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02/02/13

Tuuuuuuuumiiiiii, è la Fine del Mondo: 6"53

Tumi nella foto di Athletic-Elite su fb
Raccontano che tutto avvenne nella bottega svizzera delle meraviglie, ovvero la pista in località End Der Welt (si chiama proprio così, "fine del mondo"), perchè posizionata in cima ad una montagna, in cima alla quale arrivi dopo diversi tornanti all'esterno dei quali sorgono diversi impianti sportivi per i più diversi sport, accanto ad una pista oggi innevata, è adagiato ed incastonato nella montagna uno scrigno di vetro all'interno del quale c'è l'impianto indoor di Magglingen. La strada si ferma lì: Fine del Mondo appunto, anche come location, come struttura, come impianto. Già teatro del record italiano di Emanuele Abate l'anno scorso di cui fui testimone oculare, una pista che non puà far invidia. Vorrei polemizzare con le geriatria Fidal che non muove dita da anni per non intaccare i budget che servono ad alimentare altri rubinetti per non spenderli in ritenuti inutili affitti o noleggi di capannoni e piste, ma rimando il tutto per concentrarmi sulla notizia del mese (ogni mese, qui, stiamo celebrando qualcuno). Michael Tumi, ha sfondato oggi il muro della storia dello sprint azzurro, chiedendo prima "permesso?" con un 6"59 in batteria, e poi spazzando via con sicumera 23 anni di fatiche azzurre in soli sei-secondi-e-cinquanta-tre-centesimi. 6"53 altrimenti detto. Chissà cosa si prova a correre così veloce: una volta vorrei provare con uno scooter, giusto per provarne l'ebbrezza. Sapete qual'è il brutto e il bello dell'atletica? Che quando uno spara un tempone in una gara che non valga per qualche medaglia, subito la menta vola: quanto vale? Quanto si può migliorare? Gli altri dove sono? Varrà meno di 10"10? Questo è il vero filo che ci lega all'atletica nei secula seculorum, ovvero il tendere a qualche cosa di migliore, migliorabile, perfettibile. Nessuno ha mai corso la propria miglior prestazione della vita poi dicendo di aver raggiunto il massimo: questo è l'aspetto subdolo di questo sport, che ci continua a legare alla pista per cercare di migliorare. Ma qui, riempiti da questa notizia, è quasi logico pensare al meglio, almeno a livello continentale. 

Ma torniamo a Tumi, che, se non fosse ancora chiaro, ha stabilito il nuovo record italiano. Di colpo cancellati Pierfrancesco Pavoni, Simone Collio e Fabio Cerutti. Cancellati solo dal libro dei record, eh, ma da vecchio sprinter so che se c'è una cosa che ti surriscalda il Sistema Nervoso Centrale (diciamo pure, ti fa incazzare... ma nel senso buono) è quando qualcuno ti batte un record. Passi per Pierfrancesco Pavoni (anche se intimamente ritengo che un fremito gli sarà pur passato per i quadricipiti), ma Simone Collio e Fabio Cerutti sono ancora in attività, e se la ragionano come me, avranno avuto l'istantaneo istinto fulminante di buttarsi su un blocco di partenza e spararsi un 60 di sole reazioni fosfocratiniche. Non può non essere così. Un precursore induce all'inseguimento. 

Ah, che poi quel 6"53 è anche il miglior crono mondiale dell'anno, mica noccioline. Vediamo qualche chicca statistica, ovvero che quel tempone lo colloca come 17° performer di sempre in Europa, in una graduatoria guidata da Bulldong Chambers (6"42 in semifinale agli Europei di Torino '09). Sono 60 le volte in cui un europeo ha corso sotto i 6"53 di Tumi, che ha pareggiato gente come Jimmy Vicaut e Francis Obikwelu, ovvero atleti già noti alle cronache sprintistiche internazionali. Christophe Lemaitre, che non passa per essere un fulmine (ma se corre sotto i 10", che volete?) ha "solo" 6"55. Insomma, nel giochino chi è più forte di chi, Tumi inizia a sedersi al tavolo e a buttare giù la matta. Sotto i 6"50 sono però solo in 5, e tra questi c'è pure l'ostacolista Colin Jackson, il più grande indoorista della storia degli ostacoli, senza se e senza ma. 6"49 per lui senza ostacoli. Ma dei 21 risultati sotto i 6"50, ben 13 li ha ottenuti Jason Gardener, che ha corso in maniera sistematica tra il 6"46 del PB e il 6"49. Gardener che poi ha corso 24 volte sotto i 6"53. una macchina da 60 metri. Lo Smilzo Chambers alla fine ha solo 3 risultati sub-6"50... Torniamo a Tumi: e nel mondo? Il suo posto nella storia lo pone al 74° rango di sempre, come Dennis Mitchell. Nel prossimo post, inserisco la graduatoria all-time di sempre con tutte le prestazioni sotto i 6"60. 

Tumi 6"59 a Magglingen: considerazioni pre-finale

Prima che faccia la finale, ecco qui il primo commento a caldo del 6"59 di Tumi (nella foto rubatagli da fb). Ebbene, a forza di infrangersi con violenza, son venute giù fragorosamente le bianche scogliere di Dover, e grazie alla tuonata di Michael Tumi che a Magglingen ha abbattuto la barriera del suono sui 60 metri: 6"59, ovvero il primo passo oltre la porta di Dite, nel corridoio dei demoni piè veloci, dove ogni speranza deve essere combattuta per raschiare ogni singolo millesimo e così proseguire verso gli inferi dove è assiso il mefistofelico Maurice Greene dalla lingua lunga e dal basso del suo 6"39. Luogo del crimine è la meravigliosa pista sopra Biel, detta in francese Macolin, dove proprio una settimana fa, Huber, il poliziotto svizzero di turno mi ha appioppato una multa per non aver esposto il ticket del parcheggio (ma giuro che c'era sul cruscotto! 10 franchi svizzeri per mezza giornata di parcheggio... e pure la multa da 40 franchi! Ve possino!). 6"59 è uno step verso il basso gigantesco, anche a livello statistico, e non solo per i 2 cent piallati dal precedente PB. Tumi, per cominciare, con il 6"59 corso in batteria a Magglingen, si riporta al 4° posto mondiale del 2013, pareggiando il vetero-spagnolo Angel David Rodriguez che lo stesso tempo lo corse a Madrid il 19 gennaio. Che peccato mortale che le statistiche fornite dalla Fidal siano così povere di dati, altrimenti bisognerebbe immergersi dentro. Le ottengo in altro modo, non preoccupiamoci. Michael Too-me ha corso la 25^ volta sotto i 6"60 da parte di un italiano, e pareggia al 5° posto della graduatoria  Antonio Ullo, Stefano TilliLuca Verdecchia. Come è arcinoto, i recordman italiani sono addirittura 3: Pierfrancesco Pavoni, Simone Collio e Fabio Cerutti, tutti a 6"55. Ad un solo centesimo si trova Emanuele Di Gregorio. Nella graduatoria dei più titolati sub-6"60 italiani, Pavoni guida con 11 sparate sotto i 6"60, davanti a Simone Collio con 6, 3 di Cerutti e 2 di Di Gregorio. A una ci sono appunto Verdecchia, Ullo e Tumi. A oggi. Un consiglio per Tumi prima della finale: hai messo il tagliandino del parcheggio ben in vista? 

13/02/11

Esodo dai regionali Lombardi: 50 atleti in esilio in Svizzera

L'impianto di Magglingen, rifugio di lombardi esodati
Sta prendendo sempre più piede qui in Lombardia una forma di organizzazione fai-da-te trasversale, che altro non sarebbe che la reazione all'immobilismo ormai ultradecennale di una Federazione che non si riesce a rinnovare nelle idee, nelle strategie di proselitismo (ma ne ha mai avuta qualcuna?), per un semplice motivo: non cambiano le persone. Innovazione, flessibilità, entusiasmo, dinamismo: questo dovrebbe essere il compito di un'organizzazione sportiva. Come avevo scritto centinaia di post fa, il gruppo dirigente che fa parte della Fidal Lombardia attuale è per almeno l'80% composto da persone che avevano alle spalle almeno un altro mandato e più del 50% ricopre cariche nella Fidal da oltre un decennio (ma c'è chi è presente da oltre 30 anni). Tutto questo ha portato a creare un ambiente restio al cambiamento e che se "pensa" a innovarsi è sempre per variazioni millesimali. Possiamo vederla così: è il trionfo della burocratizzazione dello sport, che come conseguenza toglie linfa vitale e il dovuto entusiasmo a questo piccolo mondo (ormai di nicchia).
Ciò che rimane come un macigno sulle spalle di questo gruppo dirigente autoperpentrantesi da anni, è in primo luogo l'assenza di un palazzetto dello sport per l'attività invernale. L'atletica non deve essere uno sport solo estivo: deve essere anche invernale. Ma può anche essere per molti uno sport solo invernale, perchè no? Avendo le strutture... Metteteci che i genitori oggi sono sempre più restii a mandare i propri figli ad allenarsi al freddo: meglio qualche sport indoor, come la pallacanestro o il basket, che i rigori dell'inverno. Ho come l'impressione che dopo il crollo del Palazzetto dello Sport che svettava di fianco allo Stadio di San Siro, avvenuto nel 1985 (26 anni fa) la Fidal Lombardia non abbia mai perseguito con serietà questo obiettivo. 15.000 tesserati, più di 800 società e nemmeno un palazzetto per l'attività invernale. C'è chi dice: sì, ma la maggior parte dei tesserati sono runners stradaioli. Non importa! La visibilità dell'atletica è data sempre dalla pista: quella è la sua vetrina e il suo luogo naturale.
Il CRL non ha intessuto i giusti rapporti con le amministrazioni locali: il caso Urgnano è uno scandalo senza precedenti. L'offerta della pista di Genova (poi passata per Torino) è il secondo scandalo: nonostante i miliardi di metri cubi di capannoni inutilizzati su tutto il territorio regionale per via della crisi, nessun comitato provinciale e quello regionale ha trovato un solo buco dove infilarcela. Pensare che fino a 10 anni fa si correva a Castellanza che era un capannone della prima rivoluzione industriale della fine del XIX secolo: ma evidentemente allora qualcuno credeva ancora che l'attività indoor fosse necessaria, non succursale, a questo sport. E dov'era "stoccata" a Lodi? Ve lo ricordate? Cos'era quel posto, un mulino? Tutto questo per dire una semplice cosa: i buchi, le stamberghe, i loculi, le catacombe, i postriboli per piazzare una pista in Lombardia ci sono. Altrochè.
La realtà è che La Fidal Lombardia non ha mai voluto impegnarsi davvero per trovare una pista indoor. Poi non ha voluto impegnarsi nel lungo periodo (leggi: mutui) perchè i mutui durano più dei mandati federali non lasciando quindi spazio alle politiche di piccolo cabotaggio. Meglio vivere alla giornata distribuendo risorse a pioggia, che pensare di far del bene a tutto il mondo dell'atletica negli anni a venire. E costoro vengono pure eletti con scadenza quadriennale grazie alla legge "porcellum" che attribuisce a 3 o 4 società tutto il peso dell'elezione, tagliando fuori almeno centinaia di piccole società.
Così per contrasto allo status quo imperante, che è anche espressione di quelle tre o quattro società lombarde (non bastasse l'effetto nefasto sull'atletica nazionale) c'è chi cerca di reagire alla mummificazione delle menti e delle conseguenti iniziative: così se la montagna non va da Maometto, Maometto è andato alla Montagna. Tutto questo è avvenuto grazie a Igor Crispi, ottimo allenatore e nel recente passato atleta master di primo piano (un velocista, lunghista) che un tempo correva per l'Atletica Rovellasca. Vista l'assenza di gare indoor in Lombardia, ha pensato insieme agli amici dell'Atletica Lecco, di organizzare un pullman che andasse laddove le gare indoor non solo ci sono (in Svizzera) ma che addirittura sono organizzate in un modo che qui in Italia ci sogniamo. Dovrebbe essere questo il terzo anno che Igor organizza questa trasferta verso Magglingen (per me è la seconda volta che partecipo), dove si tengono una serie di meeting internazionali... open. Ebbene, l'anno scorso gli atleti furono circa 25. Quest'anno, attraverso il passa-parola e gli entusiastici report dell'anno prima, si è rischiato di viaggiare in piedi: 50 persone, provenienti da 12 società lombarde. Un pullman completato in ogni singolo posto (qualcuno è dovuto salire in auto fino al palazzetto). I due giorni di pernotto nella Scuola dello Sport di Magglingen, che è come un albergo a 3 stelle, e soprattutto spese contenutissime nonostante si parli di Svizzera. Un'esperienza unica, anche per il palcoscenico cui possono godere gli atleti. Non ci sono giudici invadenti, arroganti, urlanti, maleducati: i giudici li vedete solo in pista! Questo è anche frutto di un cultura sportiva superiore (pensate: stavo mandando un sms nel dopo-gara dallo spazio delle panchine contenute all'interno della pista. Mi si è avvicinato un signore, e mi ha fatto capire che il telefono si usa fuori dalla pista... sono d'accordo! Ho fatto cenno di sì, e ho riposto il mio cellulare. La sacralità dello sport negli spazi consacrati dove tutti devono portare rispetto). E nel rispetto di questi spazi, gli allenatori non entrano in pista... mai, anche se è tutto open-space, in special modo verso le tribune. L'atleta deve solo mettere una crocetta su un tabellone a fianco del proprio nome, quando si presenta. E così conferma la propria iscrizione. Poi, su un portale a fianco pista, l'organizzazione attacca le serie e le corsie, senza le resse italiantipiche (con i giudici che fanno le grida). Altra crocetta. Sotto le liste appese c'è un tavolino con i numeretti adesivi: ognuno si prende quello relativo alla propria corsia. E poi si aspetta la propria corsa, senza aver visto organizzatori, giudici, soggetti sinistri. Hanno educato gli atleti ad essere autosufficienti fino allo schieramento dietro i blocchi: qui i giudici fanno l'unico appello, giusto perchè le corsie siano giuste e si parte. Chi c'è c'è, chi non c'è... si sveglia per la volta successiva. Ma vi assicuro che tutto fila liscio come l'olio. E i tempi di reazione sui blocchi? In quante gare nella vostra vita avete avuto questa chicca? Perfetto, tutto.
Ma sapete qual'è il vero segnale? Che tutto questo è avvenuto nel weekend dei Campionati Regionali Indoor, cioè quella cosa lì che organizzano nel dorato palazzetto di Saronno (che è l'ennesimo tunnel) dove naturalmente non sono possibili gare superiori ai 60 metri. A prendere la strada per il Canton Berna, tra l'altro, non sono stati atleti del quarto mondo sportivo (come il sottoscritto) ma moltissimi atleti che avrebbero vinto o sarebbero arrivati sul podio dei suddetti regionali lombardi. Uno smacco, un segnale, anche se a Igor Crispi, son sicuro, non gli sarebbe importato nulla mandare messaggi alla Fidal Lombardia. La cosa importante, e qui il Comitato Regionale è assolutamente sordo, è mettere gli atleti al centro della propria attenzione. Gli atleti, non i Dirigenti, ne i Fiduciari Tecnici, nè gli allenatori, sono il motore di questo sport. A loro va regalata la centralità di ogni decisione. Spero che l'esperimento di Igor vada avanti acquisendo sempre più consensi. L'anno prossimo due pullman, magari. Prima o poi qualcuno, quando anche nella ricca Lombardia, ci si troverà con quattro gatti ai regionali, si chiederà se gli atleti lombardi meritano davvero questi dirigenti e questi fiduciari. Mi appello alla loro intelligenza: basta, arrivate fino a fine mandato e poi seguite le vostre società lasciando spazio ai giovani (se non nella carta d'identità, nelle scelte), a chi non pensa a sè stesso nè alle proprie società di provenienza. 

30/01/11

Mara Cerini disintegra il record degli 800 F40: 8" in meno!!

Una foto dal meeting di Magglingen
Dopo che meno di una settimana fa era caduto il record degli 800 F45 per mano (e grazie alle gambe, soprattutto) di Barbara Martinelli, ieri pomeriggio a Magglingen (presente!), miglioramento fotonico per gli 800 F40, stavolta grazie alla milanese Mara Cerini (1971) che ha chiuso i 4 giri (e un pezzetto, visto che la pista elvetica è lunga circa 186 metri) nell'incredibile tempo di 2'12"80 (qui il link ai risultati)Il vecchio record era detenuto dalla mia concittadina capriolese (ma anche lei immigrata come me) Laura Avigo, che nel 2008 a Genova aveva corso in esattamente 8 secondi in più, 2'20"80! La curiosità mi ha portato a verificare il record europeo (che comunque Mara non avrebbe potuto scrivere, visto che i record europei e mondiali si basano sulla data di nascita e non sull'anno). Ma il record (europeo e mondiale) è assolutamente fuori portata: 2'01"59, della russa Yekaterina Podkopayeva, stabilito nel 1994 a Grenoble, in Francia. Riflessione sulla dimensione statistica del record: il tempo corso dalla Cerini equivale ad un 87,67% AGC, che trasmigrato nel tempo ad una ragazza di 22 anni diventa 2'09"21. Il precedente record della Avigo era fissato invece a 83,48%. Non è la prima volta che registro dei record F40 con percentuali inferiori a quelli delle corrispondenti specialità nelle altre categoria, e la ragione è sociologica (se mi passate questa analisi) ed è legata alla maternità. Statisticamente l'età alla maternità si sta alzando, coinvolgendo donne sempre più oltre i 35 anni e più verso i 40. Chiaro che poi il lavoro di mamma (il più bello mai visto sulla faccia della terra) coinvolga, fra le altre, anche le atlete, che iniziano pertanto a trovare tempo per sè stesse non solo dopo la maternità, ma anche dopo che i figli sono diventati minimamente autosufficienti. In generale, eh! Mica sempre! Questo avviene solitamente dopo i 40 e più verso i 45, dove l'atletica master italiana al femminile risulta la più intraprendente ed entusiastica.