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03/09/10

"Correre" inciampando sui master

Dopo aver saputo qualche giorno fa che nel nuovo numero di "Correre" si sarebbe parlato di pista master, mi sono messo l'appunto di acquistarne una copia non appena fossi passato davanti ad un'edicola. Detto-fatto, l'altro giorno presso un'area di servizio. Purtroppo è un periodo gramo per la carta stampata: le notizie risultano e saranno sempre più vecchie rispetto alla velocità "a curvatura" che sta dimostrando la rete. Mi sono sempre chiesto quale potrebbe essere il futuro della stampa periodica, divorata dalla velocità in cui sempre più le informazioni viaggiano e con cui raggiungono direttamente il monitor davanti a noi, contrapposto al vincolo di dover fare lo sforzo di scendere dall'auto, tirar fuori l'euro, avere per le mani un futuro rifiuto riciclabile di carta da dover utilizzare, leggere notizie "vecchie" di almeno un giorno. Già, che futuro potrà mai esserci per i periodici? Fra qualche anno probabilmente avremo i nostri palmari a schermo over-sized e le edizioni saranno tutte consultabili lì sopra: con grande sollievo della foresta amazzonica. Ma nell'immediato? Quali strategie porteranno avanti i tycoons dell'editoria per frenare l'emoraggia di lettori più lentamente degli altri? Per... morire più lentamente degli altri? A questi interrogativi ho dato la mia risposta. Chi scrive deve trovare qualche soluzione che non esista già sulla rete: qualche cosa di appetibile, inusuale, brillante. Fornire cioè una qualità di informazione superiore a quella che si troverebbe su internet. La cronaca (per noi i risultati delle gare, ad esempio) è già disponibile ovunque, non è questo che cercano i lettori. Serve che qualcuno dia la propia opinione di quello che è successo. Serve che qualcuno racconti la realtà con le proprie parole. E tanto più l'opinione sarà equilibrata e logicamente sostenibile, tanto più ci sarà interesse a leggere quelle parole. E così i maggiori quotidiani nazionali spesso campano più sui "fondi" di personaggi famosi che vi scrivono, che sulla cronaca delle presente nelle pagine interne. E tanto più il personaggio sarà coerente con le sue idee, tanto più quel fondo troverà una corrispondenza con i lettori che poi vi si identificheranno... e acquisteranno il giornale. Insomma, prendere posizione. Abbiamo bisogno che qualcuno dia forma e parole alle nostre idee, no? Come i cantanti trovano le corde per stuzzicare le nostre emozioni, così qualche giornalista trova la chiave per dar voce alla nostra rabbia, o alla nostra felicità, o alla nostra gioia. Tutto 'sto giro di parole per raccontare quello che mi è successo. Abbiamo già parlato a suo tempo in lungo e in largo dei campionati italiani master di Roma. Ci ritorno proprio a causa del mensile Correre, che passa come testata prima e senza avversari nel panorama giornalistico di settore. Il Wall Street Journal del podismo. Un'autorità in materia. Forse l'unica rivista patinata nel passato e al presente che tratta in qualche modo i master. Purtroppo a mio modo di vedere clamorosamente caduta sui master. Nel numero di agosto infatti viene pubblicato un famoso pezzo di Werter Corbelli (articolista di Atleticanet, nonchè presidente dell'Olimpia Amatori di Rimini) che andò giù di clava e mazza ferrata contro gli organizzatori della manifestazione. Già il titolo dell'articolo "Italiani Master: così non va", rappresentava un epitaffio, la scritta sul marmo della pietra tombale della manifestazione. Bocciata a prescindere evidentemente. Giù randellate su randellate e tutto l'aspetto sportivo in sè, la grandeur di far parte di una cornice come quella dell'Olimpico, la quantità di atleti, le emozioni, le cose positive... tutto smantellato. Non è esistito: edizione fallimentare. Una babele, disorganizzazione maxima, le uniche cose positive (il numero di iscritti) tutte derivanti da aspetti contingenti (come gli stradisti laziali corsi in soccorso della manifestazione, altrimenti deprecabile). Ora, finchè la voce si fosse limitata a quell'area di quel sito che è anche espressione precisa di una determinata corrente politica in seno alla Fidal (penso che non ci sia nemmeno più tanto bisogno di nasconderlo) non ci sarebbe stato nulla da obiettare. Ognuno esprime le proprie opinioni e la propria visione della vita e si fa gli amici che vuole, per carità. Lascia un pò perplessi che una rivista con uno spessore e un lignaggio come Correre riesca a pendere tutta da una parte senza prima una piccola verifica sulle informazioni. Ora, è noto che i ritardi del primo giorno degli italiani furono dovuti a un inopinato caso del destino (ma visto che siamo maligni, pensiamo pure male) per il quale i cavi che trasportavano le fibre ottiche di tutto il sistema informatico furono tranciati tra la nottata successiva al Golden Gala e la prima mattina dei Campionati Italiani Master. Incidente, diciamo così. E senza sistema informatico, poter gestire 3000 iscrizioni a mano diventa alquanto difficile, non credete? Vi chiedo: davvero anche questa può essere una colpa dell'Organizzazione come sostiene il citato articolo che nell'apoteosi finale incredibilmente rinfaccia al predetto staff anche la scarsa cultura sportiva dei giudici quando era altrettaneto risaputo che le due strutture viaggiavano separate? Vabbè e sia: prendo personalmente atto che per Correre fare una semplice telefonata chiarificatrice per acquisire una informazioni necessaria . Ma è comunque passata un'idea degli italiani master davvero parziale, a mio modo di vedere, non veritiera, oscura, strumentale. Qualcuno della redazione di Correre, deve aver a quel punto subodorato che l'attacco frontale con tutta l'artiglieria spianata sul campo di battaglia fosse stato un pizzico eccessivo, e ha così aggiunto un piccolo riquadro in calce all'articolo in cui si legge: "il punto di vista degli organizzatori e le analisi dei dati di un'edizione comunque unica dei campionati italiani master saranno l'oggetto della puntata di Monitor (la rubrica) di settembre". "Ah", mi dico "per fortuna un pò di equità nella valutazione della cosa". Aspetto con trepidazione settembre e il nuovo numero di correre. Nel frattempo mi interrogo su una cosa: ma se invece di parlare dei problemi organizzativi si fosse parlato dei risultati, non sarebbe stato meglio per tutto il mondo master? Invece no: il mondo master diviene sempre la sua complessità come fenomeno e mai l'individualità delle prestazioni. Mi vado così a vedere questa benedetta parola agli organizzatori... che guarda caso è preceduta cronologicamente da un altro articolo di Werter Corbelli sui numeri di Roma. Naturalmente non mancano i riferimenti all'organizzazione e all'ulteriore colpa in pectoris di aver ostacolato, in associazione esterna con il caldo torrido romano, il conseguimento di risultati di livello elevato. Va bene tutto, dai, ma arrivare fino a questo punto! Mi chiedo: Correre sostiene così il punto di vista di Corbelli e quindi di Atleticanet (articoli comparsi uguali sul medesimo sito)? Sarebbe una notizia per tutti... anche e soprattutto per i master.
Chiaramente i risultati vengono liquidati in un trafiletto veloce dove si parla esclusivamente dei 5 o 6 ultra 60enni (per carità, meritevoli, ma come spesso accade dimenticati tutti quelli delle categorie più giovani) di cui per puro caso metà sono proprio dell'Olimpia Amatori di Rimini. L'ho già sentita questa società... Quindi sul 2-0, palla al centro, Correre decide di dare la parola finalmente agli "organizzatori" nella persona di Claudio Rapaccioni.
Chissà mai che in contropiede riescano quanto meno a mettere il golletto della bandiera. L'intervista (4 domande striminzite ad opera di Luca Landoni) invece di tutto parla, tranne che dei problemi organizzativi. Sembra quasi che il buon Claudio sia caduto dalle nuvole, abbia vissuto un'altra edizione di Campionati Italiani Master idilliaci in una dimensione parallela alla nostra e fosse rientrato tra di noi mortali da uno Stargate giusto qualche minuto prima dell'intervista. Ma come, Signor Correre: non ci aveva fatto sapere che avremmo sentito la "parola degli organizzatori"? Si intuiva e si auspicava che dopo gli attacchi ci sarebbero state le difese. Sarebbe stato eticamente corretto far sapere alle schiere di lettori le due campane: non penso che Correre voglia omologarsi al Tg4 o peggio ancora al Tg1. E invece di tutto l'organizzatore parla tranne del casus belli? Possibile che non gli sia stata chiesta una cosa così importante per poter dare la sua versione dei fatti e poter ribattere alle accuse che gli erano state fatte dalle pagine di una rivista di portata nazionale? Quindi, la partita per la rivista milanese dei podisti finisce 2-0: danno ragione ad Atleticanet . E Correre si schiera con loro.

06/01/10

Un numero di Correre del 1990...

Il mio amico Ugo Piccioli (neo ottocentista e quattrocentista M40, ritornato all'agone giusto quest'inverno dopo anni di naftalinaggio) sta cercando di uccidermi. Si è infatti presentato presso la pista (poi ho cercato di tirargli il collo io...) con una cassetta (quella che si usa di solito per la frutta, per intenderci) con circa 40 kg di riviste di atletica. Ed io che pensavo che me ne avrebbe portate una decina... Ne ho sfogliate diverse a caso, che vanno dal 1990 ai primi anni del XXI secolo (soprattutto Atletica, Atletica Leggera e Correre), facendomi un'idea precisa sul rapporto tra stampa e mondo master. Ebbene il mondo master non esisteva proprio: le uniche notizie scovabili in quei mensili erano legate a qualche volenteroso reporter locale che dalla propria provincia scriveva due righe sul tal master. Ma sono davvero sporadiche apparizioni. E così mi sono accorto che l'unica rivista a trattare il mondo master con un certo interesse è stata "Correre". Addirittura la prima che mi è venuta in mano, quella di maggio 1990, dove addirittura ci sono tutti i risultati dei campionati italiani master/amatori in tutte le salse. Ci sono due cose che mi piacerebbe evidenziare in questo piccolo articoletto: la prima è un articolo che appare a pagina 77 e che potrete leggere clikkando sull'immagine. La Fidal , si legge, stabilì che ai Campionati Italiani Amatori/Master individuali, laddove si fossero presentati meno di 3 atleti, avrebbero potuto fregiarsi del titolo nazionale solo coloro che avessero fatto meno di un certo limite. Una sorta di minimus ad victoriam. Questo, si legge sempre, "per impedire ai soliti cacciatori di titoli facili di cimentarsi in quelle gare per le quali non avevano alcuna attitudine e/o preparazione ma nelle quali vi erano iscritti pochi iscritti". Che idea, eh? Certo i tempi sono cambiati con i numeri, decisamente maggiori... non vorrei avventurarmi in un commento di assoluta logicità, ma... lo faccio. Di cosa stiamo parlando? Di sport, di agonismo, di vittorie: è giusto che una medaglia valga come un'altra e che per vincerla ci sia dietro qualche cosa in più che il caso o la strategia di... "iscrizione" alla gara? Io penso di sì: fecero bene.
Nel medesimo numero si leggono i risultati di quell'anno dei vari campionati master/amatori che allora erano uniti. Appunto... poi ci tornerò in maniera più dettagliata quando proporremo la nostra proposta di revisione delle categorie dell'atletica italiana (intendiamoci: per i master non cambierebbe nulla!). Quello che mi preme sottolineare oggi è com'era strutturato allora il mondo "alternativo": a parte le classiche categorie master, vi era la categoria M20 (che copriva 1o anni) e quella M30. Oggi li chiamiamo "Amatori", un ibrido che a mio modo di vedere non può più esistere in termini "filosofici" (noi vogliamo fare atletica senza agonismo... detto in sintesi, cioè un paradosso), ma che deve entrare ed essere incastonato nelle categorie master a tutti gli effetti. Per gli M30 è solo questione di tempo: già quest'anno agli Europei in Ungheria, sono previste alcune prove sperimentali per gli atleti dai 30 ai 34 anni d'età. Scommettete che già dagli Europei del 2012 la categoria sarà presente a tutti gli effetti? L'altra categoria è quella M20... discorso molto difficile. Ci vuole un pò di tempo per metabolizzarlo, ma in questo periodo di crisi dell'atletica italiana può essere un ottima ancora di salvezza. In pratica, mutuando sport come il nuoto e il ciclismo (cioè sport indivduali che hanno capito questa cosa...) è necessario fornire a quegli atleti di non prima schiera (chiamiamoli "professionisti", quelli che per intenderci sono pagati per correre o che sono stipendiati dallo Stato) la possibilità di poter emergere in qualche cosa. Gli sport individuali necessitano di stimoli, obiettivi, seppur minimi. Gli atleti che in quella fascia d'età entrano nel mondo del lavoro o dell'università e non hanno avuto la fortuna di entrare in un gruppo sportivo militare, non avranno più nessuna possibilità di competere contro chi ha più tempo e soldi per farlo. E proprio per questo che la "fuga" di atleti avviene in quegli anni. Arginare il deflusso potrebbe essere proprio incamerare tutti gli atleti in questa categoria, e dargli la possibilità di avere dei propri campionati nazionali (coi master). E abbattiamo questa distinzione assoluti/master: la vera distinzione dovrebbe essere professionisti/non professionisti. Molti discorsi sarebbe più facile affrontarli.

24/01/09

Il ritratto di Vittorio Colo'

Prima che lo perda di vista, lo volevo postare sul blog. E' il bellissimo ritratto di Vittorio Colo' (foto tratta dal sito Maurizio Sampieri) fatto da Rosa Marchi per la rivista "Correre" e comparso nel numero di Aprile 2006, quando uno dei quadriumviri della storia dei master italiani (insieme a Marabotti, Sansonetti e Sobrero), appese la scarpe al chiodo dopo un'operazione. Negli stati uniti, ogni sport vanta la propria "Hall of Fame", cioè la stanza dei campionissimi. Sicuramente Vittorio Colò fa parte di quella dei master italiani, con la sua enorme mole di medaglie conquistate unite ai numerosi record mondiali.