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08/08/13

WMG: il Decathlon in 3 giorni e l'asta alle 3,30 di notte

Sembra che stia montando la protesta circa gli standard organizzativi dei WMG di Torino. Sotto accusa il planning degli orari delle singole gare, e il sistema di comunicazione (assente...) circa gli eventi pianificati. Giusto oggi la notizia che l'amico Ugo Piccioli si è dovuto sparare nella bruma padana 250 km da Bergamo a Torino per correre le batterie dei 1500 e trovarsi con la cancellazione delle stesse e il rinvio alla finale diretta per il giorno successivo. Eppure la chiusura delle iscrizioni era avvenuta la sera prima, e si sarebbe pure potuto comunicare in mille modi la procrastinazione diretta alla finale. Macchè: tutti convocati all call room, e rinvio diretto de visu. Situazione peraltro successa per altre specialità e altre categorie. Di fatto sembra non sia dato conoscere il futuro agonistico, se non nel momento in cui ci si presenta nella call-room. Una caduta organizzativa mica da ridere. In questo solco presento il bellissimo report di Alessio Fuganti e il suo Decathlon titanico durato tre giorni, in cui le capacità di resistenza nervosa sono state messe alla prova non certo per le 10 leggendarie fatiche... buona lettura!

WMG TORINO 2013 - INTO THE DECATHLON M40 

Chi si intende un pochino di ingegneria sa bene che per massimizzare l'efficienza di un sistema complesso è necessario che tutte le parti che compongono il sistema stesso siano mantenute alla massima efficienza, evitando i cosiddetti "colli di bottiglia" che determinano rallentamenti e di conseguenza diminuzioni delle prestazioni. Analogamente, la stesura del programma orario di un evento di atletica leggera deve prevedere, nei limiti del possibile, un flusso continuo ed efficace delle gare in programma, per consentire a tutti i soggetti coinvolti (atleti, giudici, pubblico, organizzatori) di poter godere al massimo dell'evento.

Ma il collo di bottiglia è sempre in agguato. Nella tre giorni del decathlon M40 ai World Master Games di Torino (no, non è un refuso, si tratta proprio di TRE giorni) il collo di bottiglia si può identificare in due modi ben precisi che si chiamano "organizzatori incompetenti" e "una sola pedana di salto con l'asta".

DAY ONE - SABATO 3 AGOSTO 

Le premesse perché i due giorni di decathlon potessero diventare una bella festa (come a Sacramento) c'erano tutte. Ed infatti la prima giornata è filata via liscia a partire dai 100 metri corsi alle 9.40, fino ai 400 andati in scena attorno alle 17; intervalli ragionevoli tra le gare, possibilità di riposo in tribuna, clima rilassato con la giuria che seguiva la gara ai concorsi. L'unico momento di tensione si è avuto dopo i 100 metri quando alla richiesta di un collega italiano ad un giudice all'arrivo ("Mi scusi, visto che tra peso e alto passano due ore, prima del salto in alto dobbiamo ripassare dalla call room o andiamo dritti in pedana?") la risposta è stata "Come fate a ripassare dalla call room? Voi dovete restare sempre in campo!". "Ma" - insistiamo noi - "sono le 10 adesso e i 400 sono tra 7 ore... Tra una gara e l'altra ci mettiamo all'ombra in tribuna". Alla risposta del giudice ("Non potete assolutamente abbandonare il campo") che abbiamo prontamente tradotto agli stranieri, ce ne siamo andati tutti in tribuna almeno a prendere acqua, sfidando il genio a squalificarci tutti.
In ogni caso, il resto del sabato è filato via liscio, e verso le 18 ci siamo tutti salutati dandoci appuntamento al mattino dopo. Con una convinzione: l'indomani avremmo iniziato alle 9.20, con la prospettiva di correre i 1500 alle 19.25. Una vera figata.

DAY 2 - DOMENICA 4 AGOSTO 

Le nuove tecnologie permettono talvolta alcune meraviglie. Nel tragitto in pulmino tra l'albergo e il campo mi connetto al sito FIDAL e vedo che c'è un aggiornamento sull'orario. Apro il file e... Non ci credo. Il decathlon è stato stravolto: confermati i 110h alle 9.20, per il disco si passa alle 15.30 con le altre gare a seguire fino ai 1500, riposizionato alle 21.25. Un errore? Uno scherzo? Arrivati al campo abbiamo la conferma: l'orario nuovo è questo. Per il momento ci mettiamo il cuore in pace: vorrà dire che riposeremo. Io passo indenne i 110h, con i tendini che tengono, e mi svacco allegramente suo prati del parco Ruffini. Passa il pranzo, passa il caffè e arriva l'ora del riscaldamento.

Ore 14.45: vedo dai tabelloni in campo che la gara di giavellotto (individuale) che si sta disputando e che blocca la gabbia del disco adiacente sta terminando e provo a concentrarmi. I giavellottisti finiscono, entriamo in campo ed ecco la sorpresa: sono le 15.30 e non tocca a noi. Devono infatti ancora gareggiare i discoboli del decathlon delle categorie M55 e M50. Chiediamo lumi, i giudici non sanno, si consumano vibranti comunicazioni via auricolare tra la giuria in campo e i responsabili in ufficio. Alla fine si decide: gareggiamo tutti insieme, in 30. E subito tra di noi si insinua il tarlo del dubbio: ok il disco, 90 lanci in un'ora e mezza li fai. Ma poi c'è l'asta, e c'è solo una pedana. Sono le 16.15, ed è evidente che faremo tardi. Comunque via, ci penseremo dopo. Primo lancio, secondo lancio. Sto per fare il terzo lancio quando lo speaker spara la seguente comunicazione: "Attenzione: la gara di asta maschile (individuale) delle categorie da M60 a M30 è anticipata alle 18.30." Avete letto ancora giusto: i geni della programmazione hanno piazzato ANCHE la gara di asta individuale lo stesso giorno del decathlon predisponendo una sola pedana. Come? Cosa? Ma sono ora le 17.30, se gareggiano gli individualisti dell'asta di SETTE CATEGORIE alle 18.30, noi quando finiamo (ve lo ricordate vero che c'è un tappeto solo?).

Faccio di scazzo il terzo lancio e vado a chiedere lumi, anche perché nell'asta gareggia il mio amico Stefano. In call room si risolve parzialmente il dilemma: lo speaker ha sbagliato, gli astisti sono stati semplicemente convocati per decidere che fare (gareggiare oggi ma chissà quando o passare a domani?). Gli italiani non hanno dubbi: domani è lunedì e molti lavorano (e non sono di Torino). Dopo aver sborsato 170 euro non esiste che non gareggino per l'incompetenza degli organizzatori. La gara si fa: resta solo da capire quando. I bookmaker aprono le scommesse. Risolto questo, noi decathleti andiamo in pedana per i salti di prova. Funziona tutto fino a quando ci chiedono la misura d'entrata. L'arbitro ci comunica che "potete scegliere una misura a scelta, e poi si sale tutti a 2.30." No, questo è il decathlon, non la gara singola, non funziona così. All'ulteriore risposta del giudice "eh ma se facciamo come dite voi ci mettiamo una vita" scatta la rivolta. Io traduco ai tedeschi, Eric, italo-francese traduce ai suoi e in inglese e in 30 siamo a protestare. Nuove febbrili chiacchiere in cuffia finché la direttrice di riunione (la conosco, si chiama Daniela, ero con lei in giuria all'antidoping ai mondiali allievi a Bressanone nel 2009) scende in pedana e molto tranquillamente spiega l'errore: hanno stampato i fogli gara del decathlon con le progressioni della gara individuale e comunica all'arbitro che la progressione è libera, si parte dal minimo richiesto e si sale di 10 cm alla volta. L'unica cosa che chiede è verificare se si può partire almeno da 1.50 per evitare di montare i riduttori. Non è così perché un francese chiede 1.20, si monta il riduttore e sembra si possa iniziare.
Ma l'arbitro non ci sta ad aver avuto torto e torna alla carica: "si parte a 1.80!" Ma no, si va da 1.20. "No, la direttrice di riunione ha detto 1.80 e voi avete detto ok. VI HO REGISTRATO!" Non ci vedo più e gli chiedo: "Ma lei lo conosce il regolamento? No perché io sono anche giudice e lei ha torto marcio. Adesso mettete i ritti a 1.20 o io mi siedo in pedana e non cominciamo neanche." Nuove parole nell'etere fino alla conferma della direttrice: "Certo che si parte da 1.20, l'abbiamo appena detto"... Ma intanto un'altra mezz'ora è passata.
Finalmente iniziamo, noi scarsi usciamo subito e veniamo avvicinati da un giudice veneto (conosco anche lui, tranquillo e competente ma non so come si chiama) che ci dice che, man mano che veniamo eliminati possiamo andare al giavellotto e fare i nostri lanci perché hanno creato una giuria apposita.
Lo ringrazio, mi riposo un po' e, mentre uno svedese deve ancora entrare in gara nell'asta, alle 21.30 faccio i miei tre lanci di giavellotto. L'asta pian piano si esaurisce, lo svedese esce a 3.90 alle 23.20 in una gara durata quasi 5 ore. Non vi dico la faccia dell'arbitro. E mentre gli ultimi astisti del decathlon vanno al giavellotto, gli individualisti dell'asta iniziano a scaldarsi...

DAY 3 - LUNEDÌ 5 AGOSTO 

Durante il quinto turno di lancio degli ultimi sei giavellottisti scatta la mezzanotte: siamo ufficialmente nel terzo giorno di decathlon. Chi era a Zittau l'anno scorso mi dice che anche in quell'occasione si sforò la mezzanotte, ma i 110h erano stati piazzati alle 17... Ma ormai siamo qui, da 16 ore ma siamo qui, quando finalmente alle 00.20 lo starter ci allinea al via dei 1500. Io ho le cosce di marmo, quasi mi addormentavo verso le 23, ma si va. E mentre corro dò uno sguardo alle tribune ovviamente deserte. E ripenso al tifo che abbiamo fatto circa 8 ore fa a tribune piene ai millecinquecentisti del decathlon delle categorie 65+. E mentre corro m'incazzo perché noi conteremo anche niente (e io che mi iscrivo sempre al decathlon solo per il gusto di stare in campo due giorni facendo fatica a fare 3000 punti conto ancora meno) ma negarci anche la gioia degli applausi finali è davvero frustrante. Per non parlare della premiazione fatta al volo senza speaker, senza pubblico, senza niente.

I WHY E I BECAUSE 

Finito tutto mi trovo all'asta per seguire la gara del mio amico Stefano (che sarà secondo in una gara finita alle 03.30) e ribecco il giudice veneto di cui sopra. Non posso esimermi dal chiedergli qualche spiegazione sui motivi che hanno portato a questa situazione e lui me li dà:

  1. ERRORI ORGANIZZATIVI 1a) La divisione giornaliera delle gare è stata imposta dall'organizzazione per evitare che ci fosse contemporaneità tra alcuni sport (esempio: no 5000 e 10000 di atletica nel giorno del duathlon e del triathlon perché evidentemente c'è gente che si è iscritta a questi due sport). Questo ha costretto i giudici ai salti mortali tripli per incastrare in alcuni giorni progammi orari decenti. 1b) Per la sola atletica la follia di mettere ad esempio decathlon ed eptathlon negli stessi due giorni: il secondo giorno i giavellotti erano intasati. Proprio guardando gli orari del secondo giorno i giudici si sono accorti che ad un certo punto erano in gara insieme 2 dischi e 3 giavellotti: per questo hanno rivoluzionato il nostro decathlon. 1c) Al campo non c'era nessuno dell'organizzazione per cui l'impianto così era e così è rimasto (senza ad esempio poter metter su una seconda pedana di asta);
  2. ERRORI GGG 2a) Vista la rivoluzione del nostro decathlon col disco alle 15.30 si doveva a quel punto piazzare i 110h verso le 14 in modo che potessimo riposare al mattino. 2b) La gara di disco doveva rimanere divisa: prima M55-50 che eran pochi e potevano poi andare all'asta, e poi noi. 
Questo è il matusalemmico report, a voi commenti e considerazioni. A me l'incazzatura è passata, il male alle gambe anche e sono ancora qui, ad aspettare domani la finale dei 1500.

Alessio Fuganti

04/08/13

WMG di Torino: Rosico ma resisto

Per chi è master è una cosa nota. Per chi lo diventerà, lo sarà. Poter competere ed essere protagonisti fa parte del senso stesso dello sport. Più le prestazioni calano, meno si diventa protagonisti, e più ogni occasione persa per confrontarsi con atleti che valgono più o meno come te, viene vissuta male. La bestia agonistica che sta in me, lo ammetto pubblicamente, soffre a non poter esser dietro ai blocchi e poter dar battaglia. Rosico. Invidio. Accidio. Allo sparo tutto il resto (polemiche, inimicizie, litigi, il portafoglio...) perdono importanza, si azzerano. Si diventa un tutt'uno con i propri istinti animaleschi per la durata della gara... ci si gode l'immediatissimo post gara (se va bene)... e poi si ritorna ad essere Clark Kent. Purtroppo però ci sono piccoli assunti di principio (per carità, i principi che guidano nella vita devono essere altri) che vanno salvaguardati a costo di privarsi di una cosa che mi sarebbe piaciuta fare. Così come molti, l'aver rinunciato a versare la tassa sul lusso di 175 euro, è stato un messaggio. Un messaggio che chissà-chi recepirà (magari nessuno) ma andava spedito. Il mercato esige un punto di equilibrio, che massimizzi il guadagno e contemporaneamente soddisfi l'offerta... e quel punto di equilibrio non era certo a 175 euro, come è noto, e la cosa stonava pensando che ai WMG (e agli EMG) ci sono manager molto più preparati rispetto alla WMA e all'EVAA. Probabilmente a 60/70 euro più in basso, cioè quasi un 40/50% in meno. Ma di questo ho già parlato, inutile rivangare. Comunque, lo ribadisco: invidio chi gareggia, rosico, e mi consolo pensando ai futuri appuntamenti che i calendari master daranno in futuro, sperando che questi piccoli gesti di resistenza passiva possano portare ad un maggior rispetto degli "atleti" anche se non più giovanissimi. Vi lascio con un commento tecnico-organizzativo di Alessio Fuganti che si sta cimentando in queste ore nel decathlon.

Ciao Andrea. Prime impressioni "dal di dentro". Organizzativamente direi ok, il centro accoglienza è vastissimo, ti danno info coerenti, le code per l'accredito non ci sono (magari i prox giorni sarà peggio perche arrivano tutti, non so). Al campo il clima è abbastanza rilassato, anche se, come al solito qualche GGG vuol fare lo sborone ("voi decathleti non potete PER NESSUN MOTIVO lasciare il campo!"... Con i 100 ieri alle 9.30 e i 400 alle 17.00). Oggi orari incomprensibili: ho fatto i 110h alle 9.20 e il disco è alle... 15.30! In ogni caso voto complessivamente positivo anche se ovviamente 170 euro sono una follia. Ieri alla cerimonia di apertura lo speaker con toni esaltati annunciava che dei 19000 atleti presenti, i più presenti sono gli australiani (!), seguiti mi pare dai canadesi. Poi ci siamo noi con 2200 iscritti circa di cui (con tono molto enfatico) circa 1500 dal piemonte. E io dico: ma non ti viene il dubbio che proprio questi numeri testimonino come si sia buttata via un'occasione per i master italiani? Le gare sono di livello bassino per quel poco che ho visto. Io sono incerottato ma ormai vado fino in fondo, ai miei ritmi ma fino in fondo!

Altre sensazioni in ordine sparso: La welcome bag è ben fatta: lo zaino è funzionale e capiente, la maglietta ricordo molto bella, nel pacco info turistiche, riso e caffè. Voto 10 ai trasporti: girando col pass vai gratis su tutti gli autobus, tram e metro (vale solo per gli atleti, non per gli accompagnatori). Gratuiti o scontati anche i musei. Cerimonia di apertura abbastanza standard, sempre un'emozione vedere l'accensione del braciere. L'unica cosa stonata (ma dal mio punto di vista, che è parziale) la sfilata non l'avrei fatta a gare iniziate perche volevo farla anch'io, invece mi sono limitato alla cerimonia in piazza.

24/07/13

WMG: paghi, non partecipi... ma niente gadgets se non vai a Torino

Giusto per non lasciare le cose a metà concludo la lamentela nei confronti di WMG riguardante la mia personale vicenda. 
Dopo aver avuto risposta negativa circa il rimborso della mia iscrizione, ho pensato: - visto che ho comunque pagato l'iscrizione, chiedo ad un amico partecipante di poter ritirare i cosiddetti benefits che, ritengo, dovrebbero comunque spettarmi.- Per correttezza telefono a WMG chiedendo come compilare l'eventuale delega, dato che in quei giorni non potrò comunque essere presente. 
Con gentilezza piemontese la signorina ascolta il mio problema e mi chiede di attendere in linea che provvede ad informarsi. 
"No, purtroppo non è possibile rilasciare i benefits a nessuna altro che non sia lei in persona". 
Faccio presente che l'infortunio mi ha comportato lo spostamento della vacanza già prenotata e non potrò comunque essere a Torino, pena rischiare una coltellata da parte di mia moglie che a sua volta ha dovuto spostare le ferie programmate. 
Sempre con gentilezza molto piemontese, (quella che non chiude mai la porta in faccia a nessuno, ma la socchiude un po' a tutti) mi si ribadisce che, purtroppo per me, la regola è quella e non è proprio possibile, oltre che ingiusto per gli altri (quali altri?) fare una deroga in mio favore. 
Non me la prendo con la gentile signorina che in fondo riferisce quanto confermatole da altri; ringrazio e saluto. 
Sono assolutamente convinto che il rispetto delle regole sia sacrosanto per la nostra miglior convivenza, soprattutto in un momento come questo dove le regole paiono diventate un optional. Insomma le mie 170 cocozzielle non hanno dignità e diritto nemmeno ad un ricordo. Peccato! 
Per fortuna almeno gli albergatori della Val Badia, in genere considerati così puntuali e precisi, hanno avuto miglior comprensione circa la caparra della mia vacanza, precedentemente versata. Ma forse sono solo stati meno ottusi, chissà. Grazie a loro dunque ! 
Anche se non hanno rispettato le regole. 

Giovanni Mocchi

20/07/13

WMG di Torino: vietato infortunarsi per Legge

Dopo circa 10 anni, in cui per motivi di lavoro non mi era stato possibile partecipare alla stagione estiva, avevo deciso di farmi un regalo: partecipare ai World Masters Games di Torino, seppur dopo molte riflessioni, vista la più che esorbitante tariffa di iscrizione. Qualche amico aveva anche paragonato quell'importo a una tangente! 
Ma ormai avevo deciso, così lo scorso 30 maggio ho inoltrato regolare bonifico pari a euro 170. Ma guarda un po', le cose a volte non vanno come avevi programmato, infatti il 30 Giugno ad Orvieto, alle 10:40 a metà di un 200 metri mi procuro uno strappo alla gamba sinistra. Il giorno stesso al pronto soccorso mi viene data una prognosi di tre mesi, poi confermata da un medico specialista. 
Il 4 luglio scrivo a WMG per informarli dell'accaduto e chiedere il rimborso dell'iscrizione. Dopo alcune vicissitudini, vengo indirizzato a Jumbo Grandi Eventi, responsabile per iscrizioni e rimborsi. Telefono dunque a Jumbo che, con voce femminile, mi risponde che non mi spetta nessun rimborso, poiché per regolamento "dovevo infortunarmi entro e non oltre il 3 giugno". Insomma non ne ho azzeccata una. Mi consigliano anche di leggermi l'allegato "Termini e condizioni", ovvero la Legge stabilita da Jumbo Grandi Eventi (JGE). 
In effetti nel documento, al punto 12, è scritto che non ci si può infortunare oltre la data stabilita, chiarendo altresì che: 
  • Una tassa amministrativa pari a € 50,00 verrà detratta dal rimborso. Prendo atto ed accetto che qualsiasi rimborso a me concesso sarà ad esclusiva discrezione di JGE 
  • Così come al punto 7, si prende atto che la quota di iscrizione non prevede in nessun modo l'assicurazione personale infortuni. Insomma un pò mi dispiace, tanto è vero che chiedo ospitalità a QueenAtletica per potermi almeno lagnare un pò. 
Ma il documento "Termini e condizioni" è legge non più modificabile una volta sottoscritto con l'iscrizione? Se sì, al punto 2, si specifica che la "chiusura per le iscrizioni ai giochi è fissata al 2 giugno 2013". Sarebbe dunque inammissibile una modifica unilaterale per la proroga delle iscrizioni a tutto il 30 giugno. Ma visto che così Jumbo decide di fare, sarebbe forse più corretto avvisare la possibile clientela della modifica almeno qualche giorno prima della scadenza predefinita.
Altrettanto corretto e logica conseguenza sarebbe anche prorogare di un mese la data ultima per i gonzi desiderosi di infortunarsi
Nel primo caso avrei sicuramente atteso prima di inviare la mia iscrizione; nel secondo sarei forse rientrato nelle more contrattuali circa il mio possibile rimborso (comunque decurtato e concesso a discrezione di JGE). 

Altrimenti meglio semplificare tutto il documento "Termini e condizioni" in due righe: 
  • iscrivendovi accetterete tutte le regole e le eventuali modifiche che JGE avrà sghiribizzo di rilasciare in qualsiasi momento. Ecco, così mi pare molto più chiaro. 
"Di doman non c'è certezza" dice Lorenzo il Magnifico ne la "Canzona di Bacco". Ma di una cosa sono sicuro: mi terrò alla larga dai Grandi Eventi di Jumbo. Comunque: buone gare a tutti i partecipanti ! Un po' vi invidierò.

 Giovanni Mocchi

09/07/13

WMG di Torino: un gioco al massacro con tanti delusi

Francamente non l'ho mai capito questo gioco al massacro. Da un difficoltoso esame di economia politica, ricordo solo alcuni principi sparpagliati quà e là che mi sono rimasti dentro come particelle di sodio sospese: tipo che il mercato ha un'anima propria, che si autoregola, che puoi manipolarlo come vuoi, ma prima o poi "la mano invisibile" riporta tutto nell'alveo del "sapevo sarebbe finita così". Chiaramente tutta la polemica attorno ai WMG gira attorno alla gabella di iscrizione, quei 175 euro che hanno scoraggiato migliaia di master italiani a provare l'ebbrezza dell'"olimpiade master", nell'anno in cui una manifestazione così poco conosciuta alle nostre latitudini avrebbe potuto spopolare, vista la contemporanea organizzazione dei mondiali master in Brasile, ovviamente molto più espansivi anche solo per il viaggio transoceanico da affrontare. 

175 euro, sono 175 volte la tassa di iscrizione ad una gara regionale o provinciale. 175 euro sono due paia di scarpe di ottimo pregio. Oppure due voli andata-ritorno con Ryanair ovunque, un soggiorno di lusso in qualche città italiana. 175 non potevano essere la tassa di iscrizione ad una manifestazione per master, perchè tutto pare, tranne che una cosa "giusta". Così la "mano invisibile" ha sistemato tutto, a futura memoria. La "massa" non si presenterà a Torino, e lascerà le corsie vuote rendendo la manifestazione sicuramente più povera di quello che sarebbe potuto essere. Non sono bastate le sempre più insistenti voci che chiedevano un "ritocco" verso il basso della gabella: no, nulla, l'unica "apertura" è stata riservata agli atleti piemontesi (con la supertassa passata da 175 a 100 euro). Perchè loro sì e gli altri no? Lo sport non deve fare differenze di estrazione territoriale! Solo in Italia si sarebbe potuto assistere ad una simile sperequazione anti-sportiva. 

Poi ecco che dopo il danno, arriva la beffa, ovvero un articolo su Repubblica che individua gli over 35 italiani come "sedentari", viste le scarse iscrizioni ai WMG. Il fatto che l'articolo riportasse i dati per raggiungere il sito del WMG penso sia significativo da dove e da chi fosse arrivato l'input. No, signori del WMG, gli sportivi italiani non sono "sedentari", sono solo stanchi di pagare le cose 5 volte di più di quelle che sarebbero dovute essere. I master non sono nè sedentari (l'articolista si sarebbe dovuto prendere la briga di sfogliare i dati dei tesseramenti degli over 35), ma nemmeno stupidi, ecco. 

Un prezzo politico giusto sarebbe potuto essere il 40 € di Zittau di iscrizione, più un 15 € per ogni gara. E si pagava un terzo rispetto ai WMG che hanno voluto far la voce grossa senza avere alle spalle una tradizione "storica e sportiva" che gli consentisse qui in Europa di fare ciò che hanno fatto. Eppure avevano l'esperienza di Lignano del 2011: la partecipazione era risultata comunque ridotta (anche se la tassa era più abbordabile) e se si aumenta l'altezza dei muri, ci si tira le legnate sui... piedi. Poi non ci si può lamentare, no? Gli atleti italiani non sapevano nemmeno cosa fossero i WMG, visto che la manifestazione è stata quasi sempre una kermesse australe o americana, dove questo tipo di manifestazione va per la maggiore... o almeno, tira più che in Europa. Quindi è stato sbagliato l'approccio col mondo master italiano (ed europeo), le richieste esose (voglio proprio vedere se alla prossima edizione continueranno a sacrificare il numero di iscritti, per salvare il prezzo dell'iscrizione) come se il marchio WMG fosse uno di quegli oggetti di lusso per il quale non può abbassare il prezzo per non perdere fette di mercato. Il mercato non c'è ancora! Quindi sbagliato due volte. Così si intuisce che il reale obiettivo era quello di portare alcune migliaia di "vecchi" atleti e relative famiglie e fargli spendere un pò di soldi, non solo per fare sport, ma per dare una boccata di ossigeno alla martoriata economia ricettiva morente di Torino. Stavolta è stato troppo palese il tentativo... ed è stato troppo per tutto. 

Io mi ero offerto, in tempi non sospetti, di farmi da tramite col mio sito, di poter parlare dei WMG, (qualcosa di master pensavo di poterne sapere) ma la mia mail è rimasta lettera morta cestinata in qualche spam-list su un server ...@wmg.it. Meglio così: diventare sodale ad una simile soprattassa mi avrebbe di sicuro arrecato problemi di visibilità, benchè sia comunque molto limitata.

Manca ormai meno di un mese, le iscrizioni sono chiuse, e possiamo parlare a giochi fatti. Nessuno può più far nulla, e probabilmente non si sarebbe potuto fare più nulla dal momento che altri atleti avevano già pagato il quantum fin dall'inizio. Rimango col dubbio sul perchè questa cosa: bastava dimezzare il prezzo per triplicare gli iscritti e aumentare notevolmente l'indotto per la città e i servizi annessi. Per quei principi sugli equilibri del mercato... Ma si è voluto fare a cornate con le tasche dei master... amen. Buon divertimento. 

11/02/09

World Master Games o World Master Athletics?


Bel quesito... Andare a Sidney, in Australia, alle Olimpiadi dei Master o ai Mondiali Master di Lahti, in Finlandia. Avendo le possibilità economiche, visto che il primo appuntamento è tabellato ad ottobre e il secondo a fine agosto, si potrebbe pure pensare di fare la "doppietta". Certo, se non fosse che...

Diciamoci la verità: alle Olimpiadi Master non vanno certo le etoile mondiali dell'atletica over-35. Sono, allo stato attuale, una sorta di campionato nazionale open del paese ospitante. Sì, il fenomeno di cannibalizzazione di presenze del paese che organizza è noto e globalizzato (si pensi solo all'incidenza di italiani ai mondiali di Riccione), ma per i WMG l'incidenza degli "indigeni" è nettamente superiore al normale e la qualità dei risultati è direttamente proporzionale al numero di atleti stranieri presenti. Perchè voglio parlare di questa manifestazione? Naturalmente perchè ne ho preso spunto da http://www.masterstrack.com/, che cita una possibile diatriba tra gli organizzatori della manifestazione e i vertici della WMA, per problemi relativi all'applicazione dei regolamenti (tipo il numero di prove da effettuarsi nei nei lanci, l'adozione delle serie nella velocità in luogo delle batterie, semifinali, finali... cose del genere). A me non interessa questo aspetto, ma uno un pò più profondo.

La presenza contemporanea di due grandi manifestazioni, forzatamente costringe i master a scelte in alcuni casi combattute: o di qua, o di la. Attualmente gli onori sono quasi integralmente riservati ai vincitori delle manifestazioni della WMA (e in Europa della EVAA). Cioè: il master più forte del globo è universalmente riconosciuto come quello che vince i mondiali Master, non certo i Masters Games. Qualcuno non sa nemmeno cosa siano!
Ma c'è un "però" che io intravvedo nella perdita di un'opportunità.
Pensateci: perchè non alternare mondiali e olimpiadi, come nella realtà, e così vivere il clima "olimpico" con le altre discipline? Così come sono strutturate le due manifestazioni, sembra di assistere allo scontro tra le varie federazioni internazionali di boxe, dove, ogni tanto, spinto da qualche sponsor, un bel giorno si sveglia qualcuno inventandosi la corona dei pesi massimi (in barba alle altre federazioni) con una nuova sigla. I Masters Games, oggi come oggi, non hanno molto senso, almeno per l'atletica. Ma sicuramente potranno averla in futuro, dopo alcune considerazioni.
  • La prima è che attualmente i Masters Games sono una competizione complementare ai Mondiali Master. Nè sono l'alternativa, l'avvenimento "contro": come dire, una prima serata su Rai Uno o su Canale 5?
  • La seconda è che entrambe le manifestazioni cadono negli anni dispari... quindi si troveranno sempre contrastanti.
  • Ma nei Masters Games girano molti più sport. Più sport, più persone. Più persone, più contatti umani, più opportunità, più sponsor. Più tutto, soprattutto a livello organizzativo, quando è palese il fatto come sempre meno città vogliano sobbarcarsi l'onere di gestire un evento del genere.
  • Se veramente i Masters Games vogliono diventare una manifestazione internazionale dai grandi numeri, dovrebbe prelimarmente diventare sinergica a tutte le federazioni master dei vari sport e pianificare le manifestazioni.
  • Così, la cedenza, la butto lì, potrebbe essere triennale: un anno le manifestazioni Continentali, un anno quelle mondiali e il terzo le Olimpiadi.
  • Così facendo, ogni atleta, nel suo transito quinquennale in ogni categoria, potrebbe partecipare comunque a 5 manifestazioni: delle tre, solo una gli toccherebbe una volta sola. Ma nella categoria superiore quella stessa manifestazione gli capiterebbe ancora due volte.
  • E a questo punto, così come voluto da molti, si potrebbe cominciare a pensare a "minimi" di partecipazione, anche se non "impossibili" (ma solo fino ad una certa categoria, tipo fino ai 60anni), che diano una dimensione sportiva più credibile, senza penalizzare troppo il movimento. Vedere una gara ai mondiali, dove il 95% dei partecipanti appartiene ad una sola Nazione, non dà molto l'idea di internazionalità...
  • Infine: ma perchè non "omogeneizzare" le categorie dei master: perchè quindi non scendere alle categorie M30 e F30? Checchè se ne dica, più il movimento si dilata verso il basso, più tutto il resto del mondo master acquista notorietà. Non è forse stato così con l'introduzione degli M35? L'idea che si aveva prima dell'introduzione di questa piccola rivoluzione nei master da parte dell'atletica dei senior, era di pura diffidenza: troppi anni separavano l'intero mondo senior (dai 20 ai 30 anni) da quello dei master (oltre i 40). Forse con l'introduzione degli M35 la falla nella diga della diffidenza si è molto allargata e sempre più atleti di primo piano arrivano ad assaggiare il clima "master". Si pensi solo se tutto ciò avvenisse a 30 anni!