12/02/12

Abate è proprio vero: 7"59 a Karlsruhe

Emanuele Abate - Foto FFOO
Ora, Arese&Uguagliati si sa che rifuggono i mondiali indoor come un posseduto teme un esorcista. Per un motivo: se all'aperto entrano in gioco specialità come la marcia e altri variabili indipendenti che fanno aumentare di qualche decimale le probabilità di medaglie, a livello indoor dopo lo zero-virgola c'è probabilmente un altro zero prima della prima cifra che conta. Mettiamoci anche che alcuni atleti top italici solitamente non partecipano all'attività al coperto e il gioco è fatto: meglio non scomodare la stampa per uno "zeru tituli" che è ormai un refrain di questa Fidal-Concordia. Anzi è un mantra. Poi si è costretti a scomodare il CONI e quella sorta di amico di tutti (i politici) di Petrucci per salvare la faccia davanti alla stampa e al mondo.   Purtroppo per loro non tutti la pensano così (in particolar modo gli atleti) e in particolar modo se la IAAF mette dei limiti e qualcuno li ottiene. Non saranno magari da medaglia, ma quello che si vede dai "non eletti" (esclusi dal cerchio magico di Arese&Uguagliati... a proposito, avranno poi telefonato ad Abate dopo il record italiano?) è davvero stupefacente. Meravigliosamente lugubre l'affermazione sul ponte di comando del comandante della nave della Costa mentre affondava al largo del Giglio: "Vabbuò...". Questo è lo stesso atteggiamento della Fidal-Concordia di oggi di fronte al vuoto che è stato creato: Vabbuò... 

Tutto questo polemico preambolo (e che palle ste polemiche! Voglio l'atletica azzurra!) ecco che si rivede in pista a Karlsruhe un giganteggiante Emanuele Abate, che ha dimostrato di non subire più nemmeno le pressioni della grande manifestazione. Perchè... le ha mai subite? Del resto partecipa a mille gare ad ogni stagione, e se non ha paura di qualche cosa, è sicuramente quella di gareggiare e mettersi continuamente in discussione. Mi vengono invece in mente alcuni atleti italiani che si ritengono "top" e che prima di palesarsi al mondo, aspettano giugno se non luglio, esordendo addirittura dopo gente come Bolt, Gay, Powell. A me vien da ridere, francamente... Abate l'anno scorso si è fatto l'Universiade (5°), poi il Mondiale dove è purtroppo uscito in batteria per un nulla, soprattutto a causa della formula a 3 turni innestata da quel personaggio ambiguo di Diack, che sta alla IAAF come Petrucci sta al CONI e come Arese sta alla FIDAL-Concordia. Ma corse comunque in batteria in 13"63, ovvero vicinissimo al suo personale. Pensando a Londra e con i tre turni, servono proprio tempi sulla soglia del 13"60 per accedere alle semifinali e appena sopra i 13"40 per la finale. Oh, ma dopo tutti questi temponi, non li vale già 13"40 Abate? A proposito, non ho detto ancora del suo stupefacente 7"59 di Karlsruhe, secondo tempo personale di sempre; ma anche secondo tempo italiano all-time. Tempo che seguiva il 7"63 della batteria (vinta), che a questo punto è il suo terzo tempo all-time. Rispetto a sè stesso del 2011, ci balla più di un decimo su una gara corta... Ma una gara di atletica è anche man-vs-man. Anzi, è soprattutto questo. A Karlsruhe, Abate arriva terzo, dietro l'americano Jeff Porter (7"54), e il proteiforme russo Konstantin Shabanov con 7"56. Ma dietro, battuti, Joel Brown (7"48 di PB e stesso tempo di Abate sul traguardo). Ma anche l'altro americano Fred Townsend, che un paio di giorni fa era arrivato al PB di 7"58. 

A Karlsruhe era presente anche Sylvia Weissteiner, che però è arrivata molto lontana dal minimo per i mondiali di 9"02: 9'14"30.

Per il resto meeting che mette in vetrina i mezzofondisti: Genzebe Dibaba sfiora il record mondiale dei 1500 femminili indoor, correndo 4'00"13, 5° tempo mondiale di sempre a meno di 2" dal tempo del 2006 di 3'58"28 della russa Yelena Soboleva. La seconda, la keniana Hellen Obiri ottiene invece il secondo tempo dell'anno: 4'06"25. Miglior tempo mondiale dell'anno anche dai 1500 maschili: 3'34"65 del keniano Bethwel Birgen, 15° performer di sempre e 35^ prestazione ogni-tempo. Il turco Ilham Tanui Ozbilen arriva non troppo lontano (3'34"76), e ottiene il 6° tempo europeo di sempre. Miglior tempo mondiale dell'anno anche nei 3000 maschili, con Augustine Choge: 7'29"94 (incredibile!), 10^ prestazione di sempre (ma sua seconda, visto che vanta un 7'28"00). Stesso tempo (7'29"94) per Edwin Soi. Impressiona sempre di più Ivet Lalova: 7"16 in finale, due centesimi meglio di Aileen Bailey e dopo una batteria a 7"24. Questi 60 femminili stanno diventando davvero interessanti in ottica Istanbul. 

Yohan Blake ieri sui 400... qui il risultato!! "Sono più veloce!"

Yohan al Camperdown Classic
Yohan Blake ha esordito ieri sui 400 a Kingston, ottenendo il suo personale di 46"49 al Camperdown Classic organizzato dal suo coach Mills. Due decimi peggio del vincitore, Allodin Fothergill, bronzo nella 4x400 ai mondiali di Daegu l'anno scorso. Blake ha corso molto facilmente i primi 200, entrando sul rettilineo finale con Fothergill, e venendo superato da quest'ultimo solo negli ultimi 10 metri. Queste le dichiarazioni di Blake: "Alodin è un 400ista, così mi ha battuto. Avrei potuto correre più forte se fossi uscito più veloce dai 200, ma oggi è il mio primo 400, e se ne correrò un altro andrò molto più veloce". Poi ha aggiunto: "ho sensazioni meravigliose e ho fatto il personale, che significa che la stagione è partita davvero bene". Blake ha anche avvertito i propri avversari, da vero Giaocchino qual'è: "... Sono molto, ma molto più forte quest'anno... e pure più veloce. Correre in 46"4 all'esordio è davvero meraviglioso".

Il ruggito di Lerone: 6"52, battuto Gatlin - Kirani 45"19 - esplode Tianna: 7"02

Lerone Clarke
Mastodontica riunione a Fayetteville. Corsie letteralmente bollenti, tempi che si collocano in cima alle classifiche mondiali dell'anno, interpreti non certo d'avanspettacolo, e metteteci tutti gli ingredienti che volete. A partire da Lerone Clarke, per il quale invito a guardavi i miei post precedenti: da quanto tempo vi sto dicendo che è un pò che il jamaicano Lerone (che va per i 32 anni) sta crescendo esponenzialmente? Gli organizzatori imbastiscono un 60 metri da tener avvinghiati alle poltroncine: il già citato Lerone, Justin The Cat Gatlin, Trell Kimmons, Darvis Patton, D'Angelo Cherry, Ivory Williams, Richard Thomson, Churanday Martina, Wallace Spearmon, Rakieem Salaam, e il vecchio Shawn Crawford. Le batterie vedono un clamoroso Richard Thomson: 6"56. Lerone 6"57. Gatlin addirittura 3° con 6"61. The "prince" Spearmon si ferma alla prima run ma ottiene il proprio PB: 6"66, per uno che passa per essere "lento" in avvio sui 200, deve essere assai preoccupante per gli avversari londinesi (tutti tranne un paio, naturalmente). Tant'è: i 200 di Londra potrebbero essere anche tecnicamente clamorosi come i 100: Bolt, Gioacchino Blake (che se non era per il fallimentare RT nel 19"26, oggi avrebbe il record mondiale dei 200), Walter il Mago Dix (di cui non si parla più nei mesi invernali... preoccupante pure questo), lo stesso Prince Spearmom, e l'autistico Lemaitre. Viene voglia solo di essere lì. Nella finale il Lerone della foresta ruggisce in 6"52, record personale a 31 anni e miglior tempo mondiale 2012, un centesimo meglio del fracnese Vicaut, che è rimasto in cima al mondo per solo un giorno. Justin The Cat riesce a piazzare il primo sub-6"60 dell'anno: 6"57. Stesso tempo per Trell Kimmons. Mentre zitto-zitto, arriva al PB lo zambiano stanziato nei college americani Gerald Phiri, che insieme all'altro zambiano Ngoni Makusha (9"89 sui 100 l'anno scorso), compone metà staffetta da sogno per il paese africano: ne mancano solo due per competere contro USA e Jams. Bene, e ora? In vista mondiali, Asafa si troverà l'avversario in casa, più Vicaut, ma le grandi competizioni sono sempre diverse da quello che si esibisce nei grandi meeting.

Altre botte dai 400: Demetrius Pinder continua a migliorare sul doppio giro: 45"40, ma subito dopo è il turno di Kirani James. Kirani, dopo l'esordio soft di qualche giorno fa, inizia dall'alto dei suoi trampoli, a macinare metri a velocità non commisurate agli avversari: 45"19. L'anno scorse corse in 44"80 sulla stessa pista: il 45"19 è comunque il suo secondo tempo di sempre indoor. Ecco, io non vorrei continuare a calcare la mano, ma Kirani vinse a Bressanone-09 200 e 400. A parte tutto, la sfida olimpica con LeShawn Merritt è iniziata, sempre che nel frattempo Jeremy Wariner si sia ripreso. Gli allibratori dicono che per Londra il favorito (se non ci saranno ostative per quel piccolo scheletro nemmeno tanto nascosto nell'armadio, nel cassetto "doping") sarà proprio l'americano colored, che avrebbe perso la sfida con il grenadino solo perchè (ipse dixit) ha avuto solo un mesetto di gare all'attivo prima di Daegu e conseguente alla qualifica di due anni. Vedremo. Comunque sia: World Lead per Kirani. 

World Lead anche per Silas Kiplagat nel miglio (3'52"63), ma lo sapete, no? Io ci ho rinunciato a rintracciare i keniani. Galen Rupp (uno dei nuovi portabandiera del mezzofondo USA) invece ottiene un risultato sulle due miglia forse anche più clamoroso: 8'09"72, 6° performer all-time, e 8° tempo di sempre. Nel peso continuano i risultati sopra i 21 metri: mai tanti come quest'anno probabilmente, mentre, mi vien da dire, l'Italia non vede ancora i 19... Ryan Whiting 21,43. Per dire: ci sono 10 atleti americani sopra i 20 metri ad oggi... 

E veniamo alle donne, dove a sorpresa spunta la 4^ incomoda per la leadership mondiale. Vi avevo lasciato con la sfida a 3 tra LaVerne Jones-Ferrette, Murielle Ahoure e Oleysia Povh che si erano spartite le prime 8 prestazioni al mondo. Arriva Fayetteville, ed ecco che le classifiche mondiali vengono devastate: Tianna Madison pialla un 7"02 da rimanere attoniti. E dopo un 7"05 in batteria! Chi diavolo è Tianna? Classe 1985, l'anno scorso aveva corso in 7"32. 30 centesimi in meno?? Scoperto l'arcano, ovvero: per chi non se lo ricordasse, Tianna era (o è?) una specialista del salto in lungo, campionessa mondiale di Helsinki '05. Seconda sempre nel lungo ai mondiali indoor di Mosca '06. Ok, è vero che ormai non seguiamo più i campionati internazionali dell'epoca Arese perchè è un calvario quotidiano, ma questa in un anno è letteralmente stata sparata nello spazio da un'Ariane!! E si è pure permessa di castigare VCB, seconda in 7"08, dopo il 7"18 in batteria. E tra le battute proprio la Ahoure, 7"08 e 7"09, terza in finale. Niente male davvero Allyson Felix: 7"10 e 7"11, per lei che si divide tra 200 e 400. 

Nel lungo Janay DeLoach si catapulta a 6,83, con il clamoroso doppio schiaffo a Brittney Reese, campionessa mondiale, che si spiaggia a 6,65. E dire che la settimana scorsa la Reese aveva sparato un 50 metri da paura, corso in 6"23. Il secondo schiaffo glielo ha rifilato la bahamense Bianca Stuart con 6,79. 

Impressionante Claye: in due giorni due WL nel lungo e nel triplo: 8,24 e 17,39 - Demps 6"55

Will Claye
Ne parlavo giusto un paio di giorni fa: Jeff Demps continua il suo lento ma inesorabile miglioramento e il suo viaggio verso "the dream", ovvero passare dalla stagione di football NCAA al partecipare alla finale delle olimpiadi di Londra nei 100 metri. Ultima tappa un paio di giorni fa, ad Albuquerque, dove Jeff ha ottenuto il miglior tempo americano dell'anno: 6"55, secondo al mondo al solo Jimmy Vicaut. In batteria pure un 6"56, giusto per consolidare il suo ruolino. Sulla carlinga ha messo l'effige di Ryan Milus, che quest'anno aveva già corso sotto i 6"60 (6"59 a Flagstaff) e che nella circostanza si è migliorato a 6"58. Sempre nella riunione di Albuquerque, WL di Gil Roberts sui 400: 45"39 per il 22enne americano che sulla stessa pista, un paio di settimane fa, aveva già corso in 45"99. Chiaramente PB, per lui che all'aperto ha un personale di 44"86. Contemporaneamente a Fayetteville, seconda prestazione dell'anno per Frankie Wright: 45"72, col campione mondiale Kirani James che scivola al 3° posto. Nel salto in alto il giovanissimo quataregno Moutaz Essa Barshim Ahmed (classe 1991) a Spala (Polonia) ieri sera ha schiodato il 2,33, 5° al mondo. 

A Fayetteville altra WL ma nel salto in lungo: Will Claye 8,24, con Damar Forbes 8,12. Will Claye è proprio l'atleta del momento nei salti: non solo la miglior prestazione mondiale nel lungo, ma anche nel triplo, ottenuta il giorno successivo sempre a Fayetteville: 17,39! E ora servono quelle famose tabelle che valutino i migliori saltatori nel binomio lungo+triplo, perchè con questa doppietta il ragazzo del '91 ha fatto un deciso balzo in avanti. Claye, per chi non se lo ricordasse, giunse al bronzo a Daegu con 17,50. Le due prestazioni di Fayetteville rappresentano i suoi PBs, mentre all'aperto i suoi migliori risultati sono un 8,29 e il già citato 17,50. Il triplismo USA ora fa davvero paura: vedremo se l'altro giovanissimo campione del mondo Chris Taylor se e quando risponderà, dopo il 17,96 di Daegu. 

11/02/12

Dopo il ciclone-Abate, Dal Molin 7"77 sui 60hs - Tumi scala il ranking: 6"68

Paolo Dal Molin
I 60hs in Italia stanno vivendo una stagione da urlo: Abate è Abate, e ne ho parlato ampiamente. Poi un manipolo di atleti sotto gli 8", come non si vedeva da qualche stagione (tipo, il periodo di Giaconi, Pizzoli, Ottoz): Paolo Dal Molin, è attualmente l'atleta più vicino ad Abate (o meglio... quello meno lontano) anche se di lui è ormai qualche tempo che stiamo dicendo di fare attenzione perchè prima o poi avrebbe tuonato il tempone. A Ludwigshafen ecco che arriva il suo 7"77, (dopo il 7"90 in batteria) che prima del ciclone-Abate, sarebbe apparso come un tempo da far impallidire. Ma Abate è per fortuna arrivato, e il 7"77 appare come un grandissimo tempo, anche se non assurge al titolo di "incredibile", giunto tra l'altro (mi raccontano) dopo tre settimane di problemi con i tendini del ginocchio, che lo hanno costretto a limitarsi a qualche seduta in sala pesi. L'aspetto secondario del tempo sono i 3 centesimi che mancano al limite per i mondiali di Istanbul. Ora bisogna vedere se il ragazzo avrà altre occasioni per migliorarsi. Per il momento, il risultato dovrebbe piazzarlo all'11° rango all-time, subito alle spalle di Buttari, Todeschini, Volturara e Alterio, che hanno corso in 7"76. 

Da Modena, invece arriva oggi il duplice terra-aria di 6"68 di Michael Tumi. Record personale di 3 centesimi versione uno e due, visto che il veneto ha corso il tempo ben twice in poco tempo. E con questo, diciamo che Tumi si è assiso là sopra, nel cerchio magico degli sprinter che saranno una delle poche carte a disposizione della nazionale azzurra per Londra. Quanto meno alla voce "finalisti", (difficile alla voce "medagliati") a meno di trovare un'altra situazione come quella di Daegu, dove è successo di tutto, tra impatti a 40 km/h, carambole, squalifiche... ci mancava solo che l'Italia vincesse un bronzo (immeritato in quel caso). Collio sta bene e sembra essere tornato quello di un paio di stagioni fa. Tumi vale già i propri personali, che vuol dire iniziare a martellare tempi sotto i 10"3. Di Gregorio è stranamente molto indietro. Cerutti non farà le indoor. Mancano all'appello Riparelli e pochi altri, e poi il tutto sarà centrifugato nella lavatrice di Di Mulo, che si inventerà, c'è da crederlo, qualche altra Dimulata (che so, Tilli potrebbe diventare papabile per la prima frazione). 

Visto che ci siamo: a Saronno Sara Balduchelli, talento valtrumplino, pareggia il record personale sui 60hs che risaliva a tre stagioni fa: 8"42. La finale degli assoluti si fa davvero interessante. Già accedere a quella finale sarà un'impresa, ma come detto, i 60hs sono la specialità femminile mediamente a tasso più elevato in questo momento in Italia, poco più del salto in alto. Barbara Lah, quest'anno 40enne, plana sempre sulla pedana di Saronno a 12,63, ovvero a 3 centimetri dal suo fresco record italiano F40, e una trentina dal mondiale di categoria (che però non potrà ottenere se non dal 24 marzo di quest'anno, suo compleanno). Strano Hassane Fofana, che rispetto a Magglingen retrocede di un paio di decimi, e viene battuto da Carlo Giuseppe Radaelli abbastanza nettamente: 8"01 a 8"18. 

A Udine Stefano Tedesco totalizza un altro risultato sotto gli 8" (7"97), ma con quello che si è visto negli ultimi giorni, diciamo che le sue azioni sono un pò in calo, essendo stato fagocitato dal gruppone (Devarti, Fofana...). Servirà tornare quanto meno sotto i 7"9 per ritrovare un posto al sole. Anna Giordano Bruno invece si ferma a 4,25 nell'asta che purtroppo, ammaliati da quello che succede nel resto del mondo, ci fa capire solo che il gap col resto del globo è davvero abissale. 

Bolt non esordisce oggi sui 400... Blake forse

L'esordio sui 400 previsto per oggi di Usain Bolt non ci sarà. Il giro sarebbe dovuto essere completato al Camperdown Classic (qui il link alla gara), un piccolo meeting locale in Giamaica, dove ci si aspettava l'esordio dell'annata olimpica dell'ultraterreno. Ma già da ieri la notizia che Bolt non avrebbe partecipato si era diffusa per la rete e nonostante i tentativi di carpirne le ragioni, nessuno ne conosce i motivi. Una fonte credibile (The Cleaner)  ha parlato di un piccolo infortunio per il quale Bolt ha lasciato la Jamaica in cerca di cure. Dovrebbe invece esserci Yohan Blake, il levriero. A proposito: era possibile iscriversi alla gara... per chi avesse voluto sfidare Bolt direttamente, un'occasione più unica che rara. 

Meeting di Dusseldorf: missile-Vicaut 6"53 - Robles bruciato

Ricordate che dopo le volate di Galbieri a Modena in poco meno di 6"80 vi citai uno di coloro che si presero qualche legnata dal veneto in quella finale "storica" di Bressanone un paio di stagioni fa? Ebbene, il settimo di quella finale dei mondiali allievi, si chiamava Jimmy Vicaut. Si chiama tuttora così. L'anno scorso si era avuto lo sgancio del primo modulo lunare e Vicaut era letteralmente volato, correndo un paio di volte i 100 in 10"07 (compresa la run del titolo europeo Junior a Tallin) e venendo quindi collocato nei meccanismi della 4x100 francese argento mondiale a Daegu (dopo l'oro di Barcellona). L'astro nascente, l'alter-ego di C-Lemaitre, a Dusseldorf pialla un 6"53 che mi costringe a formulare alcuni interrogativi su questo talento. Il primo: dove vuole arrivare questo galletto? il secondo: c'è stato un'altro step prestazionale? Il terzo e più inquietante: vale già Lemaitre??? Adesso Vicaut si pone là davanti al gruppone, in attesa che i top sprinter scendano come Apocalypse Now sulle piste mondiali (a proposito: sabato Bolt vs Balke su un 400 in Jamaica!) con buone chance per i mondiali indoor, anche se la storia racconta che personaggi come Dwain Chambers, correndo anche in 6"42 non sono poi riusciti ad impressionare sui 100. Ma Vicaut, chissà perchè, mi dà l'impressione di non essere un Dwain Chambers qualunque. Particolare la sua partenza: un drive ridotto ai minimi termini... Torniamo però a Dusseldorf: Kim Collins che nel 2011 visse una stagione indoor da araba fenice, buca invece la finale dopo un 6"61 in batteria. Presenti anche i due tedeschi capaci di impressionare nelle scorse settimane, che però grippano all'atto finale, sbiellando a 6"66 (sia Chris Blum che Julian Reus). Esordio insipido invece per Emanuele Di Gregorio, spiaggiato a 6"80. Control+Alt+Canc per lui. 

1.Jimmy VICAUTFRA926.531194WL, PB
2.Joshua NORMANUSA806.631141SB
3.Terrell WILKSUSA896.651130SB
4.Christian BLUMGER876.661125
5.Julian REUSGER886.661125


Ora, non avevo finito di scrivere giusto ieri del polacco Adam Kszczot e del suo quasi-record mondiale sui 600 di Mosca, che dopo una manciata di ore, il giovanissimo fenomeno bianco-rosso scende in pista e ottiene il primato personale e miglior prestazione mondiale dell'anno sugli 800: 1'45"44. Da quando non si vede un 1'45" in Italia, anche all'aperto? Da Andrea Longo? 5 anni? Nella gara la solita e quasi noiosa torma di atleti keniani e affini risulterà clamorosamente battuta di diverse cavalcature. Ma che ci combina 'sto ragazzo? Sta a vedere che il vero challenger di David Rudisha per Londra sarà proprio lui e non Abubaker Kaki. Nei 1500 invece, ciò che gli è stato tolto, se lo sono ripreso. Parlo dei keniani, che hanno portato Nixon Chepseba ad un altro tempo da lasciare attoniti: 3'35"53. Altro tempo che alle nostre latitudini è tempo mai visto. 

1.Nixon Kiplimo CHEPSEBAKEN903:35.531226WL
2.Bethwell BIRGENKEN883:35.931221SB
3.Ilham Tanui ÖZBILENTUR903:36.311215SB
4.Mohamed AL GARNIQAT923:36.881207PB


Nella seconda serie di 1500, si vedono invece Abdellah Haidane e Merihun Crespi: uscita andata malino, almeno... per le aspettative (ritengo) che avessero (quanto meno il minimo fissato a 3'42"): Haidane 3'46"04, mentre per Crespi 3'46"40. E che dire poi dell'incredibile tempo sui 5000 di Thomas Pkemei Longosiwa?? 12'58"67!! 6° tempo mondiale di sempre! 

1.Thomas Pkemei LONGOSIWAKEN8812:58.671268WL, PB
2.Isaiah Kiplangat KOECHKEN9313:02.361254SB
3.Paul Kipsiele KOECHKEN8113:02.691252PB
4.Yitayal Atnafu ZERIHUNETH9313:04.181247PB
5.Albert ROPKEN9413:10.961221PB


Dayron Robles si prende una piccola scoppola sui 60hs: in finale si trova l'americano Kevin Craddock che lo catechizza: 7"53 (PB) a 7"55. In batteria il cubano aveva corso in 7"57. 

1.Kevin CRADDOCKUSA877.531202PB
2.Dayron ROBLESCUB867.551196SB
3.Jeff PORTERUSA857.621176
4.Balázs BAJIHUN897.721147
5.Alexander JOHNGER867.751138


Nel peso il giovanissimo campione del mondo tedesco si prende l'oremus da Chris Cantwell e dal polacco Majewsky.

1.Christian CANTWELLUSA8021.311199SB
2.Tomasz MAJEWSKIPOL8121.191192SB
3.David STORLGER9020.671161


Olesya Povh, the ukraine cannon-ball, ottiene il personale sui 60. Anzi, lo pareggia: 7"13, e fa aumentare il suo spread in vista di Istanbul. Lontanissimi le altre. L'altra ucraina Anzhelika Shevchenko, scavalca le sorelle gemelle tedesche Sujew in cima alle classifiche mondiali dell'anno: 4'07"55.

1.Anzhelika SHEVCHENKOUKR874:07.551167WL, PB
2.Nataliya TOBIASUKR804:09.321153SB
3.Renata PLIŚPOL854:09.711150SB

Lolo Jones sta correndo ovunque qualcuno spari, ovvero ogni 3 giorni. L'ultima gara di Dusseldorf la conclude a 7"94, ovvero un solo centesimo in meno della Carruthers. 

1.Lolo JONESUSA827.941173
2.Danielle CARRUTHERSUSA797.951171SB
3.Yvette LEWISUSA858.031154
4.Lucie ŠKROBÁKOVÁCZE828.051149SB
5.Cindy ROLEDERGER898.071145SB
6.Loreal SMITHUSA858.081143
7.Anne-Kathrin ELBEGER878.091141SB
La pedana dei salti dell'impianto tedesco deve essere particolarmente sorda: nessun lunghista oltre gli 8 metri, ed una gara modesta di salto triplo femminile, vinto dalla cubana Savigne con "solo" 14,22, davanti alla Saladukha 14,17... e una spenta Simona La Mantia a 13,72: misura sicuramente non da lei. 

09/02/12

Pangea indoor: ritorna Kirani - Jeff Demps ha deciso: sarà solo atletica

Jeff Demps
L'amletico Jeff Demps dimostra una volta di più quanto possa dare al mondo dello sprint mondiale, anche se sappiamo come avrebbe ardentemente ed insistentemente un futuro in NFL, che negli States sta all'atletica come il paradiso sta al purgatorio. O come un contratto da 40 milioni di dollari in 7 anni a prendere legnate da omoni da 130 kg alti 2 metri (con una speranza media di vita sportiva ridotta a 6/7 stagioni), a uno da 4/5 milioni in 5 anni nell'atletica, sperando di non spaccarsi il femorale. Proprio l'anno scorso riportavo una sua intervista vergata su T&F News, in cui annunciava il matrimonio indissolubile con il football, anche se il "floridese" non disdegnava le scappatelle con l'amante-atletica. Del resto sono centinaia gli atleti che vogliono sfondare nel football professionistico e tra loro non è certo detto che vi sarebbe dovuto essere Jeff Demps, perchè correva in meno di 10" i 100 metri. La palla bisogna anche prenderla. Il QB deve essere anche in gamba a trovarti. Gli scarti laterali non sono come la corsa rettilinea... e tante amenità simili. Jeff, nel frattempo, nell'ultimo fine settimana, corre a Blacksburg in 6"59. Poi mi va di capire che stia pensando Jeff in questo momento, e dopo averlo centrifugato su google, quasi mi ribalto davanti al pc: Demps ha rinunciato (per quanto tempo?) alla carriera footballistica per darsi allo sprint. Ha infatti iniziato ad allenarsi esclusivamente con la squadra di atletica della Florida State Univesity tout court da 3 settimane. Obiettivo: le olimpiadi, guidato dal head coach dei Gators Mike Holloway. che giustamente ha sottolineato "se uno corre in 9"9 i 100 metri e 6"5 i 60 allenandosi come giocatore di football, cosa diavolo potrà fare allenandosi da sprinter?". Già, cosa? Lo vedremo nei prossimi mesi. In 7 al mondo sono così scesi sotto i 6"60.

Demetrius Pinder, altro prodotto del sistema scolastico americano, migliora il 20"53 di una settimana fa portandosi a 20"50 ad Albuquerque. I tedeschi invece continuano a sfornare giovani talenti a ripetizione: l'ultimo in ordine temporale è Robin Erewa, classe 1991, capace di correre in 20"92 a Leverkusen.

Il campione del mondo di Daegu del "giro", Kirani James, torna a mostrarsi in pubblico con 45"96 a Boston: proprio nella stagione indoor 2011 con tempi decisamente inferiori il granadino (o granadegno?) si mise alla luce al consesso mondiale, preludio alla prima stagione da protagonista. Nei 600 metri il polacco Adam Kszczot (mannaggia alla sua successione di consonanti cacofoniche) sfiora il record mondiale del tedesco Nico Motchebon, nel 1999 era riuscito a correre in 1'15"12. A Mosca il polacco 800ista campione europeo Under 23 di Ostrava, sorpresa di Daegu (6°), bronzo di Barcellona e latore di un 1'43"30 come PB, arriva a lambire il predetto mondiale a Mosca, domenica scorsa, fermandosi a 1'15"26 ed infilzando Yuri Borzakovsky (1'16"08) che non è proprio il ragazzino di primo pelo.

Il salto in alto è "cosa nostra" per i russi. Andrej Silnov nella ormai celebre riunione di Mosca, fosburizza l'asticella a 2,36, che è risultato immane. Qualcuno, non ricordo dove, l'ha definito "l'angelo biondo Silnov": attenzione che quando si parla di angeli biondi legati al mondo del salto in alto, la storia ce ne racconta di uno solo, e la sua maglietta con la sua locuzione (ora epitaffio) sono state ritirate: era Vlade Yashenko. Per il campione olimpico Silnov, invece, una grande prova a solo un centimetro dal personale indoor e due da quello personale assoluto. Rimanendo nell'alto, proprio ieri si è rivisto ai piani superiori Ivan Ukhov, sulla pedana magica di Banya Bystrica: 2,33. Ora i russi hanno Silnov a 2,36. Dmitrik a 2,35. Ukhov a 2,33. Shustov a 2,31, Patrakov a 2,30. A proposito di Banya: era presente anche Silvano Chesani, 7° con 2,25, e Gianmarco Tamberi, 12° con 2,20. Lo standard limit per Istanbul è 2,29, e per ora quello che c'è andato più vicino è stato Filippo Campioli a Hirson con 2,27.

Voglio perdere qualche secondo con l'asta, per raccontare ancora una volta come la Germania ci stia surclassando. Mentre in Italia ormai il dopo-Gibilisco è probabilmente solo Michel Stecchi o... lo stesso Gibilisco, le liste mondiali dell'anno ci dicono come vi sia un'invasione di saltatori teutonici da oltre 5,70: Bjorn Otto (1977) 5,77; Karsten Dilla (1989) 5,72; Raphael Holzdeppe (1989) 5,72; Malte Mohr (1986) 5,72; e poi anche un Hendrik Gruber (1986) 5,60.

Nel lungo Aleksander Menkov a Mosca si inabissa nella sabbia a 8,24, miglior risultato mondiale dell'anno. Bisogna segnalare, come già fatto da qualcuno sulla pagina di fb di Queenatletica, come Ashton Eaton abbia apposto sulla sua borsa la dicitura "work in progress - 9000 pt", che non è una fantasia fiabesca, visto anche che ha portato il suo PB in questa specialità a 8,04 a College Station.

Tra le donne, spicca un 6"23 sui 50 della campionessa mondiale di lungo Brittney Reese. Miglior tempo mondiale dell'anno, anche se la specialità non è molto affollata. Ma insomma... vuoi non correre in meno di 7"20 sui 60? Sarebbe da finale mondiale (quanto meno) sui 60 indoor. Proprio nei 60 va definendosi quella che sarà la finalissima di Istanbul (posto che vi siano tutte): ovvero LaVerne Jones-Ferrette (che ha piazzato il 1° e il 4° tempo mondiale dell'anno) vs Maurielle Ahoure (2° e 3° tempo). Terza della partita, the cannon-ball Oleysia Povh, 5° e 6° tempo mondiale dell'anno. Aspettiamo le big?

Sfida all'ok Corrall tra DeeDee Trotter e Bianca Knight (un pò un piccola delusione l'anno scorso, dopo le sparate di inizio primavera) sui 300: 37"07 a 37"12 a Boston sabato.

Prestazione da brividi ai polsi per Meseret Defar sui 3000 nella stessa riunione appena citata di Boston: 8'33"57, 27° tempo di sempre, laddove la stessa atleta etiope detiene il mondiale con 8'23" e spiccioli, e 11 prestazioni su 30 nelle graduatorie all-time.

Lolo Jones a Mosca, imprime una svolta alle liste mondiali dell'anno sui 60hs: 7"89, dopo un 7"96 a Linz un paio di giorni prima. Brianna Rollins corre a NY in 7"97, e ormai in 6 sono scese sotto la barriera dell'8". Caravelli attualmente 12^ con 8"06. Anna Chicherova fin'ora rimane l'unica ad aver superato i 2 metri indoor: lo ha fatto in tutte e 4 le gare in cui si è presentata (3 volte 2,00 e un 2,06). Nella gara di Banya, Antonietta Di Martino perde un centimetro rispetto all'esordio (1,93), e alle spalle (a 3 centimetri) mica si trova Alessia Trost? 1,90 per lei. Dall'asta arriva invece il pazzesco 4,88 dell'americana Jennifer Suhr, seconda perfomer di sempre dopo la zarina Isinbayeva, e 8^ prestazione assoluta di ogni tempo (dopo le 7 della russa). Ora per Yelena si fa proprio dura: non bastava l'esplosione della britannica Bleasdale (4,87, terza di sempre), ora pure l'americana. Fa un certo effetto vedere che Roberta Bruni (1994), sia la ragazza di quell'età più in alto al mondo nelle classifiche mondiali assolute. Darya Klishina, l'incantevole ed eterea saltatrice russa, mostra che, come la Sharapova, la bellezza non è la caratteristica predominante: quanto meno è alternativa alla bravura atletica, visto il 6,86 di Mosca, terza prestazione mondiale dell'anno. 

07/02/12

Gli italiani del weekend: Collio a 6"62 - Di Martino 1,94 - Alloh 7"40

Simone Collio - foto RAI
I migliori italiani del weekend, già... ormai lo saprete tutti, senza che io stia qui a scriverlo, ma... lo scrivo lo stesso. Siamo ancora tutti un pò frastornati dall'impresa di Emanuele Abate, che con Marzia Caravelli e Daniele Greco, ha movimentato l'inverno indoor italiano. Nessuno dei tre rientra (probabilmente) nei piani federali ad ampio raggio, e questo è motivo di soddisfazione per il sottoscritto, perchè è la certificazione che alla fine la manzoniana Provvidenza ci mette sempre lo zampino, rovesciano tutti gli articolati piani delle umane tribolazioni a partire dal rilancio dell'Atletica di Arese, che come è noto, si caratterizza fondamentalmente in una serie di rosari vespertini da sottoporre ai suoi consiglieri sotto Pasqua e in corrispondenza della Novena di Natale. Metteteci un pò di pelo di fondoschiena, quattro code di lucertola, la pinna caudale di uno squalo bianco, tutto mescolato in un calderone di belladonna e arrivano le medaglie anche da Londra. Garantito. 

Per quanto mi riguarda, di sicuro la notizia importante (ma che è passata in secondo piano nonostante lo spessore della cosa) è il 6"62 di Simone Collio a Mondeville, in Francia, bollato in batteria. Dovrebbe essere il proprio 10° risultato personale di sempre, e il 14° mondiale dell'anno, 5° europeo, dopo Ramil Guljiev, il nuovo panzer rampante Julian Reus, l'altro panzer più navigato Christian Blum, e un nuovo astro dell'ormai compassato sprint britannico, Richard Kilty. Where is Dwain? Per Collio, poi, niente finale: leggendo il trafiletto-Gazzetta, ovvero lo spazio-perizoma in cui è ormai rilegata l'atletica dell'epoca Fidal-Concordia del Comandante Aresettino sulla rosea, Collio avrebbe sostenuto che non si sarebbe cimentato nella finale a causa del viaggio di 14 ore del giorno precedente. In via precauzionale avrebbe così deciso di abbassare i flaps in attesa di altre run e avvicinare così la soglia di eccellenza mondiale. Nel frattempo il risultato gli consente di andare dritto-dritto a Istanbul, e non certo per vedere la meravigliosa basilica (ora moschea) di Santa Sofia. Lo IAAF standard era 6"67: autentica, firma e raccomandata spedita. Tra i battuti di Collio nella vittoriosa semifinale, trovo un sorprendente (in negativo) Martial Mbadjock, ovvero il brutto anatroccolo dello sprint transalpino, che sembrava essere lì-lì per diventare l'alter ego di C-Lemaitre, correndo i 100 sotto i 10"10 e prendendosi a testare (sportive) proprio con il solitario Christophe. Poi dopo Barcellona è pure spuntato Vicault e il suo stellone sembra essere tramontato per crollare in una strana apatia: 6"79 non è tempo da top-sprinter evidentemente. Stranamente, ad oggi, non ho ancora sentito parlare nè di Fabio Cerutti nè di  Emanuele Di Gregorio. Che programmi hanno? Dove sono finiti? Lo sapremo solo vivendo. 

Un'altra big azzurra è tornata a mostrarsi al pubblico, è Santa Antonietta Di Martino da Cava (dei Tirreni), che sembra che sotto la propria cappelletta votiva in Campania abbia ricevuto negli scorsi mesi un ex voto da un voluminoso e misterioso personaggio in saio, che sarebbe partito per il pellegrinaggio addirittura da Cuneo, per poi immettersi sulla Via Francigena all'altezza di Fornovo di Taro per poi proseguire seguendo il flusso di lanzichenecchi verso il Sud. Antonietta esordisce, nonostante il peso degli ex voto, ad Arnstadt, in Germania, fermandosi a 1,94. 4^ in una gara internazionale: 6,5 o 6/7. Di un'altra dimensione spazio-temporale (attualmente) Anna Chicherova, presente alla stessa gara, che ormai dal flirt con i record del mondo, è passata al petting. 2,06, che vuol dire non solo una decimetro sul resto del mondo che conta, ma un gap di un lustro sulle concorrenti, Di Martino inclusa. Ma siamo solo a febbraio, e la via Francigena (al contrario, verso Canterbury) è molto lunga e ad agosto manca un'intera stagione e un'intera strategia preparativa. Nel frattempo la Hellebaut, zitta-zitta, si sta portando verso i 2 metri, e stai a vedere che fa ancora qualche sgarbo a qualcuno... chissà cosa sta pensando adesso di lei la Vlasic, che gli scippò con destrezza il titolo di Pechino. 

A Mondeville si vedono anche Giuseppe Gibilisco e Claudio Michel Stecchi, che si fermano entrambi a 5,42, al 5° e al 6° posto, ma con Stecchi davanti. Per Stecchi è pur sempre la 5^ prestazione personale di sempre, la terza indoor. Lontanissimo per ora e per entrambi lo standard-limit: 5,72. 

Audrey Alloh scopre invece un piccolo e salutare ridimensionamento internazionale dopo l'esplosione a 7"33 di un paio di settimane fa a Casal Del Marmo. 7"46 e 7"40 per un 5° posto alla spalle della super-bulgara Ivet Lalova (7"20). Contemporaneamente Judy Ekeh sembra esser caduta nello stesso picco negativo di omegawave a Modena: 7"63 e 7"54, molto lontani dal 7"38 "d'allenamento" stabilito in quelle famose prove cronometrate di cui ci si tramanderà il risultato nella minima tradizione orale locale. 

Si rivede (già ne sentivo la mancanza) Marzia Caravelli sui 60hs (ancora a Mondeville) e martella altri due tempi sotto il minimo per Istanbul, per portarsi avanti nella tabella di marcia nel caso che qualcuno in Fidal-Concordia si svegliasse con le solite palle girate e le chiedesse di correre almeno 7 volte sotto lo standard IAAF, ottenesse il nuovo record italiano, e battesse Lolo Jones e Sally Pearson almeno due volte nel giro di un paio di giorni. Ci scherzo, ma qualcuno una cosa del genere l'ha davvero subita pur di non portarlo agli ultimi mondiali di Doha un paio di anni fa. 8"15 e 8"12 per la friulana. Ma l'ostacolismo italiano femminile è in pieno fermento: Veronica Borsi in batteria finisce col ritrovarsi col record personale, 8"23, a soli 5 centesimi dal minimo per la Turchia. In finale 8"29. Negli stessi attimi, a Magglingen in Svizzera (ero lì...) Micol Cattaneo ha continuato invece la sua lenta ma efficace risalita verso il posto che occupava nemmeno tanto tempo fa: 8"21 in finale che rappresenta invece un avvicinamento a soli 3 centesimi dallo stesso limite per i mondiali. 8"29 in batteria mentre il giorno successivo, causa un piccolo risentimento, gara che scivola nell'anonimato. Ma non finisce qui! Giulia Pennella a Firenze 8"33 in batteria e 8"31 in finale! Ma insomma, manca ancora un piccolo step per raggiungere la Pennella dell'anno scorso. La vedremo agli italiani? Ma ci pensate? 4 atlete sotto o vicine al minimo per i mondiali... la specialità tecnicamente più competitiva a livello internazionale attualmente in Italia. 

Anche l'ostacolismo maschile sta alzando la testa: non solo Abate quindi, anche se ormai ha messo la freccia e se n'è andato dal gruppo per accedere alla Champions League, ma tanti "fattori" che statisticamente possono creare quel substrato dal quale è più probabile che si crei un altro campione. Stefano Tedesco, sembra aver trovato il bandolo della matassa dopo un momento di appannamento: 7"95 e poi 7"94 in finale all'Ovidio Bernes di Udine. Samuele Devarti, classe 1990, a Magglingen raggiunge il proprio personale a 7"96, così come vi riesce anche il supertalentuoso Hassane Fofana: 7"97. Lo stesso Hassane 8"01 in finale, degno scudiero dell'Abate recordman. Chiaramente sta vivendo il periodo di risettaggio del passaggio dell'ostacolo, dopo l'innalzamento degli stessi conseguente al passaggio di categoria. 

A Padova Raffaella Lamera si arrende a 1,80 nell'alto, cioè la stessa misura della talentuosa Chiara Vitobello a Modena. Ad Udine si rivede Davide Bressan (1975) a 5,10. Elisa Zanei a Pergine salta 6,10. Martina Amidei ad Aosta inanella un 7"59 e un 7"51, molto vicina quindi all'attuale gotha nazionale. A proposito, a Magglingen ho assistito alle performance di una ragazzina svizzera del 1996 (16 anni) che ha corso in 7"57 i 60. Si chiama Vivianne Sigg, e tenete bene a mente questo nome (se non altro se doveste mai andare ad un quiz televisivo del Canton Grigioni).  L'anno scorso corse a 15 anni in 7"53... minuta, esile... ma decisamente veloce, a quanto pare. 

Giovanni Galbieri a Modena continua a fare a capocciate con tempi appena sotto i 6"90 (6"88), mentre fa forse più impressione il 6"90 di Giovanni Cellario (classe 1994), secondo dietro Galbieri. Stefano Braga (1994), plana a 7,54 nel lungo, e di questo bisogna aver paura (parlo di avversari). 

06/02/12

Il video del record di Abate... perchè io c'ero

l'abbraccio di Abate al coach
Pensavate me ne fossi andato, eh? In realtà mi son recato nel fine settimana con una comitiva di atleti lombardi a Magglingen, in Svizzera, per poter dar soddisfazione ad una naturale necessità di gareggiare su pista in inverno che la nostra Federazione sta cercando in tutti i modi frustrare. Ebbene, a Magglingen io c'ero, ho visto e posso documentare quello che è successo soprattutto in una situazione particolare. Così dotato della mia piccola videocamera digitale ho voluto immortalare un evento che, volenti o nolenti, rimarrà un pezzo di storia dell'atletica italiana. Il record italiano di Emanuele Abate sui 60hs. Come tutte le cose magiche, il brivido lo si coglie alla fine, quando l'etolie del palcoscenico, dopo una performance sublime alla prima della Scala (cui il pubblico ha assistito in maniera estatica e rapita, per poi tributare l'applauso orgasmico dopo l'attimo di vuoto pneumatico per prendere coscienza dell'enormità della cosa) scende dal palco, tra le umane genti, e va abbracciare il maestro con quanta più foga gli riesca di fare. Da commuovere. Guardate le immagini del video, perchè succede proprio così: alla fine della prova, Emanuele scende dal palcoscenico e corre fuori dalla pista, infrangendo tutto quanto era contenuto nel copione, invadendo spazi non suoi, e mostrando la propria umanità.

Emanuele Abate ha cadenzato in maniera fluida, immacolata, armonica i 5 ostacoli. In batteria (un notevole 7"66) ne aveva pizzicati un paio di troppo, con conseguente ricevuta di ritorno ad appesantire il budget finale (e senza nemmeno scontrino fiscale, per il quale in Svizzera in alcuni casi sono più italiani degli italiani stessi, specie se vai nei ristoranti che vagheggiano a personaggi italiani...). Ma la finale di Magglingen si colloca appena ad un millimetro dalla perfezione (forse una leggera incertezza sul "pronti"?), anche perchè se hai raggiunto la perfezione, come puoi pensare poi di fare ancor meglio? Su quali pulsioni ti concentri poi? Su quali emozioni? Ci deve essere un punto debole per cui dire: l'ho fatto, e adesso andiamo ancor più forte! Ovvero, molto meno prosaicamente: il senso ultimo dell'atletica leggera. 
Dicevo... Abate... vorrei scrivere "ha martellato gli ostacoli", ma non è il termine adeguato, perchè l'incedere era molto più armonico di un caimano come David Oliver che gli ostacoli se li porta spiaccicati sul petto come le zanzare contro i fari delle auto nelle notti d'estate... non è un Liu Xiang o un Dayron Robles, le cui immense capacità fisiche sembrano castrargli l'azione fra gli ostacoli, quasi avessero bisogno di un altro metro buono tra un ostacolo e l'altro. Lui lo ha quindi semplicemente avvolto, avvinghiato, sfiorato, arrotondato... trovate in questi termini l'onomatopea di quell'azione perfetta e non so quanto perfettibile, e alla fine è uscito il 7"57: tempo abnorme, record italiano di 3 centesimi (meglio del 7"60 di Emiliano Pizzoli quindi), quarto atleta al mondo ad oggi, dopo Jarrett Eaton (7"49), Kevin Kraddock (7"54) e Konstantin Shabanov (7"54). David Oliver, tanto per riempire la nostra cultura generale, ha corso in 7"60 a Boston proprio nello stesso giorno in cui Abate correva in 7"57. 

Che dire... per parte mia mi sono complimentato con lui, perchè rappresenta nel mio immaginario, insieme a Marzia Caravelli e Manuela Gentili, uno di quei pochi ragazzi italiani di vertice che meglio rappresentano l'atletica leggera italiana (buona), perchè di loro se ne può parlare solo per i risultati che ottengono, per le gare che fanno, per i loro sacrifici, e mai per una parola, una critica a ciò che li circonda. Le loro gambe e i loro risultati parlano per loro. Nonostante questo, pur non essendo un giornalista e non avendo quindi licenza di uccidere, ho timidamente e ingenuamente chiesto domenica pomeriggio ad Abate se l'avessero (caso mai...) contattato Arese o Uguagliati per fargli i complimenti del record del giorno prima (i record italiani assoluti, sapete com'è, non è che li si vede tutti i giorni, specialmente di 'sti tempi). Emanuele in maniera molto genuina, e senza dar alcun peso alla cosa, mi ha detto "no", passando poi a parlare d'altro. 

Mi scuso pubblicamente con lui della domanda, che mi è uscita così... di sicuro se non l'avessi fatta non mi sarei indignato intimamente di questo menefreghismo strisciante. Piccoli gesti ormai caduti in disuso a questa Federazione e che in realtà nascondono, laddove adottati, una profonda cultura positiva di un'intera organizzazione: ma qui non si vede neppure questo... Ma inutile far polemica: sappiamo ormai da tempo che la Fidal-Concordia ormai è totalmente reclinata a babordo e il suo comandante guida le operazioni di salvataggio standosene all'asciutto a riva senza nemmeno un megafono in mano ma agitando una maglietta (con il logo) attirando i superstiti verso di sè. 
Spero che nel frattempo l'edizione domenicale della Gazzetta dello Sport sia arrivata a Cuneo (ci metterà un paio di giorni, no?) nella sede dell'Asics o a Padova (mettiamocene tre, dai), e che quindi le telefonate di rito (se non altro per dare il giusto tributo) siano giustamente arrivate ad Emanuele. Non posso credere che poi non siano arrivate. Io non posso che complimentarmi di nuovo con lui, per tutta l'emozione che ci ha fatto vivere a noi suoi amici di trasferta elvetica, nel video che riporto qui sotto.