15/07/10

Alessandro Di Priamo, prima medaglia azzurra in Ungheria

(Alessandro Di Priamo, foto tratta dal suo sito) - Prima medaglia europea (il bronzo nei 10000 M40) per Alessandro Di Priamo (secondo Puppy, il mio database). Essendo del 1968, probabilmente i suoi dati sulla partecipazione ai campionati internazionali dovrebbe essere completa (come è arcinoto, il mio database copre tutte le edizioni dei mondiali, ma solo gli Europei dal 2002 in avanti). Di Priamo probabilmente punterà sulla maratona dove è stato Campione del Mondo nel 2007 a Riccione tra gli M35. Lo stesso atleta vanta altri due ori, ma a squadre, nella medesima edizione dei Mondiali, dove conquistò il massimo alloro negli aggregate nazionali sia col cross che nella maratona. Tra mondiali e le ultime 4 edizioni di Europei, nessun M40 italiano è riuscito ad arrivare sul gradino più alto del podio (il miglior risultato rimane quindi l'argento di Renato De Palmas a Christchurch 1981, 29 anni fa!). 6 ori invece nelle ultime 4 edizioni di Campionati Europei Master dai 10000: l'ultima medaglia più pregiata in ordine di tempo sulla distanza è stata quella di Lorella Pagliacci a Lubiana 2008. Proprio a Lubiana il miglior risultato di un M40 sui 10000 fu il 6° posto di Antonio Tessarin.

Partiti gli europei: subito un bronzo, Alessandro Di Priamo - record italiano della Zanni nell'alto

Lo so: quando leggerete questa notizia, inizierete a diventare impazienti: soprattutto quelli che devono ancora partire pe l'Ungheria. Inizia così a montare l'adrenalina. Meglio di così... partono decisamente bene questi 17imi campionati Europei Master. Alle 08:27 secondo il Sigma (che ci crediate o meno, i risultati vengono visualizzati con la stessa interfaccia che utilizza la Fidal!) Alessandro Di Priamo ha conquistato il bronzo nei 10000 metri M40, coprendo i 10 km in 34'17"00. Doppietta russa (secondo me quest'anno i tedeschi dovranno vedersela soprattutto con loro per il dominio finale nel medagliere) Sergey Perminov con 32'26"98, davanti al connazionale Oleg Krapivin (34'11"12). Visto che si è trattato della prima gara in assoluto, sicuramente un inizio niente male per i nostri colori. La prima giornata apre con i 10000 e le prime 5 prove di decathlon e le prime 4 dell'eptathlon. Nel decathlon M40 è presente Giancarlo Marotta (1966) che ha coperto i 100 metri in 14"12, saltato 4,39 di lungo e lanciato 8,67 di peso. Tra gli M45 sono presenti Massimo Ceschin (1961), Stefano Catania (1964) e Francesco Cazora (1961): fino ad adesso per il primo si hanno questi risultati: 14"56, 3,76, mentre per il secondo 17"63, 4,12 e Per il terzo: 17"63, 3,41. Tra gli M50 corsi i 100 da parte di Bertuzzo Flavio (1958, 15"61). Tra gli M55 è già sceso in pista il decano di manifestazioni internazionali Roberto Mancini (1951), che ha corso i 100 metri in 14"02 e ha lanciato 9,65 di peso, mentre Alessandro Negrisoli (1955) 14"83 sui 100 e 9,07 nel primo lancio del decathlon. 2 italiani anche tra gli M60 (davvero tanti multiplisti in Ungheria!): Silvio Marcelli è giunto terzo nei 100 con 14"22 e 4,14 di lungo, mentre Emilio Borghi risulta aver corso la prima prova in 14"87. Guido Carolla è presente tra gli M70. Tra le donne è partita con gli 80hs la W40 Giusy Lacava (14"38). Tra le W45 schieriamo un pezzo da 90 come Rossella Zanni: 13"77 sugli 80hs con -2,1, ma soprattutto 1,51 nel salto in alto, che le vale il record italiano (eguagliata la stessa misura ottenuta da Lina Costenaro nel 2007 a Milano) e la vittoria di "tappa" in una delle sue sette fatiche. Poi 8,32 di peso (5° rango di specialità). Tra le W60 troviamo un altro prezzo pregiato del nostro masterismo: Ingeborg Zorzi. 16"37 negli 80hs con 0,5 di vento contrario. Vittoria invece nell'alto con 1,21. Staremo a vedere l'evolversi delle varie gare. Stay tuned!

13/07/10

Campionati Europei Master: retrospettive sull'edizione del 2008

(i finalisti dei 100 metri M40 a Lubiana '08) - Mancano pochissimi giorni e si comincia. Al via l'edizione ungherese dei Campionati Eruopei Master 2010, quelli che secondo la EVAA (la federazione europea master) dovrebbero cercare di diffondere il verbo "master" nei paesi dell'Est. Sono passati i canonici due anni da una delle edizioni degli Europei Master più dolci per i nostri colori, quella di Lubiana 2008. Probabilmente per noi italiani, una kermesse europea seconda come numeri alla sola Cesenatico '98, se solo si potesse avere qualche dato relativo a quella edizione. Edizione, quella slovena, che sfruttava l'onda lunga dei fasti di Riccione 2007, nel mezzo del guado che portava ad Ancona '09. Una squadra davvero completa, massiccia, equilibrata. Diciamo la prima-Italia in vrsione-maxi all'estero dopo l'epopea romagnola, che fece fare salti da giganti al mondo master italico. Il clima, ve lo può testimoniare chiunque l'abbia vissuto, era davvero elettrico: a Riccione il clima era troppo "italiano", il senso di campionato "mondiale" si spegneva un pò nella marea di canotte azzurre. A Clermont '08, solo l'inverno prima, si erano già intravisti sprazzi di grande Italia. Ma a Lubiana, consentitemelo, si è dipanata forse la più bella Italia (all'estero) qualitativamente parlando degli ultimi 10 anni di Masterismo azzurro. Non ho partecipato a San Sebastian '05, e probabimente quella spedizione a suo modo era stata anch'essa uno spartiacque ("a divide" all'americana): molti me l'hanno descritta in toni entusiastici. Peccato (è un quasi un paradosso affermarlo) non essere stato 35enne nel 2005! Lubiana ha avuto un fascino particolare: la Slovenia è un paese ancora "intonso", almeno... dal mio punto di vista. Gli spazi sono ancora aperti, si riesce a far perdere lo sguardo senza dover per forza incontrare qualche manufatto umano, e questo tante volte è un bene per la tranquillità dell'animo. L'impianto sportivo in cui si sarebbero poi svolti gli Europei si sarebbe dimostrato uno schiaffo al nostro senso di considerare lo sport. Lo stadio (minuto) ma comunque Stadio con pista da 8 corsie. Una seconda pista limitrofa (20 metri di distanza?). Sotto le tribune un rettilineo coperto di 100 metri (dove dovrebbe allenarsi d'inverno la Ottey) con annessa palestra dotatissima di ogni orpello. In Italia per mettere insieme tutto questo, ci sarebbero volute 3 generazioni di politici, svariati fiumi di milioni di euro (molti rigagnoli dei quali finiti in qualche fogna), qualche tenace appassionato (altrimenti il progetto si arenerebbe dopo qualche mese) e probabilmente l'abbandono del tutto a 3/4. Questa è l'Italia, quella è la Slovenia. Tutti i ricordi legati a quell'edizione sono accompagnati dal sole: qualcuno ha visto qualche stilla di pioggia? Forse il giorno delle finali dei 100 qualche nuvola ha fatto capolino: tutto il resto delle foto è invece vivido, colorato di blu, arancio, azzurro. C'erano bei colori e questa sensazione non so spiegarla bene. Se dovessi trovare il personaggio "italiano" di quegli Europei, non saprei bene chi scegliere. Si vinsero la bellezza di 56 ori, 50 argenti e 44 bronzi, per un totale di 150 medaglie. Una scorpacciata. Bè, ben 14 ori arrivarono dalle staffette! E anche 7 argenti e 5 bronzi per un totale di 26 medaglie arrivate dalle formazioni nazionali (incluse quelle di marcia e maratona). Quindi proprio il "team azzurro" è stato forse il vero personaggio di quel 2008: la spedizione nel suo complesso, senza un primus inter pares sopra gli altri. Dalla velocità (100, 200, 400 e le due staffette) arrivarono 47 medaglie (il 31,3% del totale). Che diventano 57 se includiamo gli ostacoli (38%). Dal mezzofondo veloce al fondo (quindi dagli 800 alla maratona) sono state conquistate invece 35 medaglie (il 23,3%). 23 medaglie dalla Marcia (15,3%), mentre 16 dai salti e 19 dai lanci. Totale 150 appunto. I re mida della trasferta nelle gare indivduali (3 ori a testa) si rivelarono tre hall-of-famer del masterismo italiano: Sergio Agnoli (1926), Gabre Gabric (1914) e Bruno Sobrero (1920). Due ori furono invece vinti da Tiziana Bignami (1972) che con quella doppietta chiuse il cerchio su una stagione davvero irripetibile, il 2008 (con la doppietta ai mondiali indoor francesi su 60 e 200 a suon di record nazionali e lezioni di "americano"), Dario Rappo (1948, vittorioso su 800 e 1500, nella sua stagione master migliore probabilmente... almeno, sino ad ora!), Mario Riboni (1913) ed Enrico Saraceni (1964) anche quest'ultimo ad una storica doppietta 200-400, accoppiata al bi-titolo mondiale indoor di Clermont (condito dal record mondiale nei 400 M40). Di fatto, a livello individuale, Bruno Sobrero risultò l'atleta che importò più metallo in Italia: ben 5 medaglie. Oltre le tre d'oro (su 100, 200 e lungo M85) vinse infatti anche gli argenti nel pentathlon e nel peso.
  • Curiosità sulle serie di vittorie: vi ho già detto molteplici volte che i miei dati per gli Europei non hanno riscontri pre-2001. Sui mondiali invece sono ben messo: ho tutti i risultati di tutti gli italiani in tutte le edizioni fin qui disputate. Mi piace (deve essere un gioco un pò perverso, lo ammetto) sottolineare le serie di vincitori nelle varie edizioni degli europei a mia disposizione (2002, 2004, 2006 e 2008). Magari condendole con qualche dato dei mondiali. Ebbene, vanta il filotto di vittorie Carla Forcellini (1959, vincitrice di 4 ori nell'asta dal 2002 al 2008). Altra atleta (al femminile) che ha vinto almeno una medaglia nelle ultime 4 edizioni degli Europei è Waltraud Egger (1950, tra individuali e staffette ne ha vinte infatti 15). A Lubiana si è purtroppo interrotta la sua imbattibilità sui 5000 (oro nel '02, '04 e nel '06), laddove l'altoatesina si accontentò solo del bronzo negli 800 (ma mi pare di ricordare che quell'anno la Egger fosse infortunata ad un ginocchio). Altra donna sempre a medaglia è stata Natalia Marcenco (1954), che ha portato a casa medaglie in ogni edizione sui 5 e sui 10 km di marcia. Naturalmente non poteva mancare all'appello Vincenzo Felicetti (1949) sempre a medaglia nei 400 da 4 edizioni (due ori, un argento e un bronzo), mentre nei 200 arriva puntualmente secondo da 3 consecutive. Bruno Sobrero addirittura vanta diversi filotti medagliati (tre, ma nessuno tutto d'oro): nei 100, nei 200 e nel lungo.
  • Le serie aperte: quando commenterò meglio gli europei ungheresi, farò un sunto migliore. Le serie aperte, sono quelle ottenute con almeno 2 vittorie consecutive nella medesima specialità nelle ultime 2 edizioni, che con l'Ungheria potrebbero continuare a rimanere, appunto, "aperte". Qui sotto l'elenco degli atleti che potrebbero continuare il proprio percorso "immacolato".
  • Carla Forcellini, asta (4 edizioni)
  • Enrico Saraceni, 200 (3 edizioni)
  • Enrico Saraceni, 400 (3 edizioni)
  • Sergio Agnoli, 5000 (2 edizioni)
  • Milena Megli, 10 km di marcia (2 edizioni)
  • Bruno Sobrero, 200 (2 edizioni)

12/07/10

Velocisti master sugli scudi ad una settimana dall'Ungheria

(le squadre francesi e tedesche master schierate nel post-match Francia-Germania) - Mancano ormai pochi giorni, e ci siamo: iniziano i Campionati Europei Master di Atletica Leggera. Faccio un pubblico appello al proposito: incredibile ma vero, la Federazione Europea sembra non abbia (o non voglia) i risultati delle edizioni precedenti al 2002 (quindi da Jyvaskyla 2000 sino alla prima edizione di Verona). Li sto cercando ovunque per completare un database con tutte le presenze di tutti gli italiani alle manifestazioni internazionali master: materiale che servirà a tutti per poter creare articoli, classifiche, numero di presenze, statistiche... Chi avesse contatti al riguardo, ci sriva all'indirizzo webatletica@gmail.com. Chiusa parentesi. Veniamo a noi, e veniamo ai master. Come preludevo qualche giorno fa, in attesa che venga creata la prima nazionale italiana master e che questa possa sfidare qualche altra nazione in confronti internazionali, si è svolta a Yutz, dai nostri cugini transalpini, la sfida Francia - Germania. Nella sfida del maxi raggruppamento 40-50 ha vinto la Germania, mentre in quella degli over-50 ha vinto (direi a sorpresa, visto che più si sale con le categorie i panzer tedeschi diventano imbattibili) la Francia. Di seguito altri tre meeting nazionali dell'ultima settimana.
  • A Donnas, sabato, in uno dei meeting meglio organizzati in Italia, ti rivedo dal vivo Daniela Ferrian (1961) e mi sembra davvero quella di un tempo. Poi si accuccia sui blocchi e sembra davvero quella di una 15ina di anni fa e spara un 13"28 che passerebbe inosservato... ma non a me. Il vento sopra i 3 metri inficia quello che sarebbe potuto essere infatti un record italiano F45 (appena stabilito, tra l'altro, da Marinella Signori a Roma con 13"37). L'anno prossimo, da F50, prevedo l'effetto della palla da boowling sui birilli/record. Sarebbe bello a quel punto vederla impegnata nel nostro piccolo mondo "antico". Si rivede anche Salvino Tortu (1959) che con +3,9 corre in 11"79: quest'anno purtroppo o perfortuna gli impegni da dirigente sportivo (e padre-accompagnatore dei propri turbo-figli) lo hanno coinvolto molto, tanto da sottrargli energie per l'attività in pista "personale". Ma non disperiamo di vederlo nelle kermesse elvetiche (a proposito: segnatevi sul calendario la prima settimana di settembre, che c'è il meeting internazionale master di Bellinzona!). Nel giorno dei ritorni, c'è spazio anche per Marco Ceriani (1965) che sigla un 11"50 solo leggermente ventoso (+2,6), ma che segna anche un punto di passaggio per risultati migliori in condizioni "normali". Ottimo ritorno. Marco Boggioni (1966) cui sembra difficile fargli accettare la discesa fra i master, dopo un ottima partenza, prende lo svincolo ai 70 metri e si ritira. Probabilmente avrebbe corso vicino agli 11" se non sotto. Infine nell'ultima serie nazionale (ci sarebbe poi stata anche quella internazionale) 10"85 con 3,5 per Stefano Tugnolo (1975): anche lui ancora vergine per quanto riguarda i master. Nei 200, lo stesso atleta corre in 22"62 con 1,5 (i 200 a Donnas vengono corsi dopo le 19, quando la bora diventa brezza). Di Roberto La Barbera (1967) ho parlato nell'articolo precedente, ma solo per quanto riguarda il lungo: nei 200, con 0,4 di vento a favore, 24"29, tempo che a Roma lo avrebbe proiettato al 9° posto tra gli M40. Nei 110hs Stefano Longoni (1975) torna su ottimi livelli: 14"74 con 1,9 di vento a favore. Nel lungo, 7,08Gabriel Gui (1975) con un vento quasi inusitato: 7,1!! Di solito però quei salti li fa senza vento... Diego Fortuna (1968) 59,11 nel lancio del disco.
  • Sul sito della Fidal, noto il meeting di Imola, disputato l'8 luglio. Nei 400 Stefano Baldrati (1975) sigla un ottimo 51"75. Quest'anno non mi sembra di averlo visto gareggiare tra i master, nonostante appartenga ad una società (la Imola Sacmi) tradizionalmente immersa in questo mondo. Naturalmente ha uno spessore maggiore il 52"81 di Alberto Zanelli (1965), sempre della Imola Sacmi. Francesco Arduini (1974) 1,95 nel salto in alto (lo vedremo poi all'opera in Ungheria), nella gara vinta da Giulio Ciotti (1976), che volenti o nolenti l'anno prossimo diverrà... over-35! Lucia Pollina (1975) 2'11"48 sugli 800.
  • Ma andiamo a Velletri, dove si è svolto il meeting molto affolato. Sui 100 finalmente Paolo Chiapperini (1969) piazza un tempo da finale europea di categoria: 11"15 con 0,6 di vento as favore. Nei 200 addirittura 22"84, che rappresenta la seconda (o terza, non ricordo i tempi di Mauro Graziano) prestazione over-40 dell'anno dietro a Max Scarponi. Nei 400 il padovano trapiantato a Roma Nicola Zoppello (1968) 52"28. Nel 3000 Marco Cacciamani (1961) 9'06"03. 1,71 di Marco Mastrolorenzi (1960) nell'alto. Giordano Di Francesco (1973) vince la gara di lancio del peso con 14,13.

11/07/10

Roberto La Barbera: il Master da 6,86 di lungo

(Roberto La Barbera festeggia l'argento nel salto in lungo alle Paralimpiadi di Atene 2004) - Ragazzi, qui abbiamo toppato tutti. Qualcuno doveva segnalarmi la cosa ma non l'ha fatto! Nel commentare le gare dell'Olimpico, nello specifico il salto in lungo M40, avevo usato parole del tipo che, vista la scarsa vena di Giorgio Federici (sembra fosse stato colpito da crampi), si era imposto un incredulo Roberto La Barbera. In quel momento era solo un nome cui non avevo collegato un volto. Anche se mi suonava vagamente famigliare... Se non che ieri a Donnas mi trovo mio malgrado ad assistere ad una gara di salto in lungo, dove lo speaker, sempre più in maniera entusiastica si trovava a commentare le gesta di un ragazzone con il body nero e una sciabola al posto dell'arto destro. Alla fine balzo nella storia (purtroppo ventoso) di 6,86, che equivale alla miglior prestazione mondiale per atleti con protesi (non è il record mondiale, attenzione, quello è 6,74... è solo il salto più lontano mai effettuato nella storia da un super-atleta dotato di protesi). Fino a qui i fatti. Poi trovo il mio amico d'infanzia Marco La Rosa (allenatore del Pistorius all'italiana... anche se Pistorius con due protesi sembra paradossalmente più agevolato rispetto a chi ne ha una sola, per il gioco di equilibri cui devono sottoporsi questi atleti) e parliamo dei risultati del suo pupillo. Finchè arriva, distrattamente, a citarmi che allo Stadio olimpico di Roma "il ragazzo" ha vinto i Campionati Italiani Master. Strabuzzo gli occhi, faccio uno screening veloce dei miei ricordi che non porta a nulla. "Ma sì, nel salto in lungo M40!". "Porca vacca, ma lui è QUEL Roberto La Barbera "incredulo"!!"; "proprio lui: pensa che ne ha parlato pure la Gazzetta dello Sport e Tuttosport!". Apriti cielo: si parla di Campionati Italiani Master sulla Gazzetta (in prima pagina!) e noi non sapevamo nulla? Trovo in serata l'articolo, dove viene citato anche il buon Giorgio Federici (sconfitto in questa circostanza) citato come ex-azzurro, per dare spessore alla prestazione di Roberto. 6,31 saltò all'olimpico e 6,86 alla prestazione di Donnas. Voglio darlo io spessore adesso alla sua prestazione. Ok, eravamo a Donnas, il tempio del vento, dove qualcuno ad inizio valle ha fatto rovesciare il vaso di Pandora verso nord. Ma 6,86 è a soli 6 centimetri dal record italiano M40 di salto in lungo (6,92) di Roberto Bonvicini! Una prestazione notevole, gigantesca. Peccato a questo punto che non venga in Ungheria, visti gli impegni internazionali (anche i mondiali in Nuova Zelanda, mi sembra, a gennaio).

07/07/10

I master in Lombardia nell'ultima settimana - Befani a 5,00 a 40 anni - Ottey 11"84, nuovo record W50

(Flavia Borgonovo è riuscita a saltare un grandissimo 5,60 a Cernusco ieri sera) - Se ci fosse tempo e spazio, potremmo parlare per ore di quello che sta succedendo nel mondo master delle ultime settimane. Lo spazio c'è, il tempo un pò meno. Arrangiamoci. Si avvicinano i Campionati europei ungheresi (di quella città con gli accenti tonici che inizia con "N") e fino ad ora ne abbiamo parlato solo a strascico negli altri articoli su altri argomenti, citando i vari atleti. Nel frattempo sono usciti gli orari delle gare (lo trovate nel sito ufficiale della manifestazione), di quella che sembra un'organizzazione che parte col piede giusto. Vediamo in in Lombardia quelli che sono stati i miglori risultati degli over-35. Poi nel prossimo articolo gli altri risultati (a partire da Frascati). Annuncio che domani sarà anche nominato il master del mese di giugno di Webatletica (li stiamo nominando da inizio anno).
  • Nembro (06/07): meeting nazionale di Nembro, una classicissima di luglio. Continuo a chiedermi perchè non venga istituito un grand prix Nazionale che favorisca la partecipazione e coinvolga gli atleti in classifiche, premi... inutile sparare su questa Fidal, la peggiore pubblicità se la fa col solo esistere. Vediamo comunque gli over-35 presentatesi sulla pista bergamasca. Sui 110hs presenti Luca Giovannelli (1975) quest'anno un pò appannato invero, che passa in finale per la rotta del cuffia: 14"75. In finale poi correrà in 14"71. Fino all'anno scorso correva a ridosso dei 14": cosìè successo? Stefano Longoni (1975) invece si rialza in batteria, vittima di un periodo di confusione ostacolistica. Cì tempo per rifarsi. Nei 100 maschili Maurizio Checcucci (1974) corre in 10"77 in batteria e 10"55 in finale. Edgardo Barcella (1970) a ridosso degli Europei, torna in pista sul "GIRO" come lo definisce Runnerpanda, un nostro amico virtuale. Stagione davvero oculata la sua: energie centellinate in attesa del grande avvenimento e risultati mediamente molto elevati: 50"93 in questa occasione. Nel lungo il rumeno Gabriel Gui (1975) salta 6,83. Ottimo tempo di Maria Vittoria Fontanesi (1974) sugli 800: 2'08"97. L'eccellente Silvia Casella (1972) corre i 3000 in 9'33"43.
  • Rovellasca (07/07) - Torniamo a parlare di AGC. Giuseppina Perlino (1965) corre i 200 in 28"55 (84,2% agc, con 1,8 di vento contro!) e sfiora anch'essa il record italiano, quest'anno abbassato a 28"30 da Daniela Ferrian. La Perlino in una ventosa riunione di inizio primavera aveva già sparato un sub-28", vanificato, purtroppo, proprio dal generoso vento a favore. Probabilmente ha nelle gambe il record, ma manca l'occasione giusta. Marco Boggioni (1966) lo troviamo presente nella gara al maschile: 23"38 (91,79%). Peccato che la sua unica presenza a mia memoria nel mondo master, sia limitata agli Europei indoor di Ancona 2009. Sarebbe uno che combatterebbe con Scarponi, Chiapperini, Graziano... Angelo Mauri (1957) è in buona forma in questa parte di stagione: 25"76 (88,83%), davanti a Stefano Malvicini (25"88 e 88,42%). Emanuela Baggiolini (1972) sta per tornare in forma "europei": 58"32 sui 400 e 88,04%. Nella stessa serie ancora una presenza per Elena Montini (1962): 1'03"65 e 89,55%, ormai definitivamente ritrovata (se mai si fosse persa: non ne avevamo sentito parlare per qualche mese e ci eravamo preoccupati). La Globetrotter Gigliola Giorgi (che forse è pure una mia "collega", m'informerò) totalizza 86,21% correndo in 1'02"18, mentre bell'esordio nei 400 di Rosa Anibaldi (1966): 1'03"29 e 86,50%. Cosimo Sguera (1971) 2'02"04 negli 800 e 86,32%. 84,56% sui 5000 (più si sale nelle distanze, più valori sopra gli 80% sono decisamente di prim'ordine) da parte di Daniela Gilardi (1965) con 18'35"10 sui 5000. L'amico Federico Nettuno (1975) vince l'asta con 4,10 (69,38%).
  • Cernusco S/N (08/07) dalle pagine di facebook aveva annunciato un attacco al record italiano M45 degli 800, da lui stesso detenuto. 1'59"22 ottenuto a Rezzato nel 2008. Proprio in contemporanea con lo stesso meeting bresciano (di cui parlo in seguito), Giuseppe Romeo (1963) ci ha riprovato. A Cernusco è inserito nella seconda serie e chiude in 2'01"46, un paio di secondi sopra il primato nazionale (e ben 93,26% agc, che ottenuti nel mezzofondo sono un tesoretto). Rumors davano nella medesima riunione di un tentativo di record M40 da parte di Stefano Avigo (1970), inserito invece nella prima serie: 1'58"52 (89,75%). il suo tempo, che è ancora troppo lontano dal duo Giorgio Gennari-Litta e Giovanni Ferrari, che hanno corso a 9 anni di differenza l'uno dall'altro lo stesso tempo di 1'56"18. 87,31% nei 1500 invece per Paolo Gatti (1957) grazie al 4'43"36. Il risultato a sorpresa (fino ad un certo punto, naturalmente) lo ottiene così Flavia Borgonovo (1974): 5,60 (79,20%) nel salto in lungo con 1,0 di vento a favore e nuovo personale a 37 anni. Esempio vivente.
  • Rezzato (08/07) - Fausto Salvador (1969) si mette in luce nei 400: 53"60 (86,76%), ma mi sembra che avesse un Pb sotto i 53". Negli 800 si rivede il campione italiano M40 Francesco D'Agostino (1966) che stabilisce il suo miglior crono dell'anno: 2'01"47 e 90,81%. In deciso miglioramento anche Ugo Piccioli (1969) con 2'03"03, che gli vale 87,24%. Diciamo che si prospettano l'anno prossimo grosse sfide negli 800: D'Agostino va nella tana di Romeo e Pellegrini. Mentre nei 40 la concorrenza dovrebbe farsi bella agguerrita. Nei 3000 gran 9'10"21 di Pierangelo Avigo (1961), che spacca la barriera del 90% (90,70% con la solita considerazione sugli over-90 nelle specialità che non sono la velocità). Prima di lui Giorgio Bresciani (1966) che ha concluso in 9'03"36 (88,32%). Nel peso vince Marco Dodoni (1972, della Forestale) con un lancio a 17,77 (78,10%). Al 4° posto arriva il 46enne Giovanni Tubini (1964) con 15,76 (77,74%). Risultato di soli 2 centimetri inferiori al record italiano M45 di un altro grandissimo del passato atletico italiano: Luciano Zerbini, che proprio col 7,26 lanciò 15,78 nel 2005. Nel disco altra vittoria over-35: Diego Fortuna (1968) con 55,35 (76,17%).
  • Record Italiani - Come comparso su Atleticanet, Giacomo Befani (classe 1970) ha valicato, primo uomo italiano over-40, i 5,00 metri nel salto con l'asta a Orvieto il 16/06.
  • Record Mondiali - la jamaico-slovena Marlene Ottey, ha così ottenuto un ulteriore miglioramento del suo record mondiale: 11"84 (0,1 il vento) a Maribor il 26/06 contro l'11"95 di Postonja. Chissà se verrà portata a Barcellona dalla federazione Slovena o quanto gli hanno chiesto per poter partecipare. Chiedo così pubblicamente al nostro amico che conosce le "cose slovene" e che già ci ha aggiornato dei record della Ottey, se se ne sa qualche cosa.

05/07/10

L'analisi dei numeri dei c.d.s. di Claudio Rapaccioni

Quanto scritto di seguito è una analisi dei numeri che compongono la fase regionale dei CdS Master 2010 cercando di capire quanto il nostro movimento ha prodotto dopo i Campionati Italiani Individuali. Primo dato è che tutte le regioni hanno effettuato la fase regionale tranne la Basilicata , fase obbligatoria per poter accedere alla finale nazionale di Cagliari. Le società che hanno partecipato in tutta Italia ed hanno sommato i 13 punteggi necessari sono 104 quelle maschili e 41 le femminili (dato leggermente superiore rispetto al 2009) , la regione con più società partecipanti (uomini/donne) è stata la Sardegna con 20 squadre seguita dalla Lombardia e Lazio con 15 squadre, questi dati estrapolati per uomini e donne abbiamo la Lombardia in testa con 12 società maschili seguita dalla Sardegna con 11 e Veneto e Lazio con 9 mentre al femminile abbiamo 9 società della Sardegna seguita con 6 dal Lazio. Ancora un dato di partecipazione delle regioni: sono 4 quelle a cui non hanno partecipato nessuna squadra femminile (Puglia, Molise, Calabria, Abruzzo oltre la citata Basilicata) mentre in quello maschile non ci sono state defezioni. Mancano ancora i risultati dell’Abruzzo maschile per problemi con il recupero di una giornata di gare. Passando alle classifiche dei CdS abbiamo in quella maschile per la prima volta ben 8 società oltre i 10.000 punti (2 nel 2009) , segno che le società si sono rinforzate e che ci aspetta una grande finale. Sempre al maschile la 26° società ha realizzato poco più di 9.000 punti circa come l’anno scorso, per la finale le squadre maschili partecipanti (attendiamo le autocertificazioni) sarebbero 33 in totale, ricordando che le regioni non incluse nelle prime 26 della classifica avrebbero la prima società a partecipare di diritto. Per la classifica femminile abbiamo 3 squadre oltre i 10.000 punti (1 in più rispetto al 2009) e credo che la finale sarà una lotta tra queste società, al contrario del maschile la 26° classificata ha totalizzato 6.100 punti circa 700 in meno del 2009. Saranno invece 28 le squadre femminili che saranno presenti a Cagliari sempre in attesa delle autocertificazioni. Una precisazione avendo letto alcune notizie sui siti internet sulle tabelle usate per i CdS Master. Come da Vademecum 2010 alla pagina 192 regolamenti CdS Master è riportato che i punteggi saranno attribuiti utilizzando le tabelle FIDAL 2007. Non si è mai parlato di nuove tabelle 2010 CdS Master ma dei nuovi coefficienti per le Prove Multiple con le nuove tabelle già elaborate dall’ufficio statistiche della FIDAL.

04/07/10

A quando un incontro internazionale per la Nazionale Master?

(Maryvonne Icarre, stella della velocità francese master in una foto scattata a Kamloops, sul suo profilo di facebook) - Gli anni passano, i tesserati aumentano, la necessità di creare opportunità per fare proseliti sono sempre più impellenti, ma su uno dei versanti sui quali (crediamo) molto si deve fare, ancora non viene fatto. E il tempo perso può essere dannoso, può allontanare i "papabili", soprattutto quelli delle categorie più giovani. Siamo qui a ricordarlo ogni tanto, per non far credere che abbiamo abbassato la guardia. E' noto come lo scorporo salomonico degli Uffici Master abbia creato di fatto due strutture, una internazionale ed una nazionale. Due strutture, due referenti. E due compagnie, due squadre. Un Consolato in piena regola, insomma. Il regno di Arese si ricorderà anche per questo, quando finalmente se ne sarà andato: il caos, il ritorno alla confusione primordiale. A piccoli passi, con l'aiuto di Claudio Rapaccioni (di cui a breve produrrò un suo commento sui recenti c.d.s. master), siamo invero riusciti a far passare alcune nostre idee (condivise dallo stesso Claudio e con lui discusse, migliorate, mediate): i c.d.s. indoor (certo, migliorabili, come da alcuni invocato), le finali della velocità all'Olimpico, oltre ad altre piccole cose. Poi è stata specificata la regola sulla partecipazione dei master alle gare assolute (dopo che in più circostanze avevamo lamentato un'interpretazione idiota di qualche organizzatore). Sarebbe bello istituzionalizzare questo rapporto che adesso è solo fiduciario: noi siamo solo una voce, molti non la pensano come noi, ma sarebbe auspicabile creare un organo consultivo del mondo master che si relazionasse con i decision makers della Fidal. A meno che lo si crei noi, direttamente, come un sindacato, senza aspettare la benedizioni urbi et orbi della Fidal. A quel punto le rivendicazioni (i consigli, dai, non partiamo con le barricate) di chi rappresenta il mondo master, presumo sarebbero ascoltate con più attenzione. Perchè questo? Perchè si è arrivati ad un punto di crescita che necessita di un salto di qualità. Per non stallare. Pre creare nuove opportunità e cercare (insieme) nuove strategie di crescita (i Grand Prix nazionali ed internazionali, i ranking, le classifiche integrate delle prestazioni dei master, la logistica degli spostamenti, le decisioni sulle sedi dei campionati italiani, l'abolizione della distinzione tra senior e master al compimento del 35 anno, indumenti della nazionale "comuni" a prezzi politici, l'introduzione di nuove categorie più "giovani"...). Arrivo su questo punto perchè mi sono imbattuto sul sito dei master francesi nelle convocazioni per l'incontro internazionale master tra Francia e Germania. Organizzare incontri internazionali con le altre Nazionali Master è un altro punto fondamentale di quelli appena citati per far crescere il movimento a partire dalle categorie minori (quelle statisticamente più ricche di atleti per ovvi motivi demografici): potrebbe essere un volano per molti atleti ad abbracciare il mondo master: opportunità che hanno costi ampiamente dovuti per chi rappresenta di fatto il bancomat di questa Federazione (tra l'altro con spese irrisorie rispetto al totale). C'è chi sostiene che l'atletica master è soprattutto quella stradista e che di conseguenza bisogna ridimensionare le pretese. Ribatto che anche la stragrande maggioranza dei senior è stradista e nessuno si scandalizza se le risorse vengono investite interamente su chi pratica l'attività su pista (e naturalmente su chi li accompagna in giro per il mondo...). La pista è la vetrina dell'atletica. Anche per i master. Ritornando sull'incontro tra Francia e Germania che si disputa il 10 luglio a Yutz (nella Mosella), l'incontro è stato strutturato su sette specialità con 2 atleti per specialità e due macrocategorie: 40-49 e over 50. Ma l'anno scorso c'era stato anche un incontro tra Inghilterra, Francia e Belgio (mi sembra) in cui vi erano semplicemente i migliori master a prescindere dalla categoria, solo in base al risultato effettivo. Di idee ce ne sono tante: chiaramente vengono favorite le categorie più "giovani", ma penso che tutto rientri comunque in una politica di proselitismo generale da parte delle rispettive federazioni. Questo è sapersi muovere: aspettiamo ora la branca internazionale del masterismo italiano che batta un colpo, che non si limiti a passare le carte delle iscrizioni ai campionati europei. A proposito di Campionati Europei in Ungheria, torneremo sull'argomento con una cosa sconcertante, riguardante la nostra delegazione a Ny... quel che l'è (non mi metterò mai in mente il nome) se uno dei diretti interessati me ne darà modo di parlare pubblicamente. Altrimenti ne parlerò solo informalmente a chi me lo chiederà. E' notte fonda, spero di non aver scritto cavolate qui sopra... domattina mi riservo di rileggere tutto. Buonanotte.

Douglas e l'uomo più anziano sotto i 50" - La Mazzenga perde il record degli 800

(nella foto Marlene Ottey: ha migliorato ancora il record del mondo F50?) - La notizia che è rimbalzata su Masterstrack per qualche settimana è di quelle davvero sconquassanti per un piccolo circus internazionale come quello master: l'apparizione nel giro di pista del Signor Douglas Kalembo, doppio passaporto (americano e zambiano) classe 1960. Carneade, chi è costui? M50? Certo, negli Usa, come in tutto il mondo le categorie si fanno sull'anno, mentre a livello internazionale conta la data di nascita (ma allora, perchè non omogeneizzare tutto sull'anno??), ed è qui che nasce la notizia. Ad Atlanta, Douglas, un giorno di giugno decide ci correre i 400. Quando ferma il cronometro il tempo sul display segna 50"02. Fermi tutti. Il tempo, comunque lo si prenda e lo si giri, è un record del mondo! Record del mondo M45 se corso da 49enne, ovvero M50 se Douglas ha già spento le 50 candeline. Ottenere il record nel 5° anno della categoria è davvero un must, non c'è che dire. Su Masterstrack nasce una fitta corrispondenza volta a individuare la data di nascita precisa di questo atleta, finchè, colpo di scena, si fa vivo lo stesso Kalembo, che invia copia della sua patente di guida americana: 24 luglio 1960. Ci siamo, è M45, quindi il nuovo record mondiale è nella categoria 45-49 ed abbassa il record dell'americano Fred Sowerby (50"20), prestazione che proprio l'anno scorso era stato sfiorata da Enrico Saraceni (50"27). State attenti: in palio c'è non solo un record del mondo, ma anche un titolo di quelli che rimane attaccato sulla pelle di un atleta più del record stesso: l'uomo più "maturo" della storia sotto la barriera dei 50". Ragionando con più freddezza, Douglas Kalembo non è certamente Carneade. Basta una rapida ricerca su internet per scorpirlo presente alle Olimpiadi di Seul (1988) nei 400 e ai Mondiali di Stoccarda negli 800 (1991). Su un sito zambese si apprende ad esempio del suo record nazionale sugli 800 di 1'46"93. 51"49 sui 400 l'anno scorso ad Atlanta.
Rimaniamo nel mondo della velocità: come riportato da alcuni nostri utenti molto attenti, Marlene Ottey nella gara di Postonja il 6 giugno non aveva corso in 11"72 così come da abbaglio-globalizzato e così come riportato su tutti i siti sportivi internazionali, ma bensì in 11"95 (+0,9) che comunque lo si guardasse era il record mondiale dei 100 W50. Ma l'11"72 era di altra atleta, che aveva vinto un'altra serie. Comunque sia, l'impero della Ottey si estende a questo punto su 4 categorie (W35, W40, W45 e W50) rispettivamente con 10"74, 11"09, 11"34 e l'ultimo 11"95. Quest'ultimo record sembra sia stato ulteriormente abbassato a Maribor dalla ex jamaicana a 11"85 (come notato su un piccolo trafiletto della Gazzetta qualche giorno fa, cui sto cercando riscontri... che al momento non trovo).
Dai campionati tedeschi over-50 (qui i due campionati separati sono già una realtà), Christel Happ strappa un ulteriore record del mondo, quello del salto in lungo W80 con 3,05, che migliora di oltre 40 centimetri il precedente record. Sempre dai campionati tedeschi di Kevalaer, Elfriede Hodapp avrbbe battuto il record del mondo degli 800 di Emma Mazzenga, abbatendolo di quasi 12". 3'14"66 contro il 3'25"18 corso dalla Mazzenga. Purtroppo al link del Campionati Tedeschi questo risultato non lo trovo, fidiamoci. Cercherò prossimamente di fare il punto della situazione dei record del mondo aggiornando il file iniziato il primo di gennaio.

03/07/10

Diamond League: Dix batte Tyson Gay e grandissimo Oliver: 12"9 sui 110hs

(a sinistra Walter Dix, giustiziere di Tyson Gay) - La notizia è il ritorno dopo oltre un mese di assenza di Tyson Gay, the challenger of Usain Bolt. Un infortunio lo aveva infatti tenuto lontano dalle piste, dopo le meraviglie dei 400 in meno di 45" e il 200 in rettilineo in 19"50. Ed esordio più difficile non poteva scegliere, ad Eugene, 6^ tappa della Diamond League, visto che si è andato a buscare il velocista al momento più forte al mondo sui 200 (escluso l'alieno), il connazionale Walter Dix (era quello che un tempo correva con le treccine rasta, ricordate?). E per buscarle, le ha buscate: 19"72 a 19"76 (vento +1,8), come il vecchio record di Mennea uguagliato il primo (e ogni qualvolta che qualcuno lo sigla, non possiamo non evocare il mito), cioè al momento il 20° tempo di sempre corso sui 200 (ma Dix vanta anche un 19"69 del 2007). Walter Dix aveva già corso in 19"89 e 19"86 quest'anno: Tyson aveva proprio voglia di testare il suo motore se ha deciso con il suo staff di affrontare un osso così duro: anche le sconfitte per i top-sprinter contano, così come l'imbattibilità. I due sub-20" portano il totale delle prestazioni ab urbe condita (da quando esiste l'atletica leggera) sotto i 20" (ottenuti regolarmente) a 180. 5° tempo personale per Tyson Gay (13 volte sotto i 20"). In chiave Barcellona, 8° il norvegese Ndure con 20"67. Probabilmente desta più sensazione il 12"90 (+1,6) di David Oliver sui 110hs, che è il 4° tempo di sempre corso dall'uomo sui 110hs: prima di lui nella storia della specialità troviamo solo Dayron Robles (col record del mondo di 12"87 e 12"88), e Xiang Liu (col precedente record di 12"88). Pareggiato il record americano di Dominique Arnold che correva in 12"90 nel 2006 a Losanna proprio dietro a Liu (il più veloce secondo posto della storia dei 110hs...). Oliver ha davvero messo nel mirino il record di Robles, che al momento sembra un pò lontano dai suoi standard. Il polacco Noga scende a 13"29 mentre il campione del mondo Braithwaite naufraga a 13"53. Elettrizzante anche la gara dei 100 femminili, dove Veronica Campbell Brown è letteralmente volata: 10"78 (solo 0,8 di vento a favore): 26° tempo di sempre per la jamaicana, che aveva un PB di 10"85. Nella sua scia, Shelly Ann Fraser corre in 10"82 (suo 4° tempo di sempre, vantando come Pb 10"73). Il fenomeno del 2009, Carmelita Jeter si ferma a 10"83 (l'anno scorso divenne la seconda donna più veloce di sempre... o la prima... con 10"64). Lashauntea Moore 10"99: 4 donne sotto gli 11". Marziana ancora Lashinda Demus, con 53"03 (già nello scorso meeting della Diamond League scrivemmo delle sue prestazioni sotto o a cavallo del 53"). Cavalcata senza avversarie per Tirunesh Dibaba sui 5000 (14'34"07), ma ancora una volta mastodontico Christian Cantwell, che ha sparato il peso a 22,41, cioè nel futuro... o nel passato. 25° risultato di sempre nelle liste all-time della specialità (purgata degli squalificati). Più di un metro sul secondo Dylan Armstrong (21,33), con Adam Nelson a 21,16. Spotakova solo terza nel suo giavellotto (spuntato) ad oltre 11 metri dal suo personal-mondiale di 72 metri. Grande 800 con ben 9 atlete sotto il muro dei 2', regolate con il miglior tempo dell'anno da parte di Mariya Savinova (1'57"56): per Cusma sarà davvero difficile battere questa russa, unica europea al traguardo di Eugene. Ma si sapeva, Elisa punterà prima alla finale, poi a quel che verrà. Irving Saladino, da parte sua, mette UN solo salto a referto (8,46) nella gara di lungo, per giunta ventoso (+3,6) ma presenta il conto a Dwight Phillips, il più regolare degli ultimi due anni (8,41 regolare). Infine vittoria a ridosso dei 50" per Allyson Felix (50"27) minacciata dall'africana Amantle Monthso (50"30). Per la Grenot segnali pericolosi da parte della russa Antonina Krivoshapka: 50"60.

Gli over-35 a Grosseto: record della Rosolen e 4 medaglie "master"

(Elisabetta Artuso nel finale degli 800 - Foto Fidal) - Ci sarà un giorno in cui la membrana che separa il mondo "assoluto" da quello "master" verrà abbattuta, e dove si potranno vedere ai Campionati Italiani anche atleti di primo piano dell'atletica nostrana. Negli ultimi giorni ho ricevuto una mail di Claudio Rapaccioni con una disamina tecnica dei c.d.s. master: lunedì o martedì la pubblichiamo, per tornare a parlare del nostro mondo momentaneamente accantonato per dar spazio (anche con le dirette radio) all'Atletica assoluta. Per ritraghettarci nel nostro mondo, vediamo come gli over-35 si sono comportati a Grosseto. 30 i "master" presentatisi a Grosseto (14 uomini e 16 donne), con 4 medaglie portate a casa. Naturalmente non poteva essere diversamente per Nicola Vizzoni, classe '73, capitano della Nazionale, che si è limitato ad un "normale" 75,39. Le altre due medaglie al maschile le hanno vinte Marco Dodoni (1972) e Paolo Dal Soglio (1970) nel lancio del peso, con rispettivamente 18,10 e 18,00 (argento e bronzo). La quarta è il posto d'onore di Elisabetta Artuso (1974) negli 800, e penso che intimamente, assenti Cusma e Reina, pensasse al colpaccio. Dal lancio del peso, la 45enne Mara Rosolen (1965) catapulta la palla da 4 kg a 14,59 che è il nuovo record italiano di categoria (precedente stessa atleta, con 14,49 a Bussolengo i primi di giugno. Il risultato gli è valso il 5° rango nazionale. Un pò sottotono (si pensava francamente ad una medaglia) Andrea Alterio (1973) solo 6° con 14"28 sui 110hs. In qualche modo sorprende il sesto posto nel salto triplo di Leandro Mangani (1974) con 15,81, non lontano dal 16,00 di Buttiglione che rappresenta il record di categoria. Sesto come Maurizio Checcucci (10"45 sui 100), che, come Vizzoni, dovrebbe far parte della comitiva italiana per Barcellona. Non è il Checcucci del 2009 (10"26), ma è sempre un uomo tra i più veloci in Italia. Tra le donne, sfortunata Barbara Lah (1972), quarta all'ultimo salto della Pietrogrande: 13,14 per la Lah e 13,23 per la sua avversaria. Se al maschile la sorpresa tra gli over-35 l'ha destata Mangani, al femminile troviamo Maria Vittoria Fontanesi, 4^ sui 1500 con 4'17"33. Brava Mara Cerini (1971) capace di correre sotto i 2'10" (2'09"88) e capace di andare in finale negli 800, giungendo 7^. 7^ anche Silvia Casella (1972) nei 5000: 16'42"66. La Buga (Roberta Bugarini, 1969) un pò sottotono nell'alto (1,69). Ritirati due over-35 illustri: Patrizia Spuri e Gabriele De Nard.
  1. 01° Nicola Vizzoni (1973, martello) - 75,39
  2. 02° Marco Dodoni (1972, peso) - 18,10
  3. 03° Paolo Dal Soglio (1970, peso) - 18,00
  4. 05° Paolo Finesso (1975, 5000 mt) - 30'11"82
  5. 05° Davide Bressan (1975, asta) - 4,80
  6. 06° Andrea Alterio (1973, 110hs) - 14"29 in finale (14"28 in batteria)
  7. 06° Leandro Mangani (1974, triplo) - 15,81
  8. 06° Maurizio Checcucci (1974, 100 mt) - 10"45 in finale (10"53 in batteria)
  9. 10° Luca Giovannelli (1975, 110hs) - 14"59 in batteria
  10. 13° Emilio Filippi (1972, martello) - 54,02
  11. 14° Fabio Caldon (1975, giavellotto) - 59,95
  12. rit. Gabriele De Nard (1974, 5000 mt)
  13. rit. Diego Cafagna (1975, marcia)
  14. squ Stefano Longoni (1975, 110hs)
  1. 02^ Elisabetta Artuso (1974, 800) - 2'07"62
  2. 04^ Barbara Lah (1972, triplo) - 13,14
  3. 04^ Maria Vittoria Fontanesi (1974, 1500) - 4'17"33
  4. 05^ Mara Rosolen (1965, peso) - 14,59 (record italiano F45)
  5. 07^ Mara Cerini (1971, 800) - 2'11"20 finale (2'09"88 batteria)
  6. 07^ Silvia Casella (1972, 5000) - 16'42"66
  7. 09^ Alessandra Melchionda (1975, giavellotto) - 46,06
  8. 10^ Lorella Pagliacci (1968, 10000) - 37'58"36
  9. 11^ Lucia Pollina (1975, 800) - 2'12"99 (batteria)
  10. 12^ Maria Vittoria Fontanesi (1974, 5000) - 17'07"86
  11. 12^ Emanuela Baggiolini (1972, 400hs) - 51"80 (batteria)
  12. 12^ Pasqualina Proietti Pannuzzi (1971, disco) - 41,12
  13. 15^ Roberta Bugarini (1969, alto) - 1,69
  14. 17^ Enrica Carrara (1967, 3000 siepi) - 11'08"03
  15. rit Patrizia Spuri (1973, 800)
  16. rit Paola Mariotti (1969, 5000)

02/07/10

L'angolo del Duca: Webatletica porta bene

C’era una volta un tormentone televisivo che recitava “le iene portano bene” ed ora, anche se la rima manca, in un impeto di autocelebrazione, vogliamo appropriarci di questo concetto ed asserire che anche noi portiamo veramente bene. Si sono appena conclusi i 100° campionati Italiani di atletica in pista e i due risultati che piu’ ci hanno colpito, anche perché si sa che abbiamo un debole per la velocità, sono quelli relativi alla gara delle gare: i 100 mt. La regina è tornata. Finalmente, Manuela Levorato, dopo anni atleticamente complicati, un po’ per problemi fisici e soprattutto per la più grande gioia che una donna possa provare, è tornata su buonissimi livelli vincendo il titolo con un convincente 11”49, dopo aver segnato anche 11”48 in batteria. Ottimi tempi, oltretutto con vento leggermente contro e quindi un grandissimo bentornato e l’augurio piu’ grosso per limare ancora di qualche centesimo il suo crono ed ottenere il passaporto per Barcellona che, a mio avviso, le spetterebbe comunque di diritto.
In campo maschile, invece, ancora Simone Collio ma questa volta con la gara, credo, piu’ bella della sua vita. 10”16, pur su una pista veloce come Grosseto, con vento leggermente contro, è un crono stratosferico. Sono molto felice perché Simone, in forma alquanto riservata, si era educatamente lamentato, con noi, per alcune illazioni che lo riguardavano, anche in merito ai suoi crono di Rieti. Adesso, ha veramente dimostrato di essere un atleta capace di avvicinare quel primato italiano che appare irraggiungibile e gli auguriamo di cuore, di riuscirci, preferibilmente nell’ambito dei prossimi campionati europei di Barcellona.
Manuela Levorato, Simone Collio, due grandi atleti che in un modo o in un altro hanno mostrato attenzione per il nostro lavoro di appassionati di questo sport e siamo molto felici di aver portato loro bene. La nostra copertina oggi è tutta per loro.

IL DUCA

01/07/10

Anche stasera in radio... Webatletica

Vogliamo commentare anche stasera (verso le 20:30-20:45) i risultati dei Campionati Italiani assoluti. Il clou delle gare è già stato archiviato, ma con i risultati caldi e fragranti possiamo già tracciare le prime conclusioni di questa edizione anemica di atleti degli assoluti. Durante la trasmissione si parlerà anche dei campionati di società master dell'ultimo fine settimana, oltre che dei risultati di maggior pregio ottenuti da tutti gli over-35 in giro per l'Italia. A tra poco!! Per connettersi basterà clikkare il link qui sotto.

Cattivi pensieri (ancora?!) sugli italiani assoluti

(l'arrivo di Collio sui 100 - Foto Fidal) - Che palle dover sempre parlar male dell'atletica italiana. Lo sappiamo, conosciamo i pochi pregi (gli atleti che si dannano l'anima per poter emergere in un panorama di diffuso abbandono) e i tanti difetti (non stiamo qui ad elencarli, dovrei scrivere un libro). Ma bisogna comunque discorrere, come facciamo ogni giorno. Quindi lancio una provocazione: penso intimamente che i Campionati Italiani Assoluti così come sono organizzati adesso, siano una manifestazione obsoleta. Sono generalmente poveri di atleti, televisivamente poco seguiti, spesso abbandonati da molti atleti (se non gli si dice che se non lo fanno, non parteciperanno alla manifestazione internazionale prevista per quell'anno), con una marcata tendenza al peggioramento. Con il nostro smisurato amore per l'atletica, anche se fossimo un Direttore qualsiasi della Rai, mai e poi mai ci sogneremmo di inserire nel palinsesto di una delle 3 emittenti un solo secondo di atletica. Ma chi la seguirebbe? Una nicchia di un paio di migliaia di super appassionati, inferiori di sicuro alla schiera di pensionati che giocano a bocce. L'atletica oggi è incarnata solo da alcune specialità: c'è la velocità, dove non manca mai nessuno (per fortuna!), c'è Fabrizio Donato, la Grenot, Andrew Howe e Vizzoni... Ma dovrebbero cercare di concentrarli tutti nello stesso quarto d'ora televisivo per accattivare il pubblico calciofilo con i veri "personaggi". L'Atletica italiana manca di spettacolarità, e lo spettacolo (volenti o nolenti) lo fanno i campioni. Arese sul sito della Fidal dimostra ancora una volta di essere avulso da quello che lo circonda se può affermare candidamente che è soddisfatto per i risultati ottenuti a Grosseto. Naturalmente è soddisfatto perchè nel borsellino conta le 6/7 medaglie di Barcellona che ritiene possano arrivare nel carnet (Howe, Di Martino, la 4x100 maschile, Schwazer, Cusma, Donato, Vizzoni, Gibilisco e quelle a sorpresa che ci sono sempre) non certo per la pochezza del resto del movimento. Chi c'è dietro a costoro? Quello non gli interessa. Chi si fosse messo davanti a Raisport e si fosse imbattutto casualmente nei 5000 maschili con 5-atleti-5 gareggiare per un titolo italiano sul piede dei 14"15, secondo voi, dal trono personale in pelle Chateaux D'Ax con lo scettro del telecomando nella mano destra ed una bibita sulla sinistra, cosa avrà fatto? Click... Lo spettacolo l'ha fatta la finale dei 100 maschili (ma anche i cronisti devono cercare di rendere le sfide, vere sfide: è questo il senso profondo dell'atletica, lo sontro tra uomini e donne, non il "pass" per Barcellona). Quella dei 100 femminili. L'eterna ricerca del sentiero perduto verso l'Olimpo da parte di uno degli dei dell'atletica caduti dal cielo, Andrew Howe. I voli della Di Martino sopra i 2 metri. Se non si sponsorizza questo, l'atletica credetemi, è un gioco per pochi intimi. Così bisogna avere idee nuove per massimizzare gli eventi. Lo hanno capito buona parte degli sport: gli Assoluti dovrebbero essere inseriti in una maxi-manifestazione, come abbiamo già detto diverse volte, dove tutte le categorie (dai cadetti ai master) possano partecipare. La settimana dell'atletica, come si fa negli USA. I giovanissimi di questo sport devono poter "toccare" i campioni, devono avere un punto di riferimento, un esempio: oggi è tutto rigidimanente separato, tutto asettico. Cercatevi su Youtube i Pennrelays, manifestazione primaverile organizzata presso l'Università della Pennsylvanya. Accanto ai campioni celebrati dell'atletica mondiale, corrono i college, gli junior, i master: pensate solo quanta gente tra parenti e affini potrà esserci in tribuna. A Grosseto penso che se avessero contato le persone presenti solo "per vedere" senza che in pista vi fosse un parente, un amico, un atleta allenato... avremmo avuto uno zero. Quindi, è solo un'idea, ma gli Assoluti devono essere "riempiti" di significato (la storia non ha nemmeno un peso! I campioni del passato dovrebbero essere invitati!), devono sorgere manifestazioni di sostegno, aprire a più persone la possibilità di parteciparvi: il minimo è sì necessario, ma non a discapito dell'immagine! Perchè non dare la possibilità di partecipare ai Campioni Regionali, per esempio? O creare un circuito di gare, un grand prix, in cui i primi 3 possono partecipare agli italiani? Sappiamo che ad Arese tutto quello che va da quei 10 atleti "medagliabili" in giù è tutta fuffa, quindi lanciamo un appello a chi lo seguirà (auspicando che non vi sia un Arese-III, perchè di Galgani ce n'è stato già uno nello sport italiano e nel tennis si stanno ancora leccando le ferite). Partecipazione e Campioni sono le parole d'ordine: non elitismo spinto, con il rischio che se manca qualcuno le gare divengano una sfida tra pochi intimi. Vi lascio ad un piccolo commento personale sulle varie specialità.
  • velocità maschile - la sfida delle sfide è rimasta quella dei 100 metri maschili, se non altro perchè c'erano 3 posti con 4 pretendenti, con il non trascurabile particolare di decidere i frazionisti della staffetta veloce. Ma possibile che in batteria ci fossero solo 14 atleti? Se non è record negativo, poco ci manca. 8 in finale e 6 fuori. Per fortuna non mancava nessuno tra i migliori. Simone Collio ha comunque dimostrato in quei 100 metri di essere il più forte sprinter italiano del XXI secolo, nell'unica sfida diretta dell'anno con i suoi più vicini avversari. In un ipotetico ranking, segue Stefano Tilli quale portabandiera della velocità Made in Italy. Il suo 10"16 a mio parere è la sua più bella prestazione di sempre, vuoi per la location ove è stata ottenuta, vuoi per le circostanze che lo hanno portato a correre quel tempo. Probabilmente ora ha raggiunto la quadratura del cerchio, la sicurezza delle proprie movenze e forse è parsa anche una certa serenità. Emanuele Di Gregorio ha invece fatto il suo: 10"20 in stagione, e 10"22 a Grosseto, standard elevatissimi di rendimento. Può benissimo ambire anche lui alla finale di Barcellona. Il disertore (magari da domani figliuol prodigo se come penso rientrerà nei ranghi) Fabio Cerutti, dopo il SB di 10"22 col quale si è presentato a Grosseto, corre la finale in 10"24, terzo. Probabilmente colui che ne esce non sconfitto (10"24 è un signor tempo), ma sicuramente un pò ridimensionato. E ora? Chi farà la staffetta? Avranno il coraggio di tener fuori Cerutti per inserire qualcuno che corre più lento di almeno 2 decimi? Uguagliati parteciperà ad un'altra puntata di "Mai dire Banzai" in cui vince chi con un bastone si tira il colpo più forte nel basso ventre? Staremo a vedere: è un fatto che la 4x100, se non succede nulla di imponderabile (qui molti si toccheranno) è una delle poche opportunità italiane di medaglia. Nei 200 a sorpresa compare Claudio Licciardello: spero non avesse paura di sfidare un Vistalli in formato MaxiBon suoi 400. Resta comunque una scelta davvero opinabile: di solito, uno si presenta in una specialità non sua per "allenarsi" alla propria disciplina. Ma lo fa agli italiani?? Glielo ha chiesto la Fidal? Il Duca mi ha fatto sapere che non si sente a posto fisicamente e che punterebbe tutto sulla 4x400. Vince così Roberto Donati (20"98) che non è un fenomeno, ma il suo lo fa sempre e gli italiani li onora. Bravo. Secondo Licciardello in 21"05. Ma Galvan che fine ha fatto? E Marani? Possibile che si arrivi all'appuntamento clou e ci si infortuni (se è questo il motivo)? Marco Vistalli così si è trovato a correre un 400 da solo, nella depressione totale di una specialità che un tempo metteva una mezza dozzina di atleti sulla soglia dei 46" (e Andrea Barberi che fine ha fatto?), vincendo nel deserto in 45"95 (suo personale): lui il minimo l'ha fatto (era 46"00), Licciardello avrebbe potuto provare a conseguirlo, visto che non ce l'ha ancora (46"13 quest'anno) e non ce l'avrà più (la deadline erano proprio gli italiani) e le "regole" per partecipare a Barcellona sono state pure pubblicate. O la Fidal si inventerà qualche altro strano magheggio venendo meno a... sè stessa? Mi domando ora come faranno a portare la 4x400 maschile, se alla gara più importante, alla fine dei conti si presenta il solo Vistalli. Sarebbe di per sè solo motivo per molti altri esclusi in altre discipline per lamentarsi.
  • Velocità femminile: spicca la mamma volante Manuela Levorato, che spara tutto nelle due ultime possibilità a disposizione per fare il minimo per Barcellona: la batteria e la finale. Il tempo fissato è 11"45, mentre la veneta corre in 11"48 prima e 11"49 poi. Peccato. Gli manca solo qualcosina in fase lanciata (perchè nella transizione sembra proprio la Levorato delle medaglie europee di qualche anno fa) e potremo ancora ammirarla sotto gli 11"40. Dura lex sed lex, dicevano i romani. Niente minimo. Ma vedremo anche qui cosa succederà, perchè questa Federazione tutto sembra tranne che un esempio di dedizione a ciò che si impone. Nei 200 femminili Giulia Arcioni si fa interprete di un'ottimo 23"40 (davvero notevole) mentre nei 400 Libania Grenot spara un 51"14 con molti significati. Diciamo che è una delle poche papabili del podio basco.
  • Mezzofondo maschile: è l'anno zero. O forse il meno-uno. Sono ormai lontani ricordi i tempi in cui Longo, D'Urso, Benvenuti, Giocondi, Di Napoli... L'oggi è triste ma il domani sembra addirittura peggiore. Si vive alla giornata, sperando che qualcuno tiri fuori il jolly. E su quelli si basa la "politica" della Fidal. Manca una politica generale (come quella americana o spagnola... ma forse non c'è nemmeno voglia di investire denaro: e poi chi accompagna la nazionale in giro per il Mondo? Con quali denari?). L'unica via che si cerca di seguire senza nemmeno tanta convinzione, è quella della naturalizzazione dei figli di immigrati di seconda generazione, che poi, alla fine, sono i ragazzini più motivati ad emergere in una società che offre probabilmente troppi svaghi ed è venuta meno a molti valori. Peccato che molti di questi ragazzini stranieri, ma che sono nati e vivono nel nostro Paese, vengono spesso illusi per anni salvo poi dover cercare di emergere con i colori di una nazione lontana che magari non hanno mai visto. Anche questa è "integrazione" e lo sport può essere un veicolo eccezionale. A Grosseto, orfani di Christian Obrist, l'unico atleta con una certa nomea internazionale, 800 e 1500 si sono trasformati in gare non certo memorabili (quanto meno a personaggi). Hanno vinto Rifesser e Iannone. I 5000 (vinti da Stefano La Rosa) addirittura con soli 5 atleti al traguardo (tutti sopra i 14') e i 10000 corsi a ritmo di 3' per 9 km, quindi regolati da Daniele Meucci. Sì, certo il caldo, ma il senso che se ne ha è di abbandono generalizzato, e soprattutto un ripiego estivo alle ben più remunerative gare su strada.
  • Mezzofondo femminile: per fortuna c'erano Elisa Cusma ed Elena Romagnolo ad animare i 1500. Ma non è che segua spesso il mezzofondo femminile per poter affermare: stiamo migliorando e stiamo peggiorando. Guardando l'ordine d'arrivo dei 5000 sembra comunque di vedere una gara della neo-costituenda categoria F30, con un paio di interpreti della F35. Su 15 partite, 10 avevano più di 30 anni. Coincidenze naturalmente. Gli 800 si sono pure privati della presenza della Reina. Ma cos'è successo? Un'epidemia degli atleti migliori proprio a Grosseto? Anche gli 800 femminili hanno comunque evidenziato la completa mancanza di ricambio generazionale. Generalmente tutte atlete vicine ai 30 se non di più, con la sola Serena Monachino (classe '90) a rompere il leit motiv. Nei 3000 siepi due notizie: il sub 10' da parte di Valentina Costanza (9'58"78) e il record italiano junior da parte di Giulia Martinelli (10'05"49).
  • Salti: il salto in alto sta indubbiamente vivendo (sia al maschile che al femminile) il suo Rinascimento. Peccato che ciò non produca (almeno al maschile) la stella, ma tanti ottimi interpreti. A parte che anche a livello internazionale si sta vivendo lo stesso fenomeno , cioè un periodo "random", dove non c'è un primus inter pares, qualcuno che sia una spanna sopra gli altri. Questo può giovare anche a noi italiani. Ogni gara fa storia a sè. Nelle gara maschile di Grosseto i nostri amici del GGG ne hanno combinata un'altra delle loro, questi mattacchioni, costringendo a diversi salti in più gli atleti (visto che erroneamente gli era stata misurata una misura di 6 centimetri superiore). Vittoria a Filippo Campioli con 2,28. Al femminile si hanno già una manciata di atlete sopra il metro e 90, ma la dominatrice internazionale rimane Antonietta Di Martino, salita in cielo a 2,01, e di anni ne ha più di 30. Sul più bello è venuta a mancare la sfida con le altre, probabilmente vittime delle gambe molli da emozione da palcoscenico di fronte alla duchessa del salto in alto. Nel triplo maschile si conferma Fabrizio Donato sulle sue misure (17,00) che lo fanno il più grande triplista di sempre in Italia (quanto a risultati), seguito da Schembri e... Boni. E Greco? Bè a Greco non si sa cosa gli succeda in gara. Passa dai 17 metri ai 16 (e anche a meno), non dando garanzie di regolarità. Bocciato. Nel triplo femminile senza avversarie Simona La Mantia (14,00). Il lungo femminile è una specialità invece davvero in cerca d'autore. Si fa fatica a superare i 6,30: se andate in Canton Ticino ne trovate una che salta 6,50 regolarmente. Qui le naturalizzazione sono più difficili. Naturalmente le atlete danno il massimo di sè, ma sembra che a nessuno interessi più di tanto sviluppare e migliorare le risorse a disposizione. Sono lontani i tempi della May, ma anche quelli della Capriotti e della Uccheddu. Nel lungo maschile per fortuna è tornato Andrew Howe, ma probabilmente il tasto "on" glielo ha acceso Emanuele Formichetti, che proprio al penultimo salto ha sparato un 8,10 che spero gli valga la convocazione a Barcellona e che deve aver stimolato la verve agonistica del nostro talento più talentuoso. Così Howe ha tirato fuori gli attributi e ha balzato a 8,16: grande iniezione di fiducia per... Arese. Sarebbe davvero bello vedere Howe senza tutti questi personaggi attorno che gli ronzano, che gli suggeriscono, che vogliono stabilire il suo futuro (e intanto gli anni passano...), la sua specialità. Lo sappiamo: molti fanno dipendere le proprie fortune dalle sue gambe, ma di un Campione se ne apprezza spesso la serenità, la solarità, la simpatia più che l'alterigia e la sicurezza. Vederlo con Castrado che lo abbraccia, mi fa francamente senso. Nell'asta gara con solo 3 atleti oltre i 5 metri, vinta da Giorgio Piantella (29 anni) con 5,50, davanti a Rubbiani (32) e D'Orio (32). Assente Gibilisco, e non ne conosco le cause. Tra le donne Elena Scarpellini 4,20.
  • Lanci: Nicola Vizzoni patisce il caldo ma lancia comunque 75,39, mentre Marco Lingua si ferma sotto i 73. Nel peso vince un non-militare, Andrea Ricci con un non stratosferico 18,17, e il lancio del peso nazionale è diventato davvero poca cosa a livello internazionale, se si pensa che in finale ad un campionato internazionale servono misure tra i 20,20 e i 20,50. Due metri sono davvero tanti, come mezzo secondo sui 100. Dietro di lui due "master", un M35 (Dodoni) e un M40, l'intramontabile Paolo Dal Soglio. Buon 61,46 nel disco di Hannes Kirchler. Nel giavellotto delude la speranza Gianluca Tamberi (solo terzo) battuto da Roberto Bertolini (73,79) e Leonardo Gottaro (71,07). Tra le donne di sicuro spessore internazionale il lancio di Chiara Rosa con 18,61. Probabilmente manca qualche centimetro per pensare al podio di Barcellona, ma la veneta sembra in decisa crescita. Zahra Bani invece si riavvicina al muro dei 60 (59,87) che sono già una soglia di eccellenza internazionale. Infine va alla Salis la sfida eterna con la Claretti nel martello: 70,23 a 69,55.