03/06/13

Il record della Borsi e i 15 anni persi dell'ostacolismo italiano

La storia dell'atletica la scrivono i numeri. Non son possibili revisionismi o interpretazioni: esiste solo la fredda verità data da un numero, o meglio, da una successione di numeri. Tempi e misure. Leggiamo il record di 12"76 di Veronica Borsi così: è la quarta italiana di sempre a scendere sotto i 13", dopo Carla Tuzzi e Micol Cattaneo, e dall'anno scorso Marzia Caravelli, che aveva, com'è arcinoto, l'ultimo record italiano di 12"85 a Montgeron. Se contiamo invece le prestazioni sotto i 13", la prestazione della Borsi porta il totale a 6: 2 a testa Tuzzi e Caravelli, e una per Borsi e Cattaneo. Statisticamente la Caravelli è sicuramente l'atleta azzurra che più ha segnato la specialità (così dicono i numeri) vantando ad oggi 6 delle 10 migliori prestazioni all-time, che elenco qui sotto:
  1. 12"76 (0,6) - Veronica Borsi - Orvieto (02/06/2013)
  2. 12"85 (1,8) - Marzia Caravelli - Montgeron (13/05/2012)
  3. 12"96 (-0,1) - Marzia Caravelli - Roma (31/05/2012)
  4. 12"97 (1,1) - Carla Tuzzi - Valencia (12/06/1994)
  5. 12"97 (-0,2) - Carla Tuzzi - Trento (16/06/1994)
  6. 12"98 (-1,3) - Micol Cattaneo - Annecy (22/06/2008)
  7. 13"00 (0,2) - Marzia Caravelli - Cagliari (01/06/2013)
  8. 13"01 (0,7) - Marzia Caravelli - Pergine (23/07/2011)
  9. 13"01 (0,0) - Marzia Caravelli - Arzana (30/07/2011)
  10. 13"01 (0,4) - Marzia Caravelli - Londra (06/08/2012)
Com'è altrettanto arcinoto, la lista all-time dei 110hs è stata devastata nelle ultime 3 stagioni, e due anni solari. 7 dei 10 risultati qui sopra, sono arrivati proprio dal 2011 a al 2013, e naturalmente è logico pensare e tutto sembra far ipotizzare che si fluidificherà ulteriormente. Guardavo la citata lista all-time e mi è venuta in mente questa cosa: cos'è successo all'ostacolismo italiano femminile post-Tuzzi (quindi da metà degli anni '90) e pre-Cattaneo (la prima rondine, diciamocelo, della primavera ostacolista italiana, avvenuta nel 2008). Cioè per 15 anni, cos'è successo all'ostacolismo italiano? Scorrendo la lista si trova la sparata di Margaret Macchiut nel 2006 (13"03), unica mosca bianca di un digiuno quaternario. Non conosco le ragioni, naturalmente, pongo solitamente problemi senza conoscere le risposte. Significativo che in quella stessa lista di sempre compaia all'ottavo posto di sempre Ilena Ongar, che a metà degli anni '70 correva in 13"24. Mi immagino cioè una curva prestativa che non ha seguito il suo corso, che si è interrotta forse troppe volte, e che ha lasciato questa branca dell'atletica femminile scoperta per troppi anni. Non per nulla a chi me lo chiede (in pochi invero...) suggerisco sempre di gettare a capofitto le proprie figlie in cerca di uno sport a fare ostacoli. 

Secondo il ranking dei Paesi di All-Athletics, oggi i 100hs femminili italiani rappresentano la seconda forza europea dietro la Russia (ma di un soffio... l'Italia sembra aver messo comunque la freccia dopo l'ultima infornata di risultati) e la quarta mondiale, dietro agli USA e il Canada, ma davanti all'Australia di quella aliena là che ben conoscete. Naturalmente il ranking si costruiscono sulle prime tre atlete, quindi sulla creme del movimento. 

Altra riflessione: Veronica Borsi, l'italiana più veloce di sempre sugli ostacoli "alti", si colloca al 69° posto di sempre delle liste europee, con la 631° prestazione, insieme a Nina Derbina, Xenia Siska, Julie Baumann e Nicole Ramalalanirina. Ci sono rimasto un pò, perchè la prestazione alle nostre latitudini pare qualche cosa di mostruoso, mentre sul piano storico sembra rivelare quel famoso gap generazionale. Certo, se poi andiamo a leggere le interpreti autrici di quelle 630 prestazioni, trovi dei veri e propria Frankenstein dell'atletica, costruite pezzo per pezzo negli arsenali militari oltrecortina o imballate all'Area 51, accanto agli alieni antropomorfi portati di nascosto dai campi di grano di Rosswell. Comunque cosa vuol dire 12"76? Sembra il classico tempo da correre in una semifinale di qualcosa di molto importante, come successe infatti a Tatyana Dektyarova ai mondiali di Daegu '11 (3^ in semifinale, la stessa battuta al Terra Sarda dalla Caravelli) o Susanna Kallur agli Europei di Goteborg '06. Andando più indietro negli anni, a Bettine Jahn alle semifinali dei mondiali di Helsinki '83, o a Yordanka Donkova nelle semifinali di Roma '83... devo continuare? Insomma, ci siamo capiti: 12"76 è lo Stargate che porta al Paradiso. Ma lo Stargate ha i suoi tempi in cui attivarlo, e ora andrà attivato al momento giusto e al posto giusto. 

Chiudo con una riflessione mia personale: non posso far a meno di pensare al "prima", così come successo con Emanuele Abate durante la stagione indoor (e l'esplosione di Dal Molin). Ora non posso non ricordare la presenza (compare pure nelle foto di Orvieto) di Marzia Caravelli. Marzia ha corso in 13"00 e 13"06 nel giro di un paio di giorni, cioè tempi comunque incastonati nella storia dell'ostacolismo italiano, e che adesso passano necessariamente in secondo piano, benchè piccole pietre miliari. Ora quella rabbia (da atleta non posso non pensare che sorga spontaneo uno spirito di rivalsa immediato), speriamo venga incanalato pacatamente in un meccanismo così delicato come una gara ad ostacoli alti ma corti. Alla fine Marzia è praticamente ai livelli dell'anno scorso. Si preannuncia una calda estate (in attesa di quella vera) di ostacolismo, anche con la pungolatura della Cattaneo, anche lei messasi in scia in fondo al rettifilo prima della chicane. 

02/06/13

Barbara Martinelli vicina alla barriera del minuto sui 400 a 48 anni.

A Lodi, ieri pomeriggio, ennesimo risultato di grido della lombarda Barbara Martinelli, che ha migliorato il record italiano F45 dei 400 metri di Elena Montini (altra lombarda) di quasi 4 decimi. Il nuovo record italiano, stando a questa pagina di risultati del sito Fidal Lombardia (qui la pagina), è sceso a 1'00"11 (i risultati dei 400 femminili sono stranamente presentati in forma random), contro l'1'00"50 di Elena che l'aveva stabilito nel 2009 sulla medesima pista lodigiana (dove peraltro l'aveva già migliorato, superando il decennale primato di Umbertina Contini). Nella conversione AGC, esce un roboante 94,82%, cioè, tradotto, un 50"20... Impresa nell'impresa, naturalmente, il fatto che il record sia arrivato al 3° anno di categoria (Barbara è del '65). Per soli 11 centesimi Barbara non si è potuta fregiare del titolo virtuale di prima donna italiana dai 45 anni in su sotto il minuto nei 400. Ma la stagione non è nemmeno a metà... Altre chicche statistiche: agli Europei di Zittau 2012, i 400 F45 furono vinti dalla spagnola Esther Colas con 1'00"67, quindi superiore al tempo della Martinelli. La Martinelli detiene anche il record al coperto con 1'00"16, e nell'arco delle ultime 3 stagioni ha già migliorato 6 volte i record italiani F45 di 400 e 800, indoor e outdoor, di cui attualmente è detentrice. Il record mondiale/europeo, giusto per avere delle pietre di paragone, è fissato all'incredibile 57"91 siglato dalla britannica Barbara Burton ai mondiali master di Buffalo del 1995. Qui sotto la cronologia recente del record italiano dei 400 F45. 
  • 1'05"0m - Umbertina Contini (1950) - Padova - 29/05/1999
  • 1'01"75 - Elena Montini (1962) - Lodi - 16/05/2009
  • 1'01"50 - Elena Montini (1962) - Lodi - 04/07/2009
  • 1'00"11 - Barbara Martinelli (1965) - Lodi - 01/06/2013

01/06/13

Francis come Galileo: la terra è piatta perchè.... Ben Jonhson si dopava

Preciso subito che il titolo dell'articolo ce l'ho messo io, perchè Valerio manco aveva pensato di firmare il suo articolo. E quindi eccola qui, un'altra pietra miliare sull'allenamento dello sprint scritta da Valerio Bonsignore. Certo, il presupposto è discutere delle tesi un pò debolucce di chi conduce le solite cacce alla strega Charlie Francis, che arrivano inevitabilmente tutte alla demonizzazione del suo pensiero qualunque esso sia, considerato che sulla strada verso l'inferno della logica si è accompagnati da Virgilio Ben Johnson, che la retta via era smarrita. Come se un'idea logica diventasse illogica se la dicesse un baro. Se Einstein fosse stato un truffatore, oggi saremmo stati molto meno relativi e più ancorati alla terra? Se Darwin fosse stato un ladro, oggi discenderemmo tutti da una costola? Se Leonardo fosse stato uno strozzino, la Monna Lisa sarebbe stata una baldracca fiorentina? Insomma la Santa Inquisizione è terminata da un pezzo, le streghe sono state già bruciate tutte, la responsabilità penale è personale e così come è successo a Francis, si paga per i propri reati (tranne che in Italia, naturalmente). Ma diamine, se uno dice una cosa intelligente, perchè dargli dell'imbroglione? Ma bando alle ciance e spazio a Valerio con il suo articolo illuminante su cosa, quanto e come Charlie Francis abbia portato novità ai sistemi di allenamento nello sprint e che è difficile francamente associare all'uso del doping. 

Rivoluzione del Mondo Master è iniziata: cosa cambierà dal 2014

Torno a scrivere dopo un lungo periodo di pausa, ma non mi voglio soffermare sulla cosa che non interessa ai più. Interessa di più quello che è successo lo scorso giovedì presso la sede nazionale della Fidal, dove si è riunita la Commissione Master della federazione, e dove, come è noto, il nostro rappresentante, Edgardo Barcella, dopo aver raccolto pubblicamente le istanze provenienti dalla base, le ha discusse in quella sede. Tramite la bacheca di Queenatletica su facebook, la pagina del gruppo del mio sito, e naturalmente quella di Edgardo, abbiamo cercato di richiamare quante più proposte possibili, attuabili, fattibili, che potessero migliorare il mondo master. Ho letto di alcune inevitabili lamentele provenienti dal popolo della rete circa l'assenza di alcune proposte a discapito di altre: bè, ora non ci sono più scuse per piangersi addosso. Se qualcuno ha idee perchè il mondo master venga migliorato, le dica adesso o faccia ammenda con sè stesso. La protesta trova la propria ragion d'essere quando non si viene ascoltati, o se si viene presi in giro con risposte pretestuose. Se si ha l'opportunità di dialogare con la controparte e poter portare le proprie idee, non ha senso sbraitare e inveire contro il cielo perchè i legislatori non ci ascoltino. Semplicemente bisogna chiederglielo, tramite un referente all'interno della Commissione, valutare la risposta e quindi agire. Comunque, qui sotto potrete leggere degli argomenti che abbiamo raccolto in rete e abbiamo quindi presentato in commissione tramite Edgardo, che li ha discussi. Li ha quindi raccolti in un sunto, che abbiamo rielaborato in maniera che tutti possano capire cosa sia successo. Ogni argomento presenta un titolo, quello che è stato l'esito della discussione e un nostro commento alla cosa.


  1. Abolizione doppio tesseramento Master/Assoluto – è ufficiale, non esisteranno più discriminanti. Resta solo da sciogliere il nodo sul "nome" della categoria, ovvero se dopo i 35 tutti si chiameranno master o se resterà (come sembrerebbe suggerire l'orientamento percepito) il termine "senior". I costi del tesseramento saranno uguali per tutti. Commento: una battaglia di civiltà che durava da anni sembra esser arrivata finalmente al capolinea. Una rivoluzione epocale, che metterà i master sullo stesso piano dei senior e grazie alla quale dall'entrata in vigore della stessa, conterà esclusivamente l'unica cosa che conta nell'atletica: i tempi e le misure. Per gli atleti in età master e la loro attività non cambierà assolutamente nulla (in relazione ai campionati individuali, di società, meeting con premi per categorie), mentre sarà finalmente vietato agli organizzatori di manifestazioni di atletica operare discriminazioni in base alla categoria, come ci si era abituati da anni. 
  2. Campionati Italiani su pista in sedi agevoli: il consigliere Giacomo Leone ci ha spiegato molto bene che non vi sono richieste da parte di città per accaparrarsi i campionati. A causa di questo, la federazione deve elemosinare di volta in volta una location. Commento: anche questo è un argomento da affrontare con decisione, visto che sulla scelta delle sedi e il conseguente svolgimento delle manifestazioni, si sono sollevate proteste da scuotere il Palazzo dalle fondamenta. Comprendiamo le difficoltà organizzative della Fidal, ma vogliamo contro-proporre delle idee, sulle quali chiederemo alla Commissione di riflettere. Perchè ad esempio la Fidal (magari la Commissione stessa) non si fa promotrice di proporre delle sedi, e poi non lavori per convincere le società o gli Enti (Fidal, Comuni e Regioni) di quelle stesse sedi ad organizzare l'evento? E' anche per questo che abbiamo proposto il "preavviso" di due anni per l'organizzazione dei campionati italiani. Gli italiani master non sono un costo, ma un investimento, per tutto l'indotto dovuto allo spostamento di 3000 persone, esclusi parenti ed affini. La Fidal ha diversi Uffici che potrebbero sfruttare l'evento, coinvolgere sponsor che lo garantiscano, crearci attorno l'alone di "evento" che renda felici i partecipanti, e perchè no (così va il mondo), curare l'aspetto di business. L'italiano master è un evento che va valorizzato, e che può regalare molto a tutti coloro che si troveranno coinvolti. Svilupperemo meglio questa idea.  
  3. Campionati italiani strutturati su più giornate: sembra di non facile attuazione ma la federazione valuterà la nostra possibilità di dividere l'organizzazione della manifestazione a seconda delle categorie. Sembra ormai invece assodato che i 100 metri prevederanno da oggi ed in futuro batterie e finali. Commento: l'estensione dei campionati a più giornate (anche una sola) ha un senso per noi (e chi ce l'ha inoltrata): sgravare il carico organizzativo, e consentire i recuperi a chi si cimenta in più specialità. Naturalmente comprendiamo che, partendo già dalle difficoltà sulla scelta della sede, diventerebbe ulteriormente difficoltoso individuare soggetti che si prendano l'onere di ospitare un campionato master se questo dovesse allungarsi a 4 giorni. Se però prendiamo quello che si è detto al punto "2"... 
  4. Affidamento dell’organizzazione dei campionati italiani con due anni di anticipo: vedi il punto 2 e il punto 3!! Qui Edgardo sottolinea la grande disponibilità del segretario generale della Fidal Paolo Bellino, che si è impegnato perché questo avvenga almeno per gli assoluti che hanno almeno più richieste dalle città. Commento: siam contenti che la cosa si estenda in realtà agli assoluti, anche se poi son 4 gatti. Sugli assoluti, personalmente, per estendere a 4 (ogiorni gli italiani bisognerebbe anche ampliare a dismisura la partecipazioni (se leggi, Paolo, valuta questa cosa) cosa buona e giusta per incentivare una grossa fetta di atleti "senior" a non abbandonare. Difficile correre batterie e finali degli 800 femminili quando le atlete sono in 7 o i 200 maschili con 9 iscritti. Più partecipazione, più festa e più spettacolo. 
  5. Accorpamento dei campionati di lanci invernali con quelli indoor - il consigliere Leone ha giudicato ottima l’idea ma mi ha anticipato che già nella riunione di marzo ad Ancona vi è il no della maggior parte dei lanciatori. Commento: la proposta che abbiamo portato l'abbiamo acquisita da alcuni lanciatori sulla rete. Ecco, sarebbe il caso che i lanciatori si mettessero d'accordo e facessero arrivare in Fidal una posizione condivisa sulla cosa. Comprendiamo che grazie al Grand Prix Master di lanci di fatto si sia costituita una allegra e festosa comitiva itinerante che dà senso sia agli aspetti agonistici che ad un rugbystico terzo tempo, ma parimenti la scissione di una branca dell'atletica dal resto delle discipline, potrebbe essere deleteria per tutto il movimento. Siam consapevoli che tra discipline esista di fatto già una separazione di scopi, spazi, tempi e di linguaggio, ma crearla anche in base alle sedi potrebbe alla lunga far perdere peso alle decisioni generali. Ma è solo una nostra opinione, visto che secondo noi, dovrebbero essere essi stessi a determinare il loro futuro. 
  6. Atleti stranieri tesserati in Italia senza limitazioni alla partecipazione all’attività master Assolutamente SI. Dall'approvazione della norma gli atleti stranieri tesserati e stanziali sul nostro territorio potranno partecipare a tutta l'attività master senza limitazioni (a patto che non abbiano un permesso di soggiorno per sport... sarebbe impari verso tutti). Commento: l'atletica master, più di qualunque altra branca di questo sport, deve essere un mondo senza confini, dove conta non la maglietta, ma l'uomo e la donna che ci stanno dentro. Poi è una scelta di grande civiltà: gli stranieri stanziali che lavorano in Italia, a causa dell'età, non hanno velleità di natura economica, fanno sport per passione. Vivono in Italia, sono tesserati in Italia, non sono professionisti, e li vediamo da anni sulle piste accanto a noi... sono in Italiani de facto. Dall'anno prossimo di diritto. 
  7. Attività internazionale: spronare l’EVAA ad un circuito europeo master e a rappresentative tra nazionali – punto purtroppo non toccato a causa della mancanza di tempo. Commento: su questo punto continueremo a spingere, perchè le offerte di partecipazione all'attività master devono essere molteplici. Anche quelle internazionali. Il fine ultimo è stimolare il proselitismo. Più persone praticano l'atletica, anche in età avanzata, più la ragnatela che compone questo mondo sportivo, si intensificherà, condenserà, coinvolgerà. 
  8. Nomine di cariche di organismi internazionali master su suggerimenti della Commissione master – la commissione valuterà le candidature e darà la propria opinione al consiglio. Commento: finalmente le candidature per le cariche internazionali potranno avere un'investitura (quasi) popolare (tramite i rappresentanti della commissione) facendole così uscire dalle logiche dello scambio di prebende e regalie. Si potrà finalmente puntare su persone cui dovrà essere riconosciuto il merito, la passione, la conoscenza di questo mondo, in modo tale che rappresenti il nostro Paese in quanto esempio di trasparenza cristallina. A noi piacerebbe tanto Lyana Calvesi... ma accettiamo suggerimenti, proposte, che poi sottoporremo all'assemblea virtuale e ai diretti interessati. 
  9. Visibilità dell’attività master: inadeguatezza del sito Fidal.it e rilancio delle informazioni sull’attività master – il link della pagina master nel sito Fidal verrà rimodernato con informazioni di tutti i tipi. Dalla logistica gare, ai centri fisioterapici convenzionati, alla designazione di “casa italia” nelle manifestazioni e a tutto quello che serve ai più esperti e non. Vi sarà anche un numero di telefono per necessità urgenti. Commento: chiaramente ai master, oltre che agli aspetti logistici-normativi, interessano (anzi, sono i più importanti), quelli agonistici. Servono informazioni costanti sull'attività master, sui risultati, i record, le medaglie. La Fidal dovrebbe cercare di trovare il modo di curare questo aspetto, conditio sine qua per diffondere il masterismo tra gli ex atleti (o nuovi...) over 35. 
  10. Visibilità dell’attività master: inserimento di una prova durante i campionati italiani assoluti – Si è avuta conferma del segretario Paolo Bellino che si farà. Quindi molto presto avremo una serie (da stabilire la specialità e la categoria, ma sulla quale avanzeremo proposte) che sia rappresentativa del mondo master all'interno dei campionati italiani assoluti. È piaciuta molto anche l'idea di Edgardo di riproporre una gara ad Handicap fra varie categorie come si vide ai mondiali master di Lahti. Commento: abbiamo ritenuto che la diffusione ed il proselitismo dell'attività master passasse attraverso due filtri: la piena partecipazione alle gare e la visibilità, conoscenza, dell'esistenza di questo mondo, e delle logiche agonistiche (e non pietistiche) che lo sorreggono. Lo sport, anche dopo i 35 anni, è sport: competizione, vincitori e perdenti. L'aver depauperato da sempre questo aspetto da parte dei decision makers è stato il grande freno alla diffusione dell'attività master nella seconda e terza età. Con la visibilità ai campionati italiani si rompe un tabù che in altre nazioni non è mai esistito. Durante i trials americani, la serie master è praticamente sempre esistita. Il riconoscimento ad una componente fondamentale e necessaria del nostro sport. 
  11. Da attuare nell’immediato: abolizione del divieto di partecipazione dei senior ai campionati italiani di società e alle staffette - sembra che sia quasi impossibile a livello burocratico ma il segretario Paolo Bellino ha promesso che ci proverà comunque vista la grande anti democraticità della cosa. Ovviamente dall’anno prossimo con il tesseramento unico non esisterà più questa limitazione bizantina. Commento: nel nome di questa norma, apparentemente stupida, ma che a ben guardarla nascondeva precisi intenti da parte di qualcuno non ben individuato, si sono consumate numerose ingiustizie. Pur comprendendo le difficoltà tecniche, ci sarebbe piaciuto che quanto meno le staffette potessero schierare i senior già da quest'anno. Aspetteremo. 
Il commento di Edgardo - Il presidente Alfio Giomi, il primo ad intervenire al termine dello svolgimento dei lavori della commissione, ha confermato che la nostra battaglia del tesseramento unico è vinta.
Il segretario Paolo Bellino, che devo lodare per l'impegno dimostrato, ha promesso una gara master all’interno degli assoluti, la programmazione biennale dei campionati italiani assoluti, il tesseramento unico ed ha fatto anche un excursus sui WMG di  Torino 2013: ebbene, la federazione, in relazione agli elevati costi di iscrizione (175 €) non ha voce in capitolo, ma essendo stato in precedenza inserito nel comitato organizzatore, ha voluto far capire che quello non è un evento legato alla sola atletica, ma bensì alla promozione dello sport in genere. Da qui il costo legato a tutte le gare che si possono fare, ai musei gratuiti, ai mezzi di trasporto gratuiti ed ad un pacco gara definito ”di valore”.
Il prof Dino Ponchio ha invece lodato la trasversalità delle commissioni e dei gruppi nati (master, cadetti, corsa su strada, regolamenti ed ente di promozione sportiva). Ha promesso che la commissione si riunirà ogni volta che vi siano da deliberare importanti decisioni. Si è vociferato in quella sede che la l'apertura della pista indoor di Padova, a causa della messa in liquidazione della ditta “Mondo” (ahinoi) vincitrice dell’appalto, riceva una brusca frenata.
Molto simpatica e di valore l’idea di Frederic Peroni (assente per motivi lavorativi) di far effettuare le gare ostacoli ai master all’interno delle gare giovanili cadetti. Essendo delle medesime altezze gli ostacoli non vi sarebbero problemi e vi sarebbe inoltre la tanto auspicata integrazione di generazioni. Molto probabile che anche questo vada in porto a favore dei tanti ostacolisti master che hanno solo un paio di gare l’anno.

19/05/13

Rubbiani con 5,22 cancella il più vecchio record master in vigore nell'asta

Tra i record italiani di over-35 della prima di stagione, ci sta anche quello dell'asta M35. Matteo Rubbiani, al Trofeo Liberazione di Modena, ha infatti saltato la misura di 5,22, ovvero 2 centimetri in più della misura ottenuta da Marco Andreini nel lontano 1997 a Rieti: 16 anni anche in questo caso (come per Trabucco con 10000 M65) (qui il link al risultato). Il record di Andreini rappresentava il più vecchio record italiano presente negli almanacchi nella specialità del salto con l'asta sia indoor che outdoor, tra uomini e donne. Quest'anno a Rubbiani era riuscito anche di portar ad Andreini via il record indoor, anch'esso datatissimo. Ora la palma di record più "antico" passa al salto di Carla Forcellini con il record indoor delle F40 risalente al 1999. 

Lo storico record di Trabucco nei 10000 M65

Torno per una comparsata dal mio silenzio forzato. Tra le decine di record italiani master già ottenuti nel 2013, assume un particolare valore storico il record sui 10000 M65 di Antonio Trabucco, classe 1948, che lo scorso 21 aprile a Roma è diventato appunto protagonista di una pagina indelebile di masterismo. Il tempo ottenuto al termine della sua gara, 36'42"62, (il link al risultato) ha infatti cancellato uno degli storici record di Luciano Acquarone, cioè Sir History parlando di masterismo tricolore, nella dizione "mezzofondo". Basti pensare che Luciano Acquarone detiene ancora la bellezza di 30 record italiani master: un'enormità. Una specie di precursore e pioniere del mondo Master. Così Trabucco riesce a scalzare una delle 31 perle di Lucianone, stabilendo un controvalore in AGC di 93,27%, ovvero, tradotto, un 28'14" sui 10000. Ma l'aspetto storico è dato dall'intervallo di tempo da cui resisteva il vecchio record di Acquarone: quasi 16 anni. Correva infatti il luglio del 1997, quando ai mondiali di Durban, in Australia, Luciano stabilì quel record. Era il quarto record più vecchio sui 10000 tra tutte le categorie master. Manco a dirlo, due dei tre davanti appartengono ancora ad Acquarone, che vanta il più datato primato italiano sui 10000: quello della categoria M50 che risale addirittura al 1981, cioè 32 anni fa! Pensate che invece quello dei 10000 M40 Acquarone l'ha detenuto di fatto per 40 anni, vedendoselo sottratto solo da Daniele Caimmi nel 2012. Il record europeo distava invece una decina di secondi: è infatti il 36'32"64 del portoghese Francisco Vincente del 1998. 

13/04/13

Europei Master Indoor: un piccolo consuntivo

La spedizione italiana di San Sebastian presenta si presenta alla cassa con 416 presenze-gara, contro le 549 presenze-gara degli Euroindoor di Gand 2011. Un crollo di partecipazione addirittura del 25% a mio parere "strana", visto che la location spagnola aveva più o meno le stesse difficoltà logistiche di quella belga, ma con diversi punti a favore, come la lingua più comprensibile, i luoghi sicuramente più ameni così come il clima. La crisi? Il collegamento non-diretto? Naturalmente paralleli con Ancona non sono nemmeno ipotizzabili, mentre tornando ad Helsinki '07, si indietreggia a 298 presenze. Non dimentichiamoci però del settembre '07, ovvero quello che rappresenta lo spartiacque del masterismo italiano, allorquando si tennero a Riccione i più partecipati mondiali master di sempre, con una rivitalizzazione (mal sfruttata in seguito) di tutto il movimento che ha avuto un sussulto con la già citata edizione di Campionati Europei di Ancona '09. Tutto chiaramente mai sfruttato come volano dalle passate dirigenze Fidal: figurarsi da questa che considera i master come un contorno che può dare "giudici, allenatori ed organizzatori", e che non riesce a considerare i master come un movimento di atleti. 

155 gli atleti italiani scesi in pista, pedana o su strada, contro i 211 di Gand. C'è davvero da riflettere: del resto negli ultimi anni si è assistito indubbiamente ad una contrazione dei master su pista (visivamente) controbilanciato da un'esplosione di quelli su strada che vedono i master quale unico soggetto della Federazione di atletica in costante e continua crescita.

A fronte di un calo del 25% delle presenze, il numero di medaglie ha però registrato un aumento in percentuale: 85 contro le 89 di Gand. Di fatto una partecipazione più qualitativa, come spesso accade nel mondo master quando il numero dei partecipanti delle trasferte si abbassa. Ma il tasto dolente sono le medaglie d'oro, in cui il crollo è stato quasi verticale: 21 contro le 39 di due anni fa. Quasi il 50% in meno. Come se si fossero portate delle puntine, anzichè delle punte. Medaglie sì, ma pochi ori, insomma.

Tra gli atleti azzurri hanno sicuramente svettato le prestazioni di Emma Mazzenga (3 ori), ormai vedette internazionale (da W75 e nonostante sia in Italia già W80 a causa della data di nascita) e Alfonso De Feo (per carità, non confondiamolo con l'altro...) che ha trovato la consacrazione internazionale nella categoria M45. Pensate: tra Zittau e San Sebastian la velocità continentale è stata colonizzata dal colore azzurro: in Germania Max Scarponi coronò un Europeo senza precedenti con una fantastica tripletta: 100, 200 e 400. In Spagna prima Mario Longo sui 60, poi De Feo su 200 e 400. 6 titoli su 6 in pochi mesi. E dire che mancavano anche altre punte negli M45, come Mauro Graziano, Enrico Saraceni, Walter Comper, lo stesso Max Scarponi... pazzesco.

A livello di medaglie nude e crude, lo stesso De Feo è salito a quota 3 con l'argento nei 60 dietro al viaggiatore del tempo Mario Longo. La lanciatrice Brunella Del Giudice ne ha vinte 4 (un argento e 3 bronzi). Tre medaglie anche per Waltraud Egger (ma tutti argenti...). 5 le medaglie di Anna Flaibani nei lanci W80, ma purtroppo nessun oro. 

09/04/13

Europei Master Indoor: 150 video trovati su Youtube

Qui sotto un elenco delle gare on-track degli ultimi campionati Europei Master Indoor di San Sebastian. Chi avesse segnalazioni di altri video non presenti qui, e li volesse inserire nell'elenco me li segnali a questo indirizzo queenatletica@gmail.com. Che chiavi di ricerca metto per quelli di origine tedesca? Mancano molte gare di mezzofondo e i turni eliminatori della velocità... e molto altro. Comunque già un bello spaccato di quello che sono stati i campionati di San Sebastian. 
  1. 60 M35 finale (EasoSport)
  2. 60 M35 finale (Irene Ramos)
  3. 60 M40 finale (EasoSport)
  4. 60 M40 finale (Mattias Sunneborn)
  5. 60 M40 semi 2 (AtletismoMasterPT)
  6. 60 M40 semi 2 (Mattias Sunneborn)
  7. 60 M40 heat 2 (AtletismoMasterPT)
  8. 60 M40 heat 3 (AtletismoMasterPT)
  9. 60 M40 heat 4 (AtletismoMasterPT)
  10. 60 M40 heat 5 (AtletismoMasterPT)
  11. 60 M40 heat 6 (AtletismoMasterPT)
  12. 60 M40 heat 7 (AtletismoMasterPT)
  13. 60 M45 finale (EasoSport) 
  14. 60 M45 semi (markusskeete)
  15. 60 M45 heat (markusskeete)
  16. 60 M50 finale (EasoSport)
  17. 60 M50 finale (AtletismoMasterPT)
  18. 60 M50 semi 1 (AtletismoMasterPT)
  19. 60 M50 semi 3 (AtletismoMasterPT)
  20. 60 M50 heat 4 (AtletismoMasterPT)
  21. 60 M50 heat 7 (AtletismoMasterPT)
  22. 60 M55 finale (EasoSport)
  23. 60 M55 semi 2 (AtletismoMasterPT)
  24. 60 M60 finale (EasoSport)
  25. 60 M65 finale (EasoSport)
  26. 60 M70 finale (EasoSport)
  27. 60 M70 finale (AtletismoMasterPT)
  28. 60 M75 finale (EasoSport)
  29. 60 M80 finale (EasoSport)
  30. 60 M80 finale (AtletismoMasterPT)
  31. 60 M80 finale (100scr)
  32. 60 M85 finale (EasoSport)
  33. 60 M85 finale (AtletismoMasterPT)
  34. 60 M90-95 finale (EasoSport)
  35. 60 M90-95 finale (AtletismoMasterPT)
  36. 200 M40 finale (marcusskeete)
  37. 200 M40 sem 1 (Susana Estriga)
  38. 200 M40 sem 3 (Luis Miguel Arroyo Sanchez)
  39. 200 M40 heat 2 (marcusskeete)
  40. 200 M40 heat (Susana Estriga)
  41. 200 M40 heat 7 (Luis Miguel Arroyo Sanchez)
  42. 200 M50 heat 2 (ThreePenny Bit Foot)
  43. 200 M55 finale (Susana Estriga)
  44. 200 M55 heat 1 (AtletismoMasterPT)
  45. 200 M60 finale (EasoSport)
  46. 200 M65 finale (EasoSport)
  47. 200 M70 finale (EasoSport)
  48. 200 M75 finale (EasoSport)
  49. 400 M35 finale (EasoSport)
  50. 400 M40 finale (EasoSport)
  51. 400 M45 finale (marcusskeete)
  52. 400 M45 finale (EasoSport)
  53. 400 M45 sem 1 (markusskeete)
  54. 400 M45 heat 1 (markusskeete)
  55. 400 M50 finale (EasoSport)
  56. 400 M50 finale (markusskeete)
  57. 400 M50 finale (hurdlemaster07)
  58. 400 M55 finale (EasoSport)
  59. 400 M55 finale (AtletismoMasterPT)
  60. 400 M60 finale (EasoSport)
  61. 400 M65 finale (EasoSport)
  62. 400 M70 finale (EasoSport)
  63. 400 M70 finale (AtletismoMasterPT)
  64. 400 M75 finale (EasoSport)
  65. 400 M80 finale (EasoSport)
  66. 400 M85-90 finale (EasoSport)
  67. 800 M35 finale (Alicia Martin)
  68. 800 M35 finale (david francome)
  69. 800 M40 finale (Esther Pedrosa)
  70. 800 M40 finale (Juan Antonio Rodiguez Gonzalez)
  71. 800 M45 finale (Gianpietro Spada)
  72. 800 M45 finale (Francesco D'Agostino)
  73. 800 M45 finale (Esther Pedrosa)
  74. 800 M45 finale (Juan Antonio Rodriguez Gonzalez)
  75. 800 M50 semi (Gianpietro Spada)
  76. 1500 M35 semi 1 (Carlos Alegre Sanchez)
  77. 1500 M35 semi 1 (Esther Pedrosa)
  78. 1500 M35 semi 2 (Carlos Alegre Sanchez)
  79. 1500 M35 semi 2 (Esther Pedrosa)
  80. 1500 M35 semi 3 (Carlos Alegre Sanchez)
  81. 1500 M35 semi 3 (Esther Pedrosa)
  82. 1500 M50 semi (Esther Pedrosa)
  83. 3000 M35 heat 2 (piris77)
  84. 60HS M35 finale (AtletismoMasterPT)
  85. 60HS M40 finale (JoeHappyHour)
  86. 60HS M40 semi (JoeHappyHour)
  87. 60HS M50 finale (110hordenforever)
  88. 60HS M50 finale (JoeHappyHour)
  89. 4x200 M35 (CoagnacAthleticClub)
  90. 4x200 M40 (Luis Miguel Arroyo Sanchez)
  91. 4x200 M50 (Peter Holl)
  92. 4x200 M60 (Raphael Rossi)
  93. 3 km walk M35 (marchadorpatetico)
  94. podium 800 M45 (Gianpietro Spada)
  1. 60 W35 finale (EasoSport)
  2. 60 W35 finale (Susana Estriga)
  3. 60 W35 finale (AtletismoMasterPT)
  4. 60 W35 semi (AtletismoMasterPT)
  5. 60 W40 finale (EasoSport)
  6. 60 W45 finale (EasoSport)
  7. 60 W50 finale (EasoSport)
  8. 60 W55 finale (EasoSport)
  9. 60 W60 finale (EasoSport)
  10. 60 W65 finale (EasoSport)
  11. 60 W70 finale (EasoSport)
  12. 60 W75 finale (EasoSport)
  13. 60 W75 finale (AtletismoMasterPT)
  14. 60 W80 finale (EasoSport)
  15. 60 W85 finale (EasoSport)
  16. 200 W35 finale (Susana Estriga)
  17. 200 W45 finale (EasoSport)
  18. 200 W55 finale (EasoSport)
  19. 200 W60 finale (EasoSport)
  20. 200 W65 finale (EasoSport)
  21. 200 W70 finale (EasoSport)
  22. 200 W75 finale (EasoSport)
  23. 400 W35 finale (EasoSport)
  24. 400 W40 finale (EasoSport)
  25. 400 W45 finale (EasoSport)
  26. 400 W50 finale (EasoSport)
  27. 400 W55 finale (EasoSport)
  28. 400 W65 finale (EasoSport)
  29. 400 W70 finale (EasoSport)
  30. 400 W75-80 finale (EasoSport)
  31. 800 W35 finale (marcusskeete)
  32. 800 W35 finale (Alicia Martin)
  33. 800 W35 heat (marcusskeete)
  34. 800 W40 finale (Jav A)
  35. 800 W40 semi (Jav A)
  36. 800 W45 finale (Giampietro Spada)
  37. 800 W45 semi (Gianpietro Spada)
  38. 800 W50 finale (Alicia Martin)
  39. 800 W50 heat II (Alicia Martin)
  40. 800 W50 heat (Gianpietro Spada)
  41. 800 W55 finale (Alicia Martin)
  42. 1500 W40 heat (Jav A)
  43. 1500 W50 finale (Alicia Martin)
  44. 60HS W35 finale (AtletismoMasterPT)
  45. 60HS W50 finale (Trevor Wade)
  46. 60HS W55 finale (Trevor Wade)
  47. podium 800 W45 (Gianpietro Spada)

06/04/13

La Evaa e le mosse per disincentivare il masterismo: gli Europei di Turun (?) 2015

Preso dall'euforia per gli europei appena terminati di San Sebastian 2013, ho voluto verificare dove avrei dovuto ri-cimentarmi per difendere il difendibile nella prossima edizione di Campionati Europei Indoor. Ebbene, la località scelta per i prossimi Europei sarà Turun, in Polonia. Turun, Turun... l'unica riminiscenza di cui avessi contezza era il fatto che il turun fosse un dolce di origine cremonese (nella dizione dialettale), che ammetto non piacermi nemmeno tanto (il dolce): troppo duro. Così tramite Google Maps mi vado a fare un giro nella cittadina polacca (italianizzata in Turonia) inedita, per scoprire come la stessa si trovi nel centro geometrico dello Stato polacco. 
Vabbè, mi dico, vediamo come la si raggiunge. Cerco allora "voli Turun". E a sorpresa mi si indica come aeroporto "Varsavia" o in alternativa "Danzica". Quindi la prima sorpresa ben gradita: Turun, come sostiene il sito, non ha un aeroporto. Danzica dista 180 km, Poznan 150 e Varsavia 210. Ok, ce l'hanno messa in quel posto ancora una volta... la località, intendo dire, non fraintendetemi. La riflessione successiva è stata: "perchè"? 
La risposta ovvia che ti danno in questi casi è: "non ci sono candidature". 
La ri-risposta che dò io, è che semplicemente nessuno sa che esiste questa opportunità, e secondo me sono gli stessi maggiorenti Evaa e plenipotenziari del mondo master che gestiscono le organizzazioni contattando loro stessi i possibili sellers. Ma voi davvero pensate che le comunità locali, i comuni, le regioni, le associazioni di albergatori, di fronte ad un afflusso di 3/4000 persone più indotto, non facciano a gara per organizzare (soprattutto in questi periodi) delle manifestazioni del genere? E non stiamo parlando delle Olimpiadi, dove l'investimento e le spese vengono fatte sulle strutture. Qui le strutture ci sono già, e l'investimento organizzativo rispetto ai ricavi è ampiamente ricompensato nelle prime due ore di arrivi negli alberghi di Turun. Anche perchè poi, quasi tutti coloro che poi danno una mano, sono "volontari". 
Allora perchè un posto del genere? E perchè Zittau e gli altri due paesini dimenticati da Cristo in Polonia e Repubblica Ceca degli ultimi europei master outdoor? Perchè la Evaa sta facendo di tutto per fare in modo che vi siano meno persone possibili agli unici appuntamenti che organizza, cercando di piazzarli in località fuori dalle rotte facilmente accessibili?
Lo sanno benissimo lassù che certe location sono di per sè un freno all'afflusso di master, per la lontananza e l'incremento dei prezzi per gli spostamento... e nonostante questo perseverano. Diabolico. 
Personalmente penso che nulla importi di questi aspetti in Evaa, e come si è visto a San Sebastian, gli aspetti di natura politica e interrelazionale sembrano avere un peso superiore a quelli sportivi, di proselitismo, di amore verso il masterismo. Viste fare poi certe cose da non-italiani, mi consola sulla natura umana degli italiani: in definitiva non siamo proprio così peggiori degli altri. 
Allora dò la mia interpretazione. Politica. 
Partiamo col fatto che i meccanismi con i quali si viene nominati all'Evaa non hanno assolutamente nulla di democratico. Nessuno deve rispondere a nessun tesserato del proprio operato. Penso che chi ne faccia parte sia stato semplicemente imposto da qualcun altro. L'investitura arriva dall'alto e non dal basso. Democratico? Nepotistico. Quindi libertà assoluta sulle scelte ma che poi interessano tutti. Qualcuno sceglie per noi, ma con scelte che poi stranamente vanno contro di noi.
Questo, come capirete, è decisamente un male. Anche perchè al punto-uno delle possibili richieste di qualsiasi master europeo su quello che dovrebbe fare la Evaa, ci sarebbe quello di organizzare i campionati in un posto facilmente raggiungibile e a poco prezzo. Basta: tutto il resto è un di più e una perdita di tempo. Le iniziative dell'Evaa, fuori dai campionati europei, stanno attualmente a zero. Eppure le proposte ci sarebbero... perchè non viene fatto nulla?
Già il fatto di atterrare nel posto giusto dove si terranno i campionati, sarebbe un taglio non indifferente delle spese per ogni master, ma questo non è minimamente preso in considerazione, visto che negli ultimi tre anni si è andati a Nyregyhaza, Zittau e ora a Turun. Si fosse andati a Budapest, Monaco o Berlino e Danzica già sarebbe suonato meglio... 
Stranamente non si è mai messa la postilla che il paese che dovesse organizzare i campionati, oltre che all'impianto funzionale (e idoneo: un europeo con una pista di 4 corsie come ad Jyvaskyla è un insulto), debba avere un aeroporto funzionante. 
Ma tant'è. Torun, già adesso penso che in un posto del genere, se non altro per la fatica di raggiungerlo, difficilmente ci sarò. 
Però una campagna per poter inserire in quel consiglio persone che davvero rappresentino la base e che siano scelte dai tesserati, sarebbe forse proprio giunto il momento di farla. Il primo passo verso una gestione più intraprendente e entusiastica di quell'organismo che al momento sembra solo una macchina per scegliere le località dei campionati europei. 
Ogni federazione dovrebbe poter proporre a seconda del proprio peso in termini di tesserati un numero di rappresentanti che si riunisca almeno una volta all'anno per decidere le strategie per la diffusione del masterismo, non per ammazzarle come in questo caso. Per il denaro necessario per queste riunioni, direi che 70.000 master italiani a 13 euro l'uno di tesseramento con la Fidal, possano ampiamente sopperire alle spese di viaggio dei propri pochi rappresentanti. E così penso le altre Federazioni. O sbaglio? 

04/04/13

L'allenamento 1.0 (e gli allenatori) del Corridor Cortese

Premessa: Avevo quasi finito di scrivere alcune ""riflessioni"" sull'allenamento quando sul monitor è comparsa una scritta: - E' morto Pietro Mennea - . Ciao caro Pietro, ti prometto che scriverò, con ingiustificato ritardo, quello che in questi giorni è riapparso tra le dense foschie della mia mente e che ti riguardava o forse ti apparteneva. 

Tantissimo si potrebbe scrivere sull'allenamento nell'Atletica, mi piacerebbe dunque tornare ancora sull'argomento, almeno spero. Sì, ho messo un numero dopo il titolo, sicuramente in modo presuntuoso, poiché non sono così certo che qualcuno mi leggerà, e neppure che il veloce Mr. Andycop non si stufi di ospitarmi prima dell'Allenamento 1.1. 
Trovo piacevole scrivere dell'allenamento perché è decisamente meno faticoso che andare ad allenarsi sul serio. Spesso siamo felici di ciò che riusciamo a fare in allenamento, sorretti da una condizione eccellente, ci pare di star meglio dell'anno appena trascorso. Ci sentiamo vicini alla forma; già, la forma, quello stato di grazia che si percepisce con gran soddisfazione. 
Gli indicatori sono i tempi o le misure rilevate in allenamento ma anche e soprattutto le sensazioni personali, che verranno poi più o meno confermate dai risultati delle gare. Quando tutto ciò che in genere reputiamo faticoso da realizzare in allenamento, riusciamo invece ad eseguirlo con relativa facilità, ci convinciamo di essere vicini alla forma. 
Migliorerò ancora? Sarò al massimo per l'appuntamento che avevo pianificato? A che punto sarò della "curva" ? Quanto durerà prima che inizi la fase discendente? Inevitabilmente queste sono le domande che ci assillano. 
Ma attenzione, perché quando siamo davvero in forma ci accompagna anche una particolare fragilità, non dimentichiamolo. Si alza il vento e, senza chiamarli, arrivano ricordi di allenamenti lontani. 
Nelle nostre ripetute partivamo un metro avanti il riferimento dei 150; i tre giri di riscaldamento, alla prima distrazione dell'allenatore diventavano magicamente due. Poi, quei piccoli espedienti per prolungare di qualche attimo i recuperi tra una ripetuta e l'altra: stringhe che si slacciavano per caso, richieste di precisazioni senza senso, ritorno ai blocchi con la vitalità dei bradipi... 
D'altra parte il divertimento era incontrare i miei compagni d'allenamento, non certo l'allenamento in sé. E poi c'erano i 300.. e quando sentivo quel numero nefasto mi preparavo al sacrificio estremo; come un Kamikaze, con la fascia a coprir la fronte. Ma alla fine tornavo sempre vivo, al massimo solo un po' più stanco. Sarei stato la vergogna della categoria (dei Kamikaze). Pare che "kaze" stia per "vento", sicuramente per me era sempre contro. 
Capitava anche che qualcuno del gruppo dei quattrocentisti cercasse di consolarmi: "guarda che c'è di peggio". Probabilmente lui pensava alle ripetute sui 500, sicuramente io pensavo ad una colica renale. 
A dir la verità, nell'ambiente dell'atletica, il velocista puro (non quello capace di allungare bene sui 200 e magari sui 400) è sempre stato considerato un po' un fighetto. Se durante gli allenamenti per un mezzofondista: piovicchia, per lo sprinter: diluvia e quando è ormai uscito il sole, il nostro eroe si sbilancia con cautela: "ha quasi smesso di piovere". 
Il vento soffia e di colpo mi accorgo del tempo trascorso. Fino a poco tempo fa, quando uscivo per andare ad allenarmi mia moglie mi diceva: "quando torni, ricordati di.. " - oggi invece, per la prima volta, modifica la versione e mi dice: "se torni, ricordati di... " - sarà un lapsus, come dice lei divertita, va beh, mettiamo le mani in tasca a sollecitar scaramantiche protezioni. 
A volte mi par di essere entrato in un territorio meno conosciuto, sempre più personale, di mia esclusiva proprietà, dove solo io posso capire come muovermi al meglio. 
Una volta le mie energie erano sempre lì, pronte all'uso, ora le energie a disposizione sono disponibili in quantità più limitata e questa consapevolezza mi dice che non c'è più nulla da sprecare. 
Ho capito che devo ragionare prima di accettare goliardicamente di accodarmi agli amici del campo per qualche ripetuta non preventivamente programmata. E' vero che le ripetute funzionano, come dicevano gli antichi allenatori nella lingua di Cicerone: - ripetuta iuvant - (più o meno). 
Tra l'altro Cicerone morì a Formia, o meglio: perse la testa, ancora meglio: gliela tagliarono, insomma: fu assassinato. 
Non so' se ai tempi, Formia fosse già "Centro di Preparazione Olimpica" del CONI, se Cicerone fosse anche allenatore e se gli atleti già mal digerissero le ripetute imposte dagli allenatori. 
D'altra parte Miss Marple, da me sempre considerata "la vecchia impicciona", non è mai stata neppure capace di essere abbastanza anziana per poter soddisfare la mia curiosità. 
Comunque, tornando alla nostra era, le mie tabelle d'allenamento provo ad asciugarle progressivamente, spesso adattandole al sentire della giornata. Amo sperimentare nuovi adattamenti di esercizi e osservare poi le reazioni sulla cavia (indovinate chi è). Capisco che devo imparare soprattutto di quali tempi di riposo ho bisogno, e capisco anche che è molto meglio imparare alla svelta piuttosto che con il senno di poi. 
Come sempre, è bene scriversi su un'agenda l'allenamento svolto ma anche imparare ad ascoltare il fisico e registrare in agenda le sensazioni che ci trasmette. Comunque, potendo, è sempre meglio avere come riferimento un allenatore, meglio ancora se un allenatore con cui abbiamo un buon feeling; sarà il nostro indispensabile "occhio esterno". 
Succede anche di pensare di aver acquisito una nuova consapevolezza, forse mai posseduta in gioventù; e capita di raggiungere risultati non immaginati per la nostra età; e da questi impariamo che.. dobbiamo imparare ancora. Pian piano si forma e si consolida l'Esperienza, che non è solo il trascorrere del tempo in nostra presenza; bensì la capacità di apprendere dalle situazioni: facciamola nostra. 
Infine, vorrei dire una parola a favore degli allenatori, che va detto, non tutti hanno la fortuna di allenare a Formia. Osservandoli, a volte penso che gli allenatori possano essere valutati anche per la capacità di sopportazione del freddo, negli umidi inverni padani, o magari in quelli ventosi della Sardegna, per seguire dei ragazzi, che probabilmente non saranno mai dei campioni. 
Vorrei proporre un monumento "all'allenator d'inverno", magari ignoto come il milite, che li comprenda tutti. Ricordo volentieri il mio primo allenatore (*), si, quello che non voleva che orinassi prima della gara; quello che mi ha insegnato come si esce dai blocchi e come si arriva sul filo di lana (che non c'è più). 
Me lo ricordo d'inverno, a controllar centinaia di partenze e quando non era soddisfatto si metteva lui sui blocchi, stretto nel suo cappotto, per mostrarci la corretta posizione. Allora aveva più o meno la mia età (di oggi). A ventisei anni era stato alle Olimpiadi. Era orgoglioso della sua Olimpiade e mi è rimasto il rimpianto di non avergli fatto qualche domanda in più. Ora, come sempre quando non è più possibile farlo, lo sfinirei di domande e darei giusta soddisfazione al suo orgoglio. Non gli ho detto grazie quando era possibile e il mio debito rimane. Grazie Elio. 

"E quindi uscimmo a riveder le stelle" - Ciao Pietro. 

Il corridor cortese 

31/03/13

Il presidente dell'EVAA si scusa pubblicamente per le squalifiche dei 200

Apprezzo sinceramente il gesto del presidente dell'EVAA, Kurt Kashke, che nella lettera di commiato ai Campionati Europei Master di San Sebastian ha avuto modo di fare autocritica (qui il link alla lettera). Chi ha questa grande capacità di autocritica ha sempre la mia massima stima, e, almeno con questo gesto, si è conquistato parte della mia personale riconoscenza (che non vale molto, a dire il vero). Così come ho avuto modo di criticare, così ora mi sembra necessario rendere il giusto peso alla lettera di Kashke. In diversi punti della lettera si può notare questo aspetto "critico" rispetto alla manifestazione appena conclusa, che lascia ben sperare sull'evoluzione qualitativa delle manifestazioni che seguiranno. Naturalmente sarebbe necessario, per migliorare qualunque organizzazione di eventi scanditi periodicamente, dei brain storming al termine delle gare tra chi organizza e chi organizzerà: questo ha il non trascurabile compito di individuare i problemi, capire quali sono state le frizioni, i punti vincenti, gli elementi positivi e quelli negativi. Nel corso del tempo, solo così si può pensare di organizzare eventi sempre migliori dal punto di vista della pianificazione dell'evento stesso. 

Torniamo alla lettera di Kurt. Subito ci dice che la delegazione di Torun (che organizzerà i prossimi campionati europei indoor) "ha individuato diversi punti che necessiteranno di miglioramenti". Di solito sono informazioni che rimangono nelle stanze dei bottoni. Tant'è che la preparazione dei prossimi campionati europei indoor inizieranno come tempistiche, molto prima rispetto ai tempi previsti per San Sebastian. 

In un passo della lettera si legge: "secondo il Consiglio dell'EVAA, questi campionati hanno mostrato sia elementi positivi che problemi". Ottimo. Iniziare a prendere coscienza dei problemi, è sicuramente il primo passo per migliorarsi. Ok, poi dicono comunque che li hanno risolti... concesso. 

Ma veniamo al punto che ci interessa e che mi ha fatto scrivere quello che ho scritto: "una macchia su questi campionati sono state le squalifiche sui 200 metri. Alcuni atleti non erano abituati a correre sulle curve indoor, così in curva hanno toccato le righe. Filmati sono stati utilizzati per provare le decisioni dei giudici. In futuro la EVAA si focalizzerà su questo problema per usare delle riprese video permanenti. Solo due volte la Giuria d'Appello si è riunita per decisioni connesse a questo problema (ricorsi entrambi persi... nonostante le evidenze video, giusto precisare)". Ok, sono d'accordo sul merito di quei due ricorsi le cui decisioni in Commissione andavano ribaltati. Non sono d'accordo invece sull'utilizzo tout-court dei video tape... cosa voglio dire? Che siamo d'accordo che non bisogna invadere le corsie altrui, ma la EVAA dovrebbe promulgare delle direttive per le quali vi sono tocchi delle righe sindacabili dai giudici che evidentemente non ostacolerebbero gli altri avversari e non darebbero vantaggi agli atleti. La futura presenza di riprese video trasformerebbe le gare sull'anello in un assurdo gioco al massacro, quando il più volte citato "buon senso" nell'interpretare un gesto tecnico (anche nella valutazione del tipo di atleta che lo compie), sarebbe sufficiente. O a meno che tali immagini, rese obbligatorie, siano utilizzate solo in casi dubbi. 

In seguito si citano anche le problematiche relative alla gara di salto in alto. 

Ora, probabilmente Kurt non leggerà mai queste mie parole, ma più che i problemi economici degli atleti, sarebbe da interrogare gli stessi sui problemi organizzativi riscontrati. Ad esempio, il podio posizionato in una zona infelice del palazzetto ha tolto molto pathos alle premiazioni. A Zittau era risultato molto coinvolgente lo stand per le premiazioni. Messo in una zona di passaggio assiduo di persone, portava diversi atleti e astanti a fermarsi ad assistere. A San Sebastian le premiazioni sono rimaste quasi deserte con una cerimonia molto scarna. Gli inni venivano sparati durante le gare, disturbando pure gli atleti. Personalmente mi è capitato di essere sui blocchi e sentir partire l'inno tedesco. Fosse stato quello italiano, almeno... così ho dovuto alzare la manina e sospendere le procedure di partenza. 

Altra pecca, la diffusione dei risultati. Purtroppo non tutti hanno i touch screen del Sigma, e di conseguenza tutto quello che avveniva (squalifiche incluse) veniva comunicato con molto ritardo...  o addirittura non veniva comunicato sui tabelloni. Le notizie arrivavano da qualche collegamento internet che qualcuno deteneva sul proprio telefono. 

Gli altri suggerimenti... li darò, un giorno, forse... 

29/03/13

Europei Master Indoor, salto in alto M40: due vincitori con due misure diversi e due inni diversi

Vi propongo il racconto ironico (ma che lascia profondamente indignati) di Stefano Salso, medaglia d'oro a San Sebastian nel salto in alto M40, che incredibilmente si è trovato a condividere l'oro con il secondo arrivato, che invece aveva saltato 3 cm di meno. Com'è stato possibile? Leggete qui sotto!

Libertè, Egalitè, Fraternitè... un pò di Sportivitè non guasterebbe!! Ciao a tutti cari jumpers, Vi scrivo tramite l’amico Franz, perché mi sono autosospeso da Facebook, mi ha rotto un po’, forse tornerò, boh! L’unico dispiacere è quello di aver lasciato questo bel gruppo, sempre ricco di spunti! 
Questa mia è per raccontarVi, un pochino più in dettaglio, quanto accaduto in quel di San Sebastiàn, al termine della gara dell’alto M40 vinta da me (forse), non sono sicuro neanche più di questo. 
A cercare di essere brevi, vinco con 1,89 e successivamente mi sparo tre tentativi a 1,95, dieci giorni prima avevo fatto 1,93 e volevo onorare la gara con una prestazione dignitosa, nonchè il mio personale master, non ce l’ho fatta, pazienza! 
Secondo, arriva un Francese con 1,86, e terzo, con la stessa misura e qualche errorino in più, l’amico Marco De Angelis (per me vero vincitore della gara, data la classe del suo salto). Sceso dal tappetone incontro le mani complimentose dei miei colleghi, nessuno escluso. 
Mentre mi rivesto, arriva il francese e mi dice che la misura dei miei chiodini è irregolare, troppo lunghi! Tengo a precisare che ho comprato le mie Adidas con annessi chiodi, on line, da Athletic a Milano, noto spacciatore di chiodini eSaltanti! 
Comunque, chiedo al giudice se è vero, se mi fa vedere dove sta scritto, se me li misura, insomma, un po’ stordito, con accanto Sjoberg, Thranhardt e Sotomajor, un tantinello scocciati, attendo il fatidico responso. Con il manualetto tecnico della manifestazione in mano, il giudice mi dice che il francese ha ragione, al massimo potevo avvitarmi sotto i piedi 6mm di chiodi, e i miei, effettivamente, misurati con una artigianale dima di metallo, non passavano, forse di un millimetro, ma non passavano! 
Io: - Quindi? Il Giudice: - Two Gold!! L’errore è stato nostro per il mancato controllo alla call room, ma i tuoi chiodini sono irregolari. Io: -Gulp!!!! Il francese: -Hihihi, Ok!!! Non è finita qui! Esco dall’arena in preda a una crisi dislessica come Zed, il poliziotto sclerotico di “Scuola di Polizia” e pensando e ripensando all’accaduto mi chiedo: ma quello forse la dima me l’ha passata allo scalino dei 5mm e non dei 6mm, un’allucinazione? Boh! 
Mo cerco il giudice italiano, gli porto la scarpa e me la faccio ricontrollare!! Con difficoltà, lo trovo. Qualcuno gli aveva già spiegato l’accaduto! 
Lui: -Non hai saltato con queste scarpe!! 
Io: -Gulp!!!! 
Lui: -Non sono queste le scarpe con cui hai saltato!!! 
Io: -RiGulp!!!! Certo che sono queste, dove prendevo un altro paio, in prestito dal francese??? 
Insomma, il giudice italiano, che forse (tiro a caso è), avrebbe dovuto fare i miei interessi, ha dubitato della mia buona fede, insinuando che avessi operato una sostituzione di scarpe o di chiodi! Malvolentieri rivà in pedana con la mia scarpa, confabula con gli altri giudici, suppongo rimisuri, e torna, dicendomi: - fatti gli affari tuoi sennò ti tolgono pure la medaglia
Ok! Eseguo, mi faccio i fatti miei, salgo sul podio alla stessa quota del francese, Inno... siam pronti alla morte/ l’Italia chiamò... e dopo... Marsigliese!!!! 
Due inni, due misure diverse, foto ricordo del podio praticamente da bruciare, insomma, festa decisamente rovinata!! Tornato a casa, e dopo qualche giorno, vado a verificare i tre punti IAAF ai quali il libricino della manifestazione fa riferimento per la misura massima dei chiodi (quello in inglese, già, perchè quello in spagnolo stranamente non contiene alcun riferimento ai suddetti punti IAAF) e bada ben bada ben bada ben v’è scritto che la misura massima regolare è di 9mm, tranne per il salto in alto, dove sono regolari fino a 12mm!!!! Il loro manualetto diceva 6mm!!!! 
• Errore di battitura? 
• Si sono fidati di quel che c’era scritto sul libretto senza verificare i punti IAAF a cui si riferiva?? 
• A ‘sto cacchio di Francese come gli è potuto saltare in mente di farmi fare un controllo dei chiodi???? 
• E' mai stata fatta una tale richiesta precedentemente in questa galassia? 
• Perché ha aspettato che terminassi la gara prima di cantare, per giunta anche i miei tre tentativi a gara vinta? 
• Ha pensato: -provo a vincere/ se non ci riesco/ tiro sta carta? 
• Ha ricevuto una soffiata circa l’incongruenza del manualetto? 
Beh, ditemelo Voi, perché io non sono giunto a conclusioni accettabili senza utilizzo di stupefacenti!! Conclusioni: Ho ripristinato l’hard disk della mia memoria al dopogara, non ricordo più nulla di “atletico”, mi resta solo il ricordo dei momenti passati con il mio amico Giulio, brillante bronzo nei 60m M50, e delle risate fatte a cena con gli amici Emanuel Manfredini, Franz Arduini e Marco De Angelis, dai quali ho ricevuto solidarietà, davanti a una fantastica paella! Gente vera, gente di sport, gente con un altro passo!! 
W la France!

27/03/13

San Sebastian '13: la mia indignazione contro l'organizzazione

(nella foto: l'evidente tocco della riga da parte di Denise Neumann in 6^ corsia. Il giudice di curva è appena fuori dall'immagine, ad un metro circa dall'italiana) - Prima di poter scrivere qualche cosa di natura tecnica sui campionati Europei Master Indoor (nei miei sempre più risicati intervalli di tempo) che si sono conclusi giusto domenica a San Sebastian, in Spagna, lasciatemi sfogare la rabbia su quelle che sono state le decisioni prese dai giudici e dalle relative Commissioni che hanno valutato i ricorsi agli ultimi campionati Europei. Rimango sconcertato, basito, indignato e con un profondo senso di nausea, sul comportamento generale tenuto da chi era preposto a valutare i comportamenti degli atleti in gara, con aspetti in molti casi davvero sgradevoli. La penso così, non ci posso fare nulla. E non me lo tengo dentro, e non devo tenermelo dentro come ho già fatto troppe volte.

Probabilmente non conosco "cosa ci sia dietro", cosa che mi è stata già rinfacciata duramente. Aggiungo: per fortuna, perchè 1) chissà davvero cosa ci sarà dietro e 2) questo articolo sono anni che lo voglio scrivere. Però come non si fa a vedere? Come non si fa ad indignarsi dopo aver visto? Di chi è la colpa della gestione tecnica? I Giudici sono un corpo a sè stante o hanno direttive da parte di qualcuno? Magari proprio dall'Evaa? E le commissioni che valutano gli onerosi ricorsi degli atleti squalificati, con che criteri vengono formate? Secondo voi bisogna tacere o si deve poter manifestare pubblicamente lo scoramento ad una situazione che ormai ad ogni manifestazione si palesa in manieria così plateale? In una settimana di gare, mi è sembrato di assistere a una serie interminabile di torti, decisioni quanto meno opinabili, spesso incomprensibili, a danno di persone che spendono parecchie centinaia di euro per partecipare ad una manifestazione internazionale e vengono estromesse dalle competizione con decisioni quanto meno bizzarre. Lasciatemi usare questo termine: bizzarre.

Il mio metro di paragone è Asafa Powell. Che c'entra Asafa? E' presto detto: Asafa Powell alle Olimpiadi di Londra '12, cioè solo qualche mese fa, nei quarti di finale per puro vanto narcisistico nel guardarsi nel mega schermo posto a fondo rettilineo, sul terzo anello dello Stadio Olimpico, oltrepassò nettamente la linea della propria corsia con un piede per almeno tre falcate. Non fu squalificato, perchè la norma violata, la 163.3 dei Regolamenti Internazionali, concede (pare) anche una certa alea di opinabilità al Giudice Arbitro. E correggetemi se sbaglio. Era davanti, non ostacolò nessuno, e la passò liscia.

A San Sebastian invece l'orientamento generale sull'articolo 163.3 è stato la mannaia trasversale dei master, con il  massimo dei minimi raggiunto con la semifinale dei 400 M75: 4 settantacinquenni su 5, squalificati per invasione di corsia. Ma che è successo? Hanno giocato ai 4 cantoni? O alle 5 sedie? Qualcuno avrà avuto un minimo di senso di colpa andando a letto quella stessa sera? Qualcuno non ha pensato di fare una bella riunione tecnica per dire: ragazzi, calma: usiamo il buon senso, usiamo la testa!

Invece, pensate quali vantaggi avranno tratto dal "cadere" da curve così ripide e dover poi essere costretti a ritornare verso l'alto. 4 su 5 sembra davvero troppo, fuori da ogni logica sportiva. Delle due, una: o i 75enni sono tendenzialmente dei ladri (o almeno, l'80%) o i Giudici sono stati troppo rigidi. Rigidi naturalmente è un eufemismo.

La mannaia è calata poi misteriosamente sulla nostra atleta di punta del settore velocità "giovanile", ovvero Denise Neumann. Non sono bastati i filmati lapalissiani a far recedere da una decisione assurda. Nessuno aveva invaso nulla, ma Denise è stata cancellata dalla gara, nonostante il record italiano e una medaglia sicura. Stessa cosa successa nella medesima categoria e gara ad una delle favorite, ovvero la portacolori bulgara. Una olandese, vincitrice dei 400 metri con un vantaggio di un intero rettilineo, squalificata per "tocco" della linea. I master sono evidentemente dei bari per il corpo giudicante. A me i giudici San Sebastiani mi sono sembrati tanto gli ausiliari della sosta: colpisci (alcune volte a caso) e scappa.

E i marciatori squalificati a grappoli perchè nelle ripide curve non riuscivano a marciare compostamente?

E l'assurda decisione di far vincere due atleti con due misure diverse nel salto in alto M35 perchè il vincitore (un italiano) aveva i chiodi troppo lunghi? Ma i giudici i chiodi dovrebbero controllarli prima dell'inizio della gara, non certo alla fine. Sembrerebbe ovvio, no? Vi vedete un arbitro che fa vincere una squadra che gioca in 12, per poi riconoscere il proprio errore e concedere la vittoria anche all'altra squadra? E' successo pure questo.

E la misteriosa squalifica e poi riqualifica della nazionale tedesca F40 a danno di quella italiana, che soddisfaceva in tutto e per tutto le violazioni dovute per le squalifiche? Misteriosamente riammessa così come giustamente squalificata.

Sapete cosa penso? Che è stato uno schifo per molti aspetti. E per fortuna che non mi è capitato di toccare alcuna riga (anche se in alcuni casi anche senza toccarla, capitava di essere squalificati). Mi vedevo già starmene 3 giorni a rigirarmi i pollici per squalifica.

Insomma, il caos. Giustamente i filosofi dello sport sosteranno che "dura lex, sed lex". Non sarò certo io a rinnegare un tale principio, visto anche il lavoro che svolgo. Ma le palesi incoerenze dimostrate dal corpo giudicante e dalle commissioni sono state fin troppo palesi. E se anche non fossero dimostrate le incoerenze, ma che diamine, alle Olimpiadi e nello sport il buon senso deve essere un principio altrettanto valido che quello dell'applicazione inflessibile della norma nel caso in cui vi siano stati chiari vantaggi dall'aver tenuto comportamenti scorretti. Un "tocco" della riga, che vantaggio può aver dato? E di contro, il "non tocco" certificato della riga, che fastidio può aver dato?

In tutto questo mi chiedo a cosa serva oggi l'Evaa, se nell'unica manifestazione internazionale all'anno per la quale trova ragione di esistere, non ha nemmeno la forza di intervenire in maniera seria e decisa, sull'andamento della manifestazione. Mi domando davvero a cosa serva... dove sono delle graduatorie europee master integrate, i circuiti di gare master europei, gli incontri tra le nazionali master, un orientamento dei giudici votato al rispetto sì delle regole, ma ad una maggiore capacità valutativa sugli effettivi vantaggi derivanti da piccoli infrangments. Di fatto, cambiano i presidenti dell'Evaa, i metodi di selezione delle diverse commissioni rimangono per me un mistero (secondo me guidati da aspetti non certo meritocratici) ma l'unica cosa che pare cambiare sembrano gli orientamenti dei giudici sulle squalifiche degli atleti. Mi si dice che "c'è tanto lavoro": ma dov'è il frutto di questo lavoro? A chi è rivolto se quello che si vede e questo e che la maggior parte del lavoro organizzativo lo fa il Paese ospitante? Forse sarebbe meglio l'autogestione internazionale.

25/03/13

Mennea: la mia intervista inedita a Pietro...

Purtroppo sono mancato in un momento topico dell'atletica italiana, ovvero la scomparsa del campione più rappresentativo di sempre del nostro sport. Atletica? Mennea! Ero fuori dall'Italia, senza un pc e senza la voglia di mettermi a scrivere... A quasi una settimana dalla morte di Pietro, mi sono oggi domandato cosa potessi aggiungere ai fiumi di parole che sono stati già versati per l'icona dell'atletica azzurra. Solitamente non mi va di essere ripetitivo, di aggiungere frasi già usate da altri e che mi incanalino nel fiume di incredulità e dolore che ha travolto tutti coloro che hanno vissuto nell'ombra del Mito di Barletta, senza dare un mio contributo. 

Quando ho saputo della cosa, il primo pensiero amaro che mi è venuto in mente, e che ho messo sulla mia bacheca di Facebook  è che in definitiva l'uomo, per quanto grande sia, per quante cose indimenticabili abbia fatto, uomo rimane e alle ineluttabili variabili che il mondo reale propone, vi si deve inchinare, a partire dalla morte. Tutto quello che si fa in una vita non può essere messo su una bilancia e rivendicare diritti superiori. La morte è la cosa più democratica che esista: non fa mai differenze tra sessi, religioni, conti correnti, gesta, azioni buone e azioni cattive... La morte di Pietro, silenziosa nella sua genesi com'è stata la sua presenza in questo mondo sportivo dopo il suo ritiro, mi ha riportato alla finitima ragione dell'esistenza. Uno baratterebbe una medaglia con un giorno in più su questa terra? Che domanda senza risposte...

Già, ma non vi siete mai domandati poi perchè Mennea non abbia mai fatto parte del nostro mondo dell'atletica dopo il suo ritiro? Io continuo a chiedermelo... Negli altri sport, le icone del passato in qualche modo sono rientrate nei ruoli dirigenziali, o quanto meno rappresentativi. Mennea, invece, ne è uscito, si è allontanato, ha preso altre strade, ha tenuto le distanze con il mondo dell'atletica leggera, tanto che nell'intervista che qui sotto pubblico, ho notato che alcuni aspetti non li conosceva più bene. Perchè? Perchè l'atletica italiana ha perso Mennea? Perchè non ne ha fatto il suo portavoce, la sua bandiera vivente, il proprio presidente, il proprio ambasciatore? E' stata l'atletica a rifiutare Mennea per tutti quegli strani meccanismi che abbiamo tristemente imparato a conoscere e a denunciare, o è stato Mennea a rifiutarla avendo conosciuto... quegli stessi meccanismi? Mi rimane questo dubbio, di chi non lo conosceva se solo di fama e soprattutto non conosceva nulla dei suoi trascorsi con il mondo dell'atletica.

Mennea ci lascia, e mi sento esattamente come il giorno in cui morì Lucio Battisti: la sensazione di qualche cosa di incompiuto. Sarò un sognatore: Battisti mi aspettavo intimamente che tornasse. Ci speravo, non so neppure perchè. Le canzoni sono le chiavi che accendono i ricordi della nostra mente, e poter sperare che ritornasse, ecco, avrebbe voluto dire tornare ad emozionarsi per qualche cosa vissuta nel passato. Sono pure transitato per lavoro sotto casa sua diverse volte, nel lecchese... e se l'avessi visto gliel'avrei chiesto: quando torni? Macchè, non è più tornato, lasciandomi con quella sensazione che mancasse qualche cosa. Così Pietro: se ne va una risorsa, e non so nemmeno darmi una spiegazione su chi e che cosa avrebbe dovuto fare per trattenerlo, riportarlo qui dentro, dare l'esempio...

Vi lascio quindi con un'intervista al telefono che gli feci un paio di anni fa e che non ho mai pubblicato per le sventure del mio precedente sito. Grazie a Mario Longo, contattai Pietro per chiedergli come avrebbe riformato l'atletica italiana. Volevamo che Mennea diventasse il Presidente della Fidal. Non so quanto ci abbia creduto lui stesso, anche perchè si è capito che chi ha plasmato gli statuti della Fidal negli anni, abbia sempre cercato di difendere posizioni che tagliassero fuori ogni forma di rinnovamento, che mantenessero i poteri e le prerogative di certi gruppi avverso a quelle degli altri. E viceversa, a seconda di chi avesse il timone della barca. Non era l'atletica di Mennea, sicuramente. Un'atletica completamente schiacciata sulle necessità delle società e che nulla ha mai concesso agli aspetti generali, quali quelli del reclutamento, la diffusione dello sport, il mantenimento degli atleti... aspetti dimenticati nel nome dei c.d.s. e del portato di quella manifestazione sulle società. Questo è il risultato.

Mi dispiace alla fine dell'intervista non aver fatto quello che gli promisi: pubblicare quelle sue parole per poter tracciare un solco. Il progetto non partì, Pietro non si candidò, nessuno lo chiamò, e io mi rigirai quelle sue parole per mesi senza poterle pubblicare. Lo faccio oggi, sperando di tracciare quel solco di uno sport che lui voleva che fosse più educativo, meno estremizzato, più umano.