15/08/09

Le pagelle degli italiani a Berlino

(nella foto Fidal.it, Elisa Cusma) - Mi arrogo questa facoltà di giudizio, dando un voto a tutti gli italiani che si sono presentati a Berlino. Per iniziare: 34 eventi-gara in cui erano presenti italiani. Mi sono preso la briga di raffrontare il risultato ottenuto dai singoli atleti con quelli ottenuti dagli stessi durante l'anno nell'attività pre-mondiale. La cosa che balza subito all'occhio è che solo 8 di essi hanno ottenuto la propria miglior prestazione stagionale in corrispondenza con l'evento più importante dell'anno (e di qualcuno della propria carriera). I dati li ho presi dalle statistiche del sito Fidal, quindi se c'è qualcosa da recriminare, rivolgetevi all'Ufficio preposto a Roma. Degli 8 (su 34) che hanno ottenuto la miglior prestazione in corrispondenza dei Mondiali, solo 2 (Galvan nelle batterie dei 400 e De Luca nella 50 km di marcia) hanno ottenuto il loro personale. Poi c'è la questione della 4x100 maschile, che comunque sia ha ottenuto come quartetto il proprio PB.
Se torniamo sugli 8 italiani performanti in questione, notiamo che 4 di essi sono marciatori: ancora una volta la marcia! Come interpretare questo dato? Certamente non si corrono nell'arco di una stagione decine di 20 km e 50 km di marcia: il campione statistico è sicuramente ridotto. Certo è che la programmazione della marcia è quella che volenti o nolenti ha le migliori capacità di pianificare i picchi di forma con gli appuntamenti fondamentali della stagione. La stessa Rigaudo, che sperava in una medaglia, in realtà ha fatto molto meglio di quanto fatto vedere durante tutta la stagione. Non so che dati possedessero i tecnici tratti dagli allenamenti, tali da far sperare nel grande risultato: in realtà la stagione 2009 di Rigaudo è stata inferiore a quella 2008 pre-olimpica. Di conseguenza il risultato è in linea con quanto fatto vedere quest'anno, con il picco di forma proprio con l'appuntamento di Berlino. De Luca ha fatto addirittura il suo record nella 50 km di marcia. Probabilmente Schwazer ha pagato il peso di un'intera federazione che pendeva dalla sua prestazione. Di sicuro è un fuoriclasse così come Rubino è ormai in rampa di lancio per un grande risultato.
Nell'analisi sulle prestazioni dei vari atleti italiani mi rendo conto di un aspetto: nel fondo/mezzofondo le variabili indipendenti sono naturalmente molte di più che nelle altre specialità. Non si parte a tutta per fare il tempo: conta solo la posizione alla fine della gara. Per questo ho avuto un minimo di considerazione in più per loro. Ma Romagnolo è andata senza ombra di dubbio malino. Obrist non è stato certamente sufficiente. così come Riefeser che poteva sicuramente andare in semifinale se avesse avuto la forma denotata in tutta la stagione. Brave invece Weissteiner e soprattutto Cusma (per me!).
Ma l'aspetto inquietante sono le condizioni di forma in cui arrivano la maggior parte di velocisti, lanciatori e saltatori. Ne avevamo in totale 16. Cerutti e Collio hanno ottenuto le loro penultime prestazioni dell'anno su un budget di una quindicina di gare. Di Gregorio ha corso più veloce dei quarti di Berlino in 5 circostanze, nonostante abbia sfiorata un'impresa ormai catalogabile come "storica": accedere alla semifinale di una grande manifestazione da parte di un italiano. Si salvano Galvan e Grenot nelle mie votazioni. Nel peso Chiara Rosa ha lanciato la sua penultima prestazione dell'anno; Vizzoni nel martello la sua peggiore in finale e aveva lanciato meglio della qualificazione mondiale in 8 circostanze durante il 2009. La Salis ha fatto meglio dei 68 e spiccioli lanciato in qualificazione in sette occasioni... Si salva cum laude la Claretti, che avvicina il suo miglior risultato proprio a Berlino. Il triplo ha mostrato le cose peggiori, vuoi per infortuni, inesperinza, sfortuna o cattiva programmazione. La Martinez ha saltato la sua penultima peggior prestazione dell'anno, Donato non ha neppure saltato, Greco la sua sesta su otto: e francamente non si può invocare sempre la fragilità del giovane ragazzo di fronte a decine di atleti della sua età che altrove hanno fatto meglio e di fronte ad un peggioramente di oltre un metro rispetto al proprio personale... L'unico che si è avvicinato alla sufficienza è stato Schembri, che però non ha azzeccato la zampata giusta: ma non sempre di fortuna si vive.
Si salvano (chissà poi perchè) i salti in elevazione, con Di Martino, Ciotti, Gibilisco e Giordano-Bruno. I loro percorsi sono probabilmente diversi.
Per concludere: su 32 atleti italiani presentatisi nelle gare individuali, ben 15 hanno ottenuto prestazioni collocabili tra le loro peggiori stagionali (cioè considerato il range di tutti i risultati ottenuti nella stagione, oltre la metà di essi). Passi che può succedere per qualcuno: quando però è la metà della squadra ad andare in bambola, probabilmente qualcuno ha fatto errori nella programmazione.
Seguono le mie personali votazioni, basate sulla prestazione in senso assoluto e la qualità della prestazione in rapporto a quanto fatto durante l'anno (nella partentesi, in rosso, si può la posizione della prestazione di Berlino in riferimento a tutte le gare dell'atleta nell'anno. Fonte, sito Fidal). Sono personali, naturalmente.
  • Elisa Cusma Piccione: VOTO 8: 1'58"81 (6^ negli 800 - 1/15 2009) - Era una delle possibili medaglie negli 800. A maggior ragione dopo le semifinali, dove sembrava che buona parte delle pretendenti al titolo fosse a corto di benzina. In finale corre il suo 800 più veloce della stagione, il secondo della sua vita. Meglio di così, sinceramente, non poteva fare.
  • Giorgio Rubino: VOTO 7,5: 1h19'50" (4° nella 20 km marcia - 2/5 2009) - La sua sarà la miglior prestazione della spedizione italiana. Arriva in forma a Berlino e si vede: sfiora il podio marciando sui suoi limiti.
  • Silvia Weissteiner: VOTO 7,5: 15'09"74 (7^ nei 5000 metri - 1/3 2009) - bravissima a inserirsi nel mondo africano, come prima europea, prima donna bianca. Sua seconda prestazione di sempre (stando al sito IAAF) in una gara non certo facile per le non-africane.
  • Antonietta Di Martino: 7,5: 1,99 (4^ salto in alto donne - 3/6 2009) - Prima della gara avevo pronosticato che due sarebbero state imprendibili (Vlasic e Friedrich) e la Dimartino si sarebbe spartita con altre 3 la medaglia di bronzo. Poi è uscita la classe della russa Chicerova, e per la Di Martino il quarto posto. Quindi un pronostico rispettato rispetto alle potenzialità. Quest'anno il 2,02, misura cui si chiedeva la medaglia, non era mai stato saltato dall'atleta Campana, che si è fermata a 2,00 in un paio di circostanze. Terza prestazione dell'anno (su sei gare presenti nel db Fidal).
  • Giuseppe Gibilisco: VOTO 7 - 5,65 (7° in finale nell'asta - 2/5 2009) - Del nuovo Gibilisco mi piace la grande umiltà in gara, quel velo di quasi tristezza che lo contraddistingue anche quando salta la misura. La rabbia contenuta. E' un uomo da gara importante, che tira fuori il meglio di sè quando conta. Un campione ritrovato. Manca ancora qualche cosa per tornare sul podio, ma cè molto vicino.
  • Clarissa Claretti: VOTO 7: 71,56 (8^ in finale nel martello - 2/14 2009) - Clarissa entra con l'ultima misura utile (70,01) in finale, poi entra nella finalina a 8 ottenendo la sua seconda misura dell'anno (su 14 gare inserite nella banca dati Fidal).
  • Marco De Luca: VOTO: 7: 3h46'31" (8° nella 50 km di marcia - 1/2 2009) - un'ottava prestazione davvero incredibile, probabilmente non pensata. A Pechino arrivò 19°.
  • 4X100 uomini: VOTO 6/7: 38"52/38"54 (6^ in finale) - Si sperava nella sorpresona, vista la batteria autoritaria.
  • Libania Grenot: VOTO 6/7 - 51"45 - 50"85 (4^ in semifinale nei 400 - 2/13 2009) - probabilmente a caldo ci si aspettava la finale. A freddo secondo me ha comunque ottenuto un grande risultato, correndo in 50"85 (uno dei suoi migliori risultati di sempre e della stagione in particolare). Non a tutti gli italiani è capitato di arrivare in forma a Berlino.
  • Anna Giordano Bruno: VOTO 6,5 - 4,50 (7^ in qualificazione - 3/10 2009) - Ha saltato 4,50, sua terza prestazione dell'anno su 10. Vuol dire che è arrivata a Berlino in forma. Prima delle escluse dalla finale (si entrava proprio con 4,50!) a causa di un errore in più nella serie.
  • Jean Jacques Nkouloukidi: VOTO 6+: 1h23'07" (21° nella 20 km marcia - 1/3 2009). Bravo ad ottenere la sua migliore prestazione nell'appuntamento più importante dell'anno. Promosso.
  • Emanuele Di Gregorio: VOTO 6+: 10"26 e 10"35 (quarti di finale 100 - eliminato - 6/13 2009) - E' probabilmente il velocista più regolare della stagione, e lo ha dimostrato anche nell'appuntamento più importante, sfiorando l'accesso alla semifinale per un paio di centesimi. Quest'anno aveva corso il PB in 10"21 un paio di volte.
  • Elisa Rigaudo: VOTO 6 - Ho guardato i tempi dell'anno: la Rigaudo ha marciato tre volte con un SB di 1h33'. L'anno scorso marciò l'olimpiade del bronzo in 1h27': prima aveva gare da 1h30' e 1h32'. Di fatto il 2009, vista la stagione, non poteva valere il miracolo della medaglia: sia nel 2008 che nel 2009, ci sono stati 3' minuti tra la gara più importante e la gara più veloce della stagione prima dell'appuntamento clou. Quest'anno aveva marciato in 1h33 e 1h35'. L'1h31' era quasi preventivabile. Forse 1h30' e una posizione verso la 5/6^. Poi aggiungiamoci che con 1h28' si è vinto l'oro: forse le condizioni non era quelle migliori. Questo naturalmente guardando i numeri, poi si sa che le gare sono un'altra cosa.
  • Valentina Trapletti: VOTO 6: 1h35'33" (17^ nei 20 km di marcia - 1/2 2009) - ottiene uno dei suoi migliori tempi di sempre nonostante il lungo infortunio dalla quale è uscita nel corso della stagione. Certo, il vertice del mondo è ancora un pò lontano.
  • Matteo Galvan: VOTO 6: 45"86 (8° in semifinale - 1/4 2009) - Non che ci si aspettassero i miracoli da lui. Ma è stato bravo ad ottenere il suo PB nella gara più importante della sua vita: le batterie dei 400. Poi è mancato del tutto in semifinale.
  • Giulio Ciotti: VOTO 6: 2,23 (11° in finale - 2/14 2009) - il 6 è la media con quello che ha fatto vedere in qualificazione, e quello che, di contro, ha fatto vedere in finale. In qualificazione ha saltato 2,27, che rappresentava la sua seconda prestazione stagionale (dopo il 2,31 di Formia). In finale era forse troppo distratto.
  • Daniele Meucci: VOTO 5,5 - 13'37"79 (15 in batteria dei 5000 2/3 2009): se avesse corso più o meno come la sua miglior prestazione dell'anno, avrebbe sicuramente combattuto per un posto in finale (si entrava con 13'23"...).
  • Nicola Vizzoni: VOTO 5,5: 76,95 e 73,70 (9° in finale nel martello - 9-16/16 2009) - Secondo me la prestazione di Vizzoni non può essere sufficiente. Buono in qualificazione: ma nonostante tutto ha ottenuto solo la 9^ prestazione (su 16) dell'anno in qualificazione e soprattutto la peggiore in finale. Certo, è andato in fainle (e so ben che con tre lanci, è difficile raddrizzare la gare).
  • Fabrizio Schembri: VOTO 5,5 - 16,88 (9° in qualificazione nel salto triplo: 4/8 2009) - il miglior triplista italiano del 2009 all'aperto (3 volte sopra i 17), probabilmente doveva puntare su un approccio massimizzato ad un solo evento: la qualificazione dei mondiali e i primi 3 salti. Purtroppo ottiene la sua 4^ prestazione (su 8) della stagione e ciò non gli permette di entrare in una finale che era alla sua portata. Si entrava in finale con 16,96.
  • Lukas Riefeser: VOTO 5,5 - 1'47"07 (fuori in batteria negli 800: 6/9 2009) - Valutando la sua prestazione con quello che ha fatto durante l'anno, ci si poteva aspettare qualche cosa di più. Anche perchè il tempo di qualificazione per le semifinali era abbondantemente alla sua portata. Il tempo ottenuto è il sesto dell'anno (su nove 800 corsi). Poi chiaro che ogni gara di mezzofondo fa storia a sè, ma le semifinali sembravano proprio alla sua portata.
  • Christian Obrist: VOTO 5+: 3'43"41 (8° in batteria dei 1500 - eliminato - 3/3 2009) - Penso che partiva con l'idea che sarebbe stato quasi impossibile entrare in finale. Ma la semifinale doveva essere un obiettivo alla sua portata. Così si è messo a tirare sperando nei tempi di ripescaggio, visto che la sua era la prima batteria. Poi si è spento inesorabilmente. Mi sembra strano che prima di un mondiale Obrist abbia corso solo due volte i 1500 nella stagione.
  • Diego Cafagna: VOTO 5: 4h08'04 (28° nella 50 km di marcia - 2/2 2009) - Peggiora di circa 7' il tempo ottenuto a Metz. Di 14' il tempo di Pechino, ma soprattutto la posizione. Suo peggior risultato di sempre in una 50 km di Campionato.
  • Silvia Salis: VOTO 5: 68,55 (fuori nelle qulificazioni del martello - 7/14 2009) - Quest'anno aveva lanciato 71,77, e altre sei volte aveva fatto meglio della misura ottenura nelle qualificazioni che l'hanno eslcusa.
  • Fabio Cerutti: VOTO 5: 10"37 e 10"35 (quarti di finale 100 - eliminato - 11-12/14 2009) - Se analizziamo i risultati di Cerutti nel 2009, notiamo una cosa preoccupante: a Berlino era in netta fase calante. Nel 2009 ha corso 14 volte: togliamo il 12" corso a Milano viziato dall'infortunio: rimangono 13 prestazioni. A Berlino ha corso rispettivamente la 11^ e la 12^ prestazione dell'anno. Peggio ha fatto solo a Belgrado. Magari le semifinali era difficile da raggiungerle: certo che era da correre almeno un decimo più veloce.
  • 4X400 femminile: VOTO 5 (fuori in batteria) - 3'31"05 - Sembra che la Grenot abbia patito un infortunio pre-gara (o fosse infortunata). Tant'è: una finale a portata di mano che non c'è stata.
  • Chiara Rosa: VOTO 4,5 - 17,89 (7^ in qualificazione - 11/12 2009) - Ha praticamente ottenuto la peggior prestazione dell'anno nell'appuntamento più importante. Purtroppo lo si sa: le qualificazioni si fanno su 3 lanci. Nonostante questo sfiora la qualificazione, posta a 18,10...
  • Daniele Greco: VOTO 4,5 - 16,18 (17° qualificazioni del triplo - 6/8 2009) - Si dice che si devono portare i giovani a fare esperienza. Ma si devono anche portare i giovani in una forma tale da poter fare dei risultati decenti. Il 16,18 è a più di un metro del miglior risultato dell'anno ottenuto dal ragazzo pugliese. E' la sua sesta prestazione annuale nel triplo (ma ne ha fatte solo 8). Per nulla positivo l'esordio: altri atleti di altre nazioni non della sua età e con la sua stessa immensa classe, hanno sicuramente fatto meglio in altre specialità.
  • Magdelin Martinez: VOTO 4: (13,87, 11^ in qualificazione del triplo - eliminata - 8/9 2009) - Il 2008 è stato probabilmente l'hannus horribilis. Il 2009 sembrava essere l'anno del rilancio (almeno parziale). Ma al momento della verità un risultato davvero sottotono. E dire che il livello mondiale in questa specialità si è di molto abbassato: 14,13 per accedere alla finale. Comunque: li liste italiane Fidal del 2009 riportano 9 gare della Martinez: quella di Berlino è all'ottavo posto.
  • Elena Romagnolo: VOTO: 4: (9'56"61, 3000 siepi, 14^ in batteria - 4/4 2009) ha corso una 30" circa più lenta del proprio record italiano. Circa 17" in più rispetto al suo SB 2009. Quest'anno ha corso 4 volte i 3000 siepi e a Berlino è stata la sua peggiore prestazione. Era giunta 11^ alle ultime olimpiadi. Davvero incredibile il cedimento progressivo durante la gara.
  • Simone Collio: VOTO: 3: (10"49, 100, 4° in batteria - eliminato - 12/13 2009)- Ottenere la peggior prestazione dell'anno su 13 (a madrid perse il blocco e chiuse in 10"55) è davvero sintomatico. Più che altro stona e urla vendetta il differenziale sul suo tanto discusso 10"06.
  • Alex Schwazer: VOTO: NC (ritirato nella 50 km marcia) - era l'uomo della provvidenza italiana, quello che doveva farci dimenticare i problemi dell'atletica italiana. Il suo ritiro forse apre finalmente la discussione seriasul futuro del nostro sport.
  • Ivano Brugnetti: VOTO NC: ritirato, ma visti i tempi ottenuti nell'anno non avrebbe probabilmente concorso per le medaglie.
  • Daniela Reina: VOTO NC: 2'06"30 (eliminata in battera 6/7 2009)- esce in batteria ostacolata da un'altra atleta. Difficile capire cosa avrebbe fatto in condizioni normali.
  • Fabrizio Donato: VOTO NC. 15,81 (20° nelle qualificazione nel triplo) - infortunato, si presenta lo stesso in pedana.

i 12 (+4...) record italiani di Lahti

Ha ragione il Duca quando parla di "confusione" sui record. Mi sono preso la briga di verificare i record italiani stabiliti a Lahti, ed è così che ne sono emersi 12 che andrebbero bene per l'Ufficio Statistico della Fidal, e 4 che invece sarebbero quelli che a livello internazionale varrebbero (ma che in Italia non valgono, proprio per la discrasia regolamentare tra le norme Fidal e quelle WMA). Ricordo (per chi ancora non lo sapesse) che il tutto nasce da una diversa configurazione del mondo master, per la quale in Italia (e non so in quali altri stati) si entra in una categoria al primo gennaio dell'anno di compimento dell'età "giusta" (anche se si è nati il 31 dicembre di quell'anno). A livello internazionale l'ingresso nella categoria avviene solo al compimento dell'età anagrafica... Ergo, chi per esempio quest'anno compisse i 45 anni al 31 dicembre, sarebbe per tutto l'anno un M40 (ma la Corrida di San Silvestro la potrebbe correre come M45...). Chi ha ragione? Cui prodest? Sono sostenitore della regole relativa all'anno (e non alla data), ma avanzando la proposta nel forum di Masterstrack le voci contro sono state nettamente superiori a quelle a favore. Naturalmente c'è chi si è fatto due rapidi conti in tasca: chi è nato verso l'inizio dell'anno (fino a giugno) ha tutto l'interesse a competere con la data di nascita come border-line (verrebbero esclusi un sacco di "giovani", soprattutto a livello indoor). Chi nasce dopo vuole naturalmente il contrario. Certo è che così non si può andare avanti: necessita un'omogeneizzazione a livello internazionale. In un modo o nell'altro. A proposito: la Fidal che si era impegnata a perorare questa causa (così come ho letto nel programma elettorale 2004-2008) cos'ha fatto concretamente?
Ma torniamo a Lahti. 12 record italiani dicevo (validi sia per la Fidal che per la WMA). Un record del mondo (quello di Sansonetti nei 400 m90, che lo risarcisce di quello perso sugli 800) ed un record europeo (quello della Gabric nel disco w90, così come riporta Ivar Soderlind nel suo report sul sito della EVAA). Vediamo nello specifico:
  • Marinella Signori ha migliorato ancora il suo record italiano spostandolo in batteria nei 100 dal 13"46 (ottenuto a Cattolica agli italiani master) a 13"42 corso in batteria.
  • Vincenzo Felicetti ha abbassato invece i suoi record sui 400 in due occasioni: in semifinale ed in finale: prima 57"26, quindi il 56"77 che gli ha consentito di vincere l'oro. Anche per Vincenzo il record risaliva a Cattolica con 57"31. E' la 5^ volta che nella stagione Felicetti abbassa il record. Sfortunato invece nei 200, dove il record è resisitito nonostante la vittoria mondiale al 25"55 corso a San Benedetto.
  • Ugo Sansonetti: il nuovo record italiano (1'35"04) polverizza la sua stessa miglior prestazione di 1'39"20 corsa a Cattolica. Ma la novità è che viene polverizzato anche il precedente record mondiale di 1'38"69 del tedesco Mahlo del 2002. Ben 3 secondi e mezzo in meno.
  • Luigi Ferrari: un pò a sorpresa mi sono trovato pure questo record italiano: 2'04"83 sugli 800 M50. In realtà quello precedentemente tabellato risulta essere un 2'04"8 manuale ottenuto da Enrico Greppi nel 1983, uno dei più antichi record italiani in circolazione (dovrebbe essere il 10° record master al momento più datato, il 4° degli M50). Un'impresa, insomma, che valica il tempo, ma che non gli ha consentito di andare a medaglia (5°).
  • Nadia Dandolo: non poteva essere più roboante l'entrata nel mondo master di una delle più forti mezzofondiste italiane di sempre. Argento e record italiano con 17'23"08 (precedente 18'03"90 di Maria Pia D'Orlando risalente al 1991, l'anno della tripletta mondiale: cross, 5000 e 1500).
  • Gabre Gabric ha invece migliorato portandolo a 12,55 il record del disco, che a lei stessa apparteneva con 12,14. Anche questo record ottenuto a Cattolica quest'anno. Particolarità: in Italia i record della Gabric rientrano tutti nella categoria F95, ed il record europeo è invece classificato nella categoria w90.
  • Ingeborg Zorzi è stata invece la prima italiana W60 della storia a cimentarsi sugli 80 hs (durante l'eptathlon): 15"76.
  • Giuseppe Rovelli: il più medagliato italiano di Lahti 2009, ha migliorato di una manciata di punti (12), il suo stesso record M90 ottenuto a Macerata l'anno scorso: 4005 contro 4017.
  • Brunella Del Giudice: le grandi prestazioni mondiali della Del Giudice si sono concluse con il record del pentathlon/lanci. Sfiorati diversi record, ma oltrepassato solo quello delle prove multiple nei lanci: 4471 punti. 4369 il precedente record della stessa Del Giudice risalente a Lubiana 2008.
  • 4x400 M60: 4'00"78. Sensazionale record, che abbassa addirittura di quasi 3"50 il precedente di 4'04"10 della formazione schierata a Riccione 2007. Ma visti i 3 finalisti della gara individuale, con il 4° nella finale dei 100hs, il record era nell'aria.
  • Enrico Saraceni: a livello internazionale Saraceni avrebbe abbassato i record sia dei 100 che dei 200 (11"22 e 22"61 con -1,5), ma per la Fidal Mario Longo, nella sua condizione di pre-45enne, di fatto ha già riscritto la storia delle migliori prestazioni italiane nella categoria.
  • Roberto Vaghi: infine l'ottimo campionato del mondo di Roberto Vaghi si è concluso con un record "ad età compiuta" nei 400 M70: 1'06"85 contro l'1'08"90 di Ludovico Bonvecchio del 2001. Il record "pre" era invece di 1'06"90: quindi meglio anche di questo. Di fatto c'è un record indoor dello stesso Torre che ha corso in 1'06"16.
Assoluto (record Fidal)
  • 100 W45: 13"42 (1,0) - Marinella Signori
  • 400 M60: 57"26 - Vincenzo Felicetti
  • 400 M60: 56"77 - Vincenzo Felicetti
  • 400 M70: 1'06"85 - Roberto Vaghi
  • 400 M90: 1'35"04 - Ugo Sansonetti (WR)
  • 800 M50: 2'04"83 - Ferrari Luigi
  • 5000 W45: 17'23"08 - Nadia Dandolo.
  • disco W90: 12,55 - Gabre Gabric (ER)
  • 80HS W60: 15"76 - Ingeborg Zorzi
  • Pentathlon lanci M90: 4017 - Giuseppe Rovelli
  • Pentathlon lanci W65: 4471 - Brunella Del Giudice
  • 4X400 M60: 4'00"78 - Frei, Montaruli, Del Rio, Felicetti
Ad età compiuta (non riconosciuto dalla Fidal)
  • 100 M45: 11"31 (1,2) - Enrico Saraceni
  • 100 M45: 11"22 (0,0) - Enrico Saraceni
  • 100 M90: 17"82 - Ugo Sansonetti
  • 200 M45: 22"61 (-1,5) - Enrico Saraceni.

14/08/09

Mondiali di Berlino: il Duca loda Bragagna

C’è un personaggio molto noto, di cui però pochi parlano, che rappresenta a tutti gli effetti l’icona della cultura in materia di “atletica leggera”.
Franco Bragagna per me e sono certo, non solo per me, è veramente un mito, un professionista realmente preparato che condisce le sue telecronache sportive con il giusto mix di competenza, ironia e, soprattutto, valutazioni soggettive che non risparmiamo mai le doverose critiche a chi di dovere. Franco Bragagna non è il solito telecronista messo li per caso, raccomandato chissà da quale corrente, ma anche se lo fosse, poco importerebbe, perché la sua indiscutibile passione per l’atletica lo rende veramente un personaggio unico. Cio’ che mi ha sempre colpito in lui è come riesca a conoscere tutto di tutti, come sia preparato su qualsiasi specialità della pista e della strada, dalla corsa alla marcia, dal piano alla salita, tutto di ogni categoria, dai cadetti ai senior e sono convinto che conosca perfettamente anche il mondo master.
Di qualsiasi atleta Bragagna sa dirci sempre ogni cosa, con dovizia di particolari, quali la società di appartenenza, le migliori prestazioni, i migliori piazzamenti, eventuali genitori atleti o ex atleti…..ma non è certo solo uno statistico, in quanto dimostra sempre la massima competenza spiegando, ogni volta, al meglio, ogni singola specialità che commenta, ogni singolo gesto tecnico. L’atletica italiana e i suoi appassionati devono dire grazie a quest’ uomo che tra l’altro ha sempre dimostrato, tra le righe della sua sottile e innata ironia, un’ineguagliabile sensibilità che lo porta spesso ad andare, nelle sue valutazioni, oltre all’aspetto puramente tecnico, per evidenziare al meglio gli aspetti psicologici piu’ reconditi di ogni singolo atleta.
Credo che la rinascita del nostro sport debba cominciare da personaggi di tale spessore. Mi piacerebbe molto vederlo in posizione di prestigio all’interno della Federazione, ai massimi vertici tecnici o, perché no, direttamente Presidente. Solo ripartendo da chi ama veramente l’atletica italiana se ne potrà arrestare il declino inarrestabile ormai intrapreso da tanto tempo e mi auguro di poter cominciare a creare, con queste poche righe, una via per sostenere tale candidatura. Ho letto in una delle poche interviste da lui rilasciate circa un anno e mezzo fa come, alla domanda su quale fosse il suo sogno nel cassetto, la sua risposta sia stata “ nulla perché sono già felice in quanto ho un lavoro che avrei pagato per fare, una moglie e quattro splendidi figli”. Io non La conosco sig. Bragagna, ma se mai leggerà queste mie parole e se le stesse saranno supportate da tanti consensi, mi auguro che, proprio perché è già una persona felice, possa pensare di dare allo sport che tanto ama quel contributo di cui questo sport, in Italia, ha realmente bisogno.
il Duca

Riguardo al suo ultimo articolo sulle false partenze, il Duca aggiunge:

Vorrei fare una breve ma doverosa rettifica a quanto scritto nel mio articolo pubblicato ieri, in quanto la famigerata norma della Iaaf che prevede l’abolizione delle false partenze vale, in realtà, solo per le gare brevi, dai 60 sino ai 400 mt. Chiedo scusa per l’imprecisione frutto del desiderio di voler commentare a caldo la notizia, senza nemmeno leggere con attenzione i dettagli della stessa. Ovviamente le mie considerazioni non cambiano: gli atleti coinvolti saranno sicuramente meno, ma comunque tantissimi, in tutto il mondo e i 97 scienziati rimangono tali come descritti l'altro ieri. Il Duca

Anche Mondoevergreen contro l'abolizione delle false partenze

MONDOEVERGREEN per Webatletica

La Grande Atletica non tiene conto dei tantissimi appassionati che gareggiano a livello minore eliminando la FALSA PARTENZA? Chi scrive, nella sua modestissima carriera di velocista, è stato protagonista di numerose "false partenze" perchè è nell'indole dello sprinter partire "sul colpo di pistola".
Non ho mai provocato una "falsa" per danneggiare gli avversari (spesso più bravi di me) ma semplicemente per "provarci". Non lo nascondo. A volte mi è andata bene (11"8 nel 1992....) e volte ne sono stato danneggiato da altri (11"2 di un tizio che bruciò lo starter che però ho inseguito e che mi portò al mio record di 11"5 nel 1993...). Nel 1997 provocai "tre" false partenze in una batteria ma, in quell'occasione, un bravo giudice di gara, uno dei pochi che ho incontrato, decise di non mandarmi a casa permettendomi, così, di raggiungere una finale provinciale dei 200 metri. Per me aver la possibilità di fare una "falsa" ha sempre significato essere in forma indipendentemente dal risultato finale. Molte volte, infatti, a causa di una cattiva forma ho come si dice "dormito" sui blocchi perdendo decimi importanti. Semplicemente non sentivo la "falsa". Correre in 11" o 13" non mi interessa, è il poter mettermi sui blocchi per "provarci" che mi ha sempre reso Velocista (anche se modesto). Mi chiedo come si potrà nelle gare "minori" verificare una "partenza anticipata" di uno sprinter, in caso di "falsa", visto che i blocchi non sono collegati a nessun rilevatore di movimento; come potrà un velocista presentare eventuale ricorso?
Su cosa si potrà basare il reclamo? Recentemente mi è capitato di commettere una "falsa" che avrei voluto contestare poichè i miei avversari non reagirono allo sparo rendendo ancor più ingannevole il mio movimento sui blocchi, preferendo però non presentare reclamo. Con la fine della "falsa partenza" termina però il mio periodo in pista e ora potrei anche smettere; la cosa chiaramente non interesserà alla Grande Atletica e, sicuramente, a me non interesserà più la Grande Atletica...

"Il giornale" on-line linka il mio blog...

Bè, quando il tuo lavoro viene utilizzato un minimo di soddisfazione arriva. Nell'articolo a firma di G. Mer. (Gianni Merlo?), il medagliere è quello che ho costruito giorno per giorno io...

13/08/09

Edizione straordinaria del Duca: 97 scienziati, una falsa partenza

Riporto un intervento del Duca relativo all'ultima incredibile decisione della IAAF: l'eliminazione alla prima falsa partenza degli atleti.

E’ di ieri una notizia a mio avviso sconcertante, vale a dire che la Iaaf ha deliberato con 97 voti a favor a favore e 56 contro, che dal 1 gennaio 2010 non saranno piu’ ammesse false partenze e l’atleta che le farà sarà subito estromesso dalla gara.

Ricordo che quando 7/8 anni fa, non ricordo benissimo la data, fu limitato il numero delle false partenze a due, ci fu da parte di tutti una giusta sollevazione di scudi, in quanto veniva considerata troppo penalizzante per l’atleta una simile norma che di fatto lo poteva punire al suo primo errore dopo quello di un altro.

La regola era stata concepita per ovvii motivi televisivi in quanto durante i meeting importanti un eccessivo numero di false partenze poteva creare slittamenti di programmazione. Da più parti fu auspicato un aggiustamento che tenesse in considerazione le primarie esigenze dell’atleta, la sua naturale tensione che lo porta spesso, naturalmente, a cercare di bruciare lo sparo.

E questo vale ovviamente per tutte le specialità di corsa, blocchi o non blocchi. Di fatto, anche se più raramente, una falsa puo’ capitare anche su un 10000 metri.. Ricordiamo il caso piu’ eclatante degli ultimi anni quello di John Drummond, ai mondiali di Parigi, che venne squalificato in un quarto che avrebbe vinto facendo un allungo solo perché la pressione del piede sul blocco gli fece scattare il tempo di reazione.

Poi, gradualmente, tale novità è stata piu’ o meno assorbita, nessun ha piu’ parlato di modificarla in senso ed ecco che, all’improvviso, 97 signori guidati da un Presidente senegalese decidono che bisogna azzerare tutto: alla prima falsa l’atleta andrà a casa.

La motivazione sarà sempre quella dei tempi televisivi, è evidente, ma possibile che per qualche centinaio di meeting trasmessi in Tv nel mondo, debbano subirne le conseguenze milioni di persone, di tutte le età che praticano questo sport a livello agonistico?

E non vorrei si pensasse che il mio sdegno è legato solo al pensiero delle false partenze nelle gare veloci, perché di fatto, vorrei ribadirlo, dal 1 gennaio 2010 chi fa gli 800 i 1500 i 3000 i 5000 o i 10000 non potrà piu’ permettersi di muovere un muscolo in quanto i 97 scienziati hanno deciso che, se lo fa se così fosse, dovrebbe tornarsene a casa, a prescindere dagli sforzi fatti per gli allenamenti e dal tempo impiegato per giungere su quella linea di partenza.

Mi piacerebbe proprio vedere la faccia di queste 97 persone, conoscere i motivi per cui si trovano in quella posizione, le loro esperienze agonistiche nel campo dell’atletica, la loro conoscenza tecnica delle varie specialità.

Credo che se lo scoprissi darei loro il giusto appellativo che si meritano……97 imbecilli!!!!!

Il Duca

Bilanci finlandesi: prime riflessione

Tracciamo un bilancio della trasferta a Lahti della compagine italiana? A caldo, col rischio di dimenticare qualcosa o qualcuno, mi arrischio io per primo partendo dai freddi numeri, che volenti o nolenti sono il nostro pane. Le 65 medaglie vinte dagli atleti italiani, innanzi tutto, sono tante o sono poche? A Lahti alla fine si sono presentati 218 atleti italiani dei 292 inizialmente iscritti: il 74%. Il 26% ha invece deciso di starsene a casa per le motivazioni più varie. Principale: il costo della trasferta. Nel medagliere finale l'Italia è giunta settima. A Riccione si arrivò secondi dietro la Germania (nonostante il rapporto di 3 atleti ad 1). L'Italia rientra probabilmente nel novero delle nazioni con una delle tradizioni master più comprovate, ma è anche quella che vive un fenomeno singolare: gli ultimi posti. Cioè, se scorrete le classifiche di diverse specialità, noterete che in fondo ad alcune di esse si trovano diversi italiani che "agonisticamente" parlando, sono stati poco performanti. Altra riflessione: su Masterstrack leggevo che gli americani a Lahti erano 220. Gli italiani, come dicevo, 218: più o meno lo stesso numero. Ma gli USA hanno poi portato a casa la bellezza di 147 medaglie di cui 63 d'oro (1 ogni 4 atleti, praticamente). Più del doppio dell'Italia, e soprattutto un rapporto di vittorie notevolmente maggiore. Spiegazione fin troppo facile: a Lahti sono venuti più master americani convinti di far bene, mentre in Italia l'idea della mera partecipazione è ancora prevalente rispetto a quella del risultato a tutti i costi. Difficile dire chi possa avere ragione. Certo è che le voci che si sollevano da diverso tempo chiedono un innalzamento qualitativo degli standard prestativi dei master, proprio come investimento su una quota di atleti che (soprattutto delle categorie più "giovani") deve vincere prima di tutto il proprio pregiudizio sul mondo master. Dall'altra parte non dimentichiamo che un mondiale master è un'opportunità non marginale di guadagno per una città e il suo circondario: fare tagli o imporre minimi (io ritengo che dovrebbero essere imposti almeno fino ai 55/60) probabilmente taglierebbe parte dei guadagni e la WMA a Lahti, invece di intervenire a difesa degli atleti, ha semplicemente scrollato le spalle. Quindi teniamoci il mondiale oceanico.
Ma torniamo alla domanda iniziale: che peso diamo alle nostre medaglie? Mi sono preso la briga di verificare in quante categorie erano presenti gli italiani: 18, 11 maschili e 7 femminili. Tra gli uomini sono mancati gli M85 (uno su tutti, Bruno Sobrero); tra le donne addirittura nessuna F55! Quindi un buco dalle F70 alle F90: 20 anni, 4 categorie, senza nemmeno un'atleta italiana! Dividendo il numero di medaglie, per il numero di categorie si arriva ad un valore: 3,61. Vale a dire che ogni categoria ha vinto poco più di tre medaglie e mezzo. La categoria più prolifica è stata la M40 con 10 medaglie (5 ori, 2 argenti e 3 bronzi). Poi gli M90 con 7 ori ed un argento: 8 medaglie. Se aggiungiamo la Gabric la categoria degli ultranovantenni italiani arriva a 11 medaglie: l'incidenza sul totale è forse troppo pesante: dimostra come il resto del movimento si sia un pò arrestato. Del resto solo quattro vittorie femminili (nelle 35, 40, 45 e 65).
A me francamente, in questa prima riflessione a caldo, mi sembra che l'Italia master non possa essere quella di Lahti: o, almeno, mancava qualcosa. Volevo inizialmente fare un paragone con San Sebastian 2005: da allora c'è stata indubbiamente un miglioramento, ma come dimenticare le 3 incredibili opportunità che ci sono capitate? Riccione ha fatto esplodere il fenomeno master in Italia; Lubiana è stata un pò la consacrazione fuori dai confini, in considerazione della vicinanza all'Italia; Ancona è stata l'apoteosi finale. Ma se guardiamo San Sebastian da Lahti, soli 4 anni, in realtà è come se parlassimo del periodo giurassico. Riccione non è minimamente paragonabile con nulla: rimarrà un evento sui generis e quella opportunità di far crescere tutto il movimento, come si è sempre detto, la si sta perdendo a poco a poco. Per questo i risultati di Lahti (per qualcuno positivi, per altri meno) sono duplicemente interpretabili.
Da un punto di vista ottimistico, quello di Lahti è un mondiale che si pone tra i più prolifici della nostra nazionale. Dall'altra il clima (soprattutto) sembrava quello di un'incipiente lenta agonia. Werther Corbelli su Atleticanet scriveva giusto oggi che si è forse fatto un passo indietro (o due...) rispetto al recente passato: concordo pienamente. Diversamente da Corbelli ritengo però che il problema non sia tanto la lontananza del luogo in cui avviene l'avvenimento internazionale: i master che hanno ambizioni sportive, secondo me sono anche disposti a sforzi economici non indifferenti per raggiungere le varie destinazioni. Francamente se poi tutto costa come a Lahti, con gli stessi prezzi si vola tranquillamente fino a Kamloops. Ecco, secondo me il vero problema è che la nazionale italiana non sembra una nazionale. Ognuno si deve arrangiare dall'inizio alla fine: prenotazioni, viaggi, alberghi, orari delle gare, premiazioni. E' come fare una vacanza fai-da-te. Solo che te la fai in Finlandia, al freddo, sotto l'acqua quotidiana e senza nemmeno la possibilità di viverti "il clima della nazionale": Non c'è alcuna condivisione con gli altri: poi chiaro, succede che ci si conosce, vedendo uno che gira con la stessa maglietta.
Sulle tribune finlandesi gli australiani facevano gruppo; gli americani idem; gli inglesi si erano piazzati dall'altra parte dello stadio. Qui mi riallineo con Corbelli: deve essere la Fidal (qui il primo suggerimento) che deve muoversi per tempo e creare "gruppo", cercando (e poi proponendo) le opportunità logistiche già con mesi e mesi di anticipo. Poi ce le paghiamo noi, naturalmente. Se poi uno non vuole vivere in compagnia, insomma, sono fatti suoi. Ma come non credere che questo non sia il primo passo per favorire la crescita numerica (e di conseguenza prestativa) dei master italiani quando vanno all'estero? Ma dei problemi organizzativi delle trasferte master, lasciatemi parlare nel prossimo intervento più organico e, spero, propositivo.
Ritorniamo agli aspetti prettamente tecnici. Mancavano alcune punte: Mario Longo, Emma Mazzenga, Bruno Sobrero, Tiziana Bignami solo per fare i primi nomi che mi vengono in mente. Ma assolutamente emblematico è il vuoto trasversale tra le categorie femminili nella velocità/ostacoli: 5 presenze totali su un potenziale di una dozzina di categorie e 5 specialità: 5 atlete su 60 gare, 1 atleta ogni 12 gare: forse bisogna interrogarsi sul perchè.
Sapete cosa penso? Che quando una persona decide di far parte di un'organizzazione attraverso il pagamento di una tessera, questa stessa organizzazione deve far in modo di fornire un minimo di servizi ai propri iscritti. In Italia, scusatemi, questa stessa organizzazione che conosciamo come Fidal, non sembra aver alcun interesse a che il fenomeno master venga diffuso. Il volto della Fidal (il sito internet) è emblematico: 3 articoli sui mondiali master, tra l'altro su alcune giornate "random", prese a caso, e guarda caso parlando solo dei soliti volti noti. Ma non fraintendetemi: non è che non si debba parlare dei volti noti, anzi, ma perchè forse ciò denota una scarsa conoscenza del mondo master nella sua globalità e della sua eterogeneità.
Ora secondo me, dobbiamo cominciare ad essere seriamente preoccupati: il mondo master cresce in termine di numeri (e sarà una tendenza continua, così come l'età media della popolazione sta crescendo) ma la sua forza è annichilita dal fatto che la visibilità data nei grandi appuntamenti risulta vieppiù frustrata e non considerata da questa Federazione.

11/08/09

Lahti, day-10: staffette e maratona riserva di medaglie

  • STAFFETTE
  • 4X100 M40 (Ceriani-Zanelli-Graziano-Scarponi): oro con 42"96 - La 4x100 M40 è un pò come il quattro di coppia nel canottaggio: il fiore all'occhiello di una Federazione, la riprova dello stato di salute di un movimento (certo, limitato alla velocità). E questo raramente tradisce. Imbattuta dal 2005 la 4x100 ha inanellato 3 mondiali consecutivi (San Sebastian 2005, Riccione 2007 e Lahti 2009), oltre all'oro di Lubiana 2008. A San Sebastian quello che appare un tempo incredibile: 42"57. A Lahti nemmeno tanto lontani: 42"96. Leit Motiv dei 3 ori mondiali Marco Ceriani, presente in tutte le circostanze. Del resto un "treno" TAV composto dal Campione del Mondo dei 200 (Scarponi), dal vice campione della stessa specialità (Graziano), e dal duo Zanelli-Ceriani, semifinalisti dei 200.
  • 4X400 M60 (Frei-Montaruli-Del Rio-Felicetti): oro con 4'00"78 - Dopo il dominio sui 400 piani (3 italiani nei primi 4) di Lahti, era davvero difficile non pensare al conseguente dominio nella staffetta del miglio. Un quartetto completato da Antonio Montaruli, un'altra icona dei master italiani (nella fattispecie negli ostacoli). E così non solo l'oro, ma anche il record italiano triturato di oltre 3 secondi con il resto del mondo ad arrancare distante. 10^ medaglia d'oro vinta ad una manifestazione internazionale master da una 4x400 italiana, ma solo la terza ad un mondiale (gli altri due ori sono stati vinti con la M35 e la M40 nell'abbuffata di Riccione). 5^ staffetta M60 italiana ai mondiali: il miglior risultato storico prima dell'oro mondiale di Lahti era stato il bronzo di Riccione (dove c'era lo stesso Aldo Del Rio).
  • 4X400 M35 (Romano-Poeta-Barcella-Gulino): argento con 3'23"34. In circa il 66% delle staffette nazionali italiane schierate ad un mondiale/europeo sulla 4x400 è arrivata una medaglia. 5^ apparizione internazionale di sempre per una 4x400 M35 italiana: il tempo è il secondo di sempre dopo il fantastico 3'20"43 di Riccione 2007 (Barcella, Poeta, Luccioli, Biffi). Allora arrivò l'oro mondiale e il quasi-record del mondo. La staffetta varata quest'anno era davvero una delle migliori di sempre. Pensare che scendevano contemporaneamente in pista il Campione del Mondo 2007, il Campione Europeo outdoor 2008 e quello indoor 2009 poteva mettere davvero in difficoltà tutti. L'inghilterra ha però trovato un'ossatura davvero solida, schierando due sub-50", e un finalista dei 200 (Jim Tipper). Gara alla pari decisa forse dalla corsia iniziale, con l'Inghilterra interna all'Italia.
  • 4X400 M40 (Ceriani-Zanelli-Salvador-Scarponi): bronzo con 3'26"60. Rispetto alla staffetta veloce entra Fausto Salvador al posto di Mauro Graziano. Arriva il terzo posto, molto vicino all'argento. A Riccione arrivò l'oro con 3'26"01 (quindi non tanto distante dal tempo di Lahti), ma stavolta gli USA erano davvero in-shape. A San Sebastian argento con 3'26"18. Sempre a medaglia nelle ultime tre edizioni. Nelle 7 volte complessive tra Europei e Mondiali in cui la staffetta è stata schierata, in 5 ha vinto una medaglia.
  • 4X400 W35 (Lacava-Amigoni-Pagliacci-Tiselli): bronzo con 4'14"90. Una medaglia nell'unica staffetta femminile italiana a Lahti è da catalogare alla voce "miracolo". Miracolo perchè, come dicevo nei giorni scorsi, tra 100, 200, 400, ostacoli alti e bassi, in tutte le categorie femminili (dai 35 a 95) si sono presentate solo 5 atlete azzurre (di cui una, Lusia Puleanga, si è pure infortunata). Così la classe operaria si è tirata su le maniche è si è tagliata una fetta di paradiso con un bronzo davvero pesante. 17^ staffetta italiana femminile 4x400 nella storia internazionale master, ottava mondiale. Nei due precedenti mondiali, le W35 avevano conquistato due argenti. In totale, 3 staffette W35 e sempre una medaglia portata a casa. Solo in 5 edizioni dei mondiali master (su 18) è stata presentata una staffetta 4x100 italiana, mentre in soli 3 mondiali (Lahti compreso) è stata presentata almeno una staffetta 4x400 femminile.
  • 4X100 M35 (Orlandi-Barcella-Poeta-Pistillo): 5^ con 45"57. Storicamente è la quinta volta che l'Italia presenta una 4x100 M35 ad una grande manifestazione master. Nelle altre 4 circostanze arrivarono un oro (Lubiana-08), un argento (Riccione-07), un 4° a San Sebastian-05 e il mancato arrivo al traguardo a Poznam-06. Di fatto il 45"57 è un risultato cronometrico modesto. Si è forse sentita la mancanza di velocisti puri.
  • 4X100 M50 (Carniato-Coco-Rapaccioni-Cipriani): con 48"39 - sesta piazza per la formazione M50. Mai vinta una medaglia ad un mondiale, e solo due bronzi conquistati agli europei (l'ultima a Lubiana 2008). Quella di Lahti è la quinta volta che la 4x100 M50 vede la luce: il 48"39 è il miglior tempo ottenuto ad un mondiale, mentre agli europei a Potsdam 2002, la formazione nazionale era riuscita a correre in 47"76.
  • 4X400 M60 (Bastiglia-Cipriani-Coco-Rapaccioni): con 3'55"28 - Altro sesto posto per la seconda formazione M50. Bastiglia sostituisce Carniato nello scheletro della formazione. E' la seconda volta ad un mondiale che vede la luce una quadriga di M50 nella staffetta: la volta precedente, a Riccione, finì 4^ con 3'50"75. Quarta volta (compresi gli europei) della 4x400: 3'43"79 il tempo più veloce, ottenuto agli europei di Potsdam nel 2002, e che gli permise di vincere il bronzo.
  • 4X100 M45 (Furia-Saraceni-Bianchi-Zuliani) - DNF - Sulla carta la squadra non era affatto male. Furia semifinalista nei 100 e 200, il tricampione del mondo, Zuliani semifinalista sui 200 e Bianchi semifinalista su 200 e 400. Così, su due piedi penso che avrebbero potuto correre in 45"/45"5, cioè una medaglia assicurata. Poi, si sa, nelle staffette veloci le variabili indipendenti legate all'atletica aumentano vertiginosamente, e ci può stare di perdere il testimone. E' la prima volta che capita ad un mondiale, mentre due volte era successo agli europei alla M65 e alla M35. Senza togliere nulla a nessuno, pensare che in Italia sono rimasti Mario Longo, Ferido Fornesi e Giancarlo D'Oro (ci aggiungo anche Salvino Tortu, 49 in pectore), si poteva pensare addirittura di abbassare il record del mondo M45 (il decennale 43"42 inglese).
  • 4X400 M45 (Zuliani-Bianchi-Manfredi-Saraceni) - DNF - E' la seconda volta nella storia che una 4x400 italiana non fa classifica: la volta precedente era stata una squalifica a Brisbane 2001 della staffetta M60. Non conosco i motivi del ritiro, quindi mi astengo dal commentare. Sulla carta, si poteva pensare ad un tempo (per difetto) di 3'36" solo considerando i tempi ottenuti sui 400 a Lahti (Zuliani e Manfredi 55"9, Bianchi 53"9 e Saraceni 50"2). L'oro è stato vinto con 3'35"61, l'argento con 3'36"71 e il bronzo con 3'37"11. La 4x400 M45 non ha mai vinto un oro in alcuna manifestazione internazionale... continua la maledizione.
  • MARATONA
  • ANNA MARIA CASO (oro - maratona W45 - 3h13'53") - Unico oro dalla maratona italiana, su ben 8 medaglie conquistate (1 oro, 2 argenti e 6 bronzi). A prenderne possesso Anna Maria Caso, nuova campionessa mondiale W45 della maratona. 25^ medaglia d'oro mondiale proveniente dalla maratona per l'Italia (maschile e femminile, comprese tutte le categorie), la sesta tra le donne, la terza a livell0 individuale. Le prime due erano state vinte nel 1985 da Silvana Acquarone e nel 2007 da Monica Alvoni Tamburini a Riccione 2007. Anna Maria Caso è anche l'unica italiana ad aver mai vinto medaglie tra le W45 italiane ai mondiali, essendo sua l'unica altra medaglia presente (il bronzo di Riccione 2007). Il 3h13'53" rapresentano infine il miglior risultato cronometrico ottenuto da una W45 italiana ad un mondiale.
  • IPINO MICHELA (argento - maratona W40 - 3h02'05") - La famiglia Ipino non finisce mai di stupire: alla fine conteranno 5 medaglie (2 Michela, 2 Stefano e una Alessandro). Michela guadagna un meritato argento che difficilmente sarebbe potuto essere oro (la vincitrice, l'irlandese Pauline Curley ha corso nel tempo siderale di 2h43'56"!!). E' questa la 5^ medaglia individuale conquistata da un'italiana nel binomio a livello internazionale, la terza ad un mondiale. Una sola donna W40 italiana, ad un mondiale master, è riuscita a scendere sotto le 3 ore: Silvana Acquarone nel 1985 con 2h49'28 (tempo che le consentì di vincere l'oro). Il tempo della Ipino è il terzo di sempre di una W40 italiana ad un mondiale.
  • MARATONA M35 (argento - Stefano Ipino, Alessandro Ipino, Georg Aichner) - L'Italia che corre (M35) non scende dal podio mondiale dopo Riccione 2007. Argento per soli 34" su quasi 29.000" a favore della Finlandia (la somma dei tre tempi dei tre maratoneti). Un niente. Seconda prestazione di sempre della formazione italiana.
  • IPINO STEFANO (bronzo - maratona M35 - 2h44'40") - Prestigioso bronzo nella maratona M35 di uno dei tre Ipino presenti a Lahti. Gara vinta dal tedesco Schneider in 2h40'01". Nella storia della specialità, questa è la 5 ^ medaglia vinta da un italiano (2 ori: Alessandro Di Priamo nel 2007 e la squadra composta dallo stesso Di Priamo, Brugè e Legumi sempre nel 2007; 1 argento e 2 bronzi). Il 2h44'40" è la sesta prestazione cronometrica di sempre nel binomio M35/matratona di un italiano. Migliore ancora una volta Alessandro Di Priamo che corse in 2h32'34" sempre a Riccione.
  • ANTONIO DI SOMMA (bronzo - maratona M55 - 2h54'59") - Alla messe di medaglie italiane provenienti dalla maratona ha contribuito anche Antonio Di Somma, classe 1954. Il duo polacco Cichonczuk-Barewski) ha dominato la gara: difficile pensare di fare meglio nella giornata della gara. Il risultato di Di Somma fa il pari con il bronzo di Antonio Trabucco, bronzo a Riccione 2007: al momento sono i migliori risultati mai ottenuti da un italiano M55 ad un mondiale outdoor. Nel carnet anche l'oro conquistato dalla formazione nazionale a Riccione 2007.
  • MARATONA M45 (bronzo - Gianfranco Mocellin, Mario Cristofaro, Stefano Ciotti) - bronzo a squadre per la maratona italiana M45. Specialità taboo, visto che nonostante le oltre 300 presenze italiane nel binomio nel corso di tutte le edizioni dei mondiali master, non è mai arrivato un oro. Migliori risultati 5 argenti e un bronzo: 6 medaglie complessive. Il miglior tempo mai ottenuto da un M45 è ancora quello di Federico Nogara nel 2004 ad Aarhus con 2h35'39". Mocellin a Lahti ha corso in 2h49'21", 17° tempo italiano di sempre nel binomio che gli ha consentito di raggiungere il 10° posto individuale.
  • MARATONA M50 (bronzo - Pietro Balbo, Claudio Ongaro, Daniel Polla) - altro bronzo dalla maratona: alla fine questa specialità si dimostrerà una di quelle che apprterà più medaglie. Altra medaglia che arriva laddove a Riccione nel 2007, nel concorso a squadre aveva portato l'oro. Miglior posizione per Pietro Balbo giunto 6° con 2h49'58", in una specialità che nel passato ha visto la conquista di due ori mondiali (Roma 1985 con Luciano Acquarone e Riccione 2007 con Claudio Ongaro). Ongaro presente anche a Lahti, ma giunto solo 24° con 3h17'21". Sicuramente qualche problema per lui.
  • MARATONA M55 (bronzo - Antonio Di Somma, Vincenzo De Feo, Antonio Esposito) - bronzo, sempre bronzo. 5° nella maratona in giornata. Ancora una volta la medesima formazione nel binomio, aveva conquistato l'oro a Riccione 2007. Ad un mondiale è la 4^ volta che l'Italia viene "classificata": un oro, due bronzi ed un ottavo posto a Turku nel 1991.
  • MARATONA W40 (bronzo - Michela Ipino, Laura Ertani, Stefania Borin) - sesto bronzo dalla maratona a Lahti (e due argenti, per un totale di sette medaglie). A conquistarlo la formazione W40 condotta dalla Ipino, splendida seconda. Nell'unico precedente in cui si presentò la squadra W40, a Riccione, arrivò l'argento.
  • GIOVANNA MONDINI (5^ - maratona W60 - 3h54'08") - 9^ italiana W60 a correre una maratona mondiale, la Mondini con il 5° posto ha ottenuto il 2° piazzamento di sempre, Una sola medaglia conquistata nel binomio storico, quello della squadra nazionale a Riccione 2007. Quindi nessuna medaglia individuale fino ad ora.
  • MARATONA M35 (gli altri italiani): Alessandro Ipino giunge 5° (2h49'18") e 6^ prestazione di un italiano M35 ad un mondiale. Cronometricamente invece il tempo fatto segnare è il 9° di sempre di un italiano. Georg Aichmer giunge 10° con 2h53'54", 18° italiano di sempre (come M35) a stare sotto il "muro" delle 3 ore ad un mondiale.
  • MARATONA M40 (6^ - Vojko Bratina, Emanuele Antonio Gaio, Fabio Longo) - Brusco passo indietro per la maratona M40. Il migliore della spedizione, Vojko Bratina, giunge 38°. Per avere un mondiale con il primo italiano messo peggio, bisogna tornare indietro di 20 anni, ad Eugene-1989, dove Giorgio Fracchia giunse, primo italico al traguardo, al 78° posto. E' la terza volta che la squadra riesce a definirsi (fu oro a Riccione 2007): il sesto posto è migliore comunque del 7° di Turku 1991.
  • SIEPI
  • MARTINO CUDER (4° - 2000 siepi M80 - 13'08"98) - 8° mondiale per Martino Cuder, che partecipò al suo primo mondiale nel 1985, a Roma da M55. Da allora sono passati 24 anni: adesso da M80 giunge 4° nei 2000 siepi. Un bronzo nel suo carnet mondiale: era il 2005 a San Sebastian, come M75. Cuder fu 4° anche a Myiazaki 1993 e Gateshead 1999.
  • ROSARIO RUGGIERO (4° - 3000 siepi M50 - 11'01"29) - Medaglia di "legno", purtroppo per Ruggiero. Ma probabilmente nulla da recriminare visto che il bronzo era lontano 30" circa. 12^ medaglia di "legno" sulle siepi nella storia dei mondiali master italiani. Tra gli M50 italiani ai mondiali, il 4° posto è il miglior piazzamento di sempre nella categoria M50 (il precedente miglior piazzamento era il 5° di Silvano Gottardo a Roma 1985). A Riccione 2007, unica presenza ad un mondiale di Ruggiero, l'atleta era giunto 16°.
  • FRANCESCA RAGNETTI (4^ - 2000 sipei W40 - 8'26"57) - siepi sfortunate, quelle italiane a Lahti. Terzo legno conquistato, stavolta per piede di Francesca Ragnetti. La stessa atleta è la 16^ italiana che corre sulle siepi ad un mondiale, in una specialità che ha dato molte soddisfazioni ai colori azzurri fra le donne. Si pensi che su 16 atlete, 7 hanno conquistato una medaglia (due d'oro). La Ragnetti è anche la sesta atleta W40 a cimentarsi sulla gara (3 medaglie conquistate). Il massimo risultato "mondiale" per Francesca rimane così il bronzo sui 2000 siepi a San Sebastian 2005 (unica medaglia individuale da lei vinta).
  • FRANCESCO RUSSO (6° - 3000 siepi M35 - 11'34"70) - Nei 3000 siepi è la terza partecipazione internazionale. Un sesto a Lubiana ed un 18° a Riccione i suoi risultati. Di fatto migliora la propria classifica nonostante il tempo sia il peggiore di quelli fatti registrare sin oggi tra mondiale ed europei. Un solo oro l'Italia ha vinto nella propria storia-master sui 3000 siepi (considerando tutte le categorie e le manifestazioni internazionali): quello di Franco Gnoato a Riccione 2007 (M40). La sesta posizione di Russo è anche la seconda prestazione assoluta (come classifica) di un italiano, dopo il bronzo di Riccardo Baggia nel 2007.
  • MENTO GIUSEPPE (10° - 3000 sipei M40 - 12'38"38) - Dopo l'esperienza di Riccione sui 5000 (56°), Giuseppe Mento si cimenta sui 3000 siepi giungendo 10°. Dopo il già citato oro di Gnoato nel binomio a Riccione 2007, il 10° posto si colloca all'ottavo posto come posizione ottenuta da un italiano.
  • ROBERTO MIGLIA (11° - 3000 siepi M55 - 13'26"92) - Miglior posizione ad un mondiale master outdoor per Roberto Miglia, che a San Sebastian, negli M50, giunse 12°. A Riccione, sempre M50, giunse invece 14°.
  • SALVATORE CRISCUOLO (11° - 2000 siepi M60 - 10'41"76) - 2 medaglie vinte nel passato nel binomio M60/2000 siepi ai mondiali, ma mai un oro. A Riccione 2007 Criscuolo giunse 17°.
  • TRIPLO
  • GIULIANO COSTANTINI (06° - triplo M60 con 10,85) - 4° partecipazione internazionale di Costantini: due quarti posti (Riccione-07 e Ancona-09) e un 5° a Lubiana-08. Nella storia del masterismo italiano, nel binomio è stato vinto anche un oro, con il leggendario Amelio Compri, che vinse a Roma 1985 con 11,45 (miglior prestazione ad un mondiale di un italiano M60 nel triplo).
  • PENTATHLON LANCI
  • VINCENZO RUISI (19 con 2489 punti M55) - Specialità difficile per gli italiani: un solo oro nella storia tra tutte le categorie e in tutte le manifestazioni prese in considerazione. Miglior posizione tra gli M55 ad un mondiale è un ottavo posto a Myiazaki nel 1993 da Angelo Giumanini. Ruisi fu 19° a Riccione nel 2007.

10/08/09

Lahti, day-9: pioggia d'oro dai 400. Sansonetti, Felicetti e Saraceni - Ciceri oro nel triplo

  • UGO SANSONETTI (oro - 400 M90) - Terzo oro per l'Ugo nazionale al mondiale finlandese. Avete qualche altro aggettivo da aggiungere? Bè, adesso metteteci che Sansonetti ha stabilito anche il nuovo record del mondo M90 sui 400 con 1'35"04, abbassando l'1'38"69 del tedesco Mahlo ottenuto nel 2002 a Potsdam. Un 'altra pagina di storia scritta: 3 ori come il lombardo Rovelli da M90 nella stessa edizione dei mondiali (mai nessuno vi era riuscito prima: adesso addirittura in due in un colpo solo). Ora: se vincere due titoli allo stesso mondiale master nella velocità (100, 200, 400) risulta un'impresa epica in sè stessa, vincerne addirittura tre è qualche cosa che sfocia nel mito master. Solo grandi atleti come Collins, Muller, Peters (quelli che mi vengono in mente alla rinfusa di primo acchitto) sono risuciti. E poi Sansonetti, che ottiene la seconda tripletta italiana della storia dopo San Sebastian 2005: unico italiano a riuscire (poi vedremo a fine giornata che non rimarrà da solo sull'olimpo). Quanto a doppiette, sono "solo" 4 gli italiani a vincere due medaglie nella velocità master. Ricordo quella di Sobrero (2003, 100 e 200), Saraceni (2005, 200 e 400, e secondo sui 100) e Mario Longo (100 e 200 nel 2007 a Riccione). A fine giornata si aggiungerà quella di Felicetti (200 e 400). Volete impallidire? Ebbene: quella sui 400 rappresenta la 54^ medaglia internazionale a me nota vinta da Sansonetti. Di sicuro è la 28^ vinta ad un mondiale master, la dodicesima d'oro.
  • GIANCARLO CICERI (oro - triplo M50) - tanto tuonò che piovve. Giancarlo Ciceri porta a casa il suo medaglione di metallo pregiato, ed entra così di diritto nell'empireo dei più grandi triplisti italiani di sempre a livello master. La gara di Lahti si infiamma tutto d'un tratto al 3° salto: il norvegese Klungland 12,64 (ventoso), l'italiano 12,69 (regolare). Sarà poi la misura che gli darà l'oro. 7^ medaglia d'oro italiana nel salto triplo ad un mondiale master e 5° atleta italico a riuscire nell'impresa, dopo Amelio Compri (1985), Crescenzio Marchetti (1993 e 2007), Vittorio Colò (1997) ed Elisa Neviani (2005 e 2007). Dal triplo M50 erano comunque già arrivate 4 medaglie nel passato: 2 argenti (grazie ai "piedi" di Crescenzio Marchetti) e 2 bronzi (Bortolozzi e Fassio). Primo oro nella categoria quindi. Quello di Ciceri è anche l'ottavo oro complessivo vinto dalla categoria M50 ai mondiali master (3 dalla maratona, 2 dalla marcia, uno dai 10000 e uno dal martello). Primo dai salti. Per concludere: questo è anche il primo oro conquistato in assoluto in una competizione internazionale da Ciceri, anche tenendo conto dei Campionati Europei. Al suo attivo aveva infatti 2 argenti e 2 bronzi (oh, ricordatevi delle mie tare "europee" pre-2000).
  • VINCENZO FELICETTI (oro - 400 M60) - Non ho statistiche relative ai distacchi tra il primo e il secondo, certo è che 2"21 sono davvero tanti tra la medaglia d'oro (56"77) e l'argento (58"98) ad un campionato mondiale sui 400. Soprattutto in categorie "intermedie", dove l'affollamento crea comunque standard di prestazioni abbastanza livellati. Ma tant'è: Vincenzo Felicetti dopo l'oro nei 200, bissa il titolo mondiale accoppiandolo con quello dei 400. Non aveva mai vinto ori mondiali nonostante l'affitto pluriennale delle zone alte dei podi internazionali già a partire dalla metà degli anni '90. 36^ medaglia sovranazionale (a me note, Europei compresi), ma "solo" la quinta mondiale (2 ori, 1 argento e 2 bronzi). Prima di Lahti, a Brisbane 2001 vantava la sua miglior prestazione mondiale, con l'argento sui 400. Come nella "recensione" di Sansonetti, Felicetti è il 4° italiano di sempre ad ottenere una doppietta nella velocità. Come invece detto ieri, l'oro di Vincenzo è la prima medaglia nel binomio mondiale M60/400.
  • ENRICO SARACENI (oro - 400 M45) - Tripletta per Enrico Saraceni ad un mondiale con questo 400 corso in 50"29. Come detto in precedenza è la terza volta che accade ad un italiano in un mondiale master nella velocità. Secondo uomo a riuscire nell'impresa (dopo le due triplette di Sansonetti). Tripletta sfiorata da Enrico già a San Sebastian 2005, dove l'oro sfumò di un niente nei 100 nonostante il 100 metri più veloce della storia del masterismo italiano corso durante una manifestazione internazionale (10"79). Allora vinse Tony Noel. Come detto a Lahti 50"29, che sfiora per la seconda volta durante l'anno il mondiale di 50"20 di Fred Sowerby (aveva corso già 50"27). Difficile alla nova prova in pochi giorni ottenere il massimo: certo che sarebbe stata una bella ciliegina, di fatto solo rimandata ad una gara secca. Il sub-50" porrebbe Saraceni come il primo uomo sopra i 45 anni sotto i 50". Dovrebbe essere la 36^ medaglia internazionale: imbattutto nei 400 da master dal 2004, con 11 vittorie tra Europei e Mondiali, all'aperto e al chiuso. 8° oro mondiale (staffette comprese). Nel suo incalzante ruolino di marcia possiamo parlare di "sole" 3 sconfitte internazionali in 5 anni da master: il 200 di Riccione 2007 (causa infortunio), l'argento di San Sebastian 2005 sui 100 (ma con 10"79) e il 4° di Riccione sui 100 metri. Concludendo: l'oro di Saraceni è la decima perla sui 400 vinta da un italiano ad un mondiale master: 3 dallo stesso Saraceni (2005, 2007 e 2009) 3 da Ugo Sansonetti (1999, 2005 e 2009), 1 da Noemi Gastaldi (1993), 1 da B. Bianchi (1979), 1 da Vincenzo Felicetti (2009) e una da Edgardo Barcella (2007).
  • GIORGIO BORTOLOZZI (bronzo - triplo M70) - Altra medaglia per uno dei più grandi triplisti italiani di sempre in ambito master: Giorgio Bortolozzi (assieme ad Amelio Compri, Crescenzio Marchetti, Vittorio Colò, Giancarlo Ciceri ed Elisa Neviani, così come mi vengono in mente). Bronzo conquistato con una misura di 9,37, che arricchisce l'italia della 54^ medaglia conquistata in una grande manifestazione internazionale nel salto triplo master. 21^ medaglia ad un campionato del mondo master, la seconda della categoria M70: l'altra, un argento, l'aveva conquistata lo stesso Bortolozzi a Riccione 2007 con 10,14 (misura che se conseguita a Lahti gli avrebbe dato l'oro). Per Giorgio Bortolozzi è il settimo podio internazionale (tutti nel salto triplo): sei di queste sette medaglie sono arrivate ai campionati mondiali: 3 argenti e 3 bronzi. Naturalmente, come dico sempre, i miei dati relativi agli Europei, sono purtroppo parziali.
  • RUDOLF FREI (bronzo - 400 M60) - Esordire ad un mondiale a 60 anni e tornarsene a casa con una medaglia. E' questa la breve storia sportiva di Rudolf Frei, terzo nei 400 M60 dominati da Vincenzo Felicetti. Il suo tempo 59"08, era davvero vicino a quello dell'australiano Howden (58"98). Ma va bene così. I 400 M60 sono stati una terra di conquista italiana, con due medaglie su 3 ed un quarto posto. Frei aveva esordito a livello internazionale solo quest'inverno ad Ancona giugendo terzo proprio nei 400 con 1'00"85.
  • MASSIMILIANO SCARPONI (bronzo - 400 M40) - Max riesce a correre il suo 400 più veloce della stagione (50"09) e porta a casa un ottimo bronzo: poteva essere argento (l'indiano Rawat, noto sperperatore di energie nei turni preliminari, ha corso in 50"01), ma poteva anche essere legno, visto il 50"13 del britannico Ward. Non ricordo quando (e se) Scarponi abbia corso più veloce negli ultimi anni, ma non penso siano state tante le volte. Se dovessi sbilanciarmi, avrei detto che l'oro gli sarebbe venuto più facile sui 400 che sei 200: smentito. Ha vinto la gara l'americano Robert Thomas con 49"62 (spauracchio italiano degli ultimi anni nella categoria M40). Secondo bronzo consecutivo nel binomio M40/400 per Scarponi ai Mondiali, anche se a Riccione gli bastò correre in 50"65. 5^ medaglia conquistata nel binomio nella storia (2 ori di Saraceni, uno di Bianchi e 2 i bronzi di Scarponi). Solo 4 italiani della categoria M40 sono risuciti ad accedere alla finale dei 400 M40 ad un mondiale. Oltre ai 3 già citati, Danilo Bertaggia a Riccione 2007.
  • ANTONIO MONTARULI (4° - 100hs M60) - Parlandoci insieme, al TIC di Lahti, Antonio mi diceva di alcuni persistenti problemi (mi sembra tendinei) che non gli consentivano di concentrarsi sulla prova più lunga sugli hs, dove è campione europeo in pectore. Ecco così il "ripiego" sui 100hs, che solo per qualche centesimo non si è tramutata nella scelta giusta. 4° con 16"47. Il terzo 16"18. Da M55 arrivò il bronzo a San Sebastian (correva l'anno 2005). Migliorato il suo risultato di Riccione (7° con 17"45). L'unico vincitore di medaglie sugli ostacoli (alti e bassi) nella categoria M60 ai mondiali rimane così Sandro Urli, bronzo a Riccione 2007. Il 4° posto di Montaruli eguaglia invece la miglior posizione mai ottenuta da un italiano nella specialità 100hs M60: l'altro era stato Enzo Bertolissi a Gateshead 1999.
  • ALDO DEL RIO (4° - 400 M60) - 59"62, che è tra i suoi migliori tempi dell'anno, avendo corso 59"58 a Rovellasca poco prima di partire per la Finlandia. Purtroppo qualche problemino fisico l'ha tenuto lontano dalle competizioni nel periodo "delicato" della stagione, facendogli perdere la coincidenza col treno che aveva preso con le indoor (59"48 agli Europei di Ancona, argento europeo). 4° come a Riccione 2007 (dove corse in 59"40) che è la sua miglior posizione ottenuta individualmente ad un mondiale nei 400. Manca la staffetta, dove i tre della finale dovrebbero costituire l'ossatura di un dream-team senza precedenti tra gli M60 (ma è facile parlare... dopo).
  • CARLA FORCELLINI (5^ - 80HS W45) - inserita per data di nascita ancora nella categoria W45, Carla Forcellini conclude la sua gara sugli ostacoli al 5° posto in 13"10. Difficile chiedere di più, visto il divario delle prime 4 rispetto al resto del mondo. La Forcellini con la finale di Lahti si è andata ad aggiungere al novero delle 9 atlete italiane che nella storia dei mondiali master hanno partecipato ad una finale negli ostacoli alti. Nelle 8 precedenti puntate, erano arrivate 4 medaglie e il solo oro di Lia Masotti a Roma '85. L'unico precedente nella categoria W45 era sempre della stessa Forcellini che a Riccione arrivò sesta: il quinto posto è quindi la miglior posizione mai ottenuta nel binomio storico W45/80hs.
  • CRISTINA AMIGONI (5^ - 400 W40) - (1'01"34) Devo ancora fare i calcoli meglio, ma penso che difficilmente si possano annoverare così poche italiane tra velocità ed ostacoli ad un campionato internazionale master nell'ultima decade. Come dicevo nei giorni scorsi: un brusco ritorno al passato, solo in parte giustificabile con i prezzi adottati dal "Cartello di Lahti". Mi sembra infatti solo di ricordare Marinella Signori (arrivata in semifinale nelle W45), Lusia Puleanga (fuori per infortunio nei 100 W35), Carla Forcellini (negli 80hs W45) ed appunto la Amigoni (presente e vittoriosa nei 400hs e 5^ nei 400). 5 presenze-gara, su circa 12 categorie e 5 specialità: approssimativamente 55 eventi nella velocità/ostacoli senza presenze italiane femminili. Comunque sia, buon 5° posto della Amigoni, che storicamente risulta essere il secondo risultato di sempre ottenuto da un'italiana sui 400 W40 ad un mondiale. Come dicevo ieri, solo due finaliste nel binomio, e l'unica fino a ieri, Rosa Marchi, conquistò l'argento a San Sebastian nel 2005. A Riccione la Amigoni non risucì a raggiungere la finale tra le W35, mentre solo pochi mesi dopo, a Clermont, conquistò il bronzo sui 400.
  • ROBERTO AMERIO (6° - 110HS M40) - Dopo l'accesso in finale nei 400hs, arriva anche il sesto posto sugli ostacoli alti per il piemontese Roberto Amerio. 16"82 per lui. Proprio nell'ultimo anno per Amerio erano arrivate dalle prove corte due medaglie: l'argento sui 110hs a Lubiana, ed il bronzo sui 60hs ad Ancona. Comunque pareggiata la prestazione di Riccione 2007 (6° anche allora con 16"16) e quella di San Sebastian (ancora 6° con 15"70). In estrema sintesi: 3 campionati del mondo sui 110hs, 3 sesti posti. L'unica medaglia conquistata nel binomio 110hs/M40 è stata fin'ora ad appannaggio di Alessandro Petroncini a Riccione 2007. Questa rimane anche l'unica medaglia assoluta conquistata da un master italiano sulla distanza (quindi considerando storicamente le categorie dalla M35 alla M55).
  • ROBERTO VAGHI (6° - 400 M70) - Dopo il bronzo sui 200, sesto posto in 1'06"85 per Roberto Vaghi. Non troppo distante il 4° (1'06"17) ma va bene così. Il risultatone era già stato portato in Valtellina. La gara l'ha vinta l'extraterrestre Guido Muller (volto da pensionato tedesco della turingia, fisico da 25enne bavarese). Una corsa di un'eleganza senza pari: pensare che abbia 70 anni è davvero difficile: 59"34, nuovo record del mondo (primo uomo sotto il minuto sopra i 70 anni, anche se c'era già riuscito durante l'anno). Tornando agli italiani: continua l'anemia di medaglie nel binomio M70/400. Il miglior risultato è un quinto posto di Sergio Palma a Gateshead 1999. Solo 5 finalisti in 34 anni. Difficile chiedere di più a Vaghi, quando è la stessa storia a mettersi contro.
  • 400 M35: ALESSANDRO GULINO 5° - MASSIMILIANO POETA 7° - Riflettendo ante-quo sui 400 M35 e guardando le liste degli iscritti, ritenevo che anche quest'anno le medaglie erano a disposizione su tempi a cavallo dei 50". Del resto così erano andate le cose negli ultimi campionati internazionali: gli unici a scendere sotto i 50" erano stati proprio i nostri, con Barcella a Riccione e Gulino a Lubiana. Poi la tradizione sembrava essere diventata "italiana", con le 3 vittorie di Mondiali Outdoor, Europei indoor ed outdoor e il secondo posto di Biffi a Clermont. L'unico ad interrompere la soluzione di continuità era stato di fatto l'olandese Jenssen ai mondiali indoor del 2008. Queste le basi del problema. Lo svolgimento non ha però tenuto conto dell'americano Terrance Spann, del danese Jorgensen (il primo iscritto senza tempo, il secondo considerato "fittizio") e degli inglesi. Risultato: i due campioni d'Europa uscenti (outdoor ed indoor) che l'Italia schierava in finale sono arrivati rispettivamente 5° e 7° con 50"18 e 51"44. Probabilmente Gulino, senza infortunio di maggio, avrebbe potuto correre vicino al danese e all'inglese Rubenis (quest'anno il ligure ha corso già vicino ai 49"5), mentre un pò più difficile pronosticare una medaglia per Poeta (viste le semifinali), che ha di fatto infranto la barriera dei 51" solo a Lahti, dopo un SB di 51"10 a Cattolica. Impossibile vincere con gente come Spann: 48"14.