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15/08/13

Mosca '13: Day V e VI - il mistero della 4x400

Foto Fidal/G. Colombo
200 femminili - Gloria Hooper a 5 centesimi dalla semifinale... oppure 3 - Gloria Hooper sembra sicuramente più in palla rispetto agli italiani, dove fu fulminata dalla Caravelli. Ottimo il suo 23"10, che pecca sempre di un accelerazione ancora non all'altezza delle migliori al mondo (altrimenti, logicamente, sarebbe tra le migliori al mondo), e che pare più costruita muscolarmente rispetto alla scorsa stagione. Alla fine 3 centesimi dal terzo posto in batteria, che le avrebbe garantito il passaggio diretto. E 5 centesimi dall'ultimo tempo che invece le avrebbe consentito l'accesso con i tempi ripescati. Rabbia che si accentua se si considerano le 4 atlete che hanno accesso alle semifinali con tempi superiori al suo. Amen. Io me l'aspettavo già quest'anno un paio di decimi sotto i 23", ma chiaramente l'atletica non è una scienza perfetta. Era la 4^ italiana ad essere schierata ai mondiali sui 200, con 6 presenze-gara: 2 Marisa Masullo e Manuela Levorato, una a testa Danielle Perpoli e appunto la Hooper. Sia la Levorato (a Siviglia '99) che la Masullo (Helsinki '83) giunsero in semifinale (quando però i turni erano 4 e non 3 come questa edizione). La Levorato si corse anche la semifinale di Edmonton '01, mentre la Masullo superò le batteria di Tokyo '91, giungendo ai quarti. Le uniche uscite al primo turno sono così la Perpoli ad Atene '97, e la Hooper, purtroppo, in questa edizione. C'è da dire che il 23"10 della Hooper è il miglior tempo corso da un'italiana dopo la meravigliosa cavalcata della Levorato a Siviglia, che inanellò un 22"91 (0,5) in batteria, un pazzesco 22"60 (record italiano, con 1,1 di vento) nei quarti e un 22"70 (1,8) in semifinale (3° tempo italiano di sempre). 

800 femminili - Marta Milani: e se adesso tornasse ai 400? - Marta Milani passa per essere una bergamasca tutta di un pezzo. Però, e non ne ho mai fatto mistero, il passaggio agli 800 l'ho sempre visto con sospetto, nel senso che, benchè senta dire che lei sia entusiasta della specialità, ho come l'impressione che il suo ambiente naturale erano e rimangono i 400. Sui 400 appariva un drago, sugli 800 sembra un pulcino. Oggi possiamo dire che è andata pure bene (2'02"41), che rappresenta la sua 5^ prestazione di sempre, ma presumo che il 27° rango totale su 32 non sia il valore del suo spessore internazionale. Soprattutto, da profano della specialità, pare che anche se dovesse trovare la gara della vita da sub-2', sarà sempre una gara votata all'estrema regolarità, ovvero non certo la tipologia di gara da grandi manifestazioni sugli 800, dove le variabili e i cambi sono continui (Rudisha a parte...). Facevo questa riflessione nel momento in cui la sua batteria ha cambiato intensità e lei purtroppo non ha potuto seguire le proprie avversarie. La sua gara sembrano più i 400. Bisognerebbe capire qual'è il sogno... una finale mondiale? Una finale olimpica? Ci sono più spazi sui 400 o sugli 800? Estremamente difficile in entrambi i casi, anche se, probabilmente, a tavolino, gli 800 sembrano un sogno più ravvicinato. La mia impressione? Che negli 800 non infonde cattiveria (agonistica) come invece trasuda quando corre i 400. Sembra perennemente in difesa, mentre nei 400 è donna d'attacco. Questa la mia semplice riflessione da esterno. E così l'unica finalista rimane Elisa Cusma, che giunse all'atto finale di Berlino '09 (ed in semifinale a Osaka '07 ma con 1'58"63). E' anche l'unica atleta italiana ad aver superato un turno ai mondiali sugli 800. 

Alto femminile - Alessia Trost, la formalità prima della tempesta - Che dire? Fin troppo facile questa qualificazione: 1,92 incalzamagliata, e si ritorna in albergo per il contest, quello che ci potrà dire se Alessia dovrà aspettare per iniziare a volare, o se invece, è giunta finalmente l'ora di dimostrare che l'anticamera è finita, e al banchetto si abbufferà anche lei. Quindi non c'è molto da dire fino al giorno della finale. Era la 5^ azzurra a presentarsi ai mondiali in questa specialità dove ad Osaka Antonietta Di Martino si inerpicò sul K2 dell'argento, dopo una scalata clamorosa. 9 le partecipazioni azzurre (con le citate 5 atlete), con 3 partecipazioni e 2 finali per Antonella Bevilacqua, 3 partecipazioni e 3 finali per la Di Martino, e una partecipazione a testa per Sara Simeoni, Alessandra Bonfiglioli e Alessia Trost (4 atlete con il nome che inizia con "A"). Clamorosamente la Simeoni a Helsinki '83 non superò lo scoglio delle qualificazioni (saltò 1,84), così come la Bonfiglioli a Roma '87. Su 9 partecipazioni 6 finali, il 66%. Non male. Miglior risultato di un'italiana, il 2,03 di Antonietta Di Martino ad Osaka '07, poi il suo 1,99 che a Berlino '09 le regalò il 4° posto. La Bevilacqua giunse invece 6^ e 7^ alle due finali cui partecipò.

4x400 maschile - 7+ alla squadra, 3- al selezionatore - che poi la quadriga abbia fatto una buona prestazione è indubbio, visto il tempo finale (3'03"88), che la colloca al 36° rango di sempre nelle liste all-time italiane. Ma più che altro, a parte la posizione nella storia, è uno degli sporadici tentativi di uscire dalla glassa della specialità che l'ha irretita negli ultimi 15 anni. Si pensi che dal 2000 in poi, si ricorda solo un 3'01"96 del '05 a Firenze, un 3'03"66 ad Annecy nel '08, il 3'03"79 della Nazionale Promesse a Kaunas '09. Negli ultimi 13 anni, è il 4° tempo vergato nella storia. Però... però, cavolo, chi ha messo giù la squadra? Proprio in mattinata mi ero espresso con molti dubbi sulla disposizione della staffetta che vedeva Lorenzi in prima e Galvan in ultima. Perchè? Perchè non siamo gli USA, e se la gara si allontana dalle nostre possibilità, si allontano anche le opportunità di far bene. Cambiare dietro, o molto dietro, "carica" la staffetta (come in effetti puntualmente è successo) di variabili come il dover cambiare (com'è successo e come avevo previsto e scritto) in sesta corsia, con atleti in deficit organico costretti a spostarsi per la pista a cercare i propri compagni. E cambiare dietro vuol dire anche dover fare slalom tra staffettisti delle altre nazionali che avevano già cambiato; vuol dire cambiare nella confusione generale; vuol dire non accelerare come si dovrebbe per almeno 20/25 metri, prima di uscire dalla zona di campi elettromagnetici del Triangolo delle Bermuda. E poi vuol dire essersi portati in giro per la gara quel gap, e aver perso il treno di nazionali che poi si sono giocate il 3° posto. Mettendo un Galvan tra prima e seconda frazione (cioè quello più forte del lotto) di sicuro non si sarebbe corso in 3'00" (...record italiano), ma un 3'02" sarebbe stato alla portata. L'occasione era quella giusta. Bocciato colui che ha deciso le frazioni. 

50 km di marcia (ieri) - azzurri rincalzanti - La marcia maschile azzurra è attualmente in fase di deframmentazione come un disco rigido, per eliminare tutti i salti del file system. Ed è lungo il processo: bisogna aspettare tutta la notte... Marco De Luca chiude al 15° con 3h48'; Nkouloukidi 24° con 3h54' e Caporaso 42° con 4h05'. Prestazioni che non possono essere nel complesso essere considerate come sufficienti, considerato il pregresso. I dati sono inclementi: ci sono 24 risultati azzurri conclamati nella storia dei mondiali (e 10 tra squalifiche e ritiri). Totale 35 presenze-gara. Dei 24 risultati, in ben 17 circostanze un atleta azzurro è giunto in una posizione migliore del 15° di De Luca. 20 del 24° di Nkouloukidi, e nessuno peggio di Caporaso. Il peggior piazzamento era infatti stato un 28° rango. Questo naturalmente riportano le statistiche, non dico nulla di non noto. La morale è che la marcia italiana maschile sta molto male, ed è necessario una riorganizzazione strutturale. 

25/06/13

L'immutabilità del Sistema Tolemaico di Vittori

C'è un fantasma che si aggira... per la rete. E' quello del geocentrismo immutabile di un filosofo che vede la terra nella sua immota fissità al centro dell'Universo e gli astri che gli orbitano attorno con orbite perfette nell'iperuranio siderale. Pensate: un Giordano Bruno qualunque nel sostenere che, cribbio!! è la terra che gira attorno a qualcos'altro, e che Copernico, quello sì, ci aveva visto giusto! si guadagnò la sempiterna gloria arso su una pira al Campo de' Fiori di Roma, e quindi, quanto rimaneva di lui, gettato nel Tevere. Abiurò pure Galileo Galilei, che non trovò di meglio, per salvarsi l'esistenza di inventarsi dei dialoghi sui Massimi Sistemi del Mondo per cercar di far capire, con ampie volute retoriche che insomma, quella della terra al centro dell'Universo era una gran cazzata. Di Sistema in Sistema, da astro ad astro, si arriva così negli anni '80 al Charlie Francis Training System, che i tolemaici moderni dell'Italia ecumenica vittoriana, vedono come blasfemia. Come 500 anni fa, naturalmente, le accuse di blasfemia non poggiano su alcun fondamento scientifico, ma esclusivamente sulla riduzione di un'intero sistema d'allenamento di centinaia di pagine ed esperienze ad un solo slogan tradotto pure male, e sul passato burrascoso del blasfemo. Del resto la scienza applicata allo sport in questo Paese è stata abbandonata negli anni '80, quelli in cui le metodologie d'allenamento lasciarono spazio (come sostiene con dovizia di particolari prezzemolino Sandro Donati) a metodologie-scorciatoie. Oggi, invece, si assiste alle uscite dei teorici tolemaici che arrivano a dire testualmente: "quanto a quell'aspetto è stato già detto tutto da tizio vent'anni fa, quindi è inutile approfondirlo". Scienza quantistica applicata, non c'è che dire. L'ultima uscita, spassosissima, è apparsa sulla Gazzetta dell'altro ieri: sembra quasi che Charlie Francis sia diventato l'ossessione vera e propria di Vittori, che non riesce più ad esprimere un concetto su un argomento, senza doverlo tirare in ballo. Che gli avrà fatto? L'unica ipotesi è che probabilmente i metodi vittoriani stanno ormai tramontando sulle piste d'allenamento italiano, anche perchè quei metodi si sono fermati a 25 anni fa, e nessuno ha voluto/potuto evolverli, migliorarli, compensarli, contaminarli... tanto tutto era stato già detto, no? Vabbè, questo lungo preambolo per introdurre Gianluca De Luca, che ha avuto l'onore di essere tirato in ballo proprio da Vittori nel famoso articolo in quanto reo di aver tradotto in italiano il libro di un dopatore. 

Armonia - di Gianluca De Luca

In questi giorni sto rileggendo quello che ritengo - in buona compagnia - il testo cardine per gli allenatori della velocità. Si tratta del celebre “Key concepts” di Charlie Francis, facilmente reperibile in formato e-book sebbene solo in lingua originale. E' un testo imprescindibile, nel quale anche in una seconda e terza lettura si ritrova sempre qualcosa di spettacolare. 
In una pausa dalla lettura mi è giunto da un amico il link ad un pezzo di Carlo Vittori, nel quale si continua, caso unico in tutto il mondo, a bistrattare il grande allenatore canadese relegandolo al ruolo di dopatore. Mentre il resto del mondo saccheggia a mani basse le teorie di Francis, da noi ancora ci si trastulla con teorie di 30 anni fa dure a morire. Ma basta là. Parlavo di qualcosa di spettacolare, e proprio stamani ho ritrovato questo passaggio che spero di non aver violentato con la mia traduzione.

ARMONIA

La sincronia tra ampiezza e frequenza è collegata alla ricerca dell'armonia tra pista ed atleta. Se il ritmo dello sprinter collima con l'armonia della pista, molti problemi svaniscono. Ancora, piuttosto che forzare il processo, “lascia che succeda”. 

Devi afferrare il “pulsare” della pista percependo che cosa ti restituirà. Non puoi essere in anticipo sulla risposta, spenderesti energie senza averne un tornaconto. Tutto ciò implica che lo schema esecutivo sia leggermente differente in ogni gara. 

E' una cosa che “si sente”, e in gara richiede un certo livello di fiducia in sé stessi, essendo immanente una sorta di ”attesa” per il rimbalzo. Sforzarsi ad andare dall'altra parte è il modo migliore per guastare la tecnica. Bisogna concentrarsi ogni volta sulla corretta esecuzione per la determinata circostanza, e l'andare dall'altra parte verrà da sé. 

Immagina di avere il punto A e, dopo 30 metri, il punto B. Devi coprire la distanza il più rapidamente possibile. Ovviamente in 30 metri non riuscirai a raggiungere la massima velocità. Così, piuttosto che sforzarsi con una corsa rigida e forsennata, immagina di raggiungere la velocità massima in un punto C, distante 20 metri dal punto B. Solo così riuscirai a costruire, e percepire, l'agevole incremento di velocità che permetterà di ottenere il risultato migliore. 

Quando parlo di armonia, parlo di un elegante ed artistico modo di descrivere l'energia che la pista ci restituisce. Parlo di come i tempi di contatto diventano vieppiù rapidi mentre acceleri. Parlo di come le gambe diventano vere e proprie molle via via che diventi più veloce. Parlo di come le spinte diventano sempre più ridondanti col costruirsi della quantità di moto. 

Quel termine, costruirsi, quanto è importante! Tutto ciò che si fa dal momento in cui si parte è costruire il punto più alto della corsa, la velocità massima. Se ti guardi indietro al momento del decollo, non raggiungerai mai il cielo. 

Lo sprint è “ritmo e rilassatezza”. La chiave sta nel sapere quando e come eseguire il gesto. Non appena l'atleta afferra come “sentire” il gesto, la maggior parte dei problemi è risolta. Il punto è come traslare il sentire nel gesto. Ad alcuni atleti viene naturale, ad altri bisogna insegnarlo. 

L'arte del coaching sta proprio in questo.


Va da sé che, quanto sopra, senza doping non funziona.