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10/02/10

Un ritratto di Rosa Marchi su Giovanni Vacalebre

Buon compleanno Giovanni!

Articolo pubblicato su Atletica Veneta Comunicati - Febbraio 2010 - Mondo master

Il 9 febbraio spegnerà 91 candeline. Le sue imprese sportive lo hanno reso famoso, richiamando anche l'interesse dei media. Siamo stati a Vittorio Veneto a trovare Giovanni Vacalebre, campione del mondo master M90 sui 5 km di marcia.

La sua è una personalità forte, dalla quale traspare una grande determinazione ma anche un animo particolarmente sensibile. I suoi occhi brillano quando parla delle sue passioni: la famiglia, l'atletica, le amicizie, i viaggi. In gioventù, con le forzate interruzioni legate al conflitto bellico, Giovanni è stato un marciatore di livello nazionale. I ricordi di quelle gare sono ancora conservati come reliquie dentro uno straordinario album contenente foto e articoli di giornale di quegli anni. “E' merito di mia madre - racconta - se questo album è arrivato intatto fino ad oggi”. E' facile, sfogliando quelle pagine e ascoltando le sue parole, lasciarsi trascinare indietro nel tempo. “Il mio incontro con la marcia è avvenuto casualmente nel 1935”, spiega. “Ero a Catania, la mia città natale, e sono stato reclutato all'ultimo momento da una società per coprire i 12 km. Ricordo che non avevo le scarpe adatte e arrivai con le piaghe ai piedi. Mi notò Francesco Fontanarosa, un famoso marciatore dell'epoca, che divenne il mio allenatore”. Il giovane Giovanni si mise in evidenza per la sua volontà, ma non solo. La marcia, in quegli anni, era molto diversa da quella attuale e lo stile era un importante elemento di valutazione: “Vince il premio come miglior stilista Giovanni Vacalebre”, si legge in un ritaglio di giornale. In un altro articolo il patriarca della marcia italiano, Ugo Frigerio, lo definisce “un buon elemento ammirevole per la grande volontà”. A 19 anni si trasferisce al centro sportivo di Trieste, quindi milita in società venete storiche come la Bentegodi Verona, squadra con la quale vinse il titolo italiano, e il Gat Treviso. Sono numerose le foto che lo ritraggono in veste di atleta in quel periodo; in una lo si riconosce a fianco del mitico Adolfo Consolini.Nel dopoguerra, intraprende la carriera nell'esercito, continuando a praticare la marcia e disputando la sua ultima gara nel 1953. Nei successivi 55 anni la sua vita scorre esclusivamente tra lavoro e famiglia. Nel 2008 Giovanni è uno stimato maresciallo in pensione e le competizioni sono solo un ricordo lontano che riaffiora di tanto in tanto sfogliando il prezioso album. In un angolino del suo animo è però sempre rimasto, come una “bronsa cuerta”, lo spirito dell'agonista; così, quando casualmente si imbatte in un articolo di giornale che parla dei Mondiali Master di Riccione e nel quale viene citato (tra i medagliati) anche Carlo Bomba, la scintilla torna improvvisamente a riaccendersi. “Carlo lo conosco, gareggiava con me; ricordo che lo battevo…”, pensa. “Se c'è riuscito lui, perché non provare anch'io?”. Ecco che così, ottantanovenne, Giovanni decide di tornare alle competizioni. Nel suo progetto viene supportato dalla palestra che frequenta da diversi anni, la Bodadilla di Vittorio Veneto, dove tutti, a partire da Renzo, il titolare, sono suoi grandi sostenitori.

La moglie Giuseppina, la figlia Paola Alessandra e il nipote sono i suoi primi tifosi. Si tessera con la Bodadilla Sport e debutta agli italiani master di Bressanone, giungendo secondo tra gli M85. “E' stata un'esperienza bellissima”, ricorda. “Era come se il tempo non fosse passato. Ero di nuovo in gara. Unica differenza, il riscontro cronometrico: ho impiegato 44 minuti, contro i 25 che mi bastavano in gioventù per marciare sui 5 km. Ritrovare tanti amici di un tempo come Ottavio Missioni, ma anche incontrarne molti di nuovi... E' stata una vera festa”. La scoperta del mondo master gli schiude nuove prospettive, per le quali trova energie inaspettate. Nel 2009, da M90, vince i campionati italiani di Cattolica e organizza la trasferta in Finlandia per partecipare ai Mondiali di Lathi. Ci va in camper con la moglie e il fratello settantacinquenne. Per arrivare impiega più di tre giorni, attraversando cinque nazioni. Lo entusiasma la splendida atmosfera che si respira in una manifestazione internazionale master. La conoscenza dell'inglese, acquisita durante la guerra con i suoi tre anni di prigionia in Arizona, gli permette di conoscere tanti sportivi da tutto il mondo. In gara si ritrova ad inseguire il beniamino di casa, il finlandese Onni Huotari: a due giri all'arrivo lo supera, ma prima lo abbraccia e lo incita, perché la sportività per lui è un valore irrinunciabile.
Taglia il traguardo al primo posto, diventa campione mondiale ed esterna in un pianto irrefrenabile la sua gioia e commozione. Rientra in Italia da vero e proprio personaggio. Tutti lo vogliono intervistare; partecipa come ospite anche ad una trasmissione di Canale 5: “Ma non è stata un'esperienza del tutto positiva”, confida. “Alla fine non mi hanno chiesto nulla sua mia attività sportiva”. Noi invece ci teniamo eccome a conoscere il Giovanni “atleta”, così gli chiediamo subito com'è strutturato il suo programma di allenamento. “Mi alleno presso la palestra per tre mattine alla settimana. Inizio con 20 minuti di tapis roulant, per proseguire con 10 minuti di byke, 15' di rotex e 15' di recline”, spiega con meticolosità. “Il tutto intervallato da esercizi di stretching. Alla fine mi aspetta il bagno turco e un bell'idromassaggio. Dal mese di marzo inizierò la preparazione specifica con la marcia all'aperto”. Nel suo mirino per il 2010 ci sono i Campionati Italiani e gli Europei di Nyíregyháza. “Poi vedremo. Tutto può succedere alla mia età”. Giovanni un sogno ce l'ha, ed è quello di volare oltreoceano, il prossimo anno, per difendere il titolo iridato ai Mondiali di Sacramento. Noi gli auguriamo con tutto il cuore di realizzarlo.

Foto: Vacalebre a Lathi con la bandiera e sul podio (Famiglia Vacalebre); Primo piano di Vacalebre davanti alla palestra Bodadilla (di R. Marchi)

06/11/09

Conosciamolo meglio: Terrance Spann, campione del mondo m35 dei 400

Visto che ne ho inserito la foto nel precedente articolo, traduco liberamente un articolo che riguarda Terrance Spann, trovato sul sito USA di informazione universitaria on-line, l'Americus Times-Record. Il titolo è "Terrance Spann campione del mondo dei 400 mt".

San Fernando Valley, California: Terrance Spann ha un sitema numerico per ricordare le date importanti come il suo anniversario di matrimonio. Ma un numero che in questo momento ha molto significato per lui non trova una posizione precisa nel suo sistema: il numero è piazzato infatti nella camera del figlioletto Kingston (solo due mesi!), cosi chè che quando non dorme possa rivolgergli uno sguardo, vicino al trofeo che esemplifica la più grande conquista di Terrance Spann: il titolo di campione del mondo 2009 dei 400 metri M35. Quel numero è un tempo: 48"15. "L'ho messa (la medaglia) in una vetrinetta con le altre quattro medaglie conquistate nel 2009 durante la stagione. E l'ho messa lì così che mio figlio la possa vedere", ha detto Spann, 35 anni, laureato nel 1992 all'Americus High. Spann ha gareggiato ai Campionati Mondiali Master a Lahti, in Finlandia, tenutisi tra il 28 luglio e l'8 agosto. Lì ha vinto i 400 con più di un secondo di distacco. "Non mi nascondo: non c'è dubbio che sapevo che questa gara sarebbe stata la più stressante e al tempo stesso più stimolante esperienza della mia vita sportiva", ha commentato Spann, "Negli ultimi 50 metri, nella foga del momento, pensavo "sono quasi arrivato!". Il lavoro di 3 anni era là in fondo, sulla linea del traguardo. Dovevo rimanere concentrato. Quando alla fine l'ho realizzato, l'avevo già oltrepassata". "Bisogna correre ogni gara come se fosse l'ultima, perchè se poi commetti degli errori, non hai nemmeno voglia di andare a casa per pensare agli sbagli commessi. Io fortunatamente sono risucito a correre al 100% ogni gara". Quando non si allena, Spann passa il suo tempo come personal-trainer delle celebrità, specializzato nello sprint, nel pilates, nello yoga, nella boxe e altro. Uno dei suoi clienti è il cantante gospel Ruben Studdart, il vincitore dell'American Idol 2003. "E' molto emozionante sapere di soggiornare negli hotel di prima categoria al seguito di queste celebrità: è come essere una celebrità te stesso. Non mi piace però il tempo che passo lontano dalla mia famiglia". L'interesse di Spann per la velocità nacque dopo aver visto dal divano le Olimpiadi di Sydney 2000 e quelle di Atene 2004. Decise a quel punto che non avrebbe più voluto fare da spettatore, gareggiare e scoprire quanto veloce fosse. "Sono sempre stato piuttosto veloce. Sento che se avessi scelto quella strada dopo l'high school, e fossi andato al college invece che scegliere la carriera militare, avrei potuto competere a quei livelli", dice Spann riferendosi ai 100, 200 metri visti alle Olimpiadi. "Poi alla fine ho deciso di alzarmi e fare qualcosa di più che pensare a ciò che sarebbe potuto essere e non è stato". Spann corse in pista un anno in High School, prima di entrare nel corpo dei Marines dopo la laurea e dove passò sei anni come tecnico delle comunicazioni. Finita la carriera militare, Spann partì per New York dove rimase tre anni, iniziando la sua seconda carriera da personal-trainer. Quindi tornò in California nel 2001. Qui ha conseguito un secondo attestato di laurea dalla San Diego Mesa College nel 2005, prima di iniziare ad allenarsi seriamente nel 2006 presso la California State University di Northridge.

28/08/09

Nadia Dandolo: il ritorno della regina

(foto di Nadia Dandolo tratta dal sito dell'Atletica Asi Veneto Master) - Mi è stato segnalato un articolo comparso lo scorso 17 agosto su diversi giornali locali del Veneto. Parla di Nadia Dandolo, medaglia d'argento sui 5000 ai Campionati Mondiali Master a Lahti nella categoria w45. Per quelli come me che sono nati a pane e "Atletica Leggera" (inteso come mensile), sfogliando e risfogliando le pagine patinate (inizialmente un pò ruvide), e guardando e riguardando le immagini, e studiando i tempi, le classifiche, le graduatorie quando ancora internet non c'era, Nadia Dandolo era una delle regine di quel mondo di carta "lontano", animato da "eroi" impressi per sempre nella nostra immaginazione da una foto. Tanto che quando li vedevo poi dal vivo (ai Campionati Italiani Assoluti, quel paio di volte che mi è capitato di parteciparvi) ero in quello stato di timore reverenziale che si prova quando incontri qualcuno che è comparso su un libro di storia (...sportiva, per carità!). E poi le loro gesta: allora (ma parlo di soli 15 anni fa!) tutto sembrava "epico", perchè i racconti erano scritti e riportati da un solo testimone: il giornalista. Tutto il resto era lasciato all'immaginazione: magari leggevamo che il secondo arrivato era a 3 centesimi, e allora ci si immaginava questa volatona finale a denti serrati, coi muscoli del collo tesi come corde, le braccia che facevano fatica a stantuffare., la folla urlante... Il campione e lo sconfitto: ma che forte anche lo sconfitto! Oggi la distanza si è azzerata: figurarsi, su facebook possiamo addirittura chattare con tutti i campioni che vogliamo... tutti vedono e scrivono. Ci sono i filmati: nulla più è immaginabile. Poi c'è da dire che i "campioni" di oggi non sono certo i campioni di ieri ("ma ci sono ancora campioni oggi?" mi viene quasi da ironizzare sulla questione): la vita continua, si cresce: laddove un tempo c'erano dei professionisti dello sport, oggi in molti casi abbiamo dei bambinetti litigiosi. Come paragonare l'arte di Fidia a quella di un grafomane del metrò milanese...
Con il mio piccolo bagaglio di esperienze personali, mi sono così ritrovato un pomeriggio di primavera a leggere del ritorno alle gare di Nadia Dandolo, all'età di 45 anni. Una di quelle "eroine" del mio personalissimo epos, che tornava alle gare. Commento solo mentale, non potendolo condividere con nessuno un quel momento: "di solito "quelle come lei" non lo fanno mai per fare le tapasciate": l'esempio del mio amico Fausto Frigerio è lì a dimostrarlo: ce l'hai nel sangue questa cosa. Dio (o chi per Lui) ti ha fatto quel qualcosa in più, e forse è pure giusto che per te lo sport non sia solo divertimento, ma anche agonismo, sfida, lotta... vittoria.
Solo ieri ho letto questa "storia" di Nadia Dandolo, l'ennesima di un master italiano: altro che false partenze e tempi sensazionali, reality, zeru tituli, litigi, Fidal. Una storia struggente, di speranza, amore, lotta. La storia di Nadia Dandolo. Qui di seguito l'articolo scritto da Gianfranco Natoli.

LA REGINA E' TORNATA A VOLARE
"Ha scoperto di avere un tumore nel 2005 ma non ho mai smesso di correre. Correre è la mia vita." "Ho iniziato facendo karate poi sono passata al volley, ma è sulla pista dove mi sento davvero bene". "Ho scoperto il mondo master dove ci sono persone stupende che sfidano i propri limiti incitandoti, come veri amici. Non faccio programmi, non punto a traguardi. Vivo giorno per giorno."

BORGORICCO. C’è qualcosa di affascinante nel vedere una donna correre su una pista di atletica. C’è quell’anima in più, quella grinta che le rende dolci e determinate, come se la grazia plasmasse la fatica, limandone i contorni, colorando il viso. Nadia Dandolo non è solo questo. Non è solo l’atleta capace di infrangere due record italiani nei 5 e 10 mila metri. E’ molto di più. E’ la donna capace di affrontare la vita come ha fatto con la pista: a muso duro, ma con il sorriso sulle labbra. Da vincente nata. Scriveva il cardinale Bessarione: «Se non ci fossero i libri, noi saremmo tutti rozzi e ignoranti, senza alcun ricordo del passato, non avremmo conoscenza alcuna delle cose umane e divine». Già, i libri, scrigni di ricordi, perché il tempo tende a cancellare dalla memoria le imprese di chi ci vive accanto. Dietro ai record ci sono le storie, le sofferenze di chi ha combattuto il dolore, il male, oggi come allora. Come ha fatto Nadia, aprendoci il suo personale libro dei ricordi. «Ho scoperto di avere un tumore al seno nel 2005. Da allora è iniziata la mia battaglia. Ma non ho mai smesso di correre, perché correre è vita, è la mia vita». Il cognome Dandolo forse dice poco alle giovani generazione. Eppure lei è stata una delle più grandi mezzofondiste italiane di tutti i tempi. Un’atleta che ha fortemente segnato la pista azzurra negli anni Ottanta e agli inizi degli anni Novanta. «Veramente ho iniziato a tredici anni con il karate, poi sono passata al volley con il Sant’Eufemia. Sono approdata all’atletica grazie ad Adriano Saccon che nel 1979 mi ha voluto nella Libertas Camposampiero. Inizialmente mi sono dedicata ai 1500, poi ai 3000, facendo la trafila con i vari giochi della gioventù. Tra le società dove ho militato anche la Snam di San Donato Milanese. Poi nel 1993 sono approdata al Gruppo Forestale».
Che non ha mai più lasciato...
«E’ il mio lavoro. Sono una guardia forestale, mi occupo di tutela del territorio, di prevenzione di maltrattamenti degli animali».
Come ha scoperto di essere ammalata?
«Toccandomi il seno. E pensare che sono stata sempre molto attenta. Periodicamente mi sottoponevo a una mammografia. Ma non se ne sono accorti. Quando ho sentito il nodulo era già tardi, è cresciuto velocemente. Mi hanno sottoposta ad un ago aspirato ed è saltata fuori la verità. Mi hanno operato all’ospedale di Padova, ho fatto chemioterapia e radioterapia. Il calvario però non era finito».
Una recidiva...
«Già. Mi sono sentita il mondo cadere addosso, ma non ho mollato. Altro intervento e altra chemioterapia. Mi sono ripresa per mano la vita. Mi sono sottoposta ad un intervento di ricostruzione a Reggio Emilia. Ma le sofferenze non erano ancora finite. Si sono approfittati del mio dolore e dei miei soldi. Hanno sbagliato l’operazione, mi sono dovuta così ricoverare a Padova per curare una infezione. Sono tornata a correre, e correvo, correvo, più che potevo».
Quanto l’ha aiutata l’atletica?
«E’ tutto, è la mia vita. E io amo la vita. Adesso il mondo dei master dove ci sono delle persone eccezionali. Ho preparato il Mondiale di Lahti, in Finlandia, in appena due mesi e mezzo. E’ stata una esperienza stupenda che mi ha lasciato una grande carica interiore. Ho vinto l’argento nei 5000 metri. La medaglia adesso è attaccata alla mia libreria, in bella mostra. Ne vado molto fiera». Il futuro... «Non ho programmi, non punto a traguardi, vivo giorno per giorno. La pista è la mia casa. Mi occupo anche di attività motoria seguendo dei bambini a Noale dove mi alleno abitualmente. Faccio parte dell’Asi Veneto e siamo una ventina, tutti amici. C’è un clima bellissimo».
Molti criticano il mondo master.
«E sbagliano. Si tratta di un settore frequentato da grandi persone. Correre con i master significa sfidare se stessi, i propri limiti di persone normali, dove anche gli altri partecipano alla tua fatica, incitandoti, facendoti sentire la loro amicizia».

24/01/09

Il ritratto di Vittorio Colo'

Prima che lo perda di vista, lo volevo postare sul blog. E' il bellissimo ritratto di Vittorio Colo' (foto tratta dal sito Maurizio Sampieri) fatto da Rosa Marchi per la rivista "Correre" e comparso nel numero di Aprile 2006, quando uno dei quadriumviri della storia dei master italiani (insieme a Marabotti, Sansonetti e Sobrero), appese la scarpe al chiodo dopo un'operazione. Negli stati uniti, ogni sport vanta la propria "Hall of Fame", cioè la stanza dei campionissimi. Sicuramente Vittorio Colò fa parte di quella dei master italiani, con la sua enorme mole di medaglie conquistate unite ai numerosi record mondiali.

23/01/09

Il ritratto di Edgardo Barcella

Il senso di questo blog, nato ieri, è poter raccontare la stessa storia: quella del mondo master. Ci saranno altre iniziative, altri slanci, che faranno migliorare questa piccola-grande realtà. Una cosa è certa, è la "comunità" o, detta all'inglese, il network, la ragnatela, che crea questo mondo, portandolo ad avere un'identità, un profilo, dei nomi, dei volti, degli intenti.
Una spinta non indifferente a tutto questo, è stata a mio modesto avviso la storia di Edgardo Barcella (nella foto di Rosa Marchi): quelle storie a lieto fine che hanno del miracoloso, vissuta da tantissimi di noi master in diretta virtuale su Atleticanet per un anno intero, e culminata con il titolo mondiale dei 400 della categoria M35 a Riccione nel 2007.
Da allora qualcosa è successo, forse proprio sull'onda di questo successo mediatico-sportivo.
Qui, al link, il bellissimo articolo su Edgardo Barcella eseguito dalla "ritrattista" Rosa Marchi ,sul suo blog.

22/01/09

I ritratti di Rosa: Andrea Benatti

(Fonte: Atleticanet)
La nostra amabile Heidi dell’atletica master, Rosa MARCHI , ha realizzato un ritratto molto approfondito di Andrea BENATTI che assieme a Daniele BIFFI dalla fine del 2007 hanno dato vita a WEBTLETICA, un altro sito internet indipendente e a noi molto affine. Per cui molto volentieri vi proponiamo questa sorta di biografia atletica di BENATTI.

L'esordio
Capita a volte di avere la sensazione che il tempo scorra sempre più velocemente, e che gli anni passino in un amen. Ma se la memoria tenta di ritornare indietro per riafferrare attimi o ripercorrere la nostra vita, allora forse ci rendiamo conto di tutto il tempo passato. Riportiamo indietro le lancette del tempo di quasi 25 anni. E' il 1985 e un ragazzino vivace partecipa a “Porta a porta”. Nulla a che vedere con il programma di Bruno Vespa: si tratta di una corsa di velocità organizzata dall'oratorio. Il giovane si classifica al primo posto e in premio riceve una coppa di legno. Il cimelio è ancora conservato con cura da quel ragazzino, ora uomo, che risponde al nome di Andrea BENATTI.

L'attività giovanile
L'anno successivo Andrea partecipa con la scuola alla prima gara su pista, intitolata “Il ragazzo più veloce di Garbagnate”. Vince gli 80 metri ed inizia a praticare l'atletica leggera con la Riccardi Milano. Il ragazzo è veloce, capace da juniores di correre i 200 metri in 21”48 e classificarsi al terzo posto ai Campionati italiani di categoria. A ventanni corre per due volte i 100 metri in 10”3 manuale, e in 10”68 elettrico. Il padre è orgoglioso di lui e Andrea inizia a sognare. Dopo alcuni anni le aspettative si ridimensionano perché quelle prestazioni non vengono più migliorate, anche se ottiene per quattro volte il minimo per partecipare ai Campionati italiani Assoluti. Entra in polizia, per la quale lavora tuttora, ma non riuscirà ad entrare nel gruppo sportivo.

Transizione
In Italia non esistono le categorie M25 e M30, ma oggi Andrea è tra coloro che ne auspica l'istituzione come soluzione per fornire nuovi stimoli a chi “attende” di entrare tra i master. Lui un pò alla volta sente venir meno le motivazioni e inizia a spaziare tra gli sport invernali. Partecipa ai campionati italiani di bob e per due anni gira il mondo con la nazionale di skeleton, lo spericolato slittino con cui l'atleta si lancia sulla pista a testa in giù.

Gli scalcagnati
Nel 2001 fonda, insieme a Davide Lorenzini, la Polisportiva Adrense. La società aggrega una quindicina di ex atleti, uniti dalla filosofia della nuova società, che è quello di “divertirsi senza allenarsi”. C’è anche Ubaldo Ranzi che due anni prima, a Cortina, si era laureato campione mondiale di bob a due insieme a Gunther Huber. Senza preparazione gli infortuni sono inevitabili, così ogni anno viene organizzata una cena per celebrare il “Recycled dell'anno”, in pratica l'atleta più scalcagnato. Per Andrea è l'inizio di un nuovo periodo durante il quale decide di azzerare tutti i record personali per stabilire i primati di questa sua “Nuova Era”, regalandosi nuovi stimoli e motivazioni. In qualche modo anticipando quello che sarà poi lo spirito del master, che ad ogni cambio di categoria regala un'improvvisa spinta motivazionale. Nel 2005 la Polisportiva Andrense ottiene il colpaccio partecipando alla finale societaria assoluta di serie B e sfiorando per pochi punti la promozione in serie A.

La Capriolese
Nel 2006 il gruppo si trasferisce nel bresciano, alla Polisportiva Capriolese, società per la quale Andrea è tuttora tesserato e di cui è responsabile del settore Atletica. E' un vero e proprio trascinatore, gestisce il blog della squadra (capriolese.blogspot.com) e convince molti ex-atleti, che negli anni giovanili erano come lui alla Riccardi Milano, a tornare in pista. La punta di diamante è Fausto Frigerio, capace poi, a Clermont Ferrant nel 2008, di vincere un titolo mondiale indoor master sui 60 ad ostacoli M40.

Il master
La prima volta che Andrea sentì parlare dell'atletica “over 35” fu per merito di Averardo Dragoni, ma all'epoca una cosa per lui era certa: non avrebbe mai partecipato all'attività master. Ma c'è un motto che recita: “mai dire mai”, e qualche anno dopo, grazie all'amicizia con Salvino Tortu e Giancarlo D'Oro, e agli allenamenti e alle trasferte condivisi con gioia, quel pregiudizio, purtroppo ancora diffuso tra molti atleti assoluti, viene infranto e Andrea si ricrede.
Debutta agli Italiani Master Indoor del 2007 tra gli M35 vincendo il titolo italiano sui 200 metri; scopre che il mondo master è meno “artefatto” di quello assoluto, forse meno ipocrita, e gli regala nuove motivazioni per riprendere ad allenarsi con regolarità. Ha modo di conoscere ed ammirare le persone della terza età che si cimentano nelle competizioni ed inizia a guardare con diffidenza i loro coetanei che, pur in salute, preferiscono la poltrona e le ciabatte.
Agli Italiani all'aperto di Milano vince i 100 metri ed è secondo sui 200 metri. Partecipa ai Campionati Internazionali, dove gli si presenta la bellissima opportunità di correre i turni di gara. Ai Mondiali di Riccione giunge in finale sui 200 metri e si aggiudica l'argento nella 4x100 insieme a Daniele Biffi, Luca Casu ed Emiliano Raspi, a soli 3 centesimi dal gradino più alto del podio.

Nel 2008 è il dominatore della velocità M35 italiana. E' campione italiano indoor dei 200 metri e della 4x200 insieme ai suoi compagni della Polisportiva Capriolese (Daniele Biffi, Fausto Frigerio, e Cosimo Sguera). All'aperto, a Bressanone, si aggiudica quattro “eroici” ori: 100 (nonostante i blocchi di partenza difettosi), 200 (nonostante uno strappo ad un muscolo addominale) e le due staffette (con Fabio Orlandi, Cosimo Sguera e Gabriele Garini), corse più con il cuore che non con le gambe a causa dell'infortunio subito nei 200. Con 10”89 capeggia la graduatoria stagionale nazionale degli M35 sui 100 metri, mentre nella graduatoria dei 200 metri è secondo con 22”28 (a soli 4 centesimi da Alessandro Gulino).
Ai mondiali indoor di Clermont-Ferrant corre 4 turni dei 200 metri e si classifica al quinto posto nella finale M35. Fa parte poi della stratosferica staffetta 4x200 che vince il titolo iridato siglando, con 1'30”38, la miglior prestazione mondiale di categoria, insieme a Daniele Biffi, Davide Serrani e Enrico Saraceni. Agli Europei di Lubiana giunge quarto sia sui 100 metri che sui 200 metri e fa parte del quartetto vincitore della 4x100 M35 (con Daniele Biffi, Emiliano Raspi e Alessandro Giulino).

Il ricordo più bello
Ma se gli si chiede quale sia il suo più bel ricordo da master, Andrea non ha esitazioni: il meeting di Donnas del 1 giugno scorso, quando, nella gara vinta in 10”86 da Arben Makai, suo compagno di squadra, corse in 10”89 con il vento entro i limiti (vedi nella foto). Il riscontro cronometrico rappresenta il suo primato da master, a soli due decimi dal suo record assoluto. Ma di quella gara Andrea conserva il ricordo della gioia di una bella gara corsa con un amico, un'esperienza che conta più del risultato. Perché per Andrea l'amicizia e la condivisione sono importanti, come quella volta in cui, ai Campionati italiani Juniores, lui e Paolo Ciravolo corsero in batteria scambiandosi sguardi e risate fino al traguardo.

Webatletica.it
Dei master si parla, ma poco. La Fidal per prima dà un'informazione parziale e frammentaria. L'unico sito tematico è l'area master di www.atleticanet.it. Nel 2007 perciò Andrea decide, insieme a Daniele Biffi, di creare prima un forum e poi un sito dedicato ai master, e non solo: nasce così www.webatletica.it, il cui obbiettivo è quello di incentivare la condivisione dell'esperienza master, oltre che la conoscenza di questo mondo.

Andrea non ama parlare di sé perché una delle sue doti è sicuramente la modestia; preferisce sempre dare risalto alle imprese degli altri, e questo dovrebbe essere preso come esempio da chi, a volte, non riesce a sollevare il naso oltre i propri risultati. Intervista, scrive, esterna e, se è il caso, si indigna (come direbbe De André), ma non getta la spugna, sotto la spinta della sua grande passione per questo mondo. Ha tanti progetti. In questo momento sta cercando di portare a termine un'impresa tanto ammirevole quanto impegnativa: riportare in un unico data base tutti i risultati degli atleti italiani ai campionati internazionali master.

Un po' di anni fa pensavo che nello sport ci fossero tante persone disposte a darsi da fare a titolo gratuito per ricambiare una passione grande come può essere quella per l'atletica; poi ho capito che troppe volte l'egoismo ed altri tipi di interesse possono avere il sopravvento. Andrea Benatti è un'eccezione. E' per questo che ho voluto raccontare la sua storia.

Rosa Marchi

21/01/09

Il ritratto della Mazzenga

Il premio “Master dell'anno” (promosso dai siti ATLETICANET e WEBATLETICA congiuntamente alla testata CORRERE) è stato assegnato, in campo femminile, ad Emma MAZZENGA, una straordinaria atleta a cui dedichiamo questo ritratto.

Lo spirito agonistico può non conoscere età, e mantenersi intatto anche oltre le 75 primavere. “Mimma” Mazzenga ne è sicuramente un esempio eclatante. Ciò che porta questa distinta professoressa in pensione a calzare scarpe chiodate e presentarsi sui blocchi di partenza non è la sola volontà di mantenere la forma fisica e una buona salute, come ci si potrebbe aspettare da una persona della terza età. No. Con grande spirito anticonformista, Mimma dichiara che è la voglia di competere, l'animus pugnandi, la principale motivazione che la spinge verso l'atletica leggera. E' un istinto innato, che vive quotidianamente, anche quando, ferma ai semafori, si concentra per essere la prima a scattare alla comparsa del verde.

Qualcuno potrà pensare che sia patetico o utopistico, ma conoscendo questa donna straordinaria si dovrà forse ricredere; non solo per gli eccezionali risultati che l'hanno portata nel 2008 a siglare ben due record mondiali di categoria, ma anche per i suoi incredibili grinta e spirito di iniziativa. Come nel 2006, quando, insieme alla sua amica atleta Dina Cambruzzi, prese l'auto partendo da Padova alla volta di Linz per disputare i Mondiali master indoor. Immaginando il loro viaggio e visualizzando le figure di queste due “over 70”, mi si sovrappongono nella memoria alcuni frammenti del film Thelma e Louise... Da quella trasferta Mimma tornò con due medaglie d'oro, una d'argento e una di bronzo: un mito! Lo sport, se vissuto intensamente, può regalare grandi emozioni e motivazioni, e forse ad aiutare a “vivere” nel senso più pieno del termine, indipendentemente dall'età anagrafica.

L SUA STORIA
Mimma ha incontrato l'atletica leggera durante gli anni dell'università. Il suo miglior risultato da atleta assoluta risale al 1958, quando giunse quarta sui 400 metri ai Campionati italiani assoluti col tempo 61”1. Smise già nel 1961. Il matrimonio con Francesco, l'arrivo dei due figli (Giacomo e Monica), il lavoro da insegnante: Mimma deve attendere 25 anni per ritornare in pista. Merito di Alberto Pettinella, presidente del Cus Padova, che convoca tutte le ex-atlete con l'intenzione di formare una squadra master. Nel 1986 “Mimma” riprende gli allenamenti e a 53 anni debutta in una gara master correndo i 200 metri in 37 secondi. I suoi migliori risultati cronometrici da master li ottiene nel 1993, l'anno dei suoi 60 anni, segnando 14”8 nei 100 metri e 31”1 nei 200 metri, che sono tuttora le migliori prestazioni italiane per la categoria MF60.
Negli anni '90 si tessera con l'Assindustria Sport Padova, con la quale vince anche uno scudetto su pista master. “Ma erano altri tempi – racconta – Ora la competizione è sempre più agguerrita e in gara ci sono atleti molto più preparati”. Nel 1997 incontra Franco Sommaggio, che diventa il suo allenatore. Con lui riesce a compiere un importante salto nel qualità e nel 1998, agli Europei di Cesenatico, conquista il primo titolo internazionale vincendo i 100 metri W65 e giungendo seconda sui 200 metri. Sommaggio ha sempre dimostrato una grande sensibilità nel calibrarle gli allenamenti in base alle esigenze, che, da atleta master, variano non solo con il trascorrere degli anni ma anche, spesso, di giorno in giorno.
Col nuovo millennio Mimma decide di allungare la distanza e si cimenta anche nei 400 metri riuscendo a correrli, nel 2001, in 1'17”10, ancora oggi primato italiano MF65.

Nel 2006 passa alla SEF Macerata di Bruno Dezi, squadra che la accoglie con grande affetto. In Amalia Micozzi e Giulia Perugini trova anche due amiche premurose. Nello stesso anno, in cerca di nuovi stimoli contro la monotonia, debutta anche negli 800 metri (a 73 anni!) chiudendo la stagione con un promettente 3'22”11, senza però trascurare le distanze più corte. Ai mondiali indoor di Linz si aggiudica il infatti il titolo iridato sui 60 e sui 400 metri, giunge seconda sugli 800 e terza sui 200 metri W70.

Da più di vent'anni Mimma è al vertice della velocità master italiana. Non si contano i titoli italiani vinti. Suoi sono tutti i primati italiani MF70 e MF75 dai 100 agli 800 metri, più alcuni record MF60 e MF65. Ricchissimo anche il palmarès di medaglie internazionali con 5 titoli mondiali e 9 titoli europei. Il 2008 è stato per lei l'anno più entusiasmante. Mimma, che ha compiuto 75 anni il 1 agosto, ha siglato due stratosferici record mondiali W75 (1'25”2 sui 400 metri e 3'25”18 sugli 800 metri), ha vinto il titolo europeo sui 100 metri a Lubiana gareggiando con le W70 (mancavano pochi giorni al suo 75° compleanno), spaziando con grande disinvoltura dai 100 agli 800 metri e stabilendo 4 migliori prestazioni italiane MF75 (100 m. 17”06 – 200 m. 36”1 – 400 m. 1'23”20 – 800 m. 3'22”20). Risultati che premiano un pilastro dell'atletica master femminile permettendole di vincere il premio Master dell'Anno.

FLASH
Luglio 2008, un'assolata giornata di allenamenti al campo sportivo di Voltabarozzo, a Padova. Franco Sommaggio, dotato di due cronometri, compie i miracoli riuscendo a seguire le ripetute di tutti i suoi atleti impegnati in pista. C'è chi fa prove lunghe, chi corte. Su questa pista si ritrova un microcosmo dell'atletica leggera: ci sono atleti assoluti (come Giovanna Ricotta e Silvia, la figlia di Franco), atleti delle categorie giovanili, come pure atleti master (come Umbertina Contini). C'è anche Samuele Gobbi, che sta preparando le Paralimpiadi di Pechino. Franco è una persona di poche parole, uno di quelli che l'atletica la “fa” stando in campo tutti i giorni, con qualsiasi tempo, ad accogliere sotto le sua ali chiunque si rivolga a lui per farsi allenare o solo per un consiglio. Sono le persone come lui che andrebbero valorizzate e tutelate per salvare la nostra atletica. Alla partenza dei 200 metri, due atleti richiamano l'attenzione per una ripetuta: uno si chiama Pippo, e ha 9 anni, l'altra di anni ne ha quasi 75 e si chiama Mimma. Partono insieme e corrono lottando fino all'ultimo metro. La scena ha qualcosa di poetico e, mentre la osservo, mi emoziono.