14/04/11

Giovanni Puggioni: 11"27 sui 100 a 45 anni - ora la sfida con Longo?

Con meno 1,1 di vento, Giovanni Puggioni (1966) torna ancora una volta a far parlare di sè: a Cagliari 11"27 sui 100, che vale con in convertitore di Howard Grubb un tempo di circa 10"39 se l'atleta fosse ancora un ventenne. E così come ogni anno che Puggioni piazza una gara (l'ultima era stata un 60 indoor nel 2008 ad Iglesias... 7"16) si favoleggia su una sua presenza nel mondo master magari in un testa testa a Cosenza con Mario Longo, che cade a fagiolo proprio nella sua categoria (è del 1964). Leggendo wikipedia,  Puggioni è nato a Sassari il 19 marzo del 1966, quindi M45 anche a livello internazionale. Il suo apice carrieristico arriva con la medaglia di bronzo ai mondiali di Goteborg '95 con la staffetta nazionale (Puggioni, Madonia, Cipolloni e Floris), terza, appunto, con 38"41. 21 caps nella nazionale italiana, con personali di 10"36 e 20"44, entrambi realizzati negli anni '90. Ha partecipato anche alle Olimpiadi di Atene '96, a due mondiali all'aperto, uno indoor e 3 Giochi del Mediterraneo. Come si ricorda in Wikipedia, nel 2006, a 40 anni, corre in 10"60 i 100 metri, seconda prestazione di sempre tra gli M40. 
Nella stessa riunione di Cagliari Donatella Saiu (1965) chiude i 1500 in 5'03"26. Qui tutti i risultati della gara.  

13/04/11

Antonio Rossi: altri due record italiani

Antonio Rossi a Roma '10 - foto Athlon Bastia
E Antonio Rossi continua ad inanellare record, dopo il grandissimo successo a Gand sui 60 davanti all'imbattibile (fino alla vigilia dei Campionati Europei Master Indoor) Vladimir Vybostok. Ad Orvieto, in una gara a regime spurio, ancora una volta in pochi settimane, l'umbro dell'Athlon Bastia spacca il cronometro due volte in poche ore, stabilendo due nuove prestazioni italiane master. Negli 80 spazzato via il record M60 con un sontuoso 10"02 con 0,2 di vento a favore. 73 centesimi in meno rispetto al 10"75 di Giancarlo Rosella. Non passa nemmeno un'oretta e Rossi piazza anche il nuovo record italiano dei 150 con 18"88 (vento a -0,3), abbassando in questo caso il record di oltre un secondo e diventando il primo italiano over-60 non solo sotto i 20", ma addirittura sotto i 19". Cancellati due record: quello elettrico di Franco Gasparinetti (20"18) e quello manuale di Paolo Zadro (20"0), che è troppo lontano da quello di Rossi per rimanere nelle liste come record non elettrico. 4 record italiani nel solo 2011 per Antonio Rossi. Vediamo i migliori risultati dei master in giro per l'Italia, partendo proprio da Orvieto.
  • Orvieto: Antonio Rossi spopola con due record italiani nella categoria M60. Marco Rossi (1975) corre un non malvagio 9"68 nella stessa serie degli 80 dell'altro Rossi, e 17"75 sui 150. 
  • Reggiolo (RE): si rivede dopo una lunga assenza dopo i fasti ungheresi Domenico Furia, (1960) impegnato sui 150 ma con un crono forse non ancora alla sua altezza: 18"65, e un record italiano, quello di Salvino Tortu, ancora molto lontano (18"02). Altra novità, il fatto di vederlo con la maglietta di una nuova società: l'Atl. Castelnovo ne' Monti. Nei 3000 15'15"42 di Graziella Incerti (1965), che non è eccezionale, ma è un buon inizio di stagione. Alessandro De Marsico (1967) corre in 10"69 gli 80, mentre Fabrizio Vacondio (1956 ed M55) chiude gli 80 in 11"95.
  • Fermo (AN) sui 1000 Stefano Albertini (1966) piazza un buon 2'52"46. Di sicuro gran spessore il 3'01"33 di Francesca D'Angelo (1974) che non è nemmeno tanto lontano dal 2'55" e spicci della bresciana Silvia Casella che attualmente è fissato come record italiano. Un'altra mezzofondista F35 di ottime credenziali. 
  • Marcon (VE): Il mondo atletico veneto non perde tempo, e parte subito dalle gare ufficiali senza tanti fronzoli con quelle spurie. Solo sui 100 74 partenti! Tra gli over-35, direi non per niente male il 12"53 di Luigi Vanzo (1964) con -1,6 di vento e 55"97 sui 400. 13"11 per Gianpaolo Monaco (1959): entrambi i risultati valgono attorno agli 85% AGC. Cito il vincitore dei 400, Paolo Zanola, anche se non è master (33 anni... in altri paesi sarebbe un M30): 48"28 sui 400, cioè il miglior tempo italiano assoluto dell'anno. Decisamente buono il 1'02"42 di Franco Gasparinetti (1950) sempre sul giro. Albano Montresor (1971) ottiene 24'45"00 nei 5 km di marcia. Fabio Caldon (1975) spara invece il giavellotto a 60,77, mentre di ritorno da Gand, Lucio Buiatti (1959) arriva fino a 44,28. Tra le donne Paola Pascon (1968) è già in ottima forma sugli 800: 2'24"92. Dopo le due medaglie di Gand, torna in pista Natalia Marcenco, con un discreto 29'00"32 nei 5 km di marcia.
  • Reggio Calabria: che ne dite del 48,10 nel martello di Rocco Neri (1968)? Non male direi. Vincenzo Spina (1964) 12"94 (ma con una brezzolina di 5,0 metri a favore). Giusy Lacava ottiene un sorprendente 28"59 sui 200, ma il vento in quel momento era monsonico, stando al referto gara: 6,8. 
  • Lodi: solita folla oceanica per le gare lombarde. Chi si rivede? Marco Boggioni (1966), medagliato ad Ancona '09 nei 60. 23"61 con 2,7 di vento sui 200. Sempre sui 200 25"76 per Angelo Mauri (1957) ma con 2,8 di vento. 26"89 per Alberto Cerioli (1953). Finalmente un grande 1,85 nell'alto per Marco Segatel (1962), mentre il campione Europeo di pentathlon M35 Federico Nettuno (1975) 6,42 nel lungo con 2,3 di vento a favore. 
  • Bressanone: Edmund Lanziner (1959) 11,52 con il peso da 7,260. 

12/04/11

Italiani Assoluti Indoor? A punti è solo la 35^ manifestazione mondiale - Italia scende al 14° rango mondiale

Dopo aver sottoscritto un clamoroso abbonamento ad All-Athletics, sto a poco a poco prendendo la mano con le numerosissime statistiche a disposizione che tracciano panoramiche dell'atletica mondiale e continentale completamente nuove. Un nuovo modo per dire che l'atletica italiana è davvero alla frutta. Prendete solo questo dato: i Campionati Italiani Indoor sono stati a punti (40212) la 35° manifestazione internazionale dell'anno: se pensate che i paesi che praticano attività indoor si contano sulle dita di una mano, sapere che altre 34 manifestazioni (tra meeting, Campionati Continentali e Campionati Nazionali) sono state migliori non depone certamente bene per la nostra atletica. La classifica a punti è molto scientifica, perchè si basa sui punteggi (tabelle IAAF) dei primi 3 classificati nelle 10 discipline migliori. Chiaramente è una classifica creata ex post. Oltre a questi 30 punteggi, se ne aggiungono 6 delle rimanenti migliori prestazioni nelle specialità non conteggiate. Poi ci sono vari bonus a seconda che si ottengano record mondiali o l'atleta sia uno di quelli che si colloca tra le migliore 100 posizione mondiali. Insomma, un criterio sufficientemente  articolato per dire che l'atletica italiana non è certo a livelli eccelsi, se davanti si trova manciate di meeting in giro per l'Europa e una decina di campionati nazionali. Se prendiamo solo i campionati nazionali, gli italiani di Ancona sono stati l'ottavo campionato nazionale (davanti USA, Russia, Francia, Germania, GBR, Ucraina, Polonia). Per fortuna in Africa, in Oceania e nel Sud America non ci sono impianti indoor...
Forse non tutti sanno che esiste una sorta di classifica per Nazioni simile a quella che la FIFA (la Federazione mondiale di Calcio) esibisce periodicamente. Viene presentata settimanalmente, con meccanismi simili a quelli del tennis (su 44 risultati), proprio il sito di cui sto parlando. Attualmente l'Italia è 14ima tra gli uomini e 13ima tra le donne. Nell'ultima settimana l'Italia ha perso due posizioni, superata addirittura dall'Ucraina e dal Giappone. Il miglior piazzamento e prestazione maschile, è quello di Giuseppe Gibilisco, attualmente 158° (salito di due posizioni), davanti a Fabrizio Donato 229 (sceso questa settimana di 9 posizioni, e stiamo parlando di prestazioni sia outdoor che indoor). 241° Nicola Vizzoni e 264° Alex Schwazer. Solo 16 atleti maschili sono entro i 1000. 51^ Antonietta di Martino, 123^ Libania Grenot e 141^ la campionessa Europea Simona La Mantia. 21 le donne italiane nelle 1000.

Se guardiamo i ranking per specialità, si scopre che la specialità in cui si è messi meglio tra gli uomini è la marcia (e te pareva...) terza, mentre sorprende il triplo, dove la scuola italiana è attualmente quarta, dopo Cuba, Francia e Inghilterra, ma davanti ad USA e Russia. I 100 metri maschili sono al 6° posto, dopo Giamaica, USA, Francia, Trinidad e Inghilterra. 7imi nel salto in alto e nell'asta, ottavi nel martello, sempre al maschile. Debacle nel peso: 26imi e 22 nel giavellotto. 
La miglior posizione di tutte (uomini e donne) è il secondo posto dell'alto femminile. Quarte le donne dei 400 (grazie al trio Grenot, Milani e Spacca) e del triplo. 

11/04/11

A Lodi MVP a Marta: 24"13 sui 200 davanti alla Gentili

Marta Maffioletti - foto atleticaestrada
In Lombardia attività all'aperto ormai già partita a mille: e siamo già a tre fine settimane con gare. Peccato che non si capisca la necessità di "linkare" tutte le gare in modo tale da creare una classifica a punti tra gli atleti, a mò di Grand Prix, per favorire la presenza generalizzata. Così ogni gara è fine a sè stessa, non ha costruttività. Ne parlerò in un altro slancio di furore. Questo fine settimana solita fiumana di gente (e siamo appena all'inizio di aprile, sintomo che c'è voglia di partecipazione: 80 atleti partenti solo nei 200 maschili). Proprio nei 200 (in diverse serie molto ventoso) vittoria di Matteo Fancellu con 22"29 e vento 1,7 che l'anno scorso corse in 10"78 sui 100 ventoso e 21"83 sui 200. Negli 800 solo Davide Radaelli sotto i 2': 1'55"45. Alessandro Di Pasquali sale nell'alto fino a 2,05 (2,01 all'aperto l'anno scorso): anche qui unico a salire sopra i 2 metri, anche se segnalo la prestazione del 16enne allievo Ivan Nichik, che ha saltato 1,98. Si rivede Marco Segatel (1962) a quote per lui confacenti (1,85), ma dall'anno prossimo entrerà nella nuova categoria e lì ci sarà di divertirsi nella sfida con Manfredini e Mastrolorenzi. Nel lungo Davide Sirtoli (1988) spara 7,25 ma con 4,1 (e anche 7,20 e 7,21 sempre molto ventosi). Altro talento varesino dei tanti in questa specialità che si sono succeduti negli ultimi anni: alla ribalta sempre nel lungo stavolta è Matteo Rossetti (1991) che sfiora i 7 metri, anche se con un bell'aiuto ventoso: 6,94 con 2,9. Il campione d'Europa di pentathlon M35, Federico Nettuno (1975) si "limita" a 6,42 con 2,3 pro. 54"85 di Luca Cacopardo (1995) sui 400hs allievi, che è un signor tempo: la scuola dell'arte è ancora quella fucina di talenti che è l'Atletica Estrada, una delle poche che riesce davvero a creare campioncini a getto continuo. 
Bella gara di 200 al femminile con Marta Maffioletti (1991) vicina alla barriera morale dei 24": 24"13 con 0,3. L'anno scorso il suo miglior tempo era stato un 24"23 con 2 metri contro. Siamo già sulla buona strada. Questa ragazza è stata un talento da copertina nelle categorie giovanili e personalmente mi aspetto che sia uno dei talenti emergenti dello sprint al femminile, viste le premesse. Al secondo posto Manuela Gentili (1978), che è avvezza a sciropparsi numerosi 200 prima di entrare nel vivo con la sua specialità: i 400hs (l'anno scorso piazzò un clamoroso 55"78, quinta performer di sempre in Italia). Gloria Riva (1992) sale fino a 3,60 nell'asta. Nel disco continua la crescita della clarense Natalina Capoferri (1992) che riesce a far giungere il disco fino a 44,24 metri. 
  • MVP personale di giornata, Marta Maffioletti con il suo incoraggiante crono di 24"13. 
  • I risultati della gara

10/04/11

La Fidal e il (mal)trattamento degli atleti top

Sull'ultimo numero di Track&Field che mi sono fatto spedire (oh, tra prezzo del giornale e spedizione dagli USA si spende sui 3 €, cioè un 40% in meno che per una delle tradizionali riviste specializzate di atletica italiane, che costano invariabilmente 5€) c'è un interessantissimo articolo sugli atleti professionisti a stelle e strisce. Se la leggessero gli atleti italiani in odore di medaglie, si indignerebbero. Partiamo da un preambolo: come avevo avuto modo di scrivere leggendo il bilancio della Fidal del 2010, sembrava di assistere alla sagra degli orrori: mi domandavo intimamente e con un pizzico di amarezza (sapendo gli sforzi immani che con la mia piccola società si è costretti a fare per la sola riaffiliazione e per tutti i tesseramenti) e quanti di quei 20 milioni e 424 mila euro annuali che entravano nelle casse bucate della Fidasics andassero sperperati nelle più astruse motivazioni. Ho lasciato la domanda in sospeso fino a che non ho trovato l'articolo sulla rivista americana, che mi ha spinto a scavare e cercare di conoscere quanto spendesse invece la USATF (la federazione americana di Atletica Leggera) ogni anno per la propria attività. Ebbene, facendo qualche calcolo, tra budget e tesseramenti (escludiamo i guadagni da vendita dei gadgets... qui in Italia tali proventi, o non esistono, o dubito che i proventi della vendita del materiale marchiato Fidal vadano a rimpinguare le casse della Federazione) la USATF ha raccolto circa 45 milioni di dollari nel 2010, che al cambio di oggi, domenica 10 aprile, equivalgono a circa 35 milioni di euro. Ora, stiamo parlando di un movimento sportivo nettamente più numeroso: se solo dovessimo guardare alla popolazione residente, ipotizzerei che i tesserati in atletica sia collocati tra i 600.000 e i 700.000. 
Quello a cui voglio arrivare è la parte di budget che la USATF destina agli atleti di punta, quelli che sono in odore di medaglie o anche no: 4,4 milioni di dollari (cioè circa il 10% del budget TOTALE) per finanziare nonsolo  l'atleta direttamente (le famose diarie che vengono date in Italia), ma anche per fornire agli atleti top (o quasi) supporto medico, un'assicurazione sulla salute (pazzesco ma ovvio, no?), agevolazioni sugli spostamenti per le gare e un'ampia serie di facilitazioni anche sulla logistica degli allenamenti. Oltre ai 4,4 milioni di dollari, c'è un ulteriore contributo di 1,1 milioni di dollari della USOC (il nostro CONI) per gli stessi atleti: totale destinato agli atleti più promettenti e medagliabili: 5,5 milioni di dollari. Adesso vediamo come vengono spalmati. La USATF, per disciplinare questo flusso di denaro, ha diviso gli atleti in 3 livelli: al livello 1 ci sono i medagliati alle ultime olimpiadi, o medagliati nelle ultime due massime manifestazioni internazionali (mondiali), o entrati nella top-10 del ranking mondiale di T&F (pensate che razza di valore ha il prestigio di questa rivista), o nei primi 5 del ranking degli ultimi due anni. A questo livello sono presenti attualmente 92 atleti (47 uomini e 45 donne). Al secondo livello, troviamo gli atleti piazzatisi tra i primi 8 negli ultimi mondiali o olimpiadi (48 atleti totali), mentre al terzo livello esclusivamente coloro che sono appena usciti dai college (i primi due anni diciamo) e che hanno ottenuto il limite A per Mondiali ed Olimpiadi. Per questi atleti (attualmente 13) i fondi sono però limitati a benefici. Di fatto 140 atleti si spalmano i 5,5 milioni di dollari, cioè, una media di 39.000 dollari pro-capite. Fatte le debite proporizioni, è come se in Italia ogni atleta "top" percepisse dalla Fidal un contributo annuo di circa 20 mila euro. Ma in Italia, è anche vero, non ci sono 140 atleti così forte: quanti saranno tra medagliabili e finalisti? Vogliamo ipotizzare un numero... 20? Ecco: fatte queste premesse, sembra una cosa abbastanza logica pensare che gli atleti di punta di una Federazione debbano necessariamente essere la punta degli investimenti della Federazione stessa: è un pò come pensare ad un'azienda di auto. Se il prodotto è un auto di scarsa affidabilità, che consuma molto e pure brutta, chi la compra quella vettura? 
Allo stesso modo, se un vortice di 20 milioni di euro di una Federazione Sportiva è uno sputacchio da zero medaglie nei grandi appuntamenti internazionali, che razza di pubblicità è (e successivo investimento in termini di proselitismo)? Vuol dire che gli investimenti sono stati buttati nel cesso e scusate il francesismo.
Agli atleti migliori va garantito un sostanziale aiuto, perchè da loro discende il successo di tutto il movimento: sono la vetrina dell'intero sport. In questo momento la Fidal esibisce esclusivamente atleti ultratrentenni (Di Martino e Donato) o vicini i 30 (La Mantia). 
Eppure le entrate mastodontiche lascerebbero ipotizzare a chissà quali investimenti sulle risorse umane, che non avviene. 
La cosa ridicola è che il CONI ha versato nel 2010 alla Fidal la quota di 4 milioni di euro per "preparazione olimpica ed alto livello", cioè più di quanto USATF e USOC hanno versato ai loro 140 atleti. Dove sono finite queste risorse nel 2010? Le hanno prese le stuole di atleti medagliabili italiani... siamo proprio sicuri? Di quei 4 milioni di euro, alla voce uscita verso gli atleti (sempre guardando i bilanci Fidal) ci sono solo 776.000 mila euro. Poi tutte le voci vengono elencate in enigmatici "progetti", e si sa, più voci ci sono, più capire che fine facciano le risorse diviene un mistero gaudioso.
Quindi, fatevi voi un pò di conti. E soprattutto, visti i risultati, visti gli investimenti, non è che questo mandato della Fidal (con quello precedente e forse quello prima) non ha capito un acca o peggio, non ha voluto capire come aiutare l'atletica?

08/04/11

a Milano 7 record italiani master in un giorno tra miglio e 150 - 100 record nazionali in 4 mesi

Foto D'agostino e Gnoato
Giornata incredibilmente ricca di record italiani master quella di sabato scorso all'Arena Civica di Milano, durante l'Ambrosiana-Day, valido anche come 21° Miglio Ambrosiano. Proprio tra il miglio e le gare di contorno si è assistito ad una messe di record che ha portato il totale annuale a 100 giusti-giusti. L'anno scorso, alla stessa data, si era fermi a 57. Da cosa sarà data questa impennata qualitativa del mondo master? Giornata assolata, calda e l'atmosfera magica dell'Arena (a proposito, dopo la chiusura del XXV aprile era circolata la voce che chiudessero pure l'Old Trafford dell'atletica nazionale, per rifare l'impianto elettrico: in pratica Milano sarebbe rimasta senza opportunità per allenarsi) hanno contribuito a portare a 5 record nel miglio e 2 nei 150, gara inserita a corollario del miglio. Il miglior risultato tecnico di giornata l'ha piazzato Francesco D'Agostino che ad una sola settimana dal record sui 1000 nella categoria M45 di Chiari (era il 27), ha ottenuto anche quello sul miglio con 4'38"38, ben sei secondo in meno rispetto al tempo di Giovanni Ferrari che nel 2005 a Rodengo (BS) correva in 4'44"5. Grandissima prestazione anche del secondo arrivato, Franco Gnoato, con 4'39"24 anch'esso nettamente sotto il precedente record. Oltre 4 i secondi in meno nel record M65 di Aldo Michelon: Ennio Bodei sempre a Rodengo ma nel 2009 era riuscito a correre in 5'59"8, mentre il profeta in patria Michelon (corre per l'Ambrosiana) è riuscito a terminare i poco più di 1600 metri in 5'55"22. Terzo record per Pietro Ferrari (del Road Runners di Milano) nella categoria M75. Prestigioso perchè cancella dalla lista dei record niente-popò-di-meno-che Sergio Agnoli, che sta al mondo master come uno dei migliori mezzofondisti italiani over-35 e sicuramente uno dei più titolati. 7'01"98 il tempo del milanese, mentre Agnoli nel 2004 aveva corso l'allora record in 7'04"5. L'ultimo record maschile sul miglio, è infine quello di Antonio Salvadori, categoria M80, che è stato il primo di questa età a correre la distanza almeno fino a che sono state reperibili le graduatorie. 10'34"60 il nuovo record. 
Unico record sul miglio femminile l'ha stabilito Annamaria Vaghi, F60, che il precedente record l'ha letteralmente mandato in orbita: 48 secondi in meno!! Come il miglioramento su una maratona, non certo un miglio. 6'32"66 contro il 7'20"70 di Gianna Vaccari nel 2008. Come è facile dedurre, prima donna over-60 a scendere sotto i 7' nella storia atletica italiana.
In fine due record sui 150: Rosanna Franchi, F65, è stata la prima atleta italiana di questa categoria a cimentarsi nella specialità, quindi record in cassaforte col solo fatto di arrivare: 29"66, con 1,4 di vento contro. Secondo record per Aldo Cambiaghi (anche lui profetico in patria... altro Ambrosiano), che ha migliorato il suo stesso record M70 con 21"84: l'anno scorso aveva corso in 22"14

07/04/11

Record mondiale dei 1000: countdown per Rudisha - lista all-time

La notizia è ormai nota da tempo: David Rudisha, il più grande fenomeno sugli 800 dopo l'era Kipketer, si cimenterà su un 1000 metri il 31 maggio ad Ostrava. Naturalmente quando Rudisha si presenta su una gara del genere, pensare al record mondiale è un effetto immediato. Rudisha, in un'intervista a T&F, sostiene di essere felice di correre ad Ostrava (chissà quanto sarà il suo cachet...), e che sarà la prima volta in cui si cimenterà su un 1000, ma che obiettivamente ritiene di non poter ambire al record proprio per il noviziato nella specialità. Assicura comunque che farà una gara "strong" (e non penserebbe quindi al record??). L'attuale record mondiale è detenuto dal keniano Noah Ngeny, campione olimpico di Sydney 2000 con 2'11"96. Rudisha ha già esordito nella stagione australe correndo in evidente scioltezza in tempi che nel resto del globo sarebbero da finale di un'Olimpide: 1'43"88 e 1'44"80. Naturalmente obiettivo finale di Rudisha, il mondiale di Daegu, in Corea. Tra i suoi obiettivi intermedi anche il Meeting Compeed di Roma, dove lo stesso David sostiene che la "gente lì va veloce"... ci si deve aspettare qualche cosa di grosso? Quella che segue è la lista mondiale all-time dei 1000 metri.
  1. 2'11"96 - 05/09/99 - Noah Ngeny (Kenya) - 
  2. 2'12"88 - 11/07/81 - Sebastian Coe (UK)
  3. 2'12"66 - 17/07/99 - Noah Ngeny (Kenya)
  4. 2'12"88 - 09/08/85 - Steve Cram (UK)
  5. 2'13"40 - 01/07/80 - Sebastian Coe (UK)
  6. 2'13"56 - 17/07/99 - Kenneth Kimwetich (Kenya)
  7. 2'13"62 - 03/07/10 - Abubaker Kaki (Sudan)
  8. 2'13"73 - 02/07/93 - Nourredine Morceli (Algeria)
  9. 2'13"93 - 22/07/08 - Abubaker Kaki (Sudan)
  10. 2'13"96 - 26/06/03 - Mehdi Baala (France)

Chiudono le piste, ma Arese pensa solo alle prossime elezioni e a come fare per ritornare in sella

Il XXV aprile com'è adesso
(foto di Luciano Alvazzi) . Leggendo i quotidiani in giro per l'Italia sulla situazione dell'atletica di provincia (e di città), segnalatami dai nostri lettori, e poi rivolgendo lo sguardo verso la Fidal, ci si rende conto che la situazione è davvero tragicomica. Tragica perchè il malato ormai è davvero ad un passo dall'ultimo respiro, comica perchè la Fidal della catastrofica gestione-Arese sta facendo di tutto per nascondere la condizione del malato inventandosi stratagemmi ed astuzie davvero da... politica italiana. Dopo l'invenzione del tesseramento dei ragazzini che partecipano anche solo una volta alla campestre zonale dei giochi della gioventù per poter dire che i tesserati sono aumentati, la prossima sarà fermare i podisti domenicali del Parco Sempione a Milano per fargli sottoscrivere seduta-stante un tesseramento-lampo. Proprio da Milano arriva la prima sconcertante notizia. Milano-Sport, la società municipalizzata che gestisce tutto quanto è sport nella città meneghina, avrebbe i conti in rosso e avrebbe iniziato a vendere (o svendere) gli impianti di Milano ai privati. Alla fine, quindi, si è arrivati alla bancarotta dello sport milanese, e le prospettive si fanno sempre più grige. Del resto come non poteva finire così visto quello cui si è assistito a Milano negli ultimi anni? Da che c'è MilanoSport l'Arena civica, per decine d'anni il simbolo sportivo non calcistico della città, è stata umiliata in più circostanze con manifestazioni al limite del paradossale e comico (togliendo spazio naturalmente all'atletica): quasi tutte fallite. Addirittura erano riusciti a montarci una pista da snowboard; oppure l'oratorio feriale, o le corse dei cavalli, le partite scapoli-ammogliati, i raduni, le messe religiose. Quando il business a tutti i costi muove le scelte dei dirigenti a discapito dell'eticità, della salubrità dello sport, succede prima o poi questo: il fallimento. Già 4 impianti sono stati messi all'asta... e i privati che li prenderanno in mano chiederanno certamente più contributi ai praticanti di quanto avvenisse in precedenza, trasformando lo sport in un'attività per privilegiati. La creazione di una società con bilanci da tener sotto occhio non poteva che portare prima alla spremitura delle strutture anche snaturandole, poi al crollo. E così è proprio successo. Ora, il problema per l'atletica meneghina si chiama XXV Aprile, ovvero la pista più popolata di atleti allenantisi della Lombardia. Situata ai piedi della Montagnetta di Milano, calpestata da migliaia di piedi ogni giorno, dopo anni di promesse erano finalmente partiti i lavori (guarda caso l'anno delle elezioni comunali... un caso, no?) per il rifacimento della pista che negli ultimi tempi sembrava essere stata bombardata dagli intercettori della coalizione in Libia. Consegna-lavori una settimana fa. Ma la foto dimostra come le promesse non siano state assolutamente mantenute. Ora si è messa di traverso pure un'altra ditta che aveva perso l'appalto e che chiederebbe il sequestro dell'impianto. Tutta pubblicità per il sindaco Letizia Moratti a pochi giorni dalle elezioni: intimamente avrà sperato che MilanoSport fallisse con qualche settimana di ritardo. Lasciata Milano, da Conegliano si apprende che la pista è diventata un colabrodo e che di conseguenza non verranno organizzate diversi manifestazioni anche di respiro nazionale. Stessa cosa a La Spezia dove il Coni e il Comune hanno di fatto sancito la morte del centro sportivo, a Sarzana... tante storie simili di morte quotidiana dell'atletica. E nel frattempo Arese e i suoi cosa fanno per far rivivere l'atletica? Mettono mano allo Statuto, come per un politico italiano dell'attuale parlamento mettere mano alla Costituzione per modificarsi poi le leggi ad personam. Leggendo Passioneatletica.it, troverete interessanti disquisizioni su come il richiesto adattamento dello Statuto chiesto dal Coni alle Federazioni, sia stato motivo per questa congrega di personaggi che animano la Fidal di mettere mano sugli articoletti che guarda caso interessano al nostro amicone presidente del brand sportivo. Quali sono questi articoletti? Le cause di ineleggibilità del Presidente Federale, la percentuale di  voti per assurgere al terzo mandato, e l'incompatibilità tra chi ha interessi privati... nella gestione dell'atletica. Ma a voi non sembra (in piccolo) una storia già vista? 

05/04/11

già 93 record italiani master nel 2011: Maria Costanza Moroni doppio record F40 - Grandi gli Avigo bros a Chiari

Pierangelo Avigo all'Olimpico per gli italiani master 2010
Ancora grazie a Giusy Lacava, posto l'aggiornamento dei record italiani master che salgono in pochi giorni a 93, con un'altra sostanziale informata di record in specialità spurie e nelle prove di lanci. A Vercelli, a fine marzo, in pieno orgasmo sportivo da fine-Europeo indoor, un manipolo di temerari ha sfidato il meteo e si è cimentato sulla pista di Vercelli. E qui è uscito il talento di Maria Costanza Moroni, che ha stabilito la classica doppietta di questo 2011: 80 e 300. Miglioramenti sensibilissimi rispetto al passato e i record F40 passati a 10"8 e 41"5. Poi ci ha pensato Benito Bertaggia a siglare la stessa doppietta: 80 e 300 M70 con un notevole 11"9 e 49"4 e altri miglioramenti abissali rispetto ai precedenti record di categoria. Dei record non ancora ricordati menziono gli 80 metri di Rita Santini negli 80 F45 con 11"08 (avevo inserito la prestazione di un'altra atleta ad Asti, mentre a Viterbo la Santini correva nel reale primato nazionale). 
Nell'ultimo weekend infine secondo fine settimana di gare nel bresciano, dove sugli scudi troviamo i fratelli Avigo. Pierangelo sfiora il record italiano dei 1500 M50, con un sontuoso 4'21"66, contro il 4'20"2 di uno dei migliori mezzofondisti master della storia italiana, Antonio Trabucco. Il tempo gli vale anche un corrispettivo di 92,11% AGC (sopra il 90% ricordo che vi è l'eccellenza internazionale). Laura invece si classifica seconda nella gara vinta da Alessandra Seghezzi (classe '79... una F30 se fosse istituzionalizzata la categoria) con 4'51"98. Nella preventivabile categoria M30 inserirei anche Paolo Zanola, classe 1978, che ha corso in 48"87 il giro di pista. Qui i risultati migliori dei master a Chiari (BS).

92,11 - 1500: 4'21"66 - Avigo Pierangelo (61)
89,67 - 400: 48"87 - Zanola Paolo (78)
85,11 - 1500: 4'20"28 - Mangili Giovanni (70)
84,87 - 400: 1'01"11 - Gadaldi Rinaldo (54)
84,61 - 100: 12"29 - Bonzi Angelo (69)
84,47 - 1500: 4'32"59 - Arcari Angelo (66)
82,59 - 100: 13"99 - Virginio Soffientini (53)

88,03 - 1500: 4'51"98 - Avigo Laura (67)
86,95 - 400: 1'04"90 - Fusi Perlina (64)
86,38 - 400: 1'02"71 - Giorgi Gigliola (68)
83,15 - 1500: 4'41"11 - Seghezzi Alessandra (79)
74,83 - 1500: 5'22"65 - Picotti Paola (73)

04/04/11

Graziano 36"8 sui 300, cancella Saraceni - Daniela Ferrian altri 2 record italiani spurii

Proprio oggi sono usciti i risultati della riunione di Asti di sabato scorso, che purtroppo hanno visto (incredibile ma vero) l'utilizzo del cronometraggio manuale e senza anemometro. Ma in Piemonte siamo nel 2011 o nel 1911? Evidentemente nella regione governata da uno dei fedelissimi di Arese, contano più altri aspetti che la sacralità delle gare, il miglioramento della certezza statistica, la fedetà del dato. Una gara senza cronometraggio automatico è una fuffa, ma senza l'anemometro il valore diventa quasi nullo. Accetto suggerimenti su quali possano essere gli altri aspetti che nel frattempo in Piemonte stanno seguendo. Questo ancora una volta mette quel pizzico di aleatorietà a tempi che rimarranno nella storia sportiva qualunque essa sia. E così è successo proprio che a livello master si siano avute ben sei migliori prestazioni italiane, che ne superano altrettante, ma che gioco-forza dovranno viaggiare parallele complicando il panorama dei record. Ma vediamo nello specifico cos'è successo.
Il primo grande risultato è sicuramente il 36"7 di Mauro Graziano sui 300, che è un tempo clamoroso, visto che cancellerebbe il tempo di 37"69 di Enrico Saraceni ottenuto l'anno scorso a Latina il 2 maggio e che costituiva il record italiano M45 della specialità. Vediamo come Giusy Lacava tratterà il record, se cancellerà definitivamente quello di Enrico (visto che anche con il canonico arrotondamento di 0,24 il tempo sarebbe nettamente inferiore al precedente primato) o se o affiancherà. Ad onor di cronaca, devo rammentare che il tempo ottenuto dal pescarese l'anno scorso fu corso in costanza di infortunio in una giornata di pioggia. Ciò naturalmente non toglie il senso dell'impresa di Mauro Graziano, che proprio ad Ancona aveva vinto lo scontro diretto sui 200. Ora questo apre nuove prospettive per il piemontese, come i 400 a livello dei migliori. C'è ora da aspettare la reazione di Saraceni? Primo record italiano di Mauro Graziano e... primo record italiano perso da Saraceni da che fa il master, anche se era probabilmente il più abbordabile (voglio vedere il master M35, ad esempio, che corre in 33"73). 
Naturalmente era presente anche Daniela Ferrian, che ha visto bene di piazzare la doppietta di record su 80 e 300 nella categoria F50. 45"6 sui 300 che cancella (questo sì) il 47"3 di Daniela Stelori stabilito nel 2009. E naturalmente il record negli 80: 10"9, cioè 9 decimi in meno del precedente primato di Laura Vitale. 5° record F50 in soli 3 mesi per la Ferrian (due sui 60, 200 indoor e 80 e 300 outdoor) Ma dagli 80 è arrivato anche il record F45 di Silvia Binello (1964), che correndo in 11"8 ha migliorato di 2"6 il record di Elena Setti. Ad onor del vero, è giusto sottolineare che la banca dati a disposizione degli statisticians parte solo dal 2001 o 2002, quindi molti tempi sono andati persi di ciò che è avvenuto in seguito, altrimenti non si spiegherebbe un tempo così alto come primato nazionale.
5° record italiano (questo invece se la giocherà con quello attuale automatico), sugli 80 M65, dove Giovanni Cerruti ha corso in 11"5, che formalmente sarebbe meglio del 11"75 (0,2) di Lanfranco Chiavini di un paio di anni fa. Ma come si diceva, manca sia il responso automatico che quello anemometrico. Per il veterano Luciano Mazzetto (1933) si tratta del primo 80 registrato nella categoria M75, e di conseguenza si tratta di record nazionale. Il tempo? 13"9

03/04/11

Jeff Demps sui 100 - Tripletta di Sally Pearson - Disastro Fabrice Lapierre


(di Sasuke) Qualche risultato di buon livello dal mondo in queste prime settimane di gare all’aperto. In Australia, alla finale del Australian Athletics Tour tenutasi in due giornate a Perth, Sally Pearson ha realizzato l’ennesima doppietta (anzi tripletta in questo caso) vincendo i 100 metri (11.20), i 200 (23.22) e i 100 ostacoli in 12.85; l’australiana però si è detta insoddisfatta in quanto inseguiva i tempi di 11.10 e meno di 23 da tutta la stagione. Buona forma, comunque, per lei che ha già gareggiato tanto.
Tra gli uomini modesta affermazione di Aaron Rouge-Serret che vince i 100 (10.38) e i 200 (22.87); il tempo sui 200 appare molto modesto e infatti i dati riportati dalla Iaaf sono errati; in caso contario, la Pearson avrebbe potuto vincere quasi anche la prova maschile. Il vero tempo di Rouge-Serret è di 20.87.
Giro di pista con ostacoli con risultati discreti che ha premiato Brendan Cole (sotto i 50 secondi in 49.94) e Jana Pittman (55.75).
Da citare infine anche l’esordio all’aperto di Fabrice Lapierre, evidentemente in condizione pietosa e incapace di fare meglio di quattro nulli, chiudendo la gara con due soli salti validi: il migliore di 7.48. Vittoria a Mitchell Watt, capace di 8.21 (terza volta sopra gli 8.20 di quest’anno per lui) ma anche di 8.06 e 8.11. Da ricordare poi che Lapierre l'anno scorso fu capace di giungere fino a 8.78 (ventoso) proprio sulla stessa pedana; visto il risultato non sorprende che l'atleta abbia saltato le indoor.
In America, invece, si sono tenute le classiche Florida Relays a Gainesville.
Tra i protagonisti più attesi c’erano David Oliver e Xavier Carter (sui 100) che però non si sono presentati. Risultati di buon livello dai 100 metri grazie alla vittoria di Jeff Demps, di cui parlavamo qualche tempo fa, capace di imporsi con 10.07.
Buone le prove dei 200 e dei 400 metri femminili: nei 200 troviamo Natasha Hastings a 22.77 su Aurieyall Scott (22.98) e Shana Kox (23.41, meglio e seconda nei 400 metri con 51.46) mentre nel giro di pista ottima affermazione di Francesca McCorory già capace di un ottimo 50.50; di gran lunga record della manifestazione. Poco altro da citare, come la sconfitta (seconda della stagione) di Dwight Thomas (solo 13.58) ad opera di Joel Brown (13.55). Modesti i risultati dalle varie pedane dei concorsi.

02/04/11

77 record italiani e 3 mondiali in tre mesi: l'esplosione del mondo master italiano

Donato: 3 record italiani M35... ma lui non lo sa
Nonostante la situazione dirigenziale italiana e internazionale master sia nel più completo stallo di persone e di idee, il mondo master italiano dell'atletica praticata sta crescendo a livelli sicuramente non preventivabili date le premesse. La gestione alla Giano Bifronte voluta dalla Fidal (l'ennesimo colpo di genio della cricca) del mondo master (un'area italiana ed una internazionale), penso lo si sia capito, anzichè smussare gli angoli, li ha levigati finemente e così ci si trova alle manifestazioni nazionali ed internazionali un pò abbandonati a sè stessi (come mi ha scritto una nostra amica): le figure non sono chiare, si sovrappongono, si allontanano, si dissociano: pensare poi che a livello europeo, l'unico elemento italiano che ricopre una carica dirigenziale risulta essere il Signor Maggio, anti-italianista convinto, la dice lunga su come l'Italia Master Team debba ricostruirsi su basi più solide. Senza poi dimenticare la martellate in testa all'intero movimento con decisioni al limite dell'autolesionistico, come l'abolizione della finale dei c.d.s.. Ecco, nonostante tutto questo, il mondo master italiano è vivo, decisamente in fermento e spero pure in crescita numerica. E questo anche nonostante, infine, c'è chi si inventi mondi master paralleli, fatti di record italiani paralleli, campagne acquisti di persone over-70 eticamente sconvenienti, battaglie per sè stessi dove però dover coinvolgere tutti. Questo è il panorama triste, avversato poderosamente dalla realtà costituito dall'entusiasmo di centinaia di atleti master che vivono lo sport autonomamente e che trovano il vero stimolo proprio dagli altri atleti, e non certo dall'organizzazione nè soprattutto dalle persone che la compongono e che ne traggono indirettamente o direttamente benefici.
In tutto questo nel corso del 2011 siamo già a 77 record italiani, di cui 73 indoor (visto che è appena finita la stagione). L'anno scorso al 1 aprile erano "solo" 57, cioè ben 20 in meno! E che il fenomeno non sia più maschile come un tempo lo testimonia la distribuzione dei record: 38 maschili e 39 femminili. Ma questa forbice si è ridotta parecchio nell'ultima settimana grazie al primo 1000 outdoor di stagione, dove D'Agostino, Gadaldi e Rappo sono riusciti nell'impresa di portarsi a casa il primato nazionale. In questa ridda di record, tre sono particolarmente prestigiosi, se non altro perchè sono risultati essere record mondiali. Quello nel triplo W45 di Elisa Neviani, e quelli nei 3 km di marcia M60 di Graziano Morotti (due record, il primo ad Ancona e il miglioramento di Gand). La categoria italiana largamente più performante è stata proprio quella della Neviani, la W45: ben 13 record italiani nel corso dell'inverno. Ma si è assistito in generale ad un miglioramento sensibile anche nelle prestazioni delle categorie più "giovani", quelle che domani rinsalderanno le fila dell'esercito master. Quest'anno diversi atleti "assoluti" sono diventati de facto Master, apportando il loro contributo in termini qualitativi ai record: chi batterà più il 17,76 di Fabrizio Donato nel triplo, se non lui stesso? O il suo 8,03 nel salto in lungo? C'è pure un 2,28 nel salto in alto di Nicola Ciotti, che solo lui o il fratello potrebbero sorpassare nell'immediato futuro. La Artuso ha poi corso in 2'05"99, altro tempone degno di segnalazione. Dando uno sguardo di insieme si capisce che tutti però meriterebbero una citazione. Posto così la tabella di tutti i record italiani fino al 1 aprile.

31/03/11

Tiziana Grasso: un talento occulto?

Lasciamo perdere per un attimo i nonsensi, Di Mulo, la Levorato, le staffette nazionali, Collio, Di Gregorio e compagnia cantante incluso il nostro giustiziere, Mbadjock il "cotto" (ma che ci ha tostato). Concentriamoci suo malgrado su Tiziana Grasso, in maniera asettica, rigidamente statistica, senza alcuna prevenzione di carattere mentale. Voglio capire. Lasciatemi capire per favore. Devo capire! Allora, basta poco, davvero. Si va sul sito della Fidal (www.fidal.it) e si mette il cursore su "attività". Qui si aprirà un menù a tendina che mostrerà tra le varie voci l'area "statistiche". Clikkate, non abbiate paura. Qui si aprirà la pagina dove capeggia il link "vai alle graduatorie on-line". Clikkate, clikkate. Seguite ciò che vi chiede il form di inserimento dei dati, e per il 2011 sotto il nome di Tiziana Grasso troverete solo una gara: un 400 corso a Vienna il 1 febbraio. Risultato? 57"19. Non facciamo commenti, per favore! Facciamo come ad Annozero, il pubblico non si commenta, "prende atto" in religioso silenzio. A livello nazionale, il 57"19 di Tiziana Grasso nel 2011 è il 60° tempo nelle liste e 23° nella graduatoria italiana 2011 dei 400 indoor. Curioso: prima di lei troviamo la junior Ambra Gatti con 56"58 che corre nella sua stessa società, il Cus Parma. Ma meglio di entrambe l'altra junior Flavia Battaglia (Audacia Record Atletica) con 56"07. Con 56"84 troviamo invece Elisabetta Artuso, vale a dire un'atleta in età da master (è del 1974, e le categorie master quest'anno iniziano dal 1976), ma che si è laureata campionessa italiana oltre che stabilire un tempone sugli 800 in un meeting in Spagna.
Ma torniamo al 2010. La Grasso, frazionista della 4x100 femminile italiana a Barcellona, ha corso i 100 in 12"10 con 1,9 di vento a favore a Catania (non commentiamo, per carità). 41° tempo nella graduatoria nazionale, 230° (ducentotrentesimo) tempo italiano nelle liste nazionali. Dai dati Fidal, la Grasso si è cimentata in una sola occasione sui 100.
I 200 sono stati però il vero punto di forza di Tiziana, dove ha ottenuto il secondo posto agli italiani assoluti con il suo primo sub-24": 23"78 proprio a Grosseto. Cosa strana: nonostante gli europei si siano svolti dal 30 luglio in poi, per un mese intero la Grasso, dopo Grosseto, non ha più gareggiato fino alla batteria continentale della staffetta. Il 23"78 sui 200 è comunque il 12° tempo italiano del 2010, risultando la performer in Italia.
Sui 400, parlo sempre del 2010, la Grasso si è piazzata 16° nelle graduatorie italiche con 54"47. 61° tempo dell'anno per quanto riguarda le liste. Il giro di pista, da parte della siciliana, secondo il sito Fidal, è stato corso per 4 volte, due volte sopra i 55", e due volte sotto. Il secondo tempo sui 400 è stato un 54"83.
Ora viene la pars costruens. Molto serenamente e pacatamente: ma non è che a questa ragazza piuttosto che farle del bene, qualcuno le stia facendo del male? Credetemi: più ci penso e più mi viene male a pensare in che razza di gioco è finita una ragazza di 25 anni, che si allena e suda per diventare grande. Ma come tante altre! Sono con lei, unica innocente
Prendiamo l'aspetto positivo: se queste sono le credenziali per entrare nel quartetto italiano, si apre a dismisura il ventaglio di ragazze che ambiranno ad un posto in Paradiso.
Mi fermo qui, ognuno si faccia la propria idea.

30/03/11

Delirio nella Nazionale di atletica: Di Mulo non convoca la Levorato per la... Grasso

Pensavamo che la figuraccia europea della 4x100 femminile di Barcellona avesse fatto scuola e avesse fatto virare a babordo i dirigenti e i tecnici nazionali, ormai in balia del più cupo oscurantismo in fatto di merito, convocazioni, tempi virtuali e tempi reali... la classica atmosfera da disfatta di fine impero. Illuso che sono: mi sbagliavo ancora una volta. Il Duca, con un memorabile articolo, aveva già descritto il delirio che aveva colto qualcuno in seno alla Nazionale italiana, che con una decisione al limite del ridicolo aveva sostituito Manuela Levorato con la siciliana (ma è solo un caso) Tiziana Grasso: scarsa centista, buona duecentista, 400ista appena appena passabile: insomma, una come se ne possono trovare tante in Italia. Quasi che si volesse punire la veneta e umiliare la 4x100 in toto. Chi combinò quel pasticcio in realtà non sapeva che non stava umiliando quella atleta e quella formazione, ma tutta l'Italia, tutti noi, poveri pirla che guardiamo tutte le manifestazioni internazionali italiane sperando di vincere delle medaglie. In quelli che sono stati battezzati dalla Propaganda di Regime come Europei Memorabili (17imi nel medagliere...)  colui il quale ha preso quelle decisioni in realtà si è dimenticato che quelle atlete vestivano i colori della nazionale con tanto di scudettino tricolore. Invece no, i più infantili personalismi probabilmente prevalsero sulla Ragion di Stato, e si raccimolò la squallida figuraccia nota a tutti, che quel gruppo di tecnici riuscì a nascondere dietro la medaglia d'argento della 4x100 maschile. 
Ora, ci stiamo girando attorno ed è giusto prendere subito il Toro per le Corna. Il professor Di Mulo non lo conosco personalmente e non mi arrischierei mai ad esprimere giudizi sulla persona. In quanto tecnico e figura pubblica, da buon blogger non posso esimermi da fare le mie critiche su quello che ha dato e quello che ha tolto nel suo mandato. E quello che ho visto.
Probabilmente il tecnico siciliano viaggia in giro per lo Stivale portando sulla carlinga lo stemma della medaglia d'argento nella 4x100 con record di Barcellona, evento ormai diventato culto dell'atletica italiana. E' merito suo, penserà intimamente. In realtà, come abbiamo già avuto più volte modo di dire, il Signor Di Mulo, secondo l'inutile mio pensiero, non ha affatto contribuito a far vincere la medaglia d'argento alla Nazionale italiana, ma ha bensì fatto perdere quella d'oro con una prestazione che sarebbe stata sotto i 38" per i nostri colori. Da una pagina di storia epica, ad una paginetta sicuramente memorabile, ma non come sarebbe dovuto essere.
Chi ci ha rimesso? Soprattutto Simone Collio ed Emanuele Di Gregorio, che in quella staffetta fecero cose da marziani: frazioni da pari del quartetto giamaicano. Non sono impazzito, ve lo assicuro: più rilevazioni cronometriche con metodologie diverse dimostrarono infatti proprio quello che sto scrivendo. Il modulo-lunare Collio-Di Gregorio si espresse in un 200 metri da antologia. Poi (ma non è chiaramente colpa sua) Maurizio Checcucci si prese un metro sul traguardo dopo esser partito almeno un paio di metri prima del francese Mbadjock, che era ormai sulle gengive dopo aver corso 3 turni sui 100, 3 sui 200 e le batterie della staffetta. Cotto. Ma ormai il delirium e chissà quale accordi, avevano escluso da quella staffetta almeno 3 atleti italiani che in tutta la stagione erano andati più forte di Donati e Checcucci. 
Vi invito però ad allargare lo sguardo: le capacità organizzative di chi combinò le staffette di Barcellona furono confermate poi nella famigerata 4x100 femminile: un autentico suicidio sportivo. Ad oggi non c'è una sola ragione logica che giustificasse la presenza di Tiziana Grasso nella 4x100 al posto di Manuela Levorato. Era quasi meglio Chiara Rosa: almeno faceva notizia. Nel 2010 la Grasso ha concluso la stagione nei 100 al 41° posto in Italia, dietro addirittura a Maria Enrica Spacca. Come non si fa pensare male e credere che la Grasso sia stata convocata perchè si allena a Catania e Di Mulo, guarda caso, viene da Catania? Datemi un altro motivo, uno solo, che giustificasse la mancata convocazione di una delle restanti 40 atlete che hanno preceduto la Grasso nel corso del 2010!
Nessuno ha poi mai parlato della scandalosa 4x400 maschile e dell'inserimento di un uomo fidato come Claudio Licciardello nonostante l'atleta siciliano (ma è un caso) fosse completamente fuori forma ed incapace di esprimersi nemmeno in 46"5 in quel periodo. La gara, se non la ricordate, vide la nazionale italiana addirittura in testa fino ai 300 metri della terza frazione, quella di Licciardello. Poi l'incredibile crollo, il sorpasso generalizzato (quinto) in meno di 80 metri, la resa incondizionata e la mesta chiusura di Barberi in ottava (o settima?) posizione (cosa che ci ha tra l'altro precluso di essere presenti nella 4x400 a Parigi un mesetto fa). 
Ora, sembra che prima della staffetta si fosse assistito alla più totale anarchia sulle frazioni e addirittura sui componenti di quella staffetta. E quando c'è (sembra, ripeto) anarchia, e il generale è assente, chi si attacca sono i soldati. Sembra, ripeto, sembra, che Galvan si fosse proposto di sostituire l'impresentabile Liccardello, forte del 20"90 sui 200 controvento in prima corsia. Diciamo un mezzo secondo in meno sul piatto della staffetta del miglio. Ci si giocava le medaglie. Lite furibonda tra i due (sembra) e scelta che ricade come tutti sanno sul siciliano (come Di Mulo, ma è solo un caso, non fate dietrologia, mi raccomando). Se ci fosse un pò di oggettività, troveremmo tre staffette dove l'organizzazione tecnica non ne ha azzeccata una. Il problema? Fare in modo che i personalismi sorpassino gli aspetti tecnici, a mio modesto avviso. 
Diciamo che la staffetta più riuscita fu, nonostante non vinse nulla, la 4x400 femminile, forte della miglior Marta Milani, la quasi migliore Libania Grenot, e la più grande sorpresa, per me, di quella spedizione, Maria Enrica Spacca. Ma su quella non si poteva certo sbagliare, visto che le scelte erano obbligate.
Oggi si torna a quel vuoto tecnico con il primo raduno della nazionale dove spunta ancora una volta Tiziana Grasso e dove non risulta presente Manuela Levorato. Incredibile: l'unica velocista internazionale italiana esclusa per un'atleta (non ce ne voglia) di caratura poco più che regionale. Che poi: che colpa ha la Grasso, povera ragazza? Penso che se anche avessero convocato il sottoscritto a Barcellona, anche con 11" sui 100, ci sarei andato... che sò, scemo? 
Le colpe non ricadono mai sugli atleti, ma in questo caso unicamente sui tecnici e i dirigenti che si rendono colpevoli di questa anti-meritocrazia in uno sport dove conta solo il cronometro e la bindella. Per qualcuno evidentemente l'atletica funziona come la politica: contano anche le amicizie. 
Con tutto quello che ho scritto, mi sento di dover chiedere pubblicamente le dimissioni del Professor Di Mulo (voglio dire, lo fa la Gazzetta dello Sport per ogni allenatore che fallisce i suoi obiettivi, non può farlo un semplice blogger?). In questi anni si è dimostrano come tecnico incapace di gestire i gruppi della nazionale, con il braccino molle quando servivano decisioni forti e incapace di mettere da parte i personalismi per favorire le prestazioni dello sport italiano.
Lo faccia per il bene dell'atletica italiana tutta.

29/03/11

La migliore di sempre sui 400hs femminili? In questo articolo vi svelo chi è

Deon Hammings e Kim Batten
Come si fa a stabilire se un campione è stato una leggenda nella propria specialità? I campioni sono nel nostro immaginario non coloro che semplicemente vincono, ma quelli che uniscono al successo il carattere della continuità. Campioni vuol dire essere sempre là davanti per stagioni e stagioni. Quelli che vincono e poi spariscono di solito vengono chiamati... meteore. E' indubbiamente affascinante scovare chi potrebbe essere il campione più rappresentativo di una specialità: ma si sa, ci sono sempre troppi filtri mentali da parte di chi si mette ad osservare un fenomeno per giudicarlo. Noi siamo affascinati dalle volate di Bolt perchè ce le gustiamo in 3d sui mega schermi; perchè è un atleta che precorre i tempi; perchè è uno showman, e gli showman, nel bene o nel male, rimangono sempre impressi nella mente. Ma come lui, in altre specialità, possiamo trovare altri uomini o altre donne che sono andati troppo avanti o troppo oltre il loro tempo (frase alla Bragagna, lo ammetto). Così oggi mi si è presentata questa opportunità, datami dalla pubblicazione della maggiore rivista mondiale di atletica, Track&Field, del ranking dei 400hs femminili dal 1977 ad oggi. Anno per anno. Se uno che fa atletica non sa cos'è il ranking di Track&Filed, non sa cosa sia la storia dell'atletica. Per i profani, la rivista americana annualmente pubblica una lista dei migliori 10 atleti e 10 atlete secondo una propria valutazione di merito che tiene conto di molteplici fattori, come gli scontri diretti, le vittorie, le prestazioni. Può succedere così, per esempio, che il vincitore o la vincitrice delle Olimpiadi non sia stata la migliore di quell'anno (ad esempio la greca Fanì Halkia, una di quelle meteore di cui si parlava: una olimpiade vinta e poi è ripiombata nell'anonimato precedente ai Giochi olimpici). Oppure, chi ha vinto un bronzo alle olimpiadi non è entrata nella top-ten. Così annualmente, e non con una visione pluriannuale, Track&Field costruisce la storia di questo meraviglioso sport. Io mi sono limitato a costruire una classifica a punti di tutte coloro che sono state collocate in questo ranking di merito. Chi è quindi la migliore 400 ostacolista degli ultimi 34 anni? Tenete conto che la specialità è relativamente giovane: alle olimpiadi estive ne si vide la nascita solo nell'edizione dell'84 a Los Angeles, mentre solo l'anno prima, ad Helsinki, le prime 400 ostacoliste calcavano le piste in concomitanza con i primi mondiali. Dai miei calcoli, la migliore senza dubbio alcuno è stata la jamaicana Deon Hemmings. Certo, non è stata molto appariscente come atleta, anche perchè storicamente la specialità dei 400hs non ha mai visto atlete capaci di imporsi per più di due anni di seguito. Non c'è mai stata una dominatrice assoluta, una regina, ma tante principesse che ambivano al trono. Pensate: in sette edizioni di Olimpiadi, nessuna atleta è mai riuscita a doppiare il titolo. L'unica a vincere due medaglie sulle 21 a disposizione, è stata proprio la Hemmings (oro ad Atlanta '96 e argento a Sydney 2000). Di contro la Hemmings non ha mai vinto un mondiale (due argenti), mentre è riuscita nell'impresa la marocchina Nezha Bidouane (nel 1997 e nel 2001) e l'australiana Jana Rawlinson (2003 e 2007). Due le atlete che invece si sono portate a casa un mondiale e un olimpiade: la britannica Sally Gunnel (Barcellona '92 e Stoccarda '93), e in tempi recenti la jamaicana Melanie Walker (Pechino '08 e Berlino '09). Comunque regni che non sono mai durati più di 3/4 anni. La Hemmings è comunque l'atleta che ha conquistato più medaglie tra le 21 delle olimpiadi e le 36 dei mondiali: ne ha vinte 5: l'oro olimpico, l'argento a cinque cerchi e quello iridato, e due bronzi (entrambi ai mondiali). Con 4 medaglie la Bidouane e Yulya Pechonkyna (tra l'altro primatista mondiale). 
Venendo alle classifiche di T&F, la Hemmings totalizza 77 punti, frutto di una presenza all'interno delle top-ten della specialità per 10 anni consecutivi, dal 1993 al 2002 e per tre anni ('96, '97 e '99) è stata la migliore al mondo per la rivista patinata americana. 
Al posto d'onore all-time (molto staccata) l'americana Sandra Farmer Patrick, con 69 punti e presente nelle suddette classifiche in 8 occasioni e migliore al mondo anche lei in 3 circostanze ('89, '91 e '92) che è il record fin'ora. Purtroppo questo secondo dominio storico gli ha regalato solo due argenti: il secondo posto a Barcellona '92 e quello di Stoccarda '93.
Terza in questa speciale classifica l'altra USA Kim Batten, con 68 punti e due primati nel ranking: nel '95 e nel '98. Lei l'oro l'ha vinto: successe a Gotheborg nel '95. Argento ad Atlanta '96 e bronzo ad Atene '97. 
L'atleta più presente nel ranking T&F è stata però la russa Tatyana Tereshcuk: la troviamo infatti nelle liste delle 10 migliori in ben 11 occasioni (dal 1994 al 2006)! Ma un solo un bronzo per lei in tutta questa lunghissima carriera ai vertici: quello delle olimpiadi di Atene '04. 11 presenze e il 5° posto con 56 punti.
Al 4° posto la già citata Yuliya Pechonckina, con 58 punti. Per ora solo 9^ Lashinda Demus, che ha primeggiato nel 2010. Quella che segue è la classifica estratta da T&F. 
  1. 77 - Deon Hammings
  2. 69 - Sandra Farmer Patrick
  3. 68 - Kim Batten
  4. 58 - Yulya Pechonkina
  5. 56 - Tatyana Tereshuck
  6. 55 - Sally Gunnel
  7. 51 - Sandra Glover
  8. 47 - Jana Rawlinson
  9. 46 - Lashinda Demus
  10. 45 - Nezha Bidouane

Pentalanci: a Bologna la Bevilacqua oltre il record della Melotti

Ci vorrebbe il buon Mik Bellantoni (sua la foto qui a sinistra) per raccontare quello che è successo a Bologna, al campionato italiano Pentalanci Master ma valevole anche come prima prova del Grand Prix di questa specialità. Avevamo invocato che il Grand Prix si estendesse per i Master anche ad altre specialità (in sedi diverse, naturalmente) ma purtroppo si registra una contrazione generalizzata di idee attorno a questo mondo (l'ultima ha addirittura privato i master dei campionati di società all'aperto), nonostante l'entusiasmo dei master continui a crescere e in Europa si sia tra le prime nazioni quanto a risultati e presenze (e questo nonostante si vanti la presenza di Nicola Maggio negli organi decisionali della EVAA). Su tante categorie difficile quindi per me trovare il primus inter pares, anche perchè le tabelle tra le diverse categorie sono differenti. Ci danno una mano però i punteggi ai singoli lanci, anche se come è arcinoto i punteggi premiano forse eccessivamente le categorie veterane (gli over 70) a discapito dei master (fino agli M65). Scrollando i risultati mi sono imbattuto in una sorpresa: Brunella Del Giudice battuta in Italia nel lancio del martello. La sua carnefice è stata tale Maria Luisa Fancello, tra l'altro nata nel suo stesso anno, il 1943. Naturalmente sfida oltre i 1000 punti. Poi la Del Giudice si è rifatta nella specialità dove si è laureata da soli 10 giorni campionessa europea, il martellone, dove ha ottenuto 935 punti con 12,93 mt. Sopra i 900 punti anche Antonella Bevilacqua, F45: 12,85 e 903 punti, che sarebbe il nuovo record italiano di un'enormità, visto che il precedente record di Paola Melotti che risulta dalle liste Fidal era "solo" 11,44. Aspetto la conferma ufficiale di Giusy Lacava. Perchè non segnalare anche la presenza della 35enne Maria Danzi, spintasi fino a 45,32 sempre nel martello (record italiano di Maria Tranchina al momento irraggiungibile, con 53,96 mt). Dagli uomini solita sfornata di punti da parte di Carmelo Rado. Ma decisamente in palla anche Franco Bechi. Ogni commento a quanto accaduto lo troverete sul sito di Michelangelo Bellantoni, a questo indirizzo www.pentathlonlanci.it, dove troverete centinaia di immagini e video di quanto accaduto a Bologna. Beati loro... 
Qui il link ai risultati di Bologna:

Quindi, qui sotto la top-10 dei risultati maschili e quelli femminili
  1. 1012 - Martello: 31,44 - Fancello Maria Luisa 
  2. 1002 - Martello: 31,18 - Brunella Del Giudice
  3. 0935 Martellone: 12,93 - Brunella Del Giudice
  4. 0923 - Martello: 45,32 - Maria Danzi
  5. 0904 Martellone: 12,85 - Antonella Bevilacqua
  6. 0864 Martello: 36,57 - Melotti Paola
  7. 0813 Peso: 8,61 - Finazzi Maria Luisa
  8. 0811 - Peso: 8,59 - Fancello Maria Luisa
  9. 0771 Peso: 8,23 - Brunella Del Giudice
  10. 0767 Martello: 36,18 - Assirelli Elisa
  1. 1132 Disco: 43,56 - Carmelo Rado
  2. 0964 Martellone: 43,77 - Bechi Franco
  3. 0946 Martello: 16,64 - Bechi Franco
  4. 0943 Martellone: 15,15 - Carmelo Rado
  5. 0937 Peso: 11,76 - Carmelo Rado
  6. 0927 Martello: 37,68 - Carmelo Rado
  7. 0919 - Disco: 49,23 - Xhavit Derhemi
  8. 0862 - Martellone: 16,51 - Xhavit Derhemi
  9. 0855 - Peso: 12,64 - Michelangelo Bellantoni
  10. 0852 - Peso: 12,84 - Xhavit Derhemi

28/03/11

Quando gareggiare è un problema: l'odissea di un mezzofondista a Chiari

Chiari: l'invito a "non gareggiare" a chi non fosse stato d'accordo
Raccolgo con questo pamphlet la lamentela di un mio caro amico, che si è portato sciaguratamente questa domenica a Chiari, qui in provincia di Brescia, per l'esordio outdoor della stagione atletica lombarda. E peggio, naturalmente, non si poteva iniziare. Conosco qualcuno all'Atletica Chiari, e non vorrei quindi attaccare senza sentire la controparte. Se leggono, quindi, battano un colpo. Del resto il problema è "solo" un piccolo problema dal punto di organizzativo, ma che per ogni atleta si dimostra essere una sciagura che vanifica un viaggio, una bella giornata di sport: insomma, il senso stesso del fare sport. Quello che è certo, sentita l'incresciosa storia raccontata da Ugo Piccioli, iscrittosi alla gara dei 1000, è che ancora una volta le esigenze tecniche-sportive degli atleti sono state messe in secondo piano. Umiliate. In Italia, e lo sto raccontando da ormai 3 anni, quando si organizza una gara, conta una sola cosa: che la gara finisca senza rogne per gli organizzatori e per i giudici: alla tot ora tutti a casa. Non importa che gli atleti si trovino nelle migliori condizioni per gareggiare: ci sono riunioni ancora dove gli orari non vengono stabiliti se non "a seguire", dopo decenni che altrove (il solito Ticino) già all'inizio dell'anno si sa benissimo a che ora si potrà gareggiare. Quello che è inaccettabile, qui come ovunque, è quella piccola-grande arroganza che umilia gli atleti e che è finalizzata unicamente a dar vita a non sensi. Vi lascio quindi alla lettera di Ugo Piccioli. Fatevi poi voi i giudizi del caso, in attesa che magari da Chiari ci dicano qualche cosa.

COMITATO ORGANIZZATORE GARA INTERREGIONALE DI CHIARI :  DISORGANIZZAZIONE  E  ARROGANZA

Vorrei rendere noto quanto accaduto ieri in occasione della prima gara interregionale della stagione aperta anche alle categorie assolute e master svoltasi a Chiari (BS).
Erano previste gare spurie, 100 yards, 300 e 1.000.
Ho fatto la mia regolare iscrizione on line in cui si è impossibilitati ad inserire un tempo di iscrizione in quanto tutti i nostri risultati dovrebbero essere a disposizione del comitato organizzatore. 
Premesso che io come tanti altri atleti non avevo un  tempo di iscrizione sui 1.000.
Già un paio di ore prima dell’inizio della mia gara, giravano voci che le serie sarebbero state composte tenendo validi i migliori tempi realizzati sui 1.000 oppure, in mancanza, sugli 800 o sui 1.500. Giustissimo, ho pensato io. Lo scorso anno avevo realizzato 2'03"03 sugli 800 e quindi me ne stavo tranquillo credendo di essere inserito nella prima o nella seconda serie.
Un’ora prima della gara sono state pubblicate le prime 3 serie e con grande disappunto ho notato che non ero stato inserito in nessuna delle 3. Ho notato che con il mio tempo sugli 800 avrei dovuto essere collocato o come ultimo della prima serie o come primo della seconda serie.
A questo punto sono entrato nella segreteria per chiedere spiegazioni.
Ho fatto presente ad  un Signore anziano del comitato organizzatore che non ero stato inserito nelle prime tre serie pur avendo un tempo adeguato. Questo Signore  mi ha chiesto il mio nome e cognome e controllando le serie mi ha comunicato che ero stato inserito nella sesta e ultima serie.
A questo punto faccio presente che con il mio tempo sarei dovuto entrare in prima o seconda serie. Lui controbatte dicendomi che era impossibile che avessi ottenuto questo tempo e che se l’avessi ottenuto nelle indoor 2011 non valeva, non ne tenevano conto. Assurdità delle assurdità. Ho evidenziato che quel tempo l’avevo ottenuto nel 2010 ed ho invitato il signore a controllare on line sul sito della fidal. Quel signore mi ha risposto che non avevano il collegamento internet per accedere al sito della fidal e che le serie erano state già fatte e non si potevano cambiare e che se non accettavo la mia serie era mio diritto rifiutarmi di gareggiare. Inoltre mi ha risposto che non avevano il tempo di controllare i tempi di tutti. E’ da giovedì che hanno tutte le iscrizioni e non hanno avuto tempo di controllare? A quel punto mi sono letteralmente incazzato evidenziando che per controllare 50 tempi on line ci avrebbero impiegato massimo 20 minuti. Inoltre che  per un mezzofondista era indispensabile gareggiare in una serie adeguata a maggior ragione per la presenza di vento che rendeva oneroso fare una gara in solitaria. Mancava più di un’ora all’inizio della gara e c’era tutto il tempo per rimediare a questa evidente ingiustizia. Cosa avrebbe comportato togliere il mio nome dalla sesta e aggiungerlo alle prima o seconda serie? Non lo so, forse è più facile spegnere i reattori in Giappone.
Di fronte alla totale ottusità di certe persone non rimane che incazzarsi, ma purtroppo a nulla serve.
Non c’è stato nulla da fare, nonostante la mia enorme incazzatura sono uscito dalla segreteria furente e con tutte le energie mentali già consumate.
Vi mando il cartellone che il Comitato Organizzatore ha esposto alla bacheca delle iscrizioni che si commenta da solo.
Come è andata la mia gara? Avevo programmato il mio riscaldamento per gareggiare alle 17,10, ho corso alle 17,50 (40’ per disputare 6 serie!), come previsto mi sono fatto tutta la gara da solo contro vento e ho fatto lo stesso tempo che facevo in allenamento, ovvero 2’46’’. Rabbia su rabbia perché in una serie migliore avrei sicuramente ottenuto il  record provinciale m40 (di 2’45’’53) che mi ero prefissato di fare e che sicuramente valevo. 
Se me ne stavo a casa era meglio!  Infatti sono stato incazzato per tutta la serata ed ancora oggi rimane tanta rabbia, amarezza e voglia di smettere di gareggiare.
Ho raccolto tra diversi atleti parecchie lamentele per il mio stesso motivo, sia maschile che femminile.  Atleti che meritavano serie migliori rilegati in 4° e 5° e 6° batteria.
Una ragazza che ha corso quest’anno indoor i 1500 in  5’03’’ (ha ripreso a gareggiare quest’inverno e non aveva tempi nel 2010) e che meritava di essere nella prima serie, è stata inserita nella seconda serie facendosi anche lei tutta la gara da sola. Assurdo non tenere validi i tempi ottenuti un mese fa, che farebbero più fede rispetto a quelli ottenuti un anno fa! Non so con quale logica!
Vorrei che la mia lettera venga divulgata e diffusa negli ambienti dell’Atletica affinchè questi signori prendano atto che noi atleti non siamo degli imbecilli, ci alleniamo per finalizzare una gara, sputiamo sangue in allenamento e, a causa della disorganizzazione di taluni, vediamo vanificare giornate e giornate di sacrifici.
E poi evidenzio la mancanza di rispetto di questi signori verso noi gli atleti.
E non è la prima volta che succede!
Era la prima gara assoluti in pista. Come sul dirsi, chi bene inizia è a metà dell’opera.

Firmato: Piccioli Cappelli Ugo