07/05/11

A Doha 11 migliori prestazioni mondiali dell'anno - Gibilisco infortunato prima di gareggiare

Prima tappa della Golden League a Doha, in Qatar. Pochi ancora i pezzi da 90, visto che siamo solo all'inizio della stagione: del resto qualcuno doveva pur aprire la serie di meeting internazionali. Ci ha pensato appunto Doha, come ormai tradizione. Partiamo dal nerboruto Walter Dix, che ha vinto i 200 in 20"06, la specialità nella quale per due settimane, nell'agosto del 2010, è stato considerato dal Ranking All-Athletics il miglior specialista del mondo. Naturalmente il 2010 era l'anno senza grandi manifestazioni internazionali, dove Bolt ha di fatto rinunciato alla specialità. Da allora Walter Dix è rimasto al secondo posto distanziato di parecchio da Wallace Spearmon. Naturalmente il tempo è il miglior tempo dell'anno al mondo. Al secondo posto, a sorpresa, l'autoctono Femi Ogunode con 20"30, attualmente 28° nel medesimo ranking sui 200 e che nonostante questo è riuscito a battere nettamente il norvegese Jaysuma N'Dure, 20"55, che invece è il 5° al mondo. Asbel Kiprop, gran dominatore dei 1500 per cui è stato numero "1" per 58 settimane (attualmente è secondo) vince un raro suo 800 in 1'44"74, C'è da dire che Kiprop è solito iniziare la stagione proprio a Doha e proprio con un 800: i precedenti incipit erano stati però decisamente migliori: 1'43"17 nel 2009 e 1'43"45 nel 2010. Al momento il tempo ottenuto a Doha è il secondo dell'anno al mondo dietro, è un'ovvietà, a David Rudisha che ha già esplorato gli abissi del sub-1'44". In chiave europea, in attesa che i nostri giovani finalmente divengano consistenti, si mette in luce il britannico  Michael Rimmer (l'anno scorso al PB con 1'43"89), 4° tempo dell'anno al mondo, lui che a livello mondiale è considerato dalle statistiche diacroniche l'ottavo uomo sugli 800. Terzo quel Alfred Kirwa Yego che nel 2009 a Rieti sparò un sensazionale 1'42"67, 13° tempo mondiale all-time. A Doha Yego si limita ad un "normale" 1'45"17, che probabilmente gli consolida il 9° posto nel ranking, proprio dietro Rimmer che l'ha preceduto anche in gara. Solo 6° il campione europeo di Barcellona '10 e argento a Parigi un paio di mesi fa, Marcin Lewandowski con 1'46"42. Nei 1500 partono in 12... di cui 12 sono gli africani, fra i quali 9 keniani, 1 marocchino, 1 etiope e 1 algerino. Chi vince? Il keniano di turno, naturalmente, Nixon Kiplimo Chepseba: 3'31"84, cioè il miglior tempo mondiale dell'anno per l'8° dei ranking globali. Dietro di lui il 5° al mondo: Silas Kiplagat, che l'anno scorso infranse i 3'30": 3'29"27 a Monaco, 10° tempo all-time (e ha solo 22 anni). In questa circostanza 3'32"15. 4 dei primi dieci del rakking presenti al via e il 5°, Asbel Kiprop, dirottato sugli 800. Gare quindi di grande spessore sin dalle premesse. Ma naturalmente c'era anche il migliore dei 1500: Augustine Kiprono Choge, che si è preso una scoppola sui 3000, terminati in un volatone con 3 atleti a 7'27", che hanno stabilito nell'ordine il 9°, il 10° e il 12° tempo all-time! Vittoria all'etiope Yenew Alamirew con 7'27"26. Posto d'onore al keniano Edwin Cheruiyot Soi, con 7'27"55 e terzo Eliud Kipchoge con 7'27"66. Sul palcoscenico dei 400hs, sorprende non solo il sudafricano L.J. Van Zyl, vero dominatore della stagione australe, che lo ha visto già autore di due pazzeschi sub-48" (47"66 e 47"73 unico al mondo) ma anche un 44"86 sui piani, ma anche il connazionale Cornel Fredericks, in questo momento secondo al mondo solo a Van Zyl. 48"11 a 48"43, con Bersawn Jackson, migliore al mondo per il rankings, ad un solo centesimo da Fredericks. Dall'alto arriva la vittoria dell'americano Jesse Williams, 2,33 (2,36 indoor nel 2009), stessa misura del cipriota Ioannou Kyriakos che hanno preceduto il qatariota, unanimemente riconosciuto il vero fenomeno di giornata, Mutaz Essa Barshim, classe 1991, a 2,31. Nono Alessandro Talotti con 2,23, primo italiano dell'anno a partecipare ad una prova della Diamond League nel 2011. Nell'asta il tedesco Malte Mohr si impone in 5,81, miglior risultato mondiale dell'anno. La notizia è che il grande sconfitto di giornata è Renaud Lavillenie, dominatore assoluto della specialità da 58 settimane consecutive e ultimamente anche tentato di cancellare dal libro mastro dei record (almeno a parole) Sergej Bubka ma a Doha tornato fragorosamente a terra con un semplice... 5,50. che probabilmente è la misura che salta al mattino appena sveglio per andare dalla nonna a far colazione sul pianerottolo di sopra. Quarto. Infortunato durante il riscaldamento Giuseppe Gibilisco. Inizio non certo memorabile per il siciliano. Theddy Thamgo si impone facilmente nel salto triplo con 17,49 con 1,0 di vento: ormai da lui ci si aspetta sempre la prestazione storica, ma anche lui ha momenti di quasi normalità. A proposito, avete letto che l'allenatore nel salto in lungo di Thamgo è il leggendario cubano Ivan Pedroso? conosciuto dal francese... via facebook! In 3 sopra i 21 metri nel lancio del peso (da noi penso che l'ultimo over-20 metri sia da ricercare nel paleolitico) e il monumento vivente Gerd Kanter primo nel disco con 67,49. Nel giavellotto presenti praticamente tutti i migliori al mondo, che si sono presi un pò di scudisciate in serie dalle nuove leve, la prima delle quali è l'erede (chissà quante volte glielo avranno detto) di Jan Zelezny, ovvero Petr Frydrych (85,32). Salva la faccia Tero Pitkamaki, terzo con 83,91, e solo quinto la fionda umana Andreas Thorkildsen con 83,62
Tra le donne, ancora nulla di trascendentale nei 200, con LaShauntea Moore prima con 22"83. Ma solo in due sotto i 23", in una specialità che sembra un pò in crisi ultimamente anche a livello mondiale. Sembra sempre il ripiego del centista o la ciliegina sulla torta del 400ista. Se qualcuno volesse concentrarsi su questa specialità, avrebbe sicuramente più spazio che nelle altre due, allo stato dell'arte. Sui 400, Allyson Felix non tradisce, ma quanto ha dovuto sudare per battere la Botswaiana (come si dice?) Amantle Montsho: 50"33 a 50"41. Kellie Wells domina ancora gli ostacoli: 12"58, con Lolo Jones solo terza in 12"67, ed infine vittoria con 6,88 nel salto in lungo dell'americana Funmi Jimoh, sulla brasiliana Maggi: 6,87 e un solo centimetro.

06/05/11

A Chiasso cadono quattro record italiani master - Borgonovo PB con 5,64

Si va a Chiasso, porta della Svizzera ticinese e come al solito si fa la conta dei record italiani master nelle prove spurie. Organizzazione come al solito impeccabile, ma ci siamo ormai abituati, tanto che molti piuttosto che farsi ore di attese in qualche meeting italiano nel segno del "a seguire", preferiscono farsi qualche km in più e sapere l'ora esatta in cui si correrà. Quest'anno dal meeting di apertura di Chiasso, la cronaca parla di 4 nuovi record italiani master, ottenuti nelle prove spurie, che in questo periodo vanno per la maggiore. A Proposito: non so se avete notato, ma nella Monarchia ai piedi del Monte Titano, si continuano a registrare altri record italiani "pre", che non hanno nessuna valenza statistica se non proprio in quella Monarchia. Più le informazioni circolano, e più ci si rende conto che la storia dei record "ad età compiuta" è solo un affare internazionale della WMA, mentre tutte le singole federazioni (e i Masters Games) non si sono nemmeno mai neppure poste il problema. Si va con l'anno di nascita. Effettivamente sarebbe un controsenso far praticare ai propri tesserati attività suddivise per categorie afferenti all'anno di nascita attribuendo poi i record alla data di nascita, creando poi doppioni, non-sensi (tipo il campione della categoria superiore che stabilisce il record nazionale in quella inferiore).
Venendo alla cronaca spicciola, in una giornata "passabile" ticinese, come al solito mette il segno nella storia dei record italiani spostandoli ancora un pò più in basso Denise Neumann, sui 150 F40. Dopo aver corso 19"63 a Novara di due settimane fa, ecco il 19"49 che migliora il precedente record di 14 centesimi con un vento addirittura contrario di 0,5. Qui facciamo un piccolo passo indietro: infatti nella cronologia avevo citato i record della Moroni, stabilito un mesetto fa. In realtà mi è stato segnalato che Giuseppina Perlino, nel 2005, proprio a Chiasso aveva corso in 19"80, che era il vero e proprio record F40. Così Denise continua a detenere due record (sui 200 indoor F40 e appunto i 150 F40) ma uno ne ha reso un pò più difficile per le generazioni future. Denise si è anche presentata sulle 100 yards, correndo in 11"87. Sarà record italiano? Non lo sappiamo ancora... ho chiesto di inserire talmente tanti record a Giusy La Cava, che mi vergogno un pò a chiederle di inserire nelle liste Fidal anche quello delle 100 Yards.
Sempre nei 150 M70 continua il botta-e-risposta a distanza tra Aldo Cambiaghi e Benito Bertaggia. Aveva dato fuoco alle polveri proprio il milanese, correndo in 21"84 con -1,2 a Milano il 2 di aprile. Gli aveva risposto due settimane dopo a Novara Bertaggia, correndo esattamente un decimo in meno: 21"74. Passano altre due settimane, e Cambiaghi si riprende il record ancora con un miglioramento di un decimo: 21"64 con -0,8 di vento. Da segnalare che nell'ultima serie dei 150, Romano Carniti (1941, ma sempre M70), ha piazzato 21"66, cioè sotto il vecchio record e a soli due centesimi dal più che fresco record ottenuto da Aldo. Altri risultati di rilievo sempre sui 150... mmm... direi il 19"48 di Giovanni Mocchi (1955), mentre Ettore Ruggeri (1958) ha corso in 18"60.
Mentre il Cambiaghi piazzava il record M70, Aldo Del Rio, suo compagno di squadra, pochissimi minuti prima di lui pensava bene di portargli via il record sulla stessa distanza ma tra gli M65: 20"78, contro il 21"29 ottenuto nel 2008 dall'altro Road Runners. Diciamo che Cambiaghi è rimasto nudo da record per circa 4 minuti, il tempo tra la serie di Del Rio e la propria. Ma Del Rio è davvero scatenato oltreconfine. Dopo un paio di ore si presenta sui 300 è polverizza il record dei 300 M65: 44"20, cioè quasi 4 secondi in meno del vecchio record di Sergio Valente (48"0) corso nel 2007. 4 record italiani Master in un pomeriggio svizzero, mica male.
Tra le prestazioni da copertina, naturalmente il salto di Flavia Borgonovo a 5,64: primato personale ogni-tempo a 37 anni! A dire il vero i tabelloni di pedana avevano segnalato un clamoroso 5,74 (una decina di cm dal minimo per gli italiani assoluti), poi sul referto l'accorciamento... e nella serie c'è anche un lunghissimo salto stimabile 5,80. Non c'è che dire: l'esordio esterno sul lungo è stato fragoroso.
Nei 600 ottima prova di Luca Landoni (1968) che si getta dichiaratamente nella mischia di mezzofondisti veloci M40 che daranno battaglia in questa stagione: 1'27"46. Tra i partecipanti anche Alessandro Claut (1978) che a Niyregyaza l'anno scorso, Campionati Europei Master, si era presentato (e vinto nettamente) negli 800 della costituenda categoria M30.

05/05/11

Il Corriere della Sera ripercorre ciò che abbiamo scritto... ieri sulle piste di Milano

Sulle pagine del Corriere della Sera, nella pagina di Milano, articolo che arriva esattamente il giorno dopo il mio articolo apparso ieri su Queenatletica che denunciava lo stato delle piste milanesi. Un caso, probabilmente. Però se non fosse così, sono contento che molti dei punti da me toccati sono stati ripetuti dall'articolista Fabio Monti. Bello l'incipit dell'articolo che cita direttamente il Presidente del CONI, Gianni Petrucci, che probabilmente deve farsi bello davanti al mondo. Pure lui! Ebbene, descrivendo un panorama sportivo nazionale sempre "meno sedentario", il Presidente avrebbe citato l'ascesa dell'atletica giovanile, soprattutto dai 6 ai 10 anni. Ma a Petrucci qualcuno ha spiegato che i numeri dell'atletica giovanile (soprattutto proprio quella fascia d'età, dai 6 ai 10 anni, cioè quelli che vengono indottrinati nelle categorie "esordienti") sono una trovata geniale che porta le scuole a tesserare anche i bambini che si presentano ad una sola corsa campestre durante l'inverno? Magari svolgono tutt'altro sport (probabilmente nel 90% dei casi) e che per l'occasione dei trofei scolastici dei Giochi della Gioventù (manifestazione che probabilmente morirà nei prossimi anni), vengono forzatamente tesserati alla Fidal. Ma non è una cosa meravigliosa? 40.000 tesserati su 140.000 puramente virtuali.
L'articolo però bombarda indubbiamente la malagestione dell'Amministrazione (o delle Amministrazioni) comunali sull'atletica di vertice e quella di base. Si concorda con ciò che ho scritto ieri che le risoluzioni adottate per l'Arena sono di carattere pre-elettorale, la più incredibile delle quali è sicuramente l'organizzazione di tornei di calcio assolutamente invalidanti per l'attività atletica: prime corsie e pedane di fatto precluse. Il calcio dà un calcio all'atletica, senza tanti giri di parole. 
Mi fa piacere come nel mio articolo, che si siano citati i record mondiali stabiliti nell'impianto intitolato a Gianni Brera (in realtà 16, mentre mi ero fermato a 13) e la mia considerazione sul fatto che l'Arena è ormai diventata un postribolo di attività che hanno tolto sempre più spazio all'atletica leggera.
Sul XXV Aprile, è chiaro che probabilmente prima di rivederla aperta ci vorrà molto, ma molto tempo, visto che in ballo c'è un ricorso al TAR della Mondo. Ed infine, come non dare ragione della chiosa finale? Milano è l'unica grande città europea a non avere uno stadio per l'atletica. 

Mister 70 metri (a 50 anni) scrive a Queenatletica: il mio obiettivo? I trials Olimpici

Dopo l'articolo scritto un paio di giorni fa su Roald Bradstock, dopo il 70,34 metri celebrativo del suo 25 anno dal record mondiale (primo uomo sopra gli 80 metri con il nuovo attrezzo) mi ero preso la briga di contattarlo per avere un suo punto di vista circa le prestazioni di cui è stato protagonista negli ultimi tempi. Avendo letto la sua intervista su Masterstrack, mi ero chiesto se avrebbe voluto rendere partecipi anche noi dei suoi prossimi obiettivi. Accontentato! E naturalmente non ha fatto troppi giri di parole. Qui quello che mi ha scritto. 
"il mio obiettivo per la stagione 2011 è qualificarmi per i miei ottavi Trials olimpici che si terranno l'anno prossimo proprio nella mia nazione. Poi battere il record inglese master e rimanere costantemente sopra i 70 metri". Naturalmente, aggiunge che "il periodo per ottenere il minimo per partecipare ai Trials per le Olimpiadi 2012 è iniziato il primo gennaio di quest'anno. Così ho iniziato presto la stagione, lanciando 71,83 mt nel primo meeting, che ha infranto il record inglese master ormai vecchio di 12 anni. Da quella gara ha lanciato in diverse riunioni 71,07, 70,39, 70,41, 68,84 e il 70,34 lo scorso sabato". 
Sulla strada per Londra, Roald mi dice che "tutti i miei allenamenti e la loro consistenza, puntano ad un possibile lancio tra i 73 e i 75 metri. La chiave per raggiungere questo obiettivo sarà trovare il vento giusto che fino ad ora non ho ancora trovato. Ho a disposizione ancora pochi meeting in questa stagione, dopo di che mi dedicherò esclusivamente con il giavellotto da 700 grammi (quello per la categoria M50: quello per gli assoluti è da 800 grammi). Giovedì ho fatto la prima seduta con l'attrezzo da 700, con lanci da fermo. Era molto caldo e c'era un bellissimo vento da destra, che per me è perfetto. Ho lanciato costantemente oltre i 65 mt, e un lancio addirittura a 71 metri! Potrei stimare che potrei essere in grado di lanciare tra gli 80 e i 90 metri!". 
"Se sarò così in forma per un altro anno, il mio obiettivo per il 2012 sarà ottenere il record mondiale M50 che attualmente è 71,01. Ah! E naturalmente partecipare ai miei ottavi Trials olimpici!". 

04/05/11

Milano odia l'atletica

(nella foto di Maurizio Pistillo, il cantiere fermo del XXV Aprile) Che il rapporto delle Amministrazioni Comunali di Milano con l'atletica sia conflittuale da tempo è cosa arcinota. Anzi, diciamo che si assiste ad una sorta di sopportazione o puro menefreghismo meneghino verso questo sport, che è considerato essenzialmente solo quando c'è la Stramilano o la Milano City Marathon. Queste due manifestazioni danno visibilità (a chi?), la pista nessuna. La pista e le piste, sono un fastidioso lusso cui sembra che qualcuno voglia disfarsene per il semplice motivo che non produce sufficiente ricchezza. Del resto, come si poteva non vaticinare che si sarebbe arrivati prima o poi a questo punto? Società per Azioni che gestiscono lo sport, anche se sotto egida politica, prima o poi devono fare i conti coi bilanci, e naturalmente gli impianti di atletica non accrescono le ricchezze di nessuno. E' la stessa cosa della Fidal Servizi: voi ne avete capito l'utilità? Io ne ho capita solo la funzione finanziaria-speculativa ma quella sportivo-organizzativa rimane un mistero gaudioso.
Gestire lo sport per la collettività pensando agli utili è un'aberrazione prima ed una contraddizione in termini poi, i cui frutti ormai sono evidenti a tutti gli appassionati di atletica Milanesi. Quello che sorprende è l'assoluto silenzio di chi dovrebbe tutelare i propri tesserati: dove sono le varie Fidal e i loro rappresentanti locali? Dove sono finite le blasonate società milanesi? Forse è meglio farsi consegnare gli ambrogini a fine anno, piuttosto che far trapelare il proprio malcontento per una situazione ormai al limite del tollerabile? Le lotte vengono lasciate ai tesserati che spontaneamente si associano e scrivono lettere su lettere, bypassando società e organizzazioni da loro pagate, ma che non sembrano in alcun modo intenzionate (o in grado) di tutelarli. 
La situazione, per chi non lo sapesse, vede la leggendaria pista del XXV Aprile, sotto la montagnetta di Milano, probabilmente la più frequentata della Lombardia e forse d'Italia, ancora in via di rifacimento da mesi. Un cantiere aperto. Mi sono preso la briga di andar a vedere sul sito della Società per Azioni che gestisce l'impianto... ebbene, il termine dei lavori, si legge, che sarebbe dovuto esser espiato da qualche mese, è stato spostato (senza nessun tipo di pudore) al 15 maggio 2011. GUARDA CASO il giorno esatto delle elezioni per il Sindaco di Milano. Ma non è una presa in giro colossale? A parte che alcuni testimoni oculari hanno verificato che ci vorranno ben più di due settimane prima che l'impianto venga pronto, ma non esiste nemmeno più un minimo di ritegno? Siamo davvero tutti così ingenui?
Se al XXV aprile l'atletica è un ricordo, all'Arena di Milano, teatro sportivo in cui si sono avuti ben 13 record mondiali, impressi su una lapide di marmo nell'androne del pulvinare, patrimonio del nostro sport, regno (contrastato) dell'Atletica leggera nazionale, prima si minaccia di chiuderla per il rifacimento dell'impianto elettrico degli spogliatoi. Poi, udite-udite, viene ceduto in comproprietà tra calcetto e Atletica. L'Arena viene gestita direttamente dal Settore Sport del Comune di Milano. Orbene, al momento, se trovate i video in giro per la rete ve ne farete un'idea, sono state transennate le prime corsie: gli atleti sono quindi costretti a correre esternamente alla pista, per dar modo ai poveri pallonari di poter calciare allegramente. E sembra che qualche atleta si sia già preso qualche pallonata, visto che i campi da calcio a 5 sono perpendicolari al campo da calcio a-11. Naturalmente a pensar male ci s'azzecca sempre: cui prodest a due settimane dalle elezioni? L'Arena è stata sempre teatro sì di imprese leggendarie, ma anche di imponenti trovate talmente idiote da parte delle varie amministrazioni che si sono succedute negli anni, da lasciare pietrificati.  Evidentemente non avendo altri spazi utili in una città in cui si vive il massiccio esodo delle aziende e degli spazi una volta da loro occupati, non si trova meglio da fare che buttare tutto quello che viene in mente (il 90% idiozie, come si diceva) nella lavatrice-Arena. Concerti, partite scapoli-ammogliati, esibizioni di cavalli... Si sono viste addirittura piste da snowboard e un anno hanno pensato bene pure di spararci dentro l'oratorio feriale dei bambini milanesi. Almeno una volta ci facevano le battaglie navali, che rinfrescavano tutti. Desolante.
La pista del Saini, raccontano le cronache, è ormai fuori uso. Altro fiore all'occhiello della Società per Azioni prima citata. Il rettilineo dei 100 metri è ormai ridotto a puro asfalto. Impraticabile per chi pratica l'atletica su pista. Rimane il Giuriati, che però è gestito dall'Università di Milano. Ed è quanto meno in condizioni apprezzabili, visto lo stato degli altri impianti sportivi. 
Riflessione finale: questa Milano odia proprio l'atletica e lo sport.

70 metri di giavellotto a quasi 50 anni: Roald Bradstock punta a Londra 2012

Di Roald Bradstock ne avevo già parlato in altri lidi, per sottolineare (era il 2009) la longevità di questo eclettico giavellottista britannico oggi 49enne. L'ultima notizia che lo riguarda e che arriva dritta-dritta dagli States, ci dice che Bradstock in Virginia, ha lanciato il giavellotto a 70,30 metri, vale dire un so-called age-record. Un record mondiale per età, che qualcuno evidentemente ama registrare. Il risultato l'ha ottenuto nell'anniversario della ricorrenza del suo record mondiale ottenuto nel 1986, 25 anni fa, primo uomo sulla faccia della terra a superare la barriera degli 80 metri con il nuovo attrezzo. Naturalmente l'obiettivo per Roald come già scrivevo, è il pass per Londra 2012. Attualmente il limite "B" per le Olimpiadi è fissato a 79,50. E' pur sempre un limite "B", quindi sarà necessario che si verifichino contemporaneamente diverse opzioni, quindi non sarà un'impresa certo facile. Ma comunque, la sua partecipazione ai Trials inglesi per le Olimpiadi, all'età di 50 anni, sarà comunque un successo senza precedenti.  
In fondo all'articolo alcuni riferimenti a quanto scrissi allora. Questo quello che scrivevo allora: "E' stato anche il primo inglese a rompere la barriera dei 90 metri col vecchio attrezzo. Col nuovo giavellotto, nel 1986, è stato invece il primo uomo al mondo a sorpassare la barriera degli 80 metri, siglando il record del mondo con 81,74. Che sia un personaggio, lo testimonia anche il fatto che non solo è riconosciuto come grande atleta, ma anche come artista. Artista? Ebbene, sì, visto che ha già vinto due concorsi prestigiosi di arte sportiva (tanto che una sua opera è esposta al museo olimpico di Losanna). Questa sua genialità gli è valsa il nomignolo di "Olympic Picasso" e già per Londra 2012 è stato contattato per alcune iniziative artistiche... ma Bradstock vuole qualche cosa di più: la pedana del lancio del giavellotto. E' così che ha iniziato a lavorare su due fronti per questo sogno, che lo vedrà 50enne a Londra 2012. Mi sono informato su qualche sito... quest'anno Bradstock ha già lanciato a 72,49, 5° assoluto nella graduatoria britannica. A Berlino, come ricordato su Masterstrack, il limite "B" era fissato a 78 metri. Solo un atleta britannico ha oltrepassato gli 80... e i 78 nel 2009 (Mervyn Luckwell con 81,05 ... siamo lontani dagli anni in cui Steve Beckley era uno dei pochi avversari di Jan Zelezny!). Leggendo il sito americano, dove è riportata una breve intervista epistolare, sembra che l'allenamento del giavellottista inglese stia dando i primi frutti: con l'attrezzo da 700 grammi sembra che in allenamento abbia già superato gli 80 metri (!!!). Se volete conoscere meglio il personaggio, guardatevi questo spassosissimo video andato in onda sulla Tv inglese nella trasmissione "la Battaglia delle Generazioni" in cui Bradstock sfida un 16enne in alcuni lanci molto curiosi... imperdibile e divertente.".

02/05/11

Morigi sempre più 400 - Torna la Bignami - Spinelli Barrilli 2'04" sugli 800

Alcuni meeting sparsi per l'Italia hanno messo in luce diversi master. Mi scuso preliminarmente con tutti quelli che, autori di prestazioni notevoli, non verranno citati, ma la Fidal, nonostante l'evoluzione dei sistemi informatici, non mette a disposizione di tutti un portale dei risultati dinamico e aggiornato almeno lontanamente parificabile a quello che usano le altre Federazioni internazionali. Ad oggi non ho ancora capito perchè le Fidal di alcune Regioni inseriscano i risultati in file .pdf, altre non li inseriscono nemmeno, altre in excel... 'na babele. Di sicuro solido esordio di Marco Morigi, 1961, a Modena nel meeting master su 100 e 200: due prestazioni sopra il 90% AGC. Sui 100 11"91 (il record di Salvino Tortu è 11"65), mentre sui 400 piazza un promettente 54"72. Gian Carlo Bonfiglioli (1970) sui 1500 ottiene 4'17"30, anche se percentualmente vale qualche punto percentuale in più il 4'30"32 di Marco Moracas (1961). Ma a Palmanova, come segnalato nel forum da Alessandro Tifi, succede l'imponderabile, e Carlo Spinelli Barrile ottiene sugli 800 2'04"77, inserendosi nella lunghissima lista di mezzofondisti di caratura M45. Nel lungo Arrigo Ghi (1945) salta 4,58, mentre Franco Menotti (1961) neo M50, arriva a Palmanova sino a 5,42. Prestazioni da cronaca anche tra le donne: il miglior risultato in AGC nella velocità lo fissa Angela Pachioli sui 400: 1'09"41, che equivale a 87,02%. Grande prestazione sui 400 di Cristina Amigoni (1968) a San Marino: 1'02"38. Ma a Modena si è rivista anche un'altra campionessa Mondiale ed Europea: Tiziana Bignami (1972). 12"92 sui 100 e 1'01"29 sul giro di pista. Cristina Sanulli, sua paricategoria, (1972) non è nemmeno tanto lontana dalla parmense: 13"06. Non male il 14"07 dalla multiplista Rossella Zanni, che nel lungo arriva fino a 4,73. Naturalmente se avete altri risultati di rilievo, speditemeli a gigaben@yahoo.it

01/05/11

Record italiano sui 200 F50 per Gianna Lanzini... prima che la Ferrian batta un altro colpo

Daniela Ferrian, non più di una settimana fa, piazzava il suo uno-due su 100 e 200 a Villanova D'Asti il 25 aprile che le sarebbe valso il doppio-record italiano nelle due specialità. Peccato che sui 200 una bava di vento superiore alla norma le abbia tolto un miglioramento di oltre un secondo rispetto al precedente record di 28"97 di Silvana Zucchi che resiste da ormai 9 anni. Così, in attesa di rivedere la Ferrian in pista, a sorpresa Gianna Lanzini a Pistoia nel tradizionale meeting master (nella foto a sinistra, in ultima corsia ai cds di Cagliari), entra ufficialmente nella storia e nella cronologia dei 200 outdoor F50, cancellando la stessa Zucchi e piazzando un notevole 28"92 con addirittura 2,4 metri di vento contrario. La stessa Lanzini piazza anche un gran 100 con 13"88 (89,27 agc) con vento quasi nullo, che se non fosse stato proprio per la Ferrian la settimana scorso, avrebbe valso per la Lanzini un altro record di categoria. Il precedente record cancellato dalla Ferrian infatti era il 13"99 di Umbertina Contini stabilito nel 2000. Sempre nel meeting di Pistoia riflettori su Antonio Rossi, M60, stavolta impegnato solo sui 200, ma dove con 25"92 con quasi due metri di vento contrario, totalizza un sonante 93,18 agc. Il record di Vincenzo Felicetti è fissato a 25"55 e contando i due metri contro l'umbro non sembra tanto lontano. Un altro avversario di Felicetti, Rudolf Frei, M60, ha piazzato nel frattempo sui 400 un ottimo 1'00"48 (89,07 agc). Negli 800 maschili risultava iscritto il campione Europeo M40 Giovanni Latini, ma il referto di gara non ne certificherà la presenza. Peccato. Nei 400 femminili si presenta la veterana Emma Mazzenga F75, che con 1'27"18 totalizza alla slot AGC un jackpot di 98,84: secondo il convertitore, il punteggio equivarrebbe ad un 48"16 sui 400... seconda solo a Marita Koch e Jarmila Kratochvilova nella storia della specialità. Ma qui diciamo che come sostengo da tempo immemore, l'AGC dopo i 70 anni inizia la sua corsa esponenziale verso valori infiniti, gratificando oltre modo atleti che nella loro vita sportiva giovanile non erano certo fenomeni. Francesca Pini-Prato (1968) vince i 3000 in 11'07"45, mentre ottiene un 86,95 agc con un salto a 1,40 nell'alto Sandra Dini, a 5 centimetri dal record italiano stabilito una settimana fa da Francesca Juri.

Penn Relays: i Jams di Asafa castigano gli USA

L'evento clou sono state sicuramente le staffette veloci, che vedevano una nutrita raffica di sprinter di grido mondiale e che non hanno di certo tradito le aspettative. Ma in realtà i Penn Relays sono 5 giorni di staffette dai bambini ai master, con moltissime gare di contorno. Un esempio che fa fatica ad essere applicato qui in Italia (figurarsi... con la gerontocrazia che ci governa, c'è pure il rischio di tornare a correre sulla carbonella, con i mutandoni bianchi e lo spago tra le corsie), nonostante i ritorni di immagine, televisivi, di sponsor... e la ricaduta sul proselitismo. Parole senza senso in Fidal, in cui la parola d'ordine sono "eleggibilità, statuto, società di servizi, grigio, tristezza..." e non certo "ragazzi, diffusione, scuola, partecipazione, gioia". Vedremo dove ci porteranno questi amministratori (che purtroppo infestano la Fidal anche a livello locale: oh, anche dopo 30 anni non cedono le loro cadreghe o i loro ruoli di fiduciari!).
Venendo ai Penn, facciamo cronaca. La 4x100 dei Jams, probabilmente già al gran competo fatta eccezione per Bolt, doma i due quartetti americani rimpinzati di jet non certo di primo pelo. Stando al referto, Asafa Powell si è esibito in una inusuale prima frazione, seguito da Michael Frater, Nesta Carter e dal top-lister mondiale dei 100 del 2011, Steve Mullings. 38"33 per i giamaicani che hanno regolato gli USA Red che schieravano Walter Dix, Wallace Spearmon, Trell Kimmons e Mike Rodgers: 38"43, un decimo in più. A 38"66 gli USA Blue, con il redivivo Justin Gatlin, Darvis Patton, Shawn Crawford ed Ivory Williams. LA 4x100 USA femminile (Lauryn Williams, Allyson Felix, Marshevet Myers, Carmelita Jeter) prevale nettamente con 42"28, davanti all'altra formazione americana (Gloria Asumnu, Miki Barber, Bianca Knight, Alex Anderson) che ferma i crono a 42"64. Terze le jamaicane con 42"74 (Kerron Stewart, Sherone Simpson, Aleen Bailey, Shelly-Ann Fraser) con 42"74. La Germania era presente sia nella staffetta veloce maschile (che non è giunta al traguardo) e quella femminile (6^ in un non trascendentale 43"89). Ma c'erano, insomma, in un palcoscenico così importante. Qualche italiano di grido esordirà solo al meeting di Pavia, che non è esattamente la stessa cosa. Nelle 4x400, sorprende l'americana Francena McCoroy (USA "B") cronometrata in seconda frazione in 49"8, meglio di Allyson Felix (USA "A") che sempre in seconda ha corso in 50"3. 50"3 anche per Natasha Hastings negli USA "A". Vittoria degli USA "A" con 3'22"92 (Debbie Dunn (51.1), Allyson Felix (50.3), Natasha Hastings (50.30), Sanya Richards-Ross (51.18)), sugli USA "B", 3'23"17 (Dee Dee Trotter (51.5), Francena McCoroy (49.8), Keshia Baker (50.51), Monica Hargrove (51.39)) e Jams, 3'23"82 (Shericka Williams (51.5), Novlene Williams-Mills (50.4), Christine Day (51.33), Kaliese Spencer (50.59)). Tra gli uomini lo show lo fa Kirani James cronometrato 44"6, in una staffetta di Granada che schierava anche il top lister mondiale dell'anno in ultima frazione, Rondell Bartholomew (44"74 il suo crono lanciato). Peccato che i due granadini (o granadensi?) non siano supportati da altrettanti staffettisti "un pò meno peggio", detta alla Bragagna (il terzo di loro ha piazzato un 47"8 che sa di over-48" su gara dai blocchi, non certo il maximum per una staffetta che vuole avere uno spessore mondiale). Non clamorose le staffette USA, comunque vincitrici con la squadra A con 3'02"40 (Quentin Summers (46.4), Jamal Torrence (44.9), Bershawn Jackson (45.58), Angelo Taylor (45.49)). Secondi i bahamensi con 3'02"79 (Ramon Miller (46.5), Michael Mathieu (45.0), Andrae Williams (46.50), Chris Brown (44.82)) e appunto Granada, 3'04"69 (Joel Redhead (47.6), Kirani James (44.6), Kenion Herry (47.80), Rondell Bartholomew (44.74)). 

30/04/11

Atletica Paralimpica: un pass per Londra 2012 al meeting di Parma e uno... sfiorato

Continua il "fenomeno" Atletica Paralimpica, che cresce quotidianamente con tanti piccoli gesti, contatti, situazioni: ogni organizzazione vive di vita propria grazie alla quotidiana tessitura di rapporti, che la aiutano ad avere un peso ed una visibilità anche nella società. Già nella scorsa occasione, si parlava dello sdoganamento dell'Atletica Paralimpica dai retaggi che già l'atletica dei master stava passando: ciò che importa non è "chi" e "come" fa la prestazione sportiva, ma "cosa" fa. Appunto, l'atletica. Contano solo i risultati e l'eterna sfida atleta contro atleta o atleta contro cronometro. Non contano nè le protesi, nè l'età, nè le carrozzelle, nè la grazia con cui si accompagnano i movimenti (anche se personalmente mi è capitato di assistere alle volate di tale Guido Muller, tedesco di 70 anni che corre i 400 sotto il minuto, e se non fosse stato per i capelli bianchi e gli occhiali, erano di una grazia e di una poesia che raramente si vedono su una pista di atletica).
Ma torniamo all'atletica Paralimpica. Ultima tappa, che come mi scrive Marco La Rosa è stata permessa grazie all'accoglienza della Fidal Parmense e del Comitato Emila Romagna, si sono potute inserire nel programma delle gare per queste categorie di Atleti: quindi 100mt, Lancio del disco, Lancio del giavellotto e Lancio della Clava. Ottimi i risultati per le due ragazze della velocità, giunte entrambe ai record personali: Martina Caironi scesa a 18"70 nei 100mt, tempo di assoluto livello internazionale, e già minimo "A" per le prossime paralimpiadi di Londra 2012. Anche Giusy Versace al nuovo record personale: 17"02, limite "B" per Londra a soli 2 centersimi dal Limite B per Londra
Ottimi risultati anche dalle pedane con numerosi record personali. Marco Dell'Infante F55 scaglia il disco fino a 22,35 mt, così come Massimo Pallavidini F55, che ottiene il personale a 17,93 mt; Mauro Perrone F32 arriva a 8,14 mt e Alex Straser F53 (r) a 16,82 mt. Infine Elena Favaretto F12 supera i 20 mt, con ben 20,90 mt. Carmen Acunto F55 al rientro gare nel disco riprende con un buon 17,90 mt.
Ottimi risultati dei ragazzi anche nel lancio del giavellotto e Mauro Perrone tornato a ottimi livelli nel lancio della clava con 17,62 mt.
Per la riuscita del meeting serale di Parma, un grande ringraziamento di Marco La Rosa ai giudici FIDAL intervenuti in particolar modo a Federica Toschi che ha assistito ed aiutato nella realizzazione di queste belle gare.

28/04/11

Parte l'unico Grand Prix per Master in Italia: Avigo sfiora ancora il record italiano M50 dei 1500

Ormai alla quinta edizione, è partito ieri sera il Grand Prix Felter, un circuito di gare master che al momento non ha eguali nello Stivale. La Fidal Brescia, che è molto attiva nell'organizzazione delle gare (pensate: ieri sera grand Prix Felter con centinaia di iscritti e stasera altro meeting assoluto sulla stessa pista...), da quest'anno ha consentito a tutti di partecipare all'attribuzione dei premi finali. Infatti l'anno scorso erano rimasti esclusi i lanciatori, essendo la manifestazione nata in origine per accontentare i numerosi mezzofondisti. Ora invece velocisti, lanciatori, saltatori e mezzofondisti partono tutti sullo stesso piano. A Brescia ieri sera ancora una grande prestazione sui 1500 di Pierangelo Avigo (1961) che ha sfiorato nuovamente il record italiano di Trabucco: 4'21"32 per il bresciano, a circa un secondo dal limite nazionale. 19'52"62 per Maria Lorenzoni (1957) sui 5000 e miglior prestazione al femminile di serata, valutabile come 88,61% in AGC. Tra gli uomini segnalo l'11"76 di Walter Comper (1966) che è un paio di centesimi in meno del tempo di Mauro Graziano, quindi probabilmente in assenza degli esordi di Mario Longo, Alfonso De Feo, il secondo miglior tempo italiano M45 fino a questo punto sui 100, dopo l'11"27 di Gianni Puggioni. Ma a livello di AGC migliori sono stati i 100 del ritrovato Ettore Ruggeri (1958) che ha chiuso in 12"36 cioè 90,55%. 4° in questa classifica avulsa Francesco D'Agostino con 4'19"14 sui 1500. Seguono i risultati e i migliori in AGC. 
88,61 - 5000: 19'52"62 - Maria Lorenzoni (57)
84,39 - 100: 15"74 - Mariuccia Quilleri (53)
83,33 - 1500: 5'19"76 - Anna Maria Saottini Bresciani
82,61 - 5000: 19'29"08 - Pierangela Sala (64)
81,84 - 5000: 21'48"90 - Antonella Cimaschi (56)
80,77 - 100: 15"34 - Marisa Tavoso (60)
80,84 - 100: 13"90 - EManuela Motta (69)

92,23 - 1500: 4'21"32 - Pierangelo Avigo (1961)
90,55 - 100: 12"36 - Ettore Ruggeri (58)
90,29 - 100: 11"76 - Walter Comper (66)
88,85 - 1500: 4'19"14 - Francesco D'Agostino (1966)
88,63 - 100: 12"14 - Rosario Mauri (64)
88,48 - 1500: 4'34"74 - Pasquale Maresca (1960)
88,19 - 100: 12"20 - Luigi Vanzo (64)
87,36 - 100: 12"40 - Tiziano Crippa (63)
87,06 - 100: 12"94 - Angelo Mauri (57)

Un master atleta della settimana negli USA

Mentre in Italia i master fanno fatica a ritagliarsi la dovuta dignità comprata a caro prezzo (visti i costi dei tesseramenti), e considerata la moneta con cui la Fidasics ripaga tanta fedeltà (quest'anno pure il premio di aver cancellato di fatto i c.d.s.), negli USA non è raro che un master si fregi di un riconoscimento che ha un certo peso, quello di "atleta della settimana" (Athlete of the week). In Italia questo problema non esiste nemmeno, visto che la ricchezza di idee dei vulcanici gestori della res athleticae italica non si spingerà mai troppo oltre per trovare dei modi per gratificare i propri tesserati (manco le riserve della superosannata 4x100 di Barcellona volevano pagare...). Di lui ne ho parlato negli scorsi giorni, visto che è Nolan Shaheed, capace di stabilire in due circostanze consecutive il record mondiale M60 degli 800. Il suo nome si affianca nel 2011 ad un altro master, Bill Collins, miglior atleta della 10^ settimana, che durante i campionati U.S.A. indoor master di marzo stabilì un paio di record mondiali (lasciatemi col beneficio di inventario per verificare quali... allora ancora non avevamo aperto questo sito). I due "master" si affiancano a loro volta ad atleti del calibro di Ashton Eaton (2 volte), il superman delle prove multiple nonchè primatista mondiale proprio quest'anno, a Bernard Lagat (anche lui di fatto... over 35), all'ostacolista Aries Merritt, alla maratoneta Desiree Davila, protagonista a Boston la settimana scorsa. 
Tra le ragioni che hanno assegnato il riconoscimento a Shaheed proprio il record di 2'08"56 sugli 800 stabilito a Los Angeles. Dopo quella gara, Shaheed ha confermato che lui non lascerà mai l'atletica, nemmeno a 95 anni. Certo che sconcerta come con così poco si possa far parlare di atletica. In Italia anche in queste piccole cose siamo al Paleolitico. Anzi, all'areseolitico. (foto di Shaheed dal sito usatf.org).

27/04/11

10"50 a 41 anni: Jeff Laynes terzo tempo all-time dei 100 M40

Come al solito Ken Stone fornisce pillole di masterismo che lasciano a bocca aperta dalle pagine virtuali di Masterstrack. L'ultimo risultato da urlo a sintetizzare come il mondo master sia in continua ed esponenziale crescita è il 10"50 sui 100 al Woody Wilson Classic dell'americano Jeff Leynes, nato il 3 ottobre 1970. Vento di "soli" 0,6 a favore e vittoria addirittura dell'intero meeting. Vediamo di fare un pò di storia: il record del mondo M40 dei 100 appartiene al longevo bermudiano naturalizzato olandese Troy Douglas (1962 - fu secondo nel 1995 nei 200 ai mondiali indoor di Barcellona, dietro al norvegese Geir Moen), ma partecipò anche a 4 olimpiadi (1988, 1992, e 1996 e 2004), l'ultima delle quali proprio con la maglia orange olandese. Nel 2003, già 41enne, partecipò ai mondiali di Parigi con la 4x100 olandese vincendo un clamoroso bronzo. Proprio nel 2003 Douglas corse quelli che sono gli attuali record mondiali M40 su 100 e 200: 10"29 e 20"64. Nelle medesime liste all-time degli M40 a 10"49 compare un altro mito dello sport (conteso tra NFL e Atletica), il più volte citato Willie Gault (1960). Quindi ora si insidia sul podio dei 100 di sempre proprio Jeff Leynes, a pari merito con un altro americano, John Simpson (1966) che nel 2007 era stato anch'esso in grado di correre in 10"50. Al 5° posto attualmente troviamo Giovanni Puggioni, che nel 2006 a Sassari riuscì a correre in 10"60. Ora, in un commento maligno alla notizia apparsa su Masterstrack, un lettore si chiede come mai Laynes (capace di correre in 10"16 con 2,0 di vento nel 2007) e Gault non partecipano a manifestazioni "ufficiali", significando che in quelle in cui adesso compaiono non esistono tutti i controlli dovuti. Sarà un caso o non lo sarà: meglio non entrare nel merito, anche se è indubbio che entrambi gli atleti nel loro passato non sono stati di certo dei trovatelli sportivi, ma bensì primus inter pares. Quest'anno Laynes ha corso i 60 indoor in 6"79, oltre ad un 10"65 un 10"67 e un 10"75 sui 100. Insomma, quanto meno sul risultato cronometrico non si può discutere. I personali dell'atleta sono di tutto rispetto: vanta infatti un 10"01 con vento 0,6 corso nel 1996 e un 20"62 corso invece nel 2001. 6"54 nei 60. Da tali promesse, è chiaro che perdere 40 centesimi in 10 anni, sia una cosa "normale". Chi allora correva in 11", oggi correrebbe in 11"50. Mentre sarebbe più strano il contrario. Dal 2001 al 2003 fu come detto squalificato per doping. Infatti nei meeting del 14 e del 18 luglio 2001, in Europa, nel suo sangue furono trovate tracce del famigerato Stanozolol, lo stesso di Big Ben. Nella sua pagina sul sito IAAF si parla di un atleta che è arrivato sino al 32° posto mondiale nella graduatoria all-athletics nel maggio del 2001, rimanendo tra i primi 40 centisti mondiali per 14 settimane, da gennaio a giugno di quel 2001... fino alla squalifica. 

26/04/11

Nicola Ciotti eguaglia Toso e il record italiano M35 nell'alto: 2,16

Durante l'arcinoto meeting della Liberazione di Modena, record italiano eguagliato da parte di Nicola Ciotti (1976) che con "solo" 2,16 (per lui, che quest'anno a livello indoor è arrivato fino a 2,27 trovando il pass per gli Europei Indoor di Parigi) eguaglia il medesimo risultato di Luca Toso che nel 1999 era stato capace di saltare a Conegliano la medesima misura. Naturalmente ci si aspetta molto di più da Ciotti, visti i fuochi artificiali della stagione al coperto. 120° record italiano master del 2011. Nella stessa riunione Stefano Baldrati (1975) si cimenta nei 400 con un buon 52"44 (dopo l'ottimo esordio a Copparo nei veloci 150 e 300). Nei 1500 Lorenzo Cipriani (1975) chiude con 4'13"63, ma forse in AGC è migliore il 4'17"08 di Gian Carlo Bonfiglioli (1970 ed M40). E che dire del 4'31"83 di Daniele Dottori (1960) M50? Barbara Valdifiori (1970) riesce a correre un ottimo 13"16 con vento quasi nullo, mentre sorprende ancora una volta Maria Vittoria Fontanesi (1974) che si porta a casa addirittura la vittoria nei 1500 con il tempo di 4'26"61. (m qui il record italiano non è così abbordabile come nelle indoor: qui c'è ancora l'ombra lunga di Gabriella Dorio che nel '92 era in grado di correre in poco più di 4'09"). Tiziana Piconese (1966) si ferma a 1,50 nel salto in alto, mentre nel salto in lungo Rossella Zanni (1964) arriva fino a 4,78

25/04/11

Daniela Ferrian spazza via il record dei 100 F50 - la Juri migliora quello dell'alto F50

Deve averci preso gusto. Ad ogni gara in cui Daniela Ferrian (1961) scende in pista, fa parlare di lei, e sono personalmente contento che vi siano personaggi del suo calibro. L'ultima impresa in ordine cronologico è il record dei 100 ottenuto a Villanova d'Asti (AT) dove con un vento contrario di ben 2,0 metri ha corso in 13"51, spazzando via il record di Umbertina Contini che nel 2000 aveva corso in 13"99. E con questo sono 6 i record italiani detenuti dalla Ferrian tutti come F50: 60 e 200 indoor, 80, 100, 150 e 300 outdoor. Manca una sola specialità, i 200 all'aperto. Così si presenta poco dopo i 100 nei 200 e corre in un sontuoso 27"80, purtroppo viziato da 2,1 di vento a favore: il record di 28"97 (quasi 1"2 in più) di Silvana Zucchi resiste quindi per una bavetta di vento. Continua il momento magico di Francesca Juri (1961 come la Ferrian), dopo i fasti di Gand: altro record italiano nell'alto (lei che si è distinta nel triplo) con 1,45, un solo centimetro meglio di Giuseppina Grassi che aveva saltato 1,44 ai mondiali di Riccione del 2007. E' il secondo record italiano detenuto dalla Juri, dopo quello nel triplo stabilito come ricordavo poco fa a Gand. Stessa misura (1,45) per Chiara Ansaldi (1968). 
A Villanova d'Asti riflettori anche su Mauro Graziano (1966) capace di correre in 11"78 (con -0,6) ma soprattutto performante nei 200, con 23"13 (+1,2), tempo davvero consistente in ottica nazionale (dopo Saraceni e Longo, ora anche Alfonso De Feo potrà essere un valido avversario al campione italiano indoor). Tra le donne, invece, ancora bene nei 200 Gigliola Giorgi (1968), partita con ottime performance nel 2011: 29"04 con 1,9 di vento.

24/04/11

Terzo sub 10" nei 100 dell'anno: tocca a Makusha, dello Zimbabwe - Wariner parte col freno a mano

Dopo l'exploit di Steve Mullings (1992) a Starkville con 9"90 (e 2,0 di vento da dietro), la quasi conferma di Mike Rodgers (1985) ed il suo 9"96, a Durham, North Carolina, l'uomo dello Zimbabwe, Ngonidzashe Makusha si è tolto la soddisfazione di battere il numero 48 delle classifiche All-Athletics, Maurice Mitchell (per fare un paragone, Collio è attualmente 46°), e stampare un clamoroso 9"97, terzo tempo dell'anno sui 100. Makusha è noto soprattutto come saltatore, ed era passato agli onori della cronaca atletica-2011 per un clamoroso salto in lungo a 8,40 con 4,0 di vento ad Austin, Texas, non meno di due settimane fa. Quest'anno aveva saltato a febbraio 8,15. Nel lungo è infatti stato per 2 settimane al 10° posto nel ranking mondiale. Come si diceva, a Durham, dietro all'africano, Maurice Mitchell con 10"03, quarto tempo dell'anno. Al Michael Johnson  Invitational di Waco, invece, esordio sul giro di pista di Jeremy Wariner e Sanya Richards. Tutti concordi su una cosa: il vento ha condizionato tutti. Wariner di certo non è rimasto contento del suo 45"61, con cui ha domato di poco la medaglia di bronzo di Berlino, Renny Quow che gli è arrivato ad un dito: 45"69. "Non è stato così veloce come avrei voluto" ha dichiarato al sito IAAF, "ho avuto il vento in faccia per tre-quarti di gara, ed è stata dura soprattutto nel pezzo iniziale. Il coach voleva che passassi in 21"5, ma sono passato in 21"8. Speravo di andare sotto i 45" (nell'articolo c'è scritto 44", ma dubito che Wariner volesse esordire con un 43"xx...) ma è stato il mio primo 400 dell'anno... mi va bene così. E' più o meno lo stesso tempo che ho corso l'anno scorso a Porto Rico, ma qui mi sentivo meglio". L'anno scorso Wariner aveva chiuso la stagione con 44"13
Sempre riportando l'articolo sul sito IAAF, Sanya Richards ai 200 metri del proprio "giro" aveva circa 3 metri di svantaggio da Jessica Beard, ma correndo una curva forte ha avuto forza sufficiente per battere la Beard: 52"00 a 52"37. "Sono compiaciuta... la prima gara è sempre la più difficile. Avendo perso quasi tutto il 2010 per un infortunio sembrava la mia prima gara dopo due anni. La cosa migliore è stata la forza che ho avuto nel tratto finale. Se non ci fosse stato tutto questo vento, potevo già essere vicina ai 50". Non ho ancora fatto sufficiente velocità, ma il fatto di avere tutta questa resistenza mi fa felice". 

10"90w e 22"49w a 50 anni: continua il mito di Willie Gault - Shaheed ancora record mondiale sugli 800

Attività a stelle e strisce che rulla risultati a spron battuto. Poi capita che nelle retrovie di qualche serie, di imbattersi in qualche master che si è dimenticato la carta d'identità a casa e ottiene risultati clamorosi a 50 anni. E' il caso di Willie Gault, ex campione NFL (Chicago Bears e Los Angeles Raiders per 11 stagioni: un'eternità), che prima dell'esperienza nelle Major League del football americano, si dilettava negli ostacoli fino a raggiungere il bronzo mondiale nel 110hs ad Helsinki '83 con annesso oro nella 4x100 (con Emmit King, Calvin Smith e Carl Lewis... mica parvenu: corsero in 37"86, cioè il record del mondo, davanti al famoso quartetto italiano che stabilì il record italiano resistito fino all'anno scorso), e con personali di 13"26 sui 110hs e 10"10 sui 100. Ebbene, dei suoi risultati vi ho scritto spesso, seguendo www.masterstrack.com, oracolo del mondo master internazionale. L'ultima (doppia) impresa di Gaul tè stata un 10"90 con 2,8 di vento a favore e un 22"49 con 2,4 sempre a favore corsi a Los Angeles ieri. I record quindi rimangono in mano all'altro olimpionico americano Bill Collins, con 10"95 e all'americano Everad Samuels con 22"53 (tempo questo che ha resistito sia al passaggio di Bill Collins che dell'inglese Peters). Nella stessa riunione di Los Angeles, Nolan Shaheed ha nuovamente migliorato il record mondiale M60 degli 800, portandolo a 2'08"56, cioè mezzo secondo in meno del precedente record stabilito solo qualche giorno fa (2'09"02). 

Mike Rodgers 9"96 - Kirani James 45"12 - Bershawn Jackson 48"92 nei 4H - R

Mike Rodgers è proprio lo sprinter di questo inizio 2011, dopo la grande stagione indoor, culminata col PB a 6"48 nei 60 indoor (ma anche 6"49 e 6"50 nel suo seed) e il titolo USATF. 9"96 il suo crono con 1,1 di vento a favore presso la Mississipi University di Oregon. E vittoria su Trell Kimmons (che lo segue anche nel ranking) che gli chiude la scia con 10"14Certo, i 3 Tenors (Gay, Bolt e Powell) e tutti i comprimari non sono ancora scesi in pista, ma Rodgers sta a poco a poco scalando il ranking mondiale dello sprint: è al momento 9°, ma è probabile che con questo tempo scavalchi l'antillano Daniel Bailey, attualmente ottavo. Il tempo è il secondo dell'anno, dopo il già riportato 9"90 di Steve Mullings, (che secondo il ranking all-athletics è solo 31° ma destinato nel prossimo aggiornamento ad arrampicarsi di diverse posizioni). Poi nei 200 corsi il giorno successivo, 20"68 per Rodgers con Kimmons a 20"71. Nella stessa riunione, Kirani James si "accontenta" di 45"12 (dopo il 44"80 indoor corso a Fayetville), che al momento è il 5° tempo mondiale dell'anno (Kirani è 20° nel ranking mondiale): domina la graduatoria IAAF Bartholomew Rondell (di Granada) con 44"65, altro "uomo nuovo", visto che non compare nel ranking mondiale All-Athletics tra i primi 100. Nei 400hs Lee Moore 49"82. Tra le donne, Sheniqua Ferguson si ferma a 11"41 sui 100, mentre sicuramente più sorprendente il 22"68 di Bianca Knight, comunque la terza nel ranking. Tempo che le vale attualmente la seconda prestazione mondiale dell'anno, dopo il 22"65 di Lauryn Williams corso in Florida. Per la stessa Knight vittoria anche nei 400 con 52"55
Nel frattempo ai Kanas Relays, Bershawn "Batman" Jackson, veleggia a scartamento ridotto sui 400hs, vincendo agevolmente in 48"98, quinto tempo mondiale dell'anno, e ancora molto lontano dall'esplosione del sudafricano L.J. Van Zyl, che quest'anno è sceso addirittura due volte sotto i 48": 47"66 e 47"77. Nei 200 ai KR buon campo di partenti, ma vittoria con 20"72 di Jordan Boase. Veronica Campbell-Brown esordisce sui 200 con 22"95 (ma è più specialista dei 100), mentre Shena Tosta con 57"04 sui 4h che è lo stesso tempo al centesimo di Ryann Krais, vincitrice della finale collegiale. Ivory Williams esordisce sui 100 in 10"05 (vento a 2,00) trascinandosi un già pimpante francese Martial Mbadjock a 10"13 (secondo tempo europeo dell'anno, dopo il 10"07 del norvegese naturalizzato Saidy Ndure). Lauryn Williams si esprime già in 11"10, ma con un venticello appena superiore alla norma: 4,1 (!). 

23/04/11

Un sedicenne neozelandese lancia il peso oltre i 20 metri!

(foto nzherald.com) - La categoria è quella degli allievi (16 anni e 4 mesi), ma il peso è quello degli assoluti: 7,260 kg. Lui è Jacko Gill (evidentemente i genitori erano fan sfegatati di Michael Jackson), un ragazzone neozelandese di 95 kg destinato ad entrare nella storia del lancio del peso. Almeno, stando alle premesse. E le premesse sono appunto il 20,01 lanciato da Jacko, che è probabilmente, anzi, sicuramente il lancio più lungo del peso di un... under-18 (junior). Probabilmente il primo under-18 che ha lanciato più di 20 metri. Figuratevi considerarlo come "allievo" cosa bisognerebbe dire! E ora il sogno dell'Olimpiade diventa in pochi minuti più che un obiettivo lontano (2016? 2020?): qualche cosa di vicinissimo, visto che il lancio vale già il limite B della IAAF e all'orizzonte neozelandese non sembra esservi nessuno che possa ottenere il limite A. A proposito: è proprio impossibile, visto che Gill ha ottenuto anche il record assoluto del suo paese, battendo un primato che aveva addirittura 44 anni (Les Mills)! Secondo Roy Williams, articolista di www.nzherald.co.nz, nessun uomo sotto i 100 kg (come Jacko) ha mai sparato la palla da 7 kg oltre i 20 metri. Lo stesso atleta alla fine della gara ha esclamato: "incredibile... è una cosa che ho sognato... oltrepassare i 20 metri... ma avverarlo è bellissimo!". Didier Poppe, il suo coach, è chiaramente estasiato: "pensavo che Jacko potesse lanciare attorno ai 19,30, ma 20 metri alla sua età è semplicemente fenomenale!  Incredibile!". Alcuni tecnici internazionali esperti di lanci, vistolo all'opera, avrebbero affermato che nella loro carriera non avrebbero mai visto nulla di simile. 

20/04/11

Giulia Arcioni sfiora il record italiano dei 150: soli 7 centesimi dalla Levorato

A Roma, durante il Trofeo Liberazione di domenica scorsa (ma i risultati sono diventati di dominio pubblico solo nelle ultime ore) si evidenzia tra tutti il grandissimo risultato di Giulia Arcioni (1986) nei 150 metri, dove, come una brezza favorevole di 0,7 m/s ha avvicinato di soli 7 centesimi la miglior prestazione italiana della distanza di Manuela Levorato: 17"35 per la Arcioni, contro il 17"28 della Levorato ottenuto tra l'altro in una delle sue stagioni migliori, il 2003. Si può già quindi ipotizzare per la portacolori della Forestale una proiezione sui 200 poco sopra i 23", vale a dire migliore del suo attuale personale. Dietro di lei, al terzo posto ma a 65 centesimi, l'ostacolista Marzia Caravelli con 18"00, ma come è risaputo, specialista anche del mezzo giro di pista. Già un parallelo tra le due (la Caravelli è donna che veleggia tra i 24" e qualche centesimo sotto) la dice lunga sulla prestazione della Arcioni. Nei 500 la giovanissima Flavia Battaglia (1993) si aggiudica la competizione con 1'13"46, (che è migliore della migliore prestazione italiana promesse della nota Tiziana Grasso, che ha corso in 1'13"6, ma superiore a quello junior di Daniela Reina, 1'11"6). 

Alfonso De Feo 17"27 sui 150 M45 - Gigliola Giorgi 1'21"02 sui 500 - altri 4 record italiani a Roma

Finalmente, a 4 giorni dal Trofeo Liberazione dell'Acquacetosa di Roma, il popolo viene messo al corrente di quanto è successo. Pubblicati finalmente i risultati, a soli 4 giorni dall'evento, ma poteva andare peggio. Per le categorie master fuochi artificiali, con la bellezza di 6 record nazionali, due sui 150 e 4 sui 500, 4 degli uomini e 2 delle donne. Senza dimenticare quello mancato a causa del vento superiore alla norma. Grande clamore ha destato il record italiano M45 dei 150 di Alfonso De Feo (1964), tornato a livelli eccelsi dopo qualche stagione di tribolazioni e infortuni, e capace di correre nel clamoroso tempo di 17"27 con 1,6 di vento a favore e abbattendo il fresco record italiano di 17"56 di Mauro Graziano (1966) ottenuto pochi giorni fa anche se con un vento contrario notevole (-2,3) e che a sua volta aveva migliorato il 17"59 di Giancarlo D'Oro. Tutti e tre sono ancora nella categoria M45, anche se Giancarlo inizierà le competizioni più probabilmente a fine anno, stanti invasi impegni lavorativi. Una chicca su Graziano: sfogliando la lista dei record italiani "giovanili" mi sono imbattuto nel suo nome: è attualmente infatti il recordman junior delle 300 yards (poco più di 270 metri) con 31"5 corso nel 1985, a 19 anni. Scorrendo la lista dei risultati, in 10^ serie troviamo Alberto Bassi (1936) quindi da questo M75, che con un vento di -1,3, è riuscito a correre i 150 in 23"94, cioè 15 centesimi in meno del 24"09 di Rodolfo Marchisio del 2008. Nei 500 si era parlato di un tempo stratosferico sempre di Alfonso De Feo, probabilmente inferiore al record italiano M45, ma che al momento, nel foglio dei risultati in questo momento on-line, non compare. Così per ora registriamo i tempi di Maurizio Pace (1938) che dovrebbe essere il primo M70 ad essersi cimentato in una gara di 500: 1'37"80 e Vincenzo Vanda (1934) di contro primo M75: 1'47"86. Ergo, due migliori prestazioni italiane.
Gigliola Giorgi (1968) stabilisce la nuova miglior prestazione italiana F40 sui 500, comprendo la distanza in 1'21"02, e abbassando il primato di Paola Pascon del 2008 di qualche manciata di centesimi: il precedente record era infatti 1'21"52. La Giorgi aveva detenuto anche il record dei 500 F35 per 5 stagioni, dal 2006 al 2010, fino all'avvento tra le 35enni di Patrizia Spuri. Altro record italiano sulla distanza, ma stavolta tra gli F55, da parte di Daniela Stelori (1956) che corre in 1'33"42 e abbassa il primato di Anna Micheletti di oltre 3 secondi: il precedente record dell'altra romana era infatti fissato a 1'36"73. La Stelori così ingrandisce il suo regno sui 500, visto che è attualmente primatista sia come F50 che come F55.
Nei 150 femminili, Anna Micheletti avrebbe anche migliorato il record italiano F55, ma un eccesso di vento nella sua seria ha vanificato tutto: 22"80 il suo crono con 2,8 di "aiuto", contro il 23"08 della miglior prestazione italiana, detenuta sempre dalla stessa atleta. Gigliola Giorgi (1968) 21"05, mentre Loredana Zambusi (1965) 22"21. (Foto dell'edizione 2010 del Trofeo Liberazione di Michele Giove)

Ranking mondiale della velocità: Bolt solo 5° - Di Gregorio 23°

Poche ore fa, così come ogni settimana, All-Athletics produce le liste All-Time specialità per specialità, nazione per nazione. Le liste all-time si basano sulle 5 migliori prestazioni ottenute da ogni atleta nell'ultimo anno, con un sistema di bonus e malus a seconda della manifestazione cui si è partecipato per ottenere quella prestazione e alla distanza temporale in cui si è ottenuto il risultato (se una prestazione è superiore a 10 o 11 mesi, si deprezza progressivamente). Nei 100 metri (comprensiva anche dei 60, 55 e 50 metri), negli ultimi 365 giorni il migliore è stato per rendita Tyson Gay, con 1411 punti (i suoi risultati entrati nel conteggio sono le 5 vittorie ai meeting europei del 2010), davanti ad Asafa Powell con 1381 punti. A sorpresa Usain Bolt solo quinto, con 1332 punti, complici i pochi 100 effettuati (di fatto solo 3, più la batteria al meeting Galan di Stoccolma corsa in 10"10, e la finale in cui fu battuto da Tyson Gay), e un meeting a Daegu a maggio, che si sta deprezzando vista la lontananza cronologica dal risultato e lo spessore tecnico della gara. Prima di lui così si sono issati altri due giamaicani, Yohan Blake (1353 pt e 9"89 nel 2010) e Nesta Carter (1346 pt e 9"78 a Rieti). Primo europeo Christophe Lemaitre, settimo, e davvero niente male: 1313 punti (ne ha persi 7 nell'ultima settimana per deterioramento). Unico spostamento nella top-ten è quello dell'americano Michael Rodgers, sceso al 9° rango dal 10°, protagonista indiscusso della stagione indoor mondiale culminata col titolo americano: 1271 punti, e sul piatto due 60: il 6"50 del Aviva Meeting di Birmingham e il 6"56 di Stoccarda (le vittorie nei due meeting gli hanno attribuito 200 punti di bonus). Rimanendo in Europa 12° Dwain Chambers (1257), 16° Martial Mbadjock (1243 pt, il giustiziere della 4x100 italiana a Barcellona); 17° Mark Lewis Francis (1237), 18° il norvegese Jaysuma Ndure (1230) e solo 21° il campione Europeo dei 60 Francis Obikwelu con 1213 punti, che ha come miglior crono sui 100 il 10"18 di Barcellona, oltre che i risultati degli Euroindoor di Parigi. Il primo italiano nel seeding è Emanuele Di Gregorio, 26° al mondo con 1203 punti, e 7° in Europa (proprio come la posizione a Barcellona) frutto della finale di Parigi sui 60 (6"59), quella appunto degli Europei di Barcellona sui 100 (10"34 ma 90 punti di bonus), della finale di Grosseto agli Italiani (10"22 e 80 punti bonus), dei 100 alla Coppa Europa a Bergen (10"20) e del meeting di Karlsruhe sui 60 (6"63) con bonus dovuto alla classe del meeting dove giunse terzo. Ottavo europeo e 44° al mondo (perse 4 posizioni in una settimana), Simone Collio con 1161 punti, con il miglior punteggio ottenuto a Grosseto, dove la vittoria agli italiani gli è stata pagata 100 punti di bonus. Il terzo italiano nella lista è Fabio Cerutti (21° in Europa e 81° al mondo) con 1114 punti. 30° e 4° italiano Jacques Riparelli (111° al mondo), con 1098 punti. 36° e 5° italiano del ranking Giovanni Tomasicchio con 1091 punti. Gli altri due staffettisti di Barcellona, Roberto Donati e Maurizio Checcucci sono come ha dimostrato del resto la stagione, il 6° e il 7° velocista dell'anno, ma pupilli di Di Mulo nonostante il duro responso del cronometro. Donati è il 70° europeo, mentre Checcucci il 94°, che sopravanza Michael Tumi di soli 4 punti (1045 a 1041), ma Tumi ha guadagnato parecchio nell'ultimo periodo con la vittoria agli italiani indoor di Ancona. 

Kim Collins correrà sui prati della leggenda dello sprint: Stawell Gift, 130 anni di storia

Fermatevi un attimo a leggere queste righe. Esiste una gara di velocità in Australia che ha ben 133 anni di Storia (leggete bene) e che vide la luce nel lontanissimo 1878. Forse l'evento atletico più importante in Australia quanto a ritorno pubblicitario e giro d'affari (visto che è consentito scommettere sull'evento). La gara di sprint più antica dell'atletica. E' la Stawell Gift, corsa che ebbe origine come competizione tra i minatori australiani durante la corsa dell'oro. E' una gara corsa ogni anno da allora, nei giorni di Pasqua (gli unici anni in cui non si tenne, furono quelli della seconda guerra mondiale) e che attribuisce al vincitore notorietà e denaro. Solo il Governo offre come tradizione 40.000 dollari australiani al vincitore (30 mila euro nostri) ed è attualmente sponsorizzata dalle Poste australiane. La gara si è corsa storicamente sulle 130 yards, cioè 118,9 metri, fino al 1973, anno in cui si passò al sistema metrico passando alla distanza di 120 metri corsi interamente su un prato all'inglese, tipico in molte strutture sportive di atletica presenti nel Commonwealth e nel secolare stadio Stawell Grandstand. Nel sabato di Pasqua vengono svolte le batterie, così come qualsiasi gara di sprint nel mondo, con i ripescaggi dei tempi e il passaggio immediato dei vincitori al turno successivo, mentre nel lunedì di Pasquetta via a semifinali e quindi alla finalissima. Ogni corsia è delimitata da cordelle in spago bianco (chi si ricorda momenti di gloria?), ma la cosa davvero unica è l'utilizzo dell'handicap. In pratica ad ogni sprinter che partecipa al Stawell Gift viene attribuito un handicap a seconda della propria forza che si tramuta in metri di svantaggio rispetto all'handicapper, cioè l'atleta al via più forte. Può capitare così che un atleta che ha un personale di 11" sui 100, parta 10 metri prima di un atleta che vanta un 10" (approssimativamente l'handicap è un metro ad ogni decimo di differenza). L'atleta più forte viene posto nella corsia più vicina alle tribune del centenario stadio di Stawell, mentre le corsie successive vengono attribuite via via ad handicap crescente. Il primo vincitore, nel 1878 fu il colono William Mallard che si allenava sfidando i canguri. E a distanza di oltre 100 anni, il suo bisnipote Daniel Millard vinse l'edizione del 1997. Solo due atleti nella ultracentenaria storia del Gift hanno vinto partendo dal metro "zero" (quindi da handicapper, senza handicap): Jean Louis Ravelomanantsoa, che corse nel 1975 nell'incredibile tempo di 12"0 manuale (i 120 metri!) senza handicap, e Joshua Ross, nel 2005 (uno degli sprinter australiani più forti degli ultimi anni). Proprio la prestazione del "Ravelo" è anche il momento storico più importante secondo l'hall of fame della manifestazione. Solo 3 atleti in 130 edizioni hanno vinto due titoli: Bill Howard, Barry Foley e il già citato Joshua Ross. Il tempo più veloce è stato invece l'11"6 di W.I. Howard (ma con un handicap di poco più di 5 yards, nel 1967 (ma sulle 130 yards totali), e I.A. Miller (con un handicap di 9 yards) nel 1968. E quest'anno, tra le guest star... Kim Collins, che sarà l'handicapper, con ZERO metri. Ma ci sarà anche chi partirà a 11 metri da lui. Per lui sarà molto dura, non crediate. Un modo diverso di vedere l'atletica. 

19/04/11

Correre sotto i 2'10" a 60 anni: il nuovo mondiale M60 di Shaheed, la spalla di Stevie Wonder

Mentre attendiamo i risultati di Roma, Trofeo Liberazione, dove sembra ci possano essere diversi record master ancora nelle prove spurie, diamo questa notizia: Nolan Shaheed (1949) ha stabilito un nuovo strabiliante record negli 800 M60, correndo i due giri in 2'09"02, e autoproclamandosi primo uomo over-60 sotto i 2'10" della storia. Il precedente record era detenuto dall'Australiano Alan Bradford con 2'10"42, stabilito nel lontano 1999. Prestazione stabilita da Shaheed durante i Mt. Sac Relays a Walnut, in California. Ma chi è l'americano Nolan Shaheed? Pensate, altrochè atletica! Shaheed, musicista eclettivo nel suonare la tromba, ha collaborato con Stevie Wonder, Natalie Cole, Diana Ross, Phil Collins, Anita Baker!! Nel frattempo, si apprende da masterstrack.com, Willie Gault, neo 50enne, potrebbe stabilire in questi giorni i record mondiali di 100 e 200 a Los Angeles. I record mondiali M50 attuali sono il 10"95 di Bill Collins, e il 22"53 di Everad Samuels

18/04/11

Mutai a Boston stampa il nuovo mondiale nella maratona: cancellato Gebre

Geoffrey Mutai
Il keniano Geoffrey Mutai ha dovuto correre la maratona più veloce della Storia per conquistare la 115^ Boston Marathon tra gli uomini, mentre tra le donne si è imposta la connazionale Caroline Kilel. Mutai ha vinto con il tempo ufficiale di 2h03'02" nuovo primato mondiale, che gli ha consentito di battere il connazionale (un altro!) Moses Mosop di soli 4" (e secondo tempo mondiale di sempre). Il precedente record era detenuto dalla leggenda vivente, l'etiope Haile Gabreselassie. "Sapevo che avrei potuto correre bene, ma il record proprio non ce l'avevo in testa. Mi sentivo bene, ero sicuro di me. Mi sono allenato davvero tanto". Naturalmente cade anche il precedente record della Maratona di Boston, una delle più veloci del mondo insieme a quella di Rotterdam, che era stato siglato nell'edizione dell'anno scorso da un altro Keniano, Robert Kiprono Cheruiyot, con 2h05'52". Mutai ha anche affermato di essersi molto preparato con i cross, ma ribadendo che sul record del mondo proprio non c'era alcuna ambizione. Il precedente record di Mutai era un non certo disprezzabile 2h04'55" proprio a Rotterdam. Fortissimi anche il terzo e il quarto: l'etiope Gebremariam ha fermato i cronometri a 2h04'53", mentre il fenomeno americano Ryan Hall è sceso sotto le 2h'05', con 2h04"58. Pensate, a parte l'edizione del 2001, vinta da un sud-coreano, tutte le edizioni della Maratona di Boston dal 1991 al 2011 sono state vinte da keniani o etiopi. Come detto, tra le donne la Kilel ha vinto la gara femminile in 2h22'36", davanti all'americana Desiree Davila con 2h22'42"