sedersi al tavolo e a buttare giù la matta. Sotto i 6"50 sono però solo in 5, e tra questi c'è pure l'ostacolista Colin Jackson, il più grande indoorista della storia degli ostacoli, senza se e senza ma. 6"49 per lui senza ostacoli. Ma dei 21 risultati sotto i 6"50, ben 13 li ha ottenuti Jason Gardener, che ha corso in maniera sistematica tra il 6"46 del PB e il 6"49. Gardener che poi ha corso 24 volte sotto i 6"53. una macchina da 60 metri. Lo Smilzo Chambers alla fine ha solo 3 risultati sub-6"50... Torniamo a Tumi: e nel mondo? Il suo posto nella storia lo pone al 74° rango di sempre, come Dennis Mitchell. Nel prossimo post, inserisco la graduatoria all-time di sempre con tutte le prestazioni sotto i 6"60. 

Tumi 6"59 a Magglingen: considerazioni pre-finale

Prima che faccia la finale, ecco qui il primo commento a caldo del 6"59 di Tumi (nella foto rubatagli da fb). Ebbene, a forza di infrangersi con violenza, son venute giù fragorosamente le bianche scogliere di Dover, e grazie alla tuonata di Michael Tumi che a Magglingen ha abbattuto la barriera del suono sui 60 metri: 6"59, ovvero il primo passo oltre la porta di Dite, nel corridoio dei demoni piè veloci, dove ogni speranza deve essere combattuta per raschiare ogni singolo millesimo e così proseguire verso gli inferi dove è assiso il mefistofelico Maurice Greene dalla lingua lunga e dal basso del suo 6"39. Luogo del crimine è la meravigliosa pista sopra Biel, detta in francese Macolin, dove proprio una settimana fa, Huber, il poliziotto svizzero di turno mi ha appioppato una multa per non aver esposto il ticket del parcheggio (ma giuro che c'era sul cruscotto! 10 franchi svizzeri per mezza giornata di parcheggio... e pure la multa da 40 franchi! Ve possino!). 6"59 è uno step verso il basso gigantesco, anche a livello statistico, e non solo per i 2 cent piallati dal precedente PB. Tumi, per cominciare, con il 6"59 corso in batteria a Magglingen, si riporta al 4° posto mondiale del 2013, pareggiando il vetero-spagnolo Angel David Rodriguez che lo stesso tempo lo corse a Madrid il 19 gennaio. Che peccato mortale che le statistiche fornite dalla Fidal siano così povere di dati, altrimenti bisognerebbe immergersi dentro. Le ottengo in altro modo, non preoccupiamoci. Michael Too-me ha corso la 25^ volta sotto i 6"60 da parte di un italiano, e pareggia al 5° posto della graduatoria  Antonio Ullo, Stefano TilliLuca Verdecchia. Come è arcinoto, i recordman italiani sono addirittura 3: Pierfrancesco Pavoni, Simone Collio e Fabio Cerutti, tutti a 6"55. Ad un solo centesimo si trova Emanuele Di Gregorio. Nella graduatoria dei più titolati sub-6"60 italiani, Pavoni guida con 11 sparate sotto i 6"60, davanti a Simone Collio con 6, 3 di Cerutti e 2 di Di Gregorio. A una ci sono appunto Verdecchia, Ullo e Tumi. A oggi. Un consiglio per Tumi prima della finale: hai messo il tagliandino del parcheggio ben in vista? 

20/01/13

Cannonata di Tumi: 6"61 - Boni a 16,65

Michael Tumi - foto G. Colombo/Fidal
Il primo terra-aria dello sprint azzurro parte da Modena, e colpisce il bersaglio dopo soli sei secondi e sessantun centesimi: affondato l'obiettivo. A premere il bottone il Guardiamarina Michael Tumi, che con una volata riscrive la sua storia personale, si inserisce nelle liste all-time italiane e si può pure di permettere di guardare praticamente tutti i pretendenti dello scettro globale del velocismo in scatola dall'alto al basso. Tutti tranne uno, al momento, ovvero il carneade Joseph Morris, emerso dalla terra di Mezzo con 6"57. Ma chi è costui? Al momento quel 6"61 stabilito nelle batterie di Modena con la nuova maglia cremisi delle Fiamme Oro, rappresenta infatti il secondo tempo mondiale dell'anno, dopo che una certa aristocrazia di sprinter (baroni, visconti e marchesi, comunque non di più al momento) aveva già fatto la propria uscita. Proprio ieri infatti un tizio di nome Michael Rodgers aveva aperto la stagione di caccia con 6"64. Di sicuro si trova la leadership continentale, e anche nettamente, visto che sotto i 6"70, oltre a lui troviamo il solo Greg Cackett e Fabio Cerutti, autore di un doppio 6"69 proprio a Modena, il primo sulla scia di Tumi. Sul sito della Fidal si dice che sia il 9° performer di sempre italiano: del resto con un tempo del genere... ora, facile dirsi che mancano solo uno o due cent per... ma su quei tempi, ogni centesimo da guadagnare sarebbe come una arrampicata sulla roccia con le nude mani e con pendenze in negativo, che si accentuano sempre di più. Così, dopo l'infortunio di inizio anno 2012 che l'ha condizionato, per tutta la stagione, Tumi ricomincia da dove si era fermato.... anzi, lo troviamo alla fermata successiva. Naturalmente, siamo di fronte anche al secondo minimo italiano guadagnato sul campo di battaglia, dopo quello già staccato dalla Caravelli. 

Come già menzionato, Fabio Cerutti da Modena torna con il doble 6"69, che ha già caratura internazionale... ma credo che dopo aver visto Tumi sfrecciargli via in batteria, sarà tornato a casa con la rabbia del felino che deve rifarsi al più presto. Del resto lo sprint vive sì di tempi cronometrati, ma prima di tutto è man vs man. Poi in gare da 6 secondi, non c'è tempo materialmente "durante" di guardarsi gli avversari: la gara è prima, negli incroci pericolosi degli sguardi tra i gladiatori nei bui ed angusti tunnel che portano all'Arena. Lì bisogna sbattere la lama della spada contro il corpetto dell'armatura, urlando l'urlo di battaglia: ora è andata così, ma è questo che fa crescere lo spessore delle prestazioni: la guerra.

Rimaniamo a Modena: nei 60 femminili vince Judy Ekeh, colei cioè, che senza tanti giri di parole è probabilmente una delle migliori carte per il futuro del martoriato sprint azzurro, che ha bisogno di risalire la china. L'esordio è fissato a 7"55 e 7"57: è l'esordio, eh, quindi sicuramente suscettibile di notevoli miglioramenti, ma nel 2010, quasi tre anni fa quando ancora era allieva, siglò il famoso è mirabolante 7"46 proprio sulla medesima pista e che, almeno personalmente, le chiama vendetta. I muscoli sono stati forgiati nel fulmicotone, come si è potuto capire, ma ora c'è bisogno che Michelangelo tolga dalla massa indistinta di marmo, il capolavoro che vi è celato dentro. Un talento del genere deve necessariamente esplodere. Alle sue spalle, si fa così una bella passerella la ex azzurra Elena Sordelli (ma se va avanti così, magari ci ritorna pure) classe 1976, prima 7"60 e poi 7"58, ad un solo centesimo dal record italiano F35 da lei stesso stabilito l'anno scorso twice. Ne  fa le spese così Doris Tomasini, terza nella finale con 7"61

L'ostacolismo imperat sempre di questi tempi in Italia: dopo la minimata Caravelli, e la quasi minimata Borsi, scende la terza incomoda: Micol Cattaneo, e l'esordio non è malvagio, tutt'altro, ma visto che ci siamo fatti tutti il palato fine, vedere l'8"30 e l'8"28, sembra porre la comasca sulla seconda file della grid di pole position, con un certo distacco dalla prima fila. Ma è donna sportivamente cattiva, quindi per lei si sarà trattato del warm-up, in attesa di sparare il girone quando servirà. Cito per i posteri anche Alessandra Arienti, 8"47 e 8"48, e la Sara Balduchelli delle batterie, 8"53.

Come annunciato, poi c'è il triplone di Michele Boni ad Ancona: 16,65 e un triplo salto con chiusura nella propria storia personale. A 32 anni ha riscritto così tutta la sua carriera: primato personale ogni-luogo, e la seconda performance mondiale dell'anno, dopo il salto di Marian Oprea, somewhere che non conosco. Misura ottenuta al 5°, con l'ultimo salto a 16,62, ovvero il suo secondo salto più lungo di sempre: i senatori del triplo diventano così di fatto 3 (il giovane Greco non ha ancora l'età senatoriale): Donato, Schembri e Boni. Con Greco, appunto, il triplismo italiano si porta decisamente avanti nel ranking del triplo mondiale. A proposito, verifico... l'Italia al momento è infatti seconda dietro solo agli Stati Uniti nella classifica a punti di All Athletics, ma davanti a mostri sacri come Cuba e Russia:

1.(1.)Stati Uniti d'America (USA)Nord e Centro-America3924(3932)(3)
2.(2.)Italia (ITA)Europa3816(3824)(3)
3.(3.)Francia (FRA)Europa3642(3646)(3)
4.(4.)Russia (RUS)Europa3612(3620)(3)
5.(5.)Cuba (CUB)Nord e Centro-America3584(3588)(3)

Naturalmente sarebbe una grave caduta di stile non citare l'ennesimo record nel salto con l'asta junior di Roberta Bruni: 4,30... mancando poi l'aggancio al 4,40 necessario per il volo presunto per Goteborg. Dopo l'abbandono di Anna Giordano Bruno, una delle risicatissime freccia nella faretra della specialità. Elena Scarpellini l'anno scorso (non ne conosco i motivi), ha volato a vista, mentre Giorgia Benecchi mi sembra espressione di estremo genio, ma anche un pò di sregolatezza. 


13/06/11

Varata l'Italia per la Coppa Europa: ci sono anche la Grasso e Checcucci!

La notizia del giorno è che il testa-a-testa Queenatletica-Di Mulo si arricchisce di un altro succulento e debordante capitolo: come un BigMac, la vicenda trasuda pezzi di cibo ogni volta che la si sfiori, ma questo l'avevamo ampiamente pronosticato già nei giorni scorsi. Nella mia infinità ingenuità, oggi mi sono ritrovato a fare questo pensiero perverso... ma stupendo: guarda un pò, mi son detto, sabato c'è la discussa riunione di Mister-Omino-Bianco, esattamente nell'ultimo secondo valido per le convocazioni per la Coppa Europa, e guarda caso, uno dei protagonisti di quella gara viene convocato. Un caso, eh! 
Ma vediamo i freddi-fatti: il Ct Francesco Uguagliati ha diramato l'elenco dei 53 atleti che questo sabato e domenica difenderanno i colori della nazionale Italiana (queste parole bisognerebbe sussurrarle nelle orecchie di chi opera scelte del genere, ogni volta che si appresta a scrivere un nome), a Stoccolma, Coppa Europa, con poche sorprese, ma su quelle poche consentitemi di fare il mio solito volo pindarico.
Nel settore velocità femminile, infatti, non ti trovo proprio l'incolpevole Tiziana Grasso, la pupilla di Pippo Di Mulo?? Proprio lei? Una storia folgorante: migliorata in un colpo a 11"72 (da 12"10) nella ormai leggendaria riunione catanese in formato Roswell (o Area-51) e immediatamente convocata. Convocazione che segue la serie sterminata di raduni per le staffette (non si è mai capito su che basi) e dopo la particina avuta nella catastrofica 4x100 femminile di Barcellona. Anche lì: nessuno non si era mai accorto della sua presenza se non col senno di poi. Secondo la tesi dei malpensanti, l'11"72 è il certificato d'origine controllata che dovrebbe sdoganare la povera ragazza (ma chi glielo farà mai fare?) agli occhi del mondo.
La tesi dei malpensanti, però, cozza violentemente contro le convocazioni nella velocità maschile, dove è abbandonato il metodo del "merito" applicato ed esplicato qui sopra, per dar spazio al "censo". 
Maurizio Checcucci, ottimo ragazzo, onesto e serissimo professionista, non può non concordare con me: lui quest'anno ha corso i 100 metri 4 volte: 10"59, 10"65, 10"73 e 10"80. Media: 10"69. Non certo da sprinter di caratura internazionale, come nel 2009. 17° nelle liste italiane dell'anno. Non molto meglio di lui Roberto Donati che quest'anno ha corso un solo centesimo meglio del toscano: 10"58 e 16° in Italia. Mi domando cosa penseranno mai tutti quelli prima di loro che non sono stati convocati e che hanno confermato in più occasioni di andare più forte. Un nome su tutti: Michael Tumi (nella foto agli euroindoor di Parigi).
Prof, dai, non scherziamo: non è il giuoco del calcio questo, dove anche il risultato (di questi tempi) è opinabile: i tempi li vediamo tutti. Tumi, un titolo italiano indoor sui 60, un miglioramento fino a 10"36 a Gavardo che non è propriamente in un hangar della citata Area 51, ma in una valle bresciana. Ma anche un 10"41 e 10"45. Tempi lontanissimo per Checcucci e Donati in questo momento. Che altro dovrebbe fare? Prostituirsi? 
Quindi, dov'è la soluzione al rompicapo? Hanno sbagliato Checcucci-Donati a non correre a Misterbianco, dandoci così modo di assentire come monaci buddisti alla razionalità ed oculatezza delle scelte o ha sbagliato la Grasso a farlo, così rompendo la coerenza del disegno dimulesco? Mistero a Misterbianco...
Il resto della squadra, come si diceva, risponde alla legge dell'obbligatorietà delle scelte. La povera Elisa Cusma, per esempio, che parlando di mezzofondo veloce predica ormai nel deserto del Gobi, dovrà sorbirsi sia gli 800 che i 1500. Non è in formissima, secondo me: o almeno, non è ancora la Cusma che abbiamo imparato a conoscere, ma i rincalzi che possano esibirsi a livello internazionale non esistono proprio più. Almeno, ora e nell'immediato futuro.
Giacomo Panizza strappa la maglia di titolare sui 400hs a Bencosme De Leon, che quest'anno ha dimostrato di andare un pò più forte (50"48 giusto ieri). Se vogliamo, un premio per il lecchese (esistono anche queste dinamiche in seno alla nazionale) che non è poi così lontano dai tempi di Bencosme, che ha comunque solo 19 anni. Non saprei nemmeno io cosa dire: il merito dovrebbe avere ragione. Ma qui subentra anche una questione di gestione del giovane talento, che potrebbe trovarsi ad essere proiettato nell'empireo, in pochissimo tempo e con tanti appuntamenti internazionali giovanili da affrontare. E' utile ricordare che spesso in queste circostanze sono esplosi i talenti: in altre circostanze i talenti si sono invece affossati. Sliding Doors. 
Andrew Howe, notizia dell'ultimo secondo, sembra essersi leggermente infortunato: al suo posto è stato messo sulla rampa di lancio Emanuele Formichetti. Ma che ha fatto ancora Howe? 
Ma l'infermeria dei pezzi da 90 italiani, non è certo vuota. Non è a posto nemmeno Fabrizio Donato (che verrà sostituito più che degnamente da Fabrizio Schembri), Antonella Di Martino (con seri problemi all'alluce, al suo posto Raffaella Lamera, 1,87 ieri sera a Strasburgo). Curiosità di vedere Libania Grenot nella staffetta (i 400 li farà Marta Milani), dopo la scoppola del Golden Gala. Ma convocate anche le mergenti Eleonora Sirtoli e Elena Bonfanti, come vaticinato dal sottoscritto. 
Nei 100hs Marzia Caravelli mette la maglia da titolare, a scapito dell'incontenibile Veronica Borsi, che comunque è stata portata in Svezia per le staffette. Esordirà in prima squadra la giovanissima Giulia Martinelli nei 3000siepi, autrice di uno storico record italiano promesse a Torino venerdì sera. 

La squadra per Stoccolma:

  • 100-200-4x100 - Emanuele DI GREGORIO - Simone COLLIO - Maurizio CHECCUCCI - Matteo GALVAN - Roberto DONATI - Fabio CERUTTI - Jacques RIPARELLI
  • 400-4x400 - Marco Francesco VISTALLI - Domenico FONTANA - Andrea BARBERI - Luca GALLETTI - Isalbet JUAREZ - Matteo GALVAN
  • 800 - Mario SCAPINI
  • 1500 - Lukas RIFESSER
  • 3000 - Stefano LA ROSA
  • 5000 - Ahmed EL MAZOURY
  • 3000 st - Patrick NASTI
  • 110hs - Emanuele ABATE
  • 400 hs - Giacomo PANIZZA
  • alto - Silvano CHESANI
  • asta - Giuseppe GIBILISCO
  • lungo - Andrew HOWE (Emanuele Formichetti)
  • triplo - Fabrizio SCHEMBRI
  • peso - Marco DI MAGGIO
  • disco - Giovanni FALOCI
  • giavellotto - Roberto BERTOLINI
  • martello - Nicola VIZZONI

DONNE

  • 100-200-4x100 - Audrey ALLOH - Tiziana Maria GRASSO - Maria Aurora SALVAGNO - Giulia ARCIONI - Veronica BORSI - Marzia CARAVELLI
  • 400-4x400 - Marta MILANI - Maria Enrica SPACCA - Chiara BAZZONI - Elena Maria BONFANTI - Eleonora SIRTOLI - Libania GRENOT
  • 800 - Elisa CUSMA PICCIONE
  • 1500 - Elisa CUSMA PICCIONE
  • 3000 - Silvia WEISSTEINER
  • 5000 - Anna INCERTI
  • 3000 st - Giulia MARTINELLI
  • 100hs - Marzia CARAVELLI
  • 400 hs - Manuela GENTILI
  • alto - Raffaella LAMERA
  • asta - Elena SCARPELLINI
  • lungo - Tania VICENZINO
  • triplo - Simona LA MANTIA
  • peso - Chiara ROSA
  • disco - Laura BORDIGNON
  • giavellotto - Zahra BANI
  • martello - Silvia SALIS

Riserva: Valentina COSTANZA (C.S. Esercito)

22/05/11

Michael Tumi 10"36 a Gavardo - Elena Sordelli 11"86 (record italiano F35)

Gavardo... tralasciamo il petting sul fatto che c'era la pista veloce, il bel tempo, tutti erano belli etc, etc, etc. Buttiamoci subito sull'uomo nuovo dello sprint italiana, il catechizzatore di Emanuele Di Gregorio agli italiani indoor sui 60: Michael Tumi (1990), in passerella sulla bouvette della sua pista preferita, il rettilineo dei 100: l'anno scorso ci esibì nel suo PB con 10"44. Quest'anno, in batteria, aspetta l'effluvio di 1,3 a favore e allo sparo martella pneumaticamente la pista bicolore piombando sul raggio laser della fotocellula in 10"36! Record personale e miglior tempo italiano dell'anno (tolta la maglia rosa a  Jacques Riparelli capace di un 10"39). Mannaggia la miseria, le liste all-time fornite dalla Fidal arrivano a 10"34 (e sono in 32 ad esserci riusciti). Probabilmente da qualche parte si ricava, ma a quest'ora del mattino, le mie capacità di ricerca con google sono annebbiate. Per vederlo far capolino anche nelle vituperate statistiche Fidal non rimane che aspettare il miglioramento. Nella attesa finalissima, Tumi si fa stregare dai sogni, e incontra un'inaspettata difficoltà a domare Matteo Galvan (1988), che riesce a giocarsi anche lui il proprio jolly che gli vale il personale: 10"43 contro il 10"41 di Tumi con lo stesso vento di 1,3 della batteria. Naturalmente per il veneto terzo tempo dell'anno nello Stivale e se davvero puntasse sui 200, un buon sentiero. In generale 100 metri di livello (per essere una gara italiana) soprattutto in batteria. Gualtiero Bertolone 10"53 (con 1,1 in batteria), Enrico Demonte 10"55 (con 1,5), il ritrovato Andrea Luciani e Alessandro Berdini 10"62, Tommaso Lazzarini (1991) 10"63
Passiamo ai 100 femminili dove lo show lo fanno donne con età da master. Elena Sordelli, classe 1976, in batteria corre in 11"86 con 0,7 e fa il miglior tempo del primo turno. La notizia? Che il tempo è il primo sub-12" di una donna italiana over 35: record italiano F35, se a qualcuno può interessare. Il precedente record era quello della maori Lusia Puleanga che si era fermata alla soglia del paradiso (sportivo) delle velociste: 12"01. Per il resto solo in 3 atlete in batteria sotto i 12", perchè la velocità femminile in Italia è ancora opinione (quindi perchè andare forte?). I tempi e le prestazioni sono a zero. L'opinione, naturalmente, è quella di Di Mulo, il Re Mida dello sprint. In finale arriva la folata oltre i limiti consentiti dagli autovelox dell'anemometro e Martina Balboni (1989) corre in 11"79, battendo la più quotata dai bookmakers Maria Aurora Savagno con 11"81
400 maschili: Marco Lorenzi (1993) continua a dar testate al 47", probabilmente in attesa del perfect game, che gli regali il "sub". Insomma, ci sta statisticamente che dopo tanti 47-bassi arrivi il 46-alto. Aspettiamo, per ora mettiamo nel libro generale dei risultati il 47"30. 47"77 per Francesco Cappellin (1990). 
Nei 400 femminili l'allieva di origine centrafricana (credo) Rapahela Bohaneg Lukudo (1994) si impone in 56"32: anche lei una di quelle risorse dell'atletica italiana del domani (ritengo). A sorpresa alle sue spalle Emanuela Baggiolini (1972) vincitrice della seconda serie in 57"12, un'ora dopo aver corso gli 800 in 2'11"88. Sovrumana e pubblicità colata per il mondo master e per chi ancora crede che dopo i 30 non si è più performanti. Se volete una sorta di fotografia dell'atletica italiana di oggi, caratterizzata dai giovani stranieri emergenti (che viaggiano con le magliette d'atletica con etichettato: da naturalizzare) e i master.
800 femminili: vince la straniera di turno, ma probabilmente la nostra lente di ingrandimento deve andare su Serena Monachino (1990) l'unica vera alternativa (per l'immediato futuro) al momento esistente in Italia sugli 800, visto che incredibilmente in questa specialità, le magnifiche quattro hanno un'età media ben oltre i 30: Elisa Cusma, Daniela Reina, Elisabetta Artuso e Maria Vittoria Fontanesi. La bergamasca scruta i meandri di quello spazio di tempo vicino ai 2'06" che separano il mondo dei normali, da quello dei super: 2'06"87 la sua firma sul book di Gavardo. 
3000 femminili: come dire? Non ve l'avevo detto? Il mezzofondo femminile italiano è una delle riserve atletiche italiane rase al suolo da questa Fidal. La situazione peggiore è negli 800/1500, come scritto più volte. Tolte le già citate Cusma e Reina, il vuoto. Ma per non farsi mancare nulla, la Fidal dei Consiglieri Nazionali che saccheggiano le norme a favore della propria società (poi bisogna vendere il prodotto generale dicendo che va a beneficio della diffusione dello sport tra i giovani... di fatto più risorse per comprare atleti, altrochè vivai), ha quasi ucciso anche il mezzofondo. Chi ci rimane? Silvia Weissteiner (classe 1979) e Agnes Cognomeimpossibile Tschurtschenthlaer (1982). Poi qualche maratoneta (che non mancano mai) e un esercito di... master. Ma master nel senso di età di nascita: quando aboliranno queste differenze? A Gavardo Agnes TSCH vince in 9'31"58. Poi la svizzera Winkler e Silvia Casella (1972). Quarta Alessandra Seghezzi (1979). Non proprio un campionato allieve.
1500 maschili: Michele Fontana (1991) si esibisce in una prova di grasso spessore atletico. 3'43"14. Ma anche Merihun Crespi (1988) torna a far spuntare il capo dall'anonimato con un altrettanto spesso 3'43"66. Naturalmente bisogna scendere sotto i 3'40" (e non una sola volta nella vita) per poter dire qualche cosa a livello quanto meno... europeo. Così... mi domando: ma non è che servirebbe una nuova riorganizzazione del settore tecnico del mezzofondo? Non intendo nelle persone, ma proprio della capacità lavorativa ed organizzativa. Ma poi... esiste qualche cosa? Come fa la Spagna (dubbi a parte) a creare un mondo di mezzofondisti e l'Italia puntare tutto sulle "piccole e medie imprese" dei self-made-man (leggi: allenatori illuminati in sinergia col talento di turno). 
Nei 5000 metri di Giammarco Buttazzo (1977... eccallà) che vince in 14'12"71, segnalo il terzo posto di Yassine Rachik (1993, junior al primo), scoperto dal mio caro amico Arrigo Fratus una mattina di qualche anno fa correre un 1000 sulla pista di Cividino coi jeans tagliati al ginocchio e le Superga in un tempo sotto i 3'. Ieri 14'13"01 sui 5000, ma ha già corso anche in 3'52" sui 1500. Non ci deludere Yassine. Solo la fatica conta.
Peso maschile a Marco Dodoni (1972... eccallà II) con 17,90, ma nella classifica finale troviamo anche un altro hall-of-famer dei lanci italici: Giovanni Tubini (1964) quarto con 15,33. Le novità italiane si contano sulle dita della zampa di una gallina (che sono solo tre). Il record italiano M45 indovinate a chi appartiene? A Luciano Zerbini (lo conoscete?) che ha lanciato la palla da oltre 7 kg a 15,78.
Triplo maschile: sono ridondante: Michele Boni (1981, trent'anni), batte Emanuele Sardano (1979, trentadue) 15,77 a 15,45. L'ufficio statistiche della Fidal dovrebbe fare questo tipo di elaborazione: verificare cioè l'età media in maniera storica (dal 2000 al 2010) dei primi 10 o 20 delle liste italiane dell'anno. Scommettete che ci si sta avvicinando più ai 30 che ai 20?
Lungo Femminile: Irene Pusterla (ticinese) è il valore aggiunto a tutta la manifestazione, vista la partecipazione e la finale (sfiorata o entrata come 8^... non mi ricordo) ai recenti Europei di Barcellona. 6,64 con 1,0 a favore. Bisogna tornare a Fiona May per vedere qualche cosa del genere con atlete italiane. Però... però, insomma, non male il 6,39 di Tania Vicenzino (1986). Poi il campionato italiano delegato, con Elisa Zanei (1984) terza con 6,18; Valeria Canella (1982) 6,06. A proposito: ma perchè a nessuno viene in mente di organizzare un dannato Grand Prix nazionale a punti? Obbligatorio per gli atleti-top, come è in Francia. In Francia, se Lemaitre non partecipa ad almeno 3 prove del circuito, non va ai Mondiali di Daegu. E che cavolo! Atletica itinerante, non la diaspora italiana. 
Alto femminile: non ce la faccio più a scrivere... nessuno che ha voglia di scrivere nel mondo dell'atletica? E chi te lo fa fare? Touchè. Allora mi limito a segnalare l'1,79 di Valeria Marconi. Indovinate quanti anni ha? 30. E anche questa rondine ha fatto la primavera.