11/05/11

Ranking mondiale d'atletica: Gibilisco, primo italiano, 185°... - i top ten italiani e mondiali

Come nel tennis, il sito di All-Athletics aggiorna settimanalmente e da tempo immemore il ranking mondiale degli atleti, basato su diversi parametri collegati fondamentalmente alle prestazioni cronometriche e metriche dei diversi atleti e le circostanze in cui sono state ottenute (un 9"90 alla finale delle olimpiadi, è diverso dallo stesso tempo ottenuto a Donnas...), o il turno in cui sono state ottenute (qualificazioni, batterie, finali...). La classifica è diacronica, nel senso che vengono prese in considerazione le 5 migliori  prestazioni nell'arco temporale di un anno a ritroso rispetto la data in cui viene considerato il ranking, quindi ogni settimana. Infine, più un risultato "sensibile" di un atleta, cioè degno di entrare nel suo carnet di risultati che gli definiscono la classifica è "vecchio", più si deprezza percentualmente, proprio per dar modo al ranking di essere fedele all'andamento attuale. Il ranking è molto manipolabile, quindi è possiible estrarre i ranking europei, e quelli per specialità e Nazione. Vediamo quello che ci dice nell'ultimo aggiornamento del 10 maggio.

David Rudisha e Blanka Vlasic migliori atleti al mondo

Il miglior atleta al mondo attualmente è David Rudisha, con 1432 punti. 5 i risultati presi in considerazione e... due record mondiali, per i quali si gode di un bonus di 20 punti l'uno. 35 le settimane in cui Rudisha è in testa a questa speciale classifica, mentre solo negli 800 il dominio si è protratto per 83 settimane: si va verso i due anni consecutivi di Impero. Al secondo posto l'ostacolista David Oliver, con 1420 punti... solo 12 punti di differenza dal keniano. Posizione raggiunta solo questa settimana, che è anche la sua migliore di sempre, avendo veleggiato al terzo posto costantemente dall'agosto dell'anno scorso. Ha perso una posizione Tyson Gay, per un solo punto: 1419 punti. Gay è stato in testa alla classifica generale per 36 settimane nel 2008. 17 le settimane di dominio solo sulla specialità dei 100, dove è attualmente il miglior interprete, e 51 quelle in cui è stato in testa al ranking dei 200. 4° un altro americano: il lanciatore Christian Cantwell, con 1398 punti. In forte ascesa il primo europeo: il francese e triplista Teddy Thamgo, risalito fino alla 5^ posizione del ranking, anche se nel passato era stato anche quarto. Poi l'ostacolista Bershawn Jackson. Il secondo europeo nella classifica maschile è un altro francese: l'astista Renaud Lavillenie, nono (persa un posizione questa settimana). Sorprende il 10° posto del giovane jamaicano Yohan Blake, nono a parimerito con Lavillenie. Usain Bolt è solo 15°, in considerazione delle poche gare dell'ultimo anno (nel conteggio gli entra anche il 10"10 ottenuto nella batteria del meeting Galan di Stoccolma). 
Tra le donne domina nettamente la croata Blanka Vlasic, dalla'alto (in tutti i sensi) 1391 punti. Solo nel salto in alto, il dominio della Vlasic sul resto del mondo si estende per 196 settimane, vale a dire quasi 4 anni. 62 le settimane invece come migliore atleta al mondo. 24 i suoi punti in più rispetto alla lanciatrice bielorussa Nadezhda Ostapchuk. 3^ l'ostacolista canadese Priscilla Lopes, e 4^ Allyson Felix.

Gli italiani? Gibilisco e la Di Martino

Da ormai diverse settimane, il miglior italiano al mondo nella classifica mondiale maschile è Giuseppe Gibilisco, che è 185° con 1240 punti. Attualmente 7° al mondo nella classifica di specialità. Vi immaginate se la classifica avesse un valore maggiore, quante cose si potrebbero dire sullo spessore generale del movimento? Dietro di lui Fabrizio Donato, che è addirittura 250° con 1221 punti. Soltanto 11° nella classifica dedicata al triplo mondiale: ma diciamo che si è molto innalzato dopo i risultati di Parigi. Terzo italiano e 281° Nicola Vizzoni, con 1213 punti. 4° italiano Andrew Howe con 1203 punti (324!), e quinto Emanuele Di Gregorio. Nella top-ten italiana al maschile 6 sono ultra-trentenni e la media è 31,1 anni: come la commentiamo questa? Tra le donne è messa molto meglio Antonietta Di Martino: 52^ al mondo, grazie alla straordinaria stagione indoor che l'ha portata anche ad essere considerata attualmente la terza altista al mondo (posizione mantenuta per 30 settimane nella carriera). Al posto d'onore Libania Grenot, davanti a Simona La Mantia e Elisa Cusma, entro i 200. Quindi un solo atleta (la Di Martino) nei primi 100 al mondo, e 3 nei 200 (Gibilisco, La Mantia e Cusma). In fondo i top ten italiani con le posizioni al mondo al 10 maggio.
  • top-ten mondiale maschile
1. (1.) David RUDISHA 88 KEN 1432 (1436) 800m
2. (3.) David OLIVER 82 USA 1420 (1420) 110mH
3. (2.) Tyson GAY 82 USA 1419 (1427) 100m,200m
4. (4.) Christian CANTWELL 80 USA 1398 (1402) Shot Put
5. (6.) Teddy TAMGHO 89 FRA 1396 (1392) Triple Jump [Triple Jump ind.]
6. (5.) Bershawn JACKSON 83 USA 1386 (1394) 400mH
7. (10.) Wallace SPEARMON 84 USA 1380 (1380) 200m
7. (7.) Jeremy WARINER 84 USA 1380 (1384) 400m
9. (8.) Renaud LAVILLENIE 86 FRA 1377 (1381) Pole Vault [Pole Vault ind.]
9. (12.) Yohan BLAKE 89 JAM 1377 (1373) 100m,200m
  • top-ten mondiale femminile
1. (1.) Blanka VLAŠIĆ 83 CRO 1391 (1395) High Jump
2. (2.) Nadezhda OSTAPCHUK 80 BLR 1367 (1372) Shot Put
3. (3.) Priscilla LOPES-SCHLIEP 82 CAN 1362 (1370) 100mH
4. (6.) Allyson FELIX 85 USA 1359 (1359) 200m,400m
5. (4.) Kaliese SPENCER 87 JAM 1358 (1364) 400mH
6. (5.) Vivian Jepkemoi CHERUIYOT 83 KEN 1356 (1360) 5000m [3000m,Cross Country]
7. (7.) Sally PEARSON 86 AUS 1354 (1358) 100mH
8. (9.) Liliya SHOBUKHOVA 77 RUS 1352 (1352) Marathon
9. (8.) Carmelita JETER 79 USA 1347 (1355) 100m
9. (10.) Milcah Chemos CHEIYWA 86 KEN 1347 (1346) 3000mSC
  • top-ten italiana maschile
1. 185. Giuseppe GIBILISCO 79 ITA 1240 Pole Vault
2. 250. Fabrizio DONATO 76 ITA 1221 Long Jump,Triple Jump [Triple Jump ind.]
3. 281. Nicola VIZZONI 73 ITA 1213 Hammer Throw
4. 324. Andrew HOWE 85 ITA 1203 200m,400m,Long Jump
5. 372. Emanuele DI GREGORIO 80 ITA 1195 100m [60m ind.]
6. 477. Alex SCHWAZER 84 ITA 1179 20km Walk [10,000m Walk]
6. 477. Fabrizio SCHEMBRI 81 ITA 1179 Triple Jump [Triple Jump ind.]
8. 565. Daniele MEUCCI 85 ITA 1169 10,000m,5000m [3000m]
9. 568. Ruggero PERTILE 74 ITA 1168 Marathon
10. 674. Filippo CAMPIOLI 82 ITA 1157 High Jump [High Jump ind.]
  • top-ten italiana femminile
1. 52. Antonietta DI MARTINO 78 ITA 1295 High Jump [High Jump ind.]
2. 122. Libania GRENOT 83 ITA 1252 400m
3. 136. Simona LA MANTIA 83 ITA 1246 Triple Jump [Triple Jump ind.]
4. 200. Elisa CUSMA-PICCIONE 81 ITA 1224 800m
5. 282. Anna INCERTI 80 ITA 1199 Half Marathon,Marathon [10 Miles Road]
6. 378. Marta MILANI 87 ITA 1176 400m [400m ind.]
7. 465. Elena ROMAGNOLO 82 ITA 1161 10 km Road,1500m,3000mSC,5000m
8. 660. Manuela GENTILI 78 ITA 1140 400mH
9. 714. Manuela LEVORATO 77 ITA 1136 100m [60m ind.]
10. 724. Marzia CARAVELLI 81 ITA 1135 100mH

Clamoroso a Milano: la prima protesta pubblica di atleti e allenatori al TG3

"Milano odia l'atletica". E' questo il motto che tambureggia sui blog e via facebook per richiamare l'attenzione del mondo dell'atletica su pista praticata di fronte al trattamento riservato all'atletica Milanese da parte dell'attuale amministrazione. Ed è successo ciò che probabilmente non era mai successo prima: una manifestazione pubblica di protesta sotto l'Arena civica di Milano contro il trattamento subito da chi pratica e si allena in questo sport.  Il tutto avverrà giovedì nel tardo pomeriggio (verso le 18:00), davanti alle telecamere del TG3 e qualche volenteroso giornalista (l'ANSA è stata avvisata dall'improvvisato comitato di liberazione cittadina dell'atletica), allorquando i manifestanti insceneranno un sit-in di protesta proprio davanti ad uno dei simboli dell'atletica nazionale, a sua volta diventato il manifesto dell'abbandono della regina degli sport da parte della politica milanese da ormai tempo immemore. Io direi che l'abbandono non è solo della politica, che è per definizione "autoperpetrantesi" e di conseguenza tende a favorire chi la perpetra, ma di tutti i soggetti collegati all'atletica che avrebbero dovuto tutelare i propri tesserati, piuttosto che mostrare un muto asservimento se non assoluto disinteresse. Sembra che la Fidal Milano abbia quanto meno operato per consentire la presenza in quelle 4 corsie... ma la Fidal Lombardia? Il CONI? Le società? Tutti troppo presi sotto le elezioni?
Ma ve lo immaginate se domenica a San Siro, durante la partita Milan-Cagliari, alcuni atleti milanesi facessero le loro ripetute sugli 80 metri diagonalmente sul campo d calcio? Dite che qualcuno se la prenderebbe? Dalla mille e reiterate promesse (su Gamefox viene citata l'ultima intervista in ordine cronologico rilasciata dall'assessore dello sport che prometteva l'ennesimo palazzetto "dedicato") successive al crollo dell'antico Palasport nel 1985 (ultima volta in cui si è vista atletica indoor nella più grande città del nord Italia), si è passati al progressivo abbandono dell'atletica, passato per le strutture outdoor e alla loro scarsa manutenzione, sino alla chiusura. Come avevo già spiegato nel precedente articolo, il XXV Aprile è impantanato in un ricorso al TAR per storie di appalti, e... siamo in Italia, quindi la cosa non promette assolutamente bene. 
L'Arena è diventata una pattumiera di sport alternativi ed iniziative senza senso che trovano la loro ragione d'essere nella politica degli scambi (sulla natura degli scambi, fate vobis). La cosa incredibile è che nonostante le centinaia di campi da calcio in città, che coprono milioni di km quadrati (di fatto l'unico verde dell'urbe) l'amministrazione ha visto bene di cedere l'utilizzo esclusivo dell'Arena al calcio, con gentile concessione di ciò che non avesse infastidito i calciatori, all'atletica. Le pedane cannibalizzate, le prime corsie sequestrate, i palloni volanti. Risultato: atletica annullata.
Il Saini non è nemmeno più annoverabile alla voice "pista di atletica", nonostante venga elencato nelle dotazioni a disposizioni della cittadinanza... considerata l'usura comprovata: utile solo ai lanciatori.
A muoversi per denunciare la situazione di umiliazione di questo sport per la prima volta... atleti e tecnici. Gli unici, evidentemente, che ci tengono. Purtroppo, come dicevo nel precedente articolo, schierarsi con la politica se da una parte può regalare visibilità e qualche opportunità, dall'altra lega le mani quando c'è da protestare. Che coerenza si avrebbe?
Quindi, chi vuole dare più solidità alla protesta, ritrovo davanti all'Arena giovedì 12 maggio alle ore 18:00.

10/05/11

Il ruggito della Fontanesi: 2'06"14 sugli 800 a Trento - Maino record nel martellone a Novara

Gli 800 femminili nazionali, in attesa di sapere come stiano Cusma e Reina (entrambe ultra-30enni), sembrano sempre più una questione tra ultra-35enni. Elisabetta Artuso (1974), che sta vivendo una seconda giovinezza sportiva (con tanto di titolo nazionale indoor assoluto) ha trovato la sua vera prima avversaria dell'anno in Maria Vittoria Fontanesi (1974). Primo 800 della stagione a Trento e prima cannonata: 2'06"14! Se ci fosse un ranking all-time degli 800 F35, sarebbe al secondo di sempre dietro al 2'03"64 della stessa Artuso del 2009. Nell'AGC intanto si avvicina alla soglia di eccellenza internazionale del 90% (89,83). Ma stiamo parlando del suo record personale? Qualcuno lo sa? Comunque: forse non tutti sanno che la Fontanesi ha vinto nel 2008 gli italiani assoluti sui 1500. Insomma: non è proprio la ragazza della porta accanto che l'altro giorno ha scoperto la pista sotto casa. Nella foto della Fidal Emilia, proprio il momento che immortala il momento clou della carriera della Fontanesi: il titolo italiano sui 1500.
Nel frattempo nel lancio del peso Marco Dodoni (anno domini 1972) si conferma uno dei migliori lanciatori italiani in circolazione: 17,46. Buon per lui, ma che campanello d'allarme per Arese e l'allegra e girovaga brigata della Fidal. Dodoni è anche considerato dalle statistiche All-Athletics, il miglior lanciatore del peso in Italia: 101° al mondo e 58° in Europa su un plafond di un anno di gare e selezionando solo le migliori. Come direbbe qualcuno: "Ragazzi, ma sciamo matti?". Il terzo italiano è ancora Paolone Dal Soglio, classe 1970 e 41 anni sulla carta d'identità. Inseriamo comunque la gara di getto del peso maschile tra le specialità in via d'estinzione insieme al Chirogaleo dalle orecchie pelose e alla Talpa dorata di Marley. Il bracconiere? Abita dalle parti di Cuneo, cercatelo là. Così le storie "master" si intrecciano con quelle "assolute": quanto meno, noi da queste parti facciamo festa.
A Novara, al meeting master Dellomodarme, record italiano di Antonio Maino nel lancio del martellone: 17,77, senza nè "pre" nè "post": record italiano. Punto. Il precedente record di Angelo Moiraghi (stessa classe di Maino) ha avuto una vita effimera: un paio di mesetti, nemmeno il tempo di poterselo coccolare. Ma l'abisso tra le due prestazioni è netta: 16,54 a 17,77, sulla calcolatrice segnano 123 centimetri. 5° asso nel mazzo di Maino, dopo i 4 record nel lancio del peso. Rimanendo in Piemonte, Francesca Juri cerca di migliorare il record italiano di alto F50, ma i suoi 3 tentativi a 1,46 si infrangono sull'asticella. Gara terminata a 1,42. Sui 100 la sfida l'OK Korrall tra i due protagonisti dei 150 M70 di inizio stagione, che si sono rimpallati il record nazionale per 3 volte, fa prevalere il lombardo Cambiaghi su Bertaggia. Massimo Clementoni (1959) 12"51 sui 100. Seguono gli AGC di Trento e di Novara.

AGC da Novara (Meeting Dellodarme)

  1. 91,23 - 200: 30"09 - Benito Bertaggia (1937)
  2. 89,02 - 100: 12"98 - Giovanni Mocchi (1953)
  3. 88,90 - 100: 12"51 - Massimo Clementoni (1959)
  4. 88,73 - 200: 27"94 - Aldo Del Rio (1946)
  5. 88,32 - 100: 14"76 - Benito Bertaggia (1937)
  6. 88,09 - 200: 29"74 - Aldo Cambiaghi (1940)
  7. 87,76 - 3000: 10'23"38 - Sergio Lovanio (1951)
  8. 87,66 - 100: 14"34 - Aldo Cambiaghi (1940)
  9. 87,09 - 100: 12"77 - Adriano Rebaudengo (1959)
  10. 83,08 - alto: 1,25 - Galdino Rossi (1938)
  11. 81,17 - lungo: 5,04 - Piercarlo Molinaris (1951)
  12. 80,86 - lungo: 6,14 - Michele Ticò (1966)
  13. 79,45 - lungo: 5,52 - Adriano Rebaudengo (1959)
  14. 78,84 - alto: 1,39 - Franco Caltabiano (1950)
  15. 78,28 - martellone: 17,77 - Antonio Maino (1951) - record italiano
  16. 78,24 - lungo: 3,92 - Galdino Rossi (1938)
  17. 77,66 - alto: 1,57 - Alberto Aldeni (1962)
  18. 76,39 - alto: 1,61 - Michele Ticò (1966)
  19. 75,87 - martello: 32,80 - Renzo Reggiani (1934)
  20. 75,82 - martellone: 12.57 - Renzo Reggiani (1934)
  21. 72,10 - disco: 38,79 - Romano Bianco (1942)
  22. 70,95 - peso: 12,88 - Michelangelo Bellantoni (1956)
  23. 70,00 - martellone: 15,89 - Angelo Moiraghi (1951)
  1. 91,14 - 100: 18"01 - Emma Mazzenga (1933)
  2. 89,26 - 200: 38"70 - Emma Mazzenga (1933)
  3. 84,53 - alto: 1,42 - Francesca Juri (1961)
  4. 78,51 - alto: 0,84 - Noemi Gastaldi (1933)
  5. 76,28 - martellone: 12,22 - Paola Melotti (1957)
  6. 73,16 - lungo: 4,38 - Francesca Juri (1961)
  7. 70,16 - peso: 10,65 - Paola Melotti (1957)
  8. 65,53 - martello: 37,44 - Paola Melotti (1957)

AGC da Trento (senza anemometro)
  1. 89,83 - 800: 2'06"14 - Maria Vittoria Fontanesi (1974)
  2. 87,34 - 400: 1'07"22 - Mirella Giusti (1960)
  3. 85,39 - 100: 14"51 - Mirella Giusti (1960)
  4. 81,41 - 3000: 10'31"15 - Francesca Iachemet (1974)
  1. 87,22 - 400: 55"62 - Luigi Vanzo (1964)
  2. 87,19 - 800: 2'05"35 - Luca Landoni (1968)
  3. 86,49 - 100: 12"44 - Andrea Truzzi (1964)
  4. 85,75 - 3000: 8'54"93 - Antonio Santi (1973)
  5. 84,82 - 100: 11"75 - Leoni Jonni (1975)
  6. 77,15 - peso: 17,46 - Marco Dodoni (1972)

09/05/11

Atletica Paralimpica: due italiane virtualmente "olimpiche": Giusy Versace e Carmen Acunto già oltre i minimi per Londra

Due le notizie da dare. Giusy Versace a Reggio Calabria con un minimo olimpico "virtuale" e un meeting di lanci con una valanga di risultati che testimoniano la crescita di tutto il movimento. Davvero una carica di entusiasmo per tutti. Preciso una cosa che purtroppo non sapevo, e che personalmente ritengo un pò stucchevole: gli atleti paralimpici i minimi per le Olimpiadi devono ottenerli solo in determinate gare del calendario (c.d.s., assoluti, meeting particolari e rappresentative internazionali): un colpo basso. La riflessione è che forse la normalità parte anche dal potere avere le stesse opportunità, e non certo di vedersele negate per... boh! Francamente non vedo il principio per cui in una gara con giudici ufficiali, un risultato non debba valere. Mistero. Lasciamo da parte questa cosa per il momento e... da dove cominciamo? Bè, dai, questa volta è opportuno segnalare che Giusy Versace,  finalmente ce l'avrebbe fatta (proprio per il principio che la riunione in cui è stato ottenuto non era quella "giusta"): minimo "B" per le Olimpiadi di Londra 2012, con un tempo davvero clamoroso sui 100 metri a Reggio Calabria: 16"72. E visto che c'è ancora più di un anno davanti, i sogni possono davvero volare un pò più in alto da quelli decouberteniani che probabilmente saranno il primo obiettivo nei prossimi appuntamenti. Il miglioramento di oltre 2 secondi in pochissimo tempo che Giusy ha ottenuto lascia pensare ad ulteriori step. Gli adattamenti alle protesi stanno dando risultati inaspettati e visto che nel mezzo ci sta anche l'adattamento organico alla nuova meccanica di corsa, è quasi ipotizzabile un miglioramento che la potrebbe portare... fermiamoci qui, per carità! 
Nel frattempo sabato 7 meeting interregionale di lanci a Savignano in provincia di Cuneo. Ebbene, continua il miglioramento generalizzato del gruppo lanciatori: Carmen Acunto nel lancio del disco stabilisce un solido personale con 18,91, oltrepassando i 7 metri nel lancio del peso (7,26). Anche lei vale già da tempo il minimo "A" per Londra, ed è probabilmente una delle discobole più forti al mondo. Peccato che nella sua categoria non vi sarà questa specialità, costringendola a ripiegare sul peso, in cui si difende comunque bene. Marco Dell'Infante continua il suo miglioramento nel disco: 23,41, cioè oltre un metro rispetto al precedente PB. Mauro Perrone sfiora il record italiano nel lancio del peso: 4,62, ma migliorandosi di ben 40 centimetri. Massimo Pallavidini si aggiunge all'elenco dei primatisti personali: 19,29 nel disco e 6,93 nel peso: stiamo parlando di miglioramenti sulle proprie migliori prestazioni di oltre un metro! E finalmente soddisfazioni anche per Deborah Dell'Infante: 4,16 nel lancio del peso... naturalmente record personale.
Ora, prossima tappa ad Assago il 21 e il 22 maggio per i c.d.s., primo vero banco di prova di tutti gli atleti per ottenere la visibilità internazionale e... i minimi. Certo che non deve essere facile avere poche "finestre" a disposizione... Poi il 3/4/5 giugno si vola a Valencia per una rappresentativa della Nazionale Paralimpica durante i campionati spagnoli.

Qui sotto un sunto delle prestazioni dei ragazzi paralimpici al meeting di Savignano.

Lancio del disco
  • Carmen Acunto - F55 – SB - 18,91 mt
  • Marco Dell’Infante - F55 – PB - 23,41 mt
  • Massimo Pallavidini - F55 – PB - 19,29 mt
Getto del Peso
  • Carmen Acunto - Sb - 7,26 mt
  • Mauro Perrone - PB - 4,62 mt
  • Massimo Pallavidini - PB - 6,93 mt
  • Debora Dell’Infante - PB - 4,16 mt
  • Marco Dell’Infante - 6,98 mt
Lancio del giavellotto
  • Carmen Acunto - 12,06 mt
  • Marco Dell’Infante - Sb - 15,65 mt
  • Massimo Pallavidini - PB - 13,60 mt
Lancio della clavetta
  • Mauro Perrone - 17,12 mt

Willie Gault: 10"88 e 22"44: due record mondiali M50 in una giornata

Tanto tuonò che piovve: Willie Gault ha infatti infranto in un sol colpo i record mondiali M50 dei 100 e dei 200, correndo a Los Angeles rispettivamente in 10"88 con 1,8 di vento e 22,44 con 1,2. Impallinato un altro grandissimo del mondo master nei 100: quel Bill Collins che nel 2002 a Baton Rouge era stato in grado di correre in 10"95. Ma come avevo già segnalato nel precedente flash il tempo l'avrebbe già battuto un mesetto fa se non fosse stato per il vento oltre il limite: 10"90 sempre a Los Angeles ma con 2,8 di vento. Poi la ciliegina del record sui 200, che abbassa il 22"53 di Everad Samuels, che a grande sorpresa nel 2008 si inserì nella cronologia dei record. Di Willie Gault ho detto quasi tutto in tutti gli interventi da me scritti negli ultimi anni. Da "giovane" aveva un PB sui 100 di 10"10 nel 1982 a Provo, anche se Gault era fondamentalmente un ostacolista di quella generazione che faceva tanto gola alla NFL. 13"26 il suo record nei 110hs e bronzo alla prima edizione dei mondiali di Helsinki 1982. Naturalmente la ciliegina della sua carriera atletica (prima di finire nel football americano dove sarebbe diventato uno dei più forti wide receiver del periodo) fu l'oro con record mondiale a quella edizione dei mondiali con la 4x100 (37"86) che annoverava Carl Lewis, Calvin Smith ed Emmit King. Francamente è poi difficile trovare un atleta che abbia vinto il Super Bowl e un oro mondiale nell'atletica leggera...

Riecco Lemaitre: 20.33 sui 200

(di Sasuke) Ci eravamo lasciati con un Christophe Lemaitre giunto terzo agli europei indoor di Parigi, ad un solo centesimo dal nostro Emanuele di Gregorio, che aveva chiuso discretamente una stagione al coperto non memorabile: i suoi primi risultati, sul piede del 6.67, non avevano certo entusiasmato specialmente visto che il ragazzo aveva dichiarato, come fanno molti atleti imprudentemente, di voler addirittura migliorare il record di Francia di Ronald Pognon, un superbo 6.45. Pognon che è sempre più spento e che ogni stagione riesce a fare peggio della precedente. Per ora è fermo a 10.65 nei 100 e ad un imbarazzante 21.71 nei 200 (tralaltro addirittura ventoso, +2.5). Difficile capire cosa gli sia successo.
 Tornando a Christophe, l'anno scorso il ragazzo, classe 1990, aveva stupito il mondo diventando il primo bianco ad infrangere la soglia dei 10.00 nei 100 metri; prima di lui c'era andato molto vicino il nostro Pietro Mennea, correndo in 10.01 (tuttora record italiano). Quest'anno Lemaitre aveva già esordito su un 100 in un peraltro discreto 10.19 (+0.8) il 23 di aprile ma è sui 200 che piazza il tempone: 20.33, con un vento in faccia di -2.2 che di certo non aiuta, che è la miglior prestazione stagionale europea e decima al mondo. Al coperto sui 200 non aveva mostrato grandi cose (solo 21.18) ma se le premesse sono queste non mi stupirei di vedere il ragazzo correre presto sotto i 20 secondi, soglia di eccellenza internazionale.

Finora l'unico capace di tanto è stato il giamaicano Nickel Ashmeade, sempre del 1990, capace di regolare avversari come Nesta Carter (20.25), Wallace Spearmon (20.16) e Steve Mullings (20.15), oltre che Asafa Powell che si è praticamente fermato per una strana sensazione ad una gamba e che ha chiuso ultimo in un pessimo 21.40 (che sarebbe comunque la terza prestazione italiana stagionale).
Tra gli altri risultati di alto livello, ottimo 100 firmato da Yohan Blake che piazza addirittura un 9.80 (segnato prima 9.77 e poi corretto): peccato per il vento, +2.2, leggermente superiore alla norma. Dietro di lui sotto i 10 anche Daniel Bailey (tornato ai livelli di un paio di stagioni fa, dopo non aver combinato molto nel 2010, 9.94), Michael Rodgers (9.96) e Michael Frater (9.98). Peccato solo non aver assistito ad una battaglia tra Carter e Blake; se Asafa non si da una mossa, rischia di rimanere a casa invece che andare a Daegu. Al femminile, ottima Shelly-Ann Fraser-Price che piazza un formidabile 22.10 (+2.4) con cui va a batter niente di meno che Veronica Campbell-Brown (22.37) e che suggerisce come la Fraser possa doppiare ai mondiali. Altri risultati degni di nota vengono dai 400 femminili, con Novlene Williams-Mills (50.71) che si impone su Rosemarie White (51.15) ,Kaliese Spencer (51.30) e su una Sanya Richards (51.62) non ancora al top della forma. Buon 1.58.41 per Kenia Sinclair, che firma il doppio giro di pista, mentre Justin Gaymon (48.58) la spunta sul campione mondiale e detentore del record dei 400 indoor Kerron Clement (48.74).

Concludo questo mio articolo con una riflessione personale. La stagione è iniziata presto quest'anno (basti pensare che il Golden Gala qualche anno fa era a Luglio e che quest'anno è alla fine di Maggio) e molti degli atleti top (Lavillenie, Cantwell, la Richards, Clement, Jackson...) non sono ancora al top della forma e sono già stati battuti anche non di poco. Nella speranza che tutti trovino la forma migliore, mi chiedo se forse non sarebbe convenuto dare il via alla stagione qualche settimana dopo.

Meeting di Trento: Chesani 2,26 nell'alto - 75,52 nel giavellotto di Bonvecchio - Hooper 11"78 nei 100

(foto Fidalveneto) - A Trento vola il poliziotto Silvano Chesani nell'alto. Addirittura 2,26, miglior prestazione italiana dell'anno, che migliora il già suo National Seasonal Best (si può dire) 2,23 di Modena. Nella velocità, mannaggia a loro, non ci sono i dati del vento: guardando i risultati del salto in lungo, dove invece è presente il dato anemometrico, ci sono state folate anche di 4 metri... in mezzo ad altre "regolari" naturalmente. Poi c'è da dire che chissà come, i dati del vento spuntano da qualche parte. Diciamo che non tutti sanno usare il Sigma nel pieno delle sue potenzialità (alcuni, come in Sicilia o altre regione, non lo usano proprio). Tutto questo per dire che Davide Deimichei ha corso in un tonante 10"50, che è il miglior risultato italiano dell'anno (ma è nelle sue possibilità, visto che ha corso un 10"56 con 2,1 una settimana fa). Dietro di lui la "speranza", il 400ista Marco Lorenzi (1993) con 10"71 che ha avuto l'onore di mettersi alle spalle il carabiniere Alessandro Rocco. 800 di spessore: Abdulaye Wagne segna un clamoroso 1'48"77, e batte l'azzurrabile Lukas Riffeser (1'49"28). Nel peso il 39enne Marco Dodoni lancia 17,46, anche se nei lanci il risultatone è quello di Norbert Bonvecchio: 75,52. Seconda prestazione italiana dell'anno, dietro al over-77 di Leonardo Gottardo. E quel che più conta primato personale! 
Nei 100 femminili, Gloria Hooper (1992) infila l'11"78: primato personale. E che primato! Fino ad oggi solo Audrey Alloh aveva fatto meglio con 11"65. Poi c'è la nigeriana (con speranze di italianizzazione) Ekeh con 11"73 (a Pavia ieri). Le statistiche le devono ancora aggiornare quelli della Fidal: certo che dopo un mese di attività, se solo due atlete italiane sono scese sotto i 12", c'è proprio spazio per tutti in questa specialità. E Di Mulo lo sa, tanto che tende a privarsene per scegliere quelle sopra i 12", che sono molte di più. E' semplicemente un calcolo matematico, no? Brava Francesca Endrizzi (1983) nei 400: 55"37, mentre sorprende negli 800 sempre più la... mmm... si offende se la chiamiamo "master" noi "master"?... Maria Vittoria Fontanesi (1974) 2'06"14, cioè la miglior prestazione italiana dell'anno con anni di luce sul resto della truppa (ma Cusma, Reina e Artuso sono sono ancora entrate nell'arena). Ma vi rendete conto? Le quattro migliori mezzofondiste veloci italiane hanno tutte più di 30 anni, e due più di 35? Poi, sarà solo il meeting di Trento, ma chi vince i 3000 femminili? Un'altra ragazzina del 1974: Francesca Iachemet in 10'31'15. Come si interpretano queste informazioni? Non ci sono più ragazze che hanno voglia di far fatica o si stanno allungando a dismisura le carriere delle atlete, sfociando nelle categorie master? Nel lungo femminili due atlete italiane sopra i 6 metri: di per sè una notizia. Peccato che entrambi i risultati siano ventosi. Laura Strati (1990) 6,19 con 3,0, mentre Elisa Zanei (1984) 6,13 con 2,3.

08/05/11

A Pavia i veri fenomeni sono Darya Derkach e Mohad Sheik Abdikadar... italianizzandi

Foto Colombo/Fidal
Io chi sono per non iniziare a parlare di Andrew Howe nel meeting di Pavia? L'han fatto tutti! Howe 45"70 sui 400. Però sapete anche che mi ero già espresso su questa meraviglia organica umana, mettendo in pausa il decoder in attesa che Howe finalmente arrivi laddove nessuno è mai arrivato prima. Davvero però. Così in attesa che l'Enterprise parta a velocità curvatura, ci si gode la solidità di Marco Vistalli che piazza un altro tempo sotto i 46": 45"94. Vistalli è attualmente 11° nel ranking europeo dei 400 (e 38° al mondo), ma visto l'incipit non c'è proprio male. L'elettrocardiogramma sembra dare segni di vita nei 400 maschili italiani, dopo la catastrofica stagione indoor in cui aveva emesso un lungo sibilo acuto. Infatti Luca Galletti 46"54 e Domenico Fontana 46"63. Sui 100 a tenere alto l'onore italico ci pensa il trentasettenne Maurizio Checcucci che dopo il 10"65 in batteria in finale arriva fino a 10"59. Non penso migliorerà la sua 93^ posizione nel ranking europeo, considerato che ha ancora in dote nell'ultimo anno prestazioni migliori. Gara vinta dall'Albionese Harry Aikines (10"10 di PB nel 2008 a Rieti) con 10"28 sul più navigato Craig Pickering 10"39 con vento di quasi un metro. Nei 1500 come al solito, lunga teoria di atleti africani, guidati da Abdellah Haidane (1989), che ha vinto in 3'43"00. Forse il secondo è da tenere in grande considerazione, visto che è un 1993 (18 anni), è somalo, ma penso stia facendo le pratiche per italianizzarsi: Mohad Sheik Abdikadar, secondo in 3'44"09. Tempo da far tremare i polsi per uno junior al primo anno. Ce la facciamo almeno questo a naturalizzarlo, o dovremo chiedere ad Obrist (e speriamo anche in Salami) di mettere le toppe fino a che sarà master? Naturalmente segnalo anche il mio amico Cividinense Yassine Rachik, anche lui del 1993, che ha chiuso in 3'52"05. Anche lui in attesa di naturalizzazione. Ottimo Giacomo Panizza nei 400hs: 50"99, e terzo posto dietro ai britannici Nathan Woodward con 50"34 (ma ha 49"70 di PB) e Flannery. 
Tra le donne, prova di forza della nigeriana Udochi Judy Ekeh (anche lei nel listone degli italianizzandi e anche lei 1993): 11"73 in finale nei 100, dopo il 11"83 in batteria. Sui 400 sarà il caso di segnalare il 55"13 di Flavia Battaglia (1993, no?) con 55"13; sui 1500 la prova di Valentina Costanza (4'19"64) e Silvia Casella (1972, ieri privata del record F35 dei 1000 dalla Baggiolini) con 4'24"55. La ticinese Irene Pusterla si conferma una delle migliori specialiste europee in circolazione: 6,63, battendo l'amica Lauma Griva che ha saltato 6,59, un solo centimetro in meno del personale (la Pusterla è 10^ nel ranking continentale, mentre la Griva 30^). Ma... aspettate. Terza un'ucraina del... '93. Darya Derkach: 6,46 con -0,5. Il risultato dovrebbe essere il suo miglior risultato di sempre, visto che a livello indoor è arrivata fino a 6,45. In una specialità estinta in Italia da qualche anno, dopo l'abbandono di Fiona May, una luce (e che luce) in fondo al tunnel.

Al Giuriati Mangili batte Avigo ed entra nella storia dei 1000 - Baggiolini record per 7 centesimi

Steve Avigo in un miglio a Milano - foto Andòcorri
Il Giuriati non è certo l'Arena, anche se la tribuna ha ricordato per molto tempo uno degli stadi inglesi dove si giocava il football. O come dicono a Milano "el futbol". Ma almeno è l'unico stadio milanese al momento dove si può praticare ancora l'atletica pistaiola, visti i numerosi scivoloni del Comune su XXV Aprile (impastoiato in un ricorso al TAR), Arena (svenduta elettoralmente al calcio a 5) e Saini (quest'ultimo ormai defunto). Il calcio tira di più (per loro) nonostante sia uno sport diventato da qualche anno diseducante per i giovani e scarsamente meritocratico: del resto la contaminazione pecuniaria non poteva che portare a questo. La tanto bistrattata Università invece tiene, laddove il ricco Comune (e le sue società per azioni) ha ammainato le vele. Viva la scuola, in questo caso. Il sole bacia i belli e al Giuriati si assiste così ad una buona scarica di gare. Il clou in chiave master avviene nella pancia della prima serie dei 1000 metri, vinta da Andrea Giolitto (1988) in 2'30"47. Peccato non avervi assistito (figurarsi, la gara pensavo fosse oggi pomeriggio ed avevo pure pianificato di andarci), perchè Angelo Mangili (1970) giunto 6° ha preceduto di soli 15 centesimi il drake Stefano Avigo (stesso anno, 1970). Una notizia il fatto che Stefano perda un confronto diretto di categoria, ma fa naturalmente più notizia il fatto che Mangili ha in realtà stabilito il nuovo record italiano M40 dei 1000: 2'36"23 contro il 2'36"38 del bresciano, e il 2'37"18 di Gianni Bruzzi corso nel 2008 a Bologna. In un atipico 1000, Emanuela Baggiolini migliora di 7 centesimi il record di Silvia Casella: 2'55"70 a 2'55"78. Sempre più verso gli 800? E si arriva così a 131 record italiani tra i master nel solo 2011. Una sorta di record dei record. Ottimo anche il 2'48"52 di Massimo Cimato (1963). Nei 100 folate anche di oltre 3 metri contrari e prestazioni conseguentemente appesantite. Lo stesso Denise Neumann riesce a trovare un momento di bonaccia e a scendere sotto i 13": 12"99 (con 0,0) a soli 11 centesimi dal record italiano di Paola Melis che ha compiuto ormai 11 anni. Ma la stagione è appena partita, e opportunità si sprecano. Maria Sgromo (1975) si cimenta in un 300 solido, concluso con 41"85 a 7 decimi circa dal record italiano F35 di Giuseppina Perlino. Altro record sfiorato nei 300 F45 con il ritorno di Elena Montini (1962) che si spinge fino a 45"76, con il record F45 di... Giuseppina Perlino (ancora lei!) a 45"08. Exploit nei 300 maschili di Omar Lonati (1970): 36"25, ovvero meno di 3 decimi dal record di 35"97 di Marco Ceriani. Tra gli M50 è diventato onnipresente Ettore Ruggeri (1958, era a Chiasso, ma non l'ho nemmeno incrociato), che ha fermato i crono a 39"28, cioè esattamente il suo vecchio record provinciale bresciano M50 poi migliorato di un paio di decimi da Antonio La Capra quest'anno. Miglior risultato in AGC di giornata per Ettore. Nei 200hs Frederic Peroni piazza 28"29, mentre il tentativo si Stefano Logoni di riprendersi il record M35 della specialità, si infrange in una squalifica. Ma che ha combinato? Sotto un estratto dei migliori risultati in chiave AGC.
  1. 89,89 - 300: 39"28 - Ettore Ruggeri (1958)
  2. 89,52 - 300: 36"25 - Omar Lonati (1970)
  3. 89,20 - 1000: 2'36"23 - Angelo Mangini (1970)
  4. 89,12 - 1000: 2'36"38 - Stefano Avigo (1970)
  5. 88,50 - 3000: 9'47"34 - Claudio Cavalli (1957)
  6. 88,17 - 1000: 2'48"52 - Massimo Cimato (1963)
  7. 88,04 - 1000: 3'05"33 - Luigi Campini (1952)
  8. 87,74 - 300: 38"34 - Paolo Bertaccini (1965)
  9. 87,12 - 300: 40"82 - Angelo Mauri (1957)
  10. 86,99 - 300: 40"88 - Massimo Malvicini (1957)
  11. 86,79 - 100: 12"98 (-3,3) - Massimo Malvicini (1957)
  12. 86,69 - 1000: 3'02"15 - Guido Spinazzola (1956)
  13. 85,84 - 1000: 2'59"26 - Carlo Vismara (1959)
  1. 86,11 - 300: 45"76 - Elena Montini (1962)
  2. 85,62 - 1000: 2'55"70 - Emanuela Baggiolini (1972)
  3. 84,60 - 100: 12"99 (0,0) - Denise Neumann (1971)
  4. 81,23 - 3000: 12'53"12 - Elide Gusmeroli (1956)
  5. 81,22 - 300: 41"85 - Maria Sgromo (1975)

07/05/11

A Doha 11 migliori prestazioni mondiali dell'anno - Gibilisco infortunato prima di gareggiare

Prima tappa della Golden League a Doha, in Qatar. Pochi ancora i pezzi da 90, visto che siamo solo all'inizio della stagione: del resto qualcuno doveva pur aprire la serie di meeting internazionali. Ci ha pensato appunto Doha, come ormai tradizione. Partiamo dal nerboruto Walter Dix, che ha vinto i 200 in 20"06, la specialità nella quale per due settimane, nell'agosto del 2010, è stato considerato dal Ranking All-Athletics il miglior specialista del mondo. Naturalmente il 2010 era l'anno senza grandi manifestazioni internazionali, dove Bolt ha di fatto rinunciato alla specialità. Da allora Walter Dix è rimasto al secondo posto distanziato di parecchio da Wallace Spearmon. Naturalmente il tempo è il miglior tempo dell'anno al mondo. Al secondo posto, a sorpresa, l'autoctono Femi Ogunode con 20"30, attualmente 28° nel medesimo ranking sui 200 e che nonostante questo è riuscito a battere nettamente il norvegese Jaysuma N'Dure, 20"55, che invece è il 5° al mondo. Asbel Kiprop, gran dominatore dei 1500 per cui è stato numero "1" per 58 settimane (attualmente è secondo) vince un raro suo 800 in 1'44"74, C'è da dire che Kiprop è solito iniziare la stagione proprio a Doha e proprio con un 800: i precedenti incipit erano stati però decisamente migliori: 1'43"17 nel 2009 e 1'43"45 nel 2010. Al momento il tempo ottenuto a Doha è il secondo dell'anno al mondo dietro, è un'ovvietà, a David Rudisha che ha già esplorato gli abissi del sub-1'44". In chiave europea, in attesa che i nostri giovani finalmente divengano consistenti, si mette in luce il britannico  Michael Rimmer (l'anno scorso al PB con 1'43"89), 4° tempo dell'anno al mondo, lui che a livello mondiale è considerato dalle statistiche diacroniche l'ottavo uomo sugli 800. Terzo quel Alfred Kirwa Yego che nel 2009 a Rieti sparò un sensazionale 1'42"67, 13° tempo mondiale all-time. A Doha Yego si limita ad un "normale" 1'45"17, che probabilmente gli consolida il 9° posto nel ranking, proprio dietro Rimmer che l'ha preceduto anche in gara. Solo 6° il campione europeo di Barcellona '10 e argento a Parigi un paio di mesi fa, Marcin Lewandowski con 1'46"42. Nei 1500 partono in 12... di cui 12 sono gli africani, fra i quali 9 keniani, 1 marocchino, 1 etiope e 1 algerino. Chi vince? Il keniano di turno, naturalmente, Nixon Kiplimo Chepseba: 3'31"84, cioè il miglior tempo mondiale dell'anno per l'8° dei ranking globali. Dietro di lui il 5° al mondo: Silas Kiplagat, che l'anno scorso infranse i 3'30": 3'29"27 a Monaco, 10° tempo all-time (e ha solo 22 anni). In questa circostanza 3'32"15. 4 dei primi dieci del rakking presenti al via e il 5°, Asbel Kiprop, dirottato sugli 800. Gare quindi di grande spessore sin dalle premesse. Ma naturalmente c'era anche il migliore dei 1500: Augustine Kiprono Choge, che si è preso una scoppola sui 3000, terminati in un volatone con 3 atleti a 7'27", che hanno stabilito nell'ordine il 9°, il 10° e il 12° tempo all-time! Vittoria all'etiope Yenew Alamirew con 7'27"26. Posto d'onore al keniano Edwin Cheruiyot Soi, con 7'27"55 e terzo Eliud Kipchoge con 7'27"66. Sul palcoscenico dei 400hs, sorprende non solo il sudafricano L.J. Van Zyl, vero dominatore della stagione australe, che lo ha visto già autore di due pazzeschi sub-48" (47"66 e 47"73 unico al mondo) ma anche un 44"86 sui piani, ma anche il connazionale Cornel Fredericks, in questo momento secondo al mondo solo a Van Zyl. 48"11 a 48"43, con Bersawn Jackson, migliore al mondo per il rankings, ad un solo centesimo da Fredericks. Dall'alto arriva la vittoria dell'americano Jesse Williams, 2,33 (2,36 indoor nel 2009), stessa misura del cipriota Ioannou Kyriakos che hanno preceduto il qatariota, unanimemente riconosciuto il vero fenomeno di giornata, Mutaz Essa Barshim, classe 1991, a 2,31. Nono Alessandro Talotti con 2,23, primo italiano dell'anno a partecipare ad una prova della Diamond League nel 2011. Nell'asta il tedesco Malte Mohr si impone in 5,81, miglior risultato mondiale dell'anno. La notizia è che il grande sconfitto di giornata è Renaud Lavillenie, dominatore assoluto della specialità da 58 settimane consecutive e ultimamente anche tentato di cancellare dal libro mastro dei record (almeno a parole) Sergej Bubka ma a Doha tornato fragorosamente a terra con un semplice... 5,50. che probabilmente è la misura che salta al mattino appena sveglio per andare dalla nonna a far colazione sul pianerottolo di sopra. Quarto. Infortunato durante il riscaldamento Giuseppe Gibilisco. Inizio non certo memorabile per il siciliano. Theddy Thamgo si impone facilmente nel salto triplo con 17,49 con 1,0 di vento: ormai da lui ci si aspetta sempre la prestazione storica, ma anche lui ha momenti di quasi normalità. A proposito, avete letto che l'allenatore nel salto in lungo di Thamgo è il leggendario cubano Ivan Pedroso? conosciuto dal francese... via facebook! In 3 sopra i 21 metri nel lancio del peso (da noi penso che l'ultimo over-20 metri sia da ricercare nel paleolitico) e il monumento vivente Gerd Kanter primo nel disco con 67,49. Nel giavellotto presenti praticamente tutti i migliori al mondo, che si sono presi un pò di scudisciate in serie dalle nuove leve, la prima delle quali è l'erede (chissà quante volte glielo avranno detto) di Jan Zelezny, ovvero Petr Frydrych (85,32). Salva la faccia Tero Pitkamaki, terzo con 83,91, e solo quinto la fionda umana Andreas Thorkildsen con 83,62
Tra le donne, ancora nulla di trascendentale nei 200, con LaShauntea Moore prima con 22"83. Ma solo in due sotto i 23", in una specialità che sembra un pò in crisi ultimamente anche a livello mondiale. Sembra sempre il ripiego del centista o la ciliegina sulla torta del 400ista. Se qualcuno volesse concentrarsi su questa specialità, avrebbe sicuramente più spazio che nelle altre due, allo stato dell'arte. Sui 400, Allyson Felix non tradisce, ma quanto ha dovuto sudare per battere la Botswaiana (come si dice?) Amantle Montsho: 50"33 a 50"41. Kellie Wells domina ancora gli ostacoli: 12"58, con Lolo Jones solo terza in 12"67, ed infine vittoria con 6,88 nel salto in lungo dell'americana Funmi Jimoh, sulla brasiliana Maggi: 6,87 e un solo centimetro.

06/05/11

A Chiasso cadono quattro record italiani master - Borgonovo PB con 5,64

Si va a Chiasso, porta della Svizzera ticinese e come al solito si fa la conta dei record italiani master nelle prove spurie. Organizzazione come al solito impeccabile, ma ci siamo ormai abituati, tanto che molti piuttosto che farsi ore di attese in qualche meeting italiano nel segno del "a seguire", preferiscono farsi qualche km in più e sapere l'ora esatta in cui si correrà. Quest'anno dal meeting di apertura di Chiasso, la cronaca parla di 4 nuovi record italiani master, ottenuti nelle prove spurie, che in questo periodo vanno per la maggiore. A Proposito: non so se avete notato, ma nella Monarchia ai piedi del Monte Titano, si continuano a registrare altri record italiani "pre", che non hanno nessuna valenza statistica se non proprio in quella Monarchia. Più le informazioni circolano, e più ci si rende conto che la storia dei record "ad età compiuta" è solo un affare internazionale della WMA, mentre tutte le singole federazioni (e i Masters Games) non si sono nemmeno mai neppure poste il problema. Si va con l'anno di nascita. Effettivamente sarebbe un controsenso far praticare ai propri tesserati attività suddivise per categorie afferenti all'anno di nascita attribuendo poi i record alla data di nascita, creando poi doppioni, non-sensi (tipo il campione della categoria superiore che stabilisce il record nazionale in quella inferiore).
Venendo alla cronaca spicciola, in una giornata "passabile" ticinese, come al solito mette il segno nella storia dei record italiani spostandoli ancora un pò più in basso Denise Neumann, sui 150 F40. Dopo aver corso 19"63 a Novara di due settimane fa, ecco il 19"49 che migliora il precedente record di 14 centesimi con un vento addirittura contrario di 0,5. Qui facciamo un piccolo passo indietro: infatti nella cronologia avevo citato i record della Moroni, stabilito un mesetto fa. In realtà mi è stato segnalato che Giuseppina Perlino, nel 2005, proprio a Chiasso aveva corso in 19"80, che era il vero e proprio record F40. Così Denise continua a detenere due record (sui 200 indoor F40 e appunto i 150 F40) ma uno ne ha reso un pò più difficile per le generazioni future. Denise si è anche presentata sulle 100 yards, correndo in 11"87. Sarà record italiano? Non lo sappiamo ancora... ho chiesto di inserire talmente tanti record a Giusy La Cava, che mi vergogno un pò a chiederle di inserire nelle liste Fidal anche quello delle 100 Yards.
Sempre nei 150 M70 continua il botta-e-risposta a distanza tra Aldo Cambiaghi e Benito Bertaggia. Aveva dato fuoco alle polveri proprio il milanese, correndo in 21"84 con -1,2 a Milano il 2 di aprile. Gli aveva risposto due settimane dopo a Novara Bertaggia, correndo esattamente un decimo in meno: 21"74. Passano altre due settimane, e Cambiaghi si riprende il record ancora con un miglioramento di un decimo: 21"64 con -0,8 di vento. Da segnalare che nell'ultima serie dei 150, Romano Carniti (1941, ma sempre M70), ha piazzato 21"66, cioè sotto il vecchio record e a soli due centesimi dal più che fresco record ottenuto da Aldo. Altri risultati di rilievo sempre sui 150... mmm... direi il 19"48 di Giovanni Mocchi (1955), mentre Ettore Ruggeri (1958) ha corso in 18"60.
Mentre il Cambiaghi piazzava il record M70, Aldo Del Rio, suo compagno di squadra, pochissimi minuti prima di lui pensava bene di portargli via il record sulla stessa distanza ma tra gli M65: 20"78, contro il 21"29 ottenuto nel 2008 dall'altro Road Runners. Diciamo che Cambiaghi è rimasto nudo da record per circa 4 minuti, il tempo tra la serie di Del Rio e la propria. Ma Del Rio è davvero scatenato oltreconfine. Dopo un paio di ore si presenta sui 300 è polverizza il record dei 300 M65: 44"20, cioè quasi 4 secondi in meno del vecchio record di Sergio Valente (48"0) corso nel 2007. 4 record italiani Master in un pomeriggio svizzero, mica male.
Tra le prestazioni da copertina, naturalmente il salto di Flavia Borgonovo a 5,64: primato personale ogni-tempo a 37 anni! A dire il vero i tabelloni di pedana avevano segnalato un clamoroso 5,74 (una decina di cm dal minimo per gli italiani assoluti), poi sul referto l'accorciamento... e nella serie c'è anche un lunghissimo salto stimabile 5,80. Non c'è che dire: l'esordio esterno sul lungo è stato fragoroso.
Nei 600 ottima prova di Luca Landoni (1968) che si getta dichiaratamente nella mischia di mezzofondisti veloci M40 che daranno battaglia in questa stagione: 1'27"46. Tra i partecipanti anche Alessandro Claut (1978) che a Niyregyaza l'anno scorso, Campionati Europei Master, si era presentato (e vinto nettamente) negli 800 della costituenda categoria M30.

05/05/11

Il Corriere della Sera ripercorre ciò che abbiamo scritto... ieri sulle piste di Milano

Sulle pagine del Corriere della Sera, nella pagina di Milano, articolo che arriva esattamente il giorno dopo il mio articolo apparso ieri su Queenatletica che denunciava lo stato delle piste milanesi. Un caso, probabilmente. Però se non fosse così, sono contento che molti dei punti da me toccati sono stati ripetuti dall'articolista Fabio Monti. Bello l'incipit dell'articolo che cita direttamente il Presidente del CONI, Gianni Petrucci, che probabilmente deve farsi bello davanti al mondo. Pure lui! Ebbene, descrivendo un panorama sportivo nazionale sempre "meno sedentario", il Presidente avrebbe citato l'ascesa dell'atletica giovanile, soprattutto dai 6 ai 10 anni. Ma a Petrucci qualcuno ha spiegato che i numeri dell'atletica giovanile (soprattutto proprio quella fascia d'età, dai 6 ai 10 anni, cioè quelli che vengono indottrinati nelle categorie "esordienti") sono una trovata geniale che porta le scuole a tesserare anche i bambini che si presentano ad una sola corsa campestre durante l'inverno? Magari svolgono tutt'altro sport (probabilmente nel 90% dei casi) e che per l'occasione dei trofei scolastici dei Giochi della Gioventù (manifestazione che probabilmente morirà nei prossimi anni), vengono forzatamente tesserati alla Fidal. Ma non è una cosa meravigliosa? 40.000 tesserati su 140.000 puramente virtuali.
L'articolo però bombarda indubbiamente la malagestione dell'Amministrazione (o delle Amministrazioni) comunali sull'atletica di vertice e quella di base. Si concorda con ciò che ho scritto ieri che le risoluzioni adottate per l'Arena sono di carattere pre-elettorale, la più incredibile delle quali è sicuramente l'organizzazione di tornei di calcio assolutamente invalidanti per l'attività atletica: prime corsie e pedane di fatto precluse. Il calcio dà un calcio all'atletica, senza tanti giri di parole. 
Mi fa piacere come nel mio articolo, che si siano citati i record mondiali stabiliti nell'impianto intitolato a Gianni Brera (in realtà 16, mentre mi ero fermato a 13) e la mia considerazione sul fatto che l'Arena è ormai diventata un postribolo di attività che hanno tolto sempre più spazio all'atletica leggera.
Sul XXV Aprile, è chiaro che probabilmente prima di rivederla aperta ci vorrà molto, ma molto tempo, visto che in ballo c'è un ricorso al TAR della Mondo. Ed infine, come non dare ragione della chiosa finale? Milano è l'unica grande città europea a non avere uno stadio per l'atletica. 

Mister 70 metri (a 50 anni) scrive a Queenatletica: il mio obiettivo? I trials Olimpici

Dopo l'articolo scritto un paio di giorni fa su Roald Bradstock, dopo il 70,34 metri celebrativo del suo 25 anno dal record mondiale (primo uomo sopra gli 80 metri con il nuovo attrezzo) mi ero preso la briga di contattarlo per avere un suo punto di vista circa le prestazioni di cui è stato protagonista negli ultimi tempi. Avendo letto la sua intervista su Masterstrack, mi ero chiesto se avrebbe voluto rendere partecipi anche noi dei suoi prossimi obiettivi. Accontentato! E naturalmente non ha fatto troppi giri di parole. Qui quello che mi ha scritto. 
"il mio obiettivo per la stagione 2011 è qualificarmi per i miei ottavi Trials olimpici che si terranno l'anno prossimo proprio nella mia nazione. Poi battere il record inglese master e rimanere costantemente sopra i 70 metri". Naturalmente, aggiunge che "il periodo per ottenere il minimo per partecipare ai Trials per le Olimpiadi 2012 è iniziato il primo gennaio di quest'anno. Così ho iniziato presto la stagione, lanciando 71,83 mt nel primo meeting, che ha infranto il record inglese master ormai vecchio di 12 anni. Da quella gara ha lanciato in diverse riunioni 71,07, 70,39, 70,41, 68,84 e il 70,34 lo scorso sabato". 
Sulla strada per Londra, Roald mi dice che "tutti i miei allenamenti e la loro consistenza, puntano ad un possibile lancio tra i 73 e i 75 metri. La chiave per raggiungere questo obiettivo sarà trovare il vento giusto che fino ad ora non ho ancora trovato. Ho a disposizione ancora pochi meeting in questa stagione, dopo di che mi dedicherò esclusivamente con il giavellotto da 700 grammi (quello per la categoria M50: quello per gli assoluti è da 800 grammi). Giovedì ho fatto la prima seduta con l'attrezzo da 700, con lanci da fermo. Era molto caldo e c'era un bellissimo vento da destra, che per me è perfetto. Ho lanciato costantemente oltre i 65 mt, e un lancio addirittura a 71 metri! Potrei stimare che potrei essere in grado di lanciare tra gli 80 e i 90 metri!". 
"Se sarò così in forma per un altro anno, il mio obiettivo per il 2012 sarà ottenere il record mondiale M50 che attualmente è 71,01. Ah! E naturalmente partecipare ai miei ottavi Trials olimpici!". 

04/05/11

Milano odia l'atletica

(nella foto di Maurizio Pistillo, il cantiere fermo del XXV Aprile) Che il rapporto delle Amministrazioni Comunali di Milano con l'atletica sia conflittuale da tempo è cosa arcinota. Anzi, diciamo che si assiste ad una sorta di sopportazione o puro menefreghismo meneghino verso questo sport, che è considerato essenzialmente solo quando c'è la Stramilano o la Milano City Marathon. Queste due manifestazioni danno visibilità (a chi?), la pista nessuna. La pista e le piste, sono un fastidioso lusso cui sembra che qualcuno voglia disfarsene per il semplice motivo che non produce sufficiente ricchezza. Del resto, come si poteva non vaticinare che si sarebbe arrivati prima o poi a questo punto? Società per Azioni che gestiscono lo sport, anche se sotto egida politica, prima o poi devono fare i conti coi bilanci, e naturalmente gli impianti di atletica non accrescono le ricchezze di nessuno. E' la stessa cosa della Fidal Servizi: voi ne avete capito l'utilità? Io ne ho capita solo la funzione finanziaria-speculativa ma quella sportivo-organizzativa rimane un mistero gaudioso.
Gestire lo sport per la collettività pensando agli utili è un'aberrazione prima ed una contraddizione in termini poi, i cui frutti ormai sono evidenti a tutti gli appassionati di atletica Milanesi. Quello che sorprende è l'assoluto silenzio di chi dovrebbe tutelare i propri tesserati: dove sono le varie Fidal e i loro rappresentanti locali? Dove sono finite le blasonate società milanesi? Forse è meglio farsi consegnare gli ambrogini a fine anno, piuttosto che far trapelare il proprio malcontento per una situazione ormai al limite del tollerabile? Le lotte vengono lasciate ai tesserati che spontaneamente si associano e scrivono lettere su lettere, bypassando società e organizzazioni da loro pagate, ma che non sembrano in alcun modo intenzionate (o in grado) di tutelarli. 
La situazione, per chi non lo sapesse, vede la leggendaria pista del XXV Aprile, sotto la montagnetta di Milano, probabilmente la più frequentata della Lombardia e forse d'Italia, ancora in via di rifacimento da mesi. Un cantiere aperto. Mi sono preso la briga di andar a vedere sul sito della Società per Azioni che gestisce l'impianto... ebbene, il termine dei lavori, si legge, che sarebbe dovuto esser espiato da qualche mese, è stato spostato (senza nessun tipo di pudore) al 15 maggio 2011. GUARDA CASO il giorno esatto delle elezioni per il Sindaco di Milano. Ma non è una presa in giro colossale? A parte che alcuni testimoni oculari hanno verificato che ci vorranno ben più di due settimane prima che l'impianto venga pronto, ma non esiste nemmeno più un minimo di ritegno? Siamo davvero tutti così ingenui?
Se al XXV aprile l'atletica è un ricordo, all'Arena di Milano, teatro sportivo in cui si sono avuti ben 13 record mondiali, impressi su una lapide di marmo nell'androne del pulvinare, patrimonio del nostro sport, regno (contrastato) dell'Atletica leggera nazionale, prima si minaccia di chiuderla per il rifacimento dell'impianto elettrico degli spogliatoi. Poi, udite-udite, viene ceduto in comproprietà tra calcetto e Atletica. L'Arena viene gestita direttamente dal Settore Sport del Comune di Milano. Orbene, al momento, se trovate i video in giro per la rete ve ne farete un'idea, sono state transennate le prime corsie: gli atleti sono quindi costretti a correre esternamente alla pista, per dar modo ai poveri pallonari di poter calciare allegramente. E sembra che qualche atleta si sia già preso qualche pallonata, visto che i campi da calcio a 5 sono perpendicolari al campo da calcio a-11. Naturalmente a pensar male ci s'azzecca sempre: cui prodest a due settimane dalle elezioni? L'Arena è stata sempre teatro sì di imprese leggendarie, ma anche di imponenti trovate talmente idiote da parte delle varie amministrazioni che si sono succedute negli anni, da lasciare pietrificati.  Evidentemente non avendo altri spazi utili in una città in cui si vive il massiccio esodo delle aziende e degli spazi una volta da loro occupati, non si trova meglio da fare che buttare tutto quello che viene in mente (il 90% idiozie, come si diceva) nella lavatrice-Arena. Concerti, partite scapoli-ammogliati, esibizioni di cavalli... Si sono viste addirittura piste da snowboard e un anno hanno pensato bene pure di spararci dentro l'oratorio feriale dei bambini milanesi. Almeno una volta ci facevano le battaglie navali, che rinfrescavano tutti. Desolante.
La pista del Saini, raccontano le cronache, è ormai fuori uso. Altro fiore all'occhiello della Società per Azioni prima citata. Il rettilineo dei 100 metri è ormai ridotto a puro asfalto. Impraticabile per chi pratica l'atletica su pista. Rimane il Giuriati, che però è gestito dall'Università di Milano. Ed è quanto meno in condizioni apprezzabili, visto lo stato degli altri impianti sportivi. 
Riflessione finale: questa Milano odia proprio l'atletica e lo sport.

70 metri di giavellotto a quasi 50 anni: Roald Bradstock punta a Londra 2012

Di Roald Bradstock ne avevo già parlato in altri lidi, per sottolineare (era il 2009) la longevità di questo eclettico giavellottista britannico oggi 49enne. L'ultima notizia che lo riguarda e che arriva dritta-dritta dagli States, ci dice che Bradstock in Virginia, ha lanciato il giavellotto a 70,30 metri, vale dire un so-called age-record. Un record mondiale per età, che qualcuno evidentemente ama registrare. Il risultato l'ha ottenuto nell'anniversario della ricorrenza del suo record mondiale ottenuto nel 1986, 25 anni fa, primo uomo sulla faccia della terra a superare la barriera degli 80 metri con il nuovo attrezzo. Naturalmente l'obiettivo per Roald come già scrivevo, è il pass per Londra 2012. Attualmente il limite "B" per le Olimpiadi è fissato a 79,50. E' pur sempre un limite "B", quindi sarà necessario che si verifichino contemporaneamente diverse opzioni, quindi non sarà un'impresa certo facile. Ma comunque, la sua partecipazione ai Trials inglesi per le Olimpiadi, all'età di 50 anni, sarà comunque un successo senza precedenti.  
In fondo all'articolo alcuni riferimenti a quanto scrissi allora. Questo quello che scrivevo allora: "E' stato anche il primo inglese a rompere la barriera dei 90 metri col vecchio attrezzo. Col nuovo giavellotto, nel 1986, è stato invece il primo uomo al mondo a sorpassare la barriera degli 80 metri, siglando il record del mondo con 81,74. Che sia un personaggio, lo testimonia anche il fatto che non solo è riconosciuto come grande atleta, ma anche come artista. Artista? Ebbene, sì, visto che ha già vinto due concorsi prestigiosi di arte sportiva (tanto che una sua opera è esposta al museo olimpico di Losanna). Questa sua genialità gli è valsa il nomignolo di "Olympic Picasso" e già per Londra 2012 è stato contattato per alcune iniziative artistiche... ma Bradstock vuole qualche cosa di più: la pedana del lancio del giavellotto. E' così che ha iniziato a lavorare su due fronti per questo sogno, che lo vedrà 50enne a Londra 2012. Mi sono informato su qualche sito... quest'anno Bradstock ha già lanciato a 72,49, 5° assoluto nella graduatoria britannica. A Berlino, come ricordato su Masterstrack, il limite "B" era fissato a 78 metri. Solo un atleta britannico ha oltrepassato gli 80... e i 78 nel 2009 (Mervyn Luckwell con 81,05 ... siamo lontani dagli anni in cui Steve Beckley era uno dei pochi avversari di Jan Zelezny!). Leggendo il sito americano, dove è riportata una breve intervista epistolare, sembra che l'allenamento del giavellottista inglese stia dando i primi frutti: con l'attrezzo da 700 grammi sembra che in allenamento abbia già superato gli 80 metri (!!!). Se volete conoscere meglio il personaggio, guardatevi questo spassosissimo video andato in onda sulla Tv inglese nella trasmissione "la Battaglia delle Generazioni" in cui Bradstock sfida un 16enne in alcuni lanci molto curiosi... imperdibile e divertente.".

02/05/11

Morigi sempre più 400 - Torna la Bignami - Spinelli Barrilli 2'04" sugli 800

Alcuni meeting sparsi per l'Italia hanno messo in luce diversi master. Mi scuso preliminarmente con tutti quelli che, autori di prestazioni notevoli, non verranno citati, ma la Fidal, nonostante l'evoluzione dei sistemi informatici, non mette a disposizione di tutti un portale dei risultati dinamico e aggiornato almeno lontanamente parificabile a quello che usano le altre Federazioni internazionali. Ad oggi non ho ancora capito perchè le Fidal di alcune Regioni inseriscano i risultati in file .pdf, altre non li inseriscono nemmeno, altre in excel... 'na babele. Di sicuro solido esordio di Marco Morigi, 1961, a Modena nel meeting master su 100 e 200: due prestazioni sopra il 90% AGC. Sui 100 11"91 (il record di Salvino Tortu è 11"65), mentre sui 400 piazza un promettente 54"72. Gian Carlo Bonfiglioli (1970) sui 1500 ottiene 4'17"30, anche se percentualmente vale qualche punto percentuale in più il 4'30"32 di Marco Moracas (1961). Ma a Palmanova, come segnalato nel forum da Alessandro Tifi, succede l'imponderabile, e Carlo Spinelli Barrile ottiene sugli 800 2'04"77, inserendosi nella lunghissima lista di mezzofondisti di caratura M45. Nel lungo Arrigo Ghi (1945) salta 4,58, mentre Franco Menotti (1961) neo M50, arriva a Palmanova sino a 5,42. Prestazioni da cronaca anche tra le donne: il miglior risultato in AGC nella velocità lo fissa Angela Pachioli sui 400: 1'09"41, che equivale a 87,02%. Grande prestazione sui 400 di Cristina Amigoni (1968) a San Marino: 1'02"38. Ma a Modena si è rivista anche un'altra campionessa Mondiale ed Europea: Tiziana Bignami (1972). 12"92 sui 100 e 1'01"29 sul giro di pista. Cristina Sanulli, sua paricategoria, (1972) non è nemmeno tanto lontana dalla parmense: 13"06. Non male il 14"07 dalla multiplista Rossella Zanni, che nel lungo arriva fino a 4,73. Naturalmente se avete altri risultati di rilievo, speditemeli a gigaben@yahoo.it

01/05/11

Record italiano sui 200 F50 per Gianna Lanzini... prima che la Ferrian batta un altro colpo

Daniela Ferrian, non più di una settimana fa, piazzava il suo uno-due su 100 e 200 a Villanova D'Asti il 25 aprile che le sarebbe valso il doppio-record italiano nelle due specialità. Peccato che sui 200 una bava di vento superiore alla norma le abbia tolto un miglioramento di oltre un secondo rispetto al precedente record di 28"97 di Silvana Zucchi che resiste da ormai 9 anni. Così, in attesa di rivedere la Ferrian in pista, a sorpresa Gianna Lanzini a Pistoia nel tradizionale meeting master (nella foto a sinistra, in ultima corsia ai cds di Cagliari), entra ufficialmente nella storia e nella cronologia dei 200 outdoor F50, cancellando la stessa Zucchi e piazzando un notevole 28"92 con addirittura 2,4 metri di vento contrario. La stessa Lanzini piazza anche un gran 100 con 13"88 (89,27 agc) con vento quasi nullo, che se non fosse stato proprio per la Ferrian la settimana scorso, avrebbe valso per la Lanzini un altro record di categoria. Il precedente record cancellato dalla Ferrian infatti era il 13"99 di Umbertina Contini stabilito nel 2000. Sempre nel meeting di Pistoia riflettori su Antonio Rossi, M60, stavolta impegnato solo sui 200, ma dove con 25"92 con quasi due metri di vento contrario, totalizza un sonante 93,18 agc. Il record di Vincenzo Felicetti è fissato a 25"55 e contando i due metri contro l'umbro non sembra tanto lontano. Un altro avversario di Felicetti, Rudolf Frei, M60, ha piazzato nel frattempo sui 400 un ottimo 1'00"48 (89,07 agc). Negli 800 maschili risultava iscritto il campione Europeo M40 Giovanni Latini, ma il referto di gara non ne certificherà la presenza. Peccato. Nei 400 femminili si presenta la veterana Emma Mazzenga F75, che con 1'27"18 totalizza alla slot AGC un jackpot di 98,84: secondo il convertitore, il punteggio equivarrebbe ad un 48"16 sui 400... seconda solo a Marita Koch e Jarmila Kratochvilova nella storia della specialità. Ma qui diciamo che come sostengo da tempo immemore, l'AGC dopo i 70 anni inizia la sua corsa esponenziale verso valori infiniti, gratificando oltre modo atleti che nella loro vita sportiva giovanile non erano certo fenomeni. Francesca Pini-Prato (1968) vince i 3000 in 11'07"45, mentre ottiene un 86,95 agc con un salto a 1,40 nell'alto Sandra Dini, a 5 centimetri dal record italiano stabilito una settimana fa da Francesca Juri.

Penn Relays: i Jams di Asafa castigano gli USA

L'evento clou sono state sicuramente le staffette veloci, che vedevano una nutrita raffica di sprinter di grido mondiale e che non hanno di certo tradito le aspettative. Ma in realtà i Penn Relays sono 5 giorni di staffette dai bambini ai master, con moltissime gare di contorno. Un esempio che fa fatica ad essere applicato qui in Italia (figurarsi... con la gerontocrazia che ci governa, c'è pure il rischio di tornare a correre sulla carbonella, con i mutandoni bianchi e lo spago tra le corsie), nonostante i ritorni di immagine, televisivi, di sponsor... e la ricaduta sul proselitismo. Parole senza senso in Fidal, in cui la parola d'ordine sono "eleggibilità, statuto, società di servizi, grigio, tristezza..." e non certo "ragazzi, diffusione, scuola, partecipazione, gioia". Vedremo dove ci porteranno questi amministratori (che purtroppo infestano la Fidal anche a livello locale: oh, anche dopo 30 anni non cedono le loro cadreghe o i loro ruoli di fiduciari!).
Venendo ai Penn, facciamo cronaca. La 4x100 dei Jams, probabilmente già al gran competo fatta eccezione per Bolt, doma i due quartetti americani rimpinzati di jet non certo di primo pelo. Stando al referto, Asafa Powell si è esibito in una inusuale prima frazione, seguito da Michael Frater, Nesta Carter e dal top-lister mondiale dei 100 del 2011, Steve Mullings. 38"33 per i giamaicani che hanno regolato gli USA Red che schieravano Walter Dix, Wallace Spearmon, Trell Kimmons e Mike Rodgers: 38"43, un decimo in più. A 38"66 gli USA Blue, con il redivivo Justin Gatlin, Darvis Patton, Shawn Crawford ed Ivory Williams. LA 4x100 USA femminile (Lauryn Williams, Allyson Felix, Marshevet Myers, Carmelita Jeter) prevale nettamente con 42"28, davanti all'altra formazione americana (Gloria Asumnu, Miki Barber, Bianca Knight, Alex Anderson) che ferma i crono a 42"64. Terze le jamaicane con 42"74 (Kerron Stewart, Sherone Simpson, Aleen Bailey, Shelly-Ann Fraser) con 42"74. La Germania era presente sia nella staffetta veloce maschile (che non è giunta al traguardo) e quella femminile (6^ in un non trascendentale 43"89). Ma c'erano, insomma, in un palcoscenico così importante. Qualche italiano di grido esordirà solo al meeting di Pavia, che non è esattamente la stessa cosa. Nelle 4x400, sorprende l'americana Francena McCoroy (USA "B") cronometrata in seconda frazione in 49"8, meglio di Allyson Felix (USA "A") che sempre in seconda ha corso in 50"3. 50"3 anche per Natasha Hastings negli USA "A". Vittoria degli USA "A" con 3'22"92 (Debbie Dunn (51.1), Allyson Felix (50.3), Natasha Hastings (50.30), Sanya Richards-Ross (51.18)), sugli USA "B", 3'23"17 (Dee Dee Trotter (51.5), Francena McCoroy (49.8), Keshia Baker (50.51), Monica Hargrove (51.39)) e Jams, 3'23"82 (Shericka Williams (51.5), Novlene Williams-Mills (50.4), Christine Day (51.33), Kaliese Spencer (50.59)). Tra gli uomini lo show lo fa Kirani James cronometrato 44"6, in una staffetta di Granada che schierava anche il top lister mondiale dell'anno in ultima frazione, Rondell Bartholomew (44"74 il suo crono lanciato). Peccato che i due granadini (o granadensi?) non siano supportati da altrettanti staffettisti "un pò meno peggio", detta alla Bragagna (il terzo di loro ha piazzato un 47"8 che sa di over-48" su gara dai blocchi, non certo il maximum per una staffetta che vuole avere uno spessore mondiale). Non clamorose le staffette USA, comunque vincitrici con la squadra A con 3'02"40 (Quentin Summers (46.4), Jamal Torrence (44.9), Bershawn Jackson (45.58), Angelo Taylor (45.49)). Secondi i bahamensi con 3'02"79 (Ramon Miller (46.5), Michael Mathieu (45.0), Andrae Williams (46.50), Chris Brown (44.82)) e appunto Granada, 3'04"69 (Joel Redhead (47.6), Kirani James (44.6), Kenion Herry (47.80), Rondell Bartholomew (44.74)).