04/08/10

Brevi storie di due atleti master - Di Vincenzo Felicetti

Sono Vincenzo Felicetti, un atleta master da più di vent’anni che ha scritto il primo libro sul movimento dell’atletica dei veterani in Italia. Alcuni lo hanno letto, altri non sanno della sua esistenza. In esso sono racchiuse, fra i tanti argomenti trattati, le storie dei personaggi più significativi che hanno caratterizzato questo mondo dell’atletica riservata agli over, che da sempre rappresenta un’importante espressione dello sport nazionale. Ultimamente ho partecipato ai Campionati Italiani ed Europei master e da qui mi è venuta l’idea di descrivere le storie di altri due personaggi, che magari non hanno un curriculum sportivo ricco di titoli e trofei, ma che diventano altrettanto “personaggi”, per quel loro animo pugnandi, quella passione e tenacia, tipica dei veri atleti master “senza eta’".
Claudio Rapaccioni è da tanti anni nell’atletica master e la vive a trecentosessanta gradi, come dirigente di società, organizzatore di manifestazioni, responsabile tecnico del settore master nazionale e naturalmente come atleta. Un uomo eclettico, che purtroppo, anche in seguito a diversi infortuni, non ha mai potuto esprimere appieno le sue qualità atletiche, che pur portandolo alla ribalta nazionale, non gli hanno regalato allori a livello internazionale. A Nyiregyhaza, sede dei Campionati Europei master, è avvenuto un piccolo miracolo: Claudio ha vinto meritatamente la sua prima medaglia europea, aggiudicandosi un secondo posto nella difficile disciplina dei 400hs e dopo aver aspettato la bellezza di 15 anni, da quel lontano 1995, allorchè partecipò negli Stati Uniti, alla prima competizione internazionale. Claudio era felice ed io per lui: ha saputo aspettare ed ha dimostrato che l’amore per lo sport che si fa, la tenacia e soprattutto la pazienza, prima o poi ti danno il premio sperato.
Emanuela Stacchietti è stata negli anni ottanta un’ottima quattrocentista ed è andata vicina a partecipare alle olimpiadi di Mosca. Purtroppo la sfortuna era in agguato ed ecco che alla giovane ventenne, attaccata da una subdola malattia, il diabete giovanile, le veniva negato quell’importante treno verso la gloria. Emanuela, donna dal carattere forte e determinato non ha mai perso il contatto con la corsa ed è tornata qualche anno fa a svolgere attività agonistica tra i masters. Fra le tante difficoltà, che il sottoscritto può testimoniare, essendo stato il suo allenatore, derivanti da un suo fisico mai al 100% e non abile a sostenere un certo carico di lavoro, e per una serie di infortuni alle ginocchia, lei è riuscita a non scoraggiarsi mai ed ottenuto con pazienza risultati veramente significativi, salendo ripetutamente sul podio nei vari campionati nazionali, ultimo quello di Roma, nello stadio dei suoi trionfi giovanili..
Spero che questi esempi aprano gli occhi a tutti coloro che avanti con l’età pensano di avere Tutto e subito: sono sulla strada sbagliata: i risultati e le vittorie vengono si, con l’amore per quello che si fa, ma con un metodo equilibrato di approccio allo sport e soprattutto con TANTA PAZIENZA…

Vincenzo Felicetti

02/08/10

i deliri di Arese e Uguagliati - tanti cattivi pensieri serali

In Italia sta prendendo piede un modo di rapportarsi con i media molto singolare da qualche tempo a questa parte: basta dire enormi castronerie, facendo poi la faccia seria di circostanza, citando dati a casaccio, e pensare che chi ti segue la beva. E spesso succede proprio così. Ci aveva provato il ministro Scajola dicendo che qualche farabutto gli aveva pagato la casa sotto il Colosseo a sua insaputa. Oppure qualcuno che sosteneva di frequentare il Salaria Sport Village di Roma solo per i massaggi, e che i profilattici trovati nei cestini servivano esclusivamente come gavettoni. Tanto non c'è contraddittorio, no? Franco Arese, che negli ultimi anni ha demolito la propria immagine di atleta (almeno di quella rimaneva un ricordo positivo), lasciando nel nostro immaginario solo gli sfracelli da Presidente Federale, sul sito Ufficiale della Fidal ha scritto una pagina che passerà alla storia come uno volo pindarico di puro delirio. Del resto il personaggio si sposa a pennello con il clima generale politico italiano: in quale paese civile il responsabile di una nota ditta di abbigliamento sportivo è anche presidente della Federazione sportiva che lui stesso sponsorizza? E in quale altro paese dopo 6 anni di schiaffoni in faccia e l'azzeramento di uno sport, il Comitato Olimpico non dimostra di avere le palle per metterlo alla porta per paura di perdere le sponsorizzazioni in altri sport nobili come la pallavolo che quello stesso personaggio ha in mano? Ma sarà mai per questo che hanno previsto l'ineleggibilità (ma siamo in Italia, le norme rimangono spesso sulla carta o vengono emendate da qualche amico) in questi casi per il "conflitto di interessi"? Purtroppo nel delirio, Arese si porta dietro pure il buon Francsco Uguagliati, ormai completamente succube dei nonsensi che si vanno dicendo da quelle parti da ormai 6 anni. Com'è andata a Barcellona quindi? "E' andata bene!" come recita sulla home della Pravda-Fidal.it il tronfio Arese (che viene messo sempre con la foto nella posa da "Billionaire"). Dopo i proclami post-Doha (dove aveva scritto un'altra pagina di incredibile dabbenaggine) ci aveva dato a tutti appuntamento a Barcellona. E noi c'eravamo tutti, davanti alle tv o direttamente allo stadio Montjuic. Se avessi viaggiato sulla navicella spaziale Endeavour nell'ultima settimana e fossi atterrato giusto oggi a Houston, e avessi aperto per puro caso il sito fidal.it (se tornassi davvero da un viaggio astrale, l'ultima cosa che mi verrebbe in mente di fare sarebbe proprio andare sul sito Fidal, ma facciamo questa ipotesi assurda) di fronte a queste dichiarazioni mi aspetterei chissà quali sfracelli. Poi si vanno a vedere i risultati e si scopre che gli sfracelli li hanno fatti in realtà cugini, nipoti, dirimpettai, nonni. L'Italia è 17^, nell'unica classifica che contava. Quella delle medaglie. Che sia chiara una cosa: chiunque qui dentro quando corre o salta o lancia un atleta in maglia azzurra non spera altro che questi possa vincere: in questo emblematica la volata di Daniele Meucci. Ricordava quelle leggendarie dei nostri mezzofondisti degli anni '80 e '90 e con tutto il cuore si sperava che potesse arrivare lassù. Si depongono le armi della critica e si spera: magari stavolta... Detto questo, detto che da italiani ci incazziamo se non vediamo le nostre maglie stare davanti (ed è quello che ci porta a vedere nero ogni volta che la nostra nazionale và a picco), urta ed è davvero stucchevole sentire i toni trionfalistici di chi parla in nome e per conto della Fidal dopo il 17° posto agli Europei nel famigerato medagliere, che da quest'anno abbiamo imparato evidentemente a denigrare. Vuol dire che costoro non hanno cognizione di causa e che intendono continuare così, giù in picchiata nel baratro. Leggere l'articolo di Marco Sicari (penso sia stato erudito a proposito: è una buona penna) è come leggere un dispaccio d'agenzia della Tass quando trasmetteva da Mosca, in piena guerra fredda. Disinformazione. Pensate cosa si legge mai: "Luci, per una volta, molto più luminose delle ombre. L'Europeo di Barcellona non lascia spazio a dubbi di particolare rilievo, nell'interpretazione della manifestazione in chiave azzurra. La squadra composta dal DT Francesco Uguagliati si è ben comportata allo stadio Olimpico e sulle strade della città catalana, mettendo in evidenza un bel mix tra forze nuove (ben sette gli esordienti assoluti) e valori consolidati". Naturalmente viene fatto il paragone con Goteborg 2006, e si sputa un pò sul piatto in cui ci si saziò in maniera pantagruelica allora (due ori e una posizione molto più in su nel medagliere, noni). Conviene sputare sul passato quando il presente è molto scomodo. Ma allora contavano solo gli ori, per salvare il fondoschiena, oggi contano i piazzamenti in finale. E allora giù numeri: 92 punti, OTTAVI nella classifica finale a punti: pensare che una volta ci dicevano che contavano solo le medaglie (nel 2006). Oh, ottavi in Europa! Ma scusate, siamo la terza nazione per numero di abitanti del Vecchio Continente, e arriviamo ottavi in un campionato europeo? Europeo! Gran bel risultato, non c'è che dire. Però a Goteborg eravamo arrivati a 62 punti (ma allora Arese stava preparando tutte le sue riforme clamorose). Mi chiedo cosa conta gonfiare il petto su questi numeri in un campionato individuale. Glielo hanno detto Arese che la Coppa Europa era già finita? Cosa conta far credere di avere un movimento compatto, se poi... leggete qui sotto.
Dai, forse sono troppo polemico, però ragionate un attimo: qual'è il compito supremo di una Federazione sportiva? A me sembra che sia arrivare a portare atleti che possano vincere una Olimpiade o un Mondiale, scrivere una pagina di storia sportiva del Paese di cui si indossa la maglietta. E con questo, fare da traino a tutto il movimento, fare proselitismo. E' un circolo virtuoso: più si vince, più arrivano giovani, più aumenta la base statistica nella quale trovare i campioni, che andranno poi (si spera) a vincere. Qui invece aumentano solo i master, nonostante la presenza di personaggi assurdi come Lucilla Andreucci, cui la Rai dà pure un microfono in mano per dire delle grandissime ovvietà. A proposito: ma è riuscita a dire qualche cosa di "importante" in una settimana di gare? Qualche cosa che ci ha portato veramente a riflettere, a parte la cattiveria sui master? Non mi ricordo francamente: del resto, poverina, correva le maratone, cosa ne sa di salti, lanci, velocità, staffette, se non quello che per osmosi ha cercato di apprendere sul campo? Bragagna, se mai leggerai questo articolo, disfatene. Lo share dell'atletica aumenterà di un buon 5%: tutti over 35. Ma torniamo agli italiani e a Barcellona. Indubbiamente molti sono andati forte, si sono visti due record italiani pazzeschi nelle staffette, 6 medaglie, diversi legni. Ma vi siete fermati a vedere chi erano gli interpreti del nostro movimento che si sono messi in luce? Ancora gli stessi trentenni che calcano le piste e le pedane da anni! L'Italia che vince è praticamente la stessa da un lustro: dove sono i volti nuovi? Possibile che la Francia, non da Parigi 2003, ma da Goteborg 2006, presenti una squadra completamente rinnovata, piena di facce giovani e domini il medagliere mentre l'Italia deve ancora appoggiarsi ai "soliti" noti? Vizzoni è praticamente un master, la squadra di maratona addirittura è in procinto di sbarcare in blocco tra gli M40. Schwazer è da anni sulla breccia, salvo gli ultimi sbroccamenti in successione (ma l'argento l'ha pur vinto). La 4x100 era composta da 30enni (e con Cerutti probabilmente si sarebbe pure vinto l'oro, ma vogliamo fare pure i pignoli moralisti). Sicuramente una sorpresa è stata la La Mantia, Meucci e la Incerti. Ok, bravissimi. Ora, tutti questi, più Howe, Gibilisco, la Grenot (tutti esplosi negli ultimi due anni, sotto l'influsso delle scelte di Arese, no?), metteteli sul palcoscenico mondiale o olimpico. Quanti di loro avranno la possibilità di primeggiare nei prossimi due anni? La 4x100, sicuramente si farebbe onore, ma è francamente difficile pensare a medaglie con la presenza di Usa e soprattutto Giamaica. Vizzoni arriva a Londra a 39 anni, va bene, speriamo per lui che vada oltre gli 80. Ma non può essere lui l'immagine dell'Italia atletica, anche se a noi master andrebbe a pennello. Meucci difficilmente troverà un'altra gara tra mondiali e olimpiadi da 28'30" sui 10000: Bekele riesce a correre in 51" gli ultimi 400. I maratoneti si troveranno decine di colored africani: si sa come vanno a finire le maratone di questi tempi. Le variabili indipendenti sono sempre minori. La La Mantia, dovrà saltare vicina ai 15 metri (oh, non impossibile!), la 4x400 femminile si troverà gli stessi problemi delle staffette maschili (con caraibiche e americane). I giovani italiani se ci sono non si vedono ancora: nonostante si parli di mix tra giovani e "navigati"... in tutta Europa atleti delle stesse età dei nostri giovani hanno davvero impressionato. I nostri? Bravi Vistalli e Milani. Ma come non essere un minimo obiettivi se venissero messi davanti al resto del mondo? Sapete che cosa ci separa da altri due anni da "zero tituli"? Schwazer, Howe e forse Gibilisco. Ancora loro, quelli che hanno salvato la cadrega ad Arese negli ultimi 6 anni. Teniamo duro ancora un paio di anni, poi forse tutto finirà. Di sicuro un grosso ringraziamento a chi in tutto questo non c'entra nulla: gli atleti, che a Barcellona ci hanno fatto davvero sobbalzare sul divano dal tifo. Comunque sia, ragazzi, "è andata bene". Grazie Presidente.

01/08/10

Europei Master, capitolo-3: l'Italia migliore al maschile? Gli M35

Mandate i bambini a letto, chiudete le finestre di casa anche se siete oppressi dalla calura estiva, e, se amate un trattato di statistica applicata ai Campionati Europei Master, questo è l'articolo che fa per voi. Sicuramente non è un articolo per Lucilla Andreucci, inviata della Rai a Barcellona (per fortuna l'hanno accantonata sulla pista di riscaldamento, anche se probabilmente vedrei meglio un collegamento dagli spogliatoi), che non sembra avere una particolare simpatia per i master. Stendiamo un solenne velo pietoso sul personaggio: ma con tutti gli atleti di primo piano che ha sfornato l'atletica italiana, questa da dove è saltata fuori? Parliamo di cose serie. Scrivo veloce, perchè è sera e devo andare a dormire: passatemi qualche errore ortografico. E' che se perdo quello che ho nella "capa" poi va tutto a ramengo. L'argomento che voglio trattare in questo 3° articolo sugli Europei Master di Atletica di Nyiregyhaza, è legato all'analisi che ha fatto nell'articolo qui sotto Alessandro Tifi. Ci si domandava come "quantificare" o come "qualificare" un successo o meno di una spedizione di una squadra nazionale master, considerato che la base è esclusivamente volontaria. Così nell'osservare i risultati dei Campionati Europei di Barcellona, ho notato la classifica per Nazioni a seconda del piazzamento tra i primi 8 (i finalisti in pratica) dei rispettivi atleti. Perchè non farla anche per Nyiregyhaza, mi sono quindi domandato? Ma non generale: ci sono 26 specialità per una dozzina di categorie: verrebbe una classifica spropositata da giochi senza frontiere. Così ho analizzato categoria per categoria (per adesso solo al maschile) quelle che sono state le varie classifiche basate sui primi 8 classificati (quando c'erano) di ogni gruppo d'età. Questo tipo di dato disaggregato ha mostrato diverse dinamiche in atto, e ha dato (almeno nei miei confronti) delle risposte a quelle che erano solo delle credenze. Le medaglie hanno sicuramente un peso: una classifica a punti dà una dimensione diverse della realtà. Ebbene, ecco alcuni risultati commentati da quanto è emerso da queste classifiche avulse.

ITALIA
: I migliori piazzamenti dell'Italia sono stati i terzi posti nella categoria M35 (con 108 punti), nella M40 (ma con 67 punti), negli M60 (con 68 punti), negli M75 (con 64), e negli M90 (ma con 3 sole nazioni rappresentate). Gli M35 italiani quindi si sono rivelati la formazione italiana più compatta, con 13 specialità su 26 in cui si sono registrate le presenze di azzurri tra i primi otto della classifica finale. Buon segno? Direi proprio di sì: è il segno che il movimento si sta muovendo dal basso, anche se poi dimostra di avere peculiarità simili (anche se con numeri più contenuti) all'Inghilterra. In altre categorie, e in un paio di specialità, invece, si registrano delle preoccupanti flassioni. Ne parleremo oltre. Se guardiamo invece solo i punti totalizzati, che dimostrano una "profondità" della prestazione migliore, in testa troviamo i già citati M35 con i famosi 108 punti. Ma al secondo posto a sorpresa spuntano gli M45 con 90 punti (quarti nella classifica per Nazioni) quindi gli M50 con 71 (6' nell'overall). Italia davvero in affanno con gli M55 (14^ con 18 punti) e in subordine gli M65 (13imi con 20 pt). L'avevo anche scritto da qualche parte che gli M55 in Italia negli ultimi tempi sembravano un pò in affanno. Leggendo le "distinte" delle diverse categoria (spero di riuscire ad allegare il file excel) noterete che i punti degli italiani hanno una ben precisa matrice: la velocità in massima parte e i salti in minima. Mezzofondo in netta regressione rispetto a Lubiana, ma soprattutto lanci azzerati. Ma dove sono finiti tutti i lanciatori italiani? Lasciamo perdere la 3-R (Rado, Riboni e Rovelli), che al limite avrebbe "riempito" le caselle della categorie più anziane. Ma gli altri? Pensate: l'Italia M35 arriva 3^ nella classifica di categoria con "ZERO" punti dai lanci. ZERO anche negli M40, ZERO negli M45, 1 punto negli M50 (il buon Ballico), 3 negli M55, ZERO negli M60, M65, M70, M75... ragazzi, 4 punti: un sesto e un ottavo posto su 72 gare di lanci tra tutte le categorie: un pò poco, non vi pare? Invoco Michelangelo Bellantoni affinchè con il suo gruppo di lanci riesca a coinvolgere più lanciatori per le gare internazionali!

L'analisi categoria per categoria, fino agli M75. Gli M80, 85, 90 guardateli nel file allegato.
  • M35: la sorpresa Spagna - secondo il mio modesto parere la più grande sosrpesa di questi campionati a livello di team. La categoria M35 è un pò la categoria "laboratorio", quella che mostra le tenedenze dei prossimi anni. E' il luogo e il momento dove gli atleti "tornano" all'attività o semplicemente continuano cambiando percezione delle cose del mondo sportivo. Il successo spagnolo dimostra che sta succedendo qualche cosa nella penisola iberica. Una politica per i master? Non lo so... forse semplicemente un effetto-traino. Comunque sia 121 punti, 9 in più della Germania: 16 gare su 26 in cui c'erano spagnoli tra i primi otto delle rispettive classifiche finali, con 16 punti guadagnati solo nei 5 km di pista dove era presente l'atleta dell'anno europeo 2009 di Webatletica Juan Antonio Porras per la categoria M35. Italia come si diceva 3^ con 108 punti, a sole 4 distanze dalla Germania. Oltre i 100 anche l'Ungheria (101) e quindi solo 5° il Regno Unito con 86.
  • M40: si comincia a far sul serio, e le due realtà più importanti del movimento master europeo iniziano a dettare legge. 173 punti la Germania, che piazza uomini in finale su 24 discipline su 26 (anche se non sempre a medaglia). L'Inghilterra crolla nei lanci, dopo aver dominato la velocità in tutte le salse fermandosi a 140 punti. Terza l'Italia, ma a 67 punti, cioè 106 in meno della Germania, ed in sole 8 specialità. Battute di una sola attaccatura Spagna e Ungheria con 66 punti.
  • M45: nella categoria più prestigiosa (secondo il mio parere) dei master si registra il dominio assoluto dell'Inghilterra (seconda delle due sconfitte della Germania su 12 categorie presenti in Ungheria). 174 punti (e soli 10 punti dai lanci, caratteristica molto simile all'andamento degli italiani) che schiantano i 129 della Germania. Terza la miglior Francia dei Campionati Europei con 112 punti (per il resto i galletti al maschile prenderanno un sacco di schiaffi sportivi mai registrati prima). L'Italia chiude in quarta posizione con 90 punti (non male, il secondo punteggio maschile degli azzurri, dopo quello degli M35). Stacatissime le altre, con la Russia al quinto posto con soli 51 punti.
  • M50: hinc sunt leones. Da questa categoria in poi, sino ai 90, dominio incontrastato tedesco. Anche se la categoria 50 è stata probabilmente la più combattuta in assoluto. I tedeschi trovano la strenua e accesa difesa degli inglesi che arrivano a 8 lunghezze dal colpaccio: 96 a 88. Poi un incredibile ex-aequo a 76 punti: Spagna, Russia e Danimarca. L'Italia arriva 6^ con 71 punti, davanti alla Polonia con 67. Grande categoria davvero con 27 nazioni a punti.
  • M55: la categoria più nefasta per i nostri colori. Pochissimi atleti, anche se con qualche piccola-grande soddisfazione come l'argento del nostro CT. Mentre nella categoria M50 la Germania ha avuto qualche problema a vincere la resistenza delle altre compagini continentali, da questa in poi inizia il vero dominio teutonico. 155 punti su 19 specialità per spezzare le velleità di una insolitmante arcigna Russia (140 punti). Lanci tedeschi fonte ninesauribile di punti: ben 50 punti in 6 specialità. Terzi gli inglesi con 108 punti, poi la Cechia a 84. Bisogna arrivare a 46 punti per trovare i quinti, i finlandesi, staccatissimi. Italia al 14° posto con soli 18 punti conquistati in 5 specialità.
  • M60: Si sta entrando a poco a poco nel territorio di caccia grossa dei tedeschi. Stavolta i secondi, ancora gli ingelsi, vengono doppiati: 155 a 70. Addirittura 20 specialità con "finalisti" i tedeschi. Italia terza per un soffio, con 68 punti (11 specialità coperte) grazie esclusivamente alle corse.
  • M65: qui addirittura i punti di vantaggio della Germania sulla seconda sono stati più di 150: 230 a 81 sulla Russia. Tutto il resto d'Europa annichilito di fronte allo strapotere germanico . Anche qui si registra un'italietta da 20 punti e il 13° posto finale con soli 3 piazzamenti negli otto (anche se si contano le due medaglie di Boranga).
  • M70: l'apoteosi, l'apogeo dell'essenza del masterismo tedesco. 321 punti (leggesi trecentoventuno), portando finalisti in 26 specialità su 26, totalizzando l'high score in una sola specialità (i 400 con 33 punti), 215 punti di distacco dalla seconda, 17 volte in doppia cifra nelle 26 specialità anzidette. Strapotere è dire francamente poco. Tutti gli altri rimangono annichiliti di fronte a cotanto potere. In questo contesto, Italia settima con 43 punti ottenuti in 11 specialità.
  • M75: Se l'apogeo del forza dei tedeschi culmina con gli M70, con gli M75 il loro punteggio complessivo scende sotto i 200. 196 punti, contro i 93 della Finlandia. Italia buona terza con 64 punti.
  • M80, 85, 90: si conferma il predominio tedesco. Vi rimando al file allegato.

31/07/10

Europei Master, capitolo-2: l'analisi di Alessandro Tifi

(Alessandro Tifi in azione) - Quella che segue è l'analisi attenta e particolareggiata dei numeri di Nyregyhaza-2010 da parte di uno dei nostri più fedeli lettori: Alessandro Tifi.

Dopo aver seguito i campionati europei master in ungheria, da casa, e con l'indice puntato per vedere il prima possibile i risultati, ho provato a buttare giù due numeri . Si sono sfidati atleti in 12 diverse categorie maschili (fino agli mm90) in 23 diverse specialità e 12 categorie femminili (fino alle mf95, ma con l'assenza delle mf90) anch'esse in 23 diverse specialità, questo aggiunto alle staffette porta all'assegnazione di una montagna di medaglie. Le categorie più partecipate gli mm50 con 487 atleti-gara e le mm50 con 271. Le gare con più atleti i 200 maschili con 227 presenze-gara ed i 100 femminili con 110, ed in particolare i 200 mm45 con 39 partenti ed i 5000 mf50 con 20. Il tutto per 3406 atleti-gara maschi e 1721 donne, a cui vanno aggiunte 77 staffette maschili e 54 femminili. 36 sono le nazioni che hanno arricchito il medagliere, ma per chi, come me le medaglie se le sogna e magari ha come massimo obiettivo quello di passare un turno, o al massimo di aspirare ad una finale, altri due numeri. 30 sono le gare maschili in cui bastava partire per arrivare all'ambito podio (minimi, ritiri e squalifiche a parte), 52 quelle femminili, tutte "annidate" nelle categorie più "anta" con l'eccezione delle mm35. 9 su 16 gare di staffette femminili hanno presentato meno di quattro formazioni e per i maschi 8 su 20. Le gare con otto o meno partecipanti, l'ipotetico numero di una finale, sono state 139 su 227 per le femmine e 86 su 263 per gli uomini. Per ogni numero che sommo e che elenco (passatemi i sicuri ed gli innumerevoli errori), mi passano avanti gli occhi, pur non essendo stato presente, i volti dei molti amici ed immagino le loro imprese. Sfogliando i risultati, poi, mi rendo ancor più conto di quanto variegato sia questo mondo master: basti pensare a quanti diversi pesi hanno gli attrezzi nei lanci per le varie categorie o alla lunghezza delle gare ad ostacoli "bassi" che passano dai 400 ai 300 e fino ai 200, tra l'altro cambiando in età diverse tra uomini e donne! Tornando al medagliere, che non può essere lo specchio fedele del movimento master di una nazione, ma una piccola idea la può comunque dare, salta all'occhio lo strapotere della squadra tedesca, che con una "foto" può essere riassunto nella finale dei 400 mm70 con sei atleti ai primi sei posti!!! Chiusa la manifestazione "clou" all'aperto dell'anno, si respira già nell'aria l'attesa per i prossimi eventi "internazionali", il botto con i mondiali di luglio a Sacramento, scaldando i motori con gli europei a Gent, chi seguendo con l'indice puntato sulla tastiera da casa e chi, presente, in calze corte e chiodate a riempire di numeri ulteriori pagine, inseguendo la propria passione .

30/07/10

Europei Master, capitolo-4: gli opliti italiani

"Urlano e imprecano, affondando coltellate furenti, più addestrati alle risse che alla guerra. Creano una magnifica confusione; coraggiosi dilettanti, fanno la loro parte.". Delios, (in realtà il personaggio sarebbe dovuto essere Aristodemo) oplita di Leonida, re degli Spartani, nel pieno della battaglia delle Termopili descrive così (nella trasposizione cinematografica di Zack Snyder in 300) il guerreggiare dei tespiesi, arcadi, soldati improvvisati immolatisi alla causa dell'autonomia dell'ellade contro l'avanzare dello sterminato esercito del persiano Serse. Volevo parlare della spedizione italiana in Ungheria e cercavo di trovare un'immagine calzante alla nostra discesa di quasi-300 master a Nyiregyhaza: mi è venuto poi in mente il dialogo tra Leonida e i suoi super-fisicati spartani e alcuni di questi soldati dell'ultima ora. Ricordate?

Leonida: "Tu, dimmi, qual è il tuo mestiere?"
Tespiese1: "Sono un vasaio...Signore"
Leonida: "E tu, Arcade, qual è il tuo mestiere?"
Tespiese2: "Scultore, Signore"
Leonida:"Scultore, già...E tu?"
Tespiese3:"Fabbro, Signore"
Leonida(rivolto ai 300 Spartani):"SPARTANI, qual è il vostro mestiere?"
300 Spartani:"HA-UU, HA-UU, HA-UU!!!!".

Non abbiamo i fisici super allenati dei "pro", non abbiamo la loro preparazione, il loro tempo (facciamo tutti i vasai, i fabbri, gli scultori... o gli impiegati, infermieri, poliziotti) ma quando scendiamo sul campo di battaglia, nessuno può distinguere l'animus pugnandi che guida uno di "noi" da quello invece che guida chi fa questo sport in maniera professionistica. Tutto risponde alle stesse logiche: probabilmente con gli anni si è pure affinato. L'uomo sfida l'uomo, questa è l'atletica, questo è lo sport e probabilmente questa è la vita. Detto questo, la nostra piccola-grande spedizione italiana di opliti mi ha davvero sorpreso. Non so cosa sia successo in passato, ho partecipato solo a qualche "scaramuccia" oltre confine (Clermont , Lahti e Lubiana) dove gli italiani partecipavano con l'arte della guerriglia disorganizzata. Stavolta si è percepito più spirito di "squadra", probabilmente anche per la rincorsa alla Spagna, scappataci subito nel medagliere e raggiunta e superata solo con le staffette.
171 italiani al via (contati uno ad uno) sui quasi 300 iscritti previsti: ma è abbastanza naturale pensare ad un ridimensionamento numerico dopo la preventiva iscrizione. La colonna d'Italia è come al solito resistita sui soliti noti: Ugo Sansonetti, Gabre Gabric e Emma Mazzenga hanno portato a casa 3 ori a testa; Vincenzo Felicetti e Waltraud Egger due cadauno; E poi Enrico Saraceni e Carla Forcellini che hanno contribuito come al solito al bottino finale: in pratica un'Italia sostenuta in maniera vitale dai "senatori" del movimento, imprescindibile risorsa per rimanere a galla nel medagliere finale. Però... però si è assisitito anche ad altri fenomeni. E' indubitabile, come ho avuto modo di spiegare commentando le classifiche a punti dei finalisti (per ora solo maschili, ma le dinamiche femminili sono più o meno simili) che siamo comunque in presenza di alcuni fenomeni "diversi". A partire dalla competitività degli italiani nelle due categorie più "giovani": i 35enni e i 40enni: tutte e quattro le formazioni sono giunte infatti sul podio (tre terzi posti e un secondo) con la grande sospresa che illustrerò meglio in uno dei prossimi articoli, del posto d'onore delle W40. In queste categorie abbiamo vinto ben 31 medaglie (delle 101), di cui 11 ori, 10 argenti e 10 bronzi. Sicuramente le staffette risultato un cava di metallo di primo piano per i "giovani" (3 ori, 3 argenti e un bronzo), ma si stanno comunque mettendo in luce atleti di primo piano a livello internazionale. Francesco Arduini è sicuramente uno di questi (pirmo nell'alto M35 con 2,02), a ripercorrere la strada tracciata da Marco Segatel. Poi le due vittorie nella Maratona M35 e W40 da parte di Mario Prandi e Michela Ipino. Le conferme di Paola Tiselli (1500) e Emanuela Baggiolini (400hs) e la "novità" Stefano Vercelli sui 3000 siepi: questo è veramente forte, avendo disputato praticamente da una decade la finale dei campionati italiani assoluti sulle siepi. Alessandro Gulino (mannaggia a lui) si porta a casa il secondo titolo europeo dopo quello di Lubiana (ma sui 400): di sicuro la colonna portante di velocità-velocità prolungata delle spedizioni italiane. E naturalmente Max Scarponi sui 400, che conferma le sue ottime prestazioni palesate costantemente negli ultimi 3/4 anni. Fuori da queste categorie, nello spazio compreso tra i 44 e i 69 anni, solo Emanuel Manfredini è stata la vera novità (con la vittoria nell'alto M50). Gli altri appartengono, come scritto qualche riga fa, ai World-Class patrimonio del nostro piccolo mondo. Diciamo così che l'attuale nazionale master ha due anime: una senatoriale, quella dei grandi Master ultraottantenni, che vincono ridde di medaglie. Una "giovane" nata probabilmente sulla grande Adunata di Riccione '07, consolidata con Ancona '09, e che ha attratto numerosi atleti "senior" (ancora 'sta distizione esiste... quando l'aboliranno?) in età master dandogli stimoli nuovi per continuare a fare sport. Da queste due grandi manifestazioni, che probabilmente bisognava sfruttare ancor meglio, è nato il nuovo masterismo italiano, quello dei grandi numeri e sul quale si può e si deve cercare di migliorare per attrarre altri atleti. Noi le idee le abbiamo date di volta in volta, più di così... Prossimamente, appena l'avrò finito, fornirò un file con l'analisi delle prestazioni di TUTTI gli italiani che si sono presentati a Nyregyhaza (pure quelli che si sono ritirati...). Portate pazienza...

29/07/10

Europei Master, capitolo 1: L'imprimatur di Bragagna al mondo master e il medagliere

(lo stadio di Nyiregyhaza) - Non l'ho personalmente sentito, ma visto che me l'hanno raccontato già tre presone, non vedo perchè non crederci. Ebbene, durante la telecronaca dei Campionati Europei di Barcellona, ecco che succede l'imponderabile. Per non so quale astruso motivo, Franco Bragagna, "the t&f italian voice", interloquendo con Stefano Tilli, cita proprio il medagliere dei Campionati Europei Master, sottolineando come l'Italia sia riuscita a giungere al terzo posto finale, dietro a Germania ed Inghilterra ed augurandosi nel contempo che i più "giovani" senior possano fare altrettanto in terra iberica. Poi si è scivolati sull'immancabile citazione di Ugo Sansonetti e l'altrettanto sempre-presente Emma Mazzenga. A parte il siparietto (sembra che abbia chiesto poi a Tilli quando si cimenterà in questo mondo senza aver risposta), la cosa ha una portata eccezionale. Lo sdoganamento di una realtà avviene proprio nella comunicazione, nella presa d'atto della sua esistenza. Questo è il primo segno. Partiamo proprio da qui per comprendere lo spessore della spedizione italiana in Ungheria. Poi ognuno metta il suo commento o la sua analisi. Italia terza nel medagliere. Anni luce là davanti la Germania (con quasi 400 medaglie, 390, di cui 152 d'oro), quindi la più abbordabile Inghilterra (139 medaglie e 55 d'oro e tradizione rispettata) ed infine noi, che abbiamo passato la sorprendente Spagna solo sul filo di lana, con la kermesse finale delle staffette. Ma che hanno fatto 'sti spagnoli per crescere così tanto? Nel numero di medaglie abbiamo superato la quota di 100 (101), contro le "sole" 63 iberiche (superati nel complessivo anche da Russia, 80, e Finlandia, 67). Ma quello che pesa su queste classifiche, come tutti sappiamo, sono gli ori: ben 30 per la Spagna (quindi la metà delle proprie medaglie era del colore più pregiato), superati di una sola medaglia dall'Italia alla penultima gara (la 4x400 W35). Analizzando le medaglie iberiche, notiamo che 23 di esse sono arrivate da mezzofondo e marcia (diciamo la peculiarità storica di quella realtà atletica), 3 dai salti, 2 dalla velocità e una sola dagli ostacoli e dai lanci. Insomma, abbiamo capito dove risiede la forza spagnola. Ma sapete qual'è l'aspetto più "importante"? Che 23 di quelle medaglie sono state vinte nelle categorie sotto i 50 anni! Molti atleti erano nelle categorie dei 40 e altrettanti nei 35! Un movimento "giovane", passatemi il termeni (paradossale...) quindi, contrapposto a quello tedesco che diventa una macchina da guerra inarrestabile oltre i 60 anni. L'Italia invece ha un'anima velocistica ad età etoregenee (15 medaglie d'oro tra staffette, 100, 200 e 400): nei lanci, assenti i 3-super-"R" (Riboni, Rovelli, Rado) solo Gabre Gabric è riuscita a portare a casa il massimo alloro, anche se di fatto senza avversarie. Nel 2008 a Lubiana arrivarano 151 medaglie azzurre, ma attraverso la presenza in 1057 eventi in cui vi erano atleti italiani. A Nyiregyhaza abbiamo avuto la metà di "caps", 549, raccogliendo però il 75% dei metalli di allora. Quindi una qualità certamente superiore della nostra spedizione. Indubbiamente. Questo discende anche da un assunto: nel mondo master, più ci si allontana dal proprio luogo di residenza, più chi partecipa sottopone la propria partecipazione al risultato finale, quindi andare avanti nei turni e possibilmente vincere una medaglia. E' una questione di costi-ricavi e... convenienze economiche (Maurizio Pistillo a parte, che gioca su altre dinamiche, ma l'eccezione c'è sempre). Più ci si avvicina logisticamente, invece, più la base statistica (che è volontaria) si arricchisce di atleti di seconda e terza fascia, che partecipano anche col "rischio" di uscire subito nelle forche caudine dei vari turni. o di giungere in fondo alle classifiche finali. Questo in generale. Ciò non toglie che la nostra posizione nel medagliere è certamente una delle migliori a livello qualitativo all'estero di sempre. Lubiana era "dietro l'angolo" e ci fu invasione. Probabilmente la più grande partecipazione italiana all'estero di sempre da parte dei master italiani. Ma i conti si tirano quando si va lontano per tastare il polso di un movimento autofinanziato e le proprie aspettative. C'è da dire che se il movimento è affiatato, è anche possibile che avvengano dei fenomeni di "trascinamento" di molti più atleti, rispetto alle trasferte dove ogni atleta deve provvedere per sè. Appunto per i "federali": concentratevi su questo aspetto, già per Gand '11! Poi con l'effetto cascata ne beneficeranno sicuramente tutti. Ci si aspettava certo di più dalla Russia, data la vicinanza, dall'Ucraina (addirittura ad un tiro di schioppo) e soprattutto dalla Romania (coi confini a meno di 100 km) che vanta una cultura sportiva di comprovato spessore, ma che è tornata a casa con la coda fra le gambe e un pugno di medaglie. La EVAA spaccia questi campionati "scomodi" come l'ideale ponte verso l'est europeo: favorire la diffusione del masterismo nell'est d'Europa che a conti fatti evidentemente non viene colto dai destinatari del messaggio. In realtà ritengo che ci siano ragioni molto più terrene, come qualche voto in più per qualcuno in qualche assemblea della stessa EVAA da parte dei paesi minori, proprio come l'Ungheria. Politica, sempre e solo quella. Mi sbaglierò... Nella parte delle nazioni "deluse" ci metto al primo posto comunque la Finlandia: leoni in patria (riuscirono a battere nell'overall finale addirittura i mostri sacri tedeschi a Lahti), ma poco propensi a viaggiare all'estero. La già citata Russia la metto al secondo posto e sul terzo gradino del podio soprattutto la Francia, incapace di produrre un movimento d'avanguardia fuori dai propri confini. Un problema che si riscontra, ed è davvero stucchevole, è il fatto che i siti che vengono aperti per le varie manifestazioni internazionali master, vengono poi abbandonati (non ne viene pagato il dominio) e così i dati in essi contenuti vengono inopinatamente persi. Così era stato per Riccione '07: il bellissimo motore dei risultati un solo anno dopo sparì, dovendo tutti rifarci ai file .pdf per trovare contezza di tutto. Così accade per Lubiana e così è accaduto in molti altri casi. Così altre analisi più accurate è difficile approntarle in rapporto con Nyiregyhaza 2010. Nel prossimo articolo apriremo una voragine sulla gestione tecnica dei campionati europei... mi vengono i brividi solo a ripensarci.

27/07/10

Ok, sono ancora qui

(le squadre nazionali 4x400 a Nyiregyhaza) - Di solito in questi casi si prende carta e penna (o una tastiera del pc) e si scrive lambendo i pericolosi campi della retorica, con l'intento di far comprendere una scelta o venirne meno. Dopo che mi sono trovato la mail intasata di messaggi, dopo che su facebook si sono continuate ad accendere le nuvolette rosse, e dopo soprattutto che gli sms mi hanno accompagnato per quattro giorni in ogni luogo in cui mi trovavo, non potevo rimanere a camminare in mezzi alle montagne fra i boschi come Henry David Toureau (a proposito, leggetevi il suo "Walden, Vita nei Boschi"... scritto oltre due secoli fa; dopo vi sembrerà che la vostra vita vi vada troppo stretta e che ci sia la necessità di urlare di gioia la vostra libertà). Non so nemmeno cosa scrivere e come scriverlo, perchè sembrerebbe l'atteggiamento del Salvatore della Patria che torna dopo aver abbandonato la barca al suo destino. Non mi ritengo tale, non lo sono e non lo sarò mai. Nell'economia della nostra vita, Webatletica è poca cosa: ci sono cose molto più importanti. Mi sarei probabilmente dovuto attaccare all'albero maestro prima di fare qualche mossa e ascoltare le sirene (mentre tutti si sarebbero dovuti tappare le orecchie, però, così come aveva suggerito Circe!) e poi serenamente scegliere. Ho raccontato qualche storia del nostro piccolo mondo che mi ostino a chiamare "scrigno" (per due motivi: uno perchè mi ricorda una persona tanto cara, l'altro perchè negli scrigni si celano tesori con l'"imbottitura" rossa soffice... rende bene l'idea di come considero questo mondo), ma non ne ho raccontato "La Storia" che invece mi sarebbe piaciuto narrare, ma che per la mancanza di strumenti (le conoscenze, le banche dati, i risultati) mi sarà sempre preclusa. Ho fatto una scelta che come mi ha suggerito una mia carissima Amica è stata dettata dalla "pancia". "Segui quello che ti dice la pancia" come un qualsiasi epigono di Luke Skywalker percepiva la ben più efficace "Forza", che stava però già in lui. Va bene, qualcuno direbbe che la scelta l'ho fatta con qualche altra parte del corpo un pò meno nobile, però era un momento un pò di rottura che mi sentivo di fare. Comunque, mi sono arrivati centinaia di messaggi, molti mi hanno commosso. Alcuni si sono presi "colpe" che tali non erano: su un sito dove c'è un forum o su qualsiasi luogo dove c'è la possibilità di criticare, bisogna farlo se si hanno prove a sostegno delle proprie idee! Le idee devono circolare, non vogliamo decreti intercettazioni anche qui dentro! Non sopporto di avere sempre ragione: si migliora con le critiche, non con gli elogi! Criticate, criticate, criticate sempre se una cosa non vi va bene qui dentro: è l'unico modo per migliorare in un contesto dove non ci sono danè e dove c'è bisogna di sapere. Una cosa però la chiedo per continuare: una mano! Penso che se si vuole abbellire questo mondo debbano contribuire tutti quello che ci vivono. Alcuni già mi inviavano piccoli report, altri foto, altri notizie: questo sarebbe necessario che tutti facessero: allevierebbe di molto il mio lavoro, che poi è il motivo principale per il quale ho "sbroccato". Sono qui, aspetto voi adesso.

25/07/10

Addio a Webatletica - di Andrea Benatti

(io, dopo una salutare sconfitta!) - Non ho mai saputo scrivere una lettera d'addio. Risultano sempre patetiche, ma del resto non è forse il "pathos" uno dei sali della vita? Il mio amico Michele mi diceva l'altra sera nel nostro hotel di Nyiregyhaza che sarebbe stato scorretto da parte mia non dire le cose come stavano. L'avevo infatti messo al corrente di questa mia decisione e riconosco che aveva ragione. Dovresti intitolare, mi diceva: "chiuso per indecisione...". Sorrido... ma fino ad un certo punto. Quindi lo dico senza tanti giri di parole: mi fermo qui. Non scriverò più dei master per Webatletica (nè per altri, sia chiaro!) perchè così mi ero ripromesso. Non lo faccio per qualche astruso motivo: lo faccio solo perchè è venuto a mancare il faro della mia fantasia, della mia passione, della mia voglia di perdere tempo per tutti. Soffro per questa decisione perchè scrivere dei master era diventato un bellissimo gioco quotidiano per me: mi faceva perdere tanto tempo, ma mi divertiva! Eccome! Mi sembrava di abbellire giorno per giorno lo scrigno in cui vivavamo. Ma mi sono anche reso conto che forse sono arrivato ad un punto in cui ho dato troppo peso al mio ruolo, mi sono sovrastimato. Alla fine scrivo solo quattro righe ogni tanto, su persone che praticano attività oltre i 35 anni. A chi interessa se non a loro stesse? Il mondo master continuerà senza intoppi a crescere anche senza uno dei suoi piccoli menestrelli, perchè è il naturale evolversi della vita. Mi scuso se nel passato posso aver offeso qualcuno con i miei scritti: sappiate che per cercare di essere imparziale ho sempre omesso di citarmi quando correvo! L'ho ritenuta un'ottima forma di autocontrollo editoriale: non si potrà dire che l'ho fatto per celebrarmi (qualora avessi ottenuto un buon risultato, naturalmente!!!). C'è stata qualche incompresione con qualcuno: accesi dibattiti. Abbiamo smosso le acque, contribuito a formare una piccola "coscienza master", diffuso informazioni difficilmente reperibili. Ma poi, in definitiva, cosa ci importa oggi del passato? Semplicemente finisce qui: come finiscono tutte le cose che senza passione o senza amore prima o poi finiscono. O meglio, con le indecisioni finiscono, vero Michele? Grazie a tutti quelli che hanno letto queste 4 righe.

24/07/10

In Aeroporto a Budapest: finiti i Campionati Europei Master

Sono passate ormai le due di notte qui all'aeroporto di Budapest Ferihegy. Non prendo sonno (come potrei del resto, con l'assatanato conduttore di un trabiccolo per la pulizia dello scalo che deve aver visto il Gran Premio di Formula 1 di oggi?), così, perdonatemi, cerco di perdere tempo e parlare un pò, virtualmente, con qualcuno. Con voi. Le parole crociate in ungherse non sono ancora in grado di portarle a termine in tempi brevi (il volo per Orio parte alle Sei), quindi ho rinunciato a questo stucchevole passatempo. Per fortuna in Ungheria (ma presumo nel 99,9% dei paesi indstrializzati) ovunque si vada c'è una connessione internet wi-fi libera: in Italia no. La sfrutto anche io, con un piccolo moto di soddisfazione mio e del mio piccolo computerino. Venire presto in aeroporto ha purtroppo fatto accelerare la mia presenza alla cena con "tutti" gli italiani superstiti dei Campionati Europei Master di Nyiregyhaza (forse dopo una settimana ho imparato a scriverlo). Non sapete come mi dispiace! Forse per la prima volta qualche cosa del genere: o almeno, nella mia breve memoria da over-35. Una mega-tavolata "all'italiana" all'insegna del buonumore, del bere buona birra (tanto nessuno guidava... lieve deformazione) e mangiare i piatti compositi dell'Ungheria.
Quante emozioni vissute: ma in fondo in fondo, ciò che fa venire un briciolo di magone è il venir meno di quel tessuto di rapporti umani gioiosi, liberi, felici che si crea durante tutto l'arco della manifestazione. Finisce la magia, tutti rimettono il doppiopetto, la divisa, il camice, il tailleur e i vari superman e wonderwoman ad orologeria ritornano ad essere Clark Kent e Diana Price. Lo scrigno si è chiuso, ma il profumo dolce è rimasto attaccato ai vestiti: darà il colore, domani, ai ricordi di chi c'era. Lo confesso... sono un pò sensibile a quest'ora della notte, probabilmente retorico. Spero non patetico. Ho avuto ancora la fortuna di conoscere tante persone: la cosa buffa è che il contesto in cui vengono conosciute ti fa aupicare di vederle ancora domani mattina in giro fuori dalla porta di casa, al bar, mentre attraversano la strada, alla fermata del bus, quasi che potessero trasmettere quel clima di serenità che si è respirato per questi 10 giorni: in realtà le magie, quando succedono, hanno sempre un luogo e un tempo per accadere. Anche questa. Vorrei fare nomi, parlare di avvenimenti, citare imprese sportive, ma nei sogni tutto deve essere vago, informe: ognuno sa cercare dentro di sè le emozioni che preferisce, evocando di volta in volta personaggi, situazioni, gesti che gli sono accaduti. E negli anni ne serberà sempre un bel ricordo, cancellando ciò che magari non è andato a 1000 (volevo elencarne un paio ma il mio cervello lavora assonnato e in questo momento non me ne viene in mente neanche uno).
Mi ha dato emozioni cantare l'Inno italiano a squarciagola, tutti insieme, questo sì! Urlando a più non posso a quell"l'Italia chiamò! Sì!" che nessun inno riesce a copiare dando così tanta enfasi all'amore per la propia patria. Cantarlo sorridendo e guardandosi sorridere: la vita alla fine non è sempre solo serietà, numeri, impegni, appuntamenti: è anche fatta di gioie effimere, piccole, come questa, e che chi non la prova, perdonatemi, non può capire. Sì, sono sempre vittorie di "master" come dice qualcuno, ma in questo scrigno valgono tantissimo. Ora lo scrigno si chiude, aspettando il prossimo. Non mi rimane che ringraziarvi, tutti, della bellissima compagnia che mi avete regalato: in particolare due persone, che mi sono state particolarmente vicine (poverine, sentirmi parlare per diversi giorni non deve essere stato molto rilassante!). Mi piacerebbe poi iniziare a parlare dei risultati, dei personaggi, delle classifiche, delle storie che ho raccolto (e filmato!) durante questi giorni magiari: spero tanto di avere ancora questa voglia di continuare, di scrivere di voi, anche se in questo preciso istante (sarà la umida notte ungherese?) mi piacerebbe serenamente chiudere qui la mia esperienza in questo mondo sportivo con queste emozioni che oggi mi hanno davvero riempito il cuore.
Andrea

18/07/10

Altra infornata di medaglie, ma l'Italia rimane al 9° posto

Ultimo articolo dall'Italia, poi parto anche io domani sul far della mattina per l'Ungheria, giusto per poter dire "c'ero anche io", visto che le mie velleità sportive sono limitate. Intanto oggi si è tenuta la 4^ giornata di questi campionati europei. In me comincia a farsi spazio una considerazione di fondo: bisogna fare qualche cosa! Mi spiego meglio, e seguite il mio ragionamento. Così per gioco, infatti, ho osservato prima distrattamente poi sempre con maggior attenzione l'evolversi del medagliere generale. La Germania è avanti anni luce a tutte le nazioni europee: ma ve lo siete mai chiesti il perchè? Avremo modo di parlarne più dettagliatamente a bocce ferme, ma ho notato che la gran parte delle medaglie arriva nelle categorie più "mature". In molte specialità ci sono solo tedeschi che sfidano tedeschi. Questo succede sostanzialmente perchè la Germania ha iniziato molti anni prima rispetto a tutti gli altri a portare atleti tra i master. E' risaputa la cultura sicuramente più vicina alla seconda e alla terza età che si vive in Germania, tipico dei paesi evoluti ed in cui l'età media sta inopinatamente crescendo. Di conseguenza una semina che parte da lontano, e che sta dando i suoi frutti di continuo. Purtroppo per emergere nel mondo master come realtà nazionale, bisogna richiamare quanti più atleti nelle età giovanili e sperare che vadano avanti il più possibile. Difficile credere di fare proseliti a 65/70 anni! Se si ha una base statistica importante, i risultati sono assicurati. Detto questo, ciò che veramente sorprende è la Spagna, che raramente ci aveva superato. A metà pomeriggio eravamo quasi riusciti a raggiungerla (con gli spagnoli crollati dal 2° al 7° posto) poi un'infornata di ori, e gli iberici sono ritornati lassù, al secondo posto con 35 medaglie di cui 17 d'oro. Ora, il masterismo internazionale ha una componente molto stretta con la lontananza dal luogo in cui si svolge la manifestazione. Più un paese è vicino, più saranno i partecipanti: ma allora come mai, la Spagna che è molto più lontana di noi, vince di più (e comunque, anche se riuscissimo a superarla, per loro sarà un'edizione storica)? Ve lo dico io: perchè i master spagnoli sono organizzati. O meglio: sono più organizzati di noi. E lo si capisce da tante piccole cose: da un sito istituzionale per i master, dall'aver favorito il crearsi di una commissione consultiva di atleti rappresentativi che entra nel merito delle decisioni sul mondo master spagnolo. Non ci sono santi che tengono: se ti senti parte di qualche cosa, la fai meglio. Se invece il tuo far parte di qualche cosa è solo una maglietta azzurra (purtroppo dell'Asics) acquistata a prezzo pieno, senza alcuna forma di aggregazione, organizzazione, passione (gli "impiegati" lasciamoli a casa per favore), iniziative, proposte... bè, siamo purtroppo costretti ad affidare le nostre sorti nazionali (in tema di medaglie) ai "soliti noti", con il grave pericolo che non venga fatto alcun tipo di proselitismo alla base, che in questo momento è necessario e vitale. Fino a ieri l'Italia aveva vinto 6 ori: tutti rigorosamente over-35. Oggi se ne sono aggiunti altri 3: uno da Vincenzo Menafro nei 20 km di marcia M75, mentre gli altri due (fortunatamente) dalla categoria dei 35enni. Il primo dal "nuovo" Stefano Vercelli (classe 1975, che ha vinto nei 3000 siepi. Speriamo che questo alloro lo spinga a cimentarsi sempre più, almeno a livello internazionale, con i master), il secondo sui 400hs da parte di Emanuela Baggiolini, che da qualche anno è diventata un'abitueè del mondo master nonostante la dimensione ancora "assoluta" che vanta nei 400hs. Quindi su nove ori, 8 di assidui frequentatori del mondo master, e uno di un parvenu. Tra gli argenti di giornata segnalo quello storico di Claudio Rapaccioni, il CT, che smessi per alcune decine di secondi i panni del direttore tecnico, ha pensato bene di vincere un prestigioso argento nei 400hs M55. Sorpresa anche nel lungo M65, ma stavolta in negativo: Lamberto Boranga, campione del mondo meno di un anno fa, ha infatti concluso al secondo posto e questa è sicuramente una notizia, nel salto in lungo con 5,08. Secondo argento per Andrea Naso nei 20 km di marcia M45 e ancora doppietta di argenti per Brunella Del Giudice (martello W65) e Natalia Marcenco (10 km di marcia W55). Dopo l'oro nei 5 km di marcia, Alfredo Tonnini si accontenta dell'argento nei 20 km di marcia M75, che sono stati un vero tripudio di azzurro, con la tripletta completata da Nazzareno Proietti. Ingeborg Zorzi anche lei sul posto d'onore: 1,25 nel salto in alto W60. Argento nei 400hs W40 anche per Barbara Ferrarini, che sembra non l'abbia presa molto bene. Barbara!!! E' un gioco! Un passatempo! Non prendertela per così poco!! Poi raffica di bronzi, che portano il totale delle medaglie italiane a 41: saremmo terzi per numero di medaglie, ma quel che conta, si sa, sono i dobloni d'oro. Dagli ostacoli bassi arrivano i terzi posti di Frederic Peroni (M45) e Antonio Montaruli (M60) detto "il giudice" (peccato per Frederic che probabilmente aveva nelle gambe i tempi per star davanti con i primi due). Terzo anche il decano Giorgio Bortolozzi nel salto in lungo M70. Nella stessa disciplina, ma M35, ottima medaglia per Stefano Tarì. La campionessa mondiale dei 400 hs W40, Cristina Amigoni, giunge sul gradino più basso del podio. Francesca Ragnetti medagliata sui 2000 siepi W40, e terza medagli di bronzo per Anna Flaibani nei lanci W80.

Italia a 18 medaglie: altri 3 ori dai "senatori"

Ormai tener il conto degli italiani che sono scesi in pista e delle medaglie sta diventando assai difficile. La macchina di questi 17imi campionati europei master si è messa in moto, e tutto funziona gioiosamente a pieno ritmo. Le prime informazioni parlano di un caldo sahariano. L'Italia è nel frattempo salita a 18 medaglie: rimango sbalordito sulla forza della Spagna (starà sfruttando l'effetto-Iniesta?) che ha già collezionato 10 ori e al momento risulta saldamente al secondo posto del medagliere, nonostante, presumo, un contingente inferiore al nostro. La Germania sta triturando invece ogni stelo d'erba che le cresce davanti: già 108 medaglie, di cui 41 d'oro. In casa nostra ieri eravamo fermi a 7 medaglie. Oggi diamo conto di un altro piccolo-grande incremento di budget, che ci ha fatto guadagnare due posizioni nel ranking generale, facendoci salire al settimo posto. 208 gli eventi in cui si sono registrate le presenze di italiani. Facciamo un piccolo riassunto.
  • Ori da parte dei senatori del mondo master italiano, una certezza che ci tiene a galla a livello internazionale, almeno in attesa che scendano in pista. E così Emma Mazzenga, Ugo Sansonetti e Gabre Gabric hanno portato a 6 gli ori della spedizione italiana in Ungheria. Medaglie che si aggiungono a quelle di Giovanni Vacalebre, Alfredo Tonnini e ancora Gabre Gabric nella giornata precedente. Appunto: in pratica sei allori dalle categorie superiori ai 75 anni. Speriamo che qualche "giovane" riesca a rimpinguare il medagliere. Nello specifico, nei 100 metri Ugo Sansonetti ha vinto con 18"18 nella categoria M90. Sempre sui 100 metri vittoria tra le W75 di Emma Mazzenga (17"48). Infine altro oro per Gabre Gabric nel peso col nuovo attrezzo da 2 kg: 5,32 che rappresenta anche il nuovo record europeo di categoria. Secondo record italiano su due gare per la Gabric.
  • Argenti - Nel carnet aggiungiamo quindi il secondo posto del bresciano Andrea Naso (1960) nei 5 km di marcia M45 (anche se è entrato nei 50), termo col quale avrebbe vinto la gara della categoria superiore (24'25"05). Miglior risultato di un italiano M45 nelle ultime 5 edizioni, laddove al massimo si contava il bronzo di Daniele Cladarelli ad Aarhus-04. Natalia Marcenco ha conquistato a sua volta il posto d'onore nei 5 km W55 con 30'53"77. Nei 100 femminili non poteva mancare l'appuntamento con la medaglia Pasqualina Cecotti, con 16"58 tra le W65. Rossella Zanni è giunta seconda nell'eptathlon con 4736 punti, altro record italiano della modenese (due in due giorni). E poi c'è il già citato argento di Brunella Del Giudice nel martellone.
  • Bronzi - strano: nel "dettaglio" del medagliere non compare il bronzo di Roberto Amici nei 5 km di marcia, e di conseguenza ci "manca" una medaglia nel complessivo. Prestigioso terzo posto per Paolo Chiapperini nei 100 metri M40 con 11"24 (2,2), in una gara dominata da Darren Scott (10"81). Il bronzo è arrivato anche da Ingeborg Zorzi nell'eptathlon W60 con 4423 punti, da Eddo Foroni nei 100 M85 (19"01). Di Alessandro Di Priamo ne abbiamo già parlato ieri, così come di Romolo Pelliccia, terzo nei 5 km di marcia.
100 metri: la gara più breve si conclude con 2 ori, 1 argento e 2 bronzi (sopra citati). Oltre a loro, altri 5 finalisti. Emiliano Raspi tra gli M35 (11"54 in finale), , sempre negli M35 Francesco Di Leonardo (11"58). Negli M50 addirittura 3 italiani in finale, che si piazzano al (Domenico Furia, 12"04), al (Massimo Clementoni con 12"17) e all' posto (Fernando Antonaci, con 12"22).

Marcia - 5°
Gabriele Caldarelli
nei 5 km di marcia M50 con 26'00"37, Alessandro Volpi nella medesima gara (26'20"01), mentre 10° Franco Venturi Degli Esposti con 26'22"59. Tra gli M55 11° rango per Sergio Fasano (30'02"11) e 17° Sergio Domizi con 32'35"76. Passando agli M60, troviamo il 17° posto di Paolo Muscas (1947) dopo una fatica durata 32'19"29, il 22° di Costantino Pinto (35'13"04) e il 23° di Roberto Cellini (37'17"17). Negli M65, 18° posto per Piergiorgio Andreotti con 33'52"61 e 20° per Ferdinando Mazzei con 35'35"13.

16/07/10

Piovono le prime medaglie: oro per Tonnini, Gabric e Vacalebre - e ancora un argento e due bronzi

(prime immagini da Niyregyhaza) - Dopo la prima giornata dove si sono corsi soprattutto i 10000 (dove la Spagna ha collezionato a sorpresa un bel pacchetto di medaglie), nella seconda giornata dei Campionati Europei Master finalmente il medagliere italiano si aggiorna nella prima casella, quella degli ori, dove in un botto solo si è vinto in ben tre specialità. Ma si riempiono anche le altre caselle, con un argento e due bronzi. Pronti-via, e la Germania è giù in fuga nel medagliere: 34 medaglie in 24 ore (e 13 d'oro)! Grande sospresa per il momento, come accennavo poc'anzi, la Spagna, che al momento è seconda con 4 ori e 2 argenti (ma a poco a poco emergeranno gli inglesi e speriamo gli italiani). La Russia è al momento al terzo posto, ma prevedo che arrivi sul podio finale quanto a metallo estratto dalle piste e pedane di Nyiregyhaza. Italia al nono posto, ma alcuni paesi li superiamo in tromba non appena l'armata azzurra inizerà a schierare i cannoni da 15 pollici. Sui record, perdonatemi, non sarò molto preciso, ma verificare tutti i record europei è impresa che richiede molto tempo (a meno che il servizio che la Fidal ha fornito a supporto dei dati dei campionati, non lo menzioni): di conseguenza se non mi sfuggirà, citerò solo quelli degli italiani. Anticipo già adesso, che a fine articolo troverete un link (anzi, lo trovate anche clikkando qui) con le prestazioni atleta-per-atleta (italiano). Dicevamo (che è il senso di questo articolo) che l'Italia ha mosso il medagliere, dopo il bronzo di ieri di Alessandro Di Priamo. Ben sei medaglie in poche ore (che porta il totale a sette: 3 ori, 1 argento e 3 bronzi). La marcia, come al solito, da che mondo è mondo, e da che l'Italia è l'Italia, porta sorsate di benessere al nostro ego nazionale. Oro nei 5 km per Tonnini e Vacalebre, bronzo per Pelliccia e per Amici. Poi i soliti lanci, con la miniera d'oro Gabre Gabric campionessa europea nel lancio del giavellotto, mentre Brunella Del Giudice è giunta seconda nel martellone. Segue la "distinta" delle prestazioni ottenute dagli italiani.
  • Il primo massimo alloro italico non poteva portare firma più prestigiosa: grazie infatti a Gabre Gabric (1914, W95) dal lancio del giavellotto arriva il primo oro. Con 7,92 cade anche il record italiano di categoria, ottenuto dalla stessa atleta nel 2009 con 7,85. Siamo di fronte probabilmente anche al record europeo... cosa volere di più, per irrompere nel medagliere "che conta"?
  • Tra gli M75 si è cannibalizzata la gara dei 5 km di marcia, con quello che è il secondo oro della trasferta ungherese italiana (cronologicamente parlando). Ha vinto infatti la medaglia d'argento di Lubiana 2008, sempre tra gli M75, Alfredo Tonnini (classe 1932) con 34'30"11. Per lui 6^ medaglia internazionale, in un palmares che con quella di oggi, porta a due i massimi allori (era diventato campione europeo della 20 km proprio a Lubiana). Nella stessa gara bronzo per Roberto Amici (1933) con 39'39"34, che rappresenta il punto più alto della propria carriera master a livello internazionale. Non ha finito la gara Nazzareno Proietti (1933).
  • Oro nella marcia anche per il Cavaliere di Vittorio Veneto nonchè campione mondale di Lahti-09 Giovanni Vacalebre (1919) nella gara riservata agli M90: 45'30"41 che dovrebbe essere anche il nuovo record continentale di categoria, tempo strappato all'altro italiano Rodolfo Crasso (45'57"01). E addirittura 5' in meno rispetto al proprio tempo ottenuto in terra di Finlandia.
  • Argento per Brunella Del Giudice (1943) nel lancio del martellone W65: 12,54 contro i 14,25 dell'inarrivabile tedesca Gudrun Mellmann. A Lahti-09 la Del Giudice aveva conquistato l'oro con 13,40, mentre sempre nel 2009, era arrivato l'argento ad Ancona-09 con 13,33. Nell'ultima edizione degli europei, a Lubiana-08, la friulana aveva conquistato un altro argento. Con questa sono 24 medaglie internazionale dal 2005 ad oggi per la Del Giudice (5 ori, 11 argenti e 8 bronzi) per un palmares davvero fenomenale.
  • Bronzo per il campione italiano sulla distanza Romolo Pelliccia (M70) con 29'50"24, già argento a Lub-08 nella 20 km di marcia. 5^ medaglia internazionale (qui è proprio il caso di dirlo: con beneficio di inventario) per Pelliccia, che vanta anche un argento a Ric-07 (Mondiali) e due bronzi (a Sid-04, mondiali indoor, e Buf-95, mondiali outdoor).
Gli altri italiani? Tre atleti italiani presenti nei 5 km di marcia M60: Paolo Muscas, giunto 17° con 32'19"29, Costantino Pinto 22° con 35'13"04 e Roberto Cellini 23° con 37'17"17. Negli M65 non poteva mancare Piergiorgio Andreotti (33'52"61, 18°). Andreotti è probabilmente uno degli italiani con più partecipazioni ai campionati internazionali master: Parlando per esempio di Mondiali, Piergiorgio ha partecipato a ben 11 edizioni consecutive della massima competizione planetaria per gli over-35, dal 1981 al 2001: dalla Nuova Zelanda (nel 1981), passando per Australia (3 volte!), Stati Uniti (2 volte), Giappone, Porto Rico... e le svariate tappe europee. Il career high risale proprio a quel 1981 neozelandese (argento nei 5 km). Agli Europei, cui ha parteciparo nelle ultime 5 edizioni (compresa questa), miglior risultato un 5° posto a Poz-06: sulle edizioni precedenti sto cercando il materiale. Nella stessa gara di Andreotti, 20° Ferdinando Maffei con 35'35"13. Rimanendo nella marcia, ma al femminile, 10^ Eleonora Zokhina Caramaschi (1943) nei 5 km W65: tempo per lei 40'01"42. Nel lancio del giavellotto W40, 6° posto di Maria Gabriella Rossini (1965) con 13,62 mt. Medaglia di legno per Anna Flaibani nella medesima gara da W80 (12,12 mt) in una gara dominata dalla belga Rachel Hannsens, che con 21,83 ha stabilito il nuovo record mondiale di categoria. Nel frattempo sono partite le batterie dei 100 metri: tra gli M40 passano in semifinale Paolo Chiapperini (11"71) e Marco Giacomantonio (12"60). Gare terribilmente difficile, soprattutto per il primo che sembra avere più possibilità di disputarsi la finale di domani. Gli inglesi presentano infatti un parterre de roi inavvicinabile: l'immenso Darren Scott, il Campione Mondiale dei 100 di Lahti, Derek Morgan, il Campione Europeo dei 60 e 200 di Ancona 2009, Mark Dunwell, e poi ancora Will McGee. Vedremo domani cosa succederà in semifinale e che carta si giocheranno tutti. Miracolo per Marco Giacomantonio che si è presentato in Ungheria nonostante il recente strappo al bicipite femorale subita agli italiani di Roma. Tra gli M45 assente Mario Longo e nessun italiano in semifinale. Ci si rifà comunque tra gli M50, dove ben tre atleti sono papabili per la finalissima di domenica: Domenico Furia ha per ora il secondo tempo (12"14) ad un solo centesimo dall'ungherese Gabor (ma in batteria è difficile comprendere come sono state giocate le rispettive carte). Fernando Antonaci ha 6° tempo con 12"33, mentre Massimo Clementoni l'ottavo con 12"38. Rimenete collegati per i prossimi aggiornamenti.