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03/09/10

"Correre" inciampando sui master

Dopo aver saputo qualche giorno fa che nel nuovo numero di "Correre" si sarebbe parlato di pista master, mi sono messo l'appunto di acquistarne una copia non appena fossi passato davanti ad un'edicola. Detto-fatto, l'altro giorno presso un'area di servizio. Purtroppo è un periodo gramo per la carta stampata: le notizie risultano e saranno sempre più vecchie rispetto alla velocità "a curvatura" che sta dimostrando la rete. Mi sono sempre chiesto quale potrebbe essere il futuro della stampa periodica, divorata dalla velocità in cui sempre più le informazioni viaggiano e con cui raggiungono direttamente il monitor davanti a noi, contrapposto al vincolo di dover fare lo sforzo di scendere dall'auto, tirar fuori l'euro, avere per le mani un futuro rifiuto riciclabile di carta da dover utilizzare, leggere notizie "vecchie" di almeno un giorno. Già, che futuro potrà mai esserci per i periodici? Fra qualche anno probabilmente avremo i nostri palmari a schermo over-sized e le edizioni saranno tutte consultabili lì sopra: con grande sollievo della foresta amazzonica. Ma nell'immediato? Quali strategie porteranno avanti i tycoons dell'editoria per frenare l'emoraggia di lettori più lentamente degli altri? Per... morire più lentamente degli altri? A questi interrogativi ho dato la mia risposta. Chi scrive deve trovare qualche soluzione che non esista già sulla rete: qualche cosa di appetibile, inusuale, brillante. Fornire cioè una qualità di informazione superiore a quella che si troverebbe su internet. La cronaca (per noi i risultati delle gare, ad esempio) è già disponibile ovunque, non è questo che cercano i lettori. Serve che qualcuno dia la propia opinione di quello che è successo. Serve che qualcuno racconti la realtà con le proprie parole. E tanto più l'opinione sarà equilibrata e logicamente sostenibile, tanto più ci sarà interesse a leggere quelle parole. E così i maggiori quotidiani nazionali spesso campano più sui "fondi" di personaggi famosi che vi scrivono, che sulla cronaca delle presente nelle pagine interne. E tanto più il personaggio sarà coerente con le sue idee, tanto più quel fondo troverà una corrispondenza con i lettori che poi vi si identificheranno... e acquisteranno il giornale. Insomma, prendere posizione. Abbiamo bisogno che qualcuno dia forma e parole alle nostre idee, no? Come i cantanti trovano le corde per stuzzicare le nostre emozioni, così qualche giornalista trova la chiave per dar voce alla nostra rabbia, o alla nostra felicità, o alla nostra gioia. Tutto 'sto giro di parole per raccontare quello che mi è successo. Abbiamo già parlato a suo tempo in lungo e in largo dei campionati italiani master di Roma. Ci ritorno proprio a causa del mensile Correre, che passa come testata prima e senza avversari nel panorama giornalistico di settore. Il Wall Street Journal del podismo. Un'autorità in materia. Forse l'unica rivista patinata nel passato e al presente che tratta in qualche modo i master. Purtroppo a mio modo di vedere clamorosamente caduta sui master. Nel numero di agosto infatti viene pubblicato un famoso pezzo di Werter Corbelli (articolista di Atleticanet, nonchè presidente dell'Olimpia Amatori di Rimini) che andò giù di clava e mazza ferrata contro gli organizzatori della manifestazione. Già il titolo dell'articolo "Italiani Master: così non va", rappresentava un epitaffio, la scritta sul marmo della pietra tombale della manifestazione. Bocciata a prescindere evidentemente. Giù randellate su randellate e tutto l'aspetto sportivo in sè, la grandeur di far parte di una cornice come quella dell'Olimpico, la quantità di atleti, le emozioni, le cose positive... tutto smantellato. Non è esistito: edizione fallimentare. Una babele, disorganizzazione maxima, le uniche cose positive (il numero di iscritti) tutte derivanti da aspetti contingenti (come gli stradisti laziali corsi in soccorso della manifestazione, altrimenti deprecabile). Ora, finchè la voce si fosse limitata a quell'area di quel sito che è anche espressione precisa di una determinata corrente politica in seno alla Fidal (penso che non ci sia nemmeno più tanto bisogno di nasconderlo) non ci sarebbe stato nulla da obiettare. Ognuno esprime le proprie opinioni e la propria visione della vita e si fa gli amici che vuole, per carità. Lascia un pò perplessi che una rivista con uno spessore e un lignaggio come Correre riesca a pendere tutta da una parte senza prima una piccola verifica sulle informazioni. Ora, è noto che i ritardi del primo giorno degli italiani furono dovuti a un inopinato caso del destino (ma visto che siamo maligni, pensiamo pure male) per il quale i cavi che trasportavano le fibre ottiche di tutto il sistema informatico furono tranciati tra la nottata successiva al Golden Gala e la prima mattina dei Campionati Italiani Master. Incidente, diciamo così. E senza sistema informatico, poter gestire 3000 iscrizioni a mano diventa alquanto difficile, non credete? Vi chiedo: davvero anche questa può essere una colpa dell'Organizzazione come sostiene il citato articolo che nell'apoteosi finale incredibilmente rinfaccia al predetto staff anche la scarsa cultura sportiva dei giudici quando era altrettaneto risaputo che le due strutture viaggiavano separate? Vabbè e sia: prendo personalmente atto che per Correre fare una semplice telefonata chiarificatrice per acquisire una informazioni necessaria . Ma è comunque passata un'idea degli italiani master davvero parziale, a mio modo di vedere, non veritiera, oscura, strumentale. Qualcuno della redazione di Correre, deve aver a quel punto subodorato che l'attacco frontale con tutta l'artiglieria spianata sul campo di battaglia fosse stato un pizzico eccessivo, e ha così aggiunto un piccolo riquadro in calce all'articolo in cui si legge: "il punto di vista degli organizzatori e le analisi dei dati di un'edizione comunque unica dei campionati italiani master saranno l'oggetto della puntata di Monitor (la rubrica) di settembre". "Ah", mi dico "per fortuna un pò di equità nella valutazione della cosa". Aspetto con trepidazione settembre e il nuovo numero di correre. Nel frattempo mi interrogo su una cosa: ma se invece di parlare dei problemi organizzativi si fosse parlato dei risultati, non sarebbe stato meglio per tutto il mondo master? Invece no: il mondo master diviene sempre la sua complessità come fenomeno e mai l'individualità delle prestazioni. Mi vado così a vedere questa benedetta parola agli organizzatori... che guarda caso è preceduta cronologicamente da un altro articolo di Werter Corbelli sui numeri di Roma. Naturalmente non mancano i riferimenti all'organizzazione e all'ulteriore colpa in pectoris di aver ostacolato, in associazione esterna con il caldo torrido romano, il conseguimento di risultati di livello elevato. Va bene tutto, dai, ma arrivare fino a questo punto! Mi chiedo: Correre sostiene così il punto di vista di Corbelli e quindi di Atleticanet (articoli comparsi uguali sul medesimo sito)? Sarebbe una notizia per tutti... anche e soprattutto per i master.
Chiaramente i risultati vengono liquidati in un trafiletto veloce dove si parla esclusivamente dei 5 o 6 ultra 60enni (per carità, meritevoli, ma come spesso accade dimenticati tutti quelli delle categorie più giovani) di cui per puro caso metà sono proprio dell'Olimpia Amatori di Rimini. L'ho già sentita questa società... Quindi sul 2-0, palla al centro, Correre decide di dare la parola finalmente agli "organizzatori" nella persona di Claudio Rapaccioni.
Chissà mai che in contropiede riescano quanto meno a mettere il golletto della bandiera. L'intervista (4 domande striminzite ad opera di Luca Landoni) invece di tutto parla, tranne che dei problemi organizzativi. Sembra quasi che il buon Claudio sia caduto dalle nuvole, abbia vissuto un'altra edizione di Campionati Italiani Master idilliaci in una dimensione parallela alla nostra e fosse rientrato tra di noi mortali da uno Stargate giusto qualche minuto prima dell'intervista. Ma come, Signor Correre: non ci aveva fatto sapere che avremmo sentito la "parola degli organizzatori"? Si intuiva e si auspicava che dopo gli attacchi ci sarebbero state le difese. Sarebbe stato eticamente corretto far sapere alle schiere di lettori le due campane: non penso che Correre voglia omologarsi al Tg4 o peggio ancora al Tg1. E invece di tutto l'organizzatore parla tranne del casus belli? Possibile che non gli sia stata chiesta una cosa così importante per poter dare la sua versione dei fatti e poter ribattere alle accuse che gli erano state fatte dalle pagine di una rivista di portata nazionale? Quindi, la partita per la rivista milanese dei podisti finisce 2-0: danno ragione ad Atleticanet . E Correre si schiera con loro.

20/06/10

Roma-2010: gli italiani al femminile

(Fabrizia Malatesti, vincitrice dei 400 F35 in una foto di Mik Bellantoni) - Non ho molta voglia di polemizzare con il Sig. Corbelli che su Atleticanet ci fa cadere come asini, mentre disegna tesi complottistiche degne di un libro giallo e che sarebbero state ordite dalla cupola del Cus Romatletica (è abbastanza noto infatti il conflitto di interessi che lega il giornalista che vorrebbe liberamente parlare dei master e il presidente di una società che proprio nel Cus Romatletica trova la propria avversaria principale nella corsa al titolo italiano master di società). La trama avrebbe portato ad oscuri disegni che a loro volta avrebbero obnubilato le menti dei GGG, autori poi sul campo di pacchiani errori rilevati da molti, spostamenti di orario, errori di attribuzione delle corsie... tutti però riconducibili alla voluntas malvagia degli organizzatori. Giusto oggi mi ha contattato Roberto Saviano, venuto nel frattempo a conoscenza della notizia, per poter raccogliere elementi per il seguito del suo best-seller "Gomorra". Rapaccioni come Sandokan? Purtroppo noi, non essendo guidati da spirito "politico" per tirare le volate a questo o a quell'altro consigliere nazionale (non abbiamo un tolino ma abbiamo almeno la decenza di non inserire nei nostri articoli le foto dei "politici" della Fidal nazionale intenti a premiare qualche master, per dargli quel minimo di visibilità che gli stessi cercano di conquistare a gomitate facendo promesse strampalate a destra e manca... gli obiettivi degli uni e degli altri cercateli di scovarli voi), ma vi invito a concentrarci sugli aspetti tecnici, che ci interessano di più. Perchè questo è il modo più sbagliato di aiutare a crescere il mondo master: affidarsi a referenti e portavoce, quando i numeri e le risorse fornite dai master al mondo dell'atletica italiana dovrebbero spingere la Fidal-tutta a cercare di migliorare i servizi a disposizione degli over-35. E' un loro dovere, non un favore che ci fanno. Ora, manca all'appello qualche riga sulle gare femminili dei Campionati Italiani Master "olimpici". Peccato che non vi fosse una televisione a riprendere gli avvenimenti, perchè si sarebbe potuto raccontare di scontri dallo spessore agonistico che nulla avrebbero avuto a che invidiare ad una gara assoluta. Il personaggio al femminile (a mio modesto parere) non può non essere la F60 Waltraud Egger. 3 gare su cui si è presentata (anche la più ostica disciplina, per lei, dei 5000), tre titoli, ma soprattutto 3 record italiani. La grandezza delle prestazioni è data soprattutto dal nome delle precedenti detentrici dei record: Lucia Soranzo e Noemi Gastaldi, due totem del mezzofondo master al femminile italiano. Il tutto concluso in soli tre giorni. Non poteva poi mancare nella stessa categoria il record di Umbertina Contini, che ha migliorato il suo stesso primato F60 di ben 44 centesimi (30"51). In estrema sintesi questi i record italiani da me individuati nel corso delle tre giornate, quindi un report categoria-per-categoria degli italiani master:
  • 100 F45: 13"37 (0,1) - Marinella Signori - prec. Marinella Signori, 13"42 (2009)
  • Triplo F45: 9,73 (-0,7) - Francesca Juri - prec. Laura Bianchi, 9,72 (2008)
  • Eptathlon F45: 4680 pt - Rossella Zanni - prec. Rossella Zanni, 4638 (2009)
  • Lungo F50: 4,66 (1,1) - Graziella Santini - prec. Graziella Santini, 4,65 (2010)
  • Eptathlon F50: 3850 pt - Fioretta Nadali - prec. Angela Bellomi, 3347 (2007)
  • 200 F60: 30"51 (0,0) - Umbertina Contini - prec. Umbertina Contini, 30"95 (2010)
  • 800 F60: 2'50"31 - Waltraud Egger - prec. Noemi Gastaldi, 2'56"66 (1994)
  • 1500 F60: 5'33"39 - Waltraud Egger - prec. Lucia Soranzo, 5'34"19 (2008)
  • 5000 F60: 19'55"46 - Waltraud Egger - prec. Lucia Soranzo, 20'02"91 (2008)
  • triplo F65: 5,93 (-1,2) - Adele Bonetta
  • 5 km marcia F75: 43'50"05 - Teresina Tonazzo - prec. Alfosina Di Fazio, 45'40"8 (2008)
  • 100 F80: 21"86 (0,8) - Nives Fozzer
  • martello F80: 20,50 - Anna Flaibani - prec. Anna Flaibani, 17,19 (2010)
  • 4x100 F45: 52"43 Atl. Ambrosiana - prec. Asi Veneto, 55"07 (2009)
  • 4x100 F55: 1'00"95 Cus Romatletica - prec. Cus Romatletica/Acsi Campidoglio, 1'02"78
  • F35: come annunciato, in assenza di Tiziana Bignami e Lusia Puleanga, lo scontro tra 100 e 200 è passato per le gambe di Barbara Valdifiori e Cristina Sanulli. Del resto come è successo ad Ancona (stagione indoor). Il confronto romano è finito 1 a 1. 100 a Valdifiori (12"92 a 13"06), mentre 200 a Sanulli (26"49 a 26"78). Nei 400 la nostra forumista Fabrizia Malatesti vince un testa-a-testa al cardiopalma con Paola Tiselli durato meno di un minuto: 59"80 e 59"87. Alla stessa Paola Tiselli la doppietta 800-1500 con un buon 2'16"57 sui due giri di pista corsi da sola e ad un più combattuto 4'52"62 sulla distanza più lunga, grazie alla brava Gaetana Scionti (4'53"61) che le è arrivata a pochi metri. La stessa Scionti, in questo procedere di vincitori concatenati, ha però vinto i 5000 in 18'12"86. Nei 400hs solita volata solitaria di Emanuela Baggiolini (1'02"77), mentre da triplo-lungo arriva la doppietta della Campionessa Mondiale di Kamloops, Flavia Borgonovo. Nel lungo avrebbe ottenuto addirittura il PB con 5,53 se non fosse che quel salto è stato viziato di un misero decimale di vento in più al dovuto (2,1). Miglior prestazione regolare ha comunque un sempre notevole 5,48 (0,6). Nel triplo vittoria con 11,40, ma in una gara (come mi ha lei stessa confermato) anomala: si entra in pedana alle ore 9:30. Poi due ore di attesa per far terminare le atlete che staccavano dai 3 mt. Stacco dai 9 metri previsto per le ore 11:30, due ore dopo, e poi in sequenza 3 salti senza recupero. Nel lungo segnalo anche Antonella Giulivi, 5,00. Dai lanci registro il dominio di Pasqualina Proietti-Pannuzzi: prima nel peso (12,36), nel disco (39,34) e nel martello (36,19).
  • F40: la velocità F40 ha come dicevamo da quest'anno una nuova regina: Khadidiatou Seck, detta Kathy. Nella presente stagione già due o tre volte sotto i 13" nei 100 mt e vicinissima al record italiano di categoria. Nella finale non dà scampo alle colleghe: 13"11, davanti a Marta Roccamo (13"31). Sfortunata la Roccamo (che agli italiani indoor aveva vinto i 60 e i 200) che arriva seconda anche nei 200, dietro ad una Maria Ruggeri scatenata: 26"24 (24 centesimi dal record italiano). Ma anche oro nei 400: 1'00"75. Gli 800 hanno invece confermato il dominio di Stefania Rulli (che aveva messo il sigillo anche agli italiani indoor): 2'19"82, davanti alla super Laura Avigo (2'21"86) e a Monica Accardi (2'23"49). I 1500 sono probabilmente la gara dai contenuti tecnici più elevati, viste le contendenti, ma a vincere è ancora una volta Stefania Rulli: 4'47"07, davanti ancora una volta a Laura Avigo (4'48"38). E in successione altre interpreti di primissimo piano come Angela Ceccanti (4'52"25... per chi non lo conoscesse, questo è il suo sito), Lorella Pagliacci (4'57"74) e Monica Accardi (4'58"01). Nei 400hs solito monologo di Barbara Ferrarini (1'05"97), mentre dai salti la notizia sono i 3 argenti di Chiara Ansaldi in tre specialità diverse (ad Ancona, a livello indoor, aveva vinto invece due ori). Nell'alto infatti vince Tiziana Piconese con 1,50, stessa misura della Ansaldi, ma con un minor numero di errori. Nel triplo 33 centimetri di distanza dalla italo-rumena Nelly Mery Greceanu: 10,33 a 10,00. Infine nel lungo a sbarrarle la strada verso l'oro, troviamo la mantovana Susy Tellini: 5,10 a 5,04. Fatti i dovuti calcoli, tre ori sfuggiti per un totale di 39 centimetri e un salto in più. Non male. Appunto: mentre ero in attesa come un gladiatore nel tunnel che portava all'Olimpico per la mia batteria sui 100, sento ticchettarmi la spalla. La Tellini. Ebbene, piccola cazziata simpatica (visto il risultato finale) per non averla inserita nel novero delle favorite del salto in lungo nell'articolo di introduzione agli italiani. Sbaglio (e tanto...) anche io, perdonatemi. Dai lanci Santa Sapienza mette dentro el triplete: prima nel disco (32,70), prima nel martellone (12,73), e prima nel martello (37,62).
  • F45: iniziamo subito col botto. I 100 metri. Marinella Signori abbassa infatti in finale il record italiano che già le apparteneva, abbassandolo a 13"37 (0,1 il vento... praticamente nullo). In meno di due anni, la Signori abbassa così il primato nazionale. Prima a Cattolica (italiani outdoor) 13"46. Poi a Lahti 13"42, ed infine il tempo dell'Olimpico. Impresa impreziosita dalla sfida con Annalisa Gambelli, che pur correndo in 13"42 (come il precedente record italiano!) è giunta seconda. Gran gara. Nei 200, assenti alcune big di cui avevamo narrato le gesta nei mesi precedenti (Daniela Ferrian e Giuseppina Perlino) pista libera per Stefania Succi (28"48) che proprio piano non è andata, visto che proprio la Ferrian ha portato il record italiano a 28"30 (e con la Perlino a 27"65 ventoso). Che sfida che avremmo potuto assistere se solo ci fossero state tutte. Per sgombrare il campo dai dubbi sulla propria forza, la Succi doppia con i 400: 1'04"21. Nel mezzofondo due le protagoniste: Jocelyn Farruggia, che si è aggiudicata sia gli 800 (2'28"45) che i 1500 (5'07"81). I 5000 invece hanno presentato la regina Nadia Dandolo, solitaria vincitrice della propria prova con 18'01"64. Nel salto triplo entra nella storia Francesca Juri, che saltando 9,73 (-0,7) supera di un solo centimetro il precedente record italiano di Laura Bianchi (9,72 del 2008). Nella medesima gara di Roma, tra l'altro, la seconda sarà propro la Bianchi. Francesca Juri si toglierà anche lo sfizio di vincere il salto in alto con 1,44 in una gara orfana della vera dominatrice della specialità, cioè Rosanna Zanni. Qui, se volete innestiamo un'altra piccola polemica (delle tante che abbiamo sollevato negli ultimi giorni). La Zanni (così come mi ha scritto) non ha partecipato alla gara di alto, cui avrebbe tenuto molto visti i risultati degli ultimi due anni, a causa del regolamento che le ha impedito di partecipare ad un'altra gara individuale oltre le prove multiple cui si è cimentata. Regolamento da riscrivere, non c'è dubbio. Prove multiple dove la modenese ha comunque centrato il record italiano con 4680 punti, migliorando di 42 punti lo score totalizzato a Cattolica un annetto fa. Nei lanci doppietta di Marzia Zanoboni tra martello e martellone (31,20 e 10,57) mentre nella marcia, la campionessa mondiale indoor Paola Bettucci ha concluso i suoi 5 km in 27'25"15. Nella kermesse delle staffette spunta il maxi-record italiano dell'Ambrosiana nella 4x100, con Rosa Anibaldi, Marinella Signori, Susy Tellini e Giuseppina Perlino. 52"43 il loro tempo come F45, cioè l'enormità di 2"6 in meno del precedente record fatto segnare dall'Asi Veneto l'anno scorso alla Finale dei c.d.s. master a Firenze. Per l'Ambrosiana è l'11 record italiano di società detenuto nelle staffette.
  • F50: 100 metri nel nome della mantovana Lorenza Nolli (14"38) che batte Mirella Giusti, che a sua volta vince i 200 (29"75) battendo la stessa Nolli, ma che poi perde sui 400 da Anna Pagnotta (1'05"69 contro 1'07"95). Questa la ricostruzione ad incastri della velocità F50. La Pagnotta vince però anche gli 800 in 2'36"72. Registro con grande soddisfazione il ritorno di Maria Lorenzoni, che domina 1500 e 5000: 5'20"63 e 19'27"14 i suoi tempi (aveva avuto alcuni problemi fisici in inverno che le avevano fatto perdere la stagione indoor). Altra big F50 a livello internazionale scesa nell'Arena dell'Olimpico è la cardiologa romana (la leggo definita da tutte le parti in questo modo, volevo scriverlo anch'io!) Carla Forcellini che ha saltato 3,10 nel salto in alto fallendo i 3 successivi tentativi a 3,20. Dal salto in lungo, assente proprio la Forcellini primatista italiana indoor, si fa luce ancora una volta Graziella Santini, che migliora di un centimetro il suo record italiano ottenuto in assenza di... anemometro a San Benedetto un mesetto fa: 4,66 con 1,1 di vento. Marisa Tavoso vince invece nel salto triplo con 8,48 (col record nazionale a 4 centimetri di distanza), mentre doppietta di Paola Melotti tra martello e martellone: 34,39 e 11,91. Primato nazionale anche dall'eptathlon, con i 3850 punti messi a referto da Fioretta Nadali. Demolito il precedente punteggio di 3347 punti segnati nel 2007 da Angela Bellomi.
  • F55: Patrizia Tavoni vince sia 100 che 200 in 15"32 e 31"95. Nella gara più breve riesce a battere Maria Grazia Rafti, che poi vince 3 ori in tre specialità diverse: salto triplo (8,03), 80hs (18"12) e salto in lungo (3,74). 1500 e 5000 sono ad appannaggio di Danila Moras (5'28"93 e 19'42"97), mentre l'ennesima doppietta arriva da Rosanna Grufi (9,89 nel martellone e 27,42 nel lancio del disco, a un solo metro dal record italiano). Nella marcia vittoria per una delle master italiane con più presenze alle manifestazioni internazionali over-35: Natalia Marcenco, con 29'42"46. Il record italiano arriva invece dalla 4x100 del Cus Romatletica, che cancella in un sol colpo l'ex-aequo che si era venuto a creare in seguito al pareggio dello stesso Cus al tempo dell'Acsi Campidoglio Palatino. Le due società infatti detenevano a braccetto il record della 4x100 con 1'02"78. La società romana con 1'00"95 ha riscritto la storia, portandosi dietro l'Aris Liberatletica, anch'essa sotto il precedente record (1'01"41).
  • F60: è la categoria che raccoglie più record, per mano delle due atlete al momento più rappresentative: Umbertina Contini e Waltraud Egger. La Contini piazza la tripletta di titoli: 100, 200 e 400, sfiorando il record italiano nella prova più breve (14"76, a soli 6 centesimi dal primato), correndo in 1'14"40 i 400 (a 1"06 dal record) e stabilendo il nuovo record nazionale nei 200 (30"51). Nono record italico individuale per la Contini. Altra tripletta tra 800, 1500 e 5000 da parte di Waltraud Egger: in totale 6 titoli italiani per due sole atlete. Assume particolare spessore il record negli 800, che abbatte il tempo che Noemi Gastaldi ottenne nel 1994 (16 anni fa): secondo il mio database, era questo il record più antico che resisteva al femminile sugli 800 sia all'aperto che indoor (ora il più datato sarà quello sempre detenuto dalla Gastaldi come F65, che risale al 1998). I due record strappati alla Soranzo (su 1500 e 5000) risalgono invece "solo" al 2008. Piccola chicca statistica: sempre basandosi sul mio database, i record attualmente detenuti dalla Egger salgono a 10 (più 3 con le squadre nazionali e uno con la Meran Forst). Sui 5000 l'altoatesina ha posto anche un'altra pietra miliare del nostro masterismo: è stata infatti la prima dopo oltre i 60 anni a correre sotto i 20 minuti i 5000 metri.
  • F65: Pasqualina Cecotti piazza el doble tra 100 e 200: 16"46 e 35"14. Elena Snape Gatti si porta a casa 1500 e 5000 (6'36"45 e 24'16"19). Un record italiano dal salto triplo, grazie ad Adele Bonetta, prima donna della categoria F65 nella storia a cimentarsi in questa disciplina. Il suo risultato è stato di 5,93 (con -1,2 di vento). Maria Luisa Finazzi è in gran forma: vince il peso con 9,07 a soli 3 cm dal record di Brunella Del Giudice, fra l'altro giunta seconda con 8,15. Doppiera poi con il giavellotto: 17,88. La Del Giudice non ha rivali tra martello e martellone: 32,82 e 12,99.
  • F70+: Emma Mazzenga ottiene la sua solita tripletta 100, 200, 400, ma stavolta senza record. Ci siamo abituati evidentemente troppo bene con la padovana. Tempi per lei: 17"66 sui 100 (17"06 la MPI), 36"99 sui 200 (record a 36"60) e 1'27"50 sui 400 (RI 1'23"20). Non sfugge invece il record italiano a Teresina Tonazzo (F75) nei 5 km di marcia: 43'50"05 contro il precedente record di Alfonsina Di Fazio del 2008 che chiuse la sua prova in 45'40"8. Nei 100 metri, registriamo la donna italiana più anziana che si sia mai cimentata in un 100 metri: è Nives Fozzer (1930) che ha corso nel non disprezzabile tempo di 21"86 (il 90enne Sansonetti corre poco sotto i 18") che risulta naturalmente essere anche il record italiano. Nei lanci assistiamo a mio modo di vedere ad un piccolo-grande "evento" sportivamente parlando: cioè la stessa Fozzer batte la più quotata Anna Flaibani nel lancio del peso: 6,13 a 5,79. Ma la Flaibani poi si "consola" con una martellata a 20,50 col nuovo attrezzo da 2 kg che migliora di oltre 3 metri il suo precedente record nazionale ottenuto a San Benedetto meno di un mese fa. Infine Gabre Gabric, con 4,90 di peso e 7,17 nel lancio del giavellotto.

18/06/10

Roma-2010 e organizzarione: la lettera di Claudio Rapaccioni

(Claudio Rapaccioni con Pietro Mennea e Anna Micheletti allo Stadio Olimpico, foto Asd Romatletica) - Dopo qualche polemica nata a margine dei Campionati Italiani Master di Roma 2010, che abbiamo raccolto e cui abbiamo dato voce su questo sito, ci ha inviato una mail direttamente Claudio Rapaccioni, nostro DT nonchè dirigente dell'A.S.D. Romatletica, società organizzatrice dell'evento master su pista che a livello nazionale non ha avuto precedenti pargonabili. Nella lettera vengono specificati alcuni aspetti di carattere pratico non conosciuti dai più, e che fanno così comprendere come mai si siano verificate alcune pecche nella macchina organizzativa. Ringraziamo Claudio, che ancora una volta si dimostra disponibile a comunicare

In attesa di poter intervenire nella trasmissione radiofonica di Web Atletica per essere come sempre a disposizione di tutti e parlare dei nostri Campionati Italiani Master, volevo anticipare alcuni concetti.
Come atleta posso dire che questi Campionati sono stati tra i migliori negli ultimi 10 anni e come in tanti altri abbiamo riscontrato le stesse problematiche di sempre (orari, bagni, ecc.) ma sicuramente entusiasmanti.
Da organizzatore solo ora riesco a capire le difficoltà incontrate di giorno in giorno. Avendo fatto un’analisi sui partecipanti reali ho riscontrato così un 39-40% di atleti in più rispetto ai Campionati di Cattolica, ma questo dato non deve essere considerato una scusa.
Sicuramente avere avuto il Golden Gala il giorno precedente, evento che ha dato la possibilità a tanti atleti Master di poter assistere dal vivo ad uno spettacolo unico per quanto riguarda l’atletica di vertice, ha causato per la macchina organizzativa dei ritardi e lavori con tempi stretti e rischiosi. Si è lavorato in piena notte per montare la gabbia dei lanci allo Stadio della Farnesina per poter iniziare il venerdi in orario con le gare dei lanci, allestire lo Stadio Olimpico e Marmi venerdi mattina per essere pronti a ricevere gli atleti senza avere i tempi dovuti per provare la macchina informatica ma questo era lo scotto da pagare per poter gareggiare nello Stadio Olimpico.
Capire se spostare alcune gare alla Farnesina per alleggerire i tempi del programma orario presso l’Olimpico, alla fine come poter dire agli atleti che non avrebbero più gareggiato nello stadio programma inizialmente.
La concomitanza della seconda fase dei C.d.S. Assoluti a Rieti dove sono serviti tanti giudici gara.
Queste alcune delle problematiche gestionali, poi quelle reali sul campo che come dicevo prima abbiamo riscontrato anche nelle altre manifestazioni e inspiegabilmente si sono ripresentate, anche avendone parlato e discusso i giorni precedenti i Campionati, comunque tutto questo è oggetto di analisi tra la FIDAL ed il Comitato organizzatore.
Non sono d’accordo se parliamo della parte economica e di speculazione da parte degli organizzatori, se avessimo voluto fare business avremmo realizzato dei gadget dei Campionati, avremmo cercato di gestire gli alberghi (parte seguita dal CONI) nulla di tutto questo, unica cosa seguita dall’organizzazione la parte della mensa perchè avevamo bisogno di dove far mangiare i nostri giudici e non essendoci nelle vicinanze altre alternative si è pensato di dare questo servizio anche agli atleti, mensa che opera normalmente solo a pranzo dal lunedi al venerdi e per l’occasione l’apertura per tutto il sabato (per loro non lavorativo) ci è stato richiesto un supplemento per il loro personale, questo spiega la differenza dell’euro che la persona ha pagato in meno.
Chiudo informando tutti che non abbiamo avuto nessun contributo da parte delle istituzioni e che tutto grava sulle tasche del Comitato Organizzatore, per questo evento abbiamo avuto bisogno di 5 ambulanze e 6 medici giornalmente , di 24 persone per la vigilanza, 115 giudici, 107 persone per lo Staff e 12 per l’informatica.
Rimango comunque a disposizione per tutti coloro che volessero avere ulteriori informazioni.
Grazie
Claudio Rapaccioni

17/06/10

Italiani Master e Organizzazione: i dubbi e le certezze del Duca

(una batteria dei 400 M35 all'Olimpico - foto di Michelangelo Bellantoni) - Quella che segue è la lucida riflessione del Duca in merito all'accesa discussione che si è accesa in seguito alla pubblicazione dell'articolo relativo ai pro e i contro di Roma (qui il link al menzionato pezzo). Sia nel nostro pezzo citato che in quello del Duca che segue qui sotto, poniamo l'attenzione su alcuni aspetti di cui bisogna tener conto in merito all'organizzazione del massimo evento mai gestito a livello Nazionale e che ha coinvolto il mondo master su pista. Comprendere le responsabilità. Dopo questo articolo, nei prossimi giorni seguirà la dettagliata analisi delle gare femminili (così come già fatto con gli uomini - qui il link).

A distanza di tre anni dalla mia ultima partecipazione, Milano-07, sono tornato a calcare il palcoscenico di un Campionato Italiano nella cornice (invero) più prestigiosa che si possa immaginare, in Italia, per un amante dell’atletica in pista. Devo sinceramente dire che è stata un’esperienza molto bella, pur se parecchio fugace in quanto l’ho incastrata grazie ad un impegno personale che avevo nel pomeriggio della domenica, vicino a Roma. Forse anche per questo, essendo stato presente solo la domenica mattina, mi è sembrato sostanzialmente che tutto sia andato molto bene. Domenica sera tornando poi in macchina, a notte tarda, ho avuto tutto il tempo di fare una serie di considerazioni, ripensando ad alcuni episodi successi e raccontatimi e ne ho tratto una serie di conclusioni che vorrei riassumere brevemente.
Parliamo subito dell’organizzazione. A mio avviso ottimale e, a tal riguardo, vorrei pubblicamente encomiare l’amico Claudio Rapaccioni che si è profuso in un impegno senza limiti, rinunciando tra l’altro a gareggiare nelle prove singole, cosa non da poco per un grande atleta come lui. Io credo che tutti i veri appassionati di atletica debbano essere grati a Lui ed alla Sua società per averci dato la possibilità di provare, una volta nella vita, l’emozione di entrare in quel magnifico stadio e sono certo anche che non sarà stato facile averlo ottenuto. Certo, ho sentito e letto che ci sono state anche talune pecche organizzative: grandi code alla spunta il primo giorno, mancanza delle bottigliette dell’acqua, ticket che portavano ad un aggravio del prezzo per mangiare, spogliatoi non pulitissimi… Comprendo e specialmente il primo giorno il disagio deve essere stato molto forte, ma consideriamo l’unicità della situazione che ha portato, tra l’altro, ad una partecipazione straordinaria di quasi tremila atleti. Certe esperienze valgono pure qualche sofferenza e penso che l’aver poi avuto la possibilità di entrare e gareggiare in quel magico impianto abbia ampiamente compensato ogni altra cosa.
Veniamo, invece, all’aspetto tecnico della manifestazione, che nulla c’entra con l’organizzazione: i famigerati GGG (Gruppo Giudici Gare), cioè coloro che gestiscono l’atleta da un punto di vista tecnico ( assegnazione corsie, accesso al campo, uscita dal campo, starter, cronometraggi, etc… etc…..).
Signori, purtroppo questo è un aspetto che chi corre e frequenta piste di atletica da tanti anni deve conoscere perfettamente e prepararsi psicologicamente ad affrontare al meglio, perché tanto non c’è rimedio. E’ un fatto culturale che credo non abbia uguali in altra parte del mondo. Chi fa parte dei GGG è gente che non ha minimamente cultura sportiva, persone che, per chissà quale motivo, decidono di fare dei brevissimi corsi per poter indossare la divisa bianca ed avere, per pochi istanti della propria vita, un attimo di potere che ovviamente, nella maggioranza dei casi, si spende molto male.

E’ un discorso vecchissimo, spesso racconto un aneddoto accaduto nel 2004 ad una fase regionale di un campionato di società in cui uno starter ad un atleta che si lamentava, alla partenza dei 200, che il blocco non faceva presa sul terreno, gli rispose “ma tu non spingere quando esci”.

Allora come si può pretendere che, gente che ignora i principi base di una specialità, possa capire le esigenze di riscaldamento di un atleta, i mesi di sacrifici fatti per arrivare alla gara e, quindi, le sue tensioni relative nei minuti precedenti.
E’ un problema irrisolvibile che può solo essere risolto dall’atleta stesso cercando di non raccogliere le provocazioni lanciate da questi uomini e donne in bianco che, tra l’altro, non hanno nemmeno la capacità intellettuale di capire che un conto è avere di fronte ragazzi piu’ abituati a situazioni scolaresche, un conto persone adulte che, ovviamente, non possono tollerare di essere trattati, senza motivo, come ragazzini indisciplinati
Parlando, invece, degli atleti non posso che compiacermi del fatto che, come piu’ volte scritto, il mondo master continua la sua evoluzione tecnica con grande partecipazione nelle categorie dei più giovani, ottimi riscontri tecnici e questo è un grande stimolo per la crescita del movimento in quanto tante persone, a fine carriera seniores, sono sempre piu’ invogliate a proseguire nell’attività.
L’altra faccia della medaglia, e non posso non evidenziarla, è però una certa trasformazione ambientale culturale, nel senso che si respira ormai un’atmosfera eccessivamente tesa con atteggiamenti, da più parti, a mio avviso esagerati per un mondo in cui comunque dovrebbe sempre prevalere la sportività, la lealtà e l’estremo rispetto dell’avversario.
E allacciandomi proprio a questi ultimi tre fondamentali valori, vorrei concludere con un dubbio che, sarò sincero, mi porto dietro da tempo e che, purtroppo, anno dopo anno, aumenta in virtu’ di situazioni indubbiamente sospette.
Ma esiste o meno il doping tra i master?
Domenica mattina ero seduto nella call room, prima di entrare in pista, e una persona che conosco superficialmente da tanti anni perché ogni tanto, a qualche campionato italiano, corriamo nella stessa serie, senza alcun particolare preambolo, nello spazio di due parole dette nell’attesa della chiamata, mi ha chiaramente detto che troppa gente prende sostanze proibite e cio’ è sin troppo evidente da tanti fattori.
Sono rimasto veramente sorpreso. La persona è oltretutto uno che allena, è stato un discreto atleta nel passato,non aveva alcuna velleità di risultato e, per quel poco che lo conosco, mi è sempre apparso soggetto equilibrato e schivo. Il fatto che abbia avuto tale sfogo e mi abbia espresso tali crudissimi concetti mi ha colpito e accentuato i miei dubbi del passato…
Certo bisogna essere assolutamente garantisti, ma è anche vero che per rispetto di tutti bisognerebbe fare dei controlli antidoping almeno a tutti quelli che arrivano primi o secondi ad un campionato italiano. Utopia totale, ovviamente, in un ambito con tutte queste categorie.
Anche qui, dunque, non c’è rimedio, salvo che ribadire, come già detto in passato, che il master che si dopa è un imbecille e sperare, se mai leggesse queste parole, che possa comprendere l’assurdità totale di quanto commette.
IL DUCA

14/06/10

Italiani Master al maschile: l'analisi

Prima di partire per Roma mi ero preso la briga di tracciare per somme linee quelle che per me sarebbero state le sfide più calde nelle lunghe e afose giornate romane. A ben vedere poi la realtà viene filtrata dalle nostre lenti sul mondo (i propri vissuti, le nostre esperienze), quindi il risultato appare sempre qualche cosa di molto parziale, ergo (come al solito) prendete ciò che scrivo con estrema leggerezza. Guardando i risultati delle competizioni cui purtroppo non ho assistito, mi sono immaginato film di leggendarie volate regali, come il tuffo all'unisono sul traguardo di Roma '87 di Edwin Moses, Harald Shmidt e Danny Harris, balzi in buca succeduti da manifestazioni di gioia come quella di Mike Powell a Tokyo, la sicurezza dei più forti (come quella di Sergej Bubka: sapeva sempre quello che doveva fare e quando, e le gare non le finiva quasi mai con tre nulli, ma con una misura valida... quasi che fosse stato toccato dal dono dell'infallibilità). Ecco, la cosa che accomuna gli Dei di questo sport che hanno scritto le pagine più epiche (anche di vita, perchè no?) e 3000 master è lo scontro uomo-contro-uomo, donna-contro-donna. L'uomo solo con sè stesso e contro gli altri. Mi piace vederla così: i tempi, le misure, gli spazi, lo sappiamo bene, ogni anno che passa perdono un pizzico del loro valore assoluto: si relativizzano, ci allontano dall'atletica reale. Quello che rimane intatto è l'essenza dello sport: la sfida. Ecco perchè mi sono venuti i brividi in quella che ritengo sia stata la gara più spettacolare dei Campionati Italiani Master: gli 800 M40 (o è forse solo autosuggestione?). In quella gara si è visto tutto questo: è stata la sintesi, la copertina, l'immagine di questi campionati italiani master. Manco farlo apposta l'avevamo quasi vaticinata. Tre atleti davanti a tutti, lo avevamo detto. La gara che ricalca uno dei canovacci immaginati, poi il rettilineo finale e per quegli interminabili metri finali in una di quelle pagine di sport che purtroppo rimarrà solo nella memoria dei presenti (e in un video che presto posterò). Tre uomini che corrono spalla-a-spalla senza che nessuno riesca a prevalere sugli altri. Un equilibrio infinito, che sembra durare in eterno, nonostante gli sforzi, la concitazione dei movimenti, la fatica, i denti stretti, il vorticare degli arti... Poi l'equilibrio si spezza, quell'attimo per permettere al migliore di guadagnare qualche centimetro e scrivere un pezzettino di storia: primo, secondo e terzo in pochi centesimi. Grazie a Francesco D'Agostino, a Stefano Avigo e a Emilio De Bonis. Che gara! Altra immagine che mi si è fissata indelebile nella mente è quella degli 800 M45: non ci sono stati arrivi al photofinish, ma semplicemente un uomo che ne batte un altro. Ebbene sì, probabilmente perchè gli 800 danno la possibilità di vivere con i giusti tempi, l'intensità e l'emotività dello sport, in un crescendo orchestrale che dura poco più due minuti. Alla fine di tutto rimane un'altra immagine di questi campionati, il Campione del Mondo indoor Giuseppe Romeo battuto in Patria da un suo rivale, con la stoccata vincente (anche qui) ad una manciata di metri dalla fine. Brividi. Ve lo immaginate se Achille fosse stato abbattuto da un suo mirmidone dopo aver ucciso niente-popò-di-meno-che Ettore? Ma qui il mirmidone è Ivano Pellegrini, che già da tempo davo su questo sito come in esponenziale ascesa. Vince anche sui 1500, quasi con la stessa trama, anche se poi ci sarà un terzo incomodo a complicare il quadro. Quando cade un re, lo confesso, resto con quell'attimo di disillusione di chi, alla ricerca di solide conferme, spera che i migliori vincano sempre, senza requie. Dalle sconfitte, gli Dei diventano uomini e da come queste vengono accettate, anche le loro qualità terren. Un terzo evento mi rimane "dentro", anche perchè ho avuto il grande privilegio di viverlo in diretta: la finale dei 100 M35. Tre atleti in 2 millesimi: lo sapete non sono e non voglio essere autoreferenziale, perchè ne andrebbe di tutta la credibilità di quello che faccio qui dentro. Cito il fatto solo perchè non devo parlare di una vittoria, ma di una sconfitta, e per come, con il senno di poi (sbollita la delusione) abbia potuto godere di un momento del genere. 100 metri, 1000 decimentri, 10000 centimetri, 100000 millimetri ma alla fine a dividere tre atleti non più di qualche millimetro. Questo è sport e retoricamente anche la vita: il tempo è relativo, è contata solo la sfida, la concentrazione di emozioni del pre, del dopo, del durante. Emozioni che chi non pratica non potrà mai capire. Ritorno (ma solo per un attimo) sulla polemica relativa alle batterie dei 100 e a chi le ritiene una perdita di tempo: consentitemi di dire che non esiste un solo centista al mondo che non desiderebbe correre le batterie. Fa parte dell'iter emozionale della gara, aumenta il pathos (nel suo etimo greco, l'irrazionalità dell'emozione), porta a creare l'aspettativa all'evento finale attorno al quale si crea un clima "diverso". Poi se vogliamo considerare l'atletica master esclusivamente come una catena di montaggio di medaglie (in molti puntano solo su questo aspetto, tristemente, magari vincendo gare in cui si è i soli ed unici interpreti e poi pubblicamente vantandosene). Questo francamente non è la mia idea di atletica: sono pronto anche a smettere di portare avanti questo sito se dobbiamo considerarci così: "serie e via, sotto un altro e un'altra medaglia. E via, sotto un altro che dobbiamo far spazio ai prossimi".
Entrando prettamente nel tecnico, ho contato 12 record italiani al maschile. Grande protagonista dei Campionati in chiave statistica l'immenso Luciano Acquarone (M80) direi senza tema di smentita, tra i tre/quattro master più forti della storia del nostro movimento. Di sicuro è colui che al momento vanta più record italiani tra le varie categorie nelle più disparate specialità, ben 31! Purtroppo lui stesso lamenta di non aver molti avversari, anche se è tornato in pista Sergio Agnoli. A Roma Luciano vince 1500, 5000 e 10000 con tre record italiani. Il tempo sui 5000 sarebbe pure record mondiale, ma si sa che per la WMA e i suoi record conta l'età anagrafica e di fatto Acquarone ha "solo" 79 anni e 8 mesi. Immenso comunque. Tra i recordman "romani" compare anche il siciliano Giuseppe Grimaudo, che ha cancellato la sua stessa MPI M65 portandola a 1'01"73. Record anche nei 5000 M85 (secondo la lista fidal nessun uomo in quella categoria ha mai corso questa specialità) da parte di Luigi Passerini. Infine record del martellone M40 da parte di Luigi De Santis con 15,72. Nel Decathlon Antonio Caso, M60, stabilisce la nuova MPI con 5617 punti: migliorata di quasi 100 la precedente prestazione di Sergio Valente, "vecchia" di ormai 11 anni. Record nelle 10 prove anche da parte di Mario Gaspari (1940) che totalizza 5440 punti, contro i 5357 precedenti di Sergio Veronesi. Dal fronte staffette, arrivano i record per la 4x100 M75 della SC Meran Volksbank (la staffetta più "anziana" mai schierata in Italia da una società sportiva), con 1'07"62. L'atletica Giovanni Scavo 2000 migliora per la seconda volta in pochi giorni quello della 4x400 M40, abbassato a 3'35"60. Altro record nella 4x400 M50: L'atletica San Marco di Venezia sigla 3'50"84 e abbassa il 3'51"51 del Cus Palermo. Infine record tra gli M65 per mano della Liberatletica Aris di Roma: 4'54"34 contro il 4'56"23 dell'Ambrosiana.
Questo per quanto riguarda i record. Ma se me lo consentite vorrei fare una piccolissima analisi qualitativa categoria per categoria per vedere le gare più interessanti.
  • M35: la gara dei 100 è stata incredibilmente equilibrata: vittoria al pelo (è il caso di dirlo) del romano Renato De Angelis (11"23). Giuseppe Poli manca la doppietta che già gli era riuscita al coperto ad Ancona: 400 ed 800. Mentre negli 800 domina la competizione nettamente (2'00"02 il suo tempo), sui 400 trova sulla propria strada il Campione Europeo di Lubiana 2008, Alessandro Gulino, che non ha voglia di fare sconti: un 50"57 a 51"02 senza repliche. Nel pomeriggio di sabato ti incontro per lo Stadio dei Marmi Stefano Longoni: gli chiedo dei 110hs, e mi conferma la vittoria con record. 14"65, ma secondo le mie tabelle il record di Alessandro Petroncini è 14"62! Mancherebbero 3 centesimi, che se non fosse stato per i 2,4 metri di vento contro, magari. Poi Longoni vincerà anche il salto triplo con 13,75. Paolo Citterio nei 400hs piazza un roboante 56"25 battendo quello che è stato un pò il dominatore della specialità negli ultimi anni, Gian Luca Camaschella. Francesco Arduini nel salto in alto si "ferma" a 1,93 fallendo l'1,98: ma nelle ultime settimane aveva valicato i 2 metri in diverse circostanze. Pedana sorda, visti in generale i risultati da questa specialità? Però la Vlasic e la Lowe, durante il Golden Gala... Nei lanci, 2 ori e 2 argenti per Alessandro Valsecchi, e gran 58,50 di giavellotto da parte di Marcello De Cesare.
  • M40: la velocità è stata crocevia delle Sfide di Max Scarponi contro tutti. L'unico però a riuscire nell'impresa di rovinargli la festa è stato Edgardo Barcella: 50"54 contro il 50"70 del romano. Per il resto il più acerrimo "nemico" di Scarponi è risultato essere Mauro Graziano (due volte secondo), che nel ranking di categoria ha superato per ora Paolo Chiapperini (due volte terzo). 11"17 e 22"65 gli ottimi tempi di Max sulle due prove più brevi. Degli 800 abbiamo già ampiamente parlato: il killer Francesco D'Agostino ha superato in un finale da cineteca Stefano Avigo ed Emilio De Bonis. Stefano Avigo si rifarà poi con gli interessi nei 1500, in un'altra gara dai contenuti tecnici elevatissimi: battuto (4'08"66) solo all'ultimo il vincitore dei 5000 Riccardo Baraldi e staccato a 200 alla fine il campione italiano uscente Gianni Bruzzi. Stefano Quazza piazza un ottimo 1,87 nell'alto, mentre Fulvio Andreini domina da par suo nell'asta con 4,40. Dal lungo una delle grosse sorprese del weekend romano: Giorgio Federici battuto. Colpito dai crampi si è infatti dovuto inchinare al probabilmente incredulo Roberto La Barbera (6,31). Federici si rifarà poi nel salto triplo (12,15). Dai lanci arriva il citato record italiano nel martellone di Francesco De Santis (15,72). Una delle sfide che avevo segnalate essere più interessanti, il giavellotto M40, si è risolta con la vittoria di Mauricio Guillermo Silva: 53,40.
  • M45: categoria zeppa di star. Presenti e Assenti. Mario Longo senza patemi nei 100 (11"14) anche dopo il grande infortunio occorso durante gli italiani indoor master, ma costretto ad ammainare la bandiera sui 200, alla fine di una lunga imbattibilità durata qualche tempo a livello nazionale. Giustiziere del romano Enrico Saraceni (22"88 a 22"92): era questa una delle sfide più attese della tre giorni romana. Bravo Alberto Zanelli, il primo degli umani: 23"37. Lo stesso Saraceni senza problemi sui 400 (52"49). Negli 800 (e in parte nei 1500) si consuma il dramma (solo sportivo) del campione del Mondo indoor degli 800: Giuseppe Romeo. Sulla sua strada si trova infatti un fenomenale Ivano Pellegrini, che come un cobra piazza due volate mortali portandosi a casa in un colpo solo due titoli (2'04"75 e 4'25"25). Assente Marco Segatel, scena per Alessandro Pistono nel salto in alto: 1,84. Paul Zipperle vince nel triplo con 12,39. Antonio Iacocca doppietta su peso e disco: 12,10 e 38,65. Enrico De Bernardis doppietta nel martello/martellone: 45,03 e 13,19. Purtroppo nella velocità assenti giustificati Giancarlo D'Oro e Ferido Fornesi.
  • M50: Marco Morigi, l'uomo nuovo del mondo della velocità master, si avvicina ancor di più al record italiano dei 100 metri di Salvino Tortu: 11"69 contro l'11"65 ottenuto l'anno scorso a Donnas. Luigi Ferrari fa valere la sua immensa classe sugli 800: 2'08"08 in una gara dominata sin dal primo centimetro. Paolo Bertazzoli non lascia spazio a nessuno tra 1500 e 5000: 4'27"57 e 16'30"14. Il medagliato di Lahti, Emanuel Manfredini piazza un siderale 1,78 per poi fallire le 3 prove a quello che sarebbe potuto essere il nuovo record italiano di categoria, 1,85. Delitto di lesa mastà nel triplo (al pari degli 800 M45): il Campione del Mondo in terra finlandese Giancarlo Ciceri battuto di un solo centimetro da Massimo Fiorini: 12,24 a 12,23. Pazzesca la gara di disco: finiscono in 4 in meno di 70 centimetri. uno solo vince, solo tre vanno a podio, e purtroppo uno rimane con un pugno di mosche in mano. Il migliore in questa circostanza si chiama Paolo Villa (44,82), su Giuseppe La Padula (44,64), Ugo Ciavattella (44,29) e Primo Celebrin (44,08). Il mostro sacro Massimo Terreni non ha problemi invece nel martello e martellone: 17,58 e 52,16. Anche dal giavellotto pochissimi centimetri tra l'oro e l'argento: Lucio Buiatti ha infatti lanciato a 50,94 contro il 50,52 di Giancarlo Ballico.
  • M55: Daniele Zecchi doppietta su 1500 e 5000, così come doppia le vittorie Ercole Sesini nel lungo/triplo: 5,45 e 10,82. Terza doppietta di categoria da parte di Antonio Maino nel disco/peso: 12,47 e 37,35. Il fresco primatista italiano del martellone, Sandro Sangermano si cimenta solo nella gara di martello (37,38) minacciato da vicino (36,88) dal vincitore proprio del martellone, Angelo Moiraghi.
  • M60: Antonio Rossi rimane con il conto aperto alla Bar "fortuna" dei 100 metri. Il record italiano di categoria sui 100 metri rimane ancora una volta a pochi centesimi (12"54, ancora 4), ma l'aspetto da tramandare ai posteri è forse la "sfida" con Vincenzo Felicetti, che nella medesima finale ha fermato l'omegatime a 12"63. Quindi c'è stata sfida vera, e non l'ipotizzato dominio dell'umbro sulla prova più breve. Le cose si sono poi ribaltate sui 200, dove Felicetti ha vinto come pronosticato, ma stavolta Rossi gli è arrivato molto vicino (25"89 a 26"16). Gli 800 (che in questa edizione dei Campionati mi ha letteralmente stregato) presenta un parterre de roi di primo ordine. Mi sono preso il mio tempo per assistervi direttamente: Dario Rappo, Averardo Dragoni e Konrad Geiser. Rappo, reduce da alcuni fastidi fisici (che con estrema signorilità non denuncia pubblicamente) è sotto la lente di ingrandimento. Averardo è dato in discreta forma. Geiser ha una nutrita storia alle spalle. Poi la gara presenta l'outsider che non ti aspetti: Giovanni Finielli infatti vince la prova (vincerà anche i 1500) nettamente, mettendosi alle spalle cotanta abbondanza di giacche zeppe di titoli vinti sui campi di battaglia. Sorprende il secondo posto di Bruno Bedana, che solitario nella serie di rincalzo (vittima anch'esso del Sigma) solitario ottiene appunto il secondo tempo totale. Segnalo altresì la doppietta 5000/10000 di Antonio Trabucco e la sfida al centesimo tra Rudolf Frei e Antonio Montaruli nei 300 hs: sul traguardo 48"80 contro 48"81. Uomo contro uomo, ancora una volta. Forma smagliante l'ha dimostrata Luciano Occhialini: 51 centimetri dal record italiano del lancio del peso e soli 30 da quello del martellone. La notizia? Che quei record sono detenuti da sua maestà Carmelo Rado. Il giorno in cui Rado perderà un record sarà un evento paragonabile al passaggio della cometa di Halley. Arrivare a 30 centimetri da un suo record sembra invece il tentativo di anticipare il moto incessante degli astri. Nel Decathlon ho già citato il record di Antonio Caso.
  • M65: la star di categoria è stata senza ombra di dubbio (sarà d'accordo Lamberto Boranga?) Giuseppe Grimaudo, di cui più sopra ho parlato dettagliatamente. 100, 200 e 400 con record il suo carnet romano. Aldo Michielon fa doppietta tra 800 e 1500. Il primatista italiano di asta Arrigo Ghi fa passare qualche minuto di panico ai suoi sostenitori: entra a gara praticamente già finita a 3 metri. Piazza due nulli e solo al terzo valica l'asticella a 3,00. Passata la paura prova i 3,35 di un nuovo record, senza però riuscirci. Ed infine Lamberto Boranga, vincitore di lungo e triplo.
  • M70: Altra sfida al cardiopalma nei 200, con il medagliato di Lahti Roberto Vaghi che batte Benito Bertaggia di un solo centesimo: 29"54 a 29"55. Il fenomeno lo fa però Giuseppe Parenti, primo su 800, 1500 e sui 5000. Uno dei big tra i master, Galdino Rossi, vince così come da pronostico l'asta con 2,90. Poi prova a pareggiare il record a 3,05, ma... nulla. Infine prestazione di grande spessore nel salto in lungo da parte di Giorgio Bortolozzi. 4,51 contro il 4,59 del record di Bruno Sobrero che risale addirittura al 1991 (19 anni!). 4 prestazioni, durante la serie, tra i 4,48 e i 4,51. E' mancata proprio la zampata vincente.
  • M75 e oltre: Luciano Rossi vince i 100 e i 200 M75. Di Luciano Acquarone (M80) abbiamo già ricordato le 3 imprese: 3 record italiani e uno mondiale "ante litteram". Luigi Passerini (M85) stabilisce invece la MPI sui 5000 in quanto primo italiano in quella fascia d'età a coprire la distanza. E poi? E poi Ugo Sansonetti, M90, impegnato su 100, 200 e 400. Quando si parla di Ugo si cerca sempre il record del mondo, che purtroppo questa volta non è arrivato. Sui 400 si è assisitito addirittura al ritiro. Niente record neppure da parte del brianzolo Giuseppe Rovelli (M90), che, udite-udite, nonostante i titoli mondiali ed europei, ha subito una sconfitta nel nel lancio del disco per mano di Ottaviani (pur collezionando 3 ori). Ed infine il Cavaliere di Vittorio Veneto Giovanni Vacalebre, presente nella marcia.

Italiani Master di Roma: i contro... e i pro

Non so da dove cominciare questo articolo, lo confesso candidamente. In molti mi hanno avvicinato (ahimè conoscendo dal vivo l'alter ego di Andycop) e probabilmente altri mi avrebbero contattato se solo avessero saputo chi, nella sterminata bolgia umana che è stato il Campionato Italiano Master romano, è colui che scrive queste righe. Non che sia così difficile sapere che sia, intendiamoci, non sono batman. Anzi. Molti di questi, con sguardo ieratico (era affascinante ascoltare il mio professore di filosofia anni fa, mentre ci parlava degli "sguardi ieratici", quelli che per intenderci assumono coloro che in una richiesta inarcano le sopracciglia in maniera "gotica"). "Scrivi che non c'era questo!", "Scrivilo che è successo così e così!", oppure semplici considerazione che ho ascoltato perchè anch'io talvolta vittima di quelle stesse lamentele. Diciamo quindi che l'esperienza romana è stato un arcobaleno di sensazioni, purtroppo parziali, essendo così sterminato il bagaglio di situazioni, momenti, emozioni provate da ognuno dei 3000 atleti presenti tra lo Stadio Olimpico e la stadio della Farnesina. Nella mia limitatezza mi sento combattuto tra il raccontare le emozioni vissute nel "vivere" in diretta certe gare, che proprio da questo sito avevamo segnalato e che si sono rilevate di contenuti agonistici addirittura superiori alle mie aspettative o iniziare a parlare costruttivamente di ciò che non ha funzionato a livello organizzativo, per poter contribuire a migliorare l'offerta che questa manifestazione dovrebbe dare ai master. Siccome non voglio mischiare le due cose e ci tengo molto più a parlare con calma e dettagliatamente delle gare, dei risultati, delle statistiche, delle sfide, degli episodi, degli atleti, vincitori e stavolta rimarcando la grande dignità dei vinti (un paio in particolare mi hanno fatto venire i brividi) mi tolgo d'impaccio subito il sassolino dell'organizzazione, così poi parliamo in maniera anglosassone e pacata di noi, di ciò che ci interessa.
Ho incrociato diverse volte Claudio Rapaccioni (alcune di queste visibilmente sconsolato) tra il tunnel che collega lo Stadio dei Marmi e lo Stadio Olimpico, mentre faceva la spola a 3' al km avanti-indietro tra le due strutture per tappare buchi, risolvere situazioni, gestire eventi, informare le persone. Ho provato a mettermi nei suoi panni: "trovo un palcoscenico unico, in un contesto fantastico per un campionato italiano master e poi ci capitano tra capo e collo tutte queste lamentele??".
Bisogna a mio parere (assolutamente opinabile) fare chiarezza su alcuni aspetti per poterli comprendere. Come al solito in Italia l'organizzazione di un evento non sempre passa per le mani di un solo soggetto. Purtroppo mi verrebbe da aggiungere. Ma è spesso una joint-venture di più soggetti. A Roma si sono avuti diversi disguidi (speriamo che col tempo si possano cancellare, ed è questo il senso di questo pamphlet) di diversa natura e con matrici diverse. Vediamoli:
  • Gli orari: se c'è una cosa che fa incazzare un atleta, è quando gli cambiano l'orario della propria gara. Se poi nel giro di mezz'ora glielo cambiano due volte, l'atleta si incazza al cubo. Col sole a picco, spesso il bon ton lascia spazio alla cieca ira con tutto quello che ne consegue e discuterne civilmente diventa a quel punto un'arte fuori portata anche dei più pazienti. Se poi il cambio dell'orario non ti permette nemmeno di poter gareggiare per questioni logistiche legate all'orario dei mezzi pubblici (treni e aerei), comprendiamo ancor di più come più di qualcuno se ne sia andato con l'amaro in bocca da Roma. L'orario delle gare è strutturalmente funzionale alla gara: spesso ne determina il buono o il cattivo esito. Modifica la preparazione, l'approccio all'evento stesso, che come tutti sappiamo (noi che siamo maestri nell'altra arte di trovare pretesti e scuse alle nostre prestazioni) è quasi necessario alla gara (quindi per molti si è trovata un'ulteriore scusa nel caso siano andati male... mi sono scaldato due ore e mezza!). Da quello che mi è stato riferito, questo aspetto dipende direttamente dalla cupola tecnica dell'evento (che si affianca al pool di organizzatori), cioè il Gruppo Giudici Gara, ed in particolar modo da chi li sovrintende in quell'evento (per favore, se dico castronerie corregetemi). Ora, se così fosse (ripeto, "se") saremmo di fronte ad un clamoroso fallimento di chi ha gestito in maniera così superificiale gli orari. L'afflusso senza precedenti di atleti a Roma avrebbe dovuto già in partenza spingere verso una dilatazione dell'orario. Aver sottovalutato il problema ha portato a sottovalutare i master, su questi non c'è dubbio, riservandogli un trattamento non degno. Mi rendo conto che c'erano tre giorni: ma perchè non ricorrere alla sera, soprattutto nelle gare di mezzofondo? Una cosa che assolutamente non bisogna fare MAI è poi spostare l'orario delle gare dell'ultima giornata con il risultato che ne è conseguito. Molti se ne sono andati (incazzati) perchè il loro aereo o il loro treno (prenotati) partivano.
  • I giudici: come spesso dico, c'è bisogno di una battaglia culturale, perchè in Italia chiunque indossi una divisa si sente investito di un potere di cui spesso non ha ben chiara la finalità (e lo dico dal mio pulpito!). Spesso alcuni esponenti del GGG si ritengono essi stessi protagonisti degli eventi, più che arbitri. Qualcuno diceva che nelle partite di calcio il buon arbitro si riconosce se di lui non se ne ricorda la presenza dopo. Ecco: purtroppo con diversi (non tutti) giudici, qualcuno se ne ricorderà bene. La rigidità deve essere applicata al momento della gara e a tutto quello che ci gira intorno. Su questo non si transige: ne va della credibilità dell'atletica. Ma per quanto riguarda il resto, bisogna ascoltare, non gridare e scacciare le persone (gli atleti) che in quel momento sono preoccupati di dover gareggiare, sono nervosi, non sanno a quante pratiche burocratiche dovranno sottostare prima di poter scendere finalmente in pista. Pensate a che clamorosa gaffe a ripetizione questa gestione tecnica ha inanellato con la composizione delle batterie di 200 e 400. Di fronte ad un regolamento preciso ed insindacabile dei campionati italiani master che impone una determinata attribuzione delle corsie (i più forti devono stare nel mezzo, non essendoci le batterie che discriminano i criteri) si è assisitito alla presenza di diversi "big" in ottava corsia. Penalizzati. Poi alla fine vince sempre il più veloce, certo, ma permettete che una cosa è correre senza riferimenti e un'altra è correre "con" il proprio avversario diretto davanti? Soprattutto se è la stessa norma che dovrebbe essere applicata dal GGG a dirlo. Si è così ripetuto lo stesso clamoroso errore (che ebbe effetti decisamente più devastanti sull'esito delle gare) dei Campionati Italiani Indoor di Ancona. Qualcuno glielo vuole dire a questi signori come vanno formate le serie? Concludo: "Ascoltare" e portare rispetto agli atleti (il rispetto deve essere preteso, ma anche guadagnato) non avrebbe portato ad infischiarsene degli orari delle staffette, poi corse alle 16 del pomeriggio della domenica. Per poter dire "ho disciplinato al meglio una manifestazione" la si è messa in quel posto a decine di atleti che avevano puntato su quella gara (ma i Campionati Italiani sono stati fatti per mettere in evidenza la bravura di qualcuno a gestire queste manifestazioni o per far correre gli atleti?). Comunque sia: spero che colui che ha contribuito con la propria rigidità a tutto questo, non tocchi più i master. Bocciato su tutta la linea.
  • Le conferme delle iscrizioni: qualcuno le ricorda come un girone dantesco, una bolgia infermale all'interno dei pochi metri cubi di una tensostruttura con temperature da deserto del Sahara. Code chilometriche, con l'immancabile gente che le sorpassava (siamo in Italia, no?). Comprendo che il tutto sia nato dalla necessità di eliminare il passaggio del ritiro della busta da parte di un responsabile della società, con la consecutiva conferma dell'atleta, ma questo ha portato ad un grosso intoppo. Probabilmente bastava dislocare la conferma delle gare più distante dal luogo dove si sarebbero poi forniti i pettorali e probabilmente parte della ressa cui si è assistito non ci sarebbe stata (visto che i due banchi erano a 1,5 metri l'uno dall'altro).
  • Il cronometraggio: in alcuni casi ho sentito qualcuno che si è lamentato dei tempi di arrivo. In una circostanza ci si è dimenticati pure del primo classificato. Ma questo è un argomento un pò difficile da trattare.
  • L'acqua e... la pulizia! Presumo che ci siano persone pagate dal comune per la seconda (la pulizia), ma che non esistesse un solo cestino per l'immondizia in due stadi è davvero disarmante. A Roma non si producono rifiuti? Bottigliette ovunque... e soprattutto con 35° all'ombra mancava l'acqua. Mancava una fontanella. Dateci l'acqua!! Con grande soddisfazione dell'unico bar aperto allo Stadio Olimpico infatti il bene principale che sarebbe dovuto essere garantito, non lo è stato. Problemi di bilancio, forse. A Bressanone e a Milano mi ricordo che la cosa era stata garantita: non ce ne ricordiamo, perchè il problema non era sussistito.
  • Il ticket restaurant: costava solo 12 € e dava la possibilità di farsi un ottimo pranzo completo in una struttura di ristorazione vicina alla Farnesina. Peccato che senza ticket, dicono, il medesimo menu costasse dai 7 ai 10 euro. Cui prodest?
Visti i lati negativi, voglio però trovare alcuni lati positivi.
  • Lo Stadio Olimpico: chi vi ha gareggiato, potrà vendersi questa informazione: "anche io ho corso lì dentro". Certo, con tutto il rispetto, non è la stessa cosa della struttura di Cattolica o Bressanone. Ha il suo fascino indubitabile. Percorrere il tunnel dallo Stadio dei Marmi e poi sbucare all'interno dello Stadio sa un pò di "gladiatori". Si respira un pò il clima del Colosseo, prima di entrare nell'arena e battersi con i leoni. Parte del fascino dell'atletica è spesso il prima: l'incrocio di sguardi che precede la sfida, i silenzi fatti proprio da quegli sguardi, la concentrazione: quando tutte queste "schermaglie" avvengono nella penombra di un ipogeo, mentre fuori si odono gli strepiti e il clangore della armi che cozzano l'un contro l'altra dei gladiatori che ci hanno preceduti, lì si vive un momento animalesco della nostra vita sportiva. L'essenza di essere quello che siamo in questa fetta di vita che ritagliamo quasi quotidianamente che è l'atletica.
  • La città: l'avevamo detto già dopo Bressanone e dopo Cattolica (molto meno di Bressanone). 2 o 3000 persone (con famiglie al seguito) non può essere ospitata in piccoli centri che mettono a disposizione una sola pista. Ci vogliono due piste (da qui il successo di iscrizioni tra Milano e Roma) e soluzioni alberghiere per tutte le tasche, come possono offrire le grandi città. Con caparbia stupidità a livello internazionale si sta invece continuando a scegliere città di secondo (se non terzo) piano, che salassano le tasche di coloro che partecipano o li costringono a viaggi quotidiani di diverse decine di chilometri per recarsi allo stadio (per notizia: in Ungheria, i posti letto più vicini alla pista distano già una 50 di km). Per fortuna che i prossimi europei indoor saranno a Gand e i Mondiali Outdoor a Sacramento.
  • Le premiazioni: col palco delle premiazioni, un comitato di premiazione ad hoc imbastito... meglio di così!
Ok, io non ho più molto da aggiungere. Vorrei poter adesso scrivere delle gare. Di tutto questo ne parleremo dettagliatamente anche con Claudio Rapaccioni in diretta radio tra qualche giorno. Non perdetevela. Ora, se avete commenti o critiche, postatele pure.