Visualizzazione post con etichetta history channel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta history channel. Mostra tutti i post

07/10/13

Come allenare i 400 metri negli anni '20: tabelle d'allenamento antesignane (o avveniristiche?)


Eric Liddel vince a Parigi '24
Vi propongo qui sotto un estratto dal Manuale "Atletica Leggera" di Emilio Brambilla, pubblicato a Varese nel 1929. Emilio Brambilla, come si definisce personalmente nella prefazione del libro, è "un vecchio milite dell'atletismo, dal patrimonio non piccolo di cognizioni atletiche, acquisito in trent'anni di passione e fede, che ha sperato e che spera sempre, oggi più che mai, in una rinascita luminosa, in una realizzazione di ciò che è stato per lunga pezza un sogno". Brambilla fu atleta (uno dei primi italiani a partecipare nell'atletica alle olimpiadi moderne, nel 1906 nelle olimpiadi del decennale ad Atene, e nell'edizione di Londra del 1908), giornalista, giudice, allenatore, scrittore, studioso. E che ci crediate o meno, nel '25 partecipò a gare "veterani" (i master già negli anni '20?). Ebbene, qui sotto Brambilla, nello stralcio riportato, emergono aspetti della preparazione dei quattrocentisti incredibilmente avveniristici, mischiati a credenze deduttive e pionieristiche dovute alla completa assenza di qualunque studio scientifico. Aspetti che mi portano a credere che negli ultimi anni in Italia, per il doversi rifare pedissequamente a teorie altrui, si sono persa quelle facoltà mentali che un tempo facevano la differenza, ovvero la deduzione, l'osservazione, la curiosità... in questo pezzo, come detto, tra tanti simpatici ed apparentemente ingenui assunti, ve ne sono alcuni di un'attualità assordante, che probabilmente qualche tecnico dovrebbe se non altro valutare. 

CORSA PIANA METRI 400 (di Emilio Brambilla)

J.C. Taylor
primatista USA
La corsa piana dei 400 metri, percorso classico, (400 yards per gli anglosassoni, sembra si siano decisi a usare il sistema metrico decimale) è una corsa che entra nella categoria delle corse di velocità prolungata. La 400 metri è la corsa prediletta degli inglesi ed americani i quali, non solo ne furono sempre i vincitori alle Olimpiadi, ma ebbero uno stuolo di campioni, molti dei quali furono dei celebri quattrocentisti: per esempio gli americani: T.E. Burke, M. W. Long, quest'ultimo vincitore dei 400 metri a Parigi 1900 e recordman del mondo delle 440 yarde in linea retta in 47" netto: T. Meredith, il popolare "Ted" recordman del mondo dei 400 metri con 47" 2/5 e gli inglesi: H.C. Tindall, E.C. Bredin, e Liddel, il pastore scozzese, che a Parigi ha sbalordito. 
E' la corsa più dura e penosa, richiede uno sforzo violento e prolungato che lascia i muscoli rattrappiti e i muscoli esausti. E' una corsa dove la volontà è uno dei migliori coefficienti. Un buon quattrocentista deve saper scattare alla partenza, poi prendere una falcata veloce e mantenerla sino alla fine; non deve preoccuparsi dell'arrivo, ma filare veloce e composto senza mai pensare alla distanza. Quando i muscoli risentiranno della fatica è la volontà che deve portarlo al traguardo. 
Nei 400 metri, sono gli ultimi metri che mettono in luce l'uomo di classe, l'atleta dal cuore generoso e dall'energia incommensurabile. Chi non ha questa possibilità sarà sempre mediocre specialista dei 400 metri. 
In questa corsa il movimento delle braccia deve seguire in piena armonia i diversi movimenti delle gambe. All'inizio dei primi 50 metri la veloce successione dei passi (lo sprint) poi la lunga e veloce falcata, rendendo l'azione facile ed elastica. Nel complesso è quella tecnica che ho spiegato nei 100 metri. 

Rudd Bewill
oro ad Anversa '20
La partenza, contrariamente a quanto viene fatto da molti dei nostri atleti, va eseguita come nei 100 m, Al colpo di pistola lanciarsi velocissimi, anche se la sorte ha relegato il corridore al vertice  di una curva, uno scatto da sprinter, che non deve durare più di 40 o 50 metri, poi si prenderà un'andatura a lunghe falcate, ma veloce, per poter coprire il maggior numero possibile di metri prima che intervenga la famosa imbastitura, indi... la volontà sorregga per il rimanente. 
Del resto, come avrebbe potuto vincere a Parigi nel 1924 il pastore scozzese Liddel partito all'esterno senza alcun punto d'appoggio? E vincere in 47" 3/5 senza piegare le ginocchia dopo il traguardo? Partendo velocissimo, tirando tutta la corsa a grandi falcate, ma agilissime, senza scomporre la classica andatura tutta inglese.
I tecnici dicono che la muscolatura umana dovrà diminuire l'intensità dello sforzo per prolungare la durata. Esattissimo, ma non a proposito dei 400 metri. Infatti dai 100 ai 400 il diminuire l'intensità dello sforzo vuol dire non poter ottenere tempi che possono classificare un atleta fra i campioni e, per persuadersene, basta vedere i tempi i tempi intermedi. M.W. Long nel suo famoso record coperse: i primi 200 metri in 22" 1/2 (si tenga presente che il record del mondo di quel tempo su metri 201,16, 220 yarde, era 21" 1/5): 320 metri di passaggio in 36" 2/5 quando il record del mondo su questa sola distanza è superiore di 2/5 cioè 36" 4/5, e sebbene tutto ciò sia avvenuto in linea retta, non è cosa meravigliosa?

Velocità e fiato: ecco le due qualità che un quattrocentista deve possedere in grado uguale. Tutti i migliori specialisti praticano assiduamente la velocità e più d'uno di essi sapeva correre un 100 metri in 11" e un 200 in meno d 22". Se il principiante manca di velocità, cioè tiene la distanza ma non riesca ad ottenere un buon tempo, in altri termini dalla partenza all'arrivo tiene sempre un'andatura uguale, faccia degli allenamenti da 100 a 300 metri, cioè i 100 e 200 metri coi corridori della specialità e più di due volte la settimana 300 metri a grande andatura curando sopra tutto la punta finale. Se l'atleta invece trova che il percorso è per lui troppo lungo, cioè manca di resistenza, e sono la maggioranza, deve fare spesso galoppate a velocità moderata di 500 e 600 metri ed ogni tanto, un buon 800 metri.

Allenamenti

Coltura fisica, esercizi appropriati come già descritti, sempre, quotidianamente, poi seguire una tabella che deve essere studiata e adeguata alle particolarità e capacità dell'atleta. Per il corridore resistente ma mancante di velocità, ecco una tabella che potrebbe fare al caso suo, naturalmente con quelle varianti che la messa in pratica può e deve consigliare.

LUNEDI': 2 o 3 partenze di 15 metri non più - 2 brevi sprints di 30 mt - un 400 mt eseguito sino ai 300 mt adagio, dai 300 ai 400 a tutta velocità.
MARTEDI': 2 o 3 partenze - 3 sprints di 25 mt - 200 mt molto rapidi - 400 mt. galoppati
MERCOLEDI': 2 o 3 partenze - 2 sprints di 40 mt. - mt 450 dei quali i primi 250 rapidi, i secondi 200 senza più forzare.
GIOVEDI': 3 partenze - 2 sprints di 25 mt - mt. 100 molto veloci senza forzare - mt. 400 ad andatura sostenuta terminando gli ultimi 60 mt. velocissimi.
VENERDI': 3 partenze - 3 sprints di mt. 50 - 200 mt. a tutta andatura per poi terminare ai 400 mt. sullo slancio. 
SABATO: 3 partenze - 3 sprints di 25 mt; 300 mt i primi e gli ultimi 50 forti. (Se alla domenica deve partecipare a gare si limiterà alle partenze e agli sprints).
DOMENICA: Se l'atleta dovrà partecipare a gare, queste bastano altrimenti: 3 partenze - 2 brevi sprints ed un 400 mt. forte senza che la muscolatura e la respirazione risentano dello sforzo. Si capisce che tra un esercizio e l'altro, deve intercorrere un breve risposo. 

Ed ecco la tabella per quell'atleta che, pur essendo veloce, si trova in difficoltà a compiere i 400 mt. per mancanza di fiato.


LUNEDI': 3 partenze di 25 mt - 420 mt. dolcemente curando che la falcata avvenga con la massima souplesse;  terminare con uno sprint di metri 60 - mt. 800 ad adantura sostenuta - mt. 250 a lunghe falcate.
MARTEDI': 3 partenze di mt. 15 - mt. 450 galoppando sino ai 400 mt., poi 50 mt. a tutta velocità senza forzare.
MERCOLEDI': 2 partenze di mt. 50 - mt. 600 divisi in tre parti: i primi 200 ad andatura sostenuta, i secondi 200 lentamente, gli ultimi 200 a velocità progressiva per arrivare al traguardo in piena velocità. Questa prova va eseguita in modo che l'atleta non ne risenta un'eccessiva fatica. Poi il mercoledì della settimana appresso, migliorerà di poco il tempo e così per tutti gli altri mercoledì.
GIOVEDI': 2 partendi di 15 mt. - 420 mt. senza sforzo, terminando gli ultimi 60 mt. con uno sprint - 250 mt. a tutta velocità, poi continuare rallentando progressivamente sino ai 500 mt.
VENERDI': 2 partenze di 15 mt. - 800 mt. a buona andatura eseguendo gli ultimi 50 mt. a tutta velocità - 300 mt. eseguendo i primi 100 come se fossero di gara e terminare gli altri calando progressivamente. 
SABATO: partenze - mt. 250 veloci ma senza sforzo - 400 mt. lentamente lavorando in souplesse. Se deve partecipare a gare, al sabato riposo.
DOMENICA: Se non si deve partecipare a gare: innanzi tutto i soliti sprints, poi un 400 mt. a media velocità, con i primi 100 mt. molto veloci, indi un 400m. a forte velocità senza dare tutta l'energia di cui si è capaci. Il massimo sforzo non si deve dare che in gara. In allenamento non bisogna eseguire mai il percorso a tempi prefissi: è un sistema dannosissimo. - Terminare la seduta d'allenamento con un buon 800 mt.

Tanto seguendo l'una quanto l'altra tabella, il corridore, se alla domenica ha partecipato ad una gara, il lunedì farà un riposo assoluto. L'allenamento, qualunque tabella si segua, va sviluppato con grande moderazione se si vuole che l'energia nervosa si esaurisca. Come ho detto nel capitolo sull'educazione dello sforzo, non credo assolutamente che si debba intensificare, forzare, l'allenamento per aumentare la resistenza alla fatica, per sviluppare la combattività. E' una teoria che può dare certe volte dei risultati rapidi e brillanti, ma, nella maggioranza dei casi, porta l'atleta al surmenage.  
Tener sempre presente in tutti gli allenamenti che l'atleta non deve mai, dopo una prova in allenamento, sentirsi affaticato, ma avere una rapida facoltà di ricupero in modo che, dopo brevi istanti senta ancora la voglia di iniziare un'altra prova. Se questa benefica reazione non avviene, si dovrà provvedere a diminuire il lavoro o ad abbandonarlo del tutto. 

La respirazione

In questa gara dove lo sforzo è violento e prolungato, la tecnica della respirazione è tutt'affatto speciale. In generale è consigliabile una respirazione ritmica, cioè abituarsi ad aspirare ad una falcata ed espirare all'altra. Però siccome i primi 50 metri devono essere percorsi a velocità da sprinter, il corridore aspirerà al pronti per espirare poi lentamente in modo che ai metri 120-140 avrà bisogno di un'altra aspirazione, e, sarà allora, da quel punto, che inizierà la respirazione ritmica. Modo di respirazione che solitamente all'atleta, man mano che si avvicina al traguardo, riesce difficile di mantenere perchè tutto compreso nello sforzo terribile degli ultimi metri. Eppure se egli saprà, con un preciso allenamento, mantenere rimica la sua respirazione fin dopo il traguardo, avrà un rendimento del suo organismo molto superiore che con una respirazione istintiva. 

01/01/13

Il mito di Emilio Lunghi nel primo novecento

La storia di Emilio Lunghi a questo link... 
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-08/latletica-italiana-ando-america-120501.shtml?uuid=AbMgUJLG

29/12/12

Vukassina, campione italiano di giavellotto ed eroe di guerra

il funerale dell'eroe di Guerra Antonio Vukassina
Nella storia dell'atletica italiana esistono molti personaggi che hanno avuto una "storia" fuori da questo sport: la loro immagine non è rimasta legata alle loro gesta sportive, ma a quelle umane. Quanti ce ne sono... mi sono imbattuto casualmente in quella qui sotto di Antonio Vukassina, dalmata (quando l'Italia possedeva ancora quelle regioni), che cadde in un'imboscata e si difese da eroe, riuscendo a far scappare i propri commilitoni e sacrificandosi per loro. Campione italiano junior di giavellotto nel 1940, partecipò a due rappresentative nazionali proprio nel 1940, entrambe nella sfida Italia-Germania, una a Stoccarda e l'altra a Torino. 

(di Teodoro Francesconi, tratta dal sito www.secondorisorgimento.it) - Riferire ai lettori delle generazioni che hanno seguito quella di chi scrive, sul sottotenente Antonio Vukassina, è un fatto che provoca una forte emozione. Significa tornare indietro di sessantacinque anni, rivivere le emozioni della adolescenza, ricordare il sorriso della prima ragazza che si è accorta di te, rivedere il volto di tanti camerati ed amici caduti o morti, bagnare di lacrime senili il foglio di carta sul quale, sempre inadeguatamente, si tenta di raccontare. Antonio Vukassina è stato il mio eroe di allora il ragazzo più grande che ho tentato vanamente di imitare, la guida ideale di tutta una vita giunta all'epilogo. Frequentavamo a Zara la stessa scuola, differenziati di quattro anni: io frequentavo la seconda ginnasio e lui, detto “Tonci", la seconda Liceo di una scuola di provincia una minuscola provincia dove ci conoscevamo tutti. Guardavamo i ragazzi grandi con rispetto che, nel caso di Vukassina era venerazione e loro noi. I "balilla". Con bonaria ironia. 

Giocavamo in stadio a pallavolo o a pallacanestro in squadre che per raggiungere il numero minimo arruolavano spesso anche chi sarebbe stato palesemente troppo giovane e lui aveva deciso chissà perché che mi chiamavo "Franceschi”. Lanciava il giavellotto in modo eccezionale ed era campione italiano, prima degli juniores di questa disciplina e poi, nel 1940 nazionale. Era uno studente molto bravo e tutti sapevano che era il terrore dei compagni della squadra provinciale di atletica leggera. Nelle trasferte per le competizioni regionali e nazionali, gli atleti erano spartanamente alloggiati in tende militari. La sera della finale, Vukassina aveva regolarmente vinto come del resto aveva fatto nella corsa veloce Missoni lo stilista, ed i ragazzi festeggiavano con qualche bicchiere in più. All'ora di coricarsi cominciava il tormento. "Tonci" che aveva la "balla" facile, cessava di essere l’atleta e si esibiva lo studente zelante quale era. Cominciava a recitare versi e continuava testardamente per interminabili mezzore. Cominciava con Dante e dintorni, proseguiva con Orazio e terminava col greco di Omero. Non c’era mezzo per farlo tacere, non si poteva malmenare quello che era la gloria della squadra, cosa che del resto sarebbe stata una impresa rischiosa; Si poteva solo pregare che non si ricordasse di aver studiato anche Molière.

Venne la guerra ed i ragazzi di Zara furono i più numerosi a rispondere alle esortazioni del G.U.F.(gruppi universitari fascisti) di arruolarsi volontari, rinunciando all'illogico ed ingiusto rimando consentito dalla legge. Poiché le adesioni in tutta Italia furono molto modeste, allora venne stabilito dalla Direzione Nazionale dell'organizzazione, decisione che diventò provvedimento di Stato coercitivo che tutti gli universitari rinunciavano al rimando che la legge consentiva per il completamento degli studi e tutti gli studenti delle classi mobilitate venivano chiamati alle armi. Fin qui la cosa rientrava nella logica; dove la cosa diventava delirante è che gli studenti venivano considerati "volontari universitari". In questo modo venivano feriti profondamente i coatti che erano la maggioranza, ma anche i pochi veri volontari che si erano presentati un mese prima. Vukassina era fra questi. Mi pare di ricordare che furono una quarantina a Zara e di questi almeno 1'80% per convinzione, senza nessun tipo di coinvolgimento emotivo o utilitaristico. A completamento di queste notizie va aggiunto che mentre i veri volontari vennero accolti senza nessun interesse dalla massa,"affari loro!", quelli che potevano essere definiti "volontari coatti“   vennero maltrattati clamorosamente dai mobilitati che vedevano in loro studenti imboscati e privilegiati che avevano tentato di sottrarsi al destino di una generazione. Va aggiunto però una cosa, per fedeltà verso una generazione che è anche la mia, una generazione sulla quale si è molto taciuto quando non si ha mentito per pavidità o convenienza politica “marciarono" come si disse nel 1914, “marciarono" come “marciarono" gli inglesi, i tedeschi, i russi, i francesi, gli americani e così via, perché cosi vuole il destino dei giovani maschi come è scritto nelle imperscrutabili leggi della razza umana, di fronte alle quali la saggezza della ragione è troppo fragile e pateticamente impotenti sono le teorie religiose, le dottrine politiche, anche quando non sono inquinate da comodi opportunismi, da callide convenienze, da latenti pavidità. "Marciarono" i dalmati, come marciarono tutti i soldati italiani, fascisti, antifascisti ed apolitici, lavoratori, borghesi e proletari, “marciarono” e non furono vili compiendo il loro dovere finché fu concesso. 

Caddero in tanti su tutti i fronti anche se qualcuno, che non merita neppure di essere citato, si è permesso di dire a proposito dei soldati di El Alamein, “caddero per una causa sbagliata”. Antonio Vukassina frequentò il corso A.U. presso il 3° Granatieri a Viterbo. Promosso sergente fu trasferito al 61° fanteria “Trento” in Africa Settentrionale e, dopo aver partecipato all'assedio della piazzaforte di Tobruk ed al successivo ripiegamento su Agedabia, fu rimpatriato nel febbraio 1942 per completare il corso A.U. a Napoli. Nominato sottotenente ed assegnato al 20° fanteria otteneva nel maggio del 1943 di essere trasferito al comando della Divisione "Zara" dislocata nella sua Dalmazia. Come voleva la logica gli ufficiali zaratini, cioè italiani anche di residenza e di obblighi Militari ed i dalmati residenti in Jugoslavia, italiani di passaporto erano assegnati alle unità dislocate nella penisola balcanica e quindi agli uffici ”I" divisionali. Erano prescelti per queste mansioni a causa della loro conoscenza della lingua croata, degli usi e della mentalità locale ed anche per il loro limpido patriottismo. Gli zaratini venivano anche assegnati al comando delle B.A.C. (bande anticomuniste) formate da elementi locali, cattolici o greco-ortodossi cioè croati o serbi. Erano una quindicina con queste mansioni ed efficientissimi: avevano reso le Bande, nove di numero, dei reparti molto utili per il controllo del territorio della provincia, dove i partigiani erano numerosi, organizzati, attivi e molto crudeli. 

Il sottotenente Vukassina venne assegnato alla 7° B.A.C. Il giorno 7 giugno, un plotone di detta B.A.C. cadde in una imboscata in località Mala Cista Gazalesi. Cadeva il Vukassina che comandava il distaccamento, un carabiniere, due volontari, mentre venivano catturati tre volontari. Il combattimento si protraeva per quattro ore nell’abitato di Gazalesi dove il sottotenente Vukassina asseragliatosi in una casa tenne duro a lungo, consentendo a gran parte dei suoi uomini di sfuggire alla morsa nemica e mettersi in salvo. Al sottotenente Vukassina venne concessa la medaglia d'oro alla memoria con la seguente motivazione: 

Vukassina Antonio nato a Zara nel I920 Sottotenente di complemento. “Volontario di guerra chiedeva ed otteneva il comando di un reparto di formazione avente funzioni particolarmente ardue e con esso partecipava a numerose azioni. Avuta notizia che una massiccia formazione si apprestava ad occupare le quote circostanti il suo piccolo presidio per attaccarlo, con pronta decisione affrontava la grave minaccia. Dopo aspro combattimento, rimasto ferito ad entrambe le braccia e pressoché circondato rifiutava di porsi in salvo attraverso 1' unica via rimasta libera e ripiegava combattendo con pochi superstiti. Asseragliatosi in una casa. continuava la cruenta lotta rifiutando ogni proposta di resa finchè, esaurite le munizioni cadeva sul campo trovando nell'ultimo anelito la forza di gridare la sua inesausta fede di dalmata. Sublime esempio di ogni più alta virtù militare e di ardente fede italiana. Dalmazia 7 giugno 1943"

La salma veniva riportata a Zara per essere inumata nella tomba di famiglia. Al funerale parteciparono tutti gli studenti della città, gran parte dei quali, qualche settimana dopo erano inquadrati come volontari in una compagnia che portava il suo nome.

16/12/12

Franco Giongo

Dal sito della Virtus Atletica 

Non è facile parlare di un record vecchio di oltre 90 anni, né tantomeno di chi l’ha compiuto. Ci appelliamo come al solito alle migliori fonti che abbiamo sotto mano: Il Mito della V nera e l’archivio storico della Fidal.
Clicca sull'immagine per ingrandirlaIl velocista

Franco Giongo  nasce a Bologna il 7 luglio 1891, ma si trasferisce giovanissimo a Milano.
Le vicende sportive di Giongo cominciano prima di vestire la maglia della Virtus. Siamo nel 1912 a Verona, durante i Campionati Italiani Giongo vince per il Club Sportivo Padovano la finale dei 100m con il tempo di 11”1/5, la finale dei 400m in 53”1/5 e i 200m in 23”2/5 (disputati fuori programma, senza assegnazione del titolo italiano, come gara di selezione per i Giochi di Stoccolma).
Giongo si qualifica per le Olimpiadi di Stoccolma dove corre i 100m e i 200m uscendo in entrambe le gare alla semifinale con un quarto posto. Corre anche i 400m dove però viene eliminato in batteria chiudendo al terzo posto. È interessante notare che nella stessa olimpiade un altro italiano, il grande Emilio Lunghi (già argento negli 800m alle Olimpiadi di Londra nel 1908, prima medaglia olimpica di sempre italiana) arriva invece alle semifinali dei 400m dove ottiene un secondo posto, non sufficiente per accedere alle finali. Lo stesso Lunghi si era ritirato dai 400m ai campionati italiani in cui Giongo aveva trionfato, ma aveva vinto nettamente i 1000m, i 1200 siepi e due staffette.

Nel 1914, in settembre, ai Campionati Atletici Nazionali la VIRTVS raccoglie una serie di vittorie senza precedenti. 11 gare su 24 sono vinte da virtussini, per non parlare dei molti piazzamenti. Franco Giongo, vestendo la V nera, vince la gara dei 100m in 11”4, dei 200 in 23”4 e dei 400 in 51”6. Nello stesso anno Giongo viene chiamato a vestire la maglia nazionale e gareggia nell’isola Margherita a Budapest, dove il 7 giugno migliora il record italiano dei 200 (che era già suo) con il tempo di 22”2.
L’11 giugno batte il record delle 220 yards in 22”4 e stabilisce quello delle 300 yards in 32”.
Successivamente a Vienna stabilisce il nuovo record sulle 100 yards con 10” netti e porta il record italiano sui 200m a 21”8, che tutt’oggi lo rende l’8° duecentista virtussino di sempre. Un risultato non banale se si pensa che è stato ottenuto oltre novanta anni fa su un terreno di carbonella.
Qualche mese dopo, il 7 ottobre a Milano, insieme a Salvi, Costa e Colombo stabilisce il record italiano della 4x400 con il tempo di 3’39”2.tobre a Milano, insieme a Salvi, Costa e Colombo stabilisce il record italiano della 4x400 con il tempo di 3’39”2.
Nel 1915 inizia la guerra e ben 150 soci della Virtus partono subito per il fronte, tra cui anche Franco Giongo come sottotenente. La vita sportiva della Virtus durante la guerra resta limitata ai giovanissimi.
Giongo sopravvive alla guerra e lo ritroviamo nella squadra che stabilisce il record italiano della 4x400 nel 1922 insieme a Mantelli, Alfieri e Bogani con il tempo di 3’27”4.
Anche nel 1923 partecipa ai Campionati Italiani vincendo il titolo nei 100 e nei 200, ma gareggiando come “libero”, cioè senza vestire la maglia della Virtus. Per questo, nelle liste italiane del 1923, Giongo compare al terzo posto nei 100m (10”4/5) come “Libero Bologna”e al primo posto nei 200m (22”5) come “Virtus Bologna”.

Il dirigente
Troviamo Giongo, come “Commendator Dottor Franco Giongo”, anche negli archivi della F.I.S.A. Ricordiamo che ciò che ora per noi è la F.I.D.A.L. (Federazione Italiana Di Atletica Leggera) non ha sempre avuto questo nome. Nata nel 1906 come Federazione Podistica Italiana (F.P.I.), prese il nome dal 1909 al 1926 di Federazione Italiana Sports Atletici (F.I.S.A.), per poi diventare F.I.D.A.L. dopo il 1926.Clicca sull'immagine per ingrandirla

Dicevamo che Giongo compare negli archivi del 1922 come membro del Consiglio Direttivo eletto con 51 voti al XVII congresso della F.I.S.A. Sono gli anni del divorzio con la Federazione Ginnastica Nazionale Italiana (F.G.N.I.) indispettita dall’indipendenza manifestata dalla federazione di atletica. Due sono gli eventi storici fondamentali per la rottura: il primo, nel 1906 l’organizzazione dei primi Campionati Nazionali e il secondo, nel 1913 l’aggiunta ai campionati di tutte le gare di salto e lancio di cui la “Federazione Pedestre Italiana non si era mai occupata”. Dal 1922 ciascuna federazione procede in maniera indipendente, anche se fino al 1932 la F.G.N.I. farà ancora disputare gare di corsa, salti e lanci.
Supponiamo che Giongo abbia fatto parte del Consiglio Direttivo della F.I.S.A. sino al 1927, un anno dopo la costituzione della F.I.D.A.L. e all’alba della nomina dell’On. Leandro Arpinati alla presidenza. In questo periodo non si parla ancora di consiglio direttivo della federazione, viene però nominata una Commissione Tecnica composta di cinque persone, incaricate di formare, quando necessario, la squadra nazionale. Giongo fa parte di questa commissione insieme a Costa, Colbacchini, Bononicini e Nai. Il C.T. viene poi trasformato in Direttorio (di cui Giongo continua a fare parte) che nel dicembre 1927 redige una lunga lista di tutti i giudici, commissari, tecnici e starters nazionali e regionali. Viene imposto che nessun record italiano sia omologato se non sono presenti almeno due cronometristi e uno starter nazionali.
Alla fine del 1927 probabilmente Giongo cessa di far parte del Direttorio.
Muore il 28 dicembre del 1981.
Si ringrazia Gustavo Pallica per alcune informazioni storiche fornite

07/06/09

I 25 record più vecchi dell'atletica master all'aperto

  1. 24/07/1938: 400HS M40: 55"6m - Luigi Facelli (1898)
  2. 21/06/1962: martello M55: 49,61 - Giuseppe Soldi (1907)
  3. 15/09/1978: 20 km marcia: 1h28'09" - Abdon Pamich (1933)
  4. 22/08/1979: 1500 M55: 4'26"9 - Gino Endrizzi (1924)
  5. 12/04/1980: 100 M50: 11"92 - Francesco Bianchessi (1930)*
  6. 18/06/1980: disco M35: 63,66 - Silvano Simeon (1945)
  7. 17/10/1981: 10000 M50: 32'05"5m - Acquarone Luciano (1930)
  8. 18/07/1982: maratona M50: 2h28'22" - Acquarone Luciano (1930)
  9. 15/09/1982: disco M45: 51,70 - Carmelo Rado (1933)
  10. 16/10/1982: 3000 M50: 9'03"6m - Acquarone Luciano (1930)
  11. 20/05/1983: 800 M50: 2'04"8m - Greppi Enrico (1933)
  12. 04/06/1983: 200 M45: 23"0m -Callegari Nando (1938)*
  13. 02/08/1983: disco M40: 62,16 - Armando De Vincentiis (1943)
  14. 29/04/1984: disco M50: 48,92 - Carmelo Rado (1933)
  15. 22/06/1984: triplo M45: 13,70 - Bortolozzi Giorgio (1937)
  16. 24/06/1984: martello M55: 52,28 - Silvano Giovannetti (1929)
  17. 02/09/1984: 10 km marcia: 47'48"2 - Carlo Bomba (1921)
  18. 25/06/1985: 5000 M55: 16'03"52 - Acquarone Luciano (1930)
  19. 25/06/1985: triplo M60: 11,45 - Amelio Compri (1925)
  20. 28/09/1986: maratona M55: 2h37'32" - Acquarone Luciano (1930)
  21. 20/06/1987: lungo M50: 6,29 - Davoglio Delfino (1937)
  22. 18/08/1987: 800 M55: 2'09"2m - Bonvecchio Lodovico (1930)
  23. 26/09/1987: 200 M35: 20"68 - Pietro Mennea (1952)
  24. 11/1071987: 20 km marcia: 2H06'40" - Giulio De Petra (1910)

27/02/09

I plurivincitori nel mezzofondo agli italiani indoor

Sempre mutuando quanto comparso su atleticanet, una statistica che potrebbe interessare a qualcuno, e cioè la classifica dei plurivittoriosi nelle specialità veloci indoor (800, 1500 e 3000). Tra parentesi rispettivamente il numero di vittorie negli 800, nei 1500 e nei 3000.
  1. 16 - Squassina Fabrizio (9-7-0)
  2. 15 - Nasi Pietro (0-5-10)
  3. 15 - Baggia Bruno (1-6-8)
  4. 14 - Nacca Antonio (0-6-8)
  5. 14 - Ferrari Giovanni (7-6-1)
  6. 10 - Parma Attilio (7-3-0)
  7. 08 - Ambruschi Giulio (3-3-2)
  8. 08 - Marconi Roberto (1-5-2)
  9. 08 - Biferali Fabio (5-3-0)
  10. 08 - Di Vita Cesare (1-4-3)
  11. 08 - Mascagni Alberto (2-2-4)
  12. 08 - Nenni Dario (1-6-1)

Storia VI: i 3000 mt indoor

Qui una sintesi di statistiche sui vincitori degli 3000 metri ai campionati italiani master indoor:
  • Titoli assegnati nel periodo 1984-2008: 220 -
  • Atleti che hanno vinto due o più titoli: 47 -
  • Classifica dei plurivittoriosi nei 400 indoor (almeno 4 vittorie)
  1. 10 - Nasi Pietro (1917)
  2. 08 - Nacca Antonio (1923)
  3. 08 - Baggia Bruno (1930)
  4. 05 - Acquarone Luciano (1930)
  5. 04 - Spuzzillo Valentino (1941)
  6. 04 - Mascagni Alberto (1945)
  7. 04 - Rover Ezio (1945)
  8. 04 - Mazzola Claudio (1953)
  • Serie di vittorie consecutive (almeno 4)
  1. 07 - Nasi Pietro (1987-1993)
  2. 05 - Baggia Bruno (2003-2007)

60, 200, 400: i plurivincitori agli italiani indoor master

Sempre mutuando quanto comparso su atleticanet, una statistica che potrebbe interessare a qualcuno, e cioè la classifica dei plurivittoriosi nelle specialità veloci indoor (60, 200 e 400). Tra parentesi rispettivamente il numero di vittorie nei 60 (o 60 yards), nei 200 e nei 400.
  1. 29 - Felicetti Vincenzo (1-14-14)
  2. 27 - Marabotti Giuseppe (18-9-0)
  3. 23 - Biagiotti Vittorio (15-6-2)
  4. 21 - Di Guardo Giovanni (4-7-10)
  5. 20 - Sansonetti Ugo (4-12-4)
  6. 18 - Sardi Armando (9-8-1)
  7. 17 - Febbe Diego (3-5-9)
  8. 17 - Torre Filippo (2-6-9)
  9. 15 - Rapaccioni Claudio (0-7-8)
  10. 15 - Sobrero Bruno (13-2-0)
  11. 15 - Campana Gianni (7-8-0)
  12. 14 - Rossi Antonio (11-3-0)
  13. 13 - Tamaro Tristano (7-6-0)
  14. 12 - Martinez Slavatore (0-6-6)
  15. 11 - Bertaccini Francesco (5-6-0)
  16. 09 - Piccirilli Benito (3-6-0)
  17. 09 - Santon Aldo (4-5-0)
  18. 08 - Barbetti Santi (2-3-3)
  19. 08 - Rossi Luciano (3-4-1)

Storia indoor V: i 1500 metri

Qui una sintesi di statistiche sui vincitori degli 1500 metri ai campionati italiani master indoor:
  • Titoli assegnati nel periodo 1984-2008: 203 -
  • Atleti che hanno vinto due o più titoli: 41 -
  • Classifica dei plurivittoriosi nei 400 indoor (almeno 4 vittorie)
  1. 07 - Squassina Ferruccio (1936)
  2. 06 - Nacca Antonio (1923)
  3. 06 - Baggia Bruno (1934)
  4. 06 - Nenni Dario (1947)
  5. 06 - Ferrari Giovanni (1958)
  6. 05 - Nasi Pietro (1917)
  7. 05 - Tozza Giovanni (1930)
  8. 05 - Marconi Roberto (1939)
  9. 05 - Di Domenico Francesco (1947)
  10. 04 - Bertoldi Vittorio (1915)
  11. 04 - Di Vita Cesare (1919)
  12. 04 - Zerbo Giovanni (1944)
  • Serie di vittorie consecutive (almeno 4)
  1. 07 - Squassina Ferruccio (1987-1993)
  2. 04 - Di Vita Cesare (1994-1997)
  3. 04 - Baggia Bruno (2004-2007)

26/02/09

Storia IV: gli 800 maschili

Qui una sintesi di statistiche sui vincitori degli 800 metri ai campionati master indoor:
  • Titoli assegnati nel periodo 1984-2008: 198 -
  • Atleti che hanno vinto due o più titoli: 39 -
  • Classifica dei plurivittoriosi nei 400 indoor (almeno 4 vittorie)
  1. 09 - Squassina Ferruccio (1936)
  2. 07 - Parma Attilio (1914)
  3. 07 - Ferrari Giovanni (1958)
  4. 06 - Bonvecchio Lodovico (1930)
  5. 05 - Guzzetta Antonio (1921)
  6. 05 - Ferrigno Pietro (1929)
  7. 05 - Geiser Konrad (1947)
  8. 05 - Nardo Francesco (1951)
  9. 05 - Biferali Fabio (1961)
  10. 04 - Vicinelli Alfonso (1944)
  11. 04 - Scippacercola Alfonso (1941)
  • Serie di vittorie consecutive (almeno 4)
  1. 09 - Squassina Ferruccio (1986-1994)
  2. 07 - Parma Attilio (1987-1993)
  3. 05 - Geiser Konrad (2003-2007)
  4. 05 - Nardo Francesco (1996-2000)
  5. 04 - Biferali Fabio (2005-2008)
  6. 04 - Ferrari Giovanni (1998-2001)

25/02/09

Storia III: i 400 mt

Qui una sintesi di statistiche:
  • Titoli assegnati nel periodo 1984-2008: 196 -
  • Atleti che hanno vinto due o più titoli: 32 -
  • Classifica dei plurivittoriosi nei 400 indoor (almeno 4 vittorie)
  1. 14 - Felicetti Vincenzo (1949)
  2. 10 - Di Guardo Giovanni (1914)
  3. 09 - Febbe Diego (1931)
  4. 09 - Torre Filippo (1939)
  5. 08 - Rapaccioni Claudio (1954)
  6. 06 - Martinez Salvatore (1936)
  7. 06 - La Camera Vincenzo (1946)
  8. 06 - Longinari Riccardo (1958)
  9. 05 - Bonvecchio Lodovico (1930)
  10. 05 - Magnoni Vittorio (1939)
  11. 04 - Sansonetti Ugo (1919)
  12. 04 - Chiavini Lanfranco (1944)
  13. 04 - Ferrigno Pietro (1929)
  14. 04 - Augusta Radames (1920)
  15. 04 - Ruggeri Ettore (1958)
  • Serie di vittorie consecutive (almeno 4)
  1. 06 - Di Guardo Giovanni (1987-1992)
  2. 06 - Longinari Riccardo (1997-2002)
  3. 05 - Felicetti Vincenzo (2003-2007)
  4. 05 - Torre Filippo (2003-2007)
  5. 04 - Di Guardo Giovanni (1994-1997)
  6. 04 - Febbe Diego (1989-1992)
  7. 04 - Felicetti Vincenzo (1997-2000)

Storia II: i 200 maschili agli italiani master indoor

Sempre dalla medesima fonte, diamo uno sguardo a quello che è successo nella storia dei 200 metri ai Campionati Italiani master ab urbe condita, sino ad oggi.
  • Nelle 26 edizioni si registrano 239 titoli attribuiti.
  • I plurivittoriosi nei 200 metri indoor. Alla lista seguono 3 atleti con 5 vittorie, 1 atleta con 4, 9 atleti con 3 vittorie e 23 atleti con 2 vittorie a testa.
  1. 15 - Felicetti Vincenzo (1949) - 1990-2009
  2. 13 - Sansonetti Ugo (1919) - 1993-2009
  3. 09 - Marabotti Giuseppe (1915) - 1985-2006
  4. 09 - Sardi Armando (1940) - 1988-2009
  5. 08 - Campana Gianni (1933) - 1990-2001
  6. 08 - Rapaccioni Claudio (1954) - 1992-2009
  7. 07 - Di Guardo Giovanni (1914) - 1989-1999
  8. 07 - Torre Filippo (1939) - 1994-2009
  9. 06 - Piccirilli Benito (1927) - 1999-2008
  10. 06 - Biagiotti Vittorio (1928) - 1986-1994
  11. 06 - Martinez Salvatore (1936) - 1986-1997
  12. 06 - Tamaro Tristano (1938) - 1998-2004
  13. 06 - Bertaccini Francesco (1953) - 1991-1998
  • Giuseppe Marabotti vanta il massimo differenziale tra due vittorie (21 anni tra quella ottenuta nel 1985 e quella ottenuta nel 2006).
  • Per quanto riguarda le vittorie consecutive (attualmente non ce n'è nessuna significativa "aperta"), questa la classifica delle prime posizioni sopra le 4 edizioni consecutive:
  1. 07 (1999-2005): Sansonetti Ugo
  2. 05 (2003-2007): Felicetti Vincenzo
  3. 04 (1988-1991): Biagiotti Vittorio
  4. 04 (1994-1997): Di Guardo Giovanni
  5. 04 (1998-2001): Rapaccioni Claudio
  • Nell'AGGREGATE della velocità indoor (60+200), questi i primi plurivittoriosi campioni italiani indoor master:
  1. 27 - Marabotti Giuseppe (1915)
  2. 22 - Biagiotti Vittorio (1928)
  3. 19 - Sardi Armando (1940)
  4. 18 - Sansonetti Ugo (1919)
  5. 16 - Felicetti Vincenzo (1949)
  6. 15 - Sobrero Bruno (1920)
  7. 15 - Campana Gianni (1933)
  8. 15 - Rossi Antonio (1950)
  9. 14 - Tamaro Tristano (1938)
  10. 11 - Di Guardo Giovanni (1914)
  11. 11 - Bertaccini Francesco (1953)

Storia: i 60 indoor agli italiani master

Attingendo a piene mani al momumentale Albo d'Oro di Atleticanet, possiamo cominciare a individuare alcuni dati che diventano il vero sale dell'atletica: i numeri, le vittorie, le serie di vittorie, la longevità sportiva... una cascata di dati.
  • Innanzi tutto i pluri vittoriosi. Nelle 26 edizioni degli italiani master indoor sono stati attribuiti 262 titoli italiani nei 60 metri maschili (29 dei quali si sono disputati sulle 60 yards). Questi gli atleti che hanno vinto più titoli sui 60 metri maschili (nella prima parentesi l'anno di nascita, mentre nella seconda l'intorno di anni in cui si sono vinti i titoli).
  1. 18 - MARABOTTI Giuseppe (1915) - (1984-2003)
  2. 16 - BIAGIOTTI Vittorio (1928) - (1985-2009)
  3. 13 - SOBRERO Bruno (1920) - (1991-2008)
  4. 12 - ROSSI Antonio (1950) - (1995-2009)
  5. 10 - SARDI Armando (1940) - (1988-2009)
  6. 08 - TAMARO Tristano (1938) - (1988-2006)
  7. 07 - CAMPANA Gianni (1933) - (1989-2001)
  8. 06 - TORTU Salvino (1959) - (1999-2005)
  9. 05 - SANSONETTI Ugo (1919) - (1993-2009)
  10. 05 - BERTACCINI Francesco (1953) - (1991-1998)
  11. 05 - TIBERI Giorgio (1956) - (2001-2007)
Seguono 7 atleti con 4 titoli, 9 atleti con 3 titoli e ben 21 con due titoli.
  • Degli atleti sopra elencati, al prossimo campionato italiano master risultano iscritti con possibilità di incrementare il lauto bottino, Vittorio Biagiotti (che ha nel mirino Giuseppe Marabotti), Tristano Tamaro, Armando Sardi e Antonio Rossi.
  • Il maggior differenziale tra due titoli italiani conquistati in due manifestazioni diverse sui 60 metri appartiene a Vittorio Biagiotti, che vinceva il primo titolo nel 1985 e l'ultimo nel 2009, cioè a 24 anni di distanza l'uno dall'altro. Lo segue Giovannni Di Guardo, che ha vinto i due titoli più lontani con "soli" 21 anni di differenza.
  • Per quanto riguarda le serie di vittorie consecutive, solo 6 atleti vantano "row" (per dirla all'americana, cioè filotti di vittorie) pari e superiori a 4 campionati vinti: Vittorio Biagiotti, Giuseppe Marabotti, Antonio Rossi, Bruno Sobrero, Tristano Tamaro e Salvino Tortu. Ha dell'incredibile la serie di 15 vittorie consecutive di Giuseppe Marabotti, che ha vinto ininterrottamente tutte le edizioni cui ha partecipato dal 1984 al 1998. Al secondo posto Antonio Rossi, la cui serie di 10 vittorie è però ancora aperta, avendo iniziato la sua serie nel 2000 e avendo vinto tutti i titoli sino all'edizione di quest'anno. Bruno Sobrero, dopo 6 vittorie consecutive, si è fermato quest'anno per un'influenza. Queste le win-in-a-row superiori a 4 anni:
  1. Giuseppe Marabotti: 15 vittorie;
  2. Antonio Rossi: 10 vittorie;
  3. Vittorio Biagiotti e Bruno Sobrero: 6 vittorie;
  4. Tristano Tamaro e Salvino Tortu: 4 vittorie;
  • Il miglior risulato cronometrico di sempre agli italiani master è stato il 6"96 ottenuto da Mario Longo nel 2007 ad Ancona.