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15/07/13

14 luglio: la caduta della Bastiglia Atletica

Premetto che non mi piace scrivere di "cronaca", perchè sulla rete ne trovare finchè ne volete. Quindi cerco di trovare un senso all'Armageddon del 14 luglio, caduta della Bastiglia e da oggi anche il signum della caduta della credibilità dell'atletica a livello mediatico. Tyson Gay, Asafa Powell, Sharone Simpson, Nesta Carter... Dopo essermi interrogato in lungo e in largo, e aver partecipato ieri sera sul Gruppo Queenatletica su facebook ad una accesissima (e corretta) discussione sul doping, sono arrivato ad una conclusione: non c'è niente da discutere. E' perfettamente inutile. 

Come spiegavo ci sono due chiavi di lettura. Una morale e una giuridica. Su quella morale ognuno può esprimere un giudizio negativo o meno: è giusto, onesto, e il mondo definisce le proprie regole proprio in seguito ad affermazioni di valore e discussioni sulle idee relative a determinati argomenti. Le idee si diffondono, e poi quando più persone le condividono (dovrebbero) nascere le Leggi. 

Su quella giuridica c'è una norma che va rispettata. Per chi non la rispetta son previste delle pene, che nel caso del doping son molto semplici e applicate nella quasi contemporaneità degli esiti delle controanalisi. Quindi? 

E' da tempo che volevo scrivere la mia posizione su questa cosa, che alla fine è una non-posizione, perchè se c'è una legge, vi ci si attiene. Punto. Senza fronzoli giustizialisti. Tra l'altro le norme sull'antidoping sono molto rigide, e l'unica prova utilizzabile sono i risultati di un test. I pregiudizi non fanno ancora parte del bagaglio probatorio utilizzato per decidere sulla squalifica di un atleta. Non si scampa: quanti sono riusciti a dimostrare la propria innocenza? Non ci sono i concetti di dolo o colpa: c'è la positività o la negatività. Punto. Se poi si è stati vittima di complotti, errori, frodi, etc... insomma, davvero in pochi sono riusciti a dimostrare la propria estraneità e di sicuro con prove certificate e dopo aver impiegato fior di avvocati. 

Quello che personalmente mi dà fastidio è la troppo facile generalizzazione. Di fatto si tratta di fango distribuito gratuitamente su chi, magari, certi risultati se li è sudati in pista quotidianamente, con scelte di vita drastiche, rinunce, trovate tecniche innovative, abnegazione. Perchè fango su tutti? Come scrivevo su facebook, se becco un ladro jamaicano, non posso dire che i jamaicani siano tutti ladri. E non posso nemmeno dire che quello che ho beccato, se non ho altre prove, sia sempre stato un ladro. Il suo errore è nell'attualità della scoperta e solo per quella circostanza. A meno che chi indaga sia così in gamba da scoprire il pregresso. E allora cancelliamolo dagli Albi d'oro. Funziona così nelle società evolute. Nelle società involute, invece, la caduta inizia proprio nello screditare tutti. Fateci caso, e l'ho notato anche professionalmente: generalizzare è professione di scarsa civiltà, perchè genera diversità tra i gruppi sociali, emarginazione, il mito del capro espiatorio. Se gli uomini si affidano alle Leggi, a quelle noi dovremmo affidare il nostro sentire: io credo nell'antidoping e nelle sue leggi. Non trovo giusto generalizzare o accusare senza prove. 

La IAAF/WADA ha appena dimostrato che il sistema antidoping funziona. E' stato fugato anche uno dei canonici pregiudizi sull'intoccabilità dei Santoni dello sport. Pensate: in un giorno solo, la caduta della Bastiglia atletica: cadute contemporaneamente le teste del pretendente alla Corona e del Re Triste, anche se ormai detronizzato da qualche anno. Di solito cadevano sporadicamente le teste di qualche valvassore, pochi valvassini, e pochissimi vassalli.

Ciò che concepisco ancor meno è la rabbia. Rabbia contro chi si dopa. Perchè? Io rimango deluso, certamente, ma perchè arrabbiarmi? Cosa ci/vi ha tolto Tyson Gay? Un posto nella finale mondiale di Mosca? Un contratto con l'Adidas? La gloria sempiterna? A parte chi di fatto si scontra corsia-contro-corsia con Tyson Gay, agli altri cosa vien meno? Un sogno? Una certezza? Cosa? 

E mi permetto: quotidianamente veniamo bombardati di notizie in cui davvero in Italia qualcuno ci porta via qualcosa: ci scateniamo nello stesso modo per chiedere pulizia? Abbiamo la stessa rabbia? Secondo me no, anche perchè altrimenti il nostro mondo sarebbe diverso se ci fossimo indignati con la stessa foga. Però vale per Tyson Gay e Asafa Powell, che, a mio modo di vedere, dovranno pagare il massimo previsto e basta. A che serve gettare fango su tutto e tutti? Tutti dopati sotto i 10", oppure sotto i 9"80; e che dire di quelli quelli neri? O quelli che corrono lo sprint e ai quali si vedono le vene sulle braccia? E invece quelli con gli occhi arrossati? Quello che alla gara provinciale che ha migliorato 2 decimi ma l'ho sempre battuto? Quello che era infortunato e poi è ritornato e va più forte di prima? quello...? dai, siamo civili. Rispettiamo le Leggi, inteso come rispettiamo le sue determinazioni, e se proprio dobbiamo prendercela con qualcuno, prendiamocela col Sistema, ovvero il castello di norme che ci regola. Se un dopato, scontata la sua pena, torna in pista, che colpa ha? E' colpa al limite della norma che glielo ha consentito, non certo la sua. Spesso sono persone che hanno vissuto solo per l'atletica tutta la loro esistenza "cosciente" e che non sanno fare altro che lo sport... io non mi sorprendo nemmeno. Bisogna vivere e costoro conoscono solo un modo per farlo. Se un carcerato ha scontato il proprio periodo di carcerazione, rimane un rapinatore? Forse sì nella nostra società, visto che costoro non riescono più a reiserirsi o vi riescono solo dopo una grande fatica, nel "nostro mondo" di pregiudizi.  

Si parla di moralizzazione, cultura, scuola... sarò cinico, ma non c'è moralizzazione che tenga (a meno di poterla fare a livello interplanetario), o provvedimenti drastici che reggano. L'uomo per sua natura cerca di ottenere di più, cerca di guadagnare le risorse scarse a disposizione portandole via agli altri uomini. E' homo homini lupus. Facciamocene una ragione. Chi bara e barerà ci sarà sempre. E' da sempre così, e non potrebbe essere diversamente in un mondo competitivo come quello dello sport. Per questo l'unica speranza di "pulizia" sarà data solo dalla rispetto delle norme, Devono esserci delle norme severe, e chi le infrange va squalificato. Punto. Le calunnie fanno solo male a tutto il sistema-atletica.

La ciclistizzazione dell'atletica sarebbe devastante: ormai in quel mondo sportivo è tutto ovattato di sospetto. Ieri l'impresa di Froome sul Vantux era commentata più o meno globalmente con "quando lo beccano?" a partire dal più grande bluff della storia, ovvero Lance Armstrong. Giustamente lui oggi ha replicato che il pulpito non era certamente quello più consono, e che lui (almeno fino a prova contraria) è pulito. Come dargli torto? E se fosse vero? 

Per concludere: io mi guarderò la finale dei 100 di Mosca con 8 atleti che riterrò puliti fino a prova contraria e cercherò di godermela per quello che sarà, veloce o lenta che sia. Invece, per coerenza, chi generalizza l'uso delle sostanze stupefacenti, non dovrebbe guardarsi i mondiali. Lo farà? 

06/01/12

Asafa Powell esordisce sui 50 al Madison di NY

Lo sprinter jamaicano Asafa Powell esordirà il 18 gennaio al Madison Square Garden di New York nel suo ritorno ad una gara indoor dopo 8 anni di assenza. Sopra la ridotta pista del Madison, Powell, che non gareggia a coperto dal 2004, se la vedrà con velocisti del calibro di Justin Gatlin (campione olimpico dei 100 nel '04), Trell Kimmons, il trinidegno Richard Thompson e l'antiguano Daniel Bailey, secondo le informazioni fornite da USA Today.
Powell, due bronzi ai mondiali nei 100 metri, ha spiegato che non gli piace correre le gare indoor "per la semplice ragione che fa freddo in questo periodo della stagione".
"Corro più veloce per entrare nei palazzetti in cui devo gareggiare, che quando sono in pista", ha scherzato Asafa, che pensa di correre ancora un meeting a Birmingham in febbraio e ai mondiali indoor di Istanbul a marzo. 
Powell, 29 anni, ha confessato che i giochi Olimpici di Londra "saranno probabilmente gli ultimi" per lui, e per questo si sta convincendo in questa stagione di poter raggiungere i tempi del suo compatriota Usain Bolt: "se non posso battere Usain, credo quanto meno di poter battere il mio record personale (9"72...). Non posso controllare quello che fa Usain, ma posso controllare quello che faccio io".
Come leggere questa affermazione? Che parte stavolta da sè stesso, prima che nel rapporto con gli avversari? C'è il lavoro del suo psicologo sotto, per una delle ultime possibilità che uno degli uomini più veloci di sempre nella storia dell'umanità (81 volte sotto i 10"), vinca finalmente qualche cosa? O rimarrà l'eterno perdente: probabilmente non bisognerà aspettare la nuova stagione di Kazzenger per saperlo, ma solo le prossime Olimpiadi inglesi.
Il record mondiale dei 50 metri indoor è attualmente in possesso del canadese Donovan Bailey con un tempo di 5"56, ottenuto 16 anni fa a Reno, in Nevada. 

06/06/11

Cresce Blanka Vlasic - Lukas Rifesser avvicina il minimo

(di Sasuke) Qualche risultato interessante anche dal Meeting International Mohammed VI d'Athlétisme tenutosi ieri a Rabat, in Marocco. Niente se paragonato, comunque, con la Diamond League di Eugene che ha visto risultati eccezionali e vari mondiali stagionali. Tra i risultati più interessanti il 14.34 dell'algerina Baya Rahouli che non si esprimeva così bene dal 2005, anno in cui planò addirittura a 14.98, la grande vittoria di Vania Stambolova nei 400 metri con ostacoli in 53.68 (quarto tempo dell'anno dietro le tre di Eugene e migliore in Europa), il 7.46 nel salto in lungo di Emanuele Formichetti (settimo su nove, vittoria all'atleta di casa Yahya Berrabah con 8.10), i buoni tempi sui 1000 metri di Amine Laloou (2.15.31) che batte il campione europeo Marcin Lewandowski (2.15.76) comunque al personale.  Bella prova del belga Jonathan Borlèe sui 200 metri (20.42) con colui che aveva battuto Yohan Blake, Marvin Anderson, solamente quarto con 20.59. C'era grande attesa per Asafa Powell che però si ferma dopo quaranta metri (ancora?) a causa di un crampo, come specificato in seguito... pare che l'atleta non volesse rischiare un infortunio prima dei combattuti trials per Daegu. Infine, cresce ancora Blanka Vlasic (1.97) che trova sulla sua strada un'ottima Melanie Melfort (1.95) e Anna Chicherova (1.95).

In chiave italiana, segnalo che Lukas Rifesser ha corso gli 800 metri in un buon 1.47.17 a Rasenburg in Germania.

27/05/11

Golden Gala: Usain "terrestre" a 9"91 - Howe è davvero un lunghista?

L'apogeo, l'acme, il còlma della tappa romana della Golden League, si concentra in un momento-per-il-tutto: le 21:45. Come per il palio di Siena, dove i cavalli sentono la presenza della folla vicina, l'aria elettrizzata dell'evento, il nervosismo dei fantini, e i sensi son tesi pronti a mettere in moto i fasci muscolari e l'intera macchina motoria, così gli sprinter dei 100 metri si preparano per esplodere le loro leve. Nei momenti pre sparo,  tutto contribuisce a creare la rappresentazione teatrale dell'evento: ci si fulmina con gli sguardi, come le saette giudicanti di Giove; ognuno recita la propria parte, ben consapevole che lo si fa per lo spettacolo, ma anche lanciando messaggi ai propri avversari. Le mossette di Usain sono note, quelle di Asafa sono un pò meno naturali, perchè evidentemente la parte la deve ancora imparare o semplicemente non è il suo personaggio. Christophe, il bravo ragazzo della porta accanto, sembra un figurante: la propria entrata sul palcoscenico è prevista solo dopo lo sparo. 
Poi, siamo in Italia, no? e non può mancare che il figurante, la comparsa, l'aiutante di scena entri nella scena stessa e si guadagni la visibilità mondiale che aspettava da una vita. Un GGG, un rappresentante del Gruppo Giudici Gara, entra sul palcoscenico invitando Asafa a togliersi la maglietta con sguardo truce.  Come se l'addetto ai costumi, nel primo atto dell'Aida, uscisse dalle quinte e sistemasse i vestiti di Radames. Turpe immagine di un movimento che non ha ancora capito il proprio ruolo, che non comprende i "momenti" dell'atletica, che vuole essere protagonista quando dovrebbe vivere ai margini e funzione di questo mondo. Non "un fattore", come direbbe Flavio Tranquillo, ma una variabile marginale. 
Archiviata questa mesta immagine, i muscoli serici si accomodano sui blocchi: Bolt vuole vicino-vicino a sè Lemaitre (pensate davvero che le corsie le abbiano sorteggiate, eh?), ma lui e Asafa non devono essere limitrofi. E' come quando da bambini si sceglievano le squadre: inizia Bolt... tu che corsia vuoi? La 4^. Tu Asafa? Mmm... la sesta. La vera sfida, gomito a gomito è rimandata: magari non si vuole ancora il reciproco condizionamento. Bang, partiti. Asafa è Asafa, la solita gioiosa macchina da guerra. Monumentale statua di muscoli che incede come un caterpillar al centro della pista. A migliaia di km di distanza, Tyson Gay sta guardando tutto davanti alla tv, e medita... Asafa è davanti. Usain, fagocitato in partenza e dopo una reazione da "dormita" di 0,174 (concessi solo allo sparo 4 centesimi ad Asafa, 0,174 contro 0,133) esce dal branco e si lancia all'inseguimento del connazionale. Ai 70 sembra ancora possibile l'impresa di Powell, ma le leve di Bolt hanno un sussulto: il volto si rilassa e avviene il sorpasso. Primo Bolt, 9"91, contro il 9"93 di Powell. Powell batte la 74^ sotto i 10"00, Bolt la 24^. Sul traguardo piomba in 10"00 anche Lemaitre, avviato a diventare in breve tempo il 4° incomodo, l'outsider pronto ad infilare uno dei 3-tenors non appena steccassero l'acuto. Impressioni? L'extraterrestre, il sovrumano, il divino sembra essere retrocesso alla categoria "uomo più forte velocista al mondo" (se Tyson ci sta), dalla categoria "ultraterreno". Manca qualche cosa, anche visivamente, a quella cosa gialla che saettava con scandalosa facilità tra il 2008 e il 2009. Sono le 21:46 in Italia, le 15:46 a Lexington, Kentucky: Tyson Gay spegne la tv, prende le sacca con le scarpette adidas e va giù al campus con una strana increspatura delle labbra. 
Molto prima era stata la volta di Andrew Howe sui 200: a me viene da incazzarmi, come penso migliaia di appassionati. L'umidità della serata romana sembra irretire i muscoli degli atleti, costretti a nuotare in un 90% di vapore acqueo. Eppure Andrew, nonostante una scarsa propensione a correre per lunghi tratti con l'acceleratore pigiato, dopo aver raggiunto una notevole velocità massima, deflagra gli avversari e sigla 20"32, suo terzo tempo di sempre, 4 centesimi dal personale. Che dire? Che la sua gara sarà comunque il lungo e la velocità non rientrerà nei suoi obiettivi primari. Amen. E' secondario. Tutto fa parte di una serie di riflessioni: nei 100 i ticket medagliferi sono già stati tutti dati via: bisogna correre sotto i 10" e di parecchio per arrivare allo sportello prima degli altri. Sui 200 molti di quelli in coda nei 100, si sono ripresi i ticket. Nel lungo invece il primo che arriva, gode: molta più fluidità su atleti e possibilità di vittoria. E allora dai col lungo e se va male, tanto sono un velocista di buone prospettive. Di sicuro sarà un valore aggiunto per le staffette, finalmente. 
A proposito di 4x100: la capatosta Di Mulo non si smentisce mai: 38"89 schierando in prima frazione un atleta che, in questo momento, fa fatica a scendere sotto i 10"60 (Roberto Donati), mentre in circolazione ci sono fior di atleti che corrono stabilmente sotto i 10"50. Anche Demas Obou ha avuto ragione di lui nelle serie pre-Golden. Non ho nulla contro Donati, che non conosco, ma potrebbe anche chiamarsi Pietro Mennea, ma... insomma: l'atletica è fatta di tempi e numeri. E poi in ballo c'è una prima frazione che, nell'architettura di una quadriga veloce, è la più semplice: non ci vuole una laurea in ingegneria meccanica per correrla. Michael Tumi, per esempio, viste le doti mostrate, potrebbe essere l'indiziato; Jacques Riparelli, un altro. E poi, in maniera più naturale, Fabio Cerutti, di cui non si sa ancora il valore specifico sui 100 metri: l'ho trovato esageratamente dimagrito in volto. Ma l'assetto auspicabile, fatto salvo il treno delle meraviglie Collio-Di Gregorio su seconda-terza frazione, dovrebbe essere uno a scelta tra Tumi e Cerutti (se torna a correre in meno di 10"30) in prima, e Howe in quarta. Riserva Riparelli, mentre Tomasicchio è sparito con il proprio coach. Si va sotto i 38", garantisco io e medaglia a Daegu. Se invece Di Mulo continua a non guardare i valori specifici degli atleti, ma il movimento della gamba in curva, siamo a posto.
Torniamo al Golden Gala e ai lampi che hanno caratterizzato un'edizione... "strana". E' mancato quel pizzico di non so che delle altre edizioni. Ma non riesco dar voce a questa sensazione. Probabilmente la successione delle gare, o anche solo la regia Rai di Nazareno Balani (era lui?), in cui gli italiani (Howe a parte) sono stati completamente dimenticati. 
Nei 400 femminili si è assistito ad una scena poco edificante, con Libania Grenot a naufragare (senza dolcezza in questo mare) in fondo al gruppo. Mai davvero in gara: 53"50. Non era lei. Non poteva essere lei. Marta Milani più coriacea, anche se sbattuta in nona corsia, praticamente in Tribuna: 52"75. Solita grande Allyson Felix là davanti, mezzo rettilineo oltre le due italiane: 49"82, 279^ prestazione mondiale di sempre (278 volte una donna, nella storia dell'umanità, ha corso meno di quel tempo). 427 invece le volte in cui una donna è scesa sotto i 50"00. 
Bella gara di triplo, praticamente occultata dalla Rai, con l'inglese Phillips Idowu che atterra a 17,59, miglior prestazione mondiale dell'anno. Thamgo è per il momento fermo a 17,49. Il resuscitato Christian Ollson stabilisce la terza prestazione mondiale dell'anno: 17,29, mentre un volitivo Fabrizio Schembri con 17,08 centra il minimo "B" per mondiali e olimpiadi (che era 16,85, quello A è fissato a 17,20). Fabrizio Donato, grande atteso della vigilia, dopo il 16,77 iniziale inanella 5 nulli nel tentativo di ottenere la prestazione monstre. Peccato. 
Nei 400 maschili, una delle gare più penalizzate dall'appiccicosa umidità, Marco Vistalli ottiene un tempo, 46"02,  che lascia presagire grandi cose: in prima corsia, con davanti 400isti che interpretano il giro come una cannonata da 250 metri e poi si salvi chi può. Perdere troppo terreno voleva dire abbandonare l'aggancio e naufragare come era successo ad inizio meeting alla Grenot. Così infilato l'inglese Martyn Roneey, che insomma, è uno che alle olimpiadi di Pechino aveva corso in 44"60, e 44"99 l'anno scorso, facendo rivivere il mito di Roger Black. Gara vinta dal 33enne bahamense Christopher Brown, con 45"16. Uno tizio che è sceso 22 volte sotto i 45" nella carriera, fino al 44"40 di Oslo nel 2008.
Vince facile Blanka Vlasic nell'alto con un meno che normale (per lei) 1,95: Antonietta Di Martino l'avrebbe di sicuro messa alle corde, se non fosse stato per l'infortunio. Anche le altre avversarie "storiche" della Vlasic decisamente sotto tono: l'umidità deve essere stata proprio invalidante.
Il sudafricano Lj Van Zyl invece continua a martellare tempi sotto i 48" nei 400hs: ieri 47"91, 278^ volta di un uomo sotto i 48" nella specialità. 4^ volta di Van Zyl sotto i 48", tre delle quali quest'anno, con l'apice raggiunto con il 47"66 di Pretoria a febbraio. L'inglese Greene finisce a 48"24, lui che è sceso solo una volta sotto i 48". Sorprende la mestizia del nono posto di Kerron Clement in 50"03. Quest'anno aveva corso in 48"74, nemmeno tanto male per il bi-campione del mondo di Osaka e Berlino. 
Nei 100hs Dawn Harper 12"70, dando le spalle a Kelie Wells con 12"73. Lolo Jones impennata davanti ad un ostacolo, purtroppo. 
200 femminili ad appannaggio di Bianca Knight, con un modesto (visto il parterre de roix schieratosi in partenza) 22"64. Presenti anche Allyson Felix e Sanya Richard-Ross, che una mezz'oretta prima si erano cimentate sui 400: un esperimento davvero d'altri tempi: 22"81 e 22"88 per le americane. 
Nel mezzofondo orfano di Rudisha, gli 800 sono proprietà del "master" Khadevis Robinson (classe 1976), con 1'45"09, mentre i 5000 finiscono nel bagagliaio di Imane Merga: 12'54"21, miglior tempo mondiale dell'anno.
Ecco, per concludere: sapete cos'è mancato? Troppo poco azzurro si è visto, e quel poco non è stato mostrato come dovuto, Howe a parte, naturalmente. I triplisti dimenticati, ma quelli c'erano. I 400isti per demeriti o per meriti superiori dei propri competitors. Poi le assenze di Di Martino, magari uno sprinter come Di Gregorio o Collio nella prima serie dei 100 (erano in 9, e da metà classifica in giù erano a portata dei nostri). Nessun mezzofondista, nessuno! Forse un giovane sarebbe dovuto essere invitato negli 800. Vabbè, come diceva Linus su Radio-Dj, scende il sipario sull'unica manifestazione di un certo spessore su pista in Italia. Si torna alla normalità dei c.d.s. dei poveri (almeno una volta tutti gli atleti militari erano costretti a parteciparvi), sulla coppa italia dei costretti. Rimangono gli italiani assoluti... ma manca davvero una sensibilità per il movimento su pista di questa gerontocrazia-Fidal.

09/05/11

Riecco Lemaitre: 20.33 sui 200

(di Sasuke) Ci eravamo lasciati con un Christophe Lemaitre giunto terzo agli europei indoor di Parigi, ad un solo centesimo dal nostro Emanuele di Gregorio, che aveva chiuso discretamente una stagione al coperto non memorabile: i suoi primi risultati, sul piede del 6.67, non avevano certo entusiasmato specialmente visto che il ragazzo aveva dichiarato, come fanno molti atleti imprudentemente, di voler addirittura migliorare il record di Francia di Ronald Pognon, un superbo 6.45. Pognon che è sempre più spento e che ogni stagione riesce a fare peggio della precedente. Per ora è fermo a 10.65 nei 100 e ad un imbarazzante 21.71 nei 200 (tralaltro addirittura ventoso, +2.5). Difficile capire cosa gli sia successo.
 Tornando a Christophe, l'anno scorso il ragazzo, classe 1990, aveva stupito il mondo diventando il primo bianco ad infrangere la soglia dei 10.00 nei 100 metri; prima di lui c'era andato molto vicino il nostro Pietro Mennea, correndo in 10.01 (tuttora record italiano). Quest'anno Lemaitre aveva già esordito su un 100 in un peraltro discreto 10.19 (+0.8) il 23 di aprile ma è sui 200 che piazza il tempone: 20.33, con un vento in faccia di -2.2 che di certo non aiuta, che è la miglior prestazione stagionale europea e decima al mondo. Al coperto sui 200 non aveva mostrato grandi cose (solo 21.18) ma se le premesse sono queste non mi stupirei di vedere il ragazzo correre presto sotto i 20 secondi, soglia di eccellenza internazionale.

Finora l'unico capace di tanto è stato il giamaicano Nickel Ashmeade, sempre del 1990, capace di regolare avversari come Nesta Carter (20.25), Wallace Spearmon (20.16) e Steve Mullings (20.15), oltre che Asafa Powell che si è praticamente fermato per una strana sensazione ad una gamba e che ha chiuso ultimo in un pessimo 21.40 (che sarebbe comunque la terza prestazione italiana stagionale).
Tra gli altri risultati di alto livello, ottimo 100 firmato da Yohan Blake che piazza addirittura un 9.80 (segnato prima 9.77 e poi corretto): peccato per il vento, +2.2, leggermente superiore alla norma. Dietro di lui sotto i 10 anche Daniel Bailey (tornato ai livelli di un paio di stagioni fa, dopo non aver combinato molto nel 2010, 9.94), Michael Rodgers (9.96) e Michael Frater (9.98). Peccato solo non aver assistito ad una battaglia tra Carter e Blake; se Asafa non si da una mossa, rischia di rimanere a casa invece che andare a Daegu. Al femminile, ottima Shelly-Ann Fraser-Price che piazza un formidabile 22.10 (+2.4) con cui va a batter niente di meno che Veronica Campbell-Brown (22.37) e che suggerisce come la Fraser possa doppiare ai mondiali. Altri risultati degni di nota vengono dai 400 femminili, con Novlene Williams-Mills (50.71) che si impone su Rosemarie White (51.15) ,Kaliese Spencer (51.30) e su una Sanya Richards (51.62) non ancora al top della forma. Buon 1.58.41 per Kenia Sinclair, che firma il doppio giro di pista, mentre Justin Gaymon (48.58) la spunta sul campione mondiale e detentore del record dei 400 indoor Kerron Clement (48.74).

Concludo questo mio articolo con una riflessione personale. La stagione è iniziata presto quest'anno (basti pensare che il Golden Gala qualche anno fa era a Luglio e che quest'anno è alla fine di Maggio) e molti degli atleti top (Lavillenie, Cantwell, la Richards, Clement, Jackson...) non sono ancora al top della forma e sono già stati battuti anche non di poco. Nella speranza che tutti trovino la forma migliore, mi chiedo se forse non sarebbe convenuto dare il via alla stagione qualche settimana dopo.

17/04/11

Jeff Demps sotto i 10 - Kellie Wells incredibile sugli ostacoli

(di Sasuke) Vari risultati hanno animato questo fine settimana; molti sono quelli di livello decisamente elevato e non ce n’è uno che meriti più di tutti gli altri. Cominciando dalla Giamaica, dove ieri pomeriggio si è tenuto il University of Technology's (UTech) Classic, meeting di altissimo contenuto tecnico che ha visto la partecipazione, tra gli altri, anche dell’ex primatista dei 100 metri Asafa Powell.

I risultati più interessanti sono senza dubbio quelli dei 200 metri con sia Yohan Blake (20.33, mondiale stagionale) che Daniel Bailey (20.51, l’anno scorso non aveva combinato granchè) capaci di fare meglio di Asafa Powell (20.55) e del quarto uomo più veloce della storia, Nesta Carter (20.67). Se è vero che entrambi sono conosciuti principalmente come centometristi (specialmente Carter) mi sarei aspettato qualcosa di meglio dall’ex primatista dei 100 metri. In passato aveva dimostrato di poter valere anche sulla doppia distanza (l’anno scorso corse in 19.97) ma chissà come mai l’ha sempre snobbata.
Buon esordio su una distanza più consona per Shelly-Ann Fraser-Price (la si era vista nei 400 metri, chiusi in 54.93) capace di correre un 200 in un buon 22.69 davanti alla quattrocentista Shericka Williams (23.49). Tra gli altri risultati di spicco, il ritorno di Brigitte Foster-Hylton (13.33) nei 100 ostacoli; nei 400 metri continua a mostrare buona forma Kaliese Spencer (50.95) su Christine Day (52.08) e Aime Martinez (52.42). Negli 800 metri buona prova della giovane Ristananna Tracey (2.03.97) mentre nei 100 affermazione di Sherone Simpson (11.30). Tra gli uomini, buon 45.50 del cubano Willi Couozo Gutierrez sul giro di pista.
Il giamaicano Steve Mullings, in un meeting misconosciuto, è stato in grado di riscrivere il personale sui 100 piazzando un clamoroso 9.90 (+2.0) ai limiti del consentito seguito da un 20.17 (+2.2) sui 200. Evidentemente Mullings è in gran forma: sarà una vera e propria lotta per i posti al mondiale. Se è vero che Bolt e Powell appaiono imbattibili sui 100 e che Carter occuperà probabilmente il terzo posto sui 200 la situazione apparirà più incerta. Anche la giovane Natoya Gole si è messa in luce nei 400, chiusi in 51.52
In America, alle Mt. Sac Relays, buon 100 metri con Jaysuma Said Ndure capace di battere per un centesimo Michal Rodgers (10.06 contro 10.07). Esordio sui 100 anche di Carmelita Jeter (10.99). Al University of Texas - El paso (UTEP) Kirani James è stato in grado di battere Churandy Martina sui 200 metri: 20.41 contro 20.42.

Sempre negli Stati Uniti, al Tom Jones Memorial, incredibile risultato di Kellie Wells sui 100 ostacoli: confermando la forma delle indoor (dove ha dominato) l’atleta vince la gara con un fenomenale 12.35 (+3.7) che è tempo di altissimo valore. Il vento, che non aiuta gli ostacoli quanto le corse, avrà anche dato una mano ma il temo vale di per se. Meno emozionante David Oliver (13.12, +5.7, e 13.09 +4.6) davanti al giamaicano Dwight Thomas (13.20). Il colosso americano non sembra al momento ancora nella forma che aveva l’anno scorso e quest’inverno. Speriamo la raggiunga presto.

Interessanti i progressi di Jeff Demps, per la prima volta sotto i 10 secondi, capace di 9.96 (+2.4). Male Xavier Carter che non sembra proprio riuscire a tornare sui livelli che lo portarono a valere quasi 19.60 sui 200 metri chiudendo con dei modesti  10.37 e 20.51 (migliore) aiutato tra l’altro dal vento. Si rivede anche Justin Gatlin, secondo nei 200 con 20.358 (+3.4) battuto per millesimi dal primo, Willie Perrie (20.351).

In Australia, ottima tripletta di Sally Pearson, capace di correre sette volte in tre giorni (di cui quattro volte la sola domenica!) che vince 100 (11.69, 11.51 e 11.38) i 200 (23.51 e 23.20) e gli ostacoli (12.94 e 12.83). La Pearson ha già gareggiato moltissimo quest’anno… riuscirà a mantenere la forma per tutta la stagione?
Migliora Fabrice Lapierre (7.83) che si piazza terzo dietro Robert Crowther (8.04, nell’unico salto valido della serie - anche se ventoso) e Michael Watt (8.44, ma anche 8.23 che conferma il suo ottimo stato di forma). Da segnalare anche la faticosa doppietta di Tamsyn Lewis che vince sia gli 800 (2.00.80) che i 400 metri (52.31) dimostrando come l’accoppiata possa rendere bene.

Per il resto, ennesimo 800 per Caster Semenya che manca ancora (di poco) i 2 minuti, con 2.01.88 dopo aver vinto il titolo nazionale sia sugli 800 che sui 1500 la settimana scorsa.

16/02/11

A Mondiali e Olimpiadi, un turno in meno prima della finale

Powell, Gay e Bolt
Non ci saranno più i quarti di finale ai Mondiali di Daegu e alle Olimpiadi di Londra nella velocità. Tre turni soli e si potrà vedere la sfida Bolt-Gay-Powell. E così per Usain ci vorranno solo sei volate per riconfermare le sue doppiette di Berlino e Pechino. Dietro a tutto questo una logica di mercato (meno turni, meno distrazioni, programma più contratto e meno dispersivo anche per le emittenti televisive) e un favore ai big, che per almeno due turni dovevano giocare al gatto e al topo e sprecare energie preziose. Chissà Bolt che tempo avrebbe fatto nei 200 di Berlino, se anziché arrivare all'ottava gara (i 4 turni di 100 e i 3 di 200), ci fosse arrivato come sesta gara? A questo punto sarà più che probabile vedere 3 semifinali anziché 2: e questo porterà anche alla separazione dei 3 top-sprinters mondiali (Bolt, Gay, Powell) risparmiandoci la sfida solo per l'atto finale. Un'attesa micidiale e un pathos da thriller. Per gli italiani forse un'occasione in più per centrare la semifinale (sarebbe bello parlare di finale, ma è un obiettivo incredibilmente lontano). L'ultimo italiano finito in una semifinale mondiale o olimpica, fu Ezio Madonia ai mondiali di Tokyo del 1991.