08/02/11

A Lievin stecca Obrist - La Mantia "solo" 14,05 - Italiani opachi

Mi aspettavo Christian Obrist sui 1500 a Parigi, mentre a sorpresa me lo sono trovato iscritto sugli 800 a Lievin. Ed è finita che si è preso pure una bastonata (solo sportiva, eh) dal rampante Giordano Benedetti, ma purtroppo per entrambi ben lontani dal minimo della Fidasics: 1'49"76 contro l'1'50"83 dell'altoatesino. Pass nemmeno per Agnes Tschurtschenthaler, molto lontana dal 9'03" richiesto dalla Federazione. 9'25"87, lontanissima da tutte le altre contendenti della gara. Simona La Mantia è giunta buona seconda, ma con un 14,05 non certo "da medaglia" a Parigi (e un solo salto oltre i 14), ma c'è tanto tempo per rimediare. L'ha preceduta l'ucraina Olha Saladuha con 14,37. Fabrizio Schembri invece non è andato oltre un buon 16,72, ma che è misura che non gli potrà regalare grande soddisfazioni tra un mese. 
Il miglior risultato tecnico l'ha sicuramente ottenuto Teddy Thamgo che nel salto triplo è arrivato a 17,64. Misura-monstre. Jonathan Edwards si sta avvicinando. 
Nei 60 femminili non poteva mancare l'ucraina Olesya Povh, onnipresente in giro per l'Europa negli ultimi tempi e che stavolta ha avuto un pò di difficoltà ad annichilire l'africana Ruddy Zang Milama (7"17 per entrambe). Nessuna novità in chiave europea su questa specialità che possa impensierire ulteriormente Manuela Levorato da quello che dovrebbe essere un obiettivo primario: accedere alla finale. Poi c'è tempo per sognare.  
Nei 60 maschili Christophe Lemaitre continua ad arrancare in tempi appena sotto i 6"70: le sue gare di solito, all'aperto, iniziano proprio da lì, dove al coperto in realtà finiscono (6"68 e 6"69). Lemaitre si è poi cimentato in un 200 chiudendo secondo in 21"18 battuto dal tedesco Sebastian Ernst con 20"93. Registro nelle batterie la lenta eclissi di Ronald Pognon (6"76), mentre non sembra aver fine la carriera di Kim Collins, che ha finito in 6"61 terzo dopo il 6"62 in batteria. Vittoria del giamaicano di turno, Lerone Clarke con 6"59. 
E siccome in Francia hanno una cultura dello spettacolo connesso all'atletica, ci hanno piazzato pure un bel 300 con Leslie Dijone che vince in 32"68. In gara anche i fratelli-gemelli Borlee. 
Gli 800 femminili, orfani di Elisa Cusma, che ormai mi rassegno a non vedere fino agli italiani, si animano a livello continentale: stavolta a vincerli è stata la britannica Jennifer Meadows con 2'00"29.   
Renaud Lavillenie supera ancora i 5,90 nel salto con l'asta, e si candida all'oro parigino. 

Waiting for (Howe) Godot

La vita sportiva di Andrew Howe è qualche cosa di meraviglioso, concedetemi questa divagazione. Ogni campione appartiene idealmente alla collettività, che a sua volta si sente di dover partecipare ad ogni svolta della carriera del proprio paladino come se fosse la propria. E soffre quando le cose non vanno come dovrebbero. Poi Howe è un ragazzo simpatico, che sa ridere (particolare di non poco conto), e che sa esaltare. Chi naviga in questo mondo da almeno 10 anni, conosce a menadito tutte le sue imprese fin da quelle giovanili (stellari) che ne facevano il più grande talento atletico mai comparso sul territorio nazionale: non solo il lungo, ma il triplo, gli ostacoli, la velocità. Un essere fisicamente superiore, senza tanti giri di parole. Ad un certo punto della sua carriera è però successo qualche cosa: forse gli infortuni, forse le scelte di qualcuno esterno al suo gruppo, forse i desiderata dello stesso atleta. Fatto sta che si sono cominciate ad assommare stagioni in cui sembrava si potesse assistere a bombe (sportive) atomiche (l'anno successivo a quello buono) a stagioni in cui seguivano sistematicamente infortuni o controprestazioni. L'anno scorso Howe la concluse con un clamoroso crono sui 200 all'Arena (20"30 con un'umidità da metropoli del nord), tanto da lasciarci tutti con le mascelle smascellate. Sapete qual'è il problema? Paradossalmente il suo punto di forza, cioè l'ecletticità come velocista e saltatore. Un dualismo mai risolto, in un'epoca di estrema specializzazione che nel lungo periodo può essere più che un vantaggio, un grande svantaggio. Ma questo è solo il mio Andycop-pensiero, nulla di che: non creo opinione. Tutto questo infatti potrebbe portare ad essere fortissimi velocisti e fortissimi saltatori, ma molto difficilmente ad essere il migliore velocista e il migliore saltatore. Che è quello che tutti si aspettano. Questione di tempi da dedicare ai particolari. I migliori sprinter mondiali vivono di quello, così come i saltatori. Quest'anno quello di Howe, quindi, che anno sarà? Se l'è chiesto il quotidiano Tuttosport, che più che chiederselo glielo ha proprio chiesto direttamente a Lui, dopo il 60 in 6"78 ad Ancona. Apriti cielo! Ebbene il quotidiano sportivo cita una pregressa intervista ad Howe di non più di due settimane prima dove riferiva i propri intendimenti: esordio nel lungo a Stoccarda (sabato scorso) "per superare comodamente gli 8 metri"; poi Parigi "Massì, è una gara che ho già vinto ma non c'è motivo per non riprovarci". Ed infine Il Proclama:  "L'ideale sarebbe chiudere questa parte di stagione con un salto intorno agli 8,30". Tutto chiaro, no? No. Virata di 180° e clamorosa ritrattazione nell'intervista che compare oggi sul giornale torinese: "Adesso basta. E' stato un buon allenamento (il 6"78 di Ancona) ma di gare non ne faccio più fino a primavera". Poi l'intervistatore, Guido Alessandrini, fa una domanda intrigante: "D'accordo, ma il lungo? Tra pochi giorni ci sono i Tricolori, e poi appunto, l'Europeo...". Risposta: "Sì, all'inizio l'idea era di andarci, ma non sono uno che può improvvisare". Perdonate l'irriverenza, ma qui mi è scappata una piccola risata a denti stretti (come le battute sulla Settimana Enigmistica). Howe continua: "Ho pesci più grossi da prendere e mi riferisco al mondiale estivo". Ok, su questo non ci sono dubbi: è molto più importante. L'articolo è intitolato "Howe ci ripensa di nuovo" e di certo non potrà essere ricordato come un momento di comunicazione memorabile per lui, anzi. L'immagine intrinseca che ne esce è quella di una certa improvvisazione sulle tappe (l'immagine, eh... poi magari nella sostanza gli obiettivi sono belli delineati) e il quotidiano rimarca proprio questo aspetto. Naturalmente pensate come l'avranno presa alla Fidasics!! Fa quasi tenerezza quindi la conseguente e dovuta intervista al DT della Nazionale di Atletica Francesco Uguagliati che sembra accettare senza muovere un dito la decisione di Andrew. Ma qualcuno ha mai pensato che Uguagliati o qualcuno della Fidal abbia mai potuto influire sulle decisioni dello staff di Howe? Se qualcuno crede alle favole, alzi la mano... 
Seconda immagine che Tuttosport regala all'atletica: la Fidal non controlla (evidentemente) i propri atleti di punta che stabiliscono così le proprie priorità. E le impongono. Sarà giusto, sarà sbagliato: non sono certo io a dirlo. Di sicuro questo sarebbe nelle intenzione della Federazione di Atletica, che tutto sta facendo per la propria immagine dopo le devastazioni al napalm che hanno fatto negli ultimi 6 anni, ma che evidentemente nulla può. Come verniciare la carrozzeria dopo aver negli anni venduto il motore e le ruote dell'auto per poter dire che è una bella automobile. Del resto chi semina grandine, di solito raccoglie tempesta. La fragilità degli organismi tecnici e amministrativi, gli interessi di parte spinti all'estremo fino a cambiare le regole per favorire determinate società a scapito di altre, i personalismi e l'arroganza di chi fa parte di questo sistema, il vizio o peccato originale di un presidente ineleggibile ma che lo stesso gestisce la res pubblica (da sei anni!) fanno il resto, caricando di incoerenze tutto l'organizzazione sportiva. Un baraccone, appunto. Quindi, viva Howe e i suoi ripensamenti: giusto che si diverta almeno lui. 

Il weekend atletico italiano verso Parigi 2011 - le donne

Maria Enrica Spacca, ottimo esordio sui 400

  • 60 metri: Si va avanti con una sola atleta, Manuela Levorato, che al meeting di Stoccarda ha registrato una giornata di stallo dal punto di vista cronometrico (7"34 e 7"39) ma che se vogliamo è la conferma ad alti livelli della veneziana. Manca più di un mese agli Europei, e pensare di migliorare di un decimo aggiustando qualche particolare non sembra azzardato. La finale si conquista con tempi solitamente tra i 7"25 e i 7"30. Non è un'impresa. La medaglia, guardando le liste dell'anno, sarà vicina ai 7"20 (solo una per ora è scesa sotto questo limite e anche in più circostanze, l'ucraina Povh). Arcioni e Salvagno ancora troppo lontane dal limite per sperare di essere convocate in questa specialità.
  • 400 metri: è bagarre per i quattro posti della 4x400 di Parigi, che verrà sicuramente schierata. Marta Milani piazza il personale a 53"10, 44 centesimi in meno del PB dell'anno scorso, ma non ancora sufficiente per partecipare alla gara individuale (avendo conosciuto da qualche uccellino gli atteggiamenti dello staff tecnico della Fidal a Barcellona sulle staffette, c'è da credere che stiano facendo le corna sul fatto che la Milani faccia il minino: preferiscono che gli atleti si dedichino ai quartetti senza ulteriori distrazioni). Maria Enrica Spacca, l'avevo evocata non più di una settimana fa: mi ha ascoltato e siglato un gran 53"42 sulla scia della Milani. Secondo tempo dell'anno in Italia, e quasi la certezza di prendere un volo Air France (low cost, naturalmente, visti i mille rivoli in cui si perdono i denari stoccati presso il deposito di Paperon' de Paperoni). Stecca clamorosamente Daniela Reina (56"25 ad Ancona) che fonti la davano allenarsi per gli 800, e che ha intravisto probabilmente la possibilità della staffetta. Troppo alto per essere vero: deve essere successo qualche cosa durante la gara. Salgono così le azioni di Giulia Arcioni (54"35) e Chiara Bazzoni (54"27) (visto che Grenot non ci sarà quasi sicuramente). Ma un altro paio di atlete sono scese sotto i 55": gli italiani assoluti saranno davvero il banco di prova finale per stabilire la quadriga europea.
  • 800 metri: la specialità è al momento con l'encefalogramma piatto. Daniela Reina ha provato i 400 (con scarsa fortuna). La migliore attualmente in Italia è stata la giovanissima Serena Monachino che ha corso in 2'09"44, cioè un'eternità (sportiva) dai limite di 2'02"80. La specialità, volenti o nolenti, in questo momento è solo Elisa Cusma, nella speranza che la Reina sia protagonista. Dietro il vuoto.
  • 1500 metri: stesso identico discorso al millimetro con gli 800, solo che non c'è una seconda Daniela Reina che possa essere una valida scelta alternativa a Elisa Cusma. Al momento la migliore in Italia è addirittura un'atleta del '76 (una master de facto e di diritto) Eleonora Berlanda. Il mezzofondo veloce femminile, tolta la Cusma, è all'anno zero: se n'è reso conto qualcuno?
  • 3000 metri: non si sono viste ancora all'opera nè Elena Romagnolo, nè Silvia Weissteiner (ma è anche vero che non la si sente da un pò di tempo), nè Federica Dal Ri. L'unica con velleità europeiste sembra essere l'altoatesina Agnes Tschurtschenthaler, che sarà schierata nei prossimi giorni in un 3000 in giro per i meeting europei. Davvero difficile pensare che poi si ritrovino tutte agli italiani per fare una gara a ritmi elevati per ottenere un minimo a scapito di un titolo nazionale. Mettiamoci anche i 3000 tra le specialità in via d'estinzione (e nonostante sia stata nel passato una delle specialità più ricche di medaglie: dagli ori di Agnese Possamai fino alla medaglia di bronzo di Silvia Weissteinter di Birmingham '07). 
  • salto in alto: la regina (Antonietta Di Martino) ha archiviato la pratica fin dalla prima uscita: 1,95 e mamma butta la pasta che arrivo di Dan-Petersiana memoria (bello sapere che il Dan di Chattanooga, Tennesee, è tornato ad allenare: meglio ancora sentire le sue cronache della NBA negli anni '80). La domanda è: accanto al suo posto nella fila F della seconda classe del volo per Parigi, ci sarà Elena Vallortigara o Alessia Trost... o nessuna delle due? A naso, visto come il faccione di Rams-Arese II si è speso per loro nel corso dell'ultimo anno, se una delle due promettenti ragazze dovesse ottenere il minimo, la porterebbe. Trost nell'ultima uscita batte Vallortigara a Udine: e questo è un colpo, visto che la seconda sembrava un pelo più forte (ha anche un paio di anni in più). Il problema sono le misure: a 1,80 agli europei si entra, non si finisce la gara. I campioni, volenti o nolenti, sono quelli che tengono un trend medio alto, lasciando davvero poco spazio alle battute a vuoto. Ma stiamo parlando di ragazzine che non hanno in un caso nemmeno 17 anni. Di sicuro la specialità è viva e anche coperta per l'immediato futuro.
  • salto triplo: anche qui Simona La Mantia mette agli atti il minimo. Stasera sarà di nuovo in scena a Lievin, in Francia. Mi sa che ci si ferma qui, visto che Magdelin Martinez (anche lei da quest'anno sarebbe "master") non si è ancora vista. All'orizzonte si profila un fenomeno di estrazione nobilissima (quella dell'est europeo), e dai piedi fotonici: Dariya Derkach. 16 anni, ucraina ma che vive in Campania (la mamma partecipa all'attività master nazionale) e si sa come la penso su questi ragazzi di seconda generazione: sono nati in Italia, frequentano le scuole italiane, parlano italiano: se lo vogliono loro, non vedo perchè puntare su molti di questi ragazzi per l'atletica nazionale del domani. I fenomeni sociali che si registrano oggi in Italia, non possono emarginare questi fenomeni: l'integrazione parte dai giovani. Così tantissimi ragazzini di origine nordafricana li vediamo sempre più affollare le gare di mezzofondo (in contrasto con l'abbandono da esodo degli italiani), quelli centrafricani nella velocità: è lo stesso identico fenomeno avvenuto in Francia, che ha esperienze di immigrazione più radicate. Cosa aspettiamo a seguirli?
  • salto in lungo: peccato che Irene Pusterla sia nata qualche km oltre il confine Italo-Svizzero. Avremmo potuto contare su una speranza per l'immediato futuro, visto che ritirata Fiona May, la specialità è stata inserita dal WWF tra le specie estinte con l'orso del Kispius. La Pusterla a Magglingen (testimone oculare il sottoscritto) ha saltato 6,57. Minimo anche per la Fidal, ma non è appunto italiana. Tania Vicenzino plana a 6,42 (che è un ottimo salto) ma non sembra ancora pronta per tenere trend superiori a 6,50. Troppo "alesaggio" tra una gara e l'altra (ha anche un 6,28). La giovanissima Dariya Derkach, zitta-zitta, intanto arriva a 6,31. Lei è il futuro, se la Federazione Ucraina non se ne accorge prima.
  • salto con l'asta: Benecchi e Giordano-Bruno sono già in Francia. Ma ho una specie di presentimento sulle astiste italiane: la poca solidità internazionale. Come dire: andare agli Euroindoor solo per far presenza. Il minimo sembra quasi più abbordabile rispetto agli altri (si pensi al 2'02" sugli 800), ma poi il senso della previsione di un minimo Fidal perde in questo caso la sua valenza: sarebbe necessario ottenere la misura richiesta per l'ingresso in finale (almeno 4,40). Speriamo che le due ragazze di cui sopra migliorino i loro stagionali.
  • lancio del peso: l'unica pretendente alla Francia è Chiara Rosa, che spesso è vittima di sè stessa e delle proprie elucubrazioni. Spara 'sto peso con rabbia e Amen! Così al momento non ha ancora ottenuto il minimo, ma è assolutamente alla sua portata...

07/02/11

Il weekend atletico italiano: chi sale e chi scende, verso Parigi 2011 - gli uomini


Di Gregorio vs Chambers
  • 60 metri: salgono vertiginosamente le quotazioni di Emanuele Di Gregorio (che nel mio sondaggio qui a sinistra è al momento in testa quanto a possibilità di medaglia a Parigi 2011). Soprattutto il suo 6"62 (in batteria, poi 6"66 in finale) ottenuto a Stoccarda a è tempo di assoluto valore internazionale: al momento è il miglior tempo europeo del 2011. Battuti tra l'altro il bi-campione europeo Christophe Lamaitre e Mark Lewis-Francis, non certo due turisti per caso in giro per i palazzetti d'Europa. Poi, come giustamente ha commentato Sasuke nei precedenti post, Dwain Chambers campione di tutto a livello indoor, ha esordito con un anonimo 6"72 e non sembra il martello degli scorsi due anni, mentre Francis Obikwelu non sembra il superatleta di qualche anno fa (6"69). Emanuele può pensare in grane? Servirà correre sotto i 6"60. In attesa nelle prossime ore degli esordi dei probabili altri due nomi da affiancare a Di Gregorio (Cerutti e Collio), gli altri sprinter scalpitano. Roberto Donati ha regolato già due volte Gianni Tomasicchio ad Ancona e questo è al momento un sovvertimento di valori stabiliti: 6"72 a 6"77 in finale (e 6"75 a 6"79 in batteria). Poi c'è sempre Jacques Riparelli col suo 6"72 stabilito pochi giorni fa. Ad Ancona Andrew Howe si è esibito con un buon 6"78, ma non credo si metterà mai seriamente a pensare a questa disciplina. I campionati italiani saranno il banco di prova solo per testare i tre del CoDiCe, anche se non dovessero arrivare tra i primi tre (ma avendo comunque ottenuto il minimo...). Anche se la Fidasics ha guerra aperta contro Fabio Cerutti e il suo staff, non penso siano così ottusi da non convocare la medaglia d'argento uscente...
  • 400 metri: è buio profondo in questa specialità al maschile. Non conosco (come invece si è venuto a sapere per quella femminile) se la 4x400 maschile sarà della battaglia a Parigi. Se lo fosse sarebbe il  caso (al momento) di non portare nessuno: un'oro che di sicuro non verrà difeso (l'oro di Torino '09 nella staffetta). A 13 giorni dall'ultimo giorno utile per Parigi, nessuno dei big (Vistalli, Barberi e Licciardello) si è fatto vivo. E Licciardello aveva pure una medaglia da difendere... tutto rimandato agli Italiani Assoluti? Rischio terribile...
  • 800 metri: ancora nulla, ma tre vicini al minimo, come dicevo nell'ultimo aggiornamento (Scapini, Rifesser e Benedetti). Mario Scapini ci ha riprovato ad Ancona, ma gli è andata per il momento male: 1'49"02 (1'48"20 il minimo richiesto per Parigi). Presente anche i redivivi Livio Sciandra (ma finito oltre l'1'51") e Maurizio Bobbato, ritirato. La partita per il minino rimane al momento circoscritta a tre atleti. Nessuno ancora i
  • 1500 metri: Christian Obrist esordisce anch'esso tra qualche giorno. Nel frattempo in due si sono avvicinati di molto al limite richiesta dalla Fidasics: 3'42" e spicci. Al momento il più vicino è Luca Leone, della Pro Patria, che nel weekend ad Ancona è sceso a 3'43"31 (19° tempo europeo dell'anno) nella scia di Goran Nava  (3'42"57) che mantiene la nazionalità serba e quindi a Parigi è probabile che ci sia già. Salami, l'altro pretendente, come ho scritto pochi giorni fa è poco sopra i 3'44". (Quasi) sicuro Christian Obrist, vediamo se ci saranno qualche novità assoluto per l'immediato futuro.
  • 3000 metri: l'unico papabile al momento sembra essere Daniele Meucci, visto il programma di gare che si è imposto nelle prossime due settimane. Difficile pensare che agli italiani assoluti si mettano d'accordo per correre in 7'54" (il minimo richiesto), trascinando nella mischia magari Stefano La Rosa. L'altro mezzofondista azzurro di una certa caratura, Andrea Lalli, nemmeno da prendere in considerazione. 
  • salto in alto: Sale ancora Marco Fassinotti, che arriva a 2,23: ma non basta. Servono i 2,27, che per il momento nessun altro ha avvicinato in maniera così decisa come Fassinotti. Nicola Ciotti è a 2,22 così come Silvano Chesani. Andrea Bettinelli addirittura è fermo a 2,16. C'è ancora qualche opportunità in giro per l'Europa, poi gli italiani. Più opportunità per Fassinotti, il migliore altista azzurro del 2010.
  • salto con l'asta: si può sperare solo in Giuseppe Gibilisco, visto che il resto del panorama vede o atleti esperti (come Rubbiani e D'Orio) che pur mantenendosi su altezze discrete, non sembrano avere nella propria faretra la freccia da 5,65. I giovanissimi, promettenti, difficilmente troveranno una convocazione: ancora troppo lontani, soprattutto Stecchi, il futuro della specialità. Speriamo ancora una volta in Beppe Gibilisco, il più grande astista italiano di sempre, quanto meno a risultati.
  • salto in lungo: a momenti ci scappa la sorpresone e il primo a strappare il minimo, anziché Andrew Howe (ma qualcuno conosce i suoi progetti? Parteciperà a Parigi?) sarebbe potuto essere Stefano Tremigliozzi che è planato a 7,90, a 5 soli centimetri dal minimo Fidasics. Quest'anno non si sono ancora visti fenomeni in giro per il mondo, e men che meno in Europa, dove capeggia le liste il russo Aleksander Menkov con 8,17. Il secondo europeo è il francese Kafetien Gomis con 8 metri giusti-giusti. Settimo Tremigliozzi in attesa di Howe. Al momento non si vede nessun'altro all'orizzonte.
  • salto triplo: ne abbiamo già due a Parigi. Potremmo inserire il terzo come a Torino '09, se solo Daniele Greco tornasse su livelli che gli competono. E soprattutto se dimostrasse di poter reggere (per ora 15,92... a quasi un metro dal 16,80 rischiesto).
  • lancio del peso: buio pesto in questa specialità, nessuno sembra poter arrivare ai quasi 20 metri richiesti. L'ultima volta che un italiano riuscì nell'impresa fu Paolo Dal Soglio, ma sono passati troppi anni.
Uomini Qualificati per Parigi 2011 e borsino degli altri:
  • Emanuele Di Gregorio (60), Fabrizio Schembri (triplo), Fabrizio Donato (triplo)
  • 80%: Andrew Howe (salto in lungo)
  • 75%: Simone Collio, Fabio Cerutti (60)
  • 60%: Giuseppe Gibilisco (asta)
  • 55%: Stefano Tremigliozzi (lungo)
  • 50%: Mario Scapini (800)
  • 45%: Lukas Rifesser (800), Jacques Riparelli (60), Roberto Donati (60)
  • 40%: Giordano Benedetti (800)
  • 35%: Marco Fassinotti (alto)
  • 20%: Nicola Ciotti (alto) Silvano Chesani (alto), Gianni Tomasicchio (60)
  • 15%: Daniele Greco (triplo)

Il 17,03 di Fabrizio Donato è record italiano M35: 1 metro e 32 in più

Fabrizio Donato a Torino '09
L'avevo pure annunciato: e naturalmente è successo. Fabrizio Donato al suo esordio come atleta nel suo 35 anno di vita, non poteva non coincidere con il record italiano di salto triplo nella categoria M35. Ora, sarebbe interessante capire se un atleta che ottiene i record nella stessa gara, nella stessa serie, debbano essere tutti considerati come record. Infatti, ad Ancona, sabato, Donato ha fatto questa serie in crescendo: 15,96 - 16,45 - 16,78 - 16,83 - 17,03. 5 record italiani di fila, se volessimo essere precisi, visto che il precedente era detenuto da Diego Lamenti con 15,71 (Ancona, 18/02/2007). Nell'attesa di capire se nella cronologia dei record debbano essere inseriti tutti o solo il migliore, registriamo il 14 record italiano over-35 del 2011. Un inizio davvero non male. Il fatto che molti record siano di stampo M35 o F35, dimostra che l'atletica sta diventando un può più matura. Ma questa non era una novità. Il record mondiale M35 indoor è detenuto da Jonathan Edwards, che saltò 17,44 ad età compiuta. Ciò vorrebbe dire che per Donato le possibilità di entrare nella storia master (ammesso che lo abbia mai preso in considerazione) l'opportunità si aprirebbe solo a partire dall'anno prossimo, visto che i record sono attribuiti solo ad età compiuta e lui è nato a giugno. Per la Fidal invece conta l'anno di nascita (come in tutte le altre federazioni). 

Il video del 7"72 di Abate a Magglingen

La Gambelli non si ferma più: suo anche il record F45 dei 200

Annalisa Gambelli davvero non si ferma più: prima di passare all'analisi dell'AGC master della settimana scorsa (che comparirà nei prossimi giorni), con decine di risultati molto interessanti, ecco l'ennesimo record della Gambelli, che sembra voler invadere tutte le specialità veloci della categoria F45. Stavolta, dopo i 100 F45 e i 60 F45, è la volta dei 200 indoor che corre in 27"82: prima donna oltre i 45 anni sotto i 28". Cancellata dalla cronologia dei record Rosa Marchi, che aveva portato il record da 29"38 a 28"16 (miglioramento di 1"22). In 8 mesi, da luglio 2010 a ieri, tre record italiani prestigiosi per la Gambelli. E la stagione indoor è solo a metà... Qui sotto la cronologia recente del record.
  • 27"82 - 05/02/2011 - Ancona - Gambelli Annalisa
  • 28"16 - 27/03/2009 - Ancona - Rosa Marchi
  • 28"50 - 01/03/2009 - Ancona - Rosa Marchi
  • 29"38 - 04/03/2007 - Ancona - Gabriella Ramani

Altri 3 biglietti per Parigi: Abate nei 60hs, Donato nel triplo e Giordano-Bruno nell'asta

Emanuele Abate a Torino '09
A Magglingen (testimone!) finalmente anche il poliziotto Emanuele Abate stacca il biglietto per Parigi 2011 nella specialità dei 60 ostacoli: 7"72, al centesimo, così come chiesto dalla Fidasics. Record personale e 11° tempo europeo del 2011. Meritato, visto che il giorno precedente sul linoleum della pista in località End Der Welt ("fine del mondo") di Biel nel cantone Berna, aveva corso in 7"73 e 7"75. E ho pure il video! Prossimamente on-line il video (anche se non era lui l'obiettivo della ripresa, lo confesso, ma atleti più "contenuti" della medesima batteria). Se dovesse essere convocato per Parigi dalla Fidal, sarebbe per lui la seconda partecipazione ad un Euroindoor dopo quella fugace di Torino '09, dove uscì però mestamente in batteria con un anonimo 7"94. 
Naturalmente oblitera il ticket to Paris anche Fabrizio Donato a primo tentativo, nella gara di salto triplo che è avvenuto ad Ancona: 17,03 che supera il 16,93 di Fabrizio Schembri, che è la quinta prestazione mondiale dell'anno: peccato che i primi 4 siano tutti europei... naturalmente a Parigi Fabrizio avrà il non facile compito di difendere un titolo europeo dall'astro (non nascente, ormai) il ventenne Teddy Thamgo, che quest'anno ha sparato un 17,59 (la stessa misura di Donato ottenuta a Torino per vincere l'oro) giusto per mettere tra sé e il resto del mondo una trentina di centimetri... e poi salterà in casa, particolare di non poco conto, anche se il triplo vive di equilibri diversi rispetto alle altre specialità... 
Infine nono lasciapassare per Anna Giordano-Bruno nel salto con l'asta, che a Udine ha saltato la stessa misura passata dalla Benecchi la settimana scorsa: 4,35. La Giordano-Bruno è nella breve storia della specialità, l'unica italiana ad essere riuscita a superare le qualificazioni di un Euroindoor (a Torino 2009, con 4,40). Peccato che poi in finale incappò in tre nulli. Le finaliste invece agli Europei Indoor furono 2, con Maria Carla Bresciani che a Stoccolma '96 giunse 15^ (ma senza le forche delle qualificazioni). 

06/02/11

Fra poco torno... flash

Sono attualmente a Magglingen, al meeting internazionale (non certo per meriti, intendiamoci...). Domani aggiorno il blog con il 6"62 di Emanuele Di Gregorio in Germania (battuti Lemaitre, che non passa però per essere un fulmine nei primi metri, e il britannico Lewis-Francis). Nel frattempo apprendo dal sito Fidal che si è aggiunto il settimo sigillo per Parigi 2011, che è quello (quasi scontato) di Fabrizio Donato: su 7 che andranno in Francia, per ora 3 sono triplisti. Qui in Svizzera, nella prima giornata Emanuele Abate corre ad un solo centesimo dal minimo sui 60hs (7"73 contro 7"72), poi in finale forza i tempi e peggiora lievemente: 7"76. Micol Cattaneo eliminata per falsa partenza, ma oggi si replica con tutte le gare di ieri. Una minuta svizzera, di cognome Sigg, ha corso i 60 piani in 7"53. La notizia? Ha solo 15 anni... un fenomeno precoce. Da Ancona sembra che Annalisa Gambelli (F45) forse ha migliorato nuovamente un record italiano master: quello dei 200 indoor. Da domani tutti gli aggiornamenti.

04/02/11

Verso Gand 2011: gli Europei Master del 2009

La maori Lusia Puleanga, protagonista ad Ancona '09
Mentre sto accompagnando idealmente la spedizione azzurra della Nazionale Maggiore verso Parigi 2011, è d'obbligo accompagnare anche la Nazionale Master, che è in procinto di partire nello stesso periodo con destinazione Belgio, Gand in particolare (o Gent). Naturalmente due visioni diverse dell'atletica, anche se poi come sappiamo il mondo master non ha da invidiare nulla quanto a impegno, dedizione ed attaccamento ai colori azzurri. Volevo ricordare solo cosa era successo nell'ultima edizioni di Campionati Europei, cui purtroppo un inopinato infortunio mi impedì la partecipazione. La sede come è arcinoto fu quella di Ancona '09, quella che si riteneva essere l'ultima opportunità di una grande manifestazione Master in Italia. Poi si è saputo di Lignano '11 prima e Torino 2013 poi. Altre due opportunità di crescita che la Fidal testardamente non vuole coltivare: infatti è risaputo come il master sia considerato dalla Fidasics un utile idiota (75.000 utili idioti che versano 10 € a testa per il tesseramento annuo, più le decine di migliaia di oboli di iscrizione alle gare, più le affiliazioni delle società: un versamento che supera ampiamente il milione di euro) cui tutto può essere chiesto, ma cui non spetta nemmeno l'1% del PIL della Federazione (anzi, si cerca pure di togliergli peso, di umiliarlo tagliando manifestazioni, senza che vi siano iniziative di crescita, opportunità: silenzio assoluto e pneumatico). 
Torniamo però all'aspetto tecnico, all'amarcord che ci deve accompagnare verso Gand. Ancona '09, è stata  una di quelle manifestazioni oceaniche (memorabile rimarrà quella di Riccione '07 che purtroppo non ebbe una canalizzazione successiva, come già spiegato) che danno molto spazio al movimento locale. Dove si sposta il circus master, lì c'è una crescita di tesserati finalizzati alla manifestazione. Quale occasione migliore per fare proselitismo? Così fu per Ancona '09: pensate, quanto a presenze-gara l'Italia riuscì a presentare al via 1766 atleti. Un numero secondo solo a Riccione: quanto all'altro grande evento organizzato in Italia (gli Europei di Cesenatico del '98 non ho proprio dati: se qualcuno dovesse mai trovarli mi faccia un fischio che glieli pago pure). 1376 i caps maschili (77,9%) e 390 femminili (20,1%). Ben 242 le medaglie vinte dagli italiani (cioè il 13,70% del totale di presenze: in pratica ogni 100 caps italiani, si vincevano quasi 14 medaglie). Delle 242 medaglie 73 sono stati gli ori (il 30,16% delle medaglie), 86 d'argento (35,53%), e le restanti 83 di bronzo (34,29%). Nota di colore: ben 78 furono invece le medaglie di legno (i quarti posti...). Le posizioni finali nei primi 8 (un'ipotetica finale) sono state ben 610 (naturalmente molte gare, soprattutto nelle categorie più "anziane", si sono svolte con meno atleti degli 8 presi in considerazione). A livello individuali, quelli di Ancona 2009 furono i campionati di Emma Mazzenga (4 ori tra le W75, dai 60 agli 800, passando per 200 e 400). 4 furono anche gli ori del lanciatore brianzolo Giuseppe Rovelli (peso, disco, giavellotto e martellone). A 3 arrivò Gabre Gabric (W90 tra peso disco e giavellotto). Due ori li conquistarono molte delle vedette italiane in chiave master: rimane nella memoria l'Haka di Lusia Puleanga dopo aver vinto le gare dei 60 e dei 200 W35; doppietta sulle medesime distanze fu collezionata da Mario Longo come M40 (ma tre ori con la staffetta). Le italiane W35 di fatto fecero l'en plein dai 60 ai 3000: Puleanga 60 e 200. Emanuela Baggiolini 400 e 800 e Paola Tiselli 1500 e 3000 (senza dimenticare la 4x200, dove le prime due hanno completato il proprio bottino portandolo a tre). Nelle doppiette non possiamo dimenticare il vate del mezzofondo, Luciano Acquarone, vincitore dei 3000 e del cross M75. A sorpresa nel club dei due ori, c'è entrata pure Roberta Bugarini: nel salto in alto W35 era scontato il primo posto; un pò meno nel giavellotto. 9 vittorie in 9 gare per le W35 italiane. Non potevano mancare all'appello i senatori Ugo Sansonetti (primo nei 60 e nei 400 M90), Mario Riboni (peso e disco M95). Altri doppiettisti famosi furono Giovanni Guerini, nelle due distanze della marcia, indoor e su strada. Quindi Vincenzo Felicetti, sui 200 e 400 M60.  E naturalmente Enrico Saraceni ha fatto suoi i 400 prolungando la striscia vincente di imbattibilità su questa specialità, che poi sarebbe continuata a Lahti, Kamloops e Nyrgyhaza. E altre icone del masterismo italiano che videro la vittoria, furono Carla Forcellini (naturalmente vincitrice del salto con l'asta W45) e Waltraud Egger negli 800 W55. 

03/02/11

400 femminili italiani (finalmente) in fermento?

Daniela Reina
L'avvento di Libania Grenot nel mondo atletico italiano, sembra essere coinciso con una sorta di Rinascimento della specialità del giro della morte come lo chiamano negli States. Ciò vuol dire che sempre più interpreti ad alto livello si stanno mettendo in luce in questa specialità, e che ciò, nei prossimi anni, potrebbe portare ad una sorta di innalzamento dei livelli medio-alti. Come avviene spesso in Italia, vi sono ogni tanto categorie che esplodono letteralmente e altre che muoiono inopinatamente: pensate alla storia dei 400 ostacoli di oggi, ormai diventata un'oasi protetta del WWF a rischio di estinzione, praticamente orfana di interpreti a livello (medio) internazionale, e la contemporanea crescita dei 100 ostacoli, con buone interpreti che un domani potrebbero avere un palcoscenico (almeno) continentale. Nei 400 odierni non solo Grenot e non solo Marta Milani, riuscita ad accedere alla finale di Barcellona e buona settima in 51"87. Dietro si stanno mettendo in luce una bella batteria di ottime atlete che potrebbero benissimo comporre una staffetta da finale ai mondiali. Pensare alla medaglia sembra francamente azzardato già da adesso: pensare alle russe (che piazzano 4 atlete ogni anno sotto i 51"), alle americane, che ne mettono almeno un paio sotto i 50", le giamaicane: quattro o cinque nazioni sembrano al momento ancora troppo fuori portata. Ma arrivare anche prime tra le terrestri potrebbe essere una buona pubblicità per tutto il settore e dare linfa ad un nuovo proselitismo (se adeguatamente sfruttato... cosa che questa Fidal non ha assolutamente tra le proprie capacità). Innanzi tutto, come segnalatomi in un commento esperto da parte di Sasuke, sembra che ci possa essere il ritorno di fiamma per i 400 di Daniela Reina, che agli Europei vanta addirittura una partecipazione (a quelli all'aperto del 2006 a Goteborg) dove uscì in semifinale con 52"13 dopo aver corso in batteria in 52"07. Ma soprattutto non dimentichiamo che nel suo palmares c'è il record italiano assoluto dei 400, prima dell'avvento dell'italo-cubana Grenot. 51"18, il tempo più veloce stabilito... da un'autoctona, se vogliamo. Eravamo a Rieti ed era il 2006. Dopo l'esperienza sugli 800, rieccola quindi sui 400, evidentemente intenzionata ad entrare nel discorso staffette in una prospettiva a lungo termine (ai mondiali con 2'01" fa fatica pure la Cusma, in una staffetta anche chi non eccelle ha la possibilità di mettersi in luce).
Subito dietro queste tre, c'è un trio mica male, composto da Maria Enrica Spacca (52"80 all'aperto l'anno scorso), Giulia Arcioni (arrivata dopo un notevole miglioramento a 54"35 indoor in una serie di rincalzo a Vienna)  e Chiara Bazzoni (53"25 l'anno scorso a Grosseto, ma come rilevava lo stesso Sasuke, nelle due occasioni in cui era iscritta nei diversi meeting europei degli ultimi giorni, non si è vista). Delle tre, dopo aver assistito agli Europei di Barcellona, mi ha impressionato molto la Spacca, per la tenacia e la combattività: è più difficile lottare con atlete che corrono due secondi più veloce rispetto ad atlete che hanno un personale simile al tuo. La Arcioni forse ha fatto la scelta giusta nel momento giusto (se fosse definitiva): anni fa, il passaggio di Attene dai 200 ai 400 gli regalò delle grandi soddisfazioni, salvo poi sprecare il grande talento in una conversione totale ai 400 perdendo (probabilmente) l'idea che il giro fosse una gara di velocità, e non un test di resistenza lattacida. In tanti sono caduti in questo misundestanding. 
Infine Chiara Bazzoni, di poco sopra i 53". Per poter avere un quartetto veloce, purtroppo le ultime dovrebbero cercare di veleggiare tra i 52" e i 53". Per questo forse sarebbe meglio puntare su un talento come quello di Grenot, due cavalli di razza come Milani e Reina, e una che veramente faccia il (vero) salto di qualità tre Spacca, Arcioni e Bazzoni... un ultimo dubbio: ma non è che la Federazione abbia messo la pulce a qualcuno che potrebbe esserci la 4x400 già a Parigi? Da qui le scelte strategiche di Milani, Reina, Arcioni?
e grazie a Sasuke per alcune considerazioni. 

La storia del salto in alto italiano femminile agli Euroindoor

Sara Simeoni
Così come sto facendo con le altre specialità, non appena un italiano raggiunge il minimo per Parigi 2011, vediamo di raccontare la storia in chiave italiana della specialità in cui si cimenterà in Francia. Visto che ieri sera è stata la volta di Antonietta Di Martino (1,95 a Dessau, contro l'1,92 richiesto dal Faraone della seconda dinastia Rams-Arese II), vediamo di ricordare questa disciplina cosa ha regalato all'Italia al femminile nel corso delle precedenti edizioni di Euroindoor. Bè, parlare di salto in alto femminile in Italia vuol dire (e sarà così nei secoli), parlare di Sara Simeoni, che in questa Manifestazione ha collezionato ben 4 ori: a San Sebastian nel 1977, a Milano nel 1978, a Sindelfingen 1980 e Grenoble nel 1981, cioè l'italiana che ha vinto più ori (tra uomini e donne azzurri) agli Euroindoor. L'altra medaglia, come ricordato nei precedenti post, l'ha vinto proprio Antonietta di Martino (l'argento di Birmingham 2007). Nel palmares italico si contano anche due quarti posti: ancora Sara Simeoni nell'edizione del '75 a Katowice e  Alessandra Fossati nel 1979 a Vienna. Il salto in alto femminile, si è svolto nelle prime edizioni con la finale diretta, quindi in poche circostanze le azzurre si sono dovute cimentare nelle qualificazioni: per la precisione sono state 4 (dalle edizioni del 2000 in poi) che hanno visto la presenza di Antonella Bevilacqua e Daniela Galeotti a Gand 2000, Anna Visigalli a Madrid 2005 ed infine la stessa Di Martino a Birmingham '07. Delle 4, solo la Di Martino ha passato le forche caudine del turno preliminare, mentre le altre sono state tutte eliminate. Singolare che per ben oltre un decennio non si siano viste saltatrici in alto italiane alla massima manifestazione continentale al coperto: sono infatti 12 le stagioni che intercorrono tra la presenza di Barbara Fiammengo a L'Aja '89 (ottava) e le già citate Bevilacqua e Galeotti a Gand 2000. 
19 le partecipazioni delle italiane agli Euroindoor, che saliranno a 20 con il pass ottenuto dalla Di Martino a Dessau ieri sera. 9 invece le atlete italiane che hanno partecipato alla stessa manifestazione. 20 i caps totali (solo la Di Martino, come già ricordato ha passato il turno preliminare, guadagnando due caps). Per quanto riguarda il numero di manifestazioni cui si è partecipato singolarmente, questa la classifica:
  1. 7 - Sara Simeoni ('73-'74-'75-'77-'78-'80-'81)
  2. 3 - Alessandra Fossati ('79-'80-'86)
  3. 2 - Donatella Bulfoni ('79-'81) - Sandra Dini ('81-'82)
  4. 1 - 5 atlete
16 le finali, come si deduce dai dati di cui sopra, in cui si sono viste atlete azzurre. La posizione media delle finaliste è 6,06. In una circostanza l'Italia schierò tre atlete (Simeoni, Dini e Bulfoni) a Grenoble nel 1981. Mentre in tre circostanze ne furono schierate due (Vienna '79, Sindelfingen '80, Gand '00). Se la Vallortigara dovesse raggiungere il minimo, sarebbero quattro e la stessa Vallortigara potrebbe essere la decima atleta italiana a partecipare nel salto in alto ad un Europeo indoor. L'Italia è stata presente con le proprie atlete in 14 edizioni sulle 34 tabellate dal '66 oggi (come al solito: 4 come Giochi Europei e 30 come veri e propri Campionati Europei Indoor). 

Un altro record italiano master: il 12° grazie a Vincenzo Magliulo

Vincenzo Magliulo a destra
Ieri pomeriggio la statistician della Fidal per i master, Giusy La Cava, mi ha indicato come sia stata aggiornata la pagina dei record italiani over-35, aggiornata al 31 gennaio. Mi sono precipitato immediatamente e ho notato come mi sia sfuggito un record lo scorso mese, nonostante l'avessi annotato nel mio data-base. Il record, il 12° dall'inizio dell'anno (col valore aggiunto del mondiale nel triplo di Elisa Neviani) è quello stabilito da Vincenzo Magliulo (1976) nella riunione indoor di Ponticelli nei 3 km di marcia. 11'59"69 contro il 12'28"30 di Roberto Defendenti stabilito a Genova nel 2005.

Antonietta Di Martino strappa il sesto pass per Parigi: 1,95 a Dassau

E sono 6: grazie all'1,95 nel salto in alto ottenuto ieri sera a Dessau, in Germania, Antonietta Di Martino, alla prima opportunità, diventa la sesta italiana che parteciperà agli Euroindoor di Parigi, tra poco più di un mesetto (qui il link al risultato di Dessau). Gara dominata con una misura che quest'anno, almeno fino ad oggi, rappresenta la quarta prestazione al mondo dopo l'1,97 del super-talento russo Mariya Kuchina (nata nel 1993!) e il doppio 1,96 della connazionale Svetlana Shkolina. Nella gara tedesca la vittoria si è avuta con cavalli di razza come l'ennesima russa Viktorya Klyugina (1,89) e una spenta iberica Ruth Beitia fermatasi a 1,86. Come scrivevo ieri, l'assenza in terra di Francia delle tre atlete più forti in Europa degli ultimi 5 anni (Vlasic, Hellebault e Friedrich) mette ora la Di Martino in pole position per le medaglie, insieme alle solite russe. Nonostante i 32 anni e la carriera sfavillante, per la Di Martino Parigi sarà soltanto la seconda partecipazione ad un Europeo Indoor: nel 2007 a Birmingham arrivò comunque l'argento, che, a parte il periodo di Sara Simeoni (4 ori!), è il risultato migliore ottenuto da un'altista italiana nella storia di questo Campionato al coperto. Scriverò la storia di questa specialità al femminile in uno dei prossimi post. 

02/02/11

Italiani costretti all'esilio per cercare il minimo per Parigi 2011

Cinque-italiani-cinque, come ben sappiamo, sono già a Parigi 2011 (toccando ferro, naturalmente, perché l'intelighenzia Fidasics potrebbe metterci del suo). E gli altri? Molti si chiederanno chi potrebbero essere gli azzurri che potrebbero completare l'armata italiana in terra di Francia: già dalle scelte agonistiche fatte da alcuni di loro, si capisce chi ambisce veramente ad essere selezionato. Tra chi è lì vicino-vicino al minimo, ricordo Jacques Riparelli sui 60, ma che si vede la strada al momento chiusa dal tempo (6"72 contro il 6"67 richiesto) ma soprattutto dai tre soliti pretendenti: il CoDiCe (Collio, Di Gregorio e Cerutti). Ma tra quelli che sono lì-lì (come direbbe in un suo intercalare Franco Bragagna) c'è anche Marco Salami sui 1500, che già in due occasioni si è avvicinato al 3'42"10 richiesto, correndo in 3'44"18. Nell'ultima settimana si sono visti quelli che sono considerati da tutti gli 800 del futuro: Scapini, Giordano e il più maturo Rifesser. Scapini a Vienna, come riportato qui sotto, ha mancato il minimo di 15 centesimi, ma la riflessione è che, al momento, Mario Scapini è pur sempre il sesto al mondo con il suo 1'48"45 e il terzo in Europa. Si potrà comunque non convocarlo se dovesse essere ancora così tra due settimane? Rifesser è 12° al mondo e 8° in Europa. Si spera che ottengano il minimo, ma per il momento sono fuori. Tra le donne Elena Vallortigara è salita fino a 1,90 nel salto in alto, a due centimetri dal limite, mentre Marta Milani per ora è a 6 decimi dal minimo dei 400. Ieri dimenticavo di dire della grande impresa di Giulia Arcioni in una serie "altra" di 400 rispetto a quella della Milani: 54"35 per quella che era conosciuta soprattutto per una duecentista.
Detto questo, sulla Gazzetta di oggi era presente un'intervista ad Antonietta Di Martino in cui la campana dichiara che quest'anno, dopo un paio di stagioni tribolate, non ha avuto problemi fisici di sorta durante la preparazione invernale (che si è in parte svolta in California, con altri altisti come Fassinotti, la Vallortigara, Chesani). In più il regalo dell'assenza a Parigi di tre della atlete più forte degli ultimi anni: Blanka Vlasic, la belga Hellebaut e l'estrosa tedesca Ariane Friedrich: un'occasione più unica che rara per... Parigi è un suo obiettivo, quindi, non c'è dubbio. Sempre sulla Gazzetta, di spalla a questo articolo, era invece presente una tabella relativa agli impegni internazionali degli italiani per le prossime due settimane, fino al 19, 20 febbraio, data in cui si svolgeranno i Campionati Italiani, ultimo evento utile per ottenere il minimo per gli Euroindoor.
Nel frattempo tutti gli italiani che volessero per malaugurato caso ottenere il minimo e volessero  confrontarsi con atleti di una caratura internazionale, devono emigrare all'estero: in Germania c'è praticamente un meeting ogni 3 giorni. In Italia non se ne vede uno da almeno 10 anni. Ma mettiamo da parte per un attimo il fatto che gli italiani sono diasporati in tutta Europa a causa del fastidio che dà l'attività indoor ad Arese II. Fa perdere tempo: del resto l'ha ammesso candidamente nel post-Doha, quando aveva raccolto il secondo (o terzo?) "zero" nella casella delle medaglie. Davvero triste.
Secondo il citato schemino, emergono in maniera netta quelli che ambiscono a Parigi. Riassumo quello che ho letto (e ricalcato su un fazzolettino al volo):

  • Stasera - Dassau (Germania): Antonietta Di Martino (alto)
  • Sabato - Stoccarda (Germania): Emanuele Di Gregorio (60) - Daniele Meucci (3000?) - Manuela Levorato (60)
  • Sabato - Mondeville (Francia): Campioli (alto) - Reina (800?)
  • Martedì 8 - Lievin (Francia) - Christian Obrist (1500?) - Giordano Benedetti (800?) - Fabrizio Schembri (triplo) - Simona La Mantia (triplo) - Agnes Tschutschentaler (3000?) 
  • Mercoledì 9 - Banjka Bystryka (Slovacchia) - Nicola Ciotti (alto) - Filippo Campioli (alto) - Antonietta Di Martino (alto)
  • Venerdì 11 - Dusseldorf (Germania): Simone Collio (60) - Fabio Cerutti (60) - Christian Obrist (1500?) - Daniele Meucci (3000?) - Giuseppe Gibilisco (asta) - Manuela Levorato (60)
  • Domenica 13 - Karlsruhe (Germania): Emanuele Di Gregorio (60) - Simone Collio (60) - Fabio Cerutti (60) - Antonietta Di Martino (alto)
  • Sabato-Domanica 19-20 - Ancona: italiani assoluti
Quindi il trio dei velocisti scenderà in pista sicuramente, con lo stuzzicante sfida a tre a Karlsruhe il 13. Gibilisco, Obrist, come preventivato. Su Giuseppe Gibilisco, si sa, ha nelle corde sempre la grande misura. Pecca di  continuità, ma è un talento senza tempo. Christian Obrist, scusatemi, mi fa incazzare: è un'incazzatura che deriva dal fatto che guardandolo in tv si spera sempre che faccia finalmente l'impresa. Il mio problema è che è un ottimo atleta, che accede quasi sempre alla finale delle grandi competizioni (quanto meno continentali). Ottiene sempre il minimo sindacale... ma cacchio, Christian, ma una-volta-una per favore cerca di essere protagonista nel rettilineo finale e non nelle prime fasi delle corse! Non ci interessa il ciclista che va in fuga all'inizio, ma quello che sprinta alla fine!
La sorpresa, se vogliamo, è la presenza nei meeting europei di Daniele Meucci, che pensavo si concentrasse sui cross (c'è un mondiale a marzo), più che dedicarsi ad una distanza come quella dei 3000 al coperto, che presenta molte insidie ed è probabilmente più problematica che un 5000 e un 10000, per uno che nemmeno tanto tempo fa si era cimentato in una maratona. Ma ci ha abituato a grosse sorprese, chissà che non la faccia anche questa volta. 

Indoor Classic a Vienna: meeting di italiani, ma nessun minimo

Marta Milani: ancora 8 decimi per il minimo
In Italia manca un vero e proprio meeting internazionale indoor, per ovvi motivi. Mancano le strutture e la Fidasics non ha mai avuto nessuna voglia di accelerare le pratiche per favorirne l'edificazione di altri. Anzi. E questo nonostante la domanda di gare indoor sia altissima: ma come spiegato in più circostanze, l'attività di base (la linfa di tutto il movimento) in Federazione viene considerata zero-virgola. Scommettete che l'anno prossimo presenteranno il nuovo impianto di Padova (che sarebbe già attivo per altri sport)? Doveva essere già presentato quest'anno, ma chissà quale intoppo ha fermato tutto. I sindaci rifanno le strade il mese prima delle elezioni. La Fidal completa il palazzetto veneto, dopo anni in cui si sono invocate nuove strutture, l'anno delle elezioni. Accetto scommesse se non sarà così. Comunque, l'Italia è fuori da qualsiasi circuito internazionale di meeting indoor, mentre la Francia, la Germania hanno decine di impianti e fanno un'attività dieci volte superiore: sarà per quello che i giovani non abbandonano l'atletica (o l'abbandonano meno)? Venendo all'atletica praticata, ieri si è svolto uno di quei meeting oceanici europei di cui avremo tanto bisogno anche qui. La carta d'identità dei partecipanti era quella degli atleti d'élite o lì vicino, quindi tantissimi italiani in cerca del minimo per Parigi. Un occhio ai migliori risultati dell'Indoor Classic di Vienna.
Nei 60 si rivede nella finale B Rosario La Mastra, fino a pochi anni fa uno che metteva pepe alle code dei migliori sprinter italiani: 6"89 e 6"90 i suoi crono. Il migliore del lotto il ceco Jan Veleba, con 6"77 e 6"78. Lo sloveno Jan Zumer si aggiudica nettamente i 200 in 21"35, mentre i 400 se li porta a casa l'irlandese Brian Gregan, che è il terzo tempo europeo dell'anno, dopo il 46"24 del galletto Leslie Dijone e il 46"77 del lettone Marek Niit. 12° Marco Moraglio con 47"99, che è il secondo tempo italiano dell'anno dopo 47"73 dell'italo-albanese Haliti. Gli 800 sono stati vinti dal 19enne irlandese e astro nascente Darren McBrearthy in 1'47"87. Al terzo posto Mario Scapini con 1'48"45, a soli 15 centesimi dal minimo richiesto dalla Fidal. Sesto Lukas Riffeser in 1'48"65 e ottavo Giordano Benedetti in 1'48"86: in tre vicinissimi a Parigi, quindi. Purtroppo tutti per trovare il pass dovranno vagare per l'Europa, per i noti problemi italiani. 21° il bergamasco Michele Oberti: 1'51"01. Sui 1500 Marco Najibe Salami, già autore di un notevole 3'44"94 nella sua gara di esordio in Italia, migliora quasi di un secondo (3"44"18), giungendo terzo, ma non è ancora sufficiente per ambire al viaggio in Francia: serve 3'42"10. Molto bene anche il milanese Luca Leone grazie al suo 3'45"80 (quinto). Nei 60 femminili prestigioso secondo posto per Aurora Salvagno con 7"50 che migliora il 7"56 di Bratislava. Seconda nella finale B Lia Iuvara con 7"66. Nei 400 Marta Milani, (non vorrei mai essere nei suoi panni, dopo essere stata battezzata sul campo il pupillo del Boss), non riesce ad avvicinarsi al minimo federale, anzi, si allontana di un pizzico: il minimo è 53"00, a Vienna 53"82. La frequenza di gare ci indica che evidentemente  ci tiene a Parigi. Come darle torto. Comunque sia, seconda dietro la turca Redif Melis che ha finito in 53"18. Brava anche Eleonora Sirtoli che i due giri li ha finiti in 55"21, mentre la staffettista azzurra, pupilla di Di Mulo, che sostituì la Levorato a Barcellona nella 4x100, Tiziana Grasso, conclude mestamente in 57"19. Brava infine la Giorgia Benecchi, che ha vinto la gara del salto con l'asta a soli 3 giorni dal minimo per Parigi: stavolta 4,23 (contro il 4,35 precedente).  

01/02/11

Record master del weekend: ci sono anche Susanna Tellini e Tiziana Piconese

Susanna Tellini, prima da destra, festeggia a Riccione con
Rosa Marchi e Marta Roccamo
Finalmente sono usciti i risultati di Padova, meeting dei salti, e naturalmente c'erano due grosse sorprese in chiave master. Infatti, due record italiani della categoria F45, che come spiegavo non più di qualche post fa, è la categoria più attiva dell'intero lotto per questioni di carattere "sociologico" (passatemi il termine). Artefici dei due record Tiziana Piconese e Susanna Tellini, entrambe del 1966. La prima ha stabilito il nuovo record nel salto in alto F45 con 1,54, che supera l'1,50 di Rossella Zanni che aveva saltato in due circostanze (a Modena il 17 gennaio del 2010 e ad Ancona il 21 febbraio sempre del 2010). La Piconese torna in possesso di un record indoor dopo aver perso quello dell'alto F40 (1,64) per mano di Roberta Bugarini (1,74). Questa la cronologia recente del record del salto in alto F45 indoor:
  • 1,46 - Chiara Passigato (1961) - Ancona 09/03/08
  • 1,48 - Rossella Zanni (1964) - Ancona 27/02/09
  • 1,50 - Rossella Zanni (1964) - Modena 17/01/10
  • 1,50 - Rossella Zanni (1964) - Ancona 21/02/10
  • 1,54 - Tiziana Piconese (1966) - Padova 29/01/11
Nel salto in lungo, invece, record per la mantovana Susanna "Susy" Tellini, che è riuscita a saltare 4,94, cioè 6 centimetri in più del record F45 di Carla Forcellini saltato a Genova nel 2004 (quasi 7 anni fa). E' il secondo record detenuto dalla Tellini, che già possedeva quello del lungo F40. Il totale dei record italiani del 2011 sale così a 11, e pensate: ben 5 sono stati stabiliti da F45.

L'atleta italiana della IV settimana: Giulia Pennella

Giulia Pennella
Parto con una rubrica settimanale, così come per i master tengo quella mensile, dell'atleta assoluto della settimana. Questa settimana mi sembra di poter dar la palma della migliore a Giulia Pennella grazie alla prestazione che ha ottenuto sui 60 ostacoli indoor a Firenze. Perchè? Perchè la sua prestazione sui 60hs a Firenze rimane l'impresa della settimana, probabilmente di qualche millesimo di punto migliore dell'impresa della Benecchi nell'asta, e ce lo consentano gli atleti VIP per una volta: i dati li prendo direttamente dal sito Fidal: 8"23 è il record italiano promesse, e migliora di 3 centesimi il record detenuto dalla più forte ostacolista italiana di sempre, Carla Tuzzi (che al momento ha solo 43 anni!) e che nel suo palmares conta ben 19 titoli italiani (benché a livello internazionale la specialità all'italiana non abbia sempre pagato un certo gap con il resto del mondo, a meno di tornare ai fasti in color seppia di Ondina Valla). La Tuzzi è attuale primatista italiana di 100hs e 60hs: questo per sottolineare la bontà dell'impresa della Pennella. In un visione di insieme, di fronte all'emergere di diversi talenti nel corso del tempo, sembra che nessuna di esse sia mai riuscita a fare il salto di qualità definitivo. Pensate a Micol Cattaneo, che in un ipotetico Ranking italiano femminile degli ostacoli alti di sempre potrebbe ambire al quinto posto (dietro proprio ad Ondina Valla, Claudia Testoni, Carla Tuzzi e Rita Bottiglieri, e in comproprietà con Patrizia Lombardo). Purtroppo ad ora quella che sembrava un'incessante ascesa, si è interrotta per diversi problemi fisici e l'atleta compie quest'anno 29 anni. Il tempo migliore dell'anno nei 60hs l'ha stabilito proprio nell'ultimo fine settimana la fenomenale multiplista britannica Jessica Ennis con 7"97. Il tempo della Penella la collocherebbe al 21° posto al Mondo, ma molte di queste sono europee. Giustificato in questo caso il minimo di 8"15 fissato dalla Federazione: purtroppo anche per passare il primo turno agli Euroindoor di Parigi 2011 servirà correre sotto gli 8"20. 

Master World: sprinter ancora sugli scudi e 4 record italiani

Paolo Chiapperini e Max Scarponi
Settimana decisamente movimentata quella dei master italiani, nell'ultimo weekend di gare in Italia (con uno sconfinamento in Svizzera). 4 record italiani, con 14 risultati sopra il 90% AGC. Naturalmente buona quota di questo borsino lo occupano gli sprinter, per l'arcinoto sovrapprezzo della velocità nell'AGC. Ma si muovono anche le altre specialità. I 4 record, come già riferito in presa diretta, sono stati ottenuti da Annalisa Gambelli nei 60 F45, Daniela Ferrian sui 60 F50, da Mara Cerini negli 800 F40 e nel lancio del peso M60 da parte di Antonio Maino (clikkando sul nome, si viene indirizzati sul relativo articolo). Per quanto riguarda gli altri risultati, notevole il 7"14 di Paolo Chiapperini (1969) che ha corso anche in 7"17 in batteria. Tradotto in AGC 95,43%, cioè la sesta prestazione assoluta in termini percentuali ottenuta da un master italiano nel corso del 2011. E' anche il miglior risultato cronometrico di un over-35 nel 2011: ha infatti superato in un sol colpo di Stefano Tugnolo (1975) che ha corso in 7"15, mentre al terzo posto troviamo attualmente Mario Longo (1964) con 7"16. A sorpresa spunta al secondo posto di giornata nella speciale graduatoria AGC Mauro Graziano (1966) da quest'anno M45, e che passa per essere un talentuoso 200ista. Ebbene, ad Aosta ha corso in 7"35 e 94,11% (secondo dopo il solo Mario Longo sui 60 metri M45, visto che quest'anno sarà difficile vedere Enrico Saraceni, Giancarlo D'Oro e Ferido Fornesi cimentarsi nello sprint breve). Si rivede in pista anche Max Scarponi (1967), che l'anno scorso fece le scarpe a Paolo Chiapperini nella volata tricolore ad Ancona per un nulla: il suo esordio è ancora un pò troppo lontano dai limiti dell'altro romano: 7"37 (e 93,84%). Dovrà lavorare per recuperare più due decimi nel giro di un mese, per il momento è al terzo posto di giornata (ma non penso che la cosa lo appaghi). 4^ di settimana Annalisa Gambelli (1963) con il nuovo record italiano F45 dei 60 con 8"47 e 92,48%, che precede al 5° posto, di pochi punti centesimali (AGC) Daniela Ferrian (1966) con il già più volte citato record italiano: il 92,43% la traduzione in AGC. Donne in prima linea, visto che troviamo con 91,68% Maria Costanza Moroni (1969) grazie al 9"38 sui 60hs corso ad Aosta. L'anno scorso non si era praticamente mai vista, e da Atleticanet si apprendono le ragioni (qui l'articolo). Bisogna scendere al 28° rango di giornata in valori percentualizzati per trovare Mara Cerini (1969) e il suo fantastico record italiano F40 di 2'12"80 e 87,74%. E' questo comunque il miglior risultato nel mezzofondo femminile over-35 del 2011, quarto invece se considerati anche gli uomini. Paola Tiselli ottiene un ottimo 2'15"88 sugli 800, che tra le F35 è la specialità a livello indoor con più miglioramenti in poco tempo: ben 8 record nel giro di due anni.