11/02/13

Denise Neumann e il sigillo sullo sprint Master

A Bergamo, ieri, ennesimo sigillo sullo sprint master di Denise Neumann. Ho dovuto aspettare oggi (benchè il risultato risalisse a ieri pomeriggio) per l'ormai arcinoto problema di inserimento dei dati della Fidal Lombardia, che preferisce prima inserirli sul proprio sito il giorno successivo e poi renderli disponibili al resto del mondo, consentendo la pubblicazione sul sito nazionale. Contenti loro. Ma veniamo alle cose importanti, ovvero l'8"04 con cui Denise ha migliorato il suo stesso primato di 8"08 ottenuto ai campionati italiani master del 2012. Controvalore in AGC 91,24%, ovvero un 7"58 parametrato. La lunga lista dei record così aggiunge un'ulteriore perla, visto che dal 2010 il suo nome è comparso per ben 17 volte accanto ad un record italiano master: 3 staffette e 14 risultati individuali. 2 volte sui 60, 6 sui 100, 3 sui 150 e 3 sui 200 indoor. Delle 4 velocità dello sprint, l'unico record che non le appartiene è proprio quello sui 100, che le è stato migliorato da Maria Ruggeri di 2 cent (12"64 a Reggio Calabria). E' stata l'unica volta che qualcuno sia riuscito nell'impresa di battere un record della Neumann... delitto di lesa maestà? Viste le premesse indoor, il record rischia di essere attaccato durante la stagione all'aperto. 

Il CT Magnani e la Serendipity dell'atletica azzurra

Per avere una visione obiettiva della realtà ci vogliono persone che sappiano interrogarsi ed eventualmente dubitare su quelle che sono le manifestazioni empiriche dell'essere umano, prima che queste vengano digerite senza alcuna masticazione. Se le idee non circolano, l'uomo non migliora, ma questo secondo me e spero di non essere l'unico a pensarla così. 
La mia critica l'ho fatta per anni verso una parte, e così non penso di fare torto a nessuno se lo faccio anche verso l'altra. Non più di qualche giorno fa scrivevo che sarebbe stata una questione di stile attribuire a Cesare quel che è di Cesare, ovvero quanto meno non attribuirsi in maniera così spudorata il merito dei successi ottenuti a tambur battente dagli azzurri in questo primo mese di attività indoor, considerato che la logica quanto meno imporrebbe un minimo di discrezione, e visto che, a parte un colloquio informale, gli atleti in questione hanno fatto ciò che facevano prima delle elezioni del 2 dicembre. 
Invece sulla Stampa di oggi appare un bel reportage sulla rinascita (dato inappuntabile) dell'atletica italiana. Il titolo è emblematico: "Alessia e i suoi fratelli: l'atletica cambia faccia". Il secondo sottotitolo inizia ad essere sibilino: "Nuovi metodi e meno pressioni: dietro di lei un settore in crisi si è risvegliato". Non è finita qui. C'è pure un ulteriore quadratino che recita: "Retroscena, di Giulia Zonca - La ricostruzione di uno sport". Naturalmente l'articolo si lascia leggere velocemente, sino a che si arriva alle dichiarazioni del nuovo CT, Massimo Magnani, che sembra abbandonare ogni freno inibitore impossessandosi voracemente di tutto quello che è successo all'atletica italiana dell'ultimo mese. Singolare. 
Queste le sue affermazioni. Per comprendere meglio quello che ha detto, mi arrischio di interpretare e analizzare il Magnani-pensiero, sempre tenendo conto che le frasi sono virgolettati riportati da una giornalista, quindi a loro volta filtrati da un'altra persona. 
Frase 1 - "lo so che più di un amico, chiamiamolo così, pensa che sia solo fortuna, ma la buona sorte devi andartela a cercare e soprattutto offrirle le condizioni giuste". Analisi della prima frase: chi è questo "amico, chiamiamolo così"? Ebbene, come dissentire sul fatto che la fortuna dipenda molto dalle condizioni in cui ci si viene a trovare? Logico direi. 
Frase 2 - Parla il responsabile Magnani, ex atleta, già allenatore "sempre rimasto dentro l'atletica, ma prima fuori dalle istituzioni". Il virgolettato gli appartiene? Dovrebbe, in teoria... e allora non capisco la consecutio temporale del pensiero, perchè mi sembra come vaghi una notizia su internet (addirittura riportata dal sito della Fidal) con relativa foto che ritrae Magnani con Arese, Anna Riccardi, Migliorini e Maurizio Damilano nei giorni dei Mondiali di Daegu, dove proprio Magnani, allora evidentemente amico della precedente cordata, veniva eletto membro della Commissione Corsa Campestre della IAAF. Era il 2011 (non il 1981) cioè nemmeno due anni fa. Possibile che il CT se ne sia già dimenticato? (Ecco a questo link l'articolo). La commissione della Corsa Campestre della IAAF non è un'istituzione? Ma non voglio essere polemico, per carità. Probabilmente quella carica, regalatagli inopportunamente da Arese probabilmente, non sarà stata esercitata e lasciata nell'immediatezza, visto che la corsa elettorale di Giomi (ipse dixit) partì già due anni fa, quindi molto prima di Daegu. Devo dire la verità: durante la campagna elettorale, nella quale mi sono scagliato contro il precedente mandato, cercavo una foto di Magnani per un articolo, e mi imbattei proprio in questa immagine. Ma come, mi chiesi? Ancor oggi, ammetto, non so darmi una risposta. 
Frase 3 - "abbiamo dato delle linee guida chiare su quando e come fare prestazioni di alto livello". Scusatemi, ma qui bisogna preoccuparsi... sul quando: se tutti gli italiani vanno forte adesso, non gli avranno mica detto di andar forte subito, vero, visti i risultati? Perchè la stagione è lunghissima! Quindi, ci dice Magnani, le linee guida parlavano di andar forte da subito? Personalissima considerazioni: ma non è che dicendo questo Magnani cada proprio in una clamorosa contraddizione? Da una parte parla di pianificazione evocando le "linee guida" su quando e come ottenere prestazioni di alto livello, e poi, di fronte al fatto che le prestazioni siano avvenute tutte contemporaneamente all'inizio del mandato, dice che non è fortuna? E che cos'è? Quindi: o ha pianificato i picchi di forma immediatamente (il quando e il come) o è stata fortuna, no? Logico, direbbe Spock. Il sillogismo si ferma lì, a meno di voli pindarici di natura semantica. 
Frase 4 "Abbiamo chiesto lavoro e offerto tranquillità perchè solo così ci si prepara al meglio. Questa serenità ha fatto sì che la gente si sentisse a proprio agio e fosse disposta a dare il meglio. Non la chiamerei fortuna". Scusate, a me è venuto da sorridere a questa affermazione, e con questo senza denigrare la persona, che non conosco, ma solo per porre un accento sul ruolo che riveste. Posto che sicuramente il clima sia cambiato (presumo in meglio, sentendo diverse campane) e sia più sereno, ma questo aspetto opinabile come la "serenità" può essere brandito e sventolato da un CT per giustificare i risultati? Se ben ci pensate, Magnani ci sta comunicando un'informazione che però passa in secondo piano: che dal punto di vista tecnico loro non hanno fatto nulla (perchè è obiettivamente difficile pensare che in un mese si arrivi tra i primi 10 atleti al mondo) ma che l'attuale federazione come una Maria De Filippi, ha portato la serenità all'ambiente. Quindi, mi domando, io master, se dovessi parlare con lui, posso ambire ad arrivare a correre in 10"50 sui 100? Me li vedo già i compagni di sventura: "Come ti sei preparato?" "Bè, una bella iniezione di serenità e taac... 10"50!". Oddio, le prestazioni sono figlie del controllo di uno sterminato insieme di variabili indipendenti, non ultimo (anzi) lo stato d'animo dell'atleta. Ma non è implicito, quindi, che il resto di quelle variabili siano state ereditate se non dal mandato di Arese, da qualcun'altro? Tutto questo discorso mi ricorda un pò i lavori della Metropolitana di Brescia. Nonostante i lavori durino da anni, arriva l'ultimo sindaco dell'ultimo mandato che taglia il nastro e dice o fa capire che il merito sia stato tutto suo. 
Con tutto questo cosa voglio dire? che ci troveremo sempre di fronte all'atletica degli ultimi 8 anni se le persone che adesso hanno iniziato a governarla, non cambieranno non solo nei metodi d'approccio agli atleti d'elite (per ora solo questo, invero), ma anche nel modo di rapportarsi con il mondo esterno. E' troppo chiedere un pizzico di obiettività che non sia così facilmente smentibile?

10/02/13

Giuseppina Grassi e il doppio record nell'alto F55

Ad Ancona, il giorno 6 di febbraio, doppio record italiano per Giuseppina Grassi, (nella foto qui a sinistra della Fidal Emilia Romagna) portacolori della Atletica Santamonica di Misano. Nella solitaria gara, la F55 classe 1957, dopo aver saltato le due misure di 1,20 e 1,25 alla prima, ha attaccato il record di Ingeborg Zorzi di 1,29. Dopo un primo errore a 1,30, si infila il secondo ed è record nazionale. Non paga la Grassi chiede 1,35, misura che riesce a valicare al terzo tentativo: secondo record italiano nel giro di pochi minuti. Il corrispettivo in AGC equivale a 87,10%, che paradossalmente è di qualche centesimo percentuale inferiore all'87,16% della Zorzi che il record italiano lo ottenne nell'ultimo anno di categoria, ovvero a 59 anni. Naturalmente la Grassi non è nuova a queste imprese, visto che attualmente detiene i due record F55 dell'alto, avendo incassato anche quello outdoor con la stessa misura di Ancona, a Comacchio lo scorso giugno.Tra i suoi honours passati anche i record F50 (indoor e outdoor) sempre nell'alto (ora passati di mano), e quello del lungo F50 (anche questo nel frattempo superato). A proposito: nel frattempo ho concluso un lunghissimo percorso di raccolta dati, quanto meno per gli uomini in relazione ai titoli italiani vinti nella storia del masterismo azzurro. Potrei fare una classifica assoluta dei più titolati di sempre: ce n'è uno con oltre 100 titoli! 

QueenWorld IX (part I): donne, la colonizzazione sovietica del mezzofondo

60 metri - il mondo è ai piedi di Murielle Ahoure, nella foto, la Venere nera della Costa D'Avorio, ma ormai cittadina onoraria di Houston, dove vive dal 1999. Dopo 6 settimane di contest nel 2013, i primi 4 tempi mondiali dell'anno sono tutti suoi. A partire da quel 7"00 stabilito a Houston che è anche il Record Africano. Peccato che non vi sia una grande manifestazione mondiale indoor che le consenta di tracimare nella storia della specialità, dopo l'argento dell'anno scorso ai Mondiali di Istanbul. La Ahoure è anche la prima atleta ivoriana che si mette in luce nel variegato mondo della velocità dopo il leggendario Gabriel Tiacoh, 400ista argento olimpico a Los Angeles '04 e che giunse 7° ai mondiali di Roma '87. Pb? 44"54 nel '84, appunto. La Ahoure si mise in luce nel 2009, proprio in un meeting universitario di Houston, dove corse in 11"09. Proprio dopo quel tempone, in virtù degli strascichi colonialistici che ancora attanagliano l'Africa (incredibile!) la Federazione francese cercò di metterle il berretto da galletta,  una maglietta blu con il tricolore, e di cantarle la Marsigliese sotto il suo balcone di Houston. Naturalmente ciò non avvenne, perchè il troppo stroppia, e ogni tanto i Paesi Africani hanno dei moti di ribellione al colonialismo di uomini di cui ancora siamo circondati. Comunque, dopo la digressione, questo il panorama dei migliori tempi mondiali dell'anno:

7.001.1.Murielle AHOURE87CIVF1.Houston (USA)26.011215
7.07-2.Murielle AHOURE87CIVF1.Boston (USA)02.021194
7.08-3.Murielle AHOURE87CIVF1.Düsseldorf (GER)08.021192
7.09-4.Murielle AHOURE87CIVH21.Houston (USA)26.011189
7.122.5.Ruddy ZANG MILAMA87GABF2.Moskva (RUS)03.021180
7.122.5.Mariya RYEMYEN87UKRF1.Moskva (RUS)03.021180
7.122.5.Barbara PIERRE87USAF2.Düsseldorf (GER)08.021180
7.135.8.LaVerne JONES-FERRETTE81ISVF2.Houston (USA)26.011177
7.15-9.Mariya RYEMYEN87UKRF1.Eaubonne (FRA)07.021172
7.166.10.Verena SAILER85GERF1.Glasgow (GBR)26.011169
7.16-10.Mariya RYEMYEN87UKRF21.Zaporozhye (UKR)29.011169
7.166.10.Kimberlyn DUNCAN91USAF11.New York (USA)01.021169
Cosa ci raccontano? Che l'europea più in forma risulta essere l'ucraina Marya Ryemyen, che dopo essersi scrollata da dosso la connazionale pallottola-umana Olesya Povh, ha iniziato a dare legnate di rovescio sulle piste di mezza Europa. Il podio virtuale degli Europei sembra una questione a tre: Ryemyen, Sailer, Lalova, con la tremarella da finale come variabile indipendente a limare o aggiungere centesimi fondamentali per l'atto finale. 

200 metri - rivoluzione nelle liste mondiali, con l'irruzione con scasso di Aurieyall Scott (foto) e il suo 22"68 corso a Fayetville proprio ieri sera. L'Who's who parla di una ragazza del 1992, che quest'anno aveva già corso in 7"20 sui 60. Il tempo sui 200 pareggia di fatto il suo miglior risultato outdoor (corso con 1,0 di vento a favore), ma altresì rappresenta il risultato con il maggior spessore tecnico in carriera. Prima della gara di Fayetvill, la Scott aveva un Pb indoor di 23"14, corso qualche giorno fa. Notevole miglioramento, insomma, soprattutto perchè condito nella circostanza, dalla vittoria su una top-sprinter mondiale come Kimberly Duncan, seconda nella medesima gara in 22"72 e secondo tempo mondiale dell'anno. Ad Eaubonne Myriam Soumarè sbotta un 22"87 notevole, anche se poi, la specialità (è noto) non avrà uno sbocco ai campionati continentali. In 4 sotto i 23":

22.681.1.Aurieyall SCOTT92USAF11.Fayetteville (USA)09.021204
22.722.2.Kimberlyn DUNCAN91USAF12.Fayetteville (USA)09.021201
22.873.3.Myriam SOUMARE86FRAF11.Eaubonne (FRA)07.021188
22.984.4.Margaret ADEOYE85GBRSF11.Birmingham (GBR)03.021179
400 metri - due soli i tempi sotto i 52", ma la migliore, a sorpresa è la nigeriana classe '91, Regina George: 51"67, anche lei a Fayetville questo fine settimana. La George è stata semifinalista a Londra (51"35) e ha un Pb di 51"11 stabilito stabilito ai Campionati Africani di Porto Novo dove è giunta all'argento. Talento in crescita esponenziale: da temere. L'unica altra atleta sotto il fatidico 52" è la trentenne americana Ebonie Floyd-Broadnax (il cognome ho dovuto guardarlo due o tre volte prima di scriverlo in maniera giusta). 51"82 a College Station il 26 gennaio. Di fatto il suo miglior risultato da qualche anno a questa parte, lei che era nota a metà degli anni '00 come duecentista (22"32 di Pb). In chiave europea, le migliori sono in coabitazione nel medesimo condominio, l'inglese Perri Shakes-Drayton e l'ostacolista ceca Zuzana Hejnova, entrambe a 52"13

800 metri - la settimana scorsa si è verificato il primo e unico sub-2' dell'anno a livello di indoor. 1'59"58 da parte di Yekaterina Kupina a Belgorod, l'ennesimo impianto che spunta dalle nebbie del fiume Donec, a sud di Mosca, solo in queste circostanze. Tra l'altro attualmente il suo gap con la secondo al mondo appare abissale: 1"56. Quel tempo è anche il suo Pb ogni-pista, visto che all'aperto vanta un 1'59"85 stabilito l'anno scorso a Mosca. Ma a parte questo, la notizia vera è l'invasione dell'armata rossa sui territori degli 800 nelle prime sei settimane di gare indoor, sembra quasi imbarazzante: le prime 7 atlete della lista mondiale sono russe. 10 tra le prime 13 al mondo sono russe. Se vogliamo dargli un piglio "storico", le prime 13 atlete al mondo vengon tutte dai Paesi della ex-cortina sovietica. 12 atlete russe sotto i 2'04"... Il primo tocco di colore giallo-verde a queste tinte possenti di rosso, arriva dalla giamaicana Natoya Goule, 14^. Qui una lista esemplificativa di quello che sta succedendo:

1:59.581.1.Yekaterina KUPINA86RUSF1.Belgorod (RUS)03.021186
2:01.142.2.Yelena KOTULSKAYA88RUSF1.Orenburg (RUS)01.021161
2:01.38-3.Yelena KOTULSKAYA88RUSF51.Moskva (RUS)26.011157
2:01.433.4.Yekaterina POISTOGOVA91RUSF1.Novocheboksarsk (RUS)12.011156
2:01.584.5.Alena GLAZKOVA88RUSF52.Moskva (RUS)26.011154
2:01.78-6.Yekaterina POISTOGOVA91RUSF2.Orenburg (RUS)01.021150
2:02.055.7.Marina POSPELOVA90RUSF61.Moskva (RUS)26.011146
2:02.126.8.Ayvika MALANOVA92RUSF53.Moskva (RUS)26.011145
2:02.217.9.Svetlana PODOSYONOVA88RUSF62.Moskva (RUS)26.011143
2:02.258.10.Olha LYAKHOVA92UKRF3.Orenburg (RUS)01.021143
2:02.46-11.Marina POSPELOVA90RUSF2.Novocheboksarsk (RUS)12.011139
2:02.559.12.Maryna ARZAMASAVA87BLRF11.Bordeaux (FRA)26.011138
2:03.1510.13.Lenka MASNÁ85CZEF1.Kirchberg (LUX)02.021128
2:03.1911.14.Yelena SOBOLEVA82RUSF54.Moskva (RUS)26.011128
2:03.2412.15.Svetlana ROGOZINA92RUSF55.Moskva (RUS)26.011127
2:03.2513.16.Natalya PERYAKOVA83RUSFOCChelyabinsk (RUS)20.011127
1000 metri - l'altro giorno leggevo del record italiano di Elisa Cusma su questa distanza atipica, con 2'42"18 ad Eaubonne (17^ al mondo). Ebbene, stavolta nelle prime 10 atlete al mondo troviamo un'ucraina, ovvero Anzhelika Shevchenko, con 2'36"84, tallonata dalla solita torma di russe (ben 8 in fila dopo di lei). 

1500 metri - a Karlsruhe si è assistito alla Wl di Genzebe Dibaba, con 4'02"25. Alle sue spalle, ma molto lontana, la già citata Shevchenko, con 4'07"65 ottenuto a San Pietroburgo. Margherita Magnani, zitta-zitta, continua invece a migliorare i suoi Pbs, essendosi portata a 4'12"60, 12^ perfomer mondiale dell'anno col 14° tempo. 

2000 metri - ne volete una più bella, legate alle liste mondiale dell'anno? Prendetevi quella dei 2000 metri indoor. Ok, non è una specialità molto diffusa, ma è comunque sintomatica di come vadano le cose in inverno. Le prime 16 atlete al mondo, sono... russe. C'è da dire che non so se siate mai stati in Russia in inverno, ma farsi una corsetta su strada o in mezzo ai colli e alla campagna, non è proprio una cosa che passa per essere salutare. Un mio amico che aveva provato l'impresa, rientrò in casa dopo circa 10', dopo che il sudore gli si era ghiacciato in faccia. Le gare indoor, insomma, sono un modo per stare tutti al calduccio.

09/02/13

Manu Levorato, un ritorno da regina sui 60 (e due record master)

Manu Levorato - foto atleticamondiale.it
Mi perdonerà Manu Levorato se metto le sue prestazioni inizialmente qui nella sezione dedicata ai master piuttosto che in quella assoluta, visto lo spessore della prestazione di oggi, ma rimedierò poi parlando della settimana italiana più tardi (o domani, o quando avrò tempo!). Il "regina" del titolo, la Blue Queen, è naturalmente legato a doppio filo col mio sito e alla sua immagine che ne svetta in cima e per la quale la ringrazierò sempre. Non so se l'avermi dato questa possibilità di scrivere con il suo volto che svettava in vetta al sito le abbia creato qualche difficoltà di natura relazionale con qualcuno (spero sempre che tra persone adulte, almeno questo, ce lo si risparmi), ma sicuramente ha dato a me (e al Duca) la possibilità di aver avuto quanto meno una presentazione artistica  nettamente superiore agli altri siti paralleli (non dico concorrenti: non penso di poter concorrere da solo contro le armate di giornalisti degli altri siti internet che parlano di atletica on-track). Quindi un occhio di riguardo per una delle più forti specialiste di sempre nello sprint azzurro (non azzardo ranking: la più forte di sempre è stata sicuramente Giuseppina Leone, dall'alto della sua medaglia olimpica sui 100, poi mi astengo da altre classifiche) che entrata nel suoi 35 ha continuato ad ottenere risultati che la pongono tutt'oggi tra le migliori italiane, tanto da non poter non essere presa in considerazione tra le possibili protagoniste del 2013. Oggi la Levorato a Padova ha esordito a livello indoor da "master" dopo che nel 2012 non era riuscita a correre per alcuni fastidi fisici. 7"42 in batteria e 7"41 in finale, che entrambi rappresentano naturalmente i nuovi record italiani master. Le valgono anche il ruolo di seconda performer italiana assoluta dell'anno, dietro ad Audrey Alloh (che per inciso, è presente anche lei nel banner del mio sito! Dovrebbe essere lei, penso). Naturalmente obiettivo Campionati Italiani: e sarebbe davvero bello ritrovare a Goteborg una Blue Queen. Qui sotto la cronologia del record italiano F35 dei 60 metri. 
  • 7"89 - Tiziana Bignami - Clermont Ferrand - 18/03/2008
  • 7"73 - Lusia Puleanga - Torino - 22/02/2009
  • 7"70 - Sordelli Elena - Modena - 14/01/2012
  • 7"61 - Sordelli Elena - Modena - 14/01/2012
  • 7"60 - Sordelli Elena - Modena - 21/01/2012
  • 7"57 - Sordelli Elena - Modena - 21/01/2012
  • 7"57 - Sordelli Elena - Saronno - 29/01/2012
  • 7"42 - Levorato Manuela - Padova - 09/02/2013
  • 7"41 - Levorato Manuela - Padova - 09/02/2013 

Manuela Gentili entra nei 35 e si prende il primo record... "master"

la Gentili
foto all-athletics
E' naturale che, quando atleti evoluti che non hanno smesso l'attività agonistico d'alto livello, entrino nei 35 anni, inizino a mietere record "master" probabilmente inconsapevolmente. Vorrete mai che un Fabrizio Donato o un Nicola Vizzoni avessero saputo, prima di averli battuti, i record italiani master precedenti ai loro? No, dai. Così oggi, inconsapevolmente per quello che stava accadendo nella parallela storia dei master, Manuela Gentili scendeva in pista sui 200 di Ancona, prima serie. Secondo il sigma erano le 18:30. La gara diventa un monologo che si conclude con un 24"55. Gran tempo in valore assoluto, e tempo pazzesco per il mondo master italiano. Tradotto in AGC equivale ad un 86,92%. Naturalmente record italiano F35, visto che la Gentili è del '78, ovvero 35 giusti quest'anno. Il precedente record, però, non dimentichiamolo, era un dannato signor tempo ottenuto tra l'altro da una non-professionista,  cioè Tiziana Bignami (nata nell'anno di grazia 1972). Tempo, tra l'altro, che le consegnò il titolo mondiale master indoor di specialità a Clermont Ferrand nel 2008: 25"27. L'arrivo in età "matura" di Manuela Gentili produrrà sicuramente una rivoluzione industriale dei record, dai 200, ai 400, passando per i 400hs. Si salvi chi può! 

Storico: D'Agostino corre l'800 indoor più veloce di sempre per un master

Francesco D'Agostino (nella foto rapinatagli da facebook) che abita qui nel bresciano, probabilmente non lo sa, ma ha stabilito oggi pomeriggio ad Ancona una grande impresa statistica nell'impresa sportiva di cui è stato protagonista. I fatti. Verso le 18:00 di oggi pomeriggio, Francesco, classe 1966 ed M45, si getta nella mischia della 3^ batteria degli 800. In quella stessa serie finisce 6°, preceduto da atleti tra il 1990 e il 1994 (28 anni di differenza con il più giovane). Il suo crono risulta 2'01"63, precedendo tra l'altro il suo coach Stefano Avigo (2'03"22) reduce l'anno scorso da un lungo infortunio. Non dimentichiamo che anche Francesco ha avuto diversi problemi fisici l'anno scorso, tanto da esser costretto a limitare la preparazione. Quel crono, se non l'aveste ancora compreso, è il nuovo record italiano M45 degli 800 indoor, che abbassa l'annoso 2'01"91 di Fabio Biferali corso nel 2006. Ma qui arriva la chicca statistica che regalo a Francesco: il suo 800 indoor è quello con il più alto coefficiente AGC mai corso da un atleta italiano tra tutte le categorie da quando esistono le categorie master. Quindi, in senso lato, l'800 più veloce di un master italiano (naturalmente quello de facto è l'1'54"67 da M35 proprio di Stefano Avigo). Il risultato del tempo ottenuto oggi dà infatti 93,13% (ovvero, se parametrato, un 1'48"57), che è superiore al 93,09% dell'800 di Konrad Geiser (2'12"37) ottenuto da M55 nel 2004. Si pensi che i record italiani sopra il 90% nelle 12 categorie del masterismo italiano, sono solo 5. Insomma, che dire? Un'impresa nell'impresa. 

Tamberi, Chesani e Gibilisco: risvolti statistici dei nuovi 3 promossi

E' continuata anche questa settimana l'ondata azzurra atletica di questa stagione indoor. L'exploit infrasettimanale è stato sicuramente il 2,30 di Gianmarco Tamberi a Banska Bystrika (in Slovacchia), che, dopo due settimane di rodaggio (era partito da 2,18, ricordate?) è finalmente esploso nel suo secondo over-2,30 di carriera. Il suo Pb rimane il 2,31 di Bressanone dell'anno scorso, a 2 centimetri dalla Maledizione di Marcello Benvenuti, che dal 1989 è rimasto assiso sul trono più alto della specialità con 2,33 nonostante, penso, sia stato il record che negli anni ha trovato più interpreti capaci di valerlo. Ma record è quando record lo si fa, direbbe Forrest Gump. Nella progressione di Tamberi, mi preme sottolineare alcuni aspetti: la sua serie è stata: 2,15, 2,20, 2,23 alla terza, 2,26, 2,28 e 2,30. Ebbene, già il salto a 2,26 rappresentava il suo PB indoor (aveva 2,24). Considerando anche i salti ancillari della gara di Bressanone (la sua migliore in carriera), quel salto rappresentava già il suo 3° salto di sempre al pari del medesimo risultato ottenuto a Misano Adriatico ai campionati italiani promesse. Infatti a Bressanone saltò prima del 2,31, un 2,28. Il successivo 2,28 si è quindi collocato al secondo posto al pari del citato salto alto-atesino. E quindi il 2,30, secondo salto di sempre, record personale triturato, e in una sola gara riscritta tutta la personal-jerarchy dei migliori salti di sempre (ancillari inclusi) che dovrebbe essere più o meno così (indoor ed outdoor incluse):
  1. 2,31 - Bressanone - 08/07/2012
  2. 2,30 - Banska - 05/02/2013
  3. 2,28 - Bressanone - 08/07/2012
  4. 2,28 - Banska - 05/02/2013
  5. 2,26 - Misano - 15/06/2012
  6. 2,26 - Banska - 05/02/2013
Naturalmente in ottica nazionale, Tamberi rappresenta l' atleta azzurro ad aver superato i 2,30, impresa riuscita all'incostante Talotti con 2,32 nel 2005, al più redditizio Nicola Ciotti in ben 5 circostanze con un Pb a 2,31; al gemello Giulio nel 2006 nella medesima gara di Hustopcece dove Nicola ottenne il suo 2,31. Ad Andrea Bettinelli, per ben 4 volte oltre i 2,30. Al leggendario Fabrizio Borellini (talento precocissimo), ed a Filippo Campioli, 2 volte oltre la soglia d'eccellenza mondiale. Infine Silvano Chesani, che proprio l'anno scorso ottenne l'inveterato 2,31 minimo olimpico, che però... non gli valse le olimpiadi, come è ben risaputo a chi mi legge. Nella storia dell'atletica indoor azzurra, per 16 volte un italiano ha finito la gara oltre i 2,30. 

Nella stessa gara di Tamberi di Banska, è doveroso ricordare anche il 2,28 di Silvano Chesani, uscito dal vortice depressionario in cui era caduto proprio dopo quel leggendario 2,31 che tanto aveva fatto parlare l'anno scorso. Naturalmente anche questo risultato rappresenta per lui un momento apicale della propria carriera ad oggi, collocandosi di fatto al secondo rango di sempre (proprio dopo il 2,31), al pari di altri 2 risultati analoghi ottenuti nel 2011. Stranamente, ed è questo il motivo per cui la Federazione aresiana non volle convocarlo per le Olimpiadi, dopo una stagione indoor 2012 senza precedenti, all'aperto Silvano non arrivò oltre il 2,22 dei campionati italiani di Bressanone, ovvero 9 centimetri sotto il culmine raggiunto ai campionati italiani indoor di Ancona a febbraio. Probabilmente nel post 2,31, ottenuto il minimo olimpico, l'intento sarà stato quello di pianificare un  picco di forma per agosto, cosa che, come è noto non è stata possibile portare a termine per mancata convocazione olimpica. Mi è sfuggito un particolare: naturalmente sia Chesani che Tamberi hanno già staccato il biglietto per Goteborg. 

Altro biglietto per Goteborg l'ha strappato il redivivo Giuseppe Gibilisco, uscito l'anno scorso dalle cronache molto presto, offuscato parzialmente anche dall'astro nascente Claudio Michel Stecchi, che invero sta un pò faticando a carburare. In attesa di un futuro cambio-generazionale, il vecchio leone siciliano, che non dimentichiamo è stato Campione del Mondo del 2003 del salto con l'asta (già 10 anni??), ha lasciato ancora un graffio, benchè statisticamente i 3 nulli alla misura di entrata negli anni abbiano subito un aumento per lui. 5,55 la sua misura a Pardubice in Cechia, che, vista nell'ottica mondiale dei risultati cui stiamo assistendo, appare come un risultato sufficiente. In realtà il 5,55, che ci crediate o meno, è il 3° risultato di sempre al coperto di Gibilisco (con un Pb indoor di 5,70). Un attimo... il sito della Fidal non è per nulla aggiornato. In realtà il Pb indoor di Gibilisco è 5,81 a Donetsk nel 2004. e quello di Pardubice è il suo 17° risultato di sempre... avevo dimenticato che prima del 2005 per la Fidal è buio completo. Comunque, ora sarà curioso vedere la sfida tra i nuovi astisti (alla fine, non molti) e i vecchi (Gibi e Rubbiani in pole). 

08/02/13

La corte dei Miracoli dell'atletica italiana

Può essere che una moltitudine di atleti italiani che hanno percorso tutti strade diverse, letteralmente esploda con prestazioni all'altezza delle loro migliori di sempre, nel giro di un mese? Personalmente penso che ogni atleta raggiunga il proprio apice sportivo dopo un percorso che dura diverse stagioni, fatto di alti e bassi, compromessi, scelte (giuste e sbagliate che siano), infortuni, viaggi, terapie giuste, terapie sbagliate, scelte tecniche azzeccate, oppure sciagurate, mettiamoci pure la fortuna (perchè no, anzi?) e anche tutto il bagaglio di esperienze maturate su tutto quello ho scritto prima. La prestazione sportiva è cioè figlia di un viaggio, come in ogni campo della vita del resto (anche se alcune persone arrivano prima ad alcune fermate della vita rispetto ad altre che magari non arriveranno mai). Nell'ultimo mese è indubbio che in Italia si sia assistita ad una raffica di risultati nell'atletica apparentemente senza precedenti degli ultimi anni, tanto da poter gridare al miracolo... ma poi, scusate, quando davvero c'è stato un periodo aulico dell'atletica leggera italiana, dopo aver letto solo qualche paragrafo del libro di Sandro Donati su quello che combinavano diversi dei migliori atleti azzurri degli anni '80 e '90? Secondo me il nostro valore è sempre stato lo stesso: il periodo migliore è solo coinciso, come sembra desumersi dalle parole di Donati, da un ricorso sistematico alle pratiche illecite. L'Italia è sempre stata questa, purtroppo o per fortuna.
Faccio a questo punto un inciso: a me sembra che sia stato negli anni uno dei pochi (e spesso da solo) a criticare la gestione di Arese e questo sin dall'inizio, quindi non son certo qui a difenderla. Cercate sulla rete, è tutto scritto. Ma certo che sentire qualcuno, dell'attuale gestione federale, incensarsi pubblicamente di questi successi mi fa storcere il naso: una persona seria quanto meno riconoscerebbe i meriti del vecchio allenatore, com'è uso nel calcio, più che dire che è il vento è cambiato e che i risultati lo stiano testimoniando. Questione di stile. Di certo il clima è cambiato, chi lo nega, soprattutto per gli atleti d'elite (l'attuale consiglio militare è del resto espressione super maggioritaria di una certa atletica d'elite), mentre, è altrettanto giusto dirlo, per il resto dell'atletica italiana non sembra esser cambiato molto. Anzi. 
I minimi per i campionati italiani di tutte le categorie sono rimasti pressochè simili (mentre ammetto che mi sarei aspettato un allargamento della "fruibilità" dell'atletica netto, deciso... non era questo che si imputava principalmente ad Arese?); i master sono stati dimenticati (e ci sono stati pure master che hanno votato rappresentanti di questo mandato consapevolmente) ma questo era già nelle more del programma elettorale e quindi, più che prenderne atto, non posso. 
Quindi, diciamo che la base della piramide atletica attuale (il senso stesso della Federazione: gli atleti, dai giovani ai master) non ha ancora visto alcunchè ad oggi, mentre sicuramente è stato diverso l'approccio e gli sforzi verso l'atletica d'elitè (tra giovani e assoluti): ben venga, per carità. Era necessario un nuovo approccio più estensivo, piuttosto che limitativo. Se non è la Fidal a promuovere i migliori, chi dovrebbe mai farlo? Il mandato di Arese, è storia, probabilmente perchè accerchiato dalle critiche interne e soprattutto della stampa, aveva preso la strada di limitare progressivamente quanto più possibile la partecipazione degli atleti italiani alle manifestazioni internazionali, per non prestare il fianco a critiche più feroci della stampa. Mia personale versione dei fatti. Nell'alveo di questa strenua difesa di Little Big Horn, ci stanno quindi tutte quelle situazioni incancrenite in cui persone che sarebbero dovute essere allontanate per un naturale avvicendamento (e talvolta anche per scelte tecniche sbagliate reiteratamente) e per riportare un minimo di sereno nell'ambiente, per ragioni esclusivamente politiche, non lo sono state. Su questo punto il mandato di Arese ha perso su tutti i fronti, tanto da scatenare l'inferno quest'estate.   
Oggi almeno, dopo due mesi, si è capito quanto meno come ci sia la volontà di allargare quella base "elitaria". Possono esser state esclusivamente queste visioni più "allargate" ad aver consentito a così tanti atleti di andar forte? Può essere, possono aver contribuito certamente a rasserenare gli animi e a lavorare più liberamente senza dover continuamente provare il proprio valore in ogni occasione, sotto la tacita minaccia di una possibile esclusione da eventuali convocazioni. Si sa bene che non è questo il modo per estirpare il meglio di un atleta. E se non lo si sapevo, ora lo si è capito. 
Però, ecco, diamo a Cesare quel che è di Cesare: in primis ai tecnici e agli atleti, che hanno lavorato in diverse circostanze in un sistema quanto meno disorganizzato (o un non-sistema); poi alle altre persone che hanno lavorato grazie ad un sistema "intensivo", ovvero ad alta concentrazione di risorse elargite dalla Fidal; altri grazie a qualche  progetto (perchè no?) portato avanti dalla Fidal aresiana. 
Ciò che vediamo di cos'è frutto? Di un sistema? Delle capacità dei singoli di sopravvivere alle situazioni negative create dal precedente mandato? Da un miracolo?
Bè, francamente ai miracoli prestativi nell'atletica non credo molto (a meno che siano dovuti a qualche sigla su una fiala), e credo più alla cultura del lavoro. E se qualcuno la pensasse come me, saprebbe bene che nel nome di quella cultura, in due soli mesi, nessuno dal nulla entrerebbe tra i primi 10 atleti al mondo. C'è qualcuno che riesce ad avere un pizzico di obiettività e senso del reale su questo aspetto?

05/02/13

Musica per le nostre orecchie: Tyson Gay su 100, 200 e pure sui 400!

Qui una traduzione (libera, non avevo voglia di guardare il vocabolario per alcuni termini) dell'intervista a Tyson Gay e David Oliver di Chatal Denney, comparsa su Athletics Weekly negli scorsi giorni. 

Tyson Gay quest'anno è completamente libero dagli infortuni e sembrerebbe fermamente intenzionato a puntare su tutti i record personali in tutte le distanze. "Penso di correre 100, 200 e pure i 400 quest'anno. Voglio i PB in tutte le specialità, per migliorare quelli che ho già. Questo è il mio obiettivo". Tyson Gay, per quei pochi che non lo sapessero, è secondo nel ranking all-time dei 100 con 9"69 ed è ancora l'unico atleta della storia ad aver corso sotto i 10" nei 100, sotto i 20" nei 200 e sotto i 45" nei 400. Gay è stato costretto da un dolore cronico all'anca a subire un'intervento chirurgico nel 2011, tanto da costringerlo nel 2012 a puntare esclusivamente sui 100 delle Olimpiadi, dove è finito 4° con 9"80 perdendo così la sua prima medaglia olimpica, comunque vinta nella 4x100 con l'argento dietro la formidabile Jamaica di Bolt. 
In aggiunta al suo miglior 100 metri, che è stato corso nel 2009, Gay ha corso in 19"58 i 200 e 44"89 i 400. Molti sono incuriositi nel vedere cosa possa fare sui 400, sebbene Tyson abbia pianificato il lap-contest soltanto ad inizio stagione, sperando per il resto di giocarsela nello sprint breve ai Campionati Mondiali di Mosca in agosto. 100 e 200? 
Gay, che è di stanza a Clermont, in Florida, e che è allenato da Jon Drummond e Lance Brauman, è stato recentemente in Irlanda per visitare il suo nuovo terapista anti-infortuni Anthony Geoghegan e si è detto in buone condizioni di forma guardando positivamente verso la stagione. Lo sprinter trentenne si è detto molto impressionato dal terapista irlandese, e sembra che abbia imparato molto durante la sua permanenza in Irlanda, che lui stesso ritiene cruciale per rimanere in forma durante il 2013.
"Mi sto tenendo un pizzico più trattato, e sto imparando alcune cose. Non posso aspettare di tornare negli States per poterle applicare. Sto solo cercando di stare bene, di tenere la mia vita nelle mie mani, facendo quello che devo fare, compresa la riabilitazione. Penso che si debba puntare sulla riabilitazione, e non soltanto ricorrervi come sollievo agli infortuni. Bisogna fare riabilitazione sempre, solo così si può stare bene". 
Alla domanda se sentisse ancora dolore all'anca che l'ha perseguitato anche nel 2012, Tyson ha sorriso: "ancora poco, qui e qui, ma ora è molto meglio. Ci sono passato in mezzo l'anno scorso, e davvero oggi mi sento meglio. Dovrei essere in grado adesso di poter correre ancor più veloce". 
Con Tyson Gay era presente anche David Oliver in Irlanda (12"89 di Pb sui 110hs), che ha detto che salterà la stagione indoor del 2013 ma che comunque sembra in forma e che guarda speranzoso verso l'estate. In relazione al suo più grande rivale, il campione olimpico e nuovo detentore del Record Mondiale Aries Merritt, Oliver ha detto: "ha avuto una grandissima stagione l'anno scorso, ma questo è successo nel 2012. Oggi siamo nel 2013, così ognuno dovrà partire da zero. Non sono per niente preoccupato su quello che fanno gli altri. Io devo semplicemente andare là fuori ed attaccare ad ogni fare, ogni allenamento: questa è l'unica cosa che mi preoccupa". 

La motivazione: perchè continuare a correre?

Pubblico una lettera di un amico master che farà riflettere.

Noi, atleti master che abbiamo deciso di rimetterci in corsa, di tornare alle gare pur sapendo che potremo solo peggiorare; perché lo abbiamo fatto? Non sò se c'è del masochismo in questa pratica, ma la realtà è che siamo obbligati ad osservare il cronometro e misurare inevitabilmente la nostra decadenza fisica. E' anche vero che saremmo in ogni caso alle prese con l'inesorabile realtà dell'invecchiare, anche rimanendo seduti su una poltrona. Ognuno credo abbia elaborato un ragionamento al riguardo; ci provo anch'io, rimanendo nella mia limitata esperienza e in considerazioni assolutamente personali. Forse indossare la calzamaglia mi fa sentire un po' come Peter Pan? Direi di no, bando alle sindromi, anzi, ho subito capito che non posso più competere con i ragazzi, per fortuna. Ma quando capita di battere un ragazzo che ha dieci o vent'anni meno di me (mi piace esagerare), dovrebbe darmi soddisfazione? Di certo posso immaginare che quel ragazzo ha davvero poco talento e forse è più adatto ad un altro sport.
Mortificarlo davanti ai suoi compagni non mi ha mai dato nessuna soddisfazione, anzi gli chiederei scusa, se sapessi di non peggiorare la situazione. Ma perché sono tornato a correre? A ventitré anni ho dovuto smettere di correre perché non riuscivo più a conciliare l'atletica agonistica con il lavoro. Mi è spiaciuto molto. Riprendere è stato un po' come riparare l'ammaccatura di quella brusca interruzione. Anche sentirmi inserito in un ambiente, dove vengo riconosciuto, mi aiuta a sentire che sono ancora parte di qualche cosa. E poi... chissà, saranno le endorfine che vanno di qua e di là, sarà come sarà ma dopo aver corso, mi sento mentalmente rigenerato; non che l'umanità possa giovarsene granché... ma mi accontento. 
Per i master più anziani, in caso di guai vari, propri dell'età e dell'usura, il fatto di tornare a frequentare il loro ambiente prediletto è sicuramente uno stimolo ulteriore per rimettersi più velocemente, per confortarsi nel constatare la pronta risposta del loro fisicaccio. Una delle cose che mi dà più piacere in assoluto è trovarmi di fronte una persona apparentemente sconosciuta, che mi sorride e di solito dice: "sai chi sono"? - oppure: "non mi riconosci"? 
Dopo aver valutato per un attimo il mio sguardo ebete, ecco che si rivela, con nome e cognome. E' in quel momento che mi si accende la mente e lo sguardo diventa accogliente (spero), lo osservo, lo peso, lo scruto, ma sì è lui, che mi dice: "sono tornato a correre"! E io in quel momento sono felice.
 L'ultima volta che mi è capitato, fatti due calcoli, erano trascorsi trentacinque anni (sic!), dall'ultima volta che ci eravamo visti. Ammetto che dopo aver pensato al risultato del calcolo.. mi sono sentito un po' meno felice, ma ritrovare un amico sciacqua via tutte le malinconie. Frequentare con continuità un ambiente dove si socializza, oltre a condividere un comune interesse, fa bene. Insomma, possiamo anche decidere di non fare dell'agonismo, ma per carità, stiamo lontani dalle nebbie dell'apatia. Anche senza le gare, cerchiamo di non smettere di incontrarci. Grazie ! 

Il vecchio che avanza