(nella foto, un enorme Bruny Surin) -
Come velocista (ex al momento) non sto nella pelle. Come appassionato... idem. Ebbene, Bruny Surin, supervelocista canadese, come scritto nel titolo torna a 42 anni a calcare una pista d'atletica e per... battere il record canadese dei 50 metri master. Mi sa tanto della semplice formalità. Siamo suoi amici su facebook, e nel suo post di ieri pomeriggio ha proprio scritto in francese: "si va a tentare il record canadese master dei 50 metri sabato 5 dicembre (dopodomani!!) alle 12:50 presso l'Università McGill alla Tomlison Fieldhouse". Possibile? Poi vado a vedere su Google: è proprio vero! Ci sono tanto di video che lo riprendono mentre si allena sulle partenze ed esordisce davanti alle telecamere con un chiara dichiarazione: "I'm ready!". Il record canadese M40 (la categoria cui appartiene Bruny) è 6"20. Quella di sabato sarà la sua prima gara dopo quella d'addio del 2002. Non ci fermiamo: sembra che abbia come obiettivo il record mondiale M40 di 6"78 detenuto da Troy Douglas. Ma lui naturalmente smorza i toni "prima vediamo come va la prima uscita". Naturale. Pensate tornare dopo 7 anni a calcare una pista d'atletica con l'attenzione di centinaia di persone su di te. Tensione! Poi continua "mi piacerebbe correre 3 o 4 gare, per vedere quanto va veloce il mio corpo". Ragazzi, stiamo parlando del due volte campione del mondo dei 60 indoor con un PB di 6"46! Secondo chi lo ha visto allenarsi, valutando i suoi tempi dai blocchi sui 30 metri potrebbe già correre in 6"75. Lo stesso Surin sarebbe sorpreso di quanto stia facendo e di quanto potrebbe andare veloce a 42 anni. Se non traduco male, il ritorno in pista di Surin sarebbe stata dovuta alla scia emozionale causata dal dover promuovere la sua linea di indumenti sportivi che lo aveva portato ad esibire una certa forma. Poi da cosa, nasce cosa... Nel suo palmares l'atleta canadese vanta anche l'oro ad Atlanta 1996 con la 4x100 della nazionale della foglia d'acero. Ebbene: una bella notizia. Senza poi dimenticare che i mondiali indoor si terranno a Kamloops, in Canada... Si torna a parlare di gare e staremo sicuramente sintonizzati sulla McGill Hall per vedere se Surin abbatterà il record canadese dei 50 (previsione personale? 5"80/5"90).
03/12/09
02/12/09
Master of the year USA: Colleen De Reuck... e chi è?
Ma conosciamo meglio la De Reuck: 45 anni, è stata la donna con l'età più avanzata ad aver vinto un campionati nazionale americano (assoluto, naturalmente), avendo vinto la 20 km su strada con 17" di vantaggio. Alla maratona di Boston di quest'anno, inoltre, avrebbe addirittura preso la testa della gara in 3 diverse occasioni, finendo 8^ con un tempo di 2h37'57". Ma nell'annata vanta anche un 2h32'37". E' stata inoltre presente a 4 olimpiadi.
Calendario master 2010: l'asse si sposta al centro-sud
28/11/09
Tim Montgomery: l'invidia per Maurice Greene che lo ha portato al carcere
Per Tim Montgomery, in passato l'uomo più veloce della terra, oggi inizia un giorno uguale a tutti gli altri. Con lui dormono 47 detenuti. Lui, che dorme in un letto a castello su una delle brandine superiori, sarà svegliato alle 5:00 e dovrà rifarsi il suo letto in tempo per poter far colazione alle 05:30. Il letto dovrà essere rifatto in stile militare perfetto, gli angoli a 45°. Alle 06:30 inizierà il suo lavoro: la sua mansione è quella di "paessaggista", che significa che dovrà raccogliere le foglie a circa 12 centesimi all'ora. E sarà lo stesso domani, e dopodomani, e se dovesse scontare la sua intera pena, lo dovrà fare senza requie fino al giorno del suo rilascio, il 6 gennaio 2016. E' lungo periodo in cui dovrà utilizzare molto la sua furbizia. Mai fidarsi degli altri detenuti:
"Non sai mai quello che un uomo potrebbe riuscirti a fare".
Evitare la Sala TV, perchè lì si scoppiano le risse. E poi MAI cambiare canale. MAI. In un'altra prigione scoppiò una sommossa a causa della TV. Dopo l'intervento della Polizia con scudi e pistole Taser, l'ordine fu ristabilito e i detenuti rimasero confinati nelle loro celle per 21 giorni. Pensare al "fuori" lo sostiene. Cita Parigi e lo fa con orgoglio, come se appartenesse ancora a lui. Il riferimento è al 14 settembre 2002, il giorno in cui corse i 100 metri in 9"78, il record del mondo ottenuto alla finale del Grand Prix. Chè è stato il giorno in cui Marion Jones celebrò il record con lui in pista, baciandolo pubblicamente, lasciando che il mondo sapesse chi erano: la coppia più veloce del mondo.
"Quanto un uomo può volare in alto". Dice. "Sembrava...".
"Mi sono distrutto da solo". "Ho cercato di essere un uomo per tutta la vita, e ora sono trattato come un bambino".
Qui lui lo sa, è una prigione di minima sicurezza dove nessuno deve scontare pene superiori ai 10 anni. Non è così brutta come quelle che ha già provato. Da quando ha iniziato a scontare la sua pena oltre un anno fa, non è mai rimasto in un penitenziario per lungo tempo. Fu spostato da prigione a prigione, fermandosi in alcuni penitenziari in cui provò il carcere duro, compresi Portsmouth, in Virginia, e uno in Oklahoma, luoghi in cui i detenuti si costruivano coltelli e dove sembrava che si accoltellassero ogni giorno. E mettevano pure l'olio nel microonde, per poi buttarlo addosso agli altri.
"In una prigione ho assistito a 35 rivolte, e sono stato sospettato una volta di essere a capo di una di esse. Ci hanno fatto inginocchiare per 90 minuti: una guardia mi ha sbattutto lo scudo sulla schiena, e mi ha inferto l'elettroschock gridandomi "Sei tu il capo? Lo sappiamo che guidi questo blocco!". "Non ci si può mai rilassare in carcere. Non vi posso descrivere quanto è brutto. Devi far parte di una gang per avere una protezione. Devi fargli sapere che "se mi prendete, io sarò disposto a darvi tutto. Sono disposto a sacrificare tutto perchè mi rispettino qui dentro. In una prigione di New York sono stato messo in cella con un pedofilo e ho dovuto picchiarlo. Era contro la mia morale, credo che a tutti debba essere data una seconda chance. Ma se non l'avessi fatto, gli altri detenuti avrebbero pensato che ero un debole e ne avrei pagato le conseguenze. In prigione è tutto basato sul rispetto. E' come in pista. Il regalo che ho avuto, la mia velocità, è stata la mia salvezza un tempo. E mi ha permesso di vincere il rispetto per i ragazzi che lavorano fuori. E sono in genere ragazzi forti".
Come fa un uomo a cadere tanto in basso? Montgomery nega che questo possa essere dipeso dalla sua educazione, anche se ammette che sarebbe potuto esserci destinato. Aveva "due dei migliori genitori", suo padrè combattè in Vietnam e gli impose la disciplina ed un codice morale, nella loro casa di Gaffney, South Carolina.
"Non avevo bisogno di vivere sulla strada", dice, ma nonostante questo spacciava crack. "Avevo bisogno di vivere di emozioni forti!".
Durante l'intervista, gli chiedo del senso di colpa, di come sta la sua anima... non è stato per lui un problema fregare il mondo dell'atletica, far uso del doping, spacciare eroina? E la sua risposta è stata coerente, onesta, fredda:
"Mi domandi come mi sento e francamente devo scavare a fondo per poter trovare una risposta. Se mi sono sentito di aver oltreppassato il limite una volta fatto uso del doping? No, non per chi arriva dalla strada. Non era nemmeno un pensiero secondario. Non voglio far apparire ciò che non sono: non era un pensiero secondario nemmeno il fatto di barare. Tutto aveva senso perchè dovevo battere il sistema: e se potessi, lo rifarei. Questo è quello che ho imparato dalla strada. Ma ti dico, che se io sono cinico, Marion lo dovrebbe essere di più. Lei non sapeva nulla di tutto."
L'atteggiamento che ha spinto Montgomery a far uso di droga è stato lo stesso che lo ha spinto a spacciarla. E' stato soltanto quando in una cella a Portsmouth vide un uomo abbracciare l'orlo del water e vomitare, sudare e tremare violentemente che capì esattamente in che razza di giro fosse finito.
"Ho avuto a che fare con la droga sin da bambino, così che mi sembrava una cosa normale. Ma solo dopo quel giorno a Portsmouth ho cominciato ad avere sensi di colpa".
Ora si sente destinatario di una lunga e dura lezione. Per il suo modo di pensare i suoi crimini erano visti solo come una mera continuazione dei suoi giochetti maliziosi che faceva da bambino.
"Se solo avessi capito questa lezione prima... L'unica cosa che dovevo fare era alzarmi ed allenarmi. Avevo il miglior lavoro del mondo e adesso sono in cella a spazzare le foglie...".
E' stato nel momento in cui credette che Maurice Green stava acquistando dal suo stesso spacciatore, che Montgomery fu certo che sarebbe stato un atleta di altissimo livello. Greene ha sempre negato di aver assunto sostanze dopanti, ma il suo successo, la ricchezza che ha raggiunto, i suoi comportamenti e le sue pagliacciate, portarono Montgomery a provare una cieca cupidigia, ed è stato questo, più di qualsiasi altra cosa, a portare lo stesso a considerarsi un atleta di secondo piano (tranne una fugace apparizione da migliore atleta del mondo, dopo Parigi).
Da adolescente, Montgomery era un vero e proprio fenomeno. E' stato sempre molto leggero, non un motore che andava di potenza. Nel 1994 stabilì il record mondiale junior: il record non fu omologato perchè fu scoperto che la pista era più corta di 3,7 centimetri. Nessun problema: si era comunque messo in mostra. Nel 1996, a 21 anni, partecipò nella staffetta olimpica di Atlanta, dove Greene, 5 mesi più vecchio, invece non partecipò. Ma l'anno dopo, però, Greene vinse l'oro ai Campionati del Mondo ad Atene e Montgomery vinse il bronzo. Sarebbero passati altri 5 prima che Montgomery potesse riuscire a stargli davanti.
"Maurice divenne la mia ossessione. Volevo ogni cosa che aveva lui: gli organizzatori dei meeting e i brand delle scarpe più note mi dicevano: se tu non batterai quei ragazzi (Maurice Greene e Ato Boldon) non potremo pagarti come loro. Non mi piaceva vederlo flettere i muscoli e fare le lingue prima della partenza. Era imbarazzante il modo in cui faceva il pagliaccio di fronte agli altri atleti. Le nostre gare non erano sui tempi che correvamo: per me è stata una questione personale. Tutto quello che volevo era batterlo".
E' stato dopo i Mondiali di Siviglia del 1999 che Montgomery decise di batterlo. Lui parla di "vendere la mia anima".
"Avrei dato qualsiasi cosa per diventare l'uomo più veloce. Non avrei tralasciato nulla per diventarlo".
"Quella era linea verde. Tutto ciò che volevo era un grosso contratto con la Nike, la pubblicità. Volevo essere una stella".
Il passo successivo fu andare oltre il confine con il Messico, per prendere contatti con Angel Heredia, che Graham utilizzava come fornitore di sostanze dopanti ai suoi atleti. Montgomery sostiene che gli fu mostrato un foglio in cui era annotati i vari clienti di Heredia, ed egli asserisce che fra di essi vi era anche il nome di Greene. Questa affermazione fu confermata dallo stesso Heredia, anche se Greene non ha mai confermato di aver fatto uso di sostanze dopanti. Quando l'anno scorso furono pubblicate le prove di una transazione bancaria ed un'analisi del sangue con il nome di Greene, lo stesso Greene sostenne che era contrario il doping e che tutto ciò che acquistava da Heredia era destinato per gli atleti del suo gruppo e non per lui. Ma l'atteggiamento di Montgomery, circa gli incontri con Heredia, era che finalmente era arrivato. Non era preoccupato di essere beccato.
"il fatto di essere sospeso per due anni non mi preoccupava. Molti altri non sono stati mai beccati. Il padre di Heredia mi diceva: "sparisce in 12 giorni. Tutto quello che devi fare è stare nascosto per 12 giorni dopo averlo assunto". "Così per 12 giorni accendemmo le luci di notte sulla pista. Ci allenammo di notte e dormimmo in hotel di giorno. Quando vivevo con Marion, avevo messo le telecamere sulle porte così se veniva un controllore, sapevamo che non dovevamo rispondere".
Ma il reale miglioramento ha dovuto aspettarlo per un anno, fino a che fu varato il progetto per il record del mondo. Graham nel frattempo aveva cambiato fornitore e lavorava con Victor Conte, fondatore della Bay Area Laboratory Cooperative (Balco), di Burlingame in California. Il progetto "record del mondo" era stato specificatamente plasmato su Tim Montgomery, ed era nato in una sala riunioni della Balco, con Charlie Francis (il vecchio allenatori di Ben Johnson) quale consulente specialista. Ancora una voltà questo non fece riflettere Montgomery, ma accrebbe la sua ambizione.
"lo sapevo che non era giusto. Sapevo che stavamo battendo il sistema. Ma il sistema prima mi aveva battuto. Charlie mi disse: Tim, tu puoi diventare l'uomo più veloce del mondo. E non credo che al mondo ci sia uno specialista sulla velocità più bravo di Charlie Francis".
Francis aveva ragione. Nel 2001 Greene era ancora davanti a Montgomery, ma nel 2002, finalmente, a Bruxelles Montogmery seppe arrivargli davanti.
"Maurice dopo venne da me e mi disse "ci sei riuscito, eh?". Io gli risposi "era solo questione di tempo". Dopo che divenni il più veloce, Maurice cominciò a perdere diverse gare. Si vedeva che l'andazzo era cambiato. Lo vedi quando hai sottomesso un atleta, quando hai vinto la battaglia con lui".
Due settimane dopo Bruxelles, Montgomery corse il 9"78 di Parigi. Raggiunse la vetta dove nessun uomo era mai giunto prima, la cima dove iniziò la sua... discesa. Ci sono due punti da chiarire per capire quanto talento avesse Tim Montgomery e quanto ne ha abusato. Il primo: il suo record del mondo è stato cancellato ma lui insiste sul fatto che in quel periodo fosse pulito. I medicinali che Conte gli forniva, gli davano terribili crampi allo stomaco, così li ha abbandonati e nel 2002 avrebbe iniziato a utilizzare nutrienti addizionali. Tuttavia si rende conto che nessuno gli crederebbe.
"So che la mia parola non vale più nulla: potete crederci o meno".
Secondo: siccome al tempo era più interessato ai frutti della vittoria che alla vittoria stessa, non si saprà mai dove il suo talento lo avrebbe portato.
"Avevo tutte le condizioni naturali per ottenere ciò che volevo, se avessi dato il 100%. Ma non l'ho mai fatto. Perchè volevo stare in discoteca, andare ai party, divertirmi".
La sua vita iniziò a crollare dopo l'irruzione alla Balco nel 2003. Solo un anno dopo Tim stava già lottando per l'accusa di doping e cercava fondi per le spese legali. "Avevo bisogno di soldi. Ero già fuori dal mondo dell'atletica e l'unico modo che conoscevo per farli era la droga". In altre parole, ha commesso un reato per pagarsi le spese legali per difendersi da un altro. Molti degli altri protagonisti di questa vicenda nel frattempo caddero sulla terra. Marion Jones passò sei mesi in carcere per aver spergiurato in aula sulla questione del doping e aver emesso assegni falsi. Conte ha scontato 4 mesi di carcere e 4 agli arresti domiciliari. Graham ha appena terminato un anno di confino presso la propria abitazione. Maurice Greene nel frattempo gode del suo successo e lucra su di esso. E' ancora un ambasciatore dell'Adidas e ha fatto il giro dei Talk-Shaw americani. Proprio pochi giorni fa la stessa IAAF confermava come non fosse a conoscenza di alcuna indagine sul conto di Greene per quanto riguardasse il doping. Montgomery nel frattempo continua a scontare la sua pena. Gli è vicina in questi momenti Jamelee, la madre di uno dei suoi quattro figli e che lasciò per andare a vivere con Marion Jones. Il 5 ottobre, lui e Jamelee si sono sposati nella cappella del carcere: quel giorno le fu permesso di rimanere nel carcere per 30 minuti oltre l'orario di chiusura del penitenziario. Montgomery detesta il fatto di non essere in grado di essere un bravo genitore.
"quando i tuoi figli ti vengono a trovare, come fai a dirgli di essere buoni se tu sei qui in carcere??".
Per contribuire a sostenere Jamelee, Montgomery sta pure valutando di mettere in vendita le sue medaglie su Ebay. Lui dice di aver imparato la lezione e vorrebbe che la sua storia fungessa da moinito per gli altri. Ce ne sono stati però pochi che come lui hanno preso a martellate il proprio talento e così testardamente hanno continuato a distruggerlo.
27/11/09
Seb Coe premia Muller e Hanscome migliori master 2009
Comunque sia, anche quest'anno Webatletica nominerà i suoi migliori atleti dell'anno in chiave italiana. Le consultazioni in Redazione (che si sta allargando e dove ci saranno novità tra poco tempo) fervono: tra gli uomini il campo sembra ristretto a 2/3 cadidati, mentre tra le donne la nomination sembra più verso una sola persona. Sui criteri abbiamo inteso utilizzare quelli discrezionali di chi ritiene di aver dato un servizio sui master molto dettagliato tutto l'anno: non utilizzeremo i plebisciti popolari che nascondono dei deprecabili e un pò infantili fenomeni di "fishing", nè tanto meno una giuria di paria: insomma, se ci prendiamo l'onere di portare avanti un sito di master, saremo anche in grado di decidere chi può essere stato a nostra discrezione il migliore dell'anno!! Poi sicuramente ci sarà chi non sarà d'accordo, ma questo è il senso stesso di essere esseri umani (scusate l'allitterazione). Tra l'altro, almeno da parte mia (ma ritengo anche di tutti quelli che compongono la redazione), penso di aver fornito un'informazione equidistante, anche se ammetto che le notizie vengono create su dati ricercati autonomamente perchè purtroppo la Fidal come fonte primaria di informazione sui risultati delle gare, è un pò deficitaria sulla tempestività del servizio.
Purtroppo Atleticanet e Correre hanno deciso di escluderci dall'attribuzione del medesimo premio del quale avevamo messo anche noi il nome l'anno scorso (ma non finanze, non avendo un tolino...) senza metterci al corrente della cosa: ma questo fa parte del gioco, quindi produrranno i loro atleti master dell'anno. Noi, per parte nostra, vedremo se riusciremo a coinvolgere un grosso soggetto per dare ampio respiro alla cosa. Ma non facciamo nomi per ora. Alle prossime puntate.
26/11/09
I record mondiali detenuti dagli italiani all'aperto
- 200 M85: 34"24 - Ugo Sansonetti - 20/06/04 - Caorle
- 400 M40: 47"81 - Enrico Saraceni - 28/07/04 - Aarhus
- 400 M90: 95"04 - Ugo Sansonetti - 07/08/09 - Lahti
- 10000 M60: 34'14"88 - Luciano Acquarone - 20/07/91 - Turku
- 3000 st M40: 8'38"40 - Angelo Carosi - 11/07/2004 - Firenze
- alto M45: 2,04 - Marco Segatel - 19/07/07 - Cernusco s/n
- disco M70: 55,27 - Carmelo Rado - 30/09/07 - Chiuro
- disco M75: 49,21 - Carmelo Rado - 05/10/08 - Besana B.
- disco M95: 17,22 - Mario Riboni - 21/06/08 - Bressanone
- decathlon M50: 7824 - Hubert Indra - 29/06/07 - Milano
- 5 km marcia M35: 18'30"45 - Maurizio Damilano - 11/06/92 - Caserta
- 20 km marcia M35: 1h18'54" - Maurizio Damilano - 06/06/92 - La Coruna
- 20 km marcia M55: 1h33'38" - Graziano Morotti - 02/04/06 - Lugano
- 30 km marcia M35: 2h06'14" - Maurizio Damilano - 01/05/92 - S.S. Giovanni
- 30 km marcia M55: 2h29'34" - Graziano Morotti - 08/10/06 - Maranello
- 800 W75: 3'26"11 - Emma Mazzenga - 02/08/08 - Jyvaskyla
- asta W45: 3,50 - Carla Forcellini - 15/05/05 - Roma
- 20 km marcia w35: 20'12"45 - Elisabetta Perrone - 02/08/03 - Rieti
24/11/09
L'Angolo del Duca: Kettlebells, questi sconosciuti... o forse no?
Il kettlebell, detto anche Girya, è semplicemente una palla di ghisa con una maniglia. Come sostine Pavel Tsatsouline, un kettlebell è " una palla di cannone con una maniglia. È una palestra completa che si tiene in una mano. E nessuna frase è più vera che questa! E' un attrezzo antichissimo, pensate che le prime versione rudimentali erano già presenti tra i monaci di Shaolin che le utilizzavano per migliorare forza e resistenza muscolare. I kettlebells furono per molto tempo gli unici strumenti d'allenamento in Russia, utilizzati sia a livello scolastico, sia nell'allenamento sportivo e soprattutto per l'addestramento e l'allenamento dell'esercito russo. Al giorno d'oggi i Girya sono utilizzati da numerosissimi preparatori fisici per allenare i propri atleti, utilizzati nell'allenamento delle forze armate e di squadre speciali di diversi paesi e da un infinità sempre crescente di appassionati di allenamento per mantenersi e migliorare la propria condizione fisica.
In Italia sono arrivati da poco e sono rivolti principalmente a squadre sportive, preparatori atletici e veri appassionati d'allenamento. Ma per i più sono oggetti sconosciuti, colpa molto dei media e di chi deve fare corretta informazione. E sapete il perché? Semplice, il loro costo non è elevatissimo e funzionano realmente, pochi ci guadagnerebbero e quindi molto meglio vendere per miracolate pedane vibranti, elettrostimolatori, attrezzi del momento, ecc…, ecc…
Il kettlebell risulta uno strumento d'allenamento ideale per chi desidera essere più forte, più esplosivo, più resistente, apparire più tonico e perdere quel chili di troppo. Tutti possono usufruire delle potenzialità dei kettlebells.In Italia sono arrivati da poco e sono rivolti principalmente a squadre sportive, preparatori atletici e veri appassionati d'allenamento. Ma per i più sono oggetti sconosciuti, colpa molto dei media e di chi deve fare corretta informazione. E sapete il perché? Semplice, il loro costo non è elevatissimo e funzionano realmente, pochi ci guadagnerebbero e quindi molto meglio vendere per miracolate pedane vibranti, elettrostimolatori, attrezzi del momento, ecc…, ecc…
Il peso del kettlebell viene calcolato con una vecchia unità di misura russa chiamata "Pood". Un kettlebell di 1 Pood equivale a 16 kg. Generalmente i kettlebell si trovano del peso di 4, 8, 12, 16, 24 e 32 kg. Esistono anche versioni di 48 kg, denominati "bulldog". L'allenamento con i kettlebell è tra i modi migliori per sviluppare tutte le qualità fisica, nessuna esclusa. Infatti lavorando in modo e con esercitazioni specifiche è possibile incrementare:
- Forza: ossia la capacità di opporsi ad una resistenza esterna tramite una contrazione muscolare
- Potenza: la capacità di produrre la massima forza nel minor tempo possibile
- Velocità: la capacità di svolgere un gesto nella minor frazione di tempo
- Flessibilità: la capacità di compiere gesti con l'impiego dell'escursione articolare più ampia possibile sia in forma attiva che passiva.
- Coordinazione: l'abilità di gestire nello spazio le varie parti del corpo in base alle diverse situazioni
- Resistenza muscolare: la capacità di protrarre nel tempo una prestazione fisica
- Resistenza cardiovascolare: la capacità del cuore di irrorare e sostenere il lavoro dei muscoli coinvolti nel gesto sportivo.
Buon allenamento a tutti
23/11/09
Alcuni cambiamenti nei regolamenti master internazionali
- peso/martello over W75 scende a 2 kg;
- disco scende over W75 a 0,750 kg;
- martellone over W75 scende a 4 kg;
- gli ostacoli lunghi over M80, scendono a 200 con 5 ostacoli;
- gli ostacoli lunghi over W70 scendono a 200 con 5 ostacoli (già attivo dal 2008);
- gli ostacoli M60-69 indoor-outdoor (60hs-100hs) impongono ora 12,00 al 1° ostacolo e 16,00 dall'ultimo al traguardo;
21/11/09
A volte ritornano...
Questo è il video relativo all'esordio ufficioso di Ugo Piccioli, ex 800ista dell'Atletica Bergamo ora M40 che potrebbe ritornare in pista già nella stagione indoor 2010. Nel video, dopo 3 mesetti di preparazione Ugo si cimenta in un 400 nella mega-staffettona celebrativa della massima società orobica. Tempo cronometrico manuale 56"9. Se continuerà con la stessa lena, lo vedremo sicuramente combattere per uno dei posti al sole degli 800 M40...
20/11/09
L'angolo del Duca: Giù le mani dai supereroi!

Ma il marziano Bolt suscita anche tante invidie ed allora si parla di doping e si ironizza sulla sua Nazione di provenienza,la Giamaica, come se tutto quanto riconducibile a tale popolazione debba essere il raggae o la marijuana, ma dimenticando che, per tradizione e genetica , le corse veloci hanno rappresentato, da sempre, per questo popolo, un autentico sport nazionale e vero motivo di vanto nei confronti del mondo intero.
Ma si sa, i personaggi molto famosi, in quanto tali, sono soggetti a grandi consensi, ma talora avversioni, frutto di invidia o semplicemente di fattori epidermici. Trovo quindi normale che la gente comune possa criticare Bolt, avanzare dei dubbi sulla liceità dei suoi risultati, come trovo normale che i giornalisti cerchino di metterlo in difficoltà, per fare il titolone piu’ grosso, con domande irriverenti su cui, purtroppo, qualche volta, si costruiscono interviste mettendo in bocca dell’intervistato parole non dette che creano polemiche. Quello che pero’ non capisco è come possa un appassionato di atletica criticare Bolt, mettere in dubbio la sua personale correttezza di atleta, snobbare le sue prestazioni, lamentarsi che si parla troppo di lui e che si da poco spazio ad altri piu’ meritevoli di lui, affermare che irride gli avversari perché prima delle gare ama giocare e scherzare.
La cosa incredibile è che queste critiche le ho lette e sentite dare sia da appassionati che praticano mezzofondo, quindi un pochino meno addentro alle logiche fisiche e mentali di un velocista, ma addirittura da atleti specializzati nella velocità, i quali dovrebbero solo osservare veneranti ed entusiasti le imprese di cotanto eroe.
Scusatemi, ma questa volta voglio veramente assurgere a depositario della verità…
Bolt è l’atleta piu’ perfetto che sia mai esistito perché racchiude in se l’ideale combinazione di elementi indispensabili per superare ogni limite di velocità che si potesse immaginare fosse insuperabile da un essere umano.
Il suo superpotere nasce dal perfetto connubio di forza, esplosività, reattività dei piedi, frequenza ed ampiezza, il tutto sviluppato su un fisico di 196 cm. Sembra banale e semplicistico, ovviamente non lo è, ma il segreto di Superman Bolt è la sua altezza, quella stessa altezza che un tempo i guru dell’atletica ritenevano non adatta per un velocista, ma che invece rappresenta l’elemento in piu’ per superare ogni limite. Questo non significa, chiaramente, che basta essere alti ed anzi tale caratteristica comporta molto spesso una serie di problemi. Innanzitutto è molto piu’ difficile costruire un’adeguata massa muscolare su un atleta alto, perché le lunghissime leve necessitano di un allenamento ben piu’ duro e mirato. In secondo luogo, problema ancor maggiore, tutti gli atleti con il bacino alto subiscono, per il contraccolpo della corsa e degli allenamenti mirati in tal senso, una serie di microtraumi, alla schiena, maggiori rispetto ad un atleta normodotato e questo, oltre a comportare problematiche dolorose alla schiena stessa, rende piu’ facile l’insorgere di tutte quelle patologie muscolari e tendinee che hanno la loro origine, sempre, dalla schiena stessa.
E non dimentichiamo mai che puoi essere perfetto, ma poi ti giochi tutto in pochissimi centesimi di secondo e allora subentra la mente con la sua capacità di controllare la concentrazione e la deconcentrazione che si traduce poi, dopo lo sparo, nel miglior connubio possibile tra contrazione e decontrazione. Bolt non irride i suoi avversari, prima e dopo le gare, affronta le prove con l’allegria che gli deriva dalla consapevolezza della sua forza fisica e questo gli consente di non sprecare un briciolo di energia negativa che spesso, su altri atleti, ha avuto degli effetti deterrenti (uno per tutti Asafa Powel). In altre parole, un fisico perfetto in una mente perfetta: la “tempesta perfetta”. Alcuni mesi fa, in un mio intervento sul doping, fui molto categorico e anche provocatorio su tale argomento. Oggi sarei un bugiardo se dicessi che metterei le mani sul fuoco per Bolt ma, come detto, ci sono delle esigenze di showbusiness che valgono per tutti gli sport e che spesso obbligano i grandi atleti a sottostare a delle regole perverse. Queste regole pero’ non alterano i valori in campo e quindi, se bisogna sollevare sospetti, è totalmente da ipocriti farlo solo su chi vince ed è piu’ forte degli altri.
Quello che mi sento dire, con assoluta certezza, è che vi sono degli indiscutibili riscontri oggettivi su Bolt. La sua carriera agonistica è stata assolutamente lineare e consequenziale nel senso che ha cominciato ad andare fortissimo da juniores, quando la sua massa muscolare non era ancora sviluppata completamente, ha resistito alle pressioni psicologiche che spesso distruggono atleti che esplodono molto giovani e poi, con la definitiva crescita muscolare ed anche maturità mentale, ricordo la finale di Osaka dei 200 metri in cui corse con una scarpa slacciata, ha raggiunto quei risultati che era logico aspettarsi da lui.
Vi lascio con la sua straordinaria progressione dal 2002 ad oggi ( dai 16 ai 23 anni) con la speranza che la sua corsa meravigliosa prosegua senza intoppi perché l’atletica mondiale ha veramente bisogno di un supereroe come lui e i supereroi vanno rispettati.
IL DUCA
In allegato la carriera di Bolt.
Ma si sa, i personaggi molto famosi, in quanto tali, sono soggetti a grandi consensi, ma talora avversioni, frutto di invidia o semplicemente di fattori epidermici. Trovo quindi normale che la gente comune possa criticare Bolt, avanzare dei dubbi sulla liceità dei suoi risultati, come trovo normale che i giornalisti cerchino di metterlo in difficoltà, per fare il titolone piu’ grosso, con domande irriverenti su cui, purtroppo, qualche volta, si costruiscono interviste mettendo in bocca dell’intervistato parole non dette che creano polemiche. Quello che pero’ non capisco è come possa un appassionato di atletica criticare Bolt, mettere in dubbio la sua personale correttezza di atleta, snobbare le sue prestazioni, lamentarsi che si parla troppo di lui e che si da poco spazio ad altri piu’ meritevoli di lui, affermare che irride gli avversari perché prima delle gare ama giocare e scherzare.
La cosa incredibile è che queste critiche le ho lette e sentite dare sia da appassionati che praticano mezzofondo, quindi un pochino meno addentro alle logiche fisiche e mentali di un velocista, ma addirittura da atleti specializzati nella velocità, i quali dovrebbero solo osservare veneranti ed entusiasti le imprese di cotanto eroe.
Scusatemi, ma questa volta voglio veramente assurgere a depositario della verità…
Bolt è l’atleta piu’ perfetto che sia mai esistito perché racchiude in se l’ideale combinazione di elementi indispensabili per superare ogni limite di velocità che si potesse immaginare fosse insuperabile da un essere umano.
Il suo superpotere nasce dal perfetto connubio di forza, esplosività, reattività dei piedi, frequenza ed ampiezza, il tutto sviluppato su un fisico di 196 cm. Sembra banale e semplicistico, ovviamente non lo è, ma il segreto di Superman Bolt è la sua altezza, quella stessa altezza che un tempo i guru dell’atletica ritenevano non adatta per un velocista, ma che invece rappresenta l’elemento in piu’ per superare ogni limite. Questo non significa, chiaramente, che basta essere alti ed anzi tale caratteristica comporta molto spesso una serie di problemi. Innanzitutto è molto piu’ difficile costruire un’adeguata massa muscolare su un atleta alto, perché le lunghissime leve necessitano di un allenamento ben piu’ duro e mirato. In secondo luogo, problema ancor maggiore, tutti gli atleti con il bacino alto subiscono, per il contraccolpo della corsa e degli allenamenti mirati in tal senso, una serie di microtraumi, alla schiena, maggiori rispetto ad un atleta normodotato e questo, oltre a comportare problematiche dolorose alla schiena stessa, rende piu’ facile l’insorgere di tutte quelle patologie muscolari e tendinee che hanno la loro origine, sempre, dalla schiena stessa.
E non dimentichiamo mai che puoi essere perfetto, ma poi ti giochi tutto in pochissimi centesimi di secondo e allora subentra la mente con la sua capacità di controllare la concentrazione e la deconcentrazione che si traduce poi, dopo lo sparo, nel miglior connubio possibile tra contrazione e decontrazione. Bolt non irride i suoi avversari, prima e dopo le gare, affronta le prove con l’allegria che gli deriva dalla consapevolezza della sua forza fisica e questo gli consente di non sprecare un briciolo di energia negativa che spesso, su altri atleti, ha avuto degli effetti deterrenti (uno per tutti Asafa Powel). In altre parole, un fisico perfetto in una mente perfetta: la “tempesta perfetta”. Alcuni mesi fa, in un mio intervento sul doping, fui molto categorico e anche provocatorio su tale argomento. Oggi sarei un bugiardo se dicessi che metterei le mani sul fuoco per Bolt ma, come detto, ci sono delle esigenze di showbusiness che valgono per tutti gli sport e che spesso obbligano i grandi atleti a sottostare a delle regole perverse. Queste regole pero’ non alterano i valori in campo e quindi, se bisogna sollevare sospetti, è totalmente da ipocriti farlo solo su chi vince ed è piu’ forte degli altri.
Quello che mi sento dire, con assoluta certezza, è che vi sono degli indiscutibili riscontri oggettivi su Bolt. La sua carriera agonistica è stata assolutamente lineare e consequenziale nel senso che ha cominciato ad andare fortissimo da juniores, quando la sua massa muscolare non era ancora sviluppata completamente, ha resistito alle pressioni psicologiche che spesso distruggono atleti che esplodono molto giovani e poi, con la definitiva crescita muscolare ed anche maturità mentale, ricordo la finale di Osaka dei 200 metri in cui corse con una scarpa slacciata, ha raggiunto quei risultati che era logico aspettarsi da lui.
Vi lascio con la sua straordinaria progressione dal 2002 ad oggi ( dai 16 ai 23 anni) con la speranza che la sua corsa meravigliosa prosegua senza intoppi perché l’atletica mondiale ha veramente bisogno di un supereroe come lui e i supereroi vanno rispettati.
IL DUCA
In allegato la carriera di Bolt.
17/11/09
In serata l'intervista a Manuela Levorato
(Manuela Levorato, nella foto tra due icone del mondo master femminile, Lusia Puleanga e Rosa Marchi) - Da qualche altra parte la chiameremmo "intervista esclusiva!": su Webatletica è invece una voce, dolce, che viene da "fuori": viene dal mondo assoluto, dal quale spesso prendiamo le distanze, ma che inevitabilmente rappresenta la nostra pietra di paragone. Qui tra i master cerco di alimentare colpevolmente e quotidianamente la "piccola bugia" di un mondo che dentro di sè (e solo lì!!) mi piacerebbe vivesse degli stessi sogni che gli altri mondi per ben più onorevoli obiettivi sportivi, vivono. Ad un nostra amica che mi ricordava di tenere i piedi per terra, ribattevo che per qualche minuto, in questo scrigno (di sogni?) che è Webatletica, si può pensare di essere qualche cosa di più che atleti "maturati", si può vivere di questa piccola bugia e vedersi ciò che in realtà fuori da qui... non si è. Questa è la verità. L'intervista che comparirà stasera su Webatletica a Manuela Levorato fa rivivere la nostra stessa passione per questo sport, i sacrifici, che poi, come per tutto nella vita, sono la possibilità di vivere di sogni e il fatto di poterli rincorrere. Anche se piccoli e insignificanti. Ringrazio Manuela per questa grande possibilità che mi ha dato di riportare i suoi pensieri: l'immagine che ne ho avuto è quella di una mamma che, lei sì, vive coi piedi per terra, ma alimentando i propri sogni, anche se quello più grande se lo stringe quotidianamente tra le braccia. Grazie Manu. A stasera per l'interivista!16/11/09
Manuela Levorato intervistata da Webatletica
(Lusia Puleanga, Manuela Levorato e Rosa Marchi durante una sessione d'allenamento) - E finalmente eccola qui, l'intervista a Manuela Levorato. Le domande sono frutto di un abile ricamo tra gli interrogativi del Duca e i miei. Come dicevo nel precedente articolo introduttivo, il ritratto che ne esce è sicuramente diverso da quello che ci si aspeterebbe da una delle più grandi atlete italiane di della velocità femminile. Qui sotto l'intervista. Buona lettura!- Webatletica: Manuela, il tuo ritorno all'attività agonistica ha destato una certa sorpresa, in quanto dopo la persistente sfortuna da te subita nel momento clou della tua brillantssima carriera, si pensava che la nascita della tua splendida Giulia avesse coinciso con il tuo abbandono. Tale ritorno era già stato programmato all'inizio della maternità o, dopo il lieto evento, è scattato in Te un nuovo impeto e nuovi irrefrenabili stimoli?
- Manuela: Credo non mi sia mai passato in mente di smettere... dopo anni di vicessitudini (nel 2005 operazione ad entrambi i tendini d'achille, ripetuta nel 2006 e due anni di riabilitazione), ho avuto bisogno di fare il punto della situazione e tracciare la linea retta della mia vita... a questo punto è arrivata la mia piccola Giulia. Ma non ho mollato mai. Ho vacillato un poco dopo le Olimpiadi di Sidney dove le aspettative erano tante e mi sono rotta un piede quando gia' stavo li. Più che altro mi ha fatto male lo speculare dietro al mio infortunio. Le mie perplessità sono però svanite nelle 24 ore del viaggio di ritorno! Faccio il lavoro piu' bello del mondo e lo amo cosi' tanto che accetto quel che viene, gioie e dolori, noi atleti siamo assolutamente privilegiati in tante cose. Comunque già mentre aspettavo Giulia pensavo alle mie scarpette chiodate e dopo averla allattata tre mesi sono ripartita con gran voglia. Anche perchè nel frattempo i tendini si erano sistemati ed anch'io sicuramente rasserenata. Sono tornata dal mio allenatore storico Mario Del Giudice e abbiamo ritrovato subito tanta voglia di lavorare insieme. Se devo essere sincera la mia piccola Giulia è stata una motivazione formidabile, ci tenevo cosiì tanto a fare una stagione discreta, il massimo è stato averla avuta in tribuna alla finale dei CdS a Caorle e avere vinto... tra l'alto era anche la prima che vincevo!
- Webatletica: La tua stagione agonistica, sicuramente condizionata da una preparazione approssimativa dopo il lungo stop, è stata sicuramente buona laddove, specialmente sui 100, hai trovato delle buone performaces. Tra l'altro è stata veramente encomiabile la tua voglia di gareggiare sino all'ultima gara della stagione, presentandoti ad una riunione regionale a Cremona dove hai ottenuto il tuo personale dell'anno. Quali sono, dunque i tuoi obiettivi futuri? Vuoi programmare una stagione alla volta o la tua mente è proiettata con decisione a Londra 2010 per cercare di prendere quella rivincita contro il destino che ti ha precluso la possibilità di partecipare ad una Olimpiade?
- Manuela: Ammetto che quest'anno fisicamente è stato oltremodo faticoso riprendere a gareggiare. La gravidanza mi ha dato molto benessere e non ho messo un chilo però la mia massa muscolare era sparita ed il mio fiato cortissimo. Faticavo a fare due giri di corsa! Secondo me riprendere una specialità improntata sulla potenza e sugli stimoli nervosi come la velocità è molto duro. Mi sembrava che tutte le mie vecchie sensazione si fossero attutite, ovvero la testa si ricordava certe cose, ma il corpo proprio non rispondeva! Insomma questo è stato l'inizio. Poi le cose sono migliorate però senza una lunga ricostruzione in atletica non fai niente. Non mi sono molto divertita a fare mezzo secondo di più sui 100 però in cuor mio sapevo che era una sorta di base o passaggio che facevo per l'anno a venire. Quando ho cominciato ad ingranare era fine settembre perciò ho inseguito tutte le gare che c'erano e purtroppo ad Ottobre ho trovato solo il Meeting di Cremona. Spero di essere stata lungimirante e aver messo un "tappetino" per un 2010 ben diverso. Gli Europei del prossimo anno sono uno stimolo forte e congeniale per me... e si, a Londra ci penso e come: ci porterei anche Giulia!
- Webatletica: Come vedi il futuro delle sprinter Italiane e soprattutto, ritieni che all'orizzonte ci possa essere qualche ragazza che possa ricalcare, in qualche modo, la tua splendida carriera?
- Manuela: Per quanto riguarda la panoramica azzurra della velocità sono anni che qualcosa si intraverde, Vincenza Calì ha fisico e talento, peccato per gli infortuni che la frenano. Anita Pistone si è difesa bene. Ora mi piace la giovane Martina Giovannetti che deve peroò costruirsi bene. Includo Libania Grenot che sui 200mt ha fatto molto bene: ecco un'atleta molto determinata che farà ottime cose. Sento spesso dire che il mio settore a livello internazionale latita un po', ma voglio chiarire che emergere nella velocità è quasi impossibile per una serie di fattori e credo non esista sport individuale più competititvo del nostro.
- Webatletica: Vorremmo chiederti qualcosa sulla Fidal e sul Presidente Federale, ma non vogliamo certo metterti in imbarazzo. Ti chediamo però: secondo te, quale è il motivo che spinge sempre meno giovani ad intraprendere quel meravglioso sport che è l'atletica leggera?
- Manuela: Il mio contatto personale con il Presidente Arese è sempre stato cordiale e ho l'impressione sia mosso dalle migliori intenzioni, mi auguro ci siano nuove idee dopo un anno difficile come questo passato. Sarebbe bello che per lo meno si utilizzassero i personaggi dell'Atletica Leggera per fare beli spot... lo sport moderno è fatto anche di questo e se penso al nuoto, alla scherma... bisogna saper vendere i propri buoni risultati, che sono pochi ma ci sono!
- Webatletica: Cosa si può salvare ancora di questa atletica italiana?
- Manuela: Quello che salvo di quest'atletica... Devo dire che a Bressanone il nostro settore giovanile ha fatto vedere tante cose interessanti... e salvo le donne. Su tutte Di Martino, Cusma e Clarissa Claretti. Begli esempi di passione e serietà per questo nostro lavoro.
- Webatletica: Manuela, questo è un sito per appassionati di atletica, i cui lettori son in grande maggioranza degli atleti master. Cosa ne pensi del movimento master in Italia e che immagine ti sei fatta?
- Manuela: Il mondo Master lo conosco molto bene perche' mi alleno da tempo con Rosa Marchi che partecipa da anni alle gare internazionali Master. Poi con il Mitico Enrico Saraceni col quale siamo stati in Nazionale insieme e seguo con entusiasmo i suoi ottimi risultati... e ricordo pure di essere stata in un raduno-staffette tanti anni fa con Mario Longo. Seguo con curiosità la sua dichiarata impresa! E qualche giorno fa in campo e' venuta ad allenarsi Miss Haka, Lusia Puleanga! Nella mia zona il movimento è molto vivo e ci sono parecchi societa' Master: lo trovo salutare, divertente ed e' sicuramente un mondo che si espandera' parecchio in futuro.
- Webatletica: Lo so che è prematuro, ma a Torino, nel 2013, ci saranno le Olimpiadi Master (quest'anno in Australia c'erano 28000 atleti!). In quella data, se tu fossi ancora in attività, cosa potrebbe spingerti a partecipare? La qualità della manifestazione o il semplice piacere?
- Manuela: Mmm... facendo due calcoli... a volte penso che non potrei vivere neanche dopo senza praticare sport... solo che a me piace esclusivamente con l'agonismo, quindi non lo escludo... fisico permettendo!
- Webatletica: C'è una tua avversaria nella tua vita sportiva da sprinter che ti ha particolarmente colpito?
- Manuela: Molte, nel bene e nel male. Mi sono accorta negli anni che anche quelle che vedevo come inscalfibili e immortali spesso nella vita privata si rivelavano tutt'altro. Marion Jones è stata quella che più mi ha colpito; la guardavo come ad una marziana inarrivabile per tutti i metri che riusciva a darmi... se poi penso che e' finita pure in carcere... mi sento contenta per quello che nel mio piccolo sono rimasta. Nel bene invece mi sono piaciute la francese Muriel Hurtis e la belga Kim Gavaert, ora entrambe mamme, mie coetanee e avversarie di tante gare. Forti e talentuose mi hanno sempre dato l'impressione di poter realizzare onestamente quello che han fatto.
- Webatletica: C'è invece un aneddotto curioso che ti riguarda nel mondo dell'atletica?
- Manuela: Aneddoti...oddio..talmente tanti... chissa' che non avremo modo di incontrarci un giorno in una pista di atletica e chiacchierare un po'... anche solo da amici!
Record italiani femminili master: una storia giovane
I record più "anziani" hanno "solo" 29 anni e nessuno di essi è precedente al 1980. Questo anche perchè l'attività master femminile ha iniziato a muovere i primi passi alla fine degli anni '70 e soprattutto in sepcialità più "facili" come la velocità, il lungo e nei lanci. Comunque sia, i 5 record più vecchi appartengono tutti ad Ada Turci, classe 1924, a partire da quello del lancio del peso F55 datato 31/05/1980 (11,12). Nel giro di 5 anni la Turci otterrà questi famosi 5 record che resistono a tutt'oggi come i più longevi della storia master al femminile. Solo 8 record risalgono agli anni '80. 57 record risalgono a prima del 2000, mentre tutto il resto è stato ottenuto nel XXI secolo.
L'atleta nata più lontana temporalmente a detenere un record italiano, è al momento Adorna Eleuteri, nata il 01/03/1912 (avrebbe oggi 97 anni) cui appartiene ancora il record dei 200 indoor F85 stabilito a Gateshead.
La città più prolifica di record italiani al femminile è sicuramente Ancona, visto anche l'utilizzo intensivo dell'impianto degli ultimi anni (e al fatto che piste indoor ne rimangono solo 3 in Italia...). 77 record italiani indoor. All'aperto l'impianto di Lubiana risulta essere stato teatro della bellezza di 17 record italiani femminili.
L'atleta nata più lontana temporalmente a detenere un record italiano, è al momento Adorna Eleuteri, nata il 01/03/1912 (avrebbe oggi 97 anni) cui appartiene ancora il record dei 200 indoor F85 stabilito a Gateshead.
La città più prolifica di record italiani al femminile è sicuramente Ancona, visto anche l'utilizzo intensivo dell'impianto degli ultimi anni (e al fatto che piste indoor ne rimangono solo 3 in Italia...). 77 record italiani indoor. All'aperto l'impianto di Lubiana risulta essere stato teatro della bellezza di 17 record italiani femminili.
14/11/09
I record italiani maschili master: alcuni dati per i pignoli
Al secondo posto di questa classifica dei record, ad una sola lunghezza, Luciano Acquarone, con 25 record italiani, tutti nel mezzofondo. Una sola lunghezza di distacco anche nell'intorno temporale in cui ha ottenuti le sue 25 perle: 26 anni. Il filotto intergenerazionale in una sola specialità l'ha piazzato nella maratona: 6 record consecutivi dagli M50 agli M75. Tra le specialità in cui ha ottenuto i suoi record, oltre la maratona, la mezza maratona, i 10000, i 5000, i 3000, i 3000 indoor, i 1500 e i 3000 all'aperto.
Sul podio virtuale dei pluri-primatisti, si accomoda Vittorio Colò, terzo con 24 record nazionali ottenuti in 22 anni.
Merita una segnalazione anche Giorgio Bortolozzi, che nonostante abbia conseguito "solo" 6 record, ha fatto intercorrere tra il più longevo e il più giovane, 26 anni della sua vita.
Al momento l'atleta più anziano a detenere un record italiano è Luigi Biggi, che detiene tutt'ora i record della 20 e della 30 km di marcia M80. E' nato il 23 febbraio 1910. Oggi avrebbe quasi 100 anni. Il più giovane è invece Nicola Vizzoni, primatista di Martello e martellone M35, nato il 4 novembre 1973, 63 anni dopo Biggi.
Il record più antico in assoluto del mondo master, è quello ottenuto a Bologna il 24 luglio 1938 dal leggendario Luigi Facelli, tutt'ora record italiano M40 dei 400hs con 55"6. 71 anni che non viene battuto. In quel periodo, correre a 40 anni era davvero un'impresa memorabile. Il secondo record più longevo, pensate un pò, è più giovane di quello di Facelli di 40 anni (!!), ed è stato stabilito da un'altra leggenda dell'atletica italiana assoluta (Abdom Pamich) nella 30 km di marcia: 2h22'11" a Roma il 4 settembre del 1978.
Solo 4 record (sugli oltre 640 di cui parlavo prima ottenuti tra gli uomini) sono antecedenti al 1980. 55 sono invece precedenti al 1990. 207 prima del 2000, tutto il resto nel nuovo millenio, sintomo di un miglioramento esponenziale delle prestazioni dei master italiani e della contestuale diffusione dello sport sopra i 35 anni.
Se a qualcuno può interessare, in allegato la classifica dei pluri-record man italiani con almeno 4 migliori prestazioni italiane.
Sul podio virtuale dei pluri-primatisti, si accomoda Vittorio Colò, terzo con 24 record nazionali ottenuti in 22 anni.
Merita una segnalazione anche Giorgio Bortolozzi, che nonostante abbia conseguito "solo" 6 record, ha fatto intercorrere tra il più longevo e il più giovane, 26 anni della sua vita.
Al momento l'atleta più anziano a detenere un record italiano è Luigi Biggi, che detiene tutt'ora i record della 20 e della 30 km di marcia M80. E' nato il 23 febbraio 1910. Oggi avrebbe quasi 100 anni. Il più giovane è invece Nicola Vizzoni, primatista di Martello e martellone M35, nato il 4 novembre 1973, 63 anni dopo Biggi.
Il record più antico in assoluto del mondo master, è quello ottenuto a Bologna il 24 luglio 1938 dal leggendario Luigi Facelli, tutt'ora record italiano M40 dei 400hs con 55"6. 71 anni che non viene battuto. In quel periodo, correre a 40 anni era davvero un'impresa memorabile. Il secondo record più longevo, pensate un pò, è più giovane di quello di Facelli di 40 anni (!!), ed è stato stabilito da un'altra leggenda dell'atletica italiana assoluta (Abdom Pamich) nella 30 km di marcia: 2h22'11" a Roma il 4 settembre del 1978.
Solo 4 record (sugli oltre 640 di cui parlavo prima ottenuti tra gli uomini) sono antecedenti al 1980. 55 sono invece precedenti al 1990. 207 prima del 2000, tutto il resto nel nuovo millenio, sintomo di un miglioramento esponenziale delle prestazioni dei master italiani e della contestuale diffusione dello sport sopra i 35 anni.
Se a qualcuno può interessare, in allegato la classifica dei pluri-record man italiani con almeno 4 migliori prestazioni italiane.
11/11/09
Elzeviro. L'atleta marcio
Pubblico il testo di una mail che mi è arrivata... si accoda alle polemiche sorte in questi giorni.
L'ATLETA MARCIO
Ottimi.
Giorgio Bracco
Cus Roma
L'ATLETA MARCIO
Ottimi.
permettetemi un commento a quanto non avviene in questo periodo di stasi, o forse è meglio dire di calma piatta. Per noi maturi d'anni il potersi permettere di praticare le varie specialità dell'atletica leggera è quasi un lusso. Problemi fisiologici, problemi di affaticamento da usura sia fisica che mentale, problemi di economia di esercizio del portafoglio, problemi di opaca sessualità, problemi di lavoro, mestiere, professione. Però, quando usiamo l'epidermide supplettiva e temporanea della tuta ci sentiamo esenti da ogni male, o quasi. Chi corre, chi salta, chi lancia, a volte con cane e famiglia al seguito ha sempre quel "dippiù" che altri non hanno. Certo è meglio vivere davanti al plasma per " vedere" lo sport o per assistere allo spettacolo del calcio. Ma l'atletica, almeno per i mentori della fisicità, è l'arma che permette di dimostrare (obbligo sociale) la propria valentiae per esternare un peana alla propria bravura. Ecco perchè, personalmente, sono un atleta marcio. All'atletica ricorro quando l'inconsistenza della ragione mi porta atenere il cervello immobile quale statua ed a sovraccaricarlo di pensieri umanamente comuni. Allora! Allora guardo la parete che mi sta inanzi, piena di medaglie, trofei, coppe e diplomi "vinti" in sessanta anni di sport. E nel chiuso della mia solitudine sento salire una carica di volontà che mi permette di riprendere il cammino delle analisi sociosofiche che sto conducendo. Perchè non c'è dualismo tra attività fisica costante e pensiero. La simbologia delle mie potenzialità è rappresentata da una tuta, un paio di scarpe, da un martello o da un disco. E basta: non esiste voce narrante che alimenti una superiorità dell'uno verso l'altro. Personalmente confesso che i minimi successi nel campo dell'atletica mi danno sprone, seppure in silenziosa ritrosia, ad altri minimi successi nello studio del pensiero dualico che è la specialità cerebro-atletica in cui mi esercito e che, per finire, mi permette di ringraziare l'esistenza del Mondo Master. Ecco perchè è bello essere atleti marci, ma atleti.
Giorgio Bracco
Cus Roma
10/11/09
Pekka Viippo: le scuse del dopato di Lahti
- Lei è stato trovato positivo in agosto a Lahti. Come si sente ad essere stato beccato?
- Mi sento dispiaciuto, certamente, di aver fatto una cosa simile, ma ormai non c'è più niente da fare. Ciò che fatto è fatto.
- Che cosa l'ha spinta a doparsi per questo tipo di gare?
- Ho avuto una miriade di dolori alle spalle e ai muscoli, e di conseguenza la preparazione durante la stagione si è interrotta. Dopo i Campionati Finlandesi ho cominciato a credere in una medaglia a Lahti. Così ho preso la scorciatoia, ma l'unica cosa che ho guadagnato è che il mio corpo ora si è completamente spaccato.
- E' stato molto pericoloso prepararsi per una gara del genere con un simile cocktail di steroidi, testosterone e diuretici...
- Per il diuretico avevo la prescrizione: quindi è stato un errore inserire nelle news che mi additavano anche quella sostanza. Ho un farmaco per curare la pressione arteriosa, in cui è contenuta quella sostanza. Quindi non mi era vietato utilizzarlo. Per gli altri non avevo alcuna prescrizione.
- Non hai paura che ormai la tua reputazione sia naufragata con tutta questa vicenda?
- Beh, basta ritornare tra due anni e lanciare le stesse distanze, sia che ti testino che, di contro, se non dovessero farlo. Per quanto riguarda la reputazione, penso che ormai sia andata, ed ora, probabilmente, nessuno crederà più al fatto che io mi sia allenato da pulito...
- Tu sei stato molte volte campione finlandese di boxe. Non hai paura che questo incidente possa gettare un'ombra anche sulle tue medaglie da boxeur?
- Bè, chi conosce questo sport (la boxe) sa bene che quelle sostanze che mi hanno trovato non hanno nulla a che fare con quello sport. Non so nella boxe professionistica, ma in quella dilettantistica credo che pensino ancora che io mi sia allenato in maniera pulita.
- E' stata una sorpresa per te essere sottoposto al controllo antidoping a Lahti?
- Effettivamente ho avuto l'impressione che ci fosse qualche tipo di controllo in corso su di me, sebbene i miei risultati non fossero cambiati da anni. Ma naturalmente quando uno fa spettacolo in mezzo al campo e monta uno show, c'è evidentemente qualche cosa sotto.
- E' rimasto sorpreso di essere stato "beccato"?
- Non ci sono sorprese da momento in cui tu sai quello che hai fatto.
09/11/09
Buon compleanno Vittorio. I 98 anni del pioneer Vittorio Colò
Vittorio Colò (nella foto tratta dal sito di Rosa Marchi) il primo hall-of-famer del mio personalissimo blog, compie oggi 98 anni. Nacque infatti il 9 novembre del 1911. Proprio oggi, anniversario della caduta del muro di Berlino. Fin troppo facili i paragoni, o i voli pindarici per raccontare le gesta di questo uomo straordinario che ha scritto molte pagine dell'atletica italiana master. Purtroppo un problema fisico, all'età di 95 anni (correva l'anno 2006) non gli ha consentito di continuare a scrivere nuove pagine di masterismo italiano. E' stato il primo M95 della storia italiana dell'atletica leggera: ogni gara era un nuovo punto di arrivo e al contempo di partenza. Ma non per Vittorio Colò, ma per l'uomo e le sue possibilità fisiche nel pieno della 4^ età. Se vogliamo un pioniere. The pioneer. Se a poi a scriverlo è stato quest'uomo, eccezionale esempio di longevità, capace di saltare con l'asta e presentaresi nel salto triplo dopo i 90 anni, non si può non rimanere stupefatti. Mi sento di condividere in questo momento chi sostiene che dopo una certa età probabilmente non si può più parlare di atletica. E' infatti qualche cosa di più che banale sport: è il vero tentativo di vincere sè stessi e i propri limiti, laddove il fisico è arrivato ad essere una gabbia strettissima alla propria voglia di libertà. Queste persone, se le incontrate, hanno una carica che non si trova in molti: è la loro mente, che vola più in alto della nostra.Vittorio Colò è attualmente detentore di 25 record italiani, divisi tra lungo, triplo, alto, asta, prove multiple, ma anche 100 e 200. Incredibile a tal proposito il record italiano dei 200 M90: 38"12. Per avere un metro di paragone, l'imbattibile Sansonetti ha corso quest'anno (l'anno dei record mondiali sui 400) in 39"5! E' al momento detentore dei record mondiali indoor del triplo M90 (con 6,52) e della 4x200 indoor M80 (2'26"29 con Marabotti, Sansonetti e Sobrero). E' anche possessore dei record europei indoor del salto in lungo M90 (2,96), del già citato salto triplo M90 (6,52), e dei record europei all'aperto di salto lungo M90 e M95 (3,06 e 1,93), e addirittura del lancio del giavellotto M95 (11,78). Purtroppo non ho ancora a disposizione una banca dati dei Campionati Europei (lancio quindi il mio solito grido di aiuto: chi avesse i risultati degli Europei a partire dall'edizione del 2000 in Finlandia a tutte le precedenti, me li mandi!!!). Quindi posso dire solo quello che ha trovato: 20 ori internazionali individuali (9 ai mondiali all'aperto, 4 ai mondiali al chiuso, 5 agli euroindoor, 2 agli europei all'aperto. 29 medaglie totali (da me conosciute: ma volete che agli Europei di Cesenatico del 1998 e a quelli precedenti non avesse vinto nulla??). Vi lascio con il link ad un bellissimo ritratto di Vittorio Colò disegnato da Rosa Marchi sul suo blog nel 2006. Qui il link.
07/11/09
L'analisi dei record italiani master 2009: Italia batte Francia 243 a 215
(a sinistra, Maria Lorenzoni sul podio di Lubiana) - Grazie al contributo dell'Ufficio Statistiche della Fidal, nella persona di Giusy La Cava, sono riuscito a completare l'intero range dei record italiani master 2009. Come sempre, ci sarà sicuramente qualche refuso (che prego di sottolinearmi, nel caso fosse rilevato): quello che mi preme è comunque creare una piccola cronologia dei record, per non avere a disposizione solo la mera fotografia dei record attuali. E il passato? Cancellato? Cronologia che necessariamente parte dal 2009, e molti dati, volenti o nolenti, sono andati persi e a meno di attingere a piene mani dai database della Fidal, mai si sapranno. Pazienza: importante è che qualcuno scriva la storia del mondo master in qualche modo partendo da un punto di partenza, da un anno zero. Poi non è detto che la si porti avanti, anzi. Vedo la mia esperienza "giornalistica" esaurirsi a poco a poco per mancanza di riscontri che mi diano quella soddisfazione anche solo emozionale per andare avanti.Comunque sia... Sgombriamo subito il campo da qualsiasi dubbio: l'articolo è dedicato agli amanti dei numeri. E parto dalla sfida a distanza con i transalpini, i quali sembra che nel corso del 2009 abbiamo migliorato 215 record nazionali contro i 243 italiani (da me riportati!). Segnale di una certa effervescenza del mondo master internazionale. A proposito! La Presidentessa della Federazione Tedesca di Atletica Master ha sottlineato il boom del masterismo in Germania... 330.000 tesserati! Contro i 70.000 over 35 italiani (contando anche i senior "maturi"). Posterò in seguito l'intervista. Ma veniamo alla fredda realtà delle statistiche.
- 243 record quindi. A primeggiare le donne, nel senso che 131 record, il 53,9%, sono stati ottenuti dalla master e chiaramente il restante 46,1% dagli uomini (112).
- Dei 243 record, 104 sono quelli ottenuti indoor (42,79%), mentre 139 sono quelli ottenuti all'aperto (57,21%).
- La categoria più effervescente è stata quella delle F50 con ben 32 record abbattuti, davanti alle F45, con 25 primati, e agli M45, con 23 record. Sorpresa al 4° con le F75 con 17 migliori prestazioni italiane migliorate nel corso del 2009.
- E una classifica per specialità? La specialità più rivoluzionata nel corso del 2009 sono stati i 400 metri: ben 19 record italiani all'aperto, che, aggiunti agli 11 indoor, porta il totale a 30 record italiani sul giro di pista in 365 giorni. Una vera rivoluzione. La seconda specialità con più miglioramenti sono stati gli 800 mt all'aperto a pari merito con la "nuova" e gradita specialità dei 200hs: 13 record italiani a testa. Tra i concorsi, la specialità con più mutamenti è stato il salto in alto, con 16 record (9 indoor e 7 all'aperto). Un solo record nel giavellotto (la F95 Gabric), e nel lungo all'aperto (la F65 Nuvoli).
- Il record più martoriato è stato quello dei 400 M60, abbattutto ben 5 volte da Vincenzo Felicetti: in successione, 57"49, 57"39, 57"31, 57"26, e il 56"77 di Lahti.
- Se invece consideriamo trasversalmente le categorie, notiamo che il gruppo d'età più prolifico è stato quelli dei 45enni e delle 45enni: insieme hanno ottenuto 48 record italiani. Seguono i 50enni con 43, e i 60 con 22.
- ben 13 atleti hanno conseguito almeno 5 record italiani nel corso del 2009: 7 donne (Cambruzzi, Flaibani, Forcellini, Gabric, Lorenzoni, Mazzenga e Montini) contro 6 uomini (Felicetti, Longo, Rovelli, Sansonetti, Saraceni, Torre).
- Il re, o meglio, la regina dei record del 2009 è stata la F50 bresciana Maria Lorenzoni: 11 record italiani in 5 specialità diverse (3000, 5000, 10000 all'aperto e 1500, 3000 indoor).
- Al maschile hanno dominato Mario Longo e Vincenzo Felicetti con 9 record.
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