20/01/13

Trost imperiale: 1,98 - Dal Molin 6° all-time con 7"68

Secondo me a nessuno gliene fregherà nulla della piramide decisionale delle convocazioni olimpiche... tanto ormai, la frittata è cotta e mangiata. Però presumo che stiano fischiando le coppie di decine di orecchie a molti, dopo l'esplosione definitiva nell'empireo del salto in alto mondiale di Alessia Trost. Quest'olimpiade (passata e defunta) le apparteneva, checchè ne abbiano detto, sul futuro, il futuribile, il possibile, il probabile: ovvero il nulla dal punto di vista pratico... L'1,98 di Udine è un salto mostruoso, storico, la definitiva consacrazione. Abbiamo avuto negli ultimi anni tanti talenti azzurri arrivati fino alla soglia del paradiso dell'1,90 in età precoce, poi sprofondate nelle sabbie mobili della normalità, chissà per quali arcani misteri. L'Italia del salto in alto e del salto triplo funziona, e francamente non ne conosco i segreti, ovvero se frutto dell'abnegazione e dell'opera alacre delle piccole botteghe di orafi di provincia, o se figli di un più grande disegno generale che parte dell'alto. Il disegno generale, nel caso, non lo conosco di certo, ma di sicuro quegli orafi ci hanno messo del proprio. 1,98, ancora nessuno l'ha sottolineato, ma è il miglior salto mondiale dell'anno, con un gap sul resto del mondo altistico internazionale di un viaggio a curvatura di 7 centimetri, ovvero dall'1,91 in coabitazione delle russe Starostina e Mariya Kuchina, quest'ultima medagliata a Barcellona ai mondiali junior dell'anno scorso, proprio dietro alla Trost (ma 1,97 di PB). E' la 48^ atleta al mondo di sempre, con questa misura a livello indoor... mica baggianate. Alla stessa misura si fermò anche Antonella Bevilacqua, mentre, come è ormai noto, meglio di tutte c'è il sontuoso 2,04 di Antonietta Di Martino, salto che l'ha posizionata all'8° rango si sempre nella storia dell'alto mondiale. E con questa sono tre le convocazioni de jure ai campionati europei di Goteborg, anche se pende quella clamorosa postilla ereditata dal recente passato, sulle valutazioni tecniche che si sono arrogati lassù in Fidal. 

Nel frattempo, twittato dal Paolo Dal Molin, dalla Germania arriva un altro clamoroso risultato: 7"68 nei 60hs, che lo collocherebbe al 6° posto di sempre nelle liste italiane all-time, a 11 cent dal record italiano di Emanuele Abate dell'anno scorso, e facendogli guadagnare una posizione tra i grandi ostacolisti italiani di sempre al coperto, dopo il sorpasso operato a danno di Andrea Putignani (7"69). Al mondo, nel momento in cui scrivo, si collocherebbe al terzo posto, dopo l'inopinata esplosione del bielorusso Maksim Lynsha, addirittura 7"50 con un miglioramento di 12 centesimi da un tempo che ottenne nel 2008. Con lui salgono a 4 gli italiani che prima dell'operazione "porte aperte" ai campionati italiani, hanno ottenuto il minimo Fidal. 

Cannonata di Tumi: 6"61 - Boni a 16,65

Michael Tumi - foto G. Colombo/Fidal
Il primo terra-aria dello sprint azzurro parte da Modena, e colpisce il bersaglio dopo soli sei secondi e sessantun centesimi: affondato l'obiettivo. A premere il bottone il Guardiamarina Michael Tumi, che con una volata riscrive la sua storia personale, si inserisce nelle liste all-time italiane e si può pure di permettere di guardare praticamente tutti i pretendenti dello scettro globale del velocismo in scatola dall'alto al basso. Tutti tranne uno, al momento, ovvero il carneade Joseph Morris, emerso dalla terra di Mezzo con 6"57. Ma chi è costui? Al momento quel 6"61 stabilito nelle batterie di Modena con la nuova maglia cremisi delle Fiamme Oro, rappresenta infatti il secondo tempo mondiale dell'anno, dopo che una certa aristocrazia di sprinter (baroni, visconti e marchesi, comunque non di più al momento) aveva già fatto la propria uscita. Proprio ieri infatti un tizio di nome Michael Rodgers aveva aperto la stagione di caccia con 6"64. Di sicuro si trova la leadership continentale, e anche nettamente, visto che sotto i 6"70, oltre a lui troviamo il solo Greg Cackett e Fabio Cerutti, autore di un doppio 6"69 proprio a Modena, il primo sulla scia di Tumi. Sul sito della Fidal si dice che sia il 9° performer di sempre italiano: del resto con un tempo del genere... ora, facile dirsi che mancano solo uno o due cent per... ma su quei tempi, ogni centesimo da guadagnare sarebbe come una arrampicata sulla roccia con le nude mani e con pendenze in negativo, che si accentuano sempre di più. Così, dopo l'infortunio di inizio anno 2012 che l'ha condizionato, per tutta la stagione, Tumi ricomincia da dove si era fermato.... anzi, lo troviamo alla fermata successiva. Naturalmente, siamo di fronte anche al secondo minimo italiano guadagnato sul campo di battaglia, dopo quello già staccato dalla Caravelli. 

Come già menzionato, Fabio Cerutti da Modena torna con il doble 6"69, che ha già caratura internazionale... ma credo che dopo aver visto Tumi sfrecciargli via in batteria, sarà tornato a casa con la rabbia del felino che deve rifarsi al più presto. Del resto lo sprint vive sì di tempi cronometrati, ma prima di tutto è man vs man. Poi in gare da 6 secondi, non c'è tempo materialmente "durante" di guardarsi gli avversari: la gara è prima, negli incroci pericolosi degli sguardi tra i gladiatori nei bui ed angusti tunnel che portano all'Arena. Lì bisogna sbattere la lama della spada contro il corpetto dell'armatura, urlando l'urlo di battaglia: ora è andata così, ma è questo che fa crescere lo spessore delle prestazioni: la guerra.

Rimaniamo a Modena: nei 60 femminili vince Judy Ekeh, colei cioè, che senza tanti giri di parole è probabilmente una delle migliori carte per il futuro del martoriato sprint azzurro, che ha bisogno di risalire la china. L'esordio è fissato a 7"55 e 7"57: è l'esordio, eh, quindi sicuramente suscettibile di notevoli miglioramenti, ma nel 2010, quasi tre anni fa quando ancora era allieva, siglò il famoso è mirabolante 7"46 proprio sulla medesima pista e che, almeno personalmente, le chiama vendetta. I muscoli sono stati forgiati nel fulmicotone, come si è potuto capire, ma ora c'è bisogno che Michelangelo tolga dalla massa indistinta di marmo, il capolavoro che vi è celato dentro. Un talento del genere deve necessariamente esplodere. Alle sue spalle, si fa così una bella passerella la ex azzurra Elena Sordelli (ma se va avanti così, magari ci ritorna pure) classe 1976, prima 7"60 e poi 7"58, ad un solo centesimo dal record italiano F35 da lei stesso stabilito l'anno scorso twice. Ne  fa le spese così Doris Tomasini, terza nella finale con 7"61

L'ostacolismo imperat sempre di questi tempi in Italia: dopo la minimata Caravelli, e la quasi minimata Borsi, scende la terza incomoda: Micol Cattaneo, e l'esordio non è malvagio, tutt'altro, ma visto che ci siamo fatti tutti il palato fine, vedere l'8"30 e l'8"28, sembra porre la comasca sulla seconda file della grid di pole position, con un certo distacco dalla prima fila. Ma è donna sportivamente cattiva, quindi per lei si sarà trattato del warm-up, in attesa di sparare il girone quando servirà. Cito per i posteri anche Alessandra Arienti, 8"47 e 8"48, e la Sara Balduchelli delle batterie, 8"53.

Come annunciato, poi c'è il triplone di Michele Boni ad Ancona: 16,65 e un triplo salto con chiusura nella propria storia personale. A 32 anni ha riscritto così tutta la sua carriera: primato personale ogni-luogo, e la seconda performance mondiale dell'anno, dopo il salto di Marian Oprea, somewhere che non conosco. Misura ottenuta al 5°, con l'ultimo salto a 16,62, ovvero il suo secondo salto più lungo di sempre: i senatori del triplo diventano così di fatto 3 (il giovane Greco non ha ancora l'età senatoriale): Donato, Schembri e Boni. Con Greco, appunto, il triplismo italiano si porta decisamente avanti nel ranking del triplo mondiale. A proposito, verifico... l'Italia al momento è infatti seconda dietro solo agli Stati Uniti nella classifica a punti di All Athletics, ma davanti a mostri sacri come Cuba e Russia:

1.(1.)Stati Uniti d'America (USA)Nord e Centro-America3924(3932)(3)
2.(2.)Italia (ITA)Europa3816(3824)(3)
3.(3.)Francia (FRA)Europa3642(3646)(3)
4.(4.)Russia (RUS)Europa3612(3620)(3)
5.(5.)Cuba (CUB)Nord e Centro-America3584(3588)(3)

Naturalmente sarebbe una grave caduta di stile non citare l'ennesimo record nel salto con l'asta junior di Roberta Bruni: 4,30... mancando poi l'aggancio al 4,40 necessario per il volo presunto per Goteborg. Dopo l'abbandono di Anna Giordano Bruno, una delle risicatissime freccia nella faretra della specialità. Elena Scarpellini l'anno scorso (non ne conosco i motivi), ha volato a vista, mentre Giorgia Benecchi mi sembra espressione di estremo genio, ma anche un pò di sregolatezza. 


19/01/13

Incidente fatale per il maratoneta Goumrì

Dopo il marciatore messicano Geher Noè Fernandez (argento olimpico a Sydney 2000) colpito durante una sparatoria nei pressi di Città del Messico, in cui aveva perso un occhio ed in seguito deceduto per un infarto dopo pochi giorni all'età di 34 anni, la cronaca racconta di un altra tragica fine di un atleta "top", ovvero il marocchino Abderrahim Goumrì, classe 1976, dopo un incidente sulla strada che congiunge Rabat a Temara. Nello stesso incidente sarebbero rimasti feriti altri due atleti, Youssef Baba e Youssef Ramzi, al momento ricoverati in ospedale. Specialista dei 5000 (12'50"25 il suo PB e 27'02"60 sui 10000) e della maratona, era giunto 20° alle olimpiadi di Pechino '08 proprio sulla maratona e 13° sui 5000 ad Atene '04, 8° ai mondiali di Helsinki del 2005 sui 10000, ma secondo alla maratona di Londra del 2007, di New York del 2007 e 2008 e in quella di Chicago del 2009. Tra le altre partecipazioni, i mondiali di Osaka '07, Berlino '09, Daegu '11: di fatto ha partecipato alle ultime 6 edizioni di campionati mondiali nelle diverse specialità del mezzofondo. Il suo record personale nella maratona era 2h05'30" ottenuto a Londra nel 2008 (32^ performer di sempre) quando arrivò 3°. Degli altri due, non si sa ancora nulla: Youssef Baba, classe '79, arrivò in finale nei 1500 a Sydney '00, oltre che partecipare alle olimpiadi sia a Pechino che ad Atene. 

18/01/13

Atletica e Scuola: le lettera di un professore sui mali del reclutamento

Gentile redazione, ho scoperto da poco l'esistenza del Vostro sito e ogni tanto leggo con curiosità gli articoli pubblicati. In particolare uno scritto, quello circa l'attività scolastica. L'attività scolastica è un nodo cruciale al vaglio di molteplici federazioni, oserei dire tutte. I giochi sportivi studenteschi sono oggetto di studio di analisti molto esperti e bravi con numeri, curve, andamenti medi, risultati. Scorrendo articoli di varia natura sportiva incontriamo pareri positivi di alcuni, penuria per altri, sostanziale neutralità tra i rimanenti. L'aspetto su cui voglio portare la Vostra attenzione è quello della globalità del punto di osservazione. Restando sulla disciplina dell'atletica leggera in pista e campestre, la partecipazione rimane alta nella mia provincia e molto buona in tutta la mia regione (Dati degli uffici scolastici provinciale e regionale). Ciò ci conforta e fa analizzare da esperti come Voi quali sono le cause nel momento in cui un ragazzo entra nella nostra federazione, ente che ha difficoltà poi a portare avanti un progetto educativo. 

Ciò che mi è capitato di constatare in sede dei frequentatissimi GSS locali e regionali è la plurima scelta dello sport a monte. Moltissimi ragazzi della scuola secondaria di 1^ grado (per non dire la maggioranza), ad esempio, sono tesserati per due federazioni e svolgono l'attività principale NON con la nostra. Quelli che rimangono o riusciamo ad attrarre sono pochi e le percentuali di ingresso non sono così alte purtroppo. Nella scuola secondaria di 2^ grado è già stata fatta una scelta dagli studenti, compresa quella di non fare sport. 

Il filone scolastico rimane comunque un bacino appetibile, contenitore da cui attingono tutti gli sport con modalità discutibili. Il motivo di questa situazione è molteplice: fare più esperienze è didatticamente utile ma l'atletica rimane seconda rispetto ad altri sport. L'atletica a scuola è semplice e immediata, fruibile anche da proff poco "tecnici" che preferiscono però proporre a lungo termine le discipline di squadra. Perchè le opportunità promozionali non sono le stesse per tutte le federazioni alcune delle quali hanno "priorità assegnata". La critica è di stampo sociologico, pedagogico e politico. Impresa ardua e aspetti che approfondisco ogni settimana. Come si dice, lo studio serio non ci deve mai abbandonare. 

Sociologia: studia i fenomeni della nostra società, compresa quella sportiva. Popolazione giovane sempre più legata al virtuale (che aiuta sia chiaro) e meno alla cultura del movimento, semplice pigrizia che amplifica le distanze dai nostri luoghi (a volte solo 5 km), informazione sullo sport che arriva troppo in modo utilitaristico e non cura sempre la vera formazione mentale dei soggetti che deve essere a-federale. Pedagogia: tasto dolente. La scuola troppo spesso è veicolo di mezzi e metodi freddi che danno spazio, a turni, a realtà sportive che tirano acqua al proprio mulino. L'istituzione non è più in grado di filtrare i segnali seri da quelli opportunistici, non riesce a riconoscerli; l'autonomia scolastica è cosa buona solo se si possiedono criticità documentate altrimenti diviene solo clientelismo ad opera del miglior offerente. Politica: la politica entra a ragione anche nel mondo sportivo, la politica è cosa essenziale credo perchè è doveroso governare, organizzare, promuovere, consentire, equiparare. Ciò che fa la differenza è il fine e la modalità della politica. 

Noi Fidal possiamo fare ciò che vogliamo ma nella stanza dei bottoni ci sono certe dinamiche hanoi estranee. Un istituto come il CONI doveva essere negli anni 60 la copia dei mirabolanti ministeri dello sport di Francia e Germania ma si è rivelato tutt'altro. Assenza di regole e clientelismi spiccioli lo hanno trasformato tesoro per pochi eletti...calcio, basket e pallavolo in primis. Sono loro che attraverso innumerevoli canali (media, stampa, MIUR, politica) la fanno da padroni e selezionano i ragazzi a tutti i livelli. A noi restano le briciole e io non riesco a fare tanto i conti con le briciole, vado avanti per l'obiettivo principale: la pratica sportiva, la conoscenza dell'agonismo attraverso il rispetto delle tappe evolutive e come mezzo per conoscere i propri limiti e quelli degli altri. 

Si pensi: con questo obiettivo primario tutte le federazioni partirebbero alla pari e anzi, il CONI potrebbe "blindare" la promozione con regole serie e renderla pedagogicamente migliore in accordo con i metodi scolastici; le Federazioni subentrerebbero in seguito sempre rispettando suddette regole. Il sistema odierno non funziona così purtroppo e allora cosa potrebbe fare la nostra Fidal?

Potrebbe partire da questi assunti sociologici, pedagogici, lungimiranti con gli esordienti (tanta attività libera da distanze, tempi, misure), costa poco, sono accattivanti gli attrezzi di recupero (palline e giavellotti costruiti, ostacoli di cartone, aste di legno, ecc), la situazione in ciascuna provincia sarebbe diversa e stimolante anche per "formare" sulla didattica i nostri educatori. Nella categoria ragazzi e cadetti le cose si faranno più serie ma ancora lontane dai meccanismi assoluti. Solo da allievi il linguaggio diviene adulto. In un percorso del genere, con obiettivi e premi adatti alla fascia di età considerata, ciascun ragazzo avrebbe interesse a scoprire quello che viene dopo. Forse l'abbandono precoce sarebbe un fenomeno un pò più limitato. Chissà. Pubblicizzare questo "metodo atletica" non so se troverebbe meno sponsor di adesso, sarebbe una frontiera per i nostri managers federali. 

Alla fine le risorse aiutano ma non fanno la differenza; istruttori/allenatori con tali caratteristiche sfonderebbero il mondo della scuola, farebbero breccia in molti cuori dirigenziali, avrebbero seguito tra i ragazzi che è vero che sono abbagliati da palloni bellissimi, casacche fluorescenti, materiale da tv ma ciò che dura sono i rapporti tra le persone, le persone fanno una federazione, fanno uno staff tecnico

Probabilmente sono uscito dal tema del Vostro lavoro sull'atletica a scuola ma là dentro ci sono regole, tempi, dinamiche tutte da conoscere. Mi scuso per la lunga conversazione ma ogni tanto fa bene parlare a braccio. 

Un anonimo operatore. 
Buon lavoro a Voi.

17/01/13

Le strutture indoor e le occasioni perse

Il Pala-Eib di Brescia: un opportunità?

Più passa il tempo, e più mi convinco che l'Italia non abbia impianti indoor con la "I" maiuscola (ovvero gli anelli col "buco" dentro), non per chissà quali problemi strutturali ed economici, ma semplicemente per inerzia della classe dirigente che ci ha governato. E' chiaro che al mondo d'oggi non si va avanti senza avere risorse a disposizione, ma è altrettanto vero che quando quelle risorse ci sono, bisogna saperle investire o quanto meno utilizzare per il bene della popolazione da cui si eletti. A me sembra invece che, senza voler invocare alcuna malafede, la classe dirigente della Fidal, a livello centrale ma soprattutto a livello locale, degli ultimi 20 anni non sia stata all'altezza del compito cui era stata proposta. Anzi, a livello locale (parlo delle Fidal Provinciali e Regionali) sembra si sia puntato esclusivamente ad una mera attività burocratizzata, concentrata sui calendari-gara e organizzazione delle stesse, premiazioni, tesseramenti, affiliazioni... per carità, quello è uno dei compiti fondamentali, ma non bisogna mai dimenticarsi che chi è eletto in quegli organi debba avere anche un ruolo ATTIVO (quindi politico) sul territorio a favore dei propri tesserati. In questa ottica, muoversi per "agevolare" i tesserati sarebbe stato più che opportuno. E' avvenuto questo? A me sembra di no... tranne qualche lodevole eccezione.
Ho nella mente ciò che ha fatto l'amico Omar Lonati (quello in prima linea nella famosa protesta "Milano odia l'atletica"), prima di essere eletto nel Consiglio Provinciale della Fidal di Milano la scorsa settimana. Da solo, senza alcuna carica con la quale farsi annunciare, facendosi esclusivamente portatore del malessere dei propri amici, conoscenti e compagni di allenamento, nei due precedenti anni ha preso contatto con amministratori pubblici e soggetti privati, di opposizione e di governo, sondando, chiedendo, ipotizzando, prospettando, progettando. E ha chiesto preventivi, e li ha fatti girare a chi avrebbe dovuto elargire... ora ha certamente credito presso le istituzioni, visto che viene comunque viene sempre accolto e ha ormai intessuto un rapporto privilegiato con esse. Non ha ancora ottenuto nulla, dite? Senza quella famosa carica dirigenziale, è riuscito a farsi consegnare dal comune con il fattivo aiuto della Fidal Milano, alcuni nuovi macchinari per la Sala Pesi dell'Arena, oltre ad altre facilitazioni. Ecco, questo intendo per "saper cogliere le occasioni": prima bisogna però crearsele... certo che rimanendo sempre seduti e senza alzare mai il telefono, mettendoci la faccia, cosa volete che succeda? Davvero pensiamo che gli investitori, sia pubblici che privati, facciano la fila per telefonare in FIial e chiedere se si voglia un impianto indoor? Lasciatemi dubitare.
Queste riflessioni le sto facendo anche in virtù di alcuni fatti. La famosa pista di Genova, poi emigrata e ristrutturata per gli Europei di Torino (e correggetemi se sbaglio, perchè non si capisce più nulla di che fine abbia fatto quel ring), era stata offerta in giro per l'Italia al miglior offerente. Ricordo molto bene di aver partecipato ad una riunione della Fidal locale in cui si chiese se qualcuno conoscesse la disponibilità di capannoni o luoghi simili in cui collocare la pista degli Europei... e nessuno, almeno in Lombardia (con non so quanti miliardi di metri cubi di capannoni sfitti ed abbandonati per la crisi) ha fatto un solo passo in quella direzione,. nè Federale, nè privato. Del resto vi è per caso capitato di vedere una pista indoor in Lombardia? Ma a parte l'"offrire" la pista, qualcuno ha davvero cercato quel posto dove collocarla? Qualcuno si è interessato? O saputi i costi di gestione di un capannone (riscaldamento e noleggio della pista, presumo) si è ben guardato da azzardare proposte? Ragazzi, è chiaro che se ci sono costi, bisognerà tagliare da un'altra parte: penso che se venissero tagliati (per esempio) i premi di fine anno consegnati dalla Fidal (un gadget, anzichè una targa, per dire...), o i raduni-vacanza oceanici, in cambio di una pista indoor su cui fare attività invernale per tutti, nessuno si lamenterebbe (oddio, quasi...). Guardate pure quello che è successo a Bergamo lo scorso weekend: 400 atleti iscritti solo ai 60 metri. Voglio fare una provocazione: diciamocelo, l'iscrizione alle gare su pista in Italia è un obolo "politico" (1 o 2 euro). In Svizzera una gara costa ormai tra gli 8 e i 10 euro. Non dico tanto, ma 5 € per una gara al coperto in inverno, penso che non manderebbe in crisi il sistema e gli atleti... per le iscrizioni delle garesu strada si arriva ormai a prezzi oltre i 50 €, non dimentichiamocelo. 5 € per le 400 persone di cui sopra, per esempio, porterebbero ad un incasso di 2000 €. Con una serie di gare pianificate nei due mesi della stagione indoor, volete non arrivare a coprire con le sole iscrizioni buona parte delle spese necessarie a noleggiare un capannone, il riscaldamento e la pista? E il resto ce lo deve mettere la Fidal, perchè per questo esiste: favorire l'attività di tutti in primis, e non limitare completamente il proprio campo d'azione solo su alcuni aspetti.
Ma perchè volevo scrivere oggi? Ah, già... avevo letto che hanno deciso di ristrutturare il PalaEib di Brescia, (sullo svincolo della Tangenziale di Brescia a 100 metri dall'uscita dell'autostrada A4) un impianto a pianta circolare che accoglierà 3500 spettatori. Spazio a pallavolo e basket... perchè non provarci? Perchè non sondare? Perchè non intervenire? In provincia di Brescia, poi, ricordo che esiste un velodromo (a Montichiari) avveniristico e fresco di conio, i cui prezzi di gestione risultano esorbitanti visto lo scarsissimo afflusso di ciclisti e la scarsa diffusione di quello sport... perchè non provarci? Perchè non mostrare le foto dell'impianto di San Sebastian (dove si terrà il prossimo campionato europeo indoor master, tra circa due mesetti) dove una pista indoor è stata collocata all'interno dell'anello del velodromo? Magari ci saranno problemi insormontabili o strutturali... certo che se si rimane a braccia conserte ad ipotizzare, non succederà mai nulla. Ora, l'ultima frontiera sarà il palazzetto di Assago: aspetteremo il 2015 con nuove promesse politiche, quando con molto meno le soluzioni sarebbero già a disposizione. Finchè ci si aspetteranno i regali dagli altri, non lamentiamoci di quello che potremmo trovare una volta scartata la carta... 

15/01/13

Indoor: l'Italia paese dei velocisti per forza

(di Gianluca Zuddas e Andrea Benatti) - Quello che presentiamo è uno studio statistico basato su dati facilmente recuperabili sulla rete e relativo ad aspetti qualitativi e quantitativi dell'attività indoor italiana degli ultimi 8 anni (dal 2005 al 2012) nelle categorie "assolute" ovvero, Allievi, Junior, Promesse e Senior. La statistica è basata su chi ha corso o partecipato ad almeno una gara e sia stato classificato in qualunque modo. Abbiamo deciso di iniziare con le specialità "veloci" (60, 400 e 60hs), verificando l'eventuale interesse suscitato da questo studio, prima di poter proseguire con le altre specialità o addirittura estendere lo studio all'attività outdoor. Su queste ultime, probabilmente, si avrebbe un'analisi statistica più fedele alle dinamiche "sociali" sezionate a livello diacronico ed in divenire del mondo dell'atletica.
Le tabelle sono state pazientemente confezionate da Gianluca Zuddas, e si prestano, come del resto qualunque dato, ad essere interpretate. Ognuno ha un proprio filtro mentale, costruito dalle proprie esperienze e dai propri studi, che obbligatoriamente determina la propria visione dei fenomeni cui assiste. Gianluca ha estrapolato per ognuna delle specialità analizzate, diversi flussi di dati poi organizzati in tabelle con evidenziate le linee di tendenza. Sono tabelle sia di natura qualitativa che quantitativa, quindi ognuno può farsi le proprie idee con il massimo numero di dati estrapolati a disposizione.
Sarebbe interessante, quindi, che chi ci vedesse aspetti diversi rispetto a quelli che cercheremo di esporre, frutto appunto della nostra visione di questo mondo, li esponesse, ce li inviasse per la pubblicazione: io l'ho del resto sempre detto: il mio sito è a disposizione di tutti coloro che hanno voglia di migliorare questo sport e di apportare idee, motivi di confronto, critiche, spunti. Basta spedirmeli ad uno degli indirizzi che troverete in fondo a questo scritto. 

PREMESSA: le indoor, ovvero un mondo di scelte obbligate

innanzi tutto, è pacifico che l'attività indoor e le statistiche ad essa collegate, rispondano prima di tutto ad un pre-requisito che sposta in maniera determinante ogni forma di raccolta di dati: gli impianti. E' pacifico e logico che tale premessa non avrebbe senso se in ogni provincia italiana ci fosse uno o più impianti indoor. Ma sappiamo bene che una delle lacune principali di questo sport, è proprio la scarsa e difficile facoltà di "accedere" agli impianti indoor da parte degli atleti, in quanto... semplicemente non ci sono o sono molto pochi e distanti. E' conseguente il secondo assunto, ovvero che vi sarà più partecipazione a seconda della distanza "fisica" degli atleti all'impianto e per cerchi concentrici. Quindi più ci si allontana dall'impianto, più è logico pensare che minore sarà la partecipazione degli atleti. E sarà ancor più rara, la partecipazione, andando verso zone molto lontane da detti impianti, ovvero principalmente al sud del Paese. Lo sanno anche i muri che la difficoltà strutturale dell'atletica italiana indoor risiede principalmente nell'avere a disposizione un solo impianto con l'anello (Ancona) e una 15ina di cosiddetti "tunnel" (palazzetti con un unico rettilineo per i 60 metri) dislocati principalmente nel nord dal Paese. Tutto questo ha un portato statistico ovvio: enorme scarsità di dati relativi alle gare che non siano i 60 metri e i 60hs, ed enorme quantità di dati relativi alle gare compatibili con gli impianti a disposizione, che generalmente sono i 60, i 60hs, i salti e il lancio del peso. Comunque: vedremo che emergerà durante questo piccolo studio un macro-fenomeno di adattamento alle esigenze "invernali" che sarebbe bello sviluppare per vedere se tale fenomeno abbia poi ripercussioni sull'attività all'aperto.

I 60 metri maschili: il boom controverso e l'emergere dello "stallo tecnico" 

Il boom di sprinter è soprattutto quello giovanile

Nel prendere visione delle tabelle relative ai 60 maschili, salta subito all'occhio il dato complessivo di tutte le categorie assolute: nell'arco di 8 anni sui 60 metri maschili si è registrato un aumento abnorme dei partecipanti, ovvero un incremento del 75% che si commenta da solo. La crescita come denota la curva è stata pressochè costante negli anni e ha coinvolto soprattutto le categorie giovanili: vedremo come questo aspetto abbia un suo senso. Le ragioni sono facilmente intuibili: la diffusione e l'apertura sempre più frequente di "tunnel" quale unica opportunità di atletica in pista in inverno, il probabile/possibile ripiego di molti atleti di altre specialità in questa specialità. Gli incrementi per le singole categorie, come si può notare nella prima tabella, sono maggiori più in età giovanile: si pensi che nell'arco di 8 anni gli allievi che si sono dati ai 60 metri è aumentato del 105%! Gli junior 93%, le promesse del 57% e i senior "solo" del 31%. Qui forse ci sta la prima riflessione: mentre è chiaro che tra la categoria junior e quella promesse, in teoria la "specializzazione" dei singoli atleti sia già avvenuta, quindi le scelte di ripiegare sullo sprint sono meno riscontrabili, l'esodo massiccio degli allievi nella specialità è sintomatico del fenomeno in corso, che vedremo anche essere corroborato da un altro dato. Lo sport lo si vuole fare al chiuso in inverno (anche per colpa delle mamme...) e soprattutto in età giovanile c'è la necessità di "divertire" con l'atletica e non solo pianificare appuntamenti agonistici molto lontani nel tempo, che farebbero perdere giorno per giorno il necessario entusiasmo per far fatica. Probabilmente molti allenatori saranno "costretti" a far scendere molti dei propri allievi nell'arena dei 60 metri con il logico portato che dovranno anche adeguatamente  prepararli (ma non per manifestare la propria bravura, ma per permettere al ragazzo di non disamorarsi dell'atletica con prestazioni scadenti). Secondo voi, questo a che effetti nel lungo periodo porterà su una popolazione di allievi così vasta? Quanti, arrivata l'estate, si riconvertiranno ad altre specialità magari più lunghe (non necessariamente quelle del mezzofondo, ma anche i 400)?

Gli effetti dell'esodo di mini-sprinter sul sistema delle "scelte obbligate"

Quel fenomeno che è chiaramente palesato dai dati qui sopra menzionati e presenti nelle tabelle, ovvero un'esponenziale crescita di partecipanti alle gare indoor dei 60 metri, e la "riconversione" di molti altri atleti provenienti da altre specialità alo sprintismo, a nostro avviso si "legge" in un altro dato, ovvero nella tabella di pagina "6" dove sono presenti le medie generali dei tempi categoria per categoria (in pratica si sono presi tutti gli atleti che hanno corso i 60 metri, e, dopo aver sommato tutte le prestazioni anno per anno, si è fatta la media). In linea teorica, ed è il nostro assunto, quanto più aumentano le popolazioni in riferimento ad un determinato fenomeno sportivo (in questo caso correre i 60 metri), più le prestazioni in riferimento a quel determinato fenomeno miglioreranno. Assunto sbagliato? Dite voi. Del resto basta prendere macro-statistiche di ogni natura relativa ai fenomeni sportivi, e si vedrà che più competizione dovuta a più partecipazione, produce un miglioramento delle prestazioni medie. In teoria... nella realtà dei 60 metri italiani, invece, come dimostra la citata tabella, il fenomeno è ancora in una fase embrionale (il boom dei tunnel è comunque "recente") ma è chiaramente in stallo se non in recessione. Paradossalmente, cioè, è aumentata esponenzialmente la popolazione e sono stallate o peggiorate le prestazioni medie di quella popolazione. Essendo le categorie giovanili quelle che incidono di più sulla media, grazie al grande numero rispetto al totale, la ragione bisogna trovarla in queste categorie. La ragione del fenomeno, anche qui, noi l'abbiamo trovata su quelle che abbiamo chiamato "scelte obbligate". Ovvero, gli sprinter non sono più "i migliori" o meglio "i più dotati", ma molto semplicemente vengono buttati nella mischia sempre più ragazzi e ragazze "normali" o con scarse capacità, rallentando di molto l'output medio. Ma naturalmente l'afflusso non può non generare, e lo si vede nelle tabelle successive, un effetto "performance" non fosse altro che la base statistica si è quasi duplicata: e così a livello giovanile (allievi, junior e pure promesse, anche se con un'incidenza minore) il miglioramento pressochè costante delle prestazioni medie dei primi 10, 25 e 50 delle liste italiane. Guardate ad esempio a pagina 9, ovvero sulla tabella relativa alla media delle prime 50 prestazioni: il miglioramento degli allievi è addirittura mediamente di 8 centesimi, che detto in parole povere, significa che presi 50 allievi del 2012 e confrontati con 50 allievi del 2005, ognuno dei 50 allievi più recenti correrà 8 centesimi più veloce dei propri "cugini" più anziani: è un abisso! Addirittura 11 i centesimi della categoria junior, mentre più si invecchia di categoria, più la curva si appiattisce per poi invertire il segno con i senior.

Lo "stallo dei senior": quando entrano in gioco gli aspetti tecnici

Confrontandoci, io e Gianluca, abbiamo registrato la peculiarità di queste curve, notando appunto che a tutti i livelli, le medie dei primi 10, 25 e 50 dei senior, hanno continuato a stallare se non a regredire. Ma come? Aumenta la popolazione in maniera esponenziale (molti di coloro che erano allievi nel 2005, nel frattempo sono diventati senior) e le prestazioni medie dei senior non migliorano o addirittura peggiorano? Potrebbe essere un controsenso dal punto di vista logico. Abbiamo avanzato alcune ipotesi su questo punto: la prima è di natura quantitativa. I primi 10 o 25 delle classifiche dei 60 metri, bene o male, sono costituiti dagli stessi atleti, ovvero il "panel" di atleti rimane quello, con poche new entry anno per anno. Quindi l'innesto di novità ha uno scarso impatto sul sistema. Se vogliamo invece essere più arguti, probabilmente si ha la prova statistica di un "bug" di natura tecnica nel sistema di programmazione tecnica italiana. Cioè: sui grandi numeri giovanili, intervengono molti più fattori esogeni (rispetto agli atleti evoluti) a determinare la prestazione rispetto a quelli tecnici; i ragazzi dotati dimostrano molto più facilmente le proprie doti, senza doversi inventare allenamenti alla Asafa Powell; poi il fisico risponde e recupera più facilmente agli input inculcati con gli allenamenti, e le prestazioni nel breve periodo (quello di una o due stagioni) emergono quasi "forzatamente". Ma dopo? Dopo servono capacità tecniche da parte di chi allena: necessariamente. Non ci si può più basare sul "caso", sul "talento", ma sulla capacità dei tecnici di programmare, di pianificare, di modulare... volgarmente, di allenare. Sì, stiamo dicendo che in Italia non si sa allenare "bene" lo sprint, tanto che arrivati alla categoria promesse, lo tsunami di allievi e junior partito da lontanissimo si arena sulle spiagge delle promesse, spegnendosi del tutto sugli scogli dei senior. Avete altre spiegazioni? Tra la categoria junior e promesse, cioè, avviene uno step negativo, che in molti casi deriva anche da scelte di vita personali extra-sportive.. ma non dimenticatevi che stiamo parlando delle prestazioni medie dei migliori, che difficilmente (anche se può capitare) mollano l'osso quando l'hanno afferrato. Semplicemente anzichè migliorare, ci si ferma. E costituendo naturalmente fonte primaria dell'analisi qualitativa delle migliori prestazioni (sui primi 10 e sui primi 25) il prodotto delle prestazioni degli atleti militari, troviamo anche la certificazione di quello che si va dicendo da sempre: una volta entrati nei gruppi militari, molti atleti stallano o non migliorano, e siamo convinti che questo non derivi da una sorta di "appagamento" del posto fisso raggiunto, ma bensì di una diversa e forzata metodologia di allenamento dei neo-assunti, magari più intensa, che non produce risultati tangibili.

I 400 maschili 

i dati sui 400 maschili (e vedremo anche quelli femminili) non hanno un vero e proprio senso statistico, per l'esiguo numero di partecipanti dovuto all'arcinoto problema degli impianti. Ha senso interpretare il dato, se non nell'accezione negativa della scarsezza di dati acquisibili? Il dato della partecipazione generale è così rimasto pressochè invariato, così come quello delle singole categorie, con scostamenti minimi e poco apprezzabili. Anzi, si registra pure un calo tendenziale generale, se pur minimo... non si staranno convincendo anche i 400isti a passare ai 60?? Addirittura le prestazioni medie generali stanno pure peggiorando (pagina 12) con il clamoroso scivolone di quasi un secondo dei senior (da 52"50 a 53"46). Se guardate le tabelle delle prestazioni dei migliori (10, 25, 50) noterete un altro aspetto singolare: nel tempo, in 8 anni, benchè con una popolazione risicata, a migliorare quasi costantemente le prestazioni apicali sono stati quasi esclusivamente gli allievi, mentre per tutte le altre categorie si sono registrate paurose regressioni. Naturalmente sarebbe bello verificare questo dato sui 400 all'aperto, perchè una sola pista in tutta Italia non fa primavera, e le variabili che intervengono su questi dati sono troppo vincolate dalla lontananza della pista da parte degli atleti.

I 60hs maschili 

Può essere che questa scelte "forzate" abbiano favorito gli ostacoli "alti"? Vedremo che razza di risultati paradossali abbiamo trovato, nonostante i risultati a livello internazionale e l'affermarsi sempre più costante di atleti dal potenziale molto elevato qui in Italia. Ricordiamo che le altezze degli ostacoli sono di 106 cm per seniores e promesse, 100 per juniores e 91 cm per gli allievi. Registriamo subito un aumento bestiale della popolazione impegnata sugli ostacoli: dai 242 atleti che si sono cimentati nel 2007 (i dati dei 60 hs maschili e femminili partono solo dal 2007), si è passati nel 2012, dopo un costante aggiornamento, a 348, con un incremento del 43,8%. Anche qui, un'enormità. Naturalmente l'incremento riguarda principalmente le categorie giovanili, con un aumento rispettivo del 43,1% degli allievi, e addirittura del 73% per gli junior. Hanno avuto questi numeri, un aumento della qualità a livello prestativo? Assolutamente no, anzi! Tolti gli allievi (per i quali l'altezza diversa degli ostacoli, 91 cm ce li ha fatti escludere dalla tabella) si è registrato un peggioramento medio marcato a livello generale: sarà mai riconducibile all'assunto di cui abbiamo parlato prima, ovvero che la popolazione generale dedita ai 60hs sia diventata molto più eterogenea e meno professionalizzata? Sconcerta infatti il peggioramento dei senior, peggiorati nell'arco di 8 anni di ben 60 centesimi!!! Le curve prestative sembrano non cambiare rotta nemmeno analizzando i primi della classe, ovvero i 10, i 25 e i primi 50 delle graduatorie italiane. I senior sembrano davvero in affanno, mentre il vero punto di forza sembra sia dato dalla categoria promesse, che contrasta la deriva tecnico-prestativa dei senior in maniera lampante. Potremmo azzardare un cambio generazionale in atto? Altri suggerimenti per spiegare questi fenomeni che trovate nelle tabelle fino a pagina 21?

I 60 metri femminili boom: +87% di partecipanti 

In buona sostanza quanto detto per gli uomini è possibile affermarlo per le donne, che nel giro di qualche anno sono aumentate però più sensibilmente rispetto agli uomini. La media complessiva delle prestazioni risulta in linea con quella degli uomini, ovvero un peggioramento generalizzato, che già in precedenza abbiamo attribuito ad un afflusso senza limiti nella specialità. Paradossalmente però, risulta in controtendenza il risultato medio complessivo delle prestazioni delle senior, che è andato migliorando: c'è da dire, però, che il numero delle senior risulta davvero esiguo per essere "significativo" come effetto sul risultato finale. Le curve dei risultati medi delle prime 10, 25 e 50 in graduatoria delle singole categorie sembrano tutte rispondere agli stessi principi, ovvero, che più si avanza di categoria, più si migliora rispetto alla categoria precedente in "termini relativi", non assoluti. Ovvero più si cresce d'età, più il miglioramento rispetto alla categoria precedente, risulta marcato e di conseguenza le curve hanno un'inclinazione sempre maggiore. Naturalmente stiamo parlando di valori medi. Come se, diversamente che gli uomini, il famoso miglioramento dovuto all'aumento della base statistica effettivamente si verificasse. Anzi, a dire il vero il miglioramento progressivo potrebbe star ad indicare che le donne vengono allenate (mediamente) meglio degli uomini, ma qui, riflettendo, ci sarebbero da inserire ulteriori variabili, come ad esempio il fatto che lo sprint femminile in valori relativi a livello di strutturazione e prestazioni, sia partito da un gradino più basso rispetto a quello maschile azzurro, e di conseguenza determinati risultati potrebbero essere stati più "facilmente" raggiungibili rispetto ad un pari categoria maschile. Qualcun'altro a qualche altra teoria? Sta di fatto che si è registrata questa macro-tendenza... se qualcuno ha altre ipotesi..

I 400 femminili: quattro gatte 

Davvero pochi risultati complessivi, e di conseguenza dinamiche tutte da scoprire... appena fuori dall'impianto indoor di Ancona. I dati relativi alle prestazioni sono quanto mai infatti volatili e di difficile interpretazione, subendo l'impatto negativo e le oscillazioni del piccolo numero. Difficile quindi stabilire delle linee di tendenza e quelle che si registrano potrebbero essere inquietanti: un dato per tutti, la media delle prime 50 allieve è quasi 3 secondi migliore delle prime 50 junior! Questo è appunto l'effetto di un campione statistico, legato alle junior, evidentemente fallace. Anche perchè le allieve sarebbero migliori, sempre nel panel delle migliori 50, delle promesse e starebbero insidiando le senior, ormai a pochi decimi... attenzione!!!

I 60hs femminili: le senior migliorano

Anche i 60hs femminili presentano in piccolo le medesime dinamiche studiate prima. Le altezze degli ostacoli sono di 84 cm per seniores, promesse e juniores, 76 cm per le allieve. Stranamente però, a differenze che con gli uomini, l'aumento di atlete che si è dedicato agli ostacoli non è stata così cospicua. Si è passati infatti da 220 a 273 atlete, ovvero più o meno il dato dei 400 metri. La diffusione dei tunnel, cioè, non ha avuto lo stesso impatto che ha avuto con le prove brevi degli uomini. Una specialità stranamente disertata, nonostante... le opportunità. Come si è tra l'altro registrato in tutte le categorie, la media complessiva dei risultati ha comunque subito un peggioramento, in alcuni casi, come nelle junior e nelle promesse, davvero preoccupante. Si son persi anche cinque decimi nel solo giro dell'intorno di tempo considerato: una montagna (guardate la tabella di pagina 36). In leggero miglioramento il dato complessivo delle senior. Come vedremo però immediatamente, i miglioramenti sensibili sono nelle graduatorie "apicali", ovvero quelle delle prime dieci del ranking nazionale assoluto. Come è visibile nella tabella di pagina 37, le senior sono scese di 14 centesimi, mentre risultano oscillanti i dati delle altre categorie: non si segnala ancora un orientamento preciso per le altre. Stessi fenomeni registrati nelle 25, con una controtendenza negativa delle junior, mentre nelle 50, il vero metro di giudizio complessivo di una categoria, è clamorosa la caduta delle promesse, che hanno uno scivolone senza apparenti spiegazioni. Almeno, al momento. Il tutto, e vale la pena ricordarlo, negli anni che hanno visto atlete come Micol Cattaneo, Marzia Caravelli, Veronica Borsi e Giulia Pennella, realizzare prestazioni (assolute e di categoria) storicamente tra le migliori in questa disciplina.

Conclusioni

Terminiamo qui, ma ci sarebbe da dire e scrivere molto di più. Siamo solo due appassionati che hanno provato a dar senso a statistiche disponibili sulla rete. Ma è sui dati che si prendono le decisioni, non sul sentito dire. Già qualche giorno fa avevamo individuato quella che era una bufala, ovvero che il problema principale dell'atletica italiana fosse il reclutamento nelle scuole: dati alla mano abbiamo confutato questa leggenda urbana, individuando invece nelle falle del sistema-atletica italiano il vero colabrodo che fa perdere in mille rivoli centinaia di atleti. Ora si hanno a disposizione questi altri dati, relativi alle gare indoor: il rischio, questi dati sembrano dire, potrebbe essere uno schiacciamento verso determinate specialità, di molti degli atleti così faticosamente reclutati, tra l'altro in una specialità specifica, la velocità, che a livello internazionale sembra essere più che satura. Per dirla come un manager, una scelta strategicamente, perdente, benchè obbligata da molti fattori, il primo dei quali, le risorse a disposizione, che sono sempre meno. Nel documento allegato troverete gli indirizzi e-mail cui eventualmente spedire proposte, critiche, che pubblicheremo per poter dare un contributo ad una discussione... che non c'è ancora. Ringrazio personalmente Gianluca Zuddas che ha imbastito tutte le numerose tabelle e disegnato le curve. 

Indoor in Italia

14/01/13

5° record italiano master: Carmelo Rado spara due metri oltre la storia

Carmelo Rado - foto Atl. Trevigiana
Come al solito reperire i risultati delle gare venete "minori" rappresenta una vera e propria impresa, di conseguenza mi appoggio a quanto apparso sia sul sito della Fidal Veneto, grazie alla penna di Rosa Marchi, che su Atleticanet. Ebbene, è caduto anche il quinto record master di questo avvio pirotecnico del 2013. Del resto, che il mondo master sia in continua ed esponenziale miglioramento tecnico lo dimostra un dato: negli ultimi due anni sono stati migliorati complessivamente... oltre 500 primati italiani nelle 26 categorie da cui è composto questo variegato mondo sportivo. L'ultimo, appunto, registrato è quello di uno dei più rappresentativi atleti del mondo master azzurro, ovvero Carmelo Rado, divenuto proprio quest'anno M80. Carmelo Rado fa parte anche di quella vasta schiera di atleti ex-azzurri (assoluti, eh) che ha deciso di sposare il mondo master... o meglio, che non si è fatto frenare da stupide prese di posizioni sull'opportunità di fare atletica agonistica in età matura: si vive solo una volta, e pensare di non poter fare ciò che si è amato di più per la sola paura di non essere all'altezza del proprio blasone, sembra essere... triste. Comunque, parlavamo di Rado... ebbene, stando all'annuario della Fidal il veneto vanta 21 caps azzurri assoluti (che in realtà sono "convocazioni" e non già "maglie azzurre" che molto probabilmente saranno di più, considerato l'astruso metodo di calcolo utilizzato dalla Federazione). L'Olimpiade di Roma 1960 (dove arrivò settimo) ed un Campionato Europeo all'attivo (8° a Belgrado '62). Catapultato nei nostri giorni, Carmelo Rado ha riscritto buona parte della storia dei lanci master, in tutte le categorie in cui è transitato: quello ottenuto a Schio nella giornata di sabato, rappresenta infatti il suo 25° record italiano master in vigore. 12,42 il lancio del nuovo record, ovvero quasi due metri oltre il precedente record di Philip Lalic, lanciato nel 2008 ad Ancona (10,53). E adesso inizierà (anzi, continuerà) la sua lunga sequela di nuovi record nella sua nuova categoria. 

QueenItaly II: Caravelli a Goteborg - ma la Borsi si avvicina - Oliver Dal Molin tre bombe dalla Germania

Paolo Dal Molin - foto Colombo/Fidal

E uno: Marzia Caravelli è così la prima atleta azzurra a strappare (forse) il biglietto per Goteborg. Il "forse" è legato alle strane frasi sibilline contenute come da tradizione che si pensava abbandonata nei "criteri" di partecipazione proposti dalla Fidal per gli Europei Indoor. Infatti, sembra che il conseguimento del minimo sia ancora una volta sottoposto ad una valutazione da parte di terzi, benchè si sia sentito per tutta la campagna elettorale proferire esattamente il contrario. Van bene le convocazioni dirette dei campioni italiani indoor (altrochè)  me risulta ancora inspiegabile la chiosa finale che fa venir in mente i fantasmi che avevano decretato (probabilmente) la dipartita del vecchio mandato. Comunque, a Casal del Marmo 8"10 il crono che le vale (le varrebbe) al centesimo il biglietto per la Svezia, corroborato da un 8"12 in batteria. Finita qui? Macchè: la Caravelli, in corsa per il premio Stachanov dello Sportflex, ha visto bene di cimentarsi con ottimi risultati pure nei 60 metri, dove ha ottenuto ottimi riscontri, sia in finale che in batteria (7"54 e 7"53). Il suo personale score di gare nel giro di 8 giorni sale così a 7! Qualcuno la imbrigli! Scherzo naturalmente... Nella stessa finale dei 60 si rivede già su ottimi crono la maturata Audrey Alloh che si accomoda a 5 cent dal personale e 4 dal minimo europeo: 7"38 contro il 7"33 ereditato della precedente stagione. Attualmente la miglior sprinter azzurra, anche perchè ha regolato altre pretendenti a quella leadership dello sprint femminile che da qualche stagione risulta assai mutabile (Ilenia Draisci, 7"49 e 7"55Aurora Salvagno, brava a correre in 7"47 e 7"48...).
Da Saarbrucken Paolo Oliver Dal Molin, piazza anche lui tre cannonate nel giro di un pomeriggio, impressionando soprattutto nello sprint breve. 7"77 sui 60hs (minimo a 7"70, lo ricordo, e a pochi cent dal personale di 7"72 come si ricorda sul sito della Fidal), ma soprattutto 6"74 e 6"71 nei 60 metri, ovvero tempi con cui negli anni passati si è vinto pure il titolo italiano della specialità. Diciamo che la velocità c'è... ora manca il super-tempone negli ostacoli e poi alla via così, verso lo sfidone contro il chierico degli ostacoli, Abate.
Si torna in Italia. Caravelli chiama, Veronica Borsi risponde. E risponde alla grande, con un'analoga sfida alla distanza su 60hs e 60 metri ad Ancona, anche se dilazionati in due giornate. Sui 60 arriva addirittura il PB (7"47 e 7"49) per una Borsi che ho visto (da alcune foto) parecchio tirata. Il giorno successivo negli ostacoli arriva così, come per logica conseguenza, il personale sugli ostacoli: 8"16 e 8"18, PB di due centesimi e la lista all-time ora si fa più stretta, visto che la Macchiut dista "soli" due centesimi: lì c'è il sesto posto. A 8"13 è invece la Pennella. E ora sarà davvero un appuntamento da non perdere il campionato italiano, posto che mancano all'appello le altre due possibili, nonchè probabili avversarie, Micol Cattaneo e Giulia Pennella (quest'ultima sempre molto aggressiva al coperto, rispetto alle prestazioni outdoor). Oh, speriamo che quest'anno non vi siano cose strane sullo strart... nel senso: la regola è stata "interpretata" finalmente nero-su-bianco dal Council della IAAF, come già del resto si sarebbe dovuto desumere da quanto era stato scritto con la norma originaria, in merito al movimento degli atleti sui blocchi, e che già con un articolo scritto da una nostra collaboratrice (Dean) avevamo ben spiegato. Non si prendano le stesse cantonate di allora, e soprattutto non si cada ancora nel ridicolo con decisioni ex post di squalifiche non complete, risultati dati e non dati, gare falsate... chi ci rimette di tutta questa ignoranza delle norme sono in prima persona gli atleti, che nel caso specifico, non avevano nemmeno torto. Amen.
Rimango sugli ostacoli che, con alcuni salti (alto e triplo) rappresentano in questo momento i prodotti di punta del Made in Italy atletico. Giovanni Mantovani ad Ancona si costruisce in due run il primato personale portandolo prima a 7"84 dopo averlo abbassato inizialmente a 7"93. Anche quella che potrebbe essere la finale maschile dei 60hs comincia a presentare un campo di partenti per i quali potrebbero non esserci "lunghezze" di distanza tra i primi e gli altri. Meglio così. Decisamente.
Dai salti arriva il volo a vela di Stefano Tremigliozzi: 7,86 è un gran salto di questi tempi... a soli 4 centimetri dal suo PB indoor di due anni fa. Ma del resto lo aveva già preventivato alla stampa che valeva tanto in questo periodo... e così è stato. Nella sua scia Kevin Ojiaku, che si inabissa nella sabbia a 7,72, nuovo prestigioso record personale. 

13/01/13

Queenworld IV - primo sub-6"60: è Joseph Carneade Morris con 6"57 - Klishina 6,66

velocità - Il primo sub 6"60 dell'anno lo piazza il solito S&S Joseph Morris, classe '89, alla Air Force Academy: 6"57, che è di gran lunga il suo miglior risultato in carriera. Al secondo posto, ad oggi, della lista mondiale dell'anno si issa invece il campione del Mondo Allievi di Bressanone '09, Prezel Hardy ('92): 6"64 a College Station (ma ha un Pb di 6"61 del 2011), seguito da un 200 corso in 20"78, stavolta PB indoor, per quello che è forse giunto il momento che dimostri il proprio talento, dopo un 2012 che lo ha portato a 10"11 sui 100 e 20"33 sui 200. Sempre a College Station tripletta di ragazze del '92 nei primi 3 posti della graduatoria molto provvisoria mondiale: Kamaria Brown 23"57, Ashton Purvis 23"58 e Ashley Collier 23"59... Nell'Who's who delle tre, la Purvis ha un certo ritorno d'immagine, essendo arrivata rispettivamente 4^ e 5^ ai mondiali Junior di Moncont '10 nei 100 e 200, mentre a Bressanone '09, arrivò al bronzo sia nei 100 che nei 200, mentre la Collier alle medesime manifestazioni vinse con la 4x100 americana. Segnalo anche il 36"76 di Xenia Ustalova ('88) sui 300 a Yekaterinburg il 7 gennaio: 23° tempo mondiale di sempre, in una classifica guidata (scommetto che nessuno lo sapeva) Irina Privalova con 35"45. La Ustalova arrivò seconda a Barcellona '10 sui 400 con 49"92

mezzofondo - Finalmente qualche risultato degno di nota anche dal mezzofondo, che era rimasto fermo all'800 del belga Van Den Broeck. Sui 3000 a Yekaterinburg, ma si parla ancora della settimana scorsa, Valentin Smirnov a 7'48"94

ostacoli - Iniziano a muoversi come alligatori gli ostacolisti, lentamente ma letalmente: 7"74 del jam Keiron Stewart a Fayetville sabato (fu 3° ai mondiali junior di Bydgoszcz nel 2008). Jarrett Eaton (ovvero lo iato di un nome che è il cognome di un ex famoso ostacolista brits e il cognome... bè, sufficientemente noto) 7"77 a New York, sempre sabato. 

Salti - Il salto di Stefano Tremigliozzi di ieri (7,86), lo colloca al 6° rango mondiale, in una classifica in cui ancora nessuno ha oltrepassato gli 8 metri (ma la specialità è un pò di anni che sta stallando a livello mondiale). In testa l'americano Michael Hartfield, 7,98 a Columbus (suo PB ogni-luogo). Kevin Ojiaku è invece 8° con il suo nuovo PB di 7,72. A Mosca, Alexsander Fyodorov (1991, 4° agli Europei di Helsinki, campione mondiale junior di Moncton '10, argento ai mondiali allievi di Ostava '07 e campione nazionale russo assoluto del 2012) diventa World Leader del triplo con 16,60. Non mi ricordo se vi avessi detto la terza della gara di Chelihabinsk, in Russia... è una ragazzina del '95 (17 anni appena compiuti) che ha saltato 1,89: Irina Ilyeva. Altro talento sfornato dalla catena di montaggio sovietica. La russa Svetlana Denyaeva invece, prende il largo nel lungo con 6,75 a Mosca (aveva 6,72 all'aperto) con l'eburnea Darya Klishina a 6,66. Entrambe del '91... 

peso - primo over-20 di stagione da parte del Czech Ladislav Prasil (1990): 20,10 a Jablonec il 09/01. 

4° record italiano master: Pierangelo Avigo nei 1500 M50

E siamo a quattro: quattro record italiani master e tutti ottenuti dalla categoria dei cinquantenni! Infatti, dopo i due record nello sprint di Annalisa Gambelli (60 e 200) tra le F50, e quello nell'alto di Marco Segate (M50), dalla "lavatrice" di Parma (un anellino di 160 metri) esce centrifugato il nuovo record italiano M50 dei 1500. Autore ne è Pierangelo Avigo, classe 1961, che ha vergato nella pietra della cronologia italiana del record il suo nome con accanto questo risultato: 4'22"08. Ad essere cancellato il 4'22"45 detenuto da Giovanni Ferrari, uno dei più performanti atleti master della storia del mezzofondo in età matura. In AGC il risultato si trasforma in 91,25%, ovvero in un commutato 3'49"60 (che indoor è proprio mica male). Pensate che Pierangelo Avigo detiene ancora il record M40 dei 1500 indoor con 3'58"43 corso nel lontano 2001 a Genova (che equivale 91,33%... ovvero un risultato molto simile quindi a quello ottenuto da M50!). Con questo, invece, sono 3 i record italiani master attualmente detenuti dal bresciano: i due citati e quello del miglio M50 stabilito a Milano l'anno scorso. 

I record master del 2013

I record italiani master stabiliti nel corso del 2013.
Al momento sono 23, 11 maschili e 12 femminili.
  1. 60 F357"41 - Manuela Levorato Ancona - 17/02/2013
  2. 1500 F354'19" - Eleonora Berlanda Ancona - 17/02/2013
  3. 400 F3554"86 - Manuela Gentili Ancona - 17/02/2013
  4. 60 F357"41 - Manuela Levorato Padova - 09/02/2013 
  5. 60 F357"42 - Manuela Levorato Padova - 09/02/2013 
  6. 200 F3524"55 - Manuela Gentili Ancona - 09/02/2013
  7. 800 M452'01"63 - Francesco D'Agostino - Ancona - 09/02/2013
  8. alto F55: 1,35 - Giuseppina Grassi - Ancona - 06/02/2013
  9. alto F551,30 - Giuseppina Grassi - Ancona - 06/02/2013
  10. peso M8012,42 - Carmelo Rado - Schio - 26/01/2013
  11. 60hs F35: 8"73 - Arcioni Flavia - Roma - 27/01/2013 (eg)
  12. 60hs F35: 8"73 - Arcioni Flavia - Roma - 27/01/2013 (eg)
  13. asta M355,33 - Matteo Rubbiani - Modena - 27/01/2013
  14. alto M501,95 - Marco Segatel - Modena - 26/01/2013
  15. asta M35: 5,33 - Matteo Rubbiani - Modena - 20/01/2013
  16. 50 M70: 8"22 - Filippo Torre - Napoli - 19/01/2013
  17. peso M80: 12,42 - Carmelo Rado - Schio - 12/01/2013
  18. 1500 M50: 4'22"08 - Pierangelo Avigo - Parma - 12/01/2013
  19. 60 F50: 8"41 - Annalisa Gambelli - Ancona - 12/01/2013
  20. alto M50: 1,95 - Marco Segatel - Bergamo - 12/01/2013
  21. alto M501,90 - Marco Segatel Bergamo - 12/01/2013
  22. alto M501,86 - Marco Segatel Bergamo - 12/01/2013
  23. 200 F5027"62 - Annalisa Gambelli - Ancona - 05/01/2013

12/01/13

Ancora Annalisa Gambelli: 8"41 sui 60 piani, demolito il vecchio record italiano

Secondo giro di giostra e seconda legnata alla storia della categoria F50 per Annalisa Gambelli, che dopo il record della settimana scorsa sui 200 metri (qui l'articolo), abbatte come una sequoia il record dei 60 metri sempre ad Ancona. 8"41, ovvero una botta da 95,18%, che commutato in prestazione "assoluta" equivarrebbe ad un mostruoso 7"27. Il record cancellato è quello di niente popò-di-meno che Daniela Ferrian, che correva meno di un paio di anni fa in 8"57: la bellezza di 16 centesimi in meno rispetto al precedente record. Per la Gambelli è il terzo record attualmente detenuto (dopo quello dei 200 indoor della settimana scorsa, e quello dei 200 outdoor W45 dell'anno scorso), ma nel libro dei record con questa è la sesta volta che fa la sua comparsa, visto che deteneva i record indoor F45 dei 60 e dei 200, ma con tempi superiori a quelli ottenuti da F50! Infatti corse in 27"82 contro il 27"62 del 2013, e 8"47 contro l'8"41 di oggi. La Gambelli si è anche avvicinata parecchio ai record... F45, visto che attualmente i record della categoria inferiore sono 27"49 e 8"27... Questa la cronologia recente del record:
  • 8"90 - Silvana Zucchi - Ancona - 12/01/2003
  • 8"66 - Daniela Ferrian - Aosta - 29/01/2011
  • 8"57 - Daniela Ferrian - Ancona - 05/03/2011
  • 8"41 - Annalisa Gambelli - Ancona - 12/01/2013

Marco Segatel 1,95 a quasi 50 anni: a 5 cm il mondiale

Dopo i due record della Gambelli, ecco che nel giorno in cui a Bergamo si inaugura il nuovo scintillante palazzetto-tunnell, Marco Segatel onora il nuovo palazzetto con il record italiano M50 di salto in alto con un sontuoso 1,95. Addirittura 9 i centimetri in più rispetto a quanto tabellato prima del 2013, ovvero l'1,86 stabilito dallo stesso Segatel ai mondiali di Jyvaslyla l'anno scorso. Ad onor del vero i record stabiliti da Segatel oggi sono stati 3: uno eguagliato (a 1,86) e due miglioramenti: il primo a 1,90 e poi quello del record definitivo a 1,95. Il record europeo e mondiale è a "soli" 5 centimetri: i 2,00 metri precisi dell'unico essere umano over-50 ad essere andato oltre i 2 metri nella storia dell'umanità: il tedesco Thomas Zacharias, che nel lontano 1997, ai mondiali indoor di Birmingham, saltò proprio quella misura. La gara di Bergamo è stata semplicemente pazzesca: 37 persone a saltare! E tra i primi 4, tre over-35, ovvero i due fratelli Ciotti, del '76 (2,17 per Giulio e 2,09 per Nicola), mentre fa registrare la sua prima misura da master "in pectore" Andrea Bettinelli (classe '78): 2,13. Tornando a Marco: il suo 1,95 saltato a 51 anni (la miglior misura di tutto il 2012 fu un 1,90), convertito dall'AGC, significa una percentuale da far tremare i polsi: 98,56%! Se pensate che al 100% si pareggia il record del mondo assoluto... questo lo avvicina: 2,41. Vabbè, vi lascio alla cronologia recente del record. 
  • 1,83 - Vittoriano Drovandi - Firenze - 06/02/1993
  • 1,84 - Emanuel Manfredini - Ancona - 20/02/2010
  • 1,86 - Marco Segatel - Jyvaskyla - 06/04/2012
  • 1,86 - Marco Segatel - Bergamo - 12/01/2013
  • 1,90 - Marco Segatel - Bergamo - 12/01/2013
  • 1,95 - Marco Segatel - Bergamo - 12/01/2013