11/07/13

Orvieto '13: i pro e i contro del Consigliere Regionale umbro Michele Minelli

Ho chiesto al consigliere Regionale Umbro Michele Minelli (nonchè amico e valente atleta master) di scrivermi due righe sull'organizzazione dei Campionati Italiani Master di Orvieto. Io ne ho ricevuto buone sensazioni. Alla fine, inutile negarcelo, si gira il Mondo per gareggiare, e se l'organizzazione ti consente di farlo senza tanti patemi, meglio per tutti. Qui le sue considerazioni finali a futura memoria. Purtroppo non si sa dove e da chi i prossimi campionati master saranno organizzati: sarebbe stata cosa molto utile un de-briefing tra gli organizzatori di Orvieto e i "nuovi" per capire punti di forza e punti deboli... questa relazione ha il proposito di "aiutare" i prossimi organizzatori...

Ciao Andrea, ti lascio le mie impressioni. Essenzialmente credo che le cose che abbiano funzionato siano state: 
  1. La programmazione organizzativa avvenuta per tempo, cioè si è cominciato a preparare l'organizzazione dell'evento fin dall'anno scorso, contattando le istituzioni pubbliche, tra i quali Comune, Provincia, Coni Regionale e Comitato Regionale Fidal per il patrocinio e la richiesta di contributi e autorizzazioni. Inoltre si è provveduto a incaricare un'agenzia per la questione accoglienza alberghiera. Lo staff organizzativo ha fatto un enorme sforzo per trovare degli sponsor, che visto il periodo di forte crisi economica sono la cosa più difficile da individuare, non dimenticando che Orvieto ha subito, poco tempo fa, un'alluvione che ha messo in ginocchio tutto il tessuto produttivo e commerciale della città. 
  2. L'Organizzazione e la preparazione delle strutture sportive. L'impianto di Orvieto è stato di recente ristrutturato: la pista a sei corsie è pressoché nuova; inoltre in occasione di questa manifestazione TOP della Fidal si è provveduto a inaugurare gli spogliatoi del campo sintetico adibito a zona riscaldamento; inaugurato anche l'ampio parcheggio capace di accogliere i mezzi di trasporto privati degli atleti. Da non sottovalutare inoltre l'impianto di illuminazione progettato e messo in grado di coprire al meglio anche la pista e le pedane. Quest'ultimo accorgimento ci ha permesso di sfruttare le ore serali per le gare ed evitare così le ore torride pomeridiane almeno per le gare di corsa (poi il clima è stato particolarmente mite, ma l'anno 2012 in questo periodo a Orvieto vi erano, di pomeriggio 40°C con il 70-80% di umidità). 
  3. La passione sportiva della Libertas Orvieto. Questo aspetto, secondo me, è stato il più importante nella persona del presidente Moscatelli Carlo (che attualmente è anche presidente della Fidal Umbria) che ha compiuto l'investimento sia economico che umano più significativo, mettendo a disposizione le risorse necessarie senza badare troppo al ricavo, cioè si è prima di tutto pensato a realizzare una manifestazione che potesse soddisfare le esigenze di sport agonistico che il movimento master italiano giustamente reclama; la sensibilità a tale problema della società organizzativa ha fatto si che al centro dell'attenzione ci fosse l'atleta che prepara questa gara magari da mesi e mesi, e quando arriva nel luogo della gara vorrebbe trovare un'orario-gara, una pista e dei servizi funzionanti e all'altezza di un Campionato Italiano. 
Purtroppo, accanto agli aspetti positivi, devo sottolineare alcuni aspetti negativi. Secondo il mio parere non ha funzionato.
  1. Il servizio ristoro organizzato dentro lo stadio. La tensostruttura adibita a ristorante, gestita da una cooperativa privata, non è stata all'altezza di fornire un buon servizio ai partecipanti, andando in difficoltà più volte, con lunghe attese per gli utenti. Questo perchè la cooperativa privata non ha accolto i consigli della società organizzatrice, la Libertas Orvieto, che in tempi non sospetti li ha invitati più volte a prepararsi in modo adeguato. Questo aspetto della ristorazione è stato il più carente, anche se il bar attivo durante la manifestazione sotto la tribuna ha operato al meglio offrendo comunque un buon punto di ristoro per gli ospiti dello stadio Muzi. 
  2. Non ha funzionato come si sarebbe voluto il gruppo dei GGG, che essendo praticamente inesistente in Umbria è stato fatto venire da fuori regione. Questo ha creato non pochi problemi organizzativi e soprattutto ha notevolmente aumentato i costi per la società organizzatrice. A volte si sono verificati casi di vera e propria "incompetenza" da parte dei giudici e arbitri che sul campo gara hanno creato numerosi problemi. Questa realtà di quasi completa inesistenza del GGG regionale credo che sia un serio problema da risolvere in sede di Federazione, istituendo un intervento formativo, magari con incentivi, per formare nuovi giudici che possano creare un tessuto regionale indispensabile per far si che le manifestazioni TOP possano essere organizzate quasi in autonomia da tutte le regioni.  
Infine ti vorrei girare le impressioni fornitemi da alcuni amici delle varie società che sono venuti a Orvieto. La maggior parte degli ospiti ha comunque manifestato il proprio giudizio positivo sulla manifestazione e sull'organizzazione, dicendo che una località centrale sarebbe auspicabile sempre e che la presenza delle batterie nei 100m dovrebbe diventare una costante, anche se è necessario provvedere a migliorare la programmazione oraria senza più fare confusione con la sequenza delle categorie. Si potrebbe prendere, magari, spunto dalla modalità di svolgimento delle manifestazioni internazionali, dove si procede in modo univoco, cioè dai più anziani ai più giovani o viceversa e le finali si alternano tra uomini e donne mantenendo però la costante dal giovane all'anziano o viceversa. Questo non per un motivo di principio ma per un motivo di miglior servizio.

Altra cosa importante è permettere agli atleti di sapere in tempo reale gli orari della propria gara, dato che è possibile bisognerebbe fare si che sul campo di riscaldamento possano essere istallati i video consultabili e non messi a 100m di distanza dal campo: questo sarebbe stato fattibile semplicemente stendendo un pò di metri di cavi e installando un gazebo sul campo di riscaldamento

A mio modesto parere si dovrebbe cominciare a pensare che una manifestazione di questo tipo può essere anche portata su 4 giornate considerando che è molto problematico andare oltre la Domenica mattina con le gare, questo per un motivo organizzativo di chi gareggia e chi fa servizi, ragion per cui se si iniziasse il giovedì pomeriggio si potrebbe concludere la Domenica mattina, magari solo con le staffette e alcuni concorsi. Questa soluzione avrebbe numerosi vantaggi, primo fra tutti liberare gli atleti per poi partecipare alle staffette senza dover rinunciare alle gare individuali. Su questo alcuni obbiettano il fatto che le persone lavorano e che non possono partecipare: questo è assolutamente un falso problema perchè se uno sa mesi prima che ha la gara che gli interessa si tiene il giovedì pomeriggio o il venerdì liberi e provvederà ad organizzarsi per riuscire a partecipare. Chiaro che se si pubblica l'orario gare un mese prima dei campionati, poi si che la cosa diventaun problema!

Michele Minelli 

Un record al giorno: i 200hs m65... ancora Montaruli

Continua inesorabile la mia rincorsa all'aggiornamento delle migliori prestazioni italiane dei master. Ieri avevo parlato del doppio record di Antonio Montaruli. Ebbene, anche oggi parlo di lui, visto che oltre che ai 300hs, Antonio è stato protagonista di un ulteriore miglioramento, ovvero quello dei 200hs M65. Teatro dell'impresa stavolta è stato il Giuriati, il 16 giugno scorso, dove Antonio ha percorso la distanza in 31"54 (con 1,2 di vento contrario), grattugiando il vecchio record italiano di più di 3"! (qui il link ai risultati della gara) Infatti il precedente primato era il 34"78 di Giulio Mallardi stabilito a Macerata nel 2011. Per Montaruli il carnet dei suoi record si rimpingua ulteriormente: sono 6 quelli detenuti (3 come M60 e 3 come M65), oltre che a 3 con le staffette (2 dei quali con la Nazionale Master). 

09/07/13

WMG di Torino: un gioco al massacro con tanti delusi

Francamente non l'ho mai capito questo gioco al massacro. Da un difficoltoso esame di economia politica, ricordo solo alcuni principi sparpagliati quà e là che mi sono rimasti dentro come particelle di sodio sospese: tipo che il mercato ha un'anima propria, che si autoregola, che puoi manipolarlo come vuoi, ma prima o poi "la mano invisibile" riporta tutto nell'alveo del "sapevo sarebbe finita così". Chiaramente tutta la polemica attorno ai WMG gira attorno alla gabella di iscrizione, quei 175 euro che hanno scoraggiato migliaia di master italiani a provare l'ebbrezza dell'"olimpiade master", nell'anno in cui una manifestazione così poco conosciuta alle nostre latitudini avrebbe potuto spopolare, vista la contemporanea organizzazione dei mondiali master in Brasile, ovviamente molto più espansivi anche solo per il viaggio transoceanico da affrontare. 

175 euro, sono 175 volte la tassa di iscrizione ad una gara regionale o provinciale. 175 euro sono due paia di scarpe di ottimo pregio. Oppure due voli andata-ritorno con Ryanair ovunque, un soggiorno di lusso in qualche città italiana. 175 non potevano essere la tassa di iscrizione ad una manifestazione per master, perchè tutto pare, tranne che una cosa "giusta". Così la "mano invisibile" ha sistemato tutto, a futura memoria. La "massa" non si presenterà a Torino, e lascerà le corsie vuote rendendo la manifestazione sicuramente più povera di quello che sarebbe potuto essere. Non sono bastate le sempre più insistenti voci che chiedevano un "ritocco" verso il basso della gabella: no, nulla, l'unica "apertura" è stata riservata agli atleti piemontesi (con la supertassa passata da 175 a 100 euro). Perchè loro sì e gli altri no? Lo sport non deve fare differenze di estrazione territoriale! Solo in Italia si sarebbe potuto assistere ad una simile sperequazione anti-sportiva. 

Poi ecco che dopo il danno, arriva la beffa, ovvero un articolo su Repubblica che individua gli over 35 italiani come "sedentari", viste le scarse iscrizioni ai WMG. Il fatto che l'articolo riportasse i dati per raggiungere il sito del WMG penso sia significativo da dove e da chi fosse arrivato l'input. No, signori del WMG, gli sportivi italiani non sono "sedentari", sono solo stanchi di pagare le cose 5 volte di più di quelle che sarebbero dovute essere. I master non sono nè sedentari (l'articolista si sarebbe dovuto prendere la briga di sfogliare i dati dei tesseramenti degli over 35), ma nemmeno stupidi, ecco. 

Un prezzo politico giusto sarebbe potuto essere il 40 € di Zittau di iscrizione, più un 15 € per ogni gara. E si pagava un terzo rispetto ai WMG che hanno voluto far la voce grossa senza avere alle spalle una tradizione "storica e sportiva" che gli consentisse qui in Europa di fare ciò che hanno fatto. Eppure avevano l'esperienza di Lignano del 2011: la partecipazione era risultata comunque ridotta (anche se la tassa era più abbordabile) e se si aumenta l'altezza dei muri, ci si tira le legnate sui... piedi. Poi non ci si può lamentare, no? Gli atleti italiani non sapevano nemmeno cosa fossero i WMG, visto che la manifestazione è stata quasi sempre una kermesse australe o americana, dove questo tipo di manifestazione va per la maggiore... o almeno, tira più che in Europa. Quindi è stato sbagliato l'approccio col mondo master italiano (ed europeo), le richieste esose (voglio proprio vedere se alla prossima edizione continueranno a sacrificare il numero di iscritti, per salvare il prezzo dell'iscrizione) come se il marchio WMG fosse uno di quegli oggetti di lusso per il quale non può abbassare il prezzo per non perdere fette di mercato. Il mercato non c'è ancora! Quindi sbagliato due volte. Così si intuisce che il reale obiettivo era quello di portare alcune migliaia di "vecchi" atleti e relative famiglie e fargli spendere un pò di soldi, non solo per fare sport, ma per dare una boccata di ossigeno alla martoriata economia ricettiva morente di Torino. Stavolta è stato troppo palese il tentativo... ed è stato troppo per tutto. 

Io mi ero offerto, in tempi non sospetti, di farmi da tramite col mio sito, di poter parlare dei WMG, (qualcosa di master pensavo di poterne sapere) ma la mia mail è rimasta lettera morta cestinata in qualche spam-list su un server ...@wmg.it. Meglio così: diventare sodale ad una simile soprattassa mi avrebbe di sicuro arrecato problemi di visibilità, benchè sia comunque molto limitata.

Manca ormai meno di un mese, le iscrizioni sono chiuse, e possiamo parlare a giochi fatti. Nessuno può più far nulla, e probabilmente non si sarebbe potuto fare più nulla dal momento che altri atleti avevano già pagato il quantum fin dall'inizio. Rimango col dubbio sul perchè questa cosa: bastava dimezzare il prezzo per triplicare gli iscritti e aumentare notevolmente l'indotto per la città e i servizi annessi. Per quei principi sugli equilibri del mercato... Ma si è voluto fare a cornate con le tasche dei master... amen. Buon divertimento. 

La vera storia dei 400 italiani: i migliori Andrea Barberi e... Marcello Fiasconaro

La storia dei 400 italiani è in realtà una non-storia internazionale, nel senso che, stranamente, risulta una specialità che ha regalato molto ma molto poco dal punto di vista "metallico" e di soddisfazioni urbi et orbi. Una storia di nicchia, che sbiadisce di fianco allo sprint e al mezzofondismo limitrofi. Per tutti valgono queste considerazioni: l'unico oro in una delle 5 manifestazioni internazionali più importanti (in ordine: olimpiadi, mondiali, europei, mondiali indoor ed europei indoor), sui 400 è stato conquistato dal compianto Pietro Mennea a Milano nel 1978. Praticamente la quasi totalità di medaglie conquistate sul giro di pista (doppio giro... al coperto) arrivano dalla meno frequentata manifestazione internazionale al coperto, cioè gli Euroindoor (8 su 9). L'unica medaglia all'aperto conquistata da un italiano sui 400, è invece l'argento di Marcello Fiasconaro ad Helsinki nel 1971, quando si correva su piste non certo all'altezza delle nostre e con scarpette non così estreme come quelle che circolano oggi. Allora l'atleta italo-sudafricano corse nel tempo di 45"49, che nonostante siano passati 42 anni, risulta essere una prestazione che se corsa ai nostri giorni sarebbe venerata con degli ex voto. Senza poi dimenticare che quel tempo è stato migliorato solo di 30 centesimi nelle restanti 42 primavere. Meno di un centesimo all'anno, mentre l'uomo perlustrava in lungo e in largo la luna. 

Nessun italiano ha raggiunto una finale olimpica: quelli che si son spinti più avanti sono i 6 semifinalisti, l'ultimo dei quali fu Claudio Licciardello a Pechino '08 (45"64 e 8° nella sua semi). Quello che ci andò più vicino fu invece Mario Lanzi, in semifinale alle Olimpiadi di Berlino '36. Ai mondiali outdoor, invece, si contano due soli semifinalisti, entrambi ottavi: Andrea Barberi e Matteo Galvan. 3 i semifinalisti ai mondiali indoor (Saber, Vaccari e Valentini). Ci consoliamo così con i Campionati Europei all'aperto, con 8 finalisti e la citata medaglia d'argento di Fiasconaro, e soprattutto la manifestazione-tascabile degli europei indoor, che è la più abbordabile e quella che, naturalmente, ha portato più soddisfazioni al 400ismo italico compreso l'unico oro di Mennea. 

Detto questo, la storia dei 400 italiani diventa a questo punto una storia quasi interamente autoctona e di conseguenza di estrapolazione di dati statistici, visto che non lo può essere di date (memorabili). Dati al posto di date. Chi ha lasciato più traccia di sè nella piccola storia di questa specialità? Se guardiamo la storia dei campioni italiani, la "storia" dello scudetto sui 400 outdoor parla chiaro:
  1. 8 titoli: Andrea Barberi
  2. 5 titoli: Ettore Tavernari, Mario Lanzi; Mario Fraschini; Sergio Bello; Andrea Nuti; 
  3. 4 titoli: Franco Giongo; Antonio Siddi; Marco Vaccari; 
  4. 3 titoli: Vincenzo Lombardo; Marcello Fiasconaro; Alfonso Di Guida; Mauro Zuliani; 
Barberi è stato sicuramente il miglior 400ista del XXI secolo, viste le vittorie e il dominio incontrastato sulla specialità nella prima decade degli anni 2000. Emergono anche le figure del bolognese Ettore Tavernari, pilone della nazionale degli anni '30; Mario Fraschini, Sergio Bello e naturalmente Andrea Nuti.

Per comprendere ancor meglio chi abbia avuto lo spessore tecnico migliore di sempre, ho così preparato una cosa semplicissima. Ho preso in considerazione le prime 10 prestazioni personali di sempre dei migliori 400isti italiani (fin dove le risorse della rete riescono a spingersi) e ho stilato la graduatoria dei migliori quarter-milers basandosi sulla media di quei risultati. Per alcuni versi è sorprendente, perchè, come è evidente, ci sono atleti che riescono ad avere prestazioni stabili nel tempo, e altri che hanno avuto 2/3 giornate di grazia, per poi tenere medie "normali" se non di molto inferiori. La storia così restituisce "fenomeni" sovrastimati, e operai sottostimati. Ma del resto l'atletica e lo sport è questo: Bradbury docet. Osservate quindi la graduatoria dei migliori 400isti sulla media dei primi 10 risultati personali ottenuti in carriera (chiaramente la graduatoria è in divenire, per gli atleti in attività).
  1. 45"652 - Andrea Barberi
  2. 45"661 - Claudio Licciardello
  3. 45"715 - Andrea Nuti
  4. 45"818 - Marco Vistalli
  5. 45"825 - Marcello Fiasconaro
  6. 45"862 - Marco Vaccari
  7. 45"866 - Mauro Zuliani
  8. 45"884 - Alessandro Attene
  9. 45"963 - Roberto Ribaud
  10. 45"984 - Ashraf Saber
  11. 46"127 - Alessandro Aimar
  12. 46"211 - Fabio Grossi
  13. 46"268 - Matteo Galvan
  14. 46"442 - Marco Salvucci
  15. 46"448 - Stefano Malinverni
  16. 46"462 - Luca Galletti
  17. 46"487 - Alfonso Di Guida
  18. 46"556 - Edoardo Vallet
  19. 46"586 - Isalbet Juarez
Prima riflessione dopo questa classifica: Andrea Barberi non solo ha dominato con i suoi 8 titoli italiani (outdoor), ma a questo punto anche a livello cronometrico medio. Sorprende la vicinanza millesimale (9 millesimi) tra Barberi e Claudio Licciardello, che di fatto è stato forse il più talentuoso 400ista di sempre in Italia, visto che i suoi risultati sono stati ottenuti in un intervallo di tempo molto inferiore a quello di Barberi. Di Barberi invece esce un'immagine di atleta solido e consistente nel tempo, contrapposto al genio e alla sregolatezza del siciliano, che le statistiche raccontano aver posseduto potenzialità inesplorate. Giustamente al terzo posto compare Andrea Nuti, il Barberi degli anni '90 (o Barberi è stato il Nuti del 2000?) pietra inamovibile della Nazionale italiana, la cui carriera (almeno a livello di tempi) forse non racconta appieno il suo valore. Lo vedremo dopo quanto abbia inciso, anche se purtroppo quelle statistiche si vedono solo qui dentro e quel peso lo si percepiva al tempo in cui correva senza peraltro comprenderne appieno il motivo. Probabilmente avrebbe meritato il record italiano, come quel giorno del luglio del '93 al Sestriere in cui corse in 45"35. Ricordo che quel giorno mi stavo allenando all'Arena, quando vidi Mauro Zuliani (ormai architetto in carriera) scendere dal Pulvinare in maniche di camicia e rivolgere al Coach Cesare Manzotti qualcosa del tipo: "(biiiip) c'è andato vicino!". Quel giorno, giovane e acerbo atleta, capii che anche i record contano, nonostante fossero passati 12 anni da quel primato epocale. Come è noto, passarono poi altri 15 anni prima che proprio Andrea Barberi a Rieti abbassasse quello stesso record, che durò quindi la bellezza di 27 anni. Quei 27 anni hanno creato il mito di Zuliani. 

C'è da dire che oltre agli atleti sopra ordinati, ci sono atleti cui non sono riuscito a ritrovare almeno 10 prestazioni: ciò vuol dire che il dato sarebbe di molto appesantito qualora fossero noti gli ulteriori risultati per completare il quorum. Prendo solo quelli con almeno 7 prestazioni, visto che sotto questa evidenza statistica il dato sarebbe chiaramente molto agevolato dall'assenza di dati. Ovvero:
  1. 46"187 - Donato Sabia (7 prestazioni)
  2. 46"347 - Roberto Tozzi (8)
  3. 46"435 - Andrea Montanari (7)
Ci siamo? Non ancora. Rispetto al percepito, rilevo subito una cosa: che Mauro Zuliani, che è sempre stato considerato il miglior talento dei 400 italiani di sempre, alla sfida delle medie, esce un pò shakerato. Questo anche perchè, di fatto, scese sotto i 46" in sole 4 circostanze, tre delle quali compaiono ancora nelle prime 6 prestazioni italiane di sempre (45"26, ovvero l'eterno record italiano, 45"34 e 45"35). Tutte e 3 le prestazioni ottenute nel 1981, a 22 anni. Zuliani, è noto, subì alcuni infortuni che di fatto gli azzopparono una carriera che sembrava dover essere fulgida. Dopo quel 1981, infatti, Zuliani non riuscì più a scendere sotto i 46" nonostante la giovanissima età. 

Forse non si è ancora capito come potrebbe essere la gerarchia... secondo me dovremmo vedere anche chi ha più caps sotto i 46". Partiamo da un dato: gli italiani, all'aperto e sui 400, sono scesi un totale di 99 volte sotto i 46". 18 gli atleti scesi sotto quella stessa soglia. Questa la classifica di caps sub-46":
  1. 15 volte - Andrea Nuti
  2. 14 volte - Andrea Barberi 
  3. 11 volte - Marco Vistalli
  4. 09 volte - Claudio Licciardello; Marco Vaccari; 
  5. 07 volte - Alessandro Attene; Marcello Fiasconaro; 
  6. 05 volte - Ashraf Saber; 
  7. 04 volte - Mauro Zuliani; Roberto Ribaud; 
  8. 03 volte - Donato Sabia; 
  9. 02 volte - Alessandro Aimar; Matteo Galvan; Fabio Grossi; 
  10. 01 volte - Andrew Howe; Pietro Mennea; Marco Salvucci; Pierfrancesco Pavoni; 
Ed ecco quindi che esce alla distanza lo spessore di Andrea Nuti, che supera nei sub-46" Andrea Barberi. Ma non voglio finirla così... Siccome nello sfogliare i risultati ho notato che qualcuno degli atleti qui sopra, ha avuto di fatto una gloria cristallizatasi "a cavallo" dei 46", infrangendo la barriera psicologica e statistica solo in poche circostanze. Pensate ai tre 46" netti di Roberto Ribaud, per esempio: e a diversi risultati da lui ottenuti tra tra 46"00 e 46"10. Vediamo se, ampliando la base statistica cambia la prospettiva dei migliori 400isti italiani di sempre. Così ho preso come deadline il 46"30, cercando di enuclerare una classifica su chi ha corso più volte sotto questa soglia: questa la classifica che mi è uscita. La classifica di caps sotto i 46"30
  1. 36 volte - Andrea Barberi
  2. 32 volte - Andrea Nuti
  3. 23 volte - Roberto Ribaud
  4. 22 volte - Marco Vaccari
  5. 20 volte - Marco Vistalli
  6. 19 volte - Marcello Fiasconaro
  7. 17 volte - Claudio Licciardello
  8. 12 volte - Mauro Zuliani
  9. 09 volte - Ashraf Saber e Alessandro Aimar
  10. 08 volte - Alessandro Attene
  11. 06 volte - Fabio Grossi
Cosa notate di strano? L'incredibile ascesa del nostro amico Roberto Ribaud, che ha piazzato una serie impressionante di risultati appunto sotto quel limite di 46"30, raggiungendo il 3° posto globale nonostante l'11° rango nelle graduatorie all-time fissate sui limiti personali. Diciamo che questa classifica premia la classe operaia e la costanza ad alti livelli. I primi 4 rappresentano di fatto l'ossatura di una 4x400 solidissima e con le palle. I secondi 4 invece, i talenti sopraffini, anche se Vistalli è più border-line, vista la sua solidità prestativa. 

Concludendo, perchè mi son dilungato e si potrebbe dire molto altro... il miglior italiano di sempre sui 400 maschili all'aperto risulta, ad oggi, Andrea Barberi. Certo che non si potrà mai dimenticare, al pari di Barberi, come in quelle classifiche compaia un tizio che gareggiava negli anni '70, al secolo Marcello Fiasconaro, che correva nelle condizioni che possiamo solo immaginare, che vinse, unico italiano, una medaglia su un 400 in una manifestazione outdoor... comunque, ad ognuno il suo ranking, un pò di luce su questo piccolo mondo ve l'ho fatta. Metto qui sotto, in estrema sintesi, i miei risultati. 

I migliori: Marcello Fiasconaro e Andrea Barberi;
I talenti (inespressi?): Claudio Licciardello e Mauro Zuliani;
Gli "operai": Andrea Nuti, Marco Vistalli, Marco Vaccari, Roberto Ribaud; 

Italiani Orvieto: le F40 e le 5 doppiette

Velocità: Neumann su 100 e 200, Moroni sui 400 - doppietta per Denise Neumann su 100 e 200,  che conquista così il 10° e l'11° titolo tricolore individuale rispettivamente con 12"40 ventoso e 26"01. 3° titolo consecutivo sui 100. Sui 400 invece Maria Costanza Moroni all'ultimo anno di categoria si impone nettamente con 1'00"32, vincendo il suo 7° scudetto tricolore (nel lungo vincerà l'8°). Solo nel 2009 il titolo fu attribuito con un tempo sotto il minuto (il 59"50 di Maria Ruggieri a Cattolica), mentre quello della Moroni è il terzo tempo di sempre necessario per vincere un campionato italiano sui 400 piani. 

Mezzofondo: la Tiselli continua a macinare medaglie - Zugnoni nei 5000 - Altra Doppietta (alla fine le doppiette tra le F40 saranno addirittura 5: Neumann, Moroni, Sapienza, Proietti Pannuzzi e appunto Tiselli) per Paola Tiselli, che fa suoi gli 800 e 1500, rispettivamente con i crono di 2'22"05 e 4'45"42. I suoi titoli italiani individuali salgono così a 25 (27 con le staffette) ai quali si sono aggiunti quindi il 4° consecutivo sia sugli 800 che sui 1500 outdoor. Sui 5000, invece, secondo titolo del 2013 per Cinzia Zugnoni, che aveva vinto anche i 3000 indoor ad Ancona. Vittoria nettissima la sua, con 17'45"44, che in pratica rappresenta il "record dei campionati", visto che il precedente record F40 era stato stabilito proprio l'anno scorso con un tempo praticamente simile (17'45"71 di Anna Spagnoli). E' la terza circostanza che il titolo si vince correndo sotto i 18'. 

Salti - nomi altisonanti: Moroni record "ventoso" nel lungo - il ritorno di Debora Locatelli - Giordo nel triplo - come si diceva, il 8° scudetto di Maria Costanza Moroni da master, arriva dal salto in lungo. Al 5° volo, piazza il pareggio al suo attuale record italiano di 5,53, purtroppo viziato da un aliseo di 2,8, un punto più alto di quando fece il primato a Donnas l'anno scorso. Alle sue spalle Tiziana Bignami, tornata a buoni livelli soprattutto nella velocità. Clamoroso ritorno in pedana nell'alto di Debora Locatelli, che ha fatto sua la gara per distacco a 1,53. Dopo essersi cimentata in qualche gara di lanci per ritornare nel mondo agonistico, il 25 maggio è tornata finalmente all'antico amore del salto in alto a Donnas, saltando 1,50. Ad Orvieto la sua seconda apparizione, a 1,53. Certo, i record master della Bugarini sono ancora lontani, ma siamo solo all'inizio della risalita. Infine Roberta Giordo si impone nel triplo con 10,18 in una competizione comunque combattuta. E' il suo secondo titolo, dopo lo scudetto nel triplo indoor a marzo.

Lanci - doppiette di Sapienza e Proietti Pannuzzi - la Greceanu si prende il giavellotto - Altre due doppiette dai lanci, dove Pasqualina Proetti Pannunzi fa suoi sia il lancio del peso con 11,02, che il lancio del disco con una bordata a 40,62. I suoi titoli salgono così a 13, con il titolo nel disco e il nel peso (compresi quelli vinti al coperto). L'altra doppietta se l'è intascata di Santa Sapienza, prima nella tradizionale accoppiata martello-martellone. Il primo vinto con 38,82, il secondo con 13,29. Titoli individuali che schizzano a 21, i primi dei quali vinti nel 2004, compresi i pentalanci invernali ed estivi. Infine invasione di campo di Nely Mery Greceanu, che dal triplo va a conquistarsi la vittoria nel giavellotto con 26,87, suo 15° titolo italiano in carriera, comunque il 4° nel giavellotto.

Marcia - Valeria Pedetti al bis - Valeria Pedetti, profeta in patria, dopo il titolo dell'anno scorso a Comacchio, bissa il tricolore vincendo con un gran crono: 25'18"91. 3° titolo italiano in carriera.

Staffette a Roma e in Liguria - La quadriga della Roma Acquacetosa ha vinto il titolo con 53"86 in solitaria, bissando il successo del 2011 nella stessa categoria (ma con 5" in meno...). LA società genovese del Trionfo Ligure vince invece la 4x400 con 4'29"17, primo titolo conquistato in una staffetta. 

Antonio Montaruli due record sui 300hs M65: 48"24 e poi 47"32

47"32. Questo è il nuovo primato italiano M65 stabilito da Antonio Montaruli a Carugate l'8 di giugno scorso. Record doppio, a dire il vero, perchè la miglior prestazione italiana era stata già da lui abbassata a Como qualche giorno prima (il 2 giugno), circostanza in cui siglò il crono di 48"24. Se guardate la foto, noterete un particolare di non poco conto, ovvero che i competitors di Antonio sono... ragazzini. Infatti ecco la grande novità, che si spera possa prendere piede: la possibilità di aumentare le possibilità di partecipazione dei master tramite la facoltà di gareggiare con i cadetti, così com'è stata concessa a Montaruli in Lombardia. Per ora l'idea riguarda solo gli ostacoli (si pensava ad esempio agli M50 e M55 con gli allievi). E il risultato si è visto: due record italiani nel giro di pochi giorni, in una specialità che viene corsa praticamente in un paio di circostanze all'anno (i c.d.s. master e gli italiani master). C'è naturalmente chi ha resistenze in materia (non gli piace vedere "anziani" correre con i giovani... e non si capisce come il giovane potrebbe essere turbato in questa cosa). Personalmente mi è capitato di gareggiare in una gara simile sugli 80: master contro cadetti. Bellissima opportunità, con tantissima gente (i genitori culturalmente... educati) interessata allo scontro generazionale. L'atletica è esseri-umani-contro, a prescindere dall'età. La cultura dello sport è quella di abbattere le barriere, anche quelle dell'età, non certo quella di conservarle e mantenerle inalterate consentendo ai ragazzi di crescere in un ambiente ovattato. Tra l'altro ormai le gare cadetti, in determinate specialità come negli ostacoli, stanno diventando dei canti di dolore nella solitudine, con pochissimi interpreti... Comunque, questa la cronologia del record dei 300hs M65, ricordando che il precedente record apparteneva al compagno di squadra al Road Runner di Milano, Aldo Del Rio.

  • 51"50 - Diego Febbe - Formia - 19/06/1999
  • 50"78 - Antonio Farsaci - Poznam - 23/07/2006
  • 50"38 - Giulio Mallardi - Bastia Umbra - 02/07/2011
  • 50"23 - Giulio Mallardi - Misano Adriatico - 08/09/2011
  • 50"00 - Aldo Del Rio - Bellinzona - 08/09/2012
  • 48"24 - Antonio Montaruli - Como - 02/06/2013
  • 47"32 - Antonio Montaruli - Carugate - 08/06/2013

08/07/13

Manu-per-due: Gentili e Baggiolini record nei 400hs (F35 e F40)

Negli scorsi giorni sono caduti, tra i tantissimi che sto cercando di ricostruire, anche i record italiani over-35 sui 400hs delle due categorie "più giovani" dei master, ovvero la F35 e la F40. Il primo a cadere è stato quello dei 400hs F35 grazie alla "top player" Manuela Gentili, che a Mersin, il giorno 27 di giugno in Turchia, durante i Giochi del Mediterraneo, è scesa per la 6^ volta in carriera sotto i 56", correndo un sontuoso 55"89, suo 5° tempo di sempre, a poco più di 3 decimi dal proprio record personale. Per lei la gara è coincisa anche con la medaglia di bronzo. Il precedente primato le apparteneva dal primo giugno, quando con 56"72 a Ginevra esordiva come F35 all'aperto battendo il primato siglato dalla Baggiolini nel 2011 (59"61). Proprio Emanuela Baggiolini,  nei giorni immediatamente successivi al tempo ottenuto dalla Gentili a Mersin, abbassava ulteriormente il suo precedente record nei 400hs F40 stabilito l'anno scorso a Rovereto (1'01"73), portandolo prima a 1'01"26 a Parma il giorno 30 di giugno (qui il link alla gara), quindi tornando ancora a Rovereto un anno dopo, e correndo in questa circostanza in 1'01"13, 13 centesimi in meno quindi del fresco primato stabilito in Emilia (qui il link alla gara di Rovereto). Per lei è la sesta volta che viene migliorato il record F40 dei 400hs nel giro di due stagioni. Pensate che curiosità: il tempo della Gentili (55"89) e quello della Baggiolini (1'01"13) in pratica coincidono in quanto a traduzione in AGC: il primo infatti equivale ad un 93,65%, mentre il secondo in 93,62%. Sorprese dal mondo degli algoritmi, che equiparano due prestazioni che sono apicali nelle rispettive categorie, a distanza di 6 anni e 6 secondi di differenza. Segue la cronologia del record dei 400hs F40.
  • 1'03"83 - Barbara Ferrarini - Misano - 09/09/2007
  • 1'03"41 - Emanuela Baggiolini - Nembro - 20/06/2012
  • 1'03"10 - Emanuela Baggiolini - Comacchio - 23/06/2012
  • 1'02"84 - Emanuela Baggiolini - Lucca - 26/06/2012
  • 1'01"73 - Emanuela Baggiolini - Rovereto - 29/06/2012
  • 1'01"26 - Emanuela Baggiolini - Parma - 30/06/2013
  • 1'01"13 - Emanuela Baggiolini - Rovereto - 05/07/2013

07/07/13

Sergio Ruggieri: tanto tuonò che piovve... record sugli 800 M45

I record sono fatti per essere cancellati, volenti o nolenti. Arriva sempre qualcuno, prima o poi, che fa meglio di quanto si riteneva imbattibile. Come il record degli 800 M45, che era stato fissato nel 2008 a 1'59"22 da Giuseppe Romeo a Rezzato (BS). Proprio Romeo, un mesetto fa, aveva visto bene di migliorare il record M50 della distanza, portandosi avanti su quello che sarebbe stato l'attacco finale al record della categoria precedente, gli M45, portato da Sergio Ruggieri. Che Ruggieri stesse più che in forma, poi, si era visto ai campionati italiani di Orvieto, dove con una gara alla Rudisha stile "Londra '12", aveva sfiorato di pochissimi centesimi quel record (1'59"33 o qualcosa di simile) stroncando la resistenza di atleti come Francesco D'Agostino che stanno dominando la specialità da qualche tempo. Impresa nell'impresa, quindi. A Roma, Farnesina, è successo quindi quello che ormai si riteneva essere il "ponderabile", ovvero l'abbattimento di quello stesso record da parte di Ruggieri, durante una gara "assoluta", quindi con il favore di qualche atleta più forte. Durante i campionati Regionali laziali è così uscito il primo sub-1'59" della storia su un 800 da parte di un atleta italiano over-45. 1'58"93, che tradotto in AGC fa 93,62%, cioè un 1'48"00

04/07/13

Un record al giorno: Dario Rappo cancella Acquarone nei 3000 M65

Ogni record battuto di Luciano Acquarone fa storia a sè, è qualche cosa che va oltre il semplice primato italiano. E' una piccola impresa nell'impresa, come ci stiamo abituando a vederne. Anzi, quest'anno sembra assistere ad una piccola rinascita del movimento master nazionale, forse perchè il clima non sembra più così vessatorio e le opportunità di gareggiare sono aumentate. La notizia, quindi, ovvero quella per cui Dario Rappo (classe '48) ha stabilito la nuova miglior prestazione italiana sui 3000: 10'23"01, a Scorzè, ovvero 4 secondi-e-mezzo in meno del record del citato Acquarone, che nel lontanissimo 1996 seppe correre in 10'27"5 a Santhià. 17 anni dopo, quindi, battuto il record: era il secondo record sui 3000 tra tutte le categorie, maschili e femmnili, più "vecchio", dopo quello del leggendario Vittorio Fontanella che detiene ancora quello nella categoria M40 (8'15"38 corso nel 1995). Per Dario Rappo è questo il 10° record individuale detenuto, tra indoor e outdoor, prove spurie comprese. Solo nel corso del 2013 il veneto ha migliorato 6 record italiani. 

Orvieto '13: gli M35

Velocità: doppietta di Pau e Super-Lisa - 100 e 200 M35 hanno dimostrato come l'onda lunga del masterismo, prima o poi arriva. Non si ricorda una partecipazione così ampia a queste due prove di sprint, e lo spettacolo ne ha sicuramente beneficiato. La finale dei 100 M35 ha anzi rappresentato una prova di uno spessore tecnico davvero notevole. Il sardo Giovanni Pau, che in carriera (questo ho trovato sulla rete) ha corso in 10"53 (con -1,9) sui 100 e 10"41 ventoso. Ma anche Andrea Rabino, 60ista di primo piano del primo lustro del XXI secolo, capace di correre in 6"63 e presente ad un paio di mondiali indoor, un paio di universiadi e un paio di europei indoor. Tra i partenti, favoriti per l'oro, Stefano Tugnolo, vincitore dei 100 dell'anno scorso, di fatto il primo competitor di Pau (già dopo le batterie la sfida sembrava portare ad uno scontro tra i due) e il lombardo Andrea Marinoni, talento "emergente" dello sprintismo master. La gara si risolve di prepotenza per il sardo, con un crono ventoso ma eccellente (11"05 con 2,7) davanti a Tugnolo (11"15)  e Marinoni (11"19). A parziale scusante di Tugnolo, l'aver partecipato tra la batteria e la finale, alla gara del salto in lungo (di cui parlerò dopo) e in cui otterrà una clamorosa soddisfazione. Si passa ai due ed è doppietta per Pau, che vince di soli 2 centesimi su Marinoni (campione italiano della distanza indoor) senza però che vi sia stata sfida. 23"27 a 23"29 con vento praticamente simile (1,6 contro 1,7... sempre a favore) ma in due serie differenti. Già perchè Pau è stato inserito nelle serie senza tempo, partendo così col pettorale alto e aspettando che scendessero tutti gli altri dal cancelletto. Peccato per la mancata sfida diretta. Infine i 400 di Tommaso Lisa, che spara un incredibile 49"22 assolutamente fuori portata per tutti i suoi avversari e conquista il suo primo titolo master. E' la prima volta che un atleta M35 riesce ad andare sotto i 50" ad un campionato italiano master outdoor (quindi record dei campionati per Lisa), mentre di fatto il primo a riuscire in questa impresa fu Francesco Cundò nell'edizione indoor del 2009 (49"88). Comunque, in 3 sotto i 52": notevolmente aumentato il tasso tecnico rispetto alle edizioni precedenti. 

Mezzofondo: la quasi fuga-bidone degli 800 e le vittorie di Dell'Aquila (1500) e Miggiano (5000) - Prima serie degli 800, quella senza tempi o dei "rincalzi". Parte a tuono Walter Molino, passa "tranquillamente" in 1'01"5 e va in progressione: 2'01"89. Il jolly che mette tutti quelli che seguiranno nella condizione di dover metter da parte eventuali tattiche. Ci riuscirà il solo Enea Zampini, nella terza serie, che tra l'altro prima di Orvieto vantava un 2'01"86 appena sotto al tempo di Molino. Dopo un passaggio a 59"4, Zampini riesce a chiudere in 2'00"50, suo miglior risultato cronometrico delle ultime 5 stagioni. Nei 1500 sarà invece Felice Dell'Aquila ad imporsi, con 4'08"78, conquistando il suo secondo titolo italiano del 2013, dopo quello dei 10000 a Gorizia. Nei 5000 lo scudetto se lo cuce addosso Antonio Miggiano con 14'47"57, stabilendo anche il record dei campionati per la categoria M35. Record che risaliva addirittura al 1988. Solo in quell'anno si riuscì infatti a scendere sotto i 15' nei 5000 (Claudio Mazzola). Giusto sottolineare la prestazione di Ivan Di Mario, che con 14'51"44 avrebbe vinto tutte le edizioni di italiani master sui 5000 tranne... questa. 

Ostacoli e siepi: Longoni continua il suo "row"; Citterio ottimo sui 400hs - Gadaleta nelle siepi - Sabino Gadaleta conquista il suo primo titolo italiano (10'03"46) sui 3000 siepi, mentre aggiunge un'altra tacca al suo ormai nutritissimo carnet Stefano Longoni, che si avvia ad essere uno deglki atleti M35 (tra tutte le specialità) con più scudetti. Scontata la sua vittoria nei 110hs con 15"56, ma con due metri di vento contrario, per il suo 9° titolo individuale tra 60hs, 110hs, lungo e triplo. Adesso è salito al 5° posto dei più vittoriosi master M35, dopo il trio al comando con 12 titoli (Corrado Minervini, Giovanni Ferrari e purtroppo il sottoscritto), e i 10 titoli di Diego Zambelli. Davanti ha ancora una stagione, in cui dovrà vincere 60hs e 110hs, e aggiungere una specialità in cui eccelle, come triplo o lungo. Difficile ma non impossibile. Infine nei 400hs Paolo Citterio fa suo il 7° sigillo tricolore, il 4° consecutivo sugli ostacoli bassi. Anche lui, vincendo l'anno prossimo in questa specialità, potrebbe essere uno dei pochi che nella categoria M35 che sia riuscito a vincere il famoso five-in-a-row (cinque consecutivi) nella sua permanenza in categoria (come per Longoni nei 60hs). Fino ad oggi tra gli M35, in 32 anni di storia, tra tutte le categorie, sia indoor che outdoor, il "filotto" è riuscito al solo Marco Fracassetti nel giavellotto (dal '93 al '97). Poi tante quaterne... riusciranno Longoni e Citterio nell'impresa?

Salti - Arduini chiude incontrastato - Tugnolo vola nel lungo - Alborè facile e Giannotti solitario nell'asta - Francesco Arduini, il killer, già ad 1,60 vince la gara, ma per tenersi caldo nel tepore orvietano, opta per una condotta di gara "strana", ovvero salta tutte le misure in solitaria sino a 2,05. 9 i salti effettuati prima di incappare nel primo errore a 1,95. Al secondo tentativo passa la misura, e al primo i 2,00, la misura che gli consegnerà il titolo italiano. Infine i 3 nulli a 2,05: 15 salti in una gara, un buon allenamento. 6° titolo italiano per lui. Nel salto in lungo impresa di Stefano Tugnolo, che nonostante invada una specialità non sua, spara un 7,01 ventoso che ha dell'incredibile (lui che è uno sprinter). Solo Mario Bartolozzi nel 2008 era riuscito a vincere un titolo M35 sopra i 7 metri (7,23 ventoso anche per lui). Di fatto nessun atleta M35 è mai riuscito a superare la barriera con vento regolare. Terzo titolo italiano per Tugnolo, che l'anno scorso aveva ottenuto la doppietta 100-200. Nel triplo cataloghiamo a livello di "formalità" la vittoria di Francesco Alborè (13,58) al 5° alloro nazionale master, mentre Alessandro Giannotti vince l'asta in solitaria con 3,00. Primo scudetto.

Lanci - due doppiette, Trabucco e Valsecchi - Mutti nel giavellotto - Davide Trabucco mette la doppietta su peso e disco. Sul peso favorito anche dalla solitudine: 11,38. Nel Disco gara più combattuta e vittoria con 35,33, ovvero un metro e mezzo circa su Alessandro Valsecchi, che invece vincerà martello e martellone. Per Trabucco primi due titoli italiani tra i master. Alessandro Valsecchi vince invece il martello, come detto, in 31,80, mentre si ritrova da solo nel martellone che vince con una misura comunque "concorrenziale": 12,15. 7° titolo italiano nei lanci per il lecchese. Infine 47,69 nel giavellotto per Francesco Mutti, cioè più di 2 metri in più di quanto da lui stesso ottenuto nel 2012 per vincere l'analogo titolo italiano. 2° titolo italiano consecutivo per lui.

La marcia a Magliulo - Vincenzo Magliulo è ormai 2/3 anni che fa parlare di sè e non poteva di certo sfuggirgli il suo 4° titolo italiano nella marcia con il crono di 21'54"65. Miglior tempo di sempre ad un campionato italiano master e prima volta che si vede un atleta scendere sotto i 22' nella medesima specialità ad un italiano.

4x400 all'Athlon Bastia - 3'43"01 e titolo solitario per gli umbri che conquistano il loro settimo titolo italiano in una staffetta tra tutte le categorie, il secondo in una 4x400. 

Nacca cancella Sansonetti: anche questa è una notizia

Per la rubrica (iniziata in questo momento) un-record-al-giorno, dedicata ai record italiani master, voglio riportare il record di Antonio Nacca, classe 1923, che a Borgaretto ha compiuto un'impresa nell'impresa... nell'impresa, ovvero ottenere il record italiano degli 800 M90 (4'21"03), soprattutto di cancellare dall'albo dei primati il Drake Ugo Sansonetti (a proposito, chi sa qualcosa dopo l'infortunio patito un paio di stagioni fa?), ed infine superare quello che ha rappresentato in precedenza il vecchio record del mondo M90, ovvero proprio il tempo di Sansonetti. Il miglioramento è stato netto, visto che Ugo vantava prima dell'avvento di Nacca un 4'28"07 (di quest'ultima prestazione esiste un mio video sulla rete). In termini di AGC Nacca risulta così il primo over-90% sulla distanza (90,42%) oltre che conquistare il suo 4° record italiano individuale: gli 800 nelle categorie M80, M85 e M90, e i 1500 indoor M80. Nacca vanta anche un record nella 4x400 di società con la Amatori Masters Novara. 

03/07/13

Orvieto 2013: Voci, Uva e Metafore (dalla A di Atletica alla U di Uva)

Non potrei parlare di risultati e prestazioni individuali, perché non lo so' fare. Sigma poi è efficiente e veloce, ormai completo anche di fotofinish (per i velocisti). Sulle valutazioni delle prestazioni, per nostra fortuna, il puntuale Andycop non teme confronti. Così, tranquillo e asciutto, come si farebbe dire ad un bimbo che ancora non parla ma indossa l'ultimo modello di pannolone che assorbe fino a cinque litri (!).. posso trastullarmi in note varie, fatue ed amene, pescate fresche come monetine lucenti dal Pozzo di San Patrizio nella splendida Orvieto
Orvieto Scalo, non si offendano i locali, non è granché, anche se non manca nulla. Infatti il mio albergo si trova come l'imbottitura di un panino tra: la statale e la linea ferroviaria regionale davanti; la linea ad alta velocità e l'autostrada, dietro, WOW! 
Io ne ho viste e sentite cose, che voi Masters che non siete potuti venire a Orvieto, non potreste immaginarvi. Tendini in fiamme al largo dei bastioni di Orvieto; e ho visto saltatori e velocisti balenare nel sole vicino alle porte di Ciconìa. 
Ma sì, perdiamo qualche minuto e raccontiamoci l'udito, il visto, l'annusato o magari il sentito, inteso come sensazione; altrimenti.. "tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia"; come disse "il replicante" Rutger Hauer in "Blade Runner". 
Voci, rumori, colori e l'aria di Orvieto, frazione Ciconìa, località La Svolta, bella pista! 
Come nelle bancarelle di un grande mercato, in vendita si trova di tutto, bisogna solo scegliere cosa val la pena portarsi a casa. 
Non saprei proprio cosa abbia più dignità di essere raccontato. 
Scrivo dunque ciò che mi è rimasto impresso senza preoccuparmi troppo se qualcuno, che mi leggerà fino alla fine, penserà che la mia mente necessiti di cure sollecite. 
Ho visto le solite medaglie: d'oro quasi zecchino, d'argento quasi ottocento e di bronzo quasi di Riace. Ho visto maglie, di campioni tricolori, fabbricate in Marocco. Il vino però, un Orvieto D.O.P.; pare assolutamente originale. 
Passo, osservo e ascolto: incontri di vecchi amici e anche nemici che si rivedono in queste occasioni. Le tensioni del pre-partenza e le liberazioni al termine della gara, tra sogni infranti, risultati insperati e promesse di future vendette o resurrezioni sportive. 
Due donne, con il naso appiccicato ai fogli delle fotine appese sul muro dietro le tribune: "eccola qua, come corre bene lei! Però, le braccia.. sì, sì le braccia non sono in sincrono con le gambe, ecco vedi, il braccio destro dovrebbe essere..." Mamma mia, speriamo che nessuno osservi e commenti le mie fotine (semmai verranno appese). 
Una atleta effettua i primi allunghi di riscaldamento. Appoggiata al muretto, cercando una minuscola striscia di ombra, l'allenatrice la riprende ad alta voce per invitarla ad usare le braccia in modo più efficace. Parla in toscano (o italiano, come direbbe un toscano), "pija, devi pijare di più!", pronunciando "pigia" come si pronuncerebbe Peugeot. L'atleta prova un nuovo allungo; l'allenatrice urla ancora: "pija, pija, pija". L'atleta tenta di abbozzare una risposta; ma l'allenatrice alza ancora la voce a coprire qualsiasi replica: "tu pija, pija, pija", arrivando ad espandere il suo verbo anche nell'altra metà del campo di riscaldamento. Pigiare o spingere? Non saprei, ma di sicuro desidererei un allenatore più discreto. 
Passo nei pressi del supercampione che parla con tutti e di tutto ma poi capisco che in fondo, parla sempre di se stesso. 
Passa un terzetto corricchiando; l'atleta al centro parla ai due che l'accompagnano. Il tono è piuttosto alto, forse a cercare ulteriori consensi. "E il bello è che sti regazzetti de ventanni se cagheno sotto appena vedono un cinquantenne che 'riva e je rompe er .. Eeeee...". Puli Puli Puli pu fa il tacchinoo, Qua Qua Qua fa l'occhettaa... grazie a Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto (da L'inquilino). Io questo vibrante orgoglio dell'atletico ometto di mezza età non riesco proprio a condividerlo, soprattutto se esercitato a scapito di ragazzi dotati magari di poco talento atletico. Mio nonno, quando ero ragazzo mi diceva: "alla tua età io saltavo i fossi per lunga e con una gamba sola"; poi guardandomi negli occhi attendeva che comprendessi la sua ironia per poterne ridere assieme. Al 50enne al centro del terzetto potremmo dire di riflettere sulla possibilità di una eventuale piccola invidia (inconsapevole?) di un cinquantenne che non potrà mai più avere 20 anni. La morale forse può essere questa: anche una pirlata, se filtrata e ragionata, ritrova un suo senso. Ah, la gioventù che non ritorna! 
Termino il riscaldamento e nel tragitto verso la cosiddetta "camera d'appello" mi si slaccia una stringa. Mentre mi chino sento una voce potente, alzo gli occhi, è Carmelo Rado che parla con qualche persona attorno a lui. Dal tono della voce si capisce che "la confidenza" non pretende la riservatezza. E allora? Allora ve la racconto! Carmelo, narra di quando era militare ad Orvieto, - "a volte capitava di andare a rubare qualche grappolo d'uva dalle vigne" - e aggiunge: "io vi dico una cosa: se il vino di Orvieto è buono quanto quell'uva..."; e qui si sofferma sulla dolcezza e l'assoluta bontà di quell'uva, mai più trovata così buona per il resto della vita. L'espressione del viso si ammorbidisce, come se tornassero quei magici acini tra le sue labbra. - "Se il vino di Orvieto è buono quanto quell'uva: è sicuramente il migliore del mondo!" - Stringa allacciata. Fine della storia. Cioè, non proprio, perché la sera capirò finalmente cosa stava raccontando Rado. 
A cena, tra persone che in fondo si conoscono poco, ci si lascia andare a qualche ricordo, pescato al volo dalla memoria, chissà perché proprio quello. Ancora di più mi stupisce la persona che non parla per tutta la sera, ma poi, sollecitato dal gesto di un cameriere, racconta. Racconta un ricordo del collegio, di una piccola astuzia di ragazzi che cercavano di rendere meno dura la loro esistenza. Piccole cose, eppure preziose, piccoli oggetti di argento ossidato, che vengono lucidati, fatti brillare e regalati a chi ascolta. L'importante è essere lì. La sera, facendo quei quattro passi che magari aiutano la digestione, mi si accende una luce, meglio: un led (così risparmiamo) nella mia mente non più così vispa. Ma sì, come ho fatto a non cogliere subito la metafora di Rado? I poeti usano la metafora per raccontare e io gonzo mi ero fermato all'uva e al vino. Che sciocco, certo, quell'uva infinitamente buona e non più assaggiata, era la rappresentazione struggente della sua gioventù! Benigni disse: "quando hai la fortuna di incontrare un grande saggio, ti metti in silenzio e lo ascolti. Un po' come andare a sedersi sotto la grande quercia e appena cade una ghianda, svelto la raccogli e te la metti in tasca". 
Conosco Carmelo Rado solo di fama, ma mi era parso abbastanza saggio quel che diceva, inoltre nessuno può mettere in dubbio che sia anche grande. E se non fosse sufficiente... la FIDAL ha appena consegnato a Rado il premio "Quercia al merito"! Ci si dà appuntamento per le prossime gare, magari a Torino, dove qualcuno, vista la tangente da pagare si è rifiutato di iscriversi, altri si sono iscritti ma si dicono pentiti e altri ancora ci saranno senza remore di nessun tipo. Altre voci, altri rumori, altri colori saranno a nostra disposizione, anche se pagati a caro prezzo. Statemi bene, tutti. 

 il corridor cortese

Lo spreco del talento italiano: istruzioni per l'uso

(a sinistra, il bronzo ai mondiali junior del '98 di Maria Chiara Baccini, allieva: 6,55 a 17 anni) - Ho appena letto un articolo sui talenti sprecati dell'atletica italiana. L'articolo è sicuramente superficiale, anche perchè la fotografia del fenomeno risulta viziata da diverse inesattezze, colpendo nomi che non dovrebbero essere inquadrati in questa categoria di "incompiutezza" e omettendone altri ben più pesanti. Però il fenomeno è sicuramente noto e sconcerta come piuttosto che tamponare le falle della tubatura, si cerchi di ampliarne la portata (ma tenendosi i buchi). Non è illogico? Da qualche parte ne avevo già scritto, ma non lo trovo, chiaramente, considerato il mio disordine mentale. I dati del problema non sono noti, ma solo comunque percepiti e probabilmente disegnano un problema molto più vasto che mantiene radici profonde solo intuibili e ipotizzabili a livello di "percezione". Non esistono a tal proposito dati, e questo è clamoroso. Si è infatti visto quasi ogni anno più di un talento pazzesco fare viaggi a curvatura nell'iperuranio della speranza e dopo un paio di stagioni sparire dalla faccia di questo sport se non ridimensionarsi a ruolo di mera comparsa. 

Nomi ce ne sarebbero a manciate: tutti coloro che hanno vissuto vicino al mondo dell'atletica degli ultimi anni potrebbero mettersi ad elencare tizi che da allievi andavano più veloci di Bolt, e poi adesso farebbero fatica a trovar posto nella 4x100 della propria società nella serie A2 dei c.d.s.. 

Ora, come dicevo prima, il problema non può non essere investigato. Perchè? Perchè un talento che si concretizza è pubblicità per tutto il sistema, un investimento d'immagine, un'imboccata di olio a tutti i meccanismi organizzativi della federazione. Al punto in cui siamo, invece, il talento "perso" è solo uno dei tanti caduti in questa guerra silenziosa che porta al successo, e che non vale la pena recuperare, salvo casi assoluti e imprescindibili. Ma quanti "caduti" sono stati lasciati sul terreno?

Cosa fare? L'immagine della tubatura forata secondo me è quella più azzeccata. Entra tant'acqua (gli atleti), e i numerosi fori del sistema, ne fanno uscire buona parte. La quasi totalità, se verifichiamo i dati storici dei senior. Bisogna quindi capire le motivazioni che hanno portato a quelle defezioni.

La mia proposta è semplice. La Fidal dovrebbe creare una borsa di studio e affidarla a qualche volenteroso studente universitario (oppure delegarlo al proprio Ufficio Studi... ma non vedo tutto questo entusiasmo e organizzazione). Oggetto della borsa di studio, magari da attribuire ad un intero dipartimento di qualche facoltà, dovrebbe essere una sorta di surveys  che studi l'abbandono dei talenti dell'atletica. Chi ha qualche rudimento di metodologia e tecnica della ricerca sociale, saprebbe bene come affrontare il problema. Non è assolutamente difficile, basterebbe rimboccarsi le maniche.

Cosa studiare e come?

  • Si parte estrapolando le graduatorie annuali della Fidal su tutte le specialità di un certo periodo di tempo (facciamo un intorno di 15 o 20 anni) per determinate categorie giovanili. Allievi e Junior. 
  • poi da quelle graduatorie si prendono i primi 10 o 15 atleti per ogni specialità, e se ne studia la "carriera", ovvero, fissati dei parametri che indichino cosa si debba considerare come "successo" (tipo arrivare a 24/25 anni ad essere tra i primi 10 delle liste italiane; oppure essere convocati per una grande manifestazione internazionale... fate vobis); 
  • Tutti coloro che non raggiungono questi target, diventano automaticamente l'oggetto dello studio. Abbandoni, cali nelle prestazioni, sparizioni... tutti costoro dovrebbero essere cioè studiati.
Come studiare i "mancati fenomeni"?
  • lo spessore statistico del fenomeno lo crea la parte di studio di cui sopra. Ma le vere ragioni dell'abbandono o delle controprestazioni, quelle che daranno degli strumenti su cui lavorare (per la Federazione, evidentemente) per evitare o limitare l'insorgere del fenomeno in futuro, vengono individuate con uno studio qualitativo. Inevitabilmente. 
  • Lo studio qualitativo consta in un'intervista a 360° a quegli ex talenti dalla quale estrapolare comportamenti o avvenimenti condivisi tra più talenti. Interviste standardizzate ma comunque elastiche, che possano spaziare e verificare in profondità le reali ragione del fallimento sportivo. La Fidal dovrebbe avere i dati anagrafici di tutti per poterli rintracciare... e comunque su Facebook li si trova. E poi, se lo studente è volenteroso, tramite le società di origine, in qualche modo si arriva al traguardo. 
  • Posso ipotizzare alcuni motivi: lo scoramento per mancate e sistematiche convocazioni anche ai raduni; un rapporto inesistente ed intermittente con la Federazione; un ambiente di allenamento non fattivo; il rapporto umano con l'allenatore; le esigenze adolescenziali; gli infortuni; la necessità di entrare nell'ambiente del lavoro; l'ambiente famigliare... quanti aspetti sarebbero da indagare!
  • alla fine bisognerà evidenziare le linee più comuni tra le diverse interviste, interpretare i risultati, e quindi ipotizzare delle soluzioni. E' un studio che penso facciano tutte le aziende in cerca di informazioni sui fenomeni sociali... 
Ora, la mia personale idea sull'argomento è che i talenti in Italia seguono un iter negativizzante molto spesso uguale, dovuto principalmente al carattere di volontarietà dei tecnici (quindi alla scarsa professionalizzazione) che ne fa invariabilmente dei pionieri. Quasi sempre i talenti esplodono nelle mano di allenatori che non hanno esperienza di gestione e che, invariabilmente, l'anno dopo l'esplosione iniziano ad aumentare i volumi e le intensità di allenamento in maniera esponenziale, dimenticandosi che i fisici hanno percentuali di adattamento agli input esterni nettamente inferiori. Il risultato è l'inevitabile stallo se non la regressione psico-fisica nell'anno successivo, con l'attivazione di un circolo vizioso che si ripercuote sulle aspettative del ragazzo, sulla sua volontà di emergere, sulle capacità del tecnico di comprendere quello che sta avvenendo, e quindi sulla sua capacità di produrre prestazioni fisiche. Quindi l'abbandono in un paio di stagioni o nei migliori dei casi la sopravvivenza vegetale ai margini di un sogno. Ma è una mia considerazioni, anche sulla base di diverse esperienze personali.

Torniamo allo studio. Il risultato dello studio e in particolare della surveys sugli ex talenti, fornirebbe una tale quantità di informazioni (quantitative e qualitative), tali da poter influenzare le decisioni della Federazione e consentirgli di creare dei progetti pluriennali. I talenti, se son tali, non vanno mai abbandonati alla prima occasione in cui "steccano", mentre proprio questo sembra essere l'attuale atteggiamento preponderante. L'infortunio o la controprestazione, porta sistematicamente all'emarginazione e all'affidamento del talento alla propria società di origine. L'appartenenza ad gruppo di élite invece dovrebbe essere consolidato anche in presenza di cali o crolli. Se un ragazzo corre in 10"30 un paio di volte, non diventa un brocco dall'oggi al domani. 


Quindi: per rafforzare la qualità degli atleti di vertice, forse bisognerebbe (la Fidal) allargare gli orizzonti e prevedere studi più pragmatici e seri (ho letto le simpatiche conclusioni della Commissione Atleti... penso non sia più il tempo di filosofeggiare su temi di fondo, ma su temi concreti e da attuare nell'immediatezza) che abbiano ricadute positive sull'intero sistema-atletica. 

Giuseppe Romeo e il record degli 800 M50

Un record alla Sebastian Coe quello di Enrico Greppi sugli 800 M50, che resisteva addirittura dal 28 maggio del 1983 (si era ad Asti) ovvero esattamente 30 anni fa. 2'04"8. Il record, manuale, fu di fatto avvicinato (o superato) da Luigi Ferrari ai Campionati Mondiali di Lahti del 2009, quando corse in 2'04"83, cioè un tempo forse un pò più veloce o forse un pò più lento... nel mio database i record persistevano a braccetto, anche perchè sono perfettamente consapevole del +0"14 della traslitterazione dei tempi manuali a quelli elettrici (quindi un fattuale 2'08"94), ma è anche vero che i tempi manuali rappresentano un arrotondamento per difetto di quello che si vede sul display del cronometro. Quindi, perchè no, chi fermò quel cronometro ad Asti nel 1983, avrebbe potuto aver visto anche un 2'04"71... tutto è possibile e opinabile, così nel dubbio della fallacia della mano umana, le due prestazioni hanno rappresentato i record italiani della categoria. Fino all'altro giorno, il 30 di maggio del 2013 (quindi esattamente 30 anni e due giorni dopo) quando Giuseppe Romeo ha cancellato ogni dubbio a Besana Brianza, correndo la distanza in 2'04"72. Per Romeo è il secondo record sugli 800 outdoor, dopo quello nella categoria M45 che proprio ad Orvieto pochi giorni fa ha subito l'attacco pazzesco di Sergio Ruggieri, arrivato a 13 centesimi in una gara alla Rudisha, come direbbe Ugo Piccioli (1'59"35 contro il 1'59"22 del primato di Romeo). Tra i suoi primati, anche quello dei 600 M50 ottenuto proprio quest'anno (1'29"13).  

Altro passo indietro: Federico Nettuno e Hubert Indra e il nuovo record del decathlon

Mentre si sta scrivendo la storia di Orvieto, torno ancora a Gorizia e a due record che sono stati ottenuti nel decathlon. Il primo è quello che ha stabilito Federico Nettuno, classe 1975, superando di oltre 150 punti il precedente primato di Stefano Sartori che il proprio l'aveva ottenuto ai Mondiali Master di Sacramento del 2011. 5656 punti di Federico contro i 5499 di Sartori. Nel dettaglio queste le prestazioni di Nettuno: 11"61 (0,8) sui 100; 5,60 (0,3) di lungo; 9,80 di peso; 1,78 nel salto in alto (!!); 56"85 nei 400; 16"15 (0,7) nei 110hs; 25,31 nel disco; 3,80 di asta; 40,00 di giavellotto e 5'17"95 nei 1500. Per lui secondo record italiano master detenuto, dopo quello del pentathlon indoor, che, tutt'oggi risente di un vulnus di alcuni punti in quanto viziato da una mancata correzione dato che non gli sarebbe stato conteggiato il miglior lancio del peso, ma il secondo. Nonostante le proteste, tutto è rimasto come prima (a meno di smentite). 

E si passa così al ciclone-Indra, che ha riscritto tutta la storia delle prove multiple italiane master. Hubert, classe 1957, a Gorizia ha turbinato qualcosa come 7283 punti, dopo che l'anno scorso aveva portato il primato della categoria M55 a 6664 punti a Zittau. Ma in quella gara si infortunò (mi sembra di ricordare) e totalizzò "0" nei 1500, e il dato complessivo risulta così viziato da questo "piccolo" intoppo. A Gorizia ha ottenuto questi risultati:  13"68 (-0,6) sui 100; 5,00 (-0,1) di lungo; 11,56 di peso; 1,69 di alto; 1'03"26 nei 400; 16"47 (0,2) sui 100hs; 35,12 nel disco; 3,80 di asta; 41,57 di giavellotto; 6'01"01 nei 1500. A Zittau ebbe un andamento di spessore più elevato, ma lo "0" finale compromise tutto, come è logico che sia. 

02/07/13

Orvieto '13: le F35

Nella velocità femminile si è messa in luce Linda Tosini, che si è fatti suoi sia 100 che 200. Primi titoli nazionali per lei, rispettivamente con 13"29 (1,5) e 27"93 (1,3). Nei 400 Maria Sgromo, dopo un brutto infortunio subito questa stagione, sfiora la barriera del minuto (1'00"20) sotto la quale un paio di anni fa raggiunse il Pb delle ultime stagioni (58"77). Primo titolo italiano anche per lei. Altra doppietta, dopo quella dallo sprint puro, dal mezzofondo: 800 e 1500 se li intasca Antonella Faiola, tra l'altro con prestazioni di spessore. 2'20"15 sugli 800 (davanti alla Sgromo), ma soprattutto 4'45"88 sui 1500. E salgono così a 4 i suoi scudetti, avendo vinto i 5000 l'anno scorso e i 3000 indoor quest'anno. Gara combattuta sui 5000, vinti alla fine di Paola Rosini con 17'57"49 davanti a Sonia Marongiu (17'58"47). E naturalmente primo alloro anche per Rosini, La citata Marongiu si rifa però nelle siepi, dove vince con il tempo di 7'41"17, per quello che rappresenta il suo 5 titolo italiano su pista, il primo sulle siepi. Dalle siepi arriva invece il titolo sui 400hs, visto che Elisa Gabrielli il suo precedente titolo fu vinto a Cosenza nel 2011 proprio sui 2000 siepi. A Orvieto 1'17"87 in solitaria. 

Nei salti, Antonia Tofalo è la regina dell'alto con 1,44, bissando così il titolo indoor conquistato proprio quest'anno. Solo 4 centimetri invece separeranno la nuova campionessa italiana di lungo, Nicoletta Dessì (4,47) da Roberta Greco (4,43). Dessì che al suo carnet aggiunge il titolo del triplo con 10,30 e conquistando il poker di titoli in una sola annata sulle due specialità di salti in estensione: lungo e triplo, indoor e oudoor. 

Nei lanci, va alla materana Maria Danzi il titolo del peso, con 9,51, che costituisce il suo 4° titolo italiano, il primo nel peso dopo 3 titoli nei pentalanci. Nel martellone la Danzi conquisterà poi il 5° titolo in solitaria con 13,67. La toscana Elena Reali si impone nel disco con 15,23, conquistando così il suo terzo titolo individuale master (il quarto con le staffette). Lorena Merlini, infine, fa suo il titolo del giavellotto nettamente, con 33,72. Vinse il suo precedente titolo, sempre nel giavellotto, nel 2010 a Roma. Martello infine ad Anna Maria Garofoli con 25,91:

Infine la marcia, dove Monica Zanda, solitaria, vince il suo primo titolo italiano in 31'35"98.

Nelle staffette lo scudetto va all'Atl. Vis Nova nella 4x100 (1'01"96) mentre rimane vacante quello della 4x400, vista la squalifica dell'Atl. Roma Acquacetosa. 

Record 400 F40: dalla Baggio alla Beggio... alla ri-quasi-Baggio

Come fa sapere Rosa Marchi dal sito della Fidal Veneto, il record dei 400 F40 è passato di mano venerdì scorso, ovvero in contemporanea con la prima giornata dei Campionati Italiani Master di Orvieto. Infatti a Verona (correva il 28 giugno) Anna Beggio, classe 1973, ha migliorato il record italiano di Emanuela "Baggio" Baggiolini, portandolo dal 58"74 ottenuto dalla varesina agli Europei Master di Zittau dell'anno scorso, a 58"51, tempo di grande spessore. Riporto sempre quanto scrive Rosa Marchi sul sito della Fidal Veneto, circa la cronologia recente del record:

  • 60"68 - Elisabetta Cerniz 16/9/1998 Cesenatico 
  • 60"12 - Gabriella Ramani 21/06/2003 Torino 
  • 58"83 - Rosa Marchi 8/8/2004 Mezzano di Primiero 
  • 58"74 - Emanuela Baggiolini 21/08/2012 Zittau 
  • 58"51 - Anna Beggio 28/06/2013 Verona
Non passano che 24 ore che il freschissimo record subisce il primo attacco (quasi sicuramente inconsapevolmente) da parte della Baggiolini, che a Parma corre il "giro" di pista in 58"61, ad un solo decimo dal ultra-freschissimo record della Beggio. Insomma la storia del record è ancora in fieri, ed è certamente un fatto positivo che della "pugna" sia entrata anche la Beggio. La vedremo mai gareggiare tra i master? 

01/07/13

Un passo indietro: i record italiani nelle staffette ai campionati italiani di Gorizia

Stavo aggiornando i titoli italiani di Orvieto, quando mi sono accorto di alcune lacune informative. Bisogna infatti ritornare agli italiani di staffette, prove-multiple e 10000 metri in pista, per aggiornare quanto è successo nel mondo master dell'ultimo mese e così avere una visione di insieme più completa. Ecco i record migliorati a Gorizia.
  • la 4x100-200-300-400 F35 dell'Atletica Tirreno Civitavecchia (Lucilla Di Stefano, Tiziana Cingolani, Gigliola Giorgi e Paola Tiselli) dà una sforbiciata di 13" al precedente record detenuto dalla Giovanni Scavo 2000 che resisteva da quasi 9 anni: 2'27"02 contro il 2'40"69 d'antain. 
  • 4x100-200-300-400 F45 del Marathon Trieste ottiene una prestazione quasi simile a quella delle F35, e migliora di poco più di 3" il record italiano precedente detenuto dall'Amrbosiana: 2'27"90 contro il 2'31"22 tabellato. Le nuove primatiste sono Elisabetta Dodi, Alessandra Grasso, Paola Capitanio e Tiziana Brezzoni. 
  • 4X1500 M35 La Fratellanza Modena - a Gorizia è stata la prima volta che sia scesa in pista una 4x1500 della categoria M35, quindi record italiano scontato. 18'08"70 corso da Marcello Messori, Emiliano Stopazzini, Gian Carlo Bonfiglioli e Alessandro Bianchi. 
  • 4X1500 M45 Sportiamo - La Sportiamo aveva perso il record italiano proprio l'anno scorso, per "piede" della Fratellanza di Modena, che glielo abbassò di 7" in un solo botto (18'12"33 contro 18'19"60). Così la formazione friulana a Gorizia decide di riprendersi (oltre che al titolo nazionale di specialità) anche il record, variando solo un "giocatore" (Maraspin al posto di Novaro) alla composizione della formazione in campo. Risultato? 17'55"42, ovvero una mannaiata di 17" sul vecchio record. Autori: Moreno Mandich, Walter De Laurentiis, Alessandro Leban e Alessandro Maraspin. 
  • 4X1500 M60 - Masteratletica - altra riconquista di un record perduto, stavolta da parte della Masteratletica (Dario Rappo, Roberto Gianello, Rolando Lievore, Francesco Palma), il cui record di 21'55"75 era stato superato dal tempo della Fratellanza di Modena (21'07"79). Stavolta miglioramento minimo, di poco più di un secondo, e nuovo record italiano: 21'06"02
  • 4X800 F35 - Atletica Tirreno Civitavecchia - la stessa quadriga di atlete della staffetta "svedese" (Di Stefano, Cingolani, Giorgi, Tiselli) riesce a riscrivere anche la pagina del record della 4x800: 10'07"71 contro il 10'11"5 detenuto dalla Giovanni Scavo 2000.  
  • 4X800 F70 - Atletica Aviano - prima staffetta del genere corsa da una formazione italiana F70 e miglior prestazione. 15'31"49 corso da Maria Cristina Fragiacomo, Angela Pin, Jole Sellan e Erminia Furegon. 

Orvieto: prime impressioni

Come si può iniziare un pezzo senza usare i soliti convenevoli ("vanno in archivio... campionati italiani master all'insegna... ")? Come è noto, è francamente impossibile dare un giudizio tecnico complessivo su un campionato nazionale master, a causa dell'entropia del movimento, quindi per il semplice fatto che ci sono troppe categorie e troppe prestazioni per dare giudizi complessivi. Si potrebbero elencare i record stabiliti... Ecco, c'è chi si sofferma sui numeri dei partecipanti, ma anche questi sono molto opinabili, in considerazione delle scelte contingenti o logistiche che ogni anno vengono fatte sulla sede dei campionati. Quindi rimangono le sensazioni. Purtroppo (e per fortuna mia) mi sono concentrato sulle mie gare, quindi ho solo avuto delle percezioni, a partire dal fatto che il livello medio di entusiasmo sembra esser cresciuto. I filtri personali naturalmente condizionano tutto: il fatto di vedere gare dei "35enni" mediamente più dense di atleti e anche tecnicamente più combattute, è sicuramente un ottimo segnale di vitalità. La linfa del movimento nasce da lì, e riuscir a convincere sempre più atleti a "condividere" (non "abbandonare") l'attività assoluta con quella master dovrebbe essere uno dei principali obiettivi di una Federazione e di un'Area della stessa federazione, come quella Master.

Sull'organizzazione, come dicevo ad una delle menti di questi campionati italiani di Orvieto, se non ci si lamenta vuol dire che è andata bene. Come si dice di solito degli arbitri, no? Se un arbitraggio non si nota, è andato bene. Nell'atletica poi bisogna distinguere due cose: quella che è l'organizzazione della manifestazione in sè con quelli che sono gli "arbitraggi" veri e propri, e su questo, ritengo, finchè ci sarà atletica ci sarà da discutere. Alcune decisioni risentono di una preparazione dei singoli Giudici raffazzonata, parziale, involontaria, ed è logico che quando si verifichino situazioni border line, si possano trovare a decidere statisticamente per la soluzione peggiore. Ma questo lo si è sempre saputo ed è un problema che conoscono in Fidal. A questo si aggiunga la mancanza di educazione culturale sportiva di alcuni di essi, che non comprendono la propria presenza "per gli atleti", leggendola "contro gli atleti". Giudice sembra il sinonimo di "vendicatore". Bisognerà cambiare anche questo. 

Torno sull'organizzazione. Gli spazi naturalmente erano quelli che erano: ma già la presenza di un campo in sintetico per il riscaldamento è stato un grosso passo in avanti rispetto a Comacchio, in cui si venne confinati in un campo di patate, in alternativa al parcheggio o alla strada. Il servizio di ristorazione sarebbe stati da migliorare (bisognerebbe dire agli organizzatori dei prossimi campionati italiani che si debbano aspettare una sorta di festa dell'Unità paesana, quanto a numeri, e non una sagra condominiale). Le informazioni sugli orari di presentazione ai diversi step (conferma iscrizioni e orario gara) dovrebbero essere più chiare e ben esposte. Per il resto, diciamo che chi frequenta il mondo master da tempo, sa quali sono i tempi e gli step per arrivare alla gara, ma purtroppo qualcuno incappa sempre in ritardi od omissioni che lo tolgono inopinatamente dalla gara. Quindi, giudizio positivo per parte mia, anche se, come ho avuto più volte modo di scrivere da molto tempo, l'esperienza degli organizzatori di Orvieto non potrà essere tramandata ai prossimi organizzatori per il semplice fatto che non è stata ancora individuata la prossima sede (è normale prassi: si decidono praticamente ad inizio anno). 

Quindi ogni anno si riparte da zero, e gli errori, spesso, vengono tramandati all'infinito... basterebbe davvero poco per oliare sempre più i meccanismi organizzativi e rendere il prodotto-gara sempre migliore e attirare ulteriore partecipazione. Un circolo virtuoso. Basterebbe infatti scegliere le sedi con un paio di anni di anticipo così da consentire a chi organizzerà di apprendere dall'edizione precedente i pregi e i difetti... Vabbè, cercherò di farmi mandare una relazione da qualcuno che ne decanti questi aspetti a futura memoria. Dal prossimo articolo, stavolta se ci riesco, scriverò di tutte le categorie. Sempre che non si urti la sensibilità di qualcuno.