13/02/11

Un nuovo blogger all'opera: Sasuke commenta gli italiani giovanili e la giornata di atletica internazionale

Galbieri in azione - foto Fidal
(di Sasuke) - Seconda giornata di gare all’altezza della precedente ad Ancona, dove anche quest’anno si sono tenuti i Campionati Italiani Indoor Giovanili e dove si svolgeranno la prossima settimana anche quelli assoluti; scelta obbligata, vista la momentanea assenza di strutture indoor adeguate ad ospitare un tale evento. Protagonista è ancora una volta la fenomenale Dariya Derkach che riscrive per ben tre volte il suo personale (prima portandolo a 6.30, poi 6.41 e infine 6.45). Trentesima prestazione mondiale, prima delle Under-20 e miglior misura italiana stagionale. Non male, dopo il superlativo 13.56 nel triplo di ieri. La ragazza ha un talento mostruoso, speriamo di vederla presto in maglia azzurra e che non venga rovinata da tecnici non all’altezza. Sottolineo, infine, che il suo salto supera anche il record promesse di Maria Chiara Baccini (6.41) stabilito dieci anni fa sempre ad Ancona. Sempre dalle pedane del lungo, da sottolineare i buoni risultati di Stefano Braga, allievo classe 1994, che con 7.45 avvicina il record di Andrew Howe e sconfigge di quasi 50 centimetri un ragazzo del calibro di Riccardo Pagan (secondo con un discreto 7.06). Tra gli juniores il migliore è Riccardo Serra (7.46), mentre tra le promesse si impone Federico Chiusano (7.55) con il favorito Camillo Kaborè quarto con un discreto 7.34.
Nel salto in alto maschile buon 2.24 alla prima prova per Marco Fassinotti, che si cimenta poi con scarso successo con il minimo per gli EuroIndoor a 2.27; potrà riprovarci la settimana prossima agli assoluti. Buoni riscontri anche dal rettilineo dei 60 metri, dove Giovanni Galbieri scende a 6.82 mentre Michael Tumi ha ragione di Francesco Basciani (6.75 a 6.79); da notare come i tempi di questi ragazzi siano vicini a quelli dei "grandi". Forse non ci sarà più bisogno di inserire veterani del calibro di Maurizio Checcucci nella staffetta nazionale con questi presupposti? Questo purtroppo lo deciderà soltanto la Fidal. Tra le donne la migliore è la promessa Ilenia Drasci (7.53) seguita dalle due Junior di nazionalità nigeriana Udochi Judy Ekeh (7.55) e Jennifer Chiama Olekibe (7.60) che hanno la meglio sull’azzurra, medaglia di bronzo con la staffetta alle olimpiadi giovanili, Anna Bongiorni che chiude, un pò spenta, in 7.61.
La giovane astista Roberta Bruni, salita a 4.20 qualche settimana fa a Fermo, si ferma a 4.00 metri dopo tre X a 4.15; perfettamente comprensibile, vista la tensione che può provocare un campionato italiano su un atleta alle prime esperienze. Misura che sarebbe bastata ampiamente per vincere anche la gara juniores (dove Chiara Rota si è fermata a 3.70). Niente di eccezionale la prestazione di Giorgia Benecchi che, vinto il titolo con 4.10 (alla prima), si misura senza successo con i 4.25; purtroppo, come si diceva, per raggiungere la finale agli europei serviranno almeno 4.40. La ragazza merita di esserci, chissà però se la Fidal sarà d’accordo viste le scarse possibilità di fare un buon risultato. Le faccio tutti i miei auguri, e anche qui dipenderà dagli assoluti (dove incontrerà probabilmente Anna Giordano Bruno e chissà, Elena Scarpellini, di cui non si è ancora stranamente sentito niente e che ha chiuso il 2010 proprio con 4.35 a Borgo Valsugana).
Poco altro da segnalare, se non l’affermazione di Marco Zanni anche negli 800 Juniores in 1.54.58 che vince così il secondo titolo tricolore.

Alcuni atleti italiani di livello, non avendo la possibilità di gareggiare ad Ancona visto lo svolgimento dei campionati, sono stati costretti ancora una volta a migrare all’estero. Risultati più e meno buoni hanno condito questa trasferta.
Ieri, a Vienna, in un meeting di discreto livello quale il Vienna Indoor Gala affermazione di Lukas Rifesser negli 800 in un buon 1'48"37 che purtroppo manca il minimo imposto dalla federazione di sette centesimi. Peccato, perché la sua è la 27° prestazione mondiale e 17° a livello europeo; ci sono ancora gli assoluti, è vero, ma lì trattandosi del titolo è probabile una gara tattica con tempi piuttosto alti. In gara anche Veronica Borsi che vince con un modesto 8.37; troppo alto per competere per il titolo italiano la settimana prossima, visti i progressi di Giulia Pennella. La prestazione più interessante è probabilmente il 52.18 di Vania Stambolova, già in testa alle graduatorie mondiali dei 400 con 51.27.
Oggi, a Karlsruhe (qui sotto l'altro articolo sul meeting, nd.r.) vari italiani sono scesi in pista. Migliori risultati tecnici a livello globale sono stati il 7.40 del grande David Oliver sui 60 ostacoli (con il cinese Xiang Liu terzo in 7.55) e il record nazionale tedesco di Silke Spiegelburg (4.76) che incrementa il suo stesso record di un centimetro e che la posiziona seconda dietro la zarina Yelena Isinbaeva nelle liste mondiali. Per quarto riguarda gli Italiani, modesta la prestazione di Emanuele Formichetti, settimo su nove atleti in gara con 7.64 (si vinceva con 7.97, con tre atleti in 3 cm - vittoria a Ignisious Gaisah) così come quella di Antonietta di Martino. La primatista italiana supera tutte le misure al primo colpo fino a 1.95, dove conclude (e vince) la gara (1.92 la sua misura); opaca anche Svetlana Shkolina, terza con 1.88). Le condizioni evidentemente non erano ottimali. Per quanto riguarda i nostri velocisti, Simone Collio ed Emanuele Di Gregorio, si ben comportano entrambi nella batterie (6.66 e 6.68). In finale Di Gregorio è un ottimo terzo (6.63), nella gara vinta da Lerone Clarke che porta il personale a 6.52, e riconferma la sua buona forma e il fatto di essere tra i migliori specialisti europei battendo anche Kim Collins (autore di un clamoroso 6.50, WL, nella batteria); Collio si spegne un po’ e conclude settimo in 6.69; peccato, minimo mancato di un centesimo prima e di due dopo! In chiave europea, Unger e il norvegese Egwero migliorano fino a 6.64.
Al femminile, vittoria di Mariya Ryemyen (7.15) davanti alla norvegese naturalizzata Ezzine Okparaebo (7.17) e alle due medagliate di Barcellona, la tedesca Sailer (7.28) e la francese Mang (7.33).
Marta Milani si impone nella sua serie, ma non va oltre un poco incisivo 53.89, che la allontana dal minimo. Complice, forse, la pista troppo stretta con solo quattro corsie.
Cito, infine, Alessandro Talotti, che ha superato 2.22 a Brno in Repubblica Ceca, l’8 febbraio.

La Di Martino scende sulla terra: 1,92 - Di Gregorio sempre miglior sprinter europeo, ma Collio si avvicina - la Milani, invece, si allontana

Dai, tutto sommato bravi gli italiani a Karsruhe, anche se mi aspettavo un pizzichino di più da parte delle due ragazze azzurre, Antonietta Di Martino e Marta Milani, le cui azioni hanno subito un lieve calo. Stabili quelle di Emanuele Di Gregorio, mentre in leggera salita quelle di Simone Collio sui 60 metri. Ma andiamo con ordine. Nell'alto femminile, Antonietta Di Martino reduce non più di qualche ore fa dal sensazionale 2,04, torna in pedana. Un pò scarica? Forse. Pedana sorda? Forse. Fatto sta che arriva sì la vittoria, ma con 1,92, cioè 12 centimetri in meno di Banska Bytinka (era questo il nome slovacco?). Dietro, per numero di errori ma con la medesima misura, Viktorya Klyugina, mentre Svetlana Shkolina, salita fino a 2 metri non più di 3 giorni fa, sprofonda fino a 1,88. 12 centimetri anche lei in meno da pedana-a-pedana. In medio stat virtus, probabilmente. Autrici di una gara entusiasmante non più di qualche ora prima, entrambe le atlete sono arrivate in Germania con la spia della batteria accesa. Urgono i cavi per ripartire. Nei 400 Marta Milani si trova in una batteria da Campionati Italiani Promesse, con sole due atlete: risultato 53"89, cioè 79 cent in più rispetto all'ultima uscita. E adesso? Gli Europei col minimo a 53"00? Adesso mancano i due ultimi colpi agli Assoluti (di fatto uno, a meno che decida di tirare anche in batteria) a meno che trovi un ultimo meeting durante la settimana che porta ad Ancona. Bastava essere inserite nella batteria con la ceca Zuzana Hejnova (52"86 in seconda serie) per trovare un treno decente per Parigi. Dalla velocità maschile esce ancora a testa altissima Emanuele Di Gregorio che ormai è una sicurezza a certi livelli. 6"63 in finale (con RT 0"155) e 6"66 in batteria ma con 0"191 di reazione. Bastava una normale reazione di 0"16 anche in batteria e non così bradipeggiante come lo 0"191 fatto segnare dai blocchi (davvero tanto per un 60ista), per ottenere ancora una volta un tempo intorno ai 6"62/6"63. Se non altro l'onore di essersi messo alle spalle in finale quel simpatico globetrotter di Kim Collins che in batteria, a 35 anni, aveva ottenuto il proprio personale, con l'incredibile crono di 6"50. Possiamo omettere che sarebbe anche il record nazionale indoor delle Isole Saint Kitts e Nevis, tradizionale località caraibica dove si svolgono sport invernali? Buoni cenni di risalita da parte di Simone Collio. In batteria 6"68 ad un solo centesimo dal limite per gli europei e con un fenomenale RT di 0"139. In finale 6"69 con 0"148. Ancora un piccolo sforzo: poi manca ancora un mese all'appuntamento clou e nessuno in Europa sembra un fenomeno: Chambers si sta pure nascondendo. Ma attenzione adesso al fatto che a livello europeo si è intromesso il tedesco Tobias Unger, arrivato ad un solo centesimo da Di Gregorio (6"64).
Attenzione dai 60 femminili che si stanno vedendo altre cose, oltre a prezzemolina-Povh. Infatti la Maria Ryemyen, orfana della connazionale Povh (inizialmente prevista in gara) sciabola un 7"15 da vertigini, ottenuto soprattutto con un RT di 0"190. Questo vuol dire che con una partenza un pizzico più sveglia, vale già il 7"13 della Povh. Solo loro due si contenderanno il massimo alloro europeo? No, sbagliato. A 7"17 troviamo la norvegese (di certa origine nigeriana o di quella parte d'Africa) Ezinne Okparaebo. Podio a Parigi probabilmente con tempi sotto i 7"20. La campionessa Europea di Barcellona, Verena Sailer soffre questa distanza, e corre ancora tempi a portata di Manuela Levorato (7"28 e 7"31). Negli ostacoli femminili, sempre in ottica europea, la norvegese Christina Vukicevic (ma anche questa sembrerebbe di origine slave) ottiene due volte in poche ore il suo PB: 7"90 in entrambe le circostanze, e pole position sotto l'Arco di Trionfo. Record nazionale tedesco invece dall'asta, vinta da Silke Speigelburg con 4,76. La Isimbayeva è avvertita, anche se questa settimana ha già riprovato il record del mondo a Mosca a 5,01. L'animale americano David Oliver, come preventivato, ha dominato i 60hs. 7"40, trascinandosi però alle spalle, tra gli altri, i francesi Dimitri Bascou (7"53) e Darien Garfield (7"56): tutti e due al primato personale, che mette a questo punto un pò di pressione sul ceco Svoboda, che era stato un pò lo spauracchio dei meeting europei degli ultimi 20 giorni. Il lungo maschile, come segnalato, continua quest'anno a non decollare. Nonostante il parterre de roi, vittoria al ghanese Gaisah con 7,92, davanti al greco Tsatoumas con 7,96. Terzo il redivivo Beyer con 7,95. Nils Winter addirittura 7,68, mentre Emanuele Formichetti 7,64. 

Esodo dai regionali Lombardi: 50 atleti in esilio in Svizzera

L'impianto di Magglingen, rifugio di lombardi esodati
Sta prendendo sempre più piede qui in Lombardia una forma di organizzazione fai-da-te trasversale, che altro non sarebbe che la reazione all'immobilismo ormai ultradecennale di una Federazione che non si riesce a rinnovare nelle idee, nelle strategie di proselitismo (ma ne ha mai avuta qualcuna?), per un semplice motivo: non cambiano le persone. Innovazione, flessibilità, entusiasmo, dinamismo: questo dovrebbe essere il compito di un'organizzazione sportiva. Come avevo scritto centinaia di post fa, il gruppo dirigente che fa parte della Fidal Lombardia attuale è per almeno l'80% composto da persone che avevano alle spalle almeno un altro mandato e più del 50% ricopre cariche nella Fidal da oltre un decennio (ma c'è chi è presente da oltre 30 anni). Tutto questo ha portato a creare un ambiente restio al cambiamento e che se "pensa" a innovarsi è sempre per variazioni millesimali. Possiamo vederla così: è il trionfo della burocratizzazione dello sport, che come conseguenza toglie linfa vitale e il dovuto entusiasmo a questo piccolo mondo (ormai di nicchia).
Ciò che rimane come un macigno sulle spalle di questo gruppo dirigente autoperpentrantesi da anni, è in primo luogo l'assenza di un palazzetto dello sport per l'attività invernale. L'atletica non deve essere uno sport solo estivo: deve essere anche invernale. Ma può anche essere per molti uno sport solo invernale, perchè no? Avendo le strutture... Metteteci che i genitori oggi sono sempre più restii a mandare i propri figli ad allenarsi al freddo: meglio qualche sport indoor, come la pallacanestro o il basket, che i rigori dell'inverno. Ho come l'impressione che dopo il crollo del Palazzetto dello Sport che svettava di fianco allo Stadio di San Siro, avvenuto nel 1985 (26 anni fa) la Fidal Lombardia non abbia mai perseguito con serietà questo obiettivo. 15.000 tesserati, più di 800 società e nemmeno un palazzetto per l'attività invernale. C'è chi dice: sì, ma la maggior parte dei tesserati sono runners stradaioli. Non importa! La visibilità dell'atletica è data sempre dalla pista: quella è la sua vetrina e il suo luogo naturale.
Il CRL non ha intessuto i giusti rapporti con le amministrazioni locali: il caso Urgnano è uno scandalo senza precedenti. L'offerta della pista di Genova (poi passata per Torino) è il secondo scandalo: nonostante i miliardi di metri cubi di capannoni inutilizzati su tutto il territorio regionale per via della crisi, nessun comitato provinciale e quello regionale ha trovato un solo buco dove infilarcela. Pensare che fino a 10 anni fa si correva a Castellanza che era un capannone della prima rivoluzione industriale della fine del XIX secolo: ma evidentemente allora qualcuno credeva ancora che l'attività indoor fosse necessaria, non succursale, a questo sport. E dov'era "stoccata" a Lodi? Ve lo ricordate? Cos'era quel posto, un mulino? Tutto questo per dire una semplice cosa: i buchi, le stamberghe, i loculi, le catacombe, i postriboli per piazzare una pista in Lombardia ci sono. Altrochè.
La realtà è che La Fidal Lombardia non ha mai voluto impegnarsi davvero per trovare una pista indoor. Poi non ha voluto impegnarsi nel lungo periodo (leggi: mutui) perchè i mutui durano più dei mandati federali non lasciando quindi spazio alle politiche di piccolo cabotaggio. Meglio vivere alla giornata distribuendo risorse a pioggia, che pensare di far del bene a tutto il mondo dell'atletica negli anni a venire. E costoro vengono pure eletti con scadenza quadriennale grazie alla legge "porcellum" che attribuisce a 3 o 4 società tutto il peso dell'elezione, tagliando fuori almeno centinaia di piccole società.
Così per contrasto allo status quo imperante, che è anche espressione di quelle tre o quattro società lombarde (non bastasse l'effetto nefasto sull'atletica nazionale) c'è chi cerca di reagire alla mummificazione delle menti e delle conseguenti iniziative: così se la montagna non va da Maometto, Maometto è andato alla Montagna. Tutto questo è avvenuto grazie a Igor Crispi, ottimo allenatore e nel recente passato atleta master di primo piano (un velocista, lunghista) che un tempo correva per l'Atletica Rovellasca. Vista l'assenza di gare indoor in Lombardia, ha pensato insieme agli amici dell'Atletica Lecco, di organizzare un pullman che andasse laddove le gare indoor non solo ci sono (in Svizzera) ma che addirittura sono organizzate in un modo che qui in Italia ci sogniamo. Dovrebbe essere questo il terzo anno che Igor organizza questa trasferta verso Magglingen (per me è la seconda volta che partecipo), dove si tengono una serie di meeting internazionali... open. Ebbene, l'anno scorso gli atleti furono circa 25. Quest'anno, attraverso il passa-parola e gli entusiastici report dell'anno prima, si è rischiato di viaggiare in piedi: 50 persone, provenienti da 12 società lombarde. Un pullman completato in ogni singolo posto (qualcuno è dovuto salire in auto fino al palazzetto). I due giorni di pernotto nella Scuola dello Sport di Magglingen, che è come un albergo a 3 stelle, e soprattutto spese contenutissime nonostante si parli di Svizzera. Un'esperienza unica, anche per il palcoscenico cui possono godere gli atleti. Non ci sono giudici invadenti, arroganti, urlanti, maleducati: i giudici li vedete solo in pista! Questo è anche frutto di un cultura sportiva superiore (pensate: stavo mandando un sms nel dopo-gara dallo spazio delle panchine contenute all'interno della pista. Mi si è avvicinato un signore, e mi ha fatto capire che il telefono si usa fuori dalla pista... sono d'accordo! Ho fatto cenno di sì, e ho riposto il mio cellulare. La sacralità dello sport negli spazi consacrati dove tutti devono portare rispetto). E nel rispetto di questi spazi, gli allenatori non entrano in pista... mai, anche se è tutto open-space, in special modo verso le tribune. L'atleta deve solo mettere una crocetta su un tabellone a fianco del proprio nome, quando si presenta. E così conferma la propria iscrizione. Poi, su un portale a fianco pista, l'organizzazione attacca le serie e le corsie, senza le resse italiantipiche (con i giudici che fanno le grida). Altra crocetta. Sotto le liste appese c'è un tavolino con i numeretti adesivi: ognuno si prende quello relativo alla propria corsia. E poi si aspetta la propria corsa, senza aver visto organizzatori, giudici, soggetti sinistri. Hanno educato gli atleti ad essere autosufficienti fino allo schieramento dietro i blocchi: qui i giudici fanno l'unico appello, giusto perchè le corsie siano giuste e si parte. Chi c'è c'è, chi non c'è... si sveglia per la volta successiva. Ma vi assicuro che tutto fila liscio come l'olio. E i tempi di reazione sui blocchi? In quante gare nella vostra vita avete avuto questa chicca? Perfetto, tutto.
Ma sapete qual'è il vero segnale? Che tutto questo è avvenuto nel weekend dei Campionati Regionali Indoor, cioè quella cosa lì che organizzano nel dorato palazzetto di Saronno (che è l'ennesimo tunnel) dove naturalmente non sono possibili gare superiori ai 60 metri. A prendere la strada per il Canton Berna, tra l'altro, non sono stati atleti del quarto mondo sportivo (come il sottoscritto) ma moltissimi atleti che avrebbero vinto o sarebbero arrivati sul podio dei suddetti regionali lombardi. Uno smacco, un segnale, anche se a Igor Crispi, son sicuro, non gli sarebbe importato nulla mandare messaggi alla Fidal Lombardia. La cosa importante, e qui il Comitato Regionale è assolutamente sordo, è mettere gli atleti al centro della propria attenzione. Gli atleti, non i Dirigenti, ne i Fiduciari Tecnici, nè gli allenatori, sono il motore di questo sport. A loro va regalata la centralità di ogni decisione. Spero che l'esperimento di Igor vada avanti acquisendo sempre più consensi. L'anno prossimo due pullman, magari. Prima o poi qualcuno, quando anche nella ricca Lombardia, ci si troverà con quattro gatti ai regionali, si chiederà se gli atleti lombardi meritano davvero questi dirigenti e questi fiduciari. Mi appello alla loro intelligenza: basta, arrivate fino a fine mandato e poi seguite le vostre società lasciando spazio ai giovani (se non nella carta d'identità, nelle scelte), a chi non pensa a sè stesso nè alle proprie società di provenienza. 

12/02/11

Tricolori giovanili: Trost (record junior) e Vallortigata a 1,89 - Super-Penella 8"13 negli hs - Derkach incredibile - Lorenzi sverniciato

Dariya Derkach, fenomeno del triplo
Mannaggia a me che non seguo con attenzione il mondo giovanile dell'atletica. Anche perché, diciamocelo, ci mancherebbe solo quello! Così mi limito ad un sopralluogo sul sito della Fidal alla ricerca di risultati di grido, ben sapendo che andrebbero tutti letti in quello specifico contesto e non certo in una panoramica di sistema. Vabbè, prendete così quello che scrive come viene. Le notizie del giorno sono diverse e molteplici. Iniziamo dai record italiani: nel momento in cui sto scrivendo già tre. Il più clamoroso sembra essere quello di Giulia Pennella, vincitrice della gara Promesse dei 60hs: 8"13. Un decimo in meno del suo precedente record italiano promesse di 8"23 e a soli 3 centesimi dal minimo della Fidasics per Parigi 2011 (Qui il risultato). Prendo in prestito Vasco: "...E Giulia e brava Giulia!". Ma allargate un attimo lo sguardo alla seconda, la sarda Francesca Albiani: 8"32, che se non ci fosse stata la Pennella, sarebbe stato un risultato di assoluto valore. Terza italiana dell'anno, visto che Veronica Borsi è scesa fino a 8"28. Micol Cattaneo sembra ancora un pò lontana dalle performance di un paio di anni fa, anche se sembra sulla buona strada (8"39 su a Magglingen), mentre Marzia Caravelli, dominatrice sugli ostacoli alti nel 2010, è addirittura bloccata a 8"46. Gli assoluti saranno imperdibili. Altro record italiano (ma junior) da parte di Alessia Trost, che è salita fino a 1,89, fallendo l'1,92, cioè il gate per Parigi. Mi si faceva notare da parte dell'accorto Sasuke, che la Trost aveva saltato nel 2009 il record italiano allieve di 1,87. Solo due centimetri in più in due anni: saltava troppo allora, o è successo qualcosa durante? L'1,89 è stato saltato anche dall'altra altista rampante del momento, Elena Vallortigara, vincitrice della gara promesse. Anche lei poi tre nulli a 1,92, e anche lei deve procrastinare l'eventuale pass per la Francia. Al secondo posto con "solo" 1,81 quella Chiara Vitobello che deteneva con 1,88 il record junior stabilito appena l'anno scorso. Quest'anno si è invece arenata a 1,84. Il terzo record italiano è arrivato grazie a Ottavia Cestonaro nel salto triplo allieve: 12,90 (qui il link alla gara): 10 centimetri in più di Maria Moro, che solo tre anni fa saltava 12,80. Mi ricordo che 5 o 6 anni fa scrivevo per una rivista locale di atletica del bresciano, e citavo già le imprese giovanili della Moro (che saltava per la bergamasca Estrada). Sembrava proiettata verso l'empireo della specialità, mentre oggi la troviamo al settimo posto della gara promesse con 12,28.  
Il poliziotto Daniele Greco riesce finalmente a vincere le proprie paure e a saltare nel triplo (promesse) ad un più che buono 16,48 (il link ai risultati), quest'anno sarà dura per il minimo europeista, ma l'atleta pugliese ci ha riservato sempre a grandi prestazioni (purtroppo frammiste a prestazioni non certo alla sua altezza). Come commentavo nel post precedente: una scheggia impazzita, genio e sregolatezza. Peccato che bisognerebbe essere geni nelle occasioni che contano e sregolatezza quando invece le gare... non servono. Nei 60hs allievi il nigeriano di Casalmaggiore, Eseosa Desalu piazza un sontuoso 7"86 (il link al risultato) che ha del magnificente. Nella discussione nata in calce al precedente articolo qui sotto, ci si chiedeva se sarebbe potuto essere il record italiano, visto che al momento risulta tabellato il 7"91 di Ivan Mach De Palmstein (sparito dalla circolazione da ormai un anno). Il sito della Fidal fuga questo dubbio: sarà italiano dall'anno prossimo: niente record ma non lasciamocelo sfuggire! Così non bisognerà lasciarsi sfuggire un'altra dai piedi esplosivi come quelli dell'ucraina Darya Derkach: assolutamente fuori range il suo risultato di 13,56, (link al risultato) che sarebbe addirittura migliore di 14 centimetri rispetto all'attuale record italiano (13,42) di Simona La Mantia. La seconda, per dar spessore alla prestazione, è arrivata a quasi 1 metro e 40 di distanza. Cito sempre il sito Fidal: seconda prestazione mondiale Under-20 dell'anno. Qui subentra il solito discorso sulla naturalizzazione degli atleti nati da genitori stranieri e vissuti fin dal primo giorno in Italia: sono assolutamente a favore dell'integrazione, così come avviene in Francia. Ma ci sarà modo di ritornarci sulla questione. Nei 400 junior sorprende in negativo la prestazione del fresco primatista italiano allievi dei 400, Marco Lorenzi (47"05 all'aperto a cancellare il record trentennale di Donato Sabia) che nel doppio giro di pista nel primo anno di categoria junior viene sbeffeggiato da Michele Tricca che gli rifila addirittura 1"5: 47"66 a 49"06. Troppo brutto per essere vero. Altro monumento caduto, quello di Andrea Sanguinetti nei 1500 maschili junior: sembrava imbattibile, visto lo spopolare nei cross invernali anche a livello internazionale. Invece sulla sua strada ha trovato Marco Zanni (i risultati). Gianmarco Tamberi, nel salto in alto junior, vince con un imponente 2,21 e sbaglia il 2,24 che sarebbe stato il nuovo record italiano di categoria (2,23 di Borghi che risale alla preistoria atletica... il 1980). Daniele Secci, il futuro del lancio del peso, arriva a 19,59 nel peso. Superiore. 

Domani sera Meeting di Karlsruhe: allacciamo le cinture

Il monumentale David Oliver
Nel meeting tedesco di Karlsruhe (cambiate blog, per favore, se scrivo ancora una volta che in Germania fanno meeting internazionali ogni 3 giorni e in Italia non ne fanno più da anni) la bestia-umana David Oliver sarà come il famelico leone invitto del Colosseo, che sbrana da ormai un paio di anni tutto quello che gli viene portato in offerta con ferocia e senza lasciare brandelli di cartilagine in giro. Pulisce pure, prima di leccarsi. Non so se gli piace la cucina cinese, ma domani sera tra le varie portate avrà un certo Liu Xiang, che non più di 3 mesi fa correva in 13"09 ai campionati asiatici, mentre a couple di giorni fa terminava a 7"60 la sua fatica sui 5 ostacoli al coperto (ma 7"42 di PB). Troppo piano per l'animale americano, che sembra più un body-builder che un ostacolista. Una cassa toracica a prova di Mister Olympia, per lui che divora gli ostacoli come se fossero pillole di BCAA. A proposito, il suo recente 7"37 a Stoccarda è un solo centesimo superiore al record americano, detenuto in contemporanea dai tre Dioscuri dell'ostacolismo americano, che il solo pronunciarli fa tremare i polsi: Greg Foster, Allen Johnson e Terrence Trammell. Il primo correva quel tempo addirittura nell'87. L'ultimo è ancora vivo (sportivamente) e più che vegeto. Una divinità a tre teste vissuta in epoche diverse. Si aggiungerà anche la quarta in modo da poterli raffigurare come il Monte Rushmore nell'albo dei record, coi faccioni impressi nella roccia? Sto impazzendo, è vero, ma questo Oliver sembra davvero un Golem, quei mostri della mitologia ebraica, senza punti deboli. 
Nei 60 metri Mike Rodgers è l'uomo ovunque della stagione europea indoor: ma stavolta arriva diretto da Stoccarda dove si è preso l'oremus da quel "vecchietto" di Kim Collins (6"52 a 6"53), che giusto per non perdere il vizietto si ripresenta sui blocchi di partenza. Ma saranno della partita anche i nostri Emanuele Di Gregorio e Simone Collio: il primo è al momento capolista continentale, mentre il secondo è alla ricerca di una prova convincente, anche se probabilmente ha ambizioni più rivolte all'estate. Di sicuro se ci piazza il tempone, non lo vedo abbandonare la pugna per dedicarsi al giardinaggio durante gli Eruoindoor. Ma attenzione anche al mio "amico" Pascal Mancini (Svizzera) che è uno degli sprinter del vecchio continente più in palla e che su facebook dichiarava di essere in forma eccezionale e che se non fosse stato per la falsa di due giorni fa... vediamo. Non ci resta di aspettare quello che succederà nel tardo pomeriggio di domenica, visto che è prevista una nutrita schiera di sprinter della blue-stars flag. 
E poi, poteva mancare Oleysia Povh? L'Alessia? No. E' diventata come il prezzemolo. Visto i neologismi creatisi negli ultimi anni qui in Italia, di matrice televisiva, la chiameremo la "prezzemolina-Povh". Sta monetizzando il suo stato di forma, evidentemente: ma ci arriva a Parigi, tra un mese? 8 gare in 15 giorni: stasera arriva a 10. Chiamate la neuro. Sulla sua strada la tedesca Verena Seiler (sembra quasi un cognome austriaco), oro dei 100 di Barcellona e Bronzo nei 60 di Torino '09, ma che rischia tanto davanti alla pallottola ucraina. Poi zitta-zitta, alle spalle della prezzemolina, arriva la connazionale Maria Ryemyen, che intanto ha piazzato un doppio 7"17 nell'ultima gara e chissà mai che gli piazza pure il colpaccio prima o poi. Gara da vedere assolutamente, anche perchè del lotto fa parte anche la francese Soumarè, che a Barcellona ha vinto i 200 e che rappresenta la vera erede di Madamoiselle Arron. 
Nei 400 Marta Milani, migliorata fino a 53"10, ha uno dei 2/3 match-point per ottenere il minimo per Parigi che ancora non ha ottenuto (per soli 10 centesimi). La russa di turno capita a fagiolo: Antonina Krivoshapka, con Pb di 49"29 all'aperto e di 50"55 indoor. La gara avrà quindi già in partenza un attore protagonista. Vedremo se poi se la Milani potrà essere l'attrice co-protagonista o una comparsa. Mauriel  Hurtis a sorpresa tra le partecipanti della disfida. 
Chiaro, sicura protagonista sarà poi Antonietta Di Martino, che tutto si può dire, tranne che non sia in forma. Vediamo se la pedana di Karlsruhe sarà bella dinamica come quella di Banska Bi-qualcosa in Slovacchia. Solite avversarie di stagione e di nazione (russa): Svetlana Shkolina e Vicktorya Klyugina.  
Infine, Emanuele Formichetti iscritto nella gara di lungo, che vedrà al via anche il kafkiano Sebastian Bayer (un giorno da leone nella sua carriera, quello di Torino '09, e tanti altri... no) e l'altro tedesco Nils Winter, che la stagione indoor ce l'ha... nel Dna. Per motivi semantici. 

Anche La Rosa e Scapini con il biglietto per Parigi

Da Siviglia l'Italia rimpingua il proprio numero di figurine Panini per l'album di Parigi 2011. Si sa, a Modena, sede della più celebre ditta confezionatrice di "figu", gli album devono essere confezionati con congruo anticipo per poterli commercializzare, quindi si prende alla bene-e-meglio quello che per la Fidal dovrebbe essere il criterio di selezione (il minimo). Ma poi il consulto di geni della Federazione vorrà avere l'ultima parola: l'oracolo sulle convocazioni. Poi ci si trova come l'album di Spagna '82 con qualche carneade peruviano mai visto nei tabellini delle partite del Mundial ma di cui si ha un'immagine eterea. L'assenza di regole certe, matrice storica della Fidasics, che caratterizza ogni decisione, alla fine farà capolino: la discrezionalità dell'uomo (italiano) che fa a capocciate contro la certezza dei cronometri e delle bindelle metriche. Speriamo che vi sia un giorno un moto di rigetto collettivo (almeno, così sembrerebbe, stando ai pubblici proclami di tutti) verso Moubarakarese e i suoi satrapi e la loro triste tirannia cadente, sorpassata, perdente, che caratterizza la vita atletica italiana da diversi anni (ci metterei anche i predecessori, anche se più passano gli anni, più appaiono dei giganti di fronte agli scempi odierni). Parlando di sport, che è quel che mi interessa, torniamo a Siviglia. Meeting indoor della RFEA, Real Federacion Espanola de Atletismo (loro possono ancora organizzare meeting indoor internazionali, in Italia non se ne parla più). Due mezzofondisti azzurri riescono nell'impresa di obliterare il biglietto per la Francia (sempre con quella piccola postilla in calce al contratto) e l'impresa è forse più degna di nota di altre, visto che a compierla non sono stati due atleti di primo piano della nostra atletica. Ma che stanno risalendo la china. Il primo è stato Stefano La Rosa, che sui 3000 ha sbaragliato gli spagnoli di turno (e il mezzofondo in Spagna è molto più in salute che qui da noi, anche se dopo l'operacion Galgo molti hanno abbassato le antenne) correndo in 7'53"86, cioè 14 centesimi in meno di quanto richiesto per convolare e quarto tempo europeo dell'anno. Gara vinta, una novità in una gara di 3000 metri a livello internazionale. Secondo il sito della Fidal, quasi 15" in meno rispetto al proprio personale di 8'08". Se partecipasse alla gara di Parigi, sarebbe il 23° atleta azzurro schierato nella storia degli Euroindoor sui 3000 metri (per ora il bottino è di due ori, con Gennaro Di Napoli e Cosimo Caliandro, e due argenti, con Stefano Mei e Alberto Cova). Al settimo posto Simone Gariboldi con 8'00"78. Ottimo anche il comportamento del giovane (ma da quanto tempo ne stiamo parlando ormai?) Mario Scapini, che terminando terzo ha fermato gli omega-timing in 1'47"44. Sette centesimi in meno del suo PB (fonte Fidal) e ottavo tempo europeo dell'anno. Più di mezzo secondo meno del minimo richiesto. Provate a non portarlo... Gli 800 degli italiani agli Euroindoor (scriverò prossimamente una piccola rassegna storica sui 3000 e gli 800 maschili, visti i pass ottenuti) sono un pezzo di storia di tutti i migliori specialisti, da Donato Sabia (unico oro mai vinto), a Giuseppe D'Urso (argento), Carlo Grippo, Andrea Benvenuti, Andrea Longo, Tonino Viali... vedremo se Scapini saprà scrivere un altro capitolo a questa storia. 

11/02/11

Elisabetta Artuso 2'05"99 sugli 800: record F35 - record battuto 9 volte in 3 anni

Mentre controllavo i risultati del meeting internazionale di Siviglia, tenutosi nel pomeriggio, alla ricerca di atleti italiani nel pieno della diaspora dovuta all'assenza di strutture adatte nello Stivale a svolgere attività indoor, mi imbatto nella presenza di Elisabetta Artuso, classe 1974. Una F35 di fatto. Iscritta sugli 800 metri, chiude buona quarta in 2'05"99 nella carrera vinta da Elian Periz con 2'03"80. Il tempo mi frulla nella mente e alla fine decido di controllare. Il responso arriva dopo pochi secondi: è record! Il precedente era della stessa Artuso che ad Ancona agli italiani assoluti dell'anno scorso corse in 2'06"98. Un secondo in meno! 16° record italiano del 2011, molti dei quali da quegli atleti assoluti che hanno ormai invaso la categoria iniziale. In poche parole: l'età media degli atleti aumenta sensibilmente. Quella che segue è la cronologia del record, che nel giro di soli 3 anni è stato migliorato di 9 volte. Un record nel record. 
RECORD ITALIANI
Field1
track Field2 Field4
Field9 ATLETI
Field5 Field6 Field7
800
INDOOR F35 2'05"99
Yes ARTUSO ELISABETTA
25/04/1974 SIVIGLIA 11/02/2011
800
INDOOR F35 2'06"98
No ARTUSO ELISABETTA
25/04/1974 ANCONA 28/02/2010
800
INDOOR F35 2'10"84
No ARTUSO ELISABETTA
25/04/1974 ANCONA 28/02/2010
800
INDOOR F35 2'12"54
No POLLINA LUCIA
1975 ANCONA 28/02/2010
800
INDOOR F35 2'13"08
No POLLINA LUCIA
1975 ANCONA 30/01/2010
800
INDOOR F35 2'13"15
No BAGGIOLINI EMANUELA
10/06/1972 ANCONA 28/03/2009
800
INDOOR F35 2'13"58
No BAGGIOLINI EMANUELA
10/06/1972 ANCONA 01/03/2009
800
INDOOR F35 2'14"14
No TISELLI PAOLA
1973 TORINO 22/02/2009
800
INDOOR F35 2'14"46
No BAGGIOLINI EMANUELA
10/06/1972 ANCONA 24/01/2008

Dusseldorf: Collio non convince - Obrist non va - Kim Collins sensazionale: 6"52

Kim Collins in action
In Germania, ma ormai è un mantra, organizzano meeting internazionali con cadenza bisettimanale. In Italia zero-virgola-zero da molti anni. Messaggio trasversale per i "governi del fare" di RamsArese II, che di colpe sulla mancanza di infrastrutture ne ha tante. Questa sera a Dusseldorf ennesimo meeting di una lunga teoria: situazione che bisogna anche benedire, perché permette ai nostri atleti di avere delle opportunità per ottenere i minimi. Ma pensate che paradosso: la Fidal mette dei minimi per partecipare agli europei, e dall'altra parte di fatto non mette nelle condizioni gli atleti (leggi: strutture) per ottenerli. Pazzesco. Dopo i fuochi d'artificio in Slovacchia di Antonietta Di Martino e in parte di Nicola Ciotti, arriva a due soli giorni di distanza l'ennesimo meeting internazionale tedesco. Presenti due italiani: Simone Collio e Christian Obrist. Il primo, con un minimo per gli Europei inchiodato a 6"67, ha esordito nella stagione 2011 con un 6"72 per ora solo un pizzico preoccupante. Quante opportunità avrà nei prossimi 10 giorni di scendere in pista, prima della deadline collocata con il triplice fischio dei Campionati Nazionali? Accorto quindi fino a prova contraria Emanuele Di Gregorio, che partendo un paio di settimane prima con le gare ha potuto mettere subito a posto qualche particolare. Christian Obrist, dopo la fugace apparizione a Lievin sugli 800, torna all'ovile dei più sicuri 1500, ma con il medesimo risultato: oltre 2" dal biglietto per Parigi. 3'44"45, che è superiore addirittura ai tempi di Salami e Leone in chiave Italica, e che nelle precedenti uscite si erano avvicinati maggiormente al 3'42"10 fissato dalla Fidasics. 
Le altre gare: la ticinese Irene Pusterla riesce ad arrivare seconda nel salto in lungo con 6,48 (ma una settimana fa era stata in grado di arrivare sino a 6,57 a Magglingen), in una specialità che a livello mondiale sembra soffrire una caduta verticale delle prestazioni. Nelle batterie dei 60 femminili non solo si mette in luce la solita "nuova" Oleysia Povh (7"16), ma anche la connazionale Maryia Ryemyen, che è scesa al personale di 7"17 con un RT "lento" di 0,192. In finale la Povh stabilisce il suo PB a 7"13, sancendo una superiorità ancora marcata, se non altro per l'incredibile regolarità: 7 prestazioni tra i 7"13 e i 7"17 in tre settimane. Seconda la stars-&-stripes Gloria Asumnu con 7"14, mentre terza (ribadendo il 7"17) la Ryemyen. Saranno le due ucraine a contendersi le medaglie più pregiate a Parigi? Sembrerebbe di sì: al momento le altre nel continente sembrano molto distanti. Negli 800 femminili vittoria della lituana Egle Balcinuaite, con 2'01"23. Ma si sa: gli 800 al momento non sono più una questione italiana, finchè non sentiremo parlare di Cusma o Reina. Nei 60hs l'americana Kellie Wells spara subito il miglior tempo mondiale dell'anno in batteria: 7"84 con un RT reattivo di 0"125. 7"89 in finale. Nel triplo la tedesca Katja Demut, dopo aver fatto faville una settimana fa (ne avevo parlato già in un post) ribadisce il proprio stato di forma stabilendo un'altra volta il record tedesco con 14,47, e la miglior prestazione mondiale dell'anno (a Chemnitz aveva saltato 14,45). Brutta notizia per la La Mantia che vede migliorare anche l'ucraina Olga Saladuha fino a 14,45. Saranno loro due le vere avversarie della siciliana a Parigi. Nel peso in tre sopra i 20 metri, con il tedesco Ralf Bartels a sparare la palla a 20,91. 5° quell'Andy Dittmar iscritto agli Euroindoor... master con 18,20. Il profeta in patria Malte Mohr si candida ad essere l'unico vero avversario credibile di Lavillenie a Parigi: 5,85 per vincere la gara. Nei 60 Kim Collins (da quest'anno master pure lui) riesce a fulminare i propri compagni di ventura con una sciabolata in batteria a 6"60, regolando gente come il trinidegno Marc Burns e Ronald Pognon (ma che sembra inesorabilmente sulla via del tramonto: questo ragazzo ha un PB di 6"45). Mentre nella prima batteria Mike Rodgers (quella di Collio) si abbatte sul traguardo in 6"57. Arriva in finale anche il mio "amico" elvetico di facebook Pascal Mancini (6"69). La finale è una storia a sè stante, e incredibile ma vero, Kim Collins piomba sulla fettuccia in 6"52 (miglior tempo mondiale dell'anno, lo stesso di Nesta Carter). Migliora anche Michael Rodgers, 6"53. L'unico europeo in finale, Mancini, squalificato per falsa partenza. Più ci si avvicina agli Euroindoor più Di Gregorio sembra davvero il favorito numero "1" dei 60 francesi. Nei 60hs Petr Svoboda si conferma l'europeo più in palla: 7"57, mettendo in fila, tra gli altri anche il rientrante in Europa Liu Xiang (7"60) e il francese Darien Garfield 7"65. Torno un attimo su un'impresa di pochi giorni fa di "O' animale" Ashton Eaton, durante il record del mondo di eptathlon del weekend scorso: 60hs in 7"60: come uno super-specialista come Liu Xiang. Capito che razza di fenomeno? I 1500 hanno visto come al solito il domino di atleti keniani: ben 6 da 3'34" a 3'38". Inutile soffermarsi sui nomi. Non c'è nemmeno più gusto. Stessa cosa dicasi degli 800, dove Lalang Boaz (indovinate la nazionalità... magari aggiungeteci un "kip" davanti) ha dominato con 1'46"00. 

Europei Master: uscite le liste degli iscritti

Quest'anno non sono molto preso dagli Europei master, tanto che non mi sono ancora organizzato e non so nemmeno se mai vi parteciperò. Ma tant'è, manca ormai solo un mesetto e partono i campionati Europei Indoor, a Gand in Belgio. I settimi, secondo i miei calcoli: peccato non avere nella mia banca dati le prime due edizioni, precedenti al 2000. Al momento ho quindi tabellato 2543 risultati afferenti alla partecipazione degli italiani alle 4 edizioni di Euroindoor di cui sono disponibili i dati. Come dicevamo sono uscite le liste di partecipazione, ancora non molto "ragionate", visto che qualcuno si è divertito a iscriversi con tempi quanto meno "dubbi", come il simpaticone ceco Karel Sobotka, iscritto con 6"39 sui 60 M35: esattamente come il tempo del record del mondo di Maurice Greene. Il russo Anton Spiridonov non è da meno, anche se probabilmente ambirebbe più agli Europei assoluti dall'alto del suo 6"60 (sarebbe miglior tempo dell'anno in Europa). Ma si sa, non conosciamo ancora cosa avvenga dall'altra parte degli Urali... Fanno paura due spagnoli, entrambi con 2 nomi e 2 cognomi: Jose Ramon Latorre Ortega e Jose Fernando Ortubia Sanchez: entrambi 6"88 ed entrambi sotto i 22" nei 200, sempre M35. Addirittura Ortubia con 21"26 sul giro e 47"57 sui due giri, assolutamente fuori dalla portata di ogni essere umano over-35. Giusto così: la qualità delle prestazioni innalza il livello tecnico, portando ad una concezione diversa dell'intero mondo master. Regolarmente iscritto il fuoriclasse Darren Scott (M40) sui 200, così come il redivivo olandese Kay Schaafsma tra gli M50, che se la vedrà col fuoriclasse francese Bruno Dupuy e il nostro Domenico Furia. Sfida britannica da seguire anche nei 200 M55 con Steve Peters contro David Elderfield. Emilia Paunica superstar nella velocità W35, ma che non avrà come avversaria (almeno sui 400) l'altra iberica Ana Royo (me l'ha confermato lei direttamente). Occhi puntati anche sulla batteria di velociste francesi: Maryvonne Icarre (W45), Nicole Alexis (W50) su tutte, mentre non ho trovato tra le iscritte un totem del masterismo francese come Violetta Lapierre. Nei 400 sembra potrà esserci Darren Scott, che però dovrebbe vedersela con il greco George Papageorgiou (49"35 a 49"21). Sorpresa nei 400 M45, dove un irlandese, tale John McCarrick attenterebbe al regno indiscusso di Enrico Saraceni: si è iscritto con 49"10, che sarebbe per inciso il nuovo record del mondo M45 anche in costanza di zambiani più o meno 50enni. Sorprende vedere iscritto Marco Morigi nei 400 M50 (tra l'altro col miglior tempo), mentre tra gli M60 dovrebbe rinnovarsi la sfida tutta italiana tra Vincenzo Felicetti e Rudolf Frei. Stando sempre ai tempi di iscrizione, gli 800 maschili potrebbero valere una batteria degli Euroindoor... ma quelli assoluti. Ben in 18 sotto i 2'. Tra gli M40 addirittura un 1'50"... mentre negli M45 il McCarrick che cerca di invadere il regno di Saraceni, lo troviamo con un tempo di iscrizione pari a 1'51"10. Fantascienza. Il primatista mondiale Jesus Borrego, iscritto, lo vedrà probabilmente col cannocchiale stando ai tempi di iscrizione. Tra gli M50 presente il recordman mondiale, il belga Andre Lafere (qualcuno su un altro sito, ha ingenuamente spacciato un record del mondo sugli 800 M50 come nuovo, nonostante la presenza di un altro tempo molto inferiore: cosa vuol dire non sapere leggere... nè scrivere. E sì che nei commenti all'articolo di Masterstrack, copiato, veniva riferito questo piccolissimo particolare). Paola Tiselli, Laura Avigo e Waltraud Egger iscritte su 800 e 1500 rispettivamente tra le W35, W40 e W60, come Annette Koop tra le W50 (è la gestrice del sito Annette Seite). Jesus Borrego presente anche nei 1500 M45. Sui 3000 ancora Paola Tiselli e Waltraud Egger e soprattutto Nadia Dandolo (W45). La presidentessa dei master spagnoli tra le W50 (Aurora Perez). Negli ostacoli il nostro Steve Longoni se la vedrà (stando alla carta) con il transalpino Frederich Demaneche per il titolo M35. Carla Forcellini (W50) si cimenterà anch'essa negli ostacoli,così come la primatista mondiale, la spagnola Maria Jesus Sanguos tra le W55. 
Nei lanci, specificatamente in quello del peso, è iscritto addirittura un tedesco (Andy Dittmar) con 19,37. In Italia nemmeno i migliori assoluti in questo momento riescono a raggiungere quella quota. Comunque, per farvi un'idea di chi è iscritto, clikkate sui link qui sotto. 

L'AGC di (quasi) tutti i master qui sopra

l'interfaccia dell'AGC
Bella novità appena scoperta su questo host. Da buon blogger ho deciso di mettere on-line tutte le classifiche in AGC dei risultati relativi ai master. Le trovate qui sopra, sotto l'header di intestazione del sito. Basta clikkare sulle specialità interessate e sarete proiettati nel mondo dei numeri. Le classifiche sono ordinate per AGC, quindi perfettamente ordinate secondo questo criterio. Sono stati presi in considerazione questi parametri: velocità maschile x>80%; velocità femminile: x>75%; mezzofondo maschile: x>75%; mezzofondo femminile: x>70%; salti maschili x>65%; salti femminili: x>60%; lanci maschili e femminili: x>55%; 

10/02/11

La settimana dei master italiani, tra record fatti e avvicinati

Eleonora Berlanda, sfiorato il record sui 1500
Settimana al fulmicotone per i master, quella passata. Record e centinaia di risultati, tanto che fare un'analisi ragionata mi è costata molto più tempo del solito. Naturalmente agli onori della cronaca i due record italiani, di cui ho parlato con separati articoli (che linguaggio da giureconsulto...). C'è stato il 17,03 di Fabrizio Donato, record italiano M35 (qui l'articolo), poi quello di Annalisa Gambelli sempre ad Ancona nei 200 F45 (27"82, qui l'articolo). Poi ci sono stati anche quattro record sfiorati, di cui nessuno ha ancora dato conto. Il primo è quello di Antonio Rossi, classe 1950, correndo in 7"99 i 60 metri (sempre ad Ancona) ha pericolosamente avvicinato il record di Tristano Tamaro (7"90), totalizzando anche un 97,42% di AGC, 6^ prestazione master del 2011. Probabilmente Rossi conosceva il suo obiettivo, mentre probabilmente non conosceva dove sarebbe potuta arrivare la seconda indiziata di record, Eleonora Berlanda, classe 1976 e neo-master, che sui 1500 ha corso in 4'24"86 nella sua uscita marchigiana. Il record di Jocelyne Farruggia è soli 5 miseri centesimi sotto, 4'24"81. Davvero un nulla. Torna poi prepotentemente a far parlare di sè (ed è il terzo record avvicinato) quel Mario Longo (1964) che a Napoli corre in 7"02 e poi in 7"01, a soli 4 centesimi dal suo record mondiale di 6"97 (il record italiano invece, da "pre" è 6"94). 100,84% AGC, che sarebbe come correre più veloci dell'attuale record mondiale di 6"39 di Maurice Greene. Mario Longo nelle sue 5 uscite del 2011 ha sempre ottenuto prestazioni superiori al 100% AGC. A sorpresa, Giuseppe D'Agostino (1966) neo M45 zitto-zitto, alla seconda uscita su pista "normale" (Parma è un centrifuga) ha avvicinato pericolosamente il record di Fabio Biferali e il suo record sugli 800 di 2'01"91, correndo in 2'02"48 (90,91%). Si è poi rivisto all'opera in giro per l'Italia (nella vicina Saronno) Marco Boggioni, classe 1966 e neo M45, che ha chiuso i 60 in 7"40 e 94,18%, 5^ prestazione master della settimana (2 di Longo, 1 di Donato e 1 di Rossi). Nicola Ciotti apparirà nelle statistiche della settimana prossima, ma secondo l'AGC di Howard Grubb (referente a tabelle 2006 ma aggiornato al 2010... mi sono permesso anche di fargli notare alcune incongruenze del simulatore) è come se avesse saltato più di 2,40. Non male, Il record mondiale indoor M35 (che Ciotti potrebbe attaccare solo l'anno prossimo, visto che è nato a fine anno) è il 2,30 del Campione Europeo di Spalato '90 Dragutin Topic. Paolo Chiapperini (1969) sceso diverse volte sotto i 7"20 in questo primo scorcio di stagione, questa settimana ottiene come miglior risultato un 7"24 pari a 94,11%, cioè 6^ prestazione di giornata. Troviamo comunque Nicola Ciotti (1976) dopo il 2,17 di Ancona di sabato, che gli è equivalso un notevole 93,41%, secondo saltatore di giornata, dopo Fabrizio Donato. Altra saltatrice al decimo posto: è Barbara Lah (1972) che a Saronno si è spinta fino a 12,86 nel salto triplo che tradotto fa 93,19%. Il primo duecentista della settimana è stato Max Scarponi (1967) con il suo 23"25 di Ancona (92,30%) che è appena meglio della migliore ostacolista di giornata, Maria Costanza Moroni (1969) che ad Aosta correndo in 9"33 e 92,17%. Al 20° posto della settimana in chiave AGC, c'è invece il primo 400, Enrico Saraceni (1964) che sempre ad Ancona (e dove sennò si potrebbe correre in Italia un 400 indoor?) ha corso in 52"84, che equivale a 91,81%. In totale si sono contati la settima scorsa ben 40 risultati oltre il 90% (cioè l'eccellenza internazionale). Tra le donne, segnalo il 56"84 sui 400 di Elisabetta Artuso (1974), che il giorno successivo ha corso gli 800 in 2'09"86. Specialità che sembra che almeno a livello indoor dovrà fare a meno di Elisa Cusma. Daniela Reina aveva fatto un pensierino alla 4x400 di Parigi cimentandosi in un pessimo 400... tornerà sui suoi passi e sugli 800: altrimenti la Artuso potrebbe davvero fare il colpaccio agli Assoluti. Vedremo. Annoto il ritorno di Maria Lorenzoni (1957) sui 1500 con 5'32"52. Domenica Mara Cerini, a Magglingen, ha sfiorato il suo freschissimo record italiano F40 stabilito non più di una settimana prima di 2'12"80, correndo in 2'13"15. Peccato che un'atleta le abbia fatto da tappo per due giri, avremmo assistito ad un nuovo record. Nel salto in lungo, grandi prestazioni da parte di Rossella Zanni (1964) che ha sparato un 4,89 che è superiore al vecchio record di Carla Forcellini (4,88), ma inferiore di  5 centimetri al fresco 4,94 di Susanna Tellini. Flavia Borgonovo (1973) a Saronno, incappa invece in una giornata-no, e nonostante tutto piazza un ottimo 5,46 (fino a qualche settimana fa sarebbe stato un gran salto, ma date le ultime prestazioni si aspetta ormai il balzone). 5,14 anche di Maria Costanza Moroni. Tra gli uomini, "Colin" Stefano Longoni a Magglingen corre sugli ostacoli alti in 8"35 e 8"37, mettendosi in pole position per la gara italiana (ed europea). Stefano Avigo (1970) bi-primatista italiano M40 indoor ed outdoor, scende ad Ancona sotto i 2' (1'59"76), ma attenzione a Giovanni Latini (1967) che già l'anno scorso aveva fatto faville: 2'03"16 a Ancona. Ma attenzione, sempre negli 800, a Giuseppe Poli (1974) che corre un sontuoso 1'56"19. Passando al lungo, clamoroso il 7,32 del rumeno italianizzato Gabriel Gui (1975).

L'atleta della V settimana: Emanuele Abate

Dopo aver dato avvio alla rubrica con l'attribuzione del premio la settimana scorsa a Giulia Pennella, per le imprese nei 60hs (record promesse portato a 8"23, superando un primato "storico" come quello di Carla Tuzzi), anche questa settimana scelgo come atleta italiano della settimana (la V) un altro ostacolista: Emanuele Abate. Naturalmente la scelta poteva cadere anche su Fabrizio Donato (autore di un ottimo 17,03 nel triplo, anch'esso valevole come lasciapassare per Parigi), o Anna Giordano-Bruno (4,35 e minimo per gli Euroindoor), ma ho ritenuto che delle tre prestazioni degne di nota, la più importante sia stata il 7"72 del poliziotto genovese a Magglingen, in Svizzera. Innanzi tutto perché è il suo primato personale, poi perché il limite sembrava davvero fatto apposto per non consentire a chichessia in maglia azzurra di presentarsi a Parigi. Poi Abate ha convalidato quella prestazione con un altro 7"73 e un 7"75. Insomma, la qualificazione se l'è proprio meritata sul campo, anche se adesso bisognerà vedere la conferma degli Assoluti. Seguono gli Atleti della Settimana (per ora solo due...).

09/02/11

Nicola Ciotti: 2,28, nuovo record M35 e soprattutto... 10° pass per Parigi!

Non si erano ancora spente le grida napoletane successive ad una delle imprese più notevoli degli ultimi anni dell'atletica italiana (il 2,04 di Antonietta Di Martino) che sulla stessa pedana di Banska Bistryca si sono cimentati gli uomini, guidati dal fenomeno del momento, il russo dinoccolato Ivan Ukhov. Un'altra storia nella storia, la sua, come quelle di chi proviene da quel paese e abbina l'armonia di un gesto, con i silenzi delle sconfinate distese bianche, unite a quel pizzico di spensieratezza che stride con l'apparato organizzativo di cui sono parte. Un giorno la racconteremo. Ivan Ukhov naturalmente ha dominato la sua gara, saltando ancora una volta laddove nessun uomo riesce ad arrivare da quando Stefan Holm ha appeso le chiodate al fianco delle corna di Alce: 2,38. Dietro, dopo l'americano Jesse Williams (2,34 SB), all'ucraino Dmytru Demyanyuk (2,32 PB) e al russo Sergey Mudrov (2,30) (per entrambi record personale) troviamo il quasi 35enne Nicola Ciotti con 2,28. Il risultato in un colpo solo rappresenta il decimo pass italiano per Parigi 2011, e il record italiano M35 indoor del salto in alto, che migliora il 2,22 detenuto dallo stesso Nicola Ciotti e da Luca Toso. Qui il link al risultato. 

Di Martino incontenibile: 2,04 e record italiano!

Incredibile Antonietta Di Martino, che a Banska Bistryca in Slovacchia poco fa (la gara è iniziata alle 17 locali) ha saltato la misura stellare di 2,04: in un colpo solo record italiano, miglior prestazione mondiale dell'anno, e primato personale anche contando i risultati all'aperto, dove aveva come PB (e record nazionale) 2,03. Il vecchio primato italiano indoor lo deteneva proprio la Di Martino che sulla stessa pedana tre anni fa aveva valicato l'asticella a 2,00. E adesso la napoletana si candida per l'alloro più pregiato ai prossimi Campionati Europei Indoor che si terranno a Parigi tra un mesetto. Le avversarie al momento sono tutte nella russa Shkolina che nella stessa gara ha concluso a 2,00. Nella cronologia del record è da tener presente che la Di Martino in Slovacchia ha valicato i 2,00 metri (record eguagliato) e i 2,02 (che sarebbe stato il nuovo record italiano). Immagini in diretta in streaming in questo momento della gara maschile. 

Ashton Eaton: l'essere superiore delle prove multiple. 6"66 sui 60 e 7"60 sui 60hs

Un record del mondo è sempre qualche cosa che irrompe nella storia con fragore, mette il segno un pò più avanti o un pò più in alto, come direbbe Bragagna, in un suo volo pindarico. Quando si parla di prove multiple invece le considerazione vanno fatto sempre dopo tutte le prove: si va di calcolatrice e alla fine si fanno le considerazioni, così come è giusto dovrebbe essere. Per Ashton Eaton invece la bocca spalancata davanti ad un fenomeno che in tutto e per tutto sembra apparire come un essere umano superiore, rimane smascellata fin dalla prima prova, i 60 metri:  nel conteggio totale che comporrà la nuova miglior prestazione mondiale nelle prove multiple maschili, l'eptathlon, stabilito da Eaton a Tallin lo scorso fine settimana, compare un 6"66 che è qualche cosa di abominevole, considerato che è una delle migliori prestazioni mondiali dell'anno. Come se all'aperto potesse correre sotto i 10" nei 100 metri. Mai visto. Ma magari è solo un velocista che prolunga le propria attività oltre allo sprint... viene da dire. Ma assolutamente più incredibile è forse il 7"60 sui 60 ostacoli, che lo pone al sesto posto mondiale dell'anno nella specialità (il cannibale David Oliver aveva iniziato la sua stagione con 7"51, soli 9 centesimi in meno di uno che stava finendo la 5^ prova della sua due-giorni di prove multiple. Poi è sceso negli inferi vicino al satanasso Colin Jackson, 7"37 contro il 7"30 dell'uomo più veloce della storia con 5 ostacoli di mezzo e 60 metri da percorrere). Tempo, quello di Eaton addirittura pari al record italiano indoor, di 7"60 di Emiliano Pizzoli. Con la piccola postilla delle gare svolte nel giorno precedente. Nel salto in lungo Ashton piazza pure un non disprezzabile 7,77 (altro risultato presente nelle liste mondiali dell'anno). Più "contenuti" i risultati nel salto in alto (2,01), logicamente nel peso (14,45). Molto bene nell'asta, con 5,20, mentre sembra assolutamente pazzesco il tempo dei 1000: 2'34"74. Come dire: potrebbe correre un 800 in 1'55" e un 1500 sotto i 4'. Per un velocista qualche cosa di mai visto. Alla fine il dovuto record del mondo con  6568 punti. 69 punti in più di... Ashton Eaton. Il sito della IAAF sostiene che il record è migliorabile (solo da lui, evidentemente) perchè si è tenuto nel lungo (40/50 centimetri di "agio" in più... cioè qualche cosa come 8,20 o 8,30 di potenziale) e la gara di alto "steccata": 10 cm in meno del personale. Ashton Eaton, questo sì che è un mostro.