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15/08/13

Mosca '13: Day V e VI - il mistero della 4x400

Foto Fidal/G. Colombo
200 femminili - Gloria Hooper a 5 centesimi dalla semifinale... oppure 3 - Gloria Hooper sembra sicuramente più in palla rispetto agli italiani, dove fu fulminata dalla Caravelli. Ottimo il suo 23"10, che pecca sempre di un accelerazione ancora non all'altezza delle migliori al mondo (altrimenti, logicamente, sarebbe tra le migliori al mondo), e che pare più costruita muscolarmente rispetto alla scorsa stagione. Alla fine 3 centesimi dal terzo posto in batteria, che le avrebbe garantito il passaggio diretto. E 5 centesimi dall'ultimo tempo che invece le avrebbe consentito l'accesso con i tempi ripescati. Rabbia che si accentua se si considerano le 4 atlete che hanno accesso alle semifinali con tempi superiori al suo. Amen. Io me l'aspettavo già quest'anno un paio di decimi sotto i 23", ma chiaramente l'atletica non è una scienza perfetta. Era la 4^ italiana ad essere schierata ai mondiali sui 200, con 6 presenze-gara: 2 Marisa Masullo e Manuela Levorato, una a testa Danielle Perpoli e appunto la Hooper. Sia la Levorato (a Siviglia '99) che la Masullo (Helsinki '83) giunsero in semifinale (quando però i turni erano 4 e non 3 come questa edizione). La Levorato si corse anche la semifinale di Edmonton '01, mentre la Masullo superò le batteria di Tokyo '91, giungendo ai quarti. Le uniche uscite al primo turno sono così la Perpoli ad Atene '97, e la Hooper, purtroppo, in questa edizione. C'è da dire che il 23"10 della Hooper è il miglior tempo corso da un'italiana dopo la meravigliosa cavalcata della Levorato a Siviglia, che inanellò un 22"91 (0,5) in batteria, un pazzesco 22"60 (record italiano, con 1,1 di vento) nei quarti e un 22"70 (1,8) in semifinale (3° tempo italiano di sempre). 

800 femminili - Marta Milani: e se adesso tornasse ai 400? - Marta Milani passa per essere una bergamasca tutta di un pezzo. Però, e non ne ho mai fatto mistero, il passaggio agli 800 l'ho sempre visto con sospetto, nel senso che, benchè senta dire che lei sia entusiasta della specialità, ho come l'impressione che il suo ambiente naturale erano e rimangono i 400. Sui 400 appariva un drago, sugli 800 sembra un pulcino. Oggi possiamo dire che è andata pure bene (2'02"41), che rappresenta la sua 5^ prestazione di sempre, ma presumo che il 27° rango totale su 32 non sia il valore del suo spessore internazionale. Soprattutto, da profano della specialità, pare che anche se dovesse trovare la gara della vita da sub-2', sarà sempre una gara votata all'estrema regolarità, ovvero non certo la tipologia di gara da grandi manifestazioni sugli 800, dove le variabili e i cambi sono continui (Rudisha a parte...). Facevo questa riflessione nel momento in cui la sua batteria ha cambiato intensità e lei purtroppo non ha potuto seguire le proprie avversarie. La sua gara sembrano più i 400. Bisognerebbe capire qual'è il sogno... una finale mondiale? Una finale olimpica? Ci sono più spazi sui 400 o sugli 800? Estremamente difficile in entrambi i casi, anche se, probabilmente, a tavolino, gli 800 sembrano un sogno più ravvicinato. La mia impressione? Che negli 800 non infonde cattiveria (agonistica) come invece trasuda quando corre i 400. Sembra perennemente in difesa, mentre nei 400 è donna d'attacco. Questa la mia semplice riflessione da esterno. E così l'unica finalista rimane Elisa Cusma, che giunse all'atto finale di Berlino '09 (ed in semifinale a Osaka '07 ma con 1'58"63). E' anche l'unica atleta italiana ad aver superato un turno ai mondiali sugli 800. 

Alto femminile - Alessia Trost, la formalità prima della tempesta - Che dire? Fin troppo facile questa qualificazione: 1,92 incalzamagliata, e si ritorna in albergo per il contest, quello che ci potrà dire se Alessia dovrà aspettare per iniziare a volare, o se invece, è giunta finalmente l'ora di dimostrare che l'anticamera è finita, e al banchetto si abbufferà anche lei. Quindi non c'è molto da dire fino al giorno della finale. Era la 5^ azzurra a presentarsi ai mondiali in questa specialità dove ad Osaka Antonietta Di Martino si inerpicò sul K2 dell'argento, dopo una scalata clamorosa. 9 le partecipazioni azzurre (con le citate 5 atlete), con 3 partecipazioni e 2 finali per Antonella Bevilacqua, 3 partecipazioni e 3 finali per la Di Martino, e una partecipazione a testa per Sara Simeoni, Alessandra Bonfiglioli e Alessia Trost (4 atlete con il nome che inizia con "A"). Clamorosamente la Simeoni a Helsinki '83 non superò lo scoglio delle qualificazioni (saltò 1,84), così come la Bonfiglioli a Roma '87. Su 9 partecipazioni 6 finali, il 66%. Non male. Miglior risultato di un'italiana, il 2,03 di Antonietta Di Martino ad Osaka '07, poi il suo 1,99 che a Berlino '09 le regalò il 4° posto. La Bevilacqua giunse invece 6^ e 7^ alle due finali cui partecipò.

4x400 maschile - 7+ alla squadra, 3- al selezionatore - che poi la quadriga abbia fatto una buona prestazione è indubbio, visto il tempo finale (3'03"88), che la colloca al 36° rango di sempre nelle liste all-time italiane. Ma più che altro, a parte la posizione nella storia, è uno degli sporadici tentativi di uscire dalla glassa della specialità che l'ha irretita negli ultimi 15 anni. Si pensi che dal 2000 in poi, si ricorda solo un 3'01"96 del '05 a Firenze, un 3'03"66 ad Annecy nel '08, il 3'03"79 della Nazionale Promesse a Kaunas '09. Negli ultimi 13 anni, è il 4° tempo vergato nella storia. Però... però, cavolo, chi ha messo giù la squadra? Proprio in mattinata mi ero espresso con molti dubbi sulla disposizione della staffetta che vedeva Lorenzi in prima e Galvan in ultima. Perchè? Perchè non siamo gli USA, e se la gara si allontana dalle nostre possibilità, si allontano anche le opportunità di far bene. Cambiare dietro, o molto dietro, "carica" la staffetta (come in effetti puntualmente è successo) di variabili come il dover cambiare (com'è successo e come avevo previsto e scritto) in sesta corsia, con atleti in deficit organico costretti a spostarsi per la pista a cercare i propri compagni. E cambiare dietro vuol dire anche dover fare slalom tra staffettisti delle altre nazionali che avevano già cambiato; vuol dire cambiare nella confusione generale; vuol dire non accelerare come si dovrebbe per almeno 20/25 metri, prima di uscire dalla zona di campi elettromagnetici del Triangolo delle Bermuda. E poi vuol dire essersi portati in giro per la gara quel gap, e aver perso il treno di nazionali che poi si sono giocate il 3° posto. Mettendo un Galvan tra prima e seconda frazione (cioè quello più forte del lotto) di sicuro non si sarebbe corso in 3'00" (...record italiano), ma un 3'02" sarebbe stato alla portata. L'occasione era quella giusta. Bocciato colui che ha deciso le frazioni. 

50 km di marcia (ieri) - azzurri rincalzanti - La marcia maschile azzurra è attualmente in fase di deframmentazione come un disco rigido, per eliminare tutti i salti del file system. Ed è lungo il processo: bisogna aspettare tutta la notte... Marco De Luca chiude al 15° con 3h48'; Nkouloukidi 24° con 3h54' e Caporaso 42° con 4h05'. Prestazioni che non possono essere nel complesso essere considerate come sufficienti, considerato il pregresso. I dati sono inclementi: ci sono 24 risultati azzurri conclamati nella storia dei mondiali (e 10 tra squalifiche e ritiri). Totale 35 presenze-gara. Dei 24 risultati, in ben 17 circostanze un atleta azzurro è giunto in una posizione migliore del 15° di De Luca. 20 del 24° di Nkouloukidi, e nessuno peggio di Caporaso. Il peggior piazzamento era infatti stato un 28° rango. Questo naturalmente riportano le statistiche, non dico nulla di non noto. La morale è che la marcia italiana maschile sta molto male, ed è necessario una riorganizzazione strutturale. 

17/02/13

Assoluti: crisi del lungo femminile e la rinascita maschile - 400: ma chi si è inventato la formula?

Tremigliozzi - foto G. Colombo/Fidal
Non mi piace scrivere telecronache di gare di cui si sanno già i risultati. Quindi cerco la "notizia", più che la secca cronaca, che a parte fare un sunto di una classifica, non fa. Ad esempio, la gara di salto in alto di Alessia Trost sta diventando una non-notizia, nel senso che ormai la "base" di partenza per lei è 1,95, poi tutto quello che arriva di sopra fa notizia. Pazzesco solo a pensarci un mesetto fa. Colpa sua, naturalmente, che ha abituato in solo 30 giorni e a chi la guarda di aspettarsi ormai un altro salto "storico" oltre i 2 metri. Ce li ha nei piedi quei salti e probabilmente è solo questione di calcolo delle probabilità, che è probabilmente direttamente proporzionale al numero di gare cui si cimenta. Interessante notare come in questo primo scorcio di stagione abbia letteralmente dominato il mondo della specialità, mettendo i 5 risultati delle sue 5 gare tra i primi 10 salti globali. 

Lungo sì, lungo no - Si sta assistendo invece nel lungo italiano ad una rinascita in chiave maschile, contrapposta ad un'involuzione tecnica di quello femminile, che, solo grazie al primo salto di Giulia Liboà (6 metri netti) si è evitato che cadesse nell'onta internazionale del cinque-virgola. Ok, mancava Tania Vicenzino, che avrebbe tenuto la coperta alta fino al mento coprendo un pò il malessere di una specialità con evidenti difficoltà strutturali. Onore alla Liboà, chiaramente, talento da curare con i guanti bianchi, che si fregia dello scudetto con un unico salto valido (il primo) degno di nota, e che magari se ne avesse infilato un altro avrebbe migliorato quello stesso salto. Ma non siamo in Sliding-Doors e sul grande libro della storia dell'atletica italiana verrà vergato indelebilmente un 6,00 metri. Per trovare un titolo italiano vinto sotto i 6 metri, infatti, bisogna tornare al 1983, trent'anni fa, quando Cristina Bobbi vinse con 5,97. Non me ne voglia la Liboà, che è campionessa italiana-punto (mi sembra di essere Bragagna con queste frasi) se prendo solo il suo risultato (e non la sua prestazione, che rimane quella di una campionessa italiana-punto) per riflettere su tutta una specialità di cui è in questo momento la primus-inter-pares. Proprio al 1983 bisogna tornare per trovare una prestazione inferiore al 6,00 utile a vincere il titolo italiano. Senza dimenticare che nel 2010 si vinse con 6,03, il risultato immediatamente superiore. Domanda: forse che a livello di indicazioni tecniche negli ultimi anni si è perso qualche cosa? L'alternativa per rialzare la coperta era naturalmente già in pista: Darya Derkach, che con 6,20 ha vinto la gara... promesse. Ma è ancora formalmente ucraina, quindi il titolo italiano assoluto le è stato precluso. Davvero assurdo il modulo dei campionati italiani, non trovate? O alle promesse si dedica un campionato italiano, o semplicemente non si fa il campionato italiano promesse. Altrimenti si verificano situazione agonistiche paradossali, quando l'unico metro di giudizio dovrebbero essere i cronometri e le bindelle. Di fatto c'è un mondo di "esodati", che vantano un minimo inferiore a quello richiesto per gli assoluti, ma superiore a quello delle promesse, che giustamente recriminano per questo vulnus. Si allarghino allora le maglie del minimo assoluti, piuttosto che creare delle sacche di atleti sfigati. 

Lungo maschile invece effervescente, finalmente. L'era Howe aveva nascosto per anni l'assenza di una cultura lunghistica di caratura internazionale. I salti clou arrivavano infatti sempre col contagocce e randomizzanti, mentre adesso sembra finalmente essersi creato un gruppo di long jumpers da otto metri, a prescindere dalle fortune e sfortune di Howe. Peccato per il contrattempo di Emanuele Catania in finale (non so cosa gli sia successo) perchè sarebbe stata una sfida stellare (per le nostre latitudini ma anche per il momento internazionale, dove gli over-8 sono calati vittime di una crisi senza precedenti). Stefano Tremigliozzi si è fatto una serie culminata con un signor 7,95, ma anche un 7,91 e un 7,89. Chapeaux! Ma impressiona anche Kevin Ojiaku, che è arrivato al personale di 7,91. Tremigliozzi scala la graduatoria all-time italiana salendo al 7° posto (era 9°) ad un solo centimetro da Catania, mentre Ojiaku si issa al 10° posto. Tre atleti entrati o che hanno migliorato la top-ten nazionale nel 2013: sicuramente un segnale di vita. 

L'opinabilissima formula dei 400 metri - vincere una batteria e non essere in finale. Quanto meno discutibile, no? La formula dei campionati italiani assoluti sui 400 è una cazzata clamorosa, che ha tolto sicuramente molto spettacolo e protagonisti alla finale. Un provincialismo spinto. Già la presenza di 7 batterie avrebbe dovuto far scattare un campanello d'allarme, perchè nelle gare dove ci sono in palio i titoli, la bilancia, anche nei turni preliminari, deve essere il piazzamento e non il tempo. I tempi devono essere "ancillari", ovvero completare gli spazi del turno successivo. Vi immaginate se nell'antica Grecia, l'alloro che dispensava l'immortalità fosse finito sulla testa del primo della seconda serie? Dai! Così le batterie dei 400 femminili sono diventate un non-senso, anche perchè la previsione di una testa di serie, di fatto sconfessava la formula dei tempi, imponendo alla testa di serie stessa di dannarsi autonomamente per ottenere non solo la vittoria, ma anche il crono adeguato per accedere alla finale. Ma allora si attribuisca il titolo italiano a serie, no? Serviva un turno in più, necessariamente, perchè così in una botta sola al femminile ci siamo giocati Manuela Gentili, Flavia Battaglia, Yadisley Pedroso Gonzalex, ma anche Chiara Varisco e Anna Laura Marone, perchè no? Probabilmente non si è avuto un campo di partenti nella gara femminile così competitivo (mancava di fatto solo la Milani e la Grenot), svilito da una formula quanto meno pazzesca. Prendiamoci quello che c'è, e cioè il sontuoso miglioramento di Maria Benedicta Chigbolu, 53"86, che ha margini di miglioramento secondo me notevoli. E poi ha carattere, che nelle gare indoor fa sempre spettacolo. Il miglior tempo le darà modo di avere esterna in finale Maria Enrica Spacca (53"95), che dovrebbe partire in 6^. Sorpresa per la grande prestazione della junior Lucia Pasquale, 54"83, 5^ atleta di finale. La gara sarà comunque una bella kermesse tra 3 delle 4 staffettiste storiche della nazionale (Bazzoni, Spacca, Bonfanti) e le emergenti Chigbolu. Peccato davvero per questa formula. 

Negli uomini, fortunatamente, le batterie erano solo 5 e così la formula è stata ridisegnata. Il primo in finale diretto, e poi un ripescato. Chiaramente la formula con un solo turno preliminare ha costretto anche chi era nettamente in testa a tirare come un dannato per l'attribuzione delle corsie in finale, che si sa, a livello indoor contribuiscono non poco alla prestazione finale. Aver avuto due semifinali (quindi 3 turni in 3 giorni) attribuendo ai due vincitori le due migliori corsie, avrebbe sicuramente collocato meglio i migliori sulla pista, rispetto ad oggi pomeriggio. Haliti avrà comunque la miglior corsia, con Isalbet in sesta. Tricca sarà costretto a partire da molto basso (2^, visto il 5° tempo?). Insomma, ci sarà comunque da divertirsi, ma cribbio... 

29/01/13

Trostissima e i 2,00 metri: cosa dicono le statistiche

Cosa posso aggiungere a quello che ormai tutti sanno? Boh... E' ormai di dominio più che pubblico una che solo al 28 di gennaio è già una delle imprese dell'atletica italiana del 2013. Due-metri-virgola-zero-zero, oppure 2,00 di Alessia Trost a Trinec, in Repubblica Ceca, ovvero la terza donna italiana di sempre a superare la misura che apre le porte al circolo delle elette, dopo i totem Sara Simeoni e Antonietta Di Martino. 207° salto sopra i due metri di una donna in una gara al coperto, e 24^ performer di sempre, con uno stuolo di atlete che la precedono da far tremare i polsi. Ma sono aumentate a dismisura quelle che ci sono dietro adesso... E soprattutto con un distacco nel 2013 sul resto del mondo che sembra un viaggio a curvatura: lei, unico 2,00 mondiale del 2013, poi, dietro, una torma di atlete che sono arrivate al massimo a 1,93 (4 atlete). Ok, siamo solo ad inizio dell'anno, ma le tre migliori prestazioni al mondo del 2013 sono le sue: l'1,95 di Hustopece, l'1,98 di Udine e questo 2,00... e se vogliamo essere precisi, c'è anche il salto ancillare di Trinec a 1,94, prima del volo nella storia: 4 salti oltre il mondo. Spaventa (in positivo) questo miglioramento incredibile in soli pochi mesi, e naturalmente lasciamo perdere le polemiche per Londra... tanto si sa che le orecchie di molti fischiano ormai da tempo. Ora, qualche statistica che non verrà data da nessuno: la Trost è la seconda italiana a valicare i 2,00 metri a livello di gara indoor dopo Antonietta Di Martino (la Simeoni saltò 1,97), e la sua è la 4^ gara dopo oltre i 2 metri, visto che la Di Martino ha valicato quella stessa misura, appunto 3 volte (il 2,04 di Banska Bystrica del 2011, il 2,01 di Parigi 2011 e il 2,00 sempre di Banska, ma nel 2007). Vogliamo allargare lo sguardo anche all'aperto? Bene, all'aperto le gare con italiane oltre i 2 metri sono 12 (9 la Di Martino e 3 la Simeoni) che, come è facile desumere, porta ad un totale ogni-pedana di 16 gare (12 la Di Martino, 3 la Simeoni e 1 la Trost). Ma se vogliamo una statistica intrigante, facciamoci questa domanda... quante volte in totale un'italiana è salita oltre i due metri, salti ancillari inclusi (ovvero quei salti che non costituiranno il risultato finale, ma una tappa verso la misura che verrà poi ottenuta)? Ebbene i salti totali sono 21: la Di Martino ha saltato 3 volte 2,00 all'aperto, quindi un 2,02 (che è di fatto il secondo salto di sempre di un'italiana) e un 2,00 a indoor su misure chiaramente poi migliorate. A livello statistico ed in valore assoluto (ossia solo matematicamente) la Di Martino è certamente l'atleta più performante di sempre: su 21 salti oltre i 2 metri è infatti presente con 17 risultati... Ma si sa che in atletica conta la contestualizzazione delle prestazioni al periodo storico di cui si è figli, e di conseguenza la Simeoni, con un titolo olimpico alle spalle, oltre che un record mondiale, sicuramente prende il largo. Due grandissime, e ora il delfino, la Trost, che cresce in maniera da potersi considerare fuori controllo. Il bello dell'atletica è che la storia bisogna continuamente riscriverla per poter apprezzare le leggende. E poi la Di Martino, anche se probabilmente non ne avrà bisogno, finalmente avrà quel piccolo pungolo agonistico che dà l'aver una avversario nell'orto di casa... finalmente ci si diverte. 

27/01/13

Salto in alto imperat: Trost 1,95 e Fassinotti 2.27 - Alloh 7"34

Fassinotti - foto Fidal.it
Trost inarrestabile - Il salto in alto in Italia è una di quelle isole felici (insieme al salto triplo) che permette di guardare il futuro con una certa carica positiva, e non solo per Alessia Trost. Negli anni, chissà per quali segni astrali, dai nostri vivai in via di depauperazione, sono sempre usciti atleti di ottime potenzialità, anche se molti si son persi strada facendo. Soprattutto tra le donne, sempre Trost a parte, sono almeno 3/4 le atlete che sono arrivate a lambire l'1,90 in età precocissima (ovvero la porta d'ingresso dell'elité mondiale) salvo poi deviare per sentieri impervi. Ieri Alessia Trost ha confermato che la prima rondine (l'impressionante 1,98 di Udine) fa proprio primavera, visto che ne è arrivata un'altra a 1,95 da Hustopece in Repubblica Ceca. Sicurezza assoluta fino a 1,95 raccontano le cronache di Nanja (salto con il quale vince la gara) e poi il tentativo di salire sull'ascensore per l'olimpo, ovvero i 2,00: peccato, nulla di fatto per questa volta, l'ascensore è arrivato un attimo in ritardo. Il suo Coach, Chessa, nel frattempo fa sapere dal sito della Fidal che potrebbero arrivare i 2,00. Dopo il titolo mondiale junior, la Trost vince quindi il primo meeting internazionale di una certa caratura: se fossimo nel tennis, avrebbe guadagnato molti punti nel seeding: prima di questa gara per All-Athletics risultava 24° al mondo, con 1146 punti. Ma già ad Hustopece ha superato la 7^ dello stesso seed, ovvero Emma Green Tregaro, l'8^, Irina Gordeyeva (fermatasi a 1,87), la 9^ (1,93), Olena Holosha o Kolosha (1,93), la 17^, Mirela Demireva e la 19^ Venelina Veneva-Mateeva. Come se avesse vinto un torneo challenge del circuito internazionale. 

Tamberi rimandato - Alla stessa riunione di Hustopece era anche presente un nuovo enfant prodige italico, Gianmarco Tamberi. Per lui la gara era invece quasi da grande Slam, rimanendo nel parallelo tennistico, visto che erano presenti Ivan Ukov, l'americano Jesse Williams, Barshim Mutaz (2,33 di recentissimo), Jaroslav Baba. Ma la gara finisce dopo soli tre salti, arenandosi a 2,18, ovvero quando gli altri iniziano a gareggiare. Non so che dire, non avendo visto la gara. Per come la vedo io, il salto in alto e il salto con l'asta, presentano delle variabili intervenienti diverse e in alcuni casi più complesse che in altre specialità. Il "campione" non è solo colui che è più dotato e che ha capacità di salto che lo proietterebbero sulla luna, ma è colui che riesce a gestire in ogni gara le variabili così da non avere mai cadute sotto determinati standard prestativi, anche di fronte alla classica giornata "no". Il super professionista in pratica è colui che si crea un "box" di capacità automatiche che gli consentano di gestire i momenti negativi, laddove per altri quella giornata si tramuta in una Caporetto. Quanta esperienza (ovvero stagioni ad alti livelli) servono? Comunque, come dicevo, non so in che fase di preparazione sia Tamberi, l'unica cosa tangibile rimane il 2,18, che ora dovrà necessariamente essere migliorato per le prossime battaglie. 

Fassinotti con vista su Goteborg - Così, mentre Tamberi incoccia appena sopra i 2,18, dalle nebbie di Londra ti rispunta Marco Fassinotti, che si apprende sempre dal sito della Fidal, come sia andato ad allenarsi a Birmingham con Grabarz. E se questi son gli effetti! 2,27 alla prima uscita a Londra, a due centimetri dal PB indoor ma anche la sua 3^ prestazione all-time ("davanti" vanta infatti il 2,29 degli Europei di Parigi '11, il 2,28 di Pescara del 2010). E "minimo" europeo centrato al centimetro (con la seconda "opzione" che non sia il titolo nazionale... diciamo). Probabile che Fassinotti risalga di molto il seed mondiale (di All-Athletics) dove attualmente è 57° alla pari di Filippo Campioli. Per curiosità: al momento il migliore degli italiani è proprio Gianmarco Tamberi, 23°, poi Silvano Chesani 51°. Nella graduatoria di specialità, l'Italia maschile risulta 11^ e 6^ delle europee.  

Alloh, pure... - Cambiamo panoramica, e vediamo altre specialità. Audrey Alloh intanto diventa la sesta italiana a guadagnarsi il diritto de jure di partecipare ai campionati europei di Goteborg con un tuonante 7"34,  ad un solo centesimo dal PB. Il tutto è avvenuto al meeting internazionale di Bordeaux, in Francia, dopo una batteria corsa in 7"40. Di questi tempi, crono mica male il 7"34, visto che anche Carmelita Jeter si è presa scoppole europee da parte della Sailer finendo a 7"29...

Cusma e Milani sugli 800: poche indicazioni - A Bordeaux si rivedono all'opera anche Elisa Cusma e Marta Milani, la prima probabilmente per ritrovare nel 2013 quel palcoscenico internazionale che nelle ultime due stagioni è un pò venuto meno, mentre per la bergamasca, per arrivarci, e per portare a termine definitivamente quella metamorfosi dai 400 agli 800 che potenzialmente potrebbe regalarle qualche soddisfazione. La prima uscita è finita con l'emiliana a 2'04"99 e la lombarda a 2'05"44. Come sono questi tempi? Per la Milani è pur sempre il personale indoor (aveva un 2'11" del 2007) e l'11° all-time personale. Promettente, insomma. Per la Cusma, invece, il risultato è di difficile comprensione, visto che negli 800 ci ha scritto migliaia di pagine. Diciamo che per ora questi tempi non ci dicono ancora a che punto stanno le due atlete. Il minimo del resto è ancora molto lontano (2'02"50): la presenza europea passerà solo per i campionati italiani?

Che Hooper! - Voliamo in Italia, e a Modena in particolare. Secondo me non viene dato sufficiente risultato ad un risultato decisamente "importante" (non direi clamoroso, teniamoci i termini per altri exploit). Gloria Hooper, specialista dei 200, sciabola un 7"44 sui 60 (con i quali ha vinto il meeting) che grida vendetta, soprattutto perchè è sempre passata non certo per il mostro delle partenze. Personale migliorato di 3 centesimi (vantava un 7"47). Se l'atleta migliora in alcune qualità come la velocità pura, chissà mai... dietro di lei Judy Ekeh, con 7"53, ma come già detto, da lei è fosfocreatina allo stato brado, mi aspetto sempre tempi nettamente migliori. Al maschile si porta a 6"78 Eseosa Desalu, vincendo la gara, altro tempo con il quale potersi pavoneggiare. Aveva 6"92, ergo miglioramento di 14 centesimi: un abisso. Nei 60hs fa una fugace apparizione Giulia Pennella, la 4^ "moschettiera" del quadriumvirato creatosi nelle ultime stagioni nell'ostacolismo veloce femminile azzurro. 8"47 interlocutorio per lei nelle batterie di Modena (senza poi cimentarsi nella finale). Lontana, quindi, dalle altre tre top-hurdler italiche (ma non avendo visto la gara non so se sia successo qualcosa durante). Giusto però ricordare che lo stesso tempo, 8"47, l'ha corso però in finale Alessandra Arienti, che pareggia il tempo già ottenuto il 19 sempre a Modena. 

Chi ha il minimo europeo guadagnato con i minimi?
  • alto donne: Alessia Trost, 1,98
  • 60hs uomini: Paolo Dal Molin, 7"68
  • 60 piani uomini: Michael Tumi, 6"61
  • 60 piani donne: Audrey Alloh, 7"34
  • alto uomini: Marco Fassinotti, 2,27
  • 60hs donne: Marzia Caravelli, 8"10

20/01/13

Trost imperiale: 1,98 - Dal Molin 6° all-time con 7"68

Secondo me a nessuno gliene fregherà nulla della piramide decisionale delle convocazioni olimpiche... tanto ormai, la frittata è cotta e mangiata. Però presumo che stiano fischiando le coppie di decine di orecchie a molti, dopo l'esplosione definitiva nell'empireo del salto in alto mondiale di Alessia Trost. Quest'olimpiade (passata e defunta) le apparteneva, checchè ne abbiano detto, sul futuro, il futuribile, il possibile, il probabile: ovvero il nulla dal punto di vista pratico... L'1,98 di Udine è un salto mostruoso, storico, la definitiva consacrazione. Abbiamo avuto negli ultimi anni tanti talenti azzurri arrivati fino alla soglia del paradiso dell'1,90 in età precoce, poi sprofondate nelle sabbie mobili della normalità, chissà per quali arcani misteri. L'Italia del salto in alto e del salto triplo funziona, e francamente non ne conosco i segreti, ovvero se frutto dell'abnegazione e dell'opera alacre delle piccole botteghe di orafi di provincia, o se figli di un più grande disegno generale che parte dell'alto. Il disegno generale, nel caso, non lo conosco di certo, ma di sicuro quegli orafi ci hanno messo del proprio. 1,98, ancora nessuno l'ha sottolineato, ma è il miglior salto mondiale dell'anno, con un gap sul resto del mondo altistico internazionale di un viaggio a curvatura di 7 centimetri, ovvero dall'1,91 in coabitazione delle russe Starostina e Mariya Kuchina, quest'ultima medagliata a Barcellona ai mondiali junior dell'anno scorso, proprio dietro alla Trost (ma 1,97 di PB). E' la 48^ atleta al mondo di sempre, con questa misura a livello indoor... mica baggianate. Alla stessa misura si fermò anche Antonella Bevilacqua, mentre, come è ormai noto, meglio di tutte c'è il sontuoso 2,04 di Antonietta Di Martino, salto che l'ha posizionata all'8° rango si sempre nella storia dell'alto mondiale. E con questa sono tre le convocazioni de jure ai campionati europei di Goteborg, anche se pende quella clamorosa postilla ereditata dal recente passato, sulle valutazioni tecniche che si sono arrogati lassù in Fidal. 

Nel frattempo, twittato dal Paolo Dal Molin, dalla Germania arriva un altro clamoroso risultato: 7"68 nei 60hs, che lo collocherebbe al 6° posto di sempre nelle liste italiane all-time, a 11 cent dal record italiano di Emanuele Abate dell'anno scorso, e facendogli guadagnare una posizione tra i grandi ostacolisti italiani di sempre al coperto, dopo il sorpasso operato a danno di Andrea Putignani (7"69). Al mondo, nel momento in cui scrivo, si collocherebbe al terzo posto, dopo l'inopinata esplosione del bielorusso Maksim Lynsha, addirittura 7"50 con un miglioramento di 12 centesimi da un tempo che ottenne nel 2008. Con lui salgono a 4 gli italiani che prima dell'operazione "porte aperte" ai campionati italiani, hanno ottenuto il minimo Fidal.