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31/08/10

Il Duca: bordate su Di Mulo, coach della velocità della nazionale italiana

C'era una volta un sport oggettivo - Il Duca

Ho sempre considerato l’atletica il più bello sport del mondo per la perfetta fusione di due elementi, per me, fondamentali: l’armonia dei movimenti e l’oggettività delle prestazioni. Dalla corsa ai lanci per finire coi salti, ogni disciplina è contrassegnata da queste due caratteristiche essenziali ed è per questo, mi scuseranno gli appassionati, che ho sempre considerato la marcia una specialità al di fuori dell’atletica leggera, in quanto si è costretti a fare movimenti controllati e poco armoniosi, ma soprattutto perché si è soggetti alla valutazione di molteplici giudici, sparsi lungo il percorso, che giudicano lo stile di marcia, con occhi sempre totalmente diversi. Ma, a parte questa eccezione, per ogni altra disciplina vige la legge del cronometro, del metro o dell’asticella da saltare e non possono esserci alternative, non ci possono essere raccomandazioni, il più forte prevale e riceve le giuste gratificazioni in funzione dei risultati oggettivamente ottenuti, laddove per gratificazioni si intendono le medaglie, ma anche e soprattutto le convocazioni per le più importanti manifestazioni internazionali, l’onore di vestire la maglia azzurra e, per le specialità di corsa veloce, la possibilità di far parte delle staffette
E già, questa è la bellezza dell’atletica, ma nella federazione delle banane puo’ succedere di tutto..
Nello stracitato film di Woody Allen l’ormai famoso Castrado, nel suo primo discorso da nuovo dittatore dello stato libero delle bananas, immaginario staterello del centro america, dichiarò al popolo festante che da quel momento la lingua ufficiale sarebbe stato lo svedese…”.
Ma veniamo ai fatti ed andiamo con ordine per raccontare ed evidenziare questa ennesima buffonata all’italiana, questa solita mistificazione della realtà ed esaltazione di personaggi di dubbio valore umano. Noi di Webatletica, già alcuni mesi fa, avevamo subodorato che qualcosa di strano stava accadendo nell’ambito delle staffette italiane e, per primi, avevamo evidenziato una notizia riportata su un trafiletto, dalla Gazzetta, in merito all’esclusione di Fabio Cerutti dalla staffetta azzurra di velocità. In un primo momento, dopo una iniziale serie di informazioni raccolte, avevamo creduto che tale clamorosa esclusione di uno dei tre più forti velocisti italiani fosse dovuta, in qualche misura, a dissidi interni con qualche suo compagno di squadra. Successivamente, però, avevamo avuto modo di appurare come tale sensazione fosse inesatta e che Cerutti si fosse, di fatto, autoescluso perché con il suo allenatore aveva deciso di non partecipare ad una serie di raduni federali organizzati ad hoc per amalgamare la squadra e, di fatto, provare la scienza del cambio… Avevamo, quindi, archiviato la questione, convinti certamente della totale buona fede degli atleti coinvolti, ma con la consapevolezza che qualcosa di strano ci fosse comunque sotto.
Ed i fatti ci hanno puntualmente dato ragione.
Prima, una strana convocazione per la Coppa Europa di Manuela Grillo per la staffetta femminile. "Strana" perché in quel momento aveva il 19° tempo in Italia sui 100 mt, ma chissà, poteva essere interpretato come un premio alla carriera e poi, di fatto, non era stata titolare nella prova effettiva.
Ma ecco il delirio, il misfatto si compie nel corso degli Europei, un delitto quasi perfetto perché nessuno se ne accorge, a parte ovviamente i diretti interessati. La peggiore spedizione italiana ad un campionato europeo di atletica viene etichettata, da ogni parte, come un grandissimo risultato tecnico ed il fiore all’occhiello di questa mistificazione della realtà diventa l’argento della staffetta 4x100 maschile ottenuto grazie al profeta del cambio, lo scienziato del passaggio del testimone: il prof. Filippo Di Mulo da Catania.
Immagino che ormai Arese abbia appeso foto del prof. in ogni luogo che frequenta e pare che, persino nella sua macchina, abbia messo un’immaginetta del profeta con scritto “non correre pensa a me”. Che poi… professore di cosa? Sicuramente non di psicologia perchè quando insegnavano tale materia lui sicuramente sarà sempre stato assente, un po’ come devono aver fatto Tomasicchio e Riparelli che, pur non avendo saltato un raduno federale, come concordato, sono stati accantonati nella composizione della staffetta, per far posto a due atleti, a cui rivolgiamo tutta la nostra stima, ma che erano andati meno forti di loro, per tutto l’anno. Quindi l’unica spiegazione è che andavano ai raduni, ma non partecipavano alle lezioni e quindi non sono stati promossi o, forse, sono due capoccioni e non si sono applicati… chissà? Ed allora, se qualcuno ancora non avesse colto bene il senso, vediamo il vero autentico misfatto di cui nessuno ha parlato: la 4 x 100 femminile. Composizione squadra che ha fatto le semifinali:
Jessica Paoletta, Tiziana Maria Grasso, Giulia Arcioni, Audrey Alloh.
Tempo ottenuto in batteria 44”15, seste. Tempo utile per qualificarsi 43”90. Fuori.
Ma analizziamo le partecipanti
  • Jessica Paoletta, tempo dell’anno in Italia 11”52
  • Giulia Arcioni, tempo dell’anno 11”58
  • Audrey Alloh, tempo dell’anno 11”69
  • Tiziana Maria Grasso 34° tempo dell’anno 12”10 a Catania, con vento +1,9
Lo so, non ci si può credere ed è per questo che ho voluto riportare le classifiche ufficiali in modo tale che possano giustamente risentirsi tutte quelle atlete che il cronometro ha oggettivamente segnalato come più veloci della Grasso. Vorrei, tra tutte, citare subito la Giovanetti, la Draisci e la Salvagno che non hanno avuto il giusto premio per la loro ottima stagione, prima di arrivare all’apoteosi dell’obbrobrio, dell’insensibilità e dell’ arroganza più totale. Prof. Di Mulo, ci spieghi dunque, se ha coraggio, ma non è certo una dote di Castrado e dei suoi sgherri piu’ fidati, l’esclusione della Levorato. Sinceramente pensavo che Manuela si fosse fatta male durante la non brillante batteria ed invece... stava benissimo, salvo essere incappata in una prestazione non esaltante, figlia sicuramente della tensione, della voglia di strafare e di voler mettersi in mostra dopo anni atleticamente travagliati. Sappiamo per certo che la Levorato aveva aderito al programma federale e partecipato a tutti i raduni imposti dal guru dei cambi, con evidenti sacrifici considerato i suoi fondamentali doveri di mamma. La partecipazione alla staffetta, oltre ad essere un diritto per lei che è stata, oltre ad esserlo attualmente, la più forte velocista italiana di tutti i tempi, sarebbe stata una garanzia certa di finale e soprattutto il minimo premio per tutto quello che ci ha regalato negli anni, oltre che per l’impegno profuso da quando ha ripreso ad allenarsi.
Metterla da parte come un calzino bucato è stato un atto spregevole ed è per questo che la mia disistima per il Prof. Di Mulo è infinita, per non parlare del fatto, non facciamo finta di dimenticarlo che, grazie a lui, abbiamo perso un oro certo nella staffetta maschile e ci siamo fatti deridere pubblicamente per questo, da un certo sig. Le Maitre, sulle televisioni francesi.
Ma questa è la punta dell’iceberg dell’arroganza della federazione e dei suoi uomini; ci sono tantissime situazioni che potrei raccontare, ma non posso essere il solo a farlo. Ha ragione il mio amico Riccardo, la colpa non è solo di Arese, ma anche e soprattutto di quelli che potrebbero contestarlo e non lo fanno perché, in fin dei conti, va bene cosi’…. Se tante piccolissime voci come la nostra si levassero, allora veramente qualcosa potrebbe cambiare e la federazione delle banane tornare ad essere una vera federazione del piu’ bello sport oggettivo del mondo.

IL DUCA

24/08/10

Barcellona 2010 - Il Duca e laFederazione delle Banane

Ha aspettato che le acque "chetassero" per poter dire la sua sui campionati Europei 2010 di Barcellona. E' il Duca, che con la sua solita graffiante sagacia commenta l'ipocrisia serpeggiante e "di regime" che ha ammantato il peggior europeo (medaglie alla mano... ma anche una delle peggiori spedizioni come punti per atleti selezionati!) della nazionale Italiana. Incredibilmente si è fatta passare come sfavillante e memorabile una trasferta dove il "nuovo" dell'atletica italiana non si è proprio visto da nessuna parte, ma si sono visti i soliti volti noti, quelli che per intenderci tengono a galla la baracca da parecchio tempo (e non certo per le scelte di Arese & c.). Un coro unanime di complimenti alla spedizione, un abbaglio collettivo che ha colpito anche detrattori storici come Atleticanet e lo stesso Bragagna. Per fortuna rimane Webatletica e qualche altro sparuto internauta che dà a tutto la giusta dimensione delle cose. Sotto l'articolo del Duca.

E’ sempre molto da presuntuosi dire “io l’avevo detto” ma così è stato. Proprio un anno fa, da questo sito, all’indomani della storica spedizione di Berlino quando, dopo le zeru medaglie, si erano levati da più parti cori di protesta e richieste di dimissioni per il simpatico faccione piemontese che fece finta di niente, salvo qualche scarno comunicato da parte del sito ufficiale in cui si evidenziavano, con un certo sdegno, le incomprensibili critiche arrivate, da qualche fonte isolata, a minare il prestigio della federazione. L’avevo detto, la Fidal stava avviandosi a diventare una sorta di piccolo stato dittatoriale male organizzato, in cui il capo, eletto in barba ai principi base dello statuto federale, gestiva a suo piacimento tutto il movimento, permettendosi, come tutti i dittatori che si rispettino, di manipolare l’informazione relativa. Ed il silenzio era proseguito dopo i mondiali indoor di Doha, laddove ancora il bottino della nostra spedizione era stato pari a zero, salvo delle tenui voci che evidenziavano come l’obiettivo fondamentale dell’anno dovessero essere gli Europei di Barcellona. Allora, noi tanti aderenti ai GAC (Gufi Anti Castrado), ci eravamo preoccupati, pensando che chissà quale risultato clamoroso avrebbe ottenuto la nostra nutritissima spedizione in Spagna, con la conseguenza inevitabile di far riempire la bocca ad Arese e farlo presentare tronfio e festante a celebrare il suo antico mandato. Quel che è successo ormai è stranoto: diciassettesimi nel medagliere, 4 argenti e 2 bronzi, una assoluta miseria per una nazione che vanta oltre 60 milioni di abitanti. La peggior spedizione agli Europei di tutti i tempi, un trionfo per i GAC, l’ennesima illusione che Castrado potesse dare finalmente le dimissioni dopo 6 anni di danni e sfraceli. Ma invece il delirio, la follia…
Qualsiasi organo di informazione, questa volta, come d’incanto, ha commentato la spedizione in maniera positiva: da Bragagna ai siti di atletica, passando per i quotidiani sportivi e, neanche a dirlo, il sito ufficiale del regime. Si è parlato di partecipazione più che positiva, di aria nuova, di coesione di gruppo, di giovani promettenti, di importanti piazzamenti…
Il messaggio da trasmettere, a tutti i costi, è stato: la rinascita dell’atletica italiana è cominciata, tutto va finalmente bene e non potrà che andare meglio. Addirittura il grande Bragagna che continuo a stimare, tiene famiglia. Probabilmente anch’io nei suoi panni mi comporterei nello stesso modo,.. il Nostro ha infatti cominciato a sciorinare dati per evidenziare come, a livello di piazzamenti, fossimo al 7°/8° posto che equivale a dire che l’Italia, ai mondiali di calcio, ha si fatto ribrezzo, ma in fin dei conti c’è arrivata e siamo quindi nei primi 32 del mondo!
Un anno fa, quando parlai di stato delle banane, evocando il famoso film di Woody Allen, volli essere provocatorio, non credendo sino in fondo che la Fidal fosse in una condizione di totale regime. Purtroppo i fatti mi hanno dato ragione oltre ogni più pessimistica previsione e siamo arrivati addirittura alla censura che tarpa le ali ad ogni più piccolo dissenso che possa trasparire a livello pubblico. Cito l’episodio accaduto durante l’intervista a Barberi nel dopo gara della sua semifinale dei 400. Intervistato dalla Caporali, Andrea che aveva ottenuto un grande tempo, pur se eliminato, aveva cominciato una sottile polemica dicendo che era tornato ad ottimi livelli dopo un paio di anni in cui era stato abbandonato da quasi tutti. Poi, interrotto nella sua disquisizione dall’inizio di un’altra gara, al ritorno del collegamento, nel prosieguo dell’intervista, dopo 2 minuti, ha completamente modificato il tiro, ringraziando la Federazione e la sua Società per l’apporto che gli avevano sempre dato negli ultimi tempi. Chissà cosa sarà mai successo in quei 2 minuti????
E giusto per citare un altro clamoroso episodio, totalmente girato a favore di Castrado, è incredibile come nessuno abbia evidenziato che l’argento della staffetta 4x100, fiore all’occhiello della spedizione, sia stato in realtà, al di là dell’ottimo tempo, una sconfitta evitabilissima, anche perché, da che mondo e mondo, chi arriva primo è campione e viene ricordato e segnato sugli albo d’oro, mentre gli albi d’argento non mi risulta proprio che esistano.
Abbiamo perso una medaglia d’oro di 7 centesimi schierando due frazionisti che avevano il 6° e il 7° tempo in Italia dell’anno sui 100. Ora, togliamo Besozzi, ma c’erano sempre davanti Cerutti e Tomasicchio la cui somma di tempi valeva circa 40 centesimi meglio di Donati e Checcucci.
Ma Cerutti ha fatto le sue scelte e non ha voluto andare ai raduni ad imparare gli ottimi cambi impartiti dal Prof. Di Mulo. Perfetto, abbiamo personalmente avuto modo di appurare che così è stato, senza alcun tipo di astio o rivalità tra i vari velocisti italiani, ma una piccola domanda mi sorge spontanea. Come mai Donati che ha corso in 10”43 con +1,3 di vento è stato preferito a Tomasicchio che ha fatto 10”25 con +0,3 e ha partecipato a tutti raduni possibili e immaginabili?
..chissà, probabilmente non si sarà applicato nell’apprendere scienza del cambio.
Per concludere voglio citare l’unica voce di dissenso letta nelle ultime settimane, oltre alla nostra, di un mio vecchio amico di pista, ormai dedicatosi a tempo pieno all’allenamento. Dalle pagine del sito di una prestigiosa società bergamasca leggo che lui, presente a Barcellona, si chiede se non sia il caso che vada a farsi un esame della vista dopo aver letto e sentito i vari commenti in merito. Non andare Riccardo, ci vedi benissimo e grazie veramente per la grande passione che sempre ci metti in questo sport; forse grazie a persone come te, un giorno, si potrà sconfiggere lo stato delle banane e vedere realmente la rinascita dell’atletica in Italia.

IL DUCA

02/08/10

i deliri di Arese e Uguagliati - tanti cattivi pensieri serali

In Italia sta prendendo piede un modo di rapportarsi con i media molto singolare da qualche tempo a questa parte: basta dire enormi castronerie, facendo poi la faccia seria di circostanza, citando dati a casaccio, e pensare che chi ti segue la beva. E spesso succede proprio così. Ci aveva provato il ministro Scajola dicendo che qualche farabutto gli aveva pagato la casa sotto il Colosseo a sua insaputa. Oppure qualcuno che sosteneva di frequentare il Salaria Sport Village di Roma solo per i massaggi, e che i profilattici trovati nei cestini servivano esclusivamente come gavettoni. Tanto non c'è contraddittorio, no? Franco Arese, che negli ultimi anni ha demolito la propria immagine di atleta (almeno di quella rimaneva un ricordo positivo), lasciando nel nostro immaginario solo gli sfracelli da Presidente Federale, sul sito Ufficiale della Fidal ha scritto una pagina che passerà alla storia come uno volo pindarico di puro delirio. Del resto il personaggio si sposa a pennello con il clima generale politico italiano: in quale paese civile il responsabile di una nota ditta di abbigliamento sportivo è anche presidente della Federazione sportiva che lui stesso sponsorizza? E in quale altro paese dopo 6 anni di schiaffoni in faccia e l'azzeramento di uno sport, il Comitato Olimpico non dimostra di avere le palle per metterlo alla porta per paura di perdere le sponsorizzazioni in altri sport nobili come la pallavolo che quello stesso personaggio ha in mano? Ma sarà mai per questo che hanno previsto l'ineleggibilità (ma siamo in Italia, le norme rimangono spesso sulla carta o vengono emendate da qualche amico) in questi casi per il "conflitto di interessi"? Purtroppo nel delirio, Arese si porta dietro pure il buon Francsco Uguagliati, ormai completamente succube dei nonsensi che si vanno dicendo da quelle parti da ormai 6 anni. Com'è andata a Barcellona quindi? "E' andata bene!" come recita sulla home della Pravda-Fidal.it il tronfio Arese (che viene messo sempre con la foto nella posa da "Billionaire"). Dopo i proclami post-Doha (dove aveva scritto un'altra pagina di incredibile dabbenaggine) ci aveva dato a tutti appuntamento a Barcellona. E noi c'eravamo tutti, davanti alle tv o direttamente allo stadio Montjuic. Se avessi viaggiato sulla navicella spaziale Endeavour nell'ultima settimana e fossi atterrato giusto oggi a Houston, e avessi aperto per puro caso il sito fidal.it (se tornassi davvero da un viaggio astrale, l'ultima cosa che mi verrebbe in mente di fare sarebbe proprio andare sul sito Fidal, ma facciamo questa ipotesi assurda) di fronte a queste dichiarazioni mi aspetterei chissà quali sfracelli. Poi si vanno a vedere i risultati e si scopre che gli sfracelli li hanno fatti in realtà cugini, nipoti, dirimpettai, nonni. L'Italia è 17^, nell'unica classifica che contava. Quella delle medaglie. Che sia chiara una cosa: chiunque qui dentro quando corre o salta o lancia un atleta in maglia azzurra non spera altro che questi possa vincere: in questo emblematica la volata di Daniele Meucci. Ricordava quelle leggendarie dei nostri mezzofondisti degli anni '80 e '90 e con tutto il cuore si sperava che potesse arrivare lassù. Si depongono le armi della critica e si spera: magari stavolta... Detto questo, detto che da italiani ci incazziamo se non vediamo le nostre maglie stare davanti (ed è quello che ci porta a vedere nero ogni volta che la nostra nazionale và a picco), urta ed è davvero stucchevole sentire i toni trionfalistici di chi parla in nome e per conto della Fidal dopo il 17° posto agli Europei nel famigerato medagliere, che da quest'anno abbiamo imparato evidentemente a denigrare. Vuol dire che costoro non hanno cognizione di causa e che intendono continuare così, giù in picchiata nel baratro. Leggere l'articolo di Marco Sicari (penso sia stato erudito a proposito: è una buona penna) è come leggere un dispaccio d'agenzia della Tass quando trasmetteva da Mosca, in piena guerra fredda. Disinformazione. Pensate cosa si legge mai: "Luci, per una volta, molto più luminose delle ombre. L'Europeo di Barcellona non lascia spazio a dubbi di particolare rilievo, nell'interpretazione della manifestazione in chiave azzurra. La squadra composta dal DT Francesco Uguagliati si è ben comportata allo stadio Olimpico e sulle strade della città catalana, mettendo in evidenza un bel mix tra forze nuove (ben sette gli esordienti assoluti) e valori consolidati". Naturalmente viene fatto il paragone con Goteborg 2006, e si sputa un pò sul piatto in cui ci si saziò in maniera pantagruelica allora (due ori e una posizione molto più in su nel medagliere, noni). Conviene sputare sul passato quando il presente è molto scomodo. Ma allora contavano solo gli ori, per salvare il fondoschiena, oggi contano i piazzamenti in finale. E allora giù numeri: 92 punti, OTTAVI nella classifica finale a punti: pensare che una volta ci dicevano che contavano solo le medaglie (nel 2006). Oh, ottavi in Europa! Ma scusate, siamo la terza nazione per numero di abitanti del Vecchio Continente, e arriviamo ottavi in un campionato europeo? Europeo! Gran bel risultato, non c'è che dire. Però a Goteborg eravamo arrivati a 62 punti (ma allora Arese stava preparando tutte le sue riforme clamorose). Mi chiedo cosa conta gonfiare il petto su questi numeri in un campionato individuale. Glielo hanno detto Arese che la Coppa Europa era già finita? Cosa conta far credere di avere un movimento compatto, se poi... leggete qui sotto.
Dai, forse sono troppo polemico, però ragionate un attimo: qual'è il compito supremo di una Federazione sportiva? A me sembra che sia arrivare a portare atleti che possano vincere una Olimpiade o un Mondiale, scrivere una pagina di storia sportiva del Paese di cui si indossa la maglietta. E con questo, fare da traino a tutto il movimento, fare proselitismo. E' un circolo virtuoso: più si vince, più arrivano giovani, più aumenta la base statistica nella quale trovare i campioni, che andranno poi (si spera) a vincere. Qui invece aumentano solo i master, nonostante la presenza di personaggi assurdi come Lucilla Andreucci, cui la Rai dà pure un microfono in mano per dire delle grandissime ovvietà. A proposito: ma è riuscita a dire qualche cosa di "importante" in una settimana di gare? Qualche cosa che ci ha portato veramente a riflettere, a parte la cattiveria sui master? Non mi ricordo francamente: del resto, poverina, correva le maratone, cosa ne sa di salti, lanci, velocità, staffette, se non quello che per osmosi ha cercato di apprendere sul campo? Bragagna, se mai leggerai questo articolo, disfatene. Lo share dell'atletica aumenterà di un buon 5%: tutti over 35. Ma torniamo agli italiani e a Barcellona. Indubbiamente molti sono andati forte, si sono visti due record italiani pazzeschi nelle staffette, 6 medaglie, diversi legni. Ma vi siete fermati a vedere chi erano gli interpreti del nostro movimento che si sono messi in luce? Ancora gli stessi trentenni che calcano le piste e le pedane da anni! L'Italia che vince è praticamente la stessa da un lustro: dove sono i volti nuovi? Possibile che la Francia, non da Parigi 2003, ma da Goteborg 2006, presenti una squadra completamente rinnovata, piena di facce giovani e domini il medagliere mentre l'Italia deve ancora appoggiarsi ai "soliti" noti? Vizzoni è praticamente un master, la squadra di maratona addirittura è in procinto di sbarcare in blocco tra gli M40. Schwazer è da anni sulla breccia, salvo gli ultimi sbroccamenti in successione (ma l'argento l'ha pur vinto). La 4x100 era composta da 30enni (e con Cerutti probabilmente si sarebbe pure vinto l'oro, ma vogliamo fare pure i pignoli moralisti). Sicuramente una sorpresa è stata la La Mantia, Meucci e la Incerti. Ok, bravissimi. Ora, tutti questi, più Howe, Gibilisco, la Grenot (tutti esplosi negli ultimi due anni, sotto l'influsso delle scelte di Arese, no?), metteteli sul palcoscenico mondiale o olimpico. Quanti di loro avranno la possibilità di primeggiare nei prossimi due anni? La 4x100, sicuramente si farebbe onore, ma è francamente difficile pensare a medaglie con la presenza di Usa e soprattutto Giamaica. Vizzoni arriva a Londra a 39 anni, va bene, speriamo per lui che vada oltre gli 80. Ma non può essere lui l'immagine dell'Italia atletica, anche se a noi master andrebbe a pennello. Meucci difficilmente troverà un'altra gara tra mondiali e olimpiadi da 28'30" sui 10000: Bekele riesce a correre in 51" gli ultimi 400. I maratoneti si troveranno decine di colored africani: si sa come vanno a finire le maratone di questi tempi. Le variabili indipendenti sono sempre minori. La La Mantia, dovrà saltare vicina ai 15 metri (oh, non impossibile!), la 4x400 femminile si troverà gli stessi problemi delle staffette maschili (con caraibiche e americane). I giovani italiani se ci sono non si vedono ancora: nonostante si parli di mix tra giovani e "navigati"... in tutta Europa atleti delle stesse età dei nostri giovani hanno davvero impressionato. I nostri? Bravi Vistalli e Milani. Ma come non essere un minimo obiettivi se venissero messi davanti al resto del mondo? Sapete che cosa ci separa da altri due anni da "zero tituli"? Schwazer, Howe e forse Gibilisco. Ancora loro, quelli che hanno salvato la cadrega ad Arese negli ultimi 6 anni. Teniamo duro ancora un paio di anni, poi forse tutto finirà. Di sicuro un grosso ringraziamento a chi in tutto questo non c'entra nulla: gli atleti, che a Barcellona ci hanno fatto davvero sobbalzare sul divano dal tifo. Comunque sia, ragazzi, "è andata bene". Grazie Presidente.

17/05/10

Scoop-Webatletica: la guerra tra i (poveri) velocisti italiani fa una vittima: Fabio Cerutti

(nella foto, una staffetta che non vedremo a Barcellona... c'è un Fabio Cerutti di troppo) - Notizia che ha dell'incredibile e che grazie alle radicate conoscenze del Duca emerge solo oggi. Una guerra intestina nel gruppo di velocisti italiani più rappresentativi: una terremoto in un bicchiere di limoncello, considerata la nomea della specialità velocistica italiana a livello internazionale (l'ultimo semifinalista in una grande manifestazione internazionale è stato Madonia a Tokyo '91, 19 anni fa). Nonostante questo, costoro sarebbero riusciti (condizionale d'obbligo) ad arrivare a farsi guerre tra poveri, come sapientemente ha intitolato nel proprio pezzo il Duca. La vittima sarebbe Fabio Cerutti, inibito (fonte Gazzetta) ad indossare la maglia azzurra della nazionale per un anno intero. Le cause? Leggete il brano qui sotto... Grazie "Castrado" Arese e grazie prof Uguagliati: due fari nella nebbia del'atletica italiana.

LA GUERRA DEI POVERI

C’è uno straordinario libro di quasi cinquant’anni fa che, al di là di come la si voglia vedere in un epoca in cui i valori non esistono assolutamente più, racconta cos’era la vita un tempo, cos’era e cosa è stata la guerra, cos’è realmente la sofferenza e cosa significa credere in un ideale con la successiva presa di coscienza di aver sbagliato tutto e dover cercare, in qualche modo, di recuperare. E’ la storia autobiografica di un partigiano della seconda guerra mondiale, Nuto Revelli, che descrive in modo sublime una delle pagine piu’ tristi e drammatiche della recente storia d’Italia, la ritirata dalla Russia in cui oltre 14000 persone morirono e le altre 4000 che sopravvissero si ritrovarono, una volta tornati, a dover scegliere da che parte schierarsi nell’ultima parte di quell’assurda guerra in cui ci si uccise, tra vicini di casa, per il colore diverso di una camicia. La guerra dei poveri, appunto e, vi sembrerà strano, lo spunto per tale citazione me l’ha dato un episodio curioso avvenuto in questi giorni nel mondo dell’atletica italiana che conta, si fa per dire, ed è passato ovviamente sotto poche righe battute da qualche quotidiano sportivo. Fabio Cerutti, velocista azzurro dell’Atletica Riccardi, è stato escluso per un anno dalla possibilità di partecipare alle staffette italiane nelle massime competizioni internazionali, per non aver risposto alla convocazione federale di un raduno collegiale. Per quelli che non lo conoscessero, Cerutti è uno dei piu’ forti specialisti italiani nei 100 mt., con un personale di 10”13, ed anche nei 60 mt. indoor dove, l’anno scorso, con 6”56 ha conquistato una medaglia d’argento agli Euroindoor di Torino. E’ quindi un ottimo atleta, dotato di una partenza bruciante, talora anche troppo, nel senso che spesso incappa in qualche falsa partenza che, con i nuovi regolamenti, potrebbe dargli non pochi problemi. In ogni caso uno dei velocisti di punta della nostra nazionale che, sicuramente, a livello di staffetta 4x100 quest’anno agli Europei di Barcellona potrebbe provare a centrare un podio che, si sa, di questi tempi sarebbe visto come un’oasi nel deserto. Ed allora perché tanta rigidità, per non aver partecipato ad un raduno collegiale, pur in presenza di una disposizione che appunto prevedeva tale punizione estrema?? E qui entriamo nel campo dei pettegolezzi, ma devo fare informazione e mi sembra doveroso riportare anche delle voci che, a ben vedere, potrebbero essere veritiere. Il buon Cerutti ha effettivamente saltato il raduno federale, ha realmente fatto questa cosa gravissima dettata dai massimi vertici federali, ma pare abbia anche fornito le opportune giustificazioni, inviando preventivamente una lettera che motivava la sua assenza con l’imminente matrimonio, i preparativi per lo stesso e, pare, la consegna di alcuni mobili che doveva avvenire proprio in quei giorni del raduno. Ed allora nessuna indulgenza? Sembrerebbe di si, nel senso che gli sgherri di Castrado avevano accettato in un primo tempo la giustificazione e passato sopra all’assenza di Cerutti, salvo che, udite, udite, alcuni suoi compagni di nazionale avrebbero sottoscritto una lettera in cui avrebbero chiesto ai tecnici preposti di far rispettare la norma e cosi’ sarebbe scattata la clamorosa squalifica. Ora non posso chiaramente fare nomi e cognomi e, ribadisco, si tratta di un pettegolezzo che forse mai sara’ confermato ufficialmente. Rimane certa la squalifica, rimane certa la lettera inviata da Cerutti in cui giustificava ampiamente i motivi della sua assenza, rimane certo pensare che ci si possa privare di un atleta di spicco per un cavillo procedurale, rimane certo il fatto che tra Cerutti e un altro velocista italiano esiste da anni una grande rivalità ed antipatia reciproca. Nella pochezza assoluta dell’atletica italiana, in che altro modo si potrebbe definire questa squallida vicenda se non …… la guerra dei poveri. IL DUCA