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06/08/13

Manu Gentili: un 55"83 per il nuovo record F35 agli italiani

Passa sotto silenzio (e ci mancherebbe) quello che rappresenta il nuovo record italiano F35 dei 400hs, ovvero il tempo ottenuto da Manu Gentili nella finale dei campionati italiani assoluti di Milano. Passa silenzio naturalmente perchè la Gentili non si è vista convocare per i Campionati Mondiali di Mosca, in costanza di Minimo "B" e dopo aver battuto colei che invece ci andrà, ovvero l'italo-americana Jennifer Rockwell. Come sempre, ricordiamo anche i meriti della Rockwell, che probabilmente ha soddisfatto i criteri della Fidal ad una determinata data (ragion per la quale, presumo, è stata preferita alla Gentili). Non voglio far polemica, almeno in questo post. Il tempo di Manu Gentili? 55"83, ovvero 6 centesimi in meno del tempo ottenuto a Mersin, in Turchia, nella medagliata esperienza ai Giochi del Mediterraneo. Qui sotto ho ricostruito la cronologia del record italiano F35, in cui compare, guarda un pò, la Coach della Gentili, ovvero Carla Barbarino. 
  • 61"6m - Tison G. - Bressanone 02/05/1998
  • 60"39 - Carla Barbarino - Pescara 14/09/2002
  • 59"98 - Emanuela Baggiolini - Clusone 30/06/2007
  • 59"72 - Emanuela Baggiolini - Busto Arsizio 08/07/2007
  • 59"61 - Emanuela Baggiolini - Busto Arsizio 26/06/2011
  • 56"72 - Manuela Gentili - Ginevra 01/06/2013
  • 55"89 - Manuela Gentili - Mersin 27/06/2013
  • 55"83 - Manuela Gentili - Milano 28/07/2013

30/07/13

Gli assoluti degli altri: la Francia e i 2 campionati Nazionali (Elite e

Riporto uno stralcio di una conversazione con Frederic Peroni, consigliere della Commissione Master della Fidal, su mia sollecitazione in seguito al fatto di aver visto due campionati nazionali assoluti... separati. Dopo aver assistito ai risultati non eclatanti del primo, disputato in contemporanea con il meeting Areva di Parigi, mi ero chiesto se non fosse stato un errore pacchiano della federazione. Malfidente... in realtà ecco che due settimane dopo vengo a conoscenze di un secondo campionato, stavolta denominato "Elite". Ecco quindi quello che riporta Peroni sui campionati francesi. Tutto fa brodo, pur di migliorare la penuria di densità umana degli assoluti italiani. 

Gli atleti di vertice hanno obblighi scritti molto precisi dettati dagli sponsor principali della Federazione; uno di questi è Areva colosso dell'energia nucleare. Ai Campionati Elite hanno l'obbligo di partecipare gli atleti di vertice e le regole scritte mettono in chiaro le condizioni di rinuncia accettate: non si decide la settimana prima di non partecipare ad un evento inventandosi un infortunio pena conseguenze economiche in termini di borse di studio date agli atleti. I campionati che si sono svolti due settimane prima, hanno coinvolto tutti gli atleti che il mese precedente erano (vado a memoria) dal 10° al 50° posto nelle liste francesi, i primi 10 erano già qualificati automaticamente. 

Da questo campionato di "seconda categoria" entrano poi ai campionati elite i primi "tot". Un eventuale big non presente nei primi 10 o persino nei primi 50 può essere ripescato direttamente per i campionati elite da alcune wild-card in mano al direttore tecnico delle squadre nazionali che ci mette la faccia esponendosi alle critiche pubbliche se questa wildcard viene concessa per comodo o amicizia. Piccolo dettaglio non da poco. A tutti i Campionati Francesi di qualsiasi età (meno i masters dove la partecipazione è libera) non ci si deve iscrivere, ma si viene convocati dalla Federazione sulla base delle liste nazionali un paio di settimane prima. L'atleta ha poi alcuni giorni per rinunciare (con regole molto strette solo per i Campionati Elite) e passati questi giorni da regolamento vengono convocati gli atleti primi esclusi in modo da mantenere una partecipazione sempre elevata. Partecipazione massiccia sia ai campionati di seconda categoria, che quelli di elite vera, con piena soddisfazione di sponsor e TV. Sarebbe l'uovo di Colombo: basterebbe sapere che il minimo va fatto entro due settimane dalla data dei Campionati e non cercare di farlo fino all'ultimo giorno.

D'altronde quando si va ai Mondiali la data limite è alcune settimane prima e tutti si organizzano per ottenere il minimo in tempo utile. Questo presuppone che vi siano gare a sufficienza ben programmate anche per gli atleti delle categorie giovanili e le seconde schiere senior. Esistono appunto dei meeting dove uno non può gareggiare se non ha il tempo superiore ad una data prestazione (una sorta di "massimo" più che minimo... n.d.r.). Meeting organizzati e in calendario dal mese di Novembre precedente sul territorio nazionale dove questi atleti non di vertice troveranno un campo gara qualificato del loro livello per andare a cercare prestazioni di livello superiore. Sono poi circa una decina i meeting sul territorio nazionale dove si ritroveranno atleti di seconda schiera ma che parteciperanno ad un meeting nazionale con tutto l'orgoglio e le motivazioni agonistiche che ne conseguono. Ecco un modo per dare un senso alle seconde schiere. Mi sembra che per esempio questi meeting sui 400 Hs prevedano tempi dai 52" ai 55". Evidentemente questo richiede una programmazione seria già a Novembre. 

Come al solito basterebbe guardarsi intorno per avere qualche idea buona. Non saremo mica sempre più intelligenti degli altri. Sono già presenti su Internet le convocazioni per l'incontro internazionale master tra Francia, Germania e se non sbaglio di Inghilterra di inizio Settembre. Sia per i maschi che per le donne sono presenti due categorie una sopra e una sotto i 50 anni. Due atleti gara per paese e per categoria. Uno ha tutto il tempo di prepararsi e in caso di infortunio sono pronti i sostituti. Le regole chiare e stabilite per tempo sono la base della civilizzazione.

29/07/13

Italians critics: con i trials a Mosca andava la Gentili e... Manenti avrebbe avuto le sue possibilità

Marani batte Manenti - foto Colombo/Fidal
Le immagini che scorrono della diretta Rai sembrano arrivare dritte-dritte dagli anni '70. L'Arena aveva un brutto aspetto, soprattutto per le condizioni del campo centrale, ridotto al campo di battaglia delle Termopili dopo l'ennesimo assalto degli Immortali di Serse respinto dagli spartani di Leonida. Campo giallo, spalti  opposti (ripresi dalle telecamere) desolatamente vuoti, gare come al solito povere più che tecnicamente (direi che il livello è sempre più o meno quello) di tessuto umano. Ciò che spiace, e però non aver preso atto da chi gestisce, che organizzare gli italiani assoluti all'arena, dieci giorni prima dei mondiali, è stato un grosso errore. O meglio, la summa di diversi errori. 

Facebook e Twitter raccontano una storia, scritta volenti o nolenti, dai protagonisti. La Rai, attraverso gli interventi di Giomi (Monsieur le President) e Magnani (dicasi il CT) e poi di Pierluigi Marzorati (ex cestista di Cantù e ora alla guida del Coni lombardo) al cospetto di The Voice Bragagna (che si è trascinata in questi tre giorni molto lenta, probabilmente per l'arsura milanese), ne raccontano un'altra. Ma che costava dire che il clima tropicale ha mortificato alcune gare? Che forse sarebbe meglio trovare altre location confacenti al clima? Che forse il periodo non era il più indicato? A forza di voler dimostrare di essere  migliori di quelli che hanno preceduto, si rischia di cadere nel surreale. Suvvia, basta, dai. La campagna elettorale è finita. Molte cose buone si son viste (per ora le partecipazioni oceaniche) ma quello che appariva un punto del programma giomiano, ovvero la rivisitazione dei Campionati Italiani Assoluti, tanto criticata nel recentissimo passato, è rimasta lettera morta. Anzi, se vogliamo, la manifestazione è pure peggiorata organizzativamente parlando, stando ai relata di diversi atleti (clamoroso lo sfogo di alcuni atleti del Decathlon a tal proposito, schiaffati a gareggiare alcune discipline in orari assurdi, quindi pianificati da chi, evidentemente, non conosceva la disciplina). 

Il periodo scelto, come detto, è clamorosamente errato. Ora, pensate solo al fatto che alcuni atleti si giocavano ancora la partecipazione ai mondiali di Mosca. Altri dovevano probabilmente dare le leggendarie prove di affidabilità tecnica. Ma a dieci giorni dai mondiali? Costringendo ad un reclutamento di energie nervose che se nella migliore delle ipotesi non porterà ad effetti negativi, di certo non è la condizione ideale per preparare un evento che per molti rappresenta l'evento della vita? Ci sarà un motivo per cui i trials in altre parti del mondo li organizzano 45/50 giorni prima, no? Per consentire una doppia periodizzazione, e permettere a chi strappa il pass di essere al massimo all'evento internazionale. Il periodo di collocamento degli italiani ha anche impedito che alcuni big italiani non fossero presenti... giustamente. Presumo per lo stesso motivo di cui sopra, ovvero non ci si può impegnare in un evento invasivo a pochi giorni dalla gara della stagione. 

Fissare la deadline per le convocazioni sotto i mondiali sotto i mondiali, è stato davvero un errore pacchiano. Per questo rispolvero sistematicamente l'idea dei trials, che dovrebbero essere pianificati con congruo anticipo, per consentire il diritto a chi se lo guadagna, di ottenere il minimo e non il contrario. Mi spiego: erroneamente si pensa "che i primi 3" vanno a mondiali/olimpiadi. In realtà è vero negli USA dove in ogni specialità sono una 15 coloro che hanno i minimi. La regola dei trials in realtà attribuisce con l'ordine d'arrivo, il diritto di partecipazione. Va da sè, che se il primo non ha il minimo, si passa al secondo, e così via, fino ad arrivare a tre o... a nessuno. Pensate ai 200 uomini: vince Diego Marani, che batte i due "papati" Davide Manenti e Enrico Demonte. Se avessero fatto gli italiani/trials 50 giorni fa, avrebbe avuto un mese e mezzo per ottenere il minimo, anche in località dove i tempi sono più "facilitati" dalle condizioni meteo/logistiche. Lui ha dimostrato di essere più forte: è certificato. Se poi non l'avesse ottenuto, si sarebbe passato al primo minimo "B" presente nell'ordine d'arrivo, ovvero a Manenti (Demonte ha il minimo A, e almeno di arrivare 4° con 3 A davanti, era certo di Mosca). Invece Marani, il più forte 200ista italiano, sta a casa senza più opportunità di dimostrare di ottenere e valere il minimo. E dire che il titolo è pure corroborato dal doppio turno: probabilmente c'è chi riesce a correre veloce nell'evento secco, ma coi turni non trova continuità. Marani sì. Marani si è fatto pure la finale degli europei l'anno scorso... doveva avere la sua possibilità, mentre questa idea incomprensibile di piazzare gli italiani ai piedi di Mosca, l'ha privato di un'opportunità. 

Ma il vero caso di scuola l'ha fatto però Manuela Gentili. Batte Jennifer Rockwell, che quest'anno aveva corso un tempo migliore del suo sui 400hs, e in costanza entrambe dello standard B, si è vista preferire l'italo-americana sulle scalette del volo Alitalia per Mockba. Sfortunata la Gentili, per la quale cambiano gli addendi, ma alla fine la somma degli eventi la porta sempre a guardare le sue gare dalle tribune o dalla tv, nonostante si conquisti con le unghie e con i denti il dovuto. I diritti sportivi si devono conquistare prima di tutto al cospetto gli uni degli altri, negli scontri diretti, anzi... nello scontro diretto, quale quello principale dell'anno, ovvero gli italiani assoluti! E' il senso stesso dello sport: i tempi ottenuti durante la stagione spesso sono estemporanei, unici, quasi mai ripetuti o avvicinati: per questo il tempo deve essere succursale al risultato tecnico. Le stesse indicazioni della Federazione lasciavano intendere che quella degli italiani sarebbe stata l'ultima chiamata... ciò che voglio dire, è che se tizio batte caio, non c'è tempo che tenga: lui deve andare.

E poi c'è la questione della risicata (e voluta) risicata partecipazione... ma questo è un altro discorso, di cui parlerò la prossima volta. 

23/07/13

Campionati Italiani Assoluti: le "modifiche" di Francesco Arduini

L'arena gremita nonostante la pioggia... era il 1935
(di Francesco Arduini*) - Scrivo queste righe spinto da un improvviso impulso e spinto dalla necessità, in qualche modo, di cercare di contribuire con idee e proposte a poter migliorare o spingere sempre più persone ad avvicinarsi a questo nostro splendido sport che è l'atletica leggera. Ormai sono luoghi comuni quelli che mancano i fondi per poter reclamizzare, pubblicizzare o in qualche modo sponsorizzare eventi e richiamare persone e stiamo assistendo negli anni, salvo rari casi, ad un allontanamento del pubblico dalle tribune chi circondano le nostre piste. Nota bene che non sto parlando del "Golden Gala" dove "Il Bolt" richiama da solo flotte di pubblico, ma da quello che è uno spettacolo simile e a volte anche superiore come possono essere i Campionati Italiani Assoluti

Chi di noi non ha assistito, anche una sola volta dalla tribuna alla massima rassegna nazionale di Atletica Leggera? Allora tutti sapete che il 95% del pubblico in tribuna è composto dagli atleti stessi, i loro tecnici, accompagnatori e/o familiari, da appassionati che per la maggior parte dei casi vanno a vedere le gare dei propri amici e raramente da pubblico, ma il pubblico vero, quello che entra nello stadio per vedere l'atletica vera senza conoscere direttamente nessuno ma con il solo scopo di gustarsi le "nostre" performance sportive. 

Allora ecco qual'è la mia proposta, per certi versi, forse anche provocatoria? PERCHE' NON "POPOLARIZZIAMO" I MINIMI DI PARTECIPAZIONE PER ALLARGARE IL PIU' POSSIBILE LA PARTECIPAZIONE? A questo proposito mi sono posto l'obiettivo di verificare alcuni punti pro e contro: 
  • PUBBLICO - Partendo dalla premessa fatta sopra, una maggiore partecipazione di atleti porta, di conseguenza, una maggiore partecipazione di pubblico ad essi collegata. Per certi versi, chi vive il "mondo Master" dell'atletica leggera, questo lo può constatare con i propri occhi. Le tribune dei Campionati Italiani Master sono forse più gremite di quelli di un Campionati Italiano Assoluto... e per certi versi questa mi sembra una eresia, ma comunque sta a conferma di quanto asserito sopra, e cioè che la maggior parte del pubblico in tribuna è quasi tutta "parte attiva" della manifestazione. 
  • ESPERIENZA - Un aumento della base dei partecipanti porta, di conseguenza, una maggiore capacità di confronto fra i primi della classe e la base che, nella maggior parte dei casi, sono ragazzi giovani, inesperti di gare di vertice e che, certi atleti, a volte, li hanno visto solo in TV. Potersi cimentare con e contro di loro è di stimolo per chi ha voglia di migliorare e sicuramente di forte impatto emotivo. 
  • GESTIONE CAMPIONATI - Qui si entra, invece, in un tema un po' più spinoso: la gestione. Certamente, un forte allargamento di partecipazione richiede un "allungamento" dei campionati con 3 giorni pieni (o forse 4) per poter permettere di poter correre un turno, o alcuni casi 2 turni, in più per le corse ed effettuare le qualificazioni nei concorsi (di questo mi pronuncerò nel punto PERFORMANCE). Da un punto di vista economico per le società questo è purtroppo la spina nel fianco, perchè l'allungamento dei campionati porta un allargamento dei costi per poter rimanere, magari, una notte in più nella città sede e organizzatrice dei campionati, ma è di sicuro di maggiore "appeal" per tutti gli addetti al settore: - gli sponsor possono contare su un affluenza di pubblico di più vasta scala con maggiori contatti e TUTTI mirati nel settore di appartenenza (pensiamo a partner di marchi sportivi o alimentari legati al settore) - le città organizzatrici possono investire di più per l'evento certe di un maggiore rientro di immagine e di introiti per le attività della propria città.
  • PERFORMANCE ATLETICHE - Qui ritorno alla mia "nota" pubblicata in occasione dei Campionati Italiani Indoor: le qualificazioni o l'allungamento dei turni di qualificazione. A mio avviso, ma a parere anche di molti atleti di vertice che conosco, questo, non può far altro che bene sia allo spettacolo che alla realizzazione delle massime performance. Partiamo dal presupposto che, i Campionati Italiani Assoluti servono a decretare il più forte d'Italia... che, per definizione è 1 e 1 soltanto. Se partiamo da questo presupposto, sulla base di quello che è un Meeting di vertice mondiale, stiamo sbagliando tutto... basterebbe mettere un minimo nei 100 mt di 10.40 in modo da poter correre direttamente solo la finale, oppure di 2,25 nel salto in alto, perchè tanto, a chi la stiamo a raccontare??? Chi vince è sempre e comunque uno dei migliori, per cui tanto vale farlo correre solo loro!! Oppure, diamo modo ai giovani di crescere accanto ai più forti, facciamoli correre, lanciare e saltare fianco a fianco e i giovani dilettanti di oggi, saranno poi quelli che prenderanno il posto dei professionisti domani. Qualche esempio? Avere un minimo di partecipazione dei 100 mt, ad esempio di 10.80, porterebbe 60 persone anzichè le circa 20 iscritte. Ma già dopo il primo turno si potrebbe facilmente scendere a 24 per effettuare 3 semifinali (e con una divisione dei migliori nelle varie serie, i primi della classe come Tumi, Riparelli, ecc... non farebbero alcuna fatica a qualificarsi, gli basterebbe fare un allungo...). Nel lancio del peso donne, "allentare" la stretta del minimo a mt 11.50 e mettere poi un limite di qualificazione a 14 mt (o i primi 12 come accade nelle competizioni internazionali) farebbe fare un semplice lancio di riscaldamento alla Rosa (che forse non si scalderebbe nemmeno per realizzare una misura così) che si troverebbe poi a disputare una finale effettuando 6 lanci in tempi più giusti e normali anzichè 1 ogni 40 minuti per il vasto numero di partecipanti. Nel salto in alto uomini abbassare il minimo e portare una qualificazione a 2,15 sarebbe una pura formalità per i vari Chesani, Fassinotti e Tamberi che si giocheranno il titolo il giorno dopo con una progressione non logorroica ma mirata alla performance (stesso discorso valido per l'asta uomini e donne) 
  • LIMITI DI PARTECIPAZIONE - Le modalità per poter allargare il numero dei partecipanti sono infinite: - Abbassare i minimi di partecipazione - Allargare la possibilità di iscrizione ai primi 50 delle graduatorie italiane - Realizzare una lista di merito che includa la media delle prime 5-6 performance e su quella base stilare una lista di 40-50 partecipanti - .... 
Secondo me, potrebbe essere una proposta discutibile a costo "0" con un piccolo aggravio per gli atleti e società partecipanti che però potrebbe essere in parte "ammortizzato" con maggiore visibilità e prestigio. Questa mia proposta spero possa essere di stimolo, se non altro, per una discussione per poter migliorare le cose anche perchè chiunque di noi lo sa che, correre, saltare e lanciare davanti ad una tribuna piena è sicuramente molto più stimolante e bello per tutti...

*: saltatore in alto, pluri campione europeo e nazionale master, quest'anno 2,06 (da 39enne...)

16/07/13

Ma perchè gli assoluti a luglio non li fanno mai in Riviera?

Veloce pensiero della sera: tra poco più di 10 giorni si svolgeranno i campionati italiani assoluti a Milano. Il 27 e il 28 luglio, mi sembra. A Milano. Di luglio. A fine luglio. Gli italiani assoluti. A Milano? A fine luglio? La riflessione è: ma è mai possibile che non esista un'anima manageriale da qualche parte in Fidal? E con questo non voglio accusare nè questo mandato, nè quello precedente, perchè non mi importa accusare nessuno. Mi preme solo sottolineare che la risorsa-atletica andrebbe venduta meglio: a Milano, a fine luglio, organizzare gli assoluti è un danno sia per gli atleti, che correranno con un'umidità pechinese e un caldo torrido (o al più un temporale estivo) sia per tutti coloro (sempre meno) che vorrebbero assistere a gare di atletica. Attualmente gli spalti delle manifestazioni di atletica, come è noto, sono animati esclusivamente dagli atleti e dai loro accompagnatori, giusto per essere onesti. E le telecamere ormai rare, diffondono così uno spettacolo pietoso di abbandono e solitudine.  
E a questo punto mi son chiesto: ma perchè non organizzano più i campionati italiani assoluti nei luoghi di villeggiatura? A Rimini, Riccione, Lignano, in Versilia? Magari non in due giornate intense, ma su 3 o 4 fresche serate marine. Ho trovato che ne è stato organizzato uno a Viareggio nel '02 e due a Cesenatico nel '95 e nel lontano 1989. Magari con qualche evento in "piazza", come il peso. Aumentano i costi d'alloggio (ma perchè, a Milano si spenderà poi meno?) ma aumenterebbero gli spettatori, ovvero quei turisti che alla sera potrebbero scegliere, invece di farsi la stancante vasca sul lungomare, con l'ormai canonico gelato, di andare a vedersi le gare di atletica allo stadio di Cesenatico o Viareggio (meglio se raggiungibile a piedi). All'Arena aspettiamoci di vedere un impianto per 3/4 vuoti, che non è mai un bel vedere. 
Come al solito, alle proposte relative alle sedi dei diversi campionati, vien poi fatta pesare la mancanza di richieste d'organizzazione, di soldi, di volontari... dai! Ma non è così che si ragiona! Se domani non c'è nemmeno Milano, li organizziamo qui a Cividino? La scelta della sede degli assoluti, secondo me, dovrebbe esser sempre meno vincolata alle scelte politiche, e sempre più legata a scelte di strategia di diffusione del prodotto-atletica. Se non c'è nessuna società che vuole prendersi l'onere di organizzare gli assoluti a Cesenatico o Marina di Pisa, e che diamine, si manda qualcuno di Fidal-Servizi o chennesò-io a trattare direttamente con le istituzioni locali! Ci sono momenti della vita di questa Federazione che dovrebbero essere gestiti francamente con più spirito strategico e non per arricchire tizio e caio, ma proprio per diffondere il marchio dell'atletica. 
Poi ci sarebbe da rivedere la formula stessa degli assoluti, la partecipazione... ma questa è un'altra storia di cui forse potremo parlare nei prossimi giorni.