Visualizzazione post con etichetta assoluti 2013. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta assoluti 2013. Mostra tutti i post

30/07/13

Gli assoluti degli altri: la Francia e i 2 campionati Nazionali (Elite e

Riporto uno stralcio di una conversazione con Frederic Peroni, consigliere della Commissione Master della Fidal, su mia sollecitazione in seguito al fatto di aver visto due campionati nazionali assoluti... separati. Dopo aver assistito ai risultati non eclatanti del primo, disputato in contemporanea con il meeting Areva di Parigi, mi ero chiesto se non fosse stato un errore pacchiano della federazione. Malfidente... in realtà ecco che due settimane dopo vengo a conoscenze di un secondo campionato, stavolta denominato "Elite". Ecco quindi quello che riporta Peroni sui campionati francesi. Tutto fa brodo, pur di migliorare la penuria di densità umana degli assoluti italiani. 

Gli atleti di vertice hanno obblighi scritti molto precisi dettati dagli sponsor principali della Federazione; uno di questi è Areva colosso dell'energia nucleare. Ai Campionati Elite hanno l'obbligo di partecipare gli atleti di vertice e le regole scritte mettono in chiaro le condizioni di rinuncia accettate: non si decide la settimana prima di non partecipare ad un evento inventandosi un infortunio pena conseguenze economiche in termini di borse di studio date agli atleti. I campionati che si sono svolti due settimane prima, hanno coinvolto tutti gli atleti che il mese precedente erano (vado a memoria) dal 10° al 50° posto nelle liste francesi, i primi 10 erano già qualificati automaticamente. 

Da questo campionato di "seconda categoria" entrano poi ai campionati elite i primi "tot". Un eventuale big non presente nei primi 10 o persino nei primi 50 può essere ripescato direttamente per i campionati elite da alcune wild-card in mano al direttore tecnico delle squadre nazionali che ci mette la faccia esponendosi alle critiche pubbliche se questa wildcard viene concessa per comodo o amicizia. Piccolo dettaglio non da poco. A tutti i Campionati Francesi di qualsiasi età (meno i masters dove la partecipazione è libera) non ci si deve iscrivere, ma si viene convocati dalla Federazione sulla base delle liste nazionali un paio di settimane prima. L'atleta ha poi alcuni giorni per rinunciare (con regole molto strette solo per i Campionati Elite) e passati questi giorni da regolamento vengono convocati gli atleti primi esclusi in modo da mantenere una partecipazione sempre elevata. Partecipazione massiccia sia ai campionati di seconda categoria, che quelli di elite vera, con piena soddisfazione di sponsor e TV. Sarebbe l'uovo di Colombo: basterebbe sapere che il minimo va fatto entro due settimane dalla data dei Campionati e non cercare di farlo fino all'ultimo giorno.

D'altronde quando si va ai Mondiali la data limite è alcune settimane prima e tutti si organizzano per ottenere il minimo in tempo utile. Questo presuppone che vi siano gare a sufficienza ben programmate anche per gli atleti delle categorie giovanili e le seconde schiere senior. Esistono appunto dei meeting dove uno non può gareggiare se non ha il tempo superiore ad una data prestazione (una sorta di "massimo" più che minimo... n.d.r.). Meeting organizzati e in calendario dal mese di Novembre precedente sul territorio nazionale dove questi atleti non di vertice troveranno un campo gara qualificato del loro livello per andare a cercare prestazioni di livello superiore. Sono poi circa una decina i meeting sul territorio nazionale dove si ritroveranno atleti di seconda schiera ma che parteciperanno ad un meeting nazionale con tutto l'orgoglio e le motivazioni agonistiche che ne conseguono. Ecco un modo per dare un senso alle seconde schiere. Mi sembra che per esempio questi meeting sui 400 Hs prevedano tempi dai 52" ai 55". Evidentemente questo richiede una programmazione seria già a Novembre. 

Come al solito basterebbe guardarsi intorno per avere qualche idea buona. Non saremo mica sempre più intelligenti degli altri. Sono già presenti su Internet le convocazioni per l'incontro internazionale master tra Francia, Germania e se non sbaglio di Inghilterra di inizio Settembre. Sia per i maschi che per le donne sono presenti due categorie una sopra e una sotto i 50 anni. Due atleti gara per paese e per categoria. Uno ha tutto il tempo di prepararsi e in caso di infortunio sono pronti i sostituti. Le regole chiare e stabilite per tempo sono la base della civilizzazione.

23/07/13

Campionati Italiani Assoluti: le "modifiche" di Francesco Arduini

L'arena gremita nonostante la pioggia... era il 1935
(di Francesco Arduini*) - Scrivo queste righe spinto da un improvviso impulso e spinto dalla necessità, in qualche modo, di cercare di contribuire con idee e proposte a poter migliorare o spingere sempre più persone ad avvicinarsi a questo nostro splendido sport che è l'atletica leggera. Ormai sono luoghi comuni quelli che mancano i fondi per poter reclamizzare, pubblicizzare o in qualche modo sponsorizzare eventi e richiamare persone e stiamo assistendo negli anni, salvo rari casi, ad un allontanamento del pubblico dalle tribune chi circondano le nostre piste. Nota bene che non sto parlando del "Golden Gala" dove "Il Bolt" richiama da solo flotte di pubblico, ma da quello che è uno spettacolo simile e a volte anche superiore come possono essere i Campionati Italiani Assoluti

Chi di noi non ha assistito, anche una sola volta dalla tribuna alla massima rassegna nazionale di Atletica Leggera? Allora tutti sapete che il 95% del pubblico in tribuna è composto dagli atleti stessi, i loro tecnici, accompagnatori e/o familiari, da appassionati che per la maggior parte dei casi vanno a vedere le gare dei propri amici e raramente da pubblico, ma il pubblico vero, quello che entra nello stadio per vedere l'atletica vera senza conoscere direttamente nessuno ma con il solo scopo di gustarsi le "nostre" performance sportive. 

Allora ecco qual'è la mia proposta, per certi versi, forse anche provocatoria? PERCHE' NON "POPOLARIZZIAMO" I MINIMI DI PARTECIPAZIONE PER ALLARGARE IL PIU' POSSIBILE LA PARTECIPAZIONE? A questo proposito mi sono posto l'obiettivo di verificare alcuni punti pro e contro: 
  • PUBBLICO - Partendo dalla premessa fatta sopra, una maggiore partecipazione di atleti porta, di conseguenza, una maggiore partecipazione di pubblico ad essi collegata. Per certi versi, chi vive il "mondo Master" dell'atletica leggera, questo lo può constatare con i propri occhi. Le tribune dei Campionati Italiani Master sono forse più gremite di quelli di un Campionati Italiano Assoluto... e per certi versi questa mi sembra una eresia, ma comunque sta a conferma di quanto asserito sopra, e cioè che la maggior parte del pubblico in tribuna è quasi tutta "parte attiva" della manifestazione. 
  • ESPERIENZA - Un aumento della base dei partecipanti porta, di conseguenza, una maggiore capacità di confronto fra i primi della classe e la base che, nella maggior parte dei casi, sono ragazzi giovani, inesperti di gare di vertice e che, certi atleti, a volte, li hanno visto solo in TV. Potersi cimentare con e contro di loro è di stimolo per chi ha voglia di migliorare e sicuramente di forte impatto emotivo. 
  • GESTIONE CAMPIONATI - Qui si entra, invece, in un tema un po' più spinoso: la gestione. Certamente, un forte allargamento di partecipazione richiede un "allungamento" dei campionati con 3 giorni pieni (o forse 4) per poter permettere di poter correre un turno, o alcuni casi 2 turni, in più per le corse ed effettuare le qualificazioni nei concorsi (di questo mi pronuncerò nel punto PERFORMANCE). Da un punto di vista economico per le società questo è purtroppo la spina nel fianco, perchè l'allungamento dei campionati porta un allargamento dei costi per poter rimanere, magari, una notte in più nella città sede e organizzatrice dei campionati, ma è di sicuro di maggiore "appeal" per tutti gli addetti al settore: - gli sponsor possono contare su un affluenza di pubblico di più vasta scala con maggiori contatti e TUTTI mirati nel settore di appartenenza (pensiamo a partner di marchi sportivi o alimentari legati al settore) - le città organizzatrici possono investire di più per l'evento certe di un maggiore rientro di immagine e di introiti per le attività della propria città.
  • PERFORMANCE ATLETICHE - Qui ritorno alla mia "nota" pubblicata in occasione dei Campionati Italiani Indoor: le qualificazioni o l'allungamento dei turni di qualificazione. A mio avviso, ma a parere anche di molti atleti di vertice che conosco, questo, non può far altro che bene sia allo spettacolo che alla realizzazione delle massime performance. Partiamo dal presupposto che, i Campionati Italiani Assoluti servono a decretare il più forte d'Italia... che, per definizione è 1 e 1 soltanto. Se partiamo da questo presupposto, sulla base di quello che è un Meeting di vertice mondiale, stiamo sbagliando tutto... basterebbe mettere un minimo nei 100 mt di 10.40 in modo da poter correre direttamente solo la finale, oppure di 2,25 nel salto in alto, perchè tanto, a chi la stiamo a raccontare??? Chi vince è sempre e comunque uno dei migliori, per cui tanto vale farlo correre solo loro!! Oppure, diamo modo ai giovani di crescere accanto ai più forti, facciamoli correre, lanciare e saltare fianco a fianco e i giovani dilettanti di oggi, saranno poi quelli che prenderanno il posto dei professionisti domani. Qualche esempio? Avere un minimo di partecipazione dei 100 mt, ad esempio di 10.80, porterebbe 60 persone anzichè le circa 20 iscritte. Ma già dopo il primo turno si potrebbe facilmente scendere a 24 per effettuare 3 semifinali (e con una divisione dei migliori nelle varie serie, i primi della classe come Tumi, Riparelli, ecc... non farebbero alcuna fatica a qualificarsi, gli basterebbe fare un allungo...). Nel lancio del peso donne, "allentare" la stretta del minimo a mt 11.50 e mettere poi un limite di qualificazione a 14 mt (o i primi 12 come accade nelle competizioni internazionali) farebbe fare un semplice lancio di riscaldamento alla Rosa (che forse non si scalderebbe nemmeno per realizzare una misura così) che si troverebbe poi a disputare una finale effettuando 6 lanci in tempi più giusti e normali anzichè 1 ogni 40 minuti per il vasto numero di partecipanti. Nel salto in alto uomini abbassare il minimo e portare una qualificazione a 2,15 sarebbe una pura formalità per i vari Chesani, Fassinotti e Tamberi che si giocheranno il titolo il giorno dopo con una progressione non logorroica ma mirata alla performance (stesso discorso valido per l'asta uomini e donne) 
  • LIMITI DI PARTECIPAZIONE - Le modalità per poter allargare il numero dei partecipanti sono infinite: - Abbassare i minimi di partecipazione - Allargare la possibilità di iscrizione ai primi 50 delle graduatorie italiane - Realizzare una lista di merito che includa la media delle prime 5-6 performance e su quella base stilare una lista di 40-50 partecipanti - .... 
Secondo me, potrebbe essere una proposta discutibile a costo "0" con un piccolo aggravio per gli atleti e società partecipanti che però potrebbe essere in parte "ammortizzato" con maggiore visibilità e prestigio. Questa mia proposta spero possa essere di stimolo, se non altro, per una discussione per poter migliorare le cose anche perchè chiunque di noi lo sa che, correre, saltare e lanciare davanti ad una tribuna piena è sicuramente molto più stimolante e bello per tutti...

*: saltatore in alto, pluri campione europeo e nazionale master, quest'anno 2,06 (da 39enne...)

16/07/13

Ma perchè gli assoluti a luglio non li fanno mai in Riviera?

Veloce pensiero della sera: tra poco più di 10 giorni si svolgeranno i campionati italiani assoluti a Milano. Il 27 e il 28 luglio, mi sembra. A Milano. Di luglio. A fine luglio. Gli italiani assoluti. A Milano? A fine luglio? La riflessione è: ma è mai possibile che non esista un'anima manageriale da qualche parte in Fidal? E con questo non voglio accusare nè questo mandato, nè quello precedente, perchè non mi importa accusare nessuno. Mi preme solo sottolineare che la risorsa-atletica andrebbe venduta meglio: a Milano, a fine luglio, organizzare gli assoluti è un danno sia per gli atleti, che correranno con un'umidità pechinese e un caldo torrido (o al più un temporale estivo) sia per tutti coloro (sempre meno) che vorrebbero assistere a gare di atletica. Attualmente gli spalti delle manifestazioni di atletica, come è noto, sono animati esclusivamente dagli atleti e dai loro accompagnatori, giusto per essere onesti. E le telecamere ormai rare, diffondono così uno spettacolo pietoso di abbandono e solitudine.  
E a questo punto mi son chiesto: ma perchè non organizzano più i campionati italiani assoluti nei luoghi di villeggiatura? A Rimini, Riccione, Lignano, in Versilia? Magari non in due giornate intense, ma su 3 o 4 fresche serate marine. Ho trovato che ne è stato organizzato uno a Viareggio nel '02 e due a Cesenatico nel '95 e nel lontano 1989. Magari con qualche evento in "piazza", come il peso. Aumentano i costi d'alloggio (ma perchè, a Milano si spenderà poi meno?) ma aumenterebbero gli spettatori, ovvero quei turisti che alla sera potrebbero scegliere, invece di farsi la stancante vasca sul lungomare, con l'ormai canonico gelato, di andare a vedersi le gare di atletica allo stadio di Cesenatico o Viareggio (meglio se raggiungibile a piedi). All'Arena aspettiamoci di vedere un impianto per 3/4 vuoti, che non è mai un bel vedere. 
Come al solito, alle proposte relative alle sedi dei diversi campionati, vien poi fatta pesare la mancanza di richieste d'organizzazione, di soldi, di volontari... dai! Ma non è così che si ragiona! Se domani non c'è nemmeno Milano, li organizziamo qui a Cividino? La scelta della sede degli assoluti, secondo me, dovrebbe esser sempre meno vincolata alle scelte politiche, e sempre più legata a scelte di strategia di diffusione del prodotto-atletica. Se non c'è nessuna società che vuole prendersi l'onere di organizzare gli assoluti a Cesenatico o Marina di Pisa, e che diamine, si manda qualcuno di Fidal-Servizi o chennesò-io a trattare direttamente con le istituzioni locali! Ci sono momenti della vita di questa Federazione che dovrebbero essere gestiti francamente con più spirito strategico e non per arricchire tizio e caio, ma proprio per diffondere il marchio dell'atletica. 
Poi ci sarebbe da rivedere la formula stessa degli assoluti, la partecipazione... ma questa è un'altra storia di cui forse potremo parlare nei prossimi giorni. 

20/02/13

La Bazzoni fa la Spacca: quando i 400 indoor sono spettacolo

Avendo la risorsa scarsa "tempo", devo necessariamente limitare le mie uscite soprattutto su un argomento come gli assoluti, nonostante vi fossero tanti spunti di "cronaca". Dovrei lasciare il lavoro, probabilmente. Ad esempio, i 400  femminili, ne vogliamo parlare? Lasciamo da parte per un momento l'assurda formula di un turno preliminare kamikaze su 7 batterie con il passaggio in finale dei migliori 6 tempi, paradossale rispetto all'assegnazione di un titolo nazionale. Basti pensare che due possibili protagoniste, ovvero Yadilsey Pedroso Gonzalez e Manuela Gentili si sono dovute accontentare della finale B. La Pedroso, solo per dire, ha ottenuto nella finalina 54"14, ovvero che avrebbe poi ottenuto la Spacca in finale. Magari con le semifinali non sarebbe cambiato nulla, ma insomma... lasciatemi un piccolo dubbio di natura sportiva: preferirei che fosse lo scontro diretto a determinare i "passaggi", piuttosto che i tempi. Onore a tutte le finaliste che si sono guadagnate la finale con questa formula, ma chiaramente mi è rimasta questa sensazione di amaro. Ma di questo ho già ampiamente parlato sabato (mi sembra).

La finale presenta in pole Maria Enrica Spacca, favorita della vigilia e dalla migliore corsia (la 5^), con la sempre più sorprendente Benedicta Chigbolu in sesta e la sorniona Chiara Bazzoni in quarta. Elena Bonfanti è appena sotto, in terza. I 400 sono naturalmente una delle gare più spettacolari del panorama indoor, soprattutto per  gli X files che si osservano quasi al termine del primo giro, allorquando le particelle, al termine di un giro dell'anello del Cern di Ginevra, si scontrano causando esplosioni di energia. Si fanno migliaia di statistiche, ma chissà che percentuale di vittoria ha chi ai 200 metri passa in testa rispetto ai 400. Fatto sta che Chiara Bazzoni si gioca la sua carta: studia la Spacca che ha davanti, ed esce dalla seconda curva con qualche centimetro di vantaggio. La Chigbolu, dopo l'entusiasmante batteria, passa nel palinsesto della finale da attore protagonista a attore non-protagonista nel breve giro di 100 metri. Peccato, ogni volta che l'avevo vista prima della finale, aveva creato scompiglio sulla no-fly-zone del rientro alla corda. Brava la Bazzoni a quel punto a resistere al ritorno della Spacca, che scendendo dall'alto ha subito cercato di riconquistare la Kamchachta della corda. Battaglia! Spartani e Ateniesi, sportellate, il bello dello sport. Bazzoni tiene esterna la Spacca sulla terza curva, poi la laziale compie forse l'errore tattico che le comprometterà la gara. Cerca di sorpassare (e sorpassa) la Bazzoni sul penultimo rettilineo, che a mie spese in un paio di circostanze, ho provato essere un suicidio assistito. Ma io sono io, naturalmente, e la Spacca è la Spacca.

La Spacca, infatti, argutamente dopo aver messo il naso davanti alla Bazzoni per qualche millimetro (dopo aver percorso ormai 100 metri all'esterno), chiude alla corda proprio a 100 metri dalla fine, all'ingresso del rettilineo. La Bazzoni è visibilmente costretta a interrompere l'azione per una frazione di secondo per non intercettare i piedi della compagna di maglia azzurra, e chissà mai che nell'enorme enigma che avvolge le risposte del fisico agli input lattacidi, quella frazione le abbia consegnato una piccola dote di energie... fatto sta che arriva l'ultimo rettilineo, e parte l'incredibile rimonta della Bazzoni, che ha ricordato per molti aspetti proprio la cattiveria agonistica della Spacca, della quale ho iniziato a comprenderne la forza nella 4x400 di Barcellona 2010. La rimonta c'è, cattiva, e la Bazzoni per la prima volta in carriera si porta a casa il titolo dei 400 assoluto con 53"78, togliendolo proprio alla Spacca che l'anno scorso fece doppietta di titoli: sia indoor con 53"00 che quello outdoor con 52"53. I tempi della finale, diciamoglielo, non contano nulla. Conta il petto su quel fascio di fotoni... Che dire, ancora? Grande gara: gli Dei di Olimpia saranno sicuramente stati contenti di questa battaglia. 

17/02/13

P!nk Bruni, record al primo TRY: 4,60... 3 cm dal mondiale junior

R. Bruni - foto G. Colombo/Fidal
Quando guardo Roberta Bruni, mi viene in mente la cantante P!nk nel suo video celeberrimo "Try" (qui potete vederlo se ve lo foste dimenticato). Cambia solo il colore dei capelli. Del resto entrambe vengono dalla ginnastica, no? Non me ne vogliano gli altri, ma è la mia atleta preferita in questo momento. E allora diciamocelo: la più grande gara di asta femminile della storia della specialità, visto che lassù non ci è salita solo la Bruni, ma ha avuto una compagna di viaggio ritrovata, ovvero Roberta Benecchi, l'Araba Fenice, esplosa un paio di stagioni fa, caduta nell'oblio dei 4 metri, e poi tornata laddove la sua strada si era interrotta, a 4,40. Ma anche la terza, Sonia Malavisi, junior da 4,20: probabilmente prima dell'avvento di P!nk Vault si sarebbe gridato al miracolo anche per lei. Roberta Bruni irride davvero la storia della specialità con la facilità della predestinata. 4,50 alla prima, 4,60 alla prima. Si impazzisce a cercare che razza di record sta stabilendo. Record italiano junior? No! Record italiano assoluto? Mah, forse. Record mondiale junior? Bastaaa!! Non si capiva più nulla e quella ragazzina continuava a saltare ejettata da una catapulta creatasi dallo iato tra le sue braccia e la fibra di carbonio. 4,60 il signo. In hoc signo vinces? Bè, già a 4,50 la gara era vinta, ma che brava la Benecchi che non ha voluto aspettare a guardare la gara dalle panche a bordo pedana e sgranchirsi con qualche salto in più. Mai nessuna italiana era arrivata così in alto (a 4,40) arrivando dietro... ad un'altra italiana! Fino a oggi il miglior risultato per una seconda italiana era stato un 4,33 in una gara a Vienna in cui la Scarpellini e la Giordano Bruno arrivarono appunto, entrambe, a quella misura. 

Torniamo alla Bruni: 4,60, e tiriamo una riga. Record italiano assoluto indoor, che abbatte il 4,51 della stessa atleta. Naturalmente record italiano junior, ma stiamo parlando di facezie a questo punto. Quello che i telecronisti della Rai si sono dimenticati, purtroppo, è che il tentativo a 4,65 sarebbe stato un tentativo d'attacco al record del mondo della svedese Bengstton (4,63), che un paio di anni fa ci fece gridare al miracolo. E qui cosa avremmo dovuto fare? Chiamare la Ricciarelli per un acuto? Naturalmente è anche il salto con l'asta più alto eseguito da un'italiana, al pari della stessa misura ottenuta da Anna Giordano Bruno (tornaaaaaaa!!!) a Milano nel 2009. Altri honours da aggiungere? 

La Benecchi, anche tenendo conto delle gare all'aperto, stabilisce questo piccolo record nel record, ovvero della miglior seconda italiana di sempre... e pensare che meglio di 4,40, nella storia della specialità, tra indoor e outdoor, si è andati oltre solo in 13 circostanze. Il salto della Bruni, ancora lei, la pone all'ottavo posto al mondo e 4^ in Europa. E allora: Try try try! 

Tumi, The Earthquake si abbatte sul palaindoor: scossa del 6,51 su Ancona

M. Tumi - rubata dal suo profilo fb
Ho una risorsa scarsa, il tempo. Tre record italiani in una botta sono pesanti da digerire in un solo articolo. Magari lo possono fare su qualche giornale generalista, ma qui bisogna dare spazio a imprese da pioggia di meteoriti negli Urali, appunto. Inizio con il terremoto del 6° grado e 51 della scala Richter che si è abbattuto sul Pala Banca Marche di Ancona alle 16:20. Prima due scosse telluriche di avvertimento (un 6"73 in mattinata e un 6"69 a mezzogiorno), poi in pieno pomeriggio arriva the Big One, quello che si aspettavano a San Francisco sulla faglia di Sant'Andrea, ed invece ha colpito sul litorale adriatico. Testimoni parlano che qualche minuto dell'evento sismico prima i cani avessero iniziato ad ululare e gli uccellini avessero tutti smesso di tweettare. Poi tutto si è fermato, il silenzio immoto. Quindi il rombo profondo, ed infine l'esplosione. 6"51! Mamma mia Michael Tumi, che razza di gara ci hai piazzato. Godiamo un pizzico con te, se ce lo consenti. Guardavo Tumi e guardavo Collio&Cerutti, Tumi e Collio&Cerutti e pensavo: cavolo, stanno andando pianino i ragazzi. Invece per i due sarà un 6"68 e un 6"69, che varrebbe da solo l'accesso alla finale continentale, quanto meno. Ma allora quello là davanti che diavolo ha combinato? Il Demiurgo della Transizione, cioè quella fase all'uscita del Drive, dove esplodono i Class Superior. La frustata, lo snodo di potenza e velocità, che discrimina l'umano dal "nato per fare quella cosa lì". Non so cosa darei per vivere almeno una volta quell'attimo di transizione come se fosse una spinta di un motore a curvatura e vedere gli avversari annaspare nella melassa spazio-temporale di una gara di sprint. 6"51 è tanta roba, come si dice oggi. E' un tempo che proietta Tumi vicino alla inviolata barriera dei 10"00, le Colonne di Ercole dello sprint azzurro, oltre le quali ci sono i confini della terra (e l'acqua precipita nel nulla?). 

6"51, forse non l'avete ancora compreso, è qualche cosa di clamoroso. Al mondo ha fatto meglio quest'anno solo Doc Patton, l'amico di merende del Principe WJ Spearmon (classe '77, come Manuela Levorato... giusto per). Yuniel Perez, il cubano che non t'aspetti, è anche lui a 6"51. Lerone Di Lernia Clarke a 6"52 (il Di Lernia, sta per gli inguardabili monili che porta e probabilmente secondo al solo Gatlin nel 2012, ma infinocchiato dal ridicolo sistema di start dei mondiali indoor di Istanbul, che a causa del rimbombo falcidiò grappoli di atleti top, compreso Dayron Robles sugli hs). Ora l'appuntamento con la bragagnana Gotemburgo, dove non registrano scossette telluriche da tempo immemore e dove appresso-appresso si troverà Jimmy Vicaut, un pò ColinJacksononiano in volto e 6"53 periodico quest'anno. Conoscemmo Vicaut (ve lo ricordate?) a Tallin nel 2011, quando ai campionati europei junior sciabolò un 10"07 mirabolante con 0,3 di vento. Ora però quel Vicaut vale quanto questo Tumi (anzi...), e poi ci sarà Bulldog Chambers, il terzo uomo più veloce della storia dei 60 metri. 

Dimenticavo un piccolo particolare: naturalmente record italiano, e 7° atleta europeo di sempre. Cosa si prova, Michael, a seguire da vicino Bulldong Chambers, Ronald Pognon, Jason Gardener, Linford Christie, Colin Jackson e Charalmbos Papadias (vabbè, Papadias lasciamolo perdere)? I love this game!